Ersan Mondtag, Winterreise al Mattatoio — 30 ottobre 2026
Venerdì 30 ottobre 2026 alle 19 Ersan Mondtag porta in scena Winterreise di Elfriede Jelinek al Mattatoio di Roma, nella sala T1 della Pelanda, con le attrici e gli attori del corso di II livello in recitazione dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico. È la quinta e ultima serata di HEIMAT Patria/Straniero, la maratona teatrale del Romaeuropa Festival 2026. L'ingresso principale del Mattatoio è in piazza Orazio Giustiniani 4, a Testaccio: si arriva con la metro B scendendo a Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con l'autobus 719 a Galvani/Zabaglia e con il 170 e il 781 a Largo Marzi. Il biglietto costa 15 euro secondo il sito ufficiale del festival; si compra sul sito del Romaeuropa, al box office (06 4555 3050, anche su WhatsApp) e sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione.
Un regista tedesco figlio di immigrati turchi, fra i nomi più premiati della scena europea, che lavora con sette giovani attori italiani su un testo austriaco dedicato all'estraneità: difficile immaginare una combinazione più adatta al tema di una maratona intitolata Patria/Straniero. Il giudizio è netto: fra le cinque serate di HEIMAT, questa è quella che promette lo shock visivo più forte, e chi non ha mai visto un lavoro di Mondtag dal vivo ha qui l'occasione più economica per farlo.
Winterreise al Mattatoio in breve: data, sala, biglietto
Una sola replica, venerdì 30 ottobre 2026 alle 19, nella sala T1 del Mattatoio di Testaccio, con biglietto a 15 euro: Winterreise chiude HEIMAT Patria/Straniero e con esso la presenza del progetto al Romaeuropa Festival.
Data e orario
Il calendario ufficiale del festival indica venerdì 30 ottobre alle 19. È un orario da prima serata, pensato per chi esce dal lavoro: lascia libera la cena dopo lo spettacolo, in uno dei quartieri di Roma dove si mangia meglio. La durata non è pubblicata; conviene chiederla al box office se si ha un impegno subito dopo.
La sala
Il festival colloca lo spettacolo nella sala T1 del Mattatoio, uno degli spazi teatrali ricavati nella Pelanda, l'area restaurata del vecchio macello. Il complesso è grande e ha più ingressi: arrivate da piazza Orazio Giustiniani e chiedete al personale del festival la strada per la sala.
Il biglietto
Il sito del Romaeuropa indica un prezzo di 15 euro. Lo spettacolo è realizzato in corealizzazione con l'Accademia Silvio d'Amico e fa parte della sezione teatrale Ultra REF del festival.
Dove si compra
I biglietti si comprano sul sito ufficiale del festival, alla pagina dello spettacolo, al box office telefonico 06 4555 3050, attivo anche su WhatsApp, e sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione. Il box office del festival ha sede all'Opificio Romaeuropa, in via dei Magazzini Generali 20/a, all'Ostiense.
Winterreise di Ersan Mondtag: che cosa si vedrà
Winterreise è la rilettura che Ersan Mondtag firma del testo teatrale di Elfriede Jelinek, presentata dal festival come un viaggio tra memoria, estraneità e dislocazione, con al centro il tema di Heimat inteso come tensione costante tra appartenenza e sradicamento.
Un teatro fatto di immagini
Il Romaeuropa descrive Mondtag come un regista noto per un teatro fortemente visivo, in cui scenografia, immagine e composizione plastica diventano elementi centrali della drammaturgia. È una definizione esatta: Mondtag disegna spesso da sé scene e costumi, e i premi che ha ricevuto come scenografo e costumista lo confermano. Chi va a vedere Winterreise deve aspettarsi quadri costruiti con precisione pittorica, più che una recitazione naturalistica.
Identità e paesaggio collettivo
La presentazione del festival insiste su una coppia di concetti: identità individuale e paesaggio collettivo. Nel testo di Jelinek la voce che parla è insieme privata e pubblica, racconta la propria famiglia e insieme le cronache del proprio paese. Mondtag, che lavora da anni sulla memoria tedesca e sulle sue rimozioni, trova qui un materiale che gli è congeniale.
Il dispositivo comune
Come le altre quattro serate di HEIMAT, anche Winterreise si costruisce intorno a un medesimo dispositivo scenico, lo stesso per tutti e cinque i registi. È la regola del gioco: uno spazio condiviso, sette interpreti, cinque sguardi. Vedere come un regista dall'immaginario così marcato piega uno spazio pensato per altri è uno dei motivi di interesse della serata.
