Appia Rugby

Appia Rugby è una associazione sportiva dilettantistica che ha sede in viale Appio Claudio, nel quadrante sud-est di Roma compreso fra la via Appia Nuova, la via Tuscolana e il Parco degli Acquedotti, a ridosso dei quartieri Appio Claudio, Quadraro e Cinecittà. La società è affiliata alla Federazione Italiana Rugby e negli anni ha costruito la propria identità attorno al settore giovanile, dal minirugby fino alle categorie agonistiche, con un campo che diverse realtà del rugby romano hanno usato anche per allenamenti e concentramenti congiunti. Il quartiere che la ospita prende il nome da Appio Claudio Cieco, il censore romano a cui si devono la Via Appia e il primo acquedotto della città, e questa non è una coincidenza da poco: attorno al campo di Appia Rugby corre uno dei paesaggi archeologici più densi d’Europa, con il Parco dell’Appia Antica, il Parco degli Acquedotti e la Caffarella a distanza di pochi minuti. Per chi segue lo sport di base a Roma, o per chi semplicemente porta un bambino a provare un primo pallone ovale, questa è una delle zone in cui il campo sportivo e la storia condividono lo stesso isolato. Le pagine che seguono raccontano insieme la società sportiva, il quartiere che la ospita e il contesto archeologico e naturalistico che la circonda, perché nel caso di Appia Rugby le tre cose non si possono davvero separare: capire il nome del club significa capire il nome della strada, e capire il nome della strada significa entrare in uno dei paesaggi storici più stratificati della capitale.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Dove si trova Appia Rugby e come arrivarci

Il quartiere Appio Claudio, zona urbanistica 10B del Municipio Roma VII, è delimitato da confini precisi: a nord-est la via Tuscolana lo separa dal quartiere Don Bosco, a est la via delle Capannelle segna il passaggio verso la zona Capannelle, a ovest la via Appia Nuova lo divide da Torricola e da Appio-Pignatelli, mentre via del Quadraro lo confina con il Tuscolano. Viale Appio Claudio attraversa questo reticolo nel senso della lunghezza, all’altezza di viale Giulio Agricola, in un tessuto urbano nato negli anni cinquanta con gli interventi dell’INA-Casa e diventato quartiere ufficiale nel 1961.

In auto: Appia Nuova, Tuscolana e il Grande Raccordo Anulare

Da Roma centro la via più diretta è la Appia Nuova, che si percorre fino all’altezza del Quadraro per poi immettersi nella maglia di strade interne che porta a viale Appio Claudio; in alternativa si arriva dalla Tuscolana, scendendo verso il quartiere Don Bosco. Chi viene da fuori Roma trova comodo il Grande Raccordo Anulare, con uscita Appia o Tuscolana a seconda del punto di provenienza, e un tempo di percorrenza che in condizioni normali resta contenuto mentre nelle ore di punta del mattino e del tardo pomeriggio, quando la Tuscolana e l’Appia Nuova si congestionano, può allungarsi sensibilmente. La zona non ha grandi parcheggi dedicati agli impianti sportivi: la sosta si trova lungo le strade residenziali circostanti, e nei giorni di partita o di concentramento giovanile, con più squadre in trasferta, conviene arrivare con un margine di anticipo. Va ricordato inoltre che, come in gran parte del Municipio VII, alcune strade del quartiere applicano regole di sosta tariffata nelle fasce orarie diurne dei giorni feriali: le strisce blu vanno lette sulla segnaletica verticale, perché le zone soggette a tariffazione cambiano con una certa frequenza in base ai piani comunali della sosta. Un’ultima annotazione per chi guida: viale Appio Claudio e le strade limitrofe hanno la sezione tipica dell’edilizia popolare degli anni cinquanta, con carreggiate non sempre larghissime e un traffico locale che, nelle ore di ingresso e uscita da scuole e uffici, può rallentare la circolazione. Chi ha un appuntamento fissato per un orario preciso, penso soprattutto a chi porta un bambino a una prova di minirugby per la prima volta, farebbe bene a calcolare qualche minuto in più rispetto al tempo di percorrenza indicato dai navigatori satellitari.

In metro e in autobus

La linea A della metropolitana di Roma, aperta nel 1980, ha dato una spinta decisiva allo sviluppo del quartiere ed è tuttora il modo più comodo per arrivare senza auto: le fermate di riferimento per Appio Claudio sono Giulio Agricola e Subaugusta, entrambe a distanza pedonale dal reticolo di viale Appio Claudio, con Cinecittà poco più a est. Dalla stazione Termini il tragitto in metropolitana richiede una ventina di minuti. La rete di autobus della zona collega Appio Claudio al Tuscolano, al Quadraro e alla via Appia Nuova, con linee che permettono di raggiungere anche il Parco degli Acquedotti senza cambiare mezzo. Per chi arriva da fuori città con l’aereo, l’aeroporto di Ciampino è il più vicino, a una manciata di chilometri lungo la Appia Nuova; Fiumicino resta più lontano e richiede in genere il collegamento verso il centro e poi verso sud-est. Chi si muove in bicicletta trova nella rete di piste e strade secondarie del quadrante sud-est una buona alternativa nei fine settimana, quando il traffico si allenta: dal quartiere Appio Claudio si raggiungono in pochi minuti sia il Parco degli Acquedotti sia l’imbocco della Via Appia Antica, due destinazioni che nei giorni festivi vedono un flusso costante di ciclisti romani.

