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Via del Corso

In breve. Via del Corso attraversa il centro di Roma in linea retta per circa un chilometro e seicento metri, da piazza Venezia a Piazza del Popolo, e tocca i rioni Pigna, Trevi, Colonna e Campo Marzio.

Via del Corso attraversa il centro di Roma in linea retta per circa un chilometro e seicento metri, da piazza Venezia a Piazza del Popolo, e tocca i rioni Pigna, Trevi, Colonna e Campo Marzio. Non si paga nulla per percorrerla e non ci sono orari: è una strada pubblica. Il tratto compreso fra largo Goldoni e via delle Convertite è area pedonale integrale, come indica Roma Servizi per la Mobilità; nel resto della via circolano autorizzati, taxi e mezzi di servizio, e le regole di accesso cambiano con le ordinanze, quindi chi arriva in auto deve controllare la mappa aggiornata della ZTL prima di muoversi. In metropolitana si scende a Flaminio (linea A) per l'estremo nord, a Spagna (linea A) per il tratto centrale attraverso via dei Condotti, a Barberini (linea A) per l'innesto di via del Tritone; a sud la fermata utile è Colosseo o, più comodamente, gli autobus che convergono su piazza Venezia. Le fermate di superficie servite dalle linee che passano per piazza Venezia, piazza San Silvestro e largo Chigi restano il modo più rapido per entrare e uscire dalla via a metà percorso.

Per percorrerla tutta a passo normale servono venti minuti scarsi. Per percorrerla come merita, entrando nelle chiese e in almeno un palazzo, ne servono tre o quattro ore. Questa guida serve a fare la seconda cosa.

Tridente - Via del Corso - Via del Babuino - Via di Ripetta
Tridente – Via del Corso – Via del Babuino – Via di Ripetta

Dove si trova Via del Corso e come ci si arriva

Via del Corso è il segmento centrale del Tridente, la figura urbanistica che si apre a ventaglio da Piazza del Popolo verso il resto del centro. Le altre due punte sono Via del Babuino, che scende verso Piazza di Spagna, e via di Ripetta, che punta al Tevere passando accanto al Mausoleo di Augusto. Il vertice del ventaglio è la Porta del Popolo, l'ingresso settentrionale della città per chi arrivava dalla via Flaminia: fino all'Ottocento chiunque venisse da Firenze, da Bologna, dalla Germania o dalla Francia entrava a Roma di lì, e la prima strada che si trovava davanti, dritta come un tiro di balestra, era questa.

In metropolitana e in autobus fino a Via del Corso

La linea A della metropolitana serve Via del Corso su tre punti: Flaminio, che sbuca a un passo dalla Porta del Popolo e quindi dall'imbocco nord; Spagna, dalla quale si scende per via dei Condotti e si entra a metà via, all'altezza di largo Goldoni; Barberini, che porta in cima a via del Tritone e da lì in dieci minuti a largo Chigi. Chi arriva da Termini ha la scelta fra la metro A fino a Spagna e gli autobus che scendono su via del Tritone e su piazza San Silvestro. Dal lato meridionale, gli autobus che confluiscono su piazza Venezia scaricano proprio davanti all'imbocco della via, sotto il Vittoriano. I numeri delle linee cambiano spesso per cantieri e deviazioni: conviene controllarli il giorno stesso sull'app del servizio di mobilità cittadino, perché una linea soppressa da sei mesi continua a comparire su mezzo web.

L'area pedonale di Via del Corso e gli orari

Il tratto pedonale certo, quello che Roma Servizi per la Mobilità indica come chiuso al traffico, va da largo Goldoni a via delle Convertite: è il cuore commerciale della strada, quello dove la gente cammina in mezzo alla carreggiata senza guardarsi intorno. Nel resto della via il traffico è filtrato dalla ZTL del Tridente, con deroghe per residenti, taxi, veicoli a noleggio con conducente e mezzi di soccorso. Gli orari della ZTL e i varchi attivi sono materia di ordinanze comunali che cambiano più di una volta l'anno: la regola pratica, per chi visita, è che in auto qui non ci si viene, e che chi alloggia in zona deve farsi comunicare dall'albergo la targa da registrare. Chi arriva in taxi consideri che nelle ore di punta scaricare all'imbocco di una traversa è più veloce che tentare di avvicinarsi al portone.

Via del Corso a piedi: i quattro modi di entrarci

Si entra da nord, da Piazza del Popolo, ed è l'ingresso spettacolare: la piazza si apre, le due chiese si stringono ai lati dell'imbocco, l'obelisco resta alle spalle. Si entra da sud, da piazza Venezia, ed è l'ingresso monumentale: il bianco del Vittoriano dietro, la fuga dei palazzi davanti. Si entra a metà da via dei Condotti, ed è l'ingresso dello shopping, con la scenografia della scalinata di Trinità dei Monti che resta alle spalle. Si entra da via del Tritone, ed è l'ingresso pratico, quello di chi arriva da Barberini o dalla stazione. Il verso giusto è uno solo: si scende, non si sale. Partire da Piazza del Popolo e camminare verso piazza Venezia significa avere sempre davanti un punto di fuga che cresce, e finire davanti al Vittoriano invece che davanti a una vetrina.

Via del Corso in cifre: lunghezza, rioni, numerazione

La lunghezza corrente attribuita a Via del Corso è di circa 1,6 chilometri. La larghezza è la vera sorpresa: in molti tratti non arriva a dodici metri, il che per una strada che ha ospitato corse di cavalli, cortei papali e il passeggio di tutta Roma è pochissimo. La numerazione civica corre da piazza Venezia verso Piazza del Popolo, con i numeri dispari a destra salendo e i pari a sinistra, e arriva oltre il cinquecento: la Casa di Goethe, al civico 18, è quindi in cima, vicinissima alla piazza, mentre la Galleria Doria Pamphilj, al 305, si trova nel terzo meridionale. È una informazione che sembra burocratica e non lo è: chi cerca un indirizzo su Via del Corso e non ha in testa il verso della numerazione rischia un chilometro di camminata inutile.

I quattro rioni attraversati raccontano la stratificazione della zona. Pigna e Trevi sono i rioni della Roma papale addossata al Campidoglio; Colonna prende il nome dalla Colonna di Marco Aurelio che domina Piazza Colonna; Campo Marzio è l'antica piana alluvionale del Tevere, il quartiere degli edifici pubblici di Augusto, che nel Medioevo diventa il cuore abitato della città rannicchiata nell'ansa del fiume.

Da via Lata alla Flaminia: l'asse antico sotto Via del Corso

Il tracciato rettilineo di Via del Corso ricalca quello dell'antico tratto urbano della via Flaminia, la strada consolare aperta da Gaio Flaminio nel 220 avanti Cristo per collegare Roma a Rimini e all'Adriatico. Dentro le mura il tratto iniziale portava un altro nome: via Lata, cioè via larga. Larga rispetto a che cosa? Rispetto ai vicoli medievali che le crescevano attorno, e rispetto alla misura usuale delle strade urbane romane, che raramente superavano i quattro o cinque metri. Il nome sopravvive ancora oggi nella basilica di Santa Maria in Via Lata, che affaccia proprio su Via del Corso.

La via Lata e il Campo Marzio di Augusto

Nel primo secolo dopo Cristo la zona attraversata oggi da Via del Corso era il grande cantiere pubblico del Campo Marzio settentrionale: il Mausoleo di Augusto, l'Ara Pacis, l'enorme meridiana con l'obelisco di Montecitorio come gnomone, i portici, i templi. La via Lata era l'asse su cui questo apparato si allineava. Sotto la basilica di Santa Maria in Via Lata restano gli ambienti di un portico di età imperiale che correva parallelo alla strada: chi scende nei sotterranei cammina alla quota antica, circa sei metri sotto il livello attuale della via. Quei sei metri sono il Tevere: secoli di piene hanno alzato il piano di calpestio, e la Roma antica di questa zona è sepolta sotto le cantine dei palazzi.