Una foto dalle prove
L'immagine ufficiale diffusa dal festival per Winterreise è una foto di scena di Manuela Giusto, datata dal file al 9 giugno 2026. Mostra che il lavoro con gli allievi dell'Accademia è cominciato ben prima dell'autunno: al Mattatoio arriva uno spettacolo maturato in mesi di prove.
Winterreise di Elfriede Jelinek: il testo
Winterreise. Ein Theaterstück è il testo che Elfriede Jelinek, premio Nobel per la letteratura, pubblicò nel 2011 da Rowohlt; debuttò il 3 febbraio 2011 alle Münchner Kammerspiele nella regia di Johan Simons e vinse nello stesso anno il Mülheimer Dramatikerpreis.
Il riferimento a Schubert
Il titolo rimanda al ciclo di Lieder di Franz Schubert, il compositore che Jelinek considera il suo preferito. Schubert compose la sua Winterreise nel 1827, un anno prima di morire: ventiquattro Lieder per voce e pianoforte su poesie di Wilhelm Müller. La scrittrice ha definito il ciclo e le poesie una fonte d'ispirazione per tutta la vita.
Un io che vaga
Come il viandante di Schubert, anche nel testo di Jelinek una voce lirica attraversa il mondo senza pace. I temi sono la solitudine, l'emigrazione interiore, il sentirsi e il restare stranieri. La scrittrice intreccia esperienze della propria biografia, il rapporto difficile con la madre, la demenza del padre, con fatti di cronaca austriaca e tedesca, fra cui lo scandalo bancario legato alla vendita della Hypo Alpe Adria nel 2007 e la vicenda, mai nominata esplicitamente, di Natascha Kampusch.
L'ultimo Lied
Il finale riprende l'ultimo brano del ciclo di Schubert, Der Leiermann, il suonatore di ghironda, e lo trasforma in un bilancio ironico e spietato della scrittrice con il proprio ruolo. È un congedo amaro: chi scrive si riconosce nel musicista di strada che gira sempre la stessa manovella.
Uno dei testi più rappresentati
Con più di venti allestimenti, Winterreise è fra i testi in lingua tedesca più messi in scena degli ultimi anni. Dopo Simons lo hanno diretto, fra gli altri, Andreas Kriegenburg al Deutsches Theater di Berlino e Peter Carp al Theater Oberhausen nel 2011, Nora Schlocker allo Schauspiel Stuttgart e Stefan Bachmann al Burgtheater di Vienna nel 2012. La regia di Bachmann, con una pista da sci senza neve inclinata a quarantacinque gradi disegnata da Olaf Altmann, vinse il Nestroy come miglior spettacolo in lingua tedesca. Nel 2011 la rivista Theater heute lo aveva scelto come testo dell'anno.
Perché proprio in HEIMAT
Fra i cinque titoli della maratona, Winterreise è quello che affronta il tema della patria dall'interno: non lo straniero che arriva, ma chi si sente straniero a casa propria. La prima frase del ciclo di Schubert, straniero sono arrivato e straniero me ne vado, riassume tutto il progetto meglio di qualunque presentazione.
Ersan Mondtag: biografia del regista
Ersan Mondtag, nato Ersan Aygün nel 1987 a Berlino Ovest, è un regista teatrale tedesco, scenografo e costumista, fra i più premiati della sua generazione; nel 2024 ha rappresentato la Germania alla 60ª Biennale di Venezia insieme a Yael Bartana.
Neukölln e Washington
Figlio di immigrati turchi, il padre ristoratore e la madre casalinga, cresce nel quartiere berlinese di Neukölln. Passa dalla scuola dell'obbligo al liceo e grazie a uno scambio studentesco arriva a Washington: la famiglia che lo ospita lo porta ai concerti di musica classica e lo introduce in ambienti colti. Da lì nasce l'interesse per la storia dell'arte, del cinema e della musica, e il cambio di cognome: Aygün diventa Mondtag.
La formazione sul campo
Prima della scuola, il palcoscenico. Mondtag fa pratica come osservatore con tre maestri molto diversi della scena tedesca, Thomas Langhoff, Frank Castorf e Claus Peymann, e poi come assistente con il norvegese Vegard Vinge. Nel 2011 entra alla Otto-Falckenberg-Schule di Monaco, una delle scuole di teatro più prestigiose della Germania, ma la lascia dopo due anni.
