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Cittareale (RI)

In breve. Cittareale è un comune di 377 abitanti della provincia di Rieti, nell'alta valle del Velino, all'estremità nord-orientale del Lazio: il suo territorio confina con l'Umbria a nord e con l'Abruzzo a sud, e fino al 1927 il paese…

Cittareale è un comune di 377 abitanti della provincia di Rieti, nell'alta valle del Velino, all'estremità nord-orientale del Lazio: il suo territorio confina con l'Umbria a nord e con l'Abruzzo a sud, e fino al 1927 il paese apparteneva alla provincia dell'Aquila. Ci si arriva in auto: dalla Salaria, la strada statale 4, si imbocca la strada provinciale 17 Umbra primo tronco, che collega la Salaria stessa a sud con Norcia a nord. Da Roma la percorrenza è di circa due ore. Non esiste stazione ferroviaria e non è mai esistita: la ferrovia Salaria, progettata più volte per collegare Roma, Rieti, Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, non fu mai costruita. L'ingresso al borgo e alla Rocca è libero; per il Museo Civico, gli orari della Rocca e lo stato dei singoli edifici conviene sentire prima il Comune, perché dopo il sisma del 2016 le aperture seguono il calendario dei cantieri.

Il capoluogo è dominato dalla Rocca, la fortezza che gli aragonesi ricostruirono nel 1479 e che oggi è restaurata e in parte visitabile. Intorno, il comune si allarga su una corona di cime che superano abbondantemente i millecinquecento metri: il Monte Pozzoni (1.903 m), il Monte la Speluca (1.800,8 m), il Monte Arcioni (1.754,8 m), la Forca di Fao (1.662,6 m), il Monte Caciaro (1.657,7 m), il Colle Capoduro (1.598,3 m), il Monte Rota (1.528,3 m). La frazione di Selvarotonda ospita il polo sciistico, uno dei pochi del Lazio insieme a quelli del Terminillo e di Leonessa.

Se cercate un punto di partenza per costruire un giro completo dell'alto reatino, la pagina delle attrazioni turistiche raccoglie le mete della regione; per la parte montana valgono soprattutto le schede di Amatrice, Accumoli e Rieti.

Una precisazione che vale per tutta la lettura: qui siamo dentro l'area colpita dalla sequenza sismica del Centro Italia del 2016, e Cittareale la vive come la vivono i comuni vicini, con cantieri aperti, strade di servizio, edifici puntellati e altri già restituiti. Il paese è visitabile, la gente c'è, le sagre si fanno. Chi arriva aspettandosi una cartolina intatta sbaglia mira; chi arriva per capire un pezzo di Appennino che si sta rimettendo in piedi trova moltissimo.

Cittareale
Cittareale

Dove si trova Cittareale (RI) e come ci si arriva

La geografia di Cittareale è quella di un valico. Il paese occupa l'alta valle del Velino nel punto in cui il Lazio si assottiglia fino a toccare due regioni in pochi chilometri, e questa posizione ne ha determinato per settecento anni la funzione: controllare un passaggio. Tenetelo presente mentre guidate, perché spiega la Rocca, spiega le contese del Quattrocento e spiega anche perché il paese non è mai diventato grande.

In auto da Roma verso Cittareale (RI)

La via naturale è la Salaria. Si esce da Roma verso nord-est, si costeggia la Sabina, si passa Passo Corese, si arriva a Rieti, si prosegue verso Antrodoco e Posta. Da lì si abbandona la statale e si sale sulla provinciale Umbra. Il tempo di percorrenza complessivo, traffico ordinario, è di circa due ore. La strada è buona fino a Posta, poi diventa montana: curve, pendenze, tratti stretti. D'inverno le catene o le gomme invernali non sono un vezzo, sono un obbligo di buon senso.

Un consiglio pratico: non fate il viaggio di andata e ritorno in giornata partendo tardi. L'ultima ora di luce in quella valle è la più bella, e riprendere la provinciale al buio con la nebbia bassa non è divertente per nessuno.

Da Rieti e dalla Salaria

Chi parte da Rieti ha la strada più semplice: Salaria in direzione Ascoli, e al bivio la provinciale 17. Sulla stessa direttrice, prima del bivio, si incontrano i luoghi francescani della valle reatina, che meritano una deviazione di mezza giornata: il santuario di Greccio, Poggio Bustone, Cantalice. Sono a poca distanza e cambiano completamente il registro della giornata.

Dall'Umbria e dall'Abruzzo

Da nord si scende da Norcia e da Cascia lungo la stessa provinciale: è il versante da cui arrivavano, nel Quattrocento, gli eserciti che si contendevano i pascoli. Da sud si sale dall'aquilano. La circostanza che rende Cittareale una rarità amministrativa è proprio questa: è uno dei pochissimi comuni laziali il cui territorio confina con due regioni diverse dalla propria.