Il Medioevo, le piene del Tevere e la via Biberatica

Proprio le esondazioni spiegano una vicenda poco raccontata. Nel Medioevo il rettilineo originario, che correva su una quota bassa e finiva regolarmente sott'acqua, sarebbe stato in buona parte abbandonato a favore di un percorso più alto e più sicuro. Secondo uno studio relativamente recente si tratterebbe dell'antica via Biberatica, che a partire dal Foro di Traiano seguiva le attuali vie delle Tre Cannelle e di Sant'Eufemia, piazza dei Santi Apostoli, via di San Marcello, piazza dell'Oratorio, via di Santa Maria in Via, tratto oggi interrotto dalla Galleria Sciarra, poi piazza San Claudio, piazza San Silvestro e via del Gambero, per riagganciarsi alla Flaminia all'altezza della chiesa di San Lorenzo in Lucina. È una ipotesi di lavoro, non un dato acquisito, e la presento come tale: ma spiega perché per qualche secolo il rettifilo perde importanza e la vita si sposta di cinquanta metri a est.

Paolo II e la rettifica del tracciato di Via del Corso

Il ritorno del rettilineo è opera di un papa veneziano, Pietro Barbo, Paolo II, lo stesso che si costruisce il palazzo di Venezia all'imbocco meridionale della strada. Fra il 1466 e il 1467, secondo le fonti che se ne occupano, Paolo II riporta il tracciato sostanzialmente a quello antico, lo rende percorribile, e ci trasferisce le corse del Carnevale che fino ad allora si tenevano al Monte Testaccio. Da quel momento la strada ha un ruolo che non perderà più: è il palcoscenico della città. Due secoli dopo Alessandro VII Chigi la fa allargare, demolendo sporgenze e archi: una lapide del 1665 sul fronte di un palazzo del Corso ricorda l'operazione. La rettifica e l'allargamento sono, in sostanza, il primo intervento di urbanistica moderna su Roma, con tre secoli di anticipo sui boulevard.

Tridente - Via del Corso - Via del Babuino - Via di Ripetta
Tridente – Via del Corso – Via del Babuino – Via di Ripetta

Una curiosità su Via del Corso

Il nome di Via del Corso non viene da una corsa qualsiasi, e soprattutto non viene dai berberi intesi come popolo: viene dai cavalli. I protagonisti della corsa carnevalesca erano i cavalli detti bàrberi, con l'accento sulla prima sillaba, perché provenivano dalla Barberia, cioè dall'Africa settentrionale mediterranea. Erano animali piccoli, nervosi, velocissimi, e correvano senza fantino. Questo è il punto che quasi nessuno racconta per intero: la corsa dei barberi era una corsa di cavalli liberi, lanciati lungo la strada in mezzo a una folla trattenuta a stento da palchi e transenne, eccitati con pungoli e sostanze irritanti applicate ai fianchi. Il traguardo era all'altezza di piazza Venezia, dove un telone teso fermava la corsa; la partenza avveniva più a nord, nella zona dello scomparso Arco di Portogallo, all'altezza di via della Vite.

Il nome della strada nasce da lì: non da un corso d'acqua, non da un corso inteso come viale, ma dal fatto che per quattro secoli, ogni anno, su quella carreggiata si correva. La parola si è fissata al punto che oggi in tutta Italia una strada larga e centrale si chiama corso, e la parola viene da questa carreggiata romana. È una piccola vertigine etimologica: i corsi Vittorio Emanuele di mezza penisola devono il nome a dei cavalli nordafricani lanciati fra piazza del Popolo e piazza Venezia.

Aggiungo la parte scomoda, perché la storia non si racconta a metà. Le corse del Carnevale romano comprendevano, in età moderna, anche corse umane imposte per scherno, e fra i costretti a correre ci furono gli ebrei del ghetto, sottoposti a un rituale di umiliazione che fu abolito solo nel Seicento dopo il pagamento di una tassa sostitutiva imposta alla comunità. Chi cammina oggi su Via del Corso guardando le vetrine attraversa anche questo. Non dirlo sarebbe fare di una strada una cartolina.

Il Carnevale romano, i barberi e i moccoletti su Via del Corso

Per capire che cosa fosse Via del Corso fino al 1883 bisogna togliere dalla testa l'immagine della strada dello shopping e metterci quella di uno stadio lungo un chilometro e mezzo. Le finestre e i balconi si affittavano a peso d'oro, i palchi di legno si montavano sui marciapiedi, le carrozze sfilavano in due sensi fino al segnale che liberava la carreggiata. La Roma papale, che non aveva teatri pubblici degni di questo nome e vietava lo spettacolo laico per gran parte dell'anno, concentrava in otto giorni di Carnevale tutta la licenza che si concedeva ai suoi sudditi.

Come si correva la corsa dei barberi in Via del Corso

I cavalli venivano portati al punto di partenza, trattenuti da una corda tesa, e liberati tutti insieme al colpo di cannone da Castel Sant'Angelo. Correvano per la lunghezza della strada fra due muraglie di gente. Molti dei cavalli appartenevano a scuderie patrizie romane, e la vittoria valeva un palio di stoffa preziosa e, soprattutto, prestigio familiare. L'organizzazione prevedeva che i cavalli fossero eccitati con ornamenti pungenti e materiali irritanti fissati sulla groppa: una crudeltà che i cronisti stranieri dell'Ottocento registrano con crescente disagio, e che spiega la fine dell'usanza.

I moccoletti, l'ultima sera di Carnevale

L'ultima sera, il martedì grasso, si accendevano i moccoletti: ognuno reggeva una candela e cercava di spegnere quella degli altri gridando la formula di scherno, mentre difendeva la propria. Via del Corso diventava un fiume di fiammelle che si accendevano e si spegnevano a ondate. È una delle immagini più celebrate della Roma preunitaria, descritta con entusiasmo dai viaggiatori del Grand Tour, e la sua eco arriva fino alla letteratura ottocentesca francese ambientata a Roma.

1883: la corsa finisce

La corsa dei barberi si disputò fino al 1883, quando un incidente mortale ne determinò l'abolizione. Da allora il Carnevale romano perde il suo centro, e Via del Corso cambia mestiere: diventa la strada del passeggio borghese, delle trottate in carrozza, dei caffè letterari e infine dei negozi. A nostro giudizio la Roma che ha perso la corsa dei barberi ha guadagnato in sicurezza e ha perso un pezzo di identità che nessuna rievocazione ha mai saputo restituire. Chi cammina oggi sul Corso cammina su una pista da corsa in disuso, e quasi nessuno lo sa.

Una cosa che non ti dice nessuno su Via del Corso

All'altezza di via della Vite, sul lato destro salendo, per quindici secoli si è trovato un arco romano a un fornice, con statue e rilievi, che i romani chiamavano Arco di Portogallo perché nel Cinquecento accanto ci abitava l'ambasciatore del re di Portogallo. Era un monumento tardoantico, rimontato con pezzi di età adrianea. Nel 1662 Alessandro VII lo fece demolire per allargare la carreggiata e rendere più fluido il passaggio delle carrozze. I due rilievi che lo decoravano, uno con l'apoteosi di Sabina e uno con l'adlocutio di Antonino Pio, furono salvati e sono oggi ai Musei Capitolini.

Ecco la cosa che quasi nessuno dice: la fine dell'Arco di Portogallo è il motivo per cui Via del Corso è una strada priva di monumenti antichi in vista, in una città che ne ha ovunque. La linearità che tanto piace, quella fuga prospettica pulita da piazza Venezia all'obelisco, è il risultato di un atto di demolizione consapevole. La strada è stata pettinata: tolti gli archi, arretrate le sporgenze, allineate le facciate. Chi la percorre oggi vede un capolavoro di regia urbana, e la regia si è pagata con la perdita di un arco romano.

Il secondo elemento poco noto riguarda l'orientamento. Via del Corso corre quasi esattamente da nord a sud, e questo fa sì che d'estate, nelle ore centrali, la carreggiata sia un canyon di sole senza ombra, mentre d'inverno il sole radente entra da sud e illumina i fronti dei palazzi per pochi minuti al mattino e al tramonto. La conseguenza pratica è brutale: in luglio, a mezzogiorno, camminare sul Corso è la cosa meno intelligente che si possa fare a Roma. Si cammina sulle traverse, che sono strette, ombreggiate e interessanti, e si taglia sul Corso solo quando serve.

Il percorso di Via del Corso da piazza Venezia a Piazza del Popolo

Quella che segue è la sequenza reale degli edifici, presa in ordine, partendo dall'estremo meridionale. Chi la percorre in senso inverso la legga dal fondo.

