Pankaj Tiwari, The Harvest of Broken Promises al Mattatoio — 2 e 3 ottobre 2026
The Harvest of Broken Promises di Pankaj Tiwari, prodotto dal centro d'arte belga CAMPO, va in scena in prima nazionale al Mattatoio di Roma venerdì 2 ottobre 2026 alle 21 e sabato 3 ottobre alle 20, nella sala T2, per il Romaeuropa Festival 2026. L'ingresso è in piazza Orazio Giustiniani 4, a Testaccio: si arriva con la metro B scendendo a Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con l'autobus 719 alla fermata Galvani/Zabaglia oppure con il 170 e il 781 alla fermata Largo Marzi. Il biglietto costa 20 euro e lo spettacolo è compreso nel Passepartout 2 del festival; si acquista sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival, al box office telefonico 06 4555 3050 e sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione. Si recita in inglese con sottotitoli in italiano.
The Harvest of Broken Promises in breve
The Harvest of Broken Promises è un monologo documentario sull'agricoltura indiana degli ultimi trent'anni, scritto e interpretato da Pankaj Tiwari, figlio di una famiglia di contadini dell'Uttar Pradesh. A Roma arriva dopo l'anteprima olandese e la prima assoluta di Amburgo di agosto 2026.
Le date e gli orari
Due sole repliche: venerdì 2 ottobre alle 21 e sabato 3 ottobre alle 20. La doppia data è confermata dal Romaeuropa Festival, dal portale turistico di Roma Capitale e dal calendario di tournée di CAMPO, che dopo Roma porta lo spettacolo al Grand Theatre di Groningen il 20 ottobre e al Kaaitheater di Bruxelles il 23 e il 24 ottobre.
La durata
Le indicazioni non coincidono: la compagnia e il Kaaitheater dichiarano 60 minuti, la pagina del Romaeuropa Festival 90. La differenza può dipendere da un incontro o da una diversa versione romana; nel dubbio conviene considerare una serata che finisce entro un'ora e mezza dall'inizio, e organizzare la cena di conseguenza.
La lingua
Il festival indica la recitazione in inglese con sottotitoli in italiano. Nelle tappe del Nord Europa la compagnia elenca un tessuto linguistico più largo: inglese, hindi, awadhi, olandese, tedesco e francese, tutti sopratitolati. L'awadhi è la lingua della regione di Balrampur, dove Tiwari è cresciuto: sentirla in un padiglione di Testaccio è già una parte del racconto.
Il prezzo
Il biglietto intero è di 20 euro. Lo spettacolo è inserito nel Passepartout 2, la formula del festival che permette di combinare più titoli. Le condizioni delle riduzioni e dei carnet sono pubblicate sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival.
Cosa si vedrà in The Harvest of Broken Promises
The Harvest of Broken Promises parte da una domanda che la presentazione del festival mette in apertura: come ricordiamo la terra quando smette di nutrirci? Tiwari risponde con il proprio corpo, con materiale video, interviste, arti visive e racconti popolari.
Il punto di partenza: gli anni Novanta
Il cuore storico dello spettacolo è la trasformazione dell'agricoltura in India dagli anni Novanta, quando l'apertura neoliberista al mercato globale segna un punto di svolta che il festival definisce irreversibile. Tiwari racconta le pratiche sostenibili della sua infanzia e la loro progressiva scomparsa sotto la pressione delle multinazionali dell'agroindustria, con un modello basato su sementi geneticamente modificate e su nuove forme di dipendenza economica per chi coltiva.
Un'immagine sola
CAMPO riassume il lavoro in un'immagine: un pezzo di terra che non ricorda più come sostenersi. È un'idea teatrale semplice, e proprio per questo difficile da reggere per un'ora. La regia la risolve alternando il racconto in prima persona alle testimonianze di agricoltori venuti da diverse parti del mondo, che trasformano la memoria di una famiglia in un ritratto generazionale.
Dall'India all'Europa
C'è un passaggio che dà allo spettacolo la sua seconda metà: dal 2019 Tiwari vive in Europa e ha osservato da vicino l'agricoltura del continente. Secondo la presentazione della compagnia, vi riconosce le stesse difficoltà, con uno scarto di tempo. Il pubblico europeo, quindi, non guarda un problema lontano: si ritrova dentro la stessa storia, qualche capitolo più indietro o più avanti.
