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Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare al Mattatoio di Roma — dall’11 settembre al 25 ottobre 2026

Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare è la mostra aperta al Mattatoio di Roma, in piazza Orazio Giustiniani 4 a Testaccio, dall'11 settembre al 25 ottobre 2026, nel Padiglione 9a. L'ingresso è libero, come indica il sito ufficiale del Mattatoio, e le sale espositive sono aperte dal martedì alla domenica dalle 11 alle 20. La mostra è curata da Giuseppe Appella, nasce da un'idea di Ivana Della Portella ed è promossa dall'Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, dall'Azienda Speciale Palaexpo e dalla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle Arti, in collaborazione con l'Archivio Giuseppe Modica. Al Mattatoio si arriva con la metro B, fermata Piramide; con il tram 3, fermata Marmorata/Galvani; con l'autobus 719, fermata Galvani/Zabaglia; con gli autobus 170 e 781, fermata Largo Marzi. Non serve comprare nulla: si entra, e le eventuali prenotazioni per attività speciali sono gestite sul sito ufficiale del Mattatoio.

La facciata dell'ex Mattatoio di Testaccio, sede del Mattatoio di Roma
La facciata dell'ex Mattatoio di Testaccio, sede del Mattatoio di Roma Foto: Foto: Claudio Raimondo, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Quaranta quadri di grandi dimensioni, dipinti fra il 1997 e il 2026, dentro un padiglione in mattoni dove un tempo si lavorava la carne per tutta Roma. Il contrasto è forte e, a nostro giudizio, giova alla pittura di Modica: una pittura di luce ferma, di geometrie esatte, di mare e di stanze, che in un museo bianco rischierebbe di sembrare decorativa e che qui, fra le capriate e gli archi di Ersoch, torna a essere quello che è, un esercizio di rigore.

Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare in breve

Il fuoco nel mare è un attraversamento dell'opera di Giuseppe Modica attraverso quaranta dipinti di grandi dimensioni realizzati fra il 1997 e il 2026, esposti nel Padiglione 9a del Mattatoio fino al 25 ottobre 2026. La presentazione ufficiale lo dice senza giri di parole: la mostra non è un'antologica. Non c'è un ordine cronologico, ma un filo interno che lega le opere.

Le date e l'orario

La mostra ha aperto l'11 settembre e chiude domenica 25 ottobre 2026. Il Mattatoio indica per le sue mostre l'apertura dal martedì alla domenica, dalle 11 alle 20: il lunedì le sale sono chiuse. Se passi da Roma in una settimana qualsiasi di ottobre, hai sei giorni su sette per entrare, e l'orario lungo permette di venire anche dopo il lavoro.

Il prezzo

L'ingresso è libero, come per l'altra mostra dell'autunno al Mattatoio, quella dedicata a Saverio Ungheri nel padiglione accanto. È uno dei rari casi in cui a Roma si vedono quaranta tele di un pittore con mezzo secolo di carriera senza pagare un biglietto.

Chi la firma

Il curatore è Giuseppe Appella, l'idea è di Ivana Della Portella. La realizzazione è dell'Azienda Speciale Palaexpo, con l'Archivio Giuseppe Modica. Il progetto porta dunque la firma delle istituzioni che gestiscono oggi il Mattatoio, e questo spiega la scelta dello spazio: i padiglioni 9a e 9b sono le sale espositive del complesso.

Cosa si vede in Il fuoco nel mare

Il filo conduttore della mostra è la luce, nella sua gamma più ampia: diurna e notturna, naturale e artificiale. Accanto alla luce, secondo il testo ufficiale, lavorano il tempo, con i suoi slittamenti e le sue contaminazioni, e lo spazio, che nei quadri di Modica è insieme fisico e illusorio.

Luce e buio, dentro e fuori

La presentazione del Mattatoio parla di una relazione dialettica fra elementi opposti: luce e buio, alba e tramonto, dentro e fuori, superficie e profondità. Gli elementi si compenetrano, ognuno dà forza all'altro. È la chiave per guardare le tele: una finestra aperta sul mare non è un paesaggio, è il punto in cui l'interno e l'esterno si toccano. Guarda sempre dove cade la luce, e da dove viene.

