Coez — From The Rooftop a Roma — Auditorium Conciliazione — dal 30 ottobre al 1° novembre 2026
Coez torna dal vivo nei teatri con From The Rooftop e a Roma si ferma tre sere: da venerdì 30 ottobre a domenica 1 novembre 2026, all'Auditorium Conciliazione.

Dopo anni passati a muoversi fra il rap e il cantautorato pop, con otto album in studio alle spalle e una carriera che parte dai muri di Roma e arriva ai palasport, Silvano Albanese sceglie la dimensione più stretta che esista per un artista del suo calibro: una sala da concerto con le poltrone, il pubblico seduto, le luci che si abbassano e nessun posto dove nascondersi. Biglietti sui canali di vendita ufficiali, e su questo punto tornerò più avanti perché è il capitolo in cui ogni anno qualcuno si fa male.
Tre sere di fila nella stessa sala non sono una cosa banale, e non sono nemmeno un dettaglio organizzativo. Sono la dichiarazione che a Roma, città in cui Coez è cresciuto e in cui ha imparato tutto quello che sa fare, una data sola non basta. Chi ha seguito questo artista dai tempi in cui apriva i concerti degli altri sa perfettamente che cosa significhi vederlo tornare a casa con un formato del genere.
Nelle righe che seguono c'è tutto quello che serve davvero prima di uscire di casa: come si arriva senza sbagliare fermata, dove conviene sedersi in una sala che ha una storia acustica molto precisa, che cosa aspettarsi da un concerto teatrale di Coez nel 2026, che differenza c'è fra le tre serate, dove si cena senza farsi spennare e perché il fine settimana in cui cadono queste date è uno dei più affollati dell'autunno romano. Alla fine trovate un blocco di domande e risposte rapide, per chi vuole solo l'essenziale.
Coez all'Auditorium Conciliazione: date, orario e indirizzo in due righe
Quando
Le date romane sono tre: venerdì 30 ottobre, sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre 2026. Un venerdì, un sabato e una domenica di fila, cioè il ponte di Ognissanti preso per intero. Chi vive a Roma sa che cosa vuol dire: è uno dei fine settimana in cui la città si riempie di gente venuta da fuori, e in cui il centro storico la sera diventa un organismo lento.
L'orario di inizio dei concerti in questa sala è quasi sempre fissato alle 21:00, con l'apertura delle porte un'ora prima. Non do per scontato che valga automaticamente per tutte e tre le serate: le domeniche, in particolare, hanno spesso un anticipo, perché il giorno dopo è lunedì e perché le sale con vincoli di quartiere tendono a chiudere prima. La riga che conta sul biglietto è quella dell'orario, non quella della data: controllatela.
Ragionate comunque a ritroso. Se il sipario si apre alle 21:00, l'ingresso in sala apre verso le 20:00, e chi vuole entrare senza fare la coda con il fiatone dovrebbe puntare a essere davanti alla facciata verso le 20:15. Nei teatri romani la tolleranza reale sull'inizio è di dieci o quindici minuti, ma non fateci conto: in una sala da concerto il ritardatario viene fatto entrare al cambio di brano, e a volte solo alla fine del primo blocco.
Dove
Auditorium Conciliazione, Via della Conciliazione 4, rione Borgo, Roma. L'ingresso del pubblico è sulla via, sul lato destro per chi guarda verso la basilica venendo dal Tevere. La facciata non urla: è incastonata in uno dei grandi palazzi che chiudono la via, e chi la cerca aspettandosi le colonne e le locandine luminose di un teatro all'italiana rischia di passarci davanti due volte senza accorgersene. Il riferimento sicuro è il numero civico, non l'aspetto.
Il civico 4 cade nella parte bassa della via, quella verso il fiume e verso Castel Sant'Angelo, non nella parte alta verso il colonnato. Sembra una precisazione pedante e invece cambia di dieci minuti buoni il percorso a piedi di chi arriva dalla metropolitana e sbaglia direzione.
Che tipo di serata è
È un concerto teatrale: pubblico seduto, posti numerati fra platea e galleria, luci basse, band ridotta rispetto ai palchi estivi, parti parlate fra un pezzo e l'altro. Non è un palasport e non è un club. Chi arriva con l'idea di ballare sotto il palco resta in piedi da solo a guardarsi intorno; chi arriva sapendo che si tratta di una serata di ascolto ne esce con qualcosa che in un palazzetto non sarebbe mai potuto succedere.
La differenza non è snobismo da appassionati. In una sala come questa la voce non deve combattere contro il vento, contro il riverbero di una piazza o contro un impianto tarato per cinquemila persone. Arriva pulita, e con lei arrivano le sbavature, i respiri, le parole dette a mezza voce. Per un autore che scrive testi come quelli di Coez, in cui il peso lo portano le frasi e non i ritornelli urlati, è la condizione ideale.
Dove si trova l'Auditorium Conciliazione e come ci si arriva
Con la metropolitana
La fermata di riferimento è Ottaviano, sulla linea A. Da lì si scende lungo via Ottaviano, si taglia verso piazza del Risorgimento e si imbocca Borgo Angelico, oppure si passa da via di Porta Angelica: dodici o quindici minuti a passo normale, tutti in piano, quasi tutti su marciapiede largo. L'alternativa è Cipro, comoda solo a chi arriva dalla parte nord della linea, con una camminata più lunga.
Un avvertimento che vale soprattutto per il venerdì e il sabato: la linea A funziona, ma il ritorno dopo le 23:30 è una scommessa che conviene non fare al buio. Se il concerto finisce verso le 23:00 e dovete attraversare la città, verificate l'ultima corsa prima di entrare in sala, non dopo. Il servizio notturno della metropolitana romana ha avuto negli anni regimi diversi e affidarsi a un ricordo di tre anni fa è il modo più rapido per ritrovarsi a piedi a piazza Barberini.
Con gli autobus
Via della Conciliazione e le strade intorno sono servite da un pacchetto di linee che collegano la zona con Termini, con il Lungotevere e con Trastevere. Le più utili per chi viene dal centro sono quelle che arrivano in piazza Pia e a Borgo Sant'Angelo, capolinea naturale di questa parte di Borgo. Chi viene da Termini ha le linee dirette che percorrono corso Vittorio Emanuele II e scavalcano il Tevere. Chi viene dal Lungotevere scende sul fronte fiume e fa a piedi l'ultimo tratto.
Il consiglio pratico è uno solo: scendete a piazza Pia e non più avanti. Da lì all'ingresso ci sono pochi metri, e in più vi regalate il pezzo più bello della serata, con Castel Sant'Angelo alle spalle e la cupola davanti.
