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La luce di Banti e Giomi al Mattatoio — 17 e 18 ottobre 2026

La luce, l'installazione audiovisiva che Agnese Banti e Francesco Giomi di Tempo Reale hanno ricavato da una partitura del 1966 di Giuseppe Chiari, arriva al Mattatoio di Roma per il Romaeuropa Festival 2026 con due appuntamenti: sabato 17 ottobre alle 18 e domenica 18 ottobre alle 16.30. L'esperienza dura 15 minuti e il biglietto indicato dal festival costa 3 euro. Il Mattatoio è in piazza Orazio Giustiniani 4, a Testaccio, con ingressi anche da via Beniamino Franklin e dal lungotevere Testaccio. Il sito del Mattatoio indica queste soluzioni: metro B fermata Piramide, tram 3 fermata Marmorata/Galvani, bus 719 fermata Galvani/Zabaglia, bus 170 e 781 fermata largo Marzi. I biglietti si comprano sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival e sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione; il box office del festival risponde allo 06 4555 3050.

La luce al Mattatoio in breve: date, orari, durata, biglietto

La luce va in scena al Mattatoio sabato 17 ottobre 2026 alle 18 e domenica 18 ottobre alle 16.30, dura 15 minuti e costa 3 euro, secondo la pagina ufficiale del Romaeuropa Festival. Sono due soli appuntamenti, in un fine settimana: chi li perde, a Roma, non ha una terza occasione.

Quanto dura

Quindici minuti sono pochi per un teatro e molti per un'installazione sonora nel buio. La durata breve è parte del progetto: un tempo abbastanza lungo per perdere i riferimenti, abbastanza breve da restare concentrati dall'inizio alla fine. Si entra, si ascolta, si esce con la testa diversa.

Il prezzo

Tre euro è la cifra simbolica di molte proposte del festival pensate per incuriosire. Per quella cifra si ascolta un lavoro che ha girato Torino, Firenze, Reggio Emilia, Milano e Pistoia. È il biglietto più conveniente dell'autunno romano.

Dove si compra

La vendita passa dal sito ufficiale del Romaeuropa Festival, alla pagina dello spettacolo, e dal circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione. Per informazioni sui posti e sulle condizioni, il box office del festival risponde allo 06 4555 3050, anche via WhatsApp.

Che cosa si vede e si ascolta in La luce

La luce è un'installazione audiovisiva site-specific: altoparlanti e sorgenti luminose, collocati in uno spazio buio, si attivano secondo una partitura precisa, costruendo un percorso drammaturgico fatto di suono, silenzio, luce e oscurità. Tutti i materiali sonori provengono dal mondo dell'elettricità o da particolari paesaggi sonori.

La partitura di Chiari

Il punto di partenza è una partitura originale di Giuseppe Chiari intitolata proprio La luce, del 1966. Tempo Reale la definisce un'opera minimalista ante litteram del maestro fiorentino. Chiari scriveva partiture che erano istruzioni, azioni, idee, più che note sul pentagramma: il compito degli interpreti è tradurle in un'esperienza.

Rumore e silenzio, luce e buio

Il centro del lavoro è un dialogo fra gesti di rumore e silenzio, duplicato nella relazione fra luce e buio. Quando si accende una sorgente, suona un altoparlante; quando si spegne, torna il silenzio. Da questo meccanismo semplice nasce, secondo gli autori, una riflessione sul significato stesso della musica. Il Romaeuropa lo descrive come un ambiente immersivo che trasforma lo spazio in un campo percettivo instabile, fra vibrazione, presenza e sottrazione.

L'allestimento per Roma

Per il Romaeuropa Festival il lavoro si presenta in un allestimento speciale. Ogni sede, finora, ha avuto la sua versione: una pinacoteca, un teatro d'opera, una fabbrica riconvertita, un palazzo storico, una galleria. Il Mattatoio, con i suoi padiglioni industriali, aggiunge un altro capitolo alla vita di questa partitura.

Crediti e produzione di La luce

Il progetto luminoso e sonoro è di Agnese Banti e Francesco Giomi; la parte tecnica è curata da Francesco Canavese e Francesco Vogli; la produzione è di Tempo Reale, in collaborazione con Frittelli Arte Contemporanea di Firenze.