L'imbocco meridionale: piazza Venezia e Palazzo Bonaparte

Via del Corso comincia davanti a piazza Venezia, dominata dal Palazzo Venezia e dalla mole del Vittoriano, cioè l'Altare della Patria. Sull'angolo sinistro si affaccia il seicentesco Palazzo Bonaparte, detto anche Misciattelli, riconoscibile per il balcone verde chiuso che sporge sull'angolo. In quel palazzo visse Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone, che vi morì nel 1836. La tradizione romana vuole che l'anziana signora trascorresse le giornate dietro le gelosie di quel balcone, guardando il passeggio senza essere vista, e il balcone è ancora lì, identico. Oggi il palazzo ospita mostre temporanee di grande richiamo.

Subito dopo si incontrano il barocco Palazzo Mancini Salviati, che fu sede dell'Accademia di Francia prima del trasferimento a Villa Medici, e la facciata ottocentesca di Palazzo Chigi Odescalchi, la cui architettura originaria seicentesca si deve a Gian Lorenzo Bernini e fu poi raddoppiata nel Settecento: è uno dei casi in cui la facciata che si vede dal Corso non rende giustizia a ciò che c'è dietro.

Santa Maria in Via Lata, la chiesa che dà il nome antico a Via del Corso

Sul lato sinistro, poco prima di Palazzo Doria Pamphilj, si apre la facciata di Santa Maria in Via Lata: due ordini di colonne corinzie, un portico profondo, una spinta verticale che la distingue da tutto il resto della via. Fu completata fra il 1658 e il 1660 su disegno di Pietro da Cortona, ed è una delle prove più lucide del barocco romano applicato a uno spazio strettissimo: Cortona non aveva profondità davanti, quindi ha giocato tutto sull'aggetto e sull'ombra.

La chiesa nasce come diaconia paleocristiana, con un oratorio ricavato entro gli ambienti di un portico romano del primo secolo che fiancheggiava la via Lata. La chiesa superiore si aggiunge nel nono secolo; il rifacimento massiccio è del 1639, attribuito a Cosimo Fanzago, reso necessario dalle piene ripetute del Tevere. Nei sotterranei, visitabili in occasioni e con modalità che vanno chieste in loco, si cammina fra murature antiche e una pavimentazione di gusto cosmatesco: la tradizione vuole che qui abbia soggiornato san Paolo durante la custodia romana, e vi si indica una colonna legata al suo ricordo. È una tradizione, non un fatto documentato, e lo stesso racconto è rivendicato da San Paolo alla Regola: la riporto per quello che è. All'interno si conserva una icona duecentesca della Vergine e opere di Giacinto Brandi e Giuseppe Ghezzi. Gli affreschi medievali degli ambienti inferiori furono staccati per conservarli e si trovano oggi al museo della Crypta Balbi.

Palazzo Doria Pamphilj e la Galleria su Via del Corso

Al civico 305 di Via del Corso c'è l'ingresso della Galleria Doria Pamphilj, ed è la ragione principale per cui vale la pena entrare in un portone di questa strada. Il Palazzo Doria Pamphilj occupa un intero isolato fra il Corso, via del Plebiscito, piazza del Collegio Romano e via della Gatta, e la collezione che custodisce è ancora di proprietà privata della famiglia: non è un museo statale, è una quadreria dinastica rimasta al suo posto.

Il sito ufficiale della Galleria indica l'apertura dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 19 e dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 20, con chiusura tutti i mercoledì oltre che il primo gennaio, a Pasqua e il 25 dicembre. Il biglietto intero è indicato a 16 euro in cassa e 17 euro online, con ingresso gratuito per i minori di dodici anni e per i visitatori con disabilità muniti di documentazione; l'audioguida in italiano, inglese, francese e spagnolo è compresa nel prezzo. Non esiste guardaroba e si entra solo con borse piccole. La durata consigliata è di novanta minuti. Gli appartamenti privati hanno una biglietteria separata. Controllate sul sito ufficiale prima di andare, perché aperture e tariffe cambiano.

Che cosa si vede. Il pezzo che da solo giustifica il biglietto è il ritratto di Innocenzo X dipinto da Diego Velázquez nel 1650, conservato in un gabinetto apposito: il papa Pamphilj guarda lo spettatore con una diffidenza che nessun ritrattista di corte aveva mai osato mettere su tela, e la reazione attribuita al pontefice, che l'avrebbe giudicato troppo vero, è entrata nella leggenda della pittura. Accanto, il busto dello stesso papa scolpito da Gian Lorenzo Bernini permette il confronto fra due modi opposti di dire la stessa faccia. La collezione comprende inoltre due Caravaggio, il Riposo durante la fuga in Egitto e la Maddalena penitente, opere giovanili di una dolcezza che sorprende chi conosce solo il Caravaggio drammatico, e dipinti di Raffaello, Tiziano, Correggio, Parmigianino, Guercino, Annibale Carracci, Claude Lorrain e Jan Brueghel. La galleria degli specchi, con i quattro bracci che corrono attorno al cortile e i quadri appesi su più file secondo l'uso settecentesco, è un ambiente che vale quanto le opere.

Un consiglio pratico: l'audioguida di questa galleria, registrata dalla voce di un membro della famiglia, è una delle poche al mondo che non si ha voglia di spegnere. Mettetela e seguitela tutta.

San Marcello al Corso e il crocifisso sopravvissuto all'incendio

Poco più avanti, sul lato sinistro, una facciata concava arretrata rispetto al filo stradale segnala San Marcello al Corso. La concavità non è un vezzo: la chiesa è girata rispetto all'orientamento antico, perché fino al Cinquecento aveva l'ingresso dal lato opposto, e Carlo Fontana, che ne disegnò la facciata fra il 1692 e il 1697, dovette risolvere l'innesto su una strada strettissima curvando il fronte per guadagnare respiro. Il risultato è l'unico movimento concavo importante di tutta Via del Corso.

Nel maggio del 1519 la chiesa fu distrutta da un incendio. Rimase intatto soltanto il crocifisso ligneo che ornava l'altare maggiore, opera in legno di pioppo databile attorno al 1370. La sopravvivenza fu letta come un segno, e attorno a quel legno nacque una devozione che non si è mai interrotta. Nel 1522, durante la peste, il cardinale Raimondo Vich organizzò una processione penitenziale di diciotto giorni che portò il crocifisso per i rioni di Roma fino a San Pietro, e la tradizione racconta che dove passava l'epidemia cedesse. Il crocifisso si trova nella quarta cappella a sinistra.

Il 15 marzo 2020, in una Roma deserta, papa Francesco uscì a piedi e si fermò in preghiera davanti a questo crocifisso; il 27 marzo dello stesso anno il legno di San Marcello fu portato in piazza San Pietro per la benedizione straordinaria sotto la pioggia. Chi ha visto quelle immagini e non sapeva da dove venisse quel crocifisso, ora lo sa: da una chiesa di Via del Corso.

L'interno è a navata unica con cinque cappelle per lato. Sulla controfacciata si trova una crocifissione affrescata da Giovanni Battista Ricci nel 1613; nella quinta cappella a sinistra la Conversione di san Paolo di Taddeo Zuccari; un gruppo ligneo della Pietà di scuola berniniana risale attorno al 1700. La prima ricostruzione cinquecentesca fu avviata sotto Leone X con il coinvolgimento di Jacopo Sansovino. Gli orari di apertura sono quelli di una chiesa parrocchiale officiata, con chiusura nelle ore centrali: chiedete in loco o consultate il sito della parrocchia.

Palazzo Sciarra Colonna, Palazzo Cipolla e la Galleria Sciarra

Sul lato destro, all'altezza dell'incrocio con via Minghetti, si allineano due fronti importanti. Palazzo Sciarra Colonna conserva un portale monumentale seicentesco che è fra i più fastosi della via; alle sue spalle, in un cortile interno raggiungibile da via Marco Minghetti, si apre la Galleria Sciarra, un cortile coperto in ferro e vetro decorato a fine Ottocento con un ciclo pittorico dedicato alle virtù femminili: è il capolavoro liberty di Roma, l'ingresso è libero e quasi nessuno ci entra. Se dovessi indicare una sola deviazione di tre minuti lungo il Corso, indicherei questa.

Accanto, Palazzo Cipolla, già noto come Museo del Corso, ospita mostre temporanee di una fondazione bancaria. Vale la pena controllare che cosa è in cartellone prima di passare: le rassegne sono spesso monografiche e ben allestite, e l'edificio in sé merita l'ingresso.

