Marmora Romana — Antiquarium di Villa Albani Torlonia — dal 18 settembre 2026
Marmora Romana è la mostra con cui la Fondazione Torlonia ha raddoppiato l'Antiquarium di Villa Albani Torlonia: è aperta al pubblico dal 18 settembre 2026, dal martedì alla domenica dalle 9 alle 13, con ingresso gratuito da Via Salaria 96, nel quartiere Salario (00198 Roma). La curatela è di Carlo Gasparri; le opere sono venti sculture e arredi in marmi colorati della Collezione Torlonia, quindici dei quali appena restaurati, che portano a 44 i pezzi esposti nelle antiche scuderie della villa. Ci si arriva in autobus lungo la Salaria con le linee 63, 92 e 360, che servono la zona di Villa Albani. Non ci sono biglietti da comprare: tutte le informazioni ufficiali, le chiusure straordinarie e gli aggiornamenti sono pubblicati sul sito della Fondazione Torlonia.
La Collezione Torlonia è stata per decenni un nome da manuale più che un luogo da visitare. Dal 2024 una parte di quei marmi si vede davvero, al mattino, senza pagare, in un edificio di servizio settecentesco affacciato su una delle strade più trafficate della città. Con Marmora Romana quella finestra si allarga e cambia colore: dal bianco dei ritratti si passa al porfido, alla breccia verde, all'alabastro, alla basanite nera. È la mostra più piccola e più densa dell'autunno romano, e va presa sul serio proprio per questo.
Che cos'è Marmora Romana all'Antiquarium di Villa Albani Torlonia
Marmora Romana è la prima mostra allestita nel nuovo ambiente restaurato delle scuderie di Villa Albani Torlonia, inaugurato il 18 settembre 2026 con un'anteprima per la stampa il giorno precedente. Il progetto nasce dentro la Fondazione Torlonia, che da anni studia, pulisce e documenta i circa seicentoventi marmi della raccolta di famiglia nei Laboratori Torlonia di Trastevere, e che ha scelto di mostrare al pubblico romano, a turno, i risultati di quel lavoro.
Venti opere nuove, quindici restauri
Il nuovo spazio accoglie venti opere della Collezione Torlonia mai viste nell'Antiquarium: busti, capitelli, elementi architettonici, piedi di tavolo, vasche e sculture. Quindici di questi pezzi sono stati restaurati di recente nei Laboratori Torlonia con il sostegno della Fondazione Bvlgari (Bulgari sostiene il restauro della collezione dal 2016); le attività di ricerca sono sostenute anche dallo studio Chiomenti. Il numero complessivo delle opere esposte nell'Antiquarium sale così a 44, colonne originali del vecchio Museo Torlonia comprese.
Un titolo preso in prestito da un libro
Il titolo non è un'invenzione pubblicitaria. Marmora Romana è il volume che l'indologo Raniero Gnoli pubblicò nel 1971 e che da allora è il testo di riferimento per chi studia le pietre ornamentali usate dai Romani. La mostra è dedicata alla sua memoria: Gnoli è scomparso nel maggio 2025. Il legame è sostanziale, perché il libro e la mostra raccontano la stessa storia, cioè come le pietre colorate arrivate da ogni angolo dell'Impero siano passate di mano in mano, da un edificio antico a una chiesa, da una chiesa a un palazzo, da un palazzo a una collezione.
Un percorso che raddoppia
L'Antiquarium era nato nel marzo 2024 per i dieci anni della Fondazione, con una prima selezione di marmi curata dallo stesso Gasparri. Con Marmora Romana lo spazio espositivo raddoppia. Il presidente della Fondazione, Alessandro Poma Murialdo, ha spiegato all'inaugurazione che il nuovo ambiente vuole offrire ai romani uno sguardo stabile sul lavoro che si svolge dietro le quinte, con restauri che potranno essere raggruppati di volta in volta in piccole mostre a tema. È una dichiarazione di metodo, ed è questa la notizia vera: la Collezione Torlonia comincia ad avere una vetrina fissa in città.
Le opere di Marmora Romana da guardare una per una
Le opere di Marmora Romana sono poche e vanno guardate lentamente: in una sala sola convivono una vasca monumentale in breccia verde egiziana, un ritratto in basanite che per secoli ha cambiato identità, busti con teste antiche e vesti moderne in alabastro, un tavolo in porfido rosso. Ecco i pezzi che, nelle schede diffuse dalla Fondazione e nei resoconti della stampa, emergono come i più significativi.
La Tazza Medici, oggi Tazza Torlonia
Il pezzo più grande della sala è una vasca monumentale, un vero cratere, scolpita in breccia verde egiziana, una pietra rarissima estratta dalle cave dello Wadi Hammamat, nel deserto orientale dell'Egitto, e considerata fra i materiali più preziosi del mondo antico. La vasca è di età romana e poggia su un piede moderno, del Cinquecento. Nel XVI secolo era esposta a Villa Medici, da cui il nome di Tazza Medici; entrò poi nella collezione del cardinale Alessandro Albani e con la villa passò ai Torlonia. È stata esposta anche al Louvre, durante la tappa parigina della mostra itinerante della Collezione Torlonia: lì fu collocata accanto a una statua di prigioniero seduto scolpita nella stessa pietra, anch'essa appartenuta ad Albani e portata a Parigi in età napoleonica. Le due opere provenivano dallo stesso gruppo di sculture che il cardinale aveva acquistato dai Medici.
Il cosiddetto Alessandro
È il pezzo con la storia più romanzesca. Si tratta di una testa più grande del naturale, scolpita in basanite, una pietra nera egiziana la cui estrazione, nell'antichità, richiedeva un'autorizzazione imperiale: segno di una committenza di altissimo livello. La testa era probabilmente parte di una statua destinata a un santuario isiaco di Roma, forse l'Iseo del Campo Marzio. Nel Seicento, nella collezione di Vincenzo Giustiniani, fu completata con elmo e corazza e le furono aggiunti i favoriti sotto le orecchie: nell'inventario Giustiniani del 1638 compare come Alessandro Magno, nell'Ottocento fu identificata con Achille. Lo studio condotto quando il pezzo è stato separato dal busto moderno ha chiarito che la testa è femminile, con un'acconciatura di tipo egiziano: l'ipotesi del curatore è che raffiguri Iside, o una regina tolemaica assimilata alla dea.