A piedi dal centro
Da piazza Navona sono venti minuti buoni, passando per via dei Coronari e Ponte Sant'Angelo. Da Castel Sant'Angelo sono cinque minuti scarsi. Da piazza del Popolo sono trentacinque minuti lungo il Tevere, e a fine ottobre, con il fiume basso, le luci accese e l'aria fresca, è una delle passeggiate migliori che Roma offra senza chiedere niente in cambio.
Chi non conosce la zona sottovaluta sempre lo stesso dettaglio: piazza Pia oggi è uno spazio pedonale collegato direttamente al castello, e quella che un tempo era una traversata fra le automobili adesso si fa camminando con calma. È il modo più civile di arrivare a un concerto da queste parti.
In auto, e perché non conviene
Sconsigliato, e non per principio. La zona ha limitazioni al traffico in diverse fasce, il parcheggio in superficie a ridosso della via è praticamente inesistente e i posti nei parcheggi interrati intorno al Vaticano, in un fine settimana di Ognissanti, sono contesi da mezzogiorno in poi. Chi arriva da fuori Roma dovrebbe lasciare la macchina in una delle aree di scambio e fare l'ultimo tratto con la metropolitana.
Il taxi resta l'alternativa sensata per il ritorno, con una premessa onesta: all'uscita di un concerto la fila al posteggio è lunga e la zona si svuota tutta insieme. Camminare cinque minuti verso il Lungotevere prima di cercarne uno fa risparmiare venti minuti di attesa.
Accessibilità
La sala è al piano stradale e il percorso dalla via all'ingresso non ha scalini significativi, cosa tutt'altro che scontata nei teatri storici romani. Chi ha bisogno di posti riservati o di far entrare un accompagnatore deve però segnalarlo al momento dell'acquisto e non la sera stessa: i posti dedicati sono pochi e vengono assegnati in biglietteria, non scelti da una mappa.
Una curiosità su Coez — From The Rooftop a Roma — Auditorium Conciliazione — dal 30 ottobre al 1° novembre 2026
La curiosità riguarda la sala, e riguarda una cosa che quasi nessuno del pubblico che verrà a sentire Coez immagina. Questo posto non è nato come teatro e non lo è mai stato. È nato come auditorium, cioè come luogo costruito per ascoltare, e fu inaugurato nel 1950 con il nome di Auditorium Pio, dentro il grande edificio che chiude via della Conciliazione verso il Tevere, progettato da Marcello Piacentini insieme a Giorgio Calza Bini e costruito fra il 1948 e il 1950 a completamento della sistemazione urbanistica della via avviata nel 1937.
Non c'è il golfo mistico, non c'è la macchina scenica dei teatri all'italiana, non ci sono i palchetti a ferro di cavallo con le tende rosse. C'è una sala unica, con la platea e la galleria sopra, pensata per un'orchestra sinfonica e per il silenzio. Il dettaglio ha una conseguenza fisica immediata che chiunque entri qui per la prima volta percepisce senza saperla nominare: il suono arriva addosso, non arriva dall'alto. In un teatro all'italiana la voce rimbalza fra i palchi e si ammorbidisce; qui va dritta, e le sfumature che un autore mette in fondo a una frase si sentono tutte.
Per un concerto teatrale di Coez questo è quasi un regalo, ed è anche un rischio. È un regalo perché i testi arrivano parola per parola, senza quella poltiglia che nei palazzetti trasforma le strofe in un rumore ritmico. È un rischio perché in una sala così gli errori non si nascondono: se una nota è storta, duemila orecchie se ne accorgono nello stesso istante. I cantautori che ci tengono davvero ci vengono volentieri proprio per questo.
C'è poi un particolare che ha il sapore della beffa e che quasi nessuno conosce. Quando la sala venne consegnata all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dentro c'era un grande organo a canne Tamburini, il cui progetto portava la firma di Fernando Germani, uno dei massimi organisti italiani del Novecento. L'organo era di proprietà della Santa Sede e fu smontato prima della consegna, per essere rimontato in una chiesa di Bologna. La sala che per quarantaquattro anni è stata la casa dell'orchestra sinfonica più importante di Roma ha cominciato quella carriera privata del suo strumento più grande.
Un'ultima nota, che spiega molte cose sulle regole della casa: l'immobile è di proprietà della Città del Vaticano. Non è un aneddoto da salotto, è un dato che pesa sul funzionamento concreto della serata, sugli orari, sul rigore del personale di sala e su quanto poco si scherzi con le uscite di sicurezza e con l'ordine in platea. Se vi sembra che qui le maschere siano più severe che altrove, non ve lo state immaginando.
La sala: com'è fatta e dove conviene sedersi
Platea o galleria
La sala ha una platea ampia e una galleria sopra. La regola generale per un concerto come questo è controintuitiva: le prime file di platea non sono le migliori. Si sta sotto il palco, si guarda l'artista dal basso e si perde una parte del bilanciamento, perché le casse principali lavorano puntando più indietro. Il punto migliore è il centro della platea, indicativamente fra la settima e la quindicesima fila, esattamente sull'asse del palco.
La galleria è la grande sottovalutata. Per un concerto in cui contano la voce e gli arrangiamenti, spesso è la scelta più intelligente: si vede tutto il palco compresa la disposizione dei musicisti, il suono arriva già miscelato e il biglietto costa meno. L'unico limite è la pendenza, che chi soffre l'altezza deve mettere in conto, insieme a una scalinata.
I laterali
I posti laterali estremi delle prime file vanno evitati quando si può. Non perché non si veda, ma perché il palco è largo e se il cantante si sposta verso un lato vi ritrovate a guardare una schiena, un amplificatore o una quinta. Chi compra all'ultimo momento e trova solo laterali scelga quelli più arretrati e non quelli più vicini: la differenza è netta e va nella direzione opposta a quella che l'istinto suggerisce.
L'acustica, spiegata in due righe
Il riverbero qui è corto e controllato. Significa che le parole si capiscono, il che per un repertorio come quello di Coez è esattamente il punto, e significa che un impianto tarato male si sente subito. I fonici che lavorano abitualmente in questa sala lo sanno e tengono i volumi molto più bassi di quanto un pubblico abituato ai palasport si aspetti. Non è un difetto: è il motivo per cui alla fine della serata non uscite con il fischio nelle orecchie.
