Alta Formazione Jazz alla Casa del Jazz — 11 ottobre 2026
Alta Formazione Jazz è il pomeriggio della rassegna Una Striscia di Terra Feconda che la Casa del Jazz dedica domenica 11 ottobre 2026 ai conservatori e alle scuole di musica: tre concerti di fila, alle 18.00, alle 19.00 e alle 20.00, nella Sala concerti Armando Trovajoli di viale di Porta Ardeatina 55. In scena i Wildflowers con il Conservatorio G. Martucci di Salerno, il progetto Chansons en trois couleurs di Roberto Ottaviano con il Conservatorio N. Piccinni di Bari e il Rosario Giuliani Hammond Jazz trio con il Saint Louis College of Music. Il biglietto è unico, a 15 euro, e si compra sul sito ufficiale della Casa del Jazz o sul circuito di prevendita autorizzato dalla Fondazione Musica per Roma. Si arriva con la metro B fino a Piramide e poi a piedi lungo le Mura Aureliane per poco meno di un chilometro, oppure con l'autobus 714 fino alla fermata Colombo/Marco Polo; accanto alla villa c'è un parcheggio all'angolo fra via Cristoforo Colombo e viale di Porta Ardeatina.
Alta Formazione Jazz alla Casa del Jazz: il pomeriggio in breve
Alta Formazione Jazz è un concerto pubblico a pagamento, con tre set in successione dalle 18.00 alle 20.00 circa di domenica 11 ottobre 2026, e un solo biglietto da 15 euro per tutti. Nonostante il nome, non è un corso né un seminario: è una serata di musica aperta a chiunque, costruita sull'incontro fra maestri affermati e giovani musicisti usciti dalle aule.
Tre set, tre scuole
Ogni set nasce in collaborazione con un'istituzione didattica diversa: il Conservatorio di Salerno, il Conservatorio di Bari, il Saint Louis College of Music di Roma. Tutti e tre sono indicati dalla Casa del Jazz come produzioni originali, cioè progetti pensati per questo palco e non tappe di un tour già rodato.
Perché vale il pomeriggio
Il giudizio è netto: è la serata più istruttiva della rassegna. Nel giro di tre ore si ascolta un gruppo di giovani con due voci, un sassofonista che da cinquant'anni suona con i nomi più importanti del jazz europeo e americano, e un contraltista che ha vinto il Top Jazz come nuovo talento e oggi insegna. È una lezione di storia del jazz italiano raccontata dal palco.
L'orario domenicale
L'inizio alle 18 è un orario raro per il jazz, ed è una fortuna. Si esce prima delle 21, in tempo per cenare senza fretta, e chi viene da fuori Roma può rientrare la sera stessa.
Il programma di Alta Formazione Jazz, set per set
Il programma pubblicato dalla Casa del Jazz prevede tre set: alle 18.00 i Wildflowers, alle 19.00 Chansons en trois couleurs di Roberto Ottaviano, alle 20.00 il Rosario Giuliani Hammond Jazz trio. La scaletta dei brani non è stata pubblicata.
Ore 18.00, Wildflowers
Il primo set è affidato ai Wildflowers: Elena Paparusso e Mario Sacchettino alle voci, Pasquale Geremia al sassofono tenore, Giada De Prisco alla chitarra, Carmine Storzillo al pianoforte, Christian Trotta al basso elettrico e Riccardo Leone alla batteria. Il progetto nasce in collaborazione con il Conservatorio di Musica G. Martucci di Salerno. Sette musicisti, due voci e un basso elettrico: la formazione fa pensare a un jazz vocale aperto al pop e al soul più che al bebop di scuola, ma il repertorio non è stato annunciato.
Ore 19.00, Chansons en trois couleurs
Il secondo set porta in scena Roberto Ottaviano al sassofono con Piero Corbascio alla tromba, Marco Cutillo alla chitarra, Giorgio De Palma al contrabbasso e Vito Tenzone alla batteria, in collaborazione con il Conservatorio di Musica N. Piccinni di Bari. Il titolo, in francese, promette canzoni in tre colori: un indizio di repertorio che attinge alla forma canzone più che allo standard americano. Ottaviano ha fondato il corso di jazz del conservatorio della sua città, e questo gruppo è il segno di quel lavoro.
