Canale Monterano (RM)

Canale Monterano si raggiunge in poco meno di un'ora dal Grande Raccordo Anulare: il municipio è in Piazza del Campo 9, a 378 metri di quota, sul versante occidentale dei Monti Sabatini fra il lago di Bracciano e i Monti della Tolfa, a una sessantina di chilometri da Roma. Il centralino del Comune risponde allo 06 9962401. Gli uffici della Riserva naturale regionale Monterano, che il Comune gestisce per conto della Regione Lazio, sono in Piazza Tubingen 1, telefono 06 9962724, indirizzo di posta riservamonterano@regione.lazio.it; per le emergenze dentro l'area protetta il numero attivo è 334 110 64 34. In treno si arriva con la linea regionale FL3 Roma Ostiense-Cesano-Bracciano-Viterbo, scendendo alla stazione di Manziana-Canale Monterano e proseguendo con l'autobus urbano; in autobus, le corse Cotral arrivano al centro del paese. L'accesso alla riserva e alle rovine dell'antico abitato è libero e gratuito tutti i giorni, senza biglietto e senza prenotazione; i sentieri non hanno punti di ristoro né fontanili sicuri, quindi l'acqua si porta da casa.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Il paese e la sua riserva formano una delle gite di un giorno più solide del quadrante nord-occidentale della provincia: chi vuole inquadrarla in un giro più ampio trova le altre mete della zona nella pagina delle attrazioni turistiche di Roma e del Lazio.

Una precisazione che evita il malinteso più comune: Canale Monterano è il paese vivo, abitato, con il forno e la piazza; l'antica Monterano, la citta fantasma con l'acquedotto e il convento in rovina, è un sito archeologico dentro la riserva, a un quarto d'ora di cammino. Sono due luoghi diversi con lo stesso cognome, e questa guida racconta il primo tenendo il secondo sullo sfondo.

Canale Monterano
Canale Monterano

Dove si trova Canale Monterano e come arrivarci

Il territorio comunale occupa il lembo settentrionale della Città metropolitana di Roma, in confine con la provincia di Viterbo. È una posizione di cerniera, e si vede: la viabilità storica del paese non guarda a Roma soltanto, ma anche verso la Tuscia e verso il mare di Civitavecchia. Chi arriva senza informarsi finisce per fare venti chilometri in più.

In auto da Roma a Canale Monterano

Dal quadrante nord del Grande Raccordo Anulare si imbocca la SS 2 bis Cassia Veientana fino a Cesano, si prosegue per Osteria Nuova e si punta su Bracciano; da lì si segue la Braccianese SP 493 con le indicazioni per Manziana e, subito dopo, per Canale Monterano. Dal quadrante sud-ovest conviene la SS 1 Via Aurelia oppure l'autostrada per Civitavecchia con uscita a Cerveteri, poi Bracciano e Manziana. Il tempo di percorrenza reale, traffico ordinario, oscilla fra i cinquanta e i settanta minuti dal Raccordo.

In treno e in autobus

La ferrovia Roma-Capranica-Viterbo oggi porta la sigla FL3: parte da Roma Ostiense, tocca Trastevere, Valle Aurelia, La Storta, Cesano di Roma, Bracciano, Capranica e arriva a Viterbo Porta Fiorentina. La fermata utile è Manziana-Canale Monterano, e da lì il collegamento con il paese si fa con l'autobus urbano. Le corse Cotral raggiungono direttamente il centro di Canale Monterano. Chi punta ai sentieri deve mettere in conto che dal centro all'area di sosta di Diosilla, dove cominciano gli itinerari segnati, ci sono ancora un chilometro e trecento metri a piedi.

Da Viterbo, dalla Tuscia e dal mare

Da Viterbo si scende sulla Cassia e, superata Vetralla, si può deviare verso Vejano oppure, a Capranica, verso Oriolo Romano; dalla cittadina degli Orsini le indicazioni per Canale Monterano sono continue. Da Civitavecchia esistono due strade, entrambe panoramiche: la prima sale ad Allumiere e a Tolfa e poi scollina su Canale Monterano; la seconda passa per Santa Marinella, Santa Severa e Furbara, imbocca la strada del Sasso e arriva a Manziana. La seconda è più lenta di una ventina di minuti ed è la più bella delle due: se avete tempo, fatela all'andata e tenete la prima per il ritorno.

Parcheggi e area di sosta di Diosilla

Nel paese si parcheggia senza patemi fuori dai giorni di festa; l'unico momento in cui la sosta diventa un problema è l'ultima domenica di agosto, quando il Palio riempie il Corso. Per la riserva il riferimento è l'area di sosta di Diosilla, attrezzata con tavoli e panche, punto di partenza di tutti e tre gli itinerari segnati. Un altro spiazzo attrezzato con tavoli si trova all'ingresso dell'area archeologica dell'antico abitato.

Le origini di Canale Monterano: dai castelletti al borgo

La storia di Canale Monterano comincia con un'operazione fondiaria, non con una leggenda. Alla metà del Cinquecento i feudatari Orsini chiamarono braccianti e taglialegna dalla Toscana e dall'Umbria per disboscare la selva che copriva l'attuale territorio della riserva e mettere a coltura terre nuove. Quei lavoratori si accamparono ai piedi del Monte Sassano in capanne, e il nucleo prese il nome di Canale di Magliano.

Alla crescita del villaggio contribuì poi, in modo progressivo, lo spopolamento del vecchio abitato di Monterano, che per una concomitanza di fattori perdeva abitanti e si svuotò del tutto al principio dell'Ottocento. Chi lasciava la rupe scendeva a valle, dove l'aria era più salubre e il commercio meno isolato.

Più in basso nacquero i cosiddetti castelletti, piccoli nuclei di case sparsi lungo le pendici del monte. Solo in seguito Canale assunse l'aspetto di un vero borgo, con abitazioni e botteghe allineate lungo la strada che oggi corrisponde al Corso della Repubblica. Nel 1873 un Regio Decreto unì Canale e Montevirginio sotto il nome di Canale Monterano, sancendo per via amministrativa un legame che le famiglie del posto conoscevano da generazioni.

Il territorio, però, è abitato da molto più tempo. I frammenti ceramici dell'età del bronzo riportano la frequentazione umana a circa quattromila anni fa, e le necropoli etrusche sparse nelle valli raccontano un popolamento agricolo diffuso. Nel primo millennio dopo Cristo sulla rupe di Monterano furono costruiti una torre di avvistamento e una residenza fortificata; il feudo passò poi ai Cybo, agli Anguillara e agli Orsini, e infine agli Altieri, con papa Clemente X.

