Isole e santi. Monasteri e santuari dell’Adriatico orientale all’École française de Rome — dal 27 maggio al 29 ottobre 2026
La mostra Isole e santi. Monasteri e santuari dell'Adriatico orientale, da San Girolamo a Gregorio VII è aperta nella galleria dell'École française de Rome, in piazza Navona 62, dal 27 maggio al 29 ottobre 2026. Gli orari indicati dall'istituto sono dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 13; la domenica non compare fra i giorni di apertura. L'ingresso è libero, senza biglietto e senza prenotazione. Piazza Navona è nel centro storico e si raggiunge a piedi da Campo de' Fiori, dal Pantheon e dal Ponte Sant'Angelo; per autobus e tram dal proprio punto di partenza conviene usare il calcolatore di percorso ATAC.
È una mostra di archeologia fatta con i materiali della ricerca, non con i capolavori da copertina. Chi entra si trova davanti al racconto di un paesaggio: coste, baie, isolotti, cime di montagna su cui, tra la tarda antichità e il Medioevo, sorsero chiese e monasteri. È il mare di fronte all'Italia, l'altra sponda dell'Adriatico, e per molti visitatori romani sarà una scoperta.
Isole e santi: che cosa racconta la mostra
La mostra Isole e santi è dedicata ai monasteri e ai santuari della costa e delle isole croate, tra l'antica Istria e l'antica Dalmazia, dal IV al XII secolo. Il sottotitolo fissa due estremi cronologici: San Girolamo, che alla fine del mondo antico parla di santi ed eremiti sulle isole dalmate, e Gregorio VII, nome che il sottotitolo lega alla stagione delle fondazioni benedettine e delle riforme della Chiesa dell'XI secolo.
Un patrimonio poco noto in Italia
La costa e le isole croate conservano un patrimonio archeologico cristiano che l'École française definisce di eccezionale valore, risalente alla tarda antichità e al Medioevo. La ricchezza dei siti si fonde con i paesaggi marini: chiese e monasteri incastonati in fondo alle baie, costruiti su isolotti o sulla cima delle montagne. È un tema che chi viaggia in Croazia per il mare conosce di vista senza conoscerne la storia.
Il cristianesimo delle origini sull'Adriatico
In questa parte dell'Adriatico il cristianesimo si radicò molto presto, come documentano numerosi resti e reperti: reliquiari, oggetti portati in dono da pellegrinaggi lontani. La mostra si appoggia anche alla testimonianza di San Girolamo, secondo cui le isole dalmate ospitarono già dal IV secolo un gran numero di santi, monaci ed eremiti. Se si dà credito a quella fonte, queste isole ebbero un ruolo fondamentale nella storia del monachesimo primitivo in Occidente.
I benedettini e la riforma della Chiesa
Alcuni secoli più tardi, a partire dal IX secolo ma soprattutto nell'XI, le isole e la costa accolsero fondazioni benedettine, emanazioni delle grandi abbazie italiane. Questi monasteri furono centri di diffusione delle riforme della Chiesa e dell'autorità pontificia, e insieme centri di cultura e di sapere, importanti per la circolazione delle idee e delle forme artistiche. Qui il sottotitolo trova il suo secondo nome: Gregorio VII.
Una versione ridotta e ripensata
La mostra è nata in collaborazione con il Museo archeologico di Spalato ed è stata presentata in Croazia nel 2025. A Roma arriva in una versione ridotta e ripensata per la galleria di piazza Navona. Chi si aspetta una grande esposizione di reperti deve saperlo prima: è una mostra tematica, compatta, costruita per far conoscere un aspetto della storia religiosa, artistica e sociale della Croazia insulare tardoantica e medievale.
Il programma di ricerca MONACORALE
Isole e santi nasce dal programma di ricerca MONACORALE, dedicato alla storia e all'archeologia dei monasteri e dei siti ecclesiastici dell'Istria e della Dalmazia tra il IV e il XII secolo. È condotto dal 2021 da un gruppo di ricercatori francesi, croati e italiani.
