Haribo Kimchi di Jaha Koo al Mattatoio — 24 e 25 ottobre 2026
Haribo Kimchi, lo spettacolo del regista e compositore sudcoreano Jaha Koo prodotto da CAMPO, va in scena in prima nazionale al Mattatoio di Roma, sala T2, per il Romaeuropa Festival 2026: sabato 24 ottobre alle 19, domenica 25 ottobre alle 16 e alle 21. L'ingresso del Mattatoio è in piazza Orazio Giustiniani 4, a Testaccio; si arriva con la metro B (fermata Piramide), con il tram 3 (fermata Marmorata/Galvani), con l'autobus 719 (fermata Galvani/Zabaglia) o con il 170 e il 781 (fermata Largo Marzi). Lo spettacolo dura 60 minuti, è recitato con sottotitoli in italiano e il biglietto costa 20 euro, con la possibilità di inserirlo nel Passepartout 2 del festival; i biglietti si acquistano sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival e sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione.
Haribo Kimchi in breve
Haribo Kimchi è un'ora di teatro in cui si cucina davvero: Jaha Koo prepara cibo in scena, dentro un chiosco notturno di street food coreano, mentre racconta che cosa significa vivere lontano dal sapore di casa.
Le date e gli orari
Tre repliche in due giorni: sabato 24 ottobre 2026 alle 19, domenica 25 ottobre alle 16 e alle 21. Il pomeriggio della domenica è la replica più comoda per chi viene da fuori Roma o vuole cenare con calma dopo; la sera della domenica è quella che consiglio a chi ama uscire dal teatro con la città già buia e silenziosa.
Durata, lingua, prezzo
Sessanta minuti senza intervallo, sottotitoli in italiano, biglietto a 20 euro. Lo spettacolo è indicato dal festival come prima nazionale, nella sezione Ultra REF, ed è ospitato nella sala T2 del Mattatoio.
Per chi è
Per chi ama il teatro contemporaneo che mescola musica elettronica, video e oggetti animati; per chi ha vissuto un trasloco lungo, un'emigrazione, una casa lasciata indietro; per chi è curioso della Corea al di là delle serie televisive. Chi cerca la prosa di parola, con attori e sipario, troverà un'altra cosa: meglio saperlo prima.
Cosa si vedrà in Haribo Kimchi
Il punto di partenza di Haribo Kimchi è un pojangmacha, il chiosco notturno di cibo di strada che anima le città della Corea del Sud: tende di plastica, fornelli accesi, sgabelli bassi, gente che mangia e parla fino a tardi.
Un teatro per cinque sensi
Il testo del festival insiste su un punto: cibo e suono diventano materia del racconto. Si sente il gusto della zuppa di alghe, il rumore netto di un coltello che affetta i cetrioli, il borbottio dei funghi sul fuoco vivo, l'odore del kimchi, il cavolo fermentato che in Corea è molto più di un contorno. È raro che uno spettacolo lavori sull'olfatto con questa franchezza: in sala il profumo arriva prima delle parole.
Una lumaca, un orsetto gommoso, un'anguilla
In questo spazio sospeso Koo introduce tre personaggi improbabili: una lumaca, un orsetto gommoso della Haribo e un'anguilla, che nelle recensioni internazionali risulta un'anguilla robotica. Sono loro a guidare il pubblico in un viaggio che è insieme culinario e identitario. Il nome dello spettacolo tiene insieme i due poli: il kimchi come sapore coreano, le caramelle gommose come simbolo dell'Europa in cui l'autore vive da anni.
I temi
Attraverso aneddoti intimi e surreali, Haribo Kimchi attraversa la storia e la cultura del kimchi, parla della violenza del razzismo, della vergogna di chi prova a mimetizzarsi per non essere notato e del desiderio ostinato di conservare il gusto di casa. Il festival lo descrive come una performance poetica attraversata da una malinconia dolceamara, che si rivela lentamente, come una marinatura.
