San Donato Val di Comino (FR)

San Donato Val di Comino (FR) si trova in provincia di Frosinone, a 721 metri di quota, sul versante laziale del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, ai piedi del valico di Forca d'Acero (1.538 metri) che porta a Opi e Pescasseroli. Da Roma in auto si prende l'autostrada A1 verso Napoli, si esce a Ferentino, si segue per Sora e poi per la Valle di Comino: circa 130 chilometri e un'ora e mezza abbondante, due se il Raccordo è intasato. Da Napoli si esce a Cassino, stesso tempo. Con i mezzi pubblici la soluzione indicata dall'ufficio turistico è il treno regionale Roma-Cassino (linea per Napoli via Cassino, da Termini o Tiburtina) e poi l'autobus Cotral da Cassino a San Donato, con corse rade e diverse d'estate e d'inverno; l'alternativa è il Cotral da Roma Anagnina a Sora e da Sora la corsa per San Donato, fermata in piazza IV Novembre. Gli orari vanno controllati sul sito Cotral prima di partire, perché la domenica il servizio si riduce molto. Si parcheggia in piazza Libertà e lungo la strada che sale al paese; il centro storico si visita solo a piedi, in salita, con scale e passaggi coperti. Chiese, porte, torre, meridiana e mura poligonali sono all'aperto e gratuiti. Il Museo del Novecento e della Shoah, in via Orologio 16, apre nei fine settimana (in inverno sabato e domenica 10-13 e 16-19) e per gruppi su prenotazione al 389 5144405; il prezzo del biglietto va chiesto al museo o all'ufficio turistico di piazza Carlo Coletti (telefono 0776 1666274), aperto tutto l'anno. Per il borgo bastano tre ore; con il santuario, il museo e una salita alla Roccia dei Tedeschi serve la giornata intera.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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San Donato Val di Comino è la porta laziale del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e si abbina bene a una giornata sul lago di Posta Fibreno, ad Alvito e ad Atina. Chi arriva dall'estero trova le guide in inglese della zona su ItalyPlanner, dalla guida a Montecassino a quella di Pescasseroli oltre il valico; chi vuole un accompagnatore certificato per una giornata privata fra Ciociaria e Abruzzo trova i servizi di TourLeaderPro. Le altre mete del Lazio sono raccolte nella pagina delle attrazioni turistiche.

San Donato Val di Comino (FR)
San Donato Val di Comino (FR)

Perché San Donato Val di Comino è uno dei borghi più belli d'Italia

San Donato Val di Comino conta poco più di duemila abitanti (2.145 per il Touring Club, 1.851 per l'ultimo dato ISTAT ripreso dalle enciclopedie: la differenza dipende dall'anno di riferimento), sparsi su 37 chilometri quadrati che vanno dai 400 metri del fondovalle ai quasi duemila della cresta appenninica, con la Serra Traversa a 1.868 metri. È inserito nell'associazione dei Borghi più belli d'Italia e dal 2004 porta la Bandiera arancione del Touring Club Italiano, il marchio riservato ai piccoli comuni dell'entroterra che curano davvero accoglienza, segnaletica e ambiente. Qui il riconoscimento è meritato: i percorsi storici del centro sono indicati da pannelli discreti, coordinati, a basso impatto visivo, una rarità nel Lazio dove la segnaletica turistica è spesso un'accozzaglia di cartelli sbiaditi.

La ragione profonda del fascino del paese è geografica. Le montagne che lo chiudono a nord e a est lo hanno riparato per secoli dalle escursioni climatiche e, con la stessa efficacia, dalla penetrazione di altre culture: ne è uscito un insieme omogeneo di tradizioni, di usi, di parlata, tramandato con una continuità che altrove in Ciociaria si è persa. L'impianto urbanistico è compatto e conservato bene, senza le lacerazioni del cemento anni Sessanta che hanno rovinato tanti centri della valle del Liri. Il dialetto chiama il paese «Sande Renàte», con la d intervocalica trasformata in r secondo una tendenza tipica della parlata sandonatese, oppure «Sandrënnàte»; nei paesi vicini è «Sandënàtë». Il nome ufficiale ha la specificazione «Val di Comino» solo dal regio decreto del 9 novembre 1862, quando il nuovo Regno d'Italia dovette distinguere fra loro i tanti San Donato della penisola.

Il paese degli scalpellini: portali, chiavi di volta e mascheroni

Il primo capitolo della visita a San Donato Val di Comino non è un monumento, è un mestiere. Il paese è la capitale degli scalpellini della Valle di Comino: le famiglie Tempesta, Di Bona, Fabrizio, Cardarelli, Mazzola, Cautilli e Cellucci hanno costruito e decorato per generazioni le case e i vicoli, e la loro firma sono i portali in pietra calcarea con la chiave di volta scolpita. La chiave di volta serviva a identificare la famiglia e il ceto sociale di chi abitava dietro quel portone, e insieme a tenere lontani gli spiriti: potevano permettersela solo le famiglie benestanti, per cui contare le chiavi di volta figurate lungo via Maggiore e via Duomo è un modo concreto di leggere la mappa sociale del paese nel Settecento e nell'Ottocento.

Su molti portoni compare dipinto o scolpito un «mascaron», il mascherone apotropaico che aveva il compito di allontanare il monacello, il fantasma di un bambino morto, presenza temuta in tutto il folclore meridionale da Napoli in su. Consiglio di guardare le chiavi di volta con una luce radente, la mattina presto o a fine pomeriggio: il rilievo è basso e a mezzogiorno si appiattisce. Gli scalpellini sandonatesi hanno fatto molto altro. Dopo la Seconda guerra mondiale ricostruirono il paese, con ponti in pietra e fontane, più bello di prima, e furono le loro squadre a partecipare alla ricostruzione dell'Abbazia di Montecassino, rasa al suolo dai bombardamenti del 1944, che dista da qui appena quaranta chilometri. Una parte di loro emigrò negli Stati Uniti, soprattutto a Quincy, in Massachusetts, la città del granito, e il legame con Boston è ancora vivo in un gemellaggio.

Come è fatto il borgo di San Donato Val di Comino: gli spuort'

Salendo verso il castello e la torre quadrata medievale che dominano il paese dall'alto ci si inoltra in un labirinto di pietra fatto di stradine tortuose, piazzette minuscole e passaggi coperti che il dialetto chiama spuort'. Sono la caratteristica urbanistica più riconoscibile di San Donato Val di Comino e hanno nomi che raccontano la storia del paese: lo spuort' della Peste, quello della Provvidenza, quello delle Origini, quello dell'Alluvione, e lo spuort' di Fra' Tommaso, che era illustrato da due dipinti con la vita del cappuccino Tommaso di San Donato. Tommaso Ricci, nato in paese nel 1578, morì a Napoli nel 1648 in odore di santità ed è sepolto nel convento di Sant'Eframo Nuovo; Giambattista Vico, che non era un credulone, registrò i racconti dei suoi contemporanei su prodigi di moltiplicazione di olio e vino nella Napoli di Masaniello, e una ampolla del suo sangue fu a lungo venerata come taumaturgica. Il processo di beatificazione è aperto da secoli e non è concluso.

La forma tortuosa e angusta dei vicoli ha due ragioni pratiche, tutte e due medievali: spezzare l'impeto del vento gelido che scende da Forca d'Acero, e rendere le case, addossate le une alle altre, una difesa efficace in caso di assedio. Nelle strade strette e labirintiche gli aggressori venivano colpiti dall'alto con oggetti contundenti o con acqua bollente gettata dalle finestre. Ogni passaggio è collegato agli altri da piccoli porticati e da scalette ripide: a San Donato Val di Comino non esiste una via piana, e chi ha problemi di mobilità deve saperlo prima.

