Ardea (RM)

Ardea (RM) si raggiunge da Roma in una quarantina di minuti: dal Grande Raccordo Anulare si prende la via Laurentina (SP 95a) in direzione sud e si prosegue per circa trenta chilometri, oppure si esce sulla via Pontina (SS 148) allo svincolo di Pomezia e si piega verso il mare sulla via Laurentina. Il borgo antico occupa la rupe di tufo sopra il fosso dell'Incastro; il municipio e i servizi sono nella parte nuova, lungo la via Laurentina, mentre il litorale si allunga per una decina di chilometri fra Marina di Ardea, Tor San Lorenzo e Lido dei Pini. Con i mezzi pubblici il riferimento sono le corse Cotral che partono dal capolinea Laurentina della metro B e servono il litorale sud passando per Pomezia: le linee e gli orari cambiano con la stagione e vanno controllati sul sito dell'azienda prima di partire. Il Museo Giacomo Manzù, in via Laurentina al chilometro 32, apre dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.30 con ultimo ingresso alle 19.00, chiude il lunedì, il 25 dicembre e il primo gennaio, e costa 6 euro interi, 2 euro ridotti per i cittadini dell'Unione Europea fra i 18 e i 25 anni, ingresso libero sotto i 18 anni e per tutti la prima domenica del mese. I Giardini della Landriana, in via Campo di Carne 51 a Tor San Lorenzo, si visitano per appuntamento e nelle giornate di apertura di primavera e autunno, con visita guidata su prenotazione al numero indicato dal sito ufficiale e biglietto di 12 euro per i gruppi, gratuito sotto i 12 anni. Le aree archeologiche non hanno un orario continuativo: la rocca e il centro antico si girano liberamente a piedi, il Castrum Inui alla foce dell'Incastro si visita in occasione delle aperture organizzate. Parcheggio gratuito su strada nel borgo e nei parcheggi del lungomare, a pagamento nei mesi estivi in alcuni tratti della costa. Per una giornata piena servono cinque o sei ore: due per il museo, una per il borgo, due per il mare o i giardini.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Se il museo di Ardea entra in un giro più ampio, conviene inquadrarlo nella rete dei musei statali di Roma: è un museo nazionale a tutti gli effetti, con le stesse regole di ingresso e le stesse gratuità della prima domenica.

Perché Ardea (RM) non è un paese qualunque del litorale

Il nome compare nell'Eneide, nelle Metamorfosi di Ovidio, nei trattati fra Roma e Cartagine e nelle bolle papali dell'XI secolo. Poche località della provincia romana possono allineare una serie simile. Eppure chi arriva oggi dalla Pontina vede prima di tutto una cintura di villette, rotatorie e supermercati, e si convince che qui non ci sia niente da guardare. È un errore di lettura del paesaggio, non del luogo. Ardea è una città stratificata in verticale: sotto le case moderne corrono cunicoli scavati nel V secolo avanti Cristo, sotto la chiesa parrocchiale ci sono i blocchi di un tempio ellenistico, dentro il cimitero comunale c'è una chiesa romanica con i leoni stilofori sul portale.

La città antica occupava tre pianori tufacei separati da forre profonde: l'Acropoli, la Civitavecchia e Casalazzara. Il nome Civitavecchia, qui, non ha niente a che vedere con il porto del Tirreno settentrionale: è il toponimo con cui gli abitanti chiamano da secoli il pianoro della città vecchia, e confonderlo con la Civitavecchia del nord del Lazio è uno degli abbagli più frequenti nei testi che circolano in rete. Se leggete di templi arcaici a Civitavecchia, quasi sempre si parla di Ardea.

La mia opinione, dopo anni di gruppi accompagnati sul litorale sud: Ardea è il sito arcaico più sottovalutato del Lazio. Non ha la messa in scena di Ostia antica né l'apparato didattico di Lavinium, ma ha una cosa che quelli non hanno, cioè l'aggere del VII secolo avanti Cristo ancora leggibile a occhio nudo, in mezzo alla campagna, senza recinzioni e senza biglietteria.

Rocca di Ardea
Rocca di Ardea

Come arrivare ad Ardea (RM) e come muoversi una volta arrivati

In auto da Roma verso Ardea (RM)

Due strade, due caratteri diversi. La via Laurentina scende dal quadrante sud della città e attraversa la campagna dell'Agro romano, con l'ultimo tratto stretto e trafficato nelle ore di punta: è la strada giusta se puntate al museo, che si affaccia proprio sulla Laurentina al chilometro 32. La via Pontina è più veloce ma va lasciata all'altezza di Pomezia, prendendo poi le provinciali verso il mare. Nei fine settimana di luglio e agosto il traffico sul litorale fra Torvaianica e Tor San Lorenzo si blocca fra le dieci e mezzogiorno: partite prima delle nove o rimandate al pomeriggio.

Con i mezzi pubblici

Ardea non ha stazione ferroviaria. Le stazioni utili sono quelle della linea Roma-Nettuno, Campoleone e Campo di Carne, dalle quali proseguono corse su gomma verso il comune; il collegamento diretto con Roma è affidato ai bus Cotral che fanno capolinea alla Laurentina, terminale della metro B. Poiché i percorsi sono stati riorganizzati più volte negli ultimi anni, l'unico riferimento affidabile per orari e fermate resta il sito dell'azienda di trasporto e il portale del Comune. Chi viaggia senza auto tenga conto delle frequenze basse la domenica: per il museo, il rischio di restare a piedi al ritorno è concreto.

Dove si parcheggia

Nel borgo antico si lascia l'auto negli slarghi lungo la salita alla rocca, e nella piazza davanti alla chiesa di San Pietro Apostolo. Al museo c'è uno spazio interno riservato ai visitatori. Sul litorale, nei mesi estivi, i parcheggi liberi si esauriscono presto e diversi tratti passano alle strisce blu: se arrivate dopo le dieci del mattino in agosto, mettete in conto una camminata di dieci o quindici minuti.

Che cosa vedere ad Ardea (RM): il borgo sulla rupe

Il borgo si visita a piedi in un'ora scarsa, ma è un'ora densa. La strada sale, gira attorno al costone di tufo e sbuca su un belvedere naturale che guarda la pianura verso il mare. Da lassù si capisce in un colpo solo la logica dell'insediamento: la rupe isolata, le forre che la difendono su tre lati, il fosso che scende al Tirreno e serviva da via d'acqua per il porto.

La fortezza della rocca di Ardea (RM)

Il palazzo baronale sulla sommità della rupe fu costruito nel XV secolo dai Colonna, che tenevano il feudo grazie all'appoggio di papa Martino V, cioè Oddone Colonna. Nel 1564 Marcantonio Colonna vendette la giurisdizione feudale sul castello a Giuliano Cesarini, e da quel momento il complesso seguì le sorti di una famiglia che aveva già comprato metà del castello un secolo prima. Gli statuti locali raccontano una funzione precisa e poco romantica: quando dalle torri costiere arrivava il segnale delle vele barbaresche, la popolazione si chiudeva dentro la fortezza. Non era un timore letterario. Fra Cinquecento e Seicento le incursioni sul litorale laziale furono continue, e lo spopolamento di questa fascia di costa dipese in buona parte da quello.

Oggi l'edificio conserva la struttura muraria e il rapporto con lo strapiombo; la visita degli interni dipende dalle iniziative dell'amministrazione e delle associazioni locali. Se trovate il portone aperto durante una manifestazione, entrate: la vista dalle finestre alte vale la deviazione più di molte terrazze panoramiche pubblicizzate meglio.

La chiesa di Santa Marina, dentro il cimitero

È l'edificio più emozionante di Ardea, e si trova nel posto meno turistico che si possa immaginare: dentro il cimitero comunale, addossata alla roccia di tufo. La leggenda vuole che qui si aprisse la grotta in cui Marina visse da eremita dopo che i monaci, scoperto che era una donna, la cacciarono dal convento. L'iscrizione sopra il portale attribuisce la costruzione a Cencio Savelli, il futuro papa Onorio III, e la data che si legge tradizionalmente è il 1191; alcune schede locali collocano invece l'edificio nel XIII secolo. La discrepanza esiste e non va nascosta: davanti al portale conviene fidarsi dell'iscrizione e tenere aperta la forbice fra fine XII e XIII secolo.

