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Chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella

Indirizzo: la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella sta dentro la valle della Caffarella, sul ciglio alto del versante che guarda l'Almone, e ci si arriva da Vicolo Sant'Urbano, la stradina che si stacca sulla sinistra da via Appia Pignatelli venendo dalla via Appia Antica. Come indirizzo postale si legge spesso "Parco della Caffarella, 00178 Roma", ma tutti gli indirizzi ufficiali del Parco regionale dell'Appia Antica pubblicati sul sito parcoappiaantica.it portano il CAP 00179 (Centro Servizi Appia Antica, via Appia Antica 58/60, 00179 Roma; Punto Info Casale dell'ex Mulino, via della Caffarella 23, 00179 Roma; sede dell'Ente, via Appia Antica 42, 00179 Roma). Il confine fra 00178 e 00179 passa proprio da queste parti e per i civici della Pignatelli nessuna fonte ufficiale chiude la questione, quindi se dovete spedire qualcosa telefonate prima. Ingresso alla valle della Caffarella e a tutto il Parco regionale dell'Appia Antica: gratuito, e le FAQ del Parco lo dicono con queste parole, "L'entrata al Parco dell'Appia Antica è gratuita, a pagamento ci sono solo alcuni siti". Orario della valle: le stesse FAQ dicono "Il Parco è sempre aperto, sarebbe impossibile delimitarlo per via della sua estensione", con la raccomandazione esplicita di girarlo prima del tramonto perché non c'è illuminazione artificiale adeguata. E qui arriva il punto che conta davvero e che nessuno vi dice in modo chiaro: l'interno della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella non ha un orario di apertura pubblico e non si entra passando di lì. Si visita su richiesta o in aperture straordinarie. Su chi raccolga quella richiesta le fonti non concordano, e più avanti trovate tutte e due le versioni.

Come ci si arriva con i mezzi: le FAQ del Parco regionale dell'Appia Antica indicano le linee 118 e 218 con fermata "Appia Antica/Domine Quo Vadis" per entrare nel Parco dal lato Appia, e la sola 118 per le catacombe di San Sebastiano. Il sito del Comitato per il Parco della Caffarella, caffarella.it, elenca invece gli accessi alla valle e i mezzi che li servono: metropolitana linea A fermate Colli Albani e Arco di Travertino, autobus 87, 663, 664 a Largo Colli Albani e 85, 409, 657, 660, 671 ad Arco di Travertino, più la 118 sulla via Appia Antica. Sugli ingressi lo stesso sito nomina via della Caffarella, via Latina, Largo Tacchi Venturi e viale Mario Leigheb, via De Bildt, via Macedonia, via Centuripe, via Cilicia, via dell'Almone. Quale linea di superficie fermi esattamente all'imbocco di Vicolo Sant'Urbano su via Appia Pignatelli non risulta da una fonte ufficiale del trasporto: controllatelo su atac.roma.it il giorno stesso. Parcheggio: le FAQ del Parco parlano di parcheggio gratuito dell'Ente a via Appia Antica 50 dal lunedì al sabato fino alle 18.00, e nei festivi di Largo Galvaligi all'incrocio con via Tito Omboni.

Se volete inquadrare il posto prima di partire, la valle sta dentro il Parco della Caffarella e dunque dentro il Parco dell'Appia Antica, e la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è il monumento più alto e più visibile della valle: dal fondovalle la vedete come un blocco chiaro appoggiato sul ciglio, in mezzo agli alberi.

Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella
Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella

Come si visita davvero la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella

Questo capitolo viene per primo perché è l'unica cosa che vi serve prima di mettervi le scarpe. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella non è una chiesa parrocchiale con la porta aperta e il sagrestano che vi lascia entrare. È un tempio romano del II secolo d.C. inglobato in un edificio di culto, con dentro un ciclo di affreschi dell'XI secolo, e sta in mezzo a un parco: la porta è chiusa quasi sempre, e non per cattiveria di qualcuno, ma perché un ciclo pittorico di mille anni in un edificio isolato senza custodia fissa non si può lasciare aperto al vento.

Le versioni sono due e le fonti non concordano. Prima versione: il sito caffarella.it, nella scheda dedicata a Sant'Urbano, scrive testualmente che il monumento è "Visitabile previa richiesta alla Sovrintendenza Comunale". Seconda versione, quella che si legge spesso: l'edificio fu acquistato dal Comune di Roma nel 2002, dato in gestione alla diocesi di Roma e riaperto al culto nel 2005 come chiesa rettoria della parrocchia di San Sebastiano fuori le mura. Sono due canali diversi, uno civico e uno ecclesiastico, e possono benissimo convivere: la proprietà comunale e la destinazione al culto non si escludono. Il problema pratico è che online non risulta, né sul sito della diocesi di Roma né sulle pagine del Parco regionale dell'Appia Antica, una pagina ufficiale che dica in chiaro "si prenota qui, a questo numero, in questi giorni". Quindi, allo stato: una modalità di prenotazione confermata da fonte ufficiale non c'è.

Cosa fate allora, in concreto. Chiamate. I numeri pubblicati sul sito del Parco regionale dell'Appia Antica sono questi e sono le porte giuste a cui bussare: Centro Servizi Appia Antica, via Appia Antica 58/60, telefono 06 5135316, email infopointappia@gmail.com, aperto lunedì-venerdì 9.30-13.00 e 14.00-tramonto, sabato domenica e festivi 9.30-tramonto, chiuso il 1 gennaio e il 25 dicembre. Casa del Parco alla Vigna Cardinali, Largo Pietro Tacchi Venturi nella valle della Caffarella, telefono 06 70497269 e 366 9852219, email casadelparco@parcoappiaantica.it, aperta tutti i giorni 9.30-tramonto e chiusa ad agosto. Punto Info Casale dell'ex Mulino al Sepolcro di Annia Regilla, via della Caffarella 23, telefono 340 7643592 e 06 5135316, email info.exploaps@gmail.com e puntoappia@parcoappiaantica.it, aperto sabato e domenica 10.00-16.00 con l'ora solare e 10.00-18.00 con l'ora legale, chiuso a gennaio, luglio e agosto. Sede dell'Ente Parco, via Appia Antica 42, telefono 06 5126314. A nostro giudizio la Casa del Parco è il posto giusto perché sta dentro la valle, a piedi dalla chiesa, ed è aperta tutti i giorni tranne agosto. Chiedete lì chi apre la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella in questo periodo e quando è la prossima apertura, e vi diranno il vero meglio di qualunque pagina web.

Seconda strada, e per molti è quella che funziona: le aperture straordinarie. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella entra periodicamente nei calendari delle giornate di apertura dei beni culturali e nelle visite guidate organizzate dal Parco e dalle associazioni della valle. Il Parco regionale dell'Appia Antica, nella pagina sulle visite guidate, scrive che il Parco, in collaborazione con le associazioni ed altre realtà, ha un ricco programma promosso su Facebook e presso i centri visita, che le visite private si richiedono compilando un modulo online, che esiste un modulo dedicato alle scuole, che i tour si fanno a piedi, in bici o in minicar elettrica, che ci sono uscite in inglese e che in caso di pioggia le visite vengono annullate. Il calendario degli eventi del Parco sta su eventi.parcoappiaantica.it. Il Comitato per il Parco della Caffarella, dal canto suo, sulla sua pagina visite scriveva solo questo: "CONTINUANO LE VISITE BOTANICHE IN CAFFARELLA VAI SUL CALENDARIO E DECIDI A QUALE VISITA PARTECIPARE". Recapito del Comitato: Associazione Humus Onlus, via Rocca Priora 56, 00179 Roma.

Terza cosa: anche a porta chiusa la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella si guarda. L'esterno è metà del monumento. Il fronte con le quattro colonne murate, i mattoni antonini, la crepa in facciata, la posizione sul ciglio: quello lo vedete sempre, gratis, e vale la camminata anche se dentro non entrate. Il consiglio è di non organizzare una gita che dipenda dall'apertura: andate in Caffarella per la valle, e se la porta è aperta avete vinto due volte.