San Donato Val di Comino luogo per luogo: le chiese

Il Santuario di San Donato Vescovo e Martire

Il santuario è il monumento fondativo di San Donato Val di Comino. In principio fu una piccola abbazia benedettina dipendente da Montecassino; il primo documento che lo nomina è del 778, l'anno in cui Ildebrando, duca longobardo di Spoleto, concedeva la chiesa e il territorio di San Donato al monastero di San Vincenzo al Volturno, con la formula «Ecclesiam Sancti Donati in territorio Cumino» tramandata dai Rerum Italicarum Scriptores del Muratori. Dell'«aecclesia» originale non resta traccia visibile: modifiche e ricostruzioni continue hanno portato l'edificio all'aspetto attuale. Il tempio è lungo 26 metri e largo 12, la cupola raggiunge i 18 metri; tre navate, con la centrale decorata da affreschi settecenteschi sui momenti più significativi della vita del santo, attribuiti dal Touring Club al pittore Gaspare Capricci. Dalle note dei registri parrocchiali si ricava che le ricche decorazioni del «Tempio» furono realizzate intorno al 1780 dagli architetti Mastroianni di Roma, Cristoforo Bozzolini e Clemente Forzaretti di Milano. Il campanile adiacente, alto 17 metri, fu iniziato nel 1859 e ultimato solo nel 1921, sessantadue anni dopo; nel 1915 l'artista Fiorini di Sora eseguì un restauro su indicazione del canonico Luigi Ippoliti, e in anni recenti sono stati restaurati gli affreschi, le decorazioni interne e la facciata.

Il santuario custodisce una raccolta di ex voto che da sola vale la sosta, e che racconta meglio di qualunque libro il rapporto fra i sandonatesi e il loro patrono. La devozione a San Donato d'Arezzo, vescovo martirizzato nel 304, è la spia di un legame antico fra il «Castrum Sancti Donati» e le terre di Toscana e Umbria, che continua dopo il Mille con donazioni feudali fra Arezzo e Capua. È un caso raro di culto toscano trapiantato sull'Appennino laziale. Il mio parere: entrate nel santuario di prima mattina, quando è vuoto, e alzate gli occhi verso la cupola; la sera del 6 agosto, con la piazzetta gremita e i fuochi dal campanile, vedrete tutt'altro spettacolo, altrettanto vero.

Santuario di San Donato Val di Comino (FR)
Santuario di San Donato Val di Comino (FR)

Il Duomo di Santa Maria e San Marcello Papa

Il Duomo di San Donato Val di Comino è dedicato a Santa Maria e a San Marcello papa e nasce quando il paese scende a valle dal castrum, nel Medioevo: è citato nelle decime papali del 1308-1310 e nel 1569 il vescovo Tommaso Gigli vi riunì con decreto i benefici curati in un'unica parrocchia. Nel Settecento la chiesa fu ampliata e trasformata: la pianta divenne basilicale, la facciata fu ordinata da lesene e colonne addossate con un timpano mistilineo sulla fascia centrale, raccordato alle ali da due volute. L'interno mostra un barocco sobrio ed elegante, con un coro ligneo già lodato dal vescovo Colaianni nella visita pastorale del 1800 e un organo a canne di Cesare Catarinozzi, l'organaro di Subiaco che firmò strumenti in mezzo Lazio fra Seicento e Settecento.

Sotto l'altare maggiore, in un'urna di vetro, riposa il corpo di Santa Costanza, la compatrona. Si tratta di reliquie estratte dalle Catacombe di San Callisto a Roma e traslate qui nel 1756, accolte con onori regali e subito elevate a compatrona del paese. Il nome «Costanza» venne dato per la semplice ragione che sulla tomba si leggeva l'incisione «Costanza in fidem»; l'agiografia vuole la giovane uccisa con un colpo di spada alla gola per non aver rinnegato la fede, e l'ultima perizia medico-legale, conservata negli archivi parrocchiali, conferma almeno che si tratta dei resti di una ragazza giovanissima. È il classico caso di «santa delle catacombe» settecentesca, e va raccontato per quello che è: una reliquia storicamente documentata dal 1756, con un'identità costruita sull'epigrafe. Da allora, l'ultima domenica di agosto, i sandonatesi festeggiano Santa Costanza con la novena, la processione solenne, i fuochi e il mercatino dei cocci e delle cipolle.

Il Convento della Santissima Concezione (Madonna del Carmine e Sant'Antonio)

Le prime notizie del convento risalgono al XIV secolo: fu sovvenzionato e costruito dalla famiglia Ricci, la stessa di Fra' Tommaso. Con la bolla «Instaurandae regularis disciplinae» del 1652, con cui Innocenzo X soppresse i piccoli conventi di tutta Italia, fu chiuso; due anni più tardi venne riaperto e concesso ai Carmelitani della Congregazione di Mantova. Vi vivevano sei religiosi, quattro laici e due sacerdoti, dediti al culto, all'artigianato e ai lavori agricoli su una proprietà di circa 500 ettari, delimitata da muri di cinta ancora visibili nei dintorni di via Chiaie. Nel 1808, con la confisca dei beni ecclesiastici voluta da Gioacchino Murat, i Carmelitani dovettero lasciare il convento, che fu venduto all'asta e comprato dal cavalier Giovanni Tempesta. La chiesa, di origine trecentesca, fu dedicata alla Madonna del Carmine e a Sant'Antonio solo nel 1870; la comprò poi la Confraternita del Santissimo Rosario e più tardi divenne parrocchia. Nel 1872, su richiesta di alcuni genitori e del sindaco Carlo Coletti, un'ala del convento fu trasformata in Scuola di Architettura, il che dice molto di un paese di scalpellini. Nel corso dei secoli il complesso passò ai Francescani, ai Domenicani e infine ai Carmelitani. Nell'estate del 1878 vi soggiornò la principessa Anna Carolina Bonaparte, invitata da Quintino Fabrizio, medico legale molto noto nel Regno di Napoli. All'interno resta il chiostro con volte a crociera e arcate in parte tamponate: chiedete in parrocchia, non è sempre aperto.

Le altre chiese di San Donato Val di Comino

Il territorio conta altre chiese minori che meritano almeno una sosta esterna: la chiesa di San Rocco, la chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù, che tutti chiamano «la Cappelletta» e che nel 1942 finì in un film francese, la chiesa della Madonna di Pompei in contrada Serola e la chiesa della Madonna del Divino Amore. Sono luoghi di culto delle contrade, aperti in occasione delle feste; per gli orari delle messe conviene chiedere alla parrocchia del Duomo.

San Donato Val di Comino (FR)
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Le porte e gli archi di San Donato Val di Comino

Porta Orologio (Porta a Greco)

La Porta Orologio fu costruita nel XV secolo, quando l'accesso alla cittadella fortificata, il «Castrum», venne spostato più in basso per seguire l'espansione dell'abitato; il Touring Club la fa risalire al Duecento, e la differenza dipende da cosa si intende per porta: il varco medievale o l'arco con l'orologio che vediamo. A destra della porta principale si nota ancora la porta primitiva, rimaneggiata intorno al Seicento. Insieme alla Porta del Colle rispondeva alle esigenze di difesa dell'abitato, ma la vera scoperta è che il borgo medievale di San Donato Val di Comino non ha mai avuto vere mura. Dal Medioevo in poi l'incremento demografico fece costruire le nuove abitazioni lungo le mura preesistenti, case addossate in modo da formare un'altra cinta, come gli anelli annuali di un albero: gli spazi collettivi erano racchiusi e controllati da case a schiera, l'una attaccata all'altra, ed erano queste la protezione contro scorrerie e malviventi. Ancora oggi, con un po' di attenzione, si individuano le cerchie concentriche che compongono il nucleo originario.

Sotto la Porta Orologio sono scolpite nella pietra tre croci, attribuite dalla tradizione a tre briganti impiccati nel XVI secolo dal capitano Antino Tocco, che comandava una milizia formata soprattutto da sandonatesi. Una fonte cinquecentesca li descrive così: «maneggiavano bene l'armi, et sono coraggiosi, et combattono volentieri con questi tristi, quando s'incontrano con loro havendo con essi particolare odio, et inimicitia, per haver qualche volta li banditi ammazzati de la genti di San Donato». Il brigantaggio, come si vede, non è un'invenzione dell'Ottocento.