Il Kapitæl Zwei Kolektif
A Monaco fonda il Kapitæl Zwei Kolektif, un gruppo che progetta performance di lunga durata, forme sperimentali di festa e lavori interdisciplinari. Con Olga Bach realizza Konkordia, una performance continua di nove giorni per lo spazio Schaustelle della Pinakothek der Moderne. Il collettivo diventa noto con le sue feste documentarie, fra cui una costruita sugli atti del processo per i delitti della cellula neonazista NSU: la critica tedesca la descrive come un colpo di realtà politica dentro l'edonismo della notte.
Francoforte, Kassel e il Theatertreffen
Nella stagione 2013/14 è nel laboratorio di regia dello Schauspiel Frankfurt, dove firma 2. Sinfonie, Das Schloss e Orpheus#, portati al festival Radikal Jung di Monaco. Nel 2015 crea allo Staatstheater di Kassel TYRANNIS, con cui è invitato al Theatertreffen di Berlino del 2016, la rassegna che ogni anno seleziona i dieci spettacoli più significativi della scena in lingua tedesca.
I premi
Nel 2016 la rivista Theater heute lo nomina regista emergente dell'anno e lo premia anche come scenografo e costumista per TYRANNIS; nel 2017 i suoi costumi per Die Vernichtung di Olga Bach sono ancora i migliori dell'anno. Das Internat, debuttato al Theater Dortmund il 9 febbraio 2018, gli vale il premio 3sat nel 2019 e un secondo invito al Theatertreffen. Seguono gli Oper! Awards 2020 come miglior scenografo per Der Schmied von Gent di Franz Schreker, nel 2022 il titolo di scenografo dell'anno nel sondaggio dei critici di Die Deutsche Bühne e il premio della critica francese per la migliore produzione d'opera europea con Der Silbersee di Kurt Weill, e nel 2025 il Berliner Bär, il premio culturale del quotidiano B.Z.
I teatri
Mondtag ha lavorato fra gli altri al Thalia Theater di Amburgo, allo Schauspiel Frankfurt, allo Schauspiel Köln, al Maxim Gorki Theater di Berlino e alle Münchner Kammerspiele, dove nel 2019 firma con Olga Bach Doktor Alıcı, riscrittura del Professor Bernhardi di Arthur Schnitzler. A Colonia porta in scena la saga familiare di La caduta degli dei di Luchino Visconti; nel 2017 espone I am a Problem al Museum für Moderne Kunst di Francoforte. Nel 2026 dirige al Residenztheater di Monaco Munich Machine di Albert Ostermaier.
Venezia 2024
Nel 2024 Mondtag e l'artista israeliana Yael Bartana presentano i loro lavori nel Padiglione tedesco della Biennale Arte di Venezia, sotto il titolo comune Thresholds, soglie. È la consacrazione internazionale di un regista che si muove da sempre fra teatro, arti visive e opera.
Una scelta di coerenza
Un episodio aiuta a capire il personaggio. Mondtag ha rinunciato a realizzare una performance per l'inaugurazione del Centro di documentazione Fuga, Espulsione, Riconciliazione di Berlino, spiegando che la fondazione che lo sostiene voleva influire troppo sui contenuti, fino a chiedere di togliere i riferimenti all'uso politico del tema da parte della destra. Mondtag vive a Berlino.
HEIMAT Patria/Straniero: la maratona che Winterreise chiude
HEIMAT Patria/Straniero è il progetto del Romaeuropa Festival 2026 in cui cinque registi dirigono lo stesso cast di sette attrici e attori dell'Accademia Silvio d'Amico in cinque spettacoli sul medesimo tema, dal 21 al 30 ottobre al Mattatoio, sempre alle 19.
Il calendario
Il 21 ottobre apre Thom Luz con Il ritorno dei 10 Ulisse in Patria. Il 23 Fabiana Iacozzilli dirige La trilogia di Belgrado di Biljana Srbljanović, raccontata nella nostra scheda su La trilogia di Belgrado di Fabiana Iacozzilli. Il 25 Leonardo Lidi mette in scena Edeyen di Letizia Russo, il 27 Leonardo Manzan Il Salto di Nureyev. Il 30 chiude Ersan Mondtag con Winterreise.