Dove sta esattamente la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella e come ci si arriva a piedi

Conviene orientarsi bene, perché la prima volta ci si perde. La valle della Caffarella è una valle alluvionale scavata dall'Almone, il fiumiciattolo sacro che scende dai Colli Albani e si infila sotto la via Appia: il fondovalle è pianeggiante, verde, coltivato a prati e pascoli, e i due versanti sono ripidi. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella non sta nel prato, sta in alto, sul ciglio del versante orientale, dalla parte di via Appia Pignatelli. Questo è il dettaglio che frega tutti: se entrate in Caffarella da Largo Tacchi Venturi o da via Macedonia, cioè dal lato Appio-Latino, la chiesa la vedete come un blocco lontano in cima alla scarpata, e per arrivarci dovete attraversare tutta la valle e poi salire.

Il percorso classico è questo: si entra dalla Casa del Parco a Largo Pietro Tacchi Venturi, si scende sul fondovalle, si tiene l'Almone sulla destra, si passa davanti al Casale della Vaccareccia con le stalle e le mucche vere, si arriva al Ninfeo di Egeria che è la grande nicchia romana con la volta a botte e l'acqua che ancora cola, e da lì si sale verso il ciglio dove sta la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella. Fra il Ninfeo di Egeria e la chiesa ci sono poche centinaia di metri in salita, sterrato, e nella parte finale il sentiero si stringe fra le canne. Una misura ufficiale della distanza esatta non risulta pubblicata: dal Ninfeo la chiesa si vede e ci si mette poco.

L'altro modo, il più corto in assoluto, è arrivare dall'alto: da via Appia Pignatelli si imbocca Vicolo Sant'Urbano e si scende a piedi fino al monumento. Si legge spesso che il vicolo si stacca dalla Pignatelli "a circa 800 m di distanza dalle Catacombe di Pretestato": è un dato tradizionale, non confermato da fonte ufficiale, da prendere come ordine di grandezza e non come misura. Un avvertimento pratico che nessuna scheda scrive: via Appia Pignatelli è una strada stretta, senza marciapiede continuo, con le macchine che vanno svelte. Camminarci controsenso col passeggino non è una buona idea. Se avete bambini piccoli, entrate dal fondovalle.

Ultimo orientamento utile. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella sta amministrativamente nel quartiere Ardeatino, a ridosso del confine con l'Appio-Latino, e siamo fuori dalle Mura Aureliane, in quella fascia di campagna dentro Roma che l'urbanistica del Novecento ha mancato per un pelo. La chiesa del Domine Quo Vadis sta poco più in là sull'Appia Antica, e da lì partono le Catacombe di San Callisto: siete in un raggio di venti minuti a piedi, sentieri permettendo.

Il tempio romano che sta dentro la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella

Qui bisogna dirla giusta, perché è il motivo per cui questo edificio conta. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella non è una chiesa costruita accanto a un rudere romano, e non è una chiesa costruita con i pezzi di un rudere romano. È un tempio romano rimasto in piedi, con i suoi muri, il suo architrave e le sue colonne, dentro il quale a un certo punto si è cominciato a dire messa e non si è più smesso di tenerlo in piedi. Questo è il punto: la sopravvivenza dell'edificio dipende dalla sua conversione. Se non fosse diventato chiesa, oggi sarebbe una collinetta di mattoni come tante altre in Caffarella.

Sulla datazione, le fonti dicono così. Il sito caffarella.it scrive "Si tratta in realtà di un tempio romano, costruito intorno al 160 d.C.". La voce di Wikipedia in italiano parla più genericamente di "tempio del II secolo d.C.". Le due cose non litigano: 160 d.C. cade in pieno II secolo ed è la metà dell'età antonina.

Sulla dedica, invece, siamo nel campo delle attribuzioni, e conviene distinguerle per grado di certezza, perché mescolarle è il vizio di mezza Roma. Nome tradizionale, quello che trovate nelle guide antiche e nelle incisioni: tempio di Bacco. È una tradizione erudita, non un dato documentato. Identificazione degli studi più recenti, quella che riporta caffarella.it: il tempio di Cerere e Faustina, che sorgeva dentro il Triopio di Erode Attico. Si legge spesso una formula che mette insieme le due cose, "detto tempio di Bacco, ma consacrato a Cerere e Faustina", e a volte anche "dedicato ad Appia Annia Regilla, moglie di Erode Attico". Attenzione, perché qui si fa confusione fra due cose diverse: il Triopio è la tenuta di Erode Attico e di Annia Regilla, e dentro il Triopio ci stavano più edifici sacri e funerari; dire che questo tempio è "dedicato ad Annia Regilla" è un'ipotesi legata al contesto, non un fatto inciso su una lapide. Quindi: contesto probabile, dedica non certa.

Una nota sul nome Faustina, perché è la trappola classica. Ci sono due Faustine: Faustina Maggiore, moglie di Antonino Pio, divinizzata dal marito alla sua morte, e Faustina Minore, figlia sua e moglie di Marco Aurelio. Di solito si legge "Faustina (moglie di Antonino Pio divinizzata dallo stesso alla sua morte)", quindi si punta sulla Maggiore. Una fonte epigrafica che chiuda la questione per questo tempio non risulta, e la questione resta aperta: quando sentite dire "tempio di Cerere e Faustina", sappiate che la Faustina in questione è oggetto di discussione e che il nome vi arriva da una tradizione di studi, non da un cartello antico.

Erode Attico, Annia Regilla e il Triopio: la storia dietro la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella

Questa è la parte che rende la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella un posto diverso dagli altri, e se la sapete camminate in Caffarella con un altro occhio.

Erode Attico era un greco di Maratona, ricchissimo, oratore, senatore romano, e fu il maestro di greco e di retorica dell'imperatore Marco Aurelio. Questo è documentato. Sposò Annia Regilla, una nobildonna romana di famiglia consolare, e la valle dell'Almone, cioè l'attuale Caffarella, era la tenuta della moglie: una proprietà enorme fra la via Appia e la via Latina che Erode trasformò in un Triopio, cioè in un santuario privato con templi, sepolcri, iscrizioni in greco, statue e coltivazioni sacre. Il modello era quello dei santuari greci: un pezzo di campagna consacrato e monumentalizzato, con il nome della famiglia inciso sopra.

La storia finisce male, e va detta perché è il retroscena di questi mattoni. Annia Regilla morì incinta, e il fratello di lei accusò Erode Attico di averla fatta uccidere a bastonate da un liberto. Ci fu un processo a Roma ed Erode fu assolto. Sulla colpevolezza nessuno storico serio si pronuncia: le fonti antiche sono di parte e il processo lo assolse. Quello che è certo è quello che venne dopo, ed è visibile: Erode riempì la tenuta di monumenti alla memoria della moglie morta. Il Sepolcro di Annia Regilla, che oggi sta a via della Caffarella 23 con dentro il Punto Info del Parco nel Casale dell'ex Mulino, è uno di quei monumenti. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella, cioè il tempio, è un altro edificio dello stesso complesso.

La Caffarella è il più grande monumento funebre coniugale sopravvissuto di Roma, ed è un parco pubblico dove la gente porta il cane: difficile immaginare qualcosa di più romano. Non c'è cartello che lo spieghi mentre camminate, e forse è giusto così.

Chiesa di Sant'Urbano al Parco della Caffarella | Tempio di Cerere e Faustina
Chiesa di Sant'Urbano al Parco della Caffarella | Tempio di Cerere e Faustina

Da tempio a chiesa: quando è successo davvero

Sulla data della conversione circolano due versioni. Una parla di un tempio "trasformato nel IX secolo in chiesa consacrata al culto di Sant'Urbano", l'altra dice "Fu adibita a chiesa nel VI secolo sui resti del tempio del II secolo d.C.". VI e IX non possono essere veri tutti e due. Il dato da tenere è il VI secolo, secondo il sito caffarella.it, che scrive: "Fu trasformato in luogo di culto cristiano probabilmente nel VI secolo e dedicato al vescovo Sant'Urbano". Notate la parola probabilmente: la fonte stessa segnala che non è una data documentata da un atto, e va presa con la stessa cautela. Diciamo così: conversione altomedievale, collocata dagli studi nel VI secolo, senza documento che la dati al giorno.