Ore 20.00, Rosario Giuliani Hammond Jazz trio
Il set conclusivo è del Rosario Giuliani Hammond Jazz trio: Rosario Giuliani al sassofono, Angelo Pettineo all'organo Hammond, Paolo Calzuola alla chitarra, Gianmario Bonanomi alla batteria. La collaborazione è con il Saint Louis College of Music di Roma. L'organo Hammond al posto del pianoforte e del contrabbasso cambia completamente il colore del gruppo: le linee di basso si suonano con la pedaliera o con la mano sinistra, e il suono si fa più caldo, più vicino al blues e al soul jazz.
Quattro o tre?
Il gruppo si chiama trio ma l'organico pubblicato elenca quattro nomi. È una piccola incongruenza della pagina ufficiale che non cambia la sostanza: sul palco ci saranno sassofono, organo, chitarra e batteria, la classica formazione da club con l'Hammond.
Una Striscia di Terra Feconda: la rassegna che ospita Alta Formazione Jazz
Una Striscia di Terra Feconda è la rassegna che fra settembre e ottobre porta alla Casa del Jazz doppi concerti di jazz italiano ed europeo, a biglietto unico. Alta Formazione Jazz ne è l'appuntamento più didattico, con tre set invece di due.
Le serate intorno
Il calendario della Casa del Jazz elenca, a ottobre 2026, il Sarah Chaksad Quartet e «A forza di essere vento» di Maria Laura Baccarini e Hélène Labarrière il 2 ottobre; il VMV Trio con Laurent Dehors e il Jacky Molard Quartet il 3; il Thomas Lasca Quartet con «Prime parole» e il Canto Conte Trio il 4, alle 18; Jacopo Fagioli con «Dialogue» e l'Ambrosetti Angeleri Esposito Trio il 9 ottobre. L'11 è la serata che chiude questa sequenza di fine settimana.
Il senso del titolo
Il nome della rassegna parla di una striscia di terra fertile: un'immagine che si adatta bene a un pomeriggio in cui si seminano talenti. Qui il raccolto lo fanno i ragazzi che salgono sul palco accanto ai maestri.
La formula del biglietto unico
Un prezzo solo per più progetti è la regola della rassegna. Per Alta Formazione Jazz vuol dire tre concerti a 15 euro, il rapporto più favorevole di tutta la stagione autunnale della villa.
Rosario Giuliani: biografia del sassofonista
Rosario Giuliani è un sassofonista jazz nato a Terracina il 13 gennaio 1967, attivo dal 1987, che suona il sax alto e il soprano. Ha cominciato da giovanissimo nel Corpo bandistico Città di Terracina e si è diplomato nel 1987 al Conservatorio Licinio Refice di Frosinone.
Gli anni della formazione
Nel 1989 ha frequentato i corsi del Berklee College of Music organizzati dentro Umbria Jazz. Nel 1990 la Rai lo ha inserito nell'orchestra dei Giovani talenti del jazz europeo, riunita per un concerto a Roma, all'Auditorium del Foro Italico, sotto la direzione di James Newton. È un dettaglio che rende particolare il suo ritorno, trentasei anni dopo, in un pomeriggio dedicato proprio alla formazione dei giovani.
Il cinema
Negli anni successivi Giuliani ha lavorato all'incisione di colonne sonore con Ennio Morricone, Luis Bacalov, Armando Trovajoli, Nicola Piovani e Riz Ortolani. Il nome di Trovajoli è quello della sala in cui suona l'11 ottobre: il sassofonista torna a far musica sotto l'insegna di un compositore per cui ha già suonato.
I premi
Nel 1996 ha vinto il premio Massimo Urbani, dedicato al grande contraltista romano; l'anno dopo l'Europe Jazz Contest in Belgio, come miglior solista e miglior gruppo. Nel 2000 è stato eletto nuovo talento nel referendum Top Jazz della rivista Musica Jazz: lo stesso riconoscimento che, venticinque anni dopo, è andato a Jacopo Fagioli, di scena nella stessa rassegna il 9 ottobre.
Le collaborazioni
Nel 2005 ha partecipato al progetto Land of the Sun con Charlie Haden e Gonzalo Rubalcaba; nel 2006 ha fatto una tournée nelle maggiori città della Cina. Ha suonato con Kenny Wheeler, Randy Brecker, Bob Mintzer, Cedar Walton, Phil Woods, Cameron Brown, Joe Locke e Donald Harrison, e in Italia con Enrico Rava, Maurizio Giammarco, Tullio De Piscopo, Franco D'Andrea, Giovanni Tommaso, Enrico Pieranunzi, Dado Moroni, Javier Girotto e Flavio Boltro.
