Il fascino di Seoul all’Istituto Culturale Coreano — dal 17 settembre al 4 dicembre 2026
Il fascino di Seoul è aperta dal 17 settembre al 4 dicembre 2026 all'Istituto Culturale Coreano in Italia, via Nomentana 12, 00161 Roma, a pochi passi da Porta Pia, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18; il sabato, la domenica e i giorni festivi l'Istituto è chiuso. L'ingresso è libero e non serve prenotare. L'Istituto indica gli autobus 60, 62, 66, 82 e 90, fermata Porta Pia. La mostra è organizzata con il Museo di Storia di Seoul (Seoul Museum of History) nell'ambito del progetto Touring K-Arts; tutte le informazioni sono sul sito ufficiale dell'Istituto Culturale Coreano.
Dipinti della tarda epoca Joseon, insegne al neon di un quartiere di Seoul ricostruite in sala, tavolini tradizionali reinventati da artisti contemporanei, abiti hanbok in chiave moderna e un'area picnic sulle rive del fiume Han dove assaggiare il ramyeon: Il fascino di Seoul è una mostra che si attraversa più che guardare. Il tema è il pungryu, parola coreana che indica la capacità di assaporare il tempo, l'eleganza e il piacere della vita in armonia con la natura. A nostro giudizio le mostre degli istituti di cultura stranieri sono fra i segreti meglio custoditi della città: gratuite, curate, poco affollate.

Il fascino di Seoul: le informazioni essenziali
La mostra resta aperta fino a venerdì 4 dicembre 2026, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18, a ingresso libero senza prenotazione. Il sabato e la domenica l'Istituto è chiuso.
Date e orari
Il fascino di Seoul ha inaugurato giovedì 17 settembre alle 19. L'orario di apertura della reception dell'Istituto è dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18, e il portale turistico del Comune conferma per la mostra lo stesso orario feriale.
I giorni di chiusura
L'Istituto è chiuso nei giorni festivi italiani, in quelli della città di Roma e in alcune festività coreane. Durante la mostra le chiusure da ricordare sono due: sabato 3 ottobre, Festa nazionale coreana, che cade comunque di sabato, e soprattutto venerdì 9 ottobre, Giorno dell'Hangeul, la festa dell'alfabeto coreano. Chi pensa di andare quel venerdì troverà chiuso.
Ingresso e laboratori
L'ingresso è libero, senza necessità di prenotazione. L'Istituto ha annunciato anche una serie di laboratori legati alla mostra, con dettagli da comunicare: conviene controllare il sito ufficiale e i canali dell'Istituto per date e modalità di partecipazione.
Che cosa si vede nel Fascino di Seoul
La mostra attraversa la storia della capitale coreana dal regno della dinastia Joseon, fra il 1392 e il 1897, fino ai giorni nostri. È articolata in tre sezioni, ognuna con un linguaggio diverso: la pittura antica, la ricostruzione di un quartiere contemporaneo, uno spazio interattivo.
Prima sezione: gli antichi paesaggi di Seoul nei dipinti
La prima sezione presenta opere pittoriche che raffigurano il pungryu dei letterati della tarda epoca Joseon. Fra le opere esposte il portale del Comune segnala Sangchun-yaeondo, che rappresenta un banchetto all'aperto in una giornata di primavera, e Tapdong-yeoncheop, che racconta gli incontri fra gli abitanti di Hanyang, l'antico nome di Seoul. Nei dipinti emergono la ricerca di serenità, lo svago e la bellezza nella vita quotidiana dell'epoca.
Seconda sezione: il pungryu di oggi incontra il newtro
La seconda sezione racconta la cultura contemporanea del pungryu di Seoul, con un'attenzione particolare al quartiere di Euljiro. L'atmosfera del quartiere viene ricreata in sala con scenografie e insegne al neon, insieme a elementi della cultura di Seoul che reinterpretano la tradizione: i soban, tradizionali tavolini coreani, realizzati da artisti contemporanei, e gli hanbok, gli abiti tradizionali, rivisitati in chiave moderna.