Il centro storico di Canale Monterano, strada per strada

Il centro di Canale Monterano si percorre in un'ora scarsa, e conviene farlo a piedi partendo dalla piazza. Non aspettatevi un borgo medievale intatto: qui l'edilizia è ottocentesca e primonovecentesca, con qualche innesto più antico, e il fascino è quello di un paese agricolo che ha continuato a lavorare. La parte museale, se così si può chiamare, è dispersa fra la piazza, il municipio e la parrocchia.

Piazza del Campo e la fontana ottagonale

Al centro di Piazza del Campo campeggia una fontana ottagonale che non è nata lì: proviene dall'antico borgo abbandonato ed è opera della scuola berniniana. Vale la pena fermarcisi davanti qualche minuto in più di quanto il buon senso suggerirebbe, perché è l'oggetto che tiene insieme le due Monterano. Quando il vecchio abitato si svuotò, gli abitanti non portarono a valle solo le masserizie: portarono anche le pietre, le acquasantiere, gli arredi. La fontana è il pezzo più vistoso di quella traslazione.

Il Palazzo Comunale di Canale Monterano

Il Palazzo Comunale risale ai primi del Novecento e si affaccia sulle campagne e sui Monti della Tolfa. Custodisce numerose testimonianze utili a ricostruire la storia del territorio: reperti lapidei di epoca romana e, soprattutto, la monumentale scultura di un leone attribuita al Bernini, che in origine era collocata sulla fontana del Palazzo Altieri di Monterano. Un leone che ha cambiato indirizzo per sopravvivere. La visita alle sale con i reperti dipende dagli orari di apertura degli uffici comunali: una telefonata prima evita la porta chiusa.

Corso della Repubblica e i castelletti

Il Corso della Repubblica è l'asse su cui Canale si è allungato, ed è anche il rettilineo su cui si corre il Palio. Le sei contrade del paese nascono proprio dai castelletti cinquecenteschi, i primi agglomerati sparsi: Carraiola, Centro, Casenove, Stigliano, Castagno e Montevirginio. Non sono un'invenzione turistica, sono la mappa sociale del posto.

L'Oratorio e la Confraternita del SS. Sacramento

La prima chiesa di Canale fu innalzata forse già nel corso del Cinquecento: un edificio semplice, oggi denominato Oratorio, sede della Confraternita del SS. Sacramento e del Sacrario dedicato ai Caduti di Canale Monterano. È il pezzo di architettura più antico del paese e il meno appariscente, e per questo lo saltano quasi tutti.

La parrocchiale di Santa Maria Assunta in Cielo

Prospiciente all'Oratorio si trova l'attuale chiesa parrocchiale, edificata nel Settecento e intitolata a Santa Maria Assunta in Cielo, nome ereditato da uno degli antichi luoghi di culto di Monterano. L'interno, a una sola navata con due altari laterali, si richiama alla chiesa berniniana di San Bonaventura, quella che oggi si vede scoperchiata fra le rovine dell'antico abitato: la parrocchia di valle cita, in tono minore, la chiesa di monte che era stata abbandonata. Dentro sono conservate alcune opere provenienti da Monterano, fra cui le acquasantiere in marmo e la grande statua lignea della Madonna dei Sette Dolori.

La chiesa della Madonnella

Delle numerose chiesette e cappelle che punteggiavano il territorio e che i documenti antichi elencano, resta visibile, lungo la strada che conduce a Tolfa, la chiesa della Madonna del Quarto, detta della Madonnella. È un edificio piccolo, di quelli che si incontravano ogni poche miglia sulle strade di campagna, e testimonia una geografia devozionale che oggi resta soltanto nei nomi dei fossi e delle località.

Il frantoio storico di via Monterano

Nel borgo ottocentesco, con accesso da via Monterano, si trova l'antico frantoio oleario che lavorava le olive raccolte negli oliveti storici dei latifondisti e dei proprietari di piccoli fondi. È una macchina di pietra e legno che spiega meglio di molte pagine come funzionava l'economia del paese prima che l'olio diventasse un prodotto da scaffale.

Montevirginio e l'Eremo dei Carmelitani

Montevirginio è la frazione alta di Canale Monterano, e la sua ragione d'essere è un convento. Il complesso prese forma nei primi anni del Seicento, quando gli Orsini di Bracciano e di Monterano promossero la costruzione di un eremo sul Monte Sassano, chiamato così per la quantità di massi di trachite affiorante. Il monte cambiò nome in Monte Virginio in onore del fondatore Virginio Orsini, poi in Monte Calvario dopo la costruzione di una Via Crucis, e oggi è conosciuto come Monte dell'Eremo. Il santo eremo, dedicato alla Presentazione di Maria, fu fondato nel 1668.

Canale Monterano - Eremo di Montevirginio
Canale Monterano – Eremo di Montevirginio

Come è fatto l'Eremo di Montevirginio

Il convento è una costruzione imponente a pianta rettangolare, di impianto rinascimentale, incassata nel bosco senza forzarlo. La parte centrale ospita la chiesa e gli annessi; i due bracci laterali contengono le celle degli eremiti. All'interno si apre un ampio chiostro con una grande vasca al centro. La distribuzione non è decorativa: dice come si viveva, cioè in solitudine organizzata.

La chiesa, il coro e la biblioteca

Nella chiesa spicca una tela fiamminga del XVII secolo attribuita a fra' Luca di Nivelle, attribuzione che la tradizione locale ripete e che va presa per quello che è. Il coro ha scanni in legno e quadri dello stesso autore; in sacrestia si conserva una grande pala con effigiati alcuni membri della famiglia Orsini, cioè i committenti. La biblioteca conserva circa ottomila volumi. Le dodici celle eremitiche, di stretta clausura, sono collegate ciascuna da una scala a chiocciola con il giardinetto sottostante: ogni monaco aveva il suo pezzo di orto e la sua scala privata per raggiungerlo.

L'Eremo oggi

L'Eremo è di proprietà dei Carmelitani ed è tuttora una casa attiva: centro di formazione dei novizi, luogo di accoglienza per giovani e adulti in ricerca vocazionale, sede di ritiri, campi scuola e convegni. Il recapito è 06 99837167. Le messe feriali sono alle 18, quelle festive alle 10.30 e alle 18; il pranzo per i gruppi si concorda con la comunità. Chi arriva pensando a un monumento da fotografare deve ricordare che è prima di tutto una clausura: si visita quello che i religiosi aprono, con il silenzio che il posto richiede.