Arco di San Donato (Porta a Levante), «Glie Ammarieglie»

Questa porta dava accesso diretto al Castrum a chi arrivava dall'Abruzzo attraverso Forca d'Acero e a chi tornava dal lavoro nei campi. È rivolta a nord-nord-est e si apre su via Pedicata, così da tenere sotto controllo la località «Sbarra», la dogana che precedeva l'ingresso all'abitato. L'arco è a sesto acuto, una forma tipica del tardo gotico che deriva con ogni probabilità dall'influenza dei Cantelmo, i signori abruzzesi che in quel periodo tenevano queste terre. Nelle spalle sono ancora visibili le sedi in pietra dove si inserivano i perni per aprire e chiudere i battenti. In dialetto il luogo si chiama «Glie Ammarieglie» ed è amato dai sandonatesi per due motivi: è il punto da cui, durante la processione, la statua del patrono «si affaccia» per benedire il paese, ed è il belvedere migliore per fotografare i tetti dall'alto.

Arco dei Francesi e la «Rua»

Il vicolo della Rua ospitava nel 1799 la guarnigione dell'esercito francese che controllava l'ingresso al paese, negli anni della Repubblica napoletana. L'abate Carlo Coletti, che scriveva nel 1800, lasciò una cronaca colorita: «Li perfidi francesi in poco tempo occuparono la fortezza e tutto il Regno; dove arrivavano piantavano un albero che chiamavano della Libertà con coccarda francese dà capo. Nel primo anno fecero delle imposizioni di miglioria alla Città di San Donato. Terre, principi e danarosi, con contribuzioni di grani, vini ed ogni altro commestibile e con ciò cominciò l'Anarchia che sembrava una Babilonia... e per l'orrore della morte, chi fuggiva in un luogo chi in un altro e questo paese si era ripieno di forestieri che fuggivano le straggi e la morte. Finalmente arrivarono gli eserciti Moscoviti, Turchi, Inglesi, tutti a favore del nostro Re, ed uniti con le masse paesane, li discacciarono da questo Regno... ora li nostri hanno liberata Roma, la Romagna e tutta l'Italia, e godiamo la quiete e pace che il Signore ce la conservi». La tradizione locale, che va presa come tale, racconta che il comandante francese volle trasformare il santuario in caserma, entrò con i soldati nonostante i divieti dell'abate, fu colpito dal «male di San Donato», cioè dall'epilessia di cui il santo è protettore, cadde in ginocchio davanti alla statua e, ripresosi, lasciò il santuario rendendo gli onori al patrono. Nessun documento lo conferma; è una leggenda di resistenza popolare, e come tale è preziosa.

Arco delle Origini

Il vicolo delle Origini, con le sue travi in legno, è uno dei passaggi coperti meglio conservati del centro storico ed è stato restaurato nel 1998. Sotto l'arco un trittico dipinto su legno dall'artista locale Luciano Tocci illustra le origini altomedievali del borgo: la primitiva «ecclesia», il possesso longobardo del duca Ildebrando di Spoleto e il duecentesco «Castrum Sancti Donati» dei conti d'Aquino. Sopra le tre scene c'è l'immagine di San Donato d'Arezzo, vescovo e martire delle persecuzioni del IV secolo. È un'opera didattica moderna, non un affresco antico: va guardata come un riassunto in tre quadri della storia che leggete qui.

San Donato Val di Comino (FR)
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I palazzi di San Donato Val di Comino

Palazzo Rufo, oggi Tata-Perrelli: l'aquila bicipite degli Asburgo

Palazzo Rufo è una traccia asburgica nel Mezzogiorno, e per questo è il palazzo più interessante di San Donato Val di Comino. Sull'ingresso principale campeggia un'aquila bicipite scolpita dagli scalpellini sandonatesi: la costruzione risale agli anni del governo austriaco nel Regno di Napoli (1714-1734). La fine del ramo spagnolo degli Asburgo, con la morte di Carlo II, portò sul trono di Spagna Filippo V di Borbone, e la guerra di successione che ne seguì consegnò Milano e Napoli agli austriaci. Il cambiamento politico investì anche questo centro: si decise di costruire un edificio che ospitasse le funzioni militari e amministrative del nuovo governo. Dopo la riconquista borbonica di Napoli nel 1734 il palazzo divenne intendenza borbonica. Nel 1860, all'arrivo dell'esercito garibaldino, fu circondato e preso d'assedio: furono arrestati il notaio Domenico Rufo, funzionario del Regno, e suo fratello don Gaetano, che per gli acciacchi della vecchiaia fu portato in prigione su una sedia. All'interno, oltre all'architettura classica, si vede ancora la cella dove venivano rinchiusi i prigionieri. È un palazzo privato: si guarda dall'esterno, e l'aquila basta.

Palazzo Quadrari e piazza Giustino Quadrari, l'antica piazza Tolosa

Il largo accanto al Duomo si chiamava piazza Tolosa; il sindaco Carlo Coletti lo intitolò allo studioso Giustino Quadrari due anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1871. Quadrari (1800-1871) fu uno dei sandonatesi più illustri: vicino alla corte borbonica di Ferdinando II, che lo stimava, fu presidente della Reale Biblioteca Borbonica, professore di Storia dei Concili all'Università di Napoli e membro del Consiglio generale della Pubblica Istruzione. Studioso di archeologia sacra, papirologia e paleografia, dotato di memoria tenace, fu interprete dei papiri ercolanesi, i rotoli carbonizzati della Villa dei Papiri. Alla morte di Ferdinando II, nel 1859, lesse l'elogio funebre nelle esequie celebrate al Gesù Vecchio, poi stampato a Napoli lo stesso anno, sul tema «Viginti anni et novem annis regnavit, et fecit rectum coram Domino». Nel 1861, con la fine del Regno delle Due Sicilie, lasciò Napoli e tornò al paese natale. Negli anni napoletani aveva fatto restaurare la casa paterna in piazza Tolosa: un palazzo settecentesco di scuola vanvitelliana, su progetto di un architetto napoletano, eseguito dalle maestranze sandonatesi. Lungo la parete dello scalone sono murate epigrafi romane rinvenute nel territorio di San Donato, che hanno interessato studiosi come Heikki Solin e Theodor Mommsen: Mommsen le registrò nel Corpus Inscriptionum Latinarum durante la sua visita del 1876. Un dettaglio che dice molto: il più grande epigrafista dell'Ottocento salì fin quassù per copiare le pietre di una scala.

Palazzo Musilli, palazzo Tempesta, palazzo Sipari-Massa

L'ufficio turistico segnala fra i luoghi d'interesse anche palazzo Musilli, palazzo Tempesta e palazzo Sipari-Massa, i palazzi delle famiglie che hanno fatto la storia civile del paese: i Musilli dell'ingegnere della meridiana, i Tempesta degli scalpellini e del cavalier Giovanni che comprò il convento nel 1808. Si visitano dall'esterno lungo via Maggiore, l'antica via Cascio, e via Duomo: guardate i portali, che sono il catalogo vivente dell'arte scalpellina.

San Donato Val di Comino (FR)
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Le architetture militari di San Donato Val di Comino

La Torre medievale dei conti d'Aquino

La torre è isolata dalle abitazioni e si erge nel punto più alto del borgo, su uno sperone roccioso: misura 5,40 per 5,40 metri di base e 12 di altezza. Dalla sua posizione si domina buona parte della Valle di Comino e del territorio circostante. Non esistono accessi al piano terra: l'ipotesi di un ingresso posto a circa 7 metri di altezza, com'era d'uso nelle torri di avvistamento, è confermata dalla presenza a quel livello dello stipite destro dell'apertura, inserito nello stesso cantonale, e dalla discontinuità del muro con un rattoppo successivo. La collocazione, la mole e la posizione dei punti di osservazione ne fanno un organismo autonomo per il controllo del valico di Forca d'Acero, e in passato una difesa sicura per chi vi si rifugiava. Secondo la tradizione locale la torre fu edificata e orientata in base alla declinazione del sole, come una bussola: indicherebbe i quattro punti cardinali, la direzione dell'Abbazia di Montecassino e la posizione del sole nei giorni degli equinozi e dei solstizi. È un'affermazione affascinante che nessuno studio pubblicato ha misurato; prendetela come ipotesi. Quel che è certo è che la torre è il simbolo del paese: compare nello stemma comunale riconosciuto con decreto del presidente della Repubblica del 13 marzo 1989.