Appia Rugby: chi è e come funziona la società

Appia Rugby è una associazione sportiva dilettantistica, cioè una struttura non profit che si regge sul modello classico dello sport di base italiano: quote di iscrizione delle famiglie, contributo dei dirigenti volontari, sostegno di sponsor locali. La missione dichiarata dalla società è la diffusione dei principi fondamentali del rugby, un linguaggio che nel mondo ovale ricorre spesso e che riassume l’idea di uno sport costruito sul rispetto dell’avversario, sulla disciplina delle regole e sulla collaborazione di squadra prima ancora che sul risultato. È un’impostazione tipica delle piccole società di quartiere, che in una città come Roma convivono con i club storici e con i centri universitari senza competere sullo stesso terreno: la loro forza è la prossimità, non il palmares.

Il rugby, come disciplina, ha una struttura formativa molto codificata a livello nazionale, e le società affiliate alla Federazione Italiana Rugby seguono in linea generale percorsi comuni per l’avviamento dei più piccoli, con regole progressive di contatto, dimensioni del campo e numero di giocatori che aumentano gradualmente con l’età. Una società come Appia Rugby, per poter offrire questo percorso in modo continuativo, deve garantire ogni anno non solo il campo ma anche il tesseramento regolare dei propri atleti, le coperture assicurative previste dalla federazione e la formazione degli allenatori, spesso attraverso i corsi federali dedicati al settore giovanile. È un impegno organizzativo che, in una piccola realtà di quartiere, ricade quasi interamente sulle spalle di pochi dirigenti e allenatori volontari, ed è uno dei motivi per cui il turnover delle piccole società dilettantistiche italiane, nel rugby come in altri sport, resta storicamente alto.

Le categorie: dal minirugby all’agonistica

La proposta sportiva di Appia Rugby copre l’intero percorso del rugby giovanile italiano. Si parte dal minirugby, pensato per i bambini più piccoli e organizzato attorno al gioco e alla coordinazione più che alla competizione, per proseguire con le categorie del rugby giovanile propriamente detto, che accompagnano i ragazzi nella crescita tecnica e fisica fino all’adolescenza, e arrivare infine al settore agonistico. La federazione, per il rugby a 15 come per il rugby a 7, articola le categorie giovanili per fasce d’età e le società come Appia Rugby partecipano ai concentramenti organizzati dal comitato regionale, incontri in cui più club si ritrovano sullo stesso campo per far giocare i più piccoli in un formato non competitivo, spesso seguiti da un momento conviviale fra genitori e ragazzi. Le squadre giovanili di Appia Rugby hanno incontrato negli anni realtà del rugby romano come l’Unione Sportiva Roma Rugby, in incontri di categoria U10 e U12 giocati proprio sul campo di casa, e la società ha stretto un accordo con il Centro Universitario Sportivo di Roma Tor Vergata, che porta la squadra di rugby a 7 del CUS ad allenarsi sul campo di Appia Rugby e riconosce agevolazioni reciproche ai tesserati delle due realtà.

Il campo e la sede di viale Appio Claudio

L’impianto dove Appia Rugby allena le proprie squadre e ospita le partite casalinghe si trova in viale Appio Claudio, al civico 113, nel cuore del quartiere omonimo. È un campo in erba dedicato al rugby, di dimensioni adatte sia agli allenamenti del settore giovanile sia agli incontri delle categorie superiori, e negli anni ha ospitato anche i concentramenti organizzati dal comitato regionale Lazio della Federazione Italiana Rugby, con più società che si alternano sullo stesso terreno di gioco nella stessa giornata. Chi si presenta per la prima volta, per accompagnare un figlio a una prova o per assistere a una partita, farebbe bene a contattare prima la società attraverso i canali ufficiali: gli orari di allenamento e i giorni di apertura del campo cambiano da una stagione all’altra e non vanno dati per scontati sulla base di quanto si legge online.

Il modello organizzativo di Appia Rugby non si distingue da quello della maggior parte delle associazioni sportive dilettantistiche italiane di rugby: un consiglio direttivo composto da genitori e appassionati, allenatori spesso ex giocatori del club o di società vicine, e un calendario di attività che si costruisce settimana per settimana intorno alla disponibilità del campo. Il rugby, rispetto al calcio, richiede spazi più ampi e meno diffusi sul territorio urbano, e questo rende ogni impianto dedicato, come quello di viale Appio Claudio, una risorsa relativamente rara nel panorama sportivo della città: non tutte le zone di Roma possono contare su un campo in erba delle dimensioni necessarie a ospitare partite regolamentari, ed è uno dei motivi per cui società come questa finiscono per accogliere anche squadre ospiti, concentramenti e accordi di condivisione con altre realtà del territorio.

Una curiosità su Appia Rugby

Il nome della società non è un vezzo commerciale: è la stessa toponomastica del quartiere a raccontare una storia che si allunga per oltre duemila anni. Viale Appio Claudio prende il nome da Appio Claudio Cieco, il censore romano che nel 312 avanti Cristo fece costruire la Via Appia, la strada consolare che collegava Roma a Capua e che i romani chiamavano regina viarum, la regina delle strade, e che nello stesso anno fece realizzare anche il primo acquedotto della città, l’Aqua Appia. Un rugbista che si allena a pochi minuti da qui gioca, senza saperlo quasi sempre, sul terreno intitolato all’uomo che ha inventato l’infrastruttura su cui i romani hanno costruito il proprio impero: strade per muovere le legioni, acqua per far vivere la città. Appia Rugby, con il suo nome, si è messa senza volerlo nella stessa linea genealogica.

La seconda curiosità riguarda la geografia sportiva della zona più che la storia antica. Nel raggio di poche centinaia di metri da viale Appio Claudio operano altre realtà sportive di quartiere che condividono la stessa logica di prossimità: l’Appio Claudio Tennis Club e la società di basket Cinecittà Basketball Polaris. È un dettaglio che dice molto su questo angolo di Roma: un quartiere popolare nato dall’edilizia pubblica del dopoguerra che, decennio dopo decennio, si è riempito di piccoli impianti sportivi dilettantistici, spesso ignorati dalle guide turistiche e frequentatissimi dai residenti.