La scena
Dalle fonti internazionali sullo spettacolo emerge una macchina precisa: cucina dal vivo, video, musica elettronica originale, voci generate al computer e performer robotici. Koo, durante lo spettacolo, prepara cibo per alcuni spettatori. Chi si siede in prima fila deve mettere in conto di diventare, per qualche minuto, un cliente del chiosco.
Chi è Jaha Koo
Jaha Koo, in coreano Gu Jaha, è nato in Corea del Sud nel 1984 ed è regista, compositore e video artista; vive e lavora a Gand, in Belgio, ed è il primo artista di origine asiatica ad aver ricevuto, nel 2026, l'International Ibsen Award.
La formazione fra Seul e Amsterdam
Koo ha studiato teatro alla Korea National University of Arts e ha poi completato un master al DAS Theatre, la scuola di teatro dell'Università delle Arti di Amsterdam. Già negli anni di Seul lo colpisce un dato che diventerà un tema del suo lavoro: nella formazione teatrale coreana la storia del teatro occidentale occupa quasi tutto lo spazio, mentre la tradizione coreana e le forme popolari restano ai margini.
Uno stile ibrido
In Europa sviluppa una pratica interdisciplinare che mette insieme teatro documentario, autobiografia, musica elettronica, video e oggetti tecnologici. Il festival romano la definisce uno stile ibrido e personalissimo, capace di intrecciare musica, video e performer robotici per riflettere sull'assimilazione culturale. La sua cifra più riconoscibile è proprio questa: le macchine e gli oggetti domestici non sono attrezzi di scena, ma personaggi.
La Hamartia Trilogy
Fra il 2015 e il 2020 Koo firma la Hamartia Trilogy, dal termine greco che indica l'errore tragico. Lolling and Rolling (2015) indaga il rapporto fra lingua, istruzione e potere culturale in Corea, a partire dalla pressione sociale per acquisire una pronuncia americana perfetta. Cuckoo (2017) parte dalla crisi finanziaria asiatica del 1997 e dall'intervento del Fondo Monetario Internazionale, che Koo ha vissuto da adolescente, e ne racconta le conseguenze: disoccupazione, precarietà, solitudine. In scena, accanto a lui, ci sono tre cuociriso della marca Cuckoo modificati per parlare, discutere e cantare. The History of Korean Western Theatre (2020) chiude la trilogia interrogandosi su come la storia del teatro coreano sia stata scritta attraverso modelli occidentali e giapponesi, con un piccolo robot origami fra i protagonisti.
I premi
Nel 2017 riceve lo Young Art Support Amsterdam Award. Nel 2026 arrivano l'International Ibsen Award, di cui è anche il vincitore più giovane nella storia del premio, e l'Hong Jin-Ki Creator Award nella categoria cultura e arti. Il quotidiano belga De Standaard, all'annuncio del premio Ibsen, ha descritto il suo teatro come politicamente rilevante, contemporaneo e malinconico.
Haribo Kimchi nel percorso di Koo
Haribo Kimchi ha debuttato nel giugno 2024 ed è passato, fra gli altri, dal Festival d'Automne di Parigi; recensioni sono uscite su de Volkskrant e sul The Straits Times di Singapore. Rispetto alla trilogia è un lavoro più intimo: al posto della grande storia politica coreana c'è l'esperienza personale di chi ha lasciato il proprio paese e ha vissuto in diverse città europee. Il Romaeuropa segnala che con questo titolo Koo arriva per la prima volta al festival.
CAMPO, la casa di produzione di Gand
CAMPO è il centro d'arte di Gand che produce e presenta teatro, danza e performance di artisti emergenti e internazionali, e firma la produzione di Haribo Kimchi.
Una geografia fiamminga al festival
Nell'edizione 2026 del Romaeuropa CAMPO è presente due volte al Mattatoio: all'inizio di ottobre con The Harvest of Broken Promises di Pankaj Tiwari, a fine mese con Haribo Kimchi. Due artisti nati in Asia e cresciuti artisticamente nelle Fiandre e nei Paesi Bassi, due spettacoli che parlano di cibo, lavoro e migrazione: chi li vede entrambi trova un filo netto.