Le mura poligonali e la Fonte di San Fedele

In contrada San Fedele si conservano tratti di mura in opera poligonale, blocchi di calcare tagliati e incastrati senza malta, la tecnica che si ammira in grande ad Alatri e ad Arpino. La tradizione erudita vi riconosce i resti della cinta di Cominium, la città sannita distrutta dai Romani nel 293 a.C. durante la terza guerra sannitica: è un'identificazione discussa da due secoli, perché Cominium è stata cercata in tutta la valle, fra Alvito, Vicalvi e San Donato, senza una prova definitiva. Presso la sorgente e una piccola cappella, alla fine dell'Ottocento, sono stati scavati i resti di una villa rustica romana, una necropoli e iscrizioni oggi conservate nella scuola media del paese, indizi di un'attività economica fiorente in età romana. Il nome della contrada in origine doveva essere «Sancte Felix», San Felice, come suggerisce la forma dialettale «Sante Fele», ed è stato ribattezzato per errore «San Fedele». L'area archeologica è a ingresso libero, la visita richiede meno di un'ora e l'ufficio turistico fornisce audioguide su richiesta. Per chi ama l'archeologia è la sosta più istruttiva del paese, molto più della torre.

La Roccia dei Tedeschi e il fronte di Cassino

La Roccia dei Tedeschi, a 1.214 metri, è uno spuntone che si stacca dai fianchi di Monte Pizzuto, la montagna sopra San Donato. Fu una postazione militare dell'esercito tedesco, che nell'inverno 1943-44 presidiava la Valle di Comino a ridosso della Linea Gustav, in previsione di una sconfitta che maturava sul fronte di Cassino. Con lo sbarco di Anzio e la caduta del fronte nel maggio 1944 le truppe tedesche si ritirarono verso Roma lungo la via Casilina, e quelle di stanza qui si ritirarono verso l'Abruzzo; pochi giorni dopo arrivarono a San Donato i primi soldati alleati risaliti dalla battaglia. Il vecchio racconto li voleva «neozelandesi del reggimento Essex»: l'Essex Regiment era in realtà un reparto britannico, e la Divisione neozelandese combatté a Cassino in un altro settore; in assenza di un documento preciso conviene dire, semplicemente, soldati alleati. La roccia si raggiunge con un sentiero segnato dal CAI, con dislivello serio: scarponi, acqua e almeno tre ore fra andata e ritorno. Il Museo del Novecento e della Shoah organizza uscite guidate fin quassù e alla vicina Grotta degli Ebrei.

Le Reali Miniere di ferro di San Donato Val di Comino

Nel 1774 sulle montagne della Valle di Comino fu individuata una grande quantità di materie prime; alle pendici del massiccio del Monte Meta, con gli scavi, venne alla luce materiale roccioso ricco di ossido di ferro. Nel 1852 Ferdinando II di Borbone potenziò la ricerca mineraria per colmare i bisogni di metallo dei suoi stabilimenti di artiglieria, e nella primavera dello stesso anno una commissione di tecnici trovò in montagna grandi quantità di limonite, il sesquiossido di ferro, e di bauxite. Il minerale estratto scendeva a «Capolavalle», l'attuale piazza Carlo Coletti, in cestoni caricati sui muli; anche le donne partecipavano al trasporto, con la limonite in testa o sulle spalle dentro cesti di vimini. In piazza il materiale veniva pesato, pagato agli operai e avviato alla ferriera di Atina, dove veniva lavorato. L'estrazione durò fino al 1860: con l'Unità d'Italia le miniere e la ferriera vennero abbandonate, e oggi nel vallone di Forca d'Acero se ne vedono i resti lungo i sentieri segnalati dall'ufficio turistico come «Reali Miniere».

La Pietra di San Bernardino, o «pietra dello scandalo»

Fin dai tempi antichi chi vantava un credito poteva recuperarlo pagando una persona incaricata di tormentare il debitore e ricordargli il dovuto. A metà di via Maggiore, vicino all'imbocco di via Rua, è collocata una pietra detta di «San Bernardino» o «pietra dello scandalo», dove il debitore insolvente veniva fatto sedere in pubblico per un numero di ore proporzionato al denaro da restituire. Il nome richiama Bernardino da Siena, il predicatore quattrocentesco che tuonava contro l'usura: la gogna del debitore era un istituto diffuso nei comuni italiani e questa è una delle poche pietre sopravvissute nel Lazio. È facile passarci davanti senza vederla: chiedete.

San Donato Val di Comino (FR)
San Donato Val di Comino (FR)

I vicoli e le piazze di San Donato Val di Comino

Cannesse, il nucleo più antico

Cannesse è l'agglomerato più antico di San Donato Val di Comino, il primo nucleo di case sorto attorno alla rocca e al santuario. Risale all'epoca dell'incastellamento, quando i «nuovi» cittadini cominciarono a costruire le abitazioni a ridosso del Castrum, lungo i percorsi principali, mulattiere e tratturi; il toponimo deriva da «case annesse». Ne uscì un organismo compatto, il borgo medievale vero e proprio. La morfologia del luogo, a forma di ciambella, dà il senso di un posto isolato e chiuso in sé stesso e fa capire sia la vita che vi si conduceva sia le possibilità difensive, ottenute sfruttando la conformazione del terreno. Lo sviluppo del borgo è più accentuato verso ovest per tre ragioni: orografica, perché il pendio è meno ripido rispetto al vallone di Forca d'Acero; climatica, perché è più riparato dai venti freddi da nord; economica, per la presenza dei tratturi della transumanza. Buona parte del vicolo passa all'esterno del paese e conduce a una primitiva Porta Castello, rivolta a maestrale in direzione di Alvito.

Vicolo Marozzi e la memoria di Sant'Urbano

Vicolo Marozzi prende il nome da una delle prime famiglie che popolarono San Donato, proveniente da Sant'Urbano, la «civitas cominense» dell'alto Medioevo che sorgeva a metà strada fra la signoria di Alvito e San Donato e che fu il centro più popolato della valle prima di disgregarsi intorno al 1200. In questi vicoli domina l'architettura medievale: ogni passaggio è collegato agli altri da piccoli porticati e da scalette ripide, ed è qui che si capisce meglio la logica difensiva delle case a schiera.

La Meridiana di piazza Carlo Coletti

La meridiana di San Donato Val di Comino fu realizzata a Napoli nel 1891 su un disegno donato al comune dall'ingegnere Gaetano Musilli, con una colata di piombo fuso su marmo, e collocata a dominare l'antica Capolavalle, oggi piazza Carlo Coletti. Le ore indicate vanno dalle 7.30 del mattino alle 4.30 del pomeriggio, ciascuna divisa in intervalli di cinque minuti; l'ora locale è data dall'ombra dell'asta centrale, lo «stilo». Ma la meridiana fa molto di più. Con le «linee diurne» o di declinazione mostra la traiettoria del moto diurno apparente del sole nei diversi periodi dell'anno, equinozi e solstizi compresi, grazie all'ombra della piastrina rotonda forata fissata sullo stilo; con la curva a forma di 8 allungato, la lemniscata, dà il tempo medio del mezzogiorno di Roma, che è diverso da quello di San Donato; con le ore segnate alle estremità delle linee diurne indica il levare e il tramonto del sole alle date delle singole linee. A completare il quadro sono incisi sul marmo i dati geografici del paese: latitudine nord 41°42', longitudine est rispetto al meridiano di Roma 21'. È uno strumento scientifico di fine Ottocento, non un ornamento: andateci a mezzogiorno vero, con il sole, e confrontate l'ombra con l'orologio del telefono.

Piazza Libertà e il mercato della domenica

Piazza Libertà è la piazza moderna del paese, con il municipio al civico 25/A, e ospita il mercato settimanale la domenica mattina: è il posto giusto per comprare formaggi e prodotti locali prima di salire nel borgo.

San Donato Val di Comino (FR)
San Donato Val di Comino (FR)

Il Museo del Novecento e della Shoah e il Memoriale

Fra il 1940 e il 1944 San Donato Val di Comino fu una «località di internamento libero» del regime fascista: qui furono confinati profughi ebrei stranieri, 25 secondo alcune ricostruzioni e 28 secondo il censimento del progetto «Campi fascisti» basato sugli studi di Anna Pizzuti, il gruppo più numeroso del Lazio, oltre a dieci donne jugoslave internate per motivi politici. Fra loro c'erano Grete Bloch, l'amica e corrispondente di Franz Kafka, e Grete Berger, attrice del cinema muto tedesco. Il 6 aprile 1944, con i tedeschi ancora padroni della valle, sedici internati furono arrestati nella piazza del paese, portati a Regina Coeli, poi a Fossoli e deportati ad Auschwitz nel maggio successivo: tornarono in tre o quattro, secondo le fonti. Fra le vittime la piccola Noemi Levi, di due anni, uccisa all'arrivo con il fratellino Italo. Nove sfuggirono all'arresto grazie ai sandonatesi che li nascosero, e la Grotta degli Ebrei sopra il paese è uno dei rifugi.

Il Museo del Novecento e della Shoah, aperto il 18 giugno 2022 nell'ex palazzo municipale di via Orologio 16, racconta tutto questo in otto sale su circa 200 metri quadrati, con pannelli, proiezioni, teche, ologrammi e schermi tattili su cui sfogliare documenti e diari di guerra: il primo Novecento, l'emigrazione, il fascismo, l'internamento, il fronte di Cassino, la deportazione, l'arrivo degli Alleati, il referendum del 1946 e la ricostruzione di Montecassino. Ha ascensore e montascale per le sedie a rotelle. Il Memoriale della Shoah, inaugurato il 27 gennaio 2023 nella piazza dove il 6 aprile 1944 furono radunati i deportati, è articolato in sette momenti simbolici, dall'Accoglienza all'Europa unita, con due aceri dedicati a Italo e Noemi Levi. Ne fa parte la stele commemorativa ideata dallo scenografo Rai Giuliano Tullio, già inaugurata il 6 aprile 2013 con le autorità e membri della Comunità ebraica di Roma: tagli e solchi profondi nella pietra, attraversati dal filo spinato, per dire le ferite di quel momento storico. Il complesso è inserito nella Liberation Route Europe, l'itinerario della memoria promosso dal Consiglio d'Europa. Il mio consiglio è netto: è il museo più importante della Valle di Comino e va messo in programma, anche a costo di saltare una chiesa.

Una curiosità su San Donato Val di Comino (FR)

Nell'estate del 1942, in piena guerra, San Donato Val di Comino divenne un set cinematografico. Il regista francese Christian-Jaque girò qui gli esterni della sua «Carmen», con Viviane Romance nel ruolo della sigaraia e Jean Marais in quello di don José, un film franco-italiano uscito solo nel 1945 per le vicende belliche. La produzione cercava una zona montuosa e selvaggia, popolata da lupi e orsi, adatta alle sequenze d'azione dei contrabbandieri della Sierra, e facilmente raggiungibile per strada: la statale per Pescasseroli attraverso Forca d'Acero rispondeva a tutti i requisiti. Le riprese toccarono il valico, la Cappelletta e via Mevati. È una curiosità documentata dalle cronache locali e ha un lato amaro: mentre la troupe parigina fingeva l'Andalusia fra i faggi, nello stesso paese vivevano sotto sorveglianza gli ebrei stranieri internati, e a poche centinaia di metri dai riflettori Grete Bloch scriveva le sue lettere. Due anni dopo la valle sarebbe stata il retrofronte della Linea Gustav.

La seconda curiosità è linguistica e riguarda il santo. San Donato è protettore contro l'epilessia, che in tutto il Mezzogiorno si chiamava «male di San Donato»; la leggenda dell'ufficiale francese caduto in ginocchio nel santuario si spiega solo sapendolo. E il patrono è un vescovo di Arezzo, martire nel 304, il cui culto arrivò sull'Appennino laziale attraverso i legami feudali fra Arezzo e Capua dopo il Mille: un pezzo di Toscana in Ciociaria, di cui i sandonatesi vanno fieri senza saperne sempre la ragione.

Una cosa che non ti dice nessuno su San Donato Val di Comino (FR)

Nessuna guida vi dirà che, prima del cristianesimo, questa valle apparteneva a Mefite. Mefite era la divinità italica delle esalazioni sulfuree, delle fonti e degli inferi, venerata dai Sanniti in tutto l'Appennino centrale, e nella Valle di Comino il suo culto è documentato da una colonna conservata nel santuario della Madonna di Canneto, sopra Settefrati, con un'iscrizione in cui un Numerio Satrio Stabilione e altri «fecero dono a Mefite». L'ipotesi degli studiosi locali è che la zona di San Fedele e le sorgenti della Fermentina, sotto San Donato, fossero fra i luoghi del culto, e che il ritratto femminile parzialmente sfigurato conservato nel museo della civiltà contadina sia un'immagine pagana cancellata da mano cristiana. È un'ipotesi, non un fatto: ma spiega perché la sorgente di San Fedele abbia una cappella, e perché la devozione popolare della valle sia sempre stata così legata alle acque e alle grotte.

La seconda cosa che nessuno dice: il borgo non ha mai avuto una cinta muraria vera. Quello che i visitatori scambiano per mura sono le schiere di case addossate, costruite a cerchi concentrici lungo le fortificazioni precedenti, come gli anelli di un tronco. Se guardate il paese dall'Arco di San Donato capirete il disegno: la torre al centro, Cannesse intorno, e poi gli anelli successivi fino alla Porta Orologio del Quattrocento. È la storia demografica del paese scritta nella pietra, e si legge gratis.

Il consiglio che ti do per visitare San Donato Val di Comino (FR)

Salite dal basso, non dall'alto. Lasciate l'auto in piazza Libertà, prendete via Duomo fino a piazza Giustino Quadrari e al Duomo, poi via Maggiore con la Pietra dello scandalo, la Porta Orologio e la sequenza degli spuort' fino alla torre: è il percorso dell'incastellamento al contrario, dal paese moderno al nucleo più antico, e fa capire il borgo meglio di qualunque pannello. Dalla torre scendete verso l'Arco di San Donato per la fotografia e chiudete al santuario. Sono tre ore con calma, quattro con il museo. Portate scarpe con la suola buona: la pietra dei vicoli è lucida e in inverno gela. Il periodo migliore, a mio giudizio, è la fine di agosto, quando in una settimana si concentrano Santa Costanza, il Palio de «La Lotta» e l'ultima coda della festa di San Donato, e la valle è ancora verde; il weekend del 6 e 7 agosto è il più intenso ma anche il più affollato, e bisogna arrivare prima delle dieci per parcheggiare. L'autunno con i faggi di Forca d'Acero in colore è la seconda scelta, e per molti la prima. Evitate le domeniche di gennaio se non sciate: il valico può essere chiuso e il paese, bellissimo sotto la neve, ha pochi locali aperti. Chi vuole una giornata organizzata fra la valle e il parco, con un accompagnatore che sappia raccontare Cominium e la Linea Gustav, la può chiedere a TourLeaderPro, che lavora con piccoli gruppi fuori Roma.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che San Donato Val di Comino è un paese di scalpellini, pochi collegano questo mestiere con Montecassino. Quando nel 1944 l'abbazia fu ridotta a un cumulo di macerie e si decise di ricostruirla «dov'era e com'era», il cantiere ebbe bisogno di centinaia di lavoratori della pietra, e la Valle di Comino, a quaranta chilometri, era il serbatoio naturale: le squadre sandonatesi lavorarono al ritorno della pietra bianca sulla montagna, e nello stesso decennio ricostruirono il loro paese con i ponti e le fontane che vedete. È un fatto risaputo in valle e quasi mai citato nelle guide dell'abbazia, che raccontano la ricostruzione come un'impresa dello Stato e dei monaci. Vale la pena ricordarlo quando si visita Montecassino dopo essere passati di qui.

Altrettanto risaputa e poco citata è la storia mineraria. Nell'immaginario la Ciociaria è terra di pastori e di ulivi; invece fra il 1852 e il 1860 sulle montagne sopra San Donato si estraeva limonite per le fonderie di artiglieria di Ferdinando II, e le donne la portavano a valle nei cesti. Il Regno delle Due Sicilie provava a farsi una siderurgia in casa, con le miniere qui e la ferriera di Atina, e l'Unità spense tutto in pochi anni. Chi percorre i sentieri delle Reali Miniere cammina su uno dei tentativi industriali più dimenticati del Mezzogiorno preunitario.