Documento e mito
Il festival insiste sull'andamento dello spettacolo fra documento e mito, fra intimo e politico. I racconti popolari non fanno da decorazione, servono a dire ciò che le statistiche non dicono. Chi si aspetta un comizio sull'agroindustria resterà sorpreso: il tono, per quanto è dato sapere dalle presentazioni, è quello di una confessione più che di un'arringa.
La squadra creativa
I crediti pubblicati da CAMPO sono lunghi e dicono molto. Ideazione, creazione e testo sono di Pankaj Tiwari, che è anche l'unico interprete. La musica è di Nazanin Yalda. Video, suono e interviste sono di Prabhash Chandra. Video e scenografia portano la firma di Pol Heyvaert, autore anche della fotografia di scena diffusa dal festival. La drammaturgia è di Maria Dogahe e Michiel Vandevelde; il disegno delle scene di Fern Van Der Grijn e Gino Seghers, con l'assistenza di Wim Goedertier; i costumi di Sigga Hannesdóttir; la tecnica di Laurens Claas, Geeraard Respeel e Piet Depoortere.
Chi lo produce
La produzione è di CAMPO e di Studio Current, la struttura diretta da Tiwari ad Amsterdam. La coproduzione riunisce l'Internationales Sommer Festival di Kampnagel ad Amburgo, il Theaterfestival Boulevard di 's-Hertogenbosch, il Kaaitheater di Bruxelles e la MC93 di Bobigny, con il sostegno dell'Amsterdams Fonds voor de Kunst, del Fonds Podiumkunsten, del tax shelter del governo federale belga tramite uFund e dell'Het Cultuurfonds. È una rete produttiva da grande teatro europeo, costruita intorno a un monologo.
Chi è Pankaj Tiwari
Pankaj Tiwari è un autore, performer e curatore teatrale indiano nato e cresciuto a Balrampur, nell'Uttar Pradesh, che vive e lavora ad Amsterdam, dove dirige Studio Current. Si è formato al DAS Theatre di Amsterdam, con una specializzazione in curatela.
Balrampur e una famiglia di contadini
Tiwari cresce in una famiglia di agricoltori del Nord dell'India, ed è da lì che nasce The Harvest of Broken Promises. In un ritratto pubblicato nel 2022 dal magazine The Global Indian, racconta che il padre lavorava per il dipartimento forestale dell'Uttar Pradesh e passava lunghi periodi lontano da casa, mentre la madre teneva insieme la famiglia e i tre figli. Il primo contatto con la scena è quasi casuale: una piccola parte in una recita durante un campo scout, accettata perché mancava un attore.
Delhi e la scoperta del teatro
Dopo la scuola si iscrive a scienze fisiche al Deen Dayal Upadhyaya College dell'Università di Delhi e comincia a recitare nelle compagnie universitarie e nei concorsi fra college. Nel 2009, durante una rassegna alla Miranda House di Delhi, riceve il premio come miglior attore: è la sera in cui, come ricorda lui stesso nell'intervista, decide che non lascerà più il teatro. Subito dopo lavora con la Breakthrough Trust, un'organizzazione non governativa impegnata contro la violenza domestica, dove incontra attori e attivisti che condividono la sua idea di teatro civile.
Gli anni della pedagogia
Fra il 2010 e il 2018 Tiwari è facilitatore, consulente ed educatore teatrale per istituzioni come la Ambedkar University, l'Indian Institute of Technology di Gandhinagar, la Pearl Academy di Delhi, Kranti a Mumbai e Disha India. Nello stesso periodo recita in una serie di spettacoli che hanno girato a lungo: Carnival: the Fest of Bodies (2013-2017), 30 Days in September (2011-2016), Laal Batti Express (2014-2018), The 7Inch State (2016), They Do Not Move (2017) e The Souvenir (2018).
Tre lauree magistrali
Il percorso di studi è insolito per un attore: un master in educazione alla Azim Premji University di Bengaluru, uno in società e cultura all'IIT di Gandhinagar e infine il master in teatro e curatela al DAS Theatre di Amsterdam, una delle scuole di ricerca teatrale più note d'Europa. La partecipazione a un incontro della rete IETM in Croazia, nel 2018, lo convince a trasferirsi nei Paesi Bassi.