Terza sezione: vivere la quotidianità di Seoul
La terza sezione è uno spazio interattivo. In un'area picnic ambientata sulle rive del fiume Han i visitatori possono scattare fotografie e assaggiare il ramyeon del fiume Han, i noodles coreani diventati celebri. È la parte più leggera della mostra, e quella che i ragazzi ricorderanno di più.
L'arte digitale
Nella presentazione ufficiale l'Istituto cita anche l'arte contemporanea e digitale, in particolare le opere degli artisti Jung-hoon Lee e Jong-dae Ryu. Sono il filo che collega la pittura dei letterati Joseon alle forme dell'immagine di oggi.
Come guardare i dipinti Joseon della prima sezione
Per un visitatore italiano la pittura coreana della tarda epoca Joseon è un territorio poco familiare. Qualche indicazione pratica aiuta a entrarci senza sentirsi spaesati.
Cercate le persone, non il paesaggio
Il tema della sezione è il pungryu dei letterati: il piacere della vita vissuto in compagnia. Nei dipinti come Sangchun-yaeondo, il banchetto all'aperto di una giornata di primavera, la chiave sono le figure: chi siede, chi versa, chi guarda. Il paesaggio è la cornice, non il soggetto.
Leggete la città
Tapdong-yeoncheop racconta invece gli incontri fra gli abitanti di Hanyang. È un dipinto che parla di vita urbana, e per chi vive a Roma il confronto è istruttivo: anche qui, nelle vedute antiche, si cercano le piazze e le strade in cui la gente si incontrava.
Datevi tempo
Il portale del Comune sottolinea che nei dipinti emergono la ricerca di serenità, lo svago e la bellezza nella vita quotidiana dell'epoca. Sono qualità che non si colgono in un minuto. Fermatevi davanti a un'opera sola per qualche minuto: è coerente con il tema della mostra, che in fondo è l'arte di prendersi il tempo.
Il pungryu: la parola chiave della mostra
Pungryu è il tema centrale della mostra. L'Istituto lo traduce come la capacità di assaporare il tempo, l'eleganza e il piacere della vita in armonia con la natura, applicata in questo caso alla vita della capitale coreana.
Una parola senza equivalente italiano
In italiano non c'è una parola sola che la renda. Si potrebbe pensare all'otium dei latini, al tempo libero dedicato alle arti e alla conversazione, o a quella che a Roma si chiama la bella vita, ma nessuna delle due coincide. Il pungryu dei dipinti Joseon è fatto di banchetti all'aperto in primavera, incontri fra amici, poesia e paesaggio: una forma di eleganza che passa per la natura.
Dal passato al presente
Il merito della mostra è mostrare che questa idea non è rimasta nei dipinti antichi. Il quartiere di Euljiro con le sue insegne al neon, i tavolini tradizionali reinventati, il picnic sul fiume Han: sono le forme che il pungryu prende nella Seoul contemporanea. La mostra costruisce un ponte di sei secoli fra un banchetto primaverile dipinto e un piatto di noodles mangiato sull'erba.
Touring K-Arts e il Museo di Storia di Seoul
Il fascino di Seoul è organizzata in collaborazione con il Seoul Museum of History, il Museo di Storia di Seoul, e fa parte del progetto Touring K-Arts.
Chi promuove il progetto
Touring K-Arts è promosso dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo della Repubblica di Corea e dalla Korean Foundation for International Cultural Exchange, KOFICE. È un programma che porta all'estero mostre e produzioni della cultura coreana.
Perché conta per il visitatore
La collaborazione con un museo di Seoul garantisce che i materiali storici abbiano una provenienza istituzionale. Per il visitatore romano significa poter vedere, a ingresso libero e a pochi passi da Porta Pia, un pezzo della storia di una città che pochi conoscono oltre i video musicali e le serie televisive.