Della facciata resta poco del portico originario. L'ingresso è inquadrato da colonne poggiate su leoni stilofori, i leoni portacolonna tipici del romanico laziale, e l'architrave ha un bassorilievo con la santa, il padre e un abate: una scena narrativa rara, che racconta per immagini la vicenda dell'eremita travestita. Il piccolo campanile a vela è sostenuto da due raccordi laterali. Dentro c'è una navata unica, in origine interamente affrescata. Gli affreschi meglio conservati sono a sinistra dell'altare: una Madonna con il Bambino fra San Rocco e Sant'Antonio abate con il bastone, la campanella e il maialino, gli attributi con cui l'iconografia lo distingue da qualunque altro eremita.

Dietro l'altare si aprono i resti di un ninfeo del II secolo dopo Cristo scavato nel tufo, riutilizzato in età tarda come ambiente funerario. È la stratigrafia di Ardea in tre metri quadrati: acqua romana, culto cristiano, cimitero moderno, tutto nello stesso buco nella roccia. Opinione netta: se dovessi salvare un solo monumento di Ardea, salverei questo, e lo direi anche a chi ha soltanto mezza giornata.

La chiesa di San Pietro Apostolo

La parrocchiale del borgo sorge sui resti di un tempio di età ellenistica, in una posizione che le fonti locali collegano a un culto antico dedicato a Giunone Regina. La fabbrica romanica si deve ai monaci benedettini dell'abbazia di San Paolo fuori le mura, che ebbero il possesso di Ardea per secoli; le fonti oscillano fra una fondazione altomedievale ricostruita dai benedettini e un cantiere del XII secolo, e la cautela è d'obbligo. Il campanile non nasce come campanile: era una torre di vedetta contro i Saraceni, poi inglobata nella chiesa.

Il materiale antico è ovunque, riusato senza troppi complimenti. Fregi marmorei del II secolo fanno da stipiti al portale, un capitello di reimpiego regge il presbiterio, un'ara sepolcrale romana è stata riadattata agli usi liturgici. L'interno è a tre navate divise da archi. Gli arredi hanno subito perdite gravi negli ultimi due secoli, fra quadri, lampadari e reperti spariti, ma restano affreschi del XV secolo con Sant'Onofrio eremita, San Cristoforo, San Leonardo e Sant'Ansano, un crocifisso ligneo del Cinquecento e una tela di ambito caravaggesco del Seicento.

Un dettaglio che dice molto sulla storia sanitaria della zona: fra i patroni degli Ardiesi, gli abitanti medievali della rocca, compaiono Sant'Antonio abate, San Cristoforo, San Leonardo, Sant'Ansano, Sant'Eurosia, Sant'Onofrio e San Procolo. San Cristoforo è uno dei quattordici Santi ausiliatori, invocato contro la peste e la morte improvvisa. Un patrocinio del genere, in un borgo tanto piccolo, rafforza l'ipotesi che ai piedi della rocca esistesse davvero un lazzaretto: e il toponimo Casalazzara, ancora oggi in uso, conserva quella memoria.

Nel Novecento la chiesa fu restaurata a partire dal 1940, dopo la visita di Benito Mussolini ad Ardea del 29 ottobre 1939, e assunse la forma attuale; negli anni Sessanta furono rimessi in ordine il campanile e la navata destra. Nello stesso decennio Giacomo Manzù, che abitava a poche centinaia di metri, realizzò per questa chiesa la fonte battesimale e il tabernacolo, e fece adattare a leggio un capitello di marmo recuperato in località Blasi, dove sorgeva una villa romana che la tradizione locale collega a Livia, moglie di Augusto. Quel capitello è stato rubato durante lavori di restauro, e non è mai tornato. La villa di riferimento non va confusa con la villa di Livia a Prima Porta, che è un'altra proprietà e un altro sito.

L'oratorio di Sant'Angelo

Si scende per una scala che porta a una stanza scavata nel tufo, sotto il livello del suolo. Sul soffitto c'è un fiore giallo con i petali in stucco; sulla parete di fondo, una nicchia interamente affrescata con pitture del XII secolo. È un ambiente minuscolo e cupo, di quelli che i visitatori distratti attraversano in trenta secondi. Vale invece un quarto d'ora, con una torcia: gli oratori rupestri di questo tipo, nel Lazio, si contano sulle dita di due mani, e quasi nessuno è visibile senza una trattativa con il parroco.

Il fontanile e il lavatoio di Santa Marina

La comunità di Ardea fece costruire il fontanile nel 1615 come servizio pubblico: acqua per le bestie, acqua per le case, acqua per chi passava. La copertura con le capriate in legno risale alla fine del Novecento. La statuetta originale con la figura di Santa Marina fu rubata nel 1996; nel 1999 l'associazione culturale Santa Marina fece realizzare una copia allo scultore Pietro Negri e la rimise al suo posto. Il lavatoio annesso è del XVIII secolo e ha funzionato fino agli anni Sessanta del Novecento, cioè fino a ieri, in termini di storia del paese. Chiedete a un anziano del borgo: qualcuno ricorda ancora chi ci lavava.

L'Ardea (RM) archeologica: aggere, mura, templi

L'aggere arcaico, la difesa più antica

La prima fortificazione della città è uno degli esempi meglio conservati di aggere arcaico dell'Italia centrale. Il sistema è semplice e formidabile: si scava un fossato, la terra di risulta si accumula sul lato interno formando un terrapieno con il pendio ripido verso l'esterno e dolce verso l'interno, così i difensori salgono in fretta e gli assalitori no. In cima correvano palizzate di legno. I tre pianori, già difesi dai versanti scoscesi, ricevettero aggeri nei punti accessibili dall'entroterra. La costruzione di queste difese è attribuita al VII secolo avanti Cristo.

Camminarci sopra oggi non è un'esperienza spettacolare, ed è giusto dirlo: si vede un rilievo erboso, un avvallamento, un campo. Ma se avete in mente la Roma dei re, questo è il tipo di difesa che i Romani stessi costruivano prima delle mura in pietra. Chi ha visto l'agger serviano sull'Esquilino troverà qui il parente di campagna, ed è più antico.

Le mura in opera quadrata del IV secolo avanti Cristo

Nel IV secolo le fortificazioni furono rifatte in opera quadrata, blocchi squadrati di tufo locale posati a filari, che cingevano l'Acropoli. I resti si vedono sul lato nord-orientale, insieme a un bastione a pianta pentagonale aggiunto in epoca moderna riutilizzando i blocchi antichi. Il rifacimento si data all'epoca del secondo trattato romano-cartaginese, quando Ardea compare ancora fra le alleate di Roma: le mura sono la traduzione in pietra di una posizione politica.

Il pianoro della Civitavecchia e il tempio di Casarinaccio

Sul pianoro che gli ardeatini chiamano Civitavecchia, in località Casarinaccio, si conservano i resti di un tempio riferibile al VI secolo avanti Cristo, l'epoca di massimo splendore della città. Gli scavi degli anni Trenta hanno riportato alla luce il podio: tre filari di blocchi di tufo poggiati direttamente sulla roccia, decorati all'esterno da modanature. La dedica non è documentata; per convenzione il tempio viene identificato con quello di Venere, ma resta un'ipotesi di lavoro, non un dato. Le fonti antiche ricordano ad Ardea culti per Giunone Regina, Castore e Polluce, Venere, Ercole, la divinità Natio e il fondatore Pilumno: sette destinatari possibili e quattro templi scavati, due sull'Acropoli e due sulla Civitavecchia, tutti senza iscrizione di fondazione.

L'ipogeo paleocristiano

Nei pressi di Casarinaccio si apre un ipogeo paleocristiano del V secolo, rinvenuto negli anni Sessanta, con affreschi sacri di notevole importanza e con ogni probabilità impiantato su un luogo di culto pagano precedente. È un ambiente fragile e non visitabile liberamente: le aperture, quando ci sono, passano dalle associazioni locali e dalla Soprintendenza.

