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Che ne sarà della neve, del giardino? alle Officine Fotografiche — dal 17 settembre al 10 ottobre 2026

Che ne sarà della neve, del giardino? è la collettiva fotografica del progetto europeo Heritage Lens allestita alle Officine Fotografiche Roma, in via Giuseppe Libetta 1, nel quartiere Ostiense: la mostra è visitabile dal 17 settembre al 10 ottobre 2026, dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30, con ingresso libero. Venerdì 2 ottobre 2026 alle 18 è in programma la serata con performance alla presenza degli autori. Ci si arriva con la metro B, scendendo a Garbatella o a Piramide, oppure con gli autobus 23 e 769 che corrono su via Ostiense; la stazione Roma Ostiense è a breve distanza. Non serve prenotare né acquistare biglietti: per aggiornamenti su orari e programma della serata il riferimento è il sito ufficiale delle Officine Fotografiche.

Che ne sarà della neve, del giardino?: date, orari e ingresso

La mostra Che ne sarà della neve, del giardino? resta aperta alle Officine Fotografiche dal 17 settembre al 10 ottobre 2026, cinque giorni su sette, a ingresso libero. È un dato che conviene fissare subito, perché cambia il modo di organizzare la visita: il sabato e la domenica lo spazio espositivo è chiuso, e chi pensa di passarci nel fine settimana trova la porta sbarrata.

Gli orari della mostra

Dal lunedì al venerdì l'apertura è divisa in due fasce: la mattina dalle 9.30 alle 13, il pomeriggio dalle 15.30 alle 19.30. Fra le 13 e le 15.30 lo spazio chiude. La fascia del tardo pomeriggio è la più comoda per chi lavora, e a fine settembre e inizio ottobre coincide con la luce radente sul quartiere, che rende piacevole anche la passeggiata di arrivo.

La serata del 2 ottobre

Venerdì 2 ottobre 2026, alle 18, le Officine Fotografiche organizzano una serata con performance in presenza degli autori. È l'occasione in cui la mostra si anima: i fotografi arrivano a Roma, accompagnano il pubblico davanti ai propri lavori e la performance aggiunge un linguaggio diverso da quello delle stampe appese. Il portale turistico di Roma Capitale segnala la serata come apertura straordinaria; l'organizzazione avverte che il programma può subire variazioni.

Ingresso e prenotazioni

L'ingresso è libero, sia nei giorni ordinari sia nella serata del 2 ottobre. Non esistono biglietti da acquistare. Per eventuali variazioni di orario, soprattutto nella settimana della serata con gli autori, il riferimento è la pagina della mostra sul sito ufficiale delle Officine Fotografiche Roma.

Che cosa si vede in Che ne sarà della neve, del giardino?

In Che ne sarà della neve, del giardino? sono esposti sei dei dodici lavori prodotti nel progetto europeo Heritage Lens, firmati da Emma Charrin, Constanze Flamme, Gema Galán, Marco Lumini, Arianna Sanesi e Jose Witteveen. Il tema comune è il patrimonio culturale sottoposto al cambiamento: non i monumenti, ma i saperi tramandati, le pratiche legate a un territorio, i paesaggi che una comunità ha imparato a leggere nel tempo.

Sei luoghi di ricerca

Il testo di presentazione elenca i luoghi in cui i sei autori hanno lavorato: un delta fluviale, le coste della Spagna meridionale, le isole del Mare del Nord, una città inondata, le miniere del Brasile, le paludi della Frisia. Sono geografie lontane fra loro, unite da un'idea: restare in un posto, tornarci, aspettare che qualcosa si riveli. La mostra non propone un reportage di emergenza climatica, con le immagini choc a cui siamo abituati, ma un lavoro lento, fatto di permanenza e di ritorni.

La fotografia come materia

L'aspetto più interessante, per chi frequenta le mostre di fotografia, è il trattamento dell'immagine come oggetto fisico. Nella presentazione si parla di pigmenti di alghe trasformati in inchiostro, di immagini di famiglia recuperate dal fango, di impronte di luce su superfici destinate a svanire. Sono pratiche che avvicinano la fotografia alla stampa d'arte e all'installazione: davanti a queste opere conviene avvicinarsi, guardare la superficie, capire di che cosa è fatta la stampa prima ancora di leggere il soggetto.