Current: a Space ad Amsterdam
Nel gennaio del 2020 Tiwari apre ad Amsterdam Current: a Space, uno studio a pochi passi dalla Casa di Anne Frank, pensato per costruire un pubblico nuovo e una cultura dell'intersezione fra discipline. Usa teatro, cibo e agricoltura come strumenti di comunità: i pranzi e le cene nello studio diventano incontri fissi dove si discute di arte e di politica. Da quella esperienza nasce Studio Current, di cui oggi è direttore artistico.
Il cammino fino a Calais
Durante la pandemia, quando milioni di lavoratori migranti indiani tornano a piedi verso i villaggi d'origine, Tiwari e Abhishek Thapar camminano per 356 chilometri da Amsterdam a Calais per far conoscere in Europa quella crisi. L'iniziativa, chiamata The Art of Walking, raccoglie oltre 20.000 euro, destinati a sostenere per circa tre mesi più di cento famiglie di lavoratori migranti in India.
The Listeners e gli altri progetti
Fra i progetti di quegli anni c'è The Listeners, creato con l'artista polacca Maria Magdalena Kozlowska: i due siedono bendati in una sala e ascoltano chiunque voglia parlare. È un lavoro che dice molto del suo metodo, in cui la performance coincide con la costruzione di una relazione. Tiwari ha ricevuto il 3Package Deal dell'Amsterdams Fonds voor de Kunst, e i suoi lavori sono stati ospitati fra gli altri dall'Holland Festival, dal Kaaitheater e dallo Zürcher Theaterspektakel. Dal 2026 è artista in percorso di CAMPO a Gand.
CAMPO, il centro d'arte di Gand
CAMPO è un centro d'arte di Gand, in Belgio, che produce e presenta teatro, danza e performance di artisti emergenti e di voci internazionali. Per Tiwari è la casa di produzione che ha reso possibile il salto dalla scena indipendente di Amsterdam ai grandi festival europei.
Un produttore di percorsi
Il modello di CAMPO è quello dell'accompagnamento: l'artista viene seguito per più anni, dalla ricerca alla tournée. The Harvest of Broken Promises è stato presentato a Gand, nella sede di CAMPO Nieuwpoort, il 23, il 25 e il 26 settembre 2026, subito prima della tappa romana. Prima ancora lo spettacolo era passato dal Theaterfestival Boulevard di 's-Hertogenbosch in anteprima il 7 e l'8 agosto, dall'Internationales Sommer Festival di Amburgo per la prima dal 14 al 16 agosto e dal Festival de Genève La Bâtie dal 27 al 29 agosto.
CAMPO al Romaeuropa
Nel cartellone 2026 del Romaeuropa Festival, CAMPO firma anche Haribo Kimchi del coreano Jaha Koo, che il festival indica fra gli spettacoli affini. Chi segue la scena belga troverà nella stessa edizione anche No Yogurt for the Dead di Tiago Rodrigues con l'NTGent: una piccola geografia fiamminga dentro il festival romano.
The Harvest of Broken Promises dentro il Romaeuropa Festival 2026
Lo spettacolo è una prima nazionale del Romaeuropa Festival 2026, inserita nella sezione Ultra REF del programma teatrale, e occupa la sala T2 del Mattatoio. Il festival, nato nel 1986, ha la sua sede operativa all'Opificio Romaeuropa, in via dei Magazzini Generali 20/a, a pochi minuti da Testaccio.
Il Mattatoio come casa del festival
Da anni il Mattatoio è uno dei luoghi principali del Romaeuropa: i padiglioni industriali permettono spazi scenici flessibili e un pubblico vicino alla scena. Nello stesso fine settimana di ottobre il complesso ospita anche Muette di Boris Charmatz: con un po' di organizzazione si possono vedere entrambi.
Il festival in cifre
Il quadro completo, con date, sedi e sezioni, è nella nostra guida al Romaeuropa Festival 2026. Per chi pianifica più serate, il Passepartout che comprende The Harvest of Broken Promises è la soluzione più economica.
Il Mattatoio di Testaccio, la sede
Il Mattatoio di Roma è il complesso industriale progettato da Gioacchino Ersoch e costruito fra il 1888 e il 1891 ai piedi del Monte dei Cocci. Occupa circa 25.000 metri quadrati fra via Beniamino Franklin, il lungotevere Testaccio, via Aldo Manuzio e viale del Campo Boario.