Il cast
I sette interpreti della Compagnia dell'Accademia sono Leonardo Cappelli, Jacopo Casalino, Christian D'Agostino, Andrea De Luca, Sofia Ferrari, Francesca Massari e Vittoria Salamone. In dieci giorni affrontano cinque registi, due stranieri e tre italiani, e arrivano a Mondtag con quattro spettacoli alle spalle.
L'ultima serata
Chiudere una maratona ha un vantaggio preciso: gli attori sono al massimo della confidenza con lo spazio e fra loro. Il rischio, per chi guarda, è opposto: arrivare all'ultima sera senza aver visto le precedenti. Non è un problema, perché ogni spettacolo ha un biglietto proprio e si regge da solo.
Vederne due
Chi può, abbini Winterreise a una delle serate italiane, per esempio a quella di Iacozzilli o di Lidi. Lo stesso gruppo di attori, nello stesso spazio, trasformato da uno sguardo romano e da uno tedesco: è la lezione di regia più chiara che un festival possa offrire.
L'Accademia Silvio d'Amico, gli attori di Winterreise
L'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico è la scuola nazionale di teatro con sede a Roma, e per HEIMAT lavora in corealizzazione con il Romaeuropa Festival, portando in scena gli allievi del corso di II livello in recitazione.
Una prova professionale
Per gli interpreti la maratona è un banco di prova vero: cinque spettacoli, cinque metodi, un pubblico pagante e la critica di un festival internazionale. Lavorare con un regista come Mondtag, abituato ai grandi teatri di repertorio tedeschi, significa confrontarsi con un modo di fare teatro in cui il corpo dell'attore è parte di una composizione visiva.
Il legame con il Mattatoio
Il rapporto fra l'Accademia e il Mattatoio attraversa tutto l'autunno del festival: nella stessa sede, a fine ottobre, vanno in scena anche lavori di giovani artisti formatisi alla Silvio d'Amico. Chi segue il Romaeuropa a Testaccio vede una generazione del teatro italiano nel momento in cui passa dalla scuola al mestiere.
Perché conta per il pubblico
Fra qualche anno alcuni di questi sette nomi saranno nei cartelloni dei teatri stabili. Chi li ha visti al Mattatoio con Mondtag potrà dire di averli visti cominciare, ed è uno dei piaceri meno conosciuti dell'andare a teatro.
Il Mattatoio di Testaccio, la sede di Winterreise
Il Mattatoio di Roma, dove va in scena Winterreise, è il grande complesso di padiglioni costruito fra il 1888 e il 1891 su progetto di Gioacchino Ersoch ai piedi del Monte dei Cocci: circa 25.000 metri quadrati fra il lungotevere Testaccio, via Beniamino Franklin, via Aldo Manuzio e il Campo Boario.
Il macello della nuova capitale
Con Roma capitale serve un macello proporzionato alla popolazione che cresce. L'incarico va a Ersoch, che aveva già lavorato al vecchio impianto di piazza del Popolo; l'area è quella che il piano regolatore del 1872 aveva riservato ad attività produttive e case operaie lungo il fiume. L'ingegnere Filippo Laccetti progetta il sistema di smaltimento degli scarti verso il Tevere.
Mattoni, ferro e ripetizione
I padiglioni sono a pianta rettangolare, in mattoni, con tetti a doppia falda, archi ripetuti e strutture interne in ferro. Ogni edificio aveva la sua funzione nella catena di lavoro. È un'architettura in serie, rigorosa, che di sera ha qualcosa di scenografico: la cornice giusta per un regista che pensa per immagini.
La Pelanda
Nel 1975 la macellazione si trasferisce nel nuovo impianto di viale Palmiro Togliatti e il Mattatoio chiude. Dopo anni di abbandono e di usi spontanei, arrivano l'università, il museo e i teatri: il 18 febbraio 2010 viene inaugurata La Pelanda, ricavata dal restauro dell'area dove si lavoravano i suini, circa 5.000 metri quadrati di sale teatrali e spazi espositivi. È qui che si trovano le sale del festival.
Chi lo gestisce
Dopo i Musei in Comune, fino al 2017, e l'Azienda Speciale Palaexpo, dal 2018 al 2025, gli spazi sono oggi affidati alla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti. Per il complesso fuori dal calendario del festival c'è la nostra scheda sull'Ex Mattatoio.