Mezzi pubblici per Cittareale (RI)

Il trasporto pubblico esiste ma è tarato sulle esigenze dei residenti, non dei visitatori: corse scolastiche e di servizio, poche al giorno, con orari che cambiano fra periodo scolastico ed estivo. Verificate presso il Comune o l'azienda regionale prima di impostare una gita senza automobile. Detto senza giri di parole: Cittareale si visita in auto. Chi ci prova in giornata con i mezzi finisce per passare più tempo alle fermate che nel borgo.

Il borgo di Cittareale (RI): come è fatto

Il capoluogo è piccolo e in salita, disposto sul pendio sotto la fortezza. La logica dell'abitato è quella dei borghi di fondazione angioina: una via principale che segue la curva di livello, vicoli trasversali che salgono a gradoni, e in cima l'apparato militare che domina tutto. Non c'è una piazza monumentale e non c'è un palazzo nobiliare di rango: Cittareale è nata come presidio, non come corte.

Le contrade e le frazioni di Cittareale (RI)

Il comune è in realtà un arcipelago di nuclei sparsi sui versanti, e questa è la sua caratteristica più tipica. Vetozza, con la chiesa di San Pietro. Selvarotonda, in quota, con gli impianti da sci. Trimezzo, che nel 1850 fu acquisito dal territorio di Cascia e che il terremoto del 1979 mise in ginocchio. San Lorenzo, dove gli archeologi hanno scavato la villa dei Flavi. Capodacqua, presso le sorgenti del Velino. Chi visita solo il capoluogo vede un terzo di Cittareale: il resto è sparso in un raggio di dieci chilometri e si raggiunge con strade comunali strette ma percorribili.

La pianta del capoluogo

Salendo a piedi dal parcheggio basso si attraversa il tessuto medievale in cinque minuti scarsi. Le case sono in pietra calcarea locale, con architravi monolitiche, portali a tutto sesto e qualche data incisa sugli stipiti. Gli interventi post sismici hanno introdotto elementi che stonano, tiranti, fasciature, tettoie provvisorie, e non serve fingere che non ci siano: sono il presente di questo paese. Ci sono però angoli in cui il borgo antico si legge ancora per intero, e sono quelli in alto, verso la Rocca.

La Rocca di Cittareale (RI): storia di una fortezza di confine

La Rocca è il motivo per cui si sale fin quassù. È un'architettura militare pura, senza concessioni residenziali, costruita per una funzione sola: sorvegliare il confine e i transiti.

Le origini angioine della Rocca di Cittareale (RI)

Buona parte della critica storica tradizionale ha attribuito la fondazione del borgo a Manfredi, che nel 1261 lo avrebbe edificato sulle rovine di un centro più antico chiamato Apolline, distrutto dai Saraceni. Il nome sarebbe stato attribuito da Carlo I d'Angiò nel 1268, insieme alla costruzione di una rocca difensiva destinata a controllare le vie commerciali fra il Regno di Sicilia e lo Stato Pontificio. Questa è la versione che trovate incisa nella memoria locale e ripetuta nella pubblicistica.

La storiografia più recente propone invece una datazione diversa e meglio documentata: la fondazione di Civitas Regalis risalirebbe al 1329 per opera di Roberto d'Angiò, che in quell'anno concesse vantaggi e immunità speciali perché il nuovo insediamento, fondato alle porte del Regno per resistere agli urti nemici, fosse davvero un borgo franco in grado di accogliere gli abitanti dei dintorni. Il popolamento venne dalle genti della terra Camponesca e dalle valli di Falacrine e di Radeto. Le due ricostruzioni non sono equivalenti: la prima è tradizione consolidata, la seconda poggia su atti. Lo dico chiaramente perché il visitatore ha diritto di sapere che cosa sta guardando.

La ricostruzione aragonese del 1479

La fortezza che si vede oggi, nella forma e nell'estensione attuali, è quella ricostruita dagli aragonesi nel 1479. È una data che spiega l'impianto: siamo dopo l'ingresso stabile della polvere da sparo nella guerra d'assedio, e la fortificazione si adegua. Murature più spesse, profili più bassi e raccolti, postazioni pensate per reggere il tiro dell'artiglieria invece che per dominare dall'alto con le armi da getto. Nei secoli precedenti e successivi gli interventi si sono accumulati, perché la Rocca subì attacchi ripetuti e ogni volta venne riparata secondo le tecniche del momento.

Qui vale la pena correggere un equivoco diffuso: la Rocca di Cittareale sorvegliava il confine fra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, non il Regno delle Due Sicilie, che nacque solo nel 1816, secoli dopo la fase costruttiva decisiva della fortezza. La funzione di confine, quella sì, durò fino all'Unità.

Che cosa si vede oggi alla Rocca di Cittareale (RI)

Dopo decenni di abbandono la fortezza è stata restaurata e resa in parte visitabile. Si percorre la cinta, si sale ai camminamenti, si riconoscono le fasi murarie sovrapposte: il paramento più antico, le integrazioni tardo quattrocentesche, i rappezzi moderni. Il colpo d'occhio dall'alto vale la salita anche a chi dell'architettura militare non sa nulla, perché da lassù si legge tutta la valle in una volta: il fondovalle coltivato, i versanti boscosi, le creste che chiudono l'orizzonte verso la Laga.