Il foyer e i servizi
Il foyer è sobrio, con guardaroba e un punto bar che lavora prima dello spettacolo e nell'eventuale intervallo. Nei concerti in formato teatrale spesso l'intervallo non c'è e la serata corre dritta per novanta o cento minuti. Regolate le bevande di conseguenza: uscire dalla sala a metà di un pezzo lento è il modo più rapido per farsi detestare da tre file di persone che hanno pagato per sentire proprio quel pezzo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Coez — From The Rooftop a Roma — Auditorium Conciliazione — dal 30 ottobre al 1° novembre 2026
Che il nome di questo tour non è nuovo. Nel 2016 e nel 2017 Coez aveva già portato in giro un tour intitolato From Rooftop, e quel titolo arrivava da una stagione precisa della sua carriera, quella successiva a Niente che non va, quando era ancora un artista che riempiva i club e non i palasport. Riprendere quel nome nel 2026, dopo l'album 1998, non è una trovata grafica: è un modo per dire che si torna a una misura più stretta, e che la misura stretta non è un ripiego ma una scelta.
Il secondo livello, ancora meno raccontato, riguarda da dove viene quest'uomo. Silvano Albanese è nato a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, l'11 luglio 1983, ma è cresciuto a Roma, e prima della musica ha fatto il graffitaro in questa città. A diciannove anni mette in piedi il suo primo progetto, i Circolo Vizioso, insieme a Franz e Nicco, compagni dell'Istituto Cine-TV Roberto Rossellini. Un demo omonimo nel 2003, il primo disco ufficiale del gruppo, Terapia, nel 2007, prodotto da Ford 78 e Sine. Non è un artista uscito da un talent, e nemmeno uno arrivato in discografia con una raccomandazione: ha cominciato scrivendo sui muri e rappando in cantina.
Il terzo livello è quello che nessuno mette mai per iscritto. Nel 2007, dall'incontro fra Lucci, membro degli Unabombers, e i suoi compagni del Circolo Vizioso, nasce il collettivo Brokenspeakers. Quel gruppo romano arriva ad aprire i concerti di artisti come Busta Rhymes, Dilated Peoples, Club Dogo e Colle der Fomento. Vuol dire che Coez, prima di essere quello che riempie tre serate all'Auditorium Conciliazione, è stato per anni quello che saliva sul palco quando la sala era mezza vuota e la gente parlava. Chi ha fatto quella gavetta ha un rapporto con il pubblico che non si improvvisa.
E c'è un ultimo dettaglio, pratico, che i comunicati non scrivono mai. In una sala con questa acustica lo schermo di un telefono acceso in platea non è solo un fastidio visivo per le file alle vostre spalle: la luce arriva sul palco, e gli artisti la vedono benissimo. Se volete la foto, fatela nel momento giusto, indicato più avanti.
Il consiglio che ti do per visitare Coez — From The Rooftop a Roma — Auditorium Conciliazione — dal 30 ottobre al 1° novembre 2026
Arrivate presto, e non per la fila
Il consiglio vero è arrivare in zona almeno un'ora e mezza prima, e non per entrare per primi. È per fare la cosa che rende una serata come questa diversa da una qualsiasi: percorrere via della Conciliazione a piedi al buio, dal Tevere verso la basilica, prima del concerto. A fine ottobre alle 19:30 è già notte piena, i lampioni sono accesi, la cupola è illuminata e la via è quasi vuota perché i pullman turistici a quell'ora sono ripartiti. Sono dieci minuti di cammino che valgono da soli il viaggio.
Poi si torna indietro, si entra al civico 4 e si arriva in sala con la testa già nel posto giusto. È esattamente il contrario di quello che fa il novanta per cento del pubblico, che arriva di corsa alle 20:55 e passa i primi tre pezzi a riprendere fiato e a cercare il numero della fila con la torcia del telefono.
Vestitevi da fine ottobre romano, non da fine ottobre e basta
L'autunno romano inganna: di giorno può essere mite e la sera cala un'umidità che passa attraverso i vestiti, soprattutto lungo il fiume. La sala è riscaldata e con il pubblico dentro diventa calda: se arrivate con il cappotto pesante e il guardaroba è pieno vi ritrovate un fagotto in braccio per un'ora e mezza. La soluzione è banale e funziona sempre: strati leggeri e un capospalla che si ripiega, non un piumino da montagna.
Cenate prima, e non sulla via
Via della Conciliazione è una via di rappresentanza, non una via di ristoranti. I locali che si affacciano lì lavorano quasi soltanto con il flusso dei pellegrini e dei turisti di passaggio, e il rapporto fra quello che si paga e quello che si mangia è quasi sempre sfavorevole. Bastano tre minuti a piedi per uscirne: i Borghi, cioè Borgo Pio e le strade parallele dietro il colonnato, hanno trattorie e osterie di livello molto diverso. In un fine settimana di Ognissanti si prenota, punto. Ancora meglio, per chi non ha fretta: attraversare il ponte e cenare fra via dei Coronari e piazza Navona, a venti minuti di camminata piacevole.
Non comprate il biglietto per il posto, compratelo per l'asse
Se dovete scegliere fra una fila più avanti sul laterale e una fila più indietro al centro, prendete sempre il centro. In un concerto costruito sull'ascolto la posizione rispetto all'asse del palco conta più della distanza dal cantante. È il consiglio che vale per chiunque chieda dove sedersi, qui come al Teatro Brancaccio o al Teatro Olimpico.
Scegliete la serata giusta fra le tre
Questo è il consiglio specifico di queste date, e ci torno più avanti in modo più disteso. Le tre sere non sono uguali. Il venerdì è la prima, con la band ancora in rodaggio sulla sala e un pubblico mediamente più fedele. Il sabato è la più affollata e la più elettrica, ed è anche la notte di Halloween, con tutto quello che comporta per il centro di Roma. La domenica è quella più raccolta, con un pubblico che l'indomani lavora e che quindi ascolta in un silenzio diverso. Se potete scegliere, scegliete in base a che tipo di serata volete, non in base a quale biglietto trovate libero per primo.
Restate seduti fino alla fine
L'ultima raccomandazione è la più sgradevole da dare e la più utile. Nei concerti teatrali la coda, quella dopo il finto congedo, è quasi sempre la parte migliore: un pezzo in versione ridotta, spesso qualcosa che non era in programma. Chi si alza per anticipare la folla perde esattamente il momento per cui valeva la pena venire, e mentre lo fa disturba tutti gli altri.