Una terza curiosità riguarda il nome scelto dai fondatori. In un panorama sportivo romano dove molte società prendono il nome dal municipio, dalla parrocchia o dallo sponsor di turno, la scelta di chiamarsi Appia Rugby lega in modo esplicito la squadra non al quartiere amministrativo, Appio Claudio, ma alla strada antica da cui quel quartiere discende, la Via Appia. È una differenza sottile ma non casuale: il nome della società guarda oltre il perimetro urbanistico degli anni cinquanta e si aggancia a un simbolo che precede di duemila anni l’urbanizzazione del dopoguerra, lo stesso simbolo che nel luglio 2024 ha portato la Via Appia dentro la Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Il quartiere Appio Claudio, fra Quadraro e Cinecittà

Capire il quartiere aiuta a capire la società che lo abita. Appio Claudio nasce negli anni cinquanta con gli interventi dell’INA-Casa, il piano nazionale di edilizia popolare che in quel decennio ha costruito interi quartieri nelle periferie delle grandi città italiane. Prima di quella stagione edilizia, l’area era in gran parte non edificata e i film del neorealismo del dopoguerra ne mostrano scorci nei dintorni di Cinecittà; la zona ospitava anche baraccopoli abitate da famiglie immigrate da Abruzzo, Molise e Calabria in cerca di lavoro nella capitale. Il quartiere diventò amministrativamente autonomo nel 1961, e l’apertura della linea A della metropolitana nel 1980 diede la spinta decisiva alla sua crescita urbana, portando servizi e collegamenti che fino ad allora mancavano.

Oggi Appio Claudio confina con il quartiere Don Bosco a nord-est, oltre la via Tuscolana, con la zona Capannelle a est, oltre via delle Capannelle, e con Torricola e Appio-Pignatelli a ovest, al di là della via Appia Nuova; a sud-ovest, oltre via del Quadraro, si entra nel Tuscolano e nello storico quartiere popolare del Quadraro. È un quadrante di Roma che raramente compare nelle guide per i visitatori e che vive di una quotidianità fatta di mercati rionali, parrocchie, scuole e, appunto, piccole società sportive come Appia Rugby.

Il Quadraro e la memoria del rastrellamento del 1944

Il quartiere confinante che dà il nome a via del Quadraro merita un cenno a parte, perché la sua storia è fra le più drammatiche della Roma occupata. Considerato dai comandi tedeschi un covo di partigiani, renitenti alla leva e oppositori al regime, il Quadraro fu teatro, il 17 aprile 1944, di un rastrellamento in grande scala organizzato dal maggiore delle SS Herbert Kappler con il nome in codice Unternehmen Walfisch, operazione Balena. Le truppe tedesche, con il supporto della Gestapo e della banda Koch, isolarono il quartiere e arrestarono circa duemila uomini; i deportati effettivi, secondo le fonti, furono fra i seicentottantatré e i novecentoquarantasette. Un dettaglio che lega direttamente questa pagina di storia al quartiere di Appia Rugby è la destinazione della prima tappa: gli uomini rastrellati vennero condotti proprio a Cinecittà, i cui studi vennero requisiti e usati come centro di raccolta e selezione, prima del trasferimento verso Grottarossa, Terni e infine il campo di transito di Fossoli, da dove il 24 giugno 1944 furono deportati in Germania e in Polonia. È una storia che il quartiere ricorda ogni anno con cerimonie pubbliche, e che rende ancora più stridente, con il senno di poi, il contrasto fra la fabbrica dei sogni che Cinecittà sarebbe diventata negli anni successivi e l’uso a cui quegli stessi studi furono piegati nella primavera del 1944.

Cinecittà, dagli studi del 1937 alla Hollywood sul Tevere

Gli studi di Cinecittà, a pochi minuti dal campo di Appia Rugby, furono inaugurati il 28 aprile 1937, fortemente voluti dal regime fascista e realizzati su impulso di Luigi Freddi con la collaborazione dell’imprenditore Carlo Roncoroni. Con circa quattrocentomila metri quadrati di estensione restano ancora oggi il più grande studio cinematografico d’Europa. Negli anni cinquanta, complice una legge che spingeva i produttori stranieri a reinvestire in loco i propri guadagni anziché esportarli, Cinecittà visse la stagione nota come Hollywood sul Tevere, con produzioni internazionali di enorme richiamo: qui furono girati, in epoche diverse, Quo vadis, Ben-Hur e, decenni più tardi, Gangs of New York di Martin Scorsese e La passione di Cristo di Mel Gibson. In totale sugli stessi teatri di posa sono stati girati circa tremila film, novanta dei quali candidati all’Oscar e cinquantuno vincitori. Per chi frequenta il campo di Appia Rugby, sapere che a pochi minuti di metropolitana si trova uno dei luoghi simbolo del cinema mondiale aggiunge un tassello a un quartiere che, a prima vista, sembra soltanto periferia residenziale.

Una cosa che non ti dice nessuno su Appia Rugby

Chi arriva da fuori zona per la prima volta, magari accompagnando un figlio a una prova di minirugby, si aspetta un quartiere periferico anonimo e resta sorpreso da quanto verde lo circondi. Viale Appio Claudio e le strade limitrofe non hanno l’aspetto da dormitorio che il nome della zona urbanistica potrebbe suggerire: a pochi passi dal campo si apre il Parco Regionale dell’Appia Antica, che con le sue migliaia di ettari è una delle aree protette urbane più estese d’Europa, e poco più a nord si trova il Parco degli Acquedotti, reso celebre in tutto il mondo dalla scena iniziale de La dolce vita di Federico Fellini, con l’elicottero che sorvola gli archi dell’acquedotto Claudio. Chi porta un bambino ad allenarsi su questo campo, in pratica, lo porta a un passo da uno dei paesaggi archeologici più fotografati del pianeta, senza che nessun cartello lo segnali.

