Lago di Alviano (TR) – Oasi WWF

Il Lago di Alviano si trova in Umbria, in provincia di Terni, nel tratto basso della valle del Tevere, a poco più di un’ora e mezza di automobile da Roma. La prima cosa da mettere in chiaro, perché è quella che cambia il modo di guardare il posto, è che non si tratta di un lago naturale: lo specchio d’acqua nasce nel 1963 da uno sbarramento del fiume Tevere realizzato per ragioni idroelettriche, a valle del Lago di Corbara, e ha quindi poco più di sessant’anni. Intorno a quell’invaso, con il progressivo impaludamento delle sponde e l’arrivo di migliaia di uccelli migratori, è cresciuta una delle aree umide più importanti dell’Italia centrale, gestita dal 1990 dal WWF Italia e nota come Oasi naturalistica di Alviano. L’area protetta copre una superficie di circa 900 ettari, di cui circa 400 di acque in gran parte paludose, con una profondità che si attesta mediamente sui 30 centimetri: un dato che da solo spiega perché qui non si venga a fare il bagno né a navigare, ma a guardare.

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L’ingresso dell’oasi si trova nella frazione di Madonna del Porto, nel comune di Guardea, mentre il perimetro dell’area protetta si estende anche nei comuni di Alviano, Montecchio e Civitella d’Agliano, quest’ultimo già in provincia di Viterbo. L’oasi fa parte del Parco fluviale del Tevere, che comprende anche il Lago di Corbara e le Gole del Forello, ricade in un Sito di Importanza Comunitaria (SIC IT5220011) ed è anche Zona di Protezione Speciale. L’attrezzatura per il visitatore è quella classica delle aree umide: sentieri, camminatoi sull’acqua, torrette e capanni di avvistamento per l’osservazione degli uccelli, oltre a un Centro di Educazione Ambientale con uno stagno didattico. Una avvertenza che conviene leggere prima di mettersi in macchina: l’oasi ha aperture stagionali e le visite si svolgono in larga parte su prenotazione, con calendari che cambiano di anno in anno e che dipendono dal ciclo dell’avifauna e dal livello dell’acqua. Orari, giorni e condizioni di ingresso vanno chiesti direttamente al gestore, e nel corso di queste righe non troverete mai un orario o una tariffa inventati per comodità. Chi combina la giornata con la parte alta della valle può leggere anche le pagine di Orvieto, di Civita di Bagnoregio e del Lago di Bolsena, tutti a breve distanza.

Dove si trova il Lago di Alviano e come ci si arriva davvero

La geografia, qui, conta più di quanto una mappa sommaria lasci intuire. Il Lago di Alviano occupa il fondovalle del Tevere nel punto in cui il fiume, uscito dalla stretta di Corbara e dalle Gole del Forello, rallenta e si allarga in una piana alluvionale. A ovest, a pochi chilometri in linea d’aria, comincia il Lazio con la rupe di Civita di Bagnoregio; a est si alzano i rilievi che portano verso Amelia e la conca ternana; a nord la valle risale verso Todi e Perugia. Questa posizione di cerniera fra Umbria e alto Lazio è la ragione per cui l’oasi funziona da stazione di sosta per l’avifauna migratrice, e insieme la ragione per cui in una sola giornata si può passare da un capanno di birdwatching a un centro storico medievale senza guidare per più di venti minuti.

In auto: la direttrice Orte Orvieto e la discesa verso il fondovalle

Da Roma la strada naturale è l’autostrada A1 in direzione Firenze, con uscita nella zona fra Orte e Orvieto a seconda del punto esatto in cui si vuole scendere nella valle. Da lì si prende la viabilità ordinaria del fondovalle tiberino, che segue il fiume e tocca in successione i centri di Attigliano, Alviano scalo, Guardea e Montecchio. L’alternativa non autostradale è la superstrada che da Orte risale verso Terni oppure, per chi arriva dal versante viterbese, la rete di strade provinciali che scendono da Civitella d’Agliano e da Lugnano in Teverina verso il fiume. Chi viene dal Lazio settentrionale, per esempio da Viterbo o dall’area del Lago di Bolsena, si trova in vantaggio: la distanza dalla rupe di Civita di Bagnoregio è nell’ordine dei quattro chilometri in linea d’aria, e anche il collegamento stradale, per quanto tortuoso, resta breve.

Il punto su cui conviene essere precisi è l’ultimo tratto. L’ingresso dell’oasi non si trova nel centro abitato di Alviano, che sorge in collina a qualche chilometro dal fiume, e nemmeno nel capoluogo di Guardea, anch’esso in posizione elevata. L’accesso risulta collocato in fondovalle, nella frazione di Madonna del Porto, lungo la strada che costeggia il bacino. Chi imposta il navigatore sul nome del paese di Alviano rischia di ritrovarsi davanti a un castello medievale con una vista magnifica e nessun capanno di avvistamento nel raggio di cinque chilometri. È l’errore più comune e il più facile da evitare: si imposta la frazione, non il comune.

In treno: la linea del fondovalle tiberino

Il fondovalle del Tevere è servito dalla ferrovia che collega Orte a Terni e prosegue verso Spoleto e Foligno, con fermate nei piccoli scali della valle. La stazione di riferimento per questa parte della valle è quella di Alviano scalo, che si trova in pianura e non nel paese alto. Va detto con franchezza che il treno risolve solo metà del problema: dalla stazione all’ingresso dell’oasi resta un tratto che non si copre comodamente a piedi con un binocolo e un cavalletto sulle spalle, e il trasporto pubblico locale in queste valli è dimensionato sugli studenti e sui pendolari, non sui visitatori in giornata. La mia opinione, da chi organizza uscite di questo tipo, è che il treno abbia senso solo se qualcuno vi viene a prendere alla stazione o se avete messo in conto una bicicletta. Per tutti gli altri casi l’automobile resta la soluzione realistica.