Palazzo Marignoli e il Caffè Aragno

Palazzo Marignoli fu costruito fra il 1878 e il 1883 per il marchese Filippo Marignoli, senatore del Regno, negli anni in cui Roma capitale riscriveva il proprio centro. Al pianterreno funzionò dal 1890 al 1955 il Caffè Aragno, la terza saletta del quale fu per decenni il luogo di ritrovo di scrittori, giornalisti e artisti: lì passarono i protagonisti della cultura italiana della prima metà del Novecento, e la cronaca letteraria dell'epoca è piena di sedute infinite ai suoi tavoli. Del caffè non resta l'insegna, resta il palazzo. Poco distante, il fronte severo della sede costruita fra il 1916 e il 1922 su progetto di Marcello Piacentini per la Banca Commerciale Italiana segna l'ingresso della finanza nazionale su una strada che fino a pochi decenni prima era di cardinali e principi.

Piazza Colonna, Palazzo Chigi e Montecitorio: il governo su Via del Corso

A metà percorso Via del Corso si apre sul lato sinistro su Piazza Colonna, e qui la strada dello shopping diventa per cento metri il centro politico della Repubblica. Al centro della piazza svetta la Colonna di Marco Aurelio, eretta fra il 176 e il 192 dopo Cristo per celebrare le campagne contro Quadi e Marcomanni: un fusto istoriato a spirale alto poco più di ventinove metri, che nel 1589 Sisto V fece restaurare e coronare con la statua bronzea di san Paolo, sostituendo l'immagine imperiale.

Sul lato nord della piazza si affaccia il cinquecentesco Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei ministri. Non va confuso con il palazzo dei Chigi ad Ariccia, che è un'altra cosa e un'altra visita: quello romano non si visita liberamente e apre solo in occasioni straordinarie. Sullo stesso lato si allineano Palazzo Ferrajoli e Palazzo Wedekind, riconoscibile per il portico con le sedici colonne ioniche prelevate dall'antica città etrusca di Veio.

Dietro Palazzo Chigi, a un minuto di cammino, si apre piazza di Montecitorio con la facciata di Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati: impianto berniniano avviato nel 1653 per i Ludovisi, completato da Carlo Fontana alla fine del Seicento come Curia Innocenziana per i tribunali pontifici, adattato ad aula parlamentare dopo il 1870 e dotato nei primi del Novecento dell'aula di Ernesto Basile. Davanti, l'obelisco di Psammetico secondo, portato da Augusto e usato come gnomone del grande orologio solare del Campo Marzio. La Camera organizza aperture al pubblico in giornate dedicate: modalità, calendario e prenotazione si leggono sul sito istituzionale della Camera dei Deputati, ed è l'unica fonte che conviene usare, perché le date cambiano ogni anno.

La Galleria Alberto Sordi, il salotto coperto di Via del Corso

Di fronte a Piazza Colonna si apre l'ingresso della Galleria Alberto Sordi, per quasi un secolo conosciuta come Galleria Colonna. Fu costruita al posto del demolito Palazzo Piombino su progetto di Dario Carbone, inaugurata il 20 ottobre 1922 e completata solo nel 1940 sotto la direzione di Giorgio Calza Bini. L'impianto è a Y, con vetrate liberty, pavimenti a mosaico e una cupola vetrata che d'inverno rende l'ambiente uno dei pochi luoghi riparati e gratuiti del centro dove ci si può fermare.

Nel 2003, dopo il restauro e dopo la morte dell'attore, l'allora sindaco Walter Veltroni volle intitolarla ad Alberto Sordi, che nell'edificio aveva mosso i primi passi frequentando il Teatro Galleria: la riapertura con il nuovo nome avvenne il 30 ottobre 2003. Oggi ospita negozi, una libreria e locali di ristorazione. Meglio entrarci in un pomeriggio di pioggia o in una giornata di agosto, non per comprare ma per respirare, e guardare in alto invece che nelle vetrine.

Santa Maria in Via e la Madonna del Pozzo

All'altezza dell'innesto di via del Tritone, verso largo Chigi, si trova la chiesa di Santa Maria in Via, officiata dai Servi di Maria, ai quali fu affidata da Leone X nel 1513. Dentro c'è una delle storie più curiose del centro di Roma. Nella notte fra il 26 e il 27 settembre 1254, secondo la tradizione, l'acqua straripò dal pozzo delle stalle del palazzo del cardinale Pietro Capocci portando a galla una tegola con l'immagine della Vergine. Dopo vari tentativi falliti, fu il cardinale a recuperarla; informato l'evento, Alessandro quarto autorizzò la costruzione di un santuario attorno al pozzo.

Il pozzo esiste ancora: si trova nella Cappella del Pozzo, la prima a destra entrando, e da un rubinetto accanto al pozzo i fedeli attingono ancora acqua. È un luogo di devozione minuta, popolare, frequentatissimo dai romani e ignorato dai turisti che passano a venti metri di distanza con le buste in mano. Ci vogliono cinque minuti, e cambia completamente la percezione di che cosa sia questa strada. Poco lontano, all'incrocio fra via del Tritone e via Sistina, il fronte di piazza Barberini con la Fontana del Tritone chiude la prospettiva verso est.

Via del Corso
Via del Corso da Piazza Venezia

Largo Goldoni, Via dei Condotti e la Fontanella Borghese

Largo Goldoni è il punto di massima tensione commerciale di Via del Corso: qui la via incrocia in un solo nodo Via dei Condotti, che sale fra le boutique dell'alta moda verso Piazza di Spagna, e via della Fontanella Borghese, che scende verso piazza Borghese e l'omonimo palazzo, quello che i romani chiamano il cembalo per la forma trapezoidale della pianta. Il largo prende nome da Carlo Goldoni, che in questa zona visse durante il soggiorno romano.

La differenza fra le due direzioni è istruttiva e va detta senza giri: verso Condotti si va per guardare, verso la Fontanella Borghese si va per trovare, perché le traverse a ovest del Corso conservano botteghe di cornici, stampe, restauro e sartoria che sulla via principale non esistono più.

Palazzo Ruspoli e la Fondazione Memmo

Palazzo Ruspoli occupa un lungo fronte sul lato sinistro salendo, all'angolo con largo Goldoni. Fu costruito nel Cinquecento per i Rucellai su progetto attribuito a Bartolomeo Ammannati e passò poi ai Caetani e ai Ruspoli; all'interno conserva uno scalone monumentale a centoventi gradini di marmo, considerato fra i più imponenti di Roma. Ospita gli spazi espositivi della Fondazione Memmo, che programma mostre d'arte: il calendario si controlla sul sito della fondazione.

Santi Ambrogio e Carlo al Corso, la chiesa dei lombardi

Proseguendo verso nord, sul lato sinistro, la grande cupola che si vede da lontano appartiene alla basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, chiesa nazionale dei lombardi a Roma. La costruzione cominciò nel 1612 al posto di un edificio del decimo secolo; il progetto è di Onorio Longhi, proseguito dal figlio Martino Longhi il Giovane, con un passaggio breve di Francesco Borromini nel cantiere. La cupola, disegnata da Pietro da Cortona, fu terminata nel 1688 ed è per dimensioni fra le maggiori di Roma. Dietro l'altare maggiore corre un deambulatorio, soluzione unica a Roma e di chiara memoria lombarda.

Dentro un sacello posto dietro l'altare si conserva il cuore di san Carlo Borromeo, donato nel 1614 dal cardinale Federico Borromeo. Le volte e i catini sono affrescati da Giacinto Brandi e Giovanni Battista Beinaschi. Dal 1906 la basilica è officiata dai rosminiani. È una chiesa che quasi tutti superano senza entrare, e all'interno si apre uno degli spazi barocchi più ampi e luminosi del centro: cinque minuti spesi meglio di venti passati davanti a una vetrina.

Gesù e Maria, San Giacomo in Augusta e l'ospedale San Giacomo

Nell'ultimo tratto, verso Piazza del Popolo, si incontrano due chiese ravvicinate. Gesù e Maria, seicentesca, ha un interno di marmi policromi e statue dei committenti affacciate da palchetti laterali, una soluzione teatrale che vale la sosta. San Giacomo in Augusta, del Cinquecento, è legata all'annesso ospedale San Giacomo, istituzione che risale al Trecento e che è chiusa dal 2008: la vicenda della sua chiusura e delle sue destinazioni successive resta materia di cronaca cittadina, e chi passa vede oggi un complesso ospedaliero storico in attesa di una destinazione stabile. Su questo consiglio di leggere le fonti istituzionali aggiornate, perché la situazione si muove.