I ringraziamenti

Tempo Reale ringrazia per il progetto Marco Baldini, Daniela Fantechi, Leonardo Rubboli e Luisa Santacesaria. La galleria Frittelli Arte Contemporanea aveva sostenuto la prima realizzazione del 2018 alla Pinacoteca Agnelli di Torino.

Le immagini

Le fotografie ufficiali dell'installazione, pubblicate da Tempo Reale e dal Romaeuropa, sono di Giulia Sarno. Mostrano quello che il pubblico vedrà: un buio quasi totale, attraversato da punti e lame di luce.

La storia dell'installazione: da Artissima al Mattatoio

La luce nasce nel 2018 per Artissima, la fiera d'arte contemporanea di Torino, ed è realizzata la prima volta alla Pinacoteca Agnelli; da allora Tempo Reale l'ha riallestita sei volte in cinque città prima di Roma.

Le tappe

  • 2018: Torino, Pinacoteca Agnelli, per Artissima.
  • 2019: Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Sala Bartoletti, nel ciclo Maggio Elettrico per il Tempo Reale Festival e l'82° Maggio Musicale Fiorentino, con Fabbrica Europa e il sostegno di SIAE Classici di Oggi.
  • 2 novembre 2019: Reggio Emilia, Teatro Valli, per il Festival Aperto.
  • 24 settembre 2022: Milano, Fabbrica del Vapore, per Vapore d'Estate, con repliche fra le 18 e le 20.15.
  • 8 e 9 ottobre 2022: Pistoia, Palazzo Fabroni, per la Giornata del Contemporaneo di AMACI.
  • 23 a 30 settembre 2023: Torino, Galleria Guido Costa Project, per il festival TO LISTEN TO dedicato all'ascolto sperimentale.
  • 17 e 18 ottobre 2026: Roma, Mattatoio, per il Romaeuropa Festival.

Una partitura che cambia casa

L'elenco dice molto sulla natura del lavoro. Non è un oggetto da spostare, ma una partitura da reinterpretare in ogni spazio: la sala di un teatro d'opera suona diversamente da un padiglione industriale, e il buio di una galleria non è quello di un palazzo nobiliare. Per il pubblico romano è la prima occasione di ascoltarla.

Giuseppe Chiari: la biografia dell'autore della partitura

Giuseppe Chiari è nato a Firenze il 26 settembre 1926 ed è morto il 9 maggio 2007: artista concettuale e musicista sperimentale, è stato uno dei protagonisti italiani del movimento Fluxus.

La formazione

A Firenze studia pianoforte e composizione, in parallelo con gli studi di matematica e ingegneria, fra il 1946 e il 1951. È una doppia formazione che si sente in tutto il suo lavoro: il rigore del metodo, la libertà del risultato.

John Cage e Fluxus

Il suo riferimento principale è John Cage. Dal 1961 si interessa alla ricerca sperimentale nella musica visiva; nel 1962, ai Fluxus Festspiele Neuester Musik di Wiesbaden, entra nel gruppo Fluxus, dove si definisce artista, compositore e filosofo. È l'anno in cui Fluxus si presenta al pubblico europeo.

La musica d'azione

Chiari pratica quella che chiama musica d'azione: un metodo di esecuzione complesso, con strumenti tradizionali e suoni casuali, come l'acqua, le foglie secche, i sassi. Uno dei suoi lavori più noti è Giuocare con l'acqua e dire la parola acqua, in cui la pagina della partitura diventa essa stessa un oggetto estetico, con testi di una chiarezza che anticipa gli enunciati dell'arte concettuale.

Gli scritti

Fra i suoi scritti figurano Musica senza contrappunto del 1969, Senza titolo del 1971, Musica madre del 1973, Teatrino e Arte del 1974, Metodo per suonare del 1976, Aesthetik del 1984, Armonia in dubbio del 1990 e Musica del 1994. Sono titoli che dicono la sua ossessione: che cosa sia, davvero, la musica.

Le opere nei musei

Chiari ha lavorato con collage, partiture e fotografie. La sua opera Fogli pentagrammati del 1975 è al Museo cantonale d'arte di Lugano; parte della sua produzione grafica e pittorica è conservata al Centro Internazionale d'Arte Contemporanea Tornabuoni di Firenze. Il Museum of Modern Art di New York gli dedica una scheda fra gli artisti delle sue collezioni.