La Tazza Cesi
Fra i capolavori dell'Antiquarium segnalati alla presentazione c'è la Tazza Cesi, in marmo bianco, che secondo Gasparri si è conservata integra e probabilmente non è mai rimasta sepolta. È il grande cratere di età imperiale scolpito con scene di simposio bacchico, appartenuto nel Cinquecento alla collezione Cesi, poi al cardinale Albani e infine ai Torlonia; si ritiene che ornasse gli horti di Agrippina maggiore, fra il Gianicolo e la piana vaticana. Dal deposito di Trastevere è tornato a Villa Albani ed è collocato nell'altra scuderia dell'Antiquarium, nel percorso permanente.
La testa detta Carino
Una delle immagini ufficiali della mostra mostra una testa ritratto maschile su busto moderno, detta Carino. La scheda della Fondazione ne descrive i materiali con precisione: marmo greco per la testa e la parte alta del collo, alabastro per il resto del collo e per la tunica, alabastro in varie porzioni, su base di peperino, per il mantello. È l'esempio più chiaro del gusto che la mostra vuole spiegare: una testa antica bianca, esaltata da una veste moderna in pietra colorata.
Il busto di Iside in diorite
Il busto di Iside, in diorite egiziana, è uno dei pezzi più scuri della sala. Insieme alla testa in basanite racconta l'altra faccia del rapporto fra Roma e l'Egitto: dalle province del Nilo arrivavano pietre, e con le pietre arrivavano culti e un intero repertorio di immagini.
Il tavolo tondo con Tritone
Fra gli arredi c'è un tavolo tondo con un Tritone che sorregge una tazza: porfido rosso egiziano per il piano e la tazza, granito grigio per il plinto, bronzo per il Tritone. È un oggetto che dice molto del collezionismo romano dei secoli moderni, quando le pietre antiche venivano ricomposte in mobili di lusso.
Due busti e le loro teste
Nelle vedute dell'allestimento si riconoscono un busto maschile con una testa moderna del giovane Marco Aurelio montata su un busto loricato, e un busto femminile con una testa ritratto antica. Gasparri ha segnalato anche un busto femminile in alabastro con una testa che ha definito modernissima. È il cuore del discorso della mostra: il busto come assemblaggio, in cui pietre diverse ed epoche diverse vengono fatte convivere per ottenere un effetto di ricchezza.
I marmi colorati di Roma: una breve grammatica per chi visita Marmora Romana
Marmora Romana racconta un fenomeno preciso: all'inizio del I secolo avanti Cristo la Roma repubblicana, fino ad allora austera, comincia a riempire le case dei ricchi di pavimenti, colonne e arredi in pietre colorate provenienti dalle province conquistate, a imitazione delle corti ellenistiche. Estrazione, lavorazione e trasporto dei marmi diventano una delle voci importanti dell'economia imperiale. Per godersi la mostra servono poche nozioni.
Porfido rosso
Il porfido rosso egiziano è la pietra imperiale per eccellenza, durissima e di un rosso violaceo punteggiato di bianco. In mostra lo si vede nel tavolo con il Tritone. A Roma è ovunque, se si sa guardare: nei dischi dei pavimenti cosmateschi, nelle vasche, nei sarcofagi.
Breccia verde egiziana
La breccia è una roccia formata da frammenti di pietre diverse cementati insieme. Quella verde dello Wadi Hammamat è fatta di ciottoli di colori e dimensioni variabili immersi in una matrice verde scuro. La Tazza Medici è il modo migliore per capire che cosa significhi davvero la parola: avvicinatevi e contate i colori.
Basanite e diorite
Sono le pietre scure che arrivano dall'Egitto, legate nell'immaginario romano al mondo dei faraoni e dei culti isiaci. La basanite del cosiddetto Alessandro e la diorite del busto di Iside mostrano quanto quel mondo fosse presente nella Roma imperiale.
Alabastro
L'alabastro, spesso detto orientale, è la pietra traslucida, a fasce color miele e crema, che i restauratori dei secoli moderni amavano per vestire i ritratti antichi. Nella testa detta Carino l'alabastro forma collo, tunica e mantello.
Il reimpiego
Nei secoli successivi alla caduta dell'Impero i monumenti romani abbandonati diventano cave. Colonne e lastre finiscono in chiese, palazzi e ville. Gasparri, presentando la mostra, ha ricordato che nella sola Villa Albani le colonne antiche riutilizzate sono circa 280. È un numero che basta a spiegare perché la mostra si trovi proprio qui.
Una curiosità su Marmora Romana — Antiquarium di Villa Albani Torlonia — dal 18 settembre 2026
La testa più famosa di Marmora Romana ha cambiato sesso, nome e mestiere almeno tre volte, e la sua storia è scritta negli inventari. Nel 1638, nell'elenco della collezione di Vincenzo Giustiniani, quella grande testa di pietra nera con elmo e corazza era registrata come Alessandro Magno. Nell'Ottocento gli studiosi la identificarono con Achille. Oggi, dopo che il restauro ha permesso di separarla dal busto moderno, sappiamo che è una testa femminile, con la tipica acconciatura egiziana, probabilmente una Iside o una sua sacerdotessa, o ancora una regina della dinastia tolemaica rappresentata come la dea.
Il dettaglio più istruttivo è minuscolo: i favoriti sotto le orecchie. Non sono antichi. Sono stati aggiunti nel Seicento, quando il pezzo fu trasformato in un condottiero, e bastavano a rendere maschile un volto che non lo era. È una lezione di metodo che vale per tutta la Collezione Torlonia: quasi nessuna scultura è arrivata a noi nello stato in cui fu scolpita. Ogni pezzo porta sopra di sé gli strati dei restauri, delle integrazioni e delle interpretazioni dei secoli successivi.
La seconda curiosità riguarda la pietra. La basanite egiziana non si poteva cavare liberamente: per estrarla serviva un'autorizzazione imperiale. Una testa colossale in quel materiale presuppone quindi un committente di rango altissimo e, verosimilmente, una destinazione pubblica e sacra, come un santuario isiaco. Una delle ipotesi riportate è l'Iseo del Campo Marzio, il grande tempio di Iside e Serapide che sorgeva nella zona fra il Pantheon e la chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Da lì, secondo questa lettura, la testa avrebbe fatto un viaggio lungo molti secoli prima di arrivare in una scuderia della Salaria.