La seconda cosa che raramente viene detta riguarda la natura stessa di una società come questa. Appia Rugby non compete per attirare pubblico pagante né insegue una visibilità mediatica: la sua ragione sociale è tenere aperto un campo dove i ragazzi del quartiere, e non solo, possano provare uno sport che a Roma resta di nicchia rispetto al calcio. Questo significa due cose molto concrete per chi si avvicina: primo, che le informazioni pratiche, dagli orari alle quote di iscrizione, si ottengono meglio con una telefonata o un messaggio ai canali della società che con una ricerca online, perché i dettagli cambiano ogni stagione; secondo, che l’atmosfera di un campo come questo, senza tribune imponenti né sponsor internazionali, è quella genuina dello sport dilettantistico italiano, dove genitori, allenatori e ragazzi condividono lo stesso spazio senza filtri.

Una terza cosa che pochi mettono in fila riguarda il rapporto fra rugby e territorio in questa parte di Roma. Il rugby italiano ha tradizionalmente il proprio baricentro nel nord del paese, in Veneto, Piemonte e Lombardia, dove il gioco affonda radici più antiche e diffuse; a Roma il rugby è cresciuto soprattutto attorno agli ambienti universitari e ad alcune società storiche del centro, mentre nelle periferie come Appio Claudio la sua presenza è più recente e più fragile, legata alla tenuta di poche persone che tengono in piedi il club di anno in anno. Questo significa che una società come Appia Rugby non va data per scontata: ogni stagione che riesce a completare, con un campo aperto e squadre iscritte in più categorie, è il risultato di un lavoro organizzativo che nelle grandi città spesso resta invisibile a chi non ci ha mai messo piede.

Il consiglio che ti do per visitare Appia Rugby

Il consiglio pratico è semplice e vale sia per chi vuole iscrivere un bambino sia per chi vuole solo assistere a un allenamento o a una partita: prima di presentarsi, contattate la società attraverso i suoi canali ufficiali, telefono, pagina social o modulo di contatto sul sito, e chiedete conferma di giorno e orario. Le società dilettantistiche di rugby, per loro natura, adattano il calendario alle disponibilità del campo, alle condizioni meteo e agli impegni federali di ogni categoria, e un’informazione trovata online mesi prima rischia di essere superata. Chi si presenta senza preavviso in un pomeriggio qualunque può trovare il campo chiuso o occupato da un’altra categoria.

Il secondo consiglio riguarda chi vuole unire la visita sportiva a una scoperta del quartiere. Arrivate con un’ora di anticipo rispetto all’orario dell’allenamento o della partita e dedicate quel tempo a una passeggiata verso il Parco degli Acquedotti: è a distanza compatibile con una camminata tranquilla dal quartiere Appio Claudio, e vedere da vicino gli archi dell’acquedotto Claudio prima di assistere a un allenamento di rugby regala una prospettiva insolita su questa parte di Roma, dove infrastrutture antiche e sport contemporaneo condividono lo stesso terreno urbano. Il mio consiglio netto, per chi ha bambini piccoli e vuole fargli provare un primo contatto con il rugby lontano dal traffico e dalla confusione del centro, è proprio questo: un campo di quartiere come Appia Rugby, in un contesto verde e senza la pressione delle grandi società, è spesso il punto di partenza migliore.

Un terzo suggerimento riguarda chi organizza una visita da fuori Roma, magari nell’ambito di un soggiorno più lungo dedicato alla Via Appia e ai suoi monumenti. In questo caso il campo di Appia Rugby non è certo la tappa principale dell’itinerario, ma può diventare un punto di osservazione laterale interessante: capire come vive lo sport di base in un quartiere popolare romano aggiunge una prospettiva che i grandi monumenti, da soli, non restituiscono. Chi accompagna gruppi scolastici o universitari interessati alla storia sociale di Roma novecentesca può inserire una breve sosta al quartiere Appio Claudio, magari abbinandola alla visita del vicino Quadraro e alla sua memoria storica, prima o dopo la visita agli scavi archeologici della via Appia Antica.

Il Parco Regionale dell’Appia Antica, fra Caffarella e acquedotti

Il campo di Appia Rugby si trova nell’area di influenza di uno dei sistemi di parchi urbani più importanti d’Italia. Il Parco Regionale dell’Appia Antica, istituito con legge regionale il 10 novembre 1988, si estende su circa quattromilacinquecentottanta ettari fra i territori di Roma, Marino e Ciampino, dalle Mura Aureliane fino a Frattocchie, per undici miglia romane lungo il basolato antico. È uno dei parchi urbani più estesi d’Europa e protegge insieme la Via Appia Antica, ville romane, catacombe, acquedotti e un paesaggio agricolo che ha ispirato pittori e scrittori per secoli, dal Grand Tour ottocentesco fino ai fotografi contemporanei. Nel luglio 2024 la Via Appia è entrata a far parte della Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, sessantesimo riconoscimento italiano in assoluto, un traguardo che ha portato attenzione internazionale su un tratto di campagna romana che i residenti del Municipio VII, e con loro le famiglie di Appia Rugby, frequentano da generazioni come un giardino di casa.