Monte della Noce, il tempio del V secolo e il foro

Un secondo tempio arcaico, datato al V secolo avanti Cristo, è stato individuato in località Monte della Noce, sempre sul pianoro della Civitavecchia. Rimase in uso fino al I secolo avanti Cristo, poi venne abbandonato e i suoi materiali finirono nelle ville romane della zona, secondo una prassi di cava che ad Ardea si ripete per secoli. Nelle vicinanze doveva trovarsi il foro cittadino, con una basilica costruita attorno al 100 avanti Cristo di cui restano lacerti di pavimento in signino, il cocciopesto battuto che i Romani usavano negli ambienti di servizio e nelle aule pubbliche di media importanza.

Cunicoli, cisterne e concerie

Sotto Ardea corre una rete di cunicoli scavati nel tufo nel V secolo avanti Cristo: un sistema idraulico notevole, usato per drenare le acque e per lo smaltimento fognario. Altri ambienti scavati nella roccia servivano da magazzini o cisterne, in qualche caso divisi in navate da pilastri di tufo risparmiati nello scavo. Sul pendio della Civitavecchia sono stati riconosciuti apprestamenti per la concia delle pelli, databili al I secolo avanti Cristo. Tenete insieme questi tre elementi e avrete il ritratto economico di una città che drenava, immagazzinava e lavorava: non un villaggio, un centro produttivo.

Castrum Inui, il porto alla foce dell'Incastro

Alla foce del fiume Incastro, lungo la litoranea, gli scavi avviati nel 1998 sotto la direzione dell'archeologo Francesco Di Mario, responsabile di zona della Soprintendenza archeologica del Lazio, hanno riportato alla luce un centro portuale fortificato attivo dal IV-III secolo avanti Cristo al III secolo dopo Cristo, e una precedente area sacra frequentata dal VI secolo avanti Cristo al II dopo Cristo. Il sito è stato identificato con il Castrum Inui delle fonti, dal nome del dio pastorale Inuo, e con il santuario internazionale noto come Aphrodisium, dedicato ad Afrodite marina.

Che cosa emerge dagli scavi: grandi cisterne per la riserva idrica, un impianto termale, meccanismi elaborati di deflusso delle acque, costruzioni a più piani con decorazioni murali e mosaici sia a tessere grandi sia a tessere minute. Le fasi più antiche hanno strutture imponenti in blocchi di tufo di grande formato, inglobate poi nelle costruzioni successive che si sovrappongono e si intersecano. Con i secoli le ristrutturazioni diventano meno raffinate e si fanno soprattutto con materiale di recupero: la curva della decadenza si legge nella qualità della muratura, prima ancora che nelle fonti scritte. Le campagne più recenti hanno messo in luce un'area sacra molto estesa, una delle porte di accesso al castrum e materiali collegati al culto dei Dioscuri, di Venere, di Minerva e di Esculapio.

Il sito è stato oggetto di lavori per l'apertura regolare al pubblico e viene mostrato durante visite guidate organizzate con gli archeologi: prima di presentarsi al cancello, verificate il calendario delle aperture presso il Comune o le associazioni che le curano. Opinione da professionista: quando il Castrum Inui avrà un ingresso stabile, questo diventerà il motivo principale per venire ad Ardea, più del museo e più del mare. Un porto santuario scavato sulla battigia, con la duna alle spalle, in Italia non è cosa comune.

Il Museo Giacomo Manzù di Ardea (RM)

Nel 1964 Giacomo Manzù, bergamasco del 1908, lasciò Milano e venne ad abitare qui, in campagna, a mezz'ora dal Vaticano dove aveva appena finito di lavorare alla Porta della Morte di San Pietro. La scelta non fu casuale: gli serviva spazio per la fonderia e per i grandi bronzi, e questa fascia di Agro romano allora era vuota e a buon mercato. Il Museo Giacomo Manzù nasce da lì. La raccolta prese forma nel 1969 come collezione Amici di Manzù, per iniziativa della moglie dello scultore, Inge Schabel; nel 1979 Manzù la donò allo Stato italiano e nel 1981 il museo aprì al pubblico in un edificio costruito apposta lungo la via Laurentina.

Che cosa si vede al museo di Ardea (RM)

Circa cinquecento opere in tutto, di cui un centinaio di sculture e una grande raccolta di grafica, scelte dall'artista stesso e ordinate per temi. Il gruppo che colpisce di più è quello dei Cardinali: figure sedute, ammantate, ridotte a forme coniche in cui il corpo scompare sotto il paramento. Manzù ci lavorò per tutta la vita, dagli anni Trenta in poi, e ne fece un soggetto insieme religioso e ironico, mai devozionale. Poi ci sono i bozzetti per la Porta della Morte della basilica vaticana, realizzata fra il 1959 e il 1964: vederli qui, allo stato di studio, spiega quel portale meglio di qualunque visita frettolosa a San Pietro. Fra le altre opere in esposizione ci sono gli Amanti e la Bambina sulla sedia, oltre a un David.

Un consiglio pratico che do sempre ai gruppi: cominciate dalla grafica e finite dai bronzi, non il contrario. I disegni e le acqueforti mostrano il pensiero prima della materia, e quando poi si arriva davanti al bronzo la lettura è molto più ricca. Chi ha visto le Deposizioni e le Crocifissioni degli anni Quaranta capisce anche perché Manzù, cattolico e insieme uomo di sinistra, sia stato uno dei pochi scultori del Novecento italiano accettato tanto dalla Chiesa quanto dal Partito. Ricevette il Premio Lenin per la pace nel 1966 e il Premio Feltrinelli nel 1984.

Orari, biglietti e regole del museo

Apertura da martedì a domenica, dalle 9.00 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 19.00. Chiusura il lunedì, il 25 dicembre e il primo gennaio. Biglietto intero 6 euro, ridotto 2 euro per i cittadini dell'Unione Europea fra i 18 e i 25 anni, ingresso gratuito sotto i 18 anni. La prima domenica del mese l'ingresso è libero per tutti, come in tutti i musei statali. I biglietti si acquistano in loco, al totem digitale, oppure attraverso i canali indicati dal sito ufficiale del museo. La direzione fa capo alla rete dei musei statali del Lazio, e il museo ospita con regolarità mostre temporanee di arte contemporanea.

Opinione netta: due ore sono il tempo giusto, e la prima domenica del mese qui non è affollata come nei musei del centro di Roma. Se avete un gruppo, la mattina presto del martedì è la fascia migliore in assoluto.

I Giardini della Landriana a Tor San Lorenzo

In via Campo di Carne 51, nella frazione di Tor San Lorenzo, si estendono oltre dieci ettari di giardini nati da un fallimento. Lavinia Taverna comprò la tenuta nel 1956 e cominciò a piantare senza un disegno d'insieme; dopo quindici anni di collezionismo botanico si ritrovò con una raccolta straordinaria e caotica. Nel 1967 chiamò Russell Page, il paesaggista inglese che aveva lavorato per mezza Europa, e lui impose la struttura che ancora regge tutto: assi visivi, stanze verdi, passaggi obbligati.

Il risultato è una trentina di giardini a tema che si attraversano uno dopo l'altro come stanze di una casa: la valle delle rose antiche, il viale bianco, il giardino degli aranci, il giardino delle eriche, lo specchio d'acqua con le ninfee, la collina delle camelie, le ortensie. Il gioco è tutto lì: passare in tre passi da una tavolozza fredda a una calda, da un impianto formale all'italiana a un prato inglese apparentemente casuale. Chi conosce il giardino degli aranci dell'Aventino trova qui una versione privata e botanicamente molto più ambiziosa della stessa idea.

La visita avviene su prenotazione e nelle giornate di apertura, concentrate in primavera e in autunno, con turni guidati al mattino. Il biglietto per i gruppi è di 12 euro, gratuito sotto i 12 anni; le tariffe cambiano durante le manifestazioni. Ci sono parcheggio, ristorazione e accessibilità parziale per chi usa la sedia a rotelle. Gli appuntamenti storici sono le due mostre mercato di piante rare, una di primavera e una d'autunno: sono i giorni più belli e anche i più affollati. Se detestate la folla, prenotate una visita guidata in un giorno feriale di maggio e avrete i giardini quasi per voi.