Raniero Gnoli, l'indologo che leggeva le pietre di Marmora Romana
Raniero Gnoli, nato a Roma il 20 gennaio 1930 e scomparso il 5 maggio 2025, è stato uno dei maggiori indologi del Novecento e l'autore del libro da cui la mostra prende il nome. La sua figura è doppia, e proprio per questo affascinante: un sanscritista di statura internazionale che ha scritto il testo fondamentale sui marmi dell'antica Roma.
La formazione e la carriera di orientalista
Gnoli si interessò precocemente di letteratura greca e da giovanissimo cominciò lo studio delle lingue orientali, copto e sanscrito. Alla Sapienza incontrò Giuseppe Tucci, di cui divenne il discepolo prediletto. Seguendo le indicazioni del maestro si dedicò ai testi dello shivaismo del Kashmir, con numerosi viaggi in India, dove arrivò per la prima volta a venticinque anni. Del 1956 è il suo studio sull'esperienza estetica secondo Abhinavagupta, rimasto un classico. Dagli anni Sessanta si volse al buddismo, con l'edizione critica di una sezione del Pramanavarttika di Dharmakirti nel 1960 e più tardi con gli studi sul ciclo tantrico del Kalacakra. Per oltre trent'anni insegnò Indologia alla Sapienza. Al grande pubblico sono noti i due volumi dei Meridiani Mondadori dedicati alla rivelazione del Buddha, del 2001 e del 2004, e la sua traduzione della Bhagavadgita del 1976. Era fratello maggiore dell'iranista Gherardo Gnoli, che guidò a lungo l'IsMEO.
Il libro del 1971
Marmora Romana uscì nel 1971 per le Edizioni dell'Elefante di Enzo Crea, dopo diversi rifiuti da parte di editori spaventati dalla rarità dell'argomento e dal costo delle illustrazioni. Il primo a recensirlo fu Mario Praz. Il volume fu ristampato nel 1988 e riproposto nel 2018 dalla Nave di Teseo, con un apparato di tavole a colori digitalizzato in alta definizione. Il libro censisce le pietre ornamentali usate dai Romani, ne ricostruisce le cave di provenienza, le caratteristiche, gli usi e la fortuna nei secoli, fino alla dispersione medievale e moderna e alla nascita delle collezioni. Prima di Gnoli il riferimento era il trattato Delle pietre antiche dell'avvocato romano Faustino Corsi, dell'Ottocento: un libro che Gnoli aveva ricevuto in dono da ragazzo.
I viaggi alle cave
La passione era cominciata da bambino, raccogliendo frammenti colorati sul Palatino e al Foro Romano. Da adulto Gnoli viaggiò a lungo, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, in Italia, nel Vicino Oriente e nel Nord Africa, e poi in Egitto, Grecia, Turchia e India, alla ricerca delle cave antiche, spesso in luoghi remoti. Lo studioso Dario Del Bufalo, che lo accompagnò, ha raccontato le spedizioni nel deserto orientale egiziano, a Umm Shegilat, da cui proviene il granito bianco e nero della colonna della Flagellazione conservata nella basilica di Santa Prassede. Chi entra nell'Antiquarium sapendo tutto questo guarda la Tazza Medici con occhi diversi.
Carlo Gasparri, il curatore di Marmora Romana
Carlo Gasparri, curatore di Marmora Romana, è professore emerito dell'Università Federico II di Napoli e accademico dei Lincei, ed è lo studioso che da decenni lavora sulla Collezione Torlonia e su Villa Albani. Poma Murialdo lo ha descritto come uno dei pochi studiosi che avevano un buon rapporto con suo nonno, il principe Alessandro Torlonia, notoriamente geloso della raccolta.
I Marmi Torlonia ai Capitolini
Il nome di Gasparri è legato alla mostra che ha riportato alla luce la collezione: I Marmi Torlonia. Collezionare capolavori, curata con Salvatore Settis e aperta il 14 ottobre 2020 nella nuova sede espositiva dei Musei Capitolini a Villa Caffarelli, con oltre novanta opere scelte fra i 620 marmi catalogati e un allestimento di David Chipperfield Architects Milano. La mostra, prorogata fino al 27 febbraio 2022, fu il frutto di un'intesa fra l'allora Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e la Fondazione Torlonia, con il catalogo edito da Electa. Gasparri ha firmato anche il saggio sul Museo Torlonia come ultima collezione romana di scultura antica nel volume che accompagnava l'esposizione.
La prima selezione dell'Antiquarium
Nel 2024, per i dieci anni della Fondazione, Gasparri scelse il primo gruppo di marmi restaurati da esporre nell'Antiquarium. Fra questi uno spettacolare gruppo con Eros su un carro trainato da cinghiali, un pastiche composto in età moderna, che un tempo era nella villa e poi passò al Museo Torlonia. Con quella selezione e con Marmora Romana il curatore ha scelto una linea chiara: mostrare le sculture insieme alla storia dei loro restauri, senza nascondere le integrazioni moderne.
La Collezione Torlonia, una collezione di collezioni
La Collezione Torlonia comprende 620 sculture antiche greche e romane ed è considerata la più importante raccolta privata di scultura antica al mondo. Circa 180 pezzi sono busti, il che ne fa uno dei maggiori nuclei di ritrattistica romana esistenti. Salvatore Settis l'ha definita una collezione di collezioni, perché è nata assorbendo raccolte più antiche.
Cavaceppi, Giustiniani, Albani
I Torlonia arrivarono a Roma dall'Alvernia a metà del Settecento come commercianti di tessuti vicino a piazza di Spagna, passarono al prestito di denaro e divennero i banchieri del papa. Giovanni Torlonia ottenne il titolo di principe di Civitella Cesi nel 1803. Nel 1800 acquistò il contenuto dello studio dello scultore e restauratore Bartolomeo Cavaceppi. Nel 1816 i Giustiniani diedero in garanzia per un prestito di 33.600 scudi circa 270 sculture raccolte all'inizio del Seicento da Vincenzo Giustiniani; non avendo onorato il debito, dopo una lunga causa le sculture passarono ai Torlonia entro il 1859. Nel 1866 Alessandro Torlonia comprò Villa Albani con le sue collezioni. A tutto questo si aggiunsero i reperti degli scavi nelle proprietà di famiglia, dalla tenuta di Roma Vecchia sull'Appia alla Caffarella, dal Quadraro a Porto.