Perché un macello qui
La Roma diventata capitale aveva bisogno di un impianto moderno che sostituisse il vecchio macello di piazza del Popolo, voluto da papa Leone XII e già ristrutturato dallo stesso Ersoch. Il piano regolatore del 1872 aveva destinato quest'area lungo il Tevere a residenze operaie e attività produttive; l'ingegnere Filippo Laccetti vi studiò anche il sistema per smaltire gli scarti verso il fiume.
L'architettura
I padiglioni seguono uno schema ripetuto con disciplina quasi militare: pianta rettangolare, mattoni a vista, tetti a doppia falda, archi a intervalli regolari e un uso largo del ferro all'interno. Lungo il viale principale si allineavano gli ambienti di macellazione con stalle e impianti di servizio; sul lato di via Manuzio c'erano le lavorazioni più sgradevoli, come quella dei suini. È una delle pagine più chiare dell'archeologia industriale romana.
Dalla chiusura alla città delle arti
Il macello chiude nel 1975, quando le attività passano al nuovo impianto di viale Palmiro Togliatti. Nel 2000 alcuni padiglioni diventano aule della Facoltà di Architettura di Roma Tre, nel 2002 arriva il MACRO con la sede di Testaccio, nel 2007 apre la Città dell'altra economia e nel 2010 viene inaugurata La Pelanda, circa 5.000 metri quadrati ricavati dall'antica lavorazione dei suini. Dopo la gestione dei Musei in Comune e, dal 2018, dell'Azienda Speciale Palaexpo, il complesso fa capo oggi alla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti. La nostra scheda sull'Ex Mattatoio racconta il luogo anche fuori dalle serate di spettacolo.
Le mostre di questo autunno
Chi arriva con un po' di anticipo trova aperti i padiglioni 9a e 9b, con due mostre a ingresso libero: Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare, fino al 25 ottobre, e Saverio Ungheri. 100 anni di futuro, fino all'11 ottobre, dal martedì alla domenica dalle 11 alle 20. Il sabato 3 ottobre, prima della replica delle 20, c'è il tempo per vederne almeno una.
Come arrivare al Mattatoio per The Harvest of Broken Promises
Il Mattatoio, in piazza Orazio Giustiniani 4, è servito dalla metro B (fermata Piramide), dal tram 3 (fermata Marmorata/Galvani), dall'autobus 719 (fermata Galvani/Zabaglia) e dagli autobus 170 e 781 (fermata Largo Marzi), secondo le indicazioni del sito ufficiale del Mattatoio.
Con la metro B
Da Termini la linea B in direzione Laurentina arriva a Piramide in pochi minuti. Usciti su piazzale Ostiense, si passa fra la Piramide Cestia e Porta San Paolo e si entra a Testaccio da via Marmorata: dieci minuti di cammino, in piano, fino all'ingresso.
Con il tram e gli autobus
Il tram 3 lascia a Marmorata/Galvani, praticamente davanti al complesso, ed è la scelta migliore da Trastevere o da viale Aventino. Il 719 ferma a Galvani/Zabaglia; il 170 e il 781 fermano a Largo Marzi, sul lungotevere, comodi da piazza Venezia e dalla zona di Marconi. Il venerdì sera, dopo la replica delle 21, verifica gli orari delle ultime corse.
In auto e in taxi
Testaccio è un quartiere fitto, con parcheggi su strada contesi fra residenti e clienti dei locali: il venerdì trovare posto richiede pazienza. Meglio lasciare l'auto verso Ostiense e fare l'ultimo tratto a piedi o in tram, oppure arrivare in taxi e farsi lasciare in piazza Orazio Giustiniani.
A piedi dal centro
Dal Circo Massimo o dalla Bocca della Verità si arriva in venti o trenta minuti scendendo dall'Aventino per via di Santa Sabina e via Marmorata. È la passeggiata che consiglio a chi ha il pomeriggio libero: si capisce come Roma antica, papale e industriale si tocchino in pochi isolati.
Una curiosità su Pankaj Tiwari, The Harvest of Broken Promises al Mattatoio — 2 e 3 ottobre 2026
La curiosità più bella riguarda il luogo e il tema. The Harvest of Broken Promises parla di cibo, di terra e di filiere industriali che hanno cambiato il lavoro di chi produce. Il Mattatoio è esattamente questo, visto dall'altra estremità della catena: un impianto costruito a fine Ottocento per industrializzare la produzione di carne di una capitale in crescita, con un'organizzazione degli spazi dettata da criteri di igiene e di efficienza. Tiwari racconta i campi dell'Uttar Pradesh trasformati dalle sementi industriali; il pubblico lo ascolta dentro un padiglione nato per trasformare il bestiame del Campo Boario in cibo per Roma.