Palazzo Rondinini e la Casa di Goethe

Poco oltre si trova Palazzo Rondinini, sede del Nuovo circolo degli scacchi, un dettaglio che dice molto della Roma discreta che sopravvive dietro le insegne. Al civico 18 di Via del Corso, a due passi dalla Porta del Popolo, è la Casa di Goethe: il museo occupa l'appartamento nel quale Johann Wolfgang Goethe soggiornò fra il 1786 e il 1788, ospite dell'amico pittore Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, durante il viaggio in Italia.

Il sito ufficiale del museo indica l'apertura da martedì a domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.30 e chiusura il lunedì; il biglietto intero è indicato a 6 euro, il ridotto a 5 euro, la carta famiglia a 17 euro, ingresso gratuito sotto i dieci anni e per i soci ICOM. Il recapito telefonico pubblicato è +39 06 326 504 12. Verificate sul sito del museo prima di andare.

Dentro ci sono disegni, stampe, la biblioteca goethiana e materiali sul viaggio italiano. Il valore vero, però, è un altro: dalla finestra si guarda Via del Corso esattamente come la guardava lui, e lui la descrisse in pagine celebri, comprese quelle sul Carnevale romano e sulla corsa dei barberi. Poche case museo a Roma hanno un rapporto così diretto con la strada su cui affacciano.

Piazza del Popolo, l'obelisco e le chiese gemelle all'imbocco di Via del Corso

All'estremo settentrionale Via del Corso sbocca in Piazza del Popolo, e l'imbocco è stretto fra le due chiese che tutti chiamano gemelle: Santa Maria in Montesanto a sinistra e Santa Maria dei Miracoli a destra, guardando da dentro la piazza. I cantieri partono nel 1662 sotto Alessandro VII Chigi, con Carlo Rainaldi come progettista principale e contributi di Gian Lorenzo Bernini e Carlo Fontana. Santa Maria in Montesanto fu consacrata nel 1675, Santa Maria dei Miracoli nel 1679.

Qui c'è il gioco ottico più raffinato di Roma, e va spiegato bene perché è la ragione per cui la piazza funziona. I due lotti disponibili non erano uguali: quello di sinistra, incuneato fra Via del Corso e Via del Babuino, è più stretto. Se gli architetti avessero costruito due edifici identici, il fronte sarebbe risultato sbilanciato. La soluzione fu costruire due chiese che sembrano identiche ma non lo sono: Santa Maria dei Miracoli ha pianta circolare, Santa Maria in Montesanto pianta ellittica, e le cupole differiscono di conseguenza, più slanciata quella di Montesanto, più compatta quella dei Miracoli. All'occhio, dalla piazza, il risultato è una simmetria perfetta. Le altezze interne superano di poco i venti metri, la larghezza si aggira sui quindici.

Santa Maria in Montesanto è nota come Chiesa degli Artisti per la messa domenicale dedicata al mondo dell'arte e dello spettacolo, tradizione novecentesca che continua. Sul lato opposto della piazza, accanto alla Porta del Popolo, si apre la basilica di Santa Maria del Popolo, dove nella Cappella Cerasi si trovano la Conversione di san Paolo e la Crocifissione di san Pietro di Caravaggio e nella Cappella Chigi l'intervento di Raffaello poi completato da Bernini: due minuti di deviazione, e si passa dalla strada dello shopping a uno dei vertici della pittura europea.

Al centro della piazza si erge l'obelisco Flaminio, alto 25,90 metri, che con basamento e croce arriva a 36,50. Fu inciso per Seti primo attorno al 1300 avanti Cristo e completato dal figlio Ramesse secondo; proveniva dal tempio del Sole a Eliopoli, fu portato a Roma per nave nel 10 avanti Cristo da Augusto e collocato nel Circo Massimo; nel 1589 Sisto V lo fece rialzare qui da Domenico Fontana. È il secondo obelisco più alto di Roma ed è, con ogni probabilità, il monumento più antico che si incontri percorrendo l'asse del Tridente.

Piazza del Popolo - Roma
Piazza del Popolo – Roma

I due punti di fuga di Via del Corso

Le due prospettive terminali sono la firma della strada. Verso sud l'asse punta sul Vittoriano, cioè l'Altare della Patria, costruito fra la fine dell'Ottocento e il 1911: una parete di marmo botticino che chiude il rettifilo come un fondale teatrale. Verso nord l'asse punta sull'obelisco Flaminio in Piazza del Popolo. Chi sa guardare capisce subito che la strada è stata pensata come un cannocchiale, e che le due estremità sono state costruite in epoche lontanissime fra loro per fare esattamente la stessa cosa: fermare l'occhio.

Una osservazione che riguarda la fotografia e la percezione: se ci si mette al centro della carreggiata all'altezza di Santa Maria in Via Lata e si guarda verso nord, la via sembra molto più lunga di quanto sia, perché la larghezza costante e la modesta altezza dei fronti creano un effetto di compressione. È lo stesso trucco delle scenografie prospettiche del Seicento, applicato senza volerlo a un chilometro e mezzo di città.

Il consiglio che ti do per visitare Via del Corso

Il consiglio è uno e lo do senza addolcirlo: non trattate Via del Corso come una meta, trattatela come una spina dorsale. La strada in sé, camminata da cima a fondo guardando le vetrine, delude chiunque abbia visto una via commerciale europea. Quello che rende Via del Corso irripetibile è ciò che le si innesta a destra e a sinistra ogni cinquanta metri: una galleria dinastica con un Velázquez, un crocifisso trecentesco sopravvissuto a un incendio, un pozzo miracoloso, un cortile liberty, la sede del governo, la Camera dei Deputati, due chiese gemelle che gemelle non sono.

Il metodo consigliato è questo. Si parte da Piazza del Popolo verso le nove del mattino, quando i negozi sono chiusi e la strada è quasi vuota, e si scende. Prima tappa Casa di Goethe, dieci minuti, per fissare il rapporto fra la strada e il racconto che ne hanno fatto i viaggiatori. Poi Santi Ambrogio e Carlo, cinque minuti sotto la cupola. Poi si esce sul Corso, si tira dritto fino a largo Goldoni e si devia su via della Fontanella Borghese per vedere una Roma di botteghe che il Corso ha perso. Si rientra, si arriva a largo Chigi, si entra da Santa Maria in Via a vedere il pozzo. Si attraversa Piazza Colonna e ci si ferma cinque minuti sotto la Colonna di Marco Aurelio a leggere il fregio dal basso. Deviazione obbligata nella Galleria Sciarra. Poi San Marcello al Corso. E si chiude con la Galleria Doria Pamphilj, novanta minuti, che è il piatto forte e va tenuto per ultimo perché dopo non si ha più voglia di camminare.

Domande frequenti su Via del Corso

Quanto è lunga Via del Corso

Via del Corso, a Roma, è lunga circa 1,6 chilometri, da piazza Venezia a Piazza del Popolo. A passo spedito si percorre in una ventina di minuti, ma la larghezza in molti tratti non arriva a dodici metri.

Perché si chiama Via del Corso

Via del Corso prende il nome dalle corse dei cavalli barberi che vi si disputavano durante il Carnevale romano, trasferite qui attorno al 1466 sotto Paolo II e abolite nel 1883. I cavalli, detti bàrberi perché provenienti dalla Barberia, in Africa settentrionale, correvano senza fantino lungo tutta la strada.

Via del Corso è pedonale

In parte sì: il tratto di Via del Corso fra largo Goldoni e via delle Convertite è area pedonale, mentre il resto della strada ha traffico più ridotto rispetto alle arterie vicine. La pavimentazione nel tratto pedonale è liscia e priva di dislivelli significativi.

Via del Corso è accessibile con la sedia a rotelle

Sì, il piano stradale di Via del Corso è regolare e per una sedia a rotelle è fra le percorrenze più agevoli del centro storico di Roma, molto più di via dei Coronari o del rione Monti. Le criticità restano nei marciapiedi laterali, spesso stretti e occupati, e nei portoni storici con gradini d'ingresso.

Dove si mangia bene vicino a Via del Corso

Su Via del Corso e sui primi metri delle sue traverse si mangia in genere peggio e si paga di più, perché le insegne con le foto dei piatti e il personale che invita all'ingresso segnalano locali costruiti sul passaggio. Bastano due o tre isolati verso ovest, nella rete di vicoli fra il Corso e il Pantheon, per trovare un'offerta più seria.

