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CDJO Casa del Jazz Orchestra diretta da Mario Corvini, Bob Brookmeyer alla Casa del Jazz — 27 e 28 novembre 2026

In breve. La CDJO Casa del Jazz Orchestra, l'orchestra residente della sede diretta da Mario Corvini, dedica il quarto appuntamento della sua stagione alla musica di Bob Brookmeyer con il programma "Bob Brookmeyer, Evolution of the jazz composer".

La CDJO Casa del Jazz Orchestra, l'orchestra residente della sede diretta da Mario Corvini, dedica il quarto appuntamento della sua stagione alla musica di Bob Brookmeyer con il programma "Bob Brookmeyer, Evolution of the jazz composer". Le repliche sono due: venerdì 27 e sabato 28 novembre 2026, entrambe alle 19:30, nella Sala concerti "Armando Trovajoli" della Casa del Jazz, in Viale di Porta Ardeatina 55, 00154 Roma. Il biglietto è unico e costa 15 euro, secondo la scheda ufficiale; le due serate si acquistano separatamente. La vendita avviene online attraverso il collegamento indicato dal sito della Casa del Jazz e al botteghino della sede, aperto nei giorni di spettacolo dalle 19:00 fino a 40 minuti dopo l'inizio. Per i mezzi pubblici la sede indica la metropolitana B fino alla stazione Piramide e l'autobus 714 fino a Colombo/Marco Polo; chi viene in auto trova un parcheggio accanto alla villa, verso via Cristoforo Colombo. Il percorso personalizzato si ottiene con il calcolatore di ATAC. Per domande sulla biglietteria la Fondazione Musica per Roma indica lo 06 80241281 e la casella info@musicaperroma.it.

Foto della CDJO Casa del Jazz Orchestra: i musicisti vestiti di nero con sassofoni, trombe, tromboni e contrabbasso in posa sulla scalinata davanti a un porticato ad archi
Foto dal sito ufficiale della Casa del Jazz

Evolution of the jazz composer: il programma

Il titolo scelto dalla Casa del Jazz per questo concerto mette l'accento su una parola precisa: compositore. Bob Brookmeyer è ricordato da molti come trombonista, ma la presentazione ufficiale lo descrive soprattutto come una figura di grande rilievo nella scrittura per il jazz, capace di unire la tradizione afroamericana alle tecniche compositive più avanzate del Novecento.

Secondo la stessa presentazione, Brookmeyer assimilò influenze della musica contemporanea europea senza rinunciare alla purezza dello swing e all'improvvisazione. Il concerto propone quindi di riscoprire un musicista attraverso le sue architetture sonore, in un programma in cui innovazione, ricerca timbrica, profondità espressiva e libertà del linguaggio jazzistico trovano un punto d'equilibrio.

Perché un programma monografico

Dedicare un'intera serata a un solo autore permette di seguire l'evoluzione di una scrittura. Per un compositore come Brookmeyer, che ha attraversato circa sessant'anni di jazz, dai piccoli gruppi degli anni Cinquanta alle orchestre europee degli anni Novanta e Duemila, il percorso monografico è anche un viaggio nella storia del jazz orchestrale.

Il repertorio non è pubblicato

La scheda ufficiale non indica i brani in programma né l'organico preciso dell'orchestra e gli eventuali solisti: il dato non è pubblicato. Chi conosce la discografia di Brookmeyer può solo immaginare quali pagine verranno scelte; la scaletta si scoprirà in sala.

Chi era Bob Brookmeyer

Robert Edward Brookmeyer, detto Bob, nacque a Kansas City, nel Missouri, il 19 dicembre 1929. Secondo la voce in lingua inglese di Wikipedia è morto il 15 dicembre 2011 a New London, nel New Hampshire; la voce italiana riporta il 15 dicembre nell'intestazione e il 16 dicembre nel corpo del testo, quindi le fonti non concordano sul giorno esatto. Fu trombonista, pianista, arrangiatore e compositore.

