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La trilogia di Belgrado e Heimat al Mattatoio — dal 21 al 30 ottobre 2026

La trilogia di Belgrado di Biljana Srbljanović, con la regia di Fabiana Iacozzilli, va in scena venerdì 23 ottobre 2026 alle 19 al Mattatoio di Testaccio, nella sala T1, dentro il Romaeuropa Festival 2026: è il secondo dei cinque spettacoli di Heimat, Patria/Straniero, la maratona che dal 21 al 30 ottobre porta in scena sette giovani attrici e attori dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico diretti da cinque registi diversi. Le cinque serate, tutte alle 19, sono mercoledì 21 (Thom Luz), venerdì 23 (Fabiana Iacozzilli), domenica 25 (Leonardo Lidi), martedì 27 (Leonardo Manzan) e venerdì 30 ottobre (Ersan Mondtag). Il Mattatoio ha l'ingresso principale in piazza Orazio Giustiniani 4, nel rione Testaccio (il festival indica anche il lungotevere Testaccio 1); si arriva con la metro B, fermata Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani o con gli autobus 170 e 781 a Largo Marzi. Il biglietto per La trilogia di Belgrado costa 15 euro sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival, che vende i biglietti anche attraverso il proprio box office e il circuito di prevendita autorizzato.

La trilogia di Belgrado e Heimat in breve

Heimat, Patria/Straniero è un progetto del Romaeuropa Festival 2026 in corealizzazione con l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico: cinque registi dirigono lo stesso cast di sette attori del corso di secondo livello in recitazione, in cinque spettacoli sullo stesso tema e intorno a un medesimo dispositivo scenico.

Il calendario completo

Mercoledì 21 ottobre alle 19: Thom Luz, Il ritorno dei 10 Ulisse in Patria. Venerdì 23 ottobre alle 19: Fabiana Iacozzilli, La trilogia di Belgrado di Biljana Srbljanović. Domenica 25 ottobre alle 19: Leonardo Lidi, Edeyen di Letizia Russo. Martedì 27 ottobre alle 19: Leonardo Manzan, Il salto di Nureyev. Venerdì 30 ottobre alle 19: Ersan Mondtag, Winterreise di Elfriede Jelinek. Tutte le serate si svolgono al Mattatoio, nella sala T1.

Il cast

La Compagnia dell'Accademia è formata da Leonardo Cappelli, Jacopo Casalino, Christian D'Agostino, Andrea De Luca, Sofia Ferrari, Francesca Massari e Vittoria Salamone. Sono gli stessi sette interpreti in tutti e cinque gli spettacoli: chi segue più serate li vede trasformarsi da una regia all'altra.

La sezione del festival

Heimat rientra in Ultra REF, la sezione del Romaeuropa Festival dedicata al teatro. È un progetto che il festival presenta come una maratona di cinque giorni: la formula ideale sarebbe vederli tutti, ma ogni serata si regge da sola.

La trilogia di Belgrado di Fabiana Iacozzilli

Fabiana Iacozzilli, fra le registe italiane più originali e protagonista del Romaeuropa Festival fin dagli esordi, dirige la Compagnia dell'Accademia ne La trilogia di Belgrado della drammaturga serba Biljana Srbljanović, testo che il festival definisce un cult del teatro europeo contemporaneo.

Le storie

Il testo raccoglie le storie di giovani sospesi tra guerra, esilio e desiderio di futuro. La regia di Iacozzilli, secondo la presentazione del festival, esplora i temi della perdita, dell'appartenenza e della ricerca di un luogo possibile da chiamare casa. È esattamente il cuore del tema Heimat: la patria come luogo che si perde, si rimpiange o si cerca altrove.

Perché proprio questo testo

Per un gruppo di attori poco più che ventenni, La trilogia di Belgrado è una scelta precisa: racconta ragazzi della loro età costretti a decidere dove vivere e chi essere. A nostro giudizio è il titolo più accessibile dei cinque per chi si avvicina per la prima volta al teatro di ricerca: parla di esperienze riconoscibili, la partenza, la nostalgia, il rapporto con chi resta.

L'immagine ufficiale

La fotografia che il festival usa per presentare lo spettacolo è di Manuela Giusto: è una delle immagini di scena dell'allestimento con la Compagnia dell'Accademia.