Tor San Lorenzo, la torre e il litorale di Ardea (RM)

La frazione di Tor San Lorenzo prende il nome dalla torre costiera che sorge poco lontano dalla spiaggia. Fa parte del sistema di torri di avvistamento che dal Cinquecento sorvegliava il litorale laziale contro le incursioni barbaresche, la stessa rete a cui appartengono Torre Astura e le torri della costa di Anzio. La tradizione locale attribuisce il disegno della torre a Michelangelo: è una voce ricorrente, ripetuta da molte guide e da quasi tutti i siti, e va presa per quello che è, cioè una attribuzione tradizionale priva di documentazione certa. Nelle mie visite la racconto sempre come leggenda, mai come fatto.

La spiaggia di Ardea si allunga per diversi chilometri di sabbia scura, di origine vulcanica, fra Marina di Ardea, Tor San Lorenzo e Lido dei Pini. È un litorale a bassa profondità, con fondali che degradano lentamente: comodo con i bambini, poco interessante per chi cerca il tuffo. Gli stabilimenti si alternano a tratti di spiaggia libera, e la pineta retrodunale sopravvive solo a pezzi. Le dune che un tempo correvano ininterrotte da Ostia al Circeo qui sono state in gran parte sbancate nel Novecento per fare posto alle lottizzazioni: chi vuole vedere che aspetto avesse questa costa prima del cemento deve spostarsi alla spiaggia di Capocotta, dove il sistema dunale è protetto.

Geologia e paesaggio: perché Ardea (RM) è fatta così

Il terreno su cui si regge il paese è emerso dal mare in tempi geologicamente recenti, e per lungo tempo questa fascia fu un mosaico di lagune e paludi. Poi arrivarono le eruzioni del Vulcano Laziale, l'apparato che ha costruito i Castelli Romani, e i depositi di tufi e pozzolane coprirono tutto con strati spessi. Raffreddandosi, il materiale vulcanico si spaccò: da lì nascono le forre strette e profonde che tagliano il territorio a nord e che si addolciscono procedendo verso sud. Il borgo di Ardea occupa esattamente uno dei blocchi rimasti isolati da quelle spaccature, ed è per questo che la rupe sembra artificiale pur non essendolo.

La linea di costa si è modificata parecchie volte. Le variazioni del livello marino e i fenomeni legati all'attività vulcanica del Tirreno hanno spostato la battigia avanti e indietro di centinaia di metri. Al largo, fra i trecento e i seicento metri dalla riva e su fondali di dodici o quindici metri, i pescatori parlano da decenni di colonne e strutture sommerse. La segnalazione circola dagli anni Sessanta e viene ripetuta di continuo, ma manca una pubblicazione scientifica che la confermi: va presa come tradizione marinara locale, non come dato archeologico. Se qualcuno ve la racconta come certezza, diffidate.

Le pozzolane, intanto, hanno fatto la fortuna e la sfortuna del territorio: fortuna perché sono il materiale che ha costruito Roma, sfortuna perché le cave hanno divorato pezzi di paesaggio. Un fenomeno analogo, con esiti diversi, si osserva alla solfatara di Pomezia, poco a nord.

Rocca di Ardea
Rocca di Ardea

La storia di Ardea (RM), dal mito alla città di oggi

Le origini mitiche sulla costa di Enea

Il mito ha prodotto più versioni della fondazione, tutte legate allo sbarco di Enea nel Lazio e quindi alla preistoria letteraria di Roma. Dionigi di Alicarnasso fa risalire la nascita della città ad Ardeas, figlio di Odisseo e Circe. Un'altra tradizione, più fortunata, la lega a Danae, figlia del re di Argo Acrisio: giunta sulle coste laziali dopo la nascita di Perseo, avrebbe sposato il rutulo Pilumno e dato origine alla stirpe di Turno. La coppia scelse il luogo risalendo il fiume Incastro con una piccola imbarcazione, fino a una rupe tufacea a picco. Virgilio, nel settimo libro dell'Eneide, riferisce proprio la versione secondo cui la città fu fondata da Danae.

Turno, re dei Rutuli e signore di Ardea, è l'antagonista dell'Eneide: promesso sposo di Lavinia, si vede soffiare la donna e il regno dal profugo troiano. Muore nel dodicesimo libro, ferito a terra e disarmato, quando Enea lo finisce vedendo il balteo di Pallante sulla sua spalla. È l'ultima scena del poema, e la città che qui si visita è la capitale del perdente. Vale la pena tenerlo a mente: nessun altro comune del Lazio ha un antagonista omerico come padre fondatore. Chi vuole il rovescio della medaglia lo trova a Lavinium, la città che Enea fondò per Lavinia, a pochi chilometri di qui.

Ovidio, l'airone e il nome della città

L'origine del nome Ardea è raccontata da Ovidio nelle Metamorfosi: dopo l'incendio e la distruzione della città a opera di Enea, dalle macerie si alzò in volo un uccello mai visto prima, che scuotendosi la cenere di dosso prese il nome della città bruciata. Il testo ovidiano dice che il grido, le ali color cenere e la magrezza dell'animale ricordavano la città distrutta, e che di Ardea resta il nome nelle penne di quell'uccello. È una metamorfosi di consolazione: la città muore, il nome sopravvive in una specie vivente.

L'uccello è l'airone rosso, in latino scientifico Ardea purpurea, descritto da Linneo nel 1766, appartenente all'ordine dei Pelecaniformi e alla famiglia degli Ardeidi. È uno dei pochi aironi del Paleartico a essere migratore a lungo raggio. In italiano ottocentesco lo si chiamava anche ranocchiaia, nome oggi dimenticato che alludeva a quello che si riteneva il suo alimento principale. Di rosso, nella livrea, ne ha in verità poco: il nome volgare è una traduzione diretta del binomio scientifico, e purpurea viene dal latino purpureus e prima ancora dal greco porphyreos, color porpora.

Il parallelo con l'Araba Fenice è esplicito e antico. Il motto della Fenice, post fata resurgo, torno ad alzarmi dopo la morte, si applica alla perfezione alla vicenda di Ardea, e il motto latino associato all'airone cenerino, altior adversis, oltre ogni avversità, dice la stessa cosa. Nella tradizione greca l'airone cenerino era considerato messaggero di Atena, la Minerva dei Romani, e Plinio il Vecchio gli attribuiva la funzione di annunciare la fine del pericolo. La radice ard, secondo la linguistica che si occupa dei sostrati mediterranei, rimanda a qualcosa di luminoso e splendente: se questa etimologia regge, il nome della città vale il doppio, la fiamma e l'uccello.

Preistoria e protostoria dei Rutuli

Il territorio era frequentato già nel Paleolitico. Sono state trovate tombe dell'età del rame con sepolture in posizione rannicchiata, riferibili agli inizi del II millennio avanti Cristo, insieme a reperti fossili e utensili primitivi confluiti nelle collezioni del museo civico di Albano Laziale. Nell'età del ferro l'insediamento era formato da tre villaggi di capanne sui tre pianori: Civitavecchia, Acropoli e Casalazzara. Gli archeologi ne hanno individuato i fori di palo, e sul pianoro della Civitavecchia, in località Monte della Noce, hanno scavato una necropoli con tombe a fossa infantili e una tomba principesca femminile dell'VIII secolo avanti Cristo, con corredo ricchissimo.

Plinio elenca i Rutuli fra i popoli più antichi del Latium vetus, insieme ai centri di Antium, Satricum e Lavinium. Se volete misurare quanto fosse fitta questa rete di città, il museo di Satricum e il museo civico di Anzio conservano i materiali dei vicini. I Rutuli incineravano i morti e formavano una confederazione di tribù insediate sulle alture tufacee attorno all'odierna Ardea; il potere era nelle mani dei sacerdoti e della casta dei guerrieri, ogni villaggio restava autonomo e ci si coalizzava solo in caso di guerra.

