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Percile (RM)

In breve. Percile è un comune di poco più di duecento residenti della Città metropolitana di Roma Capitale, a 575 metri di quota sopra l'alta valle del torrente Licenza, dentro il Parco naturale regionale dei Monti Lucretili.

Percile è un comune di poco più di duecento residenti della Città metropolitana di Roma Capitale, a 575 metri di quota sopra l'alta valle del torrente Licenza, dentro il Parco naturale regionale dei Monti Lucretili. Dal centro di Roma sono una sessantina di chilometri: A24 verso L'Aquila, uscita Vicovaro-Mandela, poi la provinciale Licinese in direzione Licenza e da lì la salita fino al paese. In treno si arriva alla stazione di Mandela-Sambuci sulla linea per Avezzano e si prosegue con l'autolinea extraurbana regionale: le corse sono poche e cambiano con il calendario scolastico, quindi gli orari vanno letti sul sito del vettore prima di partire. Il borgo non ha biglietteria né tornelli, si entra a piedi e gratis; il municipio è in Via Attorno Palazzo Borghese 8, 00020 Percile, telefono 0774 469019, ed è il riferimento per le informazioni turistiche insieme al portale del Parco dei Monti Lucretili. Si parcheggia nello slargo all'ingresso dell'abitato: dentro le mura le strade sono larghe quanto un carro, e portarci l'automobile è una pessima idea.

Percile
Percile

Dove si trova Percile (RM) e come ci si arriva davvero

La geografia spiega il paese meglio di qualunque cronaca. Percile occupa un dosso modesto che chiude a nord la valle del Licenza, il torrente che scende verso Vicovaro e finisce nell'Aniene. È l'ultimo abitato prima che la strada si trasformi in mulattiera e il bosco prenda tutto. Verso ovest si alza la dorsale del Parco dei Monti Lucretili con il Monte Pellecchia, il rilievo più alto del gruppo; verso est, oltre lo spartiacque, comincia la provincia di Rieti con il bacino del lago del Turano.

In automobile fino a Percile

La via naturale è l'autostrada A24 Roma-L'Aquila, uscita Vicovaro-Mandela, poi indicazioni Licenza. Dalla Tiburtina Valeria si sale per la strada provinciale Licinese, una carrozzabile stretta e tortuosa che in una decina di chilometri guadagna trecento metri di quota. In inverno, dopo una nevicata, il tratto alto può essere ghiacciato al mattino presto: chi arriva con gomme estive aspetti che il sole giri sul versante. Il tempo di percorrenza reale dal Grande Raccordo Anulare, senza traffico, è di un'ora abbondante; la domenica di una sagra, calcolatene una e mezza e mettete in conto di parcheggiare lontano.

Con i mezzi pubblici verso Percile

La ferrovia regionale per Avezzano ferma a Mandela-Sambuci, che dista dal borgo una decina di chilometri di curve. Da lì il collegamento è affidato alle autolinee extraurbane regionali che servono la valle del Licenza. Le frequenze sono da paese di montagna, cioè due o tre corse al giorno, concentrate sugli orari scolastici e ridotte nei festivi: il consiglio pratico è controllare il quadro orario aggiornato sul sito del vettore e, in mancanza, telefonare al Comune. Chi non guida e vuole comunque vedere i lagustelli in giornata faccia i conti con il ritorno prima di partire: restare a piedi a Percile alle sei di sera, in novembre, è un'esperienza formativa ma scomoda.

Quando conviene andare a Percile

Maggio e ottobre. Il primo per gli asparagi selvatici e per l'acqua alta nei laghetti, il secondo per il bosco che vira al rame e per le castagne. Luglio e agosto in quota si sopportano bene, ma la vegetazione è polverosa e l'acqua dei lagustelli si abbassa. Dicembre ha la sagra e il paese vestito a festa, però le giornate sono cortissime e il sentiero verso i laghi, se ha piovuto, diventa una scivolata continua. Il momento migliore dell'anno è la seconda metà di ottobre, con partenza dal paese entro le nove del mattino.

Il borgo di Percile (RM), strada per strada

Percile si visita in un'ora scarsa e si capisce in tre. È un nucleo raccolto, di pietra grigia, con i vicoli che sbucano su orti e giardini privati e le case addossate per risparmiare muro e calore. Non ci sono monumenti da fila; c'è un tessuto urbano medievale rimasto quasi intatto perché il paese non è mai cresciuto abbastanza da doverlo demolire. Dal 2018 Percile fa parte del circuito dei Borghi più belli d'Italia, e l'ingresso nel club si vede nella cura della pavimentazione e della segnaletica.

La peschiera all'ingresso di Percile

La prima cosa che si incontra salendo è una grande peschiera alimentata dalle acque del torrente Licenza, limpide e veloci anche in piena estate. Non è un abbellimento recente: le vasche di questo tipo servivano ad allevare pesce d'acqua dolce per le comunità di montagna e a regolare l'irrigazione degli orti a valle. Oggi è il punto dove i bambini si fermano dieci minuti buoni a guardare il fondo, e dove conviene riempire la borraccia prima di attaccare la salita.

La Fonte degli Aliucci

Poco oltre, una deviazione brevissima sulla sinistra porta verso il cimitero: costeggiandone il lato destro si arriva alla Fonte degli Aliucci. L'acqua è oligominerale, leggerissima, e la tradizione locale la indica da sempre come coadiuvante nei disturbi renali e nelle diete. L'uso risale all'epoca romana, il che nella Sabina non è un dettaglio romantico: le sorgenti buone erano infrastruttura, e intorno a una fonte si costruivano strade e proprietà. Portatevi una bottiglia vuota. Non capita spesso di bere un'acqua che qualcuno beveva quando l'imperatore era un mestiere.