I festival
I palchi della sua carriera vanno da Umbria Jazz e Bergamo Jazz al North Sea Jazz Festival nei Paesi Bassi, dal JVC Jazz Festival di Parigi al London Jazz Festival, da Marciac e Jazz à Vienne in Francia fino allo Smoke Jazz Club e alla Town Hall di New York, dove ha suonato nel 2001.
I dischi con Dreyfus
Nel settembre 2000 ha firmato con l'etichetta francese Dreyfus Jazz, per cui ha pubblicato Luggage nel 2001, Mr. Dodo nel 2002, More Than Ever nel 2004 e Anything Else nel 2007. Nel 2010 è uscito Lennie's Pennies, con Joe La Barbera alla batteria, Pierre de Bethmann al pianoforte e Darryl Hall al contrabbasso; nel 2013 Images, per Dreyfus e BMG.
Il ragazzo millenote
Prima ancora, nel 1998, Giuliani aveva inciso Tension per la Schema Records, un album dedicato a musiche da film di Gianni Ferrio e di altri autori riletti in chiave jazz. Nelle note di copertina Ferrio lo definì il ragazzo millenote: un soprannome che dice la velocità e la ricchezza del suo fraseggio, cresciuto sull'ascolto di John Coltrane, Charlie Parker, Cannonball Adderley e Art Pepper.
Roberto Ottaviano: biografia di un sassofonista europeo
Roberto Ottaviano è un sassofonista nato a Bari il 21 dicembre 1957, in attività dal 1983 e da quasi cinquant'anni presente sulla scena jazz internazionale. È uno dei musicisti italiani più rispettati dalla critica, e la sua presenza dà al set delle 19 un peso particolare.
Con chi ha suonato
Nella sua carriera ha suonato e inciso con Dizzy Gillespie, Chet Baker, Art Farmer, Mal Waldron, Reggie Workman, Albert Mangelsdorff, Giorgio Gaslini, Enrico Rava, Steve Swallow, Pierre Favre, Kenny Wheeler, Keith Tippett, Tiziana Ghiglioni, Franz Koglmann, Glenn Ferris, Karl Berger, Stefano Battaglia, Han Bennink, Arild Andersen e Michel Godard. È una mappa che va dal bebop alla libera improvvisazione europea.
Le sue formazioni
Ha diretto il quartetto di fiati Astrolabio con Gianluigi Trovesi, Glenn Ferris e Michel Godard; il quartetto Sideralis con Alexander Hawkins, Michael Formanek e Gerry Hemingway, premiato come miglior disco del 2017 con il premio Pino Candini di Musica Jazz; il trio Lacy in the Sky with Diamonds con Danilo Gallo e Ferdinando Faraò; il quintetto Eternal Love con Marco Colonna, Alexander Hawkins, Giovanni Maier e Zeno De Rossi, che gli ha portato un secondo premio come miglior disco, nel 2020.
I riconoscimenti
La critica lo ha indicato come miglior musicista jazz dell'anno nel 2022 e nel 2024. Dopo essere stato fra gli animatori dell'Associazione Nazionale Musicisti Jazz, è stato eletto presidente della Federazione Il Jazz Italiano.
L'insegnante
Qui c'è la chiave del suo set dell'11 ottobre. Ottaviano ha fondato il corso di Musica Jazz nel conservatorio di Bari e ne è stato coordinatore per quasi quarant'anni. Chansons en trois couleurs, prodotto con il Conservatorio Piccinni, è quindi il lavoro di un maestro con la scuola che ha costruito.
I dischi
Ha inciso per etichette come Red, Splasc(h), Soul Note, Dodicilune, Hat Art, Intakt, ECM, DIW, Clean Feed e Ogun. Fra i titoli recenti: Dark Sides del 2025, Lacy in the Sky with Diamonds del 2024 per Clean Feed, People del 2024 con Eternal Love, Charlie's Blue Skylight del 2022 in duo con Alexander Hawkins, Skins del 2020 in solo. Più indietro, Forgotten Matches del 2014, un doppio dedicato ai mondi di Steve Lacy, e Rebel Flames del 2007, con il Canto General e il batterista sudafricano Louis Moholo, per Ogun.