Il senso del titolo

Il titolo è una domanda, e la mostra non pretende di rispondere. Neve e giardino sono due cose che si perdono in modo diverso: la prima si scioglie senza rumore, il secondo può sparire in una notte, travolto da un'alluvione. Il testo curatoriale insiste proprio su questa doppia velocità della perdita, lenta per alcune cose, improvvisa per altre. La conclusione che propone è netta: quello che emerge non è un catalogo di perdite, ma la traccia di un'attenzione tenace. Condivido la scelta: guardare con precisione e con continuità è già una forma di risposta, e in una città che consuma immagini a ritmo industriale è una lezione utile.

Heritage Lens, il progetto europeo dietro la mostra

Heritage Lens è un progetto europeo di cooperazione culturale finanziato dal programma Europa Creativa dell'Unione Europea e sviluppato da quattro centri fotografici: CoberturaPhoto di Siviglia, Officine Fotografiche Roma, ISSP di Riga e Fotofestiwal di Łódź. Il sottotitolo del progetto ne chiarisce l'ambito: narrazioni visive sulla resilienza del patrimonio culturale di fronte al cambiamento climatico.

Dodici fotografi emergenti

Il progetto ha coinvolto dodici fotografi emergenti di diversi paesi europei, che hanno partecipato a laboratori interdisciplinari transnazionali e hanno ricevuto formazione e tutoraggio per mettere a punto le loro proposte. Oltre ai sei esposti a Roma, fra i partecipanti figurano Katrīna Marta Riņķe dalla Lettonia, Mateusz Pecyna e Ola Skowrońska dalla Polonia, Pedro Marcano dalla Spagna, Toivo Heinimäki dalla Finlandia e Michaela Nagyidaiová dalla Slovacchia.

Il ruolo di Roma

Per le Officine Fotografiche la mostra è il punto d'arrivo romano di un lavoro durato due anni. Chi visita l'esposizione vede quindi il risultato di un percorso di produzione, non una semplice selezione di lavori già esistenti: le opere sono nate dentro il progetto, con i laboratori e il confronto fra autori di paesi diversi.

Gli autori di Che ne sarà della neve, del giardino?: le biografie

I sei fotografi di Che ne sarà della neve, del giardino? vengono da Francia, Germania, Spagna, Italia e Paesi Bassi, con formazioni che vanno dall'architettura alla filosofia, dalla danza all'incisione. Le biografie che seguono riprendono le schede ufficiali del progetto Heritage Lens.

Emma Charrin

Emma Charrin, francese, ha un master in arti plastiche all'università di Aix-en-Provence e una laurea in cinema a Parigi. Ha esposto in Europa e in Sud America, in centri d'arte, gallerie e festival. Nel 2021, in coppia con Olivier Muller, ha vinto il gran premio di fotografia della trentaseiesima edizione del festival di Villa Noailles, a Hyères. La sua pratica interroga il posto dell'uomo nell'ambiente in modo quasi allegorico, attraverso il tema della metamorfosi. La fotografia, nel suo lavoro, diventa un'immagine materiale aperta a video, installazioni sonore, cinema, fotoincisione, litografia, serigrafia ed editoria.

Constanze Flamme

Constanze Flamme è una fotografa e artista visiva che vive a Berlino. Il suo lavoro esplora temi sociali e ambientali con un approccio saggistico, muovendosi fra fatto e metafora, fra il quotidiano e il politico. Le sue immagini oscillano fra racconto documentario e condensazione pittorica. Ha ricevuto il sostegno dell'Akademie der Künste di Berlino, dell'ifa di Stoccarda e di VG Bildkunst di Bonn, e ha esposto a Berlino e all'estero.

Gema Galán

Gema Galán è nata a Siviglia ed è cresciuta a Sydney, in Australia. Fotografa e artista visiva, lavora sulla trasformazione, l'impermanenza e il rapporto fluido fra esseri umani e mondo naturale. Usa soprattutto tecniche sperimentali e analogiche, accettando l'imprevedibilità del processo: il caso, il degrado dei materiali, gli elementi organici entrano nell'immagine. Ha una formazione in danza e letteratura, che si riconosce nella dimensione narrativa e frammentaria dei suoi progetti personali.

