Astor. Un secolo di tango al Teatro Olimpico — dal 30 settembre al 2 ottobre 2026
Astor. Un secolo di tango, lo spettacolo del Balletto di Roma sulle musiche di Astor Piazzolla, va in scena al Teatro Olimpico, in piazza Gentile da Fabriano 17, per tre sere: mercoledì 30 settembre, giovedì 1 e venerdì 2 ottobre 2026, sempre alle 20.30. Si arriva con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2 fino al capolinea di piazza Mancini, da dove si cammina per circa 500 metri lungo viale del Pinturicchio; da Termini c'è anche l'autobus 910 fino alla fermata Pannini, a circa 300 metri dal teatro. I prezzi pubblicati dal teatro vanno da 22 euro (balconata laterale con balaustra) a 35 euro (poltronissima gold), più la prevendita, da 3,30 a 5 euro a seconda del settore, e una commissione online di 1,50 euro a biglietto. I biglietti si comprano sul sito ufficiale della sede, collegato alla biglietteria del teatro, oppure al botteghino di piazza Gentile da Fabriano. Lo spettacolo è in collaborazione con l'Accademia Filarmonica Romana.
È il primo titolo di danza della stagione 2026/2027 dell'Olimpico, e arriva in un momento preciso: fine settembre, le arene estive chiuse, la città che rientra nelle sale. Un concerto di danza con il bandoneón suonato dal vivo, otto danzatori, una voce recitante e un compositore che con Roma ha avuto un rapporto più stretto di quanto si ricordi. Qui sotto trovate che cosa si vedrà, chi sono gli artisti in scena, la storia della compagnia e della sala, e tutto quello che serve per organizzare la serata.
Astor. Un secolo di tango: che cosa si vede in scena
Astor è definito dalla presentazione ufficiale un concerto di danza: le musiche di Astor Piazzolla, arrangiate da Luca Salvadori ed eseguite dal vivo dal bandoneón di Mario Stefano Pietrodarchi, sono le vere protagoniste, danzate da otto interpreti del Balletto di Roma su coreografia di Valerio Longo e raccontate dalla voce recitante di Vincenzo Bocciarelli. La regia e la cura di tutti gli elementi compositivi sono di Carlos Branca, regista argentino e profondo conoscitore della figura di Piazzolla.
Un progetto nato nel centenario
Il lavoro comincia nel 2021, quando il Balletto di Roma avvia un percorso dedicato alle sonorità del tango in occasione dei cento anni dalla nascita di Piazzolla, venuto al mondo a Mar del Plata l'11 marzo 1921. Lo spettacolo è quindi un titolo di repertorio della compagnia, rodato in anni di repliche, e la tappa romana lo riporta nella città dove la compagnia è nata.
Il mare come filo conduttore
Il testo di presentazione individua nel mare il filo rosso della serata: lo spazio immenso che separa e unisce i continenti, attraversato dagli emigranti che a fine Ottocento portarono nei sobborghi di Buenos Aires le lingue e le musiche d'Europa. Il tango nasce lì, da quell'incontro, e lo spettacolo lo legge come un linguaggio comune costruito da persone che non avevano altro in comune. È una lettura che per un pubblico italiano ha un peso particolare, visto che la famiglia di Piazzolla veniva dalla Puglia e dalla Toscana.
La parola chiave: coraggio
La presentazione indica anche una parola chiave, coraggio: quello dei testi di Jorge Luis Borges nei suoi tanghi e nelle sue milonghe, e quello di Piazzolla stesso, che ruppe gli schemi del tango tradizionale per arrivare al nuevo tango. Nella drammaturgia di Branca le due cose si tengono: la parola letteraria da una parte, la rottura musicale dall'altra.
Otto danzatori e un bandoneón
In scena ci sono otto danzatori del Balletto di Roma. La coreografia di Valerio Longo, ispirata dalla presenza del bandoneonista e dalle immagini di Carlo Cerri, lavora su respiri, abbracci e fusioni, con azioni coreografiche costruite sul movimento ondulatorio dello strumento. Chi si aspetta un tango da sala, con le figure codificate della milonga, troverà altro: danza contemporanea che parte dal tango e lo trasforma.
Una serata a metà tra concerto e balletto
Il formato è il punto di forza dello spettacolo. La musica non arriva da una registrazione ma da un musicista in carne e ossa, e il bandoneón, con il suo fiato, detta il tempo ai corpi. Il giudizio è netto: per chi ama Piazzolla è il modo migliore di ascoltarlo, perché lo strumento per cui scrisse la maggior parte della sua musica è sul palco, a pochi metri dalla platea.
Date e orari di Astor al Teatro Olimpico
Astor. Un secolo di tango va in scena al Teatro Olimpico mercoledì 30 settembre, giovedì 1 ottobre e venerdì 2 ottobre 2026, con inizio alle 20.30 in tutte e tre le serate. Sono tre repliche soltanto, tutte infrasettimanali o di inizio fine settimana.