Perché conta il produttore
Il modello di CAMPO è quello dell'accompagnamento lungo: un artista viene seguito dalla ricerca alla tournée internazionale. Koo, che vive a Gand, è una delle figure che meglio rappresentano questa scelta. Il risultato si vede nella precisione tecnica degli spettacoli: robot, video e musica devono funzionare al secondo, replica dopo replica, in paesi diversi.
Haribo Kimchi dentro il Romaeuropa Festival 2026
Haribo Kimchi è una prima nazionale del Romaeuropa Festival 2026 ed è inserito nella sezione Ultra REF, dedicata ai linguaggi scenici più ibridi.
Il Mattatoio come casa del festival
Da anni il Romaeuropa usa i padiglioni del Mattatoio per gli spettacoli che hanno bisogno di spazi flessibili e di un pubblico vicino alla scena. La sala T2 è una di queste sale: niente palchi, niente velluti, una platea raccolta davanti a una scena che può essere montata in molti modi diversi. Per uno spettacolo che si svolge intorno a un chiosco di strada è la cornice giusta.
Il programma completo
Il quadro generale del festival, con sedi, sezioni e titoli, è nella nostra guida al Romaeuropa Festival 2026. Chi pianifica più serate fa bene a valutare il Passepartout 2, che comprende anche Haribo Kimchi.
Il Mattatoio di Testaccio, la sede
Il Mattatoio di Roma è l'ex macello comunale progettato da Gioacchino Ersoch e costruito fra il 1888 e il 1891 ai piedi del Monte dei Cocci, su circa 25.000 metri quadrati compresi fra via Beniamino Franklin, il lungotevere Testaccio, via Aldo Manuzio e viale del Campo Boario.
Un macello per la nuova capitale
Dopo il 1870 Roma aveva bisogno di un impianto moderno per sostituire il vecchio macello di piazza del Popolo, voluto da papa Leone XII. Il piano regolatore del 1872 aveva destinato quest'area lungo il Tevere alle case operaie e all'industria. Ersoch disegnò i padiglioni, l'ingegnere Filippo Laccetti studiò il sistema che portava gli scarti verso il fiume. Da allora Testaccio è cresciuto intorno al Mattatoio: le case per i lavoratori, le osterie, il commercio del bestiame nel Campo Boario.
L'architettura dei padiglioni
Il linguaggio è rigoroso e ripetuto: piante rettangolari, mattoni a vista, tetti a doppia falda, archi a intervalli regolari, ferro nelle strutture interne. Chi entra per la prima volta resta colpito dalla scala del complesso e dalla sua disciplina. È una delle pagine più leggibili dell'archeologia industriale romana, e la scelta di trasformarla in città delle arti ha conservato l'impianto quasi intatto.
Dalla chiusura alla città delle arti
Il macello chiude nel 1975, quando le attività passano al nuovo impianto di viale Palmiro Togliatti. Nel 2000 alcuni padiglioni diventano aule della Facoltà di Architettura di Roma Tre; nel 2002 arriva il MACRO con la sede di Testaccio; il 29 settembre 2007 apre la Città dell'altra economia; il 18 febbraio 2010 viene inaugurata La Pelanda, circa 5.000 metri quadrati ricavati dall'antica lavorazione dei suini. La gestione passa dai Musei in Comune all'Azienda Speciale Palaexpo nel 2018 e oggi alla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti. Una sintesi della storia del luogo è nella nostra scheda sull'ex Mattatoio.
Le mostre dell'autunno
Nei padiglioni 9a e 9b il Mattatoio propone anche mostre, aperte dal martedì alla domenica dalle 11 alle 20. Fino al 25 ottobre, quindi anche il sabato di Haribo Kimchi, il padiglione 9a ospita Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare, a ingresso libero: un'ora prima dello spettacolo basta per vederla con calma.
Come arrivare al Mattatoio per Haribo Kimchi
Secondo le indicazioni del sito ufficiale del Mattatoio, piazza Orazio Giustiniani 4 si raggiunge con la metro B (Piramide), il tram 3 (Marmorata/Galvani), l'autobus 719 (Galvani/Zabaglia) e gli autobus 170 e 781 (Largo Marzi).