Piazza, Palazzo Borghese e il punto informativo di Percile

Il centro storico è sovrastato dal palazzo baronale, che la scheda del Parco data al XIII secolo e che nasce come castello, trasformato nei secoli in residenza signorile e oggi sede del Municipio. Il nome con cui lo chiamano tutti, Palazzo Borghese, viene dall'ultima famiglia feudataria. La piazza davanti è stata ripavimentata di recente e ospita un punto informativo con materiale sul Parco: depliant, carte dei sentieri, pubblicazioni naturalistiche. Vale la sosta prima di incamminarsi, perché la cartografia cartacea dei Lucretili è ancora più affidabile del segnale telefonico, che sopra i 700 metri va e viene.

Percile
Percile

Le chiese di Percile (RM)

Tre edifici, tre epoche, tre funzioni sociali diverse. Chi arriva pensando di trovare una chiesa sola resta spiazzato: un paese di duecento anime che ne conserva tre racconta una storia di comunità sparse che si sono accorpate lentamente intorno alle proprie pievi.

Santa Lucia, la parrocchiale

È la chiesa madre, dedicata alla patrona, e si trova nel punto più alto dell'abitato, addossata al palazzo baronale. L'impianto è cinquecentesco, con nucleo più antico collegato al castello degli Orsini; la parrocchia appartiene alla quarta vicaria della Diocesi di Tivoli e Palestrina. Il dettaglio che la rende riconoscibile da lontano sono i due campanili gemelli: la fabbrica seicentesca ne aveva uno solo, sostituito dalla coppia attuale nel 1914. All'interno si conservano affreschi compresi fra il Cinquecento e il Settecento. Gli orari delle celebrazioni non sono pubblicati in modo stabile: per una visita interna conviene chiedere in Comune o al parroco.

Sant'Anatolia

Eretta nel 1642 e restaurata nel 1968, custodisce affreschi seicenteschi. La dedicazione è una traccia preziosa: Anatolia è martire sabina per eccellenza, venerata lungo la dorsale fra Rieti e la valle dell'Aniene, e la sua presenza qui segnala quanto Percile guardasse culturalmente verso nord più che verso Roma. È la chiesa meno visitata delle tre ed è quella dove, se la trovate aperta, si sta meglio: poca luce, intonaci vivi, nessuno.

Santa Maria della Vittoria e l'eremo

La più antica del paese, di impianto romanico con elementi di reimpiego romano, riferita dalle schede correnti al XII secolo. Una tradizione locale tenace la vuole invece eretta da Carlo d'Angiò a ricordo della vittoria su Corradino di Svevia a Tagliacozzo, nel 1268: è una attribuzione di tradizione, non un dato documentato, e come tale va presa. Accanto sorge un eremo, che è poi il motivo per cui la chiesa è isolata rispetto all'abitato. Il Comune la indica fra i luoghi da vedere; l'accesso interno non è continuativo.

I Lagustelli, i laghetti di Percile

Sono la ragione per cui la maggior parte dei visitatori sale fin quassù, e meritano una pagina a parte: la trovate nella guida dedicata ai laghetti di Percile, con l'itinerario descritto passo per passo. Qui basta inquadrarli, perché senza di loro il borgo non si capisce.

Due doline riempite d'acqua

I lagustelli non sono laghi nel senso comune del termine: sono depressioni carsiche, doline nate dal crollo del suolo per dissoluzione sotterranea del calcare e poi impermeabilizzate da sedimenti argillosi. Nessuno dei due ha immissari o emissari superficiali. Il Marraone riceve acqua da una sorgente a portata fortemente variabile che sgorga pochi metri sopra il livello massimo, sul versante orientale; il Fraturno è alimentato da apporti sotterranei. Questa è la ragione del loro colore, che passa dal verde smeraldo al torbido a seconda della stagione e delle piogge, e della loro fragilità.

Il Fraturno e il Marraone

Il Fraturno è il maggiore: forma ellissoidale, diametro massimo intorno ai 118 metri in primavera, circa 9.000 metri quadrati di superficie, profondità massima di 16 metri, con le sponde che sprofondano ripide subito dopo la riva. Si trova a circa 704 metri di quota e compare all'improvviso fra gli alberi, che è poi l'effetto che lascia a bocca aperta chi arriva la prima volta. Il Marraone, a 674 metri, è circolare, largo una quarantina di metri, chiuso da pareti strapiombanti: è così incassato che lo si vede bene solo dall'alto, e raggiungerne la riva è scomodo e sconsigliabile.

Perché i laghetti di Percile sono zona Ramsar

Nel 2008 l'area è stata riconosciuta zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar, e il piano del Parco la classifica come riserva integrale. Non è un timbro decorativo. Sulle rive fangose cresce una graminacea rara, la Heleochloa alopecuroides, insieme a cannuccia di palude, salici e pioppi: una comunità vegetale che un bagno, un cane libero o un picnic sulla riva distruggono in una stagione. Dentro l'acqua non si entra, i pesci non si introducono, le rive non si calpestano. Chi vi racconta che i lagustelli sono un bel posto dove fare il bagno vi sta dando un consiglio che costa una sanzione e un habitat.

Il sentiero CAI 307 da Percile ai laghetti

L'itinerario ufficiale parte dal centro di Percile ed è classificato T, cioè turistico: 5,5 chilometri, circa un'ora e cinquanta di cammino, 130 metri di dislivello in salita e 140 in discesa. Segue la valle dell'Aone fra gli arbusti, sale su un tratto panoramico affacciato sulla valle del Licenza, attraversa zone di rimboschimento e tocca il rifugio forestale della Porcareccia. Lungo il percorso affiorano gli strati della Formazione di Guadagnolo, calcareniti dalle tonalità diverse che raccontano il fondale marino da cui nascono questi monti. Una breve deviazione porta ai ruderi del castello medievale di Castel del Lago, a 772 metri. Scarpe con suola scolpita, non scarpe da tennis: il fondo è di terra e pietrisco e in discesa non perdona.

Laghetti di Percile - Lagustelli di Percile - Parco dei Monti Lucretili
Laghetti di Percile – Lagustelli di Percile – Parco dei Monti Lucretili

La tenuta demaniale Lago e i boschi intorno a Percile (RM)

Il territorio comunale comprende la tenuta demaniale regionale chiamata Lago, un'oasi di circa novecento ettari fatta di boschi, radure e percorsi naturalistici. È qui che il paesaggio cambia registro: si passa dalle querce e dagli ornielli della fascia bassa ai pascoli cespugliati delle creste, con il Monte Pellecchia a fare da fondale. Fra i laghetti crescono aceri, ornielli e alberi di Giuda, e in autunno il Fraturno si ritrova circondato da querce, abeti e cipressi in una combinazione cromatica che i pittori vengono a cercare apposta.

Gli animali dei Monti Lucretili intorno a Percile

Le schede del Parco elencano martora, puzzola, donnola e aquila reale. Sono tutte specie che indicano un bosco maturo e poco disturbato. Il fatto più clamoroso, però, ha una data: nell'autunno del 1997 un orso bruno marsicano trovò rifugio in questi boschi, tornando su un territorio che la specie aveva occupato in tempi storici. Non è materiale da avvistamento programmato, sia chiaro: è un indizio di quanto la dorsale fra Lucretili, Simbruini e Velino-Sirente sia ancora permeabile alla fauna grande. Se cercate un'emozione naturalistica realistica, puntate sull'aquila reale in volo di cresta nelle giornate ventose.

Altri sentieri che partono da Percile

Dal paese si innervano diversi percorsi segnati del Club Alpino Italiano, e il territorio è attraversato dal Cammino Naturale dei Parchi. Le mete classiche oltre ai lagustelli sono il Monte Pellecchia, la Porcareccia e gli anelli che scendono verso i fossi della Prata e della Rosciella. Chi vuole un obiettivo secondario nella stessa giornata guardi al Monte Lagusiello, che si affaccia proprio sulla conca dei laghi.

La storia di Percile (RM), dalla preistoria ai Borghese

L'Ardino e la prima età del Bronzo

Il documento più antico di Percile non è scritto: è un livello archeologico individuato in località l'Ardino, riferito a un'occupazione della prima età del Bronzo. Per la ricostruzione della sequenza cronologico-culturale dell'intera area lucretile è un rinvenimento di prima grandezza, perché conferma la presenza di gruppi umani lungo i corridoi di penetrazione preferenziali della montagna, che in questo caso è la valle del torrente Licenza. I materiali ceramici documentano in modo inequivocabile un'influenza culturale transappenninica: le comunità che vivevano qui erano in contatto con l'altro versante della catena. Tradotto: quattromila anni fa Percile era un passaggio, non un fondo cieco.

Il nome, la gens Porcia e il fundum Percilianum

L'etimologia più accreditata fa derivare il toponimo dal nome della gens romana Porcia, cioè da una proprietà fondiaria di quella famiglia. La prima menzione scritta compare nella biografia di San Silvestro I, papa fra il 314 e il 335, dove Anastasio il Bibliotecario cita un fundum Percilianum in territorio Sabinensi. Dell'età classica restano poche cose ma parlanti: una stele di marmo con l'immagine di una fanciulla di circa sette anni, cippi sepolcrali, elementi architettonici reimpiegati nelle chiese. Le case erano allora raggruppate in villae e pagus, l'insediamento sparso tipico della campagna romana; solo dopo, con il cristianesimo, gli abitanti cominciarono ad addensarsi intorno a chiesette e pievi.

Farfa, gli Orsini, i Borghese

Nel X secolo la montagna si riempie di castelli, costruiti per difendere i villaggi della valle. Nel 1011 il conte di Sabina Ottone dona millecinquecento moggi di terreno coltivabile, ed è l'atto che lega Percile all'Abbazia di Farfa: il paese compare fra i possedimenti farfensi agli inizi dell'XI secolo e vi resta per un paio di secoli. Segue il passaggio agli Orsini, la grande famiglia baronale che controllava mezza Sabina e la valle dell'Aniene, e nel 1608 la cessione a Giovanni Battista Borghese, duca di Rignano, il cui casato resterà feudatario fino all'unità d'Italia. Ogni passaggio ha lasciato un segno murato: il castello che diventa palazzo, la chiesa che si appoggia al castello, lo stemma sul portale.

Porcile nelle carte dei papi

Nella Galleria delle Carte Geografiche dei Musei Vaticani, realizzata fra il 1580 e il 1585 sotto la direzione del cosmografo Egnazio Danti, in una delle due carte dedicate al Lazio il paese compare con la grafia Porcile. È una curiosità cartografica che vale una conferma storica: a fine Cinquecento questo pugno di case in cima alla valle del Licenza era abbastanza rilevante da meritare un nome su una parete del Palazzo Apostolico.

Garibaldini, guerre, spopolamento

Nel XIX secolo, dopo la battaglia di Mentana del 1867, alcuni garibaldini trovarono rifugio a Percile: la memoria è rimasta nella toponomastica delle vie. La prima guerra mondiale costò al paese ventisette caduti, un numero enorme per una comunità di quelle dimensioni. Nella seconda il borgo fu colpito da bombardamenti che costrinsero gli abitanti a ripararsi come potevano in grotte e capanne nei paraggi. Poi è arrivato lo spopolamento, che in questa fascia di montagna ha svuotato interi paesi. Percile ha retto sotto i trecento abitanti e ha scelto la strada della qualità ambientale: la promozione come borgo e l'ingresso nel circuito nazionale del 2018 sono il risultato di quella scelta.