La scuola fiorentina

Chiari è considerato il promotore di un gruppo di artisti fiorentini attivi dal dopoguerra, fra cui Sylvano Bussotti, Daniele Lombardi, Giancarlo Cardini, Albert Mayr, Pietro Grossi, Marcello Aitiani e Sergio Maltagliati: musicisti che hanno sperimentato l'interazione fra suono, segno e visione, sulla scia delle avanguardie storiche, da Kandinskij al futurismo, da Skrjabin a Schönberg fino al Bauhaus.

Tempo Reale, Agnese Banti e Francesco Giomi

Tempo Reale è il centro di ricerca, produzione e didattica musicale fondato da Luciano Berio a Firenze nel 1987, con sede a Villa Strozzi, oggi punto di riferimento italiano per le nuove tecnologie musicali e la musica elettronica.

Il centro di Berio

Fin dalla nascita il centro ha lavorato alla realizzazione delle opere di Berio, portandole nei più importanti contesti concertistici del mondo. Da quell'esperienza sono nati criteri di qualità che il centro applica al lavoro con compositori affermati e giovani musicisti. I temi di ricerca sono l'elaborazione del suono dal vivo, l'interazione fra suono e spazio, l'ideazione di eventi musicali.

Il riconoscimento

Dal 2013 Tempo Reale è ente di rilevanza per lo spettacolo dal vivo della Regione Toscana. È l'unico membro italiano della Confederazione internazionale di musica elettroacustica, CIME/ICEM, e socio del CIDIM, il Comitato nazionale italiano musica.

Banti e Giomi

Agnese Banti e Francesco Giomi firmano il progetto luminoso e sonoro dell'installazione. Sono le due figure che, all'interno di Tempo Reale, hanno tradotto la partitura verbale di Chiari in un sistema di luci e altoparlanti. Il loro lavoro è quello dell'interprete, più che dell'autore: leggere un'istruzione del 1966 e darle una forma che il pubblico di oggi possa attraversare.

Tempo Reale al Romaeuropa

Nella pagina dello spettacolo il festival suggerisce anche Fluxus Tree del Tempo Reale Electroacoustic Ensemble, l'omaggio a Steve Reich di Blow Up Percussion, Philip Glass con Third Coast Percussion e gli Studi per pianoforte di Philip Glass con Vanessa Wagner. È un percorso dentro la musica sperimentale e minimalista che il Romaeuropa 2026 costruisce con coerenza.

Una curiosità su La luce di Banti e Giomi al Mattatoio — 17 e 18 ottobre 2026

La curiosità più bella riguarda la data. La luce è una partitura del 1966, scritta quattro anni dopo che Chiari era entrato in Fluxus a Wiesbaden. Sessant'anni dopo, nel 2026, arriva a Roma, prima tappa romana nell'elenco delle date pubblicato da Tempo Reale. Il sessantesimo anniversario cade proprio nell'anno del debutto romano, e rende la tappa del Mattatoio una piccola celebrazione.

Seconda curiosità: l'installazione ha un legame diretto con la storia di Tempo Reale. Il centro è stato fondato da Luciano Berio, il compositore che più di ogni altro in Italia ha lavorato sul rapporto fra musica e tecnologia. Che il centro di Berio interpreti un artista di Fluxus, il movimento che rifiutava le istituzioni musicali, è un incontro fra due anime della musica del Novecento che si guardavano con sospetto.

Terza curiosità: i suoni. Tutti i materiali sonori dell'installazione provengono dal mondo dell'elettricità o da particolari paesaggi sonori. In un ex macello costruito a fine Ottocento, quando l'elettricità arrivava nelle città, questi suoni hanno un'eco particolare.

Ultima nota: il prezzo. Tre euro per quindici minuti di Fluxus riletto dal centro di Berio. Chiari, che dubitava delle istituzioni dell'arte, avrebbe forse apprezzato la cifra.

Il Mattatoio di Testaccio: la sede

Il Mattatoio di Testaccio fu costruito fra il 1888 e il 1891 su progetto dell'architetto Gioacchino Ersoch, fu dismesso nel 1975 e oggi è gestito dalla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti.