Il Museo Torlonia alla Lungara
Nel 1875 il principe Alessandro fondò il Museo Torlonia in via della Lungara, a Trastevere, trasformando un ex granaio in un museo di 77 sale. La raccolta arrivò a 620 pezzi, tutti riprodotti nel catalogo in fototipia pubblicato nel 1884-85 a cura di Carlo Ludovico Visconti e donato a studiosi e biblioteche. Il museo era accessibile solo a pochi e per decenni, fino a pochi anni fa, i marmi sono rimasti fuori dalla vista del pubblico.
Dalla Fondazione ai musei del mondo
La Fondazione Torlonia è nata per volontà del principe Alessandro Torlonia, scomparso nel 2017, con lo scopo di conservare e valorizzare la collezione e Villa Albani Torlonia. Nel 2016 famiglia, Fondazione e Stato hanno firmato l'accordo per esporre la raccolta. Dopo i Capitolini, la mostra è andata alle Gallerie d'Italia di Milano e al Louvre, poi in Nord America, all'Art Institute of Chicago, al Kimbell Art Museum di Fort Worth e al Montreal Museum of Fine Arts. Oggi la presidenza è del nipote del principe, Alessandro Poma Murialdo, e la direzione di Carlotta Loverini Botta. Il progetto dichiarato è un futuro Museo Torlonia che ospiti stabilmente la collezione.
I Laboratori Torlonia
Nei Laboratori Torlonia, ricavati negli ambienti superstiti del vecchio museo in via della Lungara, la restauratrice Anna Maria Carruba guida da anni la conservazione dei marmi. Il criterio è netto: niente aggiunte, niente integrazioni, niente ricostruzioni, solo pulitura, per riportare le sculture allo stato in cui erano esposte nel museo ottocentesco. La Fondazione dichiara di aver restaurato finora circa duecento pezzi con il sostegno della Fondazione Bvlgari; per ciascuno esiste una storia conservativa, che in Marmora Romana viene esposta accanto alle opere.
Una cosa che non ti dice nessuno su Marmora Romana — Antiquarium di Villa Albani Torlonia — dal 18 settembre 2026
Nessuno ve lo dirà, ma la parte più interessante di Marmora Romana non sono le sculture: sono le loro schede di restauro. La Fondazione ha scelto di esporre, accanto alle opere, la storia conservativa di ciascun pezzo. Per un visitatore abituato ai grandi musei, dove il restauro è invisibile per definizione, è un cambio di prospettiva notevole. Qui il restauro è il soggetto.
La restauratrice Anna Maria Carruba ha spiegato che molte sculture della collezione portano due strati di interventi moderni: quelli fatti sotto i Giustiniani nel Seicento e quelli fatti quando le opere entrarono nella raccolta Torlonia nell'Ottocento. In quella seconda fase si cercò l'uniformità: rendere antiche le parti moderne e moderne le parti antiche, ripulendo le superfici fino al bianco. Uno dei principali restauratori di Alessandro Torlonia, Filippo Gnaccarini, era stato allievo di Canova e Thorvaldsen. Carruba cita anche una lettera del marchese Giustiniani in cui si spiega che, per far sembrare antiche le integrazioni, le si immergeva nell'urina, le si lasciava nelle stalle, o le si trattava con il tartaro delle botti di vino.
C'è poi un dettaglio di allestimento che molti non notano. I busti sono collocati su rocchi di colonne antiche, come erano presentati nel Museo Torlonia della Lungara, e lungo la sala corrono le vecchie mangiatoie dei cavalli, con le vaschette che portano lo stemma Torlonia. Le pareti sono di un rosso scuro che richiama quello del museo ottocentesco. In altre parole, la mostra ricostruisce anche il modo in cui i Torlonia guardavano i loro marmi. Chi si limita a fotografare le sculture perde metà del discorso.
Ultimo dettaglio, pratico: l'Antiquarium ha accesso diretto dalla Salaria. Si visita senza entrare nel parco storico della villa, che resta una proprietà privata con aperture limitate, secondo le regole stabilite dalla Fondazione.
L'Antiquarium nelle scuderie di Villa Albani Torlonia
L'Antiquarium di Villa Albani Torlonia si trova nelle antiche scuderie della villa, due corpi di fabbrica sul margine occidentale del giardino, dove il parco incontra l'ingresso di Via Salaria. La Fondazione lo ha aperto il 28 marzo 2024 per celebrare i suoi primi dieci anni di attività, e da allora è visitabile gratuitamente.
Le due scuderie
La scuderia nord ospita il percorso permanente. La selezione presentata nel 2024 comprendeva, fra l'altro, la vasca in marmo africano, il ritratto maschile di uomo barbato detto Alcibiade, il torso di un compagno di Ulisse dal gruppo di Scilla restaurato come Milone, una statua di cervo, i busti detti Balbino e Otone, il calco di un fregio con amorini da Villa Adriana. Qui sono tornati anche una quindicina di animali in marmo che Alessandro Torlonia aveva trasferito dalla villa al museo di Trastevere, e il cratere Cesi Torlonia. La scuderia sud, restaurata per l'occasione, accoglie Marmora Romana.
Un edificio di servizio che diventa museo
La scelta di esporre la collezione in un edificio di servizio non è un ripiego. Le scuderie conservano la loro natura, con le mangiatoie in muratura e la struttura lunga e bassa. L'effetto è quello di un deposito ordinato più che di un museo, ed è questo il suo fascino: si è vicinissimi ai pezzi, senza la distanza cerimoniale delle grandi sale.
Che cosa verrà dopo
Un terzo edificio vicino alle scuderie è in corso di restauro, con il progetto di un percorso dedicato al tema dell'infanzia. La Fondazione ha inoltre annunciato un seminario all'American Academy in Rome per la primavera successiva, dedicato alle ricerche sviluppate per le mostre nordamericane. L'Antiquarium, in sostanza, è pensato come un cantiere aperto.
Villa Albani Torlonia, la villa del cardinale e di Winckelmann
Villa Albani Torlonia è un grande complesso architettonico costruito a metà del Settecento sulla Via Salaria, appena fuori dalle mura, per il cardinale Alessandro Albani, nipote di papa Clemente XI e uno dei maggiori collezionisti di scultura antica del suo tempo. È una delle espressioni più alte del gusto antiquario che fece di Roma la meta del Grand Tour.