Tre sere, stesso orario
L'orario unico semplifica le cose: 20.30 il mercoledì, il giovedì e il venerdì. Chi lavora in centro ha il tempo di cenare presto o di spostarsi con calma verso il Flaminio. La durata non è indicata nella scheda del teatro; conviene considerare la serata conclusa in tarda sera e chiedere al botteghino se serve un orario preciso di uscita.
Subito dopo, Capossela
Il 3 e 4 ottobre, sullo stesso palco, arriva Vinicio Capossela con E Morte non avrà dominio, all'interno del Romaeuropa Festival. Chi vuole fare due serate di fila all'Olimpico ha l'occasione di passare dal tango alla ballad opera nel giro di un fine settimana.
Biglietti e prezzi di Astor. Un secolo di tango
I biglietti per Astor al Teatro Olimpico costano da 22 a 35 euro a seconda del settore, più la prevendita, che il teatro indica come sempre richiesta al momento dell'emissione del biglietto. Per l'acquisto online si aggiunge una commissione di 1,50 euro a biglietto.
I settori e i prezzi
Poltronissima gold: 35 euro, prevendita 5 euro. Poltronissima laterale: 31 euro, prevendita 4,70 euro. Poltrona: 29 euro, prevendita 4,40 euro. Balconata: 29 euro, prevendita 4,40 euro. Balconata con balaustra: 27 euro, prevendita 4,10 euro. Balconata laterale: 24 euro, prevendita 3,60 euro. Balconata laterale con balaustra: 22 euro, prevendita 3,30 euro.
Dove comprarli
Il canale principale è la biglietteria online raggiungibile dal sito ufficiale del Teatro Olimpico, alla voce acquista online. In alternativa c'è il botteghino del teatro in piazza Gentile da Fabriano; per informazioni il teatro risponde all'indirizzo biglietti@teatroolimpico.it. Con tre sole repliche e un titolo che attira sia il pubblico della danza sia quello della musica, conviene non aspettare l'ultimo giorno.
Balaustra e danza
Per la danza il posto conta più che per uno spettacolo di parola. I settori con balaustra costano meno, ma la ringhiera della galleria taglia la parte bassa del palcoscenico, cioè proprio il punto in cui lavorano i piedi dei danzatori. Per un titolo come questo, dove il gioco di gambe del tango è parte della scrittura coreografica, suggerisco di spendere qualche euro in più e scegliere la balconata centrale o la poltrona.
Astor Piazzolla, l'uomo che cambiò il tango
Astor Pantaleón Piazzolla nacque a Mar del Plata l'11 marzo 1921 e morì a Buenos Aires il 4 luglio 1992; musicista, compositore e arrangiatore, è considerato uno dei musicisti più importanti del Novecento e il padre del nuevo tango, la corrente che mescolò il tango tradizionale con il jazz e la musica colta. I biografi calcolano che abbia scritto circa 3.000 brani e ne abbia registrati circa 500.
Radici italiane
La famiglia era di origine italiana. Il nonno paterno, Pantaleone, era un pescatore di Trani emigrato in Argentina dopo il naufragio della sua barca; la madre, Assunta Manetti, era nata a Massa Sassorosso, in Garfagnana. Il padre Vicente, che i nipoti chiamavano Nonino, è il destinatario di uno dei brani più celebri del figlio. A Trani e a Massa Sassorosso oggi ci sono piazze intitolate al compositore.
L'infanzia a New York e il primo bandoneón
Nel 1925 la famiglia si trasferì a New York, dove Astor visse fino a sedici anni. A otto anni ricevette dal padre un bandoneón e cominciò a suonarlo da autodidatta. Fu negli anni newyorkesi che conobbe Carlos Gardel, il grande cantante di tango, che lo incoraggiò e gli procurò piccoli ingaggi; lo invitò anche in una tournée, ma il padre rifiutò per la giovane età del figlio. Gardel morì durante quel viaggio, nell'incidente aereo di Medellín del 1935.
Buenos Aires e l'orchestra del 1946
Tornato in Argentina nel 1937, Piazzolla si avvicinò al tango senza amarne la forma tradizionale, pensata esclusivamente per il ballo, e cercò da subito uno stile personale. A Buenos Aires lavorò con diversi musicisti e nel 1946 fondò la sua prima orchestra. Negli anni Cinquanta scrisse musica sinfonica e colonne sonore, fino a lasciare per un periodo il bandoneón.