La Riserva Naturale Regionale Monterano

La Riserva naturale regionale Monterano è stata istituita con la legge regionale 79 del 2 dicembre 1988 e protegge 1.085 ettari; l'ente gestore è il Comune di Canale Monterano. È una delle aree protette meglio tenute del Lazio e una delle poche in cui il patrimonio archeologico e quello naturale hanno la stessa dignità. Il perimetro comprende pascoli, boschi, corsi d'acqua, forre, emergenze etrusche e manifestazioni idrotermali.

Riserva Naturale Regionale Monterano
Riserva Naturale Regionale Monterano

Geologia e vulcanismo della Riserva di Monterano

Il substrato racconta due storie sovrapposte. Sotto ci sono i sedimenti marini depositati fra novanta e sessanta milioni di anni fa; sopra si è appoggiato il materiale vulcanico dell'antico apparato sabatino. L'alternanza fra i pianori calcarei e le forre scavate nel tufo produce una varietà morfologica e microclimatica sorprendente per un territorio così piccolo, ed è questa varietà, più della superficie, a spiegare la ricchezza biologica dell'area.

La solfatara di Monterano

Le emergenze gassose della solfatara sono il fenomeno che colpisce di più chi arriva la prima volta. L'odore di zolfo si sente prima di vedere il sito: rocce incrostate di minerale, terreno chiaro, vegetazione diradata e specializzata. Gli Etruschi consacravano queste manifestazioni al dio dell'oltretomba Manth, in latino Mantus, e la stessa cosa vale per il vicino territorio della caldara di Manziana e per il bosco Macchia Grande: un'intera fascia di paesaggio letta dagli antichi come emanazione del mondo sotterraneo. Attenzione pratica: le esalazioni si concentrano nei punti bassi e nelle giornate senza vento, e i cani, che hanno il naso a venti centimetri da terra, vanno tenuti al guinzaglio e lontani dalle bocche.

La Cascata di Diosilla

La Cascata di Diosilla è il punto più fotografato della riserva e si raggiunge dall'omonima area di sosta scendendo nella forra incisa dal fosso Fonte del Lupo. Il salto d'acqua non è alto, ma il contesto vale il viaggio: pareti di tufo, felci, vegetazione ripariale fitta. La portata dipende dalle piogge, e questa è l'informazione che nessun depliant scrive: in agosto potete trovare un filo d'acqua. Il periodo giusto va da novembre ad aprile, con il massimo fra marzo e aprile, quando la forra è verde e il fosso pieno.

Le cave e le miniere di zolfo

Lungo la discesa verso il fosso si incontrano le tracce delle miniere di zolfo dismesse. Era un'attività estrattiva modesta ma reale, e il terreno la ricorda: incrostazioni minerali, imbocchi murati, rocce colorate. Gli ingressi sono pericolosi e non si entra, per una ragione elementare di gas e di stabilità. Fotografateli da fuori.

L'antico abitato di Monterano dentro la riserva

Arroccata sulla spianata sommitale di un'altura tufacea, l'antica Monterano è compresa nella riserva e si raggiunge a piedi. Dal 1799, quando le truppe francesi la assalirono accelerando un abbandono già cominciato, gli edifici del borgo, l'acquedotto e il circuito murario giacciono in rovina. Le strutture visibili sono in gran parte seicentesche: il palazzo baronale con la fontana del Leone, la chiesa e il convento di San Bonaventura disegnati per gli Altieri da Gian Lorenzo Bernini, l'acquedotto ad arcate. Il racconto disteso del sito, con la sua cronologia e i suoi cantieri di restauro, è nella pagina dedicata all'antica Monterano; qui basti dire che l'area archeologica è aperta e gratuita e che si visita in un'ora e mezza.

Antica Monterano - città fantasma nella riserva naturale
Antica Monteranocittà fantasma nella riserva naturale

La flora della Riserva di Monterano

Il paesaggio vegetale intorno a Canale Monterano è ricco e variato per una ragione climatica precisa: l'afflusso continuo di umidità dal mare abbassa i limiti altimetrici della vegetazione, cioè porta a quote basse piante che ci si aspetterebbe in collina alta o in montagna, il faggio per primo. I botanici chiamano questo insieme di fattori effetto colchico. Pesa anche il microclima delle forre, sul cui fondo, pure nelle estati più secche, si trovano aria fresca e umidità grazie all'acqua abbondante, alla bassa insolazione e alla protezione dai venti.

Il risultato è che la riserva ospita a contatto ravvicinato specie appenniniche come il faggio, specie strettamente mediterranee come il leccio, specie di areale balcanico come il bagolaro e specie di impronta africana come la tamerice. Ci sono querce che sfiorano i quattrocento anni di età, e i pascoli sono un patrimonio a parte: sul solo Monte Angiano sono state censite ventisette specie di orchidee spontanee. Le forre fluviali tufacee e le formazioni ripariali sono riconosciute come habitat di interesse comunitario.

La fauna della Riserva di Monterano

Il censimento dei vertebrati ha contato 142 specie, ventiquattro delle quali iscritte nelle Liste Rosse del Libro Rosso degli animali d'Italia: un numero alto per un territorio di queste dimensioni, e la conferma che gli habitat sono molti e in buono stato. Fra i mammiferi ci sono la martora, il tasso, l'istrice, il gatto selvatico e i cinghiali, questi ultimi spesso di razza ungherese e per questo bersaglio di un bracconaggio insistente dentro l'area protetta e nelle riserve venatorie private confinanti. Il lupo ha una popolazione stabile nel comprensorio tolfetano.

L'elenco dei rapaci diurni comprende il lanario, la poiana, il biancone, il nibbio reale, il nibbio bruno, il falco pecchiaiolo, il gheppio, l'albanella minore e, come presenza ormai occasionale, il capovaccaio; il falco pellegrino ha ripreso a nidificare in tempi recenti. I rapaci notturni nidificano nei tronchi vecchi e fra le rovine: gufo comune, barbagianni, allocco, civetta. Fra i rettili si osservano la testuggine comune, il biacco, il colubro d'Esculapio e la luscengola. Le acque ospitano anfibi rari come il tritone crestato e il discoglosso, e sono state censite ventinove specie di libellule. Le piccole cavità e i ruderi dell'antico abitato ospitano colonie di pipistrelli di rilievo.

