Laghi dei Gricilli (LT)

I Laghi dei Gricilli (LT), conosciuti anche come Laghi del Vescovo e chiamati Triciglia da chi abita a Sezze e a Priverno, sono un gruppo di piccoli specchi d’acqua che affiorano nella pianura pontina, ai piedi dei monti Lepini, nel territorio del comune di Pontinia in provincia di Latina, in una fascia di campagna bonificata che sfiora i confini di Priverno e di Sonnino. Non sono laghi nel senso che la parola evoca di solito: non hanno un emissario spettacolare, non nascono da una diga, non occupano il cratere di un vulcano spento. Sono voragini di sprofondamento, cioè sinkhole, aperte nel terreno dalla risalita di acque profonde che arrivano dal cuore carbonatico dei Lepini e che in alcune conche portano con sé zolfo, anidride carbonica e sali disciolti. Il risultato visibile dalla strada è una successione di pozze di colore diverso: tre celesti, quasi lattiginose, con quella tinta innaturale che non somiglia a nessuna acqua di pianura, e una verde scuro di acqua dolce, il tutto nel raggio di poche centinaia di metri.

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La zona comprende anche Fontana di Muro, una sorgente di acqua dolce limpidissima che sgorga in un piccolo bacino, e confina con l’area attrezzata privata dell’Oasi di San Valentino, dove le stesse acque sulfuree riempiono vasche accessibili a pagamento. Le due cose vanno tenute distinte fin dall’inizio, perché la confusione fra il sistema naturale tutelato e il fondo privato attrezzato è all’origine di quasi tutti i malintesi di chi arriva qui per la prima volta.

Laghi dei Gricilli (Laghi del Vescovo) - Pontinia (Latina)
Laghi dei Gricilli, detti anche Laghi del Vescovo, nel territorio di Pontinia in provincia di Latina: il colore celeste opaco segnala le conche alimentate da acque sulfuree risalite dal sottosuolo carbonatico dei monti Lepini.

Dove si trova Laghi dei Gricilli (LT) e come ci si arriva davvero

La geografia di questo angolo di pianura spiega tutto il resto, e vale la pena capirla prima di mettersi in macchina. Il sistema dei laghetti occupa una fascia stretta, lunga qualche chilometro, compresa fra il corso del fiume Uffente da un lato e la linea ferroviaria Roma-Napoli via Formia dall’altro, con la barriera dei monti Lepini a chiudere l’orizzonte verso l’interno. Lungo la ferrovia corre una strada di servizio, la Strada dei Gricilli, ed è quella la via di accesso naturale: da lì si vedono le pozze, da lì si fotografano, da lì si capisce come sono disposte.

La ragione per cui l’acqua è ancora qui, in una pianura che è stata prosciugata per intero, è che a Gricilli l’acqua non arrivava dal cielo ma dal basso. Risaliva e risale tuttora dalla falda profonda ospitata nelle rocce carbonatiche fratturate che continuano il massiccio dei Lepini sotto la coltre di sedimenti della pianura. Contro una sorgente che spinge dal sottosuolo un canale di scolo non può nulla: si può drenare una palude alimentata dalla pioggia e dai fiumi, non si può drenare una falda in pressione. Questa irriducibilità idraulica è il motivo per cui i Gricilli esistono ancora mentre decine di migliaia di ettari di acquitrini intorno sono diventati campi di grano e di kiwi.

In auto da Roma

Il percorso più diretto parte dal Grande Raccordo Anulare e imbocca la via Pontina in direzione Latina. Si supera Latina, si prosegue verso Pontinia, poi si punta sui cartelli per Priverno e per l’abbazia di Fossanova, che è il riferimento più visibile della zona e compare sulla segnaletica molto prima del nome Gricilli. La Strada dei Gricilli si stacca da quel nodo e corre parallela alla ferrovia, in mezzo ai campi. In condizioni ordinarie si contano fra i novanta e i cento minuti dal raccordo. Nei fine settimana della bella stagione la Pontina si carica di traffico diretto verso il litorale e il tempo diventa difficile da stimare, con rallentamenti che si concentrano fra Aprilia e Latina la mattina verso sud e nel tardo pomeriggio verso nord.

Esiste una seconda via, meno battuta e spesso migliore, che arriva dalla parte opposta: autostrada A1, uscita Frosinone, discesa verso Priverno attraverso la valle dell’Amaseno. I chilometri aumentano, il tempo complessivo cambia poco e si evita per intero la Pontina; in più il tratto finale attraversa una campagna di uliveti e di seminativi che vale di per sé il viaggio. Chi parte da Napoli o dal basso Lazio trova questa direttrice del tutto naturale.

L’ultimo chilometro

Qui conviene essere precisi, perché è il punto in cui la maggior parte delle visite si complica. La campagna intorno ai laghetti è un mosaico di fondi agricoli privati, e la rete di strade poderali che si dirama dalla Strada dei Gricilli non porta da nessuna parte per chi non conosce il posto. I navigatori satellitari, inseguendo il percorso più breve, propongono con regolarità sterrati che finiscono davanti a un cancello chiuso o dentro un’aia. L’unica regola che funziona è restare sulla strada asfaltata che affianca la ferrovia e usare i punti panoramici che si aprono sul lato dei laghi, senza tentare scorciatoie.

In treno

La stazione di riferimento è Priverno-Fossanova, sulla linea ferroviaria Roma-Napoli via Formia, servita dai treni regionali che collegano Roma Termini al basso Lazio e alla Campania. Dalla stazione all’area dei laghetti la distanza si copre in pochi minuti di auto oppure in una ventina di minuti di bicicletta su strada pianeggiante. Non esiste un servizio urbano che faccia da navetta e i taxi in stazione non sono sempre presenti: chi arriva senza mezzo proprio rischia di restare fermo. La soluzione migliore per chi ragiona senza automobile è portare la bicicletta sul treno, ammessa sulle carrozze attrezzate di questa linea. Da Priverno-Fossanova si chiude comodamente in una mattinata un anello che tocca l’abbazia cistercense, i laghetti e la sorgente di Fontana di Muro; l’unica avvertenza seria è l’ombra, che lungo la strada scarseggia e in luglio rende il percorso faticoso dopo le dieci del mattino.