Dentro questo sistema di aree protette si trova anche la valle della Caffarella, una delle porzioni di campagna romana meglio conservate all’interno del Grande Raccordo Anulare, attraversata dal fiume Almone e punteggiata da ruderi antichi, dalla chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella fino alla chiesa del Domine Quo Vadis, dove la tradizione colloca l’incontro fra San Pietro in fuga da Roma e Cristo. Il Parco degli Acquedotti, più a est verso Cinecittà e a un passo dal quartiere Appio Claudio, mostra invece il tratto più scenografico degli acquedotti romani ancora in piedi, con gli archi dell’Aqua Claudia che attraversano un prato aperto frequentato ogni giorno da runner, famiglie e ciclisti. È lo stesso paesaggio, va ricordato, che porta il nome dell’uomo a cui è intitolato il quartiere di Appia Rugby: fu proprio Appio Claudio Cieco, nel 312 avanti Cristo, a inaugurare la stagione degli acquedotti romani con l’Aqua Appia.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la Via Appia sia stata la prima grande strada consolare di Roma lo sanno più o meno tutti. Quello che si tende a dimenticare è che Appio Claudio Cieco, il censore che la fece costruire nel 312 avanti Cristo, realizzò nello stesso anno anche il primo acquedotto della città, l’Aqua Appia: strada e acqua nascono insieme, dalla stessa mente politica e dallo stesso mandato censorio, come due facce di un unico progetto di potenza. Roma, in quel momento, sta consolidando il controllo sul Lazio e sulla Campania, e Appio Claudio capisce che una città capace di crescere ha bisogno tanto di muovere eserciti e merci quanto di garantirsi acqua corrente. È un principio che duemilatrecento anni dopo continua a valere, anche se in forme meno epiche: un quartiere popolare come Appio Claudio è cresciuto negli anni cinquanta grazie a un piano di edilizia pubblica, ed è diventato davvero vivibile solo quando, nel 1980, è arrivata la metropolitana a collegarlo al resto della città. Infrastruttura e comunità, ieri come oggi, procedono insieme.

Il secondo fatto poco citato riguarda il destino stesso di questi acquedotti. L’Aqua Appia correva quasi interamente sottoterra, per motivi difensivi e tecnici, e per questo resta poco visibile oggi; gli archi maestosi che si ammirano nel Parco degli Acquedotti appartengono invece a condotte più tarde, come l’Aqua Claudia, completata nel 52 dopo Cristo sotto l’imperatore Claudio, che nulla ha a che vedere con Appio Claudio Cieco al di là dell’omonimia parziale del nome. È un equivoco in cui cadono in molti, ed è un buon esempio di quanto la storia romana ami sovrapporre nomi simili a distanza di secoli, lasciando ai visitatori il compito di distinguere chi ha costruito cosa.

La foto giusta da fare a Appia Rugby

La fotografia più efficace non si scatta durante la partita, quando il gioco cattura tutta l’attenzione, ma nei minuti prima del fischio d’inizio o subito dopo, quando le due squadre giovanili si dispongono a bordo campo per il tradizionale saluto sportivo del rugby, il terzo tempo che precede e segue ogni incontro. È un’immagine che racconta meglio di qualsiasi didascalia lo spirito di questo sport: file di ragazzini con la maglia sporca di erba che si stringono la mano, indipendentemente dal risultato appena ottenuto. Sullo sfondo, se l’inquadratura è ampia, si intravedono spesso le case popolari del quartiere Appio Claudio, un contrasto onesto fra la disciplina codificata del rugby e la periferia romana che lo ospita.

Per chi ha più tempo, vale la pena allontanarsi dal campo di un quarto d’ora a piedi o in bicicletta e raggiungere il Parco degli Acquedotti: là la luce del tardo pomeriggio, quando il sole scende basso e radente alle spalle degli archi dell’Aqua Claudia, produce lo scatto che ha reso celebre questo angolo di Roma in tutto il mondo, lo stesso che apre La dolce vita di Fellini. Mettere in sequenza le due fotografie, il terzo tempo sul campo di Appia Rugby e gli archi dell’acquedotto al tramonto, racconta con due immagini quello che queste pagine cercano di spiegare con le parole: due modi diversi, uno sportivo e uno monumentale, di vivere lo stesso pezzo di storia romana.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo grande avvenimento riguarda l’anno 312 avanti Cristo, quando il censore Appio Claudio Cieco fa costruire la Via Appia e, nello stesso mandato, l’Aqua Appia: un doppio investimento infrastrutturale che segna l’inizio dell’espansione romana verso il sud della penisola e che dà il nome, oltre due millenni più tardi, al quartiere in cui oggi si allena Appia Rugby. È un avvenimento che raramente viene collegato a un impianto sportivo contemporaneo, eppure la continuità del nome è lì, scritta sulla segnaletica stradale di ogni giorno.

Il secondo momento chiave è più recente e riguarda la nascita del quartiere: negli anni cinquanta del Novecento, con il piano INA-Casa, si costruiscono i primi grandi complessi residenziali di Appio Claudio, trasformando un’area in gran parte agricola e periferica, già segnata dalla presenza di baraccopoli abitate da famiglie immigrate dal Centro-Sud, in un quartiere popolare strutturato. Il riconoscimento amministrativo come quartiere autonomo arriva nel 1961.

Il terzo evento è l’apertura della linea A della metropolitana di Roma nel 1980, che collega per la prima volta in modo diretto Appio Claudio al centro storico e a Termini, cambiando in profondità la vita quotidiana del quartiere e rendendolo più accessibile anche a chi, come i tesserati e le famiglie di Appia Rugby, arriva da altre zone della città per gli allenamenti e le partite.

Il quarto avvenimento, cronologicamente incastonato fra il secondo e il terzo, è l’evento più drammatico che questo quadrante di Roma abbia conosciuto nel Novecento: il 28 aprile 1937 vengono inaugurati, a pochi minuti da dove oggi si trova il campo di Appia Rugby, gli studi di Cinecittà, destinati a diventare il più grande studio cinematografico d’Europa. Sette anni più tardi, il 17 aprile 1944, quegli stessi studi vengono requisiti dalle truppe tedesche e usati come centro di raccolta per gli uomini rastrellati nel vicino quartiere del Quadraro durante l’operazione Balena, prima della deportazione verso la Germania e la Polonia. I due eventi, la nascita della fabbrica dei sogni e il suo uso come anticamera della deportazione, sono separati da appena sette anni e da poche centinaia di metri dal terreno dove oggi si allenano le squadre giovanili della società.