I sentieri della Riserva di Monterano

Gli itinerari segnati partono tutti dall'area di sosta di Diosilla e si differenziano per lunghezza più che per difficoltà: sono classificati E, escursionistici, cioè praticabili da chiunque cammini con regolarità e abbia scarpe adatte. Nessuno dei tre ha punti di ristoro, alloggi o fontanili attrezzati: acqua e pranzo si portano.

Riserva di Monterano
Riserva di Monterano

Il sentiero Diosilla-Monterano

È il percorso più breve e il più denso: 3,5 chilometri, due ore e mezza di cammino comprese le soste, ottanta metri di dislivello in salita e cinquanta in discesa, segnavia rosso. Si scende nella forra del fosso Fonte del Lupo, si passa accanto alle miniere di zolfo dismesse e alle rocce incrostate, si attraversa l'area delle manifestazioni idrotermali e si risale per il Cavone, il taglio nel tufo di età etrusca, fino all'area archeologica dell'antico abitato. Se avete una mattina sola, è questo. Solo escursionismo a piedi, niente cavalli.

Il sentiero della Valle del Bicione e della Bandita

Dieci chilometri, quattro ore e mezza, duecento metri di salita e centocinquanta di discesa, segnavia giallo, percorribile a piedi e a cavallo. Tocca il sito geotermale, scende alla valle del Bicione, attraversa il fiume Mignone su un ponte, risale lungo il fosso Rafanello dove sgorga una sorgente minerale ferruginosa e passa accanto alle pestarole, le vasche scavate nella roccia per la pigiatura dell'uva in età etrusca, segnalate da un cancelletto lungo il tracciato. Le aree di sosta si trovano presso il fosso Rafanello.

Il sentiero Valle Rafanello-Ara del Tufo

Undici chilometri e tre ore e mezza, fra i 163 e i 340 metri di quota, con duecentoquaranta metri di dislivello in salita e centocinquanta in discesa. Dall'area di sosta di Diosilla si scende al sito geotermale in cinque o dieci minuti, si segue la valle del Bicione per una cinquantina di minuti, si guada il Mignone e si prosegue nella valle del Rafanello. Il tratto detto Sferracavalli porta alla necropoli etrusca di Ara del Tufo, con le sue tombe scavate nel tufo; il giro si chiude al Fontanile della Bandita, con rientro possibile sullo stesso tracciato. È il più impegnativo dei tre, e il più solitario.

Che cosa mettere nello zaino

Scarpe con suola scolpita, perché nella forra il tufo bagnato è viscido; almeno un litro e mezzo d'acqua a testa in estate; un cambio di calze se pensate di guadare il Mignone. In primavera e in autunno un antipioggia leggero: i fossi si gonfiano in fretta e i guadi diventano seri. Da metà maggio a settembre, repellente per gli insetti. Il telefono prende a tratti nelle forre, quindi l'itinerario si comunica a qualcuno prima di partire.

I Bagni di Stigliano e le Aquae Apollinares Veteres

Il sito termale di Stigliano è frequentato da epoche remotissime per le proprietà terapeutiche delle sue acque, salso-iodiche-sulfuree. Ebbe un ruolo importante in età etrusca e poi romana, quando vi furono edificati un tempio e un articolato complesso termale noto come Aquae Apollinares Veteres. Il nome latino distingueva questo impianto da quello analogo del comprensorio braccianese, e la sua presenza spiega perché la viabilità antica passasse proprio di qui. Oggi il complesso è una struttura privata: orari, tariffe e modalità di accesso si verificano direttamente presso la struttura, che aggiorna le proprie condizioni per stagione.

Canale Monterano al cinema

Il territorio di Canale Monterano è uno degli ambienti di ripresa preferiti dal cinema italiano e internazionale, e la ragione è duplice: un paesaggio senza pali della luce e la vicinanza agli studi di Cinecittà, raggiungibili in poco più di un'ora, che permetteva riprese in esterna a costi contenuti.

Qui hanno girato Ben-Hur, il colossal del 1959 che l'anno successivo vinse undici premi Oscar, e Pier Paolo Pasolini per Il vangelo secondo Matteo del 1964. Mario Monicelli tornò più volte in questi luoghi: Brancaleone alle crociate, Il marchese del Grillo e Speriamo che sia femmina hanno tutti pezzi girati fra le rovine dell'antico abitato, le acque termali di Stigliano e la pace dell'Eremo di Montevirginio. Non è una trilogia, sono tre film diversi che condividono lo stesso set naturale, ed è quel set a fare da filo.

La cosa curiosa è che il pubblico riconosce queste rovine senza sapere dove siano. Il palazzo baronale sventrato e l'acquedotto compaiono in decine di produzioni, dai peplum agli spot, e restano nella memoria come luogo generico di rovina. Camminarci dentro dopo averli visti sullo schermo è un'esperienza straniante, e per molti visitatori è la vera ragione della gita.

Canale Monterano - Antica Monterano
Canale Monterano – Antica Monterano

Feste, contrade e tradizioni di Canale Monterano

Il paese conta poco più di quattromila abitanti, fieramente attaccati alle proprie tradizioni. Le sei contrade, nate dai primissimi agglomerati urbani cinquecenteschi chiamati castelletti, sanciscono l'appartenenza degli abitanti e alimentano per tutto l'anno una rivalità sportiva sanissima.

La Corsa del Bigonzo e il Palio delle Contrade

L'evento più sentito è la Corsa del Bigonzo, cioè il Palio delle Contrade, che si ripete ogni anno alla fine di agosto in onore dei patroni San Bartolomeo apostolo e Santa Calepodia, martire romana, più precisamente una martire catacombale o corpo santo. La gara nella forma attuale fu ideata nel 1968 da Pietro Scipioni e si richiama ai Baccanali dell'antica Monterano, le feste della vendemmia che si celebravano a fine agosto e si chiudevano con banchetti di porchetta e vino.

Il meccanismo è semplice e crudele. Ogni contrada schiera una squadra di quattro corridori più una riserva. I quattro portano in spalla una barella al cui centro è incastrato un bigonzo, il recipiente di legno della vendemmia, per un peso complessivo che il regolamento fissa in almeno quaranta chili. Si corre su un percorso di centotrentacinque metri lungo il Corso, a batterie con eliminazione diretta. Poiché ognuno regge un braccio della barella, i quattro sono legati fra loro: chi accelera da solo fa cadere la squadra. La coordinazione conta più della forza, e si vede.