C'è un secondo dettaglio che vale la pena conoscere. Tiwari è cresciuto a Balrampur, una cittadina dell'Uttar Pradesh, e nelle tappe nordeuropee lo spettacolo si ascolta anche in awadhi, la lingua della sua regione. A Roma il festival lo presenta in inglese con sottotitoli italiani: la lingua madre del racconto, se affiorerà, affiorerà nei frammenti delle interviste e dei racconti popolari. Il terzo dettaglio riguarda l'immagine ufficiale dello spettacolo, firmata da Pol Heyvaert, lo stesso artista che ha curato video e scenografia: la fotografia di scena, in questo caso, viene da dentro il progetto e non da un fotografo esterno. È un indizio di quanto l'immagine conti nel lavoro, che alterna il corpo dell'attore a proiezioni e materiali visivi.
Una cosa che non ti dice nessuno su Pankaj Tiwari, The Harvest of Broken Promises al Mattatoio — 2 e 3 ottobre 2026
Quello che nessuno dice è che questo spettacolo nasce da una pratica che col teatro tradizionale ha poco a che fare. Ad Amsterdam, nello studio aperto nel 2020, Tiwari cucinava per trenta o quaranta persone ogni due fine settimana e usava quei pasti per discutere di arte e politica: cibo e agricoltura erano già il suo modo di costruire comunità molto prima di diventare il soggetto di uno spettacolo. The Harvest of Broken Promises, in altre parole, non è un tema scelto a tavolino: è il punto di arrivo di dieci anni di lavoro.
La seconda cosa che le presentazioni non sottolineano è la durata incerta. La compagnia parla di un'ora, il festival di novanta minuti. Per lo spettatore significa una cosa pratica: se hai prenotato la cena subito dopo, tieni un margine. La terza riguarda il pubblico: chi conosce il Romaeuropa sa che le sale del Mattatoio sono spazi di ricerca, con una vicinanza forte fra pubblico e scena. Arrivare presto non è una cortesia, è il modo per scegliere dove sedersi e vedere bene i video, che in questo lavoro portano metà del racconto. Infine un dettaglio sulla lingua: i sottotitoli richiedono una posizione centrale e non troppo laterale, altrimenti si finisce a leggere invece di guardare.
Il consiglio che ti do per visitare Pankaj Tiwari, The Harvest of Broken Promises al Mattatoio — 2 e 3 ottobre 2026
Il consiglio è scegliere il sabato 3 ottobre e costruirci intorno un pomeriggio intero a Testaccio. Si arriva verso le 16, si sale al Giardino degli Aranci sull'Aventino per il panorama, si scende per via di Santa Sabina, si fa un giro intorno al Monte dei Cocci e si entra al Mattatoio in tempo per una delle due mostre gratuite dei padiglioni 9a e 9b, aperte fino alle 20. Poi lo spettacolo, e dopo cena nel rione.
Chi può venire solo il venerdì faccia il contrario: cena presto, alle 19, in una trattoria di Testaccio, e ingresso in sala alle 20:40. In entrambi i casi comprate il biglietto in anticipo, perché due sole repliche in una sala di ricerca finiscono in fretta, e verificate sul sito del festival eventuali incontri con l'artista dopo lo spettacolo. Un ultimo suggerimento: leggete prima due righe sulla storia agricola dell'India dopo il 1991. Non servono a capire lo spettacolo, che si regge da solo, ma a riconoscere i passaggi in cui la memoria personale diventa storia di un paese intero.
Testaccio intorno al Mattatoio
Testaccio è il rione fra l'Aventino, il Tevere e le Mura Aureliane, costruito a fine Ottocento come quartiere operaio su una maglia a scacchiera. Il Mattatoio ne occupa l'estremità verso il fiume e la ferrovia.
Il Monte dei Cocci
A due passi dall'ingresso si alza la collina fatta di frammenti di anfore, soprattutto olearie, accumulati in età romana quando qui funzionavano il porto fluviale e i magazzini dell'Emporium. Alla sua base, nelle grotte, sono ricavati locali e ristoranti. Per una serata dedicata al cibo e alla terra, la vicinanza è quasi didattica.
