Underdog’s
Domande frequenti su Underdog’s
Dove si trova Underdog’s?
Underdog’s si trova in via dei Sabelli, nella parte del quartiere San Lorenzo più vicina alla stazione Termini e all'università, all'interno del reticolo di vie intitolate a popoli dell'Italia antica che caratterizza la zona.
Come si arriva a Underdog’s con i mezzi?
Underdog’s è facilmente raggiungibile sia a piedi sia con i mezzi pubblici: da Termini la passeggiata dura circa quindici o venti minuti, attraversando via dei Ramni e il tessuto fitto di strade di San Lorenzo che porta fino a via dei Sabelli.
Che cosa è davvero Underdog’s?
Underdog’s è un locale ibrido che unisce in un solo ambiente un negozio di vinili e un bancone da birreria artigianale, un formato che affonda le radici nella tradizione britannica e statunitense dei record store bar, dove sfogliare i dischi con una pinta in mano è un rito consolidato.
Quando conviene andare a Underdog’s?
Underdog’s ha vocazione serale e notturna, con la fascia oraria di riferimento che parte dal tardo pomeriggio e si estende fino a notte fonda. Venerdì e sabato sono le giornate più affollate, con il bancone della birra pieno e la sala vinili più difficile da vivere con calma.
Come si paga a Underdog’s?
Come per la grande maggioranza dei locali romani di dimensioni simili, a Underdog’s è ragionevole aspettarsi la possibilità di pagare sia in contanti sia con carta, anche se per l'acquisto di un vinile raro o di un'edizione da collezione può essere utile avere comunque con sé una piccola somma in contanti.
Conviene controllare i canali social prima di andare a Underdog’s?
Sì, essendo un indirizzo di nicchia con una programmazione che cambia spesso, muoversi con una conferma fresca sui canali social ufficiali di Underdog’s evita spiacevoli sorprese e permette di scoprire in anticipo se è prevista una serata a tema.
Underdog’s si trova in via dei Sabelli 17, nel cuore di San Lorenzo, il quartiere universitario e popolare che si stende tra la Sapienza, lo scalo ferroviario e il Verano. È un indirizzo che nella zona porta un’etichetta insolita: pub, birreria artigianale, negozio di vinili e sala pensata per i cosiddetti silent concert, i concerti ascoltati in cuffia con dispositivi wireless. Chi ci arriva la prima volta fatica a capire da che parte cominciare, se dal bancone delle spine, dagli scaffali dei dischi o dalla sala con le cuffie, e proprio in questa sovrapposizione di funzioni si trova il senso del posto: non un locale con un’unica vocazione, ma uno spazio che nel corso del tempo ha accumulato usi diversi senza mai ridursi a uno solo. San Lorenzo, del resto, è uno dei pochi quartieri romani in cui una simile stratificazione di funzioni riesce a convivere senza risultare artificiosa, perché la densità di studenti, artisti e residenti storici crea un pubblico abbastanza vario da sostenere proposte fuori dal comune. Prima di infilare Underdog’s in una serata più ampia a San Lorenzo conviene leggere con calma cosa aspettarsi, come arrivarci, quando conviene andarci e cosa sapere su prezzi e organizzazione: chi sta costruendo un soggiorno romano più strutturato, magari con più tappe tra quartieri centrali e periferie meno battute dal turismo di massa, può appoggiarsi a strumenti come italyplanner.com per mettere in fila gli spostamenti attorno a San Lorenzo e ai quartieri limitrofi senza perdere tempo la sera a ricalcolare percorsi e coincidenze.
Underdog’s: cosa sapere prima di partire
Il nome stesso, underdog, nel gergo anglosassone indica chi parte svantaggiato, l’outsider che si muove ai margini del sistema dominante: una scelta che racconta bene l’identità del locale, nato in un quartiere che ha sempre rivendicato una postura anticonformista rispetto al centro storico turistico. Sul piano pratico, Underdog’s combina in un solo ambiente quattro funzioni che altrove a Roma restano separate. C’è il pub vero e proprio, con un bancone dedicato alle birre artigianali e una rotazione di spine che privilegia i birrifici indipendenti italiani rispetto ai marchi industriali su larga scala. C’è il negozio di vinili, con scaffali che occupano una parte consistente della sala e che convivono fisicamente con i tavoli da bere, in modo che sfogliare i dischi e ordinare una pinta diventino gesti quasi sovrapposti, senza percorsi separati tra l’area commerciale e quella di consumo. C’è la sala silent concert, pensata per ascoltare musica dal vivo o set in cuffia senza che il volume si propaghi all’esterno, una soluzione che a San Lorenzo, quartiere dove i rapporti con i residenti sul tema della movida notturna sono da anni un argomento sensibile e discusso in sede di assemblee di quartiere, ha anche un valore pratico oltre che estetico. E infine c’è la dimensione di ritrovo generico, quella del pub di quartiere dove ci si ferma anche solo per una birra senza toccare né i dischi né le cuffie, magari dopo una giornata di studio in biblioteca o una lezione all’università.