Una curiosità su Ersan Mondtag, Winterreise al Mattatoio — 30 ottobre 2026
La curiosità più bella riguarda il nome del regista. Mondtag non è un cognome di famiglia: Ersan Aygün lo ha scelto da ragazzo, dopo l'anno di scambio a Washington che gli aveva aperto le porte della musica classica e della storia dell'arte. In tedesco la parola suona come un gioco fra la luna e il giorno. Per un artista che ha fatto dell'identità e della trasformazione il suo tema, anche il nome è una messa in scena.
La seconda curiosità lega Mondtag e Jelinek attraverso Monaco. Winterreise è nato su invito delle Münchner Kammerspiele, dove ha debuttato nel 2011; alle stesse Kammerspiele Mondtag ha lavorato come regista, firmando nel 2019 Doktor Alıcı. Il testo e il suo nuovo interprete hanno dunque in comune un palcoscenico, prima ancora di incontrarsi a Roma.
La terza riguarda il Mattatoio. Mondtag ha fondato a Monaco un collettivo famoso per le sue feste performative; il Mattatoio di Testaccio, dopo la chiusura del 1975, è stato a sua volta uno dei luoghi della notte alternativa romana, con il Villaggio Globale e la nascita di Muccassassina. Un ex macello riconvertito in spazio di festa e di teatro è, in un certo senso, il suo ambiente naturale.
Una cosa che non ti dice nessuno su Ersan Mondtag, Winterreise al Mattatoio — 30 ottobre 2026
La prima cosa che nessuno dice è che Winterreise è un testo lunghissimo. Johan Simons, per la prima assoluta, ne tagliò più della metà e lo spettacolo durò comunque più di tre ore; Stefan Bachmann a Vienna lo ridusse a centodieci minuti. Ogni regista ne sceglie una parte, e la versione di Mondtag sarà inevitabilmente una selezione. Chi conosce il testo non si aspetti di ritrovarlo tutto.
La seconda riguarda la lingua. Mondtag è un regista tedesco che lavora con attori italiani: lo spettacolo, costruito con gli allievi dell'Accademia, è pensato per il pubblico italiano. Non serve conoscere il tedesco; serve piuttosto arrivare sapendo che il cuore del lavoro sarà visivo.
La terza è logistica. Il Mattatoio è un complesso vasto, con più ingressi e più sale, e i calendari online riportano indirizzi diversi per lo stesso spettacolo. Il riferimento è piazza Orazio Giustiniani 4. Venerdì sera, a fine ottobre, Testaccio è pieno: arrivate con venti minuti di anticipo e chiedete la sala T1 al personale del festival.
Il consiglio che ti do per visitare Ersan Mondtag, Winterreise al Mattatoio — 30 ottobre 2026
Conviene ascoltare Schubert prima di andare. Bastano i primi due Lieder della Winterreise, Gute Nacht e Die Wetterfahne, in una delle tante registrazioni disponibili, e l'ultimo, Der Leiermann. Arrivare in sala con quella voce in testa rende leggibile la struttura del testo di Jelinek, che parte e arriva esattamente lì.
Il secondo consiglio riguarda la sera. Lo spettacolo comincia alle 19, quindi la cena si fa dopo: prenotate una trattoria di Testaccio per le 21 circa, lasciandovi un margine perché la durata non è pubblicata. Il venerdì sera i locali del rione si riempiono presto.
Il terzo è per chi ha tempo: vedete almeno un'altra serata di HEIMAT. Winterreise da sola è uno spettacolo; Winterreise dopo Iacozzilli o Lidi diventa un confronto fra modi di fare teatro. Quindici euro a sera, per una lezione di regia così, sono pochi.
Infine: comprate subito. Una sola replica, con un regista che in Germania riempie i grandi teatri, è il tipo di biglietto che si esaurisce senza preavviso.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Elfriede Jelinek ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 2004, e che in Italia è conosciuta soprattutto per il romanzo La pianista, da cui è stato tratto il film di Michael Haneke. Molto meno citato è che Jelinek è anche una delle autrici teatrali più rappresentate d'Europa, e che i suoi testi per la scena sono spesso lunghe partiture di voci senza personaggi, che lasciano al regista una libertà enorme. Winterreise, con i suoi oltre venti allestimenti nei primi anni, ne è la prova.
Il secondo fatto poco citato riguarda il Mattatoio. Tutti sanno che è stato il macello di Roma e che la cucina romana del quinto quarto è nata intorno ai suoi cancelli. Meno ricordato è che dopo la chiusura il complesso è stato un laboratorio della Roma alternativa: il centro sociale Villaggio Globale, la serata Muccassassina del Circolo Mario Mieli, le prime tre edizioni del Gay Village dal 2002, nel quadro dell'Estate romana. Un testo sull'estraneità e sull'esclusione trova qui un luogo che conosce bene quei temi.