Chi è Coez: una carriera che parte dai muri di Roma
Nocera Inferiore, Roma, i graffiti
Silvano Albanese nasce a Nocera Inferiore l'11 luglio 1983 e cresce a Roma. Prima della musica c'è il graffitismo, che negli anni Novanta in questa città era una scuola vera: disciplina, notti in giro, rapporti con gente più grande, un alfabeto estetico condiviso. A diciannove anni fonda i Circolo Vizioso con Franz e Nicco, conosciuti all'Istituto Cine-TV Roberto Rossellini. Nel 2003 esce un primo demo omonimo; nel 2007 arriva Terapia, il primo disco ufficiale del gruppo, prodotto da Ford 78 e Sine.
È una partenza che spiega parecchio del modo in cui Coez occupa il palco anche oggi. Chi ha imparato scrivendo sui muri ha un'idea molto concreta di che cosa voglia dire farsi riconoscere: non serve spiegarsi, serve avere una firma. La sua, in musica, è arrivata piuttosto presto.
I Brokenspeakers
Nel 2007 l'incontro fra Lucci, degli Unabombers, e i ragazzi del Circolo Vizioso porta alla nascita dei Brokenspeakers. Il collettivo romano si fa conoscere in tutta Italia e arriva ad aprire i concerti di Busta Rhymes, Dilated Peoples, Club Dogo e Colle der Fomento. Due album: uno nel 2009 e Fino al collo nel 2012.
Questo pezzo di storia è quello che i nuovi ascoltatori saltano quasi sempre, e a nostro giudizio è il più importante. Aprire per Busta Rhymes a venticinque anni significa suonare davanti a un pubblico che ti è indifferente e doverlo conquistare in venti minuti. È il tirocinio più duro che esista ed è quello che fa la differenza fra chi sul palco sa stare e chi sul palco ci viene portato.
Gli anni solisti: da Figlio di nessuno a Non erano fiori
Parallelamente al collettivo, Coez comincia una carriera solista. A fine 2009 esce Figlio di nessuno, il primo album. Il 25 novembre 2011 arriva il mixtape Fenomeno, realizzato con il DJ italiano Sine. Il 24 settembre 2012 esce l'EP Senza mani, pubblicato in download gratuito, cioè in quella modalità che in quegli anni era il vero canale di distribuzione del rap italiano.
La svolta è il singolo Nella casa, con il relativo video: una critica al mondo della discografia che paradossalmente lo impone all'attenzione di quel mondo. L'11 giugno 2013 esce il secondo album, Non erano fiori, per la Carosello Records, con la collaborazione di Riccardo Sinigallia. Il disco entra nella top 10 della classifica FIMI e nello stesso anno Coez partecipa al Summer Festival nella categoria giovani.
Niente che non va e il primo From Rooftop
Nel 2014 collabora con Gemitaiz e MadMan al singolo Instagrammo, incluso nell'album Kepler. Nel febbraio 2015 annuncia di aver completato il terzo album, dopo un anno passato a comporre. Il 9 luglio dello stesso anno vengono rivelati il titolo, Niente che non va, e la data di uscita, il 4 settembre. Ad anticiparlo, il 21 agosto 2015, il singolo La rabbia dei secondi.
Dal 2016 al 2017 gira l'Italia con il From Rooftop tour, cioè con il nome che dieci anni dopo ritorna sulle locandine di queste tre serate romane. Chi c'era in quegli anni sa che quel tour era ancora una cosa da club e da centri sociali, con il pubblico in piedi e il sudore sui muri. Il fatto che lo stesso titolo oggi porti a una sala con le poltrone e la galleria è, di per sé, la storia di una carriera.
Faccio un casino, cioè il momento in cui tutto cambia
Il 5 maggio 2017 esce Faccio un casino, il quarto album, anticipato da ben quattro singoli: il brano omonimo il 10 marzo, Taciturnal e Occhiali scuri insieme il 18 aprile, E yo mamma il 28 aprile. Il 21 luglio arriva Barceloneta, la collaborazione con Carl Brave x Franco126, poi certificata disco di platino per oltre cinquantamila copie vendute in Italia.
Il 22 settembre 2017 esce La musica non c'è, quinto singolo tratto dall'album, e succede la cosa che ribalta tutto: Coez raggiunge per la prima volta in carriera la vetta della classifica dei singoli e il brano arriva a otto dischi di platino, sette dei quali in quell'anno solo. Vale la pena ricordare un dettaglio che all'epoca fece discutere parecchio: il pezzo era primo in classifica mentre le radio, in buona parte, lo ignoravano. È uno dei primi casi italiani in cui si è visto nero su bianco che il pubblico e la programmazione radiofonica potevano andare in due direzioni diverse.
È sempre bello, Volare, Lovebars
L'11 gennaio 2019 pubblica il singolo È sempre bello per celebrare i dieci anni di carriera, anticipando l'omonimo quinto album, uscito il 29 marzo. La promozione prosegue con il secondo singolo, Domenica. Nello stesso periodo realizza una cover di Via di Claudio Baglioni, che è una di quelle scelte che dicono molto su quanto un rapper romano abbia in realtà ascoltato la canzone italiana.
Il 12 febbraio 2021 partecipa ad Aggio perzo 'o suonno di Neffa. Il 3 dicembre dello stesso anno esce Volare, sesto album, promosso dai singoli Wu-Tang, Flow Easy e Come nelle canzoni; dal disco vengono poi estratti Occhi rossi e Margherita, mentre all'edizione digitale si aggiunge Essere liberi.
Nel 2023 comincia la collaborazione artistica con Frah Quintale. Il primo frutto è il singolo Alta marea, uscito il 16 giugno; l'8 settembre 2023 arriva l'album collaborativo Lovebars, da cui escono Che colpa ne ho, Terra bruciata e il brano omonimo. È la fase in cui Coez riempie i palasport, ed è anche la fase più lontana possibile da una sala con le poltrone.
1998, l'ottavo album
Il 17 gennaio 2025 esce il singolo Mal di te, seguito il 4 aprile da Ti manca l'aria. I due brani anticipano 1998, ottavo album in studio, pubblicato il 13 giugno 2025 insieme al singolo Qualcosa di grande. Il titolo dice già tutto quello che c'è da sapere sull'intenzione: un disco che guarda indietro senza fare il nostalgico di professione.
Le etichette attraversate lungo la strada raccontano a loro modo la stessa parabola: La Suite dal 2002 al 2009, Honiro dal 2009 al 2011, Carosello e Undamento dal 2011 al 2024, Warner Music Italy dal 2023, Atlantic Italy dal 2025. Ventitré anni di attività, otto album in studio da solista, due con i Brokenspeakers, e una lista di tournée che parte dal 2014 e arriva a questo From the rooftop del 2026.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che questa sala, per quarantaquattro anni, è stata la casa dei concerti sinfonici dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Lo sanno tutti quelli che a Roma hanno più di cinquant'anni e lo trovate scritto ovunque. Quello che si cita molto meno spesso è il motivo per cui Santa Cecilia ci finì, ed è un motivo quasi comico.