Un metodo multidisciplinare
Il programma incrocia le fonti dell'archeologia, della storia, della storia dell'arte, della letteratura, dell'epigrafia e dell'archeologia del paesaggio. È questo che rende la mostra diversa da un'esposizione di oggetti: il paesaggio stesso è una fonte, la posizione di un monastero su un isolotto dice qualcosa quanto un'iscrizione.
Chi lo finanzia e chi lo conduce
MONACORALE è finanziato dall'Agence Nationale de la Recherche francese e portato avanti da istituzioni francesi, tra cui l'École française de Rome, il CNRS e alcune università, in collaborazione con università e musei croati.
I curatori
La curatrice principale è Nikolina Uroda, del Museo archeologico di Spalato. I curatori aggiunti sono Morana Cauševic Bully, dell'Université de Franche-Comté, e Sébastien Bully, del CNRS. Il comitato scientifico comprende Sébastien Bully, Morana Cauševic Bully, Pascale Chevalier e Stéphane Gioanni.
I luoghi dell'Adriatico che si incontrano in Isole e santi
Isole e santi lavora con fotografie, documenti, ricostruzioni storiche e materiali di ricerca, esposti in un percorso di pannelli. Le immagini diffuse dall'École française con la presentazione della mostra danno un'idea dei luoghi raccontati: sono isole, baie e isolotti che molti italiani hanno visto dal ponte di un traghetto senza sapere che cosa fossero.
Santa Maria nella baia di Punat
Una delle immagini guida è la veduta del monastero di Santa Maria sull'isolotto nella baia di Punat. È l'esempio perfetto dell'idea della mostra: un complesso religioso costruito su un fazzoletto di terra circondato dal mare, separato dal mondo e insieme raggiungibile solo per acqua.
La chiesa di San Giovanni nella baia di Telašćica
Un'altra immagine mostra la chiesa di San Giovanni nella baia di Telašćica: una chiesa isolata in un paesaggio di acqua e roccia, che fa capire bene perché l'École parli di chiese incastonate in fondo alle baie.
Biševo e Mirine
Tra i luoghi presentati ci sono anche l'isola di Biševo e la chiesa di Mirine. Sono nomi che al pubblico italiano dicono poco, ed è proprio questo il merito della mostra: portare a Roma una geografia sacra che l'archeologia sta ricostruendo pezzo per pezzo.
Un messale in scrittura beneventana
Tra i materiali presentati figura anche l'immagine di un messale in scrittura beneventana conservato a Zagabria, nella Biblioteca metropolitana. Il nome della scrittura richiama Benevento, e un libro liturgico così, conservato sull'altra sponda, è il tipo di documento che rende concreti i legami tra i monasteri croati e le abbazie italiane di cui parla la mostra.
La presentazione e gli incontri intorno alla mostra
La sigla MONACORALE sta per Monasteriorum CORpus Adriaticorum et Locorum Ecclesiasticorum, cioè un corpus dei monasteri adriatici e dei luoghi ecclesiastici. Alla presentazione romana della mostra sono intervenuti l'ambasciatore di Croazia in Italia, Jasen Mesić, e il ministro consigliere dell'ambasciata di Francia in Italia, Cyril Blondel: un segno del carattere binazionale del progetto, che lega ricerca francese e patrimonio croato.
Conferenze e visite guidate
Accanto all'esposizione sono state annunciate conferenze, seminari e visite guidate sui temi del monachesimo adriatico e delle relazioni culturali fra le due sponde. Le date degli appuntamenti si trovano nella sezione attualità del sito dell'École française de Rome, che conviene consultare nelle ultime settimane di apertura.
Il museo di Spalato
La curatrice Nikolina Uroda lavora al museo di Spalato indicato con la sigla MHAS, il Museo dei monumenti archeologici croati, partner della prima edizione della mostra nel 2025. È da lì che la ricerca è partita verso Roma.