Metro B fino a Piramide
Da Termini la linea B in direzione Laurentina porta a Piramide in pochi minuti. Usciti su piazzale Ostiense si passa accanto alla Piramide Cestia e a Porta San Paolo, si imbocca via Marmorata e in circa dieci minuti di cammino, tutto in piano, si arriva all'ingresso.
Tram e autobus
Il tram 3 ferma a Marmorata/Galvani, quasi davanti al complesso: è la soluzione più comoda da Trastevere e da viale Aventino. Il 719 ferma a Galvani/Zabaglia; il 170 e il 781 a Largo Marzi, sul lungotevere, utili da piazza Venezia e dalla zona di Marconi. Per la replica delle 21 di domenica controlla gli orari delle ultime corse sul sito dell'azienda di trasporto: la domenica sera le frequenze si diradano.
In auto e in taxi
Testaccio è un quartiere fitto e il sabato sera il parcheggio su strada è conteso fra residenti e clienti dei locali. Meglio lasciare l'auto verso Ostiense e fare l'ultimo tratto a piedi, oppure scendere dal taxi direttamente in piazza Orazio Giustiniani.
A piedi dal centro
Dal Circo Massimo o dalla Bocca della Verità si scende dall'Aventino per via di Santa Sabina e via Marmorata: venti o trenta minuti di passeggiata. Per la replica pomeridiana della domenica è la scelta che consiglio, perché fa attraversare in poco spazio Roma antica, Roma dei papi e Roma industriale.
Una curiosità su Haribo Kimchi di Jaha Koo al Mattatoio — 24 e 25 ottobre 2026
La curiosità più gustosa riguarda la carriera di Jaha Koo prima di Haribo Kimchi. In Cuckoo, il secondo capitolo della Hamartia Trilogy, i suoi compagni di scena sono tre cuociriso della marca coreana Cuckoo, modificati per parlare, discutere e cantare. In un'intervista al quotidiano britannico The Guardian, Koo ha raccontato che renderli parlanti è stato difficile e che alcuni esperimenti sono finiti con l'esplosione degli apparecchi. È un aneddoto che dice molto del suo metodo: la tecnologia non è mai una decorazione, ma un rischio che l'artista si prende in prima persona.
Con Haribo Kimchi quel metodo si sposta dalla cucina elettrica al fuoco vivo. Il cuociriso che parlava della crisi finanziaria del 1997 lascia il posto a un chiosco di strada, a una lumaca, a un orsetto gommoso e a un'anguilla robotica. Il filo che li lega è lo stesso: oggetti domestici, quasi banali, caricati di una memoria collettiva. C'è poi una coincidenza romana che trovo perfetta. Lo spettacolo va in scena in un ex macello, dentro un quartiere la cui cucina è nata dalla necessità di non buttare nulla dell'animale. Un artista coreano che parla del kimchi, cibo fermentato per durare l'inverno, trova qui un pubblico che sa per tradizione che cosa significa cucinare per conservare. Il Mattatoio, per due giorni, torna a essere un luogo dove si parla di cibo e di sopravvivenza.
Una cosa che non ti dice nessuno su Haribo Kimchi di Jaha Koo al Mattatoio — 24 e 25 ottobre 2026
Quello che raramente viene detto è che Haribo Kimchi si vive con il naso prima che con gli occhi. Il festival parla dell'aroma inconfondibile del kimchi, del borbottio dei funghi sul fuoco, del coltello sui cetrioli: in una sala raccolta come la T2, significa che l'odore del cibo cucinato in scena si diffonde fra le file. Chi ha un olfatto sensibile o allergie alimentari fa bene a saperlo, e a chiedere informazioni al festival prima di acquistare, perché le fonti internazionali confermano che Koo prepara cibo per alcuni spettatori.