Fra la primavera e l'estate del 1958, al Teatro Argentina, cominciarono a staccarsi alcuni stucchi dal soffitto. Non un crollo, non un disastro: qualche pezzo di decorazione che veniva giù. Fu però abbastanza per sconsigliare di tenere lì i concerti sinfonici, e dalla stagione 1958/59 l'Accademia si trasferì in via della Conciliazione, in una sala presa in affitto per l'occasione. Quell'occasione durò fino al febbraio 2003.
Nel 1982 arrivò qui anche la stagione di musica da camera, che fino ad allora si teneva nella Sala Accademica di via dei Greci. Da quel momento fino ai primi anni Duemila questa sala è stata, senza discussioni, il centro della vita concertistica classica romana. Poi tutto si è spostato all'Auditorium Parco della Musica, nel quadrante nord della città, e per la Conciliazione è cominciata una seconda vita molto più varia: concerti pop e jazz, spettacoli teatrali, congressi, cerimonie, produzioni televisive.
Il punto che quasi nessuno collega è questo. Quando Coez salirà su quel palco il 30 ottobre 2026, calpesterà le stesse assi su cui per mezzo secolo hanno suonato orchestre sinfoniche, e lo farà in una sala progettata per far arrivare in fondo alla galleria il pianissimo di un archi. Nessuno lo dirà dal palco e non ci sarà nessuna targa a ricordarlo, ma quella progettazione è esattamente il motivo per cui una serata come questa, in quella sala, suona diversa da una serata identica in un teatro qualsiasi.
C'è anche un risvolto meno nobile e altrettanto vero: una sala nata per la musica classica ha una capienza pensata per un'orchestra e per un pubblico da abbonamento, non per un tour pop. È il motivo per cui a Roma servono tre serate invece di una. Non è una questione di prestigio, è aritmetica.
La foto giusta da fare a Coez — From The Rooftop a Roma — Auditorium Conciliazione — dal 30 ottobre al 1° novembre 2026
La foto prima del concerto
La foto migliore della serata non è dentro la sala, ed è inutile fingere il contrario. Si fa sulla via, mettendosi sull'asse di via della Conciliazione con la cupola di San Pietro illuminata sul fondo. A fine ottobre alle otto di sera c'è buio pieno, i lampioni disegnano due file convergenti e la prospettiva fa da sola tutto il lavoro. Si scatta dal centro della carreggiata pedonale, tenendo la cupola perfettamente in mezzo. Con un telefono moderno riesce, a patto di appoggiare i gomiti al corpo e di non usare lo zoom digitale, che in notturna distrugge l'immagine.
La variante da Castel Sant'Angelo
Se avete un quarto d'ora in più, la seconda inquadratura si prende dal lato di Castel Sant'Angelo, risalendo di pochi metri lungo il percorso pedonale: si ottiene la via in scorcio, con il castello in primo piano a sinistra e la Basilica di San Pietro in fondo. Le luci calde dei lampioni contro il cielo ancora blu, nella mezz'ora dopo il tramonto, danno un contrasto che alle dieci di sera non si ottiene più. A fine ottobre, con l'ora solare già in vigore, quella finestra cade intorno alle 17:45.
Dentro la sala
Dentro, la regola la conoscete e la applicano tutti i teatri: durante lo spettacolo non si fotografa con il flash e non si riprende. La foto che potete fare senza combinare danni è quella del palco vuoto prima dell'inizio, con le luci di servizio accese e gli strumenti già al loro posto. Racconta la serata molto meglio di un primo piano sgranato scattato da quindici file di distanza, e non infastidisce nessuno.
Se proprio volete l'artista nel fotogramma, aspettate il finale, quando quasi sempre viene concesso di scattare e il pubblico è in piedi: quello è il momento in cui una foto ha senso, perché la sala è illuminata e c'è l'applauso. Fatene uno, due, poi rimettete via il telefono.
Il trucco tecnico che vale sempre
In un teatro la luce è puntiforme e violenta sul soggetto, e tutto il resto è buio. Se lasciate il telefono in automatico il sensore misura il nero della sala e brucia il viso, restituendovi una macchia bianca dove doveva esserci una faccia. Bloccate l'esposizione toccando sul volto illuminato e abbassate di uno o due passi. Sono tre secondi di operazione e trasformano una foto illeggibile in una foto decente.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Dal 1948 al 1950: la costruzione
L'edificio che contiene la sala viene realizzato fra il 1948 e il 1950, su progetto di Marcello Piacentini e Giorgio Calza Bini, a chiusura dell'intervento di sistemazione di via della Conciliazione avviato nel 1937. L'inaugurazione dell'auditorium, allora chiamato Auditorium Pio, avviene nel 1950, l'anno dell'Anno Santo. Nasce quindi dentro la logica dei grandi appuntamenti giubilari, che a Roma è la vera unità di misura dei cantieri: qui le cose si finiscono quando arriva una scadenza religiosa, non quando arriva una scadenza amministrativa.
1958: l'arrivo di Santa Cecilia
Fra la primavera e l'estate del 1958 il distacco di alcuni stucchi dal soffitto del Teatro Argentina consiglia di spostare altrove i concerti sinfonici dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Dalla stagione 1958/59 l'orchestra si trasferisce qui, in una sala presa in affitto. Prima della consegna viene smontato il grande organo a canne Tamburini, progettato da Fernando Germani e di proprietà della Santa Sede, che finisce rimontato in una chiesa di Bologna.
1982: anche la musica da camera
Nel 1982 anche la stagione di musica da camera dell'Accademia, fino ad allora ospitata nella Sala Accademica di via dei Greci, si trasferisce in via della Conciliazione. Da quel momento e fino ai primi anni Duemila questa sala è a tutti gli effetti il cuore della vita concertistica classica romana.
Febbraio 2003: il trasloco
A partire dal febbraio 2003 l'intera attività concertistica dell'Accademia si sposta all'Auditorium Parco della Musica, la nuova cittadella della musica progettata nel quadrante nord della città. Per la sala di via della Conciliazione comincia una seconda vita, molto più varia: concerti pop e jazz, spettacoli teatrali, congressi, cerimonie, produzioni televisive. È una transizione che molte sale storiche non superano e che questa ha superato bene, proprio perché non aveva mai avuto una vocazione unica.