L'École française de Rome
L'École française de Rome è un istituto francese di ricerca storica, archeologica e di scienze sociali. Raccoglie l'eredità dell'Institut de correspondance archéologique, creato nel 1829 per accogliere a Roma gli studiosi stranieri e soppresso durante la guerra franco-prussiana del 1870.
Da Atene a Roma
Nel 1873 nacque a Roma una sezione dell'École française di Atene, che nel 1875 divenne l'École française de Rome. Dal 1876 l'istituto ha sede al secondo piano di Palazzo Farnese, lo stesso palazzo dell'ambasciata di Francia in Italia. La galleria espositiva della mostra è invece in piazza Navona, al numero 62.
Ricercatori e borse
Ogni anno l'École accoglie diciotto nuovi membri, in genere per tre anni, e offre circa centocinquanta borse di studio di uno o due mesi a giovani ricercatori il cui lavoro richiede la presenza in Italia.
La biblioteca
Con quasi 215.000 documenti a stampa, la biblioteca dell'École française de Rome è la più grande biblioteca francese fuori dal territorio della Francia. Copre archeologia, storia e scienze sociali relative a Roma, all'Italia e al Mediterraneo centrale, dalla preistoria a oggi, ed è accessibile agli studiosi su richiesta motivata. Dal 1989 conserva il fondo Volterra, con migliaia di volumi di storia del diritto.
Gli scavi
Fin dai primi anni i membri dell'École si dedicarono alla raccolta delle iscrizioni e allo studio dei siti archeologici dell'Italia centrale. Nel dopoguerra hanno scavato a Bolsena, a Megara Iblea in Sicilia, sul Pincio e sul Palatino, ad Aquileia, a Paestum. Altri interventi sono stati realizzati nei Balcani, a Sirmio, a Giustiniana Prima e a Salona. La mostra Isole e santi si inserisce in questa lunga attenzione per l'altra sponda dell'Adriatico.
Piazza Navona, lo stadio diventato piazza
Piazza Navona occupa il luogo dello Stadio di Domiziano, fatto costruire dall'imperatore nell'85 e restaurato nel III secolo da Alessandro Severo. Era lungo 265 metri, largo 106, e poteva accogliere 30.000 spettatori. La forma della piazza, rettangolare e allungata con un lato curvo, è quella dello stadio.
L'École e lo stadio
C'è un legame diretto tra l'istituto che ospita la mostra e la piazza su cui affaccia. Tra le attività recenti dell'École in Italia figura lo studio delle vestigia dello Stadio di Domiziano, e nel 2014 l'École ha pubblicato un volume collettivo sulla storia della piazza, dal titolo Piazza Navona, ou Place Navone, la plus belle et la plus grande, diretto da Jean-François Bernard. Chi vuole vedere lo stadio sotto la piazza ha la scheda dei sotterranei dello Stadio di Domiziano.
La piazza barocca
La piazza fu trasformata in forma monumentale dalla famiglia Pamphilj per volere di papa Innocenzo X. Vi lavorarono Gian Lorenzo Bernini, con la Fontana dei Quattro Fiumi, e Francesco Borromini e Girolamo Rainaldi per la chiesa di Sant'Agnese in Agone. La Fontana del Moro, a sud, è di Giacomo della Porta con ritocchi di Bernini; la Fontana del Nettuno, a nord, fu completata da Gregorio Zappalà e Antonio Della Bitta.
I palazzi intorno
Sulla piazza affacciano Palazzo Pamphilj, eretto tra il 1644 e il 1650 circa da Girolamo Rainaldi, Palazzo Braschi, sede del Museo di Roma, e altri palazzi come Palazzo De Torres Lancellotti, attribuito a Pirro Ligorio. A due passi c'è Pasquino, la statua parlante che un tempo decorava lo stadio.