La sosta

Non esiste un parcheggio attrezzato. Lungo la Strada dei Gricilli si aprono piazzole spontanee e slarghi erbosi che nei fine settimana estivi si saturano in fretta, con auto lasciate sul ciglio e passaggi resi complicati per i mezzi agricoli, che qui lavorano tutto l’anno e hanno bisogno di entrare e uscire dai campi. Lasciare la macchina senza ostruire gli accessi ai fondi non è una cortesia facoltativa: è esattamente la ragione per cui, negli anni, diversi proprietari della zona hanno chiuso i loro passaggi al pubblico. Chi trova la piazzola occupata farebbe meglio a proseguire e a cercare lo slargo successivo piuttosto che inventarsi una sistemazione creativa.

Che cosa sono davvero i Laghi dei Gricilli (LT): sinkhole, non laghi

La parola lago, applicata a questi specchi d’acqua, inganna. Chi arriva immaginando una superficie ampia da percorrere in barca resta spiazzato: il più esteso misura poche decine di metri e si attraversa con lo sguardo in un istante. La sostanza del posto è un’altra, ed è geologica.

Questi bacini sono sinkhole, cioè voragini prodotte da sprofondamenti del suolo. Il meccanismo che gli studi tecnici ricostruiscono mette insieme più fattori che agiscono nello stesso punto: la subsidenza progressiva della pianura pontina, cioè il lento abbassamento dei sedimenti che la riempiono; la presenza in profondità di rocce carbonatiche fratturate che prolungano il massiccio dei Lepini sotto la pianura; una circolazione idrica sotterranea attiva dentro quelle fratture; e manifestazioni idrotermali che risalgono lungo le faglie portando in superficie gas e sali. La letteratura specialistica descrive due circuiti distinti che convivono nello stesso sottosuolo, uno carsico di acque dolci e uno idrotermale di acque mineralizzate, e attribuisce la genesi delle conche a un fenomeno di carsismo geotermico governato da dislocazioni tettoniche ancora attive nel Quaternario.

Tradotto in termini comprensibili: l’acqua che sale dal basso, aggressiva perché carica di anidride carbonica, scioglie il calcare in profondità e crea cavità. Quando la volta di una cavità non regge più il peso dei sedimenti sovrastanti, il terreno collassa di colpo e si apre una conca che si riempie d’acqua. Non è un processo lento e impercettibile come l’erosione di un fiume: è un evento improvviso, che chi vive qui ha visto accadere.

La prova che il processo continua

Nell’aprile del 1991 la zona registrò cedimenti del suolo documentati negli studi sui fenomeni di sprofondamento della pianura pontina: abbassamenti del terreno che in alcuni punti si mantennero sotto il metro e in altri si avvicinarono ai due metri, accompagnati da fratture con inclinazioni marcate. Quell’episodio è la ragione per cui i Gricilli compaiono nella letteratura tecnica italiana sui sinkhole come caso di riferimento, e non come curiosità paesaggistica. Il terreno qui si muove ancora, e la fisionomia del posto che si vede oggi non è quella definitiva.

Le acque sulfuree e le acque dolci

La particolarità che rende raro questo sistema è la convivenza, in uno spazio di pochi ettari, di acque chimicamente opposte. Le conche sulfuree sono alimentate da un circuito profondo e contengono solfati, cloruri, tenori elevati di anidride carbonica disciolta e composti dello zolfo: sono fortemente mineralizzate e fortemente incrostanti, lasciano depositi biancastri sulle pietre a contatto prolungato e hanno l’odore acre dell’idrogeno solforato, riconoscibile a distanza prima ancora di vedere l’acqua. Il colore celeste opaco non dipende da un pigmento ma dalla sospensione di particelle minerali finissime che diffondono la luce.

Accanto, a poche decine di metri, altre conche raccolgono acqua dolce a bassissimo contenuto salino, limpida e di colore verde scuro. Nella terminologia storica del basso Lazio le acque del primo tipo vengono chiamate albule, lo stesso termine che si usa per le sorgenti di Bagni di Tivoli. La compresenza dei due regimi a distanza tanto ravvicinata si ritrova nel Lazio soltanto in altri due contesti: la piana di San Vittorino presso Cotilia, nel Reatino, e in parte la zona di Tivoli con il sistema delle Acque Albule. Tre località in tutta la regione.

Una precisazione doverosa sull’accesso

Gli specchi d’acqua dei Gricilli si trovano in gran parte su terreni privati e ricadono dentro un sito tutelato a livello europeo. Le sponde non sono attrezzate, non esistono varchi segnalati, non esiste sorveglianza, non esiste alcuna dichiarazione di balneabilità. Il colore invitante non autorizza nessuna conclusione sulla possibilità di entrare in acqua, e il prelievo dell’acqua non risulta consentito. Chi cerca un bagno nelle acque sulfuree di questo sistema deve rivolgersi all’area attrezzata privata dell’Oasi di San Valentino, che si trova a poche centinaia di metri e che le vasche le ha ricavate dentro il proprio fondo, con ingresso a pagamento e regole proprie. Trattare le conche naturali come una spiaggia libera è il modo più rapido per far chiudere anche gli ultimi accessi rimasti.