Marco Lumini

Marco Lumini è architetto e fotografo, specializzato in fotografia di architettura, di spazi e di paesaggi. Ha studiato fotografia a Madrid, Padova e Lisbona, è membro di Studio Catalogo e dal 2018 collabora con Irfoss e con il festival internazionale di fotogiornalismo IMP di Padova. Lavora con l'Università di Padova e con G124, il gruppo di lavoro di Renzo Piano dedicato alla riqualificazione delle periferie. Le sue immagini sono state pubblicate nelle principali riviste di architettura. La sua ricerca riguarda i cambiamenti e le contraddizioni delle città e dei paesaggi contemporanei.

Arianna Sanesi

Arianna Sanesi è una fotografa italiana che vive a Parigi. Ha studiato a Bologna, Milano, Aarhus, Bourges e Arles, ha ottenuto diverse borse di studio e ha esposto a livello internazionale. Fra le sue pubblicazioni ci sono Dispersal, del 2013, e Les crimes passionnels n'existent pas, del 2021, realizzato con gli storici Lydie Bodiou e Frédéric Chauvaud.

Jose Witteveen

Jose Witteveen, olandese, nata nel 1981, è cresciuta in una riserva naturale della Frisia, esperienza che le ha dato l'abitudine di osservare e documentare. Ha studiato arte all'Aia e filosofia a Groningen. Ha più di vent'anni di esperienza nell'incisione e ha cominciato a usare la fotografia sei anni prima della presentazione del progetto, mescolando artigianato tradizionale e tecniche moderne. Nel progetto Orlando rilegge il romanzo di Virginia Woolf attraverso fotografia e conversazione; in Fûgels lavora con artisti, scrittori e scienziati, unendo attivismo, ambientalismo e arte. La fotografia scelta come immagine della mostra porta la sua firma.

Una curiosità su Che ne sarà della neve, del giardino? alle Officine Fotografiche — dal 17 settembre al 10 ottobre 2026

La curiosità più interessante riguarda il rapporto fra la biografia di una delle autrici e i luoghi elencati nella presentazione. Il testo curatoriale cita, fra i luoghi di ricerca, le paludi della Frisia, e fra gli elementi del patrimonio immateriale i canti di uccelli che segnano il ritmo delle stagioni. Jose Witteveen è cresciuta proprio in una riserva naturale della Frisia, e il suo progetto Fûgels porta un titolo che in frisone indica gli uccelli. È un filo che il visitatore attento può seguire da solo, senza bisogno di didascalie.

La seconda curiosità è geografica. Il progetto Heritage Lens ha la sua sede operativa a Siviglia, presso CoberturaPhoto, e non a Bruxelles o in una capitale del Nord. È un dettaglio che dice molto sull'impostazione: una rete di centri fotografici indipendenti, ciascuno radicato nella propria città, che si scambiano autori e mostre. Roma entra in questa rete attraverso un'associazione di quartiere, in una via di Ostiense, e non attraverso un grande museo. Per chi conosce la geografia culturale della città è una scelta coerente: molte delle cose più vive in fotografia, a Roma, nascono negli spazi indipendenti.

Terza curiosità: la mostra romana raccoglie solo metà dei lavori del progetto. Gli altri sei autori, fra cui la lettone Katrīna Marta Riņķe e il finlandese Toivo Heinimäki, non sono in sala. Chi vuole farsi un'idea completa del progetto deve integrare la visita con il sito ufficiale di Heritage Lens, dove sono pubblicate le schede di tutti i partecipanti.

Le Officine Fotografiche Roma, la sede della mostra

Le Officine Fotografiche Roma sono un'associazione non profit riconosciuta, nata per divulgare e sostenere la cultura dell'immagine, con sede in via Giuseppe Libetta 1, nel quartiere Ostiense. Sono insieme scuola, laboratorio e spazio espositivo.

Una scuola e uno spazio espositivo

L'associazione si presenta come luogo di incontro fra professionisti e appassionati, centro di formazione per fotografi di tutti i livelli, laboratorio progettuale aperto alla creatività individuale e di gruppo, spazio per mostre ed eventi. Il ventaglio delle attività comprende mostre, concorsi, didattica, laboratori e iniziative per tutte le fasce d'età. Il portale turistico di Roma Capitale sottolinea in particolare l'attenzione alle nuove generazioni e l'obiettivo di rendere accessibile la conoscenza tecnica e culturale della fotografia.