Il progetto di Ersoch

Ersoch aveva già lavorato al macello precedente, alle spalle di piazza del Popolo, voluto da papa Leone XII. Con Roma capitale del Regno servivano spazi più grandi e norme igieniche nuove, e la scelta cadde su Testaccio, destinata dal piano del 1872 a residenze operaie e insediamenti produttivi. L'ingegnere Filippo Laccetti studiò il sistema per smaltire gli scarti verso il Tevere. Il complesso copre circa 25.000 metri quadrati ai piedi del Monte dei Cocci.

L'architettura

Padiglioni rettangolari in mattoni, tetti a doppia falda, archi ripetuti a intervalli regolari, strutture interne in ferro: il linguaggio è ripetitivo per scelta, quello di una piccola città razionale che si legge ancora camminando nei viali interni. Per un'installazione di luce e suono sono spazi ideali: grandi, neutri, capaci di un buio vero.

Le nuove vite

Dopo il 1975 il complesso ha avuto molti usi: aule di Architettura di Roma Tre dal 2000, una sede del MACRO dal 2002, la Città dell'altra economia dal 2007, La Pelanda inaugurata nel 2010. Dal 2018 al 2025 la gestione è stata dell'Azienda Speciale Palaexpo; oggi è la Fondazione Mattatoio di Roma. La scheda del complesso è Ex Mattatoio di Testaccio.

Le mostre dell'autunno

Negli stessi giorni il padiglione 9a ospita la mostra Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare, aperta fino al 25 ottobre con ingresso libero, dal martedì alla domenica dalle 11 alle 20. Chi arriva sabato con un'ora di anticipo può visitarla prima dell'installazione.

Una cosa che non ti dice nessuno su La luce di Banti e Giomi al Mattatoio — 17 e 18 ottobre 2026

Quello che quasi nessuno dice è che un'installazione di quindici minuti con due soli orari ha una capienza limitata. Non è una mostra dove si entra quando si vuole: è un appuntamento con un inizio preciso, in uno spazio buio, dove il numero di spettatori incide sull'esperienza. Chi aspetta di comprare il biglietto sul posto rischia di restare fuori.

La seconda cosa poco detta è che il buio è davvero buio. Chi soffre di claustrofobia o ha difficoltà a muoversi senza luce deve saperlo prima, e può chiedere indicazioni al box office del festival. Non è un'avvertenza per scoraggiare, ma per preparare: sapere che cosa aspettarsi rende l'esperienza più piena.

Terza nota: la puntualità. In un lavoro così breve arrivare cinque minuti dopo significa perdere un terzo dell'esperienza, e spesso non si può entrare a installazione iniziata. Il Mattatoio è grande, con più ingressi: calcolate il tempo per trovare il padiglione giusto.

Infine, il silenzio. Il lavoro vive del contrasto fra suono e silenzio: un telefono che squilla o una conversazione sussurrata rompono la partitura. Spegnete il telefono prima di entrare, non in sala.

Il consiglio che ti do per visitare La luce di Banti e Giomi al Mattatoio — 17 e 18 ottobre 2026

Il consiglio è di comprare il biglietto online appena possibile e di arrivare al Mattatoio con mezz'ora di anticipo, per orientarsi fra i padiglioni e trovare l'ingresso giusto. Chiedete al personale del festival dove si svolge l'installazione: in un complesso di 25.000 metri quadrati non è ovvio.

Scegliete la replica in base al resto della giornata. Sabato alle 18 si esce alle 18.15 con tutta la serata davanti: aperitivo a Testaccio e cena nel rione. Domenica alle 16.30 si combina con un pranzo lungo e una passeggiata alla Piramide e al Cimitero acattolico.

Prima di entrare, lasciate fuori le aspettative. La luce non è uno spettacolo con una trama, né una mostra con opere da guardare. È un tempo di ascolto. Il modo migliore per viverlo è restare fermi, lasciare che gli occhi si abituino al buio e seguire i suoni nello spazio.

E se vi piace, fatene il primo passo di un percorso. Il Romaeuropa 2026 propone Steve Reich, Philip Glass e altri lavori di Tempo Reale: quindici minuti al Mattatoio possono diventare l'inizio di un autunno di musica sperimentale.