Biljana Srbljanović, l'autrice

Biljana Srbljanović è una drammaturga e docente universitaria serba, nata a Stoccolma il 15 ottobre 1970 e formata alla Facoltà di Arti Drammatiche dell'Università delle Arti di Belgrado, dove insegna.

Una scrittrice tradotta ovunque

Ha scritto undici testi teatrali, rappresentati in una cinquantina di paesi, e la sceneggiatura della serie televisiva Otvorena vrata, trasmessa dalla televisione pubblica serba a metà degli anni Novanta.

I premi

Il 1 dicembre 1999 è stata la prima autrice non tedesca a ricevere il premio Ernst Toller. In Serbia ha ottenuto numerosi riconoscimenti teatrali, fra cui i premi intitolati a Dragiša Kašiković e a Slobodan Selenić. È anche una figura pubblica impegnata nella vita politica e civile del suo paese.

Chi è Fabiana Iacozzilli: la biografia

Fabiana Iacozzilli è una regista e drammaturga, diplomata nel 2002 come allieva regista alla scuola triennale per la formazione dell'attore e del regista del Centro Internazionale La Cometa, dove insegna recitazione dal 2013.

La formazione e la bottega

La sua formazione passa per laboratori con Natalia Zvereva, direttrice del dipartimento di regia del GITIS di Mosca, con Emma Dante al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, con Federico Tiezzi e con Duccio Camerini. Negli stessi anni lavora come assistente e aiuto regista: accanto a Luca Ronconi nel Professor Bernhardi e nel riallestimento de Le rane, e soprattutto accanto a Pierpaolo Sepe, di cui è aiuto regia in una lunga serie di spettacoli, da Stitching di Anthony Neilson a Il custode di Pinter, fino a Il feudatario di Letizia Russo, debutto nazionale alla Biennale di Venezia nel 2007.

LAFABBRICA e i primi premi

Dal 2008 dirige la compagnia LAFABBRICA. Con Aspettando Nil, nato nel 2005, vince il Festival Undergroundzero di New York nel 2010, il Festival Ermo Colle nel 2008, il festival Le Voci dell'Anima nel 2007. Con Quando saremo GRANDI! è finalista al Premio Scenario 2009 e vince il bando Teatri Abitati; con Hamlet Circus vince il Premio Teatro Città di Aversa; nel 2009 riceve il premio Donnamostradonna per la miglior regia. Nel 2011 partecipa al Director Lab del Lincoln Center di New York, un master che seleziona ogni anno registi da tutto il mondo, e porta al Teatro Menotti di Milano La trilogia dell'attesa.

Vascello, CrAnPi, Carrozzerie n.o.t

Collabora dal 2013 con il Teatro Vascello di Roma, dal 2016 con la struttura produttiva CrAnPi e dal 2017 con Carrozzerie n.o.t. Nel 2017 debutta al Vascello Da soli non si è cattivi, tre atti unici nati dal lavoro con la drammaturga Tiziana Tomasulo.

La classe

Nel 2019 debutta in prima nazionale al Romaeuropa Festival La classe, che lei definisce un docupuppets: uno spettacolo con pupazzi nato da un ricordo autobiografico della scuola elementare, primo capitolo di quella che la sua produzione chiama la Trilogia del Vento. Vince il premio Ubu 2019 per il miglior progetto sonoro, il premio In-Box 2019 e il premio della critica ANCT.

Una cosa enorme

Nel 2020 debutta alla Biennale di Venezia con Una cosa enorme, poi in replica al Romaeuropa Festival. Il legame con il festival romano è quindi lungo e continuo: La trilogia di Belgrado è l'ultimo capitolo di un dialogo cominciato con La classe.

Gli altri quattro spettacoli di Heimat

Heimat, Patria/Straniero è costruito come un percorso: ogni regista legge lo stesso tema con il proprio linguaggio, e il confronto fra le cinque serate è parte del progetto.

21 ottobre: Thom Luz, Il ritorno dei 10 Ulisse in Patria

È Thom Luz ad aprire la maratona. Tra i registi svizzeri contemporanei più importanti, Luz è autore di un teatro musicale personalissimo, in cui suono, spazio, luce e presenza scenica si intrecciano in paesaggi sospesi tra concerto, performance e installazione. Il festival presenta la sua serata come una riflessione sul rapporto tra casa, identità e straniamento.