La foto giusta da fare a San Donato Val di Comino (FR)

La foto giusta è quella dall'Arco di San Donato, «Glie Ammarieglie», la porta a levante: dal suo affaccio si vede il paese intero in discesa, i tetti in coppi a cerchi concentrici intorno alla torre, il campanile del santuario e sullo sfondo la valle fino ad Alvito. È il punto da cui la statua del santo benedice il paese durante la processione, e i sandonatesi lo sanno da secoli. L'ora buona è la seconda metà del pomeriggio, quando la luce arriva da ovest e modella le facciate; la mattina il sole è alle spalle della montagna e il borgo resta in ombra fino a tardi. Con un grandangolo moderato si tiene dentro l'arco a sesto acuto come cornice. La seconda foto è la torre vista dai vicoli di Cannesse, in verticale, con le scale in primo piano: rende l'idea del labirinto. La terza è di dettaglio, una chiave di volta con mascherone su un portale di via Maggiore, con luce radente. Se siete qui il 6 agosto, la foto è una sola e non si ripete: il Caput Lucis, i fuochi che esplodono dalla cima del campanile del santuario sulla piazza al buio, dopo che le luminarie sono state spente. Serve un cavalletto, una posa di qualche secondo e un posto conquistato per tempo sulla piazzetta sotto il campanile. Per i panorami grandi salite invece a Forca d'Acero: dalla strada del valico, a 1.538 metri, la Valle di Comino si vede tutta, e in autunno la faggeta è di un rosso che non ha bisogno di filtri.

San Donato Val di Comino (FR)
San Donato Val di Comino (FR)

La storia di San Donato Val di Comino

Cominium e i Sanniti

Secondo fonti discusse da tempo, le origini di San Donato Val di Comino vanno ricollegate a Cominium, l'avamposto sannita distrutto nel 293 a.C. dagli eserciti di Roma nella terza guerra sannitica, che gli studiosi collocano nella Valle di Comino, nel territorio oggi diviso fra Alvito, Vicalvi e San Donato. Le mura poligonali di San Fedele sono l'indizio principale, ma non la prova. La villa rustica e la necropoli scavate presso la fonte alla fine dell'Ottocento documentano comunque una presenza romana stabile.

Il santo, i Longobardi e il documento del 778

L'edificazione di un primo santuario dedicato a San Donato sarebbe coeva, o di poco successiva, al 304, anno del martirio del vescovo di Arezzo: è una tradizione, non un documento. Il territorio cominese passò poi ai Longobardi nella Langobardia Minor. Il primo documento noto con il toponimo, «Ecclesiam Sancti Donati in territorio Cumino», è del 778, l'anno della cessione fatta da Ildebrando, duca di Spoleto, al monastero di San Vincenzo al Volturno.

Il Garigliano, Sant'Urbano e l'incastellamento

Le vicende successive sono legate alla battaglia del Garigliano del 915, che liberò la zona dai Saraceni e avviò la migrazione delle popolazioni del Beneventano, del Cassinate e di Itri verso la protetta valle del Liri e i monti al confine fra Lazio e Abruzzo. Nacquero così i primi borghi della valle, e il più popolato, tanto da essere definito «civitas» e «oppidum», fu Sant'Urbano, all'estremità settentrionale della valle fra gli attuali territori di Alvito e San Donato. La disgregazione di Sant'Urbano portò intorno al 1200 una parte dei suoi abitanti a stabilirsi attorno alla primitiva chiesa di San Donato: è l'incastellamento, con l'edificazione della torre e delle case-mura a difesa del nucleo.

I d'Aquino, i Cantelmo, i Cardona e i cinquemila abitanti

San Donato Val di Comino fu legato all'Abruzzo in termini economici, per la transumanza, e politici, perché appartenne alle famiglie dei d'Aquino, dei Cantelmo e dei Cardona. Fino al 1807 conobbe uno sviluppo economico e demografico notevole, superò i cinquemila abitanti e annesse l'abitato di Gallinaro. Nel 1799 subì l'occupazione francese raccontata dall'abate Coletti, nel 1808 la soppressione murattiana del convento, nel 1860 l'assedio garibaldino di palazzo Rufo.

Dall'Unità ai terremoti

Dopo l'Unità d'Italia il paese fu coinvolto nel brigantaggio postunitario, come tutta la fascia di confine fra Lazio pontificio e Regno; nel 1915 fu colpito dal terremoto della Marsica, quello di Avezzano, e cominciò un forte spopolamento alimentato dall'emigrazione verso gli Stati Uniti. Nel 1927 il regio decreto che istituì la provincia di Frosinone vi inserì San Donato, staccandolo dalla provincia di Caserta, cioè dalla Terra di Lavoro: un dato che spiega perché questo paese, oggi laziale, abbia storia, dialetto e cucina napoletani. La seconda guerra mondiale portò l'internamento degli ebrei stranieri, la presenza tedesca sul Monte Pizzuto e la deportazione del 6 aprile 1944. Il boom economico non riportò mai i cinquemila abitanti, e il 7 maggio 1984 un grave terremoto con epicentro proprio nel comune danneggiò il centro e i paesi abruzzesi di Pescasseroli, Barrea e Alfedena. Dagli anni Novanta, con la valorizzazione culturale della Valle di Comino, l'economia si è orientata sul turismo, con i risultati che la Bandiera arancione certifica.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 778 è la data di nascita documentaria di San Donato Val di Comino: il duca Ildebrando di Spoleto cede la chiesa di San Donato «in territorio Cumino» al monastero di San Vincenzo al Volturno, e il nome entra nella storia scritta. Nel 1574 l'umanista Giulio Prudentio, nella sua «Discrittione d'Alvito et suo Contato», descrive la festa del patrono con parole che valgono ancora: «Nel dì di San Donato poche sono le casate che non facciano apparecchi per quanti dalla Terra o forastieri vorranno andare a mangiarvi, et quello se reputa più honorato più ne accoglie. Pare a loro che quanto più spendono, più se li accresca d'ogni bene et di sanità: officio veramente laudabile da persone caritative, timorate de Dio et che amano il prossimo». Nel XVI secolo il capitano Antino Tocco impicca tre briganti sotto la Porta Orologio, e le tre croci sono ancora lì. Nel 1652 Innocenzo X chiude il convento, riaperto due anni dopo. Nel 1756 arrivano da Roma le reliquie di Santa Costanza, accolte con onori regali. Nel 1799 i francesi piantano l'albero della Libertà e occupano il paese. Nel 1852 Ferdinando II apre le Reali Miniere. Nel 1860 i garibaldini assediano palazzo Rufo e arrestano i fratelli Rufo. Nel 1876 Theodor Mommsen sale a copiare le epigrafi di palazzo Quadrari. Nel 1878 una principessa Bonaparte passa l'estate nel convento. Nel 1891 viene posata la meridiana. Nel 1915 il terremoto di Avezzano scuote il paese. Nell'estate del 1942 si gira «Carmen». Il 6 aprile 1944 sedici ebrei internati vengono arrestati nella piazza e deportati: è l'avvenimento più grave della storia del paese, e il memoriale del 2023 lo fissa nel luogo esatto. Il 7 maggio 1984 il terremoto con epicentro a San Donato danneggia il centro storico. Il 18 giugno 2022 apre il Museo del Novecento e della Shoah. Una storia lunga dodici secoli in un paese di duemila abitanti: è questo che rende San Donato Val di Comino diverso da un borgo qualunque.