La corsa è preceduta dal Bando del Palio e da una sfilata in abiti d'epoca con circa duecento figuranti, sbandieratori, tamburini, soldati a cavallo e giocolieri, con i costumi cuciti dalle sarte contradaiole. La mia opinione, dopo averlo visto: il corteo è bello ma la cosa che vale davvero è la faccia dei portatori negli ultimi trenta metri. Mettetevi sul rettilineo finale, non in piazza.

Canale Monterano - tradizionale Riarto dei butteri
Canale Monterano – tradizionale Riarto dei butteri

Il Riarto dei butteri

La tradizione del buttero, il mandriano a cavallo della Maremma, è radicatissima. A Canale Monterano la figura del buttero è ancora riconosciuta e tramandata di padre in figlio. Verso metà maggio si tiene il Riarto dei Butteri, che rievoca gli incontri organizzati dai butteri prima di partire per la transumanza: ci si scambiavano i beni necessari al viaggio e si finiva con libagioni e gare di abilità a cavallo. È una manifestazione di mestiere prima che di spettacolo, e chi ha occhio per i cavalli lo capisce nei primi cinque minuti.

Presepe vivente e la rinascita di un feudo

Fra dicembre e gennaio l'antico abitato ospita il Presepe vivente, e a fine maggio la rievocazione intitolata Monterano: la rinascita di un feudo. In entrambe le occasioni le rovine tornano a popolarsi di centinaia di figuranti impegnati in vecchi giochi, arti e mestieri. Vedere la chiesa di San Bonaventura illuminata dalle torce, con la volta aperta sul cielo, è il modo migliore di capire che cosa fosse quel posto quando aveva un tetto.

Il Primo maggio nella riserva

La festa dei lavoratori a Canale Monterano si passa dentro la Riserva naturale di Monterano. Nella zona delle rovine vengono allestiti stand gastronomici e intrattenimenti: una festa di campagna, ma organizzata con criterio. È anche l'unico giorno dell'anno in cui l'area archeologica somiglia a una piazza.

Le sagre di Canale Monterano

Il calendario estivo è fitto. Nella prima metà di luglio si svolge la Sagra della Patata, a metà luglio quella del cinghiale, a fine luglio quella del lombrichello, a seguire quella degli gnocchi; ad agosto arrivano la sagra della ciccia e, prima di Ferragosto, quella delle pappardelle. Un avvertimento utile: la carne di cinghiale compare praticamente in tutte, anche in quelle che non la nominano nella locandina. Chi non la mangia se lo faccia dire al banco prima di ordinare.

Il pane e l'olio di Canale Monterano

Il pane e l'olio sono i due prodotti che definiscono la cucina locale. Da oltre quattrocento anni a Canale Monterano si fa il pane con farine locali, lievito madre, acqua, forno a legna e niente sale. Poco pane, anzi pochissimo, perché per farlo bene servono tempo, dedizione e mano: la lievitazione lunga non si comprime. Il Comune aderisce all'Associazione nazionale Città del pane, che raccoglie una cinquantina di comuni italiani di quindici regioni impegnati nella valorizzazione dei pani tipici e nella tutela della qualità.

La coltivazione dell'olivo e la produzione di olio fanno parte da sempre del patrimonio del territorio, e i reperti lo confermano, a cominciare dall'antico frantoio del borgo ottocentesco. Dal 2003 l'olio, come il pane, rientra in un piano di qualificazione dei prodotti agroalimentari locali intitolato Il buono va piano. Il consiglio pratico è banale e funziona: comprate il pane la mattina presto, perché nel primo pomeriggio i forni hanno finito.

Canale Monterano con i bambini

Il sentiero Diosilla-Monterano è alla portata di un bambino dai sei anni in su, con un adulto attento nei tratti di forra dove il tufo è bagnato. Il richiamo funziona da solo: si cammina verso una città in rovina, e questo basta a tenere alta l'attenzione per due ore. L'area archeologica ha spazi aperti dove si può correre senza pericoli, e i tavoli all'ingresso rendono comodo il pranzo al sacco.

Due cautele. La prima riguarda la solfatara: l'odore è forte e le esalazioni si concentrano in basso, quindi i bambini piccoli vanno tenuti per mano e non fatti sostare nelle conche. La seconda riguarda il passeggino, che nella forra è inutilizzabile: serve uno zaino porta-bambino. Per una giornata mista, la combinazione che funziona meglio è mattina fra le rovine e pomeriggio sul lago di Bracciano, che ha spiagge basse e servizi.

Accessibilità della Riserva di Monterano

La riserva non è accessibile alle carrozzine sui sentieri: le forre hanno gradini naturali, fondo irregolare e tratti scivolosi. L'eccezione è l'area archeologica dell'antico abitato, che si sviluppa su un pianoro e presenta condizioni migliori, pur restando un sito su terreno naturale. Chi ha difficoltà motorie può concordare le condizioni di accesso con gli uffici della riserva prima di partire, telefonando allo 06 9962724. Nel paese, invece, il centro è pianeggiante lungo il Corso e la piazza è raggiungibile senza problemi.

Quando andare a Canale Monterano

Aprile e maggio sono i mesi migliori in assoluto: le orchidee dei pascoli sono in fiore, la cascata ha portata, i boschi sono chiari e le temperature permettono di camminare tutto il giorno. Ottobre e novembre vengono subito dopo, con i colori del bosco misto e i funghi. L'inverno regala l'aria più limpida e i panorami più lunghi sui Monti della Tolfa, ma i guadi possono essere impraticabili dopo le piogge.

Luglio e agosto sono i mesi da gestire con attenzione: il caldo nella forra è sopportabile, sul pianoro delle rovine molto meno, perché ombra non ce n'è. Se venite d'estate, si parte alle sette e si torna alle undici. L'ultima domenica di agosto è l'eccezione che vale la pena: il Palio riempie il paese e la giornata cambia natura. Chi accompagna ospiti stranieri e deve incastrare la gita in un programma romano trova le trenta cose da fare in città, in inglese, nella guida di ItalyPlanner su Roma.

Cosa vedere nei dintorni di Canale Monterano

La zona regge tre o quattro giorni pieni. A quindici minuti di auto ci sono la caldara di Manziana, con le sue betulle e le bolle di gas, e il vicino bosco Macchia Grande. Verso est si aprono Bracciano con il suo castello Odescalchi, e la sponda nord del lago con Trevignano Romano; il comprensorio protetto del parco di Bracciano e Martignano comprende anche il lago minore.

