Frank Horvat alle Terme di Caracalla — fino al 10 gennaio 2027
La mostra Frank Horvat è aperta alle Terme di Caracalla, viale delle Terme di Caracalla 52, 00153 Roma, dall'11 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, con lunedì chiuso. Gli orari seguono quelli del sito archeologico e si accorciano con l'autunno: dalle 9 alle 19 fino al 30 settembre (ultimo ingresso alle 18), dalle 9 alle 18.30 dal 1° ottobre alla fine di ottobre (ultimo ingresso alle 17.30), dalle 9 alle 16.30 da fine ottobre al 10 gennaio (ultimo ingresso alle 15.30). Con i mezzi si scende alla fermata Circo Massimo della metro B oppure alla fermata Porta Metronia della metro C; alla fermata Circo Massimo arrivano anche il tram 3 e gli autobus 75, 628 e 760. Il biglietto indicato dalla Soprintendenza Speciale di Roma costa 10 euro intero e 4 euro ridotto, con riduzioni e gratuità secondo la normativa vigente. I biglietti sono nominativi e si comprano sul portale ufficiale di biglietteria del Ministero della Cultura indicato dalla Soprintendenza, dall'app ufficiale oppure alle casse e ai totem automatici all'ingresso, che accettano soltanto pagamenti elettronici.
Settantadue fotografie dentro le rovine di uno degli edifici imperiali meglio conservati dell'antichità: è questa la scommessa della Soprintendenza Speciale di Roma per l'autunno 2026, ed è una scommessa vinta prima ancora di entrare. Frank Horvat ha passato settant'anni a togliere la fotografia dai recinti in cui altri la volevano chiudere: la moda fuori dallo studio, il reportage dentro la moda, il ritratto in gara con la pittura, il paesaggio come lettura di un libro. Metterlo tra le palestre e gli ambienti voltati costruiti per Caracalla significa chiedergli di reggere il confronto con muri immensi e con diciotto secoli di storia. Regge. Chi entra per le Terme esce con Horvat negli occhi, chi entra per Horvat scopre che le Terme sono un museo a cielo aperto che a Roma si visita troppo poco.
Le mostre dentro i siti archeologici hanno un rischio preciso: diventare un pretesto, qualche pannello appoggiato alle rovine per riempire la stagione morta. Qui il rischio è evitato da una scelta curatoriale netta, che divide il percorso in tre capitoli e li colloca in ambienti diversi del complesso. Il risultato è una visita che obbliga a camminare, a cambiare luce e scala, a guardare la fotografia come si guarda l'architettura. È il modo migliore per vedere entrambe.
Frank Horvat alle Terme di Caracalla: che cosa si vede
La mostra Frank Horvat alle Terme di Caracalla riunisce 72 immagini divise in tre sezioni, allestite in una delle palestre e negli ambienti voltati del complesso, dall'11 settembre 2026 al 10 gennaio 2027. Il titolo è semplicemente il nome del fotografo, e la scelta dice già molto: niente sottotitoli ammiccanti, niente formule da manifesto, un autore e il suo lavoro.
Settantadue fotografie in tre capitoli
Il percorso si articola in tre ambiti. Il primo raccoglie i ritratti dedicati all'universo femminile ed è sistemato in una delle due grandi palestre delle Terme, con un approfondimento sui servizi fotografici che Horvat realizzò presso la Galleria L'Obelisco su invito di Irene Brin e Gaspero del Corso. Il secondo è ancora dedicato alle donne, con la serie a colori Vere sembianze, e trova posto negli ambienti voltati. Il terzo è interamente dedicato al ciclo Goethe in Sicilia, realizzato nei primi anni Ottanta. Tre nuclei, tre registri, tre modi di intendere la fotografia: e tutti e tre firmati dalla stessa mano.
Chi ha promosso e curato la mostra
La mostra è promossa dalla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, che gestisce le Terme, con l'organizzazione di Electa. La cura è affidata allo Studio Frank Horvat, rappresentato da Fiammetta Horvat e Mathilde Oudin, e a Nunzio Giustozzi. Il comunicato ufficiale della mostra si legge sul sito della Soprintendenza Speciale di Roma, e lo Studio ne ha pubblicato la versione inglese con alcune immagini dell'allestimento sul sito ufficiale dello Studio Frank Horvat.
Il catalogo Electa
Il volume che accompagna la mostra è pubblicato da Electa e segue le tre sezioni del percorso. Contiene scritti dello stesso Horvat e si apre con un ricordo del fotografo Ferdinando Scianna. È un dettaglio che conta: un grande fotografo che ricorda un collega dice sempre qualcosa che i critici non vedono. Per chi esce dalla mostra con la voglia di approfondire, il catalogo è la scelta giusta: Horvat scriveva di fotografia con la stessa lucidità con cui fotografava, e leggerlo aiuta a capire le immagini più di qualsiasi didascalia.
Le donne di Frank Horvat nella palestra delle Terme
La prima sezione della mostra di Frank Horvat occupa una delle due palestre delle Terme di Caracalla ed è dedicata ai ritratti femminili, dalle modelle dei servizi di moda alle donne incontrate nei reportage in giro per il mondo. È la sezione più ampia e quella che il pubblico riconosce subito, perché contiene le immagini di moda che hanno reso Horvat famoso tra gli anni Cinquanta e Sessanta.
Ritratti di donne reali
Horvat stesso chiamava questo filone ritratti di donne reali. Il senso della definizione si capisce guardando le fotografie una dopo l'altra: le modelle dei servizi per le riviste di moda sono spesso colte nella vita quotidiana, per strada, in metropolitana, tra la folla, con la sola luce naturale e una Leica in mano. Accanto a loro ci sono le donne fotografate nei reportage dal Pakistan all'India, dal Brasile al Senegal, dall'Egitto al Giappone. Il confronto è voluto, e funziona: la modella parigina e la donna incontrata in un villaggio dell'Asia meridionale ricevono lo stesso sguardo, la stessa attenzione al carattere prima che all'abito.
L'invito della Galleria L'Obelisco
Il focus romano della sezione riguarda i servizi fotografici realizzati da Horvat presso la Galleria L'Obelisco, su invito di Irene Brin e Gaspero del Corso. Per chi conosce la Roma del dopoguerra, questi due nomi bastano a evocare un'epoca in cui arte, moda e cinema si incontravano negli stessi salotti. Le fotografie parlano da sole, e raccontano quella città con la leggerezza di chi la attraversava da ospite curioso.