Una curiosità sul Fascino di Seoul all'Istituto Culturale Coreano — dal 17 settembre al 4 dicembre 2026
La curiosità più bella riguarda il nome della città. Nei dipinti della prima sezione Seoul non si chiama Seoul: si chiama Hanyang, il nome antico della capitale. Uno dei dipinti esposti, Tapdong-yeoncheop, racconta proprio i momenti di incontro fra gli abitanti di Hanyang. Guardando quelle scene si guarda una città che aveva un altro nome, un po' come chi a Roma cerca nelle vedute antiche le tracce di un tessuto urbano che non c'è più.
La seconda curiosità riguarda il calendario. L'Istituto Culturale Coreano chiude in alcuni giorni festivi coreani, e uno di questi cade durante la mostra: il 9 ottobre, Giorno dell'Hangeul. È la festa dell'alfabeto coreano, e l'Istituto la osserva come giorno di chiusura. Un paese che dedica una festa al proprio alfabeto dice molto del valore che attribuisce alla propria cultura, e aiuta a capire perché istituti come questo esistano.
La terza curiosità è gastronomica. La terza sezione permette di assaggiare quello che il portale del Comune chiama l'ormai celebre ramyeon del fiume Han, in un'area picnic ambientata sulle sue rive. Portare un picnic sul fiume in una palazzina Liberty di via Nomentana è il tipo di accostamento che una mostra di cultura popolare deve saper fare. A nostro giudizio è la parte più riuscita, perché trasforma una mostra in un'esperienza che si ricorda.
L'Istituto Culturale Coreano in Italia
L'Istituto Culturale Coreano ha aperto a Roma nell'ottobre 2016, in via Nomentana, a pochi passi da Porta Pia. Era il primo istituto culturale coreano in Italia, l'undicesimo in Europa e il trentunesimo nel mondo.
La palazzina Liberty
La sede è una palazzina in stile Liberty di 2.200 metri quadrati, ristrutturata dallo studio di architettura Agazzi. L'Istituto è composto da due edifici, uno centrale e una dependance, e da un giardino destinato anche alle esposizioni di opere d'arte.
L'apertura del 2016
All'apertura il giardino ospitò le sculture di Park Eun-Sun, artista coreano residente in Italia, rimaste fino alla fine di marzo 2017. Il primo direttore, Soo Myoung Lee, presentò l'Istituto come un luogo per far conoscere la cultura coreana al pubblico italiano e insieme per creare armonia con la cultura italiana. All'inaugurazione parteciparono la sottosegretaria ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni e l'ambasciatore della Repubblica di Corea Yong-joon Lee.
Che cosa si fa all'Istituto
Oltre alle mostre, l'Istituto ha una biblioteca, aperta dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 16, e organizza corsi e attività sulla cultura coreana. Fin dal 2016 il programma ha spaziato dalla cucina alla musica, dal taekwondo alla carta tradizionale hanji.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Fascino di Seoul all'Istituto Culturale Coreano — dal 17 settembre al 4 dicembre 2026
La mostra è aperta solo nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì. È un dettaglio che il pubblico abituato ai musei tende a trascurare: gli istituti di cultura stranieri seguono l'orario di un ufficio, non quello di un museo. Chi lavora e pensa di andarci il sabato troverà il cancello chiuso. La finestra utile è quella della pausa pranzo o del tardo pomeriggio, entro le 18.
La seconda cosa riguarda le festività. Oltre ai festivi italiani, l'Istituto chiude in alcune giornate coreane: durante la mostra il 3 ottobre, che è un sabato, e il 9 ottobre, un venerdì. Il 1° novembre, Ognissanti, cade di domenica. Nel periodo della mostra, quindi, l'unico giorno feriale di chiusura straordinaria è il 9 ottobre: segnatelo.
La terza cosa è la più utile. Gli istituti di cultura sono luoghi poco frequentati dal grande pubblico, e chi entra viene spesso accolto con una disponibilità che i musei affollati non possono permettersi. Fate domande: sul pungryu, sui dipinti, sul quartiere di Euljiro. A nostro giudizio è una delle mostre gratuite migliori dell'autunno romano proprio perché la si vede con calma, quasi da soli.
