Lago di Fogliano (LT)

Il Lago di Fogliano (LT) è il più grande dei quattro laghi costieri dell’Agro Pontino, in provincia di Latina, dentro il territorio del Parco Nazionale del Circeo. Occupa una superficie che le fonti indicano fra i 395 e i 404 ettari, ha un perimetro di circa 11 chilometri, una larghezza massima intorno a 1,5 chilometri e si allunga per circa 5 chilometri parallelamente al mare, dal quale lo separa soltanto il cordone di dune. È bassissimo: la profondità massima è dell’ordine dei due o tre metri, e la profondità media indicata dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Fogliano, che lo gestisce, è di circa un metro. Raccoglie le acque del canale Cicerchia e comunica con il Tirreno attraverso una foce artificiale, il che ne fa tecnicamente una laguna salmastra e non un lago d’acqua dolce. Dal 1978 è zona umida di importanza internazionale ai sensi della convenzione di Ramsar. Sulla sua riva orientale si trova il Borgo di Fogliano, con la villa dei Caetani, l’orto botanico ottocentesco e la chiesetta neogotica, che insieme costituiscono uno dei luoghi più fotografati e meno capiti del litorale pontino. È sconsigliato in piena estate, per il caldo e la mancanza quasi totale di ombra lungo le rive.

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Lago di Fogliano
Lago di Fogliano. La riva orientale, quella del Borgo, con la fascia di canneto che separa lo specchio d’acqua dai coltivi della bonifica. È il lato da cui si arriva in auto e l’unico dove esistano strutture aperte al pubblico.

Dove si trova il Lago di Fogliano (LT) e come ci si arriva davvero

La prima cosa da chiarire è amministrativa, e serve a non sbagliare navigatore. Il Lago di Fogliano (LT) si trova in provincia di Latina, ma non è a Latina città e non è a Sabaudia centro: si trova nella fascia costiera che unisce le due, quella che sulle carte porta ancora i nomi della bonifica, Borgo Grappa, Borgo Sabotino, Borgo Piave. Il Borgo di Fogliano, cioè l’unico punto del lago con edifici, parcheggio e servizi, ricade nel comune di Latina, mentre la riserva naturale che comprende i tre laghi di Fogliano, Monaci e Caprolace viene indicata dal Reparto Carabinieri Biodiversità con riferimento a Sabaudia. Scrivere semplicemente “Fogliano” in un navigatore porta quasi sempre nel posto giusto, ma conviene controllare che il punto di arrivo sia sulla strada litoranea e non in mezzo ai campi della bonifica, dove le carrarecce private finiscono spesso nei cancelli di un’azienda agricola.

La seconda cosa da chiarire è geografica. Il lago non si vede dalla strada principale. Chi percorre la Pontina o la litoranea passa a poche centinaia di metri dallo specchio d’acqua senza accorgersene, perché fra la carreggiata e la riva ci sono un filare di eucalipti, una fascia di coltivi e un canneto alto due metri. Bisogna svoltare, entrare, parcheggiare e camminare. Questa è la ragione per cui il Lago di Fogliano (LT) resta poco frequentato in proporzione alla sua fama fotografica: chi non sa dove fermarsi non lo trova.

In treno: la linea Roma Napoli via Formia e le stazioni vicine al Lago di Fogliano (LT)

Non esiste una stazione ferroviaria al lago, e non è mai esistita. La linea utile è la Roma Napoli via Formia, quella che i pendolari conoscono come FL7, che corre nell’entroterra a una decina di chilometri dalla costa. La fermata di riferimento è Latina Scalo, che nonostante il nome non si trova in città ma a circa nove chilometri dal centro di Latina, verso Sermoneta. Da Roma Termini il tempo di percorrenza è di circa un’ora con i treni regionali, meno con quelli che saltano le fermate minori. La frequenza nelle fasce ordinarie è buona, perché è una direttrice pendolare importante, ma gli orari cambiano a ogni cambio stagionale e vanno controllati sul sito di Trenitalia il giorno prima, non il mese prima.

Il problema comincia dopo. Da Latina Scalo al Lago di Fogliano (LT) restano da coprire una ventina di chilometri buoni, attraversando la città di Latina e poi tutta la pianura bonificata fino alla costa. Il collegamento con autobus urbani ed extraurbani esiste ma è pensato per i residenti, con corse concentrate negli orari di lavoro e di scuola, rade nel fine settimana e quasi nulle nel pomeriggio festivo. Chi arriva in treno e non vuole noleggiare un mezzo deve mettere in conto un taxi o un servizio a chiamata, e soprattutto deve organizzare il ritorno prima di partire: al Borgo di Fogliano non si trova un taxi di passaggio, e il segnale telefonico lungo la riva è discontinuo.

La conclusione onesta è che il Lago di Fogliano (LT) non è una destinazione da giornata senza auto. Si può fare, e chi ha la bicicletta al seguito lo fa volentieri perché la pianura è completamente piatta, ma va pianificato. Chi viaggia senza mezzo proprio ottiene un’esperienza migliore inserendo il lago in un giro organizzato del Parco del Circeo, dove il trasferimento è già risolto, oppure combinandolo con una notte a Latina o a Sabaudia invece di tentare l’andata e ritorno in giornata da Roma.

In auto: Pontina, Appia e gli svincoli per il Lago di Fogliano (LT)

In auto il discorso cambia completamente, e diventa semplice. Da Roma la via naturale è la Strada statale 148 Pontina, che parte dall’Eur e scende dritta verso sud attraversando Pomezia, Aprilia e Latina. È una strada a scorrimento veloce a due corsie per senso di marcia per buona parte del percorso, con tratti a carreggiata unica e numerosi svincoli a raso nella parte finale, e ha una reputazione pessima meritata: è statisticamente fra le più pericolose del Lazio, ha limiti di velocità che cambiano spesso e controlli elettronici frequenti. Si guida con calma, non si sorpassa a destra, e si accetta che il tempo di percorrenza reale sia superiore a quello stimato dal navigatore.

Dalla Pontina si esce all’altezza di Latina e si prende la direzione dei borghi costieri, seguendo le indicazioni per Borgo Grappa, Borgo Sabotino e il mare. La distanza da Roma al Lago di Fogliano (LT) è di circa 95 chilometri, che si traducono in un’ora e tre quarti nelle giornate buone e in molto di più il sabato mattina d’estate, quando tutta Roma scende verso Sabaudia e San Felice. L’alternativa interna è la via Appia, la Strada statale 7, che passa per Velletri, Cisterna e Latina: è più lenta e più trafficata nel tratto dei Castelli, ma attraversa un paesaggio infinitamente più interessante e permette di agganciare Sermoneta e il Giardino di Ninfa sulla stessa giornata.

Chi arriva da sud, dal napoletano o dal basso Lazio, usa l’autostrada A1 fino a Cassino oppure la via Appia costiera da Formia e Terracina, poi risale la litoranea passando davanti al promontorio del Circeo. Questa è la direzione più bella in assoluto, perché si vede il Circeo crescere davanti al parabrezza per venti chilometri e poi si entra nella fascia dei laghi con il mare sempre a sinistra. Da Terracina al Lago di Fogliano (LT) si contano poco più di trenta chilometri.

L’ultimo tratto, quello che conta, è la strada litoranea che collega Latina Lido a Sabaudia costeggiando i laghi. Il bivio per il Borgo di Fogliano è segnalato ma non è vistoso, e chi va veloce lo supera. Il consiglio pratico è impostare come destinazione “Borgo di Fogliano” e non “Lago di Fogliano”, perché il primo è un punto preciso con un parcheggio, il secondo è uno specchio d’acqua di quattrocento ettari il cui centroide geometrico si trova in mezzo all’acqua.

In autobus, in bicicletta e a piedi

Il servizio extraurbano Cotral collega Latina con i borghi della bonifica e con Sabaudia. Le corse esistono, ma sono calibrate sulle esigenze di chi lavora e di chi va a scuola: partenze presto la mattina, ritorni nel primo pomeriggio, riduzione drastica il sabato e servizio ridotto all’osso la domenica e nei festivi. Nei mesi estivi alcune linee vengono potenziate verso il litorale, ma la logica resta quella di portare i residenti al mare, non i turisti al lago. Chi vuole provarci deve leggere l’orario aggiornato sul sito Cotral e verificare la fermata più vicina al Borgo, che non sempre coincide con quella indicata dalle applicazioni di navigazione generaliste.