Roma nei primi anni Sessanta
Un nucleo di immagini proviene dai servizi scattati a Roma nei primi anni Sessanta per Harper's Bazaar, con celebri modelle dell'epoca in compagnia di personaggi della cultura e del cinema come Alberto Moravia e Marcello Mastroianni. La cronologia ufficiale dello Studio colloca proprio negli anni 1961 e 1962 l'avvio della collaborazione di Horvat con Glamour e con Harper's Bazaar, subito dopo l'uscita dall'agenzia Magnum. Vedere queste fotografie a pochi chilometri dai luoghi in cui furono scattate, dentro un monumento che quella Roma conosceva bene come palcoscenico estivo dell'Opera, ha un sapore particolare.
La prima fotografia, Lugano 1945
Tra le immagini diffuse con la mostra c'è anche un ritratto intitolato Elena, scattato a Lugano nel 1945, quando Horvat aveva diciassette anni. È una fotografia giovanile, precedente a qualsiasi incarico professionale, e la sua presenza in mostra dice molto sull'impostazione dei curatori: il ritratto femminile è un filo che attraversa tutta la vita di Horvat, dal ragazzo rifugiato in Svizzera al fotografo affermato di Parigi.
Vere sembianze: Frank Horvat gareggia con la pittura
La seconda sezione della mostra di Frank Horvat è dedicata alla serie Vere sembianze (in francese Vraies semblances), un ciclo di ritratti femminili a colori iniziato negli anni Ottanta e allestito negli ambienti voltati delle Terme di Caracalla. Qui Horvat misura la fotografia con la grande tradizione del ritratto dipinto.
Il dialogo con i grandi ritrattisti
Nelle immagini di Vere sembianze le modelle assumono pose, luci e atmosfere che rimandano a celebri ritratti della storia dell'arte, da Raffaello a Leonardo, da Velázquez a Ingres. Il punto però non è la citazione, e chi si aspetta il gioco del quadro rifatto in costume resterà spiazzato. Horvat lavora su luce, toni e superfici; le donne che fotografa restano donne contemporanee, con volti e caratteri riconoscibili, e il rimando alla pittura è una tensione più che una copia. Tra le fotografie diffuse con la mostra ci sono Maya e Sandrine, entrambe datate 1983 e scattate a Boulogne-Billancourt.
Perché proprio sotto le volte
La scelta di collocare Vere sembianze negli ambienti voltati è la più riuscita dell'allestimento. Le volte in laterizio delle Terme creano uno spazio raccolto, con una luce più bassa e controllata rispetto alle palestre, e i ritratti a colori vi trovano la stessa intimità che avrebbero in una cappella o in una galleria di dipinti antichi. Il consiglio è di rallentare proprio qui: sono immagini che chiedono tempo, e il luogo aiuta a darglielo.
Goethe in Sicilia: il viaggio fotografico di Frank Horvat
La terza sezione della mostra di Frank Horvat presenta il ciclo Goethe in Sicilia, realizzato nel 1981 su invito di un editore palermitano: una ventina di fotografie in bianco e nero che ripercorrono i luoghi visitati da Goethe durante il suo Viaggio in Italia. È la sezione più silenziosa e, per chi ama il paesaggio, la più bella.
Sulle orme del Viaggio in Italia
Horvat affronta la Sicilia con il libro di Goethe in mano, e scopre una profonda sintonia con lo sguardo romantico dello scrittore tedesco. Le immagini si soffermano sui templi greci, sui paesaggi dell'isola, sulle architetture barocche e rococò, sulle tradizioni popolari. Non c'è folclore da cartolina: c'è un fotografo maturo che si confronta con un testo classico e ne restituisce l'essenza con i mezzi della fotografia.
Una questione di prospettiva
Per questo ciclo Horvat utilizzò un obiettivo grandangolare decentrabile, uno strumento che permette di correggere la convergenza delle linee verticali e di ottenere una prospettiva uniforme e controllata. È la tecnica dei fotografi di architettura, e nelle sue mani diventa un modo per restituire la stratificazione storica della Sicilia senza deformarla. Chi guarda queste immagini dopo aver camminato tra i muri delle Terme noterà la parentela: rovine romane e templi siciliani, Grand Tour e archeologia, il viaggio come formazione dello sguardo.
Chi era Frank Horvat: la biografia
Frank Horvat nacque il 28 aprile 1928 ad Abbazia, allora in Italia e oggi Opatija in Croazia, e morì il 21 ottobre 2020, a 92 anni, dopo aver lavorato fino all'ultimo. In mezzo ci sono settant'anni di fotografia che attraversano il fotogiornalismo, la moda, la pubblicità, il paesaggio, il ritratto, la sperimentazione digitale e la scrittura. La cronologia che segue viene dal sito ufficiale dello Studio e dal comunicato della Soprintendenza.
Da Abbazia a Lugano
Francesco Horvat nasce da genitori ebrei di origine mitteleuropea, entrambi medici. Nel 1938 le leggi razziali colpiscono gli ebrei in Italia; nel 1939 il padre fugge in Ungheria, dove sopravvive alla guerra grazie a documenti falsi, mentre la madre ripara in Svizzera con i due figli. Tra il 1939 e il 1945 Francesco frequenta le scuole medie e poi il liceo a Lugano. È lì che scambia la sua collezione di francobolli con una Retinamat da 35 millimetri: la prima macchina fotografica. Nel 1945 si trasferisce a Zurigo.
Milano, Brera e la pubblicità
Nel 1947 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, ma abbandona presto gli studi. L'anno dopo entra in una piccola agenzia pubblicitaria, dove gli affidano lavori commerciali e poi qualche fotografia; compra una Rolleicord 6x6. Nel 1949 va a trovare il padre, emigrato in Israele, e realizza i suoi primi reportage. Nel 1951 arriva la prima pubblicazione, in bianco e nero e a colori, sul settimanale milanese Epoca, firmata ancora Franco Horvat.
L'incontro con Cartier-Bresson
Sempre nel 1951, a Parigi, Horvat incontra Henri Cartier-Bresson, che gli consiglia di comprare una Leica e di andare al Louvre a guardare i quadri di Poussin. Il comunicato della Soprintendenza ricorda anche l'incontro con Robert Capa, e l'influenza che entrambi ebbero sul suo stile. Nello stesso anno Horvat fotografa il celebre ballo di Charles de Beistegui a Venezia per Point de Vue e riceve il primo incarico dalla rivista svizzera Die Woche. Secondo il testo di Christian Caujolle pubblicato dallo Studio, fu Cartier-Bresson a convincerlo ad adottare la Leica e a partire per l'India.