Il cantiere e i suoi protagonisti
La villa fu costruita a partire dal 1747 dall'architetto Carlo Marchionni, amico di lunga data del cardinale, e fu celebrata come compiuta nel 1763, con lavori proseguiti fino al 1767. Al progetto contribuirono Giovanni Battista Nolli per il disegno del giardino, Giovanni Battista Piranesi e Johann Joachim Winckelmann, bibliotecario e consigliere di Albani dal 1759, che ordinò la collezione e ne scrisse il catalogo. Il parco si organizza su due assi prospettici, con un bosco di alberi d'alto fusto e pini, viali di lecci e un grande parterre geometrico; lo sguardo corre dai Monti Sabini ai Colli Albani.
Il Parnaso di Mengs e l'Antinoo
Nella galleria principale Anton Raphael Mengs dipinse nel 1761 il Parnaso, l'affresco con Apollo e le Muse considerato il manifesto della pittura neoclassica. Nella sala attigua, inserito sopra un camino, è il rilievo con Antinoo proveniente da Villa Adriana, uno dei pezzi più celebri della raccolta. La galleria è rivestita di marmi preziosi, giallo antico, porfido, cipollino: un'anticipazione, su scala monumentale, del tema di Marmora Romana.
L'iscrizione sulla facciata
Sulla facciata un'iscrizione in lettere di bronzo riassume la storia dell'edificio: Alessandro Albani lo costruì e lo ornò, il principe Alessandro Torlonia lo restaurò e lo migliorò. I Torlonia acquistarono la villa nel 1866 dagli eredi Albani Castelbarco e l'hanno conservata integra, salvandola dall'urbanizzazione di fine Ottocento che cancellò gran parte delle ville storiche romane.
Una villa privata
Il casino e il giardino di Villa Albani non sono un museo pubblico. La villa è visitabile in determinate date e a discrezione della Fondazione, su richiesta; le modalità sono indicate sul sito della Fondazione Torlonia. Da non confondere con la Villa Torlonia della Nomentana, parco pubblico con i suoi musei comunali.
Il consiglio che ti do per visitare Marmora Romana — Antiquarium di Villa Albani Torlonia — dal 18 settembre 2026
Il consiglio è semplice: andate presto, portatevi una lente o almeno la torcia del telefono, e dedicate più tempo alla Tazza Medici che a qualsiasi altra cosa. L'Antiquarium apre alle 9 e chiude alle 13, dal martedì alla domenica. Chi arriva all'apertura trova la sala più silenziosa e la luce del mattino, e ha tutto il tempo per leggere i pannelli con la storia dei restauri.
La breccia verde egiziana va guardata da vicino. A due metri sembra una pietra verde qualsiasi. A trenta centimetri si rivela un mosaico naturale di ciottoli di colori diversi, rossi, bianchi, neri, grigi, cementati insieme. È l'unico modo per capire perché gli antichi la consideravano fra i materiali più preziosi. Fate lo stesso con l'alabastro dei busti: in controluce si vede la traslucenza che i restauratori moderni cercavano per le vesti.
Secondo consiglio: visitate prima la scuderia del percorso permanente e poi Marmora Romana. La prima mostra i marmi bianchi della collezione, puliti dai Laboratori Torlonia; la seconda apre la tavolozza dei colori. L'ordine inverso funziona meno bene, perché dopo la breccia verde e il porfido i ritratti bianchi sembrano spenti.
Terzo consiglio, per chi ha già visto la mostra dei Capitolini del 2020: provate a ricordare quali pezzi avevate visto a Villa Caffarelli e confrontateli con quelli di qui. La Collezione Torlonia si sta mostrando a rotazione, e ogni tappa aggiunge un tassello. Infine, se avete un'ora in più, uscite e proseguite a piedi verso il Quartiere Coppedè o verso il MACRO: la Salaria, in questo tratto, è un buon punto di partenza per una mattinata intera nel quartiere.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che la Collezione Torlonia sia rimasta nascosta per decenni è un fatto noto. Meno citato è il motivo per cui fu messa insieme: i Torlonia erano banchieri, e una parte importante della raccolta arrivò come conseguenza di un prestito non restituito. Nel 1816 la famiglia Giustiniani diede in garanzia circa 270 sculture per un prestito di 33.600 scudi. Il debito non fu onorato, seguì una lunga causa, e fra il 1856 e il 1859 le statue passarono ai Torlonia. Il cosiddetto Alessandro di Marmora Romana arriva proprio da quella partita.
La ricchezza dei Torlonia era proverbiale già all'epoca. Stendhal, invitato nel 1827 a un ballo nel palazzo di famiglia a piazza Venezia, rimase colpito dal lusso delle sale, fra cui quella allestita apposta per il gruppo di Ercole e Lica di Canova. Nelle Passeggiate romane definì Giovanni Torlonia l'uomo del denaro per eccellenza. Charles Dickens, in La piccola Dorrit del 1857, usa la banca Torlonia come metro della prodigalità del suo personaggio in viaggio in Italia.
Un secondo fatto poco citato riguarda i Laboratori: il restauro della collezione, avviato nel 2016 con il sostegno di Bulgari, ha avuto come primo obiettivo la rimozione di spessi strati di polvere accumulati in decenni di chiusura. Quando le prime novanta opere comparvero ai Capitolini nel 2020, alcuni osservatori le trovarono perfino troppo pulite. Chi visita Marmora Romana può giudicare da sé, con le schede di restauro a disposizione. È un'occasione rara: in pochi musei al mondo la discussione sul restauro è offerta al pubblico con questa franchezza.
Come arrivare a Marmora Romana all'Antiquarium di Villa Albani Torlonia
L'Antiquarium di Villa Albani Torlonia ha l'ingresso su Via Salaria 96, nel quartiere Salario, a nord est del centro storico e non lontano da Villa Borghese. Il modo più semplice per arrivarci è l'autobus, perché le linee che percorrono la Salaria fermano a pochi passi dal cancello.
In autobus
Le linee 63, 92 e 360 passano nei pressi della villa, lungo la Salaria e nelle strade vicine. Prima di partire conviene controllare fermate e percorsi aggiornati sul sito dell'azienda di trasporto pubblico di Roma.