I tre gruppi di specchi d’acqua: San Carlo, Laghi del Vescovo, Mazzocchio

Chi percorre la Strada dei Gricilli da nord verso sud incontra il sistema in tre tempi distinti, e conoscere la sequenza prima di partire cambia la qualità della visita: due dei tre gruppi si perdono con facilità.

Il Lago di San Carlo

Il primo bacino che si incontra arrivando dal versante di Priverno è il Lago di San Carlo, isolato rispetto agli altri e perfettamente circolare, con un diametro dell’ordine degli ottanta metri. La forma tonda è la firma tipica dello sprofondamento: quando una cavità profonda collassa, la conca che ne risulta tende alla circonferenza, perché il cedimento si propaga in modo radiale. Visto dalla strada sembra uno stagno qualsiasi; visto su una fotografia aerea diventa evidente che si tratta di un buco, non di una depressione naturale modellata dall’acqua superficiale.

Il gruppo dei Laghi del Vescovo

Scendendo verso sud si arriva al nucleo principale, quello che porta propriamente il nome di Laghi del Vescovo: quattro specchi d’acqua ravvicinati, dei quali tre sulfurei e uno di acqua dolce. I tre sulfurei si riconoscono al primo sguardo per il celeste lattiginoso, e nella letteratura locale compaiono con i nomi di Lago Bianco, Lago Verde e Lago Piccolo. Il quarto, di acqua dolce, viene chiamato Lago Nero: si distingue per il colore più cupo e soprattutto per la forma, che vista dall’alto disegna un otto piuttosto netto, segno di due conche contigue collassate in momenti diversi e poi confluite.

Le dimensioni meritano una nota di onestà, perché le fonti disponibili non coincidono. Le schede divulgative che circolano da anni riportano per il bacino a forma di otto una lunghezza massima intorno ai centocinquanta metri e una profondità di circa diciotto metri. Gli studi tecnici sui fenomeni di sprofondamento della pianura pontina raccolti in ambito istituzionale descrivono invece contorni sub-circolari con diametri compresi fra i centoventi e i centotrenta metri e profondità medie fra i dieci e i quindici metri. Le due misure non si escludono per forza, perché una riguarda la lunghezza complessiva di uno specchio bilobato e l’altra il diametro medio delle singole conche, ma restano stime e come tali vanno prese. Il dato su cui tutte le fonti concordano è la quota: questi bacini si collocano a livelli prossimi al mare, con fondali che in alcuni punti scendono sotto lo zero altimetrico, il che dice molto sulla condizione idraulica dell’intero Agro Pontino.

Il Lago Mazzocchio

Ancora più a sud, in una posizione che lo rende praticamente invisibile da qualsiasi strada, si trova il Lago Mazzocchio. Lo circondano canneti alti diversi metri e un bosco di eucalipti piantato in epoca di bonifica, e questa doppia cortina vegetale funziona da schermo perfetto: chi passa in auto non lo vede affatto, e molte descrizioni in circolazione lo citano senza che chi scrive lo abbia mai visto davvero. Lo alimenta un canale che, superato un impianto idrovoro, torna più a valle nel fiume Uffente. Il suo carattere è diverso dagli altri: meno una pozza colorata, più una zona umida vera, con la fauna che una zona umida comporta.

Una curiosità su Laghi dei Gricilli (LT)

La curiosità più istruttiva riguarda il numero dei nomi. Un gruppo di quattro pozze e qualche ettaro di prato ha accumulato tre denominazioni popolari e due codici tecnici, e ciascuna di queste etichette racconta un pezzo diverso della storia del posto.

Gricilli è il nome più recente: indica la località agricola e la strada nate con la bonifica del Novecento, ed è quello che compare sulla cartografia stradale e sui cartelli. Laghi del Vescovo è il nome antico e rimanda alla proprietà fondiaria ecclesiastica di questi terreni, in una zona dove la diocesi ha esercitato per secoli diritti su vaste estensioni di pascolo e di palude. Triciglia, infine, è il nome che veniva prima di tutti gli altri: è il toponimo dialettale che non compare su nessuna carta ufficiale e che sopravvive soltanto nell’uso parlato di Sezze e di Priverno. Chi chiede indicazioni a un anziano del posto usando i nomi delle mappe rischia uno sguardo interrogativo; chi dice Triciglia viene capito al primo tentativo e riceve indicazioni precise.

Ai tre nomi si aggiungono due codici. Il primo è IT6040003, la sigla con cui il sito figura nella rete europea dei siti di importanza comunitaria e come zona di protezione speciale. Il secondo è il numero 50, con cui la normativa regionale del Lazio ha inserito l’area fra i geositi del sistema idrogeologico dei monti Lepini, nel quadro della legge regionale numero 29 del 1997 sulle aree naturali protette. Un luogo che si attraversa in dieci minuti a piedi porta addosso cinque denominazioni diverse, il che è già di per sé un indizio di quanto sia stato conteso, usato e studiato.

Fontana di Muro e l’acqua dolce dentro un sistema sulfureo

A poca distanza dalle conche celesti si trova quello che per gli abitanti della zona è il luogo più caro di tutto il sistema: Fontana di Muro, una sorgente di acqua dolce che sgorga in un piccolo specchio di limpidezza notevole. Il contrasto con l’opacità lattiginosa delle pozze sulfuree a poche centinaia di metri è la cosa che colpisce di più: due acque che nascono nello stesso sottosuolo, separate da un fazzoletto di prato, e che sembrano appartenere a due mondi diversi.

Il nome che compare nei documenti più antichi è Fontana Muro, senza la preposizione, e la tradizione locale conserva memoria di un uso che oggi suona remoto. Durante la transumanza stagionale, quando le greggi scendevano dai pascoli di montagna verso la pianura, le acque di questa zona venivano impiegate per medicare le ferite degli animali e per sbiancare la lana prima della lavorazione. Sono usi perfettamente coerenti con la chimica del posto, perché le proprietà antisettiche dello zolfo sono note alla pastorizia da millenni, e collocano questi specchi d’acqua dentro una storia economica precisa: quella dei percorsi armentizi che collegavano l’Appennino e i Lepini alla pianura pontina.