L’ingresso, il centro visite e la prenotazione

L’ingresso dell’oasi risulta collocato nel territorio comunale di Guardea, in località Madonna del Porto. Qui si trovano la struttura di accoglienza e il Centro di Educazione Ambientale intitolato all’oasi, che cura anche uno stagno didattico usato per attività di ricerca scientifica e per i programmi rivolti alle scuole. La visita, nella pratica delle oasi WWF italiane, si svolge in giornate e fasce orarie stabilite dal gestore, spesso con accompagnamento e quasi sempre con prenotazione, soprattutto per i gruppi e per le scolaresche. Le aperture sono stagionali e seguono il calendario naturale del sito, che nelle aree umide di questo tipo ha il suo momento più interessante fra l’autunno e la primavera.

Non troverete in queste righe un orario, un prezzo del biglietto o un calendario: sarebbero informazioni destinate a invecchiare male e a farvi trovare un cancello chiuso. La regola che do sempre ai gruppi che accompagno è semplice: si telefona o si scrive prima, si chiede se in quella data l’oasi è aperta, se la visita è libera o accompagnata e in che condizioni si trovano i sentieri, perché dopo una piena del Tevere alcuni camminatoi possono risultare impraticabili. Il riferimento istituzionale è il WWF Italia, che gestisce l’area dal 1990, mentre il sito dedicato all’Oasi naturalistica di Alviano è il canale specifico del posto.

Oasi Naturalistica WWF Lago di Alviano
Oasi Naturalistica WWF Lago di Alviano: la piana umida del fondovalle tiberino vista dai percorsi interni, con i canneti che segnano il passaggio fra acqua bassa e terraferma

Che cosa è davvero il Lago di Alviano: un invaso, non un lago naturale

Qui serve chiarezza, perché il nome inganna e perché la natura artificiale del bacino spiega quasi tutto quello che si vede sul posto. Il Lago di Alviano è un invaso, cioè un lago di sbarramento creato dall’uomo mettendo una traversa sul corso del Tevere. La realizzazione risale al 1963 e risponde a una esigenza tecnica precisa: regolamentare le acque in uscita dal Lago di Corbara, a monte, per poterle sfruttare a fini energetici. In altre parole il bacino di Alviano nasce come opera idraulica di servizio, un tassello di un sistema idroelettrico che lungo il Tevere e i suoi affluenti ha modificato il regime del fiume in modo profondo.

La conseguenza è che questo specchio d’acqua non ha nulla in comune con i laghi vulcanici del Lazio, quelli di Bolsena, di Vico o di Bracciano, che occupano crateri profondi decine o centinaia di metri e hanno acque limpide e fondali ripidi. Ad Alviano l’acqua è poca, torbida, ricca di sedimento fine portato dal fiume, e la profondità media si attesta sui 30 centimetri. Chi arriva immaginando una distesa blu resta spiazzato: quello che si vede è una piana allagata, con isolotti, barre di sabbia, canneti, bracci morti e ampie zone in cui l’acqua e la terra si distinguono a fatica.

Perché l’invaso si è trasformato in palude

Il meccanismo è quello che interessa ogni lago artificiale di fondovalle e che i tecnici chiamano interrimento. Il Tevere arriva carico di materiale solido; la traversa rallenta la corrente; il materiale si deposita sul fondo del bacino invece di proseguire verso valle. Anno dopo anno la capacità d’invaso si riduce e la profondità cala, finché il lago smette di comportarsi da lago e comincia a comportarsi da palude. Ad Alviano il processo è stato rapido e vistoso, tanto che il progressivo impaludamento viene indicato come il fatto centrale della storia recente del bacino.

Dal punto di vista dell’ingegneria idraulica è un problema. Dal punto di vista naturalistico è stata una fortuna enorme, e vale la pena dirlo senza giri di parole: le aree umide di bassa profondità sono esattamente l’ambiente di cui gli uccelli acquatici hanno bisogno, e in Italia centrale ne sono rimaste pochissime dopo un secolo e mezzo di bonifiche. Trenta centimetri d’acqua su centinaia di ettari significano cibo raggiungibile per aironi, spatole, anatre di superficie e limicoli; significano canneto che si espande; significano isolotti su cui nidificare al riparo dai predatori terrestri. Un errore tecnico di lungo periodo si è tradotto in un guadagno ecologico che nessun progetto di ripristino avrebbe potuto ottenere in tempi altrettanto brevi.

Dalla traversa all’oasi: come è nata l’area protetta

Quando migliaia di uccelli in migrazione hanno cominciato a fermarsi con regolarità sulle acque basse, la questione è diventata di gestione del territorio. Le amministrazioni locali, insieme al WWF Italia e all’Enel, hanno promosso la trasformazione dell’area in oasi naturale, che ha preso il nome di Oasi naturalistica di Alviano. La gestione da parte del WWF Italia risale al 1990, e l’oasi è oggi una delle più estese fra quelle dell’associazione in Italia.

I numeri del Lago di Alviano

Riassumo i dati principali, quelli che vale la pena avere in testa prima di arrivare. La superficie complessiva dell’oasi è di circa 900 ettari, dei quali circa 400 sono occupati da acque in gran parte paludose: gli altri 500 circa sono bosco igrofilo, prati umidi, coltivi di margine e fasce di transizione. La profondità media si attesta sui 30 centimetri. L’anno di realizzazione dello sbarramento è il 1963. La gestione WWF data dal 1990. Il bacino si colloca sotto il Lago di Corbara e si trova a circa quattro chilometri da Civita di Bagnoregio e a circa otto dal Lago di Bolsena, secondo le distanze indicate dalle fonti locali.