La seconda cosa riguarda la lingua. Lo spettacolo ha sottotitoli in italiano: vuol dire che una parte dell'attenzione va alla lettura. In uno spettacolo in cui succedono molte cose insieme, fra video, cucina e robot, conviene scegliere un posto centrale e non troppo vicino allo schermo, per avere nello stesso colpo d'occhio la scena e il testo. La terza è pratica. Le repliche sono tre, ma quella della domenica alle 16 finisce intorno alle 17: resta il tempo per una passeggiata a Testaccio con la luce ancora buona e per una cena presto. È la replica che sceglierei per un gruppo con persone anziane o ragazzi, che il sabato sera e la domenica tardi arrivano stanchi. Infine: il Mattatoio ha più ingressi, e quello di piazza Orazio Giustiniani 4 è il riferimento indicato dall'organizzazione. Dagli altri accessi si allunga la strada.
Il consiglio che ti do per visitare Haribo Kimchi di Jaha Koo al Mattatoio — 24 e 25 ottobre 2026
Il consiglio è di arrivare al Mattatoio con almeno un'ora di anticipo e di non arrivare affamati, ma nemmeno sazi. Con un'ora di anticipo si fanno tre cose: si ritirano i biglietti senza ansia, si vede con calma la mostra di Giuseppe Modica nel padiglione 9a (il sabato è ancora aperta, fino al 25 ottobre) e si fa un giro nei viali del complesso, dove si capisce la scala dell'impianto di Ersoch meglio che in qualunque libro. Arrivare con un leggero appetito, invece, rende lo spettacolo più vero: il cibo in scena si guarda con occhi diversi.
Per la scelta della replica, il sabato alle 19 è la più festosa, perché si esce alle 20 e si va a cena a Testaccio quando il quartiere si anima. La domenica alle 16 è la più rilassata. La domenica alle 21 è la più intima, ma costringe a controllare bene il ritorno. Se viaggiate in gruppo, prenotate insieme per sedervi vicini: la platea della T2 è piccola e i posti migliori, centrali e a media distanza, finiscono presto. E se volete fare il percorso completo del festival, abbinate Haribo Kimchi a un altro titolo del Passepartout 2: vedere due spettacoli in pochi giorni aiuta a capire che cosa il Romaeuropa intende per scena contemporanea.
Testaccio intorno al Mattatoio
Testaccio è il rione compreso fra l'Aventino, il Tevere e le Mura Aureliane, costruito a fine Ottocento come quartiere operaio con strade a scacchiera; il Mattatoio ne occupa il margine verso il fiume.
Il Monte dei Cocci
Accanto al complesso sale la collina artificiale fatta di frammenti di anfore, soprattutto olearie, accumulati in età romana quando qui lavoravano il porto fluviale e i magazzini dell'Emporium. Alla sua base sono ricavati locali e ristoranti. Per uno spettacolo che parla di cibo e di conservazione, la vicinanza con il più grande deposito di contenitori alimentari dell'antichità è quasi didattica.
Il Cimitero acattolico e la Piramide
Al di là di via Marmorata, lungo le Mura, si trova il Cimitero acattolico di Roma, dove riposano stranieri di ogni paese morti a Roma. Per uno spettacolo sulla vita lontano da casa è una visita coerente, e nel pomeriggio di sabato è una delle mezz'ore più quiete che la città possa offrire.
Il mercato e il museo diffuso
Il Nuovo Mercato Testaccio è il mercato coperto del rione, attivo soprattutto di giorno, con banchi di cucina pronta. Chi vuole capire la storia del quartiere trova indicazioni nel Museo diffuso del rione Testaccio e nella nostra guida su cosa vedere a Testaccio.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il kimchi sia il piatto simbolo della Corea lo sanno quasi tutti. Meno spesso si ricorda perché conta tanto per chi emigra: è un cibo fermentato, pensato per durare, che si prepara in grandi quantità e che porta con sé l'odore di una casa precisa. Il festival presenta proprio questo aspetto come il cuore di Haribo Kimchi: il cibo come rifugio per chi si sente lontano dalle proprie radici, e la vergogna di chi prova a mimetizzarsi nascondendo il proprio pranzo o il proprio accento.