I paesi
Ha suonato in gran parte d'Europa e poi in Russia, India, Giappone, Messico, Thailandia, Marocco, Algeria, Costa d'Avorio, Senegal, Camerun, Stati Uniti e Canada. Il titolo francese del suo set romano ha, in questa biografia, una sua coerenza.
Wildflowers e i giovani musicisti di Salerno
I Wildflowers aprono Alta Formazione Jazz alle 18 con un organico di sette musicisti legato al Conservatorio G. Martucci di Salerno. Sono i nomi meno noti del pomeriggio, ed è giusto così: la rassegna li mette in cartellone per farli conoscere.
L'organico
Elena Paparusso e Mario Sacchettino alle voci, Pasquale Geremia al sax tenore, Giada De Prisco alla chitarra, Carmine Storzillo al pianoforte, Christian Trotta al basso elettrico, Riccardo Leone alla batteria. Due voci, una femminile e una maschile, sono una scelta rara nel jazz, dove di solito il cantante è uno solo.
Come ascoltarli
Il consiglio è di arrivare puntuali alle 18. Il primo set di una serata a più voci è quello che il pubblico tende a perdere, e con musicisti giovani è un peccato: è lì che si scopre chi sentiremo nei cartelloni dei prossimi anni.
L'organo Hammond nel jazz: cosa aspettarsi dal set di Giuliani
L'organo Hammond è uno strumento elettromeccanico che nel jazz ha dato vita a un intero stile, il soul jazz, e a una formazione tipica, il trio con organo, chitarra e batteria, spesso allargato a un sassofono. Il gruppo di Rosario Giuliani ha esattamente questo organico.
Un suono diverso
Chi conosce Giuliani dai dischi Dreyfus, con pianoforte e contrabbasso, lo sentirà qui in un contesto più caldo e più ritmico. L'Hammond sostiene il sassofono con accordi lunghi e con il vibrato del suo altoparlante rotante, e la chitarra riempie gli spazi fra i due.
La sala giusta
In una sala di un centinaio e mezzo di posti come la Trovajoli, l'organo si sente con il suo corpo fisico: le note basse si avvertono prima ancora di distinguerle. Le file centrali sono quelle con l'equilibrio migliore fra sassofono e organo.
La Casa del Jazz: la villa restituita alla musica
La Casa del Jazz di viale di Porta Ardeatina 55 è un centro dedicato al jazz nato in una villa confiscata alla criminalità organizzata e gestito dalla Fondazione Musica per Roma, la stessa dell'Auditorium Parco della Musica. La scheda completa del luogo è alla pagina della Casa del Jazz.
Da villa di Nicoletti a sala da concerto
La villa apparteneva a Enrico Nicoletti, legato alla banda della Magliana. Confiscata e assegnata al Comune di Roma, è stata trasformata in luogo della musica per volontà del sindaco Walter Veltroni. All'ingresso una lapide con i nomi delle vittime di mafia, realizzata con l'associazione Libera di don Luigi Ciotti, spiega a chi entra il senso di quella trasformazione.
Villa Osio e il parco
L'edificio principale, Villa Osio, misura circa 2.500 metri quadrati ed è circondato da un parco di oltre 25.000 metri quadrati, aperto dall'alba al tramonto. Il complesso comprende tre edifici: nel principale la sala da concerto, attrezzata per registrare le esibizioni; nel secondo sale prova, studi di registrazione e una foresteria per i musicisti; nel terzo un ristorante.
La Sala Armando Trovajoli
La sala porta il nome del pianista e compositore romano Armando Trovajoli, autore di colonne sonore e commedie musicali. Le pagine della sede indicano una capienza fra i 134 e i 150 posti a seconda della configurazione. Per un pomeriggio con tre gruppi diversi, dalla formazione vocale all'Hammond, è una misura che mette tutti a pochi metri dal pubblico.
L'anno della villa
Oltre a Una Striscia di Terra Feconda, la Casa del Jazz ospita Summertime in estate e una parte dei concerti del Roma Jazz Festival in novembre.
Come arrivare alla Casa del Jazz per Alta Formazione Jazz
Alla Casa del Jazz si arriva con la metro B fino a Piramide e poi a piedi per poco meno di un chilometro, oppure con l'autobus 714 fino alla fermata Colombo/Marco Polo, a pochi passi dall'ingresso.