Pakistan, India e Londra
Tra il 1952 e il 1954 Horvat viaggia in Pakistan e in India, inviando fotografie a Die Woche e a diverse agenzie di Parigi, Monaco, Londra e New York. I suoi servizi escono su Paris-Match, Picture Post, Life e molte altre testate. Nel 1954, dopo un viaggio in Israele e Giordania, si trasferisce a Londra sotto contratto con l'agenzia americana Black Star, e adotta il nome Frank. Nel 1955 una sua immagine scattata in Pakistan entra nella mostra The Family of Man al MoMA di New York; nello stesso anno si stabilisce a Parigi.
Parigi e la moda con la Leica
Gli anni parigini sono quelli della svolta. Nel 1956 realizza reportage sulla notte di Parigi e i primi lavori per la rivista Réalités, e fotografa molto la città con il teleobiettivo. Nel 1957 le sue immagini di Parigi escono sulla rivista Camera e sono esposte alla prima Biennale di fotografia di Venezia. Nello stesso anno comincia la collaborazione con Jacques Moutin, direttore artistico di Jardin des Modes, che gli riconosce il merito delle fotografie di moda scattate con la Leica. Nel 1958 arrivano Jours de France ed Elle. È il momento in cui Horvat porta le modelle in strada, alle corse, in metropolitana, e cambia il linguaggio della fotografia di moda.
Magnum, Vogue, Harper's Bazaar
Nel 1959 Horvat pubblica su Elle, Jardin des Modes, Jours de France e realizza per Réalités servizi su Parigi, sulle periferie, su Londra e sul Borinage belga. Nel 1960 inizia a lavorare per Vogue UK, che gli porta fama internazionale negli ambienti della moda, e diventa associato dell'agenzia Magnum. La lascia tra il 1961 e il 1962, quando comincia a lavorare per Glamour e Harper's Bazaar. Tra il 1962 e il 1963 realizza per la rivista tedesca Revue un reportage su dodici grandi città del mondo.
Gli anni della ricerca
Dalla metà degli anni Sessanta, con la crisi della stampa illustrata che già colpisce i fotografi, Horvat prova la strada del video, dell'illustrazione e del cinema, con poca fortuna. Nel 1970 acquista una casa isolata nell'Alto Var, che chiama La Véronique. Nel 1976 viaggia per il mondo fotografando alberi, il suo primo progetto a colori, realizzato con lo stampatore Michel Fresson. Nel 1982 avvia la serie New York Up and Down e compra un computer. Dal 1983 collabora con il supplemento settimanale della Frankfurter Allgemeine Zeitung.
Entre vues e la collezione
A metà degli anni Ottanta, colpito da una malattia agli occhi, Horvat si dedica anche alla scrittura e intervista i fotografi che ama: tra gli altri Édouard Boubat, Robert Doisneau, Mario Giacomelli, Josef Koudelka, Don McCullin, Sarah Moon, Helmut Newton, Marc Riboud, Jeanloup Sieff e Joel-Peter Witkin. Nasce così il libro Entre vues. Nello stesso periodo avvia una collezione personale di fotografie, costruita per scambio con i colleghi, che arriverà a contare quasi cinquecento stampe.
Il digitale prima degli altri
Tra il 1989 e il 1990 Horvat lavora con le immagini digitali e con Photoshop, su progetti come Bestiario, e usa gli strumenti numerici per illustrare le Metamorfosi di Ovidio. È tra i primissimi fotografi di fama a farlo. Nel 1992 entra nel comitato editoriale della rivista taiwanese Photographers International. Nel 1999 tiene un diario fotografico quotidiano per salutare la fine del millennio.
Gli ultimi anni
Nel 2003, dopo un periodo di convalescenza nel Var, avvia il progetto La Véronique; nel 2007 comincia Eye at the Fingertips, che porterà avanti fino alla fine. Nel 2012 crea la sua applicazione per tablet, Horvatland, e tra il 2009 e il 2020 autopubblica la collana dei suoi libri bianchi. Muore il 21 ottobre 2020, lo stesso giorno in cui arriva in libreria il suo ultimo libro, Side Walk, dedicato alle fotografie a colori di New York, molte delle quali inedite.
Il cappello di Givenchy, la foto più famosa di Frank Horvat
L'immagine scelta per la copertina della mostra è Il cappello di Givenchy, scattata per Jardin des Modes a Parigi nel 1958. Il testo di Christian Caujolle pubblicato dallo Studio la descrive così: all'ippodromo di Longchamp, una modella di suprema eleganza circondata da signori in cilindro grigio, i cui sguardi sono nascosti dai binocoli con cui dovrebbero seguire la corsa. È una fotografia molto elegante e piena di ironia, e secondo lo stesso Caujolle è diventata talmente famosa da risultare quasi fastidiosa al suo autore.
Il paradosso è istruttivo. Horvat non si è mai considerato un fotografo di moda, e rifiutava qualsiasi etichetta tranne quella di fotografo. La mostra di Caracalla lo sa, e usa la foto di Longchamp come porta d'ingresso, non come riassunto. Dentro, il visitatore trova la moda, certo, ma anche il reportage, il colore, la pittura, Goethe. Chi si ferma alla copertina perde il meglio.
Le Terme di Caracalla: la sede della mostra
Le Terme di Caracalla furono inaugurate nel 216 d.C. dall'imperatore Caracalla e restano uno degli edifici imperiali meglio conservati dell'antichità, perché nessuna costruzione successiva le ha inglobate. Si trovano sul Piccolo Aventino, lungo il tratto iniziale della via Appia, a circa quattrocento metri dall'antica Porta Capena.
Costruite in cinque anni
La Soprintendenza ricorda che il complesso fu costruito in soli cinque anni nella parte meridionale della città, su tre terrazze digradanti, servito da un acquedotto realizzato apposta, l'Antoniniano, e raggiunto da una strada nuova, la via Nova. Il committente fu Marco Aurelio Antonino Bassiano, detto Caracalla, figlio di Settimio Severo. L'imperatore inaugurò l'edificio nel 216, ma il cantiere continuò dopo la sua morte, avvenuta nel 217, e fu completato dagli ultimi imperatori della dinastia, Elagabalo e Alessandro Severo. I bolli laterizi datano la costruzione tra il 212 e il 216. Il nome antico era Thermae Antoninianae, dal nome ufficiale dell'imperatore.