Le fonti consultate, tra cui la scheda del locale su Zero e un articolo dedicato del magazine di settore Stazioni di Birra, descrivono concordemente questa formula come un ibrido tra bar’n’roll e vinyl shop, espressione che rende bene l’idea di un posto costruito attorno alla musica suonata, non solo ascoltata in streaming attraverso uno smartphone. Il termine bar’n’roll richiama volutamente il rock and roll, sottolineando come la selezione musicale e l’identità sonora del locale non siano un dettaglio accessorio ma parte integrante della proposta commerciale, al pari della qualità della birra alla spina. Sul fronte della disponibilità attuale, il dato non è confermato in modo univoco dalle fonti consultate: il sito ufficiale del locale, al momento della verifica, mostra una pagina in costruzione, mentre altre piattaforme di settore continuano a indicare l’indirizzo come attivo e a descriverne l’offerta nel dettaglio. Chi organizza una serata a San Lorenzo intorno a questa tappa fa bene a controllare i canali social ufficiali del locale nei giorni immediatamente precedenti, così da avere conferma diretta su orari e apertura prima di muoversi, evitando di fare affidamento esclusivo su informazioni lette su aggregatori che non sempre vengono aggiornati con la stessa frequenza dei profili social gestiti direttamente dai gestori. Questo vale in particolare per un locale di nicchia come questo, dove il pubblico di riferimento è più abituato a informarsi tramite passaparola e social network che tramite le grandi piattaforme di recensione generaliste, spesso tarate su un pubblico turistico con esigenze diverse da quelle di chi cerca un indirizzo alternativo legato alla scena musicale indipendente del quartiere.
Va detto anche che un locale con questa struttura funziona diversamente da un pub tradizionale nella gestione dello spazio interno: la superficie disponibile deve essere divisa tra area mescita, scaffalatura per i vinili, sedute per chi beve e ambiente dedicato alla sala cuffie, un equilibrio che in locali di metratura contenuta come quelli tipici di San Lorenzo richiede scelte precise, spesso a scapito della capienza massima rispetto a un pub più tradizionale privo di funzioni aggiuntive. Chi arriva nelle ore di punta del weekend deve quindi mettere in conto che gli spazi per sedersi comodamente possono essere limitati, mentre chi predilige orari più tranquilli trova generalmente più margine di movimento sia al bancone sia tra gli scaffali dei dischi.
Che cosa è davvero Underdog’s: locale ibrido tra musica e vinili
Vale la pena soffermarsi su cosa significhi, in pratica, un negozio di vinili che convive con un bancone da birreria. Non si tratta di un’edicola di dischi con qualche sedia intorno, ma di un ambiente in cui la selezione musicale sembra pensata per chi passa ore a scegliere, ascoltare, confrontare copertine e edizioni, con la birra artigianale come accompagnamento naturale più che come attrazione principale del pomeriggio o della serata. La proposta di vinili, per quanto raccontano le fonti di settore, privilegia generi legati al rock, all’indie e alla scena alternativa, coerentemente con lo spirito underdog richiamato nel nome, ma non mancano incursioni in altri filoni: soul, elettronica, colonne sonore, edizioni da collezione accanto a ristampe più accessibili pensate per chi si avvicina al formato per la prima volta. Chi frequenta abitualmente negozi di dischi indipendenti sa che la selezione curata, più che la quantità di titoli disponibili, è ciò che distingue un punto vendita specializzato da un semplice reparto musica di una catena generalista, e la formula scelta da Underdog’s sembra muoversi proprio in questa direzione.
La sala silent concert è l’elemento più distintivo e meno comune sulla piazza romana: attraverso cuffie wireless, gli spettatori possono seguire un dj set o un’esibizione dal vivo restando in perfetto silenzio percepito da fuori, una tecnologia che in altre città europee ha già trovato applicazione in festival e club di grandi dimensioni, dove permette di allestire più stage sonori nello stesso spazio fisico senza sovrapposizione acustica tra un palco e l’altro, ma che a Roma resta un’eccezione più che una regola, soprattutto in un locale di dimensioni contenute come questo. Il risultato è un locale che non si lascia etichettare facilmente: c’è chi ci va per bere una birra artigianale con gli amici senza sapere nulla della sala cuffie, chi ci arriva apposta per comprare un disco introvabile altrove dopo aver cercato inutilmente in altri negozi della città, chi invece segue il calendario degli eventi silent concert come appuntamento fisso, quasi settimanale. Questa varietà di pubblico è probabilmente la ragione per cui il locale viene citato spesso, nelle guide sui pub alternativi della capitale, come uno degli indirizzi meno scontati del quartiere, capace di attrarre profili molto diversi tra loro sotto lo stesso tetto.
Sul piano commerciale, tenere insieme birreria e negozio di dischi comporta anche scelte gestionali non banali: gli orari di apertura devono coprire sia il momento dell’aperitivo sia quello più tardo della serata, mentre la parte legata alla vendita dei vinili richiede una cura nella catalogazione e nella rotazione del catalogo che va oltre la semplice gestione di un magazzino di bottiglie e fusti. È un modello che in altre città, penso a certe realtà scandinave o nordeuropee dove il concetto di terzo luogo, cioè uno spazio che non è né casa né lavoro ma un ambiente sociale a sé, è più radicato nella cultura urbana, trova applicazioni analoghe; a Roma resta invece un esperimento relativamente isolato, ancora più marcato dalla presenza della sala silent concert che aggiunge un terzo strato funzionale a un’equazione già di per sé complessa.
San Lorenzo, il quartiere che racconta Underdog’s
Capire Underdog’s significa in parte capire San Lorenzo, perché il locale non è un corpo estraneo calato dall’alto in una zona qualunque, ma il prodotto naturale di un quartiere che ha costruito la propria identità attorno a categorie sociali precise: prima gli operai e i ferrovieri che lo popolarono a fine Ottocento, poi gli studenti arrivati con l’espansione della vicina Sapienza a partire dal Novecento, infine artisti, musicisti e piccoli imprenditori culturali che negli ultimi decenni hanno trasformato molte botteghe artigiane in locali, atelier e spazi ibridi. Le vie del quartiere portano ancora i nomi dei popoli dell’Italia antica, dai Sabelli agli Equi, dai Marsi ai Volsci, una toponomastica voluta a fine Ottocento che oggi convive con murales, gallerie temporanee e locali che si sono inseriti in una griglia urbanistica pensata più di un secolo fa per tutt’altro tipo di vita quotidiana.