A piedi da Porta Pia
Chi è già in zona Termini o Via XX Settembre può arrivare a piedi: da Porta Pia si imbocca la zona di Villa Albani lungo le strade del quartiere, in una passeggiata breve e pianeggiante. È il percorso che consiglio, perché permette di vedere Porta Pia prima della villa in cui fu firmata la resa del 1870.
In taxi o in auto
Il taxi è una soluzione ragionevole, soprattutto per chi arriva dagli alberghi del centro: basta indicare Via Salaria 96. In auto la situazione è più complicata: la Salaria è una strada di grande traffico e il parcheggio nelle vie residenziali del quartiere, in orario di ufficio, è difficile.
Da Villa Borghese
Chi ha in programma la Galleria Borghese può combinare le due visite. La distanza non è grande, ma conviene prendere un mezzo o un taxi se il tempo è stretto, perché l'Antiquarium chiude alle 13.
Orari, ingresso gratuito e informazioni pratiche su Marmora Romana
Marmora Romana è visitabile gratuitamente dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 13, con ingresso da Via Salaria 96. Il lunedì l'Antiquarium è chiuso. La Fondazione pubblica sul suo sito le chiusure straordinarie: nell'inverno 2025-2026, per esempio, l'Antiquarium è rimasto chiuso per le festività dal 23 dicembre al 12 gennaio.
L'ingresso è gratuito
Non ci sono biglietti da acquistare e non ci sono rivenditori. L'ingresso gratuito è una scelta della Fondazione, coerente con l'idea di restituire la collezione alla città. Per visite di gruppo organizzate, e per qualsiasi dubbio, il riferimento è il sito ufficiale della Fondazione Torlonia.
Quanto tempo serve
Le due scuderie si vedono con calma in un'ora. Chi legge tutte le schede e si ferma sui dettagli dei materiali può arrivare a un'ora e mezza. È una visita perfetta come prima tappa di una mattinata nel quartiere.
La villa storica
La visita all'Antiquarium non comprende il casino di Villa Albani, con il Parnaso di Mengs e le collezioni del cardinale. La villa è una proprietà privata, aperta in determinate date e su richiesta, secondo le modalità indicate dalla Fondazione. Chi desidera vederla deve informarsi con largo anticipo.
Una data di apertura, un percorso stabile
Marmora Romana è pensata come ampliamento del percorso permanente dell'Antiquarium e resta visitabile gratuitamente insieme a esso. Per eventuali cambiamenti dell'allestimento conviene consultare la pagina dell'Antiquarium sul sito della Fondazione prima della visita.
La foto giusta da fare a Marmora Romana — Antiquarium di Villa Albani Torlonia — dal 18 settembre 2026
La foto giusta a Marmora Romana è un dettaglio, non una veduta. La sala è stretta e lunga, e le vedute d'insieme con il telefono vengono piatte, schiacciate dalla prospettiva delle mangiatoie. Le immagini ufficiali dell'allestimento, firmate dal fotografo Agostino Osio, lo dimostrano bene: funzionano quando isolano un busto contro il rosso delle pareti o quando stringono sul bordo della Tazza Medici.
Il suggerimento è questo. Mettetevi di lato alla vasca in breccia verde, abbassatevi all'altezza del bordo e inquadrate la superficie in diagonale, con la luce che scivola sulla pietra: la breccia rivela i ciottoli colorati e la curva del cratere dà profondità. È la foto che racconta la mostra meglio di qualsiasi totale.
Seconda foto: il cosiddetto Alessandro di profilo, con attenzione ai favoriti seicenteschi sotto l'orecchio. È un'immagine che racconta una storia, perché mostra il punto esatto in cui un volto femminile fu trasformato in un condottiero. Terza foto: uno dei busti con la veste in alabastro, ripreso leggermente dal basso, in modo che il colore della pietra si stacchi dal fondo scuro.
Due avvertenze. Evitate il flash, che sulle superfici lucide dei marmi colorati crea riflessi brutti e disturba gli altri visitatori; se sono presenti indicazioni sulle fotografie, seguitele. E ricordate che fuori, sulla Salaria, la facciata della villa non si vede: il casino di Villa Albani è all'interno del parco privato. La foto della villa si fa solo durante le visite organizzate dalla Fondazione.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il 20 settembre 1870, poche ore dopo l'ingresso delle truppe italiane a Roma attraverso la breccia di Porta Pia, in una delle sale di Villa Albani fu firmata la resa della città da parte dello Stato Pontificio. È l'avvenimento più importante che la villa abbia ospitato, ed è una coincidenza che vale la pena ricordare: la mostra è stata inaugurata a ridosso dell'anniversario. Porta Pia è a breve distanza a piedi, e la vicinanza spiega la scelta del luogo, appena fuori dalle mura, lungo la Salaria.
Molto prima, fra il 1797 e il 1815, la villa subì le requisizioni dell'età napoleonica. Numerose opere della collezione Albani furono portate a Parigi per il Musée Napoléon, al Louvre; dopo il 1815 una parte fu restituita al principe Carlo Albani, ma molte non tornarono. Fra quelle rientrate c'è il rilievo di Antinoo da Villa Adriana. La statua di prigioniero seduto in breccia verde che al Louvre, pochi anni fa, è stata esposta accanto alla Tazza Medici era una di quelle opere partite e mai tornate.
Nel 1778 sull'Aventino fu scavata la statuetta in bronzo dell'Apollo Sauroctono, derivata da un originale di Prassitele. Secondo il racconto del letterato Dionigi Strocchi, il cardinale Albani corse allo scavo, prese la statua fra le braccia e la mise lui stesso nella sua carrozza. Oggi l'Apollo è nel gabinetto della villa.
Nel 1866 Alessandro Torlonia acquistò la villa con le collezioni, e nel 1857 un altro scavo su una proprietà Torlonia, a Vulci, aveva portato alla scoperta della Tomba François. I suoi affreschi etruschi del IV secolo avanti Cristo furono conservati per lungo tempo a Villa Albani; acquistati dallo Stato, oggi sono esposti al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Nel marzo 2024, infine, l'apertura dell'Antiquarium ha segnato la prima presenza stabile della Collezione Torlonia accessibile al pubblico a Roma.
Il quartiere Salario e cosa vedere intorno a Marmora Romana
Villa Albani Torlonia si trova nel quartiere Salario, fra la Via Salaria e le strade che portano verso piazza Buenos Aires e Via Nizza. È una zona residenziale borghese nata fra Ottocento e Novecento sui terreni delle antiche ville, ed è ricca di mete che si combinano bene con l'Antiquarium.