Il trombone a pistoni

Lo strumento che lo rese riconoscibile è il trombone a pistoni, o valve trombone, che sostituisce la coulisse del trombone tradizionale con un sistema di pistoni simile a quello della tromba. La voce inglese ricorda che Brookmeyer si dedicò a questo strumento nei primi anni Cinquanta, quando suonava nell'orchestra di Claude Thornhill. La presentazione della Casa del Jazz lo definisce appunto trombonista a pistoni.

Gli anni con Gerry Mulligan

La notorietà internazionale arrivò con il quartetto senza pianoforte di Gerry Mulligan, di cui fece parte dal 1954 al 1957. La voce italiana precisa che entrò nel gruppo come primo sostituto di Chet Baker. In seguito tornò accanto a Mulligan nella Concert Jazz Band, come arrangiatore e strumentista. Con Mulligan registrò anche Jazz Concerto Grosso, del 1958.

Getz, Giuffre, Jim Hall

Negli stessi anni collaborò con Stan Getz, in una relazione musicale che secondo la voce italiana durò circa quindici anni, e con Jimmy Giuffre e Jim Hall, con cui incise Western Suite nel 1958. Nel 1959 registrò con Bill Evans The Ivory Hunters, in cui suonava il pianoforte.

Dalla big band americana all'Europa

Il passaggio che il programma della CDJO mette al centro è quello da strumentista a compositore. Negli anni Sessanta Brookmeyer collaborò con la Thad Jones/Mel Lewis Orchestra; secondo la voce inglese, ne divenne direttore musicale nel 1979. Nei primi anni Sessanta guidò inoltre con Clark Terry una formazione di successo, con cui nel febbraio 1965 apparve nel programma televisivo Jazz 625 della BBC.

Anche pianista

La voce italiana di Wikipedia ricorda un dettaglio spesso dimenticato: trasferitosi a New York, Brookmeyer entrò come pianista nell'orchestra di Mel Lewis e collaborò con musicisti come Coleman Hawkins, Ben Webster e Charles Mingus. Il pianoforte, strumento del compositore, lo accompagnò per tutta la carriera.

Colonia, Stoccolma, i Paesi Bassi

Dal 1981, secondo la voce italiana, lavorò intensamente in Europa come compositore e direttore, scrivendo molte opere per Colonia e Stoccolma. Dal 1991 si stabilì nei Paesi Bassi, dove fondò una scuola dedicata all'improvvisazione e alla composizione. La voce inglese ricorda la collaborazione con la Metropole Orchestra, documentata dagli album Out of This World (1998) e Music for String Quartet and Orchestra (2008).

L'insegnamento e la New Art Orchestra

Rientrato negli Stati Uniti, insegnò composizione jazz al New England Conservatory di Boston. Negli ultimi anni guidò la New Art Orchestra, con cui registrò Get Well Soon (2003) e Spirit Music (2006).

I riconoscimenti

La voce inglese riporta otto candidature ai Grammy nel corso della carriera, tra cui quelle per Impulsive! (2001), Spirit Music (2006) e, per un arrangiamento, Nasty Dance (2011). Nel 2006 il National Endowment for the Arts lo nominò NEA Jazz Master.

Ascoltare Brookmeyer prima del concerto

Chi vuole arrivare preparato può partire dalla discografia citata dall'enciclopedia. Non serve ascoltare tutto: bastano due o tre dischi di periodi diversi per capire il percorso che il programma della CDJO intende raccontare.

Gli anni Cinquanta

Tra i primi lavori ci sono Bob Brookmeyer Quartet (1954) e The Dual Role of Bob Brookmeyer (1956). Del 1958 sono Jazz Concerto Grosso, con Gerry Mulligan, e Western Suite, con Jimmy Giuffre e Jim Hall; del 1959 The Ivory Hunters con Bill Evans, in cui Brookmeyer siede al pianoforte.

Gli anni Sessanta

Gloomy Sunday and Other Bright Moments (1961) e Trombone Jazz Samba (1962) completano il quadro del decennio: il secondo, già dal titolo, guarda alla musica brasiliana.