Come erano fatte
Le Terme seguono lo schema tipico delle grandi terme imperiali: un vasto recinto rettangolare che racchiude un blocco centrale. Nel recinto si trovavano due biblioteche simmetriche sul lato sud, le latrine, le cisterne, e gli spazi per il passeggio, la meditazione, lo studio. Il blocco centrale era riservato ai bagni, disposti su un unico asse: calidarium, tepidarium, frigidarium e natatio, la piscina, unico ambiente scoperto. Sui lati est e ovest, simmetriche, le due grandi palestre con gli spogliatoi; sopra le palestre un piano superiore destinato ad attività come la depilazione e i massaggi. Il recinto misura 337 metri per 328, il corpo centrale 220 per 114; il calidarium circolare aveva un diametro di 34 metri.
Le palestre, dove è allestita la mostra
Ciascuna delle due palestre ha un cortile centrale di circa cinquanta metri per venti, un tempo chiuso su tre lati da un portico con colonne in giallo antico. Sul lato interno il portico si apriva in un emiciclo che dava accesso al frigidarium; sul lato opposto un grande ambiente absidato serviva probabilmente per gli esercizi al coperto. Sopra i portici correvano ampi corridoi pavimentati a mosaico. È in uno di questi spazi che si trova la prima sezione della mostra di Horvat: fotografie di corpi e di volti dentro l'edificio che i Romani avevano costruito per il corpo.
I sotterranei e il Mitreo
Sotto le Terme corre un mondo nascosto. I sotterranei, conservati per circa due chilometri, erano un dedalo di gallerie carrozzabili dove lavoravano centinaia di schiavi e di operai specializzati: c'erano i depositi di legname, i forni e le caldaie del riscaldamento, l'impianto idrico, un mulino e il Mitreo. Quest'ultimo è uno dei più grandi conservati a Roma, e vi si riconosce ancora la fossa sanguinis usata per i riti di iniziazione. La Soprintendenza lo lega alla vicinanza della famiglia dei Severi, originaria di Leptis Magna in Africa, ai culti orientali.
La Domus di Vigna Guidi
Dal 2022, al termine di un importante restauro, fa parte del percorso di visita anche la Domus di Vigna Guidi, una casa precedente alle Terme scoperta tra il 1858 e il 1869 dall'ispettore onorario Giovan Battista Guidi, poi ricoperta e scavata di nuovo a partire dal 1970. I suoi affreschi, distaccati e restaurati, comprendono un sacello in cui le divinità egizie Anubi, Iside e forse Osiride sono raffigurate di fronte a Giove, Giunone e Minerva: un caso unico. La Domus si visita con il biglietto ordinario, ma per tutela degli affreschi resta chiusa nei giorni di grande affluenza come la prima domenica del mese.
Caracalla e la fotografia: una stagione di mostre
La mostra di Frank Horvat si inserisce in una linea precisa: negli ultimi anni le Terme di Caracalla hanno ospitato diversi progetti di arte contemporanea e soprattutto di fotografia. Prima di Horvat sono passati di qui Molti di Antonio Biasiucci, Letizia Battaglia. Senza fine, la collettiva Narciso. La fotografia allo specchio e il lavoro documentario di Armin Linke.
È una politica culturale che condivido. I grandi siti archeologici romani vivono di un pubblico internazionale che arriva per le rovine e riparte senza aver visto altro; portare dentro le Terme una mostra di fotografia significa offrire al visitatore un secondo motivo per entrare, e al romano un motivo per tornare. Il rischio, come dicevo, è il pretesto. Con Horvat il rischio non c'è, perché la sua opera ha con l'antico un rapporto vero: la pittura del passato in Vere sembianze, i templi e il Grand Tour in Goethe in Sicilia, Poussin al Louvre come primo consiglio di Cartier-Bresson.
Una curiosità su Frank Horvat alle Terme di Caracalla — fino al 10 gennaio 2027
Il fotografo che oggi espone alle Terme di Caracalla col nome di Frank Horvat per i primi anni della sua carriera si chiamava in un altro modo. All'anagrafe era Francesco, e con il nome di Franco Horvat firmò nel 1951 le sue prime fotografie pubblicate, sul settimanale milanese Epoca. Il nome Frank arrivò solo nel 1954, quando si trasferì a Londra sotto contratto con l'agenzia americana Black Star: un nome da mercato anglosassone per un fotografo che da quel momento lavorò soprattutto per riviste internazionali.
C'è un'altra curiosità che dice tutto sul personaggio. La sua prima macchina fotografica, una Retinamat da 35 millimetri, Horvat non la comprò: la ottenne a Lugano, adolescente, scambiandola con la sua collezione di francobolli. Un ragazzo rifugiato in Svizzera con la madre e il fratello, il padre nascosto in Ungheria con documenti falsi, che rinuncia a una collezione per avere in mano uno strumento. Settant'anni dopo, le fotografie di quel ragazzo sono esposte nelle palestre di un imperatore romano.
Terza curiosità, per chi ama i dettagli. La mostra riporta a Roma immagini nate proprio a Roma: i servizi per Harper's Bazaar dei primi anni Sessanta, con Moravia e Mastroianni accanto alle modelle, e il lavoro legato alla Galleria L'Obelisco di Irene Brin e Gaspero del Corso. Horvat conosceva Roma come la conoscevano i fotografi di moda di quegli anni, cioè come un set a cielo aperto. Le Terme, che in quegli stessi anni ospitavano ogni estate le grandi serate dell'Opera, erano parte di quel set.
Una cosa che non ti dice nessuno su Frank Horvat alle Terme di Caracalla — fino al 10 gennaio 2027
La mostra chiude trenta minuti prima del sito archeologico, e questo cambia tutto nei mesi invernali. La Soprintendenza lo scrive chiaramente nella pagina delle Terme: per visitare la mostra conviene arrivare almeno un'ora prima della chiusura, e gli ambienti espositivi chiudono al pubblico mezz'ora prima del resto del complesso. Da fine ottobre al 10 gennaio le Terme aprono dalle 9 alle 16.30 con ultimo ingresso alle 15.30: significa che la mostra, in pratica, va vista entro le 16, e chi entra all'ultimo momento utile rischia di vedere le Terme e perdere Horvat, o viceversa.