In bicicletta invece il Lago di Fogliano (LT) è una meraviglia, e questo va detto con chiarezza perché è il modo migliore per visitarlo. La pianura pontina è piatta come un tavolo, le strade della bonifica sono rettilinei lunghi chilometri con poco traffico, e la strada che costeggia il lago sul lato interno regala per tutta la sua lunghezza la vista dello specchio d’acqua con il Circeo sullo sfondo. Il giro completo dei tre laghi, Fogliano, Monaci e Caprolace, si fa in mezza giornata con una bicicletta da strada o da gravel, e si può allungare fino a Sabaudia o fino a Latina Lido. Il vento è la vera variabile: qui soffia quasi sempre, spesso da ovest, e una pedalata piacevole all’andata può diventare faticosa al ritorno.

A piedi il lago si percorre solo per tratti. Non esiste un anello pedonale completo, perché buona parte delle rive è chiusa dal canneto, è proprietà demaniale a fruizione regolamentata oppure confina con aziende agricole private. Quello che esiste, ed è aperto, è la rete di percorsi del Parco intorno al Borgo di Fogliano, con osservatori per il birdwatching e tratti che costeggiano lo specchio d’acqua. Sono percorsi brevi e pianeggianti, adatti a chiunque, ma completamente esposti al sole per gran parte del tracciato.

Che cosa è davvero il Lago di Fogliano (LT): una laguna, non un lago

Il nome inganna. Il Lago di Fogliano (LT) non è un lago nel senso in cui lo sono il Lago di Bracciano o il Lago di Albano, che sono conche vulcaniche profonde decine o centinaia di metri riempite di acqua dolce. Fogliano è una laguna costiera salmastra: uno specchio d’acqua bassissimo, separato dal mare da un cordone di dune sabbiose e collegato al Tirreno da una foce, attraverso la quale entra acqua salata a ogni marea e a ogni mareggiata. La salinità varia lungo l’anno e lungo lo specchio d’acqua, più alta vicino alla foce, più bassa dove sbocca il canale Cicerchia che porta acqua dolce dai coltivi della bonifica. Questa variabilità è esattamente ciò che rende l’ambiente prezioso e fragile allo stesso tempo.

La classificazione europea degli habitat lo iscrive fra le lagune costiere, l’habitat prioritario 1150, che è la categoria più tutelata perché in tutto il Mediterraneo ne restano lembi frammentati. Intorno alle rive si trovano gli altri habitat tipici delle zone umide salmastre: la vegetazione pioniera a salicornia, i pascoli inondati mediterranei, i praterie umide con giunchi. Sono formazioni basse, che a occhio inesperto sembrano terreno incolto e che invece sono il motivo per cui qui si fermano decine di migliaia di uccelli ogni inverno.

La seconda cosa da capire è che il Lago di Fogliano (LT) nella forma attuale è un manufatto. Non nel senso che sia stato scavato, perché la laguna è naturale e antichissima, ma nel senso che il suo perimetro è stato deciso da un intervento di ingegneria idraulica novecentesco. Prima della bonifica il regime delle acque era irregolare al punto che nessuno poteva dire con esattezza dove finisse il lago e dove cominciasse la palude: la superficie si espandeva d’inverno e si ritirava d’estate, lasciando fasce di terreno acquitrinoso larghe centinaia di metri. Fino al XX secolo il perimetro delle rive del Lago di Fogliano (LT) era, letteralmente, indefinibile.

Fu la bonifica dell’Agro Pontino condotta dall’Opera Nazionale Combattenti, negli anni trenta del Novecento, ad arginare il lago e a dargli la configurazione che ha oggi. Vennero scavati i canali collettori, costruite le idrovore, rialzati gli argini, e lo specchio d’acqua venne separato in modo netto dalle terre coltivabili. È la stessa operazione che ha prodotto i borghi della bonifica, la fondazione di Littoria (l’odierna Latina) nel 1932 e di Sabaudia nel 1934, e la scomparsa della malaria endemica che per secoli aveva reso la pianura pontina invivibile in estate. Chi guarda oggi la linea netta della riva sta guardando una decisione presa a tavolino novant’anni fa.

Il Parco, i Carabinieri Biodiversità e le regole di casa al Lago di Fogliano (LT)

Dal 1978 il Lago di Fogliano (LT) fa parte del territorio protetto del Parco Nazionale del Circeo, ed è classificato come zona umida di importanza internazionale secondo la convenzione di Ramsar. Ma sopra e dentro questa tutela ne esistono altre, sovrapposte, e vale la pena elencarle perché spiegano perché non si possa fare quello che si vuole sulle rive.

La Riserva Naturale Comprensorio di Fogliano, che comprende i laghi di Fogliano, dei Monaci e di Caprolace, è stata istituita con Decreto del Presidente della Repubblica del 2 luglio 1975. Le aree sono passate al demanio dello Stato con decreti di esproprio degli anni 1984 e 1985. La riserva copre circa 1.545 ettari, di cui circa 725 di specchi d’acqua e circa 820 fra terreni coltivati e incolti, fabbricati e pascoli. La gestione è affidata al Reparto Carabinieri Biodiversità di Fogliano, che amministra complessivamente circa 5.210 ettari comprendenti anche la duna costiera (circa 150 ettari su dodici chilometri di sviluppo) e la Foresta demaniale del Circeo (circa 3.260 ettari).

Sul piano europeo l’area è Sito di Importanza Comunitaria IT6040012 “Laghi Fogliano, Monaci, Caprolace e Pantani dell’Inferno” ed è compresa nella Zona di Protezione Speciale IT6040015. È inoltre riconosciuta come Important Bird Area e dal 2012 rientra nella Riserva della Biosfera UNESCO del programma Man and Biosphere. Sommando tutto, il Lago di Fogliano (LT) è uno dei luoghi più protetti del Lazio, e questo ha conseguenze pratiche immediate per il visitatore.

Le conseguenze sono queste. Non si fa il bagno nel lago. Non si naviga liberamente, né a motore né a remi né in canoa. Non si pesca senza autorizzazione. Non si esce dai sentieri segnati, perché il calpestio della vegetazione delle rive distrugge l’habitat e disturba la nidificazione. Non si portano cani liberi, e in molte aree non si portano cani affatto. Non si vola con i droni, che sull’avifauna acquatica hanno un effetto devastante perché gli uccelli li percepiscono come rapaci. L’accesso al Borgo di Villa Fogliano e all’orto botanico è regolamentato da linee guida specifiche e da un piano di gestione della fruizione: in pratica si entra in determinati giorni e orari, spesso con visita accompagnata, e le modalità cambiano nel tempo. Prima di partire si controlla il sito del Parco Nazionale del Circeo, non un blog turistico.

I numeri del Lago di Fogliano (LT)

I numeri del lago vanno dati con onestà, perché le fonti non coincidono e la differenza non è un errore di nessuno: dipende da dove si traccia il confine fra specchio d’acqua, canneto e fascia perilagunare, che è un limite mobile per definizione.

La superficie viene indicata in circa 395 ettari dalle fonti più diffuse e in circa 404 ettari dalla scheda del Reparto Carabinieri Biodiversità. In entrambi i casi il Lago di Fogliano (LT) è il più grande dei laghi costieri pontini, davanti a Caprolace (circa 226 ettari) e ai Monaci (circa 95 ettari). Il perimetro è di circa 11 chilometri. La lunghezza, misurata parallelamente alla linea di costa, è di circa 5 chilometri; la larghezza massima è di circa 1,5 chilometri.

La profondità è il dato che sorprende di più. La massima è dell’ordine dei 2 o 3 metri, e la media indicata dal gestore è di circa un metro. Un lago di quattrocento ettari profondo un metro è, in sostanza, una gigantesca pozza: si scalda in fretta d’estate, si raffredda in fretta d’inverno, e reagisce al vento con onde corte e fangose che rimescolano il fondo. Questa bassa profondità è la ragione fisica di quasi tutto il resto: della ricchezza di invertebrati sul fondo, della quantità di uccelli che vi trovano da mangiare stando semplicemente in piedi, e anche della fragilità del sistema di fronte alle ondate di calore e all’intrusione di acqua salata.

Il bacino idrografico è quello dei canali della bonifica. Il principale immissario è il canale Cicerchia; il collegamento con il mare avviene attraverso una foce regolata. Il sistema è quindi in parte governato dall’uomo: il livello e la salinità dipendono dalle piogge, dalle maree e dalle scelte di gestione idraulica. È una delle poche lagune italiane dove la manutenzione ordinaria di un’idrovora ha effetti misurabili sul numero di fenicotteri che si fermano l’inverno successivo.