FotoLeggendo e Obiettivo Donna

Le Officine producono ogni anno due manifestazioni: FotoLeggendo e Obiettivo Donna. Entrambe coinvolgono personalità di spicco della fotografia, partner culturali e mezzi di informazione, con un programma di mostre, proiezioni, seminari, laboratori e appuntamenti gratuiti. Chi segue la fotografia a Roma le conosce come due appuntamenti fissi del calendario.

Come si finanzia

Le iniziative culturali delle Officine sono finanziate con le quote associative. È un dato che spiega la natura del posto: non una galleria commerciale, dove le opere sono in vendita, ma una comunità di soci che sostiene una programmazione aperta a tutti. Per questo le mostre sono a ingresso libero, e per questo lo spazio segue gli orari di una scuola più che quelli di un museo.

Una cosa che non ti dice nessuno su Che ne sarà della neve, del giardino? alle Officine Fotografiche — dal 17 settembre al 10 ottobre 2026

Quello che quasi nessuno dice è che le Officine Fotografiche sono prima di tutto una scuola. Durante gli orari di apertura della mostra, nello stesso edificio si svolgono corsi, lezioni, incontri fra soci. Chi entra si trova in un ambiente frequentato da studenti con la macchina fotografica al collo, che vanno e vengono dalle aule. Non c'è il silenzio ovattato del museo, né la solennità della galleria d'arte contemporanea.

Per me è un pregio. Vedere una mostra sul patrimonio che si trasforma in un luogo dove si insegna a fotografare aggiunge un livello di lettura: le opere diventano modelli di metodo per chi sta imparando, e il visitatore occasionale percepisce che quelle immagini sono il frutto di un lavoro lungo, fatto di sopralluoghi, ritorni, prove di stampa. Il testo della mostra parla di tempo e di cura necessari a trasformare la vicinanza in immagine: in una scuola di fotografia questa frase ha un peso concreto.

La seconda cosa che non si legge nelle presentazioni riguarda gli orari. La pausa fra le 13 e le 15.30 e la chiusura nel fine settimana sono tipiche di uno spazio associativo, non di un museo. Chi viene da fuori Roma e organizza la giornata con i ritmi dei grandi musei rischia di arrivare nell'ora sbagliata. Il consiglio è di mettere la mostra nel tardo pomeriggio di un giorno feriale, e di abbinarla al resto del quartiere.

Terzo punto: la mostra non chiede molto tempo. Sei autori, sei progetti: in quaranta minuti si vede con calma. È la dimensione giusta per un'ora strappata alla giornata, e proprio per questo conviene non sprecarla leggendo di corsa. Meglio fermarsi a lungo davanti a due o tre lavori che passare in rassegna tutto.

Il consiglio che ti do per visitare Che ne sarà della neve, del giardino? alle Officine Fotografiche — dal 17 settembre al 10 ottobre 2026

Se potete, venite venerdì 2 ottobre alle 18. La serata con performance e con gli autori presenti è l'unico momento in cui la mostra si può discutere con chi l'ha fatta. Sei fotografi da cinque paesi riuniti nella stessa stanza, a Roma, non capitano spesso, e la performance aggiunge un linguaggio che le stampe da sole non restituiscono. Arrivate con qualche minuto di anticipo per vedere le opere prima che la sala si riempia.

Se la serata non è compatibile con i vostri impegni, scegliete un pomeriggio feriale dopo le 16. Guardate le opere due volte: la prima per il soggetto, la seconda per la materia. In questa mostra la superficie della stampa è parte del contenuto: pigmenti di alghe, immagini recuperate dal fango, impronte di luce destinate a sbiadire. Avvicinatevi, osservate la grana, il colore, i bordi. È lì che si capisce il senso del lavoro.

Leggete i testi dopo, non prima. La presentazione curatoriale è ben scritta, ma rischia di orientare lo sguardo. Lasciate che le immagini vi colpiscano senza istruzioni, poi confrontate l'impressione con le parole degli autori. Il metodo che funziona: ognuno arriva al testo con una domanda propria.

Infine, abbinate la visita a una passeggiata in Ostiense. La mostra parla di luoghi che cambiano, e il quartiere intorno alle Officine è uno degli esempi più evidenti di trasformazione urbana a Roma: da area industriale a distretto universitario e culturale, con i segni del passato ancora in vista.