C'è un secondo dettaglio che quasi nessuno segnala: i biglietti per l'area archeologica sono nominativi. Non si comprano per un amico da girare all'ultimo momento, e non esistono servizi aggiuntivi come visite guidate o corsie preferenziali venduti dalla Soprintendenza. La stessa Soprintendenza declina ogni responsabilità per acquisti su canali diversi da quello ufficiale. Chi trova in rete offerte con salta fila per le Terme sta comprando qualcosa che la sede non prevede.
Terzo dettaglio pratico: alle casse e ai totem all'ingresso si paga soltanto con carte elettroniche, niente contanti. E all'interno del sito non si possono introdurre bottiglie di vetro od oggetti contundenti. Sono regole banali, ma in una giornata di dicembre con i minuti contati fanno la differenza tra una visita tranquilla e una discussione al cancello.
Il consiglio che ti do per visitare Frank Horvat alle Terme di Caracalla — fino al 10 gennaio 2027
Il consiglio è semplice: entrate la mattina, in un giorno feriale, e visitate la mostra prima del resto delle Terme. Le Terme aprono alle 9 tutti i giorni tranne il lunedì, e le prime ore sono quelle con meno gente e con la luce più pulita. Cominciate dalla palestra con i ritratti femminili, proseguite negli ambienti voltati con Vere sembianze, chiudete con Goethe in Sicilia. Poi, con Horvat negli occhi, fate il giro del complesso.
Perché questo ordine? Perché le fotografie di Horvat insegnano a guardare, e le Terme ne guadagnano. Dopo aver visto come Horvat usa un grandangolo decentrabile per tenere dritte le colonne di un tempio siciliano, guarderete in modo diverso i muri del calidarium. Dopo aver visto le sue modelle muoversi tra la folla, immaginerete più facilmente le palestre piene di gente che si allena, chiacchiera, passeggia. Fare il contrario, cioè arrivare alla mostra stanchi dopo un'ora di rovine, è l'errore più comune nei siti che ospitano esposizioni temporanee.
Secondo consiglio, per chi ha poco tempo: evitate la prima domenica del mese se volete vedere anche la Domus di Vigna Guidi, che nei giorni di grande affluenza resta chiusa. E se venite in autunno inoltrato, ricordate che la Domus chiude anch'essa prima del sito. Un'ora e mezza per la mostra e un'altra ora per le Terme è il minimo sensato; due ore e mezza o tre ore sono la misura giusta per chi vuole fare le cose con calma.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Molti sanno che il Toro Farnese fu trovato alle Terme di Caracalla. Pochi ricordano quanto delle Terme sia finito altrove, sparso per l'Italia. Durante il pontificato di Paolo III, nel Cinquecento, gli scavi restituirono le tre gigantesche sculture della collezione Farnese, il Toro, l'Ercole e la Flora, che per vicende ereditarie presero poi la strada di Napoli e oggi si trovano al Museo archeologico nazionale. Dal frigidarium provengono, secondo una tradizione ancora discussa dagli studiosi, le due vasche di granito riutilizzate per le fontane di piazza Farnese.
E c'è di più. L'ultima colonna di granito rimasta intera nella natatio fu rimossa nel 1563 e donata da papa Pio IV al primo granduca di Toscana, Cosimo I de' Medici, che la fece innalzare al centro di piazza Santa Trinita a Firenze: è la Colonna della Giustizia, che i fiorentini vedono ogni giorno senza sapere che viene da una piscina romana. Il grande mosaico con ventotto figure di atleti, scoperto nel 1824 nell'emiciclo di una delle palestre, è oggi ai Musei Vaticani.
Per secoli le Terme furono anche una cava: marmi, metalli, architravi e colonne finirono in edifici nuovi. Il Duomo di Pisa e la basilica di Santa Maria in Trastevere contengono elementi architettonici prelevati da qui. Visitare le Terme significa quindi vedere ciò che è rimasto dopo secoli di spoliazioni; e ciò che è rimasto è ancora abbastanza da togliere il fiato.
La foto giusta da fare a Frank Horvat alle Terme di Caracalla — fino al 10 gennaio 2027
La foto giusta, alle Terme di Caracalla, è quella che rende la scala: una figura umana piccola contro i muri delle palestre o del calidarium. È una lezione che viene da Horvat: il suo lavoro è pieno di persone colte dentro spazi più grandi di loro: le modelle tra la folla, i gentiluomini di Longchamp, i visitatori dei templi siciliani.
Il punto migliore è il cortile della palestra: mettetevi in un angolo, lasciate che le colonne e i muri riempiano l'inquadratura e aspettate che qualcuno attraversi lo spazio. Nelle ore del mattino e nel pomeriggio d'inverno, quando il sole è basso, la luce radente scolpisce il laterizio e le ombre si allungano sui pavimenti. Un secondo scatto da non trascurare è quello dei mosaici pavimentali, fotografati dall'alto: sono geometrie perfette per un'immagine astratta.
Per le fotografie dentro la mostra, rispettate le indicazioni del personale di sala. E un consiglio: prima di fotografare le fotografie, guardatele. Un'immagine di Horvat rifotografata con il telefono non vale niente; un'immagine delle Terme fatta dopo aver guardato Horvat può valere parecchio.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Nel 216 d.C. Caracalla inaugurò le Terme, che furono le più imponenti di Roma fino all'apertura di quelle di Diocleziano nel 306. Nei secoli successivi furono restaurate più volte, soprattutto da Costantino, e ancora da Aureliano, Diocleziano, Teodosio e infine dal re goto Teoderico. Nel V secolo Polemio Silvio le citava tra le sette meraviglie di Roma. Nel 537, durante la guerra greco-gotica, il re dei Goti Vitige tagliò gli acquedotti assediando Roma, e le Terme smisero di funzionare.
Da allora il complesso fu abbandonato e riutilizzato: la parte centrale come xenodochio, cioè ospizio per pellegrini, l'area intorno come cimitero, poi tutto come terreno agricolo e vigneto. Nel Cinquecento, con Paolo III, cominciarono gli scavi che portarono alla luce le sculture Farnese; nel 1563 la colonna della natatio partì per Firenze. Nel 1824 il conte Egidio di Velo scoprì i mosaici degli atleti; tra il 1858 e il 1869 Giovan Battista Guidi trovò la domus che oggi porta il suo nome. Nel 1901 e nel 1912 furono liberati i sotterranei, e il lavoro proseguì negli anni successivi fino alla scoperta del Mitreo.