Il quinto avvenimento appartiene alla storia recente della società sportiva: nella stagione 2022-2023 Appia Rugby e il Centro Universitario Sportivo di Roma Tor Vergata siglano un accordo di collaborazione, con il campo di viale Appio Claudio che diventa base di allenamento per la squadra di rugby a 7 del CUS e con agevolazioni reciproche per i tesserati delle due realtà. È un passaggio che racconta bene come funzioni, in concreto, la rete del rugby dilettantistico romano: accordi fra piccole e medie società, condivisione di campi e di risorse, più che rivalità.

Chi è passato da Appia Rugby

Appia Rugby non è una società che colleziona nomi noti dello sport professionistico, ed è onesto dirlo con chiarezza: la sua storia è fatta soprattutto di allenatori volontari, dirigenti che dedicano i fine settimana al campo e generazioni di ragazzi del quartiere che hanno mosso qui i primi passi nel rugby. È un tipo di percorso che nel movimento sportivo italiano riguarda la stragrande maggioranza delle società dilettantistiche, e che raramente produce nomi da prima pagina ma che costruisce, stagione dopo stagione, la base larga su cui si regge uno sport.

Chi è passato con maggiore continuità da questo campo sono le squadre giovanili delle società romane con cui Appia Rugby ha condiviso partite e concentramenti: fra queste l’Unione Sportiva Roma Rugby, che nelle proprie categorie U10 e U12 ha affrontato le squadre di Appia in incontri disputati anche sul campo di casa di viale Appio Claudio, e il Centro Universitario Sportivo di Roma Tor Vergata, legato alla società da un accordo di collaborazione che porta la squadra di rugby a 7 del CUS ad allenarsi su questo stesso terreno. Alla guida della società, negli anni recenti, si è avvicendata una dirigenza che ha nel presidente Massimiliano Scaringella uno dei riferimenti pubblici più citati nelle occasioni istituzionali, come la firma dell’accordo con il CUS Roma Tor Vergata.

Sul piano dei concentramenti giovanili, il campo di viale Appio Claudio ha ospitato negli anni raggruppamenti organizzati dal comitato regionale Lazio della Federazione Italiana Rugby, con squadre delle categorie under provenienti da più società del Lazio che si sono alternate sullo stesso terreno in singole giornate di gioco non competitivo. È il tipo di passaggio che non lascia un albo d’oro né una bacheca di trofei, ma che costituisce l’architrave silenziosa del movimento giovanile del rugby laziale: senza società disposte a mettere a disposizione il proprio campo per un pomeriggio, i concentramenti fra i più piccoli semplicemente non potrebbero esistere nella forma diffusa in cui li conosce la federazione.

Va detto con altrettanta chiarezza che il livello di documentazione pubblica su una piccola società dilettantistica come questa resta, per sua natura, limitato: non esistono archivi storici digitalizzati né una stampa sportiva dedicata al rugby giovanile di periferia paragonabile a quella riservata alle categorie professionistiche. Chi cerca un elenco completo di allenatori, giocatori e stagioni deve rivolgersi direttamente alla società, che meglio di qualsiasi fonte esterna può ricostruire la propria storia interna.

Quando seguire Appia Rugby e come funziona una domenica di rugby

Il rugby giovanile e dilettantistico italiano segue in genere il calendario federale, con la stagione sportiva che si sviluppa da settembre a maggio e con una pausa nei mesi centrali dell’estate, quando i campi restano chiusi o dedicati a lavori di manutenzione del manto erboso. Le partite delle categorie giovanili si concentrano spesso nel weekend, con il sabato o la domenica mattina riservati ai più piccoli e il pomeriggio alle categorie più grandi, mentre i concentramenti, cioè le giornate in cui più società si ritrovano sullo stesso campo per far giocare diverse squadre in sequenza, si organizzano tipicamente in autunno e in primavera. Chi vuole assistere per la prima volta a un allenamento o a una partita di minirugby troverà un ambiente informale, aperto ai genitori, dove il rumore di sottofondo non è quello di una tifoseria organizzata ma quello di famiglie che si conoscono fra loro da anni.

Per chi si avvicina da adulto, magari per iscrivere un figlio, il consiglio pratico resta lo stesso già dato: verificare con la società, tramite i canali ufficiali, gli orari della stagione in corso, perché giorni e fasce orarie cambiano ogni anno in base alla disponibilità del campo e al numero di squadre iscritte nelle diverse categorie. Le quote di iscrizione, così come gli orari settimanali degli allenamenti, sono informazioni che vanno chieste direttamente alla società per la stagione in corso, non recuperate da un calendario di anni precedenti.

Un ultimo aspetto pratico riguarda il meteo e la manutenzione del campo. Un terreno in erba, a differenza di un sintetico, risente delle piogge intense e dei periodi di siccità prolungata, entrambi frequenti nella stagione romana; non è raro che le società dilettantistiche debbano rinviare un allenamento o spostare una partita per proteggere il manto erboso, soprattutto nei mesi autunnali e invernali quando le precipitazioni sono più concentrate. Chi organizza una trasferta da fuori quartiere farebbe bene a considerare questa variabile e a chiedere conferma nelle ventiquattro ore precedenti, specialmente dopo giornate di maltempo.

Cosa c’è intorno ad Appia Rugby

Il quartiere che ospita Appia Rugby è a pochi minuti da alcuni dei siti archeologici più importanti di Roma. Il Parco degli Acquedotti è la meta più immediata, raggiungibile a piedi o in pochi minuti d’auto, con gli archi dell’Aqua Claudia e dell’Anio Novus che tagliano un prato aperto frequentato tutto l’anno. Poco più a ovest si apre la valle della Caffarella, con il suo mosaico di ruderi, pascoli e la chiesa di Sant’Urbano, e la vicina chiesa del Domine Quo Vadis, punto di partenza ideale per chi vuole imboccare a piedi il primo tratto della Via Appia Antica.