Come arrivare al Mattatoio per La luce

Il Mattatoio si raggiunge con la metro B fino a Piramide e poi a piedi lungo via Marmorata in circa dieci minuti; l'indirizzo è piazza Orazio Giustiniani 4, con ingressi anche da via Beniamino Franklin, dal lungotevere Testaccio e da largo Dino Frisullo.

Metro e treno

La fermata Piramide della metro B collega Testaccio con Termini e il Colosseo. Accanto c'è la stazione Roma Ostiense, utile a chi arriva in treno, e la stazione Porta San Paolo della ferrovia Roma Lido. Da Piramide si prende via Marmorata verso il Tevere e si arriva in fondo al rione.

Tram e bus

Il sito del Mattatoio indica il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, il bus 719 alla fermata Galvani/Zabaglia e i bus 170 e 781 alla fermata largo Marzi. Chi viene da Trastevere può attraversare a piedi ponte Sublicio e proseguire lungo il lungotevere Testaccio.

In auto

Il parcheggio a Testaccio è difficile, soprattutto il sabato sera e la domenica a pranzo, quando il rione si riempie per i ristoranti. Meglio la metro fino a Piramide.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Fluxus è stato uno dei movimenti più radicali del Novecento, con nomi come John Cage, George Maciunas, Nam June Paik, Yoko Ono. Meno spesso si ricorda che l'Italia vi ebbe un protagonista di primo piano, e che era fiorentino. Giuseppe Chiari entrò nel gruppo nel 1962 a Wiesbaden, al festival che segna l'esordio pubblico di Fluxus in Europa, e ne rimase una delle voci più originali, con il suo ruolo dichiarato di artista, compositore e filosofo.

Il secondo fatto poco citato riguarda la sua eredità. Chiari non ha lasciato solo opere, ma un modo di pensare la musica che ha influenzato una generazione di musicisti fiorentini. Il gruppo che si è mosso intorno a lui, da Sylvano Bussotti a Pietro Grossi, ha fatto di Firenze una delle capitali della sperimentazione musicale italiana. Che la sua partitura torni oggi interpretata da Tempo Reale, centro fiorentino fondato da Berio, chiude un cerchio tutto toscano.

Il terzo fatto riguarda Roma. Il Romaeuropa, con questo e con altri titoli dedicati alla musica sperimentale e minimalista, da Steve Reich a Philip Glass, rimette in circolo un patrimonio che molti conoscono solo dai libri di storia dell'arte e della musica.

La foto giusta da fare a La luce di Banti e Giomi al Mattatoio — 17 e 18 ottobre 2026

A un'installazione di luce e suono la foto giusta si fa fuori, non dentro. Dentro, il flash e lo schermo acceso del telefono distruggono l'esperienza per voi e per gli altri. Il consiglio è semplice: tenete il telefono in tasca per quindici minuti.

La foto giusta è quella dei padiglioni del Mattatoio al tramonto. Sabato 17, uscendo alle 18.15, la luce radente di metà ottobre colpisce i mattoni rossi dei padiglioni e le strutture in ferro: è l'ora in cui il complesso di Ersoch rende al meglio. Posizionatevi lungo uno dei viali interni, con la fuga degli archi ripetuti davanti a voi.

Chi viene domenica pomeriggio ha una luce più alta, ma può spostarsi verso il Monte dei Cocci: dalla strada che lo costeggia, i padiglioni del Mattatoio appaiono sullo sfondo della collina di anfore antiche. Due storie di Roma, quella antica e quella industriale, nella stessa inquadratura.

Se volete un ricordo dell'installazione, le immagini ufficiali di Giulia Sarno pubblicate da Tempo Reale e dal Romaeuropa mostrano bene che cosa avete visto. La vostra foto, quella vera, resterà nella memoria.

Testaccio e i dintorni del Mattatoio

Il Mattatoio si trova ai piedi del Monte dei Cocci, la collina artificiale formata dai frammenti di anfore del porto fluviale antico, al margine di Testaccio, uno dei rioni romani con l'identità più forte.

Il Monte dei Cocci

Il Monte dei Cocci dà il nome al rione, dal latino testae, i cocci. Alle sue pendici si aprono locali e cantine scavate nella collina. La guida completa del quartiere è Testaccio: cosa vedere.