Le rive del Lago di Fogliano (LT): che cosa è visitabile e che cosa non lo è

Questo è il capitolo che evita la delusione, ed è quello che quasi nessuna pagina sul Lago di Fogliano (LT) scrive con chiarezza. Il lago non è un lago balneabile, non ha lungolago con bar, non ha pontili per il noleggio di pedalò e non ha una passeggiata ad anello. Chi arriva aspettandosi il modello Bracciano trova un’altra cosa, e se non lo sa in anticipo la trova deludente.

Quello che c’è, e che vale il viaggio, è un ambiente naturale integro visitabile da alcuni punti precisi. Il principale è il Borgo di Fogliano, sulla riva orientale, dove si concentrano gli edifici storici, l’orto botanico, le strutture museali del Parco e i sentieri attrezzati. Da lì partono i percorsi che portano agli osservatori ornitologici, che sono casotti di legno con feritoie orizzontali da cui si guarda l’acqua senza essere visti dagli uccelli. Il resto del perimetro è in gran parte precluso: canneto impenetrabile, terreni agricoli privati, aree di riserva integrale dove l’accesso è vietato per legge e non per scelta del gestore.

La seconda cosa da sapere è che il mare non è il lago. Fra il Lago di Fogliano (LT) e il Tirreno c’è la duna, e oltre la duna c’è la spiaggia, che è demanio pubblico e liberamente accessibile nei tratti non in concessione. Chi vuole fare il bagno lo fa lì, sulla costa che va da Latina Lido verso Sabaudia, non nella laguna. La spiaggia è sabbiosa, scura, spesso ventosa, con fondale che degrada rapidamente e correnti che in giornate di libeccio meritano attenzione. Il tratto attrezzato più vicino è quello di Latina Lido; più a sud si arriva alla spiaggia di Torre Paola, sotto il Circeo, e alla Bufalara.

Il Borgo di Fogliano e la villa dei Caetani

Il Borgo di Fogliano è un piccolo nucleo di edifici affacciati sulla riva orientale del lago, e la sua storia spiega la sua forma. Nasce come insediamento di famiglie dedite alla pesca lagunare: erano loro a lavorare le acque del lago per conto del proprietario, e sono loro ad aver dato il nome sia allo specchio d’acqua sia alla villa che sarebbe stata costruita accanto. Un villaggio di pescatori in una laguna malarica non è un luogo romantico, ed è bene ricordarlo quando si guardano le palme e la chiesetta neogotica: per secoli qui si è vissuto male e poco.

Gli edifici che si vedono oggi sono il risultato di una stratificazione lunga tre secoli. Il nucleo più antico riconoscibile è la casina di caccia del 1742, costruita dai Caetani per ospitare i loro ospiti durante le battute nella palude. Nel 1877 vennero edificate la villa padronale e la cosiddetta “Villa Inglese”, un cottage di gusto britannico che nel paesaggio pontino ha l’effetto di un errore di montaggio cinematografico. Successivi rimaneggiamenti hanno fuso la villa padronale e la casa di caccia in un corpo unico, inglobando i resti dell’antica chiesa di Sant’Andrea, che venne poi sostituita da una chiesetta in stile neogotico costruita nei pressi della villa.

Il risultato è un complesso architettonicamente ibrido e visivamente coerente, che funziona perché tutto è tenuto insieme dal verde e dall’acqua. Oggi gli edifici ospitano funzioni pubbliche legate al Parco e alla ricerca: il Museo Naturalistico del Parco, una sala ornitologica, il Centro di documentazione sulla lotta antimalarica, un centro visitatori con auditorium e il Centro di Recupero Animali Selvatici. Non sono una casa museo dei Caetani e non vanno visitati aspettandosi arredi d’epoca: sono strutture di servizio di un’area protetta, ospitate in contenitori storici.

Parcheggi e accessi al Lago di Fogliano (LT)

L’accesso all’area del Borgo avviene dalla strada litoranea, attraverso una deviazione segnalata. Esiste un’area di sosta per le auto in prossimità dell’ingresso: è di dimensioni contenute e nelle domeniche di primavera, che sono le giornate di punta assoluta per questo luogo, si riempie presto. Non esistono parcheggi multipiano, non esistono navette dedicate e non conviene lasciare l’auto sul ciglio della litoranea, che è una strada dove si corre e dove la banchina è spesso morbida.

L’ingresso alle aree del Borgo e all’orto botanico è regolamentato. Il Parco applica linee guida specifiche e un piano di gestione della fruizione, che stabiliscono giorni, orari e modalità: in diverse fasi la visita all’orto botanico è stata possibile solo in forma accompagnata e su prenotazione, in altre è stata consentita la libera fruizione di alcune aree in determinate giornate. Non riporto qui orari o tariffe: cambiano, e una pagina che li stampa come se fossero definitivi fa un danno a chi la legge. Si controllano sul sito del Parco Nazionale del Circeo o si chiede direttamente al Reparto Carabinieri Biodiversità di Fogliano prima di mettersi in macchina.

Per i percorsi naturalistici e per gli osservatori la logica è la stessa: alcuni tratti sono liberi, altri sono accessibili solo con accompagnamento, altri ancora sono chiusi in periodo di nidificazione. La chiusura stagionale non è un capriccio burocratico. Un airone o un cavaliere d’Italia che abbandona il nido per il passaggio di una persona a venti metri perde la covata, e in una popolazione piccola questo si misura direttamente sui numeri dell’anno dopo.

La qualità delle acque al Lago di Fogliano (LT)

La domanda arriva sempre, e la risposta è che la questione è mal posta. Nel Lago di Fogliano (LT) non si fa il bagno, quindi non esiste una classificazione di balneabilità come quella che l’Arpa Lazio pubblica per le acque marine. Il lago viene monitorato con altri parametri, quelli della qualità ecologica delle acque di transizione previsti dalla direttiva quadro europea.

I problemi noti del sistema lagunare pontino sono di tre tipi. Il primo è il carico di nutrienti che arriva dai canali della bonifica, cioè azoto e fosforo di origine agricola, che in un bacino profondo un metro producono fioriture algali ed episodi di carenza di ossigeno nelle giornate calde e senza vento. Il secondo è l’intrusione salina, aggravata dall’emungimento delle falde per uso irriguo, tema su cui l’area è oggetto di studi condotti anche dall’università. Il terzo sono le specie aliene invasive: il gambero rosso della Louisiana, ormai diffuso in tutte le acque interne del Lazio, e il granchio blu, che negli ultimi anni ha colonizzato lagune e foci lungo tutta la costa tirrenica e che a Fogliano è oggetto di monitoraggio e gestione. Il Reparto Carabinieri Biodiversità conduce inoltre programmi sul monitoraggio dell’anguilla e progetti per la nidificazione del falco pescatore.

Per il mare, che è la cosa su cui la domanda sulla balneabilità ha senso, i dati ufficiali sono quelli del monitoraggio regionale delle acque di balneazione, consultabili sul portale dell’Arpa Lazio. Il litorale pontino ha storicamente valori buoni, con criticità puntuali in corrispondenza delle foci dei canali dopo le piogge forti, che è esattamente il momento in cui conviene non entrare in acqua.

Una curiosità su Lago di Fogliano (LT)

L’orto botanico di Villa Fogliano è famoso per una ragione che è quasi l’opposto di quella per cui nascono di solito i giardini famosi: è bello perché è stato abbandonato. Venne creato alla fine dell’Ottocento come giardino esotico per volontà di Ada Bootle Wilbraham, aristocratica inglese moglie di Onorato Caetani, che vi introdusse specie provenienti da mezzo mondo e in particolare palme. Era un giardino di collezione, del tipo che l’Ottocento produceva ovunque in Europa: piante rare, disposte per stupire, mantenute da giardinieri a tempo pieno.

Poi i Caetani si spostarono altrove. Nella prima metà del Novecento le energie della famiglia andarono al giardino di Ninfa, che è diventato uno dei giardini più celebrati d’Italia, e Fogliano venne trascurato. Negli anni venti, venendo a mancare la manutenzione, nell’orto botanico cominciò spontaneamente un processo di naturalizzazione. Nessuno lo aveva progettato e nessuno lo controllava: semplicemente, le piante esotiche smisero di essere protette e la macchia mediterranea cominciò a rientrare da sola.