Percile
Percile

Cosa si mangia a Percile (RM)

La ramiccia

La ramiccia è il piatto identitario del paese: fettuccine di pasta fresca tagliate finissime a mano dalle donne percilesi, condite con un sugo che la tradizione locale lega al castrato. Per la sagra se ne impastano a mano circa millecinquecento uova, il che dà l'idea della scala dell'operazione in un comune di duecento abitanti. Il taglio è la parte difficile: la sfoglia va ridotta a fili sottilissimi senza spezzarli, ed è una tecnica che si impara guardando, non leggendo. Chi passa in paese fuori stagione può chiedere nelle trattorie della valle del Licenza: qualcuna la prepara su ordinazione.

Sparaci, castagne e dolci

Gli sparaci sono gli asparagi selvatici, quelli sottili e amarognoli che spuntano lungo i muretti e i bordi del bosco in aprile e maggio. Le castagne arrivano in autunno e hanno la loro festa a fine ottobre. Sul versante dolce la tradizione conserva gli amaretti, le tisichelle all'anice e la nociata, il torroncino di noci e miele che nella Sabina si fa per Natale. Aggiungete miele e salsicce e avete il paniere completo. Non ci sono ristoranti stellati, ci sono cucine di casa: regolate le aspettative e sarete contenti.

Il calendario delle feste di Percile

La più importante è la Sagra della Ramiccia, che si celebra la prima domenica di dicembre e coincide con il periodo della patrona Santa Lucia. A maggio ci sono la Sagra degli Sparaci e la Festa dei Laghi, che apre la stagione delle escursioni: si festeggia la montagna nella foresta demaniale Lago con passeggiate a piedi, a cavallo e in mountain bike, e con le cucine all'aperto. A fine ottobre tocca alla Sagra della Castagna. In settembre il paese ospita inoltre una rassegna teatrale e musicale di lunga durata, promossa da un'associazione locale, che utilizza Piazza Garibaldi come palcoscenico. Le date esatte cambiano ogni anno: il canale affidabile per verificarle è il sito del Comune di Percile.

Una curiosità su Percile (RM)

La curiosità vera di Percile non è il borgo: è il fatto che due pozze d'acqua larghe come un campo da tennis abbiano un riconoscimento internazionale identico a quello del Delta del Danubio. Dal 2008 i Lagustelli figurano fra le zone umide tutelate dalla Convenzione di Ramsar, il trattato firmato nel 1971 nella città iraniana che gli dà il nome, pensato in origine per salvare le rotte degli uccelli acquatici migratori. Il paradosso è che qui non c'è una laguna né un estuario: ci sono due doline carsiche a settecento metri di quota, senza immissari, senza emissari, alimentate da sorgenti capricciose e impermeabilizzate da un tappo di argilla.

Il motivo del riconoscimento è ecologico e non scenografico. Bacini di questo tipo, isolati e privi di scambio idrico superficiale, ospitano comunità vegetali e animali che altrove sono state cancellate dalla bonifica e dall'agricoltura intensiva. Sulle rive fangose del Fraturno cresce la Heleochloa alopecuroides, una graminacea rara che ha bisogno esattamente di quella combinazione di fango, escursione stagionale del livello e assenza di calpestio. Basta un'estate di bagnanti per spazzarla via.

C'è poi un secondo livello di curiosità, geologico. Il Fraturno tocca i sedici metri di profondità su una superficie di novemila metri quadrati: proporzioni da imbuto, non da lago. Le sponde precipitano subito dopo la riva, ed è la forma tipica di una cavità collassata dall'alto, non di una conca scavata dall'acqua corrente. Il Marraone, quaranta metri di diametro fra pareti strapiombanti, è ancora più eloquente. Chi arriva ai laghi sapendo questo li guarda in modo diverso: sotto quei fondali c'è un sistema di condotti nella roccia che continua a lavorare, e il livello dell'acqua che si alza e si abbassa da una stagione all'altra è la prova che il meccanismo è vivo.

Una cosa che non ti dice nessuno su Percile (RM)

Che il paese ha avuto un orso. Nell'autunno del 1997 un orso bruno marsicano si è rifugiato nei boschi del territorio di Percile, e le schede del Parco lo registrano come un ritorno su un areale storico della specie. Non è aneddotica da bar: è un dato faunistico che dice quanto la continuità forestale fra i Monti Lucretili, i Simbruini e il massiccio del Velino-Sirente sia ancora sufficiente a far viaggiare un plantigrado di centocinquanta chili senza che nessuno lo intercetti per settimane.

La seconda cosa che non vi dirà nessuno riguarda l'acqua. Il Marraone e il Fraturno cambiano livello in modo vistoso nell'arco dell'anno, perché la sorgente che li alimenta ha una portata fortemente variabile e non esiste alcun regolatore. Significa che la fotografia perfetta che avete visto online, con lo specchio pieno fino agli alberi, è quasi sempre scattata fra marzo e maggio. Ad agosto trovate gli stessi laghi più bassi di un paio di metri, con una fascia di fango scoperto intorno. Non è degrado, è il loro funzionamento normale: ma se arrivate in agosto aspettandovi la cartolina di primavera, tornate a casa delusi per un motivo che nessuna guida vi ha spiegato.

Terza cosa, la più pratica: a Percile i servizi sono quelli di un comune di duecento abitanti. Non date per scontato di trovare un bar aperto in un pomeriggio infrasettimanale di febbraio, né un bancomat, né un negozio di alimentari con orario continuato. Chi accompagna gruppi in questa zona porta con sé acqua, panini e il pieno di carburante fatto a valle. È un dettaglio che trasforma una gita riuscita in una giornata storta se lo si scopre sul posto.

Domande frequenti su Percile (RM)

Dove si trova esattamente Percile (RM)?