La maturità europea

Per il Brookmeyer compositore, i riferimenti più utili sono i dischi con la Metropole Orchestra, Out of This World (1998) e Music for String Quartet and Orchestra (2008), e quelli con la New Art Orchestra, Get Well Soon (2003) e Spirit Music (2006). È qui che si sente la fusione tra jazz e scrittura contemporanea di cui parla la presentazione della Casa del Jazz.

Il trombone a pistoni

Il trombone a pistoni è uno strumento poco comune nel jazz, dove domina il trombone a coulisse. Al posto della lunga canna mobile, ha un sistema di pistoni che permette di cambiare nota con le dita, come nella tromba. Il suono resta quello caldo del trombone, ma l'agilità cambia, e con essa il modo di frasare.

Uno strumento come firma

Per Brookmeyer, il trombone a pistoni fu una scelta d'identità, adottata nei primi anni Cinquanta secondo la voce inglese di Wikipedia. Nel programma della CDJO, dedicato soprattutto al compositore, lo strumento potrebbe comparire o meno: la scheda non indica se un solista dell'orchestra lo suonerà, e il dato non è pubblicato.

La CDJO Casa del Jazz Orchestra

Il sito ufficiale presenta la CDJO come la nuova formazione stabile della sede, nata come progetto originale del Centro di Produzione Musica Jazz che fa capo alla Fondazione Musica per Roma. A guidarla è Mario Corvini. Le pagine ufficiali non riportano l'anno di nascita della formazione, l'elenco dei musicisti né la biografia del direttore, che nella pagina dedicata risulta troncata.

La stagione 2026

Il concerto su Brookmeyer è indicato dalla Casa del Jazz come il quarto appuntamento della CDJO diretta da Corvini. Poche settimane prima, il 23 e 24 ottobre 2026, l'orchestra propone "The fabulous Thad Jones", sempre alle 19:30 nella stessa sala.

Un programma numerato

La numerazione degli appuntamenti, che la Casa del Jazz indica in modo esplicito, suggerisce un ciclo pensato nel tempo, in cui ogni serata aggiunge un tassello a un racconto più ampio sul jazz orchestrale.

Un filo tra Thad Jones e Brookmeyer

La successione dei due programmi ha una logica storica. Thad Jones è il primo dei due nomi della Thad Jones/Mel Lewis Orchestra, e Brookmeyer, secondo la voce inglese di Wikipedia, ne divenne direttore musicale nel 1979. Chi segue il concerto di ottobre ritrova così, a fine novembre, un'altra figura centrale della stessa storia orchestrale.

Ascoltare una big band in una sala piccola

Una delle particolarità di questo concerto è la dimensione della sala. La Sala Trovajoli ha circa 150 posti secondo Wikipedia e la pagina dei luoghi del sito ufficiale, che altrove indica 134 posti. Una formazione orchestrale jazz in uno spazio di queste dimensioni produce un ascolto molto fisico: le sezioni di fiati arrivano al pubblico con un impatto diretto, senza la distanza di una grande platea.

Le sezioni

Nella scrittura per big band, il compositore lavora per sezioni: trombe, tromboni, sassofoni, ritmica. La musica di Brookmeyer, che secondo la presentazione ufficiale assorbì tecniche della musica contemporanea europea, sfrutta spesso queste sezioni in modo meno prevedibile del jazz orchestrale classico, con combinazioni timbriche e sovrapposizioni che vale la pena seguire con attenzione.

Il ruolo del direttore

In un concerto di big band il direttore non è solo chi dà l'attacco. Sceglie i tempi, bilancia le sezioni, decide quanto spazio lasciare ai solisti e come far respirare le pagine scritte. Per un repertorio complesso come quello di Brookmeyer, il lavoro di concertazione di Mario Corvini sarà decisivo nel rendere leggibili, in una sala piccola, le stratificazioni della scrittura.

Lo swing come base

La stessa presentazione sottolinea che Brookmeyer non rinunciò mai allo swing e all'improvvisazione. Anche nelle pagine più complesse, quindi, il pubblico può aspettarsi momenti di pulsazione jazz riconoscibile e spazi per gli assoli dei musicisti dell'orchestra.