Il consiglio che ti do per visitare il Fascino di Seoul all'Istituto Culturale Coreano — dal 17 settembre al 4 dicembre 2026
Andateci nel primo pomeriggio di un giorno feriale, verso le 14, e seguite l'ordine della mostra: prima i dipinti, poi Euljiro, poi il picnic. Il percorso ha una logica narrativa, dal passato al presente, e rovesciarlo significa perdere il filo. Davanti ai dipinti della prima sezione fermatevi sulle figure: che cosa fanno, dove sono, con chi. Il pungryu si capisce osservando i gesti dei letterati, non i paesaggi.
Nella seconda sezione guardate i soban, i tavolini tradizionali. Sono oggetti d'uso reinventati da artisti contemporanei, e raccontano il rapporto fra tradizione e design meglio di qualsiasi pannello. Poi fermatevi nell'area picnic della terza sezione: è pensata per essere usata, non solo guardata.
Combinate la visita con una passeggiata a Porta Pia e lungo via Nomentana. La porta di Michelangelo è a pochi passi, e la via verso nord porta a Villa Torlonia e al complesso di Sant'Agnese. Un pomeriggio fra Corea e Roma, senza prendere un mezzo.
Come arrivare all'Istituto Culturale Coreano
L'Istituto Culturale Coreano si trova in via Nomentana 12, 00161 Roma, nel primo tratto della via appena fuori Porta Pia. L'Istituto indica gli autobus 60, 62, 66, 82 e 90, fermata Porta Pia.
In autobus
La fermata Porta Pia è servita da diverse linee che collegano il centro con i quartieri a nord-est. Per orari e percorsi aggiornati usate il calcolatore di percorso dell'ATAC.
A piedi dal centro
Porta Pia chiude la lunga strada rettilinea che parte dal Quirinale, l'antica strada Pia, oggi via XX Settembre. Chi è in zona Quirinale o piazza della Repubblica può arrivare a piedi percorrendola fino alla porta, e l'Istituto è subito oltre.
In auto
Via Nomentana è una strada molto trafficata, con parcheggio difficile nelle ore di ufficio. Il consiglio è il trasporto pubblico.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che Porta Pia è il luogo della presa di Roma: il 20 settembre 1870 il tratto di mura accanto alla porta fu teatro del combattimento fra le truppe del Regno d'Italia e quelle dello Stato Pontificio, e la breccia segnò la fine dello Stato della Chiesa. Meno spesso si ricorda che la porta è una delle ultime opere di Michelangelo.
La volle papa Pio IV, da cui il nome, per sostituire la vicina Porta Nomentana, che fu poi murata. Secondo Vasari, Michelangelo presentò al papa tre progetti, tutti stravaganti e bellissimi, e il pontefice scelse il più economico. I lavori cominciarono nel 1561; Michelangelo morì nel 1564 e l'opera fu completata nel 1565 da Giacomo Del Duca, suo assistente. La porta chiude scenograficamente il lungo rettifilo che parte dal Quirinale.
C'è poi una leggenda che vale la visita. Le decorazioni interne della porta ricordano una bacinella circondata da un asciugamano, e la tradizione vuole che fosse uno scherzo dell'artista sull'origine del papa, nato Giovanni Angelo Medici ma dai Medici di Marignano, una famiglia di barbieri. Sotto una finestra c'è anche un mascherone ghignante in cui i romani hanno voluto riconoscere Michelangelo stesso. Uscendo dalla mostra, guardate la facciata interna della porta: sono dettagli che quasi nessuno nota.
La foto giusta da fare al Fascino di Seoul all'Istituto Culturale Coreano — dal 17 settembre al 4 dicembre 2026
La foto giusta, qui, la suggerisce la mostra stessa: la terza sezione è pensata per scattare fotografie nell'area picnic ambientata sulle rive del fiume Han. È l'unico caso, fra le mostre di quest'autunno, in cui fotografarsi dentro l'allestimento è parte dell'esperienza. Sedetevi, prendete il vostro ramyeon, e scattate.