Sul piano della tutela, l’area ricade in un Sito di Importanza Comunitaria identificato dal codice IT5220011 ed è anche Zona di Protezione Speciale, cioè rientra nelle due categorie della rete europea Natura 2000 che riguardano rispettivamente gli habitat e le specie di uccelli. Non è una etichetta formale: comporta obblighi di valutazione per qualsiasi intervento che possa incidere sul sito, ed è la ragione per cui l’accesso è regolato e non libero.

L’oasi WWF del Lago di Alviano: che cosa si vede e come funziona la visita

Sentieri, camminatoi sull’acqua e strutture di osservazione

L’area è attrezzata con sentieri, camminatoi sull’acqua e torrette di avvistamento per l’osservazione degli uccelli. I camminatoi, cioè le passerelle di legno sopraelevate che attraversano tratti allagati e canneti, sono la soluzione standard per portare le persone dentro l’ambiente umido senza calpestarlo e senza bagnarsi: consentono di arrivare a pochi metri dal canneto, che è l’habitat in cui vivono specie altrimenti invisibili come il tarabusino o il tarabuso, e riducono a zero il disturbo sul substrato.

Il Centro di Educazione Ambientale e lo stagno didattico

All’interno dell’oasi si trova il Centro di Educazione Ambientale intitolato all’Oasi di Alviano, che cura uno stagno didattico nel quale si svolgono anche attività di ricerca scientifica. Lo stagno didattico è uno strumento che nelle aree protette italiane ha una funzione precisa: riprodurre in scala ridotta e in condizioni controllate un ambiente acquatico completo, dalla vegetazione sommersa agli anfibi agli invertebrati, in modo che un gruppo di bambini possa osservare un ecosistema in mezz’ora senza entrare nelle zone delicate del sito. È anche una palestra per il monitoraggio, perché permette di seguire cicli biologici con continuità.

Le regole di casa, e perché hanno senso

In una zona umida le regole non sono formalità. Restare sui percorsi segnati, non alzare la voce, non sporgersi dai camminatoi, tenere i cani al guinzaglio dove sono ammessi o lasciarli a casa dove non lo sono, non usare droni: sono prescrizioni che discendono dalla biologia del posto. Un solo cane libero su una barra di sabbia può far fallire la nidificazione di una colonia intera; un drone sopra un canneto in aprile produce lo stesso effetto di un rapace, cioè panico generalizzato e abbandono dei nidi.

Una curiosità su Lago di Alviano (TR) – Oasi WWF

La curiosità più bella di questo posto è che il suo valore naturalistico è, letteralmente, un effetto collaterale. Nel 1963 nessuno stava progettando un’area protetta: si stava costruendo un tassello di un sistema idroelettrico, e l’obiettivo era regolamentare le acque reflue del Lago di Corbara per sfruttarle a fini energetici. L’impaludamento che ne è seguito, con la profondità media scesa attorno ai 30 centimetri, sarebbe stato classificato da qualsiasi ingegnere come un degrado funzionale dell’opera. Gli uccelli, che non leggono i collaudi, hanno invece riconosciuto in quella distesa di acqua bassa esattamente l’ambiente che le bonifiche avevano cancellato dall’Italia centrale, e hanno cominciato ad arrivare a migliaia.

Il risultato è un paradosso che vale la pena raccontare per intero: un’opera industriale considerata in parte fallita sul piano tecnico è diventata una delle oasi più grandi del WWF italiano, e il soggetto che aveva costruito la traversa, l’Enel, compare fra i promotori dell’area protetta insieme alle amministrazioni locali e al WWF Italia. Non capita spesso di poter indicare un punto preciso sulla carta e dire che lì la natura ha vinto una partita che nessuno aveva messo in programma.

C’è una seconda curiosità, più minuta, che riguarda la toponomastica. Il nome del lago viene da Alviano, il paese che si trova in collina e non sull’acqua; l’ingresso dell’oasi si trova invece nel comune di Guardea, in una frazione che si chiama Madonna del Porto. Quel “porto” non ha nulla a che vedere con il lago, che nel 1963 ancora non esisteva: è un toponimo fluviale, di quelli che lungo il Tevere indicavano i punti di traghettamento fra una sponda e l’altra prima che i ponti moderni rendessero superfluo il servizio. Il nome del luogo, insomma, conserva la memoria di un fiume attraversato a barca in un posto che oggi si guarda con il binocolo. Le fonti locali non concordano sulla datazione esatta di questi traghetti, ma la logica del toponimo è quella, e si ritrova identica in decine di altri “porti” del bacino tiberino, tutti lontani dal mare.

Flora e fauna del Lago di Alviano: che cosa si osserva e quando

La vegetazione acquatica e il canneto

Le aree paludose del Lago di Alviano sono caratterizzate da ampie distese di piante acquatiche sommerse e galleggianti: Potamogeton spp., cioè le brasche, Najas spp. e Ceratophyllum spp., il ceratofillo. Sono nomi che dicono poco a chi non si occupa di botanica, ma il loro significato ecologico è enorme: queste piante sono il pascolo diretto delle anatre di superficie e delle folaghe, ossigenano l’acqua e offrono rifugio agli avannotti e agli invertebrati che costituiscono la base della catena alimentare. Un’area umida senza vegetazione sommersa è un deserto liquido; con essa, diventa una mensa.

Sopra il pelo dell’acqua domina il canneto a Phragmites australis, la cannuccia di palude, che forma fasce continue lungo i bordi e attorno agli isolotti. Il canneto è l’ambiente più produttivo e insieme il più chiuso: dentro ci vivono specie che si sentono molto più di quanto si vedano, e imparare a riconoscerne le voci vale più di qualsiasi teleobiettivo. È anche un habitat fragile, sensibile alle variazioni di livello dell’acqua e all’ingresso di animali che lo calpestano.