I David di Donatello
Nel corso degli anni la sala ha ospitato la cerimonia dei David di Donatello, uno dei premi più prestigiosi del cinema italiano. È un dato che dice parecchio sulla sua natura: viene scelta quando serve un luogo capiente, centrale, elegante e televisivamente presentabile. Per una sera all'anno questo è stato il salotto del cinema nazionale.
Dal 2020: il Concerto di Natale
Dal 2020 l'Auditorium Conciliazione ospita il Concerto di Natale trasmesso su Canale 5, uno degli appuntamenti televisivi più longevi del periodo natalizio. Se la sala vi sembra familiare anche se non ci avete mai messo piede, con ogni probabilità è per questo: l'avete vista decine di volte in televisione senza sapere che fosse a duecento metri da Castel Sant'Angelo.
Chi è passato da Coez — From The Rooftop a Roma — Auditorium Conciliazione — dal 30 ottobre al 1° novembre 2026
Le orchestre
Da questa sala, nei quarantaquattro anni in cui è stata la casa di Santa Cecilia, è passato l'intero repertorio sinfonico eseguito a Roma fra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio del Duemila, con l'orchestra e il coro dell'Accademia e con i direttori e i solisti che in quel periodo attraversavano la capitale. Non è un elenco ricostruibile in una pagina, ed è il motivo per cui i musicisti italiani, quando sentono nominare la Conciliazione, pensano prima alla musica classica e poi a tutto il resto.
Il cinema italiano
La cerimonia dei David di Donatello ha portato qui, in serate diverse, buona parte del cinema italiano contemporaneo: registi, attrici, attori, produttori, con le telecamere in sala e la platea piena di facce note. Una sala che ospita un premio cinematografico nazionale in diretta ha requisiti tecnici precisi, e quei requisiti restano anche le sere in cui sul palco c'è un cantautore con una band.
La musica pop e d'autore
Dal 2003 in poi questa è diventata una delle tappe fisse dei tour teatrali italiani. Nel calendario romano si ritrova accanto alle altre grandi sale che ospitano questo genere di serate: il Teatro Brancaccio, il Teatro Olimpico, il Teatro Sistina, il Teatro Sala Umberto e, per i numeri più grandi, l'Auditorium Parco della Musica. Chi segue la stagione romana conosce la differenza di carattere fra queste sale e sa che la Conciliazione è quella con la vocazione più marcatamente concertistica.
La televisione
Il Concerto di Natale, dal 2020, porta ogni anno su questo palco un cast internazionale di ospiti musicali davanti alle telecamere di una diretta. È un uso della sala che il pubblico venuto per un concerto di cantautorato non associa mai, e che oggi è fra le sue attività più visibili.
E adesso lui
Fra il 30 ottobre e il 1 novembre 2026 questo elenco si allunga con un nome che vent'anni fa nessuno avrebbe messo in questa lista: un ragazzo cresciuto a Roma che scriveva sui muri, che ha fondato un collettivo rap e che ha passato la prima parte della carriera ad aprire i concerti di altri. Detta così sembra la solita parabola edificante. Vista da dentro la sala, è semplicemente come funziona la musica quando funziona.
Borgo e via della Conciliazione: dove state mettendo piede
La via
Via della Conciliazione è il grande asse rettilineo che collega il Tevere alla piazza davanti alla basilica. È un intervento novecentesco aperto sul tessuto del rione Borgo, con una storia urbanistica discussa e discutibile che qui non serve riaprire. Serve invece sapere una cosa pratica: la via è larga, illuminata, percorribile a piedi in totale sicurezza a qualunque ora della sera, e dopo il tramonto è quasi vuota. È l'esatto contrario dell'esperienza diurna, quando diventa un fiume di gruppi organizzati.
Piazza Pia e Castel Sant'Angelo
All'estremità verso il fiume, piazza Pia è oggi uno spazio pedonale che collega direttamente la via al castello e al ponte. Chi arriva con un margine di tempo dovrebbe fare quel pezzo a piedi, anche solo per vedere Castel Sant'Angelo da vicino con la luce della sera. Il ponte con le statue è a cento metri, e a fine ottobre alle otto è uno dei posti più belli di Roma proprio perché non c'è quasi nessuno.
I Borghi dietro la via
Alle spalle di via della Conciliazione, sul lato nord, c'è Borgo Pio con le sue strade strette e i suoi locali. È il posto dove si cena prima di un concerto da queste parti, a tre minuti di cammino dall'ingresso. Nel fine settimana di Ognissanti si prenota: è una zona piccola, molto frequentata, e presentarsi alle 19:30 sperando in un tavolo libero è ottimismo puro.
Il resto della zona
Nel raggio di venti minuti a piedi ci sono i Musei Vaticani, che però la sera sono chiusi, i Giardini Vaticani, visitabili solo su prenotazione e in orari diurni, e la salita verso il Gianicolo, che è la scelta giusta per chi vuole riempire il pomeriggio prima del concerto: belvedere, passeggiata, discesa verso Borgo. È un programma di mezza giornata che si chiude in poltrona alle nove di sera.
Chi visita Roma per pochi giorni e vuole incastrare il concerto dentro un itinerario sensato può appoggiarsi a chi organizza visite e accompagnamenti in modo professionale, come la rete di accompagnatori turistici di TourLeaderPro, che su questa parte della città lavora ogni giorno dell'anno.
Le tre sere non sono la stessa sera
Venerdì 30 ottobre
La prima. Ha il vantaggio e lo svantaggio di essere la prima: la band deve ancora prendere le misure alla sala, i tempi fra un pezzo e l'altro sono meno rodati, qualche passaggio può risultare più rigido. In compenso il pubblico della prima serata è mediamente quello più fedele, quello che ha comprato il biglietto il giorno in cui sono usciti, e si sente. Il venerdì sera in zona Vaticano è anche il meno caotico dei tre.
Sabato 31 ottobre
La più affollata e la più elettrica, con un dato in più da mettere in conto: è la notte di Halloween. Per il concerto in sé cambia poco, perché dentro un auditorium la maschera di scena è una sola ed è sul palco. Cambia tutto invece fuori: il centro di Roma quella notte si riempie, i mezzi pubblici sono pieni, i taxi introvabili dopo mezzanotte e le zone di movida lavorano a pieno regime. Se dormite fuori dal centro, il piano per il rientro va fatto prima di uscire di casa.