Metro B e passeggiata lungo le mura
Dalla stazione Piramide si cammina per un quarto d'ora abbondante accanto alle Mura Aureliane. Con l'inizio alle 18 di una domenica d'ottobre si arriva ancora con la luce del giorno: è il momento migliore per fare quella passeggiata.
L'autobus 714
Il 714 ferma a Colombo/Marco Polo, vicino alla villa, e collega la zona con Termini e con l'Eur. La domenica le frequenze sono più basse che nei giorni feriali: conviene controllare gli orari prima di uscire.
In auto
Accanto alla villa c'è un parcheggio, in via Cristoforo Colombo all'angolo con viale di Porta Ardeatina. La domenica pomeriggio la Colombo è in genere più scorrevole che nei giorni feriali.
Il ritorno
Il terzo set comincia alle 20: si esce verso le 21, quando metro e autobus sono ancora in servizio regolare. È uno dei vantaggi dell'orario domenicale.
Come organizzare la domenica di Alta Formazione Jazz
Tre set a partire dalle 18 riempiono il tardo pomeriggio e la prima sera: la domenica si organizza intorno a quest'orario, con una passeggiata prima e una cena dopo.
Arrivare presto
Il parco della villa è aperto fino al tramonto, che a metà ottobre cade poco dopo le 18.30. Arrivare alle 17.30 permette di vedere Villa Osio con l'ultima luce e di entrare in sala senza fretta.
Restare per tutti e tre i set
Il biglietto è unico e vale per l'intero pomeriggio. Meglio restare dall'inizio alla fine: la bellezza della serata è il passaggio da una generazione all'altra, e si coglie solo ascoltandola tutta.
Accessibilità
La Casa del Jazz dichiara una progettazione pensata per la piena accessibilità. Le persone in carrozzina possono prenotare il posto in sala al numero 06 8024 1281; la Fondazione Musica per Roma prevede riduzioni per le persone con disabilità e, dove necessario, l'ingresso gratuito per l'accompagnatore, con posti riservati in numero limitato.
Con i ragazzi
Per un ragazzo che studia musica, Alta Formazione Jazz è il concerto giusto: vede sul palco giovani poco più grandi di lui accanto a musicisti di fama. L'orario delle 18 è compatibile con la scuola del lunedì. Per i bambini piccoli, tre set di fila sono lunghi: il parco prima del concerto è la parte che ricorderanno.
Dove mangiare prima o dopo il concerto
Dentro la villa, uno dei tre edifici della Casa del Jazz ospita un ristorante; nei dintorni, fra Piramide, Testaccio e San Saba, si trovano trattorie e locali di quartiere.
Nella villa
Il ristorante interno è la scelta più comoda per chi vuole mangiare qualcosa fra un set e l'altro o alla fine, senza uscire dal parco.
Testaccio
Testaccio è il quartiere della cucina romana tradizionale, con trattorie e pizzerie di lunga storia. Uscendo verso le 21 è la destinazione più naturale per una cena domenicale.
San Saba
Alle spalle della villa il piccolo quartiere di San Saba ha pochi locali di vicinato, frequentati soprattutto da chi ci abita: una scelta tranquilla per una domenica sera.
Cosa c'è intorno alla Casa del Jazz
La Casa del Jazz è in una delle zone archeologiche più dense di Roma: a circa seicento metri ci sono le Terme di Caracalla, a un chilometro la Piramide Cestia.
Le Mura Aureliane
Viale di Porta Ardeatina segue il tracciato delle Mura Aureliane: chi arriva a piedi da Piramide cammina accanto alla cinta imperiale quasi per tutto il percorso.
San Saba e l'Aventino
Dietro la villa si trova la basilica di San Saba, sul piccolo Aventino. Un pomeriggio sull'Aventino, fra il Giardino degli Aranci e Santa Sabina, è il modo più bello per scendere a piedi verso il concerto.
Altro jazz in città
Chi vuole allungare la domenica con altra musica ha i club storici della città, come l'Alexanderplatz Jazz Club in Prati.
Ottobre a Roma: il mese giusto per il jazz
A metà ottobre Roma ha giornate ancora miti e tramonti presto, verso le 18.30: è il clima ideale per un concerto che comincia alle 18. La città riprende i suoi ritmi dopo l'estate e le stagioni musicali entrano nel vivo.