Quello che ne è uscito non esiste da nessun’altra parte. Il leccio, la palma nana e l’alloro, cioè le specie della macchia laziale, sono cresciuti accanto e sotto le palme, gli eucalipti e l’araucaria che venivano da Australia, Sudamerica e Africa. Le condizioni climatiche particolari della fascia costiera pontina, mite d’inverno e umida per la vicinanza della laguna, fanno sì che alcune di queste specie esotiche si rinnovino spontaneamente, cioè producano semi che germinano e piante nuove senza intervento umano. Il risultato è un bosco misto che un botanico chiamerebbe anomalo e un visitatore chiama, giustamente, irreale: si cammina sotto palme alte quindici metri con il sottobosco di una lecceta mediterranea.

La curiosità vera, per chi ama i paradossi, è questa: l’orto botanico di Fogliano è un’opera d’arte involontaria. Nessun paesaggista lo avrebbe disegnato così, nessun committente lo avrebbe approvato, e nessun manuale di giardinaggio lo raccomanderebbe. È il prodotto di un secolo di disattenzione in un clima favorevole, ed è per questo che va difeso: rifarlo sarebbe impossibile, perché richiederebbe di ricominciare cent’anni fa e poi smettere di occuparsene.

Lago di Fogliano
Lago di Fogliano. Le palme dell’orto botanico voluto da Ada Bootle Wilbraham alla fine dell’Ottocento, cresciute sopra un sottobosco di macchia mediterranea rientrata da sola dopo l’abbandono degli anni venti. È la stessa quinta vegetale che compare in alcune inquadrature del Ben-Hur del 1959.

L’orto botanico del Lago di Fogliano (LT) e la villa dei Caetani

Il complesso di Villa Fogliano merita un capitolo per sé perché è l’unica cosa costruita che il lago abbia, e perché la sua storia è la storia di come una famiglia romana abbia posseduto per seicento anni un pezzo di Lazio grande come una provincia.

Ada Bootle Wilbraham e il giardino esotico

Ada Bootle Wilbraham era figlia di un lord inglese e sposò Onorato Caetani. Portò nel Lazio due cose che la nobiltà italiana dell’epoca non aveva: il gusto britannico per il giardino paesaggistico e i canali commerciali dell’impero coloniale britannico, attraverso i quali arrivavano in Europa semi e piante dai quattro continenti. Il giardino esotico di Fogliano nasce da questa combinazione, alla fine dell’Ottocento, e le palme ne furono la specie simbolo.

La scelta delle palme non fu casuale né soltanto estetica. La fascia costiera pontina ha inverni miti, raramente gela, e la vicinanza della laguna mantiene un’umidità atmosferica alta anche in estate. Sono le condizioni in cui le palme di origine subtropicale sopravvivono e crescono, cosa che a Roma riesce male e sui colli laziali non riesce affatto. Fogliano funzionò da serra a cielo aperto. Accanto alle palme vennero messi a dimora eucalipti australiani, che nella pianura pontina hanno anche avuto un uso pratico di drenaggio dei terreni umidi, e araucarie sudamericane, che sono conifere dall’aspetto preistorico riconoscibili a cento metri di distanza.

La stessa Ada Bootle Wilbraham, insieme al ramo della famiglia che la seguì, è legata all’altra grande impresa vegetale dei Caetani nel Lazio, cioè il giardino di Ninfa, che sarebbe stato sviluppato nel Novecento sulle rovine della città medievale ai piedi di Sermoneta. Fogliano e Ninfa sono due facce dello stesso progetto familiare, e il fatto che oggi Ninfa sia celeberrima e Fogliano quasi sconosciuta è un accidente della storia, non un giudizio di valore.

La casina di caccia del 1742 e la Villa Inglese

La costruzione più antica del complesso è la casina di caccia, del 1742. Fu costruita per una ragione precisa e documentata: ospitare il Conte d’Albany e il Cardinale di York durante le loro battute di caccia. I due erano nipoti di Giacomo II Stuart, cioè appartenevano alla dinastia cattolica spodestata dal trono d’Inghilterra e rifugiata a Roma sotto protezione pontificia. Il Cardinale di York, Henry Benedict Stuart, visse a lungo nel Lazio e fu vescovo di Frascati; il fratello maggiore, noto come Bonnie Prince Charlie, era il pretendente giacobita.

Questo dettaglio dice molto su che cosa fosse Fogliano nel Settecento: una riserva di caccia di lusso in mezzo alla palude, dove la nobiltà romana portava ospiti illustri a sparare a folaghe e anatre. La palude malarica, che per i contadini era una condanna, per i proprietari era una risorsa venatoria e ittica di enorme valore. Il lago produceva pesce, anguille in quantità, uccelli acquatici, e non richiedeva altro investimento che la sorveglianza.

Nel 1877 il complesso venne ampliato con la villa padronale e con la cosiddetta “Villa Inglese”. Il nome dice il gusto: architettura di importazione, tetti spioventi, finestre a bovindo, il lessico del cottage vittoriano trapiantato sull’Agro Pontino. Rimaneggiamenti successivi hanno cambiato completamente l’architettura della villa padronale e della casa di caccia, che oggi costituiscono un corpo unico. Dentro questo corpo unico sono stati inglobati i resti dell’antica chiesa di Sant’Andrea, la cui funzione venne poi trasferita a una chiesetta in stile neogotico costruita nei pressi della villa, che è l’edificio con il campaniletto a vela che compare in quasi tutte le fotografie del Borgo.

Le palme, il punteruolo rosso e quello che resta

Il punteruolo rosso, Rhynchophorus ferrugineus, è un coleottero originario dell’Asia meridionale arrivato nel Mediterraneo alla fine del Novecento. La femmina depone le uova alla base delle foglie della palma; le larve scavano gallerie dentro il fusto e distruggono il tessuto vascolare dall’interno. Quando i sintomi sono visibili dall’esterno, cioè quando la corona comincia a piegarsi, la pianta è spesso già compromessa. Nel Lazio ha decimato le palme di lungomari, ville storiche e giardini pubblici, e sta mostrando una resistenza notevole alle diverse tecniche di lotta applicate, dai trattamenti endoterapici alle trappole a feromoni all’abbattimento sanitario.

A Fogliano l’infestazione è arrivata come nel resto della regione, e le palme della riva del lago ne sono state colpite. Sono le stesse palme che fecero da sfondo ad alcune scene di Ben-Hur. Questo significa che una parte di quello che si vede oggi nell’orto botanico è più giovane di quello che si vedeva vent’anni fa, che alcune piante monumentali sono state abbattute per motivi fitosanitari, e che il paesaggio del Borgo è cambiato e continuerà a cambiare. Chi torna dopo molti anni lo nota subito.

La reazione dei gestori non è stata sostituire palma con palma. In un’area protetta la strategia è diversa: si accompagna la successione vegetale, si favorisce la macchia mediterranea nativa che il punteruolo non attacca, e si conservano le palme dove è possibile difenderle. Il risultato di lungo periodo sarà un orto botanico meno esotico e più laziale, che è una perdita paesaggistica e insieme un guadagno ecologico. Non c’è una risposta giusta, e i tecnici del Parco lo dicono apertamente.

Il percorso per non vedenti

C’è una cosa che a Fogliano è stata fatta bene e quasi nessuno la cita. Le caratteristiche profumazioni della macchia mediterranea, gli stimoli sensoriali offerti dall’ambiente lagunare e l’estrema varietà di forme e dimensioni delle specie presenti nell’orto botanico hanno reso possibile realizzare un percorso pensato per i non vedenti.

La logica è semplice e intelligente. Un giardino di collezione ottocentesco è un luogo da guardare; un bosco misto mediterraneo con palme, eucalipti e mirto è un luogo da annusare e da toccare. L’alloro, il rosmarino, il lentisco, il mirto e l’elicriso hanno odori riconoscibili e diversi fra loro; il tronco di un eucalipto, quello di una palma e quello di un leccio hanno superfici che le mani distinguono senza sforzo; l’araucaria ha foglie che si riconoscono al tatto con una certezza che nessuna descrizione verbale raggiunge. Il percorso sfrutta queste differenze invece di limitarsi a mettere targhe in braille accanto a piante che tutti gli altri guardano.

Sul piano pratico, questo significa che l’orto botanico del Lago di Fogliano (LT) è uno dei pochi luoghi naturalistici del Lazio progettati per essere visitati anche da chi non vede. Le modalità di accesso e le eventuali visite accompagnate vanno verificate presso il Parco, perché come tutto il resto dipendono dalla programmazione stagionale.