Parigi e Nadia Boulanger
Nel 1953 la sua sinfonia Buenos Aires vinse il premio Sevitzky, con una borsa di studio che lo portò a Parigi per circa un anno. Lì studiò con Nadia Boulanger, la didatta che formò mezzo Novecento musicale, e fu lei a indirizzarlo di nuovo verso il tango. Tornato a Buenos Aires, nel 1955 fondò l'Octeto Buenos Aires: da quel momento il tango nuovo divenne la sua strada, e i puristi cominciarono a chiamarlo l'assassino del tango.
Adiós Nonino e i quintetti
Nel 1958 tornò a New York, e lì nel 1959 lo raggiunse la notizia della morte del padre: ne nacque Adiós Nonino. Nel 1960, di nuovo a Buenos Aires, fondò il quintetto con cui avrebbe suonato per anni, poi il Noneto nel 1971, il Conjunto Electrónico nel 1974, il secondo quintetto nel 1978 e il sestetto nel 1989. Dal 1967, con il poeta Horacio Ferrer, firmò María de Buenos Aires e Balada para un loco.
Gli anni italiani e Libertango
Dopo un infarto nel 1973 Piazzolla visse per qualche tempo a Roma. Nel 1974 registrò a Milano, con musicisti italiani e il produttore Aldo Pagani, l'album Libertango, con Tullio De Piscopo alla batteria e Pino Presti al basso elettrico; lo stesso anno incise Summit con il sassofonista Gerry Mulligan. In Italia le sue canzoni furono interpretate da Mina, Milva e Iva Zanicchi. Seguirono Parigi, il ritorno in Argentina, le tournée mondiali. Nel 1990 dovette interrompere le tournée; pochi mesi dopo un ictus lo fermò, e morì a Buenos Aires nel luglio del 1992.
Gli artisti in scena: Pietrodarchi, Bocciarelli, Longo, Branca
Lo spettacolo riunisce quattro figure con ruoli precisi: il bandoneonista Mario Stefano Pietrodarchi, esecutore di fama internazionale secondo la presentazione del teatro; l'attore Vincenzo Bocciarelli come voce recitante; il coreografo Valerio Longo; il regista argentino Carlos Branca. Gli arrangiamenti sono di Luca Salvadori e le immagini di Carlo Cerri.
Il bandoneón dal vivo
Il cuore musicale della serata è Pietrodarchi, che la scheda ufficiale presenta come esecutore brillante e come presenza carismatica a cui la coreografia si ispira. Il bandoneón è lo strumento di Piazzolla per eccellenza: un organetto a mantice di origine tedesca, arrivato nel Rio de la Plata con l'emigrazione e diventato la voce del tango. Sentirlo suonare in una sala da oltre mille posti, senza orchestra, è un'esperienza che vale da sola il biglietto.
La voce di Vincenzo Bocciarelli
La narrazione è affidata alla voce recitante di Vincenzo Bocciarelli, attore di teatro e televisione. Nella struttura dello spettacolo la parola accompagna la musica e la danza, e il testo, secondo la presentazione, lavora sulla fragilità dell'uomo Piazzolla, sul respiro e sul soffio prima ancora che sulle note.
Valerio Longo e la coreografia
Valerio Longo firma il movimento degli otto danzatori. La presentazione descrive un viaggio trasformativo fatto di respiri, abbracci e fusioni: il tango come abbraccio che si allarga dal singolo al gruppo. È una lettura contemporanea, più vicina alla danza d'autore che al tango argentino da competizione.
Carlos Branca, lo sguardo argentino
A tenere insieme musica, parola e danza è Carlos Branca, regista argentino attivo sulla scena internazionale. La scelta di un argentino per la regia ha un senso: il rischio di uno spettacolo europeo sul tango è la cartolina, e uno sguardo che viene da Buenos Aires tende a evitarla.
Il Balletto di Roma, una compagnia nata nel 1960
Il Balletto di Roma è nato nel 1960 dal sodalizio artistico di Franca Bartolomei e Walter Zappolini, due figure centrali della danza italiana del secondo Novecento, e da oltre sessantacinque anni produce e diffonde danza d'autore italiana in Italia e all'estero.
I fondatori
Franca Bartolomei fu ballerina e coreografa nei principali teatri d'opera italiani e stranieri. Walter Zappolini fu étoile del Teatro dell'Opera di Roma e per quindici anni diresse la scuola di danza del teatro; guidò artisticamente la compagnia per decenni. Il Balletto di Roma nasce dunque dentro la tradizione accademica romana, e da lì si è spostato progressivamente verso la creazione contemporanea.
Gli anni Sessanta e le Olimpiadi
Nei primi anni gli spettacoli della compagnia furono inseriti nel calendario delle Olimpiadi di Roma del 1960, con un teatro allestito nel Ninfeo di Villa Giulia. È un dettaglio che lega la compagnia al Flaminio fin dalla nascita: Villa Giulia è a poca distanza dal Teatro Olimpico, lungo via Flaminia.