Il Novecento portò lo spettacolo. Dal 1937 la parte centrale delle Terme ospitò la stagione estiva dell'Opera di Roma, interrotta solo durante la guerra e dal 1993 al 2003, quando il sito fu restaurato e liberato dalle strutture fisse; da allora gli spettacoli si svolgono in un'area meno delicata, con una platea ridotta a 3500 posti dagli 8000 tradizionali. Tra il 1947 e il 1951 l'area ospitò per quattro volte il Gran Premio di Roma automobilistico. Nel 1960, ai Giochi della XVII Olimpiade, le Terme furono la sede delle gare di ginnastica. Il 7 luglio 1990 vi si tenne il primo concerto dei Tre Tenori. Nel 2009 il terremoto dell'Aquila causò lievi danni; nel 2022 riaprì la Domus di Vigna Guidi; nel 2024, dopo circa millecinquecento anni, l'acqua è tornata a scorrere in un nuovo specchio d'acqua all'ingresso.
Chi è passato da Frank Horvat alle Terme di Caracalla — fino al 10 gennaio 2027
Dalle Terme di Caracalla sono passati imperatori, re, papi, cantanti e atleti olimpici. Il primo nome è quello del committente, Caracalla, che inaugurò il complesso nel 216; dopo di lui Elagabalo e Alessandro Severo, che ne completarono il recinto esterno, e Costantino, che lo restaurò. Il re goto Teoderico vi fece eseguire lavori all'inizio del VI secolo; pochi decenni dopo un altro re goto, Vitige, ne decretò la fine tagliando gli acquedotti.
Nel Cinquecento vi scavarono gli uomini di papa Paolo III Farnese, e papa Pio IV ne fece togliere l'ultima colonna intera per donarla a Cosimo I de' Medici. Nell'Ottocento arrivarono gli archeologi: il conte Egidio di Velo, Luigi Canina, che lavorò nel frigidarium, e Giovan Battista Guidi. Nel Novecento le Terme diventarono un palcoscenico: le grandi voci dell'Opera di Roma d'estate, gli atleti delle Olimpiadi del 1960, i piloti del Gran Premio del dopoguerra.
La sera del 7 luglio 1990 José Carreras, Plácido Domingo e Luciano Pavarotti cantarono qui insieme per la prima volta, diretti da Zubin Mehta. L'archivio storico del Teatro dell'Opera conserva il programma: si aprì con la sinfonia dei Vespri siciliani di Verdi e si chiuse con Nessun dorma cantato da Pavarotti, in mezzo arie da Tosca, Andrea Chénier, L'Arlesiana e canzoni napoletane come Core 'ngrato e Torna a Surriento. Negli ultimi anni, infine, sono passate da qui le fotografie di Letizia Battaglia, Antonio Biasiucci e Armin Linke. Ora tocca a Frank Horvat, che le raggiunge sei anni dopo la sua morte.
Orari della mostra di Frank Horvat alle Terme di Caracalla
La mostra di Frank Horvat segue gli orari delle Terme di Caracalla: aperta dal martedì alla domenica, lunedì chiuso, con orario che si riduce in tre tappe tra settembre e gennaio. Gli ambienti della mostra chiudono mezz'ora prima del sito archeologico.
Fino al 30 settembre
Dalle 9 alle 19, ultimo ingresso alle 18. È il periodo con la finestra più ampia, e per chi può è il momento migliore per una visita lunga che comprenda anche la Domus di Vigna Guidi.
Dal 1° ottobre a fine ottobre
Dalle 9 alle 18.30, ultimo ingresso alle 17.30. Nelle giornate di ottobre la luce del tardo pomeriggio sulle Terme è splendida, ma ricordate che la mostra chiude trenta minuti prima del sito: entrare alle 17.30 significa avere mezz'ora scarsa per Horvat.
Da fine ottobre al 10 gennaio
Dalle 9 alle 16.30, ultimo ingresso alle 15.30. Il cambio d'orario cade nell'ultima settimana di ottobre; domenica 25 ottobre conviene comunque presentarsi entro le 15.30. In pieno inverno le giornate sono corte e la visita va programmata al mattino o subito dopo pranzo.
Festività
La Soprintendenza elenca tra le aperture festive delle Terme il 1° novembre, il 4 novembre, l'8 dicembre, il 26 dicembre, il 1° gennaio e il 6 gennaio, con gli orari delle aperture ordinarie. Il 25 dicembre non compare nell'elenco delle aperture festive, e il lunedì resta giorno di chiusura. Il telefono delle Terme indicato dalla Soprintendenza per informazioni è il 348 7964477.
Biglietti per Frank Horvat alle Terme di Caracalla
Il biglietto indicato dalla Soprintendenza Speciale di Roma per la mostra Frank Horvat alle Terme di Caracalla costa 10 euro intero e 4 euro ridotto, con riduzioni e gratuità secondo la normativa vigente. La vendita è aperta dal 2 settembre 2026.
Dove si comprano
I biglietti per l'area archeologica sono nominativi e si acquistano sul portale ufficiale di biglietteria dei musei statali del Ministero della Cultura, raggiungibile dalla pagina ufficiale delle Terme di Caracalla, tramite l'app ufficiale dello stesso portale, oppure sul posto, alle casse e ai totem automatici all'ingresso. Sul posto si paga soltanto con carte elettroniche.
Riduzioni e gratuità
Le riduzioni e le gratuità sono quelle previste dalla normativa nazionale per i luoghi della cultura statali. Tra le aperture speciali la Soprintendenza segnala l'8 marzo con ingresso gratuito per le donne, la Notte dei Musei e le Giornate europee del patrimonio, ma si tratta di date fuori dal periodo della mostra. Il 3 dicembre, Giornata internazionale delle persone con disabilità, rientra invece nel periodo e figura tra le aperture speciali delle Terme.
Niente salta fila
La Soprintendenza precisa che servizi aggiuntivi come visite guidate o salta fila non sono previsti, e declina ogni responsabilità per acquisti fatti su canali di vendita diversi da quello ufficiale. È un'indicazione da prendere alla lettera: il canale giusto è uno, e costa meno di qualsiasi alternativa.