Il fatto risaputo che si cita poco, a Roma, è invece un altro: anche Testaccio ha costruito la propria identità sul cibo dei poveri. La cucina del quinto quarto, con coda alla vaccinara, trippa e pajata, nasce intorno al Mattatoio, dalle parti meno pregiate dell'animale che venivano date ai lavoratori o vendute a poco. Per decenni è stata considerata una cucina da nascondere, poi è diventata un orgoglio del quartiere e un motivo per cui i visitatori vengono fin qui. La parabola è la stessa che Koo racconta per il kimchi: dalla vergogna alla rivendicazione. Guardare Haribo Kimchi in questo luogo fa capire che la questione non riguarda solo la Corea. Riguarda ogni comunità che ha dovuto decidere se difendere il proprio gusto o farlo sparire per essere accettata. È un parallelismo che nessuno spettacolo dichiara, ma che il luogo suggerisce con forza.
Dove mangiare prima o dopo Haribo Kimchi
Testaccio è uno dei quartieri di Roma dove si mangia meglio, e la sua cucina tradizionale è nata proprio intorno al Mattatoio; il sabato sera e la domenica conviene prenotare.
Le trattorie del quinto quarto
Le trattorie storiche del rione servono coda alla vaccinara, trippa alla romana, rigatoni con la pajata e animelle, accanto a carbonara, gricia e cacio e pepe. Dopo uno spettacolo sul cibo come memoria, sedersi a un tavolo dove si mangia la cucina che Roma ha costruito con gli scarti è una chiusura quasi obbligatoria.
Pizza e cibo di strada
Per spendere poco ci sono pizzerie, forni e banchi di supplì. Il parallelo con il pojangmacha coreano è evidente: anche Roma ha la sua cucina di strada, fatta per essere mangiata in piedi, veloce, calda. Dopo la replica del sabato alle 19, una pizza è la soluzione più pratica.
Gli orari da dichiarare
Quando prenotate, indicate un orario realistico: la replica del sabato finisce intorno alle 20, quella della domenica pomeriggio intorno alle 17, quella serale intorno alle 22. Le cucine di Testaccio lavorano fino a tardi, ma nel fine settimana i tavoli liberi spariscono presto.
La foto giusta da fare a Haribo Kimchi di Jaha Koo al Mattatoio — 24 e 25 ottobre 2026
Durante lo spettacolo non si fotografa: vale per il Romaeuropa come per quasi tutti i teatri, e in uno spettacolo che lavora su luce, video e odori una foto rubata non restituirebbe nulla. La foto giusta si fa prima o dopo, fuori dalla sala. Quella che consiglio è il viale principale del Mattatoio, con la sequenza dei padiglioni in mattoni e le arcate ripetute che si allontanano verso il fondo: meglio al tramonto del sabato, verso le 18, quando la luce radente scalda il laterizio e le ombre degli archi disegnano il selciato.
La seconda foto è quella che lega lo spettacolo al quartiere. Uscite su via Galvani e inquadrate il Monte dei Cocci dal basso, con i locali alla sua base illuminati: è l'immagine di un posto che da duemila anni vive di cibo, di contenitori e di scarti trasformati in qualcosa d'altro. Per chi ama il dettaglio, invece, la foto da fare è sulle testate dei padiglioni, dove si leggono ancora le decorazioni e le scritte del macello ottocentesco. Chi arriva con la metro può aggiungere la Piramide Cestia con Porta San Paolo, magari la domenica pomeriggio. Un consiglio pratico: il Mattatoio è un luogo di lavoro culturale, con uffici e laboratori, quindi niente cavalletti e rispetto per chi è al lavoro nei padiglioni.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di questo luogo comincia nel 1888, quando Gioacchino Ersoch avvia la costruzione del nuovo macello comunale in un'area che il piano regolatore del 1872 aveva destinato all'industria e alle abitazioni operaie. I lavori si concludono nel 1891 e il complesso diventa il motore economico del nuovo rione di Testaccio: intorno nascono le case per i lavoratori, le osterie e il commercio del bestiame nel Campo Boario. Per oltre ottant'anni l'impianto lavora a pieno ritmo e nutre la capitale.