Piramide e Cimitero acattolico

A dieci minuti a piedi si trovano la Piramide Cestia, la tomba di Caio Cestio inserita nelle Mura Aureliane, e il Cimitero acattolico, uno dei giardini più silenziosi della città. Dopo quindici minuti di ascolto nel buio è la passeggiata che prolunga l'esperienza.

Ostiense e il contemporaneo

Nello stesso quadrante si trovano la Centrale Montemartini sulla via Ostiense, con le statue antiche fra i macchinari di una centrale elettrica, e la sede del festival, l'Opificio Romaeuropa, in via dei Magazzini Generali. Per chi vuole l'altra sede del MACRO, c'è il MACRO di via Nizza.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del Mattatoio di Testaccio si scandisce in poche date chiare. Nel 1872 un piano urbanistico destina l'area di Testaccio a residenze operaie e funzioni produttive. Nel 1888 Gioacchino Ersoch riceve l'incarico del nuovo macello, e il cantiere si chiude nel 1891; l'ingegnere Filippo Laccetti studia lo smaltimento degli scarti verso il Tevere.

Per quasi novant'anni il complesso rifornisce di carne una capitale che cresce. Nel 1975 la funzione originaria finisce: il macello si trasferisce in viale Palmiro Togliatti e i padiglioni si svuotano. Negli anni successivi il complesso diventa, fra l'altro, la casa del centro sociale Villaggio Globale e il luogo in cui nasce Muccassassina, la serata del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli.

Nel 2000 alcuni padiglioni diventano aule della Facoltà di Architettura di Roma Tre. Nel 2002 due padiglioni ospitano il MACRO, e cominciano le prime tre edizioni del Gay Village nell'ambito dell'Estate romana. Il 29 settembre 2007 apre la Città dell'altra economia. Il 18 febbraio 2010 si inaugura La Pelanda, l'ex area di lavorazione dei suini, dopo un restauro cominciato nel 2006.

Dal 2018 al 2025 il complesso è gestito dall'Azienda Speciale Palaexpo, che lo trasforma in polo di ricerca e produzione artistica; oggi la gestione è della Fondazione Mattatoio di Roma. Il Romaeuropa Festival ne ha fatto una delle sue sedi principali per la danza, la performance e la musica sperimentale. Il 17 ottobre 2026 aggiunge una riga: il debutto romano di una partitura di Fluxus.

Chi è passato da La luce di Banti e Giomi al Mattatoio — 17 e 18 ottobre 2026

Il primo nome è quello di Gioacchino Ersoch, l'architetto che ha disegnato il complesso dopo aver lavorato al macello di piazza del Popolo voluto da Leone XII; accanto a lui l'ingegnere Filippo Laccetti. Sono gli autori dello spazio che oggi accoglie la luce e il suono di Tempo Reale.

Per decenni sono passati di qui i lavoratori del macello, i vaccinari, gli operai che hanno costruito l'identità di Testaccio. Dopo il 1975 sono arrivati gli attivisti del Villaggio Globale e il Circolo Mario Mieli. Dal 2000 studenti e docenti di Architettura di Roma Tre hanno fatto del complesso un luogo di studio quotidiano.

Con il MACRO, con Palaexpo e con il Romaeuropa sono passati artisti, curatori e performer della scena internazionale. Nell'edizione 2026 il festival ha portato al Mattatoio, fra gli altri, Muette di Boris Charmatz e l'omaggio a Steve Reich di Blow Up Percussion.

Il 17 e 18 ottobre arrivano Agnese Banti e Francesco Giomi con i tecnici Francesco Canavese e Francesco Vogli, e con loro, idealmente, Giuseppe Chiari e Luciano Berio: l'artista di Fluxus che dubitava della musica e il compositore che le ha dato un laboratorio. Il panorama completo dell'edizione è nella scheda sul Romaeuropa Festival 2026.

Dove mangiare prima o dopo La luce a Testaccio

Testaccio è uno dei rioni romani dove si mangia meglio la cucina di tradizione, e con un'installazione di quindici minuti il pasto è la parte più lunga della giornata.

Le trattorie del quinto quarto

Le trattorie del rione lavorano con i piatti nati dal macello: coda alla vaccinara, trippa, rigatoni con la pajata. Uscire da un ex mattatoio e mangiare la cucina che quel mattatoio ha generato dà un senso alla giornata.