La seconda foto è nella seconda sezione: le insegne al neon del quartiere di Euljiro ricostruite in sala. Il neon rende bene anche con il telefono, e un ritratto davanti alle insegne ha l'aria di una strada di Seoul. Chiedete comunque al personale se in quella sala le foto sono consentite.
La terza si fa fuori, a pochi passi: Porta Pia vista da via XX Settembre, cioè dal lato della città, con la facciata di Michelangelo in fondo al rettifilo. È l'inquadratura per cui la porta fu pensata, e dopo una mostra sulla storia di una capitale lontana vale la pena fotografare un pezzo della storia della propria.
Porta Pia da vicino: che cosa guardare uscendo dalla mostra
Porta Pia è a pochi passi dall'Istituto, e dopo la mostra vale una sosta di un quarto d'ora. Ecco che cosa osservare, con le informazioni della voce dedicata alla porta.
La facciata verso la città
La facciata di Michelangelo è quella rivolta verso l'interno, verso via XX Settembre. Il progetto la pensava come prospetto scenografico alla fine del lungo rettifilo della strada Pia, che partiva dal Quirinale. La costruzione fu finanziata dal banchiere fiorentino Pierantonio Bandini, su richiesta della Camera apostolica.
L'iscrizione e la seconda arcata
Una seconda arcata fu aperta intorno al 1575 per il traffico, cresciuto dopo la chiusura di Porta Nomentana. L'iscrizione sul fornice centrale ricorda che Pio IV costruì la porta dopo aver eliminato la Nomentana e tracciò la via Pia.
La facciata esterna del Vespignani
Dal lato di via Nomentana, cioè dal lato dell'Istituto, si vede la facciata neoclassica voluta da Pio IX e realizzata da Virginio Vespignani fra il 1853 e il 1869, dopo che un fulmine aveva colpito la porta nel 1851. Nelle nicchie ci sono le statue di Sant'Agnese e di Sant'Alessandro. Pochi mesi dopo la fine dei lavori, il 20 settembre 1870, a pochi metri si aprì la breccia.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
1561-1565: Michelangelo progetta e comincia Porta Pia per papa Pio IV; dopo la sua morte, nel 1564, la completa Giacomo Del Duca. La porta sostituisce la vicina Porta Nomentana, che viene murata.
Intorno al 1575: viene aperta una seconda arcata per agevolare il traffico, aumentato con la chiusura di Porta Nomentana.
Fine del Cinquecento: un fulmine danneggia l'attico della porta, che resta in stato di semirovina per circa duecentocinquant'anni.
1851-1869: un secondo fulmine spinge Pio IX a restaurare la porta; i lavori, affidati a Virginio Vespignani, durano dal 1853 al 1869 e aggiungono la facciata esterna con le statue di Sant'Agnese e Sant'Alessandro.
20 settembre 1870: la breccia nelle mura accanto a Porta Pia segna la presa di Roma e la fine dello Stato Pontificio.
Ottobre 2016: in via Nomentana, a pochi passi dalla porta, apre il primo Istituto Culturale Coreano in Italia, in una palazzina Liberty ristrutturata dallo studio Agazzi.
17 settembre 2026: l'Istituto inaugura Il fascino di Seoul, con il Museo di Storia di Seoul.
Intorno all'Istituto: Porta Pia e via Nomentana
L'Istituto si trova in una zona ricca di storia, fra le mura di Roma e il quartiere Nomentano.
Porta Pia e le Mura Aureliane
Porta Pia è a pochi passi, inserita nelle Mura Aureliane. Vale una sosta per la facciata interna di Michelangelo e per quella esterna del Vespignani.
Villa Torlonia
Proseguendo lungo via Nomentana verso nord si arriva a Villa Torlonia, con il parco e i musei. È la passeggiata naturale dopo la mostra.