Percile si trova nella Città metropolitana di Roma Capitale, a 575 metri di quota sull'alta valle del torrente Licenza, dentro il Parco naturale regionale dei Monti Lucretili. Il municipio è in via Attorno Palazzo Borghese 8, 00020 Percile.

Quanto dista Percile da Roma?

Percile dista circa sessanta chilometri dal centro di Roma, poco più di un'ora di automobile senza traffico. Il paese occupa un dosso modesto che chiude a nord la valle del Licenza, ultimo abitato prima che la strada si trasformi in mulattiera.

Cosa si mangia a Percile?

Il piatto identitario di Percile è la ramiccia, fettuccine di pasta fresca tagliate finissime a mano dalle donne del paese e condite con un sugo che la tradizione locale lega al castrato. Per la sagra della Ramiccia, la prima domenica di dicembre, si impastano a mano circa millecinquecento uova.

Percile è adatto ai bambini?

Sì, il borgo di Percile si presta bene ai bambini perché è piccolo, chiuso al traffico di passaggio, con la peschiera all'ingresso che funziona da calamita. Il sentiero 307 verso i laghetti è classificato turistico e un bambino dai sette anni in su lo affronta senza problemi.

Dove dormire vicino a Percile?

Percile non ha un'offerta ricettiva strutturata: l'ospitalità è di piccola scala, fra affittacamere, case per vacanza e agriturismi distribuiti nella valle del Licenza e nei comuni vicini. Chi vuole più scelta guarda alla zona fra Vicovaro e Mandela, a venti minuti di strada, oppure a Tivoli.

Cosa sono i Lagustelli di Percile?

I Lagustelli di Percile sono due doline riempite d'acqua, depressioni carsiche nate dal crollo del suolo, che dal 2008 figurano fra le zone umide tutelate dalla Convenzione di Ramsar, lo stesso riconoscimento internazionale del Delta del Danubio. Si trovano poco fuori dal borgo, dentro la tenuta demaniale Lago.

Percile fa parte dei Borghi più belli d'Italia?

Sì, dal 2018 Percile fa parte del circuito dei Borghi più belli d'Italia, un riconoscimento per il nucleo raccolto in pietra grigia rimasto quasi intatto perché il paese non è mai cresciuto abbastanza da doverlo demolire.

C'è stato un orso a Percile?

Sì, nell'autunno del 1997 un orso bruno marsicano si rifugiò nei boschi del territorio di Percile, e le schede del Parco dei Monti Lucretili lo registrano come un ritorno su un areale storico della specie, segno della continuità forestale della zona.

Il consiglio che ti do per visitare Percile (RM)

Rovesciate l'ordine che fanno tutti. La stragrande maggioranza dei visitatori arriva, parcheggia, imbocca il sentiero per i lagustelli, torna nel primo pomeriggio, mangia e riparte senza aver visto il paese. Fate il contrario: arrivate presto, dedicate i primi quaranta minuti al borgo con la luce radente del mattino sulla pietra, passate dalla peschiera e dalla Fonte degli Aliucci, salite fino ai campanili gemelli di Santa Lucia, prendete le carte al punto informativo. Poi partite per i laghi verso le dieci e mezza, quando il sole ha già girato sulla conca e l'acqua smette di essere una lastra scura.

Sul sentiero, il consiglio è di prendere sul serio la classificazione T. Turistico significa che non ci sono passaggi esposti, non che si cammina su un marciapiede: cinque chilometri e mezzo su fondo di terra e pietrisco, con centotrenta metri di dislivello, chiedono scarpe con suola scolpita e almeno un litro d'acqua a testa. Lungo il percorso non ci sono fontane utilizzabili. La deviazione ai ruderi di Castel del Lago, a 772 metri, aggiunge poco tempo e molto significato: da lassù si capisce a colpo d'occhio perché nel Medioevo si costruisse proprio in quel punto.

Un'ultima raccomandazione. I lagustelli sono riserva integrale nel piano del Parco: non si entra in acqua, non si lasciano rifiuti, i cani vanno tenuti al guinzaglio e le rive fangose non si calpestano. Il fascino di questo posto dipende dal fatto che finora ci è passata poca gente e con rispetto. Se volete organizzare la giornata senza pensieri, o portare qui un gruppo, un accompagnatore che conosce la valle risolve in mezz'ora i problemi di logistica che da soli costano un pomeriggio: TourLeaderPro si occupa di accompagnamento turistico professionale proprio su itinerari di questo tipo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Percile è scritto su una parete dei Musei Vaticani, e con il nome sbagliato. Nella Galleria delle Carte Geografiche, i centoventi metri di corridoio affrescati fra il 1580 e il 1585 su progetto del domenicano Egnazio Danti per Gregorio XIII, una delle due carte dedicate al Lazio riporta il paese come Porcile. Non è un errore di copiatura: è la forma corrente del toponimo in quel momento, la stessa che si legge in vari documenti dell'età moderna, prima che l'uso amministrativo fissasse la grafia attuale.

Il fatto è risaputo in paese, viene citato in quasi tutte le schede locali, eppure nessuno ne trae la conseguenza interessante. La Galleria delle Carte Geografiche non è una raccolta di curiosità: è un'operazione politica, la rappresentazione dell'Italia come territorio ecclesiastico compiuta da un papa che rivendicava una giurisdizione. Finire su quelle pareti significava essere parte del patrimonio della Chiesa, e infatti Percile lo era: farfense prima, poi passato per mani baronali che dovevano comunque il feudo alla Santa Sede. La carta è insieme una mappa e un atto di proprietà.

