Can Can di Giovanni Ortoleva al Mattatoio — 27 e 28 ottobre 2026
Can Can, lo spettacolo di Giovanni Ortoleva con la performer Irene Mantova, va in scena martedì 27 e mercoledì 28 ottobre 2026 alle 21 al Mattatoio di Testaccio, nella sala T2, dentro il Romaeuropa Festival 2026 (sezione teatrale Ultra REF). L'ingresso principale del complesso è in piazza Orazio Giustiniani 4. Lo spettacolo dura circa 50 minuti. Il biglietto costa 12 euro secondo il sito ufficiale del festival, che indica anche la validità del Passepartout 1. Si arriva con la metro B scendendo a Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con l'autobus 719 a Galvani/Zabaglia e con il 170 e il 781 a Largo Marzi. I biglietti si comprano sul sito ufficiale del Romaeuropa Festival, al box office del festival (telefono 06 4555 3050, attivo anche su WhatsApp) e sul circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione.
Can Can di Giovanni Ortoleva in breve
Can Can è una produzione della Fondazione Luzzati, Teatro della Tosse di Genova, firmata dal regista Giovanni Ortoleva e interpretata da Irene Mantova: due repliche serali al Mattatoio, il 27 e il 28 ottobre 2026 alle 21, per un lavoro breve e denso che il festival colloca nella sua sezione di teatro contemporaneo.
Le due date
Martedì 27 ottobre alle 21 e mercoledì 28 ottobre alle 21. Due sole sere, nella stessa sala, con la stessa durata di una cinquantina di minuti. Chi ha un solo giorno libero a Roma fra quelle date non ha alternative: le repliche sono queste e il festival non ne annuncia altre.
La sala
Il festival indica la sala T2 del Mattatoio. Il complesso di Testaccio ha più sale, e le sale teatrali della Pelanda si somigliano; conviene quindi arrivare con margine e farsi indicare la strada dal personale del festival all'ingresso.
Il prezzo
Il biglietto intero costa 12 euro sul sito del Romaeuropa Festival: una cifra contenuta per uno spettacolo di un festival internazionale. Lo spettacolo rientra nel Passepartout 1 del festival, la formula che permette di combinare più titoli; le condizioni aggiornate sono pubblicate sul sito ufficiale.
Cosa si vede in Can Can: Irene, Jane Avril e il male sacro
Can Can nasce dall'incontro tra Giovanni Ortoleva e Irene Mantova, performer a cui l'epilessia è stata diagnosticata nel 2023, a venticinque anni, dopo una vita di crisi che nessuno sapeva spiegare. Il comunicato del festival descrive il progetto come l'intreccio fra la storia di Irene e quella di Jane Avril, la ballerina di can can ritratta da Toulouse Lautrec e resa celebre proprio dall'epilessia che parodiava nella sua danza.
Due biografie a specchio
La carriera di Jane Avril, secondo la presentazione ufficiale, comincia all'ospedale della Salpêtrière e finisce sui palcoscenici di tutto il mondo. Quella di Irene Mantova comincia in un'accademia di teatro romana e arriva a un festival internazionale. Lo spettacolo mette le due strade una accanto all'altra: non per dire che si somigliano, ma per chiedersi che cosa succede quando il corpo che soffre diventa il corpo che si esibisce.
Sarah Bernhardt e la fine dell'Ottocento
Il comunicato richiama il grande impatto che l'epilessia ebbe alla fine del XIX secolo sulle attrici: Sarah Bernhardt ne replicava le pose nella propria recitazione. È un dettaglio storico che dice molto. La Parigi di fine secolo guardava le crisi delle pazienti come un repertorio di gesti da imitare, e il teatro se ne appropriava. Can Can riprende quel filo e lo rovescia: questa volta a scegliere cosa mostrare è chi le crisi le vive.
Crisi come coreografia
Il lavoro gioca con l'aspetto performativo delle crisi epilettiche e le trasforma in coreografie, trattate con gradi diversi di realismo e di immedesimazione. Irene interpreta le epilessie, la propria e quella di altre e altri, tra danza e parodia, pathos e ironia. La definizione che ne dà il festival è precisa: una meditazione giocosa sulla sofferenza e sull'interpretazione.