Una curiosità su Isole e santi. Monasteri e santuari dell'Adriatico orientale all'École française de Rome — dal 27 maggio al 29 ottobre 2026
La curiosità è nel titolo. Isole e santi mette insieme due parole che in italiano sembrano appartenere a mondi diversi: le isole sono vacanza, i santi sono chiese. Nella Dalmazia della tarda antichità erano la stessa cosa. Secondo San Girolamo, già nel IV secolo le isole dalmate erano abitate da un gran numero di santi, monaci ed eremiti, e l'École française parla, tra virgolette, di «isole sante».
Il motivo è semplice e insieme profondo. Il monachesimo delle origini cercava il deserto, un luogo separato dal mondo. Sulle coste dell'Adriatico orientale il deserto era il mare: un isolotto davanti alla costa, una baia chiusa, una cima isolata. La mostra mostra proprio questo, i luoghi scelti per la separazione, che oggi sono spesso tra i paesaggi più fotografati del Mediterraneo.
La seconda curiosità è il ruolo di San Girolamo, il primo nome del sottotitolo. La mostra lo usa come testimone: una fonte letteraria che l'archeologia del programma MONACORALE mette alla prova, cercando sul terreno le tracce di quegli eremiti. È il bello della ricerca: partire da un testo antico e verificare quanto dice il vero.
Una cosa che non ti dice nessuno su Isole e santi. Monasteri e santuari dell'Adriatico orientale all'École française de Rome — dal 27 maggio al 29 ottobre 2026
Quello che quasi nessuno dice è che la mostra è gratuita. In piazza Navona, dove un caffè al tavolino costa quanto un biglietto di museo, c'è una galleria in cui si entra liberamente, senza prenotare, e si esce avendo imparato qualcosa su un pezzo di Mediterraneo che pochi conoscono.
La seconda cosa è l'orario, che non è quello di un museo. La galleria dell'École è aperta dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19, ma il sabato solo al mattino, dalle 10 alle 13, e la domenica non figura tra i giorni di apertura. Chi pensa di passare nel fine settimana, come si fa con le mostre, rischia di trovare chiuso. È una mostra da giorno feriale, da pausa pranzo, da passeggiata in centro.
La terza cosa riguarda il formato. È una versione ridotta della mostra presentata in Croazia nel 2025. Chi vuole approfondire trova sulla pagina dell'École il pieghevole della mostra, in italiano e francese, da scaricare. È un buon compagno di visita e un buon ricordo per chi poi andrà in Croazia a vedere i luoghi dal vero.
Il consiglio che ti do per visitare Isole e santi. Monasteri e santuari dell'Adriatico orientale all'École française de Rome — dal 27 maggio al 29 ottobre 2026
Conviene usare questa mostra come una sosta, non come una meta. Piazza Navona è una delle piazze più frequentate di Roma, e dopo mezz'ora tra le fontane e i pittori di strada la galleria dell'École è un luogo in cui ritrovare silenzio e attenzione. Entrate, leggete, guardate le immagini dei monasteri sul mare, uscite. Una mezz'ora basta, un'ora se leggete tutto.
Se avete in programma un viaggio in Croazia, andateci prima. La mostra vi darà una chiave di lettura per luoghi che altrimenti vedreste come semplici chiese antiche su un'isola: capirete perché sono lì, chi le ha costruite, a quale rete appartenevano.
E venite in un giorno feriale. Il sabato mattina è l'unico momento del fine settimana in cui la galleria è aperta, e la piazza in quelle ore è piena. Meglio un martedì pomeriggio, magari abbinato al Palazzo Altemps o al Museo di Roma, che sono a pochi passi.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che piazza Navona era uno stadio. È molto meno citato che era uno stadio e non un circo: non aveva i carceres da cui partivano i cavalli né la spina, il muro divisorio intorno a cui correvano le bighe, come il Circo Massimo. Era tutto libero, e serviva per le gare degli atleti. Da qui il nome antico, in Agone, dal latino dei giochi, che si trasformò in Naone e poi in Navona.