Nel 1975 arriva la chiusura, con il trasferimento delle attività in viale Palmiro Togliatti. Seguono anni di abbandono e di usi spontanei: il centro sociale Villaggio Globale, la nascita di Muccassassina, la serata del Circolo Mario Mieli, e dal 2002 le prime tre edizioni del Gay Village nell'ambito dell'Estate romana. Poi la riconversione istituzionale: nel 2000 le prime aule di Architettura di Roma Tre, nel 2002 il MACRO Future, poi Macro Testaccio, il 29 settembre 2007 la Città dell'altra economia, il 18 febbraio 2010 l'inaugurazione della Pelanda dopo il cantiere aperto nel 2006. Nel 2018 la programmazione passa all'Azienda Speciale Palaexpo, oggi alla Fondazione Mattatoio. In questo percorso il Romaeuropa Festival è diventato ospite abituale, e la prima nazionale di Haribo Kimchi, il 24 ottobre 2026, aggiunge un capitolo che parla ancora una volta di cibo.
Chi è passato da Haribo Kimchi di Jaha Koo al Mattatoio — 24 e 25 ottobre 2026
I primi a passare dal Mattatoio sono stati i lavoratori: macellai, vaccari, carrettieri, commercianti di bestiame del Campo Boario, e con loro le famiglie operaie degli isolati di Testaccio, che hanno dato al rione la sua cucina e il suo carattere. Dopo la chiusura del 1975 sono arrivati gli occupanti del Villaggio Globale, il pubblico delle notti di Muccassassina, i primi frequentatori del Gay Village. Dal 2000 i padiglioni si sono riempiti di studenti e docenti di Architettura di Roma Tre, di artisti del MACRO Testaccio e della Pelanda, di associazioni della Città dell'altra economia.
Negli ultimi anni sono passati gli artisti del Romaeuropa Festival. Nell'autunno 2026, nei padiglioni del complesso, sono passati fra gli altri Boris Charmatz con il suo assolo Muette e Pankaj Tiwari con The Harvest of Broken Promises, anche lui prodotto da CAMPO. Nelle sale espositive ci sono le opere di Giuseppe Modica e, fino all'11 ottobre, di Saverio Ungheri. Alla fine di ottobre passa Jaha Koo, primo artista di origine asiatica vincitore dell'International Ibsen Award, con il suo chiosco di strada coreano, la lumaca, l'orsetto gommoso e l'anguilla robotica. In un luogo nato per trasformare animali in cibo, arriva un artista che trasforma il cibo in memoria: la continuità è più forte di quanto sembri.
Come organizzare la giornata a Testaccio
Haribo Kimchi dura un'ora: per chi viene da fuori è l'occasione per costruire intorno allo spettacolo un pomeriggio intero fra Testaccio e l'Aventino.
Il sabato
Pomeriggio al Cimitero acattolico e alla Piramide, poi alle 17:30 la mostra di Giuseppe Modica nel padiglione 9a del Mattatoio, alle 19 lo spettacolo, alle 20 cena in trattoria nel rione. È la sequenza che farei con un gruppo di amici.
La domenica
Mattina al Giardino degli Aranci sull'Aventino, pranzo leggero a Testaccio, spettacolo alle 16, passeggiata lungo il Tevere fino a ponte Sublicio. Chi preferisce la replica delle 21 può dedicare il pomeriggio alla Centrale Montemartini, a una fermata di metro, dove le statue antiche sono esposte fra le macchine di una centrale elettrica: un altro caso di archeologia industriale riconvertita.
Con i ragazzi
Lo spettacolo non ha indicazioni di età pubblicate dal festival. Per temi e linguaggio è adatto a ragazzi dai quattordici anni in su, abituati a leggere sottotitoli; per i più piccoli meglio chiedere al festival prima dell'acquisto.
Biglietti e Passepartout di Haribo Kimchi
Il biglietto di Haribo Kimchi costa 20 euro ed è acquistabile sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival e sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione; lo spettacolo rientra nel Passepartout 2.
Il Passepartout
Il Romaeuropa propone formule che permettono di vedere più spettacoli a prezzo ridotto. Chi pensa di seguire due o più titoli del festival fa bene a confrontare le condizioni prima di acquistare singoli biglietti.