La direzione di oggi
Il profilo attuale della compagnia è frutto della guida gestionale di Luciano Carratoni, che dai primi anni Duemila ne ha orientato la crescita. Nel 2018 la direzione artistica è passata a Francesca Magnini. La compagnia affianca alla produzione una scuola di formazione, e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy l'ha riconosciuta come marchio storico di interesse nazionale.
Le tournée in Cina
Nel 2023 il Balletto di Roma ha portato in Cina Giulietta e Romeo, su coreografia di Fabrizio Monteverde, ricevendo l'Italian Excellence Award ai China Awards. Sono seguite una seconda tournée nel 2024 e una terza nel 2025, l'anno del sessantacinquesimo anniversario.
Di nuovo all'Olimpico a dicembre
La compagnia tornerà al Teatro Olimpico dal 17 al 20 dicembre 2026 con Lo Schiaccianoci, titolo natalizio del suo repertorio. Chi scopre il Balletto di Roma con Astor ha dunque una seconda occasione nella stessa sala, con un linguaggio del tutto diverso.
Una curiosità su Astor. Un secolo di tango al Teatro Olimpico — dal 30 settembre al 2 ottobre 2026
Libertango, il brano che quasi tutti associano a Piazzolla, fu inciso in Italia, con musicisti italiani, nel maggio del 1974. Il compositore veniva da un periodo romano, dopo l'infarto dell'anno prima, e fu il suo manager e produttore Aldo Pagani a organizzare la registrazione a Milano. Alla batteria c'era Tullio De Piscopo, che scelse la ritmica che rende il pezzo riconoscibile dalle prime battute; al basso elettrico Pino Presti.
La formazione di quel disco era insolita per il tango: organo Hammond, flauto, marimba, basso elettrico, batteria, chitarra elettrica, archi. Era il Piazzolla del Conjunto Electrónico, quello che i tradizionalisti di Buenos Aires non gli perdonavano. Nello stesso anno, sempre a Milano, registrò Summit con Gerry Mulligan e una formazione quasi tutta italiana.
Il bandoneón, però, era il suo strumento da sempre, da quando il padre glielo regalò a otto anni a New York. Uno spettacolo come Astor, che toglie l'orchestra e lascia sul palco il bandoneón da solo, riporta la musica di Piazzolla alla sua origine più intima. La curiosità, per chi siede in platea all'Olimpico, è proprio questa: ascoltare in una sala romana, a pochi chilometri dai luoghi dove Piazzolla visse nei primi anni Settanta, la voce dello strumento con cui cominciò tutto.
Il Teatro Olimpico: da cinema degli anni Trenta a casa della danza
Il Teatro Olimpico di piazza Gentile da Fabriano è nato come Cine-Teatro Olimpico nel 1936 ed è Teatro Olimpico dal 1981; si trova sul lungotevere Flaminio, all'altezza del Ponte della Musica, ed è la sede della maggior parte degli spettacoli dell'Accademia Filarmonica Romana, che collabora anche a questo spettacolo.
La costruzione
L'isolato di cui fa parte il teatro fu costruito tra il 1935 e il 1936 per la Società Generale Immobiliare, negli stessi anni in cui nascevano il quartiere Flaminio e il Foro Italico. Dalla fine degli anni Trenta agli anni Cinquanta la sala funzionò soprattutto come cinema, con numeri di avanspettacolo negli intervalli: per questo ebbe fin dall'inizio camerini e attrezzature teatrali.
L'Accademia Filarmonica Romana
Nel dopoguerra l'Accademia Filarmonica Romana prese in affitto la sala per la sua stagione musicale. Sotto la presidenza di Adriana Panni l'Olimpico diventò un luogo centrale della musica colta a Roma, alternando concerti e cinema fino alla fine degli anni Settanta. Che uno spettacolo di tango porti oggi la firma della Filarmonica chiude un cerchio: la danza e la musica, nella storia di questa sala, sono sempre andate insieme.
1980, il teatro dei cittadini
Quando la società proprietaria e l'ente cinematografico fallirono, Adriana Panni promosse una sottoscrizione che riunì molti cittadini nella Teatro Olimpico spa, che nel 1980 acquistò l'edificio. Da allora il teatro alterna i concerti della Filarmonica a una programmazione propria di prosa, comicità, musica e danza.
La danza di casa
Dal 1981 la danza è entrata stabilmente nel cartellone. I Momix di Moses Pendleton debuttarono qui nell'aprile del 1982 e ne sono diventati ospiti fissi; negli anni sono passati Baryshnikov, il Bolshoi, Béjart, Antonio Gades, Joaquín Cortés. Il Balletto di Roma, con Astor in settembre e Lo Schiaccianoci in dicembre, si inserisce in questa tradizione.
Com'è fatta la sala e dove sedersi per Astor
La sala del Teatro Olimpico ha 1.410 posti: 966 in platea, disposti ad anfiteatro in pendenza, e 444 in galleria, a ferro di cavallo. Il palcoscenico misura circa 12 metri di larghezza per 10 di profondità, con pavimento in legno e fossa per l'orchestra.
La platea in pendenza
Le file della platea salgono verso il fondo, e questo per la danza è un vantaggio: anche dalle file centrali si vedono i piedi dei danzatori, cosa che nelle platee piane dei teatri storici non è scontata. La poltronissima gold, nelle prime file, permette di vedere da vicino le espressioni e di sentire il bandoneón quasi senza mediazione.
La galleria
La galleria corrisponde ai settori di balconata. Dalla balconata centrale si ha una visione d'insieme frontale, utile per leggere il disegno coreografico degli otto danzatori nello spazio. I settori laterali guardano il palco di sbieco, e quelli con balaustra perdono una parte del pavimento del palcoscenico.
Il consiglio sul posto
Per Astor sceglierei la poltrona centrale, a metà platea: abbastanza vicina per sentire il respiro dello strumento, abbastanza lontana per vedere tutta la scena. È anche uno dei settori a prezzo medio, 29 euro più prevendita.
Una cosa che non ti dice nessuno su Astor. Un secolo di tango al Teatro Olimpico — dal 30 settembre al 2 ottobre 2026
Nel foyer e nei corridoi del Teatro Olimpico sono conservate scenografie realizzate da grandi artisti del Novecento per spettacoli nati proprio in questa sala, e quasi nessuno le guarda. Ci sono le forme dorate di Corrado Cagli per la Messa di Igor Stravinskij, rappresentata qui dal 29 al 31 ottobre 1975; il fondale di Giacomo Manzù per l'Histoire du soldat, sempre di Stravinskij, in scena dall'11 al 14 ottobre 1966; la scultura di Mirko per i Tre misteri di Niccolò Castiglioni, dal 2 al 4 ottobre 1968.
Per chi va a vedere Astor la coincidenza è interessante. Stravinskij è uno dei compositori con cui Piazzolla entrò in contatto durante il secondo periodo newyorkese, tra il 1958 e il 1960, e l'Histoire du soldat è, come Astor, uno spettacolo in cui musica dal vivo, voce recitante e movimento si dividono la scena. Una forma di teatro musicale che l'Accademia Filarmonica Romana ha sempre coltivato, e che ritorna in questa collaborazione con il Balletto di Roma.
Il consiglio pratico: arrivate con una ventina di minuti di anticipo e fate un giro nel foyer prima di prendere posto. Nelle sere di danza il pubblico è meno numeroso che per i grandi comici, e i corridoi sono più tranquilli. Alzate gli occhi: un Manzù e un Cagli in un corridoio di teatro, a Roma, non si trovano spesso.
Il consiglio che ti do per visitare Astor. Un secolo di tango al Teatro Olimpico — dal 30 settembre al 2 ottobre 2026
Conviene arrivare preparati sulla musica. Non serve essere esperti di tango, ma ascoltare prima tre o quattro brani di Piazzolla cambia la serata: Adiós Nonino, scritto per il padre nel 1959; Libertango, registrato in Italia nel 1974; Oblivion; un estratto di María de Buenos Aires. Riconoscere un tema quando il bandoneón lo attacca è uno dei piaceri di uno spettacolo come questo, e trasforma la visione in ascolto.
Secondo consiglio: scegliete il mercoledì o il giovedì se potete. Tre repliche soltanto significano che il venerdì, la sera più comoda, sarà la prima a riempirsi; le serate infrasettimanali danno più scelta di posti a parità di prezzo.
Terzo: non andate in macchina. Il Flaminio nelle sere di spettacolo è difficile per il parcheggio, e a fine settembre il lungotevere è ancora trafficato. La combinazione metro A fino a Flaminio e tram 2 fino a piazza Mancini è la più affidabile, e i cinque minuti a piedi su viale del Pinturicchio sono piacevoli in una sera di inizio autunno.
Infine, se andate in gruppo, scrivete prima all'ufficio promozione del teatro: per comitive e associazioni ci sono canali dedicati, e sedersi vicini conta anche per la danza, dove dopo lo spettacolo si ha voglia di commentare insieme.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Piazzolla fu contestato per anni proprio nel suo paese. Lo sanno tutti gli appassionati, ma lo si ricorda poco quando si parla di lui come di un classico: per i puristi di Buenos Aires il nuevo tango era un tradimento, e il soprannome di assassino del tango lo accompagnò a lungo. La sua musica, racconta la biografia, ottenne consensi in Europa e in America del Nord prima che in Argentina.
La ragione era semplice. Il tango tradizionale era musica da ballo, con regole precise di tempo e di forma. Piazzolla ci mise dentro il contrappunto imparato con Nadia Boulanger, le dissonanze, l'improvvisazione del jazz, strumenti estranei alla tradizione come la chitarra elettrica e l'organo Hammond. Il risultato si ascoltava seduti, non si ballava in milonga, e questo a Buenos Aires sembrava un'eresia.
C'è una conseguenza che riguarda direttamente lo spettacolo del Balletto di Roma. Proprio perché la musica di Piazzolla non è scritta per il ballo sociale, si presta alla danza d'autore: un coreografo non deve rispettare i passi della milonga, può costruire un movimento libero su una musica libera. Astor si muove esattamente in questo spazio, quello che Piazzolla stesso aveva aperto. Guardandolo, vale la pena ricordare che la musica che sembra oggi un classico fu, per una generazione, uno scandalo.
Come arrivare al Teatro Olimpico per Astor
Il Teatro Olimpico si raggiunge con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2 fino al capolinea di piazza Mancini, da cui sono circa 500 metri a piedi lungo viale del Pinturicchio. Sono le indicazioni fornite dal teatro stesso, le più semplici da Termini e dal centro.
Metro e tram
Dalla stazione Flaminio della linea A si prende il tram 2 in piazzale Flaminio fino al capolinea di piazza Mancini. Da lì si cammina su viale del Pinturicchio fino a piazza Gentile da Fabriano, cinque minuti. Chi arriva con la ferrovia Roma Nord scende a Flaminio e segue lo stesso percorso.
Autobus
Il teatro indica le linee 220, 232, 233, 280, 301, 446, 48, 910 e 911, oltre al tram 2. Il 910 parte da Termini: si scende alla fermata Pannini e si cammina per circa 300 metri su viale del Pinturicchio. Al capolinea di piazza Mancini arrivano anche le linee 200, 201, 53 e la notturna n24, utile per il ritorno.
In auto
Dal centro si segue viale del Muro Torto verso piazzale Flaminio, poi via Luisa di Savoia, il lungotevere Arnaldo da Brescia e il lungotevere delle Navi fino al lungotevere Flaminio. Da nord si arriva dal Foro Italico attraversando il ponte Duca d'Aosta. Il parcheggio nelle sere di spettacolo è il vero problema: partite presto o lasciate l'auto a casa.
La foto giusta da fare a Astor. Un secolo di tango al Teatro Olimpico — dal 30 settembre al 2 ottobre 2026
La foto giusta si fa fuori, sul Ponte della Musica, che attraversa il Tevere proprio davanti a piazza Gentile da Fabriano. A fine settembre, alle 20, la luce è quasi andata: il cielo sopra Monte Mario conserva un filo di chiarore, il fiume è scuro, e le luci del ponte si accendono. Da metà ponte, voltandosi verso il Flaminio, si inquadra la facciata razionalista del teatro con il suo alto zoccolo di travertino.
La seconda inquadratura è il contrario: dal lato del teatro verso il Foro Italico, con il ponte in diagonale e la riva opposta. È una foto che racconta il quartiere meglio di qualunque locandina, perché tiene insieme il Tevere, l'architettura degli anni Trenta e il segno contemporaneo del ponte.
La terza foto è la facciata illuminata del teatro con la gente in attesa sul marciapiede: il momento migliore è una ventina di minuti prima dell'inizio, quando la piazza si anima. Dentro la sala, durante lo spettacolo, niente foto e niente video. Con la danza vale ancora di più: il bagliore di uno schermo in platea disturba i danzatori, che lavorano con la luce di scena e con la concentrazione. Tenete il telefono in tasca e godetevi il bandoneón.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il 4 marzo 1965 Pierre Boulez diresse al Teatro Olimpico un concerto con la prima esecuzione italiana di Abramo e Isacco di Igor Stravinskij e la prima europea della sua Elegia per Kennedy. È forse la data più alta della storia musicale della sala, e racconta il peso che l'Accademia Filarmonica Romana aveva nella vita culturale della città.
Negli anni successivi l'Olimpico ospitò allestimenti in cui arte, musica e scena si incontravano: l'Histoire du soldat con il fondale di Giacomo Manzù nell'ottobre del 1966, i Tre misteri di Castiglioni con la scultura di Mirko nell'ottobre del 1968, la Messa di Stravinskij con le forme dorate di Corrado Cagli nell'ottobre del 1975.
Nel 1980 nacque la Teatro Olimpico spa, che comprò l'edificio grazie a una sottoscrizione promossa da Adriana Panni. Dal 1981 la danza entrò stabilmente nel cartellone: i Momix debuttarono nell'aprile del 1982, la Lindsay Kemp Company portò Sogno di una notte di mezza estate nel febbraio del 1989. Mikhail Baryshnikov arrivò con il White Oak Dance Project dal 10 al 15 ottobre 1995, il Bolshoi Ballet dal 23 al 26 settembre 1996, il Béjart Ballet Lausanne nel 2004. Nella stagione 2009/2010 le classifiche Agis collocarono l'Olimpico al secondo posto a Roma per numero di spettatori. È su questa storia di danza internazionale che il Balletto di Roma porta il suo tango.