Altro fatto noto e poco raccontato: l'obelisco al centro della Fontana dei Quattro Fiumi non stava nello stadio. Viene dal circo di Massenzio sulla via Appia. E nei mesi estivi, per secoli, la piazza veniva allagata chiudendo gli scarichi delle fontane: una festa che durò, tra divieti e riprese, dal Seicento fino a quando Pio IX la abolì nel 1866 per ragioni igieniche.
Infine, la leggenda della rivalità tra Bernini e Borromini, con la statua del Rio della Plata che alza la mano per ripararsi dal crollo della chiesa. È infondata: la fontana fu realizzata tra il 1648 e il 1651, la chiesa fu iniziata nel 1652 e Borromini ne assunse il progetto solo nel 1653.
La foto giusta da fare a Isole e santi. Monasteri e santuari dell'Adriatico orientale all'École française de Rome — dal 27 maggio al 29 ottobre 2026
La foto giusta è quella che mette insieme i due mondi della mostra: il mare dell'Adriatico e la piazza di Roma. Uscendo dalla galleria, fotografate la Fontana dei Quattro Fiumi con la facciata di Sant'Agnese in Agone alle spalle: è la Roma che guarda il mondo attraverso i suoi fiumi, il Danubio, il Gange, il Nilo e il Rio della Plata, i quattro angoli della Terra secondo il programma berniniano.
Dentro la galleria, prima di fotografare, chiedete al personale se è consentito. Se lo è, scegliete le immagini dei monasteri sugli isolotti: sono le più eloquenti e vi serviranno come promemoria, soprattutto se pensate di andare a vederli.
La terza foto è dall'alto della piazza, verso sud, con la curva che chiude lo spazio. Mettetevi sul lato corto settentrionale, vicino alla Fontana del Nettuno, e inquadrate la lunghezza della piazza: capirete a colpo d'occhio che state guardando la pista di uno stadio lunga più di duecentosessanta metri.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Nell'85 Domiziano fa costruire lo stadio che diventerà piazza Navona; nel III secolo Alessandro Severo lo restaura. Tra X e XI secolo l'area, il Campus Agonis con le sue cripte, appartiene all'abbazia di Farfa; nel XIII secolo passa sotto il controllo del magistrato capitolino, che la destina periodicamente ai giochi.
Nel 1476 la famiglia di papa Sisto IV vi organizza una giostra nel giorno di San Marco, e nel 1477 lo stesso Sisto IV vi trasferisce gran parte del mercato del Campidoglio. Tra il 1648 e il 1651 Bernini realizza la Fontana dei Quattro Fiumi; dal 1652 sorge Sant'Agnese in Agone. Dal 1653, sotto Innocenzo X, comincia l'uso di allagare la piazza d'estate. Tra il 1810 e il 1839 vi si tengono le corse al fantino, corse di cavalli montati.
Nel 1866 Pio IX abolisce gli allagamenti. Nel Novecento la piazza diventa luogo di artisti e ritrattisti, e il cinema la sceglie: è lo sfondo dell'episodio Mara di Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica, con Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Oggi, al numero 62, l'École française de Rome espone i monasteri dell'Adriatico.
Chi è passato da Isole e santi. Monasteri e santuari dell'Adriatico orientale all'École française de Rome — dal 27 maggio al 29 ottobre 2026
Da piazza Navona sono passati imperatori, papi e artisti: Domiziano e Alessandro Severo, Sisto IV e Innocenzo X, Bernini, Borromini, Rainaldi, Giacomo della Porta. Ci è passata donna Olimpia Maidalchini, cognata di Innocenzo X, a cui la tradizione attribuisce un ruolo nella scelta degli artisti. Ci è passato Giuseppe Gioachino Belli, che dedicò alla piazza e al suo mercato due sonetti, nel 1833 e nel 1834. Ci è passato Pietro Della Valle, che in Persia paragonò la grande piazza di Isfahan a piazza Navona.
Dall'École française de Rome sono passati alcuni dei maggiori storici francesi del Novecento. Tra i direttori, Louis Duchesne, Émile Mâle e Jérôme Carcopino, tutti dell'Académie française. Tra i membri, Romain Rolland, premio Nobel per la letteratura, Jacques Le Goff, Henri-Irénée Marrou, Paul Veyne, Pierre Grimal, Pierre Toubert, André Vauchez.
E oggi, con la mostra, passano da qui i ricercatori di MONACORALE: Nikolina Uroda, Morana Cauševic Bully, Sébastien Bully e il loro gruppo, che hanno portato a Roma i monasteri e gli eremiti delle isole dalmate.
Come arrivare alla mostra in piazza Navona
La galleria dell'École française de Rome è in piazza Navona 62, nel rione Parione, nel centro storico di Roma. Il modo migliore per arrivarci è a piedi.
A piedi dal centro
Piazza Navona è a pochi minuti da Campo de' Fiori, dal Pantheon e dal Ponte Sant'Angelo, che porta a Castel Sant'Angelo. Chi alloggia in centro non ha bisogno di mezzi.
Con i mezzi pubblici
Le linee di autobus che servono il centro storico cambiano con i lavori e con la stagione. Per il percorso migliore dal proprio punto di partenza, impostate sul calcolatore ATAC la destinazione piazza Navona.
In auto
Il centro storico è zona a traffico limitato. L'auto va lasciata fuori e l'ultimo tratto si fa a piedi o con i mezzi.
Orari e ingresso di Isole e santi
La mostra è aperta fino al 29 ottobre 2026, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 13. L'ingresso è libero. Le chiusure straordinarie comunicate dall'istituto riguardavano giorni già passati, tra giugno e agosto; per le ultime settimane conviene comunque controllare la pagina ufficiale prima di andare.
Il pieghevole della mostra
Dalla pagina dell'École française de Rome dedicata alla mostra si può scaricare il pieghevole in italiano e francese. È utile per prepararsi e per portarsi a casa una sintesi del percorso.
Isole e santi con i bambini
La mostra è breve e gratuita, e questo la rende adatta anche ai bambini, a patto di trasformarla in un gioco. Chiedete di cercare le chiese costruite sugli isolotti e di immaginare come ci arrivavano i monaci. Poi fuori, in piazza, raccontate che quella piazza era uno stadio per le gare degli atleti: la forma lo dice da sola.
La piazza come premio
Dopo la mostra, la piazza con le tre fontane, i pittori e gli artisti di strada è il premio naturale. Con i più piccoli, la visita alla galleria va fatta prima, quando l'attenzione è ancora fresca.
Che cosa vedere intorno a piazza Navona
La galleria dell'École è un punto di partenza per un giro nella Roma dei rioni. In pochi passi si raggiungono musei e luoghi che meritano una visita.
Palazzo Braschi e Palazzo Altemps
Palazzo Braschi, sulla piazza, ospita il Museo di Roma; Palazzo Altemps è a pochi passi. Sono le due visite più naturali da abbinare alla mostra, ciascuna con la sua scheda dedicata.
Lo stadio sotto la piazza
Sotto piazza Navona si visitano i resti dello Stadio di Domiziano, che si vedono in parte anche da via Zanardelli. È il complemento perfetto, dato che l'École stessa ha studiato quelle strutture.
Verso Campo de' Fiori e il Tevere
Scendendo verso sud si arriva a Campo de' Fiori e poi a Palazzo Farnese, sede storica dell'École française de Rome dal 1876. Verso ovest, il Ponte Sant'Angelo porta a Castel Sant'Angelo.
Dove mangiare vicino a piazza Navona
Sulla piazza i tavolini sono cari e pensati per il turismo. Basta allontanarsi di una strada, nei vicoli tra piazza Navona e Campo de' Fiori, per trovare trattorie, pizzerie e bar più adatti a un pranzo normale.
Una pausa veloce
Chi viene per la mostra in una giornata di lavoro può fermarsi in un bar dei vicoli per un panino o una pizza al taglio. Il consiglio è di non sedersi sulla piazza per un pasto: meglio un caffè, se proprio si vuole il panorama.
Come organizzare la visita a Isole e santi
La mostra si incastra facilmente in una giornata nel centro storico. Tre schemi pratici, tutti costruiti sugli orari ufficiali della galleria.
La pausa pranzo
Chi lavora in centro può venire tra le 13 e le 14, quando la piazza è piena ma la galleria è tranquilla. Mezz'ora di mostra, un panino nei vicoli, ritorno in ufficio.
Il pomeriggio dei musei
Per chi ha un pomeriggio libero: Museo di Roma a Palazzo Braschi alle 15, Isole e santi alle 17, passeggiata in piazza al tramonto. La galleria chiude alle 19, quindi c'è margine.
Il sabato mattina
Il sabato l'apertura va dalle 10 alle 13. Arrivate presto, prima che la piazza si riempia, e proseguite verso Campo de' Fiori per il mercato e il pranzo.
L'autunno in centro, le ultime settimane della mostra
La mostra chiude giovedì 29 ottobre 2026. Ottobre è un buon mese per il centro di Roma: temperature miti, luce calda sulle facciate, piazze ancora vive fino a sera. Le ultime settimane sono il momento giusto per chi l'ha rimandata, tenendo presente che il sabato l'apertura è solo mattutina.
Domande frequenti su Isole e santi
Dove si trova la mostra Isole e santi a Roma?
La mostra Isole e santi è allestita nella galleria dell'École française de Rome, in piazza Navona 62, nel centro storico di Roma. È organizzata nell'ambito del programma di ricerca MONACORALE, in collaborazione con il Museo archeologico di Spalato.
Quanto costa l'ingresso alla mostra Isole e santi?
L'ingresso alla mostra Isole e santi all'École française de Rome è libero. Non serve biglietto e non serve prenotazione: basta presentarsi negli orari di apertura della galleria di piazza Navona 62.
Quali sono gli orari della mostra Isole e santi?
La mostra Isole e santi è aperta dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 13. La domenica non compare tra i giorni di apertura indicati dall'École française de Rome. La mostra chiude il 29 ottobre 2026.
Di che cosa parla la mostra Isole e santi?
Isole e santi racconta i monasteri e i santuari della costa e delle isole croate, nell'antica Istria e nell'antica Dalmazia, dal IV al XII secolo: dagli eremiti ricordati da San Girolamo alle fondazioni benedettine dell'XI secolo, legate alla riforma della Chiesa del tempo di Gregorio VII.
Chi ha curato la mostra Isole e santi?
La curatrice principale di Isole e santi è Nikolina Uroda, del Museo archeologico di Spalato. I curatori aggiunti sono Morana Cauševic Bully dell'Université de Franche-Comté e Sébastien Bully del CNRS. Il comitato scientifico comprende anche Pascale Chevalier e Stéphane Gioanni.
La mostra Isole e santi è adatta ai bambini?
Isole e santi all'École française de Rome è breve e gratuita, quindi si presta anche a una visita con i bambini, soprattutto se trasformata in una caccia alle chiese sugli isolotti. Dopo la galleria, piazza Navona con le sue fontane completa la visita.
Quanto tempo serve per visitare Isole e santi?
Per la mostra Isole e santi bastano da mezz'ora a un'ora, a seconda di quanto si leggono i testi. È una versione ridotta della mostra presentata in Croazia nel 2025, pensata per la galleria dell'École française de Rome in piazza Navona.
Il consiglio è netto: se passate da piazza Navona in un giorno feriale entro il 29 ottobre, entrate al numero 62. Non vi costa nulla, vi prende mezz'ora e vi insegna a guardare l'altra sponda dell'Adriatico con occhi diversi. E la prossima volta che vedrete una chiesetta su un isolotto della Dalmazia, saprete che dietro c'è una storia che comincia con San Girolamo e arriva fino ai benedettini dell'XI secolo. Vale la mezz'ora, e anche qualcosa di più.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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