Come arrivare alle Officine Fotografiche in via Libetta

Le Officine Fotografiche si trovano in via Giuseppe Libetta 1, nel quartiere Ostiense, a breve distanza sia dalla fermata Garbatella della metro B sia da via Ostiense, servita da diverse linee di autobus. Il mezzo più comodo, da quasi ogni punto della città, è la metropolitana.

Metro B: Garbatella o Piramide

Dalla stazione Termini la linea B in direzione Laurentina porta alla fermata Garbatella, la più vicina a via Libetta: da lì si raggiungono le Officine a piedi in pochi minuti. In alternativa si può scendere a Piramide e proseguire a piedi lungo via Ostiense, una camminata più lunga ma utile per vedere il quartiere. Chi viene dalla diramazione B1 prende la linea B e scende nelle stesse stazioni.

Autobus 23 e 769

Le linee 23 e 769 fermano su via Ostiense all'altezza dei Mercati Generali, a poca distanza da via Libetta. Il 23 è utile per chi arriva dalla zona di Trastevere e dai lungotevere; il 769 collega con altre zone del quadrante sud. Orari e percorsi vanno controllati prima di partire sul servizio di informazione del trasporto pubblico romano.

Treno: stazione Roma Ostiense

La stazione Roma Ostiense è collegata con l'aeroporto di Fiumicino dal treno regionale FL1 e con diverse linee regionali. Dalla stazione, via Ostiense porta verso sud fino all'area dei Mercati Generali e di via Libetta. Per chi arriva a Roma in giornata è una soluzione pratica.

In auto

Nella zona ci sono parcheggi a pagamento a tariffa oraria, in numero limitato. Di sera, e in particolare il venerdì, via Libetta e le strade vicine si riempiono per la vita notturna del quartiere. Per la serata del 2 ottobre il consiglio è netto: lasciate l'auto a casa e usate la metro.

In taxi e a piedi

Il centralino dei taxi di Roma risponde allo 060609. Da Testaccio, passando per Piramide, si arriva a piedi in una ventina di minuti, lungo un percorso che racconta bene il passato industriale della zona.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Ostiense è il quartiere del Gazometro, lo scheletro metallico che domina il paesaggio lungo il Tevere ed è diventato uno dei simboli della Roma industriale. Meno spesso si ricorda quanto quel paesaggio sia legato proprio al tema della mostra: il patrimonio che cambia natura senza scomparire. Il Gazometro non produce più gas da decenni, ma è rimasto come segno riconoscibile, e oggi ospita eventi come la Maker Faire Rome. La vicina Centrale Montemartini, prima centrale elettrica pubblica di Roma, è diventata un museo in cui le statue antiche dei Musei Capitolini convivono con le turbine e i motori diesel.

Ostiense è dunque un esempio concreto di quello che Heritage Lens chiama patrimonio in movimento: non una cartolina immobile, ma un paesaggio che una comunità ha imparato a leggere e rileggere. I capannoni diventati aule universitarie, i muri industriali coperti di street art, i Mercati Generali in attesa di nuova destinazione sono tutti capitoli di una stessa storia di trasformazione.

Il secondo fatto poco citato riguarda la fotografia a Roma. Per molti visitatori la fotografia in città significa le grandi mostre dei musei civici o del Palazzo delle Esposizioni. Ma una parte importante della formazione dei fotografi romani passa per le scuole e le associazioni indipendenti, e le Officine Fotografiche ne sono un esempio: una scuola che è anche spazio espositivo, dove gli studenti vedono i lavori di autori internazionali nello stesso luogo in cui imparano il mestiere. Visitare la mostra significa entrare in questa rete, che ai grandi circuiti turistici resta quasi invisibile.

La foto giusta da fare a Che ne sarà della neve, del giardino? alle Officine Fotografiche — dal 17 settembre al 10 ottobre 2026

In una mostra di fotografia la foto giusta non è la riproduzione delle opere. Fotografare una stampa appesa restituisce solo un'immagine peggiore dell'originale, con i riflessi del vetro e le luci della sala. Prima di scattare all'interno, chiedete comunque al personale se è consentito: ogni mostra ha le sue regole, e gli autori hanno diritti sulle opere.