Il museo, la sala ornitologica e il centro di documentazione

Nel Borgo hanno sede diverse strutture del Parco Nazionale del Circeo e del Reparto Carabinieri Biodiversità. C’è il Museo Naturalistico del Parco, che racconta gli ambienti della zona, dalla duna alla foresta planiziale ai laghi. C’è una sala ornitologica, che è la cosa più utile da vedere prima di uscire con il binocolo, perché mostra le specie che si possono davvero incontrare invece di quelle che si vorrebbe incontrare. C’è un centro visitatori con auditorium, usato soprattutto per l’educazione ambientale: il reparto dichiara attività annuali che coinvolgono fra 1.500 e 2.000 studenti.

C’è poi il Centro di documentazione sulla lotta antimalarica, che è la struttura più interessante del complesso e quella che i visitatori saltano più spesso. La malaria nella pianura pontina non è un dettaglio storico marginale: è la ragione per cui questa terra fertilissima è rimasta quasi disabitata per duemila anni. Il centro documenta la campagna di eradicazione, le bonifiche, l’uso del chinino di Stato, il ruolo delle stazioni sanitarie e la lotta antianofelica del secondo dopoguerra. Chi lo visita capisce perché i borghi pontini abbiano tutti la stessa pianta e perché le case coloniche siano rialzate rispetto al piano di campagna.

Infine c’è il Centro di Recupero Animali Selvatici, che accoglie animali feriti e che secondo la scheda del reparto è operativo dal lunedì al sabato dalle 8 alle 19. Non è una struttura visitabile come uno zoo, e non deve esserlo: gli animali che vi transitano devono tornare in natura, e più contatto hanno con l’uomo meno probabilità hanno di farcela.

Una cosa che non ti dice nessuno su Lago di Fogliano (LT)

Il Lago di Fogliano (LT) è sconsigliato in piena estate, e questa frase, che nel testo originale di questa pagina stava in una riga sola, merita di essere spiegata perché è il consiglio più utile di tutta la pagina.

Le ragioni sono tre e si sommano. La prima è il caldo. La pianura pontina in luglio e agosto è una delle aree più afose del Lazio: bassa quota, umidità altissima per la presenza dei laghi e dei canali, ventilazione che nelle ore centrali spesso si azzera. La temperatura percepita supera regolarmente quella misurata di parecchi gradi.

La seconda è la mancanza di ombra. Le rive del lago sono canneto e prateria umida, non bosco. L’ombra esiste soltanto dentro l’orto botanico e sotto i pochi filari di eucalipti lungo le strade. I sentieri e gli osservatori sono esposti al sole per quasi tutto il loro sviluppo, e un percorso di due chilometri che a marzo è una passeggiata diventa ad agosto una prova.

La terza è quella che nessuno scrive: le zanzare. Una laguna salmastra circondata da canneti e da canali di bonifica è un ambiente perfetto per i ditteri, e nelle ore del tramonto, che sono esattamente quelle in cui la luce è migliore e gli uccelli sono più attivi, l’aggressione è seria. Non è la malaria, che è stata eradicata in Italia a metà del Novecento, ma è comunque un motivo sufficiente per rovinare una serata a chi arriva in maniche corte e senza repellente. Chi va a Fogliano da maggio a settembre porta repellente, manica lunga leggera e pantalone lungo, e non discute.

C’è poi un quarto elemento, meno immediato. D’estate il lago è al minimo anche dal punto di vista faunistico. Gli uccelli acquatici che rendono Fogliano straordinaria sono in gran parte svernanti e migratori: arrivano in autunno, passano l’inverno, ripartono in primavera. Ad agosto lo specchio d’acqua è caldo, poco ossigenato, con fioriture algali possibili, e sostanzialmente vuoto rispetto a quello che si vede in gennaio. Andare a Fogliano in piena estate significa fare la fatica massima per vedere il minimo.

Il consiglio che ti do per visitare Lago di Fogliano (LT)

Vai in inverno, di mattina presto, con un binocolo, e mettici mezza giornata.

L’inverno è la stagione del Lago di Fogliano (LT) per la stessa ragione per cui l’estate non lo è: è quando ci sono gli uccelli. Da novembre a febbraio la laguna ospita le concentrazioni di avifauna acquatica che le valgono il riconoscimento di zona Ramsar e di Important Bird Area. Le giornate limpide di tramontana, quelle fredde e ventose che seguono un fronte, danno una visibilità che permette di vedere il Circeo, i Lepini e in certe condizioni anche le isole. La luce radente di dicembre sull’acqua bassa produce colori che nessun altro periodo dell’anno restituisce.

La mattina presto conta perché gli uccelli acquatici sono attivi all’alba e perché il vento, qui, tende ad alzarsi nel corso della giornata. Uno specchio d’acqua profondo un metro con vento sostenuto diventa una superficie increspata e fangosa in cui non si distingue niente; lo stesso specchio d’acqua all’alba senza vento è uno specchio nel senso letterale, e restituisce il Circeo capovolto.

Il binocolo non è un accessorio da appassionati: è lo strumento senza il quale questo posto non si vede. Le distanze in laguna sono ingannevoli e gli uccelli stanno lontani dalla riva. A occhio nudo si vede una riga scura sull’acqua; con un dieci per quaranta si vedono fenicotteri, aironi, cormorani, svassi, anatre tuffatrici e trampolieri. La differenza fra le due esperienze è totale. Chi non ha un binocolo può cavarsela con un teleobiettivo, ma un binocolo economico batte qualunque telefono.

Mezza giornata è il minimo per far quadrare i conti. Un’ora per il Borgo e le strutture museali, un’ora buona per l’orto botanico se è accessibile, un’ora e mezza per i percorsi e gli osservatori, e il tempo per arrivare e ripartire. Chi passa a Fogliano venti minuti sulla strada per Sabaudia ha visto un parcheggio e una chiesetta, e se ne va convinto che il posto sia sopravvalutato.

Ultimo elemento del consiglio, che vale sempre e qui vale doppio: telefonare prima. L’accesso al Borgo di Villa Fogliano e all’orto botanico è regolamentato e cambia. Arrivare da Roma per trovare il cancello chiuso è un’esperienza che si può evitare con una telefonata o con una mail al Parco.

Il verde, la duna e gli altri laghi pontini

Il Lago di Fogliano (LT) non si capisce isolato. Fa parte di un sistema di ambienti che il Parco Nazionale del Circeo tiene insieme e che si legge bene su una carta: da nord a sud la duna costiera, la catena dei laghi retrodunali, la foresta planiziale, il promontorio del Circeo e infine l’isola di Zannone.

La duna costiera, confine del Lago di Fogliano (LT)

Fra il lago e il mare corre il cordone dunale, una striscia di sabbia larga poche centinaia di metri e lunga una dozzina di chilometri, che il Reparto Carabinieri Biodiversità quantifica in circa 150 ettari. È uno degli ultimi tratti di duna costiera integra del Tirreno centrale, e si legge come una sequenza ordinata: la spiaggia, poi la duna embrionale con le prime piante pioniere, poi la duna mobile tenuta insieme dall’ammofila, poi la duna consolidata con ginepro coccolone, lentisco e mirto, e infine il retroduna che scende verso la laguna.

Quella sequenza è fragile in modo controintuitivo. Non la distruggono le mareggiate, che fanno parte del sistema: la distrugge il calpestio. Un sentiero battuto attraverso la duna interrompe la copertura vegetale, il vento scava il varco, e in pochi anni si apre una breccia che il sistema non richiude da solo. È la ragione delle passerelle di legno che si vedono su tutto il litorale del Parco, e la ragione per cui attraversare la duna fuori dai passaggi segnati non è una trasgressione simbolica ma un danno concreto.

Sulla duna nidificano specie che mettono le uova direttamente sulla sabbia, mimetizzate al punto da essere invisibili a un metro di distanza. Il fratino è il caso più noto e il più minacciato in tutta Italia. Un cane libero, una passeggiata fuori tracciato o una partita di racchettoni sulla battigia a fine primavera bastano a far fallire una covata senza che nessuno se ne accorga mai.

Gli altri specchi d’acqua intorno al Lago di Fogliano (LT)

I laghi costieri pontini sono quattro. Il Lago di Fogliano (LT) è il più settentrionale e il più grande. Seguendo la costa verso sud si incontra il lago dei Monaci, il più piccolo, circa 95 ettari, senza sbocco diretto a mare, che per questa ragione ha caratteristiche chimiche diverse e una vegetazione perilagunare più sviluppata. Poi c’è il lago di Caprolace, circa 226 ettari, il più meridionale dei tre compresi nella riserva, spesso il migliore per l’osservazione dei limicoli. Infine, già sotto il promontorio, c’è il lago di Paola, detto anche lago di Sabaudia, che ha statuto diverso perché in gran parte privato e utilizzato storicamente per l’acquacoltura, con una lunga storia che risale alle peschiere romane.