25 ottobre: Leonardo Lidi, Edeyen di Letizia Russo

Leonardo Lidi, tra i registi più apprezzati della scena italiana, sceglie Edeyen di Letizia Russo: una drammaturgia sospesa tra deserto reale e paesaggio interiore, un racconto di attesa, perdita e appartenenza in cui la ricerca di una casa coincide con quella di un'identità. Curiosamente Iacozzilli, da giovane aiuto regista, aveva lavorato su un altro testo di Letizia Russo, Il feudatario, alla Biennale del 2007.

27 ottobre: Leonardo Manzan, Il salto di Nureyev

Leonardo Manzan, fra le voci più radicali della nuova scena italiana, porta un teatro dell'assurdo astratto, fatto di ironia, cortocircuiti linguistici e deviazioni dal reale, che si interroga sulla necessità del teatro oggi. Guardando al passato per parlare del presente, trasforma Heimat in una riflessione spiazzante sull'eredità culturale e sulla memoria.

30 ottobre: Ersan Mondtag, Winterreise di Elfriede Jelinek

Chiude Ersan Mondtag con una rilettura di Winterreise di Elfriede Jelinek. Mondtag è noto per un teatro fortemente visivo, in cui scenografia, immagine e composizione plastica diventano il centro della drammaturgia; porta il testo di Jelinek in un viaggio tra memoria, estraneità e dislocazione, con Heimat intesa come tensione costante tra appartenenza e sradicamento.

Heimat dentro il Romaeuropa Festival 2026

Il Romaeuropa Festival 2026 si svolge dall'8 settembre al 15 novembre in diversi luoghi di Roma; il Mattatoio di Testaccio è una delle sue case, il luogo in cui il festival presenta il teatro e la danza di ricerca. Il quadro completo è nella nostra guida al Romaeuropa Festival 2026.

L'Accademia Silvio d'Amico

L'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico è la scuola pubblica di teatro di Roma, da cui escono attori e registi della scena italiana. Il corso di secondo livello in recitazione è l'ultimo gradino prima del professionismo: Heimat mette questi attori alla prova con cinque linguaggi registici diversi in dieci giorni.

Una formazione sul campo

La presentazione del progetto sulla stampa nazionale ha insistito proprio sull'idea di formazione: mettere studenti e studentesse a confronto con poetiche, linguaggi e visioni differenti dentro un'esperienza concreta di produzione. Per il pubblico significa assistere al momento in cui un gruppo di attori giovani incontra registi affermati, con tutta l'energia che questo comporta.

Il Mattatoio di Testaccio, la sede di Heimat

Il Mattatoio di Roma è un complesso di padiglioni costruito fra il 1888 e il 1891 su progetto dell'architetto Gioacchino Ersoch, ai piedi del Monte dei Cocci; copre circa 25.000 metri quadrati fra via Beniamino Franklin, il lungotevere Testaccio, via Aldo Manuzio e viale del Campo Boario, ed è uno degli esempi più importanti di archeologia industriale della città.

Il progetto di Ersoch

Ersoch aveva già lavorato al vecchio macello di piazza del Popolo voluto da Leone XII. Per la Roma capitale in crescita serviva un impianto più grande e moderno, e fu scelta un'area che il piano del 1872 aveva destinato a residenze operaie e attività produttive lungo il Tevere. L'ingegnere Filippo Laccetti ideò fra l'altro il sistema per smaltire gli scarti verso il fiume.

Com'è fatto

Padiglioni a pianta rettangolare, muri in mattoni, tetti a doppia falda, archi ripetuti a intervalli regolari, ferro all'interno: il tipo edilizio si ripete con rigore. Lungo il viale principale erano gli ambienti di macellazione, con stalle e impianti di servizio; sul lato di via Manuzio le funzioni più scomode, come la lavorazione dei suini.

La chiusura e la rinascita

Il Mattatoio chiude nel 1975, quando la macellazione si sposta in viale Palmiro Togliatti. Nel 2000 alcuni padiglioni diventano aule di Architettura di Roma Tre, nel 2002 nasce la sede del MACRO a Testaccio, il 29 settembre 2007 apre la Città dell'altra economia, il 18 febbraio 2010 viene inaugurata La Pelanda, lo spazio nato dal restauro dell'area dei suini. Il T1, la sala di Heimat, è uno dei teatri del complesso della Pelanda.