Questa stratificazione spiega perché San Lorenzo riesca a sostenere contemporaneamente pub tradizionali, spazi sociali autogestiti, negozi di vinili, gallerie d’arte indipendenti e trattorie storiche a prezzi ancora popolari: sono strati diversi della stessa storia urbana, che convivono senza necessariamente sovrapporsi del tutto. Underdog’s si inserisce in questo tessuto come uno dei tentativi più recenti di tenere insieme più anime in un unico indirizzo, ed è proprio questa capacità di sintesi, più che una singola funzione specifica, a renderlo un caso di un certo interesse per chi osserva l’evoluzione dei locali romani negli ultimi anni.
Non va dimenticato, in questo racconto, il ruolo della Sapienza come motore economico e sociale dell’intera zona: con decine di migliaia di studenti iscritti ogni anno, l’università genera un flusso costante di persone giovani che vivono il quartiere non solo di giorno per le lezioni, ma anche la sera per il tempo libero, creando le condizioni di mercato che rendono sostenibili locali di nicchia come questo. Basta osservare gli orari di punta di alcuni locali del quartiere, concentrati nelle sere infrasettimanali oltre che nel weekend, per capire quanto il calendario accademico, fatto di lezioni, sessioni d’esame e pause didattiche, finisca per condizionare direttamente la vita notturna di questa parte di Roma, in un modo che non ha equivalenti diretti in altri quartieri della città meno legati a una singola istituzione universitaria di queste dimensioni. Senza quella base di pubblico universitario, difficilmente un negozio di vinili con annessa birreria artigianale e sala per l’ascolto in cuffia troverebbe lo stesso equilibrio economico in un quartiere diverso, meno denso di residenti giovani e meno abituato a orari serali dilatati.
Come arrivare a Underdog’s
Via dei Sabelli si trova nella parte di San Lorenzo più vicina alla stazione Termini e all’università, una posizione che rende il locale facilmente raggiungibile sia a piedi sia con i mezzi pubblici. Da Termini, la passeggiata dura circa quindici o venti minuti, attraversando via dei Ramni e il tessuto fitto di vie intitolate a popoli dell’Italia antica che dà il nome a gran parte della toponomastica del quartiere: Sabelli, Marsi, Equi, Volsci. È un tragitto che molti scelgono di percorrere a piedi anche di sera, complice l’illuminazione delle strade principali e la vicinanza tra Termini e San Lorenzo, ma come in ogni quartiere di una grande città conviene muoversi con la normale attenzione riservata a qualsiasi zona centrale e frequentata di notte.
Chi preferisce i mezzi pubblici può contare sul tram 3, che collega San Lorenzo a Trastevere da un lato e al quadrante nord orientale della città dall’altro, con fermate a pochi minuti a piedi da via dei Sabelli, oltre a diverse linee di autobus urbano che attraversano il quartiere lungo via Tiburtina e via dei Volsci, utili soprattutto per chi arriva da zone della città non servite direttamente dal tram. La stazione ferroviaria di Roma Tiburtina, scalo per treni regionali e alta velocità, si trova a distanza pedonale accettabile e resta un punto di riferimento comodo per chi arriva da fuori Roma o deve ripartire subito dopo una serata in zona, magari con un treno serale verso un’altra città. In auto la zona è meno agevole: San Lorenzo ha strade strette, spesso a senso unico, e una densità di parcheggio residenziale che nelle ore serali si riduce ulteriormente per via della vita notturna del quartiere; chi arriva con mezzo proprio deve mettere in conto tempo aggiuntivo per trovare posto o valutare un parcheggio a pagamento nelle vie limitrofe, magari più vicino a via Tiburtina dove la sosta risulta leggermente più semplice da reperire. Per chi sta pianificando spostamenti su più giorni tra San Lorenzo e altre zone della città, uno strumento come tourleaderpro.com aiuta a organizzare gli itinerari e i trasferimenti senza dover ricalcolare ogni volta a mano tempi e percorsi tra un quartiere e l’altro, un aiuto non da poco quando un soggiorno tocca sia il centro storico sia zone più periferiche come questa.
Nelle ore più tarde della notte, quando le linee diurne di autobus e tram riducono drasticamente le corse, San Lorenzo resta comunque servito da alcune linee notturne che collegano il quartiere a Termini e ad altri snodi centrali della città, anche se con frequenze molto più basse rispetto al servizio diurno: chi prevede di trattenersi fino a tarda notte fa bene a informarsi in anticipo sugli orari dell’ultima corsa utile, oppure a considerare un taxi o un servizio di trasporto privato per il rientro, opzione piuttosto diffusa tra chi frequenta la movida di San Lorenzo nelle ore più avanzate della notte.
Chi preferisce muoversi su due ruote può contare sui servizi di bike sharing diffusi in gran parte del centro allargato di Roma, con diverse postazioni nei pressi di via Tiburtina e delle vie principali del quartiere, una soluzione comoda per chi vuole combinare più tappe serali senza dover dipendere dagli orari dei mezzi pubblici notturni, meno frequenti rispetto al servizio diurno. Anche i servizi di monopattini in sharing coprono normalmente l’area, sebbene con le limitazioni di velocità e di parcheggio previste dai regolamenti comunali per le zone a maggiore densità pedonale, tra cui rientra buona parte di San Lorenzo nelle ore serali del weekend.