Seconda cosa da chiarire sul nome. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è dedicata a sant'Urbano vescovo e martire, e questo Urbano viene spesso confuso con l'omonimo papa, morto anch'esso martire nel 230. Il dato va precisato per gradi di certezza: Urbano I fu papa dal 222 al 230, e questo è documentato dalle liste episcopali antiche; il suo martirio appartiene alla tradizione agiografica e non a un atto processuale conservato. La sovrapposizione fra il vescovo Urbano titolare della chiesa e il papa Urbano I è antica e non si scioglie: se una guida la racconta come se fosse la stessa persona, non sta mentendo, sta semplificando una tradizione.

Terzo elemento, e serve a capire perché proprio qui. Gli affreschi dentro la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella raccontano storie di sant'Urbano e di santa Cecilia insieme. Nella tradizione romana Urbano e Cecilia sono legati: è Urbano che, nella passione di santa Cecilia, battezza e assiste la martire. Se avete visto la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, avete visto l'altra metà di questa storia. Ecco perché su una parete della Caffarella, a mille anni di distanza, i due santi stanno affiancati.

Cosa vedi dentro la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella, stanza per stanza

Ecco l'edificio nell'ordine in cui lo incontrate, perché la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è piccola e in venti minuti l'avete vista tutta, ma se non sapete cosa guardare ne uscite con l'idea di aver visto una stanza dipinta.

Dall'esterno vedete un tempio tetrastilo, cioè con quattro colonne sul fronte. Le colonne ci sono ancora, con i capitelli corinzi, e regge ancora l'architrave in marmo pentelico, quello delle cave dell'Attica, portato dalla Grecia: è il marmo del Partenone, ed è un dettaglio che dice tutto su chi ha pagato il cantiere. Il resto delle pareti e la parte alta della facciata sono in laterizio del II secolo d.C., mattoni antonini, e si vedono a occhio nudo. La differenza fra il tempio e la chiesa la leggete in un secondo: le quattro colonne non sono libere, sono murate, inglobate dentro pareti piene. Quelle pareti non sono romane, sono del Seicento, e fra poco si vede perché ci stanno.

Il tempio romano aveva un pronao, cioè il portico d'ingresso sotto le colonne, e una cella, cioè la stanza chiusa dove stava la divinità. All'origine si saliva al pronao per una scalinata esterna. Quella scalinata c'è ancora, ma non la vedete: è interrata. Il livello del terreno si è alzato nei secoli e i gradini stanno sotto i vostri piedi. Se vi sembra che il tempio sia basso e tozzo, è per questo: gli manca il basamento a vista.

Si entra da una porticina. Il primo vano in cui vi trovate è l'ex sottoportico, cioè il pronao chiuso, e qui c'è una cosa che vale il viaggio da sola: fino a pochi decenni fa questa stanza era l'abitazione privata di un custode. Ci si viveva dentro. Un uomo ha dormito per anni nel portico di un tempio antonino. Dalla porticina si passa poi nella cella romana, che oggi è l'aula liturgica della chiesa: pianta rettangolare, dimensioni domestiche, e le pareti tutte dipinte.

Le pareti della cella sono divise in tre fasce orizzontali. In alto, dove la parete incontra la volta, corre un fregio in stucco con armi, corazze e scudi: è decorazione classica, un fregio d'armi, e sopravvive lì da quasi milleottocento anni. Nella fascia di mezzo sta il ciclo di affreschi medievali, ed è il tesoro della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella. Il tetto è una volta a botte. Di tutta la decorazione a stucco che la copriva resta oggi il riquadro centrale, che rappresenta un'apoteosi, cioè l'ascesa in cielo di una figura divinizzata: la tradizione la chiama l'apoteosi di Annia Regilla. Capita di leggere "l'apoteosi di Anna Regilla": è un refuso, il nome esatto è Annia Regilla. Sempre sui nomi: si trova anche "Appia Annia Regilla", forma che nasce dalla contaminazione con via Appia Pignatelli e con l'onomastica lunga romana; il nome con cui la trovate negli studi e sui cartelli del Parco è semplicemente Annia Regilla.

Ultimo pezzo: una scaletta stretta porta giù in una cripta, scavata nel Medioevo per conservare reliquie di santi. In una nicchia della cripta restano lacerti di un affresco con una Madonna con Bambino fra i santi Giovanni e Urbano, che la tradizione data "a prima dell'anno Mille". È un'attribuzione non confermata da fonte ufficiale: se regge, quel frammento è più antico del ciclo di sopra.

Il ciclo di affreschi di Bonizzo, anno 1011

Adesso parliamo della cosa per cui gli storici dell'arte prendono la macchina e vengono in Caffarella. Nella fascia mediana delle pareti della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella c'è un ciclo di affreschi dell'XI secolo, articolato in trentaquattro scene o pannelli. Il numero trentaquattro lo dà anche il sito caffarella.it, che scrive "Le 34 scene distribuite lungo le pareti rappresentano episodi tratti dal Vangelo".

Sul contenuto le descrizioni si integrano. Quella tradizionale parla di "storie di Gesù, di Sant'Urbano, di Santa Cecilia e di altri santi". Caffarella.it nomina esplicitamente il martirio di san Lorenzo, l'adorazione dei Magi, e le vite di santa Cecilia e sant'Urbano. Quindi: un ciclo cristologico che corre lungo le pareti, più cicli agiografici dei santi legati al luogo e alla Roma dei martiri.

Poi c'è la firma, ed è il pezzo che rende questo ciclo un caso di studio. Alla base della Crocifissione ci sono la data e il nome dell'autore: frater Bonizzo, 1011. Si legge a volte "Fratel Bonizzo"; caffarella.it scrive "frater Bonizzo" con la data 1011. È la stessa cosa in latino e in italiano, e non c'è contraddizione. Ma fermatevi un momento a pensare a cosa vuol dire: siamo nell'XI secolo, in una pittura murale romana, e il pittore firma e data. Nel Medioevo romano non è la regola, è l'eccezione. Bonizzo è uno dei pochissimi pittori dell'anno Mille a Roma di cui conosciamo il nome perché se l'è scritto lui.

Terza cosa, la più scomoda, e va detta perché altrimenti ci restate male davanti alla parete. Quegli affreschi non li vedete come li ha lasciati Bonizzo. Nel 1634 il cardinale Francesco Barberini fece restaurare la chiesa, e in quell'occasione il ciclo fu rimaneggiato e ridipinto. Lo riporta anche la voce di Wikipedia. Quindi quello che guardate è una pittura dell'anno 1011 sotto una mano seicentesca: l'impianto, la disposizione delle scene, l'iconografia sono medievali, la superficie che vi arriva agli occhi in molti punti no. Non è un difetto, è la biografia dell'oggetto. Le pitture che nessuno ha mai ritoccato in mille anni, di solito, sono quelle che non sono arrivate fino a noi.

Il cardinale Francesco Barberini e il muro del 1634

Il capitolo seicentesco della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella spiega perché l'edificio ha quell'aria strana, con le colonne annegate nel muro. Nel 1634 il cardinale Francesco Barberini, nipote di papa Urbano VIII, intervenne sulla chiesa. Il motivo tramandato, verosimile e visibile, è che nella parte alta della facciata si era aperta una crepa preoccupante. La soluzione fu brutale e funzionale: chiudere il pronao con pareti piene che sorreggessero l'architrave, inglobando le quattro colonne dentro la muratura.