Il terzo riguarda la Pelanda: le sale del festival sono nell'area dove si lavoravano i suini, la parte più sgradevole del vecchio macello. Il restauro, dal 2006 al 2010, ne ha fatto la più viva del nuovo polo culturale.
La foto giusta da fare a Ersan Mondtag, Winterreise al Mattatoio — 30 ottobre 2026
La foto giusta, alle sette meno un quarto di una sera di fine ottobre, si fa con l'ultima luce. Il portale monumentale del Mattatoio su piazza Orazio Giustiniani, con i lampioni appena accesi e il cielo ancora blu, racconta il paradosso del luogo: un ingresso da edificio pubblico ottocentesco per un impianto industriale. Mettetevi al centro della piazza, frontali.
La seconda foto è dentro il complesso, lungo il viale fra i padiglioni: mattoni, tetti a doppia falda, strutture in ferro. Con il buio i volumi diventano quasi una scenografia, e dopo uno spettacolo di Mondtag lo sguardo è allenato a vedere lo spazio come un quadro.
La terza la lascio all'uscita: il profilo del Monte dei Cocci dietro i padiglioni, con le luci dei locali alla sua base. In sala, naturalmente, niente foto né video. Con un regista che costruisce ogni immagine con precisione pittorica, lo spettacolo va guardato con gli occhi, e la foto ufficiale di Manuela Giusto diffusa dal festival basta a ricordarlo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del Mattatoio comincia nel 1888, con l'incarico a Gioacchino Ersoch, e il cantiere si chiude nel 1891. Per quasi novant'anni il complesso lavora a pieno ritmo, e intorno crescono il rione di Testaccio, le osterie, il Campo Boario dove si commerciava il bestiame, una comunità operaia che ha dato al quartiere la sua identità.
Nel 1975 la macellazione si trasferisce in viale Palmiro Togliatti e il Mattatoio chiude. Arrivano il Villaggio Globale, le feste, le prime serate di Muccassassina. Nel 2000 alcuni padiglioni diventano aule di Architettura di Roma Tre; nel 2002 apre il MACRO Future, poi Macro Testaccio, e comincia la stagione del Gay Village. Il 29 settembre 2007 nasce la Città dell'altra economia; nel novembre 2006 parte il restauro della Pelanda, inaugurata il 18 febbraio 2010. Il 12 marzo 2010 Roma Tre inaugura il padiglione 15A, nel 2013 i padiglioni 2B, 4 e 8.
Dal 2018 la programmazione passa all'Azienda Speciale Palaexpo, oggi alla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti. Ogni autunno, intanto, il Romaeuropa Festival porta a Testaccio il teatro e la danza internazionali. Il 30 ottobre 2026, con Winterreise, si chiude al Mattatoio la maratona HEIMAT: un altro capitolo di una storia in cui un luogo di lavoro industriale è diventato uno dei palcoscenici più interessanti della città.
Chi è passato da Ersan Mondtag, Winterreise al Mattatoio — 30 ottobre 2026
Dal Mattatoio sono passate generazioni di lavoratori: macellai, vaccari, carrettieri, i commercianti di bestiame del Campo Boario, le famiglie operaie di Testaccio. Dopo la chiusura sono arrivati gli attivisti del Villaggio Globale, il pubblico di Muccassassina e del Gay Village, poi gli studenti e i docenti di Architettura di Roma Tre, gli artisti delle mostre del MACRO e della Pelanda, le associazioni della Città dell'altra economia.
E sono passati, e passano, gli artisti del Romaeuropa Festival. In questo autunno 2026 il Mattatoio ospita fra gli altri Boris Charmatz, di cui parliamo nella scheda su Muette di Boris Charmatz al Mattatoio, e dal 21 al 30 ottobre i cinque registi di HEIMAT: Thom Luz, Fabiana Iacozzilli, Leonardo Lidi, Leonardo Manzan ed Ersan Mondtag, con i sette attori della Compagnia dell'Accademia.
Il 30 ottobre, idealmente, passano anche le presenze evocate dallo spettacolo: Franz Schubert e il suo viandante, il poeta Wilhelm Müller, Elfriede Jelinek con il ricordo dei suoi genitori. E con loro Johan Simons, Andreas Kriegenburg, Stefan Bachmann, i registi che prima di Mondtag hanno affrontato lo stesso testo, portandolo sui palcoscenici di Monaco, Berlino e Vienna.