Qual è il momento migliore per passeggiare su Via del Corso senza folla

Il momento migliore per Via del Corso è la mattina presto nei giorni feriali, fra le sette e le dieci: i negozi sono ancora chiusi o appena aperti, la carreggiata è libera e si vedono bene le facciate degli edifici storici.

Cosa si vede nei dintorni di Via del Corso in dieci minuti a piedi

Da Via del Corso, salendo verso est per via delle Muratte o via di Santa Maria in Via, si arriva in pochi minuti alla Fontana di Trevi. Verso ovest, scendendo da piazza Colonna, in cinque minuti si è al Pantheon e in altri cinque a piazza Navona; verso nord ovest si raggiungono il Mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis.

Via del Corso è la strada giusta per lo shopping di lusso

No, Via del Corso è la strada dello shopping di massa di Roma, con catene internazionali di abbigliamento e insegne di elettronica e cosmetica. Il lusso si trova cinquanta metri più in là, su via dei Condotti, via Borgognona, via Frattina e via del Babuino.

Chi preferisce farsi accompagnare e vuole una lettura professionale della strada e dei suoi portoni può rivolgersi ai colleghi che lavorano su Roma con i servizi turistici di TourLeaderPro a Roma, oppure valutare le esperienze private per piccoli gruppi quando si viaggia in due o in famiglia.

Tempo totale: quattro ore e mezzo con calma. Costo: il biglietto della Doria Pamphilj più eventualmente quello della Casa di Goethe. Tutto il resto è gratuito. E un avvertimento pratico che vale più di molti consigli: portate una bottiglia vuota e riempitela alle fontanelle, perché su Via del Corso l'acqua in bottiglia costa il triplo che a cento metri di distanza.

Lo shopping su Via del Corso: quello vero e le trappole

Va detto con franchezza, perché la gente arriva qui con aspettative sbagliate. Via del Corso è la strada dello shopping di massa di Roma, non quella del lusso. Il lusso è cinquanta metri più in là, su Via dei Condotti, su via Borgognona, su via Frattina, su Via del Babuino. Sul Corso ci sono le catene internazionali di abbigliamento, le grandi insegne di elettronica e cosmetica, le calzature di media fascia e, negli ultimi anni, una concentrazione crescente di negozi che vendono souvenir e alimentari confezionati a prezzi da aeroporto.

Che cosa si compra davvero su Via del Corso

Ha senso venire sul Corso per tre cose. La prima: le collezioni delle grandi catene, che qui hanno negozi grandi e assortiti, spesso più forniti delle stesse insegne in periferia. La seconda: le librerie e i punti vendita di elettronica, che sul Corso hanno superfici che altrove in centro non esistono. La terza: gli storici negozi di calzature e di abbigliamento italiano di fascia media che resistono da decenni, riconoscibili perché hanno la vetrina vecchia e l'insegna in ferro.

Le trappole di Via del Corso

Le elenco perché accompagnare gruppi per vent'anni serve anche a questo. Primo: i bar con i tavolini sul marciapiede all'altezza dei punti di maggior passaggio, dove un caffè servito al tavolo può costare quattro o cinque volte quello al banco; il listino deve essere esposto, e va letto prima di sedersi. Secondo: i negozi di souvenir che vendono confezioni di pasta e olio a prezzi turistici, spesso prodotti non laziali. Terzo: i cambiavalute con insegne vistose e commissioni nascoste nel tasso. Quarto: i finti sconti permanenti, cartelli di liquidazione esposti tutto l'anno su merce di importazione. Quinto, il più banale e il più diffuso: comprare acqua e bibite sul Corso invece che nelle traverse, con differenze di prezzo che nelle ore di punta sono grottesche.

Un'ultima avvertenza che riguarda la sicurezza e non il portafoglio: l'affollamento del Corso nelle ore di punta e nei sabati pomeriggio è il terreno ideale per i borseggi. Zaino davanti, portafoglio in tasca interna, telefono non in mano mentre si cammina. Non è allarmismo, è aritmetica: dove passano decine di migliaia di persone al giorno passa anche chi ci lavora sopra.

Orari dei negozi e saldi su Via del Corso

I negozi del Corso praticano quasi tutti l'orario continuato e molti aprono anche la domenica, essendo il centro storico area a vocazione turistica. Gli orari precisi variano da insegna a insegna e nei periodi festivi: quelli affissi sulla porta valgono più di qualunque orario pubblicato altrove. I saldi nel Lazio seguono il calendario regionale, con una sessione invernale che parte all'inizio di gennaio e una estiva che parte all'inizio di luglio: le date esatte si leggono ogni anno sulla comunicazione della Regione Lazio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Via del Corso sia la punta centrale del Tridente lo sanno in molti. Quello che quasi nessuno dice è chi lo ha costruito e perché la figura funziona. Il ventaglio non nasce tutto insieme: il ramo centrale è antico, è la via Flaminia. Il ramo di destra, via di Ripetta, viene aperto da Leone X nel primo Cinquecento e per questo fu detto anche via Leonina. Il ramo di sinistra, Via del Babuino, viene aperto sotto Clemente VII e prese il nome dalla fontana con una figura mostruosa che i romani battezzarono con quel soprannome. Il disegno a tridente si completa quindi in circa vent'anni, nella prima metà del Cinquecento, e precede di oltre un secolo le chiese gemelle che ne fissano la scenografia.

Il punto poco citato è funzionale, non estetico. Il Tridente nasce come macchina di smistamento dei pellegrini: chi entrava dalla Porta del Popolo doveva essere indirizzato senza congestionare l'unico imbocco. Il ramo di destra portava al porto di Ripetta e ai traghetti per il Vaticano; quello centrale al centro amministrativo e al Campidoglio; quello di sinistra verso il Quirinale e le basiliche orientali. Tre destinazioni, tre strade, un solo ingresso. È logistica travestita da urbanistica, e ha funzionato per cinque secoli.

Il secondo fatto noto e raramente detto per intero riguarda i nomi della strada. Via del Corso non ha sempre portato questo nome nel Novecento: dopo il regicidio di Umberto primo di Savoia, avvenuto a Monza il 29 luglio 1900, la via fu intitolata Corso Umberto primo; nel 1944 divenne Corso del Popolo; due anni dopo fu ripristinato il toponimo storico. Tre nomi in mezzo secolo, e ciascuno racconta il regime che lo ha imposto: la monarchia, la Liberazione, la Repubblica che sceglie di tornare alla tradizione.

La foto giusta da fare a Via del Corso

La fotografia che tutti tentano è quella scattata in mezzo alla carreggiata guardando verso il Vittoriano. Funziona, a due condizioni che quasi nessuno rispetta. La prima è l'ora: va fatta poco dopo l'alba, fra le sette e le otto, quando la strada è vuota e la luce radente entra da nord illuminando i fronti. A mezzogiorno la stessa inquadratura restituisce una fila di teste e una massa bianca sovraesposta in fondo. La seconda è la posizione: bisogna mettersi esattamente sull'asse, al centro della carreggiata, e scendere con la macchina all'altezza del petto, non degli occhi; abbassando il punto di ripresa il selciato prende peso e la fuga prospettica si allunga.

La seconda fotografia, quella che consiglio davvero perché nessuno la fa, è l'opposta: ci si mette in Piazza del Popolo, davanti all'obelisco, e si inquadra l'imbocco di Via del Corso stretto fra le due chiese gemelle, includendo entrambe le cupole. Con un obiettivo moderatamente grandangolare si ottiene l'immagine che spiega da sola tutta l'urbanistica barocca: due volumi apparentemente identici che incorniciano un buco nero, e il buco nero è la strada. Se si sale al belvedere del Pincio, dieci minuti di salita dalla piazza, si ottiene la stessa scena dall'alto con le tre strade del Tridente che si aprono: è la fotografia più didattica di Roma, e il tramonto la migliora.