Il Quartiere Coppedè
A breve distanza a piedi c'è il Quartiere Coppedè, il complesso di palazzine e villini progettato da Gino Coppedè nei primi decenni del Novecento, con la fontana delle Rane al centro di piazza Mincio. Dopo i marmi antichi è un salto di duemila anni, ma il filo del gusto per l'ornamento e per la citazione storica lega bene le due visite.
Il MACRO
Su Via Nizza, a pochi minuti, c'è il MACRO, il museo d'arte contemporanea di Roma Capitale, ricavato negli ex stabilimenti della Peroni. Per chi vuole accostare antico e contemporaneo nella stessa mattina è la combinazione più diretta.
Porta Pia e la Nomentana
Porta Pia, con la facciata disegnata da Michelangelo, è a pochi minuti. Da lì la Via Nomentana porta verso il Mausoleo di Santa Costanza, con i suoi mosaici del IV secolo, e più avanti verso Villa Torlonia.
Villa Ada e le Catacombe di Priscilla
Proseguendo verso nord lungo la Salaria si arriva a Villa Ada, uno dei grandi parchi della città, e alle Catacombe di Priscilla. Sono distanze da coprire in autobus, ma rendono possibile una giornata intera lungo l'antica via del sale.
Chi è passato da Marmora Romana — Antiquarium di Villa Albani Torlonia — dal 18 settembre 2026
Da Villa Albani sono passati i protagonisti del gusto europeo del Settecento. Il più importante è Johann Joachim Winckelmann, il padre della storia dell'arte moderna, che il cardinale assunse come bibliotecario nel 1759. Winckelmann visse nella villa, negli ambienti della sala del biliardo, ordinò la collezione e contribuì a definirne la decorazione, compresa la sala dell'Antinoo, dipinta con vedute di giardini antichi. In una lettera del 1766 scrisse che Albani seguiva il principio di non lasciare alcuno spazio vuoto.
Anton Raphael Mengs vi dipinse il Parnaso nel 1761; Giovanni Battista Piranesi e Giovanni Battista Nolli collaborarono al progetto; Carlo Marchionni ne fu l'architetto. Il cardinale vi riuniva la sua cerchia di antiquari fra discussioni erudite, concerti, balli e commedie in maschera. Si racconta che Albani, quando la vista cominciò a indebolirsi, trovasse conforto nel toccare le pietre antiche della sua collezione.
Nel 1873 lo scrittore americano Henry James visitò la villa e ne annotò le impressioni nel suo diario: trovò il giardino troppo formale, ma rimase colpito dalla collezione del casino e soprattutto dal rilievo di Antinoo, che accostò per bellezza alla grande poesia inglese. Il 20 settembre 1870 vi passarono gli ufficiali che firmarono la resa della città dopo la presa di Roma.
In tempi recenti la villa ha ospitato la sfilata Cruise di Dior, nel maggio 2025. E per l'inaugurazione di Marmora Romana, a settembre 2026, il giardino della villa ha ospitato una festa, con la stampa italiana e internazionale arrivata per l'anteprima. Da allora, ogni mattina, dal cancello della Salaria passano i visitatori comuni: romani del quartiere, studenti, viaggiatori curiosi. Per una villa rimasta chiusa per generazioni è il cambiamento più grande.
Dai Marmi Torlonia dei Capitolini a Marmora Romana
Chi ha visto I Marmi Torlonia ai Musei Capitolini nel 2020-2022 troverà in Marmora Romana una continuazione naturale, su scala molto più piccola. A Villa Caffarelli dominava il candore dei marmi puliti, con oltre novanta opere e un allestimento monumentale. Qui lo spettro cromatico si apre e il discorso si concentra su un tema solo, quello delle pietre colorate e del loro reimpiego.
Che cosa cambia rispetto al 2020
Ai Capitolini la collezione veniva presentata come un racconto del collezionismo romano, dall'antico all'Ottocento. A Villa Albani il racconto è più intimo: le opere tornano nella casa di uno dei collezionisti che ne formarono il nucleo, il cardinale Albani, e vengono esposte con gli strumenti del restauro accanto. Per chi conosce i Capitolini, compreso il percorso dedicato al Colosso di Costantino, il confronto è istruttivo.
Altri marmi romani da vedere
Per completare il percorso sui marmi antichi, Palazzo Massimo alle Terme, sede del Museo Nazionale Romano, conserva sculture e decorazioni in pietre colorate di grande qualità. Un pomeriggio lì, dopo una mattinata all'Antiquarium, forma una giornata completa sul tema.
Come organizzare la mattinata a Marmora Romana
La visita a Marmora Romana si organizza intorno a un vincolo solo: l'orario, dalle 9 alle 13. Tutto il resto viene di conseguenza, e il quartiere offre abbastanza per trasformare un'ora di mostra in una mattinata piena.
Un itinerario a piedi
Un itinerario che funziona: arrivo alle 9 all'Antiquarium, un'ora abbondante fra le due scuderie, poi a piedi verso il Quartiere Coppedè e infine Porta Pia, con rientro in centro in autobus o a piedi verso Via XX Settembre. In alternativa, dopo l'Antiquarium, il MACRO su Via Nizza permette di proseguire la giornata con l'arte contemporanea.
Con i bambini
Con i bambini Marmora Romana funziona meglio di quanto si pensi, a patto di trasformarla in un gioco. La domanda da fare è semplice: quante pietre diverse riesci a contare nella vasca verde? E poi la storia della testa che era una dea ed è diventata un guerriero, con i baffi e i favoriti aggiunti dopo. La visita è breve, gratuita, e le sale sono raccolte. Il gruppo di Eros sul carro trainato da cinghiali, nella scuderia del percorso permanente, è un altro pezzo che i più piccoli ricordano.
Accessibilità
L'Antiquarium occupa edifici storici di servizio affacciati sulla Salaria. Per esigenze specifiche di accessibilità, in particolare per chi si muove in sedia a rotelle, conviene contattare la Fondazione Torlonia prima della visita, attraverso i recapiti indicati sul sito ufficiale.
Con un gruppo o una guida
Per un gruppo, anche piccolo, la visita guidata cambia tutto: i materiali, le provenienze e le storie dei restauri sono il vero contenuto della mostra e vanno raccontati. Chi organizza viaggi o visite aziendali a Roma può rivolgersi a una guida abilitata e verificare con la Fondazione le condizioni per i gruppi.