Il bosco igrofilo, uno dei più estesi dell’Italia centrale

La parte di terraferma dell’oasi ospita un bosco igrofilo, cioè un bosco di ambiente umido, che le fonti indicano fra i più estesi dell’Italia centrale. Le specie dominanti sono l’ontano nero, i pioppi e i salici, con edere diffuse che salgono lungo i tronchi. Chi ha in mente il bosco mediterraneo di leccio e corbezzolo si trova davanti un paesaggio completamente diverso: chiome chiare, tronchi dritti, suolo molle, luce verde e una sensazione di foresta fluviale che in Italia è diventata rarissima.

Gli uccelli acquatici: anatre, aironi, svassi e cormorani

L’avifauna che frequenta il lago è molto ricca. Fra le anatre si osservano il germano reale, l’alzavola, il mestolone e il fischione: sono tutte anatre di superficie, che si alimentano immergendo la testa e ribaltandosi senza tuffarsi, ed è esattamente per questo che l’acqua bassa di Alviano le attira in numero. Il mestolone, con il suo becco a spatola, filtra il sedimento superficiale; l’alzavola è la più piccola delle anatre europee e la più nervosa, si alza in volo tutta insieme al minimo disturbo.

Accanto alle anatre si trovano gli svassi, che invece si tuffano e pescano, i cormorani, che asciugano le ali al sole in posizione eretta su rami e pali, e le folaghe, nere con lo scudo bianco in fronte, che sono forse gli uccelli più facili da vedere per un principiante. Gli aironi sono presenti con diverse specie, e insieme a loro compaiono il tarabuso e il tarabusino, due specie legate strettamente al canneto: il primo, mimetico e schivo, è uno degli uccelli più difficili da osservare in Italia, e chi lo vede si ricorda la data. Completano il quadro due specie che valgono da sole un viaggio, il mignattaio, ibis scuro dai riflessi metallici, e la spatola, bianca e con il becco a paletta, entrambe legate alle acque basse e alle zone umide di una certa estensione.

Rapaci e passeriformi

Fra i rapaci, l’oasi ospita il falco di palude e il falco pescatore. Il primo è il rapace tipico dei canneti: vola basso e lento a V sopra la vegetazione, perlustrando in cerca di folaghe, giovani uccelli e piccoli mammiferi, e il suo passaggio produce sempre una reazione visibile in tutta l’area umida. Il falco pescatore è invece un migratore spettacolare, specializzato nella pesca in tuffo, che utilizza le zone umide dell’Italia centrale come stazioni di sosta lungo le rotte fra il Nord Europa e l’Africa; la sua presenza è tipicamente legata ai periodi di passo.

Numerosi sono i passeriformi, in particolare i lucherini e i tordi. Sono gli uccelli che riempiono il bosco igrofilo nella stagione fredda e che regalano a chi sa ascoltare la colonna sonora della visita. Il lucherino, piccolo fringillide giallo verde, si muove in stormi sugli ontani, di cui frequenta i piccoli coni; i tordi arrivano in numero con l’inverno e frequentano il sottobosco. Chi si concentra solo sull’acqua perde metà dell’oasi.

I mammiferi

Fra i mammiferi presenti nell’area meritano un cenno la nutria, il tasso, l’istrice, la volpe, il cinghiale e lo scoiattolo. La nutria è il caso più discusso: roditore sudamericano introdotto in Europa per la pellicceria e poi diffuso allo stato libero, è oggi considerata specie aliena invasiva, e il suo effetto sulle sponde e sul canneto è motivo di preoccupazione nelle aree umide italiane. Vederla è facilissimo, il che la rende paradossalmente l’animale che i bambini ricordano di più.

Oasi Naturalistica WWF Lago di Alviano
Oasi Naturalistica WWF Lago di Alviano: acqua bassa, isolotti e vegetazione ripariale, l’ambiente che rende il bacino una stazione di sosta per migliaia di uccelli migratori

Una cosa che non ti dice nessuno su Lago di Alviano (TR) – Oasi WWF

Nessuna guida lo scrive con la dovuta franchezza, quindi lo scrivo io: questa non è una meta da gita improvvisata, ed è il luogo sbagliato per chi si aspetta di trovare un cancello aperto tutti i giorni dell’anno dalle nove alle diciotto. L’oasi ha aperture stagionali e una parte consistente delle visite si svolge su prenotazione. Significa che il fattore decisivo per la riuscita della giornata non è il meteo e non è la stagione: è la telefonata fatta qualche giorno prima. Ho visto persone percorrere centocinquanta chilometri per trovare l’area chiusa, e ogni volta la causa era la stessa, cioè la convinzione che un’area protetta funzioni come un parco pubblico.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda il livello dell’acqua. In un invaso alimentato da un fiume e regolato a monte da un altro invaso, il livello non è un dato fisso: cambia con le piogge, con le piene del Tevere e con le esigenze di esercizio degli impianti. Un camminatoio perfettamente asciutto a settembre può risultare sommerso a febbraio, e una barra di sabbia piena di limicoli in ottobre può essere sott’acqua in marzo. Questo rende il posto diverso a ogni visita, il che è affascinante, ma rende anche inutile pianificare nel dettaglio sulla base di una relazione letta l’anno prima. La domanda giusta da fare al gestore non è soltanto “siete aperti”, è “com’è il livello dell’acqua e quali percorsi sono praticabili”.

Terza cosa, e forse la più utile. Il grande pubblico associa la natura alla bella stagione, e quindi arriva qui in primavera inoltrata o in estate, che sono i due momenti peggiori per osservare gli uccelli acquatici. Il paradosso delle zone umide italiane è che il loro massimo spettacolo coincide con il periodo in cui nessuno pensa a visitarle: le mattine fredde e nebbiose fra dicembre e febbraio, quando l’acqua è coperta di anatidi svernanti e il bosco è pieno di tordi e lucherini. Chi accetta di alzarsi presto in inverno ha l’oasi quasi per sé e vede dieci volte quello che vedrebbe ad agosto.