Ai laghi si aggiungono i Pantani dell’Inferno, riserva naturale di popolamento animale, e le riserve integrali della Piscina delle Bagnature, della Lestra della Coscia e della Piscina della Gattuccia, che sono depressioni umide dentro la foresta e che non sono visitabili perché la riserva integrale è, per definizione di legge, off limits. La Foresta demaniale del Circeo, circa 3.260 ettari, è invece il grande relitto della selva di Terracina, cioè della foresta planiziale che copriva la pianura prima della bonifica, e ha percorsi aperti al pubblico.

Chi vuole confrontare Fogliano con i laghi laziali di origine vulcanica, che sono un’altra cosa per formazione, profondità e uso, trova sul sito le schede del Lago di Bracciano, del Lago di Martignano e del Lago di Albano. Il confronto è istruttivo: là si nuota, si naviga e si mangia sul lungolago; qui si guarda, si sta zitti e si porta via la spazzatura.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Nella zona del Lago di Fogliano (LT) sono stati rinvenuti raschiatoi, punte di freccia e altre tracce della presenza dell’uomo a partire dalla preistoria. È una frase che si legge ovunque e che quasi nessuno collega alla conseguenza ovvia: questa laguna è stata abitata, in modo continuativo o intermittente, per decine di migliaia di anni, e lo è stata perché era una fonte di cibo straordinaria.

Il ragionamento è semplice. Una laguna salmastra bassa produce pesce, molluschi, anguille e uccelli acquatici in quantità che nessun ambiente terrestre del Lazio può eguagliare, e li produce tutto l’anno. Non serve agricoltura, non serve allevamento, non serve tecnologia sofisticata: bastano reti, trappole e pazienza. Per una comunità di cacciatori e raccoglitori, il bordo di una laguna è la periferia di un supermercato. Il promontorio del Circeo, pochi chilometri più a sud, restituisce alcune delle testimonianze preistoriche più importanti d’Italia, a cominciare dalla Grotta Guattari, e non è un caso che stia in fondo a questo sistema di zone umide.

I Romani arrivarono e fecero la cosa che i Romani facevano sempre: industrializzarono. Realizzarono importanti opere di bonifica e trasformarono il lago in un centro di allevamento e pesca, costruendo piscine e canali per sfruttare al meglio la ricchezza delle acque. Le peschiere romane della costa tirrenica sono impianti complessi, con vasche comunicanti, chiuse per regolare il ricambio d’acqua e vivai per la separazione delle specie; l’acquacoltura di lusso che riforniva le tavole di Roma di murene, orate e ostriche era un’attività economica seria, non un capriccio. La fascia costiera fra Anzio e Terracina ne era piena, e il vicino promontorio di Torre Astura conserva i resti di una delle peschiere più spettacolari d’Italia.

Poi seguì l’abbandono. Con la crisi del sistema imperiale, il venir meno della manutenzione idraulica e il ritorno dell’impaludamento, la pianura pontina divenne progressivamente inabitabile. La malaria, che in un sistema drenato è un rischio contenuto, in una palude stagnante diventa endemica e letale. Per più di mille anni l’Agro Pontino fu una terra da attraversare in fretta, e la via Appia la attraversava.

Il fatto poco citato, quindi, è che il Lago di Fogliano (LT) racconta un ciclo completo: risorsa preistorica, impianto produttivo romano, terra abbandonata medievale, latifondo aristocratico, bonifica novecentesca, area protetta contemporanea. Sei usi diversi dello stesso specchio d’acqua in quarantamila anni, e ognuno ha lasciato qualcosa di visibile.

La foto giusta da fare a Lago di Fogliano (LT)

La fotografia che tutti fanno a Fogliano è la chiesetta neogotica con le palme. È una bella fotografia, funziona, e si può fare in qualunque momento di apertura. Non è però la foto giusta, perché è la stessa che hanno già fatto tutti e perché non dice niente di che cosa sia questo posto.

La foto giusta è un’altra: lo specchio d’acqua all’alba d’inverno, senza vento, con il profilo del promontorio del Circeo sullo sfondo e il suo riflesso capovolto sull’acqua ferma. Ha bisogno di tre condizioni che non sempre coincidono, ed è per questo che vale. Serve una giornata senza vento, cosa non scontata su una costa esposta. Serve la luce bassa della prima ora, che rende l’acqua specchiante e accende il canneto di un arancione che a mezzogiorno non esiste. E serve la stagione fredda, quando l’aria è limpida e il Circeo si vede nitido invece di sfumare nella foschia estiva.

Tecnicamente serve poco. Un’ottica moderatamente lunga per comprimere i piani e far sembrare il Circeo più vicino di quanto sia, un treppiede se si scende sotto il trentesimo di secondo, e la pazienza di aspettare che passi uno stormo. Il vero lavoro è la posizione: bisogna trovare un punto della riva orientale accessibile e libero dal canneto, e i punti buoni sono pochi. Gli osservatori del Parco sono pensati per guardare, non per fotografare, e le feritoie limitano l’inquadratura.

Due avvertenze serie. La prima: non si entra nel canneto per avere l’angolo migliore. Il canneto è habitat di nidificazione, camminarci dentro è vietato e fa danno, e nessuna fotografia lo giustifica. La seconda: niente droni. Sull’avifauna acquatica il drone ha l’effetto di un rapace e fa alzare in volo centinaia di individui, con un costo energetico che d’inverno può essere letale. In area protetta è vietato, e il divieto è tecnicamente fondato.

Come alternativa, la fotografia più originale del Borgo non è la chiesetta ma il sottobosco dell’orto botanico: palme alte e diritte che salgono da una macchia mediterranea bassa e disordinata. È un’immagine che spiega in un colpo solo cento anni di abbandono, e quasi nessuno la scatta.

Lago di Fogliano
Lago di Fogliano. Lo specchio d’acqua visto dalla riva, con la linea bassa del canneto e la pianura bonificata alle spalle. La profondità media è di circa un metro: è questa poca acqua a spiegare la quantità di uccelli che vi trovano da mangiare.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La cronologia del Lago di Fogliano (LT) si legge come una successione di decisioni prese da qualcun altro, quasi sempre a Roma.

Preistoria. Frequentazione umana documentata dai ritrovamenti di raschiatoi, punte di freccia e altri manufatti litici nell’area del lago.

Età romana. Opere di bonifica, canalizzazione e costruzione di piscine per l’allevamento ittico. La laguna diventa un centro produttivo di pesca e allevamento inserito nel sistema economico della costa laziale.

Tarda antichità e alto medioevo. Fine della manutenzione idraulica, impaludamento, ritorno della malaria endemica, spopolamento della pianura pontina.

1294. Benedetto Caetani diventa papa con il nome di Bonifacio VIII e affida alla propria famiglia un possedimento unico che comprende Sermoneta, Ninfa e i laghi di Fogliano e Caprolace. È la data che determina i successivi seicento anni di storia del lago: da qui in avanti Fogliano è proprietà Caetani.

1742. Costruzione della casina di caccia, destinata a ospitare il Conte d’Albany e il Cardinale di York, nipoti di Giacomo II Stuart, durante le battute di caccia.

1877. Costruzione della villa padronale e della “Villa Inglese”.

Fine Ottocento. Ada Bootle Wilbraham, moglie di Onorato Caetani, crea l’orto botanico introducendo specie esotiche e in particolare palme.

Anni venti del Novecento. Cessa la manutenzione dell’orto botanico e comincia il processo spontaneo di naturalizzazione che ne ha prodotto l’aspetto attuale. Nello stesso periodo i Caetani concentrano le proprie energie sul giardino di Ninfa.

Anni trenta del Novecento. Bonifica integrale dell’Agro Pontino a opera dell’Opera Nazionale Combattenti. Il Lago di Fogliano (LT) viene arginato e assume la configurazione definitiva. Nascono Littoria (1932), oggi Latina, e Sabaudia (1934), insieme ai borghi rurali della pianura.

1934. Istituzione del Parco Nazionale del Circeo, uno dei più antichi parchi nazionali italiani, nato per salvare un lembo della foresta planiziale e della duna dalla bonifica in corso.

1943 e 1944. Il litorale pontino è teatro delle operazioni militari legate allo sbarco di Anzio e alla risalita alleata verso Roma. La pianura appena bonificata viene in parte riallagata, con conseguente ritorno temporaneo della malaria nel dopoguerra immediato.

2 luglio 1975. Decreto del Presidente della Repubblica che istituisce la Riserva Naturale Comprensorio di Fogliano, comprendente i laghi di Fogliano, Monaci e Caprolace.