Cimitero acattolico e Piramide
Oltre via Marmorata, lungo le Mura, si trova il Cimitero acattolico di Roma, accanto alla Piramide Cestia. È uno dei luoghi più quieti della città: una visita di mezz'ora prima dello spettacolo prepara bene a un lavoro che parla di memoria.
Il mercato e le piazze
Il Nuovo Mercato Testaccio, fra via Galvani e via Volta, è il mercato coperto del rione: funziona soprattutto di giorno. Piazza Testaccio resta il centro sociale del quartiere. Chi vuole un giro completo trova indicazioni nella nostra guida su cosa vedere a Testaccio.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Testaccio è la patria del quinto quarto; pochi collegano questa cucina a ciò che si vede in scena venerdì e sabato. Coda alla vaccinara, trippa, pajata e animelle erano le parti meno pregiate dell'animale, quelle che restavano a chi lavorava nel macello e alle osterie del quartiere. È una cucina nata da una filiera industriale e trasformata dalla gente in identità. The Harvest of Broken Promises racconta il movimento opposto: una cultura agricola sostenibile che una filiera industriale ha svuotato. Stessa domanda, due risposte diverse, a pochi metri di distanza.
Il secondo fatto risaputo e poco citato riguarda la vita notturna. Nei padiglioni del Mattatoio, negli anni successivi alla chiusura, sono nate le serate di Muccassassina organizzate dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, e qui si sono svolte dal 2002 le prime tre edizioni del Gay Village, nell'ambito dell'Estate romana. Prima ancora c'era stato il centro sociale Villaggio Globale. Il Mattatoio è diventato luogo di cultura attraverso usi spontanei e comunitari, prima che attraverso le istituzioni. Per uno spettacolo che nasce da una pratica di comunità come quella di Tiwari ad Amsterdam, è una storia che risuona.
Dove mangiare prima o dopo The Harvest of Broken Promises
Testaccio è uno dei quartieri di Roma dove si mangia meglio, e la cucina del quinto quarto nasce proprio intorno al Mattatoio. Il venerdì e il sabato sera conviene prenotare.
Le trattorie del rione
Le trattorie storiche servono coda alla vaccinara, trippa alla romana, rigatoni con la pajata e animelle. Chi non ama le frattaglie trova carbonara, gricia e cacio e pepe fatte con rigore. Dopo uno spettacolo sull'agricoltura, sedersi a un tavolo dove si mangia ciò che la città ha saputo recuperare è una chiusura coerente.
Pizza e cucina di strada
Per spendere poco ci sono pizzerie, forni e banchi di supplì. Dopo la replica delle 21 del venerdì, una pizza tonda è la soluzione più pratica; intorno al Monte dei Cocci e a via Marmorata ci sono anche locali per un bicchiere.
Gli orari da dichiarare
Quando prenoti, indica un orario realistico: il venerdì la sala si svuota fra le 22 e le 22:30, il sabato fra le 21 e le 21:30, a seconda della durata effettiva. Le cucine di Testaccio lavorano tardi, ma il venerdì sera i tavoli liberi spariscono presto.
La foto giusta da fare a Pankaj Tiwari, The Harvest of Broken Promises al Mattatoio — 2 e 3 ottobre 2026
Durante lo spettacolo la foto giusta è quella che non si fa. The Harvest of Broken Promises è un monologo in cui video e luce costruiscono lo spazio: uno schermo di telefono acceso in platea rompe il buio di cui il lavoro ha bisogno, e disturba chi legge i sottotitoli. Le immagini ufficiali, firmate da Pol Heyvaert, sono sul sito del Romaeuropa Festival e raccontano l'impianto visivo meglio di uno scatto rubato.
La foto da fare è fuori, prima o dopo. Il viale interno del Mattatoio, con la ripetizione degli archi e dei padiglioni in mattoni, dà una prospettiva che sembra disegnata col righello: mettiti al centro e lascia che la sequenza delle aperture costruisca la profondità. Al tramonto del sabato la luce radente sui mattoni è la migliore dell'intera giornata. Un secondo soggetto è il Monte dei Cocci visto dal basso, con i frammenti di anfora che affiorano dal terreno: un'immagine che collega la Roma dei commerci antichi al tema dello spettacolo. Il terzo è piazza Orazio Giustiniani all'uscita, con il pubblico sotto i lampioni: il ritratto di come Roma usa oggi i suoi edifici industriali.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del Mattatoio comincia nel 1888, quando Gioacchino Ersoch avvia la costruzione del nuovo macello comunale nell'area che il piano del 1872 aveva destinato all'industria e alle case operaie. I lavori finiscono nel 1891: da quel momento il complesso è il motore economico del nuovo rione di Testaccio, con il Campo Boario dove si commerciava il bestiame e le osterie che nascono intorno.