La foto giusta, per me, si fa fuori, e riprende il tema della mostra. Uscendo dalle Officine, camminate verso via Ostiense e cercate un'inquadratura in cui il vecchio e il nuovo del quartiere convivano: un capannone industriale con un murale contemporaneo, una facciata dei Mercati Generali con la vegetazione che la invade, il profilo del Gazometro sullo sfondo dei palazzi. È la stessa operazione che fanno i sei autori della mostra: guardare un luogo che cambia e cercare il punto in cui il cambiamento si rende visibile.

L'ora migliore è il tramonto. A fine settembre e nei primi giorni di ottobre il sole cala intorno alle sette di sera, e la luce radente scalda i mattoni e il metallo. Se venite alla serata del 2 ottobre, uscite fra le sette e le sette e mezza: avrete la luce giusta e il quartiere che comincia ad animarsi.

Un consiglio tecnico: lavorate con un solo soggetto e tornateci più volte, da angolazioni diverse. È un piccolo esercizio di permanenza, lo stesso metodo che la mostra racconta. Alla fine avrete una serie, non una cartolina.

Il quartiere Ostiense intorno alle Officine Fotografiche

Via Libetta è una delle strade più vive di Ostiense, un quartiere che negli ultimi decenni è passato dall'industria alla cultura, all'università e alla vita notturna. Intorno alle Officine Fotografiche si concentrano alcuni dei luoghi più interessanti del quadrante sud di Roma.

La Centrale Montemartini

A pochi minuti a piedi, su via Ostiense, la Centrale Montemartini è uno dei musei più originali della città: le sculture antiche delle collezioni capitoline esposte fra macchinari industriali. Nell'autunno 2026 ospita anche la mostra Moda in luce 1955-1975. Abbinata alla mostra delle Officine offre un pomeriggio intero sul tema del patrimonio che cambia funzione.

La street art di Ostiense

I muri del quartiere sono una galleria a cielo aperto. La street art di Ostiense comprende opere di artisti italiani e internazionali, e un percorso a piedi fra via Ostiense, via del Porto Fluviale e le strade vicine completa bene una visita dedicata all'immagine.

Garbatella

Dall'altra parte della linea della metro si apre Garbatella, il quartiere dei lotti popolari degli anni Venti con i cortili, gli orti e le scalinate. Gli orti urbani della Garbatella sono un piccolo esempio di come una comunità si prende cura di un pezzo di città, tema che la mostra affronta su scala europea.

Piramide e Porta San Paolo

Verso nord, via Ostiense arriva alla Piramide Cestia e a Porta San Paolo, dove ha sede il Museo della Via Ostiense. Verso sud, la strada porta alla basilica di San Paolo fuori le Mura.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia della zona intorno alle Officine Fotografiche è la storia della Roma industriale. Fra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, l'area lungo il Tevere a sud delle Mura Aureliane fu scelta per le attività produttive e i servizi che la città in crescita non poteva più ospitare nel centro: il porto fluviale, il gas, l'energia elettrica, i mercati all'ingrosso.

La Centrale Montemartini, oggi museo, fu la prima centrale elettrica pubblica della città. I Mercati Generali concentrarono per decenni la distribuzione all'ingrosso di frutta e verdura per tutta Roma. Il Gazometro divenne il segno più riconoscibile di questo paesaggio. Quando queste funzioni si spostarono altrove, l'area rimase a lungo in attesa, con capannoni vuoti e grandi recinti dismessi.

La trasformazione successiva è ancora in corso. L'università si è insediata in diversi edifici del quartiere, la Centrale Montemartini è stata riaperta come sede museale, i muri si sono riempiti di opere di street art, e via Libetta è diventata una delle strade della vita notturna romana. Le Officine Fotografiche fanno parte di questa nuova stagione: un'associazione culturale in un quartiere che, perse le fabbriche, ha costruito una nuova identità attorno alla formazione e alla creatività.

In questo contesto, una mostra dedicata al patrimonio che si trasforma assume un significato preciso. I sei autori raccontano delta fluviali, coste, isole, città inondate, miniere e paludi lontane da Roma; ma il visitatore che esce in strada ritrova lo stesso tema sotto i propri occhi. Ostiense è un archivio a cielo aperto di funzioni scomparse e di usi nuovi, e l'autunno del 2026 aggiunge a questa storia anche la mostra europea di Heritage Lens.