I materiali
Lo spettacolo fa incontrare movimento e documento. Le fonti dichiarate sono eterogenee: le fotografie delle pazienti della Salpêtrière realizzate nell'ambito della scuola di Charcot, e i canali YouTube di chi oggi racconta in video le proprie crisi. Fra le due serie di immagini corre più di un secolo, e la domanda resta la stessa: che cosa vediamo quando guardiamo il corpo di qualcun altro in crisi, e chi decide come va rappresentato.
La squadra
I crediti pubblicati dal festival indicano la regia di Giovanni Ortoleva, Irene Mantova in scena, la musica di Pietro Guarracino, la cura del movimento di Anna Manella, e due consulenti scientifici, Greta Plaitano e Flavio Villani. La presenza di consulenti scientifici in un lavoro di una cinquantina di minuti dice quanto il progetto tenga al rigore: l'ironia c'è, ma poggia su basi mediche serie.
Chi è Giovanni Ortoleva: la biografia
Giovanni Ortoleva è un regista e autore italiano che nel 2018 ha ricevuto dalla Biennale di Venezia la menzione speciale come Regista Under 30, nel 2025 il premio dell'Associazione Nazionale Critici di Teatro per il suo percorso, e dal 2024 insegna recitazione all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico di Roma.
La formazione
Il percorso di Ortoleva non comincia in teatro. Si laurea in Scienze e Tecniche di Psicologia Cognitiva all'Università di Trento, poi si diploma in regia teatrale alla Scuola Paolo Grassi di Milano, una delle scuole storiche del teatro italiano. La doppia formazione torna in Can Can: un lavoro su come si percepisce e si interpreta il corpo altrui ha qualcosa della psicologia cognitiva prima ancora che del palcoscenico.
La Biennale di Venezia
Nel 2018 la Biennale Teatro lo premia con la menzione speciale come Regista Under 30 e lo invita a presentare i suoi primi due spettacoli nelle edizioni 2019 e 2020 del festival veneziano: Saul, dal testo di André Gide, scritto con Riccardo Favaro, e I rifiuti, la città e la morte di Rainer Werner Fassbinder. Due scelte che già dicevano molto: un testo biblico riletto dal Novecento francese e il dramma più discusso di Fassbinder.
Scrittura e collaborazioni
Da allora Ortoleva firma spettacoli come regista, scrivendoli in prima persona o collaborando con autori contemporanei, fra cui Riccardo Favaro e Fabrizio Bellini. La presentazione ufficiale sintetizza il suo lavoro come una rilettura del patrimonio culturale, intesa come riattraversamento critico di storia, storie e biografie. Can Can è l'applicazione più diretta di questo metodo: una biografia ottocentesca riattraversata da una biografia di oggi.
Le produzioni recenti
Fra i lavori più recenti il festival cita La signora delle camelie, da Alexandre Dumas figlio, riscritta da Ortoleva; Dramma industriale, testo di Riccardo Favaro; e Mirra di Vittorio Alfieri. La signora delle camelie è anche un precedente tematico: un'altra donna dell'Ottocento parigino il cui corpo malato diventa spettacolo. Il filo fra quel lavoro e Can Can è evidente.
Genova e il Teatro della Tosse
Dal 2022 al 2024 Ortoleva è stato regista residente del Teatro della Tosse di Genova, e dal 2025 al 2027 ne è artista associato. La Fondazione Luzzati, Teatro della Tosse, è anche il produttore di Can Can. È un sodalizio produttivo stabile, cosa rara per un regista della sua generazione.
L'insegnamento e la critica
Dal 2024 insegna recitazione all'Accademia Silvio d'Amico di Roma, la stessa scuola in cui si è diplomata Irene Mantova. Del suo lavoro il New York Times ha scritto, secondo la biografia pubblicata dal festival, che mostra una promessa e un'immaginazione degne di nota. Nel 2025 il premio dell'Associazione Nazionale Critici di Teatro ha riconosciuto il suo percorso complessivo: un riconoscimento che arriva raramente prima dei quarant'anni.
Chi è Irene Mantova, la performer di Can Can
Irene Mantova è nata a Città della Pieve, in provincia di Perugia, nel 1996, e si è diplomata nel 2021 all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico con Hotel Goldoni di Antonio Latella.
I primi lavori
Dopo il diploma lavora in Pene d'amor perdute di Massimiliano Farau e in Late Hour scratching poetry alla Biennale di Venezia. È co-regista di Joanna Karol Paul di Giulia Massimini, al Teatro Basilica di Roma, e nel 2023 organizza una rassegna di nuove drammaturgie, Lune Nuove, allo Zalib di Roma: una rassegna costruita da un'attrice per dare spazio a testi nuovi.
Il biennio con Latella
Prende poi parte al biennio di alta formazione dell'Accademia Silvio d'Amico diretto da Antonio Latella. Lì si forma con registi italiani come Giovanni Ortoleva e Leonardo Manzan e con registi internazionali come Thom Luz e Nathalie Béasse, e partecipa con i saggi di quel percorso al Festival di Spoleto e alla Biennale Teatro di Venezia. L'incontro con Ortoleva, da cui nasce Can Can, avviene quindi in aula.
Romaeuropa e Teatro di Roma
Nel 2025 vince il bando Powered by REF e partecipa due volte al Romaeuropa Festival: con 612-ter, lavoro di cui è autrice e attrice, e come attrice in Real Estate Drama, regia di Antonella Lo Bianco. Nel dicembre 2025 debutta in Misura per misura di Shakespeare, regia di Giacomo Bisordi, produzione del Teatro di Roma. Can Can è dunque il suo terzo passaggio al festival in due anni: il segno di un rapporto già consolidato.
Una scelta di esposizione
Mettere in scena la propria diagnosi è una scelta coraggiosa, e il modo in cui lo spettacolo è presentato esclude il pietismo. Irene non viene raccontata: interpreta. La differenza fra le due cose è tutto il senso del lavoro, ed è la ragione per cui vale la pena andarlo a vedere.
Can Can dentro il Romaeuropa Festival 2026
Il Romaeuropa Festival 2026 inserisce Can Can nella sezione Ultra REF, dedicata al teatro, con due repliche al Mattatoio: la stessa sede in cui, fra il 21 e il 30 ottobre, il festival presenta anche il progetto Heimat con gli attori dell'Accademia Silvio d'Amico.
Un filo con l'Accademia
Il legame con l'Accademia attraversa l'autunno del Mattatoio. Ortoleva vi insegna, Mantova vi si è diplomata, e nelle stesse settimane cinque registi lavorano con sette allievi del corso di secondo livello nel progetto Heimat; la nostra scheda su Muette di Boris Charmatz al Mattatoio racconta invece la danza del festival nella stessa sede. Chi segue il festival a Testaccio vede una generazione di teatro italiano in formazione.
Il box office
Il festival pubblica sul proprio sito un numero di box office, 06 4555 3050, raggiungibile anche su WhatsApp. È il canale giusto per domande su accessibilità, posti e cambi: meglio chiamare che affidarsi ai calendari degli aggregatori, che spesso riportano indirizzi diversi per lo stesso spettacolo.
Il Mattatoio di Testaccio, la sede di Can Can
Il Mattatoio di Roma, dove va in scena Can Can, è il complesso di padiglioni costruito fra il 1888 e il 1891 su progetto di Gioacchino Ersoch ai piedi del Monte dei Cocci: circa 25.000 metri quadrati fra il lungotevere Testaccio, via Beniamino Franklin, via Aldo Manuzio e il Campo Boario, oggi fra i principali esempi di archeologia industriale della città.
Ersoch e il macello della capitale
Quando Roma diventa capitale serve un macello all'altezza della nuova popolazione. L'incarico va a Ersoch, che aveva già lavorato al vecchio impianto di piazza del Popolo. L'area scelta è quella che il piano regolatore del 1872 aveva destinato ad attività produttive e case operaie lungo il fiume; l'ingegnere Filippo Laccetti progetta fra l'altro il sistema di smaltimento degli scarti verso il Tevere.
Un'architettura in serie
I padiglioni sono a pianta rettangolare, in mattoni, con tetti a doppia falda, archi ripetuti e strutture interne in ferro. La ripetizione è voluta: ogni padiglione aveva la sua funzione e la sua sequenza di lavoro. Lungo il viale principale si trovavano la macellazione, le stalle e i servizi; verso via Manuzio le lavorazioni più sgradevoli, fra cui quella dei suini.
Dalla chiusura alla Pelanda
Nel 1975 la macellazione si trasferisce nel nuovo impianto di viale Palmiro Togliatti e il Mattatoio chiude. Seguono anni di abbandono e di usi spontanei. Nel 2000 alcuni padiglioni diventano aule della Facoltà di Architettura di Roma Tre, nel 2002 nasce il MACRO di Testaccio, il 29 settembre 2007 apre la Città dell'altra economia e il 18 febbraio 2010 viene inaugurata La Pelanda, ricavata dal restauro dell'area dove si lavoravano i suini: circa 5.000 metri quadrati che oggi ospitano sale teatrali, spazi espositivi e anche un'aula studio.
Chi lo gestisce oggi
Fino al 2017 il complesso è stato gestito dai Musei in Comune, dal 2018 al 2025 dall'Azienda Speciale Palaexpo; oggi gli spazi sono affidati alla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti. I padiglioni 9a e 9b ospitano le mostre. Per il complesso fuori dal calendario del festival rimandiamo alla nostra scheda sull'Ex Mattatoio.
Una curiosità su Can Can di Giovanni Ortoleva al Mattatoio — 27 e 28 ottobre 2026
La curiosità più bella riguarda il titolo. Can can è il nome del ballo che ha reso famoso il Moulin Rouge, ma nello spettacolo di Ortoleva diventa il punto d'incontro fra due mondi che la Parigi di fine Ottocento teneva vicinissimi: il palcoscenico e l'ospedale. Jane Avril, secondo il comunicato del festival, cominciò la sua strana carriera alla Salpêtrière e la chiuse sui palcoscenici di tutto il mondo. Il ballo che la rese celebre era, in parte, la parodia delle crisi che conosceva sulla propria pelle.
La seconda curiosità è di metodo. Fra i materiali dello spettacolo ci sono le fotografie delle pazienti della Salpêtrière prodotte nella cerchia di Charcot e i video che oggi le persone con epilessia pubblicano su YouTube per raccontare le loro crisi. Sono due archivi di immagini lontani più di un secolo; il primo prodotto da medici che osservavano, il secondo da persone che si raccontano. Metterli nella stessa ora di spettacolo è un gesto critico preciso.
La terza curiosità è biografica. Ortoleva, prima di diplomarsi in regia alla Paolo Grassi, si è laureato in Scienze e Tecniche di Psicologia Cognitiva a Trento. Un regista che ha studiato come la mente percepisce e interpreta, alle prese con uno spettacolo sulla percezione del corpo altrui: difficile immaginare una coincidenza più pertinente.
Una cosa che non ti dice nessuno su Can Can di Giovanni Ortoleva al Mattatoio — 27 e 28 ottobre 2026
La prima cosa che nessuno dice è che gli indirizzi non coincidono. Il sito del festival parla del Mattatoio e della sala T2; il portale turistico di Roma indica piazza Orazio Giustiniani 4, l'ingresso principale del complesso; altri calendari riportano indirizzi diversi per spettacoli nella stessa sede. Il complesso è grande e ha più accessi, anche da via Beniamino Franklin e dal lungotevere. Arrivate da piazza Giustiniani, con un quarto d'ora di anticipo, e chiedete al personale del festival la strada per il T2.
La seconda è che uno spettacolo di cinquanta minuti alle 21 lascia la serata aperta in due direzioni: una cena prima, con calma, oppure un dopo teatro a Testaccio, che alle dieci di sera è ancora pieno di vita. Molti spettatori arrivano di corsa dal lavoro e ripartono subito; è un errore, perché il quartiere intorno al Mattatoio è parte dell'esperienza.
La terza riguarda il tema. Can Can parla di epilessia con ironia, e questo può mettere a disagio chi si aspetta un teatro di denuncia. Il tono giocoso non è leggerezza: è la scelta di chi vive la malattia e rifiuta di essere guardato solo come paziente. Andateci sapendo che riderete, e che la risata sarà parte del discorso.
Il consiglio che ti do per visitare Can Can di Giovanni Ortoleva al Mattatoio — 27 e 28 ottobre 2026
Scegliete il martedì se potete. Le prime repliche di un lavoro breve hanno spesso una tensione particolare, e a Testaccio il martedì sera le trattorie sono più tranquille: cenare alle sette e mezza e arrivare al Mattatoio alle nove meno un quarto è facile. Il mercoledì va benissimo lo stesso, ma prenotate la cena con qualche giorno di anticipo.
Prima dello spettacolo, se avete dieci minuti, cercate una riproduzione dei ritratti che Toulouse Lautrec dedicò a Jane Avril. Arrivare in sala con quell'immagine in testa rende più leggibile il lavoro che Irene Mantova fa sul proprio corpo e su quello della ballerina.
Un consiglio pratico riguarda le luci. Uno spettacolo che lavora sulle crisi epilettiche può comprendere effetti luminosi; chi ha sensibilità specifiche farebbe bene a chiedere informazioni al box office del festival prima di acquistare il biglietto. È una domanda legittima e il box office è il canale giusto per farla.
Infine: comprate il biglietto sul sito del festival appena decidete. Due sole repliche possono esaurirsi in fretta, soprattutto quando il titolo gira fra gli studenti dell'Accademia e il pubblico del teatro contemporaneo romano.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che il Mattatoio è stato per quasi novant'anni il macello di Roma, e che la cucina romana del quinto quarto, coda alla vaccinara, trippa, pajata, è nata intorno ai suoi cancelli. Molto meno citato è quello che è successo dopo la chiusura del 1975. Prima di diventare un polo culturale istituzionale, il complesso è stato uno dei laboratori della Roma alternativa: vi si insediò il centro sociale Villaggio Globale, vi nacque Muccassassina, la serata del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, e dal 2002 vi si tennero le prime tre edizioni del Gay Village, nel quadro dell'Estate romana.
Il fatto merita di essere ricordato proprio a proposito di Can Can. Il Mattatoio è un luogo che ha già visto corpi considerati fuori norma prendersi la scena e ridefinire il proprio posto nella città. Uno spettacolo in cui una performer trasforma la propria diagnosi in coreografia si inserisce in questa storia con naturalezza.
Un secondo fatto poco citato riguarda la Pelanda, dove si trovano le sale teatrali. Era l'area in cui si lavoravano i suini. Il restauro, cominciato nel 2006 e concluso nel 2010, ha trasformato l'ambiente più sgradevole del vecchio macello in quello più vivo del nuovo polo culturale.
La foto giusta da fare a Can Can di Giovanni Ortoleva al Mattatoio — 27 e 28 ottobre 2026
La foto giusta, a fine ottobre, si fa al buio. Il portale monumentale del Mattatoio su piazza Orazio Giustiniani, illuminato dai lampioni, racconta in un'immagine sola il paradosso del luogo: un ingresso da edificio pubblico ottocentesco per un impianto industriale. Mettetevi al centro della piazza, frontali, e scattate prima di entrare.
La seconda foto è dentro il complesso, lungo il viale fra i padiglioni: file di mattoni, tetti a doppia falda, strutture in ferro che di sera hanno qualcosa di scenografico. È l'immagine che meglio restituisce il rigore del progetto di Ersoch.
La terza la lascio a voi, all'uscita: il profilo del Monte dei Cocci dietro i padiglioni, con le luci dei locali alla sua base. Durante lo spettacolo niente foto né video. In un lavoro che si interroga proprio su chi ha il diritto di riprendere il corpo di un'altra persona, tenere il telefono in tasca è anche una forma di coerenza.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia del Mattatoio comincia nel 1888, con l'incarico a Gioacchino Ersoch, e prosegue con il cantiere che si chiude nel 1891. Per quasi novant'anni il complesso lavora a pieno ritmo: intorno crescono il rione di Testaccio, le osterie, il Campo Boario dove si commerciava il bestiame, una comunità operaia che ha dato al quartiere la sua identità.
Nel 1975 la macellazione si trasferisce in viale Palmiro Togliatti e il Mattatoio chiude. Per anni i padiglioni restano in bilico fra abbandono e usi spontanei; arrivano il Villaggio Globale, le feste, le prime serate di Muccassassina. Nel 2000 i padiglioni lungo via Aldo Manuzio e via Beniamino Franklin diventano aule di Architettura di Roma Tre. Nel 2002 apre il MACRO Future, poi Macro Testaccio, e nello stesso anno comincia la stagione del Gay Village.
Il 29 settembre 2007 nasce la Città dell'altra economia; nel novembre 2006 comincia il restauro della Pelanda, inaugurata il 18 febbraio 2010. Il 12 marzo 2010 Roma Tre inaugura il padiglione 15A, nel 2013 i padiglioni 2B, 4 e 8. Dal 2018 la programmazione passa all'Azienda Speciale Palaexpo, e oggi alla Fondazione Mattatoio di Roma, Città delle arti. In mezzo a queste date ce n'è una che si ripete ogni anno: l'autunno del Romaeuropa Festival, che porta a Testaccio il teatro e la danza internazionali. Can Can, il 27 e il 28 ottobre 2026, è uno degli ultimi capitoli di questa storia.
Chi è passato da Can Can di Giovanni Ortoleva al Mattatoio — 27 e 28 ottobre 2026
Dal Mattatoio sono passate generazioni di lavoratori: macellai, vaccari, carrettieri, i commercianti di bestiame del Campo Boario, le famiglie operaie degli isolati di Testaccio. Dopo la chiusura sono arrivati gli attivisti del Villaggio Globale, il pubblico di Muccassassina e del Gay Village, poi gli studenti e i docenti di Architettura di Roma Tre, gli artisti delle mostre del MACRO e della Pelanda, le associazioni della Città dell'altra economia.
E sono passati gli artisti del Romaeuropa Festival. In questo autunno 2026 il Mattatoio ospita fra gli altri Boris Charmatz, ex direttore del Tanztheater Wuppertal, e fra il 21 e il 30 ottobre i cinque registi del progetto Heimat, Thom Luz, Fabiana Iacozzilli, Leonardo Lidi, Leonardo Manzan ed Ersan Mondtag, con la Compagnia dell'Accademia Silvio d'Amico. Due di quei nomi, Thom Luz e Leonardo Manzan, sono fra i registi con cui Irene Mantova si è formata nel biennio diretto da Antonio Latella.
Il 27 e il 28 ottobre passano Giovanni Ortoleva e Irene Mantova, con la squadra di Can Can: Pietro Guarracino alle musiche, Anna Manella al movimento, Greta Plaitano e Flavio Villani come consulenti scientifici. E, sullo sfondo, due presenze evocate dallo spettacolo: Jane Avril, la ballerina ritratta da Toulouse Lautrec, e Sarah Bernhardt, l'attrice che imitava le pose delle crisi.
Come arrivare al Mattatoio per Can Can
Il Mattatoio, in piazza Orazio Giustiniani 4 a Testaccio, si raggiunge con la metro B fino a Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con l'autobus 719 alla fermata Galvani/Zabaglia e con gli autobus 170 e 781 alla fermata Largo Marzi, come indica il sito ufficiale del Mattatoio.
In metro
Da Termini la linea B in direzione Laurentina arriva a Piramide in pochi minuti. Si esce in piazzale Ostiense, si costeggia la Piramide Cestia e si entra a Testaccio per via Marmorata: dieci minuti a piedi fino all'ingresso del Mattatoio. Dopo lo spettacolo delle 21, il ritorno in metro è comodo: controllate l'orario dell'ultima corsa.
In tram e in autobus
Il tram 3 ferma a Marmorata/Galvani, a pochi passi dall'ingresso. Il 719 ferma a Galvani/Zabaglia; il 170 e il 781 a Largo Marzi, sul lungotevere, utili a chi arriva dal centro, da Trastevere o da Marconi. Alle undici di sera le frequenze si allungano: verificate le corse notturne prima di uscire.
In auto
Testaccio è denso e i parcheggi su strada sono contesi, soprattutto di sera. Chi arriva in auto fa meglio a lasciarla verso Ostiense o Marconi e fare l'ultimo tratto a piedi o in tram.
A piedi
Dall'Aventino, dal Circo Massimo o dalla Bocca della Verità il Mattatoio è a venti o trenta minuti di cammino, scendendo per via di Santa Sabina e via Marmorata. A fine ottobre, alle otto di sera, è una passeggiata piacevole.
Testaccio intorno al Mattatoio
Testaccio è il rione fra il Tevere, l'Aventino e le Mura Aureliane, costruito a fine Ottocento con isolati popolari a scacchiera; il Mattatoio ne occupa l'estremità verso il fiume, e tutto il resto si raggiunge in pochi minuti a piedi.
Il Monte dei Cocci
Il Monte dei Cocci è la collina fatta di frammenti di anfore antiche. Si trova accanto al Mattatoio, circondato da locali ricavati nelle grotte alla sua base: di sera è uno dei punti più animati del quartiere.
Il Cimitero acattolico
Oltre via Marmorata, lungo le Mura e accanto alla Piramide, c'è il Cimitero acattolico di Roma. Chi arriva nel pomeriggio può visitarlo prima di cena, controllando gli orari.
Il mercato e l'Aventino
Il Nuovo Mercato Testaccio è il mercato coperto del rione, utile di giorno. Salendo per dieci minuti si arriva al Giardino degli Aranci, con la vista sulla città: a fine ottobre, tornata l'ora solare, il sole cala presto. Per un giro completo c'è la nostra guida su cosa vedere a Testaccio.
Dove mangiare prima o dopo Can Can
Testaccio è uno dei quartieri di Roma dove si mangia meglio, e la tradizione del quinto quarto nasce proprio intorno al Mattatoio. Nelle trattorie del rione si trovano coda alla vaccinara, trippa alla romana, rigatoni con la pajata; per chi non ama le frattaglie ci sono carbonara, gricia, cacio e pepe. Chi vuole spendere poco ha pizzerie al taglio, forni e supplì. Con uno spettacolo alle 21 di cinquanta minuti, le soluzioni sono due: cena alle sette e mezza, con prenotazione, oppure una pizza dopo le dieci, quando le pizzerie del rione sono ancora aperte. Il mercoledì sera le trattorie più note si riempiono: prenotate con qualche giorno di margine.
Accessibilità, età consigliata e bambini
Le condizioni di accesso alla sala T2 del Mattatoio per persone con disabilità vanno verificate con il box office del Romaeuropa Festival, al numero 06 4555 3050, anche su WhatsApp. Il Mattatoio vieta l'ingresso degli animali nelle sale e nei teatri.
Per chi è adatto
Can Can è uno spettacolo per adulti e ragazzi delle superiori. Il tema, l'epilessia raccontata con ironia da chi la vive, può essere un'ottima occasione di discussione per una classe o per un gruppo di studenti di teatro, psicologia o medicina. Per i bambini il festival ha una sezione Kids dedicata; questo non è il titolo adatto a loro.
Sensibilità alla luce
Chi soffre di fotosensibilità o ha esigenze specifiche legate agli effetti luminosi faccia una telefonata al box office prima dell'acquisto. È una precauzione valida per qualunque spettacolo contemporaneo, e a maggior ragione per uno che lavora sulle crisi.
Come organizzare la serata a Testaccio
La serata completa
Alle 16.30 salita al Giardino degli Aranci per il tramonto; alle 18.30 discesa verso Testaccio per via di Santa Sabina e via Marmorata; alle 19.30 cena in trattoria; alle 20.40 ingresso al Mattatoio da piazza Orazio Giustiniani; alle 21 Can Can; verso le 22 un bicchiere ai piedi del Monte dei Cocci e rientro.