Fontana di Muro - Gricilli - Pontinia
Fontana di Muro ai Gricilli, nel territorio di Pontinia in provincia di Latina: la sorgente di acqua dolce limpidissima che nei documenti antichi compare come Fontana Muro, a poca distanza dalle conche di acqua sulfurea.

Che cosa si può fare e che cosa non si può fare

Conviene dirlo chiaramente, perché la limpidezza dell’acqua genera aspettative sbagliate. Non risulta alcuna dichiarazione di potabilità per questa sorgente, non esiste un punto di prelievo attrezzato e i terreni circostanti sono in larga parte privati. Guardare, fotografare e stare seduti su un margine pubblico senza lasciare traccia è una cosa; riempire taniche, accendere fuochi o entrare in acqua è un’altra, e le segnalazioni dei gruppi ambientalisti locali riguardano proprio queste pratiche. La fragilità del posto non è retorica: la vegetazione ripariale di un fazzoletto di terra si degrada nel giro di poche stagioni se viene calpestata da centinaia di persone.

Una cosa che non ti dice nessuno su Laghi dei Gricilli (LT)

Che questo posto, nella percezione di chi ci arriva per la prima volta, praticamente non esiste come luogo da visitare. Non nel senso che sia sconosciuto, ma nel senso che manca tutto l’apparato che di solito trasforma un luogo naturale in una meta: non c’è un ingresso, non c’è un pannello che spieghi che cosa si sta guardando, non c’è un sentiero segnato, non c’è un punto informazioni, non c’è un bagno, non c’è una fontanella. Ci si trova su una strada di campagna con dei bacini d’acqua colorata sul lato, e la visita consiste esattamente in questo.

La conseguenza pratica è che chi organizza qui una giornata intera senza altre tappe torna a casa deluso, e la delusione è meritata: il tempo di permanenza sensato davanti alle conche, per chi non ha un binocolo e non è un geologo, oscilla fra i venti minuti e l’ora e mezza. I Gricilli funzionano come tappa dentro un itinerario, non come destinazione unica di una gita da Roma. Chi li tratta come meta principale sta facendo cento chilometri per venti minuti di sguardo.

La seconda cosa: la stagione ribalta l’esperienza

L’acqua che alimenta questo sistema proviene da un circuito profondo e mantiene una temperatura sostanzialmente costante durante tutto l’anno, nell’ordine dei venti gradi. In pianura pontina questo significa che d’estate, con l’aria intorno ai quaranta gradi, le pozze sono semplicemente fresche e non trasmettono nessuna sensazione termale; d’inverno, invece, quando la temperatura dell’aria scende sotto i dieci gradi, dalle superfici si alza vapore. Il fenomeno visivo più straordinario che questo luogo sappia produrre si verifica quindi nel mese in cui nessuno ci viene: una mattina serena di gennaio, con la brina sui campi arati e il fumo che sale dalle pozze celesti contro il profilo dei Lepini.

La terza cosa: le zanzare

Nessuna descrizione turistica lo scrive, e dovrebbe essere la prima riga di tutte. Ci si trova in una zona umida residua nel cuore di una pianura irrigua, con canneti, acqua ferma e prati bagnati: la combinazione ideale per una popolazione di ditteri che dal tramonto in avanti diventa la variabile dominante di qualunque programma. Da giugno a settembre le ore serali richiedono repellente, maniche lunghe e un minimo di organizzazione, oppure la giornata finisce prima di quanto previsto.

Il consiglio che ti do per visitare Laghi dei Gricilli (LT)

Il consiglio è duplice e va contro le abitudini della maggior parte di chi passa da queste parti. Primo: venite fuori dalla stagione balneare, in una giornata limpida fra ottobre e aprile. Secondo: costruite una giornata di cui i laghetti siano una tappa fra le quattro o cinque previste, non l’unico scopo del viaggio.

Le ragioni della prima parte sono concrete. In inverno e nelle mezze stagioni l’aria è trasparente e la barriera dei Lepini si stacca nitida sullo sfondo, mentre nella foschia estiva della pianura pontina il profilo dei monti evapora in una massa grigia. Le zanzare, che da giugno a settembre condizionano ogni sosta, in queste stagioni praticamente scompaiono. La vegetazione bassa lascia vedere l’acqua, che d’estate resta nascosta dietro canneti alti oltre due metri. E il traffico lungo la Strada dei Gricilli si riduce a qualche trattore, con la possibilità di fermarsi dove serve senza cercare il posto per l’auto.

Le ragioni della seconda parte sono state spiegate poco sopra: il tempo di visita dei bacini è breve per natura. Chi ha pianificato la giornata su un’unica tappa si ritrova a mezzogiorno con sei ore da riempire in una campagna priva di servizi.

L’itinerario che funziona

Partenza da Roma presto, senza attardarsi, perché la Pontina premia chi la percorre prima delle otto. Prima tappa all’abbazia di Fossanova, uno dei complessi cistercensi meglio conservati d’Italia, a pochi minuti dai laghetti, dove un’ora e mezza passa senza accorgersene. Seconda tappa lungo la Strada dei Gricilli, con sosta ai punti panoramici sulle conche del gruppo del Vescovo e poi alla sorgente di Fontana di Muro: da quaranta minuti a un’ora, di più se si porta un binocolo. Terza tappa, pranzo: qui la scelta dipende dal programma, perché la campagna dei Gricilli non offre ristorazione e le opzioni ragionevoli sono il pranzo al sacco, con borsa frigo seria in estate, oppure una trattoria a Priverno o a Sezze. Pomeriggio in quota, risalendo verso uno dei borghi dei monti Lepini: Sezze e Priverno sono i più vicini, ma con mezz’ora in più si raggiungono Sermoneta, Bassiano, Norma o Cori. Il contrasto fra una pianura a livello del mare e paesi appollaiati sulla roccia a cinquecento metri di quota è il vero spettacolo di questa provincia, e i Gricilli ne sono la porta d’ingresso naturale.