Il secondo fatto risaputo e poco sfruttato riguarda l'etimologia. Se il nome viene davvero dalla gens Porcia, come sostiene la ricostruzione più diffusa, la forma cinquecentesca Porcile è più vicina all'originale di quella attuale: non una corruzione, ma un residuo. Il gruppo consonantico si è poi ammorbidito per via popolare, forse anche per sfuggire all'omofonia con una parola che nessuna comunità ama avere sul cartello stradale. Le due grafie convivono nelle carte per almeno due secoli.

La foto giusta da fare a Percile (RM)

La foto che funziona non è quella dell'acqua, è quella del bordo. Piazzatevi sul sentiero alto che scende verso il Fraturno, con gli alberi in primo piano su un lato dell'inquadratura e lo specchio d'acqua che occupa il terzo inferiore: è l'unico punto da cui si legge la forma a imbuto della dolina, cioè la ragione geologica del paesaggio. Fotografata dalla riva, la superficie diventa una macchia verde piatta e la profondità sparisce. Fotografata dall'alto e di sbieco, si vede il crollo.

Luce: metà mattina in primavera, oppure il tardo pomeriggio di ottobre. A mezzogiorno il sole in verticale spegne il verde e riempie l'acqua di riflessi bianchi. Un polarizzatore circolare qui serve davvero, perché taglia il velo di riflesso sulla superficie e fa comparire il colore vero, che nelle giornate buone è un verde bottiglia con sfumature azzurre. In autunno la corona di querce, abeti e cipressi intorno al lago maggiore dà una tavolozza che non ha bisogno di alcun ritocco.

In paese la foto giusta è un'altra e si scatta al mattino presto: i due campanili gemelli di Santa Lucia contro il cielo, ripresi dal basso da un vicolo, con la pietra grigia che prende la luce radente. È l'immagine che racconta Percile in un fotogramma, perché quella coppia di torri del 1914 è l'unico elemento monumentale visibile a distanza in un paese fatto di case addossate. Terza opzione per chi ama i dettagli: la peschiera all'ingresso, con l'acqua del Licenza che corre, tempo di posa lungo e la superficie che diventa seta.

Laghetti di Percile - Lagustelli di Percile - Parco dei Monti Lucretili
Laghetti di Percile – Lagustelli di Percile – Parco dei Monti Lucretili

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Prima età del Bronzo. In località l'Ardino si deposita il livello archeologico che costituisce il documento più antico dell'occupazione umana in questo tratto dei Lucretili. I materiali ceramici mostrano un'influenza culturale transappenninica: la valle del Licenza funzionava come corridoio di transito fra i due versanti della catena.

Fra il 314 e il 335. Nella biografia di San Silvestro I, Anastasio il Bibliotecario cita il fundum Percilianum in territorio Sabinensi. È la prima comparsa scritta del nome, e certifica che a quella data esisteva una proprietà fondiaria riconoscibile.

1011. Il conte di Sabina Ottone dona millecinquecento moggi di terreno coltivabile: l'atto lega Percile all'Abbazia di Farfa, che ne mantiene il controllo per circa due secoli. È il periodo in cui la montagna si copre di castelli e la popolazione sparsa si accentra.

1268, per tradizione. La memoria locale attribuisce a Carlo d'Angiò l'erezione di Santa Maria della Vittoria come ex voto per la sconfitta di Corradino di Svevia a Tagliacozzo. Le datazioni correnti collocano invece l'edificio nel XII secolo. La tradizione resta una tradizione, ma spiega il titolo della chiesa.

1580-1585. Il paese viene raffigurato, con la grafia Porcile, in una delle due carte del Lazio della Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano.

1608. Il feudo passa a Giovanni Battista Borghese, duca di Rignano. Il castello medievale diventa definitivamente palazzo baronale, l'edificio che oggi ospita il Municipio.

1867. Dopo la battaglia di Mentana, alcuni garibaldini trovano rifugio a Percile. La toponomastica delle vie ne conserva memoria.

1914. Il campanile unico della parrocchiale seicentesca viene sostituito dalla coppia di torri gemelle che ancora oggi identifica il profilo del paese da lontano.

1915-1918. La prima guerra mondiale costa a Percile ventisette caduti, una perdita proporzionalmente enorme per una comunità di quelle dimensioni.

Seconda guerra mondiale. Il borgo viene colpito da bombardamenti e la popolazione è costretta a ripararsi in grotte e capanne nei dintorni. È l'evento che, insieme allo spopolamento montano del dopoguerra, segna la demografia del comune per i decenni successivi.

Autunno 1997. Un orso bruno marsicano si rifugia nei boschi del territorio comunale, riconquistando un areale storico della specie.

2008. I Lagustelli entrano nell'elenco delle zone umide di importanza internazionale della Convenzione di Ramsar, e il piano del Parco li classifica come zona di riserva integrale.

2018. Percile entra nel circuito dei Borghi più belli d'Italia, che diventa il perno della strategia turistica comunale.

Chi è passato da Percile (RM)

Anastasio il Bibliotecario, bibliotecario della Chiesa romana nel IX secolo, non ci mise piede ma ci passò con la penna: è nella redazione della biografia di San Silvestro I che compare il fundum Percilianum, ed è a lui che Percile deve il proprio atto di nascita documentale.

Ottone, conte di Sabina. Nel 1011 firma la donazione dei millecinquecento moggi che consegna il territorio all'Abbazia di Farfa. Dietro un atto notarile come questo c'è sempre una strategia: i monaci farfensi stavano costruendo un dominio territoriale compatto fra Tevere e Aniene, e i valichi della valle del Licenza servivano a chiuderlo.

Gli Orsini. La famiglia baronale che dal Duecento in poi controlla mezza Sabina e la valle dell'Aniene tiene anche Percile, e al loro castello resta agganciato il nucleo più antico della parrocchiale di Santa Lucia. Gli Orsini non erano visitatori: erano il potere locale, con tutto quello che comportava in termini di esazioni, giustizia e opere murarie.