Nata come agglomerato agricolo, Ardea crebbe soprattutto grazie ai commerci, favorita dalla posizione a cavallo fra Latini, Volsci ed Etruschi e dal porto canale alla foce dell'Incastro. La tradizione colloca attorno al 1200 avanti Cristo il matrimonio fra il re Pilumno e Danae, letto dagli storici locali come il ricordo mitico della fusione fra i Rutuli e una colonia greca. Al di là della leggenda, l'archeologia conferma i contatti: fra l'VIII e il VI secolo avanti Cristo Ardea fu uno dei centri più importanti del Lazio meridionale, con un artigianato ricco, una produzione rinomata di armi e di oggetti ornamentali e oggetti importati da regioni lontane, in una rete di scambi che arrivava alle colonie greche e focee. Il popolo di pastori e guerrieri diventò anche popolo di naviganti, e acquisì tecnologia da Fenici, Etruschi e Greci.

Rutuli e Romani, dall'assedio gallico alla decadenza

I rapporti con Roma furono alterni. Un primo attacco sotto Tarquinio il Superbo, di cui parla la tradizione annalistica, sembra non avere avuto successo; poco dopo, nel primo trattato fra Roma e Cartagine del 509 avanti Cristo, Ardea compare fra gli alleati dei Romani. Nel corso del V secolo la vita cittadina fu dominata dal conflitto con i Volsci. Nel IV secolo i Galli, dopo il sacco di Roma, assediarono Ardea senza riuscire a espugnarla: furono anzi gli Ardeati, guidati da Furio Camillo che qui viveva in esilio, a respingere l'assedio e poi a marciare su Roma per liberarla dall'occupazione gallica. È un episodio che la storiografia romana ha certamente abbellito, ma che resta il momento più alto della città nelle fonti.

Nel secondo trattato romano cartaginese del 348 avanti Cristo Ardea è di nuovo fra le alleate. A quest'epoca risale il rifacimento delle mura in opera quadrata attorno ai pianori dell'Acropoli e della Civitavecchia. Durante la seconda guerra punica, però, Ardea fu una delle dodici colonie latine che rifiutarono a Roma il contributo militare, e dopo la vittoria sui Cartaginesi i Romani punirono le ribelli privandole dell'autonomia. Tra il III e il II secolo avanti Cristo la città decadde, insieme a quasi tutti i centri laziali prosciugati dalle guerre puniche e sannitiche.

Intorno al 100 avanti Cristo l'interramento del porto e l'esaurimento dell'attività metallurgica completarono il quadro. Restava l'attività religiosa dei santuari, che ancora attirava pellegrini e denaro. In età imperiale l'abitato era quasi del tutto abbandonato, anche se resti di vita urbana sopravvissero fino al V secolo dopo Cristo, mentre lungo la strada verso il mare si costruivano grandi ville. Adriano, davanti alla scarsità di abitanti, provvide a ripopolare il territorio con una colonia di laurentini e lavinati, insediata nella zona che oggi corrisponde a Tor San Lorenzo. I nuovi abitanti presero il nome di ardeatini, e da loro discende il gentilizio moderno.

Il Medioevo: papi, lazzaretti e famiglie baronali

Sopravvissuta come piccolo luogo fortificato, Ardea riprese a crescere dal IX secolo, quando lo spopolamento delle domus cultae, i centri agricoli fondati dai papi per bonificare e coltivare l'Agro, e la minaccia saracena spinsero le popolazioni a concentrarsi nei siti difendibili. Proprio nel IX secolo Ardea diede i natali a un papa: Leone V, eletto nel luglio 903, che non apparteneva al clero romano e fu deposto e imprigionato dopo poche settimane dal cardinale Cristoforo di San Damaso, morendo nello stesso anno. Il suo pontificato è uno dei più brevi della storia della Chiesa, ed è un fatto che nessun cartello in paese ricorda con l'evidenza che meriterebbe.

Nel 1074 la civitas Ardeae compare nella bolla di Gregorio VII: metà del castello e del territorio va all'abbazia di San Paolo fuori le mura, mentre l'altra metà risultava già del monastero di Sant'Alessio all'Aventino. La bolla parla di castrum, ma nel giro di poco gli abitanti ottennero il riconoscimento di civitas, comunità di cittadini. Nel 1118 il paese ospitò papa Gelasio II in fuga da Roma per sottrarsi all'imperatore Enrico V, che pretendeva la conferma dei privilegi ottenuti nel 1111 dal predecessore Pasquale II e l'incoronazione in San Pietro. Nello stesso periodo, ai piedi della rocca, funzionava un lazzaretto per lebbrosi e appestati espulsi dall'Urbe: la memoria di quel luogo è rimasta nel nome della zona di Casalazzara.

Nel 1130 l'antipapa Anacleto II confermò la città ai benedettini di San Paolo fuori le mura, che ancora alla fine del Trecento erano impegnati a riacquistare il feudo cedendo le tenute di Vallerano e Trefusa. Durante lo Scisma d'Occidente Ardea passò a Raimondo Orsini; nel 1421, per un accordo fra Orsini, abbazia di San Paolo e Giordano Colonna, finì ai Colonna in cambio di altri territori dati all'abbazia. Il controllo era stato conteso a lungo dalle famiglie baronali romane, Savelli e Annibaldi in testa, che dopo il 1423 furono costrette a cedere ogni diritto ai Colonna con l'appoggio di papa Martino V, insieme ai castra diruta di Verposa, Fusignano e San Lorenzo. Nel 1461 i Colonna del ramo di Riofreddo, succeduti a quello di Genazzano, mantenevano ormai la sola giurisdizione feudale, avendo dovuto cedere quasi tutte le tenute ai creditori Cesarini, Caffarelli e Rustici. Andrea Caffarelli, sposato con Ludovica Colonna, acquisì dallo zio di lei il diritto di comprare per diecimila scudi metà del castello, con obbligo perpetuo di retrovendita ai Colonna.

Età moderna e contemporanea: dal feudo al comune autonomo

Il feudo passò poi ad altre famiglie legate al papato: dai Borgia tornò ai Colonna, finché nel 1564 Marcantonio Colonna vendette la giurisdizione a Giuliano Cesarini, la cui famiglia aveva già comprato nel 1454, con Gabriele, metà del castello insieme al tenimento di Santa Procula e a tutta la fascia costiera fino al confine con Pratica di Mare. I Caffarelli restarono proprietari di alcune tenute, poi cedute ai Del Drago: a metà Cinquecento erano Casalazzara, Campo del Fico, Tufella, Valle Lata e Carroceto, terre poi censite nel catasto dell'Agro Romano. In questi secoli Ardea visse come borgo agricolo, seguendo la sorte delle famiglie che la governavano. Il castello dei Colonna edificato nel 1461 sorge ancora in località Campo del Fico, mentre in località Castellaccio, a Fossignano, restano i ruderi del castello dei Frangipane, riferito al X secolo, a pochi chilometri dalla rocca.

La parabola tocca il fondo nell'Ottocento. Nel 1816, per il numero esiguo di abitanti, Ardea divenne frazione di Genzano di Roma, e alla vigilia della bonifica pontina il borgo era praticamente disabitato. Nel 1817, per il motu proprio di Pio VII, il territorio passò insieme a quello di Pomezia al comune di Roma. Nel 1837 gli abitanti erano centosettantasei. Dal 1932 una parte del territorio rurale fu interessata dai lavori di bonifica idraulica, regimentazione delle acque e appoderamento condotti dall'Opera Nazionale Combattenti e dai consorzi di bonifica, con il ripopolamento controllato del centro e delle campagne. Il borgo venne di fatto rifondato ristrutturandone i resti, ed entrò a far parte del comune di Pomezia fin dalla sua costituzione. Solo nel 1970 Ardea divenne comune autonomo, staccandosi da Pomezia su un territorio che corrisponde soltanto in parte a quello antico.