Come arrivare alle Terme di Caracalla per la mostra di Frank Horvat
Le Terme di Caracalla, in viale delle Terme di Caracalla 52, si raggiungono con la metro B alla fermata Circo Massimo, con la metro C alla fermata Porta Metronia, con il tram 3 e con gli autobus 75, 628 e 760 alla fermata Circo Massimo. Sono queste le indicazioni pubblicate dalla Soprintendenza.
In metropolitana
La soluzione più semplice per chi arriva dal centro o dalla stazione Termini è la linea B fino a Circo Massimo. Uscendo dalla stazione, si percorre il viale delle Terme di Caracalla, largo e alberato, fino all'ingresso del sito: una passeggiata di pochi minuti costeggiando il verde. Chi arriva da San Giovanni o dalla periferia orientale può usare la linea C e scendere a Porta Metronia, sul versante del Celio.
In tram e autobus
Il tram 3 ferma a Circo Massimo, a breve distanza dall'ingresso. Gli autobus 75, 628 e 760 fermano anch'essi a Circo Massimo. Come sempre a Roma, conviene controllare il percorso in tempo reale prima di uscire, soprattutto nei giorni festivi.
In auto
Il viale delle Terme di Caracalla è una delle grandi arterie di collegamento tra il centro e la via Cristoforo Colombo, e in auto si arriva facilmente. Il problema, come sempre in questa zona, è la sosta: non è mai garantita, e il tempo perso a cercare posto va a scapito della visita, che d'inverno ha l'orologio contro. I mezzi pubblici restano la scelta più sensata.
A piedi
Per chi è già in zona, le Terme sono una bella passeggiata dal Circo Massimo, dal Colosseo o dall'Aventino. Da Piazza della Bocca della Verità, costeggiando il Circo Massimo, si arriva in una ventina di minuti di cammino tranquillo.
Come organizzare la visita alla mostra di Frank Horvat
Per la mostra di Frank Horvat alle Terme di Caracalla servono almeno un'ora e mezza, due ore e mezza se si vuole vedere anche il resto del complesso con calma. La Soprintendenza consiglia di arrivare almeno un'ora prima della chiusura.
Quanto tempo serve
Settantadue fotografie non sono tante, ma sono distribuite in ambienti diversi e distanti tra loro, e il bello della mostra è proprio il cammino tra una sezione e l'altra. Calcolate un'ora per le tre sezioni, mezz'ora per la Domus di Vigna Guidi, e il tempo che vi resta per le Terme. Chi vuole anche il Mitreo e i sotterranei deve informarsi sulle aperture specifiche, che seguono calendari propri.
L'app per la visita
La Soprintendenza segnala un'applicazione gratuita, Roma X-PAND, disponibile per iOS e Android, che accompagna il visitatore alle Terme con le descrizioni dei vari ambienti. Scaricatela a casa, prima di uscire: dentro un sito archeologico la connessione non è mai una certezza.
Cosa portare
Scarpe comode, perché il sito è grande e i percorsi sono in parte all'aperto. Una giacca in più nei mesi freddi: le Terme sono esposte al vento e gli ambienti voltati trattengono l'umidità. Una carta di pagamento, perché alle casse non si accettano contanti. E niente bottiglie di vetro, vietate all'interno del sito.
Accessibilità e visite con i bambini
Le Terme di Caracalla sono indicate come sito accessibile nella pagina ufficiale della Soprintendenza, e la mostra di Frank Horvat è allestita all'interno del percorso di visita del complesso.
Accessibilità
Il complesso è grande e in parte all'aperto, con percorsi prevalentemente in piano nell'area centrale. Per esigenze specifiche di mobilità conviene contattare direttamente la sede al numero indicato dalla Soprintendenza prima della visita, così da conoscere i percorsi più adatti e l'accessibilità dei singoli ambienti della mostra.
Con i bambini
Una mostra di fotografia dentro un sito archeologico può funzionare bene con i bambini, a patto di non trasformarla in una lezione. Con le famiglie funziona questo metodo: prima le Terme, raccontate come un grande centro sportivo e benessere di diciotto secoli fa, con piscina, palestre e sotterranei dove lavoravano gli schiavi; poi la mostra, trasformata in un gioco. Nella sezione di Goethe si cercano i templi; in Vere sembianze si prova a indovinare a quale quadro famoso somiglia una fotografia. Le gratuità per i minori seguono la normativa vigente per i luoghi della cultura statali.
Cosa vedere intorno alle Terme di Caracalla
Le Terme di Caracalla si trovano tra l'Aventino, il Celio e l'inizio della via Appia, in una delle zone più verdi e meno affollate del centro storico. Una mezza giornata qui può comprendere la mostra, le Terme e una passeggiata nei dintorni.
L'Aventino
A pochi minuti di cammino sale l'Aventino, il colle più tranquillo di Roma: il Giardino degli Aranci, la basilica di Santa Sabina, il celebre buco della serratura dei Cavalieri di Malta. Una guida completa del colle è nella nostra scheda Aventino: cosa vedere.
San Saba e Santa Balbina
Sul Piccolo Aventino, proprio alle spalle delle Terme, si trova la basilica di San Saba. Poco lontano, sempre sul Piccolo Aventino, si trova la chiesa di Santa Balbina, che merita una sosta per chi ama le chiese paleocristiane lontane dai grandi flussi.
Il Circo Massimo
Uscendo dalle Terme verso la metro si costeggia il Circo Massimo, la grande valle tra Palatino e Aventino dove si correvano le gare dei carri. D'autunno e d'inverno è un luogo da attraversare a piedi, con il Palatino a fare da quinta.
La via Appia
In direzione opposta, il viale delle Terme di Caracalla porta verso Porta San Sebastiano e l'inizio dell'Appia Antica. È un'altra giornata, ma chi ama l'archeologia può pensare di collegare le Terme alla Villa dei Quintili, che in passato formava con le Terme e la tomba di Cecilia Metella un unico circuito museale statale.
Altra fotografia a Roma in autunno
Chi esce dalle Terme con la voglia di altra fotografia trova a Trastevere À Rome la nuit, le fotografie di Hervé Gloaguen al Museo di Roma in Trastevere: un fotografo francese, un'altra generazione, un'altra idea di Roma. Vederle nella stessa settimana è un bel confronto.
Dove mangiare vicino alle Terme di Caracalla
Intorno alle Terme di Caracalla non ci sono ristoranti dentro il perimetro verde del sito, ma le zone vicine offrono scelte per ogni tasca. Le direzioni sensate sono tre.