Due serate, quale scegliere

Il programma è identico nelle due date. La scelta tra venerdì 27 e sabato 28 dipende quindi soprattutto dall'organizzazione personale.

Venerdì 27 novembre

Il venerdì sera richiede un po' di attenzione al traffico: l'inizio alle 19:30 coincide con l'uscita dal lavoro, e via Cristoforo Colombo è uno degli assi più frequentati della città. I mezzi pubblici sono la soluzione più semplice.

Sabato 28 novembre

Il sabato permette di dedicare il pomeriggio alla zona e di arrivare con calma. Chi sceglie il 28 può anche tornare alla Casa del Jazz il giorno dopo, domenica 29, quando la sede propone alle 12:00 Le frontiere dell'arpa con Lucia Bova per la rassegna Junctions Beyond Jazz e alle 18:00 il concerto di Beatrice Gatto.

A chi è adatto il concerto

Il concerto è pensato prima di tutto per chi ama il jazz orchestrale e la scrittura per big band. Ma il prezzo contenuto e la sala raccolta lo rendono una buona porta d'ingresso anche per chi non ha mai ascoltato un'orchestra jazz dal vivo.

Per musicisti e studenti

Brookmeyer è stato un compositore e un docente di composizione jazz, e la sua musica è un punto di riferimento per chi studia arrangiamento. Studenti di conservatorio e musicisti troveranno nel programma un'occasione concreta per ascoltare dal vivo pagine che di solito si conoscono solo su disco.

Per chi ha seguito Thad Jones

Chi sarà in sala per il programma di ottobre dedicato a Thad Jones avrà un motivo in più per tornare: i due concerti formano un dittico ideale sulla stessa stagione del jazz orchestrale americano.

L'ultimo fine settimana di novembre

Le due serate della CDJO aprono un fine settimana molto ricco alla Casa del Jazz. Dopo i concerti di venerdì 27 e sabato 28, la domenica 29 propone due appuntamenti: a mezzogiorno l'arpista Lucia Bova per Junctions Beyond Jazz, rassegna dedicata ad avanguardia, memoria e sperimentazione, e alle 18:00 il concerto di Beatrice Gatto.

Un weekend intero

Chi vive a Roma o è in città per qualche giorno può costruire tre giorni di ascolti nella stessa sede, passando dall'orchestra jazz all'arpa contemporanea alla canzone. È un modo per conoscere la varietà della programmazione della Casa del Jazz.

Le informazioni pratiche, data per data

Venerdì 27 novembre

Ore 19:30, Sala Trovajoli. Botteghino dalle 19:00. Biglietto unico 15 euro.

Sabato 28 novembre

Stesso programma, stesso orario e stesso prezzo. I biglietti delle due serate sono distinti.

Dove

Casa del Jazz, villa principale del complesso, civico 55 di Viale di Porta Ardeatina, codice postale 00154.

Contatti

Fondazione Musica per Roma, 06 80241281, info@musicaperroma.it; sul sito della sede sono disponibili il regolamento della biglietteria e le domande frequenti.

Perché due repliche contano

La scelta di proporre lo stesso programma per due sere consecutive non è soltanto una questione di posti. Per un'orchestra, la seconda replica è spesso quella in cui la musica si assesta: i passaggi più difficili sono stati già affrontati davanti al pubblico, i solisti conoscono meglio la sala, l'insieme respira con più naturalezza. Per l'ascoltatore appassionato, seguire entrambe le serate permette di cogliere come cambiano gli assoli improvvisati, che per definizione non si ripetono mai uguali.

Una sala da 150 posti per due sere

Con una capienza di circa 150 posti, due repliche significano complessivamente qualche centinaio di spettatori: un pubblico ristretto, che rende l'evento più simile a un incontro tra appassionati che a un grande concerto. Anche per questo conviene acquistare i biglietti per tempo.

La Casa del Jazz, da villa a sede musicale

Tre edifici dentro un parco aperto al pubblico, fra il viale che porta il nome della Porta Ardeatina e la Colombo: così si presenta la Casa del Jazz, gestita dalla Fondazione Musica per Roma, l'ente che gestisce anche l'Auditorium Parco della Musica. La villa principale ospita la sala concerti; un secondo edificio accoglie sale prova e di registrazione e una foresteria; il terzo un ristorante. La nostra pagina generale sulla sede è qui.