Per quasi novant'anni l'impianto lavora senza sosta. Nel 1975 arriva la chiusura, con il trasferimento delle attività in viale Palmiro Togliatti. Seguono anni di abbandono e usi spontanei: il Villaggio Globale, le prime feste, Muccassassina. Poi la riconversione: nel 2000 i primi padiglioni di Architettura di Roma Tre, nel 2002 il MACRO Future, poi Macro Testaccio, il 29 settembre 2007 la Città dell'altra economia, il 18 febbraio 2010 l'inaugurazione della Pelanda, dopo un cantiere aperto nel novembre 2006. Nel 2013 il Dipartimento di Architettura completa il trasferimento in altri padiglioni. Dal 2018 la programmazione culturale passa all'Azienda Speciale Palaexpo, oggi alla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti. In questo percorso il Romaeuropa Festival è diventato uno degli ospiti fissi: il 2 ottobre 2026, con la prima nazionale di The Harvest of Broken Promises, il complesso aggiunge un capitolo coerente con la sua origine, perché si torna a parlare di cibo e di lavoro.
Chi è passato da Pankaj Tiwari, The Harvest of Broken Promises al Mattatoio — 2 e 3 ottobre 2026
I primi a passare dal Mattatoio sono stati i lavoratori: macellai, vaccari, carrettieri, mercanti di bestiame del Campo Boario, e le famiglie operaie degli isolati di Testaccio. È la popolazione che ha dato al quartiere la sua cucina e il suo carattere. Dopo il 1975 sono arrivati gli occupanti del Villaggio Globale e il pubblico delle serate di Muccassassina, poi, dal 2000, gli studenti e i docenti di Architettura di Roma Tre, gli artisti del MACRO Testaccio e della Pelanda, le associazioni della Città dell'altra economia.
Negli ultimi anni sono passati gli artisti del Romaeuropa Festival, che ha fatto del Mattatoio una delle sue case. Nello stesso primo fine settimana di ottobre 2026 condividono il complesso Boris Charmatz, già direttore del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, con il suo assolo Muette, e Pankaj Tiwari con The Harvest of Broken Promises. Nei padiglioni espositivi, in questo autunno, ci sono le opere di Giuseppe Modica e di Saverio Ungheri. E con Tiwari passano, in video e in voce, gli agricoltori dell'India e dell'Europa che ha intervistato: voci lontane che per due sere abitano un padiglione nato per nutrire la capitale.
Come organizzare la serata a Testaccio
Con una durata fra i 60 e i 90 minuti, The Harvest of Broken Promises lascia spazio a un prima e a un dopo nel rione.
Venerdì 2 ottobre, replica delle 21
Arrivo a Piramide verso le 19, cena presto in una trattoria di Testaccio, ingresso al Mattatoio alle 20:40. All'uscita, un bicchiere intorno al Monte dei Cocci e rientro con i mezzi controllando le ultime corse o con un taxi.
Sabato 3 ottobre, replica delle 20
Pomeriggio all'Aventino e al Cimitero acattolico, visita a una delle mostre gratuite dei padiglioni 9a e 9b, ingresso in sala alle 19:40, cena dopo lo spettacolo. È la giornata più completa.
Con i ragazzi
Il festival non indica limiti di età per questo spettacolo. Per ragazzi delle superiori che studiano inglese e geografia economica è un'occasione rara: un'ora di teatro che parla di globalizzazione, sementi e migrazioni senza lezioni frontali. Per i bambini piccoli la forma del monologo con sottotitoli è poco adatta.
Accessibilità
Il Mattatoio è organizzato intorno a un grande viale interno su cui si affacciano i padiglioni. Per le condizioni di accesso alle singole sale e per l'assistenza agli spettatori con disabilità conviene contattare il box office del festival al 06 4555 3050. Il Mattatoio non ammette animali nelle sale e nei teatri.
Biglietti e Passepartout di The Harvest of Broken Promises
Il biglietto per The Harvest of Broken Promises costa 20 euro ed è acquistabile sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival, al box office telefonico e sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione. Lo spettacolo è incluso nel Passepartout 2.