1978. Riconoscimento dell’area come zona umida di importanza internazionale ai sensi della convenzione di Ramsar, e inclusione del lago nel territorio protetto del Parco Nazionale del Circeo.

1984 e 1985. Decreti di esproprio con cui le aree passano al demanio dello Stato.

2012. L’area è compresa nella Riserva della Biosfera riconosciuta dall’UNESCO nell’ambito del programma Man and Biosphere.

Ultimi decenni. Arrivo e diffusione del punteruolo rosso, con danni alle palme del lago; comparsa e gestione di specie aliene acquatiche come il gambero rosso della Louisiana e il granchio blu; progetti di monitoraggio dell’avifauna che documentano, fra gli altri, la crescita della colonia di aironi cenerini da una coppia nel 2016 a quarantasette coppie nel 2020.

Chi è passato da Lago di Fogliano (LT)

La lista dei nomi legati a questo lago è breve ma non banale, e la riporto solo per le figure il cui legame è documentato dalle fonti che ho potuto leggere.

I Caetani. Sono la famiglia che ha posseduto Fogliano dal 1294 in avanti, e ogni edificio del Borgo porta la loro firma. Il ramo che conta per il lago è quello ottocentesco, con Onorato Caetani e la moglie inglese. La stessa famiglia ha prodotto il giardino di Ninfa e il castello di Sermoneta, e la sua vicenda è una delle poche che permettano di leggere il Lazio meridionale come un’unità invece che come una somma di comuni.

Ada Bootle Wilbraham. È la persona che ha materialmente inventato il paesaggio vegetale che oggi si fotografa. Senza di lei a Fogliano ci sarebbero lecci, e basta.

Bonifacio VIII. Benedetto Caetani, papa dal 1294, è all’origine del possedimento. Il suo nome compare in questa storia come atto amministrativo più che come presenza fisica, ma è l’atto amministrativo che ha deciso tutto il resto.

Il Conte d’Albany e il Cardinale di York. Gli Stuart in esilio a Roma, nipoti di Giacomo II, ospiti delle battute di caccia per i quali la casina del 1742 venne costruita. È il momento in cui la palude pontina entra, per una stagione, nella politica dinastica europea.

La troupe di Ben-Hur. Le palme della riva del lago fecero da sfondo ad alcune scene del film del 1959 diretto da William Wyler, girato in gran parte a Cinecittà e in esterni laziali. Il dettaglio viene riportato da più fonti locali e dalla scheda enciclopedica del lago; non risulta conferma su documentazione di produzione, e lo riporto come notizia tramandata, non come fatto verificato alla fonte primaria.

Su una cosa preferisco tacere piuttosto che riempire il capitolo. Il Lago di Fogliano (LT) viene spesso associato a scrittori e artisti che avrebbero frequentato l’Agro Pontino, e alcune di queste associazioni sono verosimili. Senza una citazione verificabile non le metto in pagina: un nome in meno è meglio di una fonte inventata.

Quando andare al Lago di Fogliano (LT) e quando evitarlo

Da novembre a febbraio: il periodo migliore. È la stagione degli uccelli svernanti, l’aria è limpida, non ci sono zanzare, il caldo non è un problema e il Borgo è quasi vuoto. Le giornate sono corte, quindi conviene partire presto e non contare su più di otto ore di luce utile. Le giornate di tramontana, fredde e ventose, sono le più belle da guardare e le meno comode da fotografare.

Marzo e aprile: ottimi con un’avvertenza. La migrazione di ritorno porta specie di passo, la macchia mediterranea fiorisce, l’orto botanico è nel suo momento migliore e le temperature sono ideali. L’avvertenza è che in questo periodo inizia la nidificazione e alcune aree vengono chiuse: le domeniche di aprile sono anche le più affollate dell’anno, con il parcheggio pieno entro metà mattina.

Maggio e ottobre: buoni. Clima mite, giornate lunghe, zanzare già o ancora presenti ma gestibili. Ottobre in particolare è sottovalutato: la migrazione autunnale è in corso e la luce è ottima.

Da giugno a settembre: sconsigliato. Caldo afoso, nessuna ombra sulle rive, zanzare aggressive all’alba e al tramonto, lago al minimo faunistico. Chi si trova comunque in zona d’estate faccia il mare a Latina Lido o a Sabaudia e riservi al lago la prima ora del mattino, non di più.

Giorni della settimana. Il Borgo è più tranquillo nei giorni feriali e affollato nelle domeniche di bel tempo tra marzo e maggio. Va comunque verificato quali giorni le strutture siano aperte, perché la programmazione stagionale non coincide con il calendario turistico generico.

Il Lago di Fogliano (LT) con i bambini

Funziona, a condizione di impostarlo come uscita naturalistica e non come giornata al lago. I percorsi sono pianeggianti e brevi, adatti anche a gambe corte, e gli osservatori ornitologici piacciono molto perché hanno la struttura di un nascondiglio. Il museo naturalistico e la sala ornitologica danno un aggancio concreto a quello che poi si vede fuori, e il Parco organizza attività di educazione ambientale rivolte alle scuole.

Le cose da mettere in conto sono tre. Non si fa il bagno, e va detto prima di partire per evitare la delusione in loco. L’ombra è scarsa, quindi cappello e acqua sono obbligatori da aprile in poi. E il silenzio conta: un osservatorio ornitologico con dentro un bambino entusiasta funziona per circa novanta secondi, dopodiché sull’acqua non c’è più niente da vedere. La soluzione è dare a ciascuno un binocolo e una missione, cioè contare qualcosa.

Per i più piccoli, il Centro di Recupero Animali Selvatici è un tema delicato: non è una struttura visitabile a piacere, e va spiegato che gli animali che stanno lì devono tornare liberi e che guardarli non fa loro bene.

Accessibilità

Il terreno gioca a favore: la pianura pontina è piatta, i percorsi intorno al Borgo non hanno dislivelli significativi e le distanze sono contenute. Questo rende il Lago di Fogliano (LT) potenzialmente uno dei luoghi naturalistici più accessibili del Lazio. Il Parco Nazionale del Circeo pubblica una sezione dedicata ai sentieri per tutti, che è il punto da consultare per sapere quali tracciati siano effettivamente percorribili con una carrozzina e quali abbiano fondo sconnesso.

L’orto botanico ha, come detto, un percorso progettato per i non vedenti, basato sugli stimoli olfattivi e tattili della macchia mediterranea e sulla varietà di forme e cortecce delle specie presenti. È una dotazione rara e va usata, chiedendo al Parco come e quando sia accessibile.

Sulle strutture del Borgo, che sono edifici storici riadattati, le condizioni variano da ambiente ad ambiente e non le riporto per sentito dire. Chi ha esigenze specifiche di mobilità scriva o telefoni prima: è una struttura piccola, con personale che risponde, e una domanda posta in anticipo risolve il problema meglio di qualunque pagina web.

Cosa c’è intorno al Lago di Fogliano (LT)

Il lago da solo occupa mezza giornata. La zona intorno ne riempie tre, e si divide in due direzioni nette: la costa e la montagna.

Verso sud, lungo il litorale, si arriva a Sabaudia e al promontorio del Circeo, che è il punto forte assoluto della zona: il monte Circeo, la foresta demaniale, il lago di Paola, la spiaggia di Torre Paola, la spiaggia di San Felice Circeo e le batterie di Punta Rossa. Proseguendo si entra nel golfo di Gaeta con Terracina, Sperlonga e Gaeta.

Verso nord, sempre sulla costa, si risale verso Latina Lido, la Bufalara, il boschetto di Torre Astura e la torre di Astura, poi Nettuno e Anzio, dove il Museo dello Sbarco racconta il 1944 che ha attraversato anche questa pianura.

Verso l’interno, ai piedi dei monti Lepini, sta la parte che più vale il viaggio per chi non è venuto per il mare: Sermoneta con il castello Caetani, il Giardino di Ninfa, Priverno con l’abbazia di Fossanova poco distante e i musei di Priverno. Per capire la bonifica e i borghi della pianura il posto giusto è il Museo della Terra Pontina a Latina.

Un itinerario di due giorni che funziona davvero: primo giorno Fogliano all’alba, foresta demaniale del Circeo a metà mattina, Sabaudia e il lago di Paola nel pomeriggio, San Felice al tramonto. Secondo giorno Sermoneta la mattina, Ninfa a metà giornata se è nel calendario di apertura, Priverno e Fossanova nel pomeriggio. Il mare, se serve, si aggiunge in coda.