Che cosa portare

Scarpe chiuse con suola che tenga: i margini erbosi dei bacini sono irregolari e in alcuni punti cedevoli. Un binocolo, che in questo contesto vale più di qualunque altro oggetto: la fauna acquatica di un sito tutelato si osserva a distanza, e senza ottica si vede molto poco. Acqua potabile portata da casa, perché qui non esistono fontane. Repellente per zanzare da maggio a ottobre. Un cappello, dato che l’ombra lungo la strada è quasi assente. Un sacchetto per riportare via i propri rifiuti, che in un sito di poche decine di ettari con segnalazioni ricorrenti di abbandono non è un dettaglio simbolico.

La natura tutelata: habitat, specie e il codice IT6040003

La porzione di territorio che comprende i Gricilli e la sorgente di Fontana di Muro è riconosciuta come sito di importanza comunitaria e come zona di protezione speciale, con il codice IT6040003. Si tratta dell’unica area del comune di Pontinia a godere di questo riconoscimento, e il perimetro sfiora i territori confinanti in direzione di Priverno e di Sonnino.

Gli habitat riconosciuti

La documentazione che accompagna la tutela elenca quattro tipologie di habitat di interesse comunitario: praterie umide mediterranee ad alte erbe, acque oligomesotrofe calcaree con vegetazione a Chara, laghi eutrofici naturali e acque oligotrofe a bassissimo contenuto minerale. Detta in modo comprensibile, la cosa suona così: in uno spazio di pochi ettari convivono ambienti acquatici chimicamente agli antipodi, dalle acque ricchissime di sali a quelle quasi prive di minerali, con tutta la gamma intermedia. Questa compresenza è precisamente ciò che rende raro il sito, e spiega perché la sua tutela non si giustifichi con la bellezza del paesaggio ma con la sua composizione chimica e biologica.

Le specie

Fra le specie citate nelle schede di tutela compaiono il martin pescatore, la testuggine palustre europea e due pesci d’acqua dolce della fauna italiana, il rovella e il cobite. Per la parte vegetale le segnalazioni riguardano ninfee, felci, orchidee spontanee e le formazioni palustri specializzate che crescono solo dove l’acqua resta tutto l’anno. Non è un elenco da grande parco nazionale, ed è esattamente questo il punto: si tratta di popolazioni piccole, isolate, sopravvissute in un fazzoletto di terra circondato da agricoltura intensiva, e per questo fragili in modo del tutto sproporzionato rispetto alla loro estensione. Una singola stagione di disturbo pesante può fare a una popolazione locale quello che in un parco di ventimila ettari richiederebbe decenni.

Una tutela sulla carta più che sul terreno

Il riconoscimento europeo esiste da anni e da altrettanti anni gli osservatori locali segnalano che non si è tradotto in una gestione operativa. La proposta di istituire un monumento naturale è stata avanzata a più riprese, sostenuta da gruppi ambientalisti di Pontinia, senza arrivare a compimento. Nelle cronache locali ricorrono sempre le stesse voci: rifiuti abbandonati lungo le sponde, alterazioni della vegetazione ripariale, fuochi accesi in prossimità della sorgente, accessi non regolati, transito di mezzi dove non dovrebbero passare. Questo spiega anche perché una parte dei terreni intorno sia stata progressivamente recintata dai proprietari: in assenza di una regolazione pubblica, la chiusura privata resta l’unico strumento a disposizione di chi possiede la terra.

Chi visita questo posto con attenzione contribuisce a una causa concreta, e non è una frase di circostanza. Ogni comportamento corretto rende meno probabile che l’ennesimo cancello venga chiuso; ogni comportamento scorretto accelera la chiusura. In un sito di queste dimensioni il rapporto fra visitatori e ambiente è diretto e immediato.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che i Gricilli rappresentano uno degli ultimi frammenti di paesaggio anteriore alla bonifica rimasti nell’Agro Pontino. Lo si legge ovunque e lo si ripete meccanicamente. Ciò che quasi nessuno aggiunge è il confronto numerico, e il confronto cambia la percezione del posto.

Prima degli anni Trenta la pianura pontina era una distesa palustre di decine di migliaia di ettari: un sistema continuo di acquitrini, canneti, lestre e boschi igrofili che dal litorale risaliva fino alle pendici dei Lepini, attraversato da corsi d’acqua che non riuscivano a raggiungere il mare e da una fascia di dune che sbarrava il deflusso. La bonifica integrale trasformò tutto questo in pochi anni in un territorio agricolo drenato da centinaia di chilometri di canali e mantenuto asciutto da impianti idrovori che funzionano ancora oggi, senza i quali larga parte dell’Agro tornerebbe sott’acqua nel giro di stagioni. Di quell’ambiente originario restano tre testimonianze significative: i Gricilli, le zone umide interne al Parco Nazionale del Circeo con l’area del Pantanello, e il sistema sorgivo di Ninfa. Da decine di migliaia di ettari a poche decine: questo è il rapporto reale, ed è il motivo per cui una manciata di pozze merita attenzione.