Il box office
Il box office del Romaeuropa risponde allo 06 4555 3050 e su WhatsApp il lunedì dalle 14 alle 18 e dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. L'Opificio Romaeuropa, in via dei Magazzini Generali 20/a, è aperto dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.
Il Passepartout
Chi vuole vedere più titoli del festival nello stesso periodo risparmia con il Passepartout. Nel primo fine settimana di ottobre, abbinare The Harvest of Broken Promises a Muette, allo stesso Mattatoio, è la scelta più naturale.
Roma a inizio ottobre
I primi giorni di ottobre sono fra i migliori dell'anno per vivere Roma la sera: il caldo è passato, le giornate sono ancora lunghe e i festival autunnali sono nel pieno. Nello stesso fine settimana la città ospita molti appuntamenti all'aperto e al chiuso: chi arriva da fuori può facilmente riempire due giorni fra Testaccio, l'Aventino e il centro. Porta una giacca leggera: all'uscita del Mattatoio, vicino al fiume, la sera rinfresca in fretta.
Domande frequenti su The Harvest of Broken Promises
Quando va in scena The Harvest of Broken Promises a Roma?
The Harvest of Broken Promises di Pankaj Tiwari va in scena al Mattatoio di Roma venerdì 2 ottobre 2026 alle 21 e sabato 3 ottobre alle 20, nella sala T2. Sono le uniche due repliche italiane annunciate: dopo Roma la tournée prosegue a Groningen il 20 ottobre e a Bruxelles il 23 e il 24 ottobre.
Quanto costa il biglietto per The Harvest of Broken Promises?
Il biglietto per The Harvest of Broken Promises costa 20 euro, secondo la pagina ufficiale del Romaeuropa Festival 2026. Lo spettacolo è compreso anche nel Passepartout 2. Si compra sul sito del festival, al box office telefonico 06 4555 3050 e sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione.
In che lingua è The Harvest of Broken Promises?
Al Romaeuropa Festival The Harvest of Broken Promises si recita in inglese con sottotitoli in italiano. La compagnia, nelle tappe del Nord Europa, segnala anche passaggi in hindi, awadhi, olandese, tedesco e francese, sempre sopratitolati: non serve conoscere l'inglese per seguire lo spettacolo.
Quanto dura The Harvest of Broken Promises?
La durata di The Harvest of Broken Promises è indicata in 60 minuti dalla compagnia CAMPO e dal Kaaitheater di Bruxelles, mentre la pagina del Romaeuropa Festival riporta 90 minuti. Conviene considerare una serata che si chiude entro un'ora e mezza dall'inizio e tenere un margine se si prenota la cena subito dopo.
Come si arriva al Mattatoio con i mezzi?
Il Mattatoio di Roma, in piazza Orazio Giustiniani 4 a Testaccio, si raggiunge con la metro B fermata Piramide, con il tram 3 fermata Marmorata/Galvani, con il bus 719 fermata Galvani/Zabaglia e con i bus 170 e 781 fermata Largo Marzi. Dalla metro sono una decina di minuti a piedi lungo via Marmorata.
Chi è Pankaj Tiwari?
Pankaj Tiwari è un autore, performer e curatore nato a Balrampur, nell'Uttar Pradesh, in una famiglia di agricoltori. Formato al DAS Theatre di Amsterdam, dirige Studio Current e nel 2020 ha fondato ad Amsterdam lo spazio Current. The Harvest of Broken Promises è prodotto con CAMPO di Gand, di cui è artista in percorso.
The Harvest of Broken Promises è adatto ai ragazzi?
Per The Harvest of Broken Promises il Romaeuropa Festival non indica limiti di età. È un monologo documentario con video e sottotitoli, adatto a ragazzi delle superiori che seguono l'inglese e interessati ai temi dell'ambiente e della globalizzazione. Per i bambini piccoli la forma dello spettacolo è poco indicata.
Il consiglio finale
Andateci. In un festival pieno di nomi celebri, The Harvest of Broken Promises è il tipo di spettacolo che si ricorda anni dopo proprio perché arriva senza clamore: un uomo solo, una storia di famiglia, un paese intero che cambia. E vederlo al Mattatoio, in un edificio nato per nutrire Roma, aggiunge al racconto un senso che nessun teatro all'italiana potrebbe dare. Prendete il sabato, fate il giro dell'Aventino prima e cenate a Testaccio dopo: la serata si chiude da sola.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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