Accessibilità
Il Mattatoio è un complesso a piano terra con viali ampi, il che facilita l'accesso. Per esigenze specifiche di accesso o di posto in sala è consigliabile contattare il festival prima dell'acquisto, per avere indicazioni sulla sala T2. Il Mattatoio indica che nelle sale e nei teatri non sono ammessi animali.
Roma a fine ottobre
L'ultimo fine settimana di ottobre è ancora una stagione piacevole per muoversi a piedi a Roma: le giornate si accorciano, ma il clima è in genere mite e i festival autunnali sono al loro culmine. La sera, vicino al Tevere, la temperatura scende in fretta: una giacca leggera è d'obbligo all'uscita della replica delle 21. Nella stessa settimana la città offre molti appuntamenti culturali, e chi arriva da fuori può riempire facilmente due giorni fra Testaccio, l'Aventino e il centro storico.
Domande frequenti su Haribo Kimchi
Quando va in scena Haribo Kimchi a Roma?
Haribo Kimchi di Jaha Koo va in scena al Mattatoio di Roma sabato 24 ottobre 2026 alle 19 e domenica 25 ottobre alle 16 e alle 21. Sono tre repliche in prima nazionale per il Romaeuropa Festival 2026, nella sala T2 del complesso di Testaccio.
Quanto costa il biglietto di Haribo Kimchi?
Il biglietto di Haribo Kimchi costa 20 euro secondo il sito del Romaeuropa Festival, e lo spettacolo è compreso nel Passepartout 2. Si acquista sul sito ufficiale del festival e sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione.
Quanto dura Haribo Kimchi e in che lingua è?
Haribo Kimchi dura 60 minuti senza intervallo, secondo le indicazioni del Romaeuropa Festival. Lo spettacolo è presentato con sottotitoli in italiano, quindi è comprensibile anche per chi non parla inglese o coreano.
Dove si trova il Mattatoio e come ci si arriva?
Il Mattatoio di Roma è in piazza Orazio Giustiniani 4, a Testaccio. Si raggiunge con la metro B fino a Piramide, con il tram 3 fino a Marmorata/Galvani, con l'autobus 719 fino a Galvani/Zabaglia o con il 170 e il 781 fino a Largo Marzi.
Chi è Jaha Koo?
Jaha Koo è un regista, compositore e video artista sudcoreano nato nel 1984, che vive a Gand, in Belgio. È noto per la Hamartia Trilogy, con i cuociriso parlanti di Cuckoo, e nel 2026 ha ricevuto l'International Ibsen Award, primo artista di origine asiatica a ottenerlo.
Di che cosa parla Haribo Kimchi?
Haribo Kimchi racconta, dentro un chiosco notturno di street food coreano, il cibo come rifugio per chi vive lontano da casa. Con una lumaca, un orsetto gommoso e un'anguilla come guide, lo spettacolo parla di kimchi, razzismo, desiderio di mimetizzarsi e nostalgia del sapore di casa.
Si mangia davvero durante Haribo Kimchi?
In Haribo Kimchi Jaha Koo cucina in scena, e le fonti internazionali sullo spettacolo riportano che prepara cibo per alcuni spettatori. Chi ha allergie o intolleranze alimentari fa bene a chiedere informazioni al Romaeuropa Festival prima di prenotare.
Haribo Kimchi è adatto ai ragazzi?
Il Romaeuropa Festival non pubblica indicazioni di età per Haribo Kimchi. Per i temi, fra razzismo e migrazione, e per la presenza dei sottotitoli, lo spettacolo è indicato soprattutto per adolescenti e adulti; per i bambini conviene chiedere al festival.
Il consiglio finale
Al Mattatoio il pubblico si divide: c'è chi ama questi padiglioni spogli e chi li trova freddi. Haribo Kimchi è lo spettacolo che mette d'accordo tutti, perché porta dentro un ex macello il calore di un fornello acceso e di una storia personale raccontata senza retorica. Prenotate presto, scegliete la replica in base alla serata che volete costruire e fermatevi a cena a Testaccio: la cucina del quinto quarto, dopo un'ora passata a parlare di kimchi, avrà un altro sapore.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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