Giovanni Battista Borghese, duca di Rignano. Acquisisce il feudo nel 1608. I Borghese, la famiglia di papa Paolo V, stavano allora costruendo il patrimonio fondiario che avrebbe alimentato le collezioni romane della Galleria Borghese: Percile è una tessera periferica di quella operazione, e il palazzo sulla piazza ne porta ancora il nome.

Egnazio Danti e i cartografi di Gregorio XIII. Non salirono quassù, ma raccolsero i dati che portarono il paese sulle pareti della Galleria delle Carte Geografiche fra il 1580 e il 1585. Per un comune di questa taglia, comparire in quell'impresa cartografica equivale a una promozione.

I garibaldini di Mentana. Nel novembre del 1867, dopo la sconfitta contro le truppe pontificie e francesi, gruppi di volontari sbandati risalirono le valli appenniniche cercando rifugio. Alcuni arrivarono a Percile, e i nomi delle vie lo ricordano.

I pittori e i camminatori. Dall'Ottocento in poi la conca dei lagustelli attira paesaggisti e, più tardi, escursionisti: il colore dell'acqua e la corona di alberi hanno una qualità pittorica che spiega la frequenza con cui il soggetto ricorre. Oggi il testimone è passato agli appassionati di trekking, che salgono dal paese lungo il sentiero 307.

L'orso. Nell'autunno del 1997, per qualche settimana, il visitatore più illustre dei boschi di Percile aveva la pelliccia. Lo cito sul serio: la presenza di un marsicano su questa dorsale vale, come indicatore ambientale, quanto un decreto di tutela.

Percile (RM) con i bambini, in famiglia, in accessibilità

Il borgo si presta bene ai bambini: è piccolo, chiuso al traffico di passaggio, con la peschiera all'ingresso che funziona da calamita e le distanze tutte a misura di gambe corte. Il sentiero 307 verso i laghetti è classificato turistico e un bambino dai sette anni in su lo affronta senza problemi, con il passo di chi si ferma spesso; con i più piccoli nello zaino portante, calcolate pause e acqua in abbondanza perché lungo il percorso non si rifornisce. Attenzione, invece, alle rive dei lagustelli: le sponde precipitano ripide subito dopo il bordo e il divieto di accesso all'acqua è tassativo, quindi i bambini vanno tenuti a vista.

Sul fronte accessibilità va detta la verità: un centro storico medievale in pendenza, con acciottolato e gradini, non è un ambiente facile per una sedia a rotelle o per chi cammina con difficoltà. La piazza e il fronte del palazzo baronale sono raggiungibili, il resto dei vicoli molto meno. Il sentiero verso i laghi non è adatto a carrozzine. Chi ha esigenze specifiche faccia una telefonata al Comune prima di partire, che qui è ancora il modo più rapido per avere una risposta vera.

Dove dormire e dove mangiare intorno a Percile (RM)

Percile non ha una offerta ricettiva strutturata: l'ospitalità è di piccola scala, fra affittacamere, case per vacanza e agriturismi distribuiti nella valle del Licenza e nei comuni vicini. Chi vuole una base con più scelta guardi alla zona fra Vicovaro e Mandela, a venti minuti di strada, oppure a Tivoli, che resta il polo turistico principale di questo settore del Lazio e consente di combinare la giornata in montagna con Villa Adriana. Sul versante reatino, oltre lo spartiacque, ci sono le sistemazioni intorno al lago del Turano.

Per mangiare la ramiccia fuori dai giorni di sagra bisogna telefonare prima: le trattorie della valle la preparano su richiesta, ed è un piatto che richiede ore di lavoro manuale. Nei giorni feriali di bassa stagione conviene dare per scontato che a Percile non si trovi un servizio di ristorazione aperto e organizzarsi a valle. Chi viaggia in gruppo o prepara un itinerario su misura fra borghi e sentieri del Lazio può farsi costruire la logistica da chi lo fa di mestiere: TourLeaderPro organizza viaggi di gruppo in Italia con tour leader certificati.

Cosa vedere vicino a Percile (RM)

Il punto di forza di questa zona è la densità: nel raggio di mezz'ora di automobile si cambia paesaggio tre volte. La destinazione naturale sono i laghetti di Percile e il resto del Parco dei Monti Lucretili, con il Monte Lagusiello e il Monte Pellecchia. Scavalcando verso il reatino si scende sul lago del Turano, con il borgo affacciato di Castel di Tora e la riserva di Monte Navegna e Monte Cervia.

Verso nord si entra in Sabina: Orvinio, Collalto Sabino con il suo castello, Paganico Sabino, Fara in Sabina, l'Abbazia di Farfa che di Percile fu proprietaria, e Poggio Mirteto. Verso est, oltre Carsoli, si visitano le grotte di Pietrasecca. Scendendo invece verso la valle dell'Aniene si raggiungono Subiaco con i monasteri benedettini, Cervara di Roma e la riserva naturale di Monte Catillo sopra Tivoli.

Domande veloci su Percile (RM)

Dove si trova esattamente Percile (RM)?

Nella Città metropolitana di Roma Capitale, a 575 metri di quota sull'alta valle del torrente Licenza, dentro il Parco naturale regionale dei Monti Lucretili. Il municipio è in Via Attorno Palazzo Borghese 8, 00020 Percile.

Quanto dista Percile da Roma?

Circa sessanta chilometri dal centro, poco più di un'ora di automobile senza traffico. La via più rapida è la A24 fino all'uscita Vicovaro-Mandela, poi la provinciale verso Licenza.

Si può arrivare a Percile con i mezzi pubblici?

Sì, ma con pazienza: treno regionale fino a Mandela-Sambuci e poi autolinea extraurbana verso la valle del Licenza. Le corse sono poche e variano con il calendario scolastico, quindi vanno verificate sul sito del vettore prima di partire.