Una domenica diversa
La domenica di ottobre a Roma è fatta di passeggiate, ville aperte, pranzi lunghi. Un pomeriggio di jazz in una villa con parco si inserisce bene in questa abitudine romana, senza costringere a fare tardi.
Il clima
Le serate di ottobre si rinfrescano in fretta: portate una giacca leggera per la passeggiata di ritorno lungo le mura.
Una curiosità su Alta Formazione Jazz alla Casa del Jazz — 11 ottobre 2026
La curiosità più bella del pomeriggio è un filo che lega il sassofonista alla sala. Rosario Giuliani, negli anni Novanta, ha inciso colonne sonore con Armando Trovajoli, fra gli altri compositori per il cinema. L'11 ottobre suona nella sala che porta il nome di Trovajoli: un musicista che torna, trent'anni dopo, sotto il nome di un maestro per cui ha lavorato.
La seconda curiosità riguarda il premio Top Jazz. Giuliani lo ha vinto nel 2000 come nuovo talento; nella stessa rassegna, due giorni prima, suona Jacopo Fagioli, che lo ha vinto nel 2025 nella stessa categoria. Venticinque anni separano i due riconoscimenti, e la Casa del Jazz li mette uno accanto all'altro nel giro di una settimana.
La terza riguarda il nome del set di Ottaviano, Chansons en trois couleurs. Il francese non è un vezzo: Ottaviano ha una lunga frequentazione del jazz europeo e ha dedicato un doppio album, Forgotten Matches, a Steve Lacy, il sassofonista americano che visse a lungo a Parigi. Il legame fra la chanson e il sax soprano passa anche da lì.
Ultima: il soprannome ragazzo millenote, dato a Giuliani da Gianni Ferrio nelle note di Tension, oggi fa sorridere un musicista che ha passato i cinquant'anni. Ascoltandolo, si capisce che il soprannome è ancora meritato.
Una cosa che non ti dice nessuno su Alta Formazione Jazz alla Casa del Jazz — 11 ottobre 2026
Quello che raramente si dice di un titolo come Alta Formazione Jazz è che spaventa il pubblico. Il nome sembra annunciare un corso, un saggio di fine anno, qualcosa riservato agli studenti. Non è così: è un concerto aperto, con biglietto, e i nomi di punta sono due dei sassofonisti più importanti del jazz italiano. Chi si ferma al titolo perde il pomeriggio più conveniente della rassegna.
La seconda cosa riguarda l'ordine dei set. È pubblicato, a differenza di altre serate della rassegna: Wildflowers alle 18, Ottaviano alle 19, Giuliani alle 20. Chi viene soltanto per uno dei tre può organizzarsi, ma il biglietto costa lo stesso: tanto vale sentirli tutti.
La terza riguarda la distanza fra i set. Un'ora per gruppo, cambio palco compreso, significa set brevi, intorno ai quaranta, cinquanta minuti. È una misura che favorisce l'ascolto: nessun gruppo ha il tempo di annoiare, e il pomeriggio scorre veloce.
Ultimo dettaglio: in una sala di un centinaio e mezzo di posti, un concerto a questo prezzo con questi nomi si riempie. Comprate il biglietto con qualche giorno di anticipo.
Il consiglio che ti do per visitare Alta Formazione Jazz alla Casa del Jazz — 11 ottobre 2026
Il consiglio è di vivere questo pomeriggio come una piccola storia del sassofono jazz in tre capitoli, e di prepararsi con due ascolti. Il primo è un disco recente di Roberto Ottaviano, per esempio Lacy in the Sky with Diamonds o People, per sentire un sassofonista che dialoga con la tradizione europea. Il secondo è un album Dreyfus di Rosario Giuliani, Luggage o More Than Ever, per conoscerne il fraseggio prima di sentirlo con l'organo.
Arrivate alle 17.30 con la metro B fino a Piramide e fate la passeggiata lungo le Mura Aureliane con l'ultima luce. Entrate nel parco, guardate la villa, poi prendete posto in sala: al centro, non in prima fila.
Durante il set dei Wildflowers ascoltate con attenzione le due voci, perché è la parte più imprevedibile. Durante quello di Ottaviano guardate come il maestro lascia spazio ai giovani della sua scuola. Durante quello di Giuliani lasciatevi andare al suono dell'Hammond.