Quando andare a Underdog’s
Trattandosi di un locale con vocazione serale e notturna, la fascia oraria di riferimento parte dal tardo pomeriggio e si estende fino a notte fonda, in linea con la generalità dei pub del quartiere. Le giornate del fine settimana, in particolare venerdì e sabato, tendono a essere quelle più affollate, con il bancone della birra pieno e la sala vinili che diventa più difficile da vivere con calma, mentre nei giorni infrasettimanali l’atmosfera si presta meglio a chi vuole sfogliare i dischi con tranquillità o fare due chiacchiere con chi lavora al banco senza dover alzare la voce sopra il rumore di fondo di una sala piena.
Gli appuntamenti legati alla sala silent concert seguono in genere un calendario a parte, con serate dedicate che non coincidono necessariamente con il weekend: chi è interessato a questo aspetto specifico del locale fa bene a controllare in anticipo il programma sui canali social ufficiali, perché le date cambiano di frequente e non sempre vengono ripubblicate sulle piattaforme di recensione generaliste, che tendono ad aggiornarsi con ritardo rispetto ai profili social gestiti direttamente dai gestori del locale. San Lorenzo, va detto, è un quartiere dove l’anno accademico segna in modo netto i ritmi della vita notturna: nei mesi in cui la Sapienza è in piena attività, tra ottobre e maggio, i locali della zona registrano un’affluenza sensibilmente più alta rispetto ai mesi estivi, quando molti studenti fuori sede tornano nelle città d’origine e il quartiere si svuota parzialmente, pur restando frequentato da chi resta a Roma per lavoro o per scelta personale. Chi cerca un’atmosfera più raccolta può quindi orientarsi proprio verso i mesi estivi o verso le prime serate infrasettimanali, quando il locale è più vivibile con calma.
Anche il calendario cittadino più ampio incide indirettamente sulla frequentazione: in concomitanza con grandi eventi che portano visitatori a Roma, o con festival musicali che si tengono in altre zone della città nello stesso periodo, San Lorenzo tende a beneficiare di un pubblico più internazionale, curioso di uscire dai percorsi turistici più battuti per scoprire quartieri con un’identità più autentica. Non è raro, in queste finestre temporali, incrociare al bancone di Underdog’s visitatori stranieri arrivati proprio grazie al passaparola sui pub alternativi della capitale, accanto agli habitué di sempre.
Una curiosità su Underdog’s
La combinazione di negozio di dischi e locale da bere non è un’invenzione recente: affonda le radici nella tradizione dei record store bar diffusi soprattutto nel Regno Unito e negli Stati Uniti, dove sfogliare i vinili con una pinta in mano è un rito consolidato da decenni e ha dato vita a una vera e propria sottocultura fatta di collezionisti, appassionati e locali di culto. A Roma, città in cui i negozi di dischi indipendenti hanno visto una lenta ma costante ripresa negli ultimi anni grazie al ritorno di interesse per il vinile come oggetto e non solo come supporto sonoro, un locale che unisce esplicitamente le due anime resta comunque un caso non comune, più vicino per impostazione a certe realtà di Londra o Berlino che alla tradizione classica del pub romano.
Ad aggiungere un ulteriore livello di originalità c’è la sala silent concert, che porta nel quartiere universitario di San Lorenzo una tecnologia più spesso associata a festival open air di grandi dimensioni, dove le cuffie wireless permettono di allestire più stage sonori nello stesso spazio fisico senza sovrapposizione acustica. Vedere questa stessa soluzione applicata a un locale di dimensioni contenute, incastonato tra le vie strette di un quartiere popolare, è probabilmente l’aspetto che più sorprende chi ci entra senza sapere cosa aspettarsi, e resta uno degli elementi che più spesso viene citato da chi racconta il locale a chi ancora non lo conosce.
Un aneddoto ricorrente tra chi frequenta questo tipo di format riguarda proprio il primo impatto con le cuffie wireless: chi non ha mai partecipato a un silent concert tende ad avvicinarsi con un misto di curiosità e scetticismo, per poi scoprire che l’esperienza di ascolto, isolata dal rumore ambientale e regolabile individualmente nel volume, risulta spesso più coinvolgente rispetto a un concerto tradizionale in un locale affollato, dove la qualità dell’ascolto dipende molto dalla posizione occupata nella sala rispetto agli altoparlanti.
Una cosa che non ti dice nessuno su Underdog’s
Chi passa da fuori senza mai essere entrato tende a scambiare Underdog’s per un normale pub di quartiere, complice un’insegna che dalla strada non lascia intuire la presenza degli scaffali di vinili né tantomeno della sala cuffie, che spesso occupa un ambiente più interno e meno visibile dall’ingresso principale. Questo effetto sorpresa, se da un lato rende meno immediato capire cosa offra davvero il locale a chi ci passa davanti per la prima volta magari diretto altrove, dall’altro premia chi si ferma per curiosità e scopre la proposta completa solo una volta dentro, con un effetto di scoperta progressiva che molti frequentatori raccontano come parte del fascino del posto.