Il risultato lo giudicate voi. Un purista dell'archeologia vi dirà che il Seicento ha nascosto un colonnato antonino dentro un muro. A nostro giudizio quel muro è il motivo per cui la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è ancora in piedi mentre mezza Caffarella è un prato con dei ruderi dentro. Fra un tempio bello e crollato e un tempio ammaccato e in piedi, meglio il secondo tutta la vita.

Dettaglio da guardare: la crepa in facciata si vede ancora, quattro secoli dopo. È un'osservazione che chiunque può fare da fuori, sempre, senza prenotare niente. Se ci passate davanti, alzate gli occhi sopra l'architrave.

Sulla data del 1634 le fonti sono concordi. Sull'estensione dell'intervento pittorico dentro la cella, invece, come vi dicevo sopra, si va sul terreno delle valutazioni di restauro: quanto Barberini abbia ridipinto e quanto abbia solo consolidato è materia da specialisti e non da schede turistiche.

Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella
Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella

L'Ottocento e il Novecento: abbandono, riconsacrazione, un custode e un riacquisto

La storia recente della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è un'altalena, ed è la parte che nessuna guida generalista vi darà mai. Un'avvertenza: questi passaggi novecenteschi sono dati tradizionali, non confermati da una fonte ufficiale online.

Primo movimento: abbandono. Fuori dalle mura, in mezzo alla campagna, senza parrocchia intorno, la chiesa viene lasciata andare più volte nel corso dei secoli. Si legge spesso che la posizione extra moenia "ha permesso più volte la sua profanazione e la spoliazione di opere importanti". Questa è una interpretazione plausibile e ricorrente negli studi sulle chiese suburbane, non un fatto documentato caso per caso.

Secondo movimento: la riconsacrazione. Secondo il racconto tramandato, per interessamento della famiglia Barberini e di don Giuseppe Cascioli, il 25 maggio 1894, ricorrenza di sant'Urbano, dopo una lunga processione, la chiesa fu riconsacrata; e dopo qualche anno di messe celebrate fu di nuovo dimenticata. Il 25 maggio come festa di sant'Urbano I è una data del calendario tradizionale e regge; la processione del 1894 e il nome di don Cascioli non risultano confermati da fonte ufficiale e restano un racconto tramandato.

Terzo movimento, ed è il più incredibile: nel 1962, sempre secondo il racconto tramandato, la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella fu annessa a una proprietà privata adiacente, diventando sempre meno accessibile, e ci abitò dentro un custode che si era ricavato la casa nell'antico pronao. Tenete a mente la cronologia: nel 1962 a Roma si costruivano le palazzine dell'Olimpiade, e un tempio del 160 d.C. con dentro affreschi del 1011 era l'appartamento di qualcuno.

Quarto movimento: il ritorno al pubblico. Il racconto tramandato indica l'acquisto da parte del Comune di Roma nel 2002, l'affidamento alla diocesi di Roma e la riapertura al culto nel 2005 come chiesa rettoria della parrocchia di San Sebastiano fuori le mura. Come detto sopra, sul sito della diocesi di Roma questa chiesa non compare, e caffarella.it indirizza invece alla Sovrintendenza comunale. Le due cose vanno tenute insieme: proprietà pubblica comunale, destinazione al culto ecclesiastica. La conseguenza pratica per voi è una sola: ci sono due telefoni possibili, e conviene provarli entrambi.

Una curiosità sulla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella

La curiosità è questa: la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è probabilmente l'edificio romano meglio conservato di tutta Roma di cui non avete mai sentito parlare, e la ragione per cui è così ben conservato è che qualcuno ci ha abitato dentro. Non è un paradosso, è un meccanismo. Un edificio antico sopravvive se resta utile: come chiesa nel Medioevo, come deposito nel Rinascimento, come casa del custode nel Novecento. Le rovine sono edifici a cui è stata tolta una funzione.

Ce n'è anche una seconda, e riguarda i mattoni. Guardando il paramento laterizio della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella state guardando l'edilizia romana nel suo momento migliore. Il II secolo d.C. è il secolo in cui i romani fanno i mattoni meglio di chiunque prima e dopo per mille anni: giunti sottili, corsi regolari, malta buona. Ecco perché la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella sta ancora su e le costruzioni di due secoli dopo, con gli stessi materiali riciclati, sono venute giù.

Terza curiosità. Il marmo pentelico dell'architrave viene dal monte Pentelico, in Attica, ed è lo stesso marmo dell'Acropoli di Atene. In una valle di pecore alla periferia sud di Roma, sopra la vostra testa, c'è un blocco di marmo greco che qualcuno ha voluto far arrivare via mare per costruire un tempio dentro il giardino di sua moglie. La logistica di quel gesto, nel 160 d.C., impressiona più del Colosseo.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella

Che quasi certamente la trovate chiusa. Va detto chiaro perché è la ragione numero uno per cui la gente torna a casa arrabbiata. Le schede online della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella raccontano il tempio, gli affreschi, la cripta, e poi finiscono senza dirvi che non c'è un orario. Uno legge, si entusiasma, ci va di sabato mattina e trova una porta di legno chiusa in mezzo alle canne.

La seconda cosa che non vi dice nessuno è che il vero problema non è la chiusura, è l'informazione. Ad agosto 2026 una pagina ufficiale che dica come si prenota la visita alla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella non risulta. Il sito del Comitato per il Parco della Caffarella dice "previa richiesta alla Sovrintendenza Comunale" senza dare un numero. Il sito del Parco regionale dell'Appia Antica non ha una pagina dedicata a questo monumento. Il sito della diocesi di Roma non la elenca. Un bene pubblico chiuso di cui non è pubblicata la procedura di apertura è un bene pubblico a metà.

Terza cosa. Quando le aperture ci sono, sono rapide e a numero chiuso, perché la cella è piccola. Se vi capita di trovare un annuncio di apertura straordinaria della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella, prenotate lo stesso giorno in cui esce, non la settimana dopo. Questi posti a Roma si esauriscono in poche ore e non perché siano famosi, ma perché i posti sono venti.

Quarta, ed è quella che pesa. La Caffarella è attraversata ogni giorno da migliaia di romani che corrono, portano il cane, giocano a pallone. Una parte enorme di loro non sa che quel blocco sul ciglio è un tempio del 160 d.C. con dentro affreschi firmati nel 1011. Sapere cosa c'è lassù cambia il modo in cui si attraversa un prato.

Il consiglio che ti do per visitare la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella

Il consiglio numero uno è logistico ed è già stato anticipato: telefonate prima, e telefonate alla Casa del Parco, Largo Pietro Tacchi Venturi, 06 70497269 oppure 366 9852219, aperta tutti i giorni 9.30-tramonto e chiusa ad agosto secondo il sito del Parco. Sta dentro la valle, la gente che ci lavora conosce lo stato delle aperture giorno per giorno, e vi risparmia una camminata a vuoto. Se è agosto e la Casa del Parco è chiusa, provate il Centro Servizi Appia Antica, 06 5135316, che invece resta aperto tutto l'anno tranne il 1 gennaio e il 25 dicembre.

Consiglio numero due, sulle scarpe e sul quando. In Caffarella si cammina su sterrato e su erba, e i sentieri che salgono verso la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella dopo la pioggia diventano fango vero, di quello che ti succhia la scarpa. Le scarpe da ginnastica bianche in Caffarella sono un lutto. Aggiungete che il Parco stesso dichiara di annullare le visite guidate in caso di pioggia: se il meteo è brutto, spostate.

Consiglio numero tre, sull'ora. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella guarda la valle da est. La luce buona sul fronte con le colonne è quella del pomeriggio inoltrato, quando il sole gira e batte di taglio sul laterizio. La mattina presto avete invece la valle in controluce con la foschia sull'Almone, che è un'altra cosa bellissima ma per la chiesa è peggio. Se dovete scegliere un'ora sola: due ore prima del tramonto.

Consiglio numero quattro, contro l'errore che fanno tutti. Non venite in Caffarella solo per la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella. È un monumento di venti minuti dentro una valle di ore. Costruite la giornata sulla valle: Casa del Parco, fondovalle, Vaccareccia, Ninfeo di Egeria, salita a Sant'Urbano, e poi uscita verso l'Appia Antica. Se il monumento è chiuso avete comunque fatto una delle più belle camminate che Roma offra dentro il Grande Raccordo.

Consiglio numero cinque, acqua e ombra. In Caffarella d'estate non c'è ombra continua sul fondovalle e le fontanelle non sono a ogni angolo. Da giugno a settembre portatevi la borraccia piena e non partite a mezzogiorno. Va scritto perché è il posto dove ogni luglio qualcuno si sente male, e sono duecento ettari senza un bar.

Consiglio numero sei, e vale doppio se venite da fuori Roma. Non fidatevi delle mappe per l'ultimo tratto. Le app di navigazione a piedi in Caffarella disegnano sentieri che sul terreno non esistono o che finiscono contro un recinto. Guardate la chiesa, tenetela come riferimento visivo e salite verso di lei. Con un monumento in vista, la mappa serve poco.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che a Roma ci sono decine di templi diventati chiese. Il Pantheon, San Nicola in Carcere, Santa Maria sopra Minerva nel nome, San Lorenzo in Miranda al Foro. Quello che si cita molto meno è che quasi tutti quei casi stanno dentro la città murata, dove c'erano popolazione, clero e denaro per mantenerli. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è un tempio-chiesa di campagna, isolato, senza abitato intorno, e questo la rende un esemplare raro: la conversione ha funzionato lo stesso, in un posto dove non c'era nessuno.

Il secondo fatto poco citato riguarda l'acqua. La valle della Caffarella è una valle alluvionale scavata dall'Almone, e l'Almone non è un fiume qualunque: era il fiume in cui i sacerdoti di Cibele lavavano ogni anno la pietra nera della dea e i suoi arredi sacri, nella cerimonia del lavatio. Quindi il posto era già sacro prima che Erode Attico ci costruisse il Triopio, ed era ancora un posto d'acqua quando ci fecero il Ninfeo di Egeria. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è l'ultimo strato di una stratigrafia religiosa che comincia molto prima del cristianesimo e non si è mai interrotta.

Terzo fatto risaputo e mai detto fino in fondo: la Caffarella è pubblica da pochissimo. Wikipedia in italiano ricorda che nel 1996 iniziò il piano di utilizzazione ed esproprio delle prime aree della valle, e che prima la proprietà era passata per i Caffarelli, i Pallavicini, i Torlonia dal 1816 e i Gerini. Il sito caffarella.it parla di "14 ettari di Caffarella antistanti e sottostanti la via Latina", mentre Wikipedia parla di 132 ettari di verde pubblico per l'intera valle. Le due cifre non misurano la stessa cosa: la prima si riferisce a una porzione specifica, la seconda all'estensione complessiva. Una fonte ufficiale che dia l'ettaraggio esatto del parco pubblico non risulta, e quindi una cifra unica non c'è.

Quarto, un fatto sui numeri civici che nessuno collega. Il Sepolcro di Annia Regilla, cioè il monumento funebre della donna per cui il Triopio esiste, sta oggi a via della Caffarella 23 e ospita un punto informativo del Parco dentro il Casale dell'ex Mulino. Aperto sabato e domenica 10.00-16.00 con l'ora solare, 10.00-18.00 con l'ora legale, chiuso a gennaio, luglio e agosto, telefono 340 7643592. Andare a chiedere informazioni sulla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella dentro il sepolcro di Annia Regilla è una delle cose più romane che possiate fare in una mattinata.

La foto giusta da fare alla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella

La foto giusta non è quella che fanno tutti, cioè il primo piano frontale della facciata. Quella è una foto piatta, perché la facciata è murata e senza le colonne libere non ha profondità. La foto giusta alla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella si fa dal basso, dal fondovalle, con la chiesa in cima al ciglio e il prato davanti. Vi mettete sul sentiero del fondovalle a un centinaio di metri dalla base della scarpata, aspettate che entri in campo qualcosa di vivo, un cavallo, un cane, un corridore, e scattate con la chiesa piccola in alto a destra o a sinistra. Quella foto racconta la cosa vera: un tempio antonino che sta sopra un pascolo dentro Roma.

Seconda foto, a nostro giudizio la migliore: il dettaglio dell'architrave con la colonna che entra nel muro. Vi avvicinate al fronte e inquadrate stretto il punto in cui il fusto della colonna sparisce dentro la muratura seicentesca. In una sola immagine avete millecinquecento anni di storia edilizia, il marmo greco e i mattoni dei Barberini che se lo mangiano. È una foto che non richiede la porta aperta.

Terza, se siete tra i fortunati che entrano: dentro non fate la panoramica della stanza, non viene. La cella è piccola, buia e le pareti sono coperte fino in alto: una foto d'insieme è un pastone marrone. Puntate su una scena sola del ciclo di Bonizzo, tenete la macchina ferma e sfruttate la luce che c'è. E se vi lasciano fotografare la firma alla base della Crocifissione, quella è la foto. Una data, 1011, dipinta su un muro romano.

Regole pratiche, dette una volta sola. Dentro non usate il flash: è il modo più rapido per far chiudere un monumento a tutti quelli che vengono dopo di voi. E chiedete sempre se si può fotografare prima di alzare il telefono, perché le condizioni cambiano da apertura ad apertura e non risulta un regolamento pubblicato online. Fuori, nel parco, fotografate quello che volete.

Quarta idea, per chi ha pazienza. Tornate d'inverno, in una giornata di sole basso dopo la pioggia, quando la valle è verde acido e l'Almone corre. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella in quel contesto sembra una veduta di Piranesi, e non state usando un filtro: state usando gennaio.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Eccoli in fila, con il grado di certezza di ciascuno, che è l'unico modo onesto di fare una cronologia di un posto così.

Metà del II secolo d.C., documentato per via archeologica. Erode Attico e Annia Regilla monumentalizzano la valle dell'Almone e la trasformano nel Triopio, un santuario privato di famiglia. In questo quadro nasce il tempio che oggi è la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella.

Intorno al 160 d.C., datazione riportata da caffarella.it. Costruzione del tempio tetrastilo in laterizio con architrave in marmo pentelico. La dedica a Cerere e Faustina è l'identificazione degli studi recenti; il nome "tempio di Bacco" è tradizione erudita successiva.

Dopo la morte di Annia Regilla, tradizione letteraria antica. Il processo a Roma contro Erode Attico, accusato dal fratello della moglie, e la sua assoluzione. Le fonti antiche esistono ma sono di parte: si riporta, non si giudica.

VI secolo, datazione probabile secondo caffarella.it. Il tempio viene trasformato in luogo di culto cristiano e dedicato al vescovo sant'Urbano. Si legge a volte IX secolo, ma il dato da tenere è il VI secolo, con la cautela della fonte stessa che usa la parola "probabilmente".

Anno 1011, data dipinta e leggibile. Frater Bonizzo firma e data il ciclo di trentaquattro scene alla base della Crocifissione. È uno dei rarissimi casi di pittura romana dell'anno Mille con nome d'autore.

Medioevo, non databile con precisione. Scavo della cripta sotto la cella per la conservazione di reliquie. Nella nicchia resta un affresco con Madonna con Bambino fra i santi Giovanni e Urbano, datato dalla tradizione a prima dell'anno Mille, attribuzione non confermata da fonte ufficiale.

1634, data concorde nelle fonti. Il cardinale Francesco Barberini interviene sull'edificio: chiude il pronao con pareti che sorreggono l'architrave e inglobano le colonne, per rimediare a una crepa nella parte alta della facciata. Nella stessa campagna il ciclo pittorico viene rimaneggiato e ridipinto.

25 maggio 1894, dato tradizionale, non confermato da fonte ufficiale. Riconsacrazione della chiesa per interessamento della famiglia Barberini e di don Giuseppe Cascioli, dopo una processione, nel giorno della ricorrenza di sant'Urbano. Seguono alcuni anni di messe e poi un nuovo abbandono.

1962, dato tradizionale, non confermato da fonte ufficiale. La chiesa viene annessa a una proprietà privata adiacente e abitata da un custode, che ricava la propria casa nell'antico pronao.

1996, secondo Wikipedia in italiano. Prende avvio il piano di utilizzazione ed esproprio delle prime aree della Caffarella, che porta la valle nel demanio pubblico.

2002 e 2005, dati tradizionali, non confermati da fonte ufficiale. Acquisto dell'edificio da parte del Comune di Roma e riapertura al culto come chiesa rettoria della parrocchia di San Sebastiano fuori le mura.

Chi è passato dalla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella

Prima quelli certi, cioè chi ha lasciato una firma o una pietra. Erode Attico, il maestro greco di Marco Aurelio, e Annia Regilla, sua moglie: sono loro i committenti del complesso dentro cui sta la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella. Che abbiano messo piede fisicamente in questa cella è altamente probabile, dato che era la loro tenuta, ma resta una deduzione dal contesto.

Frater Bonizzo, pittore, anno 1011. Di lui non sappiamo praticamente nulla se non che era qui, che dipinse trentaquattro scene e che scrisse il proprio nome sotto la Crocifissione. È il personaggio più concreto di tutta questa storia: gli altri li conosciamo dalle fonti, lui lo conosciamo dal muro.

Il cardinale Francesco Barberini, 1634. Nipote di papa Urbano VIII, grande collezionista, protettore di artisti, uomo che a Roma ha lasciato biblioteche e cantieri. Che sia venuto di persona in Caffarella a vedere il suo restauro non è certo, che il cantiere sia suo sì.

Il custode del Novecento, di cui non sappiamo il nome. Ha vissuto nel pronao di un tempio antonino. Sta in questo elenco accanto ai cardinali e ai retori greci perché se lo merita: nessuno ha passato dentro la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella più notti di lui.

Poi c'è una categoria che va nominata con onestà. Fra Sette e Ottocento questa zona era il pieno del Grand Tour, e vedutisti, incisori, archeologi e viaggiatori inglesi e tedeschi disegnarono l'Appia, la Caffarella e il cosiddetto tempio di Bacco. Il tema iconografico esiste. Ma una fonte che permetta di attribuire a un artista preciso una veduta precisa di questo edificio non risulta, e allora qui non si fanno nomi. Un nome sbagliato è peggio di un nome mancante.

Infine, i passaggi di oggi, che contano quanto gli altri. Da qui passano i volontari delle associazioni della valle, le guide del Parco regionale dell'Appia Antica, le scuole in visita, i pastori che portano ancora le pecore sul fondovalle, e qualche migliaio di romani a settimana che corrono sotto il ciglio senza guardare in su. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella non è un monumento morto: è un monumento a cui manca solo una porta aperta.

Cosa c'è intorno alla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella

Dentro la valle, a pochi minuti a piedi. Il Ninfeo di Egeria, la grande nicchia romana con la volta a botte da cui esce ancora acqua, è il vicino più prossimo e il compagno naturale della visita. Il Casale della Vaccareccia, rinascimentale, con le stalle in funzione: sono le mucche che vedete pascolare. Il Colombario Costantiniano, sepolcro a nicchie. Il Sepolcro di Annia Regilla nel Casale dell'ex Mulino a via della Caffarella 23, oggi punto informativo. Le cisterne romane, la Cisterna monumentale, il Bosco Sacro, la torre medievale, la Cappella di Reginald Pole: tutti elencati sui siti del Parco e del Comitato per il Parco della Caffarella.

Uscendo dalla valle verso l'Appia Antica. La chiesa del Domine Quo Vadis, che è il punto in cui la leggenda mette l'incontro fra Pietro e Cristo. Le Catacombe di San Callisto, il più grande cimitero sotterraneo cristiano di Roma, e le Catacombe di San Sebastiano con la basilica sopra. La Villa di Massenzio con il circo meglio conservato del mondo romano. Più avanti sull'Appia, la Villa dei Quintili. Le FAQ del Parco dicono che catacombe di San Callisto e San Sebastiano costano 10 euro con ridotto a 7 dai 7 ai 16 anni e gratuito fino a 6, e che Mausoleo di Cecilia Metella e Villa dei Quintili stanno a 8 euro, con una Mia Appia Card annuale a 15 euro.

Tornando verso il centro. Porta San Sebastiano, la porta più grande della cinta, con dentro il Museo delle Mura, da cui si cammina sopra un tratto di Mura Aureliane. Poco più in là le Terme di Caracalla. Sul versante ardeatino, il Mausoleo delle Fosse Ardeatine. Verso sud est, dall'altra parte dell'Appia Nuova, il Parco degli Acquedotti.

Mangiare: siate realistici. Dentro la Caffarella non c'è ristorazione. I punti di appoggio stanno fuori, sulle strade che delimitano la valle, dal lato di Colli Albani e di via Latina oppure sull'Appia Antica dove i locali sono pochi e tarati sui turisti. Il consiglio è semplice: panino da casa, mangiato seduto su un muretto guardando la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella dal basso. Vi costa zero e vi ricordate quel pranzo per anni.

Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella con i bambini

Senza girarci intorno: la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella con i bambini funziona benissimo, ma non per la chiesa. Funziona per la valle. Il rapporto è venti minuti di monumento contro tre ore di prato, e ai bambini quel rapporto sta benissimo. La Caffarella ha mucche e cavalli veri alla Vaccareccia, un fiume vero che si chiama Almone, sentieri dove si corre senza macchine, e le FAQ del Parco indicano proprio la Valle della Caffarella a Largo Tacchi Venturi fra le aree dove il cane si può slegare, quindi capite che clima è.

Se poi la porta della chiesa è aperta, avete in mano una lezione di storia perfetta per bambini dagli otto anni in su, perché è visibile a occhio nudo: qui c'era un tempio di duemila anni fa, poi hanno dipinto sopra dei santi mille anni fa, poi seicento anni fa hanno murato le colonne, poi sessant'anni fa ci abitava un signore. Quattro strati, quattro epoche, una stanza sola. Non c'è museo che lo spieghi così bene.

Cose pratiche. Passeggino: nel fondovalle su sterrato compatto si spinge, sulla salita finale verso la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella no, mettete il marsupio o lo zaino. Bagni: dentro la valle sono legati ai punti informativi e agli orari dei punti informativi, quindi organizzatevi prima di scendere. Acqua: come già detto, borraccia. Ombra: sul fondovalle a mezzogiorno d'estate ce n'è poca. Zanzare: siamo su una valle fluviale, da maggio a ottobre, verso sera, mordono.

Accessibilità della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella

Qui bisogna essere netti perché sull'accessibilità l'ottimismo è una scortesia. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella non è accessibile in sedia a rotelle per come stanno oggi i luoghi, e lo dice la morfologia del posto più che un cartello: il monumento sta in cima al versante, i percorsi che ci arrivano sono sterrati e in pendenza, l'ingresso è una porticina, all'interno il livello originario dei gradini è interrato e la cripta si raggiunge per una scala stretta. Una cripta medievale con scaletta non è accessibile in nessun caso.

Sul Parco in generale, le FAQ dicono che il sito pubblica una tabella che distingue i siti accessibili, parzialmente accessibili e inaccessibili in carrozzina, e riportano come esempi il Complesso di Massenzio e il Sepolcro degli Scipioni fra gli accessibili, il Museo di Porta San Sebastiano e le catacombe fra gli inaccessibili. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella in quegli esempi non compare, quindi un giudizio ufficiale non c'è: vale l'osservazione dei luoghi, e conviene chiedere al Parco al 06 5135316 prima di organizzare, perché lì sanno anche se è possibile un avvicinamento in mezzo elettrico.