Terza possibilità, per chi ha pazienza: la Galleria Alberto Sordi dall'interno, verticale, puntando la cupola vetrata. Da fare in una giornata nuvolosa, perché con il sole pieno il contrasto fra le vetrine in ombra e il lucernario brucia tutto. Ultimo avvertimento, e vale per tutte e tre: nelle chiese si fotografa senza flash e senza cavalletto, e dove è indicato il divieto non si fotografa affatto.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il maggio 1519 è la data che ha segnato per sempre San Marcello al Corso: l'incendio distrusse la chiesa e risparmiò il solo crocifisso, dando origine a una devozione che dura da cinque secoli. Tre anni dopo, nel 1522, la processione penitenziale di diciotto giorni contro la peste attraversò Roma portando quel crocifisso fino a San Pietro; fu uno degli eventi religiosi collettivi più imponenti della città rinascimentale.

Fra il 1466 e il 1467 Paolo II trasferì qui le corse del Carnevale, e da quel gesto nacque il nome e il destino della strada. Nel 1662 Alessandro VII fece demolire l'Arco di Portogallo per allargare la carreggiata; nel 1665 una lapide celebrò l'ampliamento. Nel 1589 Sisto V aveva già cambiato il paesaggio ai due capi dell'asse, facendo erigere l'obelisco Flaminio in Piazza del Popolo e coronando la Colonna di Marco Aurelio con la statua di san Paolo.

Fra il 1786 e il 1788 Goethe abitò al civico 18 e scrisse pagine che avrebbero fissato l'immagine di Roma per generazioni di viaggiatori tedeschi e non solo. Nel 1883 l'incidente mortale durante la corsa dei barberi chiuse una tradizione di quattro secoli. Nel 1900, dopo l'assassinio del re, la strada cambiò nome per la prima volta; nel 1944, con Roma liberata, cambiò di nuovo; nel 1946 tornò a chiamarsi come si chiama oggi.

Il 20 ottobre 1922 fu inaugurata la Galleria Colonna, dieci giorni prima della marcia su Roma: la stessa strada che vide sfilare la borghesia liberale vide poco dopo il regime installarsi a Piazza Colonna, dove Palazzo Chigi divenne sede ministeriale. Nel dopoguerra, con il Parlamento a Montecitorio e la Presidenza del Consiglio a Palazzo Chigi, il tratto centrale di Via del Corso è diventato il punto in cui si concentrano cortei, presidi e manifestazioni: pochi metri di strada ospitano da settant'anni la maggior parte delle immagini della politica italiana.

Il 30 ottobre 2003 la galleria di Piazza Colonna riaprì con il nome di Alberto Sordi. Il 15 marzo 2020, in una città chiusa e senza automobili, papa Francesco percorse a piedi un tratto di Via del Corso per raggiungere San Marcello e pregare davanti al crocifisso: è l'immagine più recente entrata nella memoria collettiva legata a questa strada.

Chi è passato da Via del Corso

L'elenco dei personaggi passati da Via del Corso coincide quasi con la storia culturale europea, perché per tre secoli questa fu la strada d'ingresso a Roma. Johann Wolfgang Goethe ci abitò fra il 1786 e il 1788, al civico 18, insieme al pittore Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, quello del celebre ritratto del poeta nella campagna romana. Nella stessa stagione del Grand Tour la strada fu percorsa da artisti, architetti e scrittori nordeuropei che alloggiavano fra il Corso, Via del Babuino e Piazza di Spagna, allora il quartiere degli stranieri.

Carlo Goldoni soggiornò nella zona che oggi porta il suo nome, largo Goldoni. Maria Letizia Ramolino Bonaparte, madre di Napoleone, visse in Palazzo Bonaparte fino alla morte nel 1836, e il suo balcone chiuso è rimasto l'aneddoto più raccontato della strada. Fra Otto e Novecento, la terza sala del Caffè Aragno in Palazzo Marignoli fu frequentata dagli scrittori e dai giornalisti che facevano la cultura italiana: la letteratura del tempo ne ha fatto un luogo mitico.

Sul versante del potere, Paolo II, Alessandro VII e Sisto V sono i papi che hanno materialmente disegnato la strada e i suoi due capi. Gian Lorenzo Bernini, Pietro da Cortona, Carlo Rainaldi, Carlo Fontana, Onorio e Martino Longhi, Cosimo Fanzago e Marcello Piacentini hanno lasciato qui opere costruite. Diego Velázquez non passò per Via del Corso da turista ma ci lasciò, nel palazzo al 305, il ritratto che è considerato il più grande ritratto papale mai dipinto.

Nel Novecento la strada appartiene ad Alberto Sordi, che qui iniziò la carriera nel teatro della galleria che oggi porta il suo nome, e ai protagonisti della politica repubblicana, che su questi cento metri hanno camminato ogni giorno. Nel 2020 ci è passato a piedi un papa in una città vuota. Se una strada si misura dalla gente che l'ha attraversata, Via del Corso regge il confronto con qualunque via d'Europa.

Quando andare e quando evitare Via del Corso

Chi visita Roma per la prima volta e vuole capire dove collocare questa passeggiata rispetto al resto può partire dalla guida in inglese di ItalyPlanner e poi tornare qui per i dettagli della strada.

Il momento migliore per Via del Corso è la mattina presto nei giorni feriali, fra le sette e le dieci: i negozi sono ancora chiusi o appena aperti, la carreggiata è libera, si vedono le facciate. Il secondo momento buono è la sera tardi d'estate, dopo le ventidue, quando i fronti illuminati restituiscono la strada alla sua forma. Il momento peggiore, senza appello, è il sabato pomeriggio fra le sedici e le venti, quando la densità di persone rende faticoso perfino cambiare lato.

Periodi da valutare con attenzione: i saldi di gennaio e di luglio moltiplicano l'affollamento; le settimane prima di Natale trasformano il Corso in un imbuto, ma le luminarie e i fronti addobbati valgono una passeggiata serale; agosto svuota la strada dai romani e la lascia ai turisti e al caldo, quindi vale solo all'alba o dopo il tramonto. Nei giorni di manifestazione o di eventi istituzionali il tratto fra Piazza Colonna e piazza Venezia può essere transennato: se ci si accorge di transenne e mezzi delle forze dell'ordine, conviene spostarsi sulle traverse a ovest e rientrare più avanti.

Via del Corso con i bambini

La strada è pianeggiante, quasi interamente pedonale o a traffico molto ridotto, e questo la rende praticabile con passeggini, con la sola avvertenza dell'affollamento. Le tappe che funzionano con i bambini sono poche e precise: la Galleria Alberto Sordi, perché è coperta, fresca d'estate e riparata quando piove; la Colonna di Marco Aurelio, perché il fregio a spirale si legge come un fumetto di guerra e un bambino lo capisce prima di un adulto; il pozzo di Santa Maria in Via, che è un oggetto concreto e sorprendente; l'obelisco di Piazza del Popolo, con i quattro leoni egizi che buttano acqua alla base. La Galleria Doria Pamphilj con bambini piccoli è impegnativa: novanta minuti di quadreria chiedono un'età e una preparazione. Meglio dedicare quel tempo alla salita al Pincio e all'ingresso in Villa Borghese, che è a cinque minuti dall'imbocco nord.

Per i gruppi organizzati, i viaggi aziendali e le richieste di accompagnamento su Roma e sul resto d'Italia il riferimento professionale è il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro.

Accessibilità di Via del Corso

Il piano stradale è regolare e privo di dislivelli significativi, e la pavimentazione nel tratto pedonale è liscia: per una sedia a rotelle Via del Corso è fra le percorrenze più agevoli del centro storico, molto più di via dei Coronari o del rione Monti. Le criticità sono altre: i marciapiedi laterali, dove esistono, sono stretti e spesso occupati; i portoni storici hanno gradini d'ingresso; alcune chiese hanno uno o due scalini. La Galleria Doria Pamphilj dichiara l'ingresso gratuito per i visitatori con disabilità muniti di documentazione: per le condizioni di accesso interno conviene contattare direttamente la biglietteria ai recapiti pubblicati sul sito ufficiale. Le fermate della metro A di Flaminio, Spagna e Barberini hanno situazioni di accessibilità diverse fra loro e soggette a manutenzioni: verificate lo stato degli ascensori il giorno stesso sul canale ufficiale del gestore del trasporto.

Che cosa c'è a dieci minuti a piedi da Via del Corso

Questo è il vero patrimonio della strada. A est, salendo per via delle Muratte o per via di Santa Maria in Via, si arriva in pochi minuti alla Fontana di Trevi. A ovest, scendendo da piazza Colonna, in cinque minuti si è al Pantheon, e in altri cinque a Largo Argentina e piazza Navona. Verso nord ovest, da via della Fontanella Borghese o da via dei Pontefici, si raggiungono il Mausoleo di Augusto e l'Ara Pacis. Verso est, da largo Goldoni per Via dei Condotti, si sbuca a Piazza di Spagna. A sud la strada finisce sotto il Vittoriano, e dietro c'è il Campidoglio. Nessun'altra strada di Roma tiene insieme tanta sostanza entro un raggio così corto, e questo è il motivo per cui conviene usarla come asse di appoggio di una giornata intera.