Dove mangiare vicino a Marmora Romana
Intorno a Villa Albani Torlonia la scelta per mangiare è quella di un quartiere residenziale: bar di quartiere per la colazione, forni e pizzerie al taglio, trattorie e ristoranti frequentati da chi lavora in zona.
Colazione prima dell'apertura
Chi arriva per l'apertura delle 9 trova lungo la Salaria e nelle vie laterali i bar di quartiere, con il loro pubblico di residenti e impiegati. È il momento migliore per un caffè al banco, alla romana.
Pranzo dopo la visita
All'uscita, verso le 13, la zona fra piazza Buenos Aires, Via Tagliamento e il Coppedè offre trattorie, pizzerie e locali per un pranzo veloce. Chi preferisce la cucina romana tradizionale la trova facilmente anche verso Porta Pia e la zona di Via XX Settembre, frequentata dagli uffici ministeriali.
Un consiglio pratico
Evitate di fissare un pranzo lontano con orario rigido: la Salaria può essere lenta a mezzogiorno. Meglio scegliere un locale raggiungibile a piedi, tenendo conto che nelle zone di uffici i tavoli si riempiono presto.
Marmora Romana e l'autunno a Roma
Marmora Romana ha aperto in un momento felice dell'anno romano. Settembre e ottobre sono i mesi in cui la città torna alla sua vita ordinaria dopo l'estate, con temperature ancora miti e mattinate luminose. È il clima ideale per una visita che richiede di camminare fra quartieri.
La stagione delle mostre
L'autunno è anche la stagione in cui Roma inaugura molte delle sue mostre maggiori. Accanto alle grandi esposizioni a pagamento, un appuntamento gratuito e breve come questo ha un valore particolare: si può inserire in qualsiasi programma, anche all'ultimo momento.
Le giornate più corte
Con l'arrivo dell'inverno la luce cala presto, ma per l'Antiquarium, aperto solo al mattino, il problema non si pone. Si pone piuttosto quello delle festività: prima di programmare una visita nel periodo natalizio conviene controllare sul sito della Fondazione le eventuali chiusure, che nell'inverno precedente sono durate circa tre settimane.
Villa Borghese a due passi
Nelle belle giornate d'autunno, dopo la visita, si può scendere verso Villa Borghese per una passeggiata fra i viali. È il modo più naturale per concludere una mattinata dedicata al gusto antiquario romano, visto che il parco dei Borghese e la villa degli Albani sono due modi diversi di mettere in scena l'antico.
Domande frequenti su Marmora Romana
Quando è aperta Marmora Romana a Villa Albani Torlonia?
Marmora Romana è aperta al pubblico dal 18 settembre 2026 all'Antiquarium di Villa Albani Torlonia, dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 13. Il lunedì l'Antiquarium è chiuso. La mostra amplia il percorso permanente dell'Antiquarium; eventuali chiusure straordinarie, come quelle per le festività, sono pubblicate sul sito della Fondazione Torlonia.
Quanto costa il biglietto per Marmora Romana?
Marmora Romana è a ingresso gratuito, come l'intero Antiquarium di Villa Albani Torlonia. Non ci sono biglietti da acquistare e non ci sono circuiti di prevendita. Per informazioni sulle visite di gruppo e su eventuali variazioni di orario il riferimento è il sito ufficiale della Fondazione Torlonia.
Dove si trova l'Antiquarium di Villa Albani Torlonia?
L'Antiquarium di Villa Albani Torlonia si trova nelle antiche scuderie della villa, con ingresso da Via Salaria 96, nel quartiere Salario, a Roma. Ci si arriva con gli autobus 63, 92 e 360, che percorrono la zona, oppure a piedi da Porta Pia in una breve passeggiata.
Chi è il curatore di Marmora Romana?
Il curatore di Marmora Romana è Carlo Gasparri, professore emerito dell'Università Federico II di Napoli e accademico dei Lincei. Gasparri studia da decenni la Collezione Torlonia e Villa Albani; nel 2020 ha curato con Salvatore Settis la mostra I Marmi Torlonia ai Musei Capitolini e nel 2024 la prima selezione dell'Antiquarium.
Quali opere si vedono in Marmora Romana?
In Marmora Romana si vedono venti opere in marmi colorati della Collezione Torlonia, quindici delle quali appena restaurate. Fra le principali la Tazza Medici in breccia verde egiziana, la testa in basanite detta Alessandro, busti con vesti in alabastro, il busto di Iside in diorite e un tavolo in porfido rosso con Tritone in bronzo.
Perché la mostra si chiama Marmora Romana?
La mostra si chiama Marmora Romana in omaggio al libro omonimo di Raniero Gnoli, pubblicato nel 1971 e ancora oggi il riferimento per lo studio dei marmi antichi. Gnoli, indologo e docente alla Sapienza, è scomparso nel maggio 2025, e la Fondazione Torlonia ha dedicato la mostra alla sua memoria.
Si può visitare anche Villa Albani durante la visita all'Antiquarium?
La visita all'Antiquarium di Villa Albani Torlonia non comprende il casino della villa, che è una proprietà privata. La villa, con il Parnaso di Mengs e le collezioni del cardinale Albani, si visita solo in determinate date e su richiesta, secondo le modalità indicate dalla Fondazione Torlonia sul suo sito.
Marmora Romana è adatta ai bambini?
Marmora Romana è una visita breve e gratuita che funziona bene anche con i bambini, se la si presenta come un gioco sui colori delle pietre. La vasca in breccia verde e la testa che per secoli fu scambiata per Alessandro Magno sono i pezzi che catturano di più l'attenzione dei più piccoli.
Il consiglio finale su Marmora Romana
Di mostre sui marmi antichi ce ne sono state molte, quasi tutte più grandi di questa. Poche avevano la stessa onestà: venti pezzi, una sala, le storie dei restauri esposte senza reticenze, l'ingresso libero, la villa del cardinale Albani a pochi metri. Conviene andarci presto, una mattina di un giorno feriale, con un'ora di tempo e nessuna fretta, e tornarci quando la Fondazione presenterà i prossimi restauri. La Collezione Torlonia si sta finalmente mostrando a Roma, un pezzo alla volta, e vale la pena seguirla dall'inizio.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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