Chi lo gestisce

Fino al 2017 il complesso è stato gestito dai Musei in Comune, dal 2018 dall'Azienda Speciale Palaexpo; oggi gli spazi sono affidati alla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti. La nostra scheda sull'Ex Mattatoio racconta il complesso anche fuori dal calendario del festival.

Una curiosità su La trilogia di Belgrado e Heimat al Mattatoio — dal 21 al 30 ottobre 2026

Heimat è una parola tedesca che l'italiano non sa tradurre con una parola sola: patria, ma anche casa, luogo d'origine, paesaggio dell'infanzia. Il sottotitolo del progetto, Patria/Straniero, tiene insieme i due poli, chi appartiene e chi è estraneo. E il progetto stesso mette in scena questa tensione: sette giovani attori diretti da cinque registi, fra cui lo svizzero Thom Luz, su testi di autori di lingue e paesi diversi, dalla serba Srbljanović a Elfriede Jelinek a Letizia Russo.

La seconda curiosità è biografica. Biljana Srbljanović, autrice de La trilogia di Belgrado, è nata a Stoccolma nel 1970, lontano dalla città che dà il titolo al suo testo. Una drammaturga nata altrove che scrive di giovani che partono: il tema di Heimat è già nella sua biografia.

La terza riguarda il legame fra le serate. Fabiana Iacozzilli e Leonardo Lidi lavorano, a due giorni di distanza, con gli stessi attori; e Iacozzilli, quasi vent'anni fa, era aiuto regista di Pierpaolo Sepe per Il feudatario di Letizia Russo, l'autrice di Edeyen che Lidi mette in scena il 25. Il teatro romano è una rete più fitta di quanto sembri.

Una cosa che non ti dice nessuno su La trilogia di Belgrado e Heimat al Mattatoio — dal 21 al 30 ottobre 2026

Il Mattatoio è grande, e le sale del festival non si trovano tutte dallo stesso ingresso. Il portale del turismo di Roma e altri calendari indicano per questo spettacolo il lungotevere Testaccio 1, mentre l'ingresso principale del complesso è in piazza Orazio Giustiniani 4. Il consiglio è di arrivare con venti minuti di margine e chiedere al personale del festival la strada per il T1: dentro il complesso i padiglioni si somigliano, e di sera l'orientamento non è immediato.

La seconda cosa: il biglietto è per singola serata. La trilogia di Belgrado costa 15 euro sul sito del festival; gli altri quattro spettacoli hanno pagine e biglietti propri. Chi vuole seguire tutta la maratona deve comprare le serate una per una, e conviene farlo presto: sono appuntamenti unici, senza repliche.

La terza è che gli interpreti sono attori in formazione, e questo è un pregio. Non si va a vedere un cast di nomi noti, si va a vedere come cinque registi lavorano su sette giovani interpreti. Chi ha tempo per due serate scelga due linguaggi lontani, per esempio Iacozzilli il 23 e Mondtag il 30: il confronto è la vera esperienza del progetto.

Il consiglio che ti do per visitare La trilogia di Belgrado e Heimat al Mattatoio — dal 21 al 30 ottobre 2026

Arrivate a Testaccio alle sei, non alle sette meno cinque. Lo spettacolo comincia alle 19, un orario da tardo pomeriggio che a fine ottobre coincide con il buio: il quartiere si accende, i bar si riempiono per l'aperitivo, il Monte dei Cocci si illumina. Un'ora a piedi fra piazza Testaccio, il mercato e il Mattatoio è il modo migliore di entrare nello spirito di un luogo che ha cambiato vita così tante volte.

Scegliete La trilogia di Belgrado se volete vedere una sola serata: è il testo più narrativo dei cinque, e la regia di Iacozzilli, dalla Classe in poi, ha sempre saputo tenere insieme emozione e rigore. Se potete permettervi due sere, aggiungete il 30 con Ersan Mondtag, per il contrasto: tanto la prima è costruita sulle storie, quanto l'ultima punta sull'immagine.