Come arrivare al Mattatoio per Winterreise
Il Mattatoio, con ingresso principale in piazza Orazio Giustiniani 4 a Testaccio, si raggiunge con la metro B fino a Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con l'autobus 719 alla fermata Galvani/Zabaglia e con il 170 e il 781 alla fermata Largo Marzi, come indica il sito ufficiale del Mattatoio.
In metro
Da Termini la linea B in direzione Laurentina arriva a Piramide in pochi minuti. Si esce in piazzale Ostiense, si passa accanto alla Piramide Cestia e si entra a Testaccio per via Marmorata: una decina di minuti a piedi fino al Mattatoio. Con uno spettacolo alle 19, al ritorno la metro è ancora pienamente in servizio.
In tram e in autobus
Il tram 3 ferma a Marmorata/Galvani, a pochi passi dall'ingresso. Il 719 ferma a Galvani/Zabaglia; il 170 e il 781 a Largo Marzi, sul lungotevere, comodi per chi arriva dal centro, da Trastevere o da Marconi.
In auto
Testaccio è un rione denso e il venerdì sera i parcheggi su strada sono contesi. Chi viene in auto fa meglio a lasciarla verso l'Ostiense o Marconi e fare l'ultimo tratto a piedi o in tram.
A piedi
Dall'Aventino, dal Circo Massimo o dalla Bocca della Verità il Mattatoio è a venti o trenta minuti di cammino, scendendo per via di Santa Sabina e via Marmorata. Nel tardo pomeriggio è una passeggiata piacevole.
Testaccio intorno al Mattatoio
Testaccio è il rione fra il Tevere, l'Aventino e le Mura Aureliane, costruito a fine Ottocento con isolati popolari a scacchiera; il Mattatoio ne occupa l'estremità verso il fiume, e il resto del quartiere si raggiunge in pochi minuti a piedi.
Il Monte dei Cocci
Il Monte dei Cocci è la collina artificiale fatta di frammenti di anfore antiche. È accanto al Mattatoio, circondato da locali ricavati alla sua base: di sera è uno dei punti più animati del rione.
Il Cimitero acattolico
Oltre via Marmorata, lungo le Mura e accanto alla Piramide, c'è il Cimitero acattolico di Roma, con le tombe di Keats e di Shelley. Chi arriva nel primo pomeriggio può visitarlo prima dello spettacolo, controllando gli orari.
Il mercato e l'Aventino
Il Nuovo Mercato Testaccio è il mercato coperto del rione, utile di giorno. Salendo verso l'Aventino si arriva al Giardino degli Aranci: a fine ottobre, con l'ora solare appena tornata, il tramonto arriva presto e si fa in tempo a vederlo prima delle 19. Per un giro più completo c'è la nostra guida su cosa vedere a Testaccio.
Dove mangiare dopo Winterreise
Testaccio è uno dei quartieri di Roma dove si mangia meglio, e la tradizione del quinto quarto nasce proprio intorno al Mattatoio. Nelle trattorie del rione si trovano coda alla vaccinara, trippa alla romana, rigatoni con la pajata; per chi non ama le frattaglie ci sono carbonara, gricia e cacio e pepe. Chi vuole spendere poco trova pizzerie al taglio, forni e supplì.
L'ordine giusto
Con uno spettacolo alle 19 la soluzione naturale è cenare dopo. Prenotate per le 21 o poco più tardi, tenendo conto che la durata non è pubblicata. Prima dello spettacolo basta un caffè o un aperitivo leggero in uno dei bar intorno a piazza Testaccio.
Il venerdì sera
Il venerdì le trattorie più note del rione sono piene. Prenotate con qualche giorno di anticipo, oppure puntate sulle pizzerie, che lavorano fino a tardi.
Accessibilità, età e informazioni pratiche
Le condizioni di accesso alla sala T1 del Mattatoio per persone con disabilità vanno verificate con il box office del Romaeuropa Festival, al numero 06 4555 3050, anche su WhatsApp. Il Mattatoio vieta l'ingresso degli animali nelle sale e nei teatri.