Domenica 1 novembre
La serata più raccolta. È Ognissanti, è festa, ma il giorno dopo per molti si torna al lavoro e alla scuola, e questo produce un pubblico che ascolta in un silenzio diverso, più attento e meno rumoroso. Le domeniche in teatro hanno spesso un orario di inizio anticipato: verificatelo sul biglietto. È anche la sera in cui, statisticamente, un artista si lascia andare di più, perché l'ultima data di una residenza è quella in cui non c'è più niente da conservare per il giorno dopo.
Quale scegliere
Se cercate l'energia e non vi spaventa la confusione, il sabato. Se cercate l'ascolto, la domenica. Se volete la versione più pura e meno turistica del pubblico di Coez, il venerdì. Chi vuole fare il confronto e ha il portafoglio disposto, può andarci due sere: le scalette dei tour teatrali restano sostanzialmente le stesse, ma il modo in cui vengono suonate cambia parecchio, e in una sala così le differenze si sentono.
Biglietti, accessi e regole pratiche
Dove si comprano
I biglietti si acquistano sui canali di vendita ufficiali dell'organizzatore e della sala. La regola che ripeto ogni volta, perché ogni volta qualcuno ci casca: se un canale di rivendita chiede cifre molto superiori al prezzo di facciata per una data che sui canali ufficiali risulta ancora disponibile, non state comprando un privilegio, state pagando un sovrapprezzo per nulla. E se una serata è esaurita ovunque, i profili che promettono biglietti a mano il giorno stesso sono un rischio che non vale il concerto.
Con tre date in calendario la probabilità che una sia esaurita e le altre no è alta. Prima di cercare soluzioni creative per la sera che volete, controllate le altre due: spesso il problema si risolve spostandosi di ventiquattro ore.
Il posto numerato
Il posto è numerato e va rispettato. Sembra ovvio e invece nei concerti pop in sala succede regolarmente che qualcuno si sposti in avanti approfittando di una fila vuota. Il personale di sala se ne accorge e vi rimanda indietro, quasi sempre nel momento più imbarazzante possibile, cioè con le luci ancora accese e mezza platea che guarda.
Guardaroba, borse e controlli
All'ingresso c'è un controllo, come in tutti i luoghi di spettacolo. Zaini ingombranti, bottiglie di vetro e ombrelli lunghi creano problemi: portate il minimo indispensabile e mettete in conto qualche minuto di coda. Con un pubblico che arriva tutto negli ultimi dieci minuti il collo di bottiglia si crea sempre lì, e con tre serate consecutive il personale è rodato ma il flusso resta quello.
Se una data viene spostata
Nel caso in cui una serata venga rinviata o cambiata di sala, le comunicazioni arrivano dai canali ufficiali dell'organizzatore e della sala, e il biglietto in genere resta valido per la nuova data. Vale la pena dare un'occhiata il giorno prima, soprattutto quando si tratta di una residenza di più serate in cui uno spostamento può riguardare una sola delle tre.
Ognissanti a Roma: come incastrare il concerto nel fine settimana
Il meteo, detto senza illusioni
Fine ottobre a Roma è la stagione in cui può succedere di tutto: giornate limpide e tiepide sui diciotto gradi e giornate di pioggia insistente con dieci gradi la sera. La differenza pratica, per una serata come questa, è il tragitto a piedi. Con la pioggia via della Conciliazione diventa una via molto lunga e molto scoperta, e la passeggiata prima del concerto consigliata sopra salta in blocco. Un ombrello pieghevole nella borsa risolve il problema alla radice.
Ricordate anche il cambio dell'ora: l'ora solare entra in vigore alla fine di ottobre, e questo significa che il buio arriva molto prima di quanto il vostro orologio interno suggerisca. Alle sei di sera è già notte. Per le fotografie è un vantaggio, per chi voleva fare una passeggiata al tramonto dopo cena è una delusione.
Il ponte lungo
Il fine settimana di Ognissanti è uno dei più affollati dell'autunno romano: alberghi pieni, musei con code, ristoranti del centro prenotati. Se pensate di fare turismo nel pomeriggio e poi arrivare al concerto con calma, abbondate di margine. Spostarsi dal Colosseo al Vaticano un sabato sera di ponte richiede molto più tempo di quanto la mappa lasci immaginare.
Farne un fine settimana intero
La combinazione che funziona meglio è questa: pomeriggio a Castel Sant'Angelo, aperitivo ai Borghi, concerto alle nove; il giorno dopo la basilica presto la mattina, quando la fila è ancora ragionevole, e poi il resto della giornata dall'altra parte del fiume, fra Trastevere e il Gianicolo. Chi viene da fuori Italia e vuole organizzare bene un soggiorno romano trova su ItalyPlanner le guide in inglese dedicate alla città, che risolvono parecchi problemi a chi viaggia con amici o parenti che l'italiano non lo parlano.
Altri appuntamenti nello stesso periodo
Queste tre date cadono in una settimana particolarmente densa per la musica dal vivo romana, e chi resta in città per il ponte ha più di una alternativa o, se preferite, più di un motivo per fare tardi due sere di fila. Proprio il 31 ottobre, in altre due sale, sono in calendario Willie Peyote all'Atlantico e Ryan Adams, due serate lontanissime fra loro e da questa.
Poco prima, il 23 e il 24 ottobre, c'è J-Ax con due date romane, che per chi ama il rap italiano è il naturale termine di paragone generazionale. Nella stessa sala, pochi giorni dopo Coez, il 3 novembre è in programma Malika Ayane all'Auditorium Conciliazione: chi vuole capire come cambia questa sala a seconda di chi ci sale sopra ha qui l'esperimento perfetto, a una settimana di distanza.
Nel periodo immediatamente successivo, alla Sala Umberto, prosegue la lunga residenza di Francesco De Gregori, che a Roma è un appuntamento a sé e che si sovrappone in parte a queste date; al Brancaccio, il 20 novembre, c'è Michele Bravi. Chi invece vuole il quadro completo di questa sala, con tutto il calendario, può partire dalla pagina dedicata all'Auditorium Conciliazione.
Con chi andarci
In coppia
È una delle serate più facili da consigliare a due persone. Dura il giusto, finisce a un'ora in cui si può ancora bere qualcosa, si svolge in una zona bella di sera, e il repertorio è pieno di canzoni che funzionano meglio se le ascoltate seduti accanto a qualcuno. Aggiungo un dettaglio che non tutti considerano: in una sala con le poltrone si sta vicini davvero, non si urla per farsi sentire e non si passa la serata a difendere la propria posizione dalla calca.