Proseguendo lungo il basolato della Regina Viarum si incontrano le catacombe di San Callisto e le catacombe di San Sebastiano, con l’annessa basilica di San Sebastiano fuori le mura, e più avanti l’area archeologica di Capo di Bove e la grandiosa Villa dei Quintili, una delle residenze suburbane più estese dell’antica Roma. Chi entra in città dalla stessa direzione incrocia anche la Porta San Sebastiano, la più grande delle Mura Aureliane, e il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, luogo di memoria della Resistenza romana che dialoga idealmente con la storia del vicino rastrellamento del Quadraro.

Per chi resta nel quadrante di Appio Claudio e Cinecittà, oltre al campo di Appia Rugby si trovano altre realtà sportive di prossimità come l’Appio Claudio Tennis Club e la società di pallacanestro Cinecittà Basketball Polaris, oltre ai celebri Cinecittà Studios, gli studi cinematografici attivi dal 1937 e ancora oggi in piena attività produttiva, visitabili con percorsi guidati dedicati al pubblico. Il quadrante di Roma sud-est, del resto, non si esaurisce nella sola Via Appia: seguendo la via Appia Nuova verso l’esterno del Grande Raccordo Anulare si raggiungono i Castelli Romani, con il lago di Albano, il territorio di Marino e la città di Albano Laziale, tutte mete comprese nel più ampio Parco dei Castelli Romani. È un promemoria utile per chi organizza una giornata più lunga: partendo da Appio Claudio, in poco più di mezz’ora d’auto si passa dalla periferia rugbistica romana alla campagna vulcanica dei Castelli, un salto di scala che in poche altre città al mondo si compie con altrettanta facilità.

Domande veloci su Appia Rugby

Dove si trova esattamente Appia Rugby?

In viale Appio Claudio 113, nel quartiere Appio Claudio, Municipio Roma VII, nel quadrante sud-est della città fra la via Appia Nuova, la via Tuscolana e il Parco degli Acquedotti.

Come si raggiunge Appia Rugby senza auto?

Con la linea A della metropolitana, scendendo alle fermate Giulio Agricola o Subaugusta, entrambe a distanza pedonale dal quartiere; diverse linee di autobus collegano inoltre Appio Claudio al Tuscolano e al Quadraro.

Che categorie propone Appia Rugby?

Il percorso copre il minirugby per i più piccoli, le categorie del rugby giovanile e il settore agonistico, secondo l’articolazione per fasce d’età prevista dalla Federazione Italiana Rugby.

Appia Rugby è una società affiliata alla Federazione Italiana Rugby?

Sì, è una associazione sportiva dilettantistica affiliata alla FIR, che partecipa ai concentramenti e alle attività organizzate dal comitato regionale Lazio.

Perché il quartiere si chiama Appio Claudio?

Dal nome del censore romano Appio Claudio Cieco, che nel 312 avanti Cristo fece costruire la Via Appia e il primo acquedotto della città, l’Aqua Appia.

Quanto costa iscriversi ad Appia Rugby?

Le quote di iscrizione cambiano ogni stagione sportiva e vanno richieste direttamente alla società attraverso i suoi canali ufficiali, senza fare riferimento a informazioni di stagioni precedenti.

Che rapporto c’è fra Appia Rugby e il CUS Roma Tor Vergata?

Nella stagione 2022-2023 le due realtà hanno siglato un accordo di collaborazione: il campo di Appia Rugby è diventato base di allenamento per la squadra di rugby a 7 del CUS, con agevolazioni reciproche per i tesserati.

C’è un parcheggio vicino al campo?

Non esiste un parcheggio dedicato all’impianto: la sosta si trova lungo le strade residenziali del quartiere, e nei giorni di concentramento con più squadre conviene arrivare con anticipo.

Cosa si può visitare vicino ad Appia Rugby?

Il Parco degli Acquedotti, il Parco Regionale dell’Appia Antica, la valle della Caffarella, le catacombe di San Callisto e di San Sebastiano e la Villa dei Quintili si trovano tutti entro pochi minuti dal quartiere.

Il campo di Appia Rugby è aperto al pubblico per assistere alle partite?

Le partite delle categorie giovanili e dilettantistiche sono in genere aperte a genitori e familiari; per gli orari della stagione in corso conviene sempre verificare con la società prima di presentarsi.

Qual è il periodo dell’anno in cui si gioca a rugby ad Appia Rugby?

La stagione sportiva segue il calendario federale, da settembre a maggio circa, con una pausa nei mesi centrali dell’estate dedicata al riposo dei campi.

Chi è il presidente di Appia Rugby?

Negli anni recenti la presidenza è stata rappresentata da Massimiliano Scaringella, indicato come tale in occasione della firma dell’accordo con il CUS Roma Tor Vergata.

Che differenza c’è fra Appia Rugby e le grandi società di rugby romane?

Appia Rugby è una realtà di quartiere, centrata sul settore giovanile e dilettantistico; le grandi società romane competono nei campionati nazionali di categoria superiore, con strutture e risorse di ordine diverso.

A che età si può iniziare a giocare a rugby ad Appia Rugby?

Il percorso del minirugby, secondo l’impostazione generale della Federazione Italiana Rugby seguita dalle società affiliate, è pensato per i bambini più piccoli, con un approccio basato sul gioco e sulla coordinazione motoria prima ancora che sulla competizione; per l’età minima di iscrizione della stagione in corso conviene comunque chiedere conferma diretta alla società.

Appia Rugby ha anche una squadra femminile?

Le informazioni pubblicamente verificabili riguardano soprattutto il settore giovanile misto e le categorie under della società; per la composizione esatta delle squadre nella stagione in corso, comprese eventuali sezioni femminili, la fonte più affidabile resta la società stessa.