Quanto costa visitare Percile?

Niente. Il borgo è aperto e gratuito, e l'accesso ai sentieri del Parco è libero. Le spese sono il carburante o il biglietto del mezzo, il pranzo e l'eventuale visita guidata.

Quanti abitanti ha Percile?

Poco più di duecento. Le fonti recenti oscillano fra 217 e 241 residenti a seconda della rilevazione: è un comune fra i più piccoli della provincia.

Percile è uno dei Borghi più belli d'Italia?

Sì, è entrato nel circuito nel 2018.

Quanto tempo serve per visitare Percile?

Per il solo borgo bastano un'ora e mezza con calma. Aggiungendo il sentiero ai lagustelli si arriva a una giornata intera: circa due ore di cammino andata e ritorno più le soste.

Come si raggiungono i laghetti di Percile?

A piedi dal centro del paese lungo il sentiero CAI 307: 5,5 chilometri, un'ora e cinquanta, 130 metri di dislivello in salita, difficoltà turistica.

Si può fare il bagno nei lagustelli di Percile?

No. Sono zona umida tutelata dalla Convenzione di Ramsar dal 2008 e riserva integrale nel piano del Parco: l'ingresso in acqua è vietato e le rive fangose non vanno calpestate.

Quanto sono profondi i laghetti di Percile?

Il Fraturno, il maggiore, raggiunge i sedici metri di profondità su circa novemila metri quadrati di superficie. Il Marraone è molto più piccolo, circa quaranta metri di diametro, chiuso fra pareti strapiombanti.

Perché i laghi di Percile cambiano livello?

Perché non hanno immissari né emissari superficiali: dipendono da sorgenti a portata fortemente variabile e dagli apporti sotterranei. In primavera sono pieni, a fine estate scendono in modo vistoso.

Il sentiero per i laghetti è adatto ai bambini?

Sì, dai sette anni in su senza difficoltà, con scarpe adatte e acqua al seguito. I più piccoli vanno tenuti stretti sulle rive, che precipitano ripide.

Si possono portare i cani a Percile e ai lagustelli?

Nel borgo sì, sul sentiero anche, ma al guinzaglio: l'area dei laghi è riserva integrale e la fauna va lasciata in pace.

Quali chiese si visitano a Percile?

Santa Lucia, la parrocchiale con i due campanili gemelli del 1914; Sant'Anatolia, del 1642, con affreschi seicenteschi; Santa Maria della Vittoria, la più antica, romanica, con l'eremo annesso. Gli orari di apertura non sono continuativi: conviene chiedere in Comune.

Che cos'è la ramiccia di Percile?

Una pasta fresca all'uovo tagliata a mano in fili sottilissimi, condita per tradizione con sugo di castrato. È il piatto della sagra che si tiene la prima domenica di dicembre, per la quale si impastano circa millecinquecento uova.

Quando si tengono le sagre a Percile?

Sagra della Ramiccia la prima domenica di dicembre, Sagra degli Sparaci e Festa dei Laghi a maggio, Sagra della Castagna a fine ottobre. Le date precise cambiano ogni anno e si controllano sul sito del Comune.

Da dove viene il nome Percile?

Dalla gens romana Porcia, secondo la ricostruzione più accreditata. Nelle carte cinquecentesche il paese compare ancora come Porcile, anche sulla parete della Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano.

Che animali si possono incontrare intorno a Percile?

Le schede del Parco segnalano martora, puzzola, donnola e aquila reale. Nell'autunno del 1997 fu registrata la presenza di un orso bruno marsicano nei boschi del territorio comunale.

Percile è accessibile a chi ha difficoltà motorie?

Solo in parte: la piazza e il fronte del palazzo baronale sono raggiungibili, i vicoli in pendenza con acciottolato molto meno, e il sentiero per i laghi non è percorribile in carrozzina.

C'è un punto informativo a Percile?

Sì, sulla piazza del borgo, con materiale e carte sul Parco dei Monti Lucretili. Per le informazioni istituzionali il riferimento è il Comune, in Via Attorno Palazzo Borghese 8, telefono 0774 469019.

Qual è il periodo migliore per andare a Percile?

Maggio per gli asparagi selvatici e i laghi pieni, la seconda metà di ottobre per i colori del bosco e le castagne. Agosto è il periodo meno fotogenico per i lagustelli.

Si trova da mangiare a Percile in settimana?

Non sempre. Fuori stagione e nei giorni feriali conviene organizzarsi a valle, fra Licenza, Vicovaro e Mandela, oppure telefonare prima.

Percile funziona come gita di un giorno da Roma?

Sì, ed è anzi il formato ideale: partenza presto, borgo al mattino, sentiero ai lagustelli fino al primo pomeriggio, rientro per cena. Chi organizza una visita di Roma e vuole capire dove infilare una giornata fuori porta trova un inquadramento nelle guide in inglese dedicate al Lazio e alla natura e alla montagna in Italia.

Percile è uno dei pochi posti del Lazio dove il rapporto fra quello che si cammina e quello che si porta a casa resta clamorosamente a favore del secondo. Due ore di sentiero facile per due doline con un riconoscimento internazionale, un borgo di pietra rimasto intatto perché nessuno ha mai avuto i soldi per rovinarlo, un'acqua di sorgente che si beve come duemila anni fa. Il consiglio finale è di non trattarlo come una tappa fra due mete più importanti: qui si viene apposta, si arriva presto e si riparte tardi. Chi lo liquida in novanta minuti torna a casa con delle fotografie, non con una giornata. E se dovete scegliere un solo mese, scegliete ottobre.

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RiassuntoPercile è un comune italiano che conta poco più di 200 abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio e nel 2018 è entrato nel circuito dei Borghi più belli d’Italia.
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