Con gli amici
Funziona, con un'accortezza: comprate i posti insieme e in fila, non sparsi. In un concerto teatrale non ci si sposta, non ci si raggiunge a metà serata, non ci si scambia di posto. Un gruppo diviso su tre settori diversi è un gruppo che passa la serata separato e si ritrova solo all'uscita.
Con i ragazzi
Dai dodici o tredici anni in su è una serata adatta, e anzi è uno dei modi migliori per far capire a un adolescente che cosa sia un concerto vero: senza schermi giganti, senza quattro ore di attesa in piedi e senza il muro di suono che copre tutto. Sotto quell'età il formato regge male, perché novanta minuti seduti al buio sono lunghi per chi non conosce le canzoni.
Da soli
È una delle poche serate in cui andare da soli non solo non è strano, ma è la scelta migliore. In una sala da concerto nessuno vi guarda, l'attenzione è tutta sul palco e l'ascolto individuale è esattamente il motivo per cui questo formato è stato inventato. Un posto al centro della galleria e la serata funziona benissimo.
Domande frequenti su Coez all'Auditorium Conciliazione
Quando si tengono i concerti?
Tre serate: venerdì 30 ottobre, sabato 31 ottobre e domenica 1 novembre 2026.
Dove si tengono?
All'Auditorium Conciliazione, Via della Conciliazione 4, rione Borgo, Roma.
A che ora comincia?
L'orario abituale dei concerti in questa sala è le 21:00, con apertura delle porte un'ora prima. La domenica può esserci un anticipo: la riga che conta è quella stampata sul biglietto.
A che ora conviene arrivare?
In zona un'ora e mezza prima, davanti all'ingresso verso le 20:15, così da entrare senza coda e senza fiatone.
Qual è la fermata della metropolitana più vicina?
Ottaviano, sulla linea A: dodici o quindici minuti a piedi, tutti in piano. In alternativa Cipro, con una camminata più lunga.
Si può arrivare in autobus?
Sì. Conviene scendere a piazza Pia o a Borgo Sant'Angelo e fare a piedi l'ultimo tratto della via.
Conviene venire in auto?
No. Fra limitazioni al traffico e assenza di parcheggio in superficie, la macchina è la soluzione peggiore, soprattutto in un fine settimana di ponte. Meglio un nodo di scambio e la metropolitana.
Quanto dura il concerto?
Uno spettacolo teatrale di questo tipo dura tipicamente fra i novanta e i centoventi minuti. La durata esatta non viene comunicata in anticipo.
C'è l'intervallo?
Nei concerti in formato teatrale spesso non c'è e la serata corre dritta dall'inizio alla fine.
I posti sono numerati?
Sì, la sala è interamente a posti numerati fra platea e galleria.
Dove conviene sedersi?
Al centro della platea, indicativamente fra la settima e la quindicesima fila, oppure al centro della galleria. I laterali molto avanzati sono la scelta peggiore.
La galleria vale meno della platea?
Costa meno e per un concerto costruito sull'ascolto rende spesso di più: il suono arriva già bilanciato e si vede tutto il palco.
Si può fotografare durante il concerto?
Senza flash e senza riprese video. La foto sensata è quella del palco prima dell'inizio, oppure quella del finale con la sala illuminata.
La sala è accessibile a chi ha difficoltà motorie?
L'accesso è al piano stradale. I posti riservati sono limitati e vanno richiesti al momento dell'acquisto, non la sera stessa.
Che tipo di spettacolo è?
Un concerto teatrale con pubblico seduto: voce, band ridotta, luci basse, parti parlate. Non è un concerto da palasport.
Che cosa canterà?
La scaletta non viene diffusa in anticipo. Il repertorio a disposizione copre otto album in studio da solista, due dischi con i Brokenspeakers, un album in coppia con Frah Quintale e più di quindici anni di singoli e collaborazioni.
Chi è Coez?
Silvano Albanese, cantautore e rapper italiano, nato a Nocera Inferiore l'11 luglio 1983 e cresciuto a Roma. In attività dal 2002, prima con i Circolo Vizioso e i Brokenspeakers, poi da solista.
Qual è il suo ultimo album?
1998, ottavo album in studio, pubblicato il 13 giugno 2025 insieme al singolo Qualcosa di grande, dopo i singoli Mal di te e Ti manca l'aria.
Qual è il suo brano di maggior successo?
La musica non c'è, pubblicato il 22 settembre 2017: primo posto nella classifica dei singoli e otto dischi di platino, sette dei quali ottenuti in quell'anno.
Aveva già fatto un tour con questo nome?
Sì. Fra il 2016 e il 2017 aveva portato in giro il From Rooftop tour, in una fase della carriera molto diversa da quella attuale.
Ha già suonato in teatro?
Ha attraversato praticamente tutti i formati, dai club ai palasport. Il ciclo teatrale è quello a cui appartengono queste tre serate romane.
Perché tre date nella stessa sala?
Perché la capienza di un auditorium nato per la musica sinfonica è molto inferiore a quella di un palasport, e a Roma una serata sola non basterebbe a coprire la domanda.
Qual è la differenza fra le tre serate?
Il venerdì è la prima, con il pubblico più fedele; il sabato è la più affollata ed è la notte di Halloween; la domenica è la più raccolta e la più attenta.
Perché l'Auditorium Conciliazione ha una buona acustica?
Perché è nato come sala da concerto nel 1950 e per quarantaquattro anni, dal 1958 al 2003, ha ospitato i concerti dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Chi ha progettato l'edificio?
Marcello Piacentini con Giorgio Calza Bini, fra il 1948 e il 1950, a completamento della sistemazione di via della Conciliazione avviata nel 1937.
Quali altri eventi ospita?
Ha ospitato la cerimonia dei David di Donatello e, dal 2020, ospita il Concerto di Natale trasmesso su Canale 5.
Dove si mangia prima del concerto?
Non sulla via. Meglio i Borghi alle spalle, a tre minuti a piedi, prenotando; oppure la zona fra via dei Coronari e piazza Navona, a venti minuti di camminata.
Per chiudere, la cosa che conta davvero. Un concerto di Coez in una sala come questa non si giudica da quante hit entrano nei novanta minuti, e nemmeno da quanto forte canta la platea sui ritornelli che sanno tutti. Si giudica da un momento preciso, che in queste serate arriva sempre: quello in cui la band si ferma, resta una chitarra o poco più, e un migliaio di persone dentro una sala costruita nel 1950 per ascoltare orchestre sinfoniche smettono contemporaneamente di respirare. Se in quel momento avete il telefono in tasca e non in mano, avete fatto tutto giusto.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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