Qual è la fermata della metropolitana più vicina ad Appia Rugby?

Giulio Agricola e Subaugusta, entrambe sulla linea A, sono le fermate più vicine al quartiere Appio Claudio e a viale Appio Claudio.

Che cosa vedere a piedi partendo dal quartiere di Appia Rugby?

In pochi minuti si raggiunge il Parco degli Acquedotti, con gli archi dell’Aqua Claudia; poco più lontano, verso ovest, si trovano l’imbocco della Via Appia Antica, la valle della Caffarella e il quartiere storico del Quadraro.

Il quartiere Appio Claudio ha legami con la Via Appia antica?

Sì, sia nel nome, che deriva dal censore Appio Claudio Cieco costruttore della Via Appia, sia nella collocazione geografica, a ridosso del Parco Regionale dell’Appia Antica e del suo sistema di acquedotti, catacombe e ville romane.

Quanto è grande il Parco Regionale dell’Appia Antica?

Circa quattromilacinquecentottanta ettari, istituiti con legge regionale nel novembre 1988, distribuiti fra i territori di Roma, Marino e Ciampino, dalle Mura Aureliane fino a Frattocchie.

Cinecittà è vicina al campo di Appia Rugby?

Sì, gli studi di Cinecittà, inaugurati nel 1937 e ancora oggi il più grande complesso cinematografico d’Europa, si trovano a pochi minuti di metropolitana dal quartiere Appio Claudio.

Il mio giudizio su Appia Rugby, dopo aver messo in fila la storia del quartiere che la ospita e quella della società stessa, è che qui il valore stia proprio nella scala ridotta della cosa: un campo di rugby dilettantistico in un quartiere popolare romano, intitolato senza volerlo all’uomo che ha costruito la prima strada e il primo acquedotto della città. Chi cerca lo stadio pieno e i nomi noti troverà di meglio altrove; chi vuole capire come funziona lo sport di base a Roma, quello fatto di volontari, di famiglie e di ragazzi che imparano a stringersi la mano dopo una partita persa, trova in Appia Rugby e nel suo quartiere un piccolo esempio molto concreto. Ed è un esempio che, a mio parere, merita più attenzione di quanta ne riceva di solito: nel raccontare Roma si tende a fermarsi ai monumenti e a saltare i quartieri che li circondano, mentre proprio in quei quartieri, in campi come questo, si gioca ogni fine settimana una parte non piccola della vita sportiva reale della città.

Domande frequenti su Appia Rugby

Dove si trova esattamente Appia Rugby?

Appia Rugby si trova in viale Appio Claudio 113, nel quartiere Appio Claudio, Municipio Roma VII, nel quadrante sud est della città fra la via Appia Nuova, la via Tuscolana e il Parco degli Acquedotti. Il quartiere è delimitato da confini precisi che lo separano da Don Bosco, dalla zona Capannelle, da Torricola e dal Tuscolano.

Come si raggiunge Appia Rugby senza auto?

Appia Rugby si raggiunge con la linea A della metropolitana, scendendo alle fermate Giulio Agricola o Subaugusta, entrambe a distanza pedonale dal quartiere Appio Claudio. Diverse linee di autobus completano i collegamenti con il resto della città, rendendo il campo accessibile anche a chi arriva da altri municipi senza dover usare l'automobile.

Che tipo di società è Appia Rugby?

Appia Rugby è una associazione sportiva dilettantistica, cioè una struttura non profit che si regge sul modello classico dello sport di base italiano: quote di iscrizione delle famiglie, contributo dei dirigenti volontari e sostegno di sponsor locali. La missione dichiarata dalla società è la diffusione dei principi fondamentali del rugby fra i ragazzi del quartiere.

Appia Rugby fa corsi per bambini?

Appia Rugby è pensata anche per i più piccoli, con prove di minirugby aperte a chi vuole avvicinarsi per la prima volta a questo sport. Chi arriva da fuori zona per accompagnare un figlio a una prova resta spesso sorpreso dal verde che circonda il campo, a pochi passi dal Parco Regionale dell'Appia Antica.

Come funziona la stagione sportiva di Appia Rugby?

Il rugby giovanile e dilettantistico italiano, e quindi anche quello di Appia Rugby, segue in genere il calendario federale, con la stagione che si sviluppa da settembre a maggio e una pausa nei mesi centrali dell'estate. Le partite delle categorie giovanili si concentrano nel weekend, con il sabato o la domenica mattina riservati ai più piccoli.

Quanto costa iscriversi ad Appia Rugby?

Il dato preciso sui costi di iscrizione ad Appia Rugby non è disponibile qui: come per la maggior parte delle società dilettantistiche italiane, l'attività si regge su quote versate dalle famiglie, ma l'importo esatto non è pubblico in questa sede. Conviene contattare la società attraverso telefono, pagina social o modulo di contatto per avere una risposta certa.

Appia Rugby ha avuto giocatori famosi nella sua storia?

Appia Rugby non è una società che colleziona nomi noti dello sport professionistico, ed è corretto dirlo con chiarezza: la sua storia è fatta soprattutto di allenatori volontari, dirigenti che dedicano i fine settimana al campo e generazioni di ragazzi del quartiere che qui hanno mosso i primi passi nel rugby.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una giornata organizzata fra archeologia e quartieri autentici di Roma sud-est, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari lungo la via Appia trovano invece il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.

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RiassuntoAppia Rugby Viale Appio Claudio, 113 Roma Associazione sportiva dilettantistica impegnata nella diffusione dei principi fondamentali dello sport attraverso la pratica del rugby. Si praticano minirugby, rugby giovanile e agonistico.
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IndirizzoAppia Rugby Appia Rugby
Viale Appio Claudio, 113
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