Il tempo nella pittura

Il tempo, nel testo della mostra, coinvolge la memoria individuale, collettiva e antropologica, e investe anche la dimensione processuale della pittura, che registra l'accadimento mentre avviene. In pratica: davanti a un quadro di Modica conviene avvicinarsi. La superficie racconta le stesure, i ripensamenti, il lavoro della mano, cose che da lontano spariscono dentro la perfezione geometrica dell'insieme.

Lo spazio e la geometria

Il terzo tema è lo spazio, fenomenico e illusorio, tattile in superficie e irraggiungibile in profondità. La mostra lo descrive come una pittura che attraverso un rigore geometrico e matematico arriva alla semplificazione e alla sintesi. L'immagine scelta per la comunicazione, con un solido sfaccettato, una sfera e un treppiede davanti al mare, dice già tutto: oggetti precisi, orizzonte netto, luce sospesa.

Un percorso senza cronologia

Le opere non sono in ordine di data. Sono concatenate da elementi comuni ai soggetti, da affinità interne. Il consiglio pratico è di non cercare l'evoluzione dello stile, ma di seguire i rimandi: un oggetto che torna, una finestra che si ripete, un taglio di luce che ricompare a vent'anni di distanza.

Il titolo, Sciascia e Colapesce

Il fuoco nel mare è il titolo di un racconto siciliano che Leonardo Sciascia pubblicò nel 1975 in un libretto per bambini di Emme Edizioni, con le illustrazioni di Simone Sautier. Lo stesso titolo passa poi alla raccolta postuma di Sciascia, Il fuoco nel mare. Racconti dispersi (1947-1975), pubblicata da Adelphi nel 2010.

Il quadro in copertina

Per quella raccolta Adelphi, racconta il testo ufficiale della mostra, Roberto Calasso scelse come immagine di copertina un'opera di Giuseppe Modica, Palatino, del 2007. Il cerchio si chiude: un pittore siciliano, un grande scrittore siciliano che lo aveva letto per primo, un editore che li ha messi insieme sulla stessa copertina.

La leggenda

Nel racconto rivive la leggenda di Colapesce, che scende negli abissi e scopre che la Sicilia è sorretta da tre colonne, una delle quali, sotto l'Etna, è consumata dal fuoco del vulcano. È da qui che nasce l'idea della mostra: il paradosso che tiene insieme acqua e fuoco è lo stesso che struttura la pittura di Modica, fatta di coppie di opposti.

Perché conta

Il legame con Sciascia non è una citazione colta messa lì per ornamento. Come vedrai nella biografia, fu proprio Sciascia, nel 1986, a scrivere sul Corriere della Sera della pittura di Modica. Il titolo della mostra è quindi anche un omaggio al primo grande lettore del pittore.

Chi è Giuseppe Modica

Giuseppe Modica è un pittore e incisore italiano nato a Mazara del Vallo il 16 novembre 1953. Il Mattatoio lo presenta come uno dei rappresentanti più significativi della Nuova Metafisica, secondo la definizione di Maurizio Fagiolo dell'Arco, con un'attività di ricerca di oltre cinquant'anni.

La formazione a Firenze

Modica frequenta l'Accademia di Belle Arti di Firenze e conclude gli studi nel 1978. Seguono anni di sperimentazione in cui, secondo la sua biografia su Wikipedia, matura lo studio della luce e un linguaggio pittorico di carattere metafisico. È la base di tutto quello che vedrai nel Padiglione 9a.

Roma 1985 e Palermo 1986

Nel 1985 espone a Roma alla galleria Incontro d'Arte, in una mostra presentata da Bruno Caruso. Un anno dopo una personale alla galleria La Tavolozza di Palermo attira l'attenzione di Leonardo Sciascia, che ne scrive sul Corriere della Sera il 26 febbraio 1986, sottolineando come nei suoi quadri la luce sembri mutare mentre la guardi, e con lei i colori e le forme.

Sgarbi e la cattedra

Nel 1989 un saggio di Vittorio Sgarbi, L'ammodicazione del sogno, accompagna due sue mostre, a Palermo e a Milano. Sgarbi insiste sulla qualità concettuale e sull'essenzialità geometrica del suo linguaggio e lo definisce il più astratto dei pittori figurativi. Nello stesso anno Modica vince la cattedra di Pittura nelle Accademie di Belle Arti; dal 2004 è docente titolare a Roma.