Il resto è storia recente e poco gloriosa dal punto di vista urbanistico: decenni di lottizzazioni sulla costa, case sparse nella campagna, servizi che inseguono la crescita della popolazione. Chi arriva con l'occhio del turista deve saperlo in anticipo, altrimenti resta deluso. Chi arriva sapendo dove guardare, invece, trova materiale per una giornata intera.

Lo stemma di Ardea (RM) e l'airone d'argento

Lo stemma comunale è stato concesso con decreto del Presidente della Repubblica del 30 ottobre 2008. La blasonatura ufficiale descrive uno scudo troncato: nella parte alta, di rosso, un airone d'argento volante in banda con le ali in sbarra; nella parte bassa, di cielo, una nave all'antica d'oro guarnita d'argento che naviga sul mare azzurro mareggiato d'argento. I due elementi dicono in araldica quello che i poeti latini dicevano in versi: la nave che portò Enea sulle coste laziali e l'airone che nacque dalle ceneri della città. Nel 2008, cioè, il Comune ha scelto di mettere sullo stemma il proprio mito fondativo e la propria sconfitta. Trovo che sia una delle scelte araldiche più eleganti della provincia romana.

Una curiosità su Ardea (RM)

Il nome del comune è anche il nome scientifico di un genere di uccelli. Ardea, in tassonomia, è il genere che raccoglie l'airone cenerino, l'airone rosso, l'airone bianco maggiore e una ventina di altre specie sparse in tutti i continenti tranne l'Antartide. Vuol dire che quando un ornitologo australiano scrive Ardea pacifica su un articolo scientifico, sta scrivendo il nome di un paese del litorale romano senza saperlo. La catena è questa: Ovidio racconta che dalle ceneri della città bruciata da Enea si alzò in volo un uccello che ne prese il nome; i naturalisti latini usano ardea come termine comune per airone; Linneo, nel Settecento, formalizza il genere Ardea nel Systema Naturae e descrive Ardea purpurea nel 1766. Il passaggio dal mito alla nomenclatura scientifica è documentato e verificabile, e non capita spesso.

C'è un secondo strato, meno noto. La radice ard nelle parlate mediterranee più antiche rimanda all'idea di luminoso, splendente, e in latino ardere significa bruciare. Il nome della città, l'incendio del racconto ovidiano e il colore chiaro dell'uccello che si scuote la cenere di dosso finiscono per stare in un unico nodo semantico, e non è chiaro cosa venga prima: se il mito abbia generato l'etimologia o se l'etimologia abbia suggerito il mito. Gli studiosi propendono per la seconda ipotesi, cioè per una leggenda costruita a posteriori per spiegare un toponimo già esistente e non più comprensibile. Il fenomeno ha un nome tecnico, etimologia popolare, ed è lo stesso meccanismo che ha prodotto metà dei racconti di fondazione delle città italiane. Detto questo, davanti a un airone rosso che si alza da un canneto del fosso dell'Incastro, la spiegazione tecnica interessa poco: funziona il racconto di Ovidio, e funziona ancora bene dopo duemila anni.

Una cosa che non ti dice nessuno su Ardea (RM)

Ad Ardea è nato un papa, e nessuno lo dice. Leone V, eletto nel luglio del 903, veniva da qui e non apparteneva al clero romano, cosa rarissima per l'epoca: la cattedra di Pietro era il terreno di caccia delle famiglie aristocratiche dell'Urbe, e un prete di campagna che arriva al soglio pontificio è un'anomalia storica. Il suo pontificato durò poche settimane. Il cardinale Cristoforo di San Damaso lo fece imprigionare e prese il suo posto; Leone V morì nello stesso anno, in circostanze mai chiarite, e la storiografia colloca l'episodio all'inizio di quel periodo che gli storici della Chiesa chiamano saeculum obscurum, il secolo oscuro del papato romano, dominato dalle fazioni cittadine.

La seconda cosa che nessuno racconta riguarda la geografia sacra del paese. La chiesa di Santa Marina si trova dentro il cimitero comunale, addossata alla roccia, e la maggior parte dei visitatori non ci arriva mai perché nessuno pensa di entrare in un cimitero per vedere un monumento romanico. Dietro l'altare, un ninfeo romano del II secolo scavato nel tufo è stato riusato come ambiente funerario e poi inglobato nella chiesa. In pochi metri quadrati si vedono tre religioni di stato sovrapposte: culto delle acque di età imperiale, cristianesimo medievale, culto civile dei morti dell'Italia unita. Nel Lazio conosco pochi punti dove la stratigrafia religiosa sia tanto evidente e tanto poco frequentata. Aggiungo un dettaglio che ai gruppi piace sempre: la santa titolare, secondo la leggenda, visse travestita da monaco e fu cacciata dal convento quando ne scoprirono il sesso. La chiesa le è stata dedicata proprio nel punto in cui la tradizione colloca la grotta del suo eremitaggio.

Il consiglio che ti do per visitare Ardea (RM)

Non venite ad Ardea per il mare. Il litorale è comodo e familiare, ma se cercate una giornata di spiaggia memorabile ci sono posti migliori a mezz'ora di macchina, verso Nettuno o verso il Circeo. Venite invece per la sequenza museo, borgo, archeologia, e organizzatela in questo ordine: alle 9.00 al Museo Giacomo Manzù appena apre, con due ore piene dentro; verso le 11.30 salita al borgo, chiesa di San Pietro Apostolo, rocca, belvedere; pranzo in paese; pomeriggio alla chiesa di Santa Marina e al fontanile, poi discesa verso la foce dell'Incastro per vedere dove sorgeva il porto antico. Se è primavera, sostituite il pomeriggio con la Landriana prenotata in anticipo.

Il giorno giusto è il martedì o il mercoledì. Il lunedì il museo è chiuso e resta poco; il fine settimana estivo la strada per il litorale è intasata. Portate scarpe chiuse, perché la parte archeologica è in mezzo all'erba e ai rovi, e in primavera l'erba alta nasconde tutto. Verificate sempre in anticipo, telefonando in parrocchia, la possibilità di entrare nelle chiese: gli orari di apertura non sono continuativi e a Santa Marina si dipende dal custode del cimitero. Nel dubbio, chiamate il Comune il giorno prima.

Ultimo consiglio, il più importante: prendetevi una guida abilitata se venite in gruppo. Ardea è un luogo che senza racconto non si vede, perché quasi tutto quello che conta è sottoterra o ridotto a un rilievo nel campo. Per un accompagnamento professionale su questa fascia di litorale conviene rivolgersi a TourLeaderPro, che lavora con gruppi e tour operator in tutto il Lazio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Ardea sia la città di Turno lo sanno tutti quelli che hanno letto l'Eneide a scuola. Quasi nessuno però fa il passo successivo: questa è la capitale del nemico sconfitto, e le città che celebrano il proprio antagonista sono pochissime. Roma ha costruito la sua identità sulla vittoria di Enea; Ardea, che di quella vittoria fu la vittima, ha messo sullo stemma comunale l'airone risorto dalle proprie ceneri e la nave dei Troiani. Nel 2008, quando il decreto del Presidente della Repubblica ha concesso stemma e gonfalone, la scelta è stata deliberata e consapevole. È una operazione di memoria civica sofisticata, molto più di quanto ci si aspetti da un comune del litorale con problemi urbanistici seri.

C'è poi il capitolo Furio Camillo, altro fatto arcinoto e sempre citato di sfuggita. Il generale che liberò Roma dai Galli nel 390 avanti Cristo era in esilio proprio ad Ardea, e da qui organizzò la riscossa: furono gli Ardeati, secondo la tradizione annalistica, a respingere l'assedio gallico e a fornire l'esercito con cui Camillo marciò su Roma. Che l'episodio sia in buona parte una costruzione retorica della storiografia romana successiva è probabile, come per quasi tutto il racconto delle origini repubblicane. Ma il fatto che i Romani abbiano scelto proprio Ardea come luogo dell'esilio e della rinascita del loro salvatore dice quanto la città contasse ancora nel IV secolo avanti Cristo. Nessuno colloca un mito di riscossa in un villaggio senza importanza.