Chi è passato da Astor. Un secolo di tango al Teatro Olimpico — dal 30 settembre al 2 ottobre 2026
Sul palco del Teatro Olimpico sono passati, per la musica, Arturo Benedetti Michelangeli, Jessye Norman, Zubin Mehta, Giuseppe Sinopoli, Luigi Dallapiccola e Pierre Boulez; per la danza, Mikhail Baryshnikov, Maurice Béjart, il Bolshoi, Antonio Gades, Joaquín Cortés, Lindsay Kemp e i Momix. È un elenco che poche sale romane possono mettere in fila.
Il nome di Antonio Gades merita una riga in più per chi va a vedere Astor. Il coreografo spagnolo portò sulla scena internazionale il flamenco teatrale, cioè una danza popolare con una forte identità nazionale trasformata in spettacolo d'autore. È un'operazione parente di quella che Piazzolla fece con il tango nella musica, e che il Balletto di Roma prova a fare oggi con la coreografia di Valerio Longo.
La musica leggera e d'autore ha portato qui Lucio Dalla con Henna nell'aprile del 1994, i Pooh, Giorgio Gaber con Un'idiozia conquistata a fatica nel gennaio del 1998, i Marillion nel febbraio del 1988. Il teatro ricorda tra i suoi protagonisti anche Dario Fo e Nicola Piovani. E naturalmente la comicità romana, da Gigi Proietti con A me gli occhi nel 1996 a Enrico Brignano e Vincenzo Salemme.
A questo elenco si aggiunge ora il bandoneón di Mario Stefano Pietrodarchi, in una sala che per la sua storia di musica colta e danza è tra le più adatte, a Roma, ad accogliere un concerto di danza su Piazzolla.
Il Flaminio intorno al Teatro Olimpico
Il Teatro Olimpico si trova nel quartiere Flaminio, a nord di piazza del Popolo, in una zona che negli ultimi vent'anni è diventata uno dei poli culturali della città, con l'Auditorium Parco della Musica, il MAXXI e il Ponte della Musica a pochi minuti a piedi.
Il Foro Italico
Attraversato il Ponte della Musica si arriva al Foro Italico, costruito negli stessi anni del teatro. Chi arriva con un'ora di anticipo può fare una passeggiata tra le architetture sportive degli anni Trenta, che con l'Olimpico condividono epoca e linguaggio.
Ponte Milvio
Risalendo il Tevere verso nord si arriva a Ponte Milvio, con la sua piazza piena di locali: la meta naturale per chi vuole prolungare la serata del venerdì.
Villa Giulia e piazza del Popolo
Verso il centro, lungo via Flaminia, si incontrano il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, nel cui Ninfeo il Balletto di Roma danzò durante le Olimpiadi del 1960, e poi piazza del Popolo. Chi vuole arrivare a teatro con una passeggiata lunga può partire da lì.
Dove mangiare prima o dopo Astor
Intorno al Teatro Olimpico, tra piazza Mancini, via Flaminia e piazza Gentile da Fabriano, ci sono pizzerie, trattorie e bar frequentati dal pubblico del teatro e dell'Auditorium. L'offerta è di quartiere, ampia e senza pretese turistiche.
Prima dello spettacolo
Con inizio alle 20.30 una cena veloce verso le 19 è la soluzione più pratica. Evitate di arrivare in sala all'ultimo minuto: per la danza l'inizio puntuale conta, e l'ingresso a spettacolo cominciato disturba.
Dopo lo spettacolo
La cena dopo teatro è una buona abitudine romana. Il venerdì, a Ponte Milvio, i locali restano aperti fino a tardi; il mercoledì e il giovedì conviene scegliere qualcosa vicino al tram per il ritorno.
Come organizzare la serata ad Astor
Per Astor al Teatro Olimpico conviene arrivare almeno mezz'ora prima delle 20.30, per ritirare i biglietti, dare un'occhiata alle scenografie storiche nel foyer e prendere posto senza fretta.
La serata infrasettimanale
Mercoledì o giovedì: uscita dal lavoro, metro A fino a Flaminio, tram 2, cena rapida a piazza Mancini, spettacolo. È la formula più semplice, con il vantaggio di trovare più posti centrali.
Il venerdì
Il 2 ottobre si può costruire una giornata intera al Flaminio: il pomeriggio al MAXXI, una passeggiata sul Ponte della Musica al tramonto, lo spettacolo, la cena a Ponte Milvio. Per chi arriva da fuori Roma è una giornata completa in un solo quartiere.