Con Heimat
Il 27 ottobre alle 19, nella stessa sede, il progetto Heimat presenta Il salto di Nureyev di Leonardo Manzan. Chi vuole una serata doppia può vedere Manzan alle 19 e Ortoleva alle 21, verificando sul sito del festival durate e biglietti: due registi con cui Irene Mantova si è formata, a due ore di distanza.
Con una guida
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Testaccio a fine ottobre
A fine ottobre Roma cambia passo: il sole tramonta presto, le sere sono fresche ma raramente fredde, e il calendario culturale è al massimo, con il Romaeuropa Festival nelle sue ultime settimane e le stagioni dei teatri appena cominciate. Testaccio in queste sere è un quartiere di romani più che di turisti: si esce dal lavoro, si mangia, si va a teatro. Una giacca leggera e scarpe comode bastano; l'ombrello conviene sempre tenerlo a portata di mano.
Domande frequenti su Can Can
Quando va in scena Can Can di Giovanni Ortoleva a Roma?
Can Can di Giovanni Ortoleva va in scena al Mattatoio di Testaccio martedì 27 e mercoledì 28 ottobre 2026, entrambe le sere alle 21, nella sala T2. Lo spettacolo è inserito nella sezione Ultra REF del Romaeuropa Festival 2026 e dura circa 50 minuti.
Quanto costa il biglietto per Can Can al Mattatoio?
Il biglietto per Can Can al Mattatoio costa 12 euro secondo il sito ufficiale del Romaeuropa Festival, e lo spettacolo rientra nel Passepartout 1 del festival. I biglietti si comprano sul sito del festival, al box office (06 4555 3050) e sul circuito di prevendita autorizzato.
Di cosa parla Can Can?
Can Can intreccia la storia della performer Irene Mantova, a cui l'epilessia è stata diagnosticata nel 2023, con quella di Jane Avril, la ballerina ritratta da Toulouse Lautrec. Il festival lo definisce una meditazione giocosa sulla sofferenza e sull'interpretazione, fra danza e parodia, pathos e ironia.
Chi è Giovanni Ortoleva?
Giovanni Ortoleva è un regista e autore diplomato alla Scuola Paolo Grassi, menzione speciale come Regista Under 30 alla Biennale di Venezia nel 2018 e premio dell'Associazione Nazionale Critici di Teatro nel 2025. È artista associato del Teatro della Tosse di Genova e insegna all'Accademia Silvio d'Amico.
Chi è in scena in Can Can?
In scena in Can Can c'è Irene Mantova, nata a Città della Pieve nel 1996 e diplomata all'Accademia Silvio d'Amico nel 2021. Le musiche sono di Pietro Guarracino, la cura del movimento di Anna Manella; la produzione è della Fondazione Luzzati, Teatro della Tosse.
Dove si trova il Mattatoio e come ci si arriva?
Il Mattatoio si trova a Testaccio, con ingresso principale in piazza Orazio Giustiniani 4. Si arriva con la metro B a Piramide, con il tram 3 alla fermata Marmorata/Galvani, con l'autobus 719 a Galvani/Zabaglia o con il 170 e il 781 a Largo Marzi.
Can Can fa parte del progetto Heimat?
Can Can non fa parte del progetto Heimat: è uno spettacolo autonomo della sezione Ultra REF del Romaeuropa Festival, con biglietto proprio. Heimat, con i cinque registi e gli attori dell'Accademia Silvio d'Amico, si svolge nella stessa sede fra il 21 e il 30 ottobre alle 19.
Il consiglio finale
Can Can è il tipo di spettacolo che un festival serve a scoprire: breve, rigoroso, fatto da due artisti giovani che sanno esattamente cosa vogliono dire. Andateci il martedì, cenate prima a Testaccio, arrivate al Mattatoio con un quarto d'ora di anticipo e lasciatevi spiazzare dall'ironia. Cinquanta minuti ben spesi, e dodici euro che valgono più di molte serate in poltrona.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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