Opinione netta: la Rocca è il monumento più sottovalutato dell'intera provincia di Rieti. In qualunque altra regione sarebbe un'attrazione con biglietteria, bookshop e code. Qui ci si arriva a piedi in dieci minuti dal parcheggio e spesso non si incontra nessuno. Approfittatene finché dura.

La Rocca di Cittareale
La Rocca di Cittareale

Falacrinae: il villaggio romano dove nacque Vespasiano

Il territorio di Cittareale ha un primato che pochi comuni italiani possono vantare: qui nacque un imperatore romano, e non uno qualunque. Nel vicus Phalacrinae, nella valle che ancora oggi porta il nome di Falacrina, venne al mondo il 17 novembre del 9 d.C. Tito Flavio Vespasiano, fondatore della dinastia flavia e committente dell'Anfiteatro Flavio, il Colosseo.

Che cosa dice Svetonio

La fonte è la Vita di Vespasiano di Svetonio, che indica con precisione insolita il luogo di nascita. Il padre, Tito Flavio Sabino, era un esattore e operatore finanziario originario di Reate, l'odierna Rieti; la madre, Vespasia Polla, veniva da una famiglia di condizione più elevata di area nursina. Il futuro imperatore trascorse l'infanzia nella campagna presso Cosa, affidato alla nonna paterna. È una biografia da homo novus, e Svetonio non la nasconde: Vespasiano arrivò al potere nel 69, l'anno dei quattro imperatori, senza sangue giulio-claudio nelle vene e senza vergognarsene. Morì il 23 giugno del 79 alle Aquae Cutiliae, le acque termali del reatino, a poche decine di chilometri da dove era nato. Nacque e morì praticamente nella stessa valle: pochi imperatori romani possono dire altrettanto.

Gli scavi archeologici a Cittareale (RI) dal 2005

Dal 2005 un'équipe della British School at Rome e dell'Università degli Studi di Perugia conduce campagne di scavo sul territorio comunale. Non si è trattato di un sondaggio isolato ma di un programma pluriennale di ricognizione e scavo, condotto con i metodi della landscape archaeology britannica: prima la lettura del paesaggio e delle tracce di superficie, poi lo scavo mirato.

I ritrovamenti coprono un arco cronologico amplissimo. Si parte dall'età delle guerre sociali, il momento della romanizzazione piena della Sabina, si attraversa la Roma imperiale e si arriva al medioevo. È esattamente il tipo di sequenza che serve agli storici: non un monumento isolato, ma la stratigrafia continua di una comunità di montagna.

La villa di San Lorenzo

Nella zona di San Lorenzo gli archeologi hanno individuato la villa in cui nacque Vespasiano. È il ritrovamento che ha dato notorietà internazionale a Cittareale, perché ha collegato un testo antico a un luogo fisico. Quello che si vede sul terreno è quello che si vede in tutti gli scavi di questo tipo: strutture murarie in fondazione, ambienti riconoscibili in pianta, pavimentazioni, elementi di impianto termale. Chi arriva aspettandosi colonne in piedi resterà deluso; chi sa leggere una pianta di scavo capisce esattamente dove si trovava la casa di famiglia dei Flavi.

Andateci con la Vita di Vespasiano aperta sul telefono. Leggere Svetonio in quel campo, con la valle intorno, è un'esperienza che nessun museo restituisce.

Il Museo Civico di Cittareale (RI)

I materiali degli scavi sono esposti nel Museo Civico di Cittareale, inaugurato nel 2009 in occasione dei festeggiamenti per il bimillenario della nascita di Vespasiano. È un museo di dimensioni contenute, di quelli che in Italia si chiamano civici e che spesso conservano il meglio dell'archeologia di un territorio.

Che cosa si vede al museo

L'esposizione accompagna il visitatore lungo la sequenza che gli scavi hanno restituito: ceramiche, laterizi bollati, elementi architettonici, materiali di corredo, reperti che documentano la vita del vicus e del suo territorio. La chiave di lettura è quella giusta, cioè territoriale: non il tesoro, ma il paesaggio antico.

Orari e visita del Museo Civico

Gli orari di apertura non sono continuativi tutto l'anno e dipendono dalla stagione e dalla disponibilità del personale comunale. Chi programma la visita telefoni al Comune con qualche giorno di anticipo: è il modo più rapido per sapere se il museo è aperto nella data scelta e per concordare eventualmente un'apertura. Vale la stessa raccomandazione per la Rocca.

Le chiese di Cittareale (RI)

Il patrimonio religioso del comune è sparso fra capoluogo e frazioni, e racconta una storia di stratificazioni: templi pagani riusati, dipendenze monastiche, santuari mariani nati da un'apparizione.

La chiesa di San Pietro a Vetozza

Nella frazione di Vetozza, la chiesa di San Pietro è costruita sopra un tempio di epoca romana dedicato alla dea Vacuna, divinità sabina delle acque e dei boschi il cui culto è attestato in tutta l'area reatina. La sovrapposizione è di per sé un documento: dove c'era un luogo di culto, