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Basket Playground

Il Basket Playground di Scalo San Lorenzo è un campo da basket di quartiere, piccolo e resistente, autogestito dai ragazzi che lo usano e circondato da un'area verde, in viale dello Scalo di San Lorenzo, all'altezza di largo Settimio Passamonti, sotto il cavalcavia della Tangenziale Est, nel quadrante del quartiere San Lorenzo che guarda verso lo scalo ferroviario. È frequentato tutto il giorno, dalla mattina fino a quando la luce lo consente, soprattutto da ragazzi del quartiere e delle facoltà vicine. Nel 2020 il playground è stato tirato a lucido grazie a Red Bull con l'intervento dello street artist Piskv, al secolo Francesco Persichella, che ha trasformato gli ottocento metri quadrati di superficie in un'opera unica: la planimetria del Colosseo disegnata sull'asfalto, e dentro l'ellisse un giocatore colto a mezz'aria nel gesto della schiacciata. Da allora il campetto non è più soltanto un campetto. È un pezzo di rigenerazione urbana riuscita, dipinto insieme a chi ci gioca, e il 31 luglio 2021 ha ospitato la finale nazionale italiana del Red Bull Half Court, il torneo internazionale di street basket tre contro tre.

Vi racconto questo posto perché ci passo spesso e perché, a Roma, i campi da basket di strada raccontano la città meglio di certi monumenti. Un campetto sopravvive solo se qualcuno se ne prende cura. Questo è sopravvissuto, ed è diventato bello, senza una delibera comunale e senza un'inaugurazione con la fascia tricolore: è successo perché un gruppo di ragazzi ci stava già sopra ogni pomeriggio e perché un artista ha avuto la buona idea di chiedere loro una mano invece di arrivare con il progetto chiuso in tasca.

Dove si trova il Basket Playground e come ci si arriva

L'indirizzo che trovate nelle schede è viale dello Scalo di San Lorenzo 4, 00185 Roma. Nella pratica il riferimento più utile è largo Settimio Passamonti, lo slargo di forma quasi ellittica che si apre dove viale dello Scalo di San Lorenzo incontra il fascio di svincoli della Tangenziale Est. Il campo occupa una porzione di quello spiazzo, con l'area verde intorno e il cavalcavia sopra la testa a fare da soffitto irregolare. Chi arriva per la prima volta di solito lo cerca dalla parte sbagliata, perché il colpo d'occhio dalla strada non aiuta: il campo si rivela solo quando siete già dentro lo slargo.

Con i mezzi pubblici

Il modo più comodo è la stazione Termini e poi un tram. Il tram 19 e il tram 3 servono il quadrante di San Lorenzo passando per viale Regina Elena e piazzale del Verano: dalla fermata del Verano si cammina verso lo scalo ferroviario e in una decina di minuti di passo tranquillo si arriva. In alternativa si scende a Termini e si prosegue a piedi lungo via Marsala e poi verso via dei Reti e via dello Scalo di San Lorenzo, venti minuti abbondanti ma con l'attraversamento del quartiere che vale la camminata. Le linee di bus che percorrono la circonvallazione Tiburtina e viale dello Scalo di San Lorenzo lasciano a poca distanza, e la stazione Tiburtina è raggiungibile a piedi da chi ha gambe e voglia.

In bici o in monopattino

Molti ci arrivano su due ruote, ed è probabilmente la soluzione migliore. San Lorenzo è pianeggiante, il traffico è denso ma lento, e dallo Scalo si aggancia facilmente il percorso verso la Tiburtina o verso il Pigneto. L'unico consiglio è di non lasciare la bici appoggiata al canestro: sembra ovvio, ma il bordo campo libero è una regola che i frequentatori tengono molto, e una bici in mezzo alla linea di fondo è il modo più veloce per farsi guardare male.

In auto

Sconsigliata, come quasi ovunque a San Lorenzo. I posti liberi intorno allo scalo sono pochi e contesi, e la zona convive con i cantieri e con il traffico della tangenziale. Se proprio dovete, mettete in conto di girare e di parcheggiare qualche centinaio di metri più in là, verso la circonvallazione o verso via dei Volsci, e di arrivare a piedi.

Che cosa si trova, materialmente, arrivando sul posto

La descrizione onesta è questa: un rettangolo di gioco all'aperto, fondo in resina colorata, canestri con tabelloni, reti che a seconda dei mesi sono nuove, consumate o assenti, panchine e alberi a bordo campo, e sopra il nastro del cavalcavia. Non ci sono spogliatoi, non c'è una biglietteria, non c'è un custode. Non c'è nemmeno un cancello che qualcuno apra la mattina e chiuda la sera: il campo è un pezzo di città aperta, e la sua manutenzione dipende in buona parte da chi lo usa.

Le dimensioni e la superficie

La superficie complessiva dell'intervento è di circa ottocento metri quadrati, come ha raccontato lo stesso Piskv. Non è un parquet regolamentare da palazzetto e non vuole esserlo: è un playground, cioè uno spazio dove il gioco più praticato non è il cinque contro cinque ma il tre contro tre, il due contro due, l'uno contro uno e le partitelle a punteggio breve. Il fondo è stato rifatto con una tecnologia in resina per pavimentazioni sportive, il sistema Mapecoat TNS Race Track di Mapei, che è stato partner tecnico dell'operazione: serve a due cose insieme, dare all'artista una tavolozza di colori stabile e dare ai giocatori una superficie antiscivolo che tenga anche quando è bagnata e che non si consumi in un paio di stagioni.

L'area verde intorno

Il campo non è piantato nel nulla. Intorno c'è una fascia verde con alberature, che nei mesi caldi fa una differenza enorme: senza quell'ombra il rettangolo diventerebbe una piastra rovente da giugno a settembre. Il verde è anche la ragione per cui il posto funziona come luogo di sosta e non solo come impianto: c'è chi si siede, chi guarda, chi aspetta il proprio turno, chi porta il cane. Un playground vivo ha sempre più persone intorno al campo che dentro.

Il cavalcavia

Sopra e accanto passa la Tangenziale Est. Il rumore c'è, è costante, ed è parte dell'esperienza: giocare qui significa giocare dentro un suono di fondo di traffico. A molti dà fastidio la prima volta e poi smette di esistere. La struttura in cemento fa anche da schermo rispetto al sole basso e da riparo parziale quando piove, che per un campo scoperto è un vantaggio non banale. Ed è proprio il contrasto tra il grigio dell'infrastruttura e i colori accesi della pavimentazione a rendere questo posto fotogenico: il murale emerge dal contesto urbano con più forza proprio perché ha intorno il cemento.

Il murale di Piskv: il Colosseo visto dall'alto

La parte che ha reso famoso questo campetto è il disegno sul fondo. Non è una decorazione applicata a un campo esistente, è un'idea nata dal campo stesso.

Come è nata l'idea

Piskv è stato contattato da Red Bull dopo il murale dedicato a Kobe Bryant che aveva realizzato al Pala Tellene, a Spinaceto, nei mesi successivi alla morte del giocatore nel gennaio 2020. L'obiettivo era riqualificare un campo in vista del Red Bull Half Court, la competizione internazionale di basket tre contro tre che si gioca in contesti urbani. L'artista ha fatto quello che farebbe un architetto, e non a caso è laureato in architettura: prima di disegnare è andato a guardare il sito. Ha alzato un drone e ha fotografato lo spazio dall'alto. Dall'alto si vede una cosa che da terra sfugge completamente, e cioè che lo slargo che accoglie il campo ha una forma ellittica. Una piccola arena, insomma.

La planimetria del Colosseo

Da lì il passaggio è stato immediato: se lo spazio è già un'arena, allora tanto vale inserirci l'arena per eccellenza. Piskv ha ripreso la planimetria dell'Anfiteatro Flavio, l'ellisse del Colosseo con la sua struttura interna, e l'ha calata sul rettangolo di gioco. È un'idea che funziona su tre piani contemporaneamente. Sul piano grafico, perché l'ellisse e le linee concentriche danno movimento a una superficie piatta. Sul piano simbolico, perché mette in relazione il gesto atletico contemporaneo con duemila anni di spettacolo cittadino nello stesso luogo fisico, Roma. Sul piano pratico, perché rende l'opera irripetibile: un disegno astratto si può replicare a Berlino o a Melbourne, il Colosseo no. Questo campo può esistere soltanto qui.

Il giocatore in schiacciata

Dentro l'ellisse c'è la figura di un giocatore di fantasia, non un ritratto, colto nel momento del salto mentre schiaccia. Lo stile è quello riconoscibile di Piskv: figurativo contaminato da cubismo e futurismo, con un uso massiccio di forme geometriche e piani di colore che spezzano la figura e le danno dinamismo. Il corpo è scomposto in sezioni, le linee prolungano il movimento oltre il contorno, e il risultato dall'alto è una figura che sembra ancora in volo. I colori scelti sono accesi per scelta precisa, in contrasto voluto con il grigio della tangenziale.

Un'opera partecipata

Il dettaglio più importante di tutta la storia è il metodo. Piskv ha progettato il disegno al computer, l'ha riportato in scala sul terreno, e poi ha chiamato a dipingere i ragazzi che già frequentavano il campo. Non come comparse per la fotografia finale: proprio a stendere colore. L'artista lo ha raccontato più volte, spiegando che il contributo di chi usava già quel playground sarebbe stato decisivo per la tenuta dell'opera nel tempo. Aveva ragione, e su questo torno più avanti, perché è il punto in cui questa storia smette di essere una storia di street art e diventa una storia di quartiere.

Chi è Piskv

Francesco Persichella, che firma le sue opere come Piskv, è originario di Canosa di Puglia e vive e lavora a Roma dal 2011. Ha una laurea in architettura, e questo si vede in tutto quello che fa: la costruzione geometrica delle sue figure, l'attenzione al rapporto tra opera e contesto, l'abitudine a progettare prima e dipingere poi. Lui stesso preferisce non definirsi street artist e si descrive piuttosto come creativo urbano, perché il suo lavoro attraversa illustrazione, pittura e interventi di scala architettonica.

I ritratti del cinema romano

Prima del basket è arrivato il cinema. Nel 2016 ha realizzato un murale dedicato ad Alberto Sordi nei panni del Marchese del Grillo, e in seguito uno dedicato a Carlo Verdone nella maschera di Furio, uno dei personaggi più citati della sua filmografia. I due interventi sono nati nell'ambito del festival di arte urbana Pinacci Nostri, e hanno un'idea comune: raccontare Roma attraverso i volti che l'hanno interpretata al cinema, riportandoli sui muri dei quartieri.

Il Kobe Bryant del Pala Tellene

Il lavoro che ha cambiato la scala della sua notorietà è il tributo a Kobe Bryant dipinto sul Pala Tellene, a Spinaceto, dopo l'incidente aereo del gennaio 2020 in cui morirono il giocatore e la figlia Gianna Maria. Piskv ha autofinanziato interamente quel progetto, e la cosa merita di essere detta perché spiega il resto: l'opera ha avuto una risonanza mediatica che è arrivata fino agli Stati Uniti, e da lì sono nate le collaborazioni successive, compresa quella con Red Bull per lo Scalo San Lorenzo. Tra il murale di Spinaceto e il campo di San Lorenzo c'è un filo diretto, ed è il basket.

Il filo che lega le sue opere

Se guardate insieme il Kobe di Spinaceto e il playground dello Scalo, il tratto comune è evidente: figure umane in movimento, scomposte da piani geometrici, colori pieni, e un rapporto sempre esplicito con il luogo che le ospita. Non sono opere che potrebbero stare altrove. Sono opere che nascono dal sopralluogo.

La San Lorenzo Family e la questione dell'autogestione

La riqualificazione è stata realizzata in collaborazione con la San Lorenzo Family, la crew di ragazzi che quel campo lo frequentava già e che ne è di fatto la comunità di riferimento. È un passaggio che in genere nei comunicati stampa finisce in fondo, e invece è il cuore della faccenda.

Che cosa vuol dire autogestito

Autogestito, in un contesto come questo, non significa occupato né fuori dalle regole. Significa che la manutenzione ordinaria, la pulizia, il controllo sociale dello spazio e la gestione dei turni di gioco non dipendono da un ente ma dalle persone che lo usano. Nessuno stacca biglietti, nessuno assegna slot orari, nessuno chiude a chiave. Funziona finché esiste un gruppo stabile che considera quel posto proprio, e smette di funzionare il giorno in cui quel gruppo si disperde.

Prima e dopo il 2020

La testimonianza più interessante su questo punto l'ha data l'artista. Ha raccontato che nei mesi invernali, prima dell'intervento, sul campo era facile trovare bottiglie abbandonate e rifiuti, e che dopo il rifacimento i ragazzi hanno cominciato a prendersene cura in modo diverso, raccogliendo anche l'immondizia lasciata da altri. È il meccanismo che chi studia la rigenerazione urbana conosce bene e che in italiano chiamiamo appropriazione positiva: se hai dipinto tu quel pavimento, non ci butti la bottiglia sopra, e non lasci che ce la butti qualcun altro. Il valore dell'operazione non è estetico, è comportamentale.

Perché non è scontato

Vale la pena non romanticizzare. Un campetto autogestito resta uno spazio fragile: dipende dalla continuità di presenza di un gruppo, subisce l'usura del tempo e delle intemperie, e non ha un capitolo di bilancio che ne finanzi il rifacimento tra dieci anni. Questo campo, oggi, regge perché c'è chi lo tiene in piedi. Se ci andate, il minimo che potete fare è comportarvi di conseguenza.

Red Bull Half Court, il torneo che ha portato qui il mondo

Il rifacimento del campo non è nato come intervento artistico fine a se stesso: era funzionale a un torneo. Il Red Bull Half Court è una competizione internazionale di basket tre contro tre che si disputa su playground urbani, con qualificazioni nazionali in molti paesi e una finale mondiale che ogni anno cambia sede.

La finale nazionale del 31 luglio 2021

Sabato 31 luglio 2021 la finale nazionale italiana del Red Bull Half Court si è giocata proprio qui, sul campo riqualificato dello Scalo San Lorenzo, al termine di un percorso di qualificazioni passate per diverse città italiane, tra cui Bari e Firenze. Nel torneo maschile ha prevalso la formazione dei Silverback, mentre nel torneo femminile ha vinto SemoLillo, squadra legata alla realtà di San Lorenzo. Le due vincitrici hanno conquistato l'accesso alla fase internazionale. Detto in modo diretto: il campetto sotto la tangenziale ha ospitato una finale nazionale, e le squadre di casa l'hanno vinta.

La finale mondiale a Roma nell'ottobre 2021

La seconda edizione del torneo si è chiusa a Roma il 16 ottobre 2021 con la finale mondiale, quindici squadre in rappresentanza di Italia, Turchia, Germania, Serbia, Giappone, Russia, Spagna, Svizzera, Gran Bretagna e Grecia. Nella finale maschile la Serbia ha battuto la Russia dieci a nove, decisa da un canestro da due punti all'ultimo secondo di Dušan Bulut, uno dei nomi più riconosciuti del tre contro tre mondiale. Nel torneo femminile il titolo è andato alla Russia. Mapei, che aveva fornito la tecnologia per la superficie, figurava tra i partner tecnici anche di quell'appuntamento.

Che cosa lascia un torneo del genere

La risposta cinica è: un campo verniciato e molto materiale promozionale. La risposta onesta è più interessante. Operazioni come questa hanno senso quando il campo resta al quartiere dopo che i camion sono ripartiti, e in questo caso è successo. Il playground non è stato recintato, non è stato dato in gestione a nessuno, non è diventato un impianto a pagamento. È rimasto un campetto libero, solo molto più bello e molto più solido di prima. Non tutte le operazioni di sponsorizzazione sportiva finiscono così, e vale la pena riconoscerlo quando accade.

Lo schema, replicato altrove

Il modello adottato a San Lorenzo è stato ripetuto in altre città. In Italia sono stati rifatti campi a Roma, ad Ancona e a Rimini per l'edizione successiva; a Napoli, per un torneo gemello dedicato al calcio, è stato riqualificato il Campo Sgarrupato con un intervento dell'artista Zeus40 che raffigura San Gennaro con il pallone in mano e la scritta dedicata a Pino Daniele. Fuori dall'Italia lo schema è arrivato a Mannheim in Germania, a Losanna in Svizzera, a Melbourne in Australia e al Cairo, dove la finale mondiale del 2022 si è giocata su una superficie disegnata dall'artista egiziano Ahmed Nofal. In tutti i casi la formula è la stessa: artista locale, comunità locale, superficie tecnica, torneo, e il campo che resta.

Il playground come istituzione: una storia lunga

Per capire perché un campetto sotto un cavalcavia possa contare qualcosa, conviene fare un passo indietro e ricordare che cosa è un playground nella storia di questo sport.

Le origini americane

Il basket nasce al chiuso, in una palestra del Massachusetts, ma diventa cultura di massa all'aperto. Nelle città americane della prima metà del Novecento i campi da gioco pubblici, spesso ricavati in spazi residuali tra edifici, diventano il luogo dove i ragazzi imparano a giocare senza allenatori e senza società. Il playground più celebre di tutti, a Harlem, ha dato il nome a un torneo estivo che dagli anni Cinquanta in poi ha visto passare generazioni di giocatori, alcuni diventati professionisti e altri rimasti leggende soltanto locali. È da lì che arriva l'idea che il campo di strada sia un luogo di verifica: quello che vale in palestra vale davvero solo se regge anche sull'asfalto, davanti a gente che ti conosce.

Un gioco senza arbitro

La caratteristica strutturale del basket di strada è l'assenza di terzi. Non c'è arbitro, quindi il fallo lo chiama chi lo subisce, e la chiamata si accetta. Non c'è cronometro, quindi si gioca a punteggio. Non c'è tabellone elettronico, quindi il punteggio lo tiene la voce. Non ci sono sostituzioni, quindi chi vince resta e chi perde esce. È un sistema che si regge interamente sulla parola data, ed è per questo che i campetti producono un'etica riconoscibile ovunque nel mondo: chi bara perde la faccia, e la faccia è l'unica moneta che circola.

L'arrivo in Italia

In Italia il basket ha una storia societaria forte e una storia di strada più carsica ma continua. Dagli anni Ottanta in poi i campetti degli oratori, delle scuole, dei parchi e dei cortili popolari hanno formato una quantità enorme di giocatori che non sono mai arrivati in serie A e che però hanno tenuto vivo lo sport dove le società non arrivavano. Il tre contro tre, che oggi è disciplina olimpica riconosciuta e ha un circuito internazionale strutturato, è la codificazione di quel gioco: campo dimezzato, un solo canestro, tempi brevi, squadre piccole. Il playground di Scalo San Lorenzo, per forma e per dimensioni, appartiene esattamente a quel mondo.

Il campetto come presidio

C'è poi la funzione sociale, che a Roma è particolarmente evidente. In molti quartieri il campetto è l'unico spazio sportivo gratuito nel raggio di chilometri. Non chiede tesseramento, non chiede certificato medico, non chiede quota di iscrizione, non chiede nemmeno di saper giocare. Chiunque abbia un pallone e un paio di scarpe può entrare. Questa gratuità totale è rara in una città dove quasi ogni altra attività sportiva ha un costo, e rende i campetti dei presidi reali: tengono aperti spazi pubblici, occupano pomeriggi, creano relazioni tra ragazzi di provenienze diverse. Non risolvono i problemi di un quartiere, ma tolgono spazio al vuoto.

Le regole non scritte del campetto

Se venite a giocare qui e non siete del giro, ci sono cose che nessuno vi spiegherà a voce ma che è bene sapere. Non sono regole scritte da qualche parte: sono consuetudini del basket di strada, valide in Italia come altrove, e chi le rispetta viene accolto senza problemi.

Si aspetta il turno

Se il campo è occupato da una partita, si aspetta. Ci si mette a bordo campo, si segnala di voler giocare la partita successiva e si attende. Il criterio classico è che la squadra vincente resta in campo e la sfidante entra al posto della perdente. Entrare in mezzo a una partita in corso per tirare a canestro dall'altra parte è la cosa più fastidiosa che possiate fare, e i frequentatori non mancheranno di farlo notare.

Il fallo lo chiama chi lo subisce

Senza arbitro, la chiamata è un atto di fiducia reciproca. Chi subisce chiama, chi ha commesso il fallo accetta senza discutere, e si riprende dalla rimessa. Chiamare falli inesistenti per fermare l'azione avversaria è considerato scorretto quanto commetterli. Lo stesso vale per il punteggio: si dice a voce dopo ogni canestro, e ci si fida.

Si rispettano i residenti

Questo campo ha case e strade intorno, e persone che ci abitano. Volume della musica contenuto, niente urla dopo una certa ora, niente bottiglie di vetro. Sembrano banalità, ma la storia dei campetti romani è piena di impianti chiusi o smantellati dopo anni di lamentele del vicinato. Un playground vive anche del consenso di chi gli dorme accanto.

Non si lascia sporco

La regola più semplice e la più importante, in un posto che nessuno pulisce se non chi lo usa. Qui vale doppio, perché c'è un'opera d'arte sotto i piedi: mozziconi, vetro e lattine sul disegno di Piskv non sono soltanto sporcizia, sono danno. Chi frequenta il campo ha preso l'abitudine di raccogliere anche quello che lasciano gli altri. Se venite, portate via il vostro, e se avete un minuto raccogliete anche qualcos'altro.

Si condivide il canestro

Nei momenti di minore affollamento capita che sul campo ci siano più gruppi che tirano contemporaneamente. Ci si divide il canestro, si recupera il pallone degli altri quando rotola, si lascia spazio a chi sta tirando. Sono gesti minimi che definiscono chi è del giro e chi no molto più dell'abilità tecnica.

Il livello di gioco non è un requisito

Ultima cosa, che vale la pena dire perché scoraggia molti: non serve giocare bene. Sui campetti passa gente di ogni livello, dai ragazzini che imparano ai giocatori di categoria che si allenano d'estate. Chi sa giocare, in genere, non ha nessun problema con chi non sa: ha problemi con chi è scorretto o maleducato. Sono due cose diverse.

San Lorenzo, il quartiere intorno al campo

Il campo non si capisce senza il quartiere. San Lorenzo è uno dei posti più densi di storia recente di Roma, e uno dei più discussi.

Come è nato

Il quartiere si forma a partire dagli ultimi decenni dell'Ottocento, fuori Porta Tiburtina, come insediamento operaio legato alla ferrovia, alle officine e ai cantieri della città che diventava capitale. Nasce senza piano regolatore, con palazzine alte e strade strette, e con una popolazione di manovali, scalpellini, ferrovieri e artigiani. Le vie portano nomi di popoli italici, Volsci, Sabelli, Marsi, Equi, Reti, e la toponomastica è rimasta uno dei tratti riconoscibili della zona. Lo scalo ferroviario che dà il nome alla strada del campo è la ragione stessa per cui il quartiere esiste.

Il 19 luglio 1943

La data che ogni romano associa a San Lorenzo è il 19 luglio 1943, giorno del bombardamento alleato che colpì lo scalo ferroviario e il quartiere intorno, causando migliaia di morti e distruzioni enormi, e danneggiando anche la basilica di San Lorenzo fuori le mura. È un fatto che il quartiere non ha mai smesso di ricordare e che spiega molto del suo carattere: la memoria antifascista, la diffidenza verso le retoriche ufficiali, l'abitudine a organizzarsi dal basso. Chi cammina oggi tra viale dello Scalo di San Lorenzo e le vie interne passa sopra una geografia che è stata ricostruita due volte.

L'università e la notte

Dal dopoguerra in poi la vicinanza con la Sapienza ha trasformato San Lorenzo in quartiere studentesco, con tutto quello che comporta: affitti, case condivise, aule studio improvvisate, e una vita notturna che negli ultimi decenni è diventata intensa fino a risultare pesante per chi ci abita. Il quartiere convive da anni con la tensione tra la sua funzione di ritrovo notturno e le esigenze dei residenti, ed è un conflitto vero, non una lamentela da cartolina. Il campetto, in questo quadro, appartiene alla San Lorenzo diurna, quella dei ragazzi che giocano di pomeriggio, ed è una delle ragioni per cui la sua esistenza è preziosa.

Il Verano e la basilica

A poche centinaia di metri dal campo si aprono il cimitero monumentale del Verano, che è a tutti gli effetti un museo di scultura funeraria all'aperto, e la basilica di San Lorenzo fuori le mura, una delle sette chiese giubilari, con il suo doppio corpo di epoche diverse e il portico cosmatesco. Chi viene fin qui per il campetto e ha un'ora in più ha, a distanza di passeggiata, due dei luoghi più intensi della città.

La San Lorenzo di oggi

Oggi il quartiere è un impasto: officine storiche e gallerie d'arte, mercerie e locali, studenti e famiglie che ci vivono da tre generazioni, spazi sociali e speculazione edilizia. Il campo di Scalo San Lorenzo è uno dei pochi luoghi dove questi pezzi si incrociano senza conflitto, perché su un campo da basket l'unica gerarchia che conta è chi ha segnato l'ultimo canestro.

Street art e riqualificazione sportiva: perché questa formula funziona

Negli ultimi anni in Italia si sono moltiplicati gli interventi che uniscono arte urbana e impianti sportivi di quartiere. Non è una moda casuale, e vale la pena capire il meccanismo.

Il costo e il tempo

Rifare un campetto con un intervento artistico costa una frazione di quello che costerebbe costruirne uno nuovo, e si fa in settimane invece che in anni. Per un'amministrazione o per uno sponsor è il rapporto tra investimento e visibilità più favorevole che esista nello spazio pubblico. Questo spiega la diffusione della formula, ma non ne spiega il successo.

La differenza tra decorare e rigenerare

Il successo dipende da una cosa sola: se la comunità che usa lo spazio viene coinvolta oppure no. Un campo dipinto da un artista che arriva, esegue e riparte è un campo più bello per un paio di stagioni, poi torna come prima. Un campo dipinto insieme a chi ci gioca cambia il modo in cui quelle persone lo trattano. A San Lorenzo si è scelta la seconda strada, ed è per questo che il posto regge. La differenza tra decorazione e rigenerazione passa esattamente da qui, e non dalla qualità del disegno.

Il rischio dell'effetto vetrina

Va detto anche il rovescio. Quando un campetto diventa fotogenico, arriva gente che non gioca: fotografi, produzioni, sessioni fotografiche, riprese. Se accade ogni tanto è un arricchimento, se accade tutti i giorni diventa un problema, perché il campo smette di essere disponibile per chi lo usa davvero. È una tensione che riguarda molti playground diventati famosi, e che qui si gestisce con il buon senso: se il campo è occupato da una partita, la fotografia aspetta.

La manutenzione, che nessuno racconta

Una superficie in resina dipinta ha bisogno di cure. Il sole la scolorisce, la pioggia e il gelo la aggrediscono, l'uso la consuma nei punti di maggiore appoggio, sotto il canestro e lungo le linee di tiro. La scelta di una tecnologia tecnica per pavimentazioni sportive invece di semplice vernice è servita proprio a questo, ad allungare la vita dell'opera. Ma nessun materiale è eterno, e il destino a lungo termine di questo disegno dipenderà dalla volontà di rifarlo quando servirà.

Una curiosità su Basket Playground

La curiosità è che l'idea dell'opera non è nata guardando il campo, ma guardandolo da sopra. Piskv ha alzato un drone per fotografare lo spazio dall'alto e solo in quel momento si è accorto che lo slargo che ospita il rettangolo di gioco ha una forma ellittica, cioè la forma di un'arena. Il disegno che oggi tutti riconoscono, la planimetria del Colosseo, è la conseguenza diretta di quella scoperta: l'artista non ha imposto un tema al luogo, ha letto il luogo e gli ha dato il tema che già conteneva.

La conseguenza pratica è curiosa a sua volta. Il murale è concepito per la vista aerea, quindi il modo in cui i giocatori lo vedono, dall'altezza dei loro occhi, non è il modo in cui è stato pensato. Chi gioca cammina dentro un'immagine che non può vedere per intero. Solo le fotografie dall'alto restituiscono l'opera completa, ed è per questo che quasi tutte le immagini che circolano di questo campo sono riprese da sopra. È una specie di geoglifo contemporaneo, disegnato per un punto di vista che quasi nessuno, a terra, ha mai.

Aggiungo una seconda curiosità, minore ma bella: la scelta del Colosseo rende l'opera tecnicamente non replicabile. Gli stessi progetti realizzati in altre città usano pattern astratti o figure locali, che in teoria potrebbero migrare altrove. L'ellisse dell'Anfiteatro Flavio no. Questo campo, se lo copiassero a Berlino, non avrebbe alcun senso. È forse l'unico playground al mondo il cui disegno è giuridicamente e culturalmente legato a un solo indirizzo.

Una cosa che non ti dice nessuno su Basket Playground

Quello che non vi dirà nessun articolo è che questo non è un luogo turistico, e che comportarsi come se lo fosse è il modo più veloce per rovinare l'esperienza a tutti, compresi voi.

Le fotografie che circolano mostrano un campo vuoto, colorato, perfetto, ripreso dall'alto in una giornata di sole. La realtà, nella maggior parte delle ore del giorno, è un campo pieno di ragazzi che giocano una partita che per loro conta. Se arrivate con l'aspettativa della cartolina, troverete un posto rumoroso, con il traffico della tangenziale sopra la testa, i bordi consumati, qualche rete strappata e il disegno segnato dall'uso. Chi ci va pensando di trovare un'installazione artistica resta deluso. Chi ci va sapendo di entrare in un campo di quartiere in funzione, capisce tutto.

La seconda cosa che nessuno dice è che il disegno, per come è fatto, funziona meglio da consumato che da nuovo. Le linee di gioco regolamentari sono sovrapposte all'opera, e con il passare delle stagioni i punti di maggior calpestio, l'area sotto canestro, l'arco del tiro da tre, le traiettorie dei cambi di direzione, diventano visibilmente più chiari. In pratica il campo registra da solo dove si gioca di più. È una mappa d'uso che si disegna da sé sopra la mappa del Colosseo, e a me sembra il dettaglio più interessante di tutto il posto.

Terza cosa: non esiste un orario di apertura, ma esiste un orario reale. Il campo si svuota quando cala la luce, perché l'illuminazione non è quella di un impianto sportivo. Chi arriva dopo il tramonto trova poco, salvo nelle sere in cui qualcuno organizza qualcosa. Se venite per vedere il disegno, dovete venire di giorno, punto.

Il consiglio che ti do per visitare Basket Playground

Il consiglio è banale e vi cambia la giornata: venite la mattina presto, tra le otto e le dieci, in un giorno feriale.

Le ragioni sono tre. La prima è la luce: il sole basso del mattino attraversa lateralmente lo spazio sotto il cavalcavia e accende i colori della resina senza appiattirli come fa la luce verticale di mezzogiorno. La seconda è l'affollamento: a quell'ora il campo è quasi sempre libero o quasi, quindi potete guardare il disegno per intero senza disturbare nessuno e senza sentirvi fuori posto. La terza è il rumore: il traffico della tangenziale c'è comunque, ma prima delle nove ha un ritmo diverso, e il quartiere intorno è ancora nella sua fase quotidiana, con i bar aperti e le consegne in corso.

Che cosa portare

Se venite per giocare: pallone vostro, perché non è garantito che ce ne sia uno disponibile, scarpe da esterno con suola adatta all'asfalto e alla resina, e acqua, perché non ci sono distributori e la fontanella più vicina richiede una camminata. Se venite per guardare, basta una macchina fotografica o un telefono e la disponibilità a non mettervi in mezzo.

Come comportarsi se il campo è pieno

Chiedete. Basta un cenno e una domanda diretta: se volete fare due tiri, si chiede se si può entrare nella prossima partita; se volete fotografare il campo, si chiede se dà fastidio. Nel novantanove per cento dei casi la risposta è affermativa e cordiale. Quello che non funziona è comportarsi come se le persone non ci fossero.

Da abbinare nella stessa uscita

Il campo, da solo, vi impegna venti minuti. Ha senso inserirlo in un giro di quartiere: la basilica di San Lorenzo fuori le mura e il Cimitero del Verano sono a distanza di passeggiata, e il reticolo di vie interne merita una deriva senza meta. Chi vuole restare sul tema dello sport e dell'autogestione trova nel quartiere anche la Palestra Popolare San Lorenzo, che appartiene alla stessa famiglia di esperienze.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che il campo è stato rifatto da Red Bull nel 2020 con l'intervento di Piskv. Lo dicono tutti gli articoli, lo dice la scheda del posto, lo dicono le didascalie delle fotografie. Quello che si cita molto meno spesso è chi ha tenuto in mano il rullo.

L'opera è stata realizzata in collaborazione con la San Lorenzo Family, e i ragazzi che già frequentavano il campo hanno partecipato materialmente alla stesura del colore, dopo che l'artista aveva riportato sul terreno il disegno progettato al computer. Non è un dettaglio da comunicato: è la ragione per cui questo intervento ha resistito mentre altri si sono degradati in fretta. Piskv lo ha detto esplicitamente, e cioè che il contributo dei giovani che usavano già quel playground sarebbe stato decisivo per la tenuta dell'opera, e che dopo il rifacimento quegli stessi ragazzi hanno cominciato a raccogliere anche i rifiuti lasciati da altri.

Il secondo fatto poco citato riguarda la tecnica. Il campo non è dipinto con vernice da muro ma realizzato con un sistema in resina per pavimentazioni sportive, il Mapecoat TNS Race Track, fornito da Mapei come partner tecnico. Significa che la superficie è progettata per garantire aderenza anche bagnata e per mantenere la propria rugosità nel tempo. È la differenza tra un murale orizzontale e un campo da gioco: qui si è fatto un campo da gioco che è anche un murale, non il contrario. Chi ci ha giocato sopra la differenza la sente sotto le scarpe.

Terzo fatto, ancora meno citato: la spinta iniziale è arrivata da un'altra opera. Red Bull ha contattato Piskv dopo aver visto il murale dedicato a Kobe Bryant che l'artista aveva realizzato, autofinanziandolo, sul Pala Tellene di Spinaceto. Senza quel gesto gratuito in un'altra periferia romana, questo campo probabilmente sarebbe ancora grigio.

La foto giusta da fare a Basket Playground

La foto giusta, qui, è quella del campo vuoto, e per due motivi: perché è l'unica che restituisce il disegno, e perché è l'unica che si può fare senza mettere nessuno dentro l'inquadratura.

La regola prima di tutto

Sul campo ci sono ragazzi, spesso minorenni. Non si fotografano le persone, e a maggior ragione non si fotografano i minori. Se volete un'immagine con figure umane, chiedete, e se avete davanti dei ragazzini la risposta è comunque no. Questa non è una formalità: è un campo di quartiere, non un set. Chi arriva con la fotocamera puntata verso i giocatori si mette subito in una posizione sbagliata, e fa male anche a chi verrà dopo.

L'inquadratura che funziona

La migliore è quella che sfrutta il contrasto tra il colore della superficie e il grigio del cemento del cavalcavia. Mettetevi su un lato corto, abbassatevi fino quasi a terra e inquadrate il campo in diagonale con la struttura della tangenziale nella parte alta: la prospettiva schiaccia il disegno e le linee dell'infrastruttura fanno da cornice. È l'immagine che racconta meglio che cosa sia questo posto, cioè bellezza infilata dentro un'infrastruttura.

Il dettaglio invece dell'insieme

Siccome l'opera intera si legge solo dall'alto, e dall'alto non ci andrete, la strategia più intelligente è rinunciare all'insieme e cercare i dettagli. Un tratto di ellisse che passa sotto la linea dei tre punti. Un pezzo della figura del giocatore tagliato dal bordo del campo. La resina consumata sotto canestro dove il colore si è schiarito. Il punto in cui il disegno incontra l'erba. Sono immagini più oneste della vista aerea, perché mostrano l'opera come la vive chi ci gioca.

La luce

Prima mattina o tardo pomeriggio. A mezzogiorno il sole verticale e l'ombra netta del cavalcavia creano un contrasto che nessuna fotocamera gestisce bene: o bruciate le zone illuminate o perdete tutto quello che è in ombra. Nelle ore basse, invece, la luce entra di lato e i colori della resina reggono benissimo. Le giornate coperte funzionano meglio di quanto immaginiate: il cielo bianco fa da diffusore e la saturazione dei colori esce pulita.

Che cosa evitare

Evitate il drone, salvo autorizzazioni: siete in area urbana densa, accanto a un'infrastruttura stradale, e non è uno spazio dove si fa volare un apparecchio a cuor leggero. Evitate le fotografie in controluce verso la tangenziale, che appiattiscono tutto. Ed evitate di piazzare cavalletti in mezzo al campo: se serve il campo libero, lo si chiede e si aspetta il cambio di partita.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di questo campo, come luogo riconosciuto, è breve, e proprio per questo è possibile raccontarla in modo preciso invece di riempirla di aneddoti.

Prima del 2020

Per anni lo spazio è stato quello che è oggi nella sostanza, un campo da basket libero accanto allo scalo ferroviario, ma in condizioni molto diverse: anonimo, con la superficie deteriorata e, nei mesi invernali, spesso segnato dall'abbandono, con bottiglie e rifiuti lasciati sul terreno. Lo frequentavano comunque, ed è il punto decisivo: lo spazio era già vivo prima di diventare famoso. Nessuno ha inventato una comunità, si è lavorato su una comunità esistente.

Gennaio 2020, l'antefatto di Spinaceto

La catena di eventi che porta al rifacimento comincia altrove. Dopo la morte di Kobe Bryant, Piskv realizza a proprie spese un murale tributo sul Pala Tellene, a Spinaceto. L'opera ottiene una risonanza che supera i confini italiani e arriva negli Stati Uniti, e da lì nasce il contatto con Red Bull.

2020, la riqualificazione

Il playground viene rifatto: nuova superficie in resina tecnica e nuovo disegno, la planimetria del Colosseo con il giocatore in schiacciata, realizzato dall'artista insieme ai frequentatori abituali del campo e alla San Lorenzo Family. L'operazione è pensata in vista del Red Bull Half Court. Da quel momento il campo diventa uno dei luoghi più fotografati della Roma sportiva contemporanea.

31 luglio 2021, la finale nazionale

Il campo ospita la finale nazionale italiana del Red Bull Half Court, punto di arrivo di un percorso di qualificazioni passato per diverse città italiane. Vincono i Silverback nel torneo maschile e SemoLillo in quello femminile, due formazioni legate alla realtà di casa. È l'unico evento sportivo di rilievo internazionale che, per quanto ne so, si sia mai disputato su questo rettangolo.

16 ottobre 2021, la finale mondiale a Roma

La seconda edizione del torneo si chiude a Roma con la finale mondiale: quindici squadre da dieci paesi, vittoria della Serbia sulla Russia per dieci a nove nel maschile, con il canestro decisivo allo scadere firmato da Dušan Bulut, e titolo femminile alla Russia. Le due squadre di casa arrivate dalla finale nazionale giocata allo Scalo San Lorenzo rappresentano l'Italia in quella fase.

Dal 2022 a oggi

Dopo la stagione dei tornei il campo è tornato alla sua funzione ordinaria, che poi è la cosa migliore che potesse succedergli: partite di quartiere, pomeriggi, gruppi che si alternano. Il disegno ha cominciato il suo invecchiamento naturale, e il presidio quotidiano di chi lo usa è rimasto la sua unica vera manutenzione. Nel frattempo la formula sperimentata qui è stata replicata in altre città italiane e straniere, il che fa di questo campetto, in un certo senso, un prototipo.

Chi è passato da Basket Playground

Su questo punto preferisco essere prudente e citare soltanto chi è documentato, perché sui campetti circolano molte leggende e quasi nessuna verifica.

Francesco Persichella, in arte Piskv

L'artista che ha progettato e realizzato l'opera, pugliese di Canosa, romano d'adozione dal 2011, laureato in architettura. Prima di questo campo aveva firmato i tributi ad Alberto Sordi nei panni del Marchese del Grillo e a Carlo Verdone nella maschera di Furio, e il Kobe Bryant del Pala Tellene. Il playground dello Scalo è, tra i suoi lavori, quello che ha avuto la circolazione internazionale più ampia.

I ragazzi della San Lorenzo Family

Sono i veri protagonisti, e non per retorica: hanno dipinto il campo insieme all'artista e da allora ne curano la manutenzione ordinaria. Se dovessi indicare chi è passato di qui lasciando un segno, indicherei loro prima di chiunque altro, anche se nessuno di loro ha un nome noto fuori dal quartiere.

Le squadre della finale nazionale 2021

I Silverback, vincitori del torneo maschile, e SemoLillo, vincitrice del torneo femminile, hanno giocato e vinto su questo campo la finale italiana del Red Bull Half Court, guadagnandosi il passaggio alla fase internazionale. Sono nomi che nel circuito del tre contro tre italiano contano, anche se non li trovate sui giornali sportivi generalisti.

La comunità del tre contro tre

Intorno al torneo sono passati di qui giocatori e squadre arrivati da diverse città italiane per le fasi finali, insieme alla macchina organizzativa dell'evento e ai tecnici che hanno realizzato la superficie. Per qualche giorno, nell'estate del 2021, un campetto di quartiere sotto un cavalcavia è stato il centro del basket di strada italiano.

Chi passa ogni giorno

Poi ci sono quelli che contano davvero per la vita del posto e che non ha censito nessuno: studenti della Sapienza, ragazzi delle scuole della zona, gente del quartiere che gioca da vent'anni, chi arriva da fuori con il pallone sotto il braccio perché ha visto le fotografie e vuole provare. Un playground è la somma di queste presenze, non degli eventi che ospita.

Cosa vedere intorno al Basket Playground

Il campo occupa pochi minuti, il quartiere molto di più. Ecco che cosa ha senso mettere nello stesso giro.

La basilica e il cimitero

La basilica di San Lorenzo fuori le mura è uno degli edifici più stratificati di Roma, nato dalla fusione di due chiese di epoche diverse, con il portico duecentesco e gli arredi cosmateschi. Accanto si apre il Cimitero del Verano, che vale la visita come si visita un museo: sculture funerarie di grande qualità, viali monumentali e una quantità di storia romana concentrata in pochi ettari.

Il quartiere a piedi

Le vie interne, via dei Volsci, via dei Sabelli, via degli Equi, via dei Reti, raccontano l'impianto operaio originario e la sua trasformazione. Ci trovate botteghe artigiane sopravvissute, murales, spazi sociali, librerie, e la stratificazione visiva tipica di un quartiere che non è mai stato ripulito per il turismo. Camminare senza meta qui rende più di qualsiasi itinerario.

Le esperienze di quartiere

Chi è interessato al tema dell'autogestione e degli spazi dal basso trova nella zona diverse realtà che appartengono alla stessa cultura del campetto, tra cui la Palestra Popolare San Lorenzo e il Container San Lorenzo. D'estate il quartiere ospita anche rassegne e arene, come il Festival del Cinema di San Lorenzo, che ne racconta la memoria a partire proprio dal bombardamento del 1943.

Se il tema è il basket

Chi vuole restare sul tema può allargare lo sguardo alla scena cestistica romana, che ha nel Palazzo dello Sport dell'Eur il suo impianto più grande e in realtà di quartiere come Cinecittà Basketball Polaris la sua base quotidiana. Tra il campetto sotto il cavalcavia e il palazzetto olimpico di Nervi corre tutta la distanza sociale di questo sport in città.

Quando andare

La stagione

Aprile, maggio, settembre e ottobre sono i mesi ideali: temperature gestibili, luce buona, campo frequentato senza essere sovraffollato. In pieno luglio e in agosto il caldo sulla resina è pesante nelle ore centrali, e il campo si anima soprattutto alla sera. In inverno il posto resta usabile, ma le giornate corte riducono la finestra utile a poche ore e la pioggia lascia la superficie bagnata a lungo, con il vantaggio parziale del riparo offerto dalla struttura sopra.

Il giorno e l'ora

Per vedere e fotografare: mattina feriale presto. Per giocare e per capire come funziona il posto: tardo pomeriggio, quando il campo è pieno e si formano le squadre. Per una via di mezzo: la domenica mattina, che a San Lorenzo è l'ora più tranquilla della settimana.

Quanto tempo serve

Per il solo campo bastano venti minuti, mezz'ora se fotografate. Con la basilica, il Verano e una passeggiata nel quartiere si arriva comodamente a mezza giornata.

Il playground con i bambini e le questioni di accessibilità

Con i bambini

È un posto adatto, a patto di gestirlo. L'area verde intorno consente di stare fuori dal rettangolo mentre sul campo si gioca, e per un bambino appassionato di basket vedere una partita di strada vale più di un'ora di allenamento. La regola è semplice: il campo, quando è occupato da una partita, non è uno spazio gioco. Si aspetta un momento libero per far tirare i piccoli, e in genere chi gioca lascia volentieri il canestro per qualche minuto se glielo chiedete.

Accessibilità

Il campo è a livello stradale e la superficie è liscia e continua, quindi in sé è raggiungibile anche da chi si muove in carrozzina. I limiti sono nel percorso e nel contorno: i marciapiedi della zona sono irregolari, gli attraversamenti vicino agli svincoli richiedono attenzione, e non ci sono servizi igienici né punti di sosta attrezzati. Chi ha esigenze specifiche faccia i conti con il contesto, che è quello di un'area urbana di margine e non di un impianto sportivo.

Sicurezza e buonsenso

La zona è frequentata e non ha particolari criticità nelle ore diurne. Di sera, come in molte aree accanto agli scali ferroviari, l'illuminazione è scarsa e il passaggio si dirada: non è un posto da visita notturna. Attenzione, sempre, al traffico degli svincoli intorno, soprattutto se siete con bambini o in bicicletta.

Perché questo campetto conta

Alla fine, la domanda è legittima: perché dedicare tutto questo spazio a un campo da basket di quartiere, quando a Roma si può scegliere tra duemila anni di rovine, chiese, musei e ville? La risposta è che questo posto dimostra una cosa che in città si dice spesso e si vede raramente: che la rigenerazione funziona quando parte da chi abita lo spazio, e non quando gli viene calata addosso.

Qui non c'è stato un grande progetto, non c'è stato un bando, non c'è stata una struttura da costruire. C'era un campo già usato, un artista con una buona idea, uno sponsor disposto a pagare, un'azienda che ha fornito la tecnologia giusta e un gruppo di ragazzi che ha impugnato i rulli. Il risultato è un'opera d'arte che si usa tutti i giorni, che si consuma sotto le scarpe di chi ci gioca, e che proprio per questo resta viva. Il Colosseo disegnato sull'asfalto, con il giocatore che schiaccia dentro l'ellisse, è un modo per dire che la storia di Roma non è finita nei musei, e che l'arena continua a essere il posto dove la città si guarda giocare.

Se ci andate, portate il pallone e portate rispetto. Sono le due sole cose richieste all'ingresso di un posto che non ha ingresso.

Domande veloci su Basket Playground

Dove si trova esattamente il Basket Playground?

In viale dello Scalo di San Lorenzo, all'altezza di largo Settimio Passamonti, nel quartiere San Lorenzo, sotto il cavalcavia della Tangenziale Est, a poca distanza dallo scalo ferroviario.

Si paga per entrare?

No. È un campo pubblico e libero, senza biglietto, senza tesseramento e senza prenotazione.

Ci sono orari di apertura?

Non ci sono orari ufficiali perché non c'è una recinzione con cancello gestito. Nella pratica il campo si usa nelle ore di luce, e si svuota al tramonto per mancanza di illuminazione adeguata.

Si può giocare se non si è del quartiere?

Sì. Si aspetta il proprio turno, si chiede di entrare nella partita successiva e ci si comporta correttamente. Nessuno chiede la residenza.

Serve portare il pallone?

Conviene. Non c'è un deposito né un noleggio, quindi l'attrezzatura è quella che portate voi o quella che porta chi trovate sul posto.

Chi ha dipinto il campo?

Lo street artist Francesco Persichella, in arte Piskv, su iniziativa di Red Bull, insieme ai ragazzi che frequentavano il campo e alla San Lorenzo Family.

Quando è stato rifatto il campo?

Nel 2020, in vista del torneo internazionale di street basket Red Bull Half Court.

Che cosa rappresenta il disegno?

La planimetria del Colosseo, con dentro l'ellisse la figura di un giocatore di fantasia colto nel gesto della schiacciata.

Perché proprio il Colosseo?

Perché fotografando lo spazio dall'alto con un drone l'artista si è accorto che lo slargo che ospita il campo ha una forma ellittica, cioè la forma di un'arena, e ha deciso di collegarla all'arena romana per eccellenza.

Quanto è grande il campo?

L'intervento copre circa ottocento metri quadrati di superficie, secondo quanto dichiarato dall'artista.

Di che materiale è la superficie?

Di un sistema in resina per pavimentazioni sportive, il Mapecoat TNS Race Track fornito da Mapei, scelto per garantire aderenza anche in condizioni bagnate e durata nel tempo.

Si vede bene il disegno da terra?

Solo in parte. L'opera è concepita per la visione dall'alto: da terra si leggono i dettagli e le linee, non l'insieme.

Si possono fare fotografie?

Al campo sì, alle persone no senza consenso, e ai minori in nessun caso. Se il campo è occupato, si aspetta il cambio di partita invece di mettersi in mezzo.

È adatto ai bambini?

Sì, con la supervisione di un adulto e con la consapevolezza che quando è in corso una partita il rettangolo non è disponibile per il gioco libero.

C'è un bagno?

No. Non ci sono servizi igienici né fontanelle sul posto: conviene organizzarsi prima, nei locali del quartiere.

Che eventi si sono svolti qui?

Il più importante è la finale nazionale italiana del Red Bull Half Court del 31 luglio 2021, vinta dai Silverback nel torneo maschile e da SemoLillo in quello femminile.

Il campo è accessibile in carrozzina?

Il rettangolo è a livello e la superficie è continua, ma il contorno urbano, con marciapiedi irregolari e svincoli stradali, richiede attenzione e non è pienamente attrezzato.

Come ci si arriva con i mezzi?

Con i tram che servono San Lorenzo e il Verano dalla zona di Termini, oppure a piedi da Termini in una ventina di minuti attraversando il quartiere. La stazione Tiburtina è raggiungibile a piedi.

Conviene andarci in auto?

No. Il parcheggio nella zona è difficile e il traffico intorno agli svincoli è costante.

È un posto sicuro?

Di giorno sì, ed è frequentato. Di sera la zona è poco illuminata e poco transitata, quindi non è una meta da visita notturna.

Chi si occupa della manutenzione?

In larga parte chi lo usa. È un campo autogestito: la pulizia e la cura ordinaria dipendono dalla comunità di frequentatori, non da un gestore.

Che cosa vedere nei dintorni?

La basilica di San Lorenzo fuori le mura, il Cimitero del Verano e le vie interne del quartiere, tutti raggiungibili a piedi in pochi minuti.

Qual è il momento migliore per andarci?

La mattina presto di un giorno feriale per vedere e fotografare il disegno, il tardo pomeriggio per vedere il campo vivo e giocare.

Domande frequenti su Basket Playground

Dove si trova esattamente il Basket Playground?

Il Basket Playground si trova in viale dello Scalo di San Lorenzo 4, all'altezza di largo Settimio Passamonti, nel quartiere San Lorenzo, sotto il cavalcavia della Tangenziale Est e a poca distanza dallo scalo ferroviario. Il campo occupa una porzione dello slargo, con l'area verde intorno e il cavalcavia sopra la testa a fare da soffitto.

Si paga per entrare al Basket Playground?

No, il Basket Playground è un campo pubblico e libero: non c'è biglietto, non c'è tesseramento e non serve prenotazione. Non ci sono spogliatoi, non c'è una biglietteria e non c'è un custode, perché il campo è a tutti gli effetti un pezzo di città aperto senza cancelli che qualcuno apra o chiuda.

Ci sono orari di apertura al Basket Playground?

No, non esistono orari ufficiali al Basket Playground perché non c'è un cancello da aprire o chiudere: il campo, come spazio pubblico, resta accessibile in ogni momento della giornata. Nella pratica la frequentazione dipende dalla luce e dagli orari di chi vive il quartiere.

Che cos'è il murale disegnato sul campo?

Il murale che copre il fondo del Basket Playground raffigura il Colosseo visto dall'alto ed è opera dell'artista Francesco Persichella, in arte Piskv, contattato da Red Bull dopo un murale dedicato a Kobe Bryant realizzato al Pala Tellene di Spinaceto. L'idea nacque osservando dall'alto, con un drone, la forma ellittica dello slargo che ospita il campo.

Il campo è legato a un torneo di basket?

Sì, la riqualificazione del Basket Playground fu funzionale al Red Bull Half Court, una competizione internazionale di basket tre contro tre disputata su playground urbani. La finale nazionale italiana si tenne qui sabato 31 luglio 2021, portando sul campo di San Lorenzo un torneo con qualificazioni in molti paesi e finale mondiale a rotazione.

Quando conviene andare al Basket Playground?

Il momento migliore per vedere il Basket Playground è la mattina presto, tra le otto e le dieci, in un giorno feriale, quando la luce bassa attraversa lateralmente lo spazio sotto il cavalcavia e accende i colori della resina, e quando il campo è più spesso libero rispetto alle altre ore della giornata.

Il Basket Playground è adatto ai bambini?

Sì, con qualche accortezza: l'area verde intorno al campo consente di restare fuori dal rettangolo di gioco mentre si svolge una partita, ed è un buon punto di osservazione per un bambino appassionato di basket. La regola è semplice, quando il campo è occupato da una partita non è uno spazio gioco, e si aspetta un momento libero per tirare a canestro.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoBasket Playground Largo Settimio Passamonti, Roma Un piccolo ma resistente campo di basket di quartiere autogestito e circondato da un'area verde., frequentato tutto il giorno da ragazzi. Nel 2020 il Playground è stato tirato a lucido da Red Bull, con l'aiuto dello street artist Piskv.
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