La foto giusta da fare a Ardea (RM)

La fotografia da portare a casa è la rupe vista dal basso, dalla strada che risale il fosso dell'Incastro alla fine del pomeriggio. Il tufo, che di mattina appare grigio e piatto, con la luce radente delle sei diventa arancione e mostra tutte le stratificazioni orizzontali del banco vulcanico; sopra, il profilo della rocca e del campanile di San Pietro Apostolo chiude la composizione. Serve un teleobiettivo medio, sui 70 o 100 millimetri, per comprimere i piani e far sembrare la rupe più alta di quanto sia: è un trucco onesto, perché restituisce l'impressione che avevano i viaggiatori che arrivavano dal mare.

La seconda inquadratura che consiglio è dentro la chiesa di Santa Marina, sull'architrave del portale, con il bassorilievo della santa fra il padre e l'abate. Va fotografato di taglio, con la luce che entra dalla porta, per far emergere il rilievo. Niente flash: appiattisce la pietra e rovina tutto. Al museo Manzù le riprese seguono le regole della direzione, quindi chiedete al personale prima di scattare; se vi autorizzano, il soggetto migliore è un Cardinale isolato su fondo chiaro, ripreso a mezza altezza in modo che il cono del paramento riempia il fotogramma. La foto che invece tutti fanno e che consiglio di saltare è il tramonto sul lungomare di Tor San Lorenzo: è bello, certo, ma è identico a quello di qualunque altro tratto del litorale laziale e non racconta niente di questo posto.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo è l'assedio gallico del IV secolo avanti Cristo, respinto dalle mura di Ardea mentre Roma era occupata. Il secondo è il rifiuto opposto a Roma durante la seconda guerra punica: Ardea fu una delle dodici colonie latine che negarono uomini e mezzi, e dopo la vittoria su Cartagine pagò quella scelta con la perdita dell'autonomia. Sono i due momenti in cui questa città ha inciso sulla storia romana, una volta in positivo e una in negativo.

Il terzo avvenimento è del 903 dopo Cristo: l'elezione al soglio pontificio di Leone V, originario di Ardea, e la sua deposizione nel giro di poche settimane a opera del cardinale Cristoforo. Il quarto è del 1118, quando papa Gelasio II si rifugiò qui in fuga da Roma per sfuggire all'imperatore Enrico V, che pretendeva la conferma dei privilegi ottenuti nel 1111 da Pasquale II. Il quinto è del 1074, con la bolla di Gregorio VII che assegna metà della civitas Ardeae all'abbazia di San Paolo fuori le mura: da quel documento comincia la lunga stagione dei possessi monastici e baronali, con Savelli, Annibaldi, Orsini, Colonna, Cesarini e Caffarelli che si contendono il castello per quattro secoli.

Il sesto è la visita di Benito Mussolini del 29 ottobre 1939, dopo la quale partirono i restauri che diedero alla chiesa di San Pietro Apostolo la forma attuale: un episodio scomodo e per questo spesso taciuto, che però spiega perché l'edificio si presenti oggi in veste novecentesca. Il settimo, il più importante per la vita quotidiana, è la bonifica avviata dal 1932, con la regimentazione delle acque, l'appoderamento e il ripopolamento del borgo, gestiti dall'Opera Nazionale Combattenti. L'ottavo è il 1970, anno in cui Ardea si stacca da Pomezia e diventa comune autonomo. Nel mezzo, nel 1998, l'avvio degli scavi del Castrum Inui, l'ultima grande scoperta archeologica di questo tratto di costa.

Chi è passato da Ardea (RM)

Il primo nome è quello di un generale: Marco Furio Camillo, esiliato qui e da qui tornato a Roma per liberarla dai Galli, secondo il racconto della tradizione annalistica. Il secondo è quello di un papa in fuga, Gelasio II, ospitato nel 1118 mentre l'imperatore Enrico V gli premeva addosso. Il terzo è quello di un papa nato in loco, Leone V, che dalla campagna ardeatina arrivò alla cattedra di Pietro nel 903 per perderla quasi subito.

Poi ci sono i signori: Marcantonio Colonna, che nel 1564 vendette la giurisdizione feudale a Giuliano Cesarini, e prima di lui Giordano Colonna, che ottenne il castello nel 1421 con l'appoggio di papa Martino V, cioè Oddone Colonna. Marcantonio è lo stesso nome della famiglia che avrebbe dato il comandante della flotta pontificia a Lepanto, e le carte di questi passaggi feudali si leggono ancora negli archivi romani.

Nel Novecento arrivano gli artisti. Giacomo Manzù prese casa e studio ad Ardea nel 1964 e qui morì nel 1991: trascorse quindi qui gli ultimi ventisette anni di vita, gli anni della Porta della Pace e della Guerra per la chiesa di San Lorenzo a Rotterdam e delle ultime serie di Cardinali. Sua moglie Inge Schabel avviò nel 1969 la collezione Amici di Manzù da cui nasce il museo. Lavinia Taverna, proprietaria della tenuta della Landriana, chiamò qui nel 1967 Russell Page, uno dei più importanti paesaggisti europei del Novecento, che disegnò i giardini di mezza aristocrazia continentale e che a Tor San Lorenzo lasciò una delle sue opere italiane più riuscite. Aggiungo Benito Mussolini, presente ad Ardea il 29 ottobre 1939, perché la storia si racconta anche quando è scomoda. E aggiungo l'archeologo Francesco Di Mario, che dal 1998 dirige gli scavi del Castrum Inui e ha restituito alla città il suo porto antico.

Ardea (RM) con i bambini

Il museo funziona bene con i ragazzi dai dieci anni in su, meno con i più piccoli: le sale sono ampie e silenziose, i bronzi sono grandi e vicini, e la tentazione di toccarli è forte. Il gioco che consiglio è la caccia al cardinale: contare quanti ce ne sono, ordinarli dal più severo al più divertito, scegliere il preferito e spiegare perché. Funziona sempre. Sulla spiaggia, i fondali bassi e la sabbia fine di Tor San Lorenzo sono adatti anche ai piccolissimi. Il borgo, con la salita alla rocca e il belvedere, si fa in passeggino solo in parte, perché la pavimentazione è irregolare.

Per una giornata che tenga insieme mare e cultura, un'idea che ha sempre funzionato con le famiglie: mattina al museo, pranzo al sacco nel verde, pomeriggio in spiaggia. Se i bambini sono appassionati di storia antica, il completamento naturale è il museo civico di Anzio oppure il museo dello sbarco, che racconta la seconda guerra mondiale su questa stessa costa.

Accessibilità

Il Museo Giacomo Manzù è la struttura più accessibile del territorio: edificio moderno, percorsi in piano, servizi adeguati. Alla Landriana l'accessibilità è parziale, come indica il gestore, perché i vialetti sono in terra battuta e ci sono dislivelli. Il borgo antico presenta le difficoltà tipiche di un centro medievale su rupe: salite, scalini, selciato sconnesso. La chiesa di Santa Marina si raggiunge attraverso il cimitero comunale, quindi con percorso praticabile ma non sempre agevole. Gli ambienti ipogei, come l'oratorio di Sant'Angelo, non sono accessibili a chi ha problemi di mobilità: si scende per una scala stretta. Sul litorale diversi stabilimenti dispongono di passerelle e servizi dedicati, ma la situazione cambia di stagione in stagione ed è meglio telefonare prima.

Quando andare ad Ardea (RM) e quando evitarla

Il periodo migliore è la primavera, da metà aprile a inizio giugno: le giornate sono lunghe, la campagna è verde, i giardini della Landriana aprono per le manifestazioni e il caldo non pesa. Il secondo periodo buono è l'autunno, fra fine settembre e ottobre, con la luce bassa che valorizza la rupe e la seconda mostra mercato dei giardini. L'inverno non è da escludere: il museo è aperto, il borgo è deserto, e con una giornata limpida la vista dal belvedere arriva lontano.