Per chi è adatto
Winterreise è uno spettacolo per adulti e per ragazzi delle superiori abituati al teatro contemporaneo. Il testo tocca temi duri, la malattia di un padre, la vicenda di una ragazza sequestrata, e il linguaggio di Jelinek è denso. Non è un titolo per bambini: per loro il festival ha una sezione Kids dedicata.
Per gli studenti
Per una classe o un gruppo di studenti di teatro, di lingue o di letteratura tedesca, Winterreise è un'occasione rara: un testo di un premio Nobel, un regista di primo piano, attori poco più grandi di loro. Conviene contattare il box office per eventuali condizioni di gruppo, che non sono pubblicate.
Organizzarsi con un gruppo
Per gruppi e aziende che vogliono unire una passeggiata fra Aventino e Testaccio alla serata a teatro, la redazione di Tour Leader Pro organizza itinerari privati su misura.
Testaccio a fine ottobre
A fine ottobre Roma cambia passo: l'ora solare è appena tornata, il sole tramonta presto, le sere sono fresche ma di rado fredde. Il calendario culturale è al massimo, con il Romaeuropa Festival nelle ultime settimane, come racconta la nostra panoramica sul Romaeuropa Festival 2026, e le stagioni dei teatri appena cominciate. Il 30 ottobre è un venerdì, alla vigilia del fine settimana di Ognissanti: Testaccio sarà pieno di romani più che di turisti. Una giacca leggera e scarpe comode bastano; l'ombrello conviene tenerlo a portata di mano.
Domande frequenti su Winterreise di Ersan Mondtag
Quando va in scena Winterreise di Ersan Mondtag a Roma?
Winterreise di Ersan Mondtag va in scena al Mattatoio di Testaccio venerdì 30 ottobre 2026 alle 19, nella sala T1. È l'ultima delle cinque serate di HEIMAT Patria/Straniero, il progetto del Romaeuropa Festival 2026 con gli attori dell'Accademia Silvio d'Amico. È prevista una sola replica.
Quanto costa il biglietto per Winterreise al Mattatoio?
Il biglietto per Winterreise al Mattatoio costa 15 euro secondo il sito ufficiale del Romaeuropa Festival. Si compra sul sito del festival, al box office telefonico 06 4555 3050, attivo anche su WhatsApp, e sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione.
Chi è Ersan Mondtag?
Ersan Mondtag è un regista, scenografo e costumista tedesco nato a Berlino nel 1987 da una famiglia di origine turca. È stato invitato due volte al Theatertreffen di Berlino, ha vinto il premio 3sat nel 2019 e nel 2024 ha esposto con Yael Bartana nel Padiglione tedesco della Biennale di Venezia.
Di cosa parla Winterreise di Elfriede Jelinek?
Winterreise di Elfriede Jelinek è un testo teatrale del 2011 ispirato al ciclo di Lieder di Schubert: una voce che vaga senza pace racconta solitudine, estraneità, il rapporto con i genitori e fatti di cronaca austriaca. Ha vinto il Mülheimer Dramatikerpreis nel 2011.
Chi recita in Winterreise al Mattatoio?
In Winterreise al Mattatoio recitano i sette attori della Compagnia dell'Accademia Silvio d'Amico, allievi del corso di II livello in recitazione: Leonardo Cappelli, Jacopo Casalino, Christian D'Agostino, Andrea De Luca, Sofia Ferrari, Francesca Massari e Vittoria Salamone.
Dove si trova il Mattatoio e come ci si arriva?
Il Mattatoio si trova a Testaccio, con ingresso principale in piazza Orazio Giustiniani 4. Si arriva con la metro B a Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con l'autobus 719 a Galvani/Zabaglia o con il 170 e il 781 a Largo Marzi.
Bisogna aver visto le altre serate di HEIMAT per capire Winterreise?
Winterreise si regge da solo: ogni serata di HEIMAT Patria/Straniero è uno spettacolo autonomo con biglietto proprio. Vederne più di una arricchisce l'esperienza, perché lo stesso cast e lo stesso dispositivo scenico cambiano volto con ogni regista, ma non è necessario.
In chiusura
Le serate che restano sono quelle in cui un grande nome incontra un luogo e un pubblico che non si aspettava. Winterreise al Mattatoio è una di queste: un regista che in Germania riempie i teatri di repertorio, sette attori all'inizio del mestiere, un testo di un premio Nobel, un ex macello di fine Ottocento. Comprate il biglietto adesso, ascoltate Der Leiermann in metro, arrivate a Testaccio con venti minuti di anticipo e prenotate la cena per dopo.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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