E dopo lo spettacolo, restate a Testaccio per cena. Finire alle nove circa in uno dei quartieri dove a Roma si mangia meglio è un privilegio che il Mattatoio offre, e che un teatro del centro non dà.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che il Mattatoio è stato per quasi novant'anni il macello di Roma e che la cucina del quinto quarto è nata intorno a lui. Meno ricordato è che, dopo la chiusura del 1975, il complesso è stato un laboratorio della Roma alternativa prima di diventare un polo culturale istituzionale: vi si è insediato il centro sociale Villaggio Globale, vi è nata Muccassassina del Circolo Mario Mieli, vi si sono tenute dal 2002 le prime tre edizioni del Gay Village nel quadro dell'Estate romana.

Un secondo fatto, questa volta sull'Accademia: la scuola d'arte drammatica di Roma porta il nome di Silvio d'Amico, e da lì sono passate generazioni di attori italiani. Portarne gli allievi in un festival internazionale, a confronto con registi stranieri, è una scelta che il progetto Heimat rende esplicita. Il teatro italiano si forma anche così, non solo in aula.

Terzo fatto, sulla regista: La classe, lo spettacolo con cui Fabiana Iacozzilli ha vinto il premio Ubu per il progetto sonoro nel 2019, era nato proprio al Romaeuropa Festival. Il festival, in altre parole, ha visto nascere il suo lavoro più noto e ora le affida un progetto di formazione.

La foto giusta da fare a La trilogia di Belgrado e Heimat al Mattatoio — dal 21 al 30 ottobre 2026

La foto giusta è quella del portale d'ingresso del Mattatoio su piazza Orazio Giustiniani, al crepuscolo. Il portale racconta da solo la storia del luogo: un ingresso monumentale per un edificio industriale. Scattate dal centro della piazza, con il portale frontale e la luce dei lampioni che si accende.

La seconda è dentro il complesso: le file di padiglioni in mattoni, i tetti a doppia falda, le strutture in ferro, che al buio assumono un'aria quasi teatrale. Il viale principale, fotografato in prospettiva, restituisce il rigore del progetto di Ersoch.

La terza è fuori, dal lungotevere Testaccio, con il fiume e le luci della riva opposta. Durante lo spettacolo niente foto né video: gli attori sono giovani e concentrati, e meritano il silenzio della sala.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia del Mattatoio comincia nel 1888, quando Gioacchino Ersoch riceve l'incarico di progettare il nuovo macello della Roma capitale; il complesso viene costruito fra il 1888 e il 1891, in un'area che il piano del 1872 aveva destinato a quartiere operaio e produttivo. Per quasi novant'anni il Mattatoio lavora a pieno ritmo, e intorno a lui crescono il quartiere, le osterie, il Campo Boario dove si commerciava il bestiame.

Nel 1975 arriva la chiusura e la macellazione si trasferisce in viale Palmiro Togliatti. Seguono anni di abbandono e di usi spontanei, con il Villaggio Globale e le prime feste. Nel 2000 i padiglioni lungo via Aldo Manuzio e via Beniamino Franklin diventano aule della Facoltà di Architettura di Roma Tre; nel 2002 nasce il MACRO Future, poi Macro Testaccio; il 29 settembre 2007 apre la Città dell'altra economia; il 18 febbraio 2010 viene inaugurata La Pelanda, al termine di un restauro cominciato nel novembre 2006. Il 12 marzo 2010 Roma Tre inaugura il padiglione 15A, nel 2013 i padiglioni 2B, 4 e 8. Dal 2018 la programmazione passa all'Azienda Speciale Palaexpo, oggi alla Fondazione Mattatoio. E ogni autunno il Romaeuropa Festival porta qui il suo teatro e la sua danza.

Chi è passato da La trilogia di Belgrado e Heimat al Mattatoio — dal 21 al 30 ottobre 2026

Dal Mattatoio sono passate generazioni di lavoratori: macellai, vaccari, carrettieri, commercianti di bestiame del Campo Boario, e le famiglie operaie degli isolati di Testaccio. Dopo il 1975 sono arrivati gli attivisti del Villaggio Globale, il pubblico di Muccassassina e del Gay Village, poi gli studenti e i docenti di Architettura di Roma Tre, gli artisti delle mostre del MACRO e della Pelanda, le associazioni della Città dell'altra economia.