Tabucchi e Fagiolo dell'Arco

Nel 1993 Antonio Tabucchi scrive per tre sue acqueforti il racconto Le vacanze di Bernardo Soares, pubblicato da Franco Sciardelli. Maurizio Fagiolo dell'Arco, autore del saggio Le stanze inquiete, nel 1999 lo inserisce nella mostra De Metaphisica, accanto a Carlo Guarienti, Gianfranco Ferroni, Giulio Paolini, Claudio Bonichi e Bernardino Luino. Nel 2002 lo stesso Fagiolo dell'Arco cura il catalogo dell'antologica La luce è la luce è la luce a Mazara del Vallo.

Le mostre romane

Roma ha già visto Modica in sedi importanti. Nel 2004 il Complesso del Vittoriano ospita la retrospettiva Riflessione come metafora della pittura. Opere 1989-2003, curata da Claudio Strinati. Nel 2008 il Museo Nazionale di Palazzo Venezia presenta Roma e la città riflessa, una serie in cui la capitale appare attraverso le sue rifrazioni in uno specchio immaginario. Il fuoco nel mare arriva quindi in una città che conosce bene il suo lavoro.

Venezia, Parigi, la Cina

Nel 2010 espone a Milano la personale Metafisica di luce, a cura di Gabriele Simongini. Nel 2011 partecipa alla 54a Biennale di Venezia, nel Padiglione Italia alle Corderie dell'Arsenale, su invito di Vittorio Sgarbi. Fra il 2014 e il 2016 l'ambasciata italiana in Australia espone sue opere a Canberra e organizza una mostra agli Istituti Italiani di Cultura di Sydney e Melbourne; nel 2015 tiene la prima personale a Parigi alla Galleria Jean Sifrein, curata da Giovanni Lista. Nel 2014 vince la medaglia d'oro al Festival Internazionale d'Arte di Nanchino, e nel 2018 partecipa a Pechino a The Light of Memory, a cura di Giorgio Agamben e Zhang Xiaoling, con Ruggero Savinio e due pittori cinesi.

Giuseppe Appella, il curatore

Giuseppe Appella è il curatore di Il fuoco nel mare. La sua impostazione è dichiarata nel testo ufficiale: un attraversamento dell'opera, non un'antologica, con le opere legate da affinità interne invece che dalla cronologia.

Una scelta di opere

Quaranta tele non sono tutto Modica, e la mostra non finge che lo siano. La selezione privilegia i grandi formati e gli ultimi trent'anni, fino a opere datate 2026. Chi conosce le serie romane del 2008 ritroverà alcuni motivi; chi arriva senza sapere nulla troverà un corpus coerente, leggibile anche senza catalogo.

L'idea di Ivana Della Portella

Il progetto nasce da un'idea di Ivana Della Portella, che firma anche l'idea della mostra su Saverio Ungheri nel padiglione accanto. Le due esposizioni aprono lo stesso giorno, l'11 settembre, e si possono visitare insieme: due modi opposti di fare arte a Roma, la pittura silenziosa di Modica e le macchine pulsanti di Ungheri, a pochi metri di distanza.

Il Mattatoio di Testaccio, la sede

Il Mattatoio di Roma è il grande complesso di padiglioni costruito fra il 1888 e il 1891 su progetto dell'architetto Gioacchino Ersoch, ai piedi del Monte dei Cocci, nel rione Testaccio. Occupa circa 25.000 metri quadrati e ha l'ingresso per il pubblico in piazza Orazio Giustiniani 4.

Il progetto di Ersoch

Alla fine dell'Ottocento Roma capitale cresce e ha bisogno di un macello moderno. Ersoch, che aveva già lavorato al vecchio macello vicino a piazza del Popolo, riceve l'incarico e sceglie un'area lungo il Tevere destinata dal piano del 1872 a residenze operaie e attività produttive. L'ingegnere Filippo Laccetti firma fra l'altro il sistema per smaltire gli scarti verso il fiume.