Verso nord si sale alla faggeta di Oriolo Romano, un bosco di faggi a quota bassissima che è il caso di scuola dell'effetto colchico. Verso ovest ci sono Tolfa e Allumiere, i paesi dell'allume che hanno finanziato le fabbriche pontificie. Verso il mare, Cerveteri con la necropoli della Banditaccia, il castello di Santa Severa e la spiaggia di Santa Marinella. Chi colleziona luoghi abbandonati può aggiungere Antuni, un altro borgo svuotato del Lazio.

Una curiosità su Canale Monterano (RM)

La curiosità che spiazza tutti riguarda il nome del paese e la sua data di nascita amministrativa: Canale Monterano, come entità con questo nome, esiste solo dal 1873. Prima c'erano Canale, cioè il villaggio dei disboscatori nato a metà Cinquecento come Canale di Magliano, e Montevirginio, il piccolo insediamento cresciuto attorno all'eremo carmelitano. Un Regio Decreto li unì e aggiunse al nome quello di Monterano, cioè di un abitato che a quella data era già una rovina disabitata da settant'anni.

È una scelta che vale la pena guardare da vicino. Un Comune di poche migliaia di abitanti decise di intitolarsi a un luogo morto, e lo fece perché quella rovina era l'unica cosa che desse profondità storica a due villaggi giovani. Il nome funziona come un atto notarile: dichiara che la comunità di valle è l'erede legittima della città sulla rupe. E infatti l'eredità è materiale, non solo simbolica: la fontana ottagonale della piazza, il leone berniniano custodito in Comune, le acquasantiere e la statua della Madonna dei Sette Dolori nella parrocchiale vengono tutte da lassù.

C'è un dettaglio ulteriore che quasi nessuno nota. La chiesa parrocchiale settecentesca di Santa Maria Assunta in Cielo porta il nome di uno degli antichi luoghi di culto di Monterano e ne ricalca, in scala ridotta, l'impianto della chiesa berniniana di San Bonaventura. Il paese non si è limitato a trasportare gli oggetti: ha copiato l'architettura. Quando entrate nella parrocchiale, quello che vedete è la memoria costruita di un edificio che oggi si visita senza tetto, dentro la riserva.

Una cosa che non ti dice nessuno su Canale Monterano (RM)

Che la Riserva di Monterano è gestita dal Comune di Canale Monterano, e non da un ente parco autonomo. Sembra un dettaglio burocratico e invece cambia la giornata del visitatore. Significa che il riferimento telefonico per sapere se un guado è praticabile, se un sentiero è chiuso per lavori o se l'area archeologica ospita un evento è il numero degli uffici comunali, 06 9962724, e non un centralino regionale. Significa anche che gli avvisi importanti passano dai canali del Comune, non da un portale nazionale dei parchi.

La seconda cosa che non trovate scritta: sui tre sentieri segnati non esistono punti di ristoro, alloggi o fontanili attrezzati. Nessuno. Nemmeno all'area archeologica, che ha tavoli e panche ma non un bar. La documentazione ufficiale della riserva lo dichiara per ogni itinerario, e chi arriva convinto di trovare un chiosco alle rovine passa il pomeriggio ad ammirare il paesaggio con la gola secca. Un litro e mezzo d'acqua a testa d'estate è il minimo sindacale.

Terza cosa, la più utile di tutte: dal centro del paese all'area di sosta di Diosilla, dove partono i sentieri, ci sono un chilometro e trecento metri. Chi arriva in Cotral scende in paese e deve mettere in conto quel tratto all'andata e al ritorno, quindi quasi tre chilometri in più sul totale della giornata. Non è drammatico, ma va calcolato prima, soprattutto se si punta all'anello lungo di undici chilometri verso Ara del Tufo.

Il consiglio che ti do per visitare Canale Monterano (RM)

Il consiglio più concreto che posso dare è di invertire l'ordine che fanno quasi tutti. Il novanta per cento dei visitatori parcheggia a Diosilla, corre alle rovine, fotografa l'acquedotto e riparte senza mettere piede in paese. Fate il contrario: arrivate presto, dedicate la prima ora al centro, alla piazza con la fontana ottagonale, al Palazzo Comunale con il leone berniniano, alla parrocchiale con le acquasantiere. Poi andate alle rovine. Vederle dopo aver toccato gli oggetti che ne sono usciti cambia completamente il significato della camminata: non sono più un set cinematografico, sono la casa da cui vengono le cose che avete appena visto in paese.

Secondo consiglio, sul tempo. Una visita seria a Canale Monterano richiede una giornata intera, non una mattinata. Un'ora per il paese, due ore e mezza per il sentiero Diosilla-Monterano con la solfatara e la cascata, un'ora e mezza per l'area archeologica, il pranzo al sacco ai tavoli. Se avanza tempo, si sale a Montevirginio nel tardo pomeriggio, quando la luce prende il bosco intorno all'eremo. Chi vuole aggiungere anche i Bagni di Stigliano deve rinunciare a qualcos'altro: cinque cose in un giorno sono troppe.

Terzo, la stagione. Non venite in agosto sperando nella cascata. Da giugno a settembre il fosso Fonte del Lupo si riduce, e l'immagine che avete visto in rete è di marzo o di aprile. Se il vostro obiettivo è l'acqua, muovetevi in primavera; se è la città in rovina, va bene tutto l'anno purché si eviti il mezzogiorno estivo sul pianoro, dove l'ombra non esiste. Per una gita organizzata con un accompagnatore professionista, la rete di riferimento è quella di TourLeaderPro.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il faggio, qui, cresce a quote in cui non dovrebbe stare. È un fatto noto ai botanici da decenni e citato in ogni scheda scientifica dell'area, eppure quasi nessuna guida turistica lo spiega al lettore. Il meccanismo è questo: l'afflusso continuo di umidità dal mare, a pochi chilometri in linea d'aria, abbassa i limiti altimetrici della vegetazione. Piante che ci si aspetterebbe sopra i mille metri si trovano qui a poche centinaia. I botanici hanno un nome per questo insieme di fattori, effetto colchico, e il caso più clamoroso della zona è la faggeta di Oriolo Romano, a un quarto d'ora di auto.