Alle 21 uscite e scendete a cena a Testaccio. È una domenica che si ricorda.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che la Casa del Jazz nasce in una villa confiscata alla banda della Magliana. Meno spesso si ricorda che cosa significhi, concretamente, per un pomeriggio come questo: i ragazzi dei conservatori di Salerno e Bari suonano in un bene sottratto alla criminalità organizzata e restituito alla città come luogo di musica e di studio. La lapide all'ingresso, con i nomi delle vittime di mafia, è lì per ricordarlo.
Il secondo fatto poco citato riguarda la struttura. La villa ha sale prova, studi di registrazione e una foresteria per i musicisti, e la sala principale è attrezzata per registrare i concerti. Per un progetto di alta formazione è un contesto ideale: i giovani musicisti non suonano soltanto davanti a un pubblico, ma in un luogo pensato per il lavoro sul suono.
Il terzo riguarda Rosario Giuliani. È noto come solista, meno come musicista di studio: la sua carriera comprende incisioni per il cinema con Morricone, Bacalov, Trovajoli, Piovani e Ortolani. Chi ha visto film italiani degli anni Novanta potrebbe averlo ascoltato senza saperlo.
La foto giusta da fare a Alta Formazione Jazz alla Casa del Jazz — 11 ottobre 2026
La foto giusta alla Casa del Jazz si fa fuori, prima del concerto, verso le 17.45: la facciata di Villa Osio con la luce radente del tardo pomeriggio d'ottobre e il parco che comincia a scurirsi. È l'immagine che racconta il luogo, una villa signorile diventata casa della musica.
La seconda foto si fa all'ingresso, davanti alla lapide con i nomi delle vittime di mafia. Non è uno scatto da condividere per l'estetica, ma è quello che spiega perché questa sala esiste.
In sala, se la sede lo consente, fotografate con discrezione e senza flash. Lo scatto più bello del pomeriggio è quello dell'organo Hammond durante il set di Giuliani: il mobile in legno, i registri, le mani dell'organista sulle due tastiere. È un'immagine classica del jazz che si vede sempre meno.
All'uscita, verso le 21, le Mura Aureliane illuminate lungo viale di Porta Ardeatina offrono l'ultima inquadratura della giornata.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
L'avvenimento fondativo della Casa del Jazz è la confisca della villa di Enrico Nicoletti, legato alla banda della Magliana, e la sua assegnazione al Comune di Roma, che la trasforma in un centro dedicato al jazz con sala da concerto, studi di registrazione e foresteria. Il progetto porta la firma politica del sindaco Walter Veltroni; la lapide all'ingresso, realizzata con Libera di don Luigi Ciotti, ricorda le vittime di mafia.
La zona ha una storia molto più antica. Viale di Porta Ardeatina segue le Mura Aureliane, la cinta difensiva della Roma imperiale; a poche centinaia di metri ci sono le Terme di Caracalla e a un chilometro la Piramide Cestia.
Per i musicisti del pomeriggio le date si allungano su cinquant'anni: 1957, nascita di Roberto Ottaviano a Bari; 1967, nascita di Rosario Giuliani a Terracina; 1983, inizio dell'attività di Ottaviano; 1987, diploma di Giuliani a Frosinone; 1990, Giuliani nell'orchestra dei giovani talenti europei della Rai, a Roma; 1996, premio Massimo Urbani; 2000, Top Jazz come nuovo talento e contratto con Dreyfus; 2005, Land of the Sun con Charlie Haden; 2017 e 2020, i due premi di Ottaviano per il miglior disco; 2022 e 2024, Ottaviano miglior musicista dell'anno per la critica. L'11 ottobre 2026 queste storie si incrociano nella Sala Trovajoli.
Chi è passato da Alta Formazione Jazz alla Casa del Jazz — 11 ottobre 2026
Attraverso le biografie dei musicisti dell'11 ottobre passa buona parte della storia del jazz. Roberto Ottaviano ha suonato con Dizzy Gillespie, Chet Baker, Art Farmer, Mal Waldron, Reggie Workman, Steve Swallow, Kenny Wheeler, Albert Mangelsdorff, Han Bennink e Arild Andersen, e in Italia con Giorgio Gaslini, Enrico Rava, Gianluigi Trovesi e Stefano Battaglia. Nelle sue formazioni sono passati Alexander Hawkins, Michael Formanek, Gerry Hemingway, Glenn Ferris e Michel Godard.