Mattoni, archi e ferro

Il tipo edilizio si ripete con disciplina: padiglioni rettangolari rifiniti in mattoni, tetti a doppia falda, aperture ad arco a intervalli regolari, strutture in ferro all'interno. Per una mostra di pittura geometrica è una cornice quasi perfetta: anche l'architettura di Ersoch è un esercizio di ritmo e di misura.

Dalla chiusura alla città delle arti

Il macello chiude nel 1975, quando la macellazione si sposta nel nuovo impianto di viale Palmiro Togliatti. Da allora il complesso ha cambiato vita più volte: dal 2000 aule della Facoltà di Architettura di Roma Tre, dal 2002 la seconda sede del MACRO, nel 2007 la Città dell'altra economia, nel 2010 l'inaugurazione della Pelanda. Dal 2018 la programmazione culturale è passata all'Azienda Speciale Palaexpo, oggi affiancata dalla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle Arti.

Il Padiglione 9a

I padiglioni 9a e 9b sono le sale espositive del complesso. Il 9a ospita Modica, il 9b ospita Ungheri. Per il resto del complesso e la sua storia c'è la nostra scheda dedicata all'Ex Mattatoio.

Come arrivare al Mattatoio per la mostra di Modica

Il sito ufficiale del Mattatoio indica quattro modi per arrivare in piazza Orazio Giustiniani 4: metro B fino a Piramide, tram 3 fino a Marmorata/Galvani, autobus 719 fino a Galvani/Zabaglia, autobus 170 e 781 fino a Largo Marzi.

Con la metro

Dalla stazione Termini la linea B in direzione Laurentina porta a Piramide. Si esce in piazzale Ostiense, si passa davanti alla Piramide Cestia e a Porta San Paolo e si entra a Testaccio. Il tratto a piedi attraversa il quartiere e vale la pena farlo con calma.

Con il tram e l'autobus

Il tram 3 ferma a Marmorata/Galvani, a pochi passi dall'ingresso. Il 719 ferma a Galvani/Zabaglia; il 170 e il 781 fermano a Largo Marzi, sul lungotevere. Per gli orari e le corse aggiornate il riferimento è il calcolatore di percorso di ATAC.

In auto e a piedi

Testaccio è un rione denso, con parcheggio su strada difficile nelle ore di punta e nel fine settimana. Chi può, lascia l'auto a casa. A piedi, dall'Aventino o dal Circo Massimo, la discesa verso il Tevere è una passeggiata piacevole che permette di capire la geografia del quartiere.

Come visitare Il fuoco nel mare

Per una visita attenta di Il fuoco nel mare servono fra i quarantacinque minuti e l'ora, calcolando quaranta tele di grande formato. Se aggiungi la mostra di Ungheri nel padiglione accanto, metti in conto un'ora e mezza complessiva.

Da vicino e da lontano

I quadri di Modica si guardano due volte. Da lontano, per la composizione: l'orizzonte, le masse geometriche, i tagli di luce. Da vicino, per la materia: le stesure, le velature, le piccole scritte e i segni che affiorano in superficie. Chi salta il secondo passaggio perde metà della mostra.

Il momento migliore

Le ore tarde del pomeriggio, quando il quartiere si prepara alla sera, sono le più tranquille. Nei giorni del Romaeuropa Festival il Mattatoio si anima di pubblico diretto agli spettacoli: è un'occasione per unire la mostra a una serata di danza o teatro, ma anche un motivo per venire prima, se preferisci le sale vuote.

Accessibilità

Per esigenze specifiche di accesso e per informazioni sui servizi il riferimento è la pagina Visita del sito ufficiale del Mattatoio. Il Mattatoio segnala che gli animali non sono ammessi nelle sale.

Con i bambini

Una mostra di pittura silenziosa non è il programma più facile per un bambino piccolo. Con un ragazzo curioso, invece, la visita può diventare un gioco: trovare gli oggetti che ritornano da un quadro all'altro, contare le finestre, capire da dove viene la luce. La leggenda di Colapesce, raccontata prima di entrare, è un ottimo aggancio.

Una curiosità su Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare al Mattatoio di Roma — dall'11 settembre al 25 ottobre 2026

La curiosità più bella di questa mostra è una catena di letture che attraversa quarant'anni. Nel 1986 Leonardo Sciascia visita a Palermo una personale di un giovane pittore di Mazara del Vallo e ne scrive sul Corriere della Sera: la luce, nei suoi quadri, sembra cambiare mentre la guardi. Nel 1975 lo stesso Sciascia aveva pubblicato per i bambini un racconto intitolato Il fuoco nel mare, sulla leggenda di Colapesce. Nel 2010 Adelphi raccoglie i suoi racconti dispersi sotto quel titolo, e Roberto Calasso sceglie per la copertina un quadro di quel pittore, Palatino, dipinto nel 2007.

Nel 2026 il pittore porta a Roma quaranta tele e intitola la mostra come quel racconto e quel libro. È un caso raro di dialogo fra uno scrittore e un pittore che continua anche dopo la scomparsa di uno dei due, e passa per un editore, un curatore, un'istituzione pubblica. Se vuoi prepararti alla visita, leggi il racconto su Colapesce prima di entrare: la colonna consumata dal fuoco sotto l'Etna è la migliore chiave per capire perché, in questi quadri, il mare sembra sempre acceso da una luce che non viene dal cielo.

Una cosa che non ti dice nessuno su Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare al Mattatoio di Roma — dall'11 settembre al 25 ottobre 2026

Quello che raramente si dice delle mostre gratuite del Mattatoio è che sono fra le poche occasioni a Roma per vedere pittura di grande formato in spazi industriali, con tempi e silenzi da museo e senza code. Il Padiglione 9a non è una galleria privata di via Margutta e non è un grande museo nazionale: è una sala alta, con una luce propria, dentro un complesso che la maggior parte dei romani frequenta per i concerti, i festival e le sere d'estate.

Il risultato è che chi entra di giorno, in settimana, spesso si trova quasi solo davanti alle opere. Per un pittore come Modica, che lavora sulla sospensione e sull'attesa, è la condizione ideale. La seconda cosa che nessuno dice è che la mostra va vista insieme a quella di Ungheri. Non perché le due opere si somiglino, anzi: la pittura di Modica è ferma, misurata, meditata; le sculture di Ungheri si muovono, pulsano, fanno rumore. Passare da un padiglione all'altro è come ascoltare due voci opposte della stessa città. Roma ha ospitato entrambe le ricerche: Ungheri vi è arrivato nel 1947 e vi è morto nel 2013, Modica vi insegna dal 2004. Il confronto dice molto su come si possa essere pittori o scultori nella capitale, in epoche diverse.

Il consiglio che ti do per visitare Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare al Mattatoio di Roma — dall'11 settembre al 25 ottobre 2026

Il consiglio è di dedicare alla mostra un pomeriggio intero di Testaccio, e non una sosta di mezz'ora fra due impegni. Arriva verso le 16, entra nel Padiglione 9a, fai un primo giro veloce per prendere le misure delle sale, poi torna indietro e scegli cinque quadri su cui fermarti davvero. Per ciascuno, guarda prima da lontano, poi da vicino, poi di nuovo da lontano: la luce di Modica cambia davvero, come aveva notato Sciascia, quando cambi la distanza.

Poi passa al Padiglione 9b per Ungheri, e alla fine esci verso il Monte dei Cocci. Le mostre chiudono alle 20: in ottobre il sole tramonta prima, e uscire quando le luci del quartiere sono già accese è il modo migliore per vedere Testaccio al suo meglio. Se hai la possibilità di scegliere il giorno, evita la domenica pomeriggio di fine mostra: il 25 ottobre è l'ultima giornata e le chiusure attirano sempre più pubblico. Una settimana prima è molto meglio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che la Metafisica è un fenomeno italiano, legato a Giorgio de Chirico e alle piazze silenziose del primo Novecento. Si cita meno spesso che la metafisica, come categoria critica, ha avuto una seconda vita alla fine del secolo, quando Maurizio Fagiolo dell'Arco, uno dei massimi studiosi di de Chirico, cominciò a parlare di una nuova interpretazione del fantasma della metafisica italiana. Nel 1999 la mostra De Metaphisica riunì sotto questa etichetta pittori diversi fra loro: Carlo Guarienti, Gianfranco Ferroni, Giulio Paolini, Claudio Bonichi, Bernardino Luino, e Giuseppe Modica.