Il consiglio che ti do per visitare Lago di Alviano (TR) – Oasi WWF

Il consiglio è uno e vale più di tutti gli altri messi insieme: trattate la visita come una uscita di osservazione, non come una passeggiata, e costruite la giornata attorno alle prime ore del mattino. Tutto il resto discende da qui.

La sequenza che propongo ai gruppi funziona così. Partenza da Roma prima dell’alba nei mesi freddi, perché il primo mattino è il momento in cui gli uccelli si spostano fra i dormitori e le zone di alimentazione ed è anche l’unico in cui la luce arriva radente sull’acqua. Arrivo all’ingresso all’apertura concordata, con la prenotazione già fatta. Prime due ore dentro i capanni e sulle torrette, senza fretta e senza spostarsi di continuo: la regola d’oro dell’osservazione è che un’ora ferma in un punto vale tre ore camminando. Poi il percorso sui camminatoi verso il canneto, con attenzione ai suoni più che alle immagini. A metà mattina, quando la luce si alza e l’attività cala, il bosco igrofilo, che a quell’ora è più interessante dell’acqua. Nel pomeriggio si esce e si dedica il tempo ai borghi intorno, perché l’area umida nelle ore centrali dà poco e insistere serve solo a stancarsi.

La mia opinione netta, per chiudere il punto: se avete una sola giornata e volete un paesaggio da cartolina, andate a Orvieto o alla Cascata delle Marmore; se volete capire come funziona una zona umida e tornare a casa con qualcosa che non si compra al bookshop, venite qui, ma venite preparati.

Il Parco fluviale del Tevere, il Lago di Corbara e le Gole del Forello

Il Lago di Corbara

A monte di Alviano si trova il Lago di Corbara, anch’esso un invaso artificiale sul Tevere. Il rapporto fra i due bacini è di tipo funzionale: lo sbarramento di Alviano nasce, come si è detto, per regolamentare le acque in uscita da Corbara e renderle sfruttabili a fini energetici. Corbara ha però caratteristiche fisiche molto diverse, con sponde più ripide e acque più profonde, e il paesaggio che lo circonda è quello collinare dell’orvietano, con vigneti che hanno dato il nome a una denominazione vinicola. Chi arriva da Orvieto lo costeggia prima di scendere verso Alviano, e il confronto fra i due specchi d’acqua è la lezione di geografia più rapida che si possa ricevere sul tema degli invasi.

Le Gole del Forello

Fra i due laghi il Tevere attraversa le Gole del Forello, una stretta incisione calcarea che rappresenta il tratto più spettacolare del fiume in Umbria. Qui il paesaggio cambia bruscamente: pareti rocciose, vegetazione rupestre, ambienti carsici con grotte e cavità. Le pareti del Forello sono note anche per la presenza di rapaci rupicoli, che scelgono questo tipo di ambiente per la nidificazione, e per un sistema di grotte che ha restituito testimonianze di frequentazione antica. Il contrasto con la piana allagata di Alviano, a pochi chilometri di distanza, è totale: il fiume passa in poche decine di chilometri dalla forra alla palude.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto è questo: il Lago di Alviano si trova a pochi chilometri da uno dei luoghi più fotografati d’Italia, e quasi nessuno dei visitatori di quel luogo sa della sua esistenza. Le fonti locali indicano circa quattro chilometri fra il bacino e Civita di Bagnoregio e circa otto fra il bacino e il Lago di Bolsena. Sono distanze da passeggiata in automobile. Eppure il flusso turistico che ogni anno sale sul ponte pedonale di Civita, in numeri che negli ultimi anni hanno superato le centinaia di migliaia di persone, si esaurisce quasi interamente su quella rupe, e la valle umida che si apre poco più in là resta fuori dal campo visivo del turismo organizzato.

La ragione è insieme semplice e istruttiva. Civita di Bagnoregio è una immagine: si capisce in una fotografia, si consuma in due ore, si racconta in una didascalia. Alviano è un processo: richiede tempo, silenzio, un binocolo e la disponibilità ad accettare che in certe giornate non si veda quasi nulla. Il turismo contemporaneo è organizzato attorno alle immagini, non attorno ai processi, e questo spiega perché due luoghi distanti quattro chilometri abbiano destini così diversi.

La foto giusta da fare a Lago di Alviano (TR) – Oasi WWF

La fotografia che porta a casa questo posto non è il ritratto ravvicinato dell’airone, che è la foto che tutti cercano e che pochissimi ottengono senza attrezzatura seria. È l’inquadratura larga presa dal camminatoio nelle prime ore del mattino, con la nebbia che si alza dall’acqua bassa, i profili scuri dei canneti in primo piano e, sullo sfondo, la linea delle colline umbre con un borgo in cresta. In un solo fotogramma ci sono i due mondi che definiscono questa valle: la piana umida e la collina abitata, la natura recente e la storia lunga.

Tecnicamente, la finestra utile è ristretta. La luce radente del primo mattino e quella dell’ultima ora del pomeriggio fanno tutto il lavoro: a mezzogiorno l’acqua torbida diventa una lastra grigia senza carattere e il canneto si appiattisce. La nebbia mattutina, che nel fondovalle tiberino in autunno e in inverno è la norma più che l’eccezione, è la vera alleata: separa i piani, elimina lo sfondo confuso e trasforma qualsiasi sagoma in un disegno. Una focale moderatamente lunga, sui cento o duecento millimetri equivalenti, comprime i piani e rende leggibile la successione fra canneto, acqua e collina meglio di un grandangolo.