Sant'Agnese e Santa Costanza
Più avanti sulla stessa via si trovano la basilica di Sant'Agnese fuori le mura e il Mausoleo di Santa Costanza, due dei luoghi più antichi e meno affollati della Roma cristiana.
Verso il centro
Nella direzione opposta, via XX Settembre porta verso piazza della Repubblica e le Terme di Diocleziano.
Chi è passato dal Fascino di Seoul all'Istituto Culturale Coreano — dal 17 settembre al 4 dicembre 2026
Dall'Istituto Culturale Coreano sono passati, fin dall'apertura del 2016, artisti, diplomatici e rappresentanti delle istituzioni dei due paesi. All'inaugurazione c'erano la sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni, l'ambasciatore Yong-joon Lee, il primo direttore Soo Myoung Lee e il presidente del Korean Culture and Information Service Gapsu Kim. Nel giardino si sono viste le sculture di Park Eun-Sun, fra gli artisti coreani più noti residenti in Italia.
Nella prima Korean Week, nel novembre 2016, l'Istituto ha portato a Roma artisti, musicisti, chef e atleti coreani, molti per la prima volta in Italia, con giornate dedicate alla cucina, alla bellezza, al jazz, al taekwondo e alla carta hanji.
Con Il fascino di Seoul passano da via Nomentana i letterati dipinti della tarda epoca Joseon, gli abitanti di Hanyang, le insegne di Euljiro, le opere digitali di Jung-hoon Lee e Jong-dae Ryu. E, a pochi passi, la porta davanti alla quale sono passati Michelangelo, Giacomo Del Duca, Pio IX e i soldati del 20 settembre 1870.
È un incrocio curioso: sei secoli di storia coreana e cinque di storia romana nello spazio di una passeggiata. A nostro giudizio vale la pena attraversarli entrambi nello stesso pomeriggio.
Il fascino di Seoul con i bambini
Il fascino di Seoul è una delle mostre più adatte alle famiglie dell'autunno romano: gratuita, breve, con una parte interattiva.
Che cosa piace ai ragazzi
Le insegne al neon, gli abiti hanbok, l'area picnic con il ramyeon. Per molti ragazzi appassionati di cultura coreana contemporanea è un'occasione per scoprire che dietro la musica e le serie c'è una storia di sei secoli.
Un limite pratico
L'orario feriale fino alle 18 rende difficile la visita con i bambini in età scolare, se non nel tardo pomeriggio. Programmate per tempo.
Accessibilità e informazioni pratiche
Per informazioni sull'accessibilità della palazzina e degli spazi espositivi conviene scrivere all'Istituto, all'indirizzo info@culturacorea.it, prima della visita. L'ingresso è libero e non serve prenotare; per i gruppi è comunque consigliabile avvisare.
La biblioteca
La biblioteca dell'Istituto è aperta dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 16. Chi esce dalla mostra con la voglia di approfondire trova lì libri sulla Corea.
Dove mangiare vicino all'Istituto
Intorno a Porta Pia e lungo via Nomentana ci sono bar, tavole calde e ristoranti di quartiere frequentati da chi lavora negli uffici della zona. Nei giorni feriali si riempiono fra le 13 e le 14: meglio pranzare prima o dopo. Il ramyeon della terza sezione è un assaggio, non un pasto. Per una cena, la zona fra via XX Settembre e piazza della Repubblica offre una scelta più ampia.
Come organizzare il pomeriggio fra Seoul e Porta Pia
Una proposta concreta per un giorno feriale, con partenza dal centro.
Primo pomeriggio
Dal Quirinale o da piazza della Repubblica, a piedi lungo via XX Settembre fino a Porta Pia, guardando la facciata di Michelangelo in fondo al rettifilo. Arrivo all'Istituto verso le 14.30 e un'ora per la mostra.