È da lì che viene la definizione di Nuova Metafisica con cui il Mattatoio presenta il pittore. Non si tratta di un movimento con un manifesto, ma di una famiglia di sensibilità: luce ferma, spazi sospesi, oggetti isolati, tempo che sembra fermarsi. Tenere a mente questo passaggio aiuta a leggere la mostra senza cadere nel paragone facile con de Chirico. Modica non dipinge piazze vuote e manichini: dipinge finestre, mare, riflessi, stanze aperte sull'orizzonte. La parentela è nel clima, nell'attesa, nella luce che sembra venire da un tempo diverso dal nostro. E Sgarbi, già nel 1989, aveva trovato la formula più precisa: il più astratto dei pittori figurativi.

Testaccio intorno al Mattatoio

Testaccio è il rione fra il Tevere, l'Aventino e le Mura Aureliane, nato a fine Ottocento con un disegno a scacchiera di isolati popolari. Il Mattatoio ne occupa il lato verso il fiume.

Il Monte dei Cocci

A pochi passi dall'ingresso si alza la collina formata dai cocci delle anfore dell'antico porto fluviale, con locali e ristoranti ricavati alla base. Girarle intorno dopo la mostra è un buon modo per passare dall'arte del Novecento alla Roma antica senza cambiare quartiere.

Il Cimitero acattolico e la Piramide

Dall'altra parte di via Marmorata, lungo le Mura, si trova il Cimitero acattolico di Roma, accanto alla Piramide Cestia. Per gli orari di visita conviene consultare il sito del cimitero prima di andare.

Il mercato e le piazze

Il Nuovo Mercato Testaccio è il mercato coperto del rione, con banchi di alimentari e di cucina di strada, più vivo di giorno che di sera. Per un giro completo del quartiere c'è la nostra guida su cosa vedere a Testaccio.

L'Aventino

Salendo verso l'Aventino si arriva al Giardino degli Aranci, con la terrazza sul Tevere e sulla città. Dopo una mostra dedicata alla luce, il tramonto da lassù è il complemento più naturale.

Dove mangiare prima o dopo la mostra

Testaccio è uno dei quartieri romani dove si mangia meglio, e la sua cucina nasce proprio intorno al Mattatoio: il quinto quarto, cioè le parti meno nobili dell'animale che restavano ai lavoratori del macello.

La tradizione del quinto quarto

Nelle trattorie del rione si trovano coda alla vaccinara, trippa alla romana, rigatoni con la pajata. Chi non ama le frattaglie trova carbonara, gricia e cacio e pepe. Mangiare qui dopo aver visitato il Mattatoio significa chiudere il cerchio fra il luogo e la sua storia.

Pizza e cucina di strada

Per un pasto veloce il quartiere offre pizzerie al taglio, forni e banchi di supplì. Dopo la mostra, una pizza tonda in una delle pizzerie di Testaccio è la soluzione più semplice, soprattutto con i bambini.

Prenotare

Il venerdì e il sabato sera le trattorie più conosciute si riempiono presto, e nei giorni degli spettacoli del Romaeuropa Festival il quartiere è ancora più frequentato. Se la cena fa parte del programma, prenota.

La foto giusta da fare a Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare al Mattatoio di Roma — dall'11 settembre al 25 ottobre 2026

Dentro il Padiglione 9a la foto giusta non è quella del quadro intero: le riproduzioni ufficiali, come l'immagine scelta per la comunicazione della mostra, rendono le opere meglio di qualsiasi smartphone. La foto giusta è quella del rapporto fra le tele e la sala. Mettiti in fondo al padiglione e inquadra una o due tele di grande formato con le strutture dell'edificio intorno: il contrasto fra la luce dipinta di Modica e la luce reale che entra nel padiglione è il vero soggetto della mostra.