La conseguenza è un mosaico ecologico che non ha molti eguali nel Lazio. Nella stessa mezz'ora di cammino si passa dal leccio, pianta mediterranea di costa, al faggio, pianta appenninica di montagna, incontrando per strada il bagolaro di areale balcanico e la tamerice, che ha parentele africane. A questo si aggiunge il microclima delle forre: sul fondo, anche in un agosto secco, ci sono aria fresca e umidità, per via dell'acqua abbondante, della poca insolazione e della protezione dai venti.

Il secondo fatto risaputo e poco citato riguarda le querce. Nei boschi della riserva sopravvivono esemplari che sfiorano i quattrocento anni di età, cioè alberi che erano già adulti quando gli Altieri commissionavano al Bernini la fontana del Leone. E sui pascoli aperti, che l'occhio distratto considera prato qualsiasi, il solo Monte Angiano ospita ventisette specie di orchidee spontanee. Camminare sui pascoli in aprile guardandosi i piedi, invece che l'orizzonte, è uno degli esercizi più redditizi che si possano fare qui.

La foto giusta da fare a Canale Monterano (RM)

La fotografia che tutti riconoscono è quella dell'acquedotto dell'antica Monterano con le arcate in controluce, e si fa dal sentiero che sale dalla forra, un'ora prima del tramonto, quando il tufo diventa arancione e le arcate proiettano ombre lunghe sul pianoro. Se avete un obiettivo lungo, comprimete le arcate una sull'altra: l'effetto di profondità schiacciata è quello che il cinema ha usato per decenni.

Ma la foto giusta, quella che vale davvero il viaggio, è un'altra e si trova in paese. Dalla terrazza del Palazzo Comunale, e in generale dal margine occidentale del centro, lo sguardo corre sulle campagne fino ai Monti della Tolfa, e nelle giornate limpide d'inverno si vede la sequenza dei rilievi in piani sovrapposti. È la fotografia che spiega perché la gente scese dalla rupe: il paese nuovo guarda la terra da lavorare, quello vecchio guardava il vuoto.

Terza opzione, per chi ama i dettagli: la fontana ottagonale di Piazza del Campo fotografata dall'alto, in modo che si legga la pianta a otto lati. È un oggetto di scuola berniniana che ha cambiato città, e in una foto ravvicinata si vedono i segni della ricollocazione. Sulla cascata di Diosilla, un avvertimento tecnico: il fondo della forra è in ombra profonda e il cielo sopra è chiaro, quindi o si scatta in giornata coperta o si lavora con esposizioni multiple. In agosto, con il fosso ridotto a un filo, meglio rinunciare del tutto e concentrarsi sulle rocce incrostate di zolfo, che con la luce radente sono più fotogeniche di quanto sembrino.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è il più remoto e il meno visibile: la frequentazione dell'età del bronzo, documentata dai frammenti ceramici, che porta la presenza umana in questo territorio a circa quattromila anni fa. Seguono le necropoli etrusche, sparse nelle valli del Bicione e del Rafanello, con la necropoli di Ara del Tufo e le pestarole scavate nella roccia per la pigiatura dell'uva. In età etrusca e poi romana il polo di attrazione erano le acque di Stigliano, dove sorse il complesso termale delle Aquae Apollinares Veteres con il suo tempio.

Il secondo momento decisivo è la nascita del castello sulla rupe di Monterano, con la torre di avvistamento e la residenza fortificata costruite all'inizio del secondo millennio. Il feudo passò di mano più volte, dai Cybo agli Anguillara agli Orsini, e questo continuo cambio di padrone spiega la stratificazione delle strutture che oggi si vedono in rovina.

Il terzo avvenimento è la grande stagione altieriana. Con papa Clemente X, della famiglia Altieri, Monterano ricevette un rifacimento urbanistico affidato a Gian Lorenzo Bernini, che disegnò la fontana monumentale detta del Leone davanti al palazzo baronale e il convento con la chiesa di San Bonaventura. Fu il momento in cui un piccolo centro feudale della campagna romana ebbe l'architetto più celebre d'Europa, e le rovine che oggi si attraversano sono in gran parte quelle di quel cantiere.

Il quarto avvenimento è la metà del Cinquecento a valle: l'arrivo dei coloni toscani e umbri chiamati dagli Orsini a disboscare la selva, la nascita del nucleo di capanne di Canale di Magliano ai piedi del Monte Sassano, la formazione dei castelletti lungo le pendici. Il quinto è il 1668, con la fondazione del santo eremo di Montevirginio dedicato alla Presentazione di Maria, voluto dagli Orsini sul monte che prese il nome di Virginio.

Il sesto è il crollo. L'isolamento geografico e la malaria avevano già indebolito l'abitato di Monterano quando, nel 1799, l'assalto delle truppe francesi accelerò l'abbandono definitivo. All'inizio dell'Ottocento la città sulla rupe era vuota, e i suoi ultimi abitanti erano scesi a Canale. Il settimo avvenimento è amministrativo e chiude il cerchio: il Regio Decreto del 1873 che unisce Canale e Montevirginio nel Comune di Canale Monterano. L'ottavo è recente: il 2 dicembre 1988, con la legge regionale 79, nasce la Riserva naturale regionale Monterano, 1.085 ettari affidati in gestione al Comune, che da allora conduce i restauri delle rovine e la manutenzione dei sentieri.

Chi è passato da Canale Monterano (RM)

Il nome più illustre è quello di Gian Lorenzo Bernini, che per gli Altieri progettò a Monterano la fontana del Leone e il complesso di San Bonaventura. Il leone che oggi è custodito nel Palazzo Comunale di Canale Monterano gli è attribuito, e la fontana ottagonale della piazza è opera della sua scuola: due oggetti che rendono questo Comune uno dei pochissimi centri minori del Lazio a possedere marmi di quella bottega. Prima di lui erano passati di qui i Cybo, gli Anguillara e gli Orsini come signori del feudo, e Virginio Orsini fu il promotore dell'eremo che porta il suo nome.

Papa Clemente X Altieri è la figura che tiene insieme la stagione barocca del luogo: fu la sua famiglia a finanziare il rifacimento dell'abitato e le opere berniniane. Nel Seicento, secondo la tradizione locale, lavorò per l'eremo il pittore fiammingo fra' Luca di Nivelle, al quale si attribuiscono la tela della chiesa e i quadri del coro.