Tardo pomeriggio
Uscita su via Nomentana, sosta davanti alla facciata esterna della porta, poi passeggiata verso nord fino a Villa Torlonia. Chi ha ancora energie prosegue fino a Sant'Agnese e Santa Costanza. Per un itinerario privato che unisca la Roma di Michelangelo e quella del Novecento, Tour Leader Pro organizza visite su misura.
Perché vale la pena vedere Il fascino di Seoul
Vale la pena per tre ragioni. La prima è il costo: nessuno, con ingresso libero. La seconda è la qualità dei materiali storici, garantita dalla collaborazione con il Museo di Storia di Seoul. La terza è l'impianto: una mostra che porta dal banchetto dipinto al picnic sul fiume costruisce un racconto che si capisce anche senza sapere nulla di Corea.
Il limite è l'orario, solo feriale. E chi cerca una grande mostra d'arte coreana resterà deluso: è una mostra di cultura, più che di capolavori. Presa per quello che è, funziona.
C'è poi un argomento che pesa per chi abita a Roma. Gli istituti di cultura stranieri sono una rete preziosa e poco conosciuta: offrono mostre, corsi, biblioteche, incontri, spesso gratuiti. Il fascino di Seoul è un buon pretesto per varcare per la prima volta la soglia di uno di questi luoghi, e scoprire che la città ha molte più porte aperte di quanto sembri. Da quella di via Nomentana, dopo, si torna volentieri, magari per un corso di lingua o per un pomeriggio in biblioteca.
Domande frequenti sul Fascino di Seoul
Fino a quando è aperta la mostra Il fascino di Seoul a Roma?
Il fascino di Seoul resta aperta all'Istituto Culturale Coreano di via Nomentana 12 fino a venerdì 4 dicembre 2026, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18. Il sabato, la domenica e i giorni festivi l'Istituto è chiuso, come il 9 ottobre, Giorno dell'Hangeul.
Quanto costa la mostra Il fascino di Seoul?
Il fascino di Seoul all'Istituto Culturale Coreano è a ingresso libero, senza necessità di prenotazione. L'Istituto ha annunciato anche laboratori legati alla mostra, con dettagli da pubblicare sul sito ufficiale.
Che cosa si vede nella mostra sull'arte di Seoul?
Il fascino di Seoul si articola in tre sezioni: dipinti della tarda epoca Joseon sul pungryu, la ricostruzione del quartiere di Euljiro con insegne al neon, tavolini soban e hanbok contemporanei, e un'area picnic sul fiume Han dove assaggiare il ramyeon.
Che cosa significa pungryu?
Il pungryu, tema della mostra Il fascino di Seoul, è la capacità di assaporare il tempo, l'eleganza e il piacere della vita in armonia con la natura. Nei dipinti Joseon si vede nei banchetti all'aperto e negli incontri fra amici; nella Seoul di oggi nei picnic sul fiume Han.
Come si arriva all'Istituto Culturale Coreano di Roma?
L'Istituto Culturale Coreano si trova in via Nomentana 12, a pochi passi da Porta Pia. L'Istituto indica gli autobus 60, 62, 66, 82 e 90, fermata Porta Pia. Dal Quirinale si arriva a piedi percorrendo via XX Settembre fino alla porta.
Chi organizza Il fascino di Seoul?
Il fascino di Seoul è organizzata dall'Istituto Culturale Coreano in Italia con il Museo di Storia di Seoul, nell'ambito del progetto Touring K-Arts promosso dal Ministero della Cultura, dello Sport e del Turismo della Repubblica di Corea e dalla KOFICE.
Il consiglio finale sul Fascino di Seoul
Il consiglio è di scegliere un pomeriggio feriale, evitando il 9 ottobre, e di dare alla mostra un'ora: i dipinti Joseon con calma, le insegne di Euljiro, il ramyeon sul finto prato del fiume Han. Poi conviene uscire, fare cento passi e guardare Porta Pia dal lato di via XX Settembre. Sono due capitali, due storie, un solo pomeriggio. E per una volta a Roma la cosa più interessante della giornata non costa nulla.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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