Poi prova un dettaglio: avvicinati a una tela e fotografa solo un angolo, dove la materia pittorica si vede. È lì che la pittura racconta il suo processo, come dice il testo della mostra. Prima di fotografare, controlla sempre le indicazioni in sala sull'uso delle immagini. Fuori, la foto da fare è quella dei padiglioni di Ersoch nella luce del tardo pomeriggio: le facciate in mattoni, gli archi ripetuti, le prospettive dei viali interni. È l'architettura più geometrica di Roma di fine Ottocento, e dopo aver visto quaranta quadri costruiti sulla geometria la guarderai con occhi diversi. Se ti resta tempo, sali verso il Monte dei Cocci: la collina vista dal basso, al tramonto, è un'immagine che solo Testaccio sa dare.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del Mattatoio comincia nel 1888, quando Gioacchino Ersoch viene incaricato di progettare il nuovo macello della Roma capitale; il complesso viene costruito fra il 1888 e il 1891, nell'area che il piano regolatore del 1872 aveva destinato a residenze operaie e attività produttive. Il macello diventa il motore del nuovo rione: intorno ai padiglioni crescono le case popolari, le osterie, il Campo Boario dove si commerciava il bestiame, e nasce la cucina del quinto quarto che ancora oggi definisce il quartiere.

Nel 1975 arriva la chiusura: la macellazione si trasferisce nel nuovo impianto di viale Palmiro Togliatti e i padiglioni restano vuoti. Seguono anni di abbandono e di usi spontanei, con il centro sociale Villaggio Globale e le prime feste; qui nasce la serata Muccassassina del Circolo Mario Mieli, e qui si svolgono dal 2002 le prime tre edizioni del Gay Village, nell'ambito dell'Estate romana. Il nuovo secolo porta la riconversione: nel 2000 alcuni padiglioni diventano aule della Facoltà di Architettura di Roma Tre; nel 2002 nasce il MACRO Future, poi Macro Testaccio; il 29 settembre 2007 apre la Città dell'altra economia; il 18 febbraio 2010 viene inaugurata la Pelanda, dopo un restauro cominciato nel 2006. Nel 2013 il Dipartimento di Architettura completa il trasferimento. Dal 2018 la programmazione culturale passa all'Azienda Speciale Palaexpo, che firma anche questa mostra. L'autunno 2026, con Modica e Ungheri nei padiglioni 9a e 9b, è l'ultimo capitolo di questa trasformazione da luogo di lavoro a luogo delle arti.

Chi è passato da Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare al Mattatoio di Roma — dall'11 settembre al 25 ottobre 2026

Dal Mattatoio sono passate per quasi un secolo generazioni di lavoratori: macellai, vaccari, carrettieri, commercianti del Campo Boario, e le famiglie che abitavano gli isolati di Testaccio. Dopo la chiusura sono arrivati gli occupanti del Villaggio Globale, il pubblico di Muccassassina e delle prime edizioni del Gay Village, poi gli studenti e i docenti di Architettura di Roma Tre, che da oltre vent'anni frequentano ogni giorno i padiglioni restaurati.

Con il MACRO Testaccio e poi con la Pelanda sono passati artisti, curatori e pubblico dell'arte contemporanea; con il Romaeuropa Festival, danzatori e registi da tutto il mondo. In questo autunno passano dal Mattatoio due artisti che la città conosce bene. Giuseppe Modica, docente all'Accademia di Belle Arti di Roma dal 2004, che ha già esposto al Vittoriano nel 2004 e a Palazzo Venezia nel 2008. E, nel padiglione accanto, Saverio Ungheri, lo scultore calabrese arrivato a Roma nel 1947 e fondatore dell'Astralismo, a cento anni dalla nascita. Con loro passano i nomi che la mostra evoca: Leonardo Sciascia, primo lettore della pittura di Modica; Roberto Calasso, che ne scelse un quadro per una copertina Adelphi; Maurizio Fagiolo dell'Arco, che lo inserì nella Nuova Metafisica; il curatore Giuseppe Appella. È una bella compagnia per un vecchio macello di fine Ottocento.

Testaccio in autunno

La mostra di Modica copre la parte migliore dell'autunno romano, dalla metà di settembre alla fine di ottobre. Sono settimane di giornate ancora lunghe e di temperature miti, ideali per combinare una visita al chiuso con una passeggiata nel quartiere.