Un altro aspetto poco raccontato riguarda proprio la convivenza tra le due anime del posto: comprare un disco mentre si beve una birra artigianale richiede un minimo di attenzione, perché i vinili non amano l’umidità dei bicchieri appoggiati vicino, e chi lavora al banco è generalmente disponibile a tenere da parte gli acquisti fino al momento di andarsene, proprio per evitare incidenti tra bancone e scaffali. Un dettaglio pratico che raramente viene messo per iscritto, ma che chiunque abbia comprato un disco in un locale con banco bar nelle vicinanze impara rapidamente a gestire con un minimo di attenzione in più rispetto a un negozio di dischi tradizionale senza somministrazione.
Un altro elemento poco pubblicizzato riguarda il ricambio del catalogo dei dischi: nei negozi indipendenti di questo tipo, a differenza delle grandi catene, gli arrivi di nuovo materiale non seguono un calendario fisso e pubblico, ma dipendono dalle occasioni di acquisto e dai contatti diretti dei gestori con distributori, etichette indipendenti e collezionisti privati che periodicamente si liberano di intere raccolte. Chi cerca un titolo specifico farà bene a chiedere direttamente al banco piuttosto che fidarsi soltanto di quanto visibile sugli scaffali in un dato momento, perché parte del catalogo più interessante circola spesso senza una vetrina online aggiornata in tempo reale.
Il consiglio che ti do per visitare Underdog’s
Il suggerimento più utile, prima ancora di quello sull’orario, riguarda la verifica diretta della situazione del locale nei giorni immediatamente precedenti alla visita, attraverso i canali social ufficiali: trattandosi di un indirizzo di nicchia, con una programmazione che cambia spesso, muoversi con conferma fresca evita spiacevoli sorprese e permette anche di scoprire in anticipo se è prevista una serata a tema legata alla sala silent concert. Per il resto, chi vuole vivere l’esperienza con calma dovrebbe evitare le sere di massima affluenza se l’obiettivo principale è sfogliare i vinili con attenzione, mentre chi cerca l’atmosfera più vivace del pub può tranquillamente puntare sul weekend senza preoccuparsi troppo dell’affollamento.
Vale la pena, prima o dopo la tappa in via dei Sabelli, dedicare una mezz’ora a camminare per San Lorenzo senza meta precisa: è uno dei quartieri romani con la maggiore concentrazione di street art e murales a cielo aperto, un patrimonio informale che si è stratificato negli anni proprio grazie alla vivacità sociale e culturale che caratterizza la zona attorno alla Sapienza. Portare con sé una borsa o uno zaino capiente, se si prevede di acquistare un disco, è un accorgimento pratico che evita di dover trasportare l’acquisto a mano per il resto della serata tra un locale e l’altro del quartiere.
Un ultimo suggerimento riguarda il modo migliore di vivere la sala silent concert per chi non l’ha mai provata: arrivare qualche minuto prima dell’inizio del set permette di familiarizzare con le cuffie, regolare il volume secondo le proprie preferenze e trovare una posizione comoda nella sala, invece di dover gestire questi dettagli tecnici proprio nel momento in cui la musica comincia. È un accorgimento piccolo, ma fa una differenza sensibile sulla qualità complessiva dell’esperienza, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta a questo formato di ascolto condiviso.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
San Lorenzo non è nato come quartiere della movida: la sua identità originaria è quella di rione operaio popolare, cresciuto a fine Ottocento a ridosso della stazione Termini e dello scalo ferroviario per ospitare famiglie di ferrovieri, artigiani e operai impiegati nelle attività legate al vicino scalo merci. Il 19 luglio 1943 il quartiere fu colpito duramente da un bombardamento alleato che causò centinaia di vittime, un episodio che resta ancora oggi parte fondamentale della memoria collettiva locale e che si può ripercorrere visitando la vicina basilica di San Lorenzo fuori le mura, danneggiata proprio in quell’occasione e poi restaurata negli anni successivi.
È da questa stratificazione, tra memoria operaia, presenza universitaria arrivata con la vicinanza alla Sapienza e più recente vocazione creativa e notturna, che nascono locali come Underdog’s: spazi che si inseriscono in un tessuto già denso di storia sociale, senza cancellarla, ma aggiungendo un ulteriore strato fatto di musica, socialità e cultura indipendente. Camminando tra le vie del quartiere non è raro imbattersi in targhe e memoriali dedicati proprio alle vittime del bombardamento, un contrappunto silenzioso rispetto alla vivacità serale che oggi caratterizza le stesse strade.
Un fatto meno citato riguarda anche il ruolo di San Lorenzo negli anni della ricostruzione postbellica: il quartiere, ferito duramente dal bombardamento, divenne negli anni successivi terreno di sperimentazione per l’edilizia popolare romana, con interventi urbanistici che ne consolidarono l’identità di rione a vocazione residenziale e operaia prima ancora che l’espansione della Sapienza ne modificasse progressivamente la composizione sociale a partire dalla seconda metà del Novecento. Questa doppia anima, operaia e poi universitaria, resta leggibile ancora oggi nella convivenza tra vecchie botteghe artigiane, edifici popolari e locali di più recente apertura come Underdog’s.
Quanto costa Underdog’s
Sul fronte dei prezzi, la struttura del locale segue quella tipica dei pub artigianali romani di fascia media: un calice o una pinta di birra alla spina ha un costo allineato a quello delle altre birrerie indipendenti della città, con variazioni legate al tipo di birra e al birrificio in rotazione in quel momento, dato che la proposta cambia periodicamente in base alle disponibilità dei produttori. Per i vinili il discorso è più articolato, perché i prezzi dipendono dalla rarità del pezzo, dalla condizione della copertina e del disco, dall’edizione, e possono spaziare da cifre contenute per ristampe recenti fino a importi più significativi per pezzi da collezione o fuori catalogo, come accade in qualsiasi negozio specializzato in dischi usati o rari.