La seconda foto da non mancare è quella dal capanno, ed è una foto di comportamento, non di specie: un cormorano che asciuga le ali aperte, una folaga che corre sull’acqua per decollare, uno stormo di alzavole che si alza tutto insieme. Qui il consiglio è tecnico e controintuitivo: scendete con l’obiettivo il più possibile vicino al pelo dell’acqua, usando la feritoia bassa del capanno invece di quella alta. La prospettiva a livello dell’acqua sfoca lo sfondo, dà profondità e fa sembrare l’animale il protagonista invece che un dettaglio in un paesaggio.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento, in ordine di importanza per la fisionomia attuale del luogo, è il 1963: l’anno in cui viene realizzato lo sbarramento del Tevere che dà origine al bacino. È una data che appartiene alla storia industriale italiana più che a quella naturalistica, e si colloca nella stagione in cui il paese completa la propria infrastruttura idroelettrica lungo i corsi d’acqua appenninici. Da quel momento il paesaggio del fondovalle cambia in modo irreversibile: dove c’era un fiume con le sue golene compare uno specchio d’acqua permanente.

Il secondo avvenimento non ha una data precisa ed è il più importante di tutti: il progressivo impaludamento del bacino nei decenni successivi, con la profondità che scende fino a una media di circa 30 centimetri. È un processo, non un evento, e proprio per questo non compare nelle cronologie; eppure è ciò che ha trasformato un invaso in un’area umida di rilevanza internazionale e ha richiamato le migliaia di uccelli in migrazione che hanno poi giustificato la protezione dell’area.

Il terzo è la decisione politica e associativa che ne consegue: le amministrazioni locali, insieme al WWF Italia e all’Enel, promuovono la realizzazione di un’oasi naturale, che assume il nome di Oasi naturalistica di Alviano. Il passaggio alla gestione del WWF Italia risale al 1990, ed è la data che segna l’ingresso del sito nel circuito nazionale delle oasi. Da quel momento l’area smette di essere un residuo tecnico e diventa un bene gestito, con personale, regole di accesso, monitoraggi e attività didattica.

Il quarto avvenimento è di natura giuridica e riguarda il riconoscimento europeo: l’inserimento dell’area fra i Siti di Importanza Comunitaria con il codice IT5220011 e la designazione come Zona di Protezione Speciale. Sono i due strumenti della rete Natura 2000, nata dalle direttive comunitarie sugli habitat e sugli uccelli selvatici, e il loro effetto pratico è vincolare qualsiasi progetto che possa incidere sul sito a una procedura di valutazione. In termini di tutela concreta conta più di molte dichiarazioni di principio.

Fuori dalla cronologia recente, questa valle ha una storia molto più antica che il bacino ha in parte sommerso e in parte nascosto. Il Tevere è stato per secoli una via di trasporto e un confine, e i toponimi del fondovalle conservano la memoria dei punti di attraversamento, a cominciare da quella Madonna del Porto dove oggi si trova l’ingresso dell’oasi. I borghi che si affacciano dall’alto, da Alviano a Guardea a Civitella d’Agliano, sono tutti in posizione elevata e fortificata, che è la risposta medievale standard a una valle di passaggio: si controlla il fondovalle senza abitarlo, perché il fondovalle è umido, malarico e insicuro. La geografia dell’insediamento, in questo angolo d’Italia, si legge ancora oggi come un libro aperto.

Chi è passato da Lago di Alviano (TR) – Oasi WWF

Cominciamo da una precisazione necessaria, perché qui la tentazione di costruire un elenco di nomi illustri sarebbe forte e disonesta: il lago, nella sua forma attuale, esiste dal 1963, quindi nessun personaggio storico anteriore a quella data può averlo visto. Chi è passato di qui ha attraversato una valle fluviale, non una distesa d’acqua. Tenuto fermo questo, il territorio ha alle spalle vicende di rilievo che vale la pena raccontare senza forzature.

Bartolomeo d’Alviano

Il nome più noto legato al paese che dà il nome al lago è quello di Bartolomeo d’Alviano, condottiero a cavallo fra Quattrocento e Cinquecento, signore del luogo e figura di primo piano nelle guerre d’Italia, in particolare al servizio della Repubblica di Venezia. La sua vicenda militare lo colloca fra i capitani di ventura più rilevanti della sua generazione, con vittorie e rovesci celebri nelle campagne dell’Italia settentrionale. Al suo nome è legato l’assetto del castello di Alviano, che domina il paese in collina e che rimane il monumento principale della zona. Le fonti non concordano su tutti i dettagli della cronologia degli interventi architettonici, e su questo conviene affidarsi a quanto si legge in loco piuttosto che a ricostruzioni di seconda mano.

La tradizione francescana

Il territorio di Alviano compare anche nella tradizione francescana. Secondo il racconto tramandato dai Fioretti, san Francesco d’Assisi avrebbe predicato ad Alviano e, non riuscendo a farsi sentire per il chiasso delle rondini, le avrebbe invitate al silenzio ottenendolo. È un episodio che appartiene alla agiografia e non alla cronaca documentata, e come tale va presentato: secondo la tradizione locale e la letteratura francescana, non secondo un atto notarile. Resta però significativo che proprio in una valle umida, dove gli uccelli sono sempre stati una presenza massiccia, la memoria religiosa abbia conservato una storia di uccelli. Chi visita l’oasi con un minimo di sensibilità per queste sovrapposizioni troverà l’accostamento istruttivo.

Chi passa oggi

Quanto agli esseri umani, il pubblico dell’oasi è composto in larga misura da scolaresche, che il Centro di Educazione Ambientale accoglie con programmi dedicati, da appassionati di birdwatching e da fotografi naturalisti, spesso provenienti da Roma, da Terni e dalla provincia di Viterbo. È un pubblico diverso da quello dei borghi vicini, meno numeroso e molto più fedele: chi comincia a frequentare una zona umida tende a tornarci per anni, perché ogni stagione mostra qualcosa di diverso.