Il Romaeuropa Festival

Negli stessi giorni il Mattatoio ospita il Romaeuropa Festival 2026, con spettacoli di danza e teatro nei suoi spazi. Chi vuole unire la mostra a uno spettacolo trova date e programma sul sito ufficiale del festival: la visita alle sale nel tardo pomeriggio e uno spettacolo la sera fanno una giornata completa a Testaccio.

La mostra gemella

Fino all'11 ottobre il Padiglione 9b ospita Saverio Ungheri. 100 anni di futuro, anch'essa a ingresso libero. Se vuoi vederle insieme, vieni prima di quella data: dopo l'11 ottobre resta solo Modica.

Domande frequenti su Il fuoco nel mare di Giuseppe Modica

Quando si può vedere la mostra di Giuseppe Modica al Mattatoio?

Giuseppe Modica. Il fuoco nel mare è aperta al Mattatoio di Roma dall'11 settembre al 25 ottobre 2026, nel Padiglione 9a. Il Mattatoio indica per le mostre l'apertura dal martedì alla domenica, dalle 11 alle 20. Il lunedì le sale sono chiuse, quindi organizza la visita negli altri giorni.

Quanto costa entrare alla mostra Il fuoco nel mare?

La mostra Il fuoco nel mare è a ingresso libero, come indica la pagina ufficiale del Mattatoio. Non serve acquistare biglietti. Anche la mostra di Saverio Ungheri nel Padiglione 9b, aperta fino all'11 ottobre 2026, è gratuita, quindi si possono vedere entrambe nella stessa visita senza spendere nulla.

Quante opere ci sono nella mostra di Modica?

Il fuoco nel mare presenta quaranta opere di grandi dimensioni realizzate da Giuseppe Modica fra il 1997 e il 2026. La mostra non è un'antologica e non segue un ordine cronologico: le tele sono accostate per affinità di temi, come la luce, il tempo e lo spazio. Per una visita attenta servono circa tre quarti d'ora.

Perché la mostra si chiama Il fuoco nel mare?

Il titolo della mostra di Modica riprende un racconto di Leonardo Sciascia del 1975 sulla leggenda di Colapesce, poi titolo della raccolta Adelphi del 2010 che ha in copertina un quadro di Modica, Palatino. Il contrasto fra fuoco e acqua riassume le coppie di opposti su cui lavora la sua pittura.

Chi è Giuseppe Modica?

Giuseppe Modica è un pittore e incisore nato a Mazara del Vallo nel 1953, formato all'Accademia di Belle Arti di Firenze e docente a Roma dal 2004. È considerato un rappresentante della Nuova Metafisica, ha esposto al Vittoriano, a Palazzo Venezia e alla Biennale di Venezia del 2011.

Come si arriva al Mattatoio di Testaccio?

Il Mattatoio di Roma, in piazza Orazio Giustiniani 4, si raggiunge con la metro B scendendo a Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con l'autobus 719 alla fermata Galvani/Zabaglia e con il 170 e il 781 alla fermata Largo Marzi. In auto il parcheggio a Testaccio è difficile.

La mostra di Modica è adatta ai bambini?

La mostra di Modica al Mattatoio è pittura contemplativa, più adatta a ragazzi curiosi che a bambini piccoli. Con i più giovani funziona trasformare la visita in una caccia agli oggetti che tornano da un quadro all'altro, e raccontare prima la leggenda di Colapesce che dà il titolo alla mostra.

Il consiglio finale su Il fuoco nel mare

La gratuità non deve ingannare: Il fuoco nel mare è una mostra seria, di un pittore che ha mezzo secolo di ricerca alle spalle e che Roma ha già celebrato in sedi importanti. Il consiglio è di venirci in un pomeriggio feriale, prima dell'11 ottobre per vedere anche Ungheri, di prendersi il tempo di guardare da vicino e poi di uscire a Testaccio mentre la luce si abbassa: a nostro giudizio è il modo migliore per capire di che luce parla Modica. Per chi cerca un itinerario privato fra i quartieri meno battuti di Roma, dall'archeologia industriale di Testaccio all'Aventino, la redazione di Tour Leader Pro organizza tour ed esperienze su misura.

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Data Evento11 Settembre 2026 — 25 Ottobre 2026
IndirizzoMattatoio, Piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma Testaccio, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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