Chi è passato da San Donato Val di Comino (FR)

Da San Donato Val di Comino sono passati, per scelta o per forza, personaggi che non ci si aspetterebbe in un paese di montagna. Ildebrando duca di Spoleto vi lascia il nome nel 778, con la donazione al Volturno. I conti d'Aquino, la famiglia di Tommaso d'Aquino, ne sono i signori nel Duecento e danno il nome alla torre; i Cantelmo lasciano l'arco a sesto acuto. Fra' Tommaso Ricci, il cappuccino nato qui nel 1578, porta il nome del paese a Napoli, dove muore nel 1648 fra racconti di prodigi che Giambattista Vico registra. Giustino Quadrari, nato qui nel 1800, siede alla Reale Biblioteca Borbonica e legge l'elogio funebre di Ferdinando II; nel 1861 torna e muore nel suo palazzo nel 1871. Theodor Mommsen, premio Nobel per la letteratura nel 1902 e autore della Storia di Roma, visita il paese nel 1876 per il Corpus Inscriptionum Latinarum, e Heikki Solin, il grande epigrafista finlandese, studierà le stesse pietre un secolo dopo. La principessa Anna Carolina Bonaparte trascorre l'estate del 1878 nel convento, ospite del medico Quintino Fabrizio. L'abate e sindaco Carlo Coletti, cronista dell'invasione francese e primo cittadino dal 1870 al 1893, dà il nome alla piazza della meridiana. Christian-Jaque, Viviane Romance e Jean Marais girano «Carmen» nell'estate del 1942. Grete Bloch, la donna a cui Kafka scrisse decine di lettere fra il 1913 e il 1914, e Grete Berger, attrice del muto tedesco, vivono qui da internate fra il 1940 e il 1944 e da qui vengono deportate ad Auschwitz. Negli anni recenti il Teatro d'estate ha portato in piazza Quadrari e in piazza Cavour Lello Arena, Enrico Brignano, Giobbe Covatta, Luigi De Filippo, Paolo Ferrari, Pippo Franco, Nino Frassica, Oreste Lionello, Anna Mazzamauro e Dado. E ogni 6 agosto passano di qui, a piedi e con le fiaccole, i pellegrini di Monte San Giovanni Campano, che sono i visitatori più fedeli di tutti.

San Donato Val di Comino (FR)
San Donato Val di Comino (FR)

Le feste di San Donato Val di Comino

La Festa di San Donato, 6-8 agosto

Le origini della festa del patrono affondano nell'alto Medioevo, all'VIII secolo, quando il territorio era sotto il Ducato longobardo di Spoleto, e già nel 1574 Giulio Prudentio la descriveva come una gara di ospitalità fra le famiglie. Il rito è rimasto quasi immutato: la novena, l'arrivo dei pellegrini, il giorno della vigilia, l'inno popolare, la veglia notturna, la vestizione del santo da parte della confraternita e la processione per i vicoli del borgo con la statua che si affaccia da Glie Ammarieglie. La notte fra il 6 e il 7 agosto, la vigilia, una fiaccolata accompagna i pellegrini che faranno la lunga veglia nel santuario: sfilano per il centro storico fino alla piazzetta sotto il campanile, il concerto bandistico si interrompe, le luminarie vengono spente e, con la piazza al buio e gremita, comincia il Caput Lucis, i fuochi pirotecnici sparati dalla sommità del campanile che illuminano il paese dall'alto. Oggi come in passato i pellegrini più numerosi vengono da Monte San Giovanni Campano. Negli anni Venti del Novecento la festa costava al paese circa 15.000 lire, cifra enorme per un comune di montagna. Il menù della festa è l'abbacchio alla brace e l'abbuoto, l'involtino di interiora di agnello. Per l'edizione 2026 e le date esatte consultate il sito dell'ufficio turistico.

La Festa di Santa Costanza, ultima domenica di agosto

La compatrona si festeggia l'ultima domenica di agosto, soprattutto dai giovani e dalle «cipolle», come si chiamano scherzosamente le zitelle del paese: rievocazione in costume, giochi popolari del Settecento e dell'Ottocento, veglia notturna, il settecentesco «Mercatino di Santa Costanza» dedicato ai cocci e alle cipolle, l'antico menù della festa a base di cipolle riproposto nelle locande ricostruite lungo via Duomo, fuochi d'artificio, concerti e una processione solenne in cui la santa è portata in trionfo da dodici paggi in abito settecentesco. Il culto non è mai venuto meno, ma alla fine degli anni Novanta si era molto affievolito: l'allora parroco don Giuseppe Siciliano, con la Pro Loco coordinata da Rosanna Tempesta e con lo storico locale Luca Leone, decise di ripristinarlo in tutta la sua solennità, e da allora si rinnova ogni anno il gemellaggio con i fedeli di Rosciolo dei Marsi, in provincia dell'Aquila. Il piatto della festa è lo spezzatino con le cipolle.

Palio, festa contadina, autunno e Natale

L'ultimo sabato di agosto si corre il Palio de «La Lotta»; a settembre si tiene la Festa contadina e a novembre «Il Gusto dell'autunno», dedicato ai prodotti della stagione. «Natale insieme», da metà dicembre alla domenica dopo l'Epifania, comprende mercatini d'arte e di artigianato, fuochi d'artificio e spettacoli, con la fiaccolata di Natale del 26 dicembre. A fine luglio il festival «Via di Banda» porta bande musicali, artisti di strada e acrobati nelle piazze del borgo. Le date cambiano ogni anno e vanno controllate sul sito dell'ufficio turistico.

Il Teatro d'estate

Da anni la rassegna estiva alterna compagnie nazionali. Quando le scenografie sono contenute gli attori recitano nello spazio delimitato dalla chiesa di Santa Maria e San Marcello e da un palazzo settecentesco, in piazza Giustino Quadrari; quando la compagnia porta una scenografia grande si sposta in piazza Cavour, molto più ampia. Negli ultimi anni si è dato più spazio alla comicità, e sul palco sono passati Lello Arena, Enrico Brignano, Giobbe Covatta, Luigi De Filippo, Paolo Ferrari, Pippo Franco, Nino Frassica, Oreste Lionello, Anna Mazzamauro e Dado.

Tradizioni e cucina di San Donato Val di Comino

La casa contadina di un tempo

Nelle abitazioni di un tempo gli spazi erano angusti: in un angolo il forno per il pane, il focolare con la catena sotto la cappa da cui pendeva il paiolo di rame quasi sempre pieno di patate, un tavolo, poche sedie impagliate, lo scranno, «l'arca» dove si conservava il pane. Fino al 1916 si faceva luce con lumi a petrolio, a olio e candele. L'olio e il vino erano custoditi gelosamente: erano il tesoro della campagna sandonatese. Il pane di grano era un lusso; si mangiava pane rosso, mescolato con la segale, con i fichi di stagione; la carne compariva di rado, ma non mancavano il vino, la polenta e le verdure. Scarseggiava il sale, che si barattava con le uova delle galline che ognuno teneva in una piccola stalla sotto casa.

Il calendario dei dolci e dei piatti

A Natale si preparavano i «ciamm'llitt», ciambelline di varia forma con farina e patate lesse, e le «cr'spelle»; a Capodanno la «cic'r'cchiata», palline di pasta frolla ricoperte di miele, e i chicchi di granturco bolliti e conditi a insalata; alla Befana fichi secchi, noci, uova sode e castagne; a Pasqua il ciambellone di pane bianco con le uova sode modellato a forma di bambola, e la frittata. In agosto le feste patronali portano in tavola l'abbacchio alla brace e l'abbuoto per San Donato, lo spezzatino con le cipolle per Santa Costanza. Il prodotto di oggi da cercare al mercato della domenica e nei caseifici della valle è la marzolina della Val di Comino, il formaggino di capra stagionato che il Touring Club cita come eccellenza, insieme ai pecorini e all'olio; i vini della zona rientrano nel disciplinare della DOC Atina, a base cabernet. Un consiglio da chi frequenta la valle: comprate la marzolina in paese, non nei supermercati di Sora, e chiedete quella stagionata in olio.

Natura, sport e il Parco nazionale a San Donato Val di Comino

San Donato Val di Comino è uno dei crocevia per passare dal versante laziale a quello abruzzese attraverso Forca d'Acero, il valico appenninico a 1.538 metri che apre sulla Val Fondillo e su Opi e Pescasseroli: la strada regionale del valico è una delle più belle del Lazio, chiusa a tratti d'inverno per neve. Le attività all'aria aperta sono molte: escursionismo sui sentieri del CAI e dell'ufficio turistico, sci a Forca d'Acero quando la neve tiene, arrampicata, mountain bike fra fontanili e sorgenti, e soprattutto il volo libero, perché le correnti della Valle di Comino permettono di lanciarsi con parapendio e deltaplano dodici mesi l'anno. Le faggete di Forca d'Acero e il territorio del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ospitano l'orso bruno marsicano, il lupo, il cervo e il camoscio appenninico; l'orso passa anche sul versante laziale, e la Val di Comino è una delle zone dove i suoi avvistamenti si sono fatti più frequenti. Dal paese partono i percorsi di trekking urbano e i sentieri di montagna descritti sul sito dell'ufficio turistico, con la Roccia dei Tedeschi e la Grotta degli Ebrei come mete storiche. Per chi viaggia in inglese, la guida dell'Abruzzo di ItalyPlanner copre il versante oltre il valico.