Il secondo fatto poco citato

La rarità geochimica di questo sistema è riconosciuta fra gli specialisti e quasi mai menzionata altrove. La compresenza, in uno spazio tanto ristretto, di acque solfuree fortemente mineralizzate e di acque dolci a bassissimo contenuto salino si ritrova nel Lazio soltanto in due altri contesti: la piana di San Vittorino presso Cotilia, nel Reatino, e in parte la zona di Tivoli con il sistema delle Acque Albule. Tre località in tutta la regione, e i Gricilli sono l’unica delle tre che si presenta ancora in una veste sostanzialmente agricola, senza stabilimenti, senza edificazione e senza infrastrutture. Il valore di questo posto non è da cartolina: è chimico, e diventa visibile nella tavolozza di colori che si osserva dalla strada, con pozze celesti e pozze verdi a cinquanta metri l’una dall’altra.

Il terzo fatto: il legame con Ninfa

Il Giardino di Ninfa, che si trova a una trentina di chilometri lungo lo stesso margine dei Lepini, nasce dal medesimo fenomeno idrogeologico dei Gricilli: acque dei Lepini che riaffiorano alla base del massiccio dopo un percorso sotterraneo dentro le rocce carbonatiche. La differenza è nel destino: a Ninfa quelle acque sono state incanalate, coltivate e trasformate in uno dei giardini più noti d’Europa, mentre ai Gricilli sono rimaste dove erano, dentro conche di sprofondamento in mezzo ai campi. Visitare i due luoghi nello stesso giorno significa vedere due esiti opposti della stessa causa geologica, uno monumentale e uno grezzo, e non esiste modo migliore per capire come funziona il margine orientale della pianura pontina.

La foto giusta da fare a Laghi dei Gricilli (LT)

La fotografia sbagliata, quella che tutti portano a casa, è l’inquadratura dall’alto della strada con la pozza al centro e i campi intorno: viene piatta, il colore dell’acqua si perde e il risultato somiglia a uno stagno di irrigazione qualsiasi. Il soggetto di questo luogo è uno solo, il colore, e va costruito con qualche accortezza tecnica.

L’ora

Il celeste lattiginoso delle acque sulfuree è un colore da luce radente. Si accende nella prima ora dopo l’alba e nell’ora che precede il tramonto, mentre il sole a picco di mezzogiorno lo sbianca e lo appiattisce fino a farlo somigliare a un grigio sporco. La mattina presto aggiunge un vantaggio decisivo: la superficie è immobile e restituisce il riflesso della barriera dei Lepini, raddoppiando l’immagine.

L’angolo

Bisogna abbassarsi fino a portare la macchina o il telefono a pochi centimetri dal pelo dell’acqua, e comporre l’inquadratura in tre fasce orizzontali: l’acqua celeste in primo piano, la fascia verde del prato e dei canneti al centro, il profilo dei monti in alto. È una composizione elementare che qui funziona sempre, perché sfrutta il contrasto cromatico che costituisce l’identità visiva del posto. Dall’altezza degli occhi, in piedi, lo stesso soggetto perde metà della sua forza.

Il filtro

Un filtro polarizzatore cambia radicalmente il risultato. Riducendo i riflessi speculari sulla superficie, lascia emergere la sospensione minerale che dà all’acqua il suo colore e restituisce una saturazione che l’occhio percepisce e che il sensore da solo non registra. Su una pozza sulfurea la differenza fra scatto con e senza polarizzatore è la differenza fra una fotografia e un promemoria.

La foto che quasi nessuno porta a casa

Il vapore che si alza dalle conche sulfuree in una mattina fredda d’inverno, controluce, con il sole basso che attraversa la nebbia e la brina sui campi arati intorno. Servono una giornata serena di gennaio, una partenza da Roma prima dell’alba e la disponibilità a stare al freddo per un’ora buona. In cambio si ottiene un’immagine che non somiglia a nessun’altra fotografia della pianura pontina, e che nessuno dei visitatori estivi vedrà mai dal vivo.

Laghi dei Gricilli
La mappa dei Laghi dei Gricilli fra Sezze, Priverno e Pontinia: si riconoscono il bacino circolare di San Carlo a nord, il nucleo dei Laghi del Vescovo al centro con lo specchio a forma di otto, e più a sud il Lago Mazzocchio nascosto dai canneti e dagli eucalipti.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Quattro pozze e qualche ettaro di prato sembrano privi di storia, e invece la vicenda di questo angolo coincide con quella dell’intera pianura. Conviene metterla in fila: ogni passaggio ha lasciato un segno tuttora leggibile sul terreno.

La lunghissima età della palude

Per secoli questa fascia di pianura è stata terra di acquitrini e di malaria, il territorio che i pontefici tentarono a più riprese di prosciugare senza riuscirci in modo stabile. Interventi documentati si succedettero dal Medioevo all’età moderna, con canali scavati, riaperti e poi richiusi dall’interramento. In quel contesto i Gricilli non costituivano un’anomalia ma la normalità: acqua ferma, canneti, pascolo stagionale. La proprietà ecclesiastica dei terreni, all’origine del nome Laghi del Vescovo, appartiene a questa fase lunghissima, durante la quale la presenza umana era legata alla pastorizia e alla transumanza più che all’agricoltura stanziale.

La bonifica integrale degli anni Trenta

La bonifica è l’avvenimento che ha ridisegnato il paesaggio in cui i laghetti si trovano. In pochi anni la palude venne drenata da una rete di canali di scolo e di collettori, sorsero le città nuove della pianura e arrivarono migliaia di coloni dal Veneto e dal Friuli, il cui accento e i cui cognomi si riconoscono ancora oggi nei paesi dell’Agro. Alla metà di quel decennio venne fondata anche Pontinia, il comune che amministra oggi i Gricilli, nata come centro di servizio per la campagna appena redistribuita. Per questo angolo di territorio la conseguenza fu paradossale: l’acqua che risaliva dal sottosuolo non si poteva drenare, e così un frammento del vecchio paesaggio sopravvisse proprio grazie alla propria irriducibilità idraulica. I Gricilli esistono ancora perché la bonifica non riuscì a prosciugarli.