Le dimensioni

Sul sito ufficiale si legge che l'edificio principale occupa all'incirca 2.500 metri quadrati, mentre il verde attorno arriva a 25.240. Wikipedia parla di un parco di circa due ettari e mezzo.

La sala

Il nome della sala ricorda Armando Trovajoli, musicista nato a Roma, che nel 1949 rappresentò l'Italia al Paris Jazz Festival e che nel 1958 fondò l'Orchestra Stabile di Musica Leggera della RAI: un precedente illustre per un'orchestra jazz che oggi suona nella sala che porta il suo nome.

Una curiosità sulla Casa del Jazz

La Casa del Jazz non vive solo dentro la villa. Il calendario dell'autunno 2026 prevede concerti anche nel parco: la sede indica una rassegna intitolata I Concerti nel Parco Autunno 2026, dal 17 ottobre al 6 novembre, e il concerto di Elective Lines con Andrea Colella del 15 novembre è annunciato proprio nel "Parco di Casa del Jazz". Il giardino progettato negli anni Trenta da Pietro Porcinai diventa così, anche in autunno, uno spazio per la musica.

Un parco nato per una famiglia

Quel parco fu pensato per la residenza privata di Arturo Osio, socio fondatore della Banca Nazionale del Lavoro. Oggi è un'area verde pubblica di oltre due ettari, aperta a chi va ai concerti.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Casa del Jazz

La Casa del Jazz non si limita a ospitare concerti: produce musica propria. La CDJO, spiega il sito ufficiale, nasce dentro il Centro di Produzione Musica Jazz della Fondazione, e lo stesso ente dispone di un'etichetta discografica. Nella villa, inoltre, un sistema di registrazione permette di documentare gli eventi e di produrre dischi.

Un'orchestra di casa

Avere un'orchestra residente significa poter costruire un percorso nel tempo: programmi monografici come quelli dedicati a Thad Jones e a Brookmeyer, appuntamenti numerati, un pubblico che ritrova gli stessi musicisti a ogni concerto. È un modello diverso da quello della semplice sala che accoglie artisti in tournée, e spiega perché la sede si chiami "casa".

Il consiglio che ti do per visitare la Casa del Jazz

Il mio consiglio è di approfittare del prezzo contenuto, 15 euro, per seguire entrambi i concerti della CDJO della stagione, se ci sarà occasione, o almeno di ascoltare questo programma con un po' di preparazione. Ascoltare a casa uno o due dischi di Brookmeyer, dal periodo con Mulligan a quello con le orchestre europee, rende molto più ricca l'esperienza in sala: si riconoscono le idee e si capisce come la scrittura sia cambiata nel tempo.

Arrivare con anticipo

L'accesso in sala avviene di norma da trenta minuti prima dell'inizio, e a concerto iniziato l'ingresso non è garantito. Per le 19:30 conviene presentarsi alla villa intorno alle 19:00, quando apre il botteghino.

Posti accessibili

Per le persone che usano la sedia a rotelle, la prenotazione dei posti dedicati si fa al telefono, allo 06 8024 1281, dalle 11 alle 18 di ogni giorno. I posti disponibili sono pochi, per cui è meglio chiamare con largo anticipo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

La Casa del Jazz è conosciuta come villa confiscata a Enrico Nicoletti, il cassiere della banda della Magliana. Raramente si ricorda da chi Nicoletti la comprò: secondo Wikipedia, negli anni Ottanta la villa apparteneva al Vicariato di Roma, e fu Nicoletti ad acquistarla. Da proprietà ecclesiastica a residenza di un criminale, e poi a bene pubblico: pochi edifici romani hanno cambiato di mano in modo così eloquente.

Le modifiche abusive

Durante la proprietà di Nicoletti, aggiunge l'enciclopedia, furono realizzati interventi e abusi edilizi che modificarono profondamente gli interni e le facciate della villa progettata da Cesare Pascoletti. La sede che si visita oggi è il risultato del recupero successivo alla confisca.