Quando andare al Lago di Alviano e quando evitarlo

Fra novembre e febbraio l’area umida ospita lo svernamento degli uccelli acquatici ed è il periodo dei numeri alti. Le mattine sono fredde e spesso nebbiose, il che scoraggia i visitatori occasionali e favorisce chi sa cosa cerca; la luce radente è la migliore dell’anno per la fotografia; il bosco spoglio rende più semplice individuare i passeriformi. Il rovescio della medaglia è il fondo dei percorsi, che dopo le piogge può risultare pesante, e la possibilità che un innalzamento del livello dell’acqua renda inaccessibile qualche tratto.

Luglio e agosto sono i mesi da evitare, se l’obiettivo è l’osservazione. Caldo afoso nel fondovalle, zanzare, attività degli uccelli concentrata nelle prime ore, livelli d’acqua bassi e vegetazione alta che chiude le visuali. Chi si trova in zona in quel periodo e vuole comunque una uscita naturalistica ha alternative migliori in quota, verso l’Appennino. Settembre e ottobre segnano la ripresa, con il passo autunnale che porta i primi contingenti e con temperature finalmente gestibili.

Il Lago di Alviano con i bambini

Funziona bene, a due condizioni. La prima è l’età: sotto i cinque o sei anni la capacità di stare fermi e in silenzio dentro un capanno è quella che è, e la visita rischia di trasformarsi in una prova di resistenza per i genitori. Dai sette anni in su, con un binocolo in mano e un piccolo obiettivo da raggiungere, la cosa cambia completamente. La seconda condizione è la preparazione: una zona umida non ha attrazioni, ha occasioni, e un bambino a cui è stato spiegato prima che cosa cercare si diverte molto più di uno lasciato davanti a una distesa d’acqua grigia.

Accessibilità

I camminatoi in legno delle zone umide sono in genere pianeggianti, il che aiuta, ma la loro larghezza, la presenza di gradini e le condizioni del fondo dei sentieri sterrati variano da sito a sito e nel tempo. Non esiste una risposta valida a priori: chi ha difficoltà motorie, o viaggia con una carrozzina, deve chiedere in anticipo al gestore quali tratti siano percorribili nella stagione in cui intende venire, perché dopo una fase di acqua alta la situazione può cambiare. Il dato non è confermabile in via generale e va verificato caso per caso.

Cosa c’è intorno al Lago di Alviano

Verso l’Umbria

A nord, risalendo il Tevere oltre il Lago di Corbara, si arriva a Orvieto, che con la sua rupe di tufo, il duomo e il sistema di cavità sotterranee è la meta principale dell’area e si abbina benissimo a una mattinata in oasi. A est, verso la conca ternana, si trova la Cascata delle Marmore, il salto d’acqua di origine romana che resta uno degli spettacoli idraulici più celebri d’Europa e che, guarda caso, è un altro esempio di paesaggio costruito dall’uomo e diventato natura nell’immaginario collettivo. Il confronto fra le Marmore e Alviano, due interventi umani sull’acqua separati da duemila anni, è uno degli itinerari concettuali più belli che questa regione permette.

Verso il Lazio

A ovest, in pochi chilometri, si entra in provincia di Viterbo. Civita di Bagnoregio si trova a circa quattro chilometri, il Lago di Bolsena a circa otto, con il centro di Bolsena sulla sponda e Montefiascone in posizione dominante. Civitella d’Agliano, il cui territorio tocca l’area dell’oasi, nasconde un museo a cielo aperto: La Serpara di Paul Wiedmer, l’artista svizzero che nel 1997 ha acquistato una vallata per realizzarvi un giardino atelier con più di quaranta installazioni artistiche e sculture che si fondono nella natura circostante. Va detto subito, perché è la nota che evita delusioni: la visita è possibile solo in alcuni giorni dell’anno, e le date vanno verificate sui canali dell’artista prima di presentarsi.

Scendendo verso Viterbo la scelta si allarga ulteriormente, e l’alto Lazio non smette di stupire chi lo frequenta da anni: il Parco dei Mostri di Bomarzo con le sue sculture cinquecentesche, la vicina riserva naturale di Monte Casoli, l’antico borgo di Chia e Soriano nel Cimino, il borgo rupestre di Calcata con il suo Opera Bosco Museo di Arte nella Natura, i giardini di Villa Lante a Bagnaia e il Palazzo Farnese a Caprarola, che è forse la più imponente residenza cinquecentesca del Lazio. Chi vuole restare in tema naturalistico ha invece la riserva naturale del Lago di Vico, un lago vulcanico con una storia di tutela più lunga, e la riserva naturale di Tuscania.

Altre zone umide da mettere in fila

Per chi scopre il birdwatching ad Alviano e vuole continuare, il Lazio e la Toscana meridionale offrono un circuito di aree umide che si possono visitare nell’arco di una stagione. Lungo il Tevere, più vicino a Roma, si trova la riserva naturale di Nazzano Tevere Farfa, anch’essa nata da uno sbarramento fluviale e anch’essa diventata una zona umida di rilievo: il parallelo con Alviano è quasi perfetto e vale una visita comparativa. Sulla costa, l’oasi WWF di Macchiagrande e le Saline di Tarquinia rappresentano due ambienti diversi, la macchia litoranea e la salina, mentre più a nord il Lago di Burano è una delle oasi WWF storiche del litorale tirrenico. Per chi vuole spostarsi in montagna, l’oasi WWF delle Gole del Sagittario in Abruzzo offre un ambiente completamente opposto, rupestre e appenninico.

Domande veloci sul Lago di Alviano e sull’oasi WWF

Dove si trova esattamente il Lago di Alviano?

In Umbria, in provincia di Terni, nel fondovalle del Tevere. L’ingresso dell’oasi risulta collocato nella frazione di Madonna del Porto, nel comune di Guardea; l’area protetta si estende anche nei comuni di Alviano, Montecchio e Civitella d’Agliano.