La prima è San Saba, sul Piccolo Aventino alle spalle delle Terme: un quartiere residenziale con qualche trattoria e bar di quartiere, frequentato soprattutto da chi ci abita. La seconda è Testaccio, raggiungibile in tram o con una passeggiata oltre l'Aventino: è il quartiere della cucina romana tradizionale, con trattorie, pizzerie e il mercato coperto, e per un pranzo dopo la mostra è la scelta più sicura. La terza è il Celio, sul lato opposto, con locali più raccolti tra San Giovanni e il Colosseo.
Un consiglio pratico: nei mesi invernali, con l'ultimo ingresso alle 15.30, conviene fare la mostra al mattino e pranzare dopo, oppure pranzare presto e presentarsi alle Terme entro le 14. Chi fa il contrario, pranzo lungo e poi Terme alle 15.30, finisce per vedere metà di quello che ha pagato.
Roma tra settembre e gennaio: il periodo della mostra
La mostra di Frank Horvat attraversa quattro mesi molto diversi della vita romana. Settembre e ottobre sono i mesi migliori per visitare i siti all'aperto: le giornate sono ancora lunghe e il caldo dell'estate è passato. Da novembre la luce si accorcia, arrivano le piogge e le Terme si svuotano dei grandi gruppi: è il momento in cui un sito come questo si gode meglio, con il silenzio e la luce bassa che fa risaltare il laterizio.
Dicembre porta le feste, e con le feste i romani in giro per la città e i visitatori da fuori. Le Terme non sono tra i luoghi più presi d'assalto nel periodo natalizio, e una visita alla mostra tra Natale e l'Epifania può essere un'alternativa intelligente alle code dei grandi musei. Il 6 gennaio, festa dell'Epifania, le Terme restano aperte con l'orario ordinario; il 10 gennaio, una domenica, è l'ultimo giorno per vedere la mostra.
Chi viene da fuori Roma può combinare la mostra con una giornata nella Roma antica meridionale: mattina alle Terme, pranzo a Testaccio, pomeriggio sull'Aventino o al Circo Massimo. È un itinerario che funziona in ogni stagione.
Domande frequenti su Frank Horvat alle Terme di Caracalla
Fino a quando è aperta la mostra di Frank Horvat alle Terme di Caracalla?
La mostra di Frank Horvat alle Terme di Caracalla è aperta dall'11 settembre 2026 al 10 gennaio 2027. Il lunedì le Terme sono chiuse. L'orario cambia con le stagioni: dalle 9 alle 19 fino al 30 settembre, dalle 9 alle 18.30 in ottobre, dalle 9 alle 16.30 da fine ottobre alla chiusura, con ultimo ingresso un'ora prima.
Quanto costa il biglietto per la mostra di Frank Horvat a Caracalla?
Il biglietto per la mostra di Frank Horvat alle Terme di Caracalla costa 10 euro intero e 4 euro ridotto, secondo le indicazioni della Soprintendenza Speciale di Roma. Riduzioni e gratuità seguono la normativa vigente per i luoghi della cultura statali. I biglietti sono nominativi e si comprano sul portale ufficiale indicato dalla Soprintendenza o alle casse sul posto.
Quante fotografie ci sono nella mostra di Frank Horvat?
La mostra di Frank Horvat alle Terme di Caracalla presenta 72 immagini divise in tre sezioni: i ritratti femminili nella palestra, con il focus sui servizi legati alla Galleria L'Obelisco; la serie a colori Vere sembianze negli ambienti voltati; il ciclo in bianco e nero Goethe in Sicilia, realizzato nel 1981.
Come si arriva alle Terme di Caracalla con i mezzi?
Le Terme di Caracalla, in viale delle Terme di Caracalla 52, si raggiungono con la metro B alla fermata Circo Massimo o con la metro C alla fermata Porta Metronia. Alla fermata Circo Massimo arrivano anche il tram 3 e gli autobus 75, 628 e 760. Dalla metro B all'ingresso sono pochi minuti a piedi lungo il viale.
Si possono comprare i biglietti per le Terme di Caracalla sul posto?
Sì, alle Terme di Caracalla i biglietti si possono comprare anche all'ingresso, alle casse e ai totem automatici, ma solo con pagamento elettronico. In alternativa si acquistano sul portale ufficiale indicato dalla Soprintendenza e sulla sua app. La Soprintendenza precisa che non sono previsti servizi salta fila o visite guidate a pagamento.
Chi ha curato la mostra di Frank Horvat alle Terme di Caracalla?
La mostra di Frank Horvat alle Terme di Caracalla è curata dallo Studio Frank Horvat, nelle persone di Fiammetta Horvat e Mathilde Oudin, e da Nunzio Giustozzi. È promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma e organizzata da Electa, che pubblica anche il catalogo con scritti di Horvat e un ricordo di Ferdinando Scianna.
Quanto tempo serve per visitare la mostra di Horvat e le Terme?
Per la mostra di Frank Horvat e le Terme di Caracalla servono almeno un'ora e mezza, meglio due ore e mezza. La Soprintendenza consiglia di arrivare almeno un'ora prima della chiusura, perché gli ambienti della mostra chiudono trenta minuti prima del sito archeologico. In inverno significa entrare entro le 15.
Chi era Frank Horvat?
Frank Horvat era un fotografo nato ad Abbazia, oggi Opatija, nel 1928 e morto nel 2020 a 92 anni. Cresciuto a Lugano, formatosi a Milano, dal 1955 a Parigi, fu fotogiornalista in Pakistan e India, associato Magnum, fotografo di moda per Jardin des Modes, Elle, Vogue e Harper's Bazaar, e tra i primi a sperimentare la fotografia digitale.
Il consiglio finale su Frank Horvat a Caracalla
Andateci presto, non a gennaio. Non perché la mostra peggiori con il tempo, ma perché ottobre regala ancora pomeriggi lunghi e una luce che rende giustizia sia alle Terme sia al bianco e nero di Horvat, e perché a dicembre le giornate corte costringono a una visita con l'orologio in mano. Scegliete un martedì o un mercoledì mattina, entrate alle 9, cominciate dalla palestra e lasciate il resto del complesso per dopo. E se dovete scegliere una sola sezione su cui rallentare, scegliete Goethe in Sicilia: sono una ventina di fotografie, e valgono il viaggio da sole.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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