San Donato Val di Comino (FR)
San Donato Val di Comino (FR)

Cosa c'è intorno a San Donato Val di Comino

Con pochi chilometri in più si raggiungono Posta Fibreno e il suo lago, riserva naturale con l'isola galleggiante, Alvito con il castello dei Cantelmo, Vicalvi, Settefrati con la Valle di Canneto e il santuario della Madonna di Canneto, meta di pellegrinaggi da tutto l'Appennino, Gallinaro, Picinisco e Campoli Appennino. Un po' più lontano ci sono Arpino, patria di Cicerone, Aquino, Atina con la ferriera borbonica, Sora, Isola del Liri con la cascata in centro, Arce e Cassino con l'Abbazia di Montecassino. Oltre il valico, in Abruzzo, Pescasseroli e Scanno. Verso Roma, sulla strada del ritorno, Veroli e l'abbazia di Casamari. In una giornata da Roma si fanno bene San Donato e Posta Fibreno, oppure San Donato e Montecassino; chi vuole tutto deve dormire in valle.

Quando andare, con i bambini, accessibilità e costi

Il periodo migliore va da maggio a ottobre; agosto è il mese delle feste e delle folle, ottobre quello dei colori. In inverno il paese è a 721 metri e gela: bello, ma con i vicoli scivolosi. Con i bambini la visita funziona se la si trasforma in una caccia: le chiavi di volta con i mascheroni, le tre croci sotto la Porta Orologio, la pietra dello scandalo, la meridiana da leggere a mezzogiorno; il museo della Shoah è adatto dai dieci anni in su, con i laboratori didattici pensati per le scuole. L'accessibilità del borgo è limitata per definizione, con scale e pendenze ovunque; sono accessibili in sedia a rotelle piazza Libertà, il Duomo e piazza Quadrari, e il museo ha ascensore e montascale. I costi sono minimi: il borgo, le chiese, la torre dall'esterno, la meridiana, le mura di San Fedele e i sentieri sono gratuiti; si paga il museo, a tariffa da chiedere, e il parcheggio è libero. Non esistono biglietti da prenotare, salvo per gruppi al museo e per le visite guidate dell'ufficio turistico. Per un'esperienza aziendale o un team building fuori Roma nella Valle di Comino si può chiedere un progetto a TourLeaderPro.

San Donato Val di Comino (FR)
San Donato Val di Comino (FR)

Domande veloci su San Donato Val di Comino (FR)

Dove si trova San Donato Val di Comino?

In provincia di Frosinone, nella Valle di Comino, a 721 metri di quota, ai piedi del valico di Forca d'Acero e dentro il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, al confine con l'Abruzzo.

Quanto dista San Donato Val di Comino da Roma?

Circa 130 chilometri per l'A1 con uscita a Ferentino e poi Sora: un'ora e mezza abbondante di auto, due nelle ore di punta.

Come si arriva a San Donato Val di Comino con i mezzi pubblici?

Treno regionale Roma-Cassino e poi autobus Cotral da Cassino, oppure Cotral da Roma Anagnina a Sora e coincidenza per San Donato. Le corse sono poche, soprattutto la domenica: controllate gli orari sul sito Cotral.

Quanto costa visitare San Donato Val di Comino?

Il borgo, le chiese, le porte, la meridiana e le mura di San Fedele sono gratuiti. Si paga solo il Museo del Novecento e della Shoah, con tariffa da chiedere al museo o all'ufficio turistico.

Quanto tempo serve per visitare San Donato Val di Comino?

Tre ore per il borgo e il santuario, quattro con il museo, la giornata intera con la Roccia dei Tedeschi o una salita a Forca d'Acero.

Serve prenotare?

No per il borgo e le chiese. Sì per i gruppi al museo, per le visite guidate e le audioguide dell'ufficio turistico di piazza Carlo Coletti.

Quali sono gli orari del Museo del Novecento e della Shoah?

In inverno apre il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19; in estate gli orari cambiano e vanno chiesti al 389 5144405. Si trova in via Orologio 16.

Dove si parcheggia a San Donato Val di Comino?

In piazza Libertà e lungo la strada di accesso al paese, gratuitamente. Nei giorni di festa conviene arrivare prima delle dieci.

San Donato Val di Comino è adatto alle sedie a rotelle?

Solo in parte: piazza Libertà, il Duomo e piazza Quadrari sì; il borgo alto, la torre e gli spuort' no, per scale e pendenze. Il museo ha ascensore e montascale.

San Donato Val di Comino con i bambini?

Sì, purché si cammini: mascheroni sui portali, croci dei briganti, pietra dello scandalo e meridiana tengono viva l'attenzione. Il museo è consigliato dai dieci anni.

Quando si festeggia San Donato?

Dal 6 all'8 agosto, con la fiaccolata e il Caput Lucis nella notte della vigilia fra il 6 e il 7 e la processione per i vicoli.

Quando si festeggia Santa Costanza a San Donato Val di Comino?

L'ultima domenica di agosto, con il mercatino dei cocci e delle cipolle lungo via Duomo e la processione con i dodici paggi.

Perché San Donato Val di Comino è famoso per gli scalpellini?

Per le famiglie di lapicidi che dal Settecento hanno scolpito i portali e le chiavi di volta del paese, ricostruito il borgo dopo la guerra e lavorato a Montecassino; molti emigrarono a Quincy, la città del granito nel Massachusetts.

Cosa sono gli spuort' di San Donato Val di Comino?

I passaggi coperti del borgo medievale, ciascuno con un nome: della Peste, della Provvidenza, delle Origini, dell'Alluvione, di Fra' Tommaso.

Cosa si può vedere gratis a San Donato Val di Comino?

Praticamente tutto: santuario, Duomo, porte, archi, torre dall'esterno, meridiana, palazzi dall'esterno, memoriale della Shoah, mura poligonali di San Fedele e sentieri.

Che differenza c'è fra San Donato Val di Comino e Alvito?

Alvito, a pochi chilometri, è il capoluogo storico del ducato con il castello dei Cantelmo e i palazzi nobiliari; San Donato è il borgo di montagna degli scalpellini e del santuario, più compatto e più alto. Si visitano bene insieme.

Si può salire sulla torre di San Donato Val di Comino?

No: la torre non ha accessi dal piano terra e si ammira dall'esterno, dal punto più alto del borgo.

Si possono fare foto nel santuario e nel museo?

Nel santuario sì, senza flash e fuori dalle funzioni; nel museo chiedete al personale, alcune sale con proiezioni non lo consentono.

Cosa si mangia a San Donato Val di Comino?

Marzolina e pecorini della Val di Comino, olio, abbacchio alla brace e abbuoto ad agosto, spezzatino con le cipolle per Santa Costanza, vini della DOC Atina.

Forca d'Acero è aperta d'inverno?

Di norma sì, ma il valico a 1.538 metri può essere chiuso per neve: informarsi prima di partire, soprattutto se si vuole proseguire per Opi e Pescasseroli.

Dove si trova la Roccia dei Tedeschi?

A 1.214 metri sul Monte Pizzuto, sopra il paese, raggiungibile con un sentiero CAI in circa tre ore fra andata e ritorno; il museo organizza escursioni guidate.

Esiste una guida in inglese di San Donato Val di Comino?

Il sito dell'ufficio turistico ha una versione inglese; su ItalyPlanner si trovano le guide in inglese del Lazio, di Montecassino e di Pescasseroli.

Accompagno gruppi in Ciociaria da molti anni e San Donato Val di Comino resta il paese che i viaggiatori ricordano di più, non per un monumento ma per la coerenza: un borgo che si è costruito da solo con le proprie pietre, che ha nascosto chi poteva nascondere e ha messo una stele dove non è riuscito, e che ancora spegne le luci per guardare i fuochi dal campanile. Andateci fuori stagione, salite fino alla torre e restate zitti cinque minuti sull'affaccio di Glie Ammarieglie: capirete perché la Bandiera arancione qui non è una formalità.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

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IndirizzoSan Donato Val di Comino (FR), Borghi e paesini, Vicino Roma
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