Il Lago di Alviano è naturale o artificiale?

Artificiale. Il bacino nasce nel 1963 da uno sbarramento del fiume Tevere realizzato per regolamentare le acque in uscita dal Lago di Corbara e sfruttarle a fini energetici.

Quanto dista da Roma?

Poco più di un’ora e mezza di automobile, con percorso naturale lungo l’autostrada A1 verso Firenze e discesa nel fondovalle tiberino fra Orte e Orvieto.

Quanto è profondo il lago?

Poco. Per effetto del progressivo impaludamento la profondità si attesta mediamente sui 30 centimetri. Non è uno specchio d’acqua navigabile né balneabile: è una zona umida di acqua bassa.

Quanto è grande l’oasi?

Circa 900 ettari complessivi, dei quali circa 400 occupati da acque in gran parte paludose. È una delle oasi più estese fra quelle gestite dal WWF in Italia.

Da quando la gestisce il WWF?

Dal 1990. L’area protetta è nata su iniziativa delle amministrazioni locali insieme al WWF Italia e all’Enel, con il nome di Oasi naturalistica di Alviano.

Serve la prenotazione per visitarla?

Le aperture sono stagionali e le visite si svolgono in larga parte su prenotazione, con calendari che cambiano di anno in anno. Orari, giornate e condizioni vanno chiesti direttamente al gestore prima di partire: qui non vengono indicati orari né tariffe, proprio perché cambiano.

Si può fare il bagno nel Lago di Alviano?

No. Si tratta di un’area protetta con acque basse e paludose, non di un lago balneabile, e l’accesso all’acqua non rientra fra le attività consentite ai visitatori.

Che cosa si vede in concreto?

Uccelli acquatici e di canneto osservati da torrette e capanni di avvistamento lungo sentieri e camminatoi sull’acqua, oltre al bosco igrofilo. Le specie citate per il sito comprendono anatre come germano, alzavola, mestolone e fischione, svassi, cormorani, aironi, tarabuso e tarabusino, folaghe, mignattai e spatole, oltre al falco di palude e al falco pescatore.

Ci sono mammiferi?

Sì: nutria, tasso, istrice, volpe, cinghiale e scoiattolo figurano fra le presenze dell’area. Le specie notturne si osservano soprattutto per tracce.

Qual è il periodo migliore per il birdwatching?

L’autunno e l’inverno per i grandi numeri degli svernanti, la primavera per il passo di ritorno e per i comportamenti riproduttivi. L’estate è il periodo meno produttivo.

Serve un binocolo?

Sì, ed è l’oggetto che cambia di più la qualità della visita. Un binocolo di media qualità rende riconoscibili gli animali che a occhio nudo restano macchie scure sull’acqua.

Si possono portare i cani?

Le regole di accesso delle aree protette su questo punto sono restrittive, per ragioni legate al disturbo della fauna, e vanno verificate con il gestore prima di presentarsi al cancello. La soluzione più semplice, in una zona umida con nidificazioni a terra, resta lasciare il cane a casa.

Che cos’è il Parco fluviale del Tevere?

Un’area protetta regionale che segue il corso del fiume e che comprende, oltre all’oasi di Alviano, anche il Lago di Corbara e le Gole del Forello. La logica è quella della tutela di un corridoio fluviale continuo.

Che cosa significano SIC e ZPS?

Sono le due categorie della rete europea Natura 2000: il Sito di Importanza Comunitaria riguarda gli habitat e le specie, la Zona di Protezione Speciale riguarda gli uccelli selvatici. L’area di Alviano ricade in entrambe, con il codice SIC IT5220011.

Si può abbinare la visita a Civita di Bagnoregio?

Sì, ed è l’abbinamento più intelligente della zona: le fonti locali indicano circa quattro chilometri fra il bacino e la rupe di Civita. Oasi al mattino presto, borgo nel primo pomeriggio.

Ci sono bar e ristoranti vicino all’ingresso?

Il fondovalle è agricolo e i servizi si trovano soprattutto nei paesi in collina, con orari e chiusure infrasettimanali da provincia. Portare acqua e qualcosa da mangiare è la scelta prudente.

L’oasi è adatta alle scuole?

Sì. All’interno si trova un Centro di Educazione Ambientale con uno stagno didattico, dove si svolgono anche attività di ricerca scientifica, e le scolaresche sono una parte importante del pubblico dell’area.

Il mio giudizio, per chiudere, è che il Lago di Alviano sia uno dei luoghi più istruttivi dell’Italia centrale proprio perché non corrisponde a nessuna delle immagini che ci si porta dietro. Non è il lago azzurro delle fotografie, non è la natura incontaminata dei documentari, non è nemmeno una meta comoda da visitare all’ultimo momento. È una piana allagata nata da una traversa idroelettrica, diventata per caso una delle aree umide più importanti della regione e poi protetta con una decisione consapevole. Chi ci arriva con il binocolo, la prenotazione fatta e due ore di pazienza torna a casa avendo visto qualcosa che nel Lazio e in Umbria è rimasto in pochissimi posti. Chi ci arriva per caso, in una domenica di agosto a mezzogiorno, trova una distesa grigia e se ne va deluso. La differenza, come quasi sempre, la fa la preparazione.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private, Aziendali e V.I.P. Per una giornata organizzata fra la bassa valle del Tevere, l’oasi e i borghi fra Umbria e alto Lazio, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari naturalistici nell’Italia centrale trovano il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.

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RiassuntoL’oasi WWF Lago di Alviano è un'area naturalistica protetta gestita dal 1990 dal WWF Italia che si trova in Umbria, in provincia di Terni. L'area è attrezzata con sentieri, camminatoi sull'acqua e torrette di avvistamento per l'osservazione degli uccelli.
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