Pizzerie, forni e mercato

Fra via Marmorata e piazza Testaccio ci sono pizzerie, forni, supplì. Il Nuovo Mercato Testaccio è il punto di riferimento per il cibo di strada durante il giorno, ma nel tardo pomeriggio molti banchi chiudono.

Il criterio

Non faccio nomi di locali, che cambiano gestione più spesso dei cartelloni. Il sabato sera e la domenica a pranzo Testaccio è pieno: prenotate, e scegliete le strade interne del rione più che quelle di passaggio.

Accessibilità, bambini e informazioni pratiche

Il Mattatoio è un complesso industriale riadattato, per lo più su un unico livello, con viali interni ampi; per le condizioni specifiche dell'installazione il riferimento è il box office del Romaeuropa al numero 06 4555 3050.

Il buio

L'installazione si svolge in uno spazio buio. Chi ha difficoltà di movimento o di orientamento senza luce, o soffre di claustrofobia, faccia bene a chiedere indicazioni al box office prima di acquistare.

Con i bambini

Il festival non indica limiti di età. Quindici minuti di luci e suoni nel buio possono catturare un bambino dai sei o sette anni in su, a patto che sappia restare in silenzio e non abbia paura dell'oscurità. È un'ottima prima esperienza di arte contemporanea.

Animali

Il Mattatoio non ammette animali nelle sale e nei teatri.

Domande frequenti su La luce al Mattatoio

Quando si può vedere La luce al Mattatoio?

La luce si può vedere al Mattatoio di Roma sabato 17 ottobre 2026 alle 18 e domenica 18 ottobre alle 16.30, per il Romaeuropa Festival 2026. Sono due soli appuntamenti. Conviene arrivare con mezz'ora di anticipo per trovare il padiglione all'interno del complesso.

Quanto costa il biglietto per La luce?

Il biglietto per La luce al Mattatoio costa 3 euro, secondo la pagina ufficiale del Romaeuropa Festival. Si acquista sul sito del festival e sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione; per informazioni il box office risponde allo 06 4555 3050.

Quanto dura La luce?

L'installazione La luce dura 15 minuti. È un'esperienza breve di luce e suono in uno spazio buio, con inizio a orario fisso: chi arriva in ritardo perde una parte consistente del lavoro e potrebbe non poter entrare.

Chi era Giuseppe Chiari?

Giuseppe Chiari, autore della partitura di La luce, era un artista e musicista fiorentino nato nel 1926 e morto nel 2007, protagonista italiano del movimento Fluxus, in cui entrò nel 1962 a Wiesbaden. Praticava una musica d'azione con suoni casuali e partiture che erano istruzioni e idee.

Che cos'è Tempo Reale?

Tempo Reale, che produce La luce, è il centro di ricerca, produzione e didattica musicale fondato da Luciano Berio a Firenze nel 1987. Lavora sulle nuove tecnologie musicali e sulla musica elettronica ed è l'unico membro italiano della confederazione internazionale di musica elettroacustica.

Come si arriva al Mattatoio?

Il Mattatoio, in piazza Orazio Giustiniani 4 a Testaccio, si raggiunge con la metro B fino a Piramide e poi a piedi lungo via Marmorata, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con il bus 719 alla fermata Galvani/Zabaglia o con i bus 170 e 781 alla fermata largo Marzi.

La luce è adatta ai bambini?

La luce non ha limiti di età indicati dal Romaeuropa Festival. Quindici minuti di luci e suoni possono interessare i bambini abituati al silenzio e sereni nel buio; per esigenze particolari conviene chiedere al box office del festival.

In chiusura

Quindici minuti, tre euro, una partitura del 1966 al suo debutto romano: il rapporto fra quello che si spende e quello che si riceve è raro. Conviene andare sabato alle 18, uscire con la luce del tramonto sui padiglioni del Mattatoio e finire la serata in una trattoria di Testaccio a parlare di che cosa sia, davvero, la musica. Chiari ne sarebbe contento.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento17 Ottobre 2026 18:00 — 18 Ottobre 2026
IndirizzoMattatoio, Piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma Testaccio, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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