Gli eventuali ingressi alla sala silent concert, quando previsti per serate a programmazione specifica, seguono in genere logiche legate all’evento singolo più che un listino fisso, con formule che possono comprendere l’ingresso libero con consumazione obbligatoria oppure un biglietto dedicato a seconda dell’artista o del dj coinvolto. Proprio perché prezzi e listini di questo tipo cambiano nel tempo e non hanno senso se fissati su una pagina statica destinata a restare online a lungo, la scelta più sensata resta quella di verificare direttamente sul posto o tramite i canali social ufficiali del locale la situazione aggiornata, evitando di fare affidamento su cifre lette altrove che potrebbero non corrispondere più alla realtà del momento in cui si organizza la visita.
Per chi vuole farsi un’idea di massima prima di partire, vale comunque un criterio generale valido per gran parte dei pub artigianali della capitale: la birra alla spina di produzione italiana indipendente si colloca solitamente su una fascia di prezzo leggermente superiore rispetto ai marchi industriali più diffusi, una differenza che riflette i costi di produzione più contenuti dal punto di vista dei volumi ma più elevati per la qualità delle materie prime e la cura artigianale del processo produttivo. È un criterio orientativo, non un listino, ma aiuta a impostare un budget di massima prima di uscire di casa.
La foto giusta da fare a Underdog’s
Chi cerca lo scatto più rappresentativo del locale ha più di un’opzione tra cui scegliere. Il muro di vinili esposti, con le copertine rivolte verso l’esterno a comporre un mosaico di colori e grafiche eterogenee, è probabilmente l’immagine più immediatamente riconoscibile e la più efficace per raccontare in un’unica inquadratura la doppia natura del posto, pub da un lato e negozio di dischi dall’altro. Chi capita in una serata di silent concert può invece provare a fotografare il pubblico con le cuffie indosso, un’immagine che comunica bene l’originalità della proposta, anche se richiede l’attenzione e il permesso di chi partecipa, trattandosi di persone concentrate sull’ascolto e non sempre disposte a essere fotografate durante un momento raccolto.
All’esterno, l’insegna e la facciata su via dei Sabelli, spesso circondata da altre insegne di locali simili e da qualche intervento di street art sui muri adiacenti, restituisce bene l’atmosfera del quartiere in cui il locale si inserisce, ben oltre i confini del singolo indirizzo. Un’inquadratura dal marciapiede opposto, magari al calare della sera quando le luci interne cominciano ad accendersi mentre fuori è ancora chiaro, riesce spesso a raccontare meglio di qualsiasi descrizione la doppia vita diurna e notturna di questa parte di San Lorenzo.
Anche il dettaglio delle copertine dei vinili in vendita, fotografate ravvicinate con la giusta luce, può diventare materiale interessante per chi tiene un diario visivo del viaggio o cura un profilo social dedicato alla musica: le grafiche di certe edizioni da collezione, spesso più curate rispetto alle ristampe di massa, offrono soggetti fotografici che vanno oltre la semplice testimonianza della visita e diventano quasi un piccolo racconto a parte sulla cultura visiva legata al mondo del disco.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Più che a un singolo evento databile con precisione, la storia recente di Underdog’s si lega al fenomeno più ampio della rinascita del vinile come formato di ascolto, un movimento che a partire dagli anni duemiladieci ha spinto molti locali europei e italiani a riscoprire il valore commerciale e culturale dei negozi di dischi fisici, dopo anni in cui lo streaming sembrava averli resi marginali agli occhi delle nuove generazioni di ascoltatori. San Lorenzo, quartiere universitario per definizione, ha assorbito questa tendenza prima di molte altre zone della città, complice una popolazione giovane e attenta alla scena musicale indipendente, sempre alla ricerca di indirizzi alternativi rispetto ai grandi circuiti commerciali del centro.
In questo contesto, l’apertura di un locale che unisce esplicitamente pub, negozio di dischi e sala per concerti in cuffia si inserisce come uno dei tentativi più coerenti, sulla piazza romana, di dare una forma fisica e condivisa a un modo di vivere la musica che altrove resta confinato agli schermi personali e alle cuffie individuali usate in solitudine, magari sui mezzi pubblici o in camera propria. Portare questa esperienza in uno spazio collettivo, dove sconosciuti condividono lo stesso ascolto pur restando in silenzio gli uni rispetto agli altri dal punto di vista acustico, è di per sé un piccolo esperimento sociale oltre che musicale.
Va anche ricordato che la scena dei negozi di vinili indipendenti a Roma, dopo un lungo periodo di contrazione coinciso con la diffusione dei lettori digitali e poi dello streaming, ha vissuto una parziale rinascita legata soprattutto a un pubblico più giovane di quanto ci si aspetterebbe, fatto di studenti e ventenni che riscoprono il formato fisico non per nostalgia, ma per l’esperienza tattile e rituale dell’ascolto, molto diversa da quella offerta da una playlist digitale. Underdog’s, inserendosi in questa tendenza con una proposta che aggiunge anche la componente della birreria e della sala cuffie, si presenta come un caso particolarmente coerente con questo tipo di pubblico.
Underdog’s con i bambini
Va detto con chiarezza: Underdog’s nasce come locale serale e notturno con al centro birra artigianale, musica e socialità da adulti, e non è pensato per un pubblico familiare con bambini piccoli al seguito. L’orario di apertura tipicamente serale, l’attenzione dedicata alla mescita di birre artigianali e la natura stessa della sala silent concert, pensata per un ascolto individuale e concentrato, rendono il locale poco adatto a una visita con figli piccoli, sia per una questione di orari sia per il tipo di esperienza offerta.