E sono passati, anno dopo anno, gli artisti del Romaeuropa Festival. In questo autunno 2026 il Mattatoio ospita fra gli altri Boris Charmatz, l'ex direttore del Tanztheater Wuppertal, con Muette; e fra il 21 e il 30 ottobre passano Thom Luz, Fabiana Iacozzilli, Leonardo Lidi, Leonardo Manzan ed Ersan Mondtag, cinque registi, con i sette attori della Compagnia dell'Accademia: Leonardo Cappelli, Jacopo Casalino, Christian D'Agostino, Andrea De Luca, Sofia Ferrari, Francesca Massari, Vittoria Salamone. Tra qualche anno alcuni di questi nomi potrebbero essere sui cartelloni dei teatri nazionali: vederli qui, all'inizio, è parte del piacere.

Come arrivare al Mattatoio per Heimat

Il Mattatoio, in piazza Orazio Giustiniani 4, si raggiunge con la metro B scendendo a Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con l'autobus 719 alla fermata Galvani/Zabaglia e con gli autobus 170 e 781 alla fermata Largo Marzi, secondo le indicazioni del sito ufficiale del Mattatoio.

In metro

Dalla stazione Termini la linea B in direzione Laurentina porta a Piramide in pochi minuti. Si esce in piazzale Ostiense, si passa accanto alla Piramide Cestia e si entra a Testaccio lungo via Marmorata: al Mattatoio sono una decina di minuti a piedi.

In tram e in autobus

Il tram 3 ferma a Marmorata/Galvani, a due passi dall'ingresso. L'autobus 719 ferma a Galvani/Zabaglia; il 170 e il 781 a Largo Marzi, sul lungotevere, comodi per chi arriva dal centro o da Marconi. Controllate le corse serali prima di uscire.

In auto

Testaccio è un quartiere denso, con parcheggi su strada contesi. La soluzione più tranquilla è lasciare l'auto verso Ostiense o Marconi e fare l'ultimo tratto a piedi o in tram.

A piedi

Dall'Aventino, dal Circo Massimo o dalla Bocca della Verità il Mattatoio è una camminata di venti o trenta minuti, scendendo per via di Santa Sabina e via Marmorata.

Testaccio intorno al Mattatoio

Testaccio è il rione ai piedi dell'Aventino, fra il Tevere e le Mura Aureliane, costruito a fine Ottocento su un impianto a scacchiera di isolati popolari; il Mattatoio ne occupa l'estremità verso il fiume.

Il Monte dei Cocci

Il Monte dei Cocci, la collina fatta di frammenti di anfore antiche, è a pochi passi dal Mattatoio, circondato da locali ricavati nelle grotte alla sua base.

Il Cimitero acattolico

Dall'altra parte di via Marmorata, lungo le Mura, si trova il Cimitero acattolico di Roma, accanto alla Piramide: se arrivate presto, merita mezz'ora prima dello spettacolo, verificando gli orari di apertura.

Il mercato e l'Aventino

Il Nuovo Mercato Testaccio è il mercato coperto del rione, più utile di giorno che di sera. In dieci minuti di salita si arriva al Giardino degli Aranci, con la vista sulla città al tramonto. Per un giro completo c'è la nostra guida su cosa vedere a Testaccio.

Dove mangiare prima o dopo Heimat

Testaccio è uno dei quartieri romani dove si mangia meglio, e la tradizione del quinto quarto nasce proprio intorno al Mattatoio: le trattorie storiche servono coda alla vaccinara, trippa alla romana, rigatoni con la pajata, e per chi non mangia frattaglie carbonara, gricia e cacio e pepe. Per spendere poco ci sono pizzerie al taglio, supplì e forni; dopo uno spettacolo delle 19 una pizza tonda è la soluzione più semplice. Il venerdì sera, giorno de La trilogia di Belgrado, le trattorie più note si riempiono presto: prenotate con qualche giorno di anticipo e dichiarate un orario realistico, verificando la durata sul sito del festival.

Accessibilità e bambini

Le condizioni di accesso alle sale del Mattatoio vanno verificate con il box office del Romaeuropa Festival, che risponde al telefono e su WhatsApp nei giorni e negli orari indicati sul sito. Heimat è un progetto per adulti e ragazzi delle superiori: La trilogia di Belgrado, con i suoi temi di guerra ed esilio raccontati da attori poco più che ventenni, può essere una buona occasione per una classe che studia il teatro contemporaneo. Per i più piccoli il festival ha una sezione Kids dedicata.