Per chi cammina con fatica ma cammina, un'alternativa vera esiste: arrivare dall'alto, da via Appia Pignatelli e Vicolo Sant'Urbano, che vi risparmia l'attraversamento della valle e la salita del versante. In cambio vi tocca un pezzo di strada stretta senza marciapiede continuo, che resta il punto debole di quell'accesso. Valutate voi quale dei due mali è il minore.

Quanto costa visitare la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella e come si risparmia

Il dato più semplice della pagina: entrare nella valle della Caffarella e arrivare sotto la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella non costa nulla. Le FAQ del Parco regionale dell'Appia Antica sono esplicite: l'entrata al Parco è gratuita e si paga solo in alcuni siti. Il Parco non ha recinzione né biglietteria perimetrale.

Il costo dell'ingresso all'interno della chiesa, invece, non risulta: ad agosto 2026 online non c'è una tariffa pubblicata, perché non c'è una procedura di visita pubblicata. Quando la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella apre dentro una visita guidata organizzata dal Parco o da un'associazione, quello che pagate è il costo della visita guidata, che va chiesto a chi la organizza. Quando apre dentro una giornata di apertura straordinaria dei beni culturali, di solito si tratta di un contributo o di una offerta libera, ma "di solito" non è un prezzo, e un prezzo senza fonte qui non si scrive.

Come si risparmia davvero, in concreto. Primo: la Caffarella è gratis e da sola vale la giornata, quindi il risparmio più grosso è non pagare niente e camminare. Secondo: se abbinate l'Appia, le FAQ del Parco citano una Mia Appia Card a 15 euro l'anno che porta Mausoleo di Cecilia Metella e Villa dei Quintili a 8 euro; se pensate di tornare, il conto si fa da solo. Terzo: le biciclette. Il Centro Servizi Appia Antica, via Appia Antica 58/60, secondo il sito noleggia city-bike a 4 euro l'ora e 16 al giorno, mountain bike a 5 e 20, e-bike a 8 e 32; la Casa del Parco nella valle noleggia city e mountain bike a 3 euro l'ora, con 15 euro oltre la quinta ora, e i seggiolini per bambini gratis. In bici la Caffarella e l'Appia si fanno in una giornata sola e vi risparmiate due autobus.

Un ultimo risparmio, gratis: non comprate tour "Appia Antica e Caffarella" che promettono l'ingresso alla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella senza specificare come lo ottengono. Chiedete prima, per iscritto, se l'apertura del monumento è garantita quel giorno e da chi. Se la risposta è vaga, la porta sarà chiusa.

Quando andare alla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella e quando evitare

Stagione migliore, senza esitazioni: da metà ottobre a fine maggio. La valle è verde, l'Almone ha acqua, la luce è bassa e il laterizio della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella prende un colore che d'estate non ha. Aprile e maggio sono il picco: prato alto, fiori, e la valle sembra un quadro dell'Ottocento con dentro dei runner.

Periodo da evitare: luglio e agosto a mezzogiorno. Va ripetuto perché è serio: poca ombra, niente bar, sole verticale su un fondovalle aperto. Aggiungete che ad agosto la Casa del Parco è chiusa e il Punto Info del Casale dell'ex Mulino è chiuso a gennaio, luglio e agosto secondo il sito del Parco, quindi ad agosto avete anche meno persone a cui chiedere. Se ci andate in piena estate, andateci all'alba o nell'ultima ora e mezza di luce.

Giorno della settimana. Sabato e domenica la Caffarella è piena di romani, il che rende la valle allegra e i punti informativi aperti: il Casale dell'ex Mulino apre proprio solo sabato e domenica. Nei giorni feriali avete la valle quasi vuota, cosa magnifica per le foto e per il silenzio, ma con meno servizi. Se il vostro obiettivo è entrare nella Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella, il fine settimana vi dà più probabilità perché è quando si concentrano visite guidate e aperture.

Ora del giorno. Torna il consiglio che conta più di tutti: le ultime due ore di luce. Ma con un limite che il Parco stesso mette per iscritto nelle FAQ: non c'è illuminazione artificiale adeguata, quindi calcolate di essere fuori dalla valle prima del buio. In inverno vuol dire uscire alle 17.00, non alle 18.30.

Meteo. Il Parco annulla le visite guidate se piove. E in ogni caso, dopo un giorno di pioggia i sentieri della Caffarella restano fangosi a lungo, perché è terreno alluvionale che tiene l'acqua. Regola pratica: se ha piovuto ieri, la Caffarella si fa; se ha piovuto stanotte, si rimanda.

Domande veloci sulla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella

Quanto costa visitare la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

Arrivarci non costa nulla: l'ingresso alla valle della Caffarella e al Parco regionale dell'Appia Antica è gratuito, come dichiarano le FAQ ufficiali del Parco. Per l'interno non risulta una tariffa pubblicata online: quando si entra, di norma si entra dentro una visita guidata o un'apertura straordinaria, e in quel caso si paga quella, non un biglietto del monumento.

Qual è l'orario di apertura della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

Non ne ha uno pubblico. Questa è la risposta onesta e vale la pena di leggerla due volte. La valle intorno è sempre aperta, l'edificio no. Si entra su richiesta o in occasione di aperture organizzate, e il calendario va chiesto ai punti informativi del Parco.

Serve prenotare per visitare la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

Sì, o comunque serve una richiesta preventiva. Il sito caffarella.it scrive testualmente che il monumento è "Visitabile previa richiesta alla Sovrintendenza Comunale". Una pagina ufficiale che indichi in chiaro numero, modulo e tempi di prenotazione non risulta.

A chi telefono per entrare nella Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

Le porte giuste a cui bussare sono i punti informativi del Parco regionale dell'Appia Antica. Casa del Parco nella valle, 06 70497269 o 366 9852219. Centro Servizi Appia Antica, 06 5135316. Sede dell'Ente Parco, 06 5126314. Sono i numeri pubblicati sul sito ufficiale del Parco.

Quanto dura la visita alla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

L'interno si vede in quindici o venti minuti, perché è una cella romana con una cripta sotto. Ma la giornata giusta dura tre o quattro ore, contando l'attraversamento della valle, il Ninfeo di Egeria, la Vaccareccia e la salita.

Come si arriva alla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella con i mezzi?

Le FAQ del Parco indicano le linee 118 e 218 con fermata "Appia Antica/Domine Quo Vadis" per il lato Appia. Il sito caffarella.it indica per la valle la metropolitana linea A a Colli Albani e Arco di Travertino, e gli autobus 87, 663, 664 a Largo Colli Albani e 85, 409, 657, 660, 671 ad Arco di Travertino. Quale linea fermi esattamente all'imbocco di Vicolo Sant'Urbano non risulta da fonte ufficiale: controllate su atac.roma.it.

Si può arrivare in macchina alla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

Non fino al monumento. Si arriva in zona e poi si cammina. Le FAQ del Parco indicano il parcheggio gratuito dell'Ente a via Appia Antica 50 dal lunedì al sabato fino alle 18.00, e Largo Galvaligi, all'incrocio con via Tito Omboni, nei festivi.

La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è accessibile in sedia a rotelle?

No, per come stanno oggi i luoghi: si sta in cima a un versante, i sentieri sono sterrati e in pendenza, l'ingresso è una porticina e la cripta si raggiunge per una scaletta stretta. Il Parco pubblica una tabella di accessibilità dei propri siti, ma questo monumento fra gli esempi citati nelle FAQ non compare: se la cosa vi riguarda, chiedete direttamente al 06 5135316.

Si possono fare foto dentro la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

Chiedete a chi vi apre, perché non risulta un regolamento pubblicato online. In ogni caso, niente flash: sono affreschi dell'XI secolo. Fuori, nel parco, si fotografa liberamente.

Perché la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella si chiama così?