Chi si trova a San Lorenzo con la famiglia farà meglio a riservare la tappa in via dei Sabelli a un momento senza figli, magari mentre i più piccoli restano con un altro adulto, e a orientarsi nelle ore diurne verso altre proposte del quartiere più adatte, come una passeggiata tra i murales a cielo aperto o una sosta in uno degli spazi verdi della zona. Per chi cerca invece un’alternativa serale che comunque coinvolga più generazioni, il consiglio è quello di informarsi caso per caso sulle iniziative diurne o pomeridiane organizzate periodicamente da alcuni spazi sociali del quartiere, distinte per natura e pubblico dalla proposta di Underdog’s, che resta comunque pensata per un pubblico adulto.
Per una giornata di famiglia a San Lorenzo, il quartiere offre comunque alternative valide anche senza dover uscire dai suoi confini: le vie interne, meno trafficate rispetto alle arterie principali, si prestano a una passeggiata tranquilla, mentre il piazzale del Verano, con la basilica e l’ampio spazio antistante, permette una sosta all’aperto in un contesto più adatto ai più piccoli rispetto all’interno di un pub. È un modo per godersi comunque l’atmosfera del quartiere senza forzare la mano su un locale che, per sua stessa natura, non nasconde la propria vocazione da adulti.
Chi è passato da Underdog’s
Per un locale di questa dimensione e di questa vocazione, la clientela più che i nomi celebri è fatta di habitué del quartiere: studenti della Sapienza, appassionati di vinile che girano sistematicamente i pochi negozi indipendenti rimasti a Roma, musicisti e dj che frequentano la scena indie e alternativa cittadina in cerca di palchi meno convenzionali rispetto ai grandi club. Secondo quanto raccontano le fonti locali che si occupano di scena musicale romana, il locale è diventato negli anni un punto di riferimento informale per chi organizza o segue eventi legati alla musica dal vivo di dimensioni contenute, più vicina allo spirito underground che al circuito dei grandi club, coerentemente con il nome scelto fin dall’apertura.
Questo tipo di frequentazione, fatta più di volti ricorrenti che di ospiti eccezionali, è probabilmente il tratto più coerente con l’identità stessa del locale: un posto pensato per chi vive il quartiere quotidianamente, non per intercettare un pubblico di passaggio in cerca dell’indirizzo più celebre del momento. È lo stesso spirito che si ritrova in molti altri spazi indipendenti di San Lorenzo, dove la fedeltà di una comunità ristretta conta spesso più della visibilità su larga scala.
Anche i musicisti emergenti della scena romana trovano in locali come questo un banco di prova utile prima di affrontare palchi più grandi: suonare o proporre un dj set in un ambiente raccolto e attento come una sala silent concert permette di costruire un rapporto diretto con un pubblico ridotto ma partecipe, un passaggio che molti artisti indipendenti considerano formativo prima di misurarsi con contesti più ampi e meno controllabili dal punto di vista dell’ascolto.
Va aggiunto che la scena musicale di San Lorenzo, di cui Underdog’s è parte, si intreccia da anni con quella di altri spazi del quartiere dedicati alla musica dal vivo e alla cultura indipendente, in un ecosistema informale fatto di collaborazioni occasionali, dj che passano da un locale all’altro nella stessa sera e collettivi organizzatori che ruotano tra diversi indirizzi a seconda della disponibilità di date e spazi. Chi segue con continuità questo tipo di scena finisce per riconoscere gli stessi volti in eventi diversi, un tratto tipico delle scene musicali locali di dimensioni contenute, dove il numero relativamente ridotto di spazi disponibili favorisce una rete di relazioni più stretta rispetto a quanto avviene nei circuiti più grandi e commerciali della città.
Dove mangiare vicino a Underdog’s
San Lorenzo è uno dei quartieri romani con la più alta concentrazione di locali dedicati al cibo di strada, alle pizzerie a taglio e alle trattorie storiche a prezzi ancora accessibili, retaggio della sua identità popolare e universitaria che ha resistito, almeno in parte, alla progressiva gentrificazione che negli ultimi anni ha coinvolto anche questa zona della città. Non è un caso che diverse guide gastronomiche dedicate a Roma indichino proprio San Lorenzo come uno dei quartieri dove il rapporto tra qualità e prezzo resta più favorevole rispetto al centro storico, complice una clientela abituale, fatta soprattutto di studenti con budget limitati, che negli anni ha spinto molti esercenti a mantenere un posizionamento accessibile pur senza rinunciare alla qualità delle materie prime, in particolare per quanto riguarda pane, pizza e prodotti da forno, settori in cui il quartiere vanta una tradizione artigianale piuttosto radicata. Attorno a via dei Sabelli si trovano forni storici che vendono pizza bianca e rossa a peso, pizzerie con lunghe code la sera del sabato, e trattorie che mantengono un menu di cucina romana tradizionale pensato più per la clientela abituale che per il turismo di passaggio. Il mercato coperto del quartiere resta un punto di riferimento per la spesa quotidiana e per chi cerca un pasto veloce durante il giorno, prima di dedicare la sera ai locali della zona.