Domande veloci sul Lago di Fogliano (LT)

Dove si trova esattamente il Lago di Fogliano (LT)?

In provincia di Latina, nell’Agro Pontino, sulla fascia costiera fra Latina e Sabaudia, all’interno del Parco Nazionale del Circeo. Il Borgo di Fogliano, unico punto attrezzato, si raggiunge dalla strada litoranea.

Quanto è grande il Lago di Fogliano (LT)?

Circa 395 ettari secondo le fonti più diffuse, circa 404 secondo la scheda del Reparto Carabinieri Biodiversità. Perimetro di circa 11 chilometri, lunghezza di circa 5 chilometri, larghezza massima di circa 1,5 chilometri.

Quanto è profondo?

Poco. La profondità massima è dell’ordine dei 2 o 3 metri; la media indicata dal gestore è di circa un metro.

Si può fare il bagno nel Lago di Fogliano (LT)?

No. È una laguna salmastra in area protetta, non un lago balneabile, ed è bassissima e fangosa. Il bagno si fa in mare, oltre la duna.

È un lago o una laguna?

Tecnicamente una laguna costiera salmastra, collegata al mare da una foce. Il nome tradizionale è “lago” e resta quello in uso.

Si può andare in barca o in canoa?

No, non liberamente. La navigazione da diporto non è consentita: siamo dentro una riserva naturale con vincoli Ramsar, SIC e ZPS.

Si può pescare nel Lago di Fogliano (LT)?

Non liberamente. L’attività di pesca nella riserva è regolamentata e soggetta ad autorizzazione. Chi è interessato si informa direttamente presso il Reparto Carabinieri Biodiversità di Fogliano.

Quanto dista il Lago di Fogliano (LT) da Roma?

Circa 95 chilometri via Pontina, che in condizioni normali significa poco meno di due ore di auto. Nei fine settimana estivi il tempo aumenta in modo sensibile.

C’è una stazione ferroviaria?

No. La più utile è Latina Scalo, sulla linea Roma Napoli via Formia, a una ventina di chilometri, dalla quale servono comunque auto, taxi o autobus.

Ci si arriva con i mezzi pubblici?

Con difficoltà. Il servizio Cotral collega Latina con i borghi della bonifica, ma con orari pensati per i residenti. Non è una destinazione comoda senza auto.

Dove si parcheggia al Lago di Fogliano (LT)?

Nell’area di sosta all’ingresso del Borgo di Fogliano. È di dimensioni contenute e si riempie presto nelle domeniche di primavera.

Si paga l’ingresso?

Le modalità di accesso al Borgo e all’orto botanico sono regolamentate e cambiano nel tempo, in alcune fasi con visita accompagnata e prenotazione. Tariffe e orari vanno verificati sul sito del Parco Nazionale del Circeo prima di partire: non li riporto qui perché sarebbero informazioni destinate a invecchiare male.

Che cosa si visita al Borgo di Fogliano?

L’orto botanico, il complesso della villa dei Caetani con la chiesetta neogotica, il Museo Naturalistico del Parco, la sala ornitologica, il Centro di documentazione sulla lotta antimalarica e il centro visitatori.

Perché ci sono le palme?

Perché alla fine dell’Ottocento Ada Bootle Wilbraham, moglie di Onorato Caetani, creò qui un giardino esotico e vi introdusse specie tropicali, in particolare palme, favorite dal clima mite della costa pontina.

Perché l’orto botanico sembra un bosco?

Perché negli anni venti la manutenzione venne meno e cominciò un processo spontaneo di naturalizzazione: la macchia mediterranea è rientrata sotto le piante esotiche, producendo un bosco misto che non esiste altrove.

Le palme stanno morendo?

Molte sono state colpite dal punteruolo rosso, che nel Lazio si sta rivelando resistente alle tecniche di lotta applicate. Il paesaggio del Borgo sta cambiando e continuerà a cambiare.

È vero che qui è stato girato Ben-Hur?

Le palme della riva compaiono, secondo quanto riportato dalla scheda enciclopedica del lago e da diverse fonti locali, come sfondo di alcune scene del film del 1959. non risulta una conferma su documentazione di produzione, quindi lo riporto come notizia tramandata.

Che uccelli si vedono al Lago di Fogliano (LT)?

L’area è riconosciuta come zona Ramsar e Important Bird Area e ospita avifauna acquatica svernante e migratoria. Il gestore documenta la nidificazione di aironi cenerini, garzette e cormorani, con una colonia di aironi cenerini cresciuta da una coppia nel 2016 a quarantasette coppie nel 2020.

Qual è il periodo migliore per il birdwatching?

L’inverno, da novembre a febbraio, per gli svernanti, e i passaggi migratori di marzo, aprile e ottobre.

Serve il binocolo?

Sì. Senza binocolo il lago è una superficie d’acqua con delle righe scure sopra.

Ci sono zanzare?

Sì, e da maggio a settembre sono aggressive all’alba e al tramonto. Repellente e maniche lunghe leggere.

Si può andare in estate?

Si può, ma è la stagione peggiore: caldo afoso, nessuna ombra sulle rive, zanzare e lago al minimo faunistico.

Si possono portare i cani?

Le regole sono quelle di un’area protetta e vanno verificate per ciascun percorso. In generale il cane libero è escluso, e in diverse aree di nidificazione l’accesso con animali non è consentito.

Si possono usare i droni?

No. Oltre al divieto in area protetta, il drone fa alzare in volo l’avifauna acquatica con un costo energetico che d’inverno può essere letale.

Da quando è area protetta?

La Riserva Naturale Comprensorio di Fogliano è stata istituita con D.P.R. del 2 luglio 1975; dal 1978 il lago è zona umida Ramsar ed è compreso nel territorio protetto del Parco Nazionale del Circeo. Dal 2012 l’area rientra nella Riserva della Biosfera UNESCO.

Chi gestisce il Lago di Fogliano (LT)?

Il Reparto Carabinieri Biodiversità di Fogliano, che amministra complessivamente circa 5.210 ettari fra riserve, duna costiera, lagune e Foresta demaniale del Circeo.

Quali sono gli altri laghi pontini?

Caprolace (circa 226 ettari), Monaci (circa 95 ettari) e il lago di Paola o di Sabaudia, che ha statuto e uso diversi. Fogliano è il più grande e il più settentrionale.

Chi erano i Caetani?

La famiglia romana alla quale papa Bonifacio VIII, cioè Benedetto Caetani, affidò nel 1294 un possedimento che comprendeva Sermoneta, Ninfa e i laghi di Fogliano e Caprolace. Costruirono la casina di caccia del 1742, la villa e la Villa Inglese del 1877, e crearono l’orto botanico.

Che rapporto c’è fra Fogliano e Ninfa?

Stessa famiglia, stesso progetto, esiti opposti. Nel Novecento i Caetani si concentrarono su Ninfa e trascurarono Fogliano, ed è proprio quella trascuratezza ad aver prodotto l’orto botanico naturalizzato che si visita oggi.

Quanto tempo serve per visitarlo?

Mezza giornata è il minimo ragionevole: un’ora per il Borgo e i musei, un’ora per l’orto botanico, un’ora e mezza per sentieri e osservatori.

È adatto ai bambini?

Sì, come uscita naturalistica. Percorsi brevi e piatti, osservatori che piacciono molto, museo con aggancio concreto. Non come giornata di balneazione, perché nel lago non si entra.

È accessibile a chi ha difficoltà motorie?

Il terreno è pianeggiante e questo aiuta molto. Il Parco pubblica una sezione dedicata ai sentieri per tutti; per le strutture del Borgo, che sono edifici storici, conviene chiedere in anticipo.

Dove si mangia?

Non al lago. I punti di ristoro sono nei borghi della bonifica, a Latina Lido e a Sabaudia. Chi resta tutto il giorno porta acqua e pranzo, e riporta indietro i rifiuti.

Che differenza c’è fra il Lago di Fogliano (LT) e il Lago di Bracciano?

Tutta. Bracciano è un lago vulcanico profondo oltre centosessanta metri, d’acqua dolce, balneabile, con paesi e lungolago. Fogliano è una laguna salmastra profonda un metro, in riserva naturale, senza balneazione e senza abitato.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una giornata organizzata fuori Roma, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari nel Lazio trovano invece il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.

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RiassuntoLago di Fogliano (LT) - Str. Lungomare, 3657, 04100 Latina LT, Italia
TagsLago di FoglianoPunto panoramico

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IndirizzoStr. Lungomare, 3657, 04100 Latina LT, Italia 4100
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