Il 1970 e la fine della malaria

Il 1970 è l’anno in cui la malaria risulta ufficialmente eradicata dal territorio italiano. Per l’Agro Pontino fu la chiusura di un capitolo lungo duemila anni, e per i Gricilli il momento in cui le pozze smisero di essere percepite come una minaccia sanitaria e cominciarono a essere viste come una risorsa. La frequentazione a scopo ricreativo delle acque sulfuree, con i primi bagni informali e poi con le prime forme di gestione organizzata nei fondi privati vicini, appartiene ai decenni successivi.

L’aprile 1991

Nella primavera del 1991 il terreno cedette di nuovo, e l’episodio finì nella letteratura specialistica sugli sprofondamenti della pianura pontina: gli abbassamenti misurati andarono da poche decine di centimetri fino a valori vicini ai due metri, con fratture inclinate nei campi circostanti. È l’episodio che più di ogni altro dimostra come questi bacini non siano un residuo inerte del passato, ma il risultato visibile di un processo geologico tuttora in corso. Un sinkhole, in questa pianura, non è un evento archiviato.

Il riconoscimento europeo e il geosito

Il perimetro che comprende i bacini e la sorgente figura nella rete europea con il codice IT6040003, sia come sito di importanza comunitaria sia come zona di protezione speciale. Sul versante regionale, la legge del Lazio numero 29 del 1997 in materia di aree naturali protette ha portato all’inserimento dell’area nell’elenco dei geositi legati al sistema idrogeologico lepino, dove porta il numero 50. Attorno a questi atti si è sviluppata negli anni una proposta di istituzione di un monumento naturale, sostenuta da gruppi ambientalisti locali, che finora non ha raggiunto il traguardo.

Il 27 settembre 2020

Il pomeriggio del 27 settembre 2020 un incendio distrusse la struttura del ristorante dell’area attrezzata di San Valentino, su via dei Gricilli nel territorio di Pontinia a ridosso del confine con Priverno. I vigili del fuoco lavorarono a lungo sul posto e non si registrarono feriti, perché il locale in quel momento non era in attività. Secondo la ricostruzione riportata allora dai giornali locali, l’innesco sarebbe stato un fulmine, caduto nel corso del temporale che in quel pomeriggio insisteva sulla zona. L’episodio riguarda il fondo privato confinante più che i bacini naturali, ma vale la pena tenerlo presente: i servizi di questa zona hanno conosciuto interruzioni e riaperture, e nessuno può darli per scontati.

Chi è passato da Laghi dei Gricilli (LT)

Chi si aspetta un elenco di nomi celebri resterà deluso: la letteratura disponibile su questo luogo non registra personaggi famosi. Il valore del posto non è mondano. Le persone che lo hanno davvero attraversato lasciando un segno appartengono ad altre categorie, e raccontarle risulta più utile di qualunque aneddoto.

I pastori della transumanza

I primi frequentatori conservati dalla memoria locale sono i pastori che scendevano dai pascoli montani verso la pianura lungo i percorsi armentizi, e che usavano queste acque per medicare le ferite degli animali e per sbiancare la lana. Un uso che lega questi specchi d’acqua a un’economia durata secoli, e che spiega perché un luogo apparentemente marginale fosse perfettamente noto a chi lavorava sul territorio molto prima che comparisse su qualsiasi carta turistica.

I coloni della bonifica

Le famiglie venete e friulane arrivate negli anni Trenta per popolare le città nuove dell’Agro Pontino sono i protagonisti della trasformazione più radicale che questa pianura abbia conosciuto. I loro discendenti abitano oggi Pontinia e i centri vicini, e in buona parte sono loro i frequentatori abituali dei laghetti: quelli che dicono Triciglia, che conoscono ogni piazzola e che sanno da che parte guardare per vedere l’acqua senza salire su nessun argine.

I geologi

Fra chi ha passato qui più ore di chiunque altro ci sono i ricercatori che hanno studiato i fenomeni di sprofondamento della pianura pontina. I Laghi del Vescovo compaiono nella letteratura tecnica italiana sui sinkhole con misure, sezioni e ricostruzioni dei circuiti idrici profondi. Senza quel lavoro questo posto sarebbe soltanto un gruppo di pozze colorate in mezzo ai campi; grazie a quel lavoro si sa perché sono colorate e come si sono formate.

Gli ambientalisti di Pontinia

L’ultima categoria è quella dei gruppi locali che negli anni hanno documentato lo stato del sito, segnalato gli abusi e sostenuto la proposta di monumento naturale. Il riconoscimento europeo che questa zona porta addosso non è arrivato da solo: è il risultato di una pressione dal basso durata decenni, condotta da persone che vivono a pochi chilometri e che non hanno ricavato nulla dal proprio lavoro se non la sopravvivenza del posto.

Quando andare ai Laghi dei Gricilli (LT) e quando evitarli

La stagione conta qui più che in qualunque altro luogo della provincia, e la classifica è controintuitiva.

Da ottobre ad aprile si trova la condizione migliore in assoluto. L’aria è limpida e i Lepini si stagliano nitidi, le zanzare scompaiono, la vegetazione bassa lascia vedere l’acqua, la strada è quasi deserta. Gennaio aggiunge il fenomeno del vapore che sale dalle conche nelle mattine fredde e serene, che resta l’immagine più memorabile che questo luogo produca. Il limite è il terreno: dopo giorni di pioggia i margini erbosi diventano fangosi e le piazzole sterrate si allagano.

Maggio e giugno rappresentano un buon compromesso, con la fioritura delle orchidee spontanee, l’attività ornitologica al massimo e un caldo ancora gestibile; la seconda metà di settembre riporta condizioni analoghe. Le zanzare cominciano a farsi sentire la sera.