Cosa portare
Poco: il biglietto, un documento se richiesto, una giacca leggera. A fine settembre le sere a Roma sono ancora miti, ma il tratto lungo il Tevere al ritorno può essere fresco.
Accessibilità e bambini
Chi ha esigenze di mobilità ridotta e vuole vedere Astor al Teatro Olimpico deve contattare il botteghino prima dell'acquisto, all'indirizzo biglietti@teatroolimpico.it, per conoscere i posti adatti e le modalità di accesso alla sala.
La struttura della sala
La platea è ad anfiteatro, in pendenza, e la galleria è al piano superiore: sono elementi da considerare nella scelta del settore. Una telefonata o una mail risolvono dubbi che online restano senza risposta.
Con i ragazzi
Astor non è uno spettacolo per bambini piccoli, per orario e per linguaggio. Per ragazzi che studiano musica o danza, invece, è un'ottima occasione: un bandoneón dal vivo e una compagnia professionale a un prezzo contenuto. Per età minime e riduzioni il riferimento è il botteghino del teatro.
Fine settembre a Roma: la stagione che riparte
Le tre sere di Astor cadono tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre, quando la stagione teatrale romana riparte e le sale del Flaminio tornano a riempirsi. È il momento in cui l'Olimpico apre il suo cartellone 2026/2027, cominciato il 24 settembre, e il Romaeuropa Festival porta in città i suoi spettacoli.
Per chi viene da fuori è un buon periodo per visitare Roma: le giornate sono ancora lunghe, il caldo è passato, i musei sono meno affollati che in primavera. Una sera di tango all'Olimpico, dopo una giornata tra il MAXXI e Villa Giulia, è un modo di vedere la città che non si trova nelle guide. Il Teatro Olimpico ha in programma per tutta la stagione danza, musica e comicità.
Domande frequenti su Astor. Un secolo di tango
Quando va in scena Astor al Teatro Olimpico?
Astor. Un secolo di tango del Balletto di Roma va in scena al Teatro Olimpico di Roma mercoledì 30 settembre, giovedì 1 e venerdì 2 ottobre 2026, con inizio alle 20.30 in tutte e tre le serate. Il teatro è in piazza Gentile da Fabriano 17, al Flaminio.
Quanto costano i biglietti di Astor a Roma?
I biglietti per Astor al Teatro Olimpico costano da 22 euro in balconata laterale con balaustra a 35 euro in poltronissima gold, più una prevendita da 3,30 a 5 euro. Poltrona e balconata centrale costano 29 euro più 4,40 di prevendita. Online si aggiunge una commissione di 1,50 euro a biglietto.
Chi suona e chi danza in Astor?
In Astor le musiche di Astor Piazzolla, arrangiate da Luca Salvadori, sono eseguite dal vivo dal bandoneón di Mario Stefano Pietrodarchi. Danzano otto interpreti del Balletto di Roma su coreografia di Valerio Longo; la voce recitante è di Vincenzo Bocciarelli e la regia di Carlos Branca.
Astor è uno spettacolo di tango argentino tradizionale?
Astor del Balletto di Roma non è uno spettacolo di tango da sala: è un concerto di danza contemporanea costruito sulle musiche di Piazzolla, con il bandoneón dal vivo. La coreografia parte dal tango, dagli abbracci e dal respiro, e lo trasforma in un linguaggio d'autore.
Come si arriva al Teatro Olimpico con i mezzi?
Il Teatro Olimpico si raggiunge con la metro A fino a Flaminio e poi con il tram 2 fino al capolinea di piazza Mancini, da cui si cammina per circa 500 metri su viale del Pinturicchio. Da Termini c'è anche il bus 910 fino alla fermata Pannini, a circa 300 metri dal teatro.
Dove si comprano i biglietti per Astor?
I biglietti per Astor al Teatro Olimpico si comprano sulla biglietteria online raggiungibile dal sito ufficiale del teatro, alla voce acquista online, oppure al botteghino di piazza Gentile da Fabriano. Per informazioni il teatro risponde all'indirizzo biglietti@teatroolimpico.it.
Chi ha fondato il Balletto di Roma?
Il Balletto di Roma è stato fondato nel 1960 da Franca Bartolomei, ballerina e coreografa, e Walter Zappolini, étoile del Teatro dell'Opera di Roma. Dal 2018 la direzione artistica è di Francesca Magnini. La compagnia torna al Teatro Olimpico dal 17 al 20 dicembre 2026 con Lo Schiaccianoci.
Un'ultima parola. Le serate di danza con musica dal vivo sono le più rare e le più preziose del calendario romano, e tre repliche passano in fretta: comprate presto, scegliete la poltrona centrale, arrivate con i mezzi e ascoltate prima qualche disco di Piazzolla. Quando il bandoneón attacca Adiós Nonino, capirete perché ne valeva la pena.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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