Da evitare, senza esitazioni, i fine settimana di luglio e agosto. Il traffico verso il litorale sud diventa intrattabile, i parcheggi spariscono, gli stabilimenti sono pieni e il paese perde qualunque possibilità di essere visitato con calma. Se dovete venire in piena estate, arrivate presto e concentrate tutto nella mattina. Un'ultima nota sul clima: qui il vento di mare tempera il caldo, ma nei pianori archeologici, senza ombra, a mezzogiorno di luglio non si resiste.

Cosa si mangia da queste parti

La cucina di Ardea è quella del litorale romano, quindi pesce azzurro, tellinacce e vongole raccolte sulla battigia, spaghetti con le telline, alici marinate. La tellina, in particolare, è il prodotto identitario di questo tratto di costa fra Ostia e Anzio, e la stagione buona è quella calda. Verso l'interno prende il sopravvento la cucina dell'Agro: carciofi in primavera, abbacchio, coratella, e i formaggi di pecora delle aziende agricole della campagna pontina. La produzione di ortaggi della fascia bonificata è consistente e i mercati settimanali valgono una sosta.

Sui locali non faccio nomi, per una ragione semplice: aprono e chiudono con una velocità che rende qualunque elenco vecchio in un anno. Chiedete in paese, guardate quale trattoria ha i tavoli occupati dai residenti a mezzogiorno di un giorno feriale, e avrete la risposta migliore. Sul lungomare la scelta è ampia ma la qualità è disomogenea, e i prezzi in agosto salgono parecchio.

Cosa c'è intorno ad Ardea (RM)

Nel raggio di venti minuti di auto si arriva a Lavinium, con il santuario dei tredici altari e il museo che racconta la saga di Enea dal punto di vista dei vincitori; a Pratica di Mare; alla solfatara di Pomezia, fenomeno geologico legato allo stesso vulcanismo che ha costruito questi tufi. Verso sud si scende ad Anzio e a Nettuno, con il borgo medievale, il porto e i luoghi dello sbarco alleato del 1944; poco oltre c'è Torre Astura, la torre sul mare dove finì la fuga di Corradino di Svevia. Verso l'interno, in mezz'ora, si entra nel parco dei Castelli Romani, con Genzano, Ariccia e Albano Laziale, cioè il vulcano che ha prodotto le pozzolane su cui Ardea è costruita.

Se invece volete restare sul filo dell'archeologia arcaica, il percorso giusto tocca il museo di Satricum e prosegue verso i siti del Latium vetus. Per chi organizza queste combinazioni per gruppi o aziende, le proposte su misura del Lazio sono raccolte nelle pagine di TourLeaderPro dedicate a Roma e al Lazio. Chi viaggia in inglese trova la stessa area raccontata nelle guide di ItalyPlanner sul Lazio e nella sezione dedicata alle gite di un giorno, mentre per la costa esiste la pagina sulle migliori spiagge italiane.

Domande veloci su Ardea (RM)

Quanto dista Ardea (RM) da Roma?

Circa trentacinque chilometri dal Grande Raccordo Anulare lungo la via Laurentina, che si percorrono in trenta o quaranta minuti fuori dalle ore di punta. Dal centro storico di Roma calcolate un'ora.

Come si arriva ad Ardea (RM) senza auto?

Con le corse Cotral che partono dal capolinea Laurentina della metro B e servono il litorale sud. In alternativa, treno sulla linea Roma-Nettuno fino a Campoleone o Campo di Carne e proseguimento su gomma. Orari e percorsi vanno controllati sul sito dell'azienda di trasporto.

Quanto costa il Museo Giacomo Manzù?

Sei euro il biglietto intero, due euro il ridotto per i cittadini dell'Unione Europea fra i 18 e i 25 anni, gratuito sotto i 18 anni.

Quando è gratis il museo di Ardea (RM)?

La prima domenica di ogni mese l'ingresso è libero per tutti, come in tutti i musei statali italiani.

Che giorno chiude il museo?

Il lunedì, oltre al 25 dicembre e al primo gennaio. Negli altri giorni apre dalle 9.00 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 19.00.

Quanto tempo serve per visitare Ardea (RM)?

Cinque o sei ore per una visita completa: due al museo, una al borgo e alle chiese, due fra archeologia e mare. Se aggiungete la Landriana, serve la giornata intera.

Si possono fare foto al museo?

Le riprese seguono le disposizioni della direzione: chiedete al personale all'ingresso. Nelle chiese, evitate il flash sugli affreschi.

Ardea (RM) è adatta a chi usa la sedia a rotelle?

Il museo sì, il borgo antico solo in parte per via delle salite e del selciato, gli ambienti ipogei no. Alla Landriana l'accessibilità è parziale.

Serve prenotare per i Giardini della Landriana?

Sì. Le visite sono guidate e su prenotazione, nelle giornate di apertura di primavera e autunno e negli eventi. Il contatto è indicato sul sito ufficiale dei giardini.

Quanto costa entrare alla Landriana?

Dodici euro a persona per le visite di gruppo, gratuito sotto i dodici anni. Durante le manifestazioni le tariffe possono variare.

Si può visitare il Castrum Inui?

Il sito archeologico alla foce dell'Incastro non ha un orario continuativo di apertura: si visita durante le giornate guidate organizzate con gli archeologi. Informatevi presso il Comune prima di presentarvi.

Le spiagge di Ardea (RM) sono libere o a pagamento?

Ci sono entrambe: tratti liberi si alternano a stabilimenti balneari fra Marina di Ardea, Tor San Lorenzo e Lido dei Pini. La sabbia è scura e di origine vulcanica, i fondali bassi.

Dove si parcheggia ad Ardea (RM)?

Nel borgo si trova posto lungo la salita e nella piazza della chiesa; sul litorale, in estate, i posti liberi finiscono presto e diversi tratti sono a pagamento.

Che differenza c'è fra Ardea (RM) e Lavinium?

Ardea era la capitale dei Rutuli, il popolo di Turno, cioè degli avversari di Enea; Lavinium è la città che, secondo il mito, Enea fondò e dedicò a Lavinia. Sono i due poli opposti della stessa saga, a pochi chilometri di distanza.

Ardea (RM) è la stessa Civitavecchia del porto?

No. Civitavecchia, ad Ardea, è il nome di uno dei tre pianori dell'abitato antico. Il porto di Civitavecchia si trova a nord di Roma ed è un'altra città.

Perché la città si chiama Ardea?

Il nome coincide con il termine latino per airone. Ovidio racconta che dalle ceneri della città bruciata da Enea si levò in volo un uccello che ne prese il nome; la linguistica preferisce spiegare il toponimo con una radice mediterranea che indica qualcosa di luminoso.

Ardea (RM) è adatta ai bambini?

Sì, soprattutto per la combinazione di spiaggia a fondali bassi e museo. Le sale del museo funzionano meglio con i ragazzi dai dieci anni in su.

Qual è il periodo migliore per visitare Ardea (RM)?

La primavera, fra metà aprile e inizio giugno, e l'autunno fra fine settembre e ottobre. Da evitare i fine settimana di luglio e agosto per il traffico.

Ci sono chiese antiche visitabili?

La parrocchiale di San Pietro Apostolo, di impianto romanico, e la chiesa di Santa Marina dentro il cimitero comunale. Gli orari non sono continuativi: conviene telefonare in parrocchia.

Che cosa si mangia ad Ardea (RM)?

Pesce azzurro e telline sulla costa, cucina dell'Agro romano verso l'interno: carciofi, abbacchio, formaggi di pecora. I mercati settimanali sono il posto giusto per i prodotti locali.

Vale la pena venire ad Ardea (RM) per una sola giornata?

Sì, se sapete dove guardare. Museo, borgo e archeologia riempiono una giornata piena. Se cercate solo il mare, ci sono litorali più belli alla stessa distanza da Roma.

Chiudo con l'opinione che ripeto sempre ai gruppi che accompagno su questa costa: Ardea non si concede al primo sguardo e va affrontata con un minimo di preparazione, ma restituisce più di quanto prometta. Il giorno in cui il Castrum Inui avrà un ingresso stabile e il borgo un percorso segnalato decente, questo diventerà uno dei luoghi archeologici più interessanti della provincia di Roma. Intanto, conviene venirci prima degli altri.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

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