Nelle stesse vie si muovono anche altri indirizzi legati alla socialità serale del quartiere: Container San Lorenzo, pochi passi più in là su via degli Etruschi, propone un cortile esterno e spazi al chiuso con musica e drink, un’alternativa utile per chi vuole proseguire la serata dopo la tappa da Underdog’s; Communia, spazio sociale attivo dal 2013 su viale dello Scalo di San Lorenzo, organizza laboratori e iniziative culturali indipendenti aperte al quartiere; e per chi vuole allontanarsi un poco dal cuore del quartiere, Ex Snia offre un’oasi naturale nata da una vicenda urbanistica particolare, a pochi chilometri di distanza verso Pigneto, molto apprezzata da chi cerca un momento di pausa diurna prima di rituffarsi nella vita notturna della zona. Chi cerca invece un momento più raccolto può fare tappa alla vicina basilica di San Lorenzo fuori le mura, affacciata sul piazzale del Verano accanto al Cimitero del Verano, due luoghi che raccontano la storia più antica del quartiere prima ancora che diventasse il polo universitario e notturno che è oggi, e che offrono un contrappunto silenzioso rispetto alla vivacità delle vie dedicate ai locali.
Chi vuole allargare ulteriormente il raggio della serata può considerare anche il confronto tra San Lorenzo e altri quartieri romani a vocazione simile, come Pigneto o Trastevere: rispetto al primo, San Lorenzo mantiene un legame più diretto con la vita universitaria e una minore presenza di locali orientati esplicitamente al turismo, mentre rispetto a Trastevere, ormai da anni meta fissa dei flussi turistici internazionali, resta un quartiere vissuto in modo più continuativo dai residenti storici e dalla popolazione studentesca, con prezzi generalmente più contenuti sia per il cibo sia per le consumazioni al bancone. Questa differenza di scala e di pubblico è probabilmente uno dei motivi per cui locali come Underdog’s, con una proposta di nicchia difficile da sostenere in un contesto puramente turistico, trovano proprio a San Lorenzo il terreno più favorevole.
Una curiosita’ su Underdog’s
Un ultimo dettaglio che vale la pena raccontare riguarda proprio la scelta del nome. Nella cultura anglosassone, chiamare un locale underdog significa dichiarare fin dall’insegna una postura precisa: quella di chi non punta a competere con i grandi circuiti commerciali della città, ma rivendica una posizione defilata, quasi di resistenza culturale, come identità distintiva più che come limite da nascondere. Applicato a un posto che tiene insieme un pub artigianale, un negozio di vinili e una sala per concerti in cuffia, in un quartiere storicamente popolare come San Lorenzo, il nome finisce per raccontare bene tanto il locale quanto lo spirito del quartiere che lo ospita: periferico rispetto al centro turistico di Roma, eppure denso di proposte culturali che altrove in città restano più rare.
C’è anche un secondo livello di lettura, meno immediato ma altrettanto coerente: nell’epoca dello streaming musicale illimitato, tenere aperto un negozio di dischi fisici è di per sé una scelta controcorrente, quasi da underdog rispetto alle logiche dominanti dell’industria musicale contemporanea. Lo stesso vale, su un piano più ampio, per la scelta di aprire un pub artigianale in un quartiere dove la concorrenza tra locali serali è alta e dove distinguersi richiede un’identità precisa piuttosto che un’offerta generica: anche in questo senso, restare fedeli a una proposta di nicchia invece di inseguire un pubblico il più largo possibile è coerente con lo spirito che il nome stesso del locale evoca fin dalla prima occhiata all’insegna. Allo stesso modo, dedicare uno spazio fisico all’ascolto condiviso in cuffia, in un momento storico in cui la musica si consuma perlopiù in solitudine attraverso dispositivi personali, rappresenta un tentativo di riportare la dimensione collettiva dentro un’esperienza che rischia altrimenti di restare puramente individuale: un piccolo controcanto, per restare in tema musicale, rispetto alle abitudini di ascolto più diffuse.
Domande pratiche su Underdog’s
Tra le domande più frequenti di chi organizza una visita c’è quella sui metodi di pagamento accettati: come per la grande maggioranza dei locali romani di dimensioni simili, è ragionevole aspettarsi la possibilità di pagare sia in contanti sia con carta, ma per un acquisto importante in negozio, penso a un vinile raro o a un’edizione da collezione, può essere utile avere comunque con sé una piccola somma in contanti come alternativa, nel caso in cui si presentassero problemi tecnici con i terminali di pagamento, un’eventualità non frequente ma non impossibile in nessun esercizio commerciale. Un’altra domanda ricorrente riguarda l’accessibilità del locale per chi si muove con difficoltà motorie: trattandosi di un edificio inserito nel tessuto storico di San Lorenzo, con ingressi che spesso presentano gradini o spazi interni non sempre ampi, chi ha esigenze specifiche in questo senso fa bene a contattare in anticipo il locale attraverso i canali social ufficiali per avere indicazioni precise sulla configurazione degli spazi prima di organizzare la visita.
Sul fronte della prenotazione, trattandosi più di un pub con negozio annesso che di un ristorante strutturato, generalmente non è necessario prenotare per bere una birra o sfogliare i vinili, mentre per le serate a programmazione specifica legate alla sala silent concert può essere utile verificare in anticipo se sia prevista una lista d’attesa o un numero massimo di partecipanti, informazione che di norma viene comunicata insieme al resto del programma sui profili social del locale nei giorni precedenti l’evento. Per chi arriva da fuori Roma e sta organizzando un soggiorno che comprende più tappe simili tra locali di nicchia, quartieri periferici e attrazioni meno battute, può essere utile appoggiarsi fin dall’inizio a strumenti di pianificazione come italyplanner.com, così da avere un quadro d’insieme prima di muoversi tra un indirizzo e l’altro della città.
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Via dei Sabelli, 17
Roma Roma Città, Roma Città