Perché il tempio romano fu trasformato in luogo di culto cristiano e dedicato al vescovo sant'Urbano, spesso confuso con papa Urbano I, morto nel 230. "Alla Caffarella" viene dal nome della valle, che a sua volta viene dalla famiglia Caffarelli, proprietaria dal Cinquecento circa.

La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella era davvero un tempio romano?

Sì, e non un tempio riutilizzato a pezzi: è proprio l'edificio antico rimasto in piedi. Tempio tetrastilo, quattro colonne con capitelli corinzi, architrave in marmo pentelico greco, pareti in laterizio del II secolo d.C. Caffarella.it lo data "intorno al 160 d.C.".

A chi era dedicato il tempio prima di diventare la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

La tradizione erudita lo chiama tempio di Bacco. Gli studi recenti, come riporta caffarella.it, lo identificano con il tempio di Cerere e Faustina, all'interno del Triopio di Erode Attico. La dedica ad Annia Regilla è una deduzione dal contesto, non un dato inciso.

Chi erano Erode Attico e Annia Regilla?

Erode Attico era un ricchissimo greco di Maratona, oratore e senatore romano, maestro di greco e retorica di Marco Aurelio. Annia Regilla era sua moglie, nobildonna romana, e la valle dell'Almone era la sua tenuta. Alla morte di lei, il fratello accusò Erode di averla fatta uccidere: ci fu un processo a Roma e Erode fu assolto.

Cosa sono gli affreschi della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

Un ciclo dell'XI secolo di trentaquattro scene nella fascia mediana delle pareti: episodi del Vangelo, il martirio di san Lorenzo, l'adorazione dei Magi, le vite di santa Cecilia e sant'Urbano. Alla base della Crocifissione ci sono la firma e la data dell'autore.

Chi era Bonizzo?

Il pittore che firmò e datò il ciclo: frater Bonizzo, 1011. È uno dei pochissimi pittori romani dell'anno Mille di cui conosciamo il nome, e lo conosciamo perché se l'è scritto lui sul muro.

Gli affreschi della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella sono originali?

L'impianto e l'iconografia sono dell'XI secolo, ma nel 1634, durante il restauro voluto dal cardinale Francesco Barberini, il ciclo fu rimaneggiato e ridipinto. Quindi guardate una pittura dell'anno 1011 con sopra una mano seicentesca. Non è un difetto: è il motivo per cui è arrivata fino a noi.

Perché le colonne della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella sono dentro il muro?

Perché nel 1634 il cardinale Francesco Barberini fece chiudere il pronao con pareti piene che sorreggessero l'architrave, a causa di una crepa nella parte alta della facciata. Quella crepa si vede ancora oggi da fuori.

C'è una cripta nella Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

Sì, si scende per una scaletta stretta. Fu scavata nel Medioevo per conservare reliquie di santi e in una nicchia conserva lacerti di un affresco con Madonna con Bambino fra i santi Giovanni e Urbano, tradizionalmente datato a prima dell'anno Mille.

La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è una parrocchia?

No. Secondo il racconto tramandato fu riaperta al culto nel 2005 come chiesa rettoria della parrocchia di San Sebastiano fuori le mura, e una rettoria non è una parrocchia: non ha un territorio né funzioni parrocchiali ordinarie. Il dato non risulta confermato sul sito della diocesi di Roma.

Ci si sposa nella Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

Una fonte ufficiale su celebrazioni di matrimoni in questa chiesa non risulta, né in un senso né nell'altro. Va chiesto direttamente alla diocesi di Roma e alla parrocchia di riferimento.

Ci sono messe nella Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

Non risulta un orario di messe pubblicato online. Se ci sono celebrazioni, sono occasionali e legate alla ricorrenza del santo o a iniziative della rettoria.

La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è adatta ai bambini?

La valle sì, moltissimo: mucche e cavalli alla Vaccareccia, prati, il fiume Almone, sentieri senza macchine. L'interno è interessante dagli otto anni in su, perché i quattro strati storici si vedono a occhio. Il passeggino regge sul fondovalle, non sulla salita finale.

Si può portare il cane alla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

Nel Parco sì, con guinzaglio e museruola a disposizione, e le FAQ del Parco indicano la Valle della Caffarella a Largo Tacchi Venturi fra le aree dove il cane si può slegare. Dentro l'edificio, quando è aperto, evidentemente no.

Quanto dista la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella dalle Catacombe di San Callisto?

Siamo nello stesso Parco e nello stesso settore della città, a una ventina di minuti a piedi passando dall'Appia Pignatelli verso l'Appia Antica, sentieri e traffico permettendo. Una distanza ufficiale in metri non risulta pubblicata.

Che differenza c'è fra la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella e il Ninfeo di Egeria?

Sono due edifici diversi dello stesso paesaggio. Il Ninfeo di Egeria è una grande nicchia romana con volta a botte legata all'acqua, sta in basso e si vede sempre da fuori senza prenotare. La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è un tempio chiuso e trasformato in chiesa, sta in alto sul ciglio e l'interno si visita solo su richiesta.

Si può visitare la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella in bici?

Ci si arriva vicino in bici, sui percorsi ciclopedonali e sui sentieri consolidati, come prescrive il regolamento del Parco. La Casa del Parco nella valle noleggia city e mountain bike a 3 euro l'ora secondo il sito, con seggiolini per bambini gratuiti.

Cosa vedere insieme alla Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella in una giornata?

Dentro la valle: Ninfeo di Egeria, Casale della Vaccareccia, Colombario Costantiniano, Sepolcro di Annia Regilla, cisterne romane, Bosco Sacro. Fuori: Domine Quo Vadis, Catacombe di San Callisto, Catacombe di San Sebastiano, Villa di Massenzio, e più avanti la Villa dei Quintili.

Qual è il periodo migliore per la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

Da metà ottobre a fine maggio, con aprile e maggio in cima. Da evitare luglio e agosto a mezzogiorno, quando sul fondovalle non c'è ombra e i punti informativi della valle sono chiusi.

La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è pericolosa o isolata?

Isolata sì, pericolosa no, ma vale una regola di buonsenso che vi darebbe qualunque romano: nella Caffarella non si gira dopo il tramonto. Il Parco stesso, nelle FAQ, scrive che non c'è illuminazione artificiale adeguata e raccomanda di esplorare prima che faccia buio.

Chi gestisce oggi la Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella?

Le fonti non concordano. Caffarella.it rimanda alla Sovrintendenza comunale per la richiesta di visita. Il racconto tramandato parla di proprietà del Comune di Roma dal 2002 e gestione della diocesi di Roma dal 2005, come rettoria di San Sebastiano fuori le mura. Le due cose possono coesistere, ma una procedura unica e pubblicata non c'è.

Vale la pena andarci anche se la chiesa è chiusa?

Sì. L'esterno della Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella, con le colonne murate, i mattoni antonini e la crepa in facciata, è metà del monumento, e la valle intorno vale la giornata da sola. La regola è: non fate dipendere la gita dalla porta.

La Chiesa di Sant'Urbano alla Caffarella è l'edificio più fortunato di Roma e insieme il più dimenticato: è sopravvissuto a milleottocento anni perché ha sempre avuto qualcuno che ci faceva qualcosa dentro, prima un sacerdote di Cerere, poi un prete, poi un cardinale con i muratori, poi un custode che ci ha messo il letto. Adesso che è pubblica e restaurata, l'unica cosa che le manca è una porta aperta con un orario scritto sopra. Fino a quel giorno, fate così: scendete in Caffarella un sabato di novembre, arrivate sotto di lei nell'ultima ora di luce, e restate fermi cinque minuti a guardare i mattoni del 160 d.C. che tengono su un muro del 1634 che protegge una pittura del 1011. Poi telefonate alla Casa del Parco e chiedete quando aprono. Se un giorno vi rispondono "domani", mollate tutto e andateci.

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RiassuntoChiesa di Sant'Urbano alla Caffarella - Parco della Caffarella - 00178 Roma RM
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IndirizzoParco della Caffarella - 00178 Roma RM
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