La foto giusta da fare alla Casa del Jazz

Per una serata d'orchestra, la foto più significativa si fa prima del concerto, sul palco vuoto con i leggii e gli strumenti già pronti, se il personale lo consente. Una big band vista prima dell'inizio, con le sedie disposte per sezioni, racconta bene la natura collettiva di questa musica. Durante l'esecuzione, invece, è buona regola non fotografare.

Fuori, la villa di sera

A fine novembre il buio arriva presto. La facciata della villa illuminata, vista dai viali del parco, è l'immagine che resta di una serata alla Casa del Jazz, insieme alla stele dedicata alle vittime della mafia all'ingresso.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Prima della villa

L'area ospitava un casale del XVII secolo, sulle cui rovine fu costruita la residenza di Arturo Osio.

1936-1939

Costruzione della villa su progetto di Cesare Pascoletti, allievo di Marcello Piacentini, e sistemazione del parco affidata a Pietro Porcinai.

Anni Ottanta

Il Vicariato di Roma vende la villa a Enrico Nicoletti, che la trasforma con lavori abusivi.

1996-2001

Sequestro il 14 novembre 1996, confisca definitiva il 20 febbraio 2001, assegnazione al Comune di Roma il 26 settembre 2001 secondo la legge 109 del 1996.

2005

In aprile apre la Casa del Jazz, con la direzione di Luciano Linzi e la gestione iniziale dell'azienda speciale Palaexpo.

2025

La Prefettura di Roma dispone sondaggi nel parco per la possibile presenza dei resti del magistrato Paolo Adinolfi, scomparso nel 1994.

2026

La CDJO diretta da Mario Corvini, orchestra residente, dedica due programmi consecutivi a Thad Jones (ottobre) e a Bob Brookmeyer (novembre).

Chi è passato dalla Casa del Jazz

Tra i nomi che hanno fatto la storia della sede, il sito ufficiale ricorda l'allora sindaco Walter Veltroni, promotore del progetto, e don Luigi Ciotti, presidente di Libera, l'associazione con cui fu realizzata la lapide con i nomi delle vittime della mafia. Il primo direttore, nel 2005, fu Luciano Linzi.

Le orchestre residenti

Oggi la sede ospita due formazioni stabili: l'orchestra professionale di Corvini e, accanto, la formazione giovanile guidata da Massimo Nunzi, la Jazz Campus Orchestra, che secondo il sito si rivolge a bambini e ragazzi tra i 7 e i 14 anni per avvicinarli al jazz. Nella stessa villa, quindi, convivono un'orchestra professionale e un laboratorio per i più giovani.

Le rassegne

Nel 2026 la Casa del Jazz ospita anche una parte dei concerti del Roma Jazz Festival, giunto alla 50ª edizione, e i solisti dell'ensemble PMCE ospiti della rassegna Junctions Beyond Jazz, in programma dal 15 marzo al 13 dicembre.

Intorno alla Casa del Jazz

La sede si trova in una zona in cui convivono monumenti antichi e quartieri moderni. Chi ha tempo prima del concerto, soprattutto il sabato, può scegliere tra diverse mete.

Piramide e Cimitero Acattolico

Dalla stazione Piramide della metropolitana si vede subito la Piramide Cestia, accanto alla quale si trova il Cimitero Acattolico. Gli orari di apertura vanno verificati sui siti ufficiali.

Ostiense

Oltre la Piramide comincia il quartiere di Ostiense, con la sua archeologia industriale e i locali. È una buona zona per una cena dopo il concerto.

Le Mura Aureliane

Il viale della Casa del Jazz corre in prossimità della cinta aureliana, che in questo punto conserva la piccola Porta Ardeatina, un passaggio chiuso già nell'alto Medioevo. Chi arriva con la luce può dedicarle qualche minuto; il nostro approfondimento sulle Mura Aureliane racconta l'intero circuito.

Altri luoghi del jazz

Chi vuole prolungare la serata con altra musica dal vivo può consultare la programmazione dei club romani, come l'Alexanderplatz Jazz Club, verificando date e orari sui canali ufficiali del locale.