Chi è passato da Che ne sarà della neve, del giardino? alle Officine Fotografiche — dal 17 settembre al 10 ottobre 2026

Da questa mostra passano, anzitutto, i sei autori: Emma Charrin dalla Francia, Constanze Flamme da Berlino, Gema Galán da Siviglia, Marco Lumini dall'Italia, Arianna Sanesi da Parigi e Jose Witteveen dai Paesi Bassi. La serata del 2 ottobre li porta tutti in via Libetta, con una performance che accompagna l'incontro con il pubblico.

Dietro di loro c'è la rete dei quattro centri fotografici di Heritage Lens. CoberturaPhoto di Siviglia, che coordina il progetto; ISSP di Riga, uno dei riferimenti per la fotografia contemporanea nei paesi baltici; Fotofestiwal di Łódź, festival internazionale di fotografia della Polonia; e le Officine Fotografiche di Roma. Attraverso questa rete sono passati, nei due anni del progetto, i dodici fotografi selezionati, con i laboratori itineranti fra le quattro città.

Nelle biografie degli autori compaiono poi nomi e istituzioni che raccontano il livello del progetto. Marco Lumini lavora con G124, il gruppo di Renzo Piano dedicato alle periferie, e con l'Università di Padova. Emma Charrin ha vinto, con Olivier Muller, il gran premio di fotografia del festival di Villa Noailles. Constanze Flamme è stata sostenuta dall'Akademie der Künste di Berlino. Arianna Sanesi ha pubblicato un libro con gli storici Lydie Bodiou e Frédéric Chauvaud. Jose Witteveen ha lavorato su Virginia Woolf nel progetto Orlando.

E poi ci sono i soci e gli studenti delle Officine, che attraversano ogni giorno lo spazio. Sono loro il pubblico più costante della mostra, e anche il più esigente: fotografi in formazione che guardano le opere per capire come sono state fatte.

Accessibilità e visita con i bambini

Per informazioni precise sull'accessibilità degli spazi delle Officine Fotografiche conviene contattare direttamente l'associazione al numero 06 97274721 o all'indirizzo email pubblicato sul sito ufficiale, prima della visita. Lo stesso vale per chi arriva con passeggini.

Con i bambini

La mostra non ha un percorso didattico specifico per i più piccoli, ma il tema si presta a una visita in famiglia con ragazzi dagli otto o dieci anni in su. Il gioco con i bambini è semplice: davanti a ogni lavoro, chiedere di che materiale è fatta l'immagine e che cosa sta cambiando nel luogo fotografato. Le opere con pigmenti di alghe o con fotografie recuperate dal fango incuriosiscono molto. La durata contenuta della mostra è un vantaggio.

Dopo la mostra

Con i bambini, la visita si può completare con una passeggiata verso la Piramide Cestia o con la Centrale Montemartini, dove le statue fra i macchinari affascinano anche i più piccoli.

Dove mangiare e bere vicino alle Officine Fotografiche

Via Libetta e le strade intorno sono una delle zone della vita serale di Ostiense, e l'offerta è ampia: locali per l'aperitivo, pizzerie, ristoranti di cucina romana e internazionale, birrerie. Il venerdì sera la zona si anima presto, e dopo la serata del 2 ottobre non sarà difficile trovare un tavolo, ma per gruppi numerosi conviene prenotare.

Verso Testaccio

A breve distanza, oltre la Piramide, il rione Testaccio è uno dei riferimenti della cucina romana tradizionale, con trattorie storiche e il Nuovo Mercato di Testaccio, dove di giorno si trovano banchi di cibo di strada.

Verso Garbatella

Garbatella offre trattorie di quartiere e osterie in un contesto più tranquillo. È la scelta giusta per chi vuole una cena senza la folla serale di via Libetta.

Ostiense a fine settembre e inizio ottobre

La mostra cade nel periodo migliore dell'anno per visitare Roma: fine settembre e inizio ottobre portano temperature miti, giornate ancora lunghe e una città che ha ripreso i suoi ritmi dopo l'estate. Per camminare in Ostiense è la stagione ideale. Nella stessa zona, fra settembre e ottobre, si svolgono anche altri appuntamenti culturali, come la rassegna L'Aperossa 2026 fra Garbatella e Ostiense, e più avanti la Maker Faire al Gazometro. Chi ama la fotografia può completare il percorso con le fotografie di Hervé Gloaguen al Museo di Roma in Trastevere.