Chi sta costruendo l'intero viaggio e non solo la passeggiata sul Corso trova un inquadramento generale nella guida inglese alle cose migliori da fare a Roma e, per incastrare le giornate nell'ordine giusto, nell'itinerario di tre giorni a Roma.

Mangiare e bere intorno a Via del Corso

Regola pratica, senza nomi e senza favori: su Via del Corso, sui suoi marciapiedi e sui primi dieci metri delle traverse si mangia peggio e si paga di più. Le insegne con le fotografie dei piatti esposte in vetrina e il personale che invita all'ingresso sono il segnale più affidabile di un locale costruito sul passaggio. Bastano due o tre isolati verso ovest, nella rete di vicoli fra il Corso e il Pantheon, oppure verso nord est nelle traverse fra via Frattina e via della Croce, per trovare trattorie e caffè che lavorano anche con i romani. Il caffè al banco costa poco più di un euro nella maggior parte dei bar del centro, e lo stesso caffè servito al tavolo può costarne diversi: il listino con i due prezzi deve essere esposto, guardatelo. Le fontanelle pubbliche lungo l'asse e nelle piazze adiacenti erogano acqua potabile e gratuita.

Domande veloci su Via del Corso

Quanto è lunga Via del Corso?

Circa 1,6 chilometri, da piazza Venezia a Piazza del Popolo. A passo spedito si percorre in una ventina di minuti.

Perché Via del Corso si chiama così?

Per le corse dei cavalli barberi che vi si disputavano durante il Carnevale romano, trasferite qui da Paolo II attorno al 1466 e abolite nel 1883.

Via del Corso è pedonale?

Il tratto fra largo Goldoni e via delle Convertite è area pedonale integrale. Il resto della via è compreso nella zona a traffico limitato del Tridente, con accesso riservato ad autorizzati, taxi e mezzi di servizio.

Quanto costa visitare Via del Corso?

Nulla: è una strada pubblica. Si pagano solo gli ingressi ai musei e alle collezioni che vi si affacciano, come la Galleria Doria Pamphilj e la Casa di Goethe.

Qual è la metropolitana più vicina a Via del Corso?

La linea A: Flaminio per l'estremo nord, Spagna per il tratto centrale passando per via dei Condotti, Barberini per l'innesto di via del Tritone.

Quanto tempo serve per visitare Via del Corso?

Venti minuti per attraversarla, quattro ore e mezzo per farla come merita entrando nelle chiese e nella Galleria Doria Pamphilj.

Che cosa si visita di importante lungo Via del Corso?

Palazzo e Galleria Doria Pamphilj, San Marcello al Corso, Santa Maria in Via Lata, Santa Maria in Via, i Santi Ambrogio e Carlo al Corso, Palazzo Bonaparte, la Galleria Alberto Sordi, Piazza Colonna con Palazzo Chigi e, a un passo, Montecitorio.

Quanto costa la Galleria Doria Pamphilj su Via del Corso?

Il sito ufficiale indica 16 euro in biglietteria e 17 euro online, con audioguida compresa e gratuità per i minori di dodici anni. Verificate prima della visita.

Quando è chiusa la Galleria Doria Pamphilj?

Il sito ufficiale indica la chiusura tutti i mercoledì, oltre al primo gennaio, a Pasqua e al 25 dicembre.

Dove si trova la Casa di Goethe su Via del Corso?

Al civico 18, vicinissima a Piazza del Popolo. Il museo indica apertura da martedì a domenica dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.30, e biglietto intero a 6 euro.

Si può visitare Palazzo Chigi?

Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio, non è aperto alla visita libera: apre solo in occasioni straordinarie annunciate dai canali istituzionali.

Si può visitare Montecitorio partendo da Via del Corso?

La Camera dei Deputati organizza aperture al pubblico in giornate dedicate, con modalità e calendario pubblicati sul sito istituzionale della Camera. Piazza di Montecitorio è a un minuto da Piazza Colonna.

Dove si trova il crocifisso miracoloso di Via del Corso?

Nella quarta cappella a sinistra di San Marcello al Corso. È l'unico arredo sopravvissuto all'incendio del maggio 1519.

Che cos'è il pozzo di Santa Maria in Via?

Il pozzo dal quale, secondo la tradizione, nella notte fra il 26 e il 27 settembre 1254 affiorò una tegola con l'immagine della Vergine. È nella prima cappella a destra e accanto c'è un rubinetto dal quale i fedeli attingono acqua.

Le due chiese di Piazza del Popolo sono davvero gemelle?

No. Santa Maria dei Miracoli ha pianta circolare, Santa Maria in Montesanto pianta ellittica, e le cupole sono diverse. La somiglianza è un effetto ottico voluto, reso necessario dai lotti disuguali ai lati dell'imbocco di Via del Corso.

Qual è la Chiesa degli Artisti?

Santa Maria in Montesanto, quella sul lato sinistro guardando l'imbocco di Via del Corso dalla piazza, per la messa domenicale dedicata al mondo dell'arte e dello spettacolo.

Via del Corso è adatta ai bambini?

Sì, il percorso è pianeggiante e praticabile con il passeggino. Funzionano soprattutto la Galleria Alberto Sordi, la Colonna di Marco Aurelio, il pozzo di Santa Maria in Via e l'obelisco con i leoni di Piazza del Popolo.

Via del Corso è accessibile in sedia a rotelle?

Il piano stradale è regolare e senza dislivelli rilevanti, quindi la percorrenza è fra le più agevoli del centro. Restano le difficoltà dei gradini d'ingresso di palazzi e chiese e dei marciapiedi stretti.

Quando ci sono i saldi su Via del Corso?

Nel Lazio i saldi invernali partono a inizio gennaio e quelli estivi a inizio luglio. Le date esatte le fissa ogni anno la Regione Lazio.

Qual è il momento migliore per camminare su Via del Corso?

La mattina presto nei giorni feriali, oppure la sera tardi d'estate. Il sabato pomeriggio è il momento peggiore.

Si possono fare foto su Via del Corso?

All'aperto sì, liberamente. Dentro le chiese si fotografa senza flash e senza cavalletto, e dove è esposto il divieto non si fotografa; nelle collezioni private valgono le regole indicate all'ingresso.

Che differenza c'è fra Via del Corso e Via dei Condotti?

Via del Corso è la strada dello shopping di massa e delle grandi catene; Via dei Condotti, che vi si innesta a largo Goldoni, è la strada del lusso e delle maison storiche.

Dove si mangia bene vicino a Via del Corso?

Non sulla via né sui primi metri delle traverse. Conviene spostarsi due o tre isolati verso il Pantheon a ovest, oppure nelle traverse fra via Frattina e via della Croce a nord est.

Ci sono borseggiatori su Via del Corso?

Nelle ore di punta e nei fine settimana la densità di persone favorisce i borseggi, come in ogni grande arteria commerciale europea. Zaino davanti e telefono non in mano bastano a ridurre quasi a zero il rischio.

Si arriva a Piazza di Spagna da Via del Corso?

Sì, da largo Goldoni per Via dei Condotti sono cinque minuti a piedi.

Via del Corso ha sempre avuto questo nome?

No. Fu Corso Umberto primo dal 1900, Corso del Popolo nel 1944, e dal 1946 è tornata a chiamarsi Via del Corso.

Un'ultima cosa. Via del Corso non si visita, si usa. È la spina dorsale di una giornata romana ben fatta: la si imbocca a Piazza del Popolo al mattino, la si abbandona ogni volta che una traversa promette qualcosa, ci si rientra per riprendere la direzione, e la si lascia definitivamente a piazza Venezia quando le gambe hanno finito. Chi la percorre tutta d'un fiato guardando le insegne torna a casa dicendo che il centro di Roma è una via commerciale come tante. Chi apre tre portoni su dieci torna a casa avendo visto un Velázquez, un crocifisso trecentesco e un pozzo del Duecento nel giro di un chilometro e mezzo. La differenza non è la strada: è il modo di camminarci.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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