Rosario Giuliani ha condiviso il palco con Charlie Haden e Gonzalo Rubalcaba, con Kenny Wheeler, Randy Brecker, Bob Mintzer, Cedar Walton e Phil Woods, e in Italia con Enrico Rava, Franco D'Andrea, Enrico Pieranunzi, Giovanni Tommaso, Dado Moroni, Javier Girotto e Flavio Boltro. Ha lavorato per il cinema con Ennio Morricone, Luis Bacalov, Armando Trovajoli, Nicola Piovani e Riz Ortolani, e ha inciso con Joe La Barbera, Pierre de Bethmann e Darryl Hall.
Nella stessa rassegna, nei giorni precedenti, sono passati dalla Sala Trovajoli Sarah Chaksad, Maria Laura Baccarini, Hélène Labarrière, Laurent Dehors, Jacky Molard, Franco Ambrosetti e Jacopo Fagioli. E l'11 ottobre ci passano i giovani di Salerno e di Bari, con la speranza che un giorno i loro nomi finiscano in liste come queste.
Domande frequenti su Alta Formazione Jazz
Alta Formazione Jazz alla Casa del Jazz è un corso o un concerto?
Alta Formazione Jazz alla Casa del Jazz è un concerto aperto al pubblico, con biglietto, domenica 11 ottobre 2026 dalle 18.00. Il nome indica la collaborazione con conservatori e scuole di musica, ma sul palco ci sono tre gruppi in concerto, fra cui quelli di Roberto Ottaviano e Rosario Giuliani.
A che ora comincia Alta Formazione Jazz?
Alta Formazione Jazz comincia alle 18.00 di domenica 11 ottobre 2026 con i Wildflowers; alle 19.00 suona Chansons en trois couleurs di Roberto Ottaviano, alle 20.00 il Rosario Giuliani Hammond Jazz trio. Tutti i set sono nella Sala concerti Armando Trovajoli.
Quanto costa il biglietto per Alta Formazione Jazz?
Il biglietto per Alta Formazione Jazz alla Casa del Jazz è unico, a 15 euro, e vale per tutti e tre i set. Si acquista sul sito ufficiale della Casa del Jazz o sul circuito di prevendita autorizzato dalla Fondazione Musica per Roma.
Chi è Rosario Giuliani?
Rosario Giuliani è un sassofonista nato a Terracina nel 1967, premio Massimo Urbani nel 1996 e Top Jazz come nuovo talento nel 2000. Ha inciso per Dreyfus Jazz album come Luggage e More Than Ever e ha suonato con Charlie Haden, Phil Woods, Kenny Wheeler ed Enrico Rava.
Chi è Roberto Ottaviano?
Roberto Ottaviano è un sassofonista nato a Bari nel 1957, che ha suonato con Dizzy Gillespie, Chet Baker e Steve Swallow. Ha fondato il corso di jazz del conservatorio di Bari, è presidente della Federazione Il Jazz Italiano e la critica lo ha indicato miglior musicista dell'anno nel 2022 e nel 2024.
Come si arriva alla Casa del Jazz con i mezzi?
La Casa del Jazz, in viale di Porta Ardeatina 55, si raggiunge con la metro B fino a Piramide e poi a piedi per poco meno di un chilometro lungo le Mura Aureliane, oppure con l'autobus 714 fino alla fermata Colombo/Marco Polo. Accanto alla villa c'è un parcheggio.
La Casa del Jazz è accessibile alle persone in carrozzina?
La Casa del Jazz dichiara una progettazione pensata per la piena accessibilità. Le persone in carrozzina possono prenotare il posto al numero 06 8024 1281; la Fondazione Musica per Roma prevede riduzioni per le persone con disabilità e, dove necessario, l'ingresso gratuito per l'accompagnatore.
In chiusura
Alla Casa del Jazz i pomeriggi che restano sono quelli in cui sul palco si incontrano maestri e allievi. Alta Formazione Jazz è uno di questi: venite alle 18, restate fino all'ultimo set di Giuliani, e uscite con la sensazione di aver ascoltato tre generazioni del jazz italiano per il prezzo di una pizza.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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