Domande frequenti sul concerto CDJO dedicato a Bob Brookmeyer

Quando si tiene il concerto?

In due date con lo stesso programma: venerdì 27 e sabato 28 novembre 2026, sempre alle 19:30, nella Sala concerti Armando Trovajoli della Casa del Jazz. La biglietteria online indicata dalla sede riporta entrambe le serate, con biglietti acquistabili separatamente, quindi si può scegliere liberamente la data più comoda.

Quanto costa il biglietto?

Il biglietto unico costa 15 euro, secondo la scheda ufficiale. Il regolamento contempla sconti per chi ha una disabilità certificata e per chi non vede, ottenibili presentando la documentazione alla biglietteria centrale dell'Auditorium Parco della Musica, gestito dalla stessa Fondazione Musica per Roma.

Chi suona?

La CDJO Casa del Jazz Orchestra, orchestra residente della sede, diretta da Mario Corvini. La scheda ufficiale non pubblica l'elenco dei musicisti né eventuali solisti ospiti, quindi l'organico preciso si conoscerà in sala. L'orchestra è una produzione del Centro di Produzione Musica Jazz della Fondazione Musica per Roma.

Chi era Bob Brookmeyer?

Un trombonista a pistoni, pianista, arrangiatore e compositore statunitense nato a Kansas City nel 1929 e morto nel dicembre 2011. Fece parte del quartetto di Gerry Mulligan dal 1954 al 1957, fu direttore musicale della Thad Jones/Mel Lewis Orchestra, lavorò a lungo in Europa e nel 2006 fu nominato NEA Jazz Master.

È adatto a chi non conosce il jazz orchestrale?

Sì, con un minimo di curiosità. La presentazione ufficiale ricorda che Brookmeyer, pur usando tecniche compositive del Novecento europeo, non rinunciò mai allo swing e all'improvvisazione. Chi ascolta per la prima volta una big band troverà momenti di grande energia e spazi per gli assoli, in una sala abbastanza piccola da sentire ogni sezione.

Come si raggiunge la Casa del Jazz?

Le indicazioni ufficiali citano la metro B fino a Piramide e l'autobus 714 fino alla fermata Colombo/Marco Polo; per chi guida c'è un parcheggio vicino alla villa, sul lato di via Cristoforo Colombo. Il tragitto dalla propria zona e gli orari serali dei mezzi si verificano con il pianificatore di viaggio di ATAC.

A che ora conviene arrivare?

Il botteghino apre alle 19:00 e l'accesso alla sala comincia di norma mezz'ora prima del concerto, fino a cinque minuti prima dell'inizio. A spettacolo iniziato l'ingresso non è garantito e i ritardatari, se ammessi, possono essere sistemati in posti diversi. Arrivare alle 19:00 è la scelta più prudente.

Ci sono altri concerti della CDJO?

Il concerto su Brookmeyer è il quarto appuntamento della stagione dell'orchestra. Il precedente, "The fabulous Thad Jones", è in programma il 23 e 24 ottobre 2026. Le date successive vanno controllate sul calendario ufficiale della Casa del Jazz, che pubblica di volta in volta i nuovi programmi.

Il consiglio finale sul concerto CDJO dedicato a Bob Brookmeyer

Due serate a 15 euro per ascoltare un'orchestra jazz in una sala da circa 150 posti sono un'occasione rara, e il programma dedicato a Bob Brookmeyer permette di attraversare in una sera la storia del jazz orchestrale, dal quartetto di Mulligan alle grandi orchestre europee. Scegliete la data, comprate il biglietto sul canale ufficiale, ascoltate a casa qualche pagina di Brookmeyer per arrivare preparati e, se potete, abbinate il sabato sera ai concerti della domenica successiva: alla Casa del Jazz, l'ultimo fine settimana di novembre è un piccolo festival.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento27 Novembre 2026 19:30 — 28 Novembre 2026
IndirizzoCasa del Jazz, Viale di Porta Ardeatina 55, 00154 Roma Ardeatino, Roma, Roma Città