Nel Novecento sono passati i registi. William Wyler girò qui parte di Ben-Hur, il film del 1959 che nel 1960 vinse undici Oscar. Pier Paolo Pasolini usò questi paesaggi per Il vangelo secondo Matteo del 1964. Mario Monicelli tornò a Canale Monterano più volte, per Brancaleone alle crociate, per Il marchese del Grillo e per Speriamo che sia femmina, e con lui vennero le troupe e gli attori del cinema italiano di quegli anni. Nel 1968 un uomo del posto, Pietro Scipioni, inventò la Corsa del Bigonzo nella forma che ancora si corre: un nome meno noto degli altri, e senza il quale l'ultima domenica di agosto qui non sarebbe la stessa cosa.

Chi vuole rifare oggi il giro degli esterni cinematografici del Lazio trova le guide in inglese su ItalyPlanner, mentre l'organizzazione di gruppi e visite private nella zona di Roma è il mestiere della rete di TourLeaderPro.

Domande veloci su Canale Monterano

Quanto dista Canale Monterano da Roma?

Una sessantina di chilometri dal centro di Roma, che si traducono in poco meno di un'ora dal Grande Raccordo Anulare con traffico ordinario. In treno si usa la FL3 fino a Manziana-Canale Monterano, poi l'autobus urbano.

Si paga il biglietto per entrare nella Riserva di Monterano?

No. L'accesso alla riserva e all'area archeologica dell'antico abitato è libero e gratuito tutti i giorni, senza prenotazione. Restano a pagamento soltanto le visite guidate organizzate da operatori.

Qual è la differenza fra Canale Monterano e Monterano?

Canale Monterano è il paese abitato, con il municipio in Piazza del Campo. Monterano, o antica Monterano, è la città abbandonata all'inizio dell'Ottocento, oggi sito archeologico dentro la riserva, raccontata per esteso nella pagina della città fantasma.

Quanto dura la visita alle rovine dell'antica Monterano?

Un'ora e mezza per l'area archeologica in sé. Con il sentiero di avvicinamento da Diosilla, la solfatara e la cascata si arriva comodamente a quattro ore.

Dove si parcheggia per i sentieri di Canale Monterano?

All'area di sosta di Diosilla, attrezzata con tavoli e panche, punto di partenza dei tre itinerari segnati. Dal centro del paese ci sono un chilometro e trecento metri.

Quanto è lungo il sentiero per la Cascata di Diosilla?

L'anello Diosilla-Monterano misura 3,5 chilometri e si percorre in circa due ore e mezza, con ottanta metri di dislivello in salita e cinquanta in discesa. Difficoltà E, escursionistica.

In che periodo la Cascata di Diosilla ha più acqua?

Da novembre ad aprile, con il massimo fra marzo e aprile. In piena estate la portata si riduce sensibilmente.

I sentieri di Canale Monterano si possono fare con il cane?

Sì, tenuto al guinzaglio, con l'accortezza di non farlo sostare nelle conche della solfatara, dove le esalazioni si concentrano al suolo.

C'è un bar o un punto acqua lungo i sentieri?

No. Gli itinerari della riserva non hanno punti di ristoro, alloggi o fontanili attrezzati: acqua e pranzo si portano da casa.

La Riserva di Monterano è accessibile in sedia a rotelle?

I sentieri no, per fondo irregolare e gradini naturali nelle forre. L'area archeologica sul pianoro offre condizioni migliori: conviene concordare l'accesso con gli uffici della riserva allo 06 9962724.

Si possono fare foto e riprese con il drone?

Le fotografie personali sono libere. Per i droni valgono le norme dell'area protetta e la normativa nazionale: l'autorizzazione si chiede all'ente gestore, cioè al Comune di Canale Monterano.

Canale Monterano è adatto ai bambini?

Sì, dai sei anni in su per il sentiero breve. Il passeggino nella forra è inutilizzabile: serve uno zaino porta-bambino.

Quando si corre il Palio delle Contrade di Canale Monterano?

Alla fine di agosto, in onore dei patroni San Bartolomeo apostolo e Santa Calepodia. La data esatta viene comunicata ogni anno dal Comune e dalle contrade.

Quanto pesa il bigonzo della corsa?

Il regolamento fissa un peso minimo di quaranta chili per l'insieme di barella e bigonzo, portato da quattro corridori su un percorso di centotrentacinque metri.

Si può visitare l'Eremo di Montevirginio?

È una comunità carmelitana attiva con parti in clausura. Chiesa e attività aperte al pubblico seguono gli orari della comunità, con messe feriali alle 18 e festive alle 10.30 e alle 18; per gruppi e ritiri si telefona allo 06 99837167.

I Bagni di Stigliano sono aperti al pubblico?

Il complesso termale è una struttura privata: orari, tariffe e modalità di ingresso si verificano direttamente presso la struttura, che li aggiorna per stagione.

Quali film sono stati girati a Canale Monterano?

Fra i più noti Ben-Hur del 1959, Il vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini del 1964 e tre film di Mario Monicelli: Brancaleone alle crociate, Il marchese del Grillo e Speriamo che sia femmina.

Quanti abitanti ha Canale Monterano?

Poco più di quattromila, distribuiti fra il capoluogo, la frazione di Montevirginio e le case sparse.

Quanto è grande la Riserva di Monterano?

1.085 ettari, istituiti con la legge regionale 79 del 2 dicembre 1988 e gestiti dal Comune di Canale Monterano.

Che cosa si mangia a Canale Monterano?

Pane senza sale a lievitazione lunga cotto nel forno a legna, olio locale, cinghiale in tutte le sue forme, lombrichelli e pappardelle al sugo di selvaggina. Le sagre estive coprono quasi ogni settimana da luglio a Ferragosto.

Si può andare a cavallo nella Riserva di Monterano?

Sì, sull'itinerario giallo della Valle del Bicione e della Bandita, che la documentazione della riserva indica come percorribile a piedi e a cavallo.

Conviene visitare Canale Monterano in estate?

Solo la mattina presto. Sul pianoro delle rovine non c'è ombra e la cascata è ridotta: la stagione giusta va da marzo a maggio e da ottobre a novembre.

Se dovessi indicare una sola ragione per venire fin quassù, non sceglierei le rovine, che pure sono straordinarie. Sceglierei il fatto che a Canale Monterano si vede ancora, in mezz'ora di cammino, l'intero ciclo di vita di una comunità: la rupe che si spopola, la valle che si riempie, gli oggetti che scendono da una all'altra e finiscono in una piazza dove la gente compra il pane. Poche gite intorno a Roma raccontano una cosa così grande con mezzi così semplici. Andateci in aprile, portatevi l'acqua e non abbiate fretta.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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