Come organizzare la visita a Che ne sarà della neve, del giardino?

La mostra richiede fra i quaranta minuti e un'ora. Il modo migliore per viverla è inserirla in un pomeriggio dedicato a Ostiense, con questa sequenza.

Il pomeriggio ideale

Alle 15.30, visita alla Centrale Montemartini. Alle 17, trasferimento a piedi verso via Libetta con una deviazione fra i murales. Alle 17.30, la mostra alle Officine Fotografiche. Alle 19, passeggiata al tramonto verso il Gazometro e cena in zona. Il 2 ottobre la sequenza si sposta di mezz'ora, per arrivare alle Officine alle 18.

Cosa portare

Scarpe comode, perché il quartiere si gira a piedi. Una macchina fotografica o il telefono per l'esercizio sul paesaggio che cambia. Tempo, soprattutto: questa è una mostra che premia chi si ferma.

Domande frequenti su Che ne sarà della neve, del giardino?

Fino a quando è aperta la mostra Che ne sarà della neve, del giardino?

La mostra Che ne sarà della neve, del giardino? è aperta alle Officine Fotografiche Roma dal 17 settembre al 10 ottobre 2026. Gli orari sono dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30. Il sabato e la domenica lo spazio è chiuso, quindi chi vuole vederla deve organizzarsi in un giorno feriale.

Quanto costa l'ingresso alle Officine Fotografiche?

L'ingresso alla mostra delle Officine Fotografiche è libero. Non ci sono biglietti da acquistare né prenotazioni obbligatorie, sia nei giorni ordinari sia nella serata con gli autori del 2 ottobre. Per eventuali variazioni del programma il riferimento è il sito ufficiale delle Officine Fotografiche Roma.

Che cosa succede il 2 ottobre alle Officine Fotografiche?

Venerdì 2 ottobre 2026 alle 18 le Officine Fotografiche ospitano una serata con performance alla presenza degli autori della mostra. È l'occasione per incontrare i fotografi del progetto Heritage Lens e ascoltare il racconto dei loro lavori. L'organizzazione avverte che il programma può subire variazioni.

Chi sono i fotografi in mostra?

In Che ne sarà della neve, del giardino? espongono sei fotografi: Emma Charrin, Constanze Flamme, Gema Galán, Marco Lumini, Arianna Sanesi e Jose Witteveen. Sono sei dei dodici autori selezionati dal progetto europeo Heritage Lens, provenienti da Francia, Germania, Spagna, Italia e Paesi Bassi.

Che cos'è Heritage Lens?

Heritage Lens è un progetto europeo di cooperazione culturale finanziato dal programma Europa Creativa, sviluppato da CoberturaPhoto di Siviglia, Officine Fotografiche Roma, ISSP di Riga e Fotofestiwal di Łódź. Si occupa di patrimonio culturale e cambiamento climatico attraverso la fotografia, con laboratori e tutoraggio per fotografi emergenti.

Come si arriva alle Officine Fotografiche?

Le Officine Fotografiche si trovano in via Giuseppe Libetta 1, nel quartiere Ostiense. La fermata più vicina è Garbatella della metro B; in alternativa si scende a Piramide. Su via Ostiense passano gli autobus 23 e 769, e la stazione Roma Ostiense è a breve distanza.

Quanto tempo serve per visitare la mostra?

Per visitare con calma la mostra delle Officine Fotografiche bastano fra i quaranta minuti e un'ora. Le opere sono sei progetti di sei autori diversi. Conviene abbinare la visita alla Centrale Montemartini o a una passeggiata fra la street art di Ostiense, per un pomeriggio completo.

Il consiglio finale

Le mostre piccole, negli spazi indipendenti, lasciano spesso un segno più duraturo delle grandi esposizioni. Questa è una di quelle. Venite il 2 ottobre se potete, altrimenti in un tardo pomeriggio feriale, e uscendo guardate Ostiense con gli occhi che la mostra vi avrà allenato: un quartiere che ha perso le sue fabbriche e non ha perso se stesso.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento17 Settembre 2026 — 10 Ottobre 2026
IndirizzoOfficine Fotografiche Roma, Via Giuseppe Libetta 1, 00154 Roma Ostiense, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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