Come organizzare la serata a Testaccio

Una sola serata

Alle 17.30 passeggiata al Giardino degli Aranci; alle 18.15 discesa a Testaccio per via Marmorata; alle 18.40 al Mattatoio per trovare il T1; alle 19 lo spettacolo; dopo, cena in una trattoria del rione.

La maratona

Chi vuole seguire tutte e cinque le serate le trova distribuite su dieci giorni, a giorni alterni o quasi: 21, 23, 25, 27 e 30 ottobre, sempre alle 19. Un abbonamento ideale per chi abita a Roma, meno pratico per chi viene da fuori. In quel caso il fine settimana del 23-25 permette di vedere Iacozzilli e Lidi di fila.

Con una guida

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Domande frequenti su La trilogia di Belgrado e Heimat

Quando va in scena La trilogia di Belgrado di Fabiana Iacozzilli?

La trilogia di Belgrado di Fabiana Iacozzilli va in scena una sola sera, venerdì 23 ottobre 2026 alle 19, al Mattatoio di Testaccio nella sala T1, dentro il Romaeuropa Festival 2026. È il secondo dei cinque spettacoli del progetto Heimat, Patria/Straniero.

Quali sono tutti gli spettacoli di Heimat al Mattatoio?

Heimat, Patria/Straniero comprende cinque spettacoli al Mattatoio, tutti alle 19: il 21 ottobre Thom Luz, il 23 Fabiana Iacozzilli con La trilogia di Belgrado, il 25 Leonardo Lidi con Edeyen, il 27 Leonardo Manzan con Il salto di Nureyev, il 30 Ersan Mondtag con Winterreise.

Quanto costa il biglietto per La trilogia di Belgrado?

Il biglietto per La trilogia di Belgrado al Mattatoio costa 15 euro secondo il sito ufficiale del Romaeuropa Festival. Gli altri spettacoli di Heimat hanno biglietti separati, in vendita sul sito del festival, al box office e sul circuito di prevendita autorizzato.

Chi recita in Heimat?

In tutti gli spettacoli di Heimat recita la Compagnia dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico: Leonardo Cappelli, Jacopo Casalino, Christian D'Agostino, Andrea De Luca, Sofia Ferrari, Francesca Massari e Vittoria Salamone, allievi del corso di secondo livello in recitazione.

Chi è Fabiana Iacozzilli?

Fabiana Iacozzilli è una regista e drammaturga formata al Centro Internazionale La Cometa e assistente di Luca Ronconi e Pierpaolo Sepe. Con La classe, nata al Romaeuropa Festival nel 2019, ha vinto il premio Ubu per il progetto sonoro; nel 2020 ha debuttato alla Biennale di Venezia con Una cosa enorme.

Dove si trova il Mattatoio e come ci si arriva?

Il Mattatoio si trova a Testaccio, con l'ingresso principale in piazza Orazio Giustiniani 4. Si arriva con la metro B a Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con l'autobus 719 a Galvani/Zabaglia o con il 170 e il 781 a Largo Marzi.

Di cosa parla La trilogia di Belgrado?

La trilogia di Belgrado della drammaturga serba Biljana Srbljanović racconta giovani sospesi tra guerra, esilio e desiderio di futuro. La regia di Fabiana Iacozzilli, secondo il Romaeuropa Festival, esplora la perdita, l'appartenenza e la ricerca di un luogo possibile da chiamare casa.

Il consiglio finale

Se avete una sola sera, scegliete il 23 e La trilogia di Belgrado: un testo forte, una regista che conosce il festival come pochi, sette giovani attori da scoprire. Se ne avete due, aggiungete il 30 con Mondtag e confrontate. Arrivate a Testaccio presto, trovate la sala con calma e restate a cena nel quartiere: il Mattatoio dà il meglio quando lo si vive come una serata intera, non come un biglietto da timbrare.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento21 Ottobre 2026 19:00 — 30 Ottobre 2026
IndirizzoMattatoio, Piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma Testaccio, Roma, Roma Città

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