Luglio e agosto sono i mesi da evitare, e le ragioni si sommano: foschia che cancella il profilo dei monti, canneti alti che schermano l’acqua, zanzare abbondanti, caldo intenso in una pianura senza ombra, piazzole occupate. Chi non ha alternative venga all’alba e riparta entro le nove del mattino.

Cosa c’è intorno ai Laghi dei Gricilli (LT)

L’abbazia di Fossanova e i borghi dei Lepini

L’abbazia cistercense di Fossanova, a pochi minuti di auto, è la tappa che completa la giornata meglio di qualunque altra. Salendo verso l’interno si incontrano Priverno, con i suoi musei, e Sezze, affacciata sulla pianura da una terrazza naturale. Più a nord il Parco Naturale dei Monti Lepini allinea Sermoneta con il castello Caetani, Bassiano con le mura e la tradizione del prosciutto, Norma affacciata sul vuoto e Cori con il tempio d’Ercole. Sul versante opposto Sonnino chiude la fascia collinare verso il mare.

Acqua e giardini

Il Giardino di Ninfa nasce dallo stesso meccanismo idrogeologico e ne rappresenta la versione coltivata: l’accesso è regolato da aperture in date stabilite e da prenotazione, e va organizzato in anticipo. Il Lago di Giulianello, all’estremità settentrionale dei Lepini, offre un confronto utile con un bacino di natura diversa.

Il mare e le zone umide costiere

La costa si raggiunge in una mezz’ora abbondante. Terracina con il tempio di Giove Anxur, la spiaggia di Torre Paola sotto il promontorio, la Bufalara nella pineta di Sabaudia, San Felice Circeo e il Parco Nazionale del Circeo con i laghi costieri, fra cui il Lago di Fogliano. Più a nord il Lido di Latina e il lungomare di Rio Martino; verso sud Sperlonga. Chi vuole capire la vicenda della bonifica trova a Latina il Museo della Terra Pontina.

Le acque sulfuree accessibili

Per un bagno nelle acque di questo sistema l’unico riferimento attrezzato della zona è l’Oasi di San Valentino, fondo privato con ingresso a pagamento. Sul fronte degli stabilimenti veri e propri la referenza storica del Lazio resta quella delle Acque Albule a Bagni di Tivoli, che con i Gricilli condividono la chimica sulfurea e nulla della campagna intorno.

Domande veloci su Laghi dei Gricilli (LT)

Si può fare il bagno nei Laghi dei Gricilli?

I bacini visibili dalla Strada dei Gricilli fanno parte di un sito tutelato a livello europeo e insistono in gran parte su terreni privati. Non risulta alcuna dichiarazione di balneabilità, non esistono sponde attrezzate né sorveglianza. Le vasche accessibili in modo regolato sono quelle interne al fondo privato dell’Oasi di San Valentino.

Si può prelevare l’acqua della sorgente?

Non risulta consentito e non esiste un punto di prelievo attrezzato. Nessuna delle acque di questo sistema è dichiarata potabile.

Si paga per vedere i laghi?

No: la strada che li affianca è pubblica. Si paga soltanto per entrare nel fondo privato attrezzato confinante.

Perché l’acqua è celeste?

Per la sospensione di particelle minerali finissime legate al contenuto di zolfo e di sali delle acque profonde che alimentano quelle conche. Le pozze di acqua dolce, prive di quella carica, appaiono verde scuro.

Quanto tempo serve per la visita?

Dai venti minuti all’ora e mezza, secondo il numero di soste e la presenza di un binocolo. Conviene inserirli in un itinerario più ampio.

Ci si arriva senza auto?

In treno si scende a Priverno-Fossanova sulla linea Roma-Napoli via Formia, ma dalla stazione serve ancora un trasferimento: taxi, un passaggio o la bicicletta. Non esiste un collegamento pubblico dedicato.

È adatto ai bambini?

La passeggiata lungo la strada è semplice e pianeggiante, ma i margini dei bacini sono irregolari, l’acqua è profonda e opaca e non esistono protezioni: la sorveglianza deve essere costante.

C’è un bar o un punto ristoro?

Lungo la strada dei laghetti non ci sono servizi. La ristorazione più vicina si trova nei centri abitati di Priverno, Sezze e Pontinia, oltre a quella eventualmente attiva dentro il fondo privato confinante.

Qual è la differenza fra i Laghi dei Gricilli e Fontana di Muro?

Fontana di Muro è la sorgente di acqua dolce limpidissima che si trova dentro la stessa area tutelata; i Laghi dei Gricilli sono l’insieme delle conche di sprofondamento, in maggioranza sulfuree, che la circondano. Stesso sistema idrogeologico, chimica e colore opposti.

Il mio giudizio, dopo diverse giornate passate ad accompagnare gruppi fra i Lepini e la pianura pontina, è che i Laghi dei Gricilli vadano presi per quello che sono: un geosito in mezzo ai campi, straordinario per chi capisce che cosa sta guardando e modesto per chi si aspetta un lago. Chi arriva con questa consapevolezza, in una mattina limpida di stagione fredda e con il tempo per salire poi verso i borghi in quota, porta a casa una delle giornate meno prevedibili del Lazio meridionale. Chi arriva a Ferragosto sperando in un tuffo si troverà davanti canneti, zanzare e un cartello di proprietà privata.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una giornata organizzata fra i laghi dei Gricilli, l’abbazia di Fossanova e i borghi dei monti Lepini, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari nel Lazio meridionale e nell’Agro Pontino trovano il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.

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RiassuntoLaghi dei Gricilli (LT) - Str. dei Gricilli, 04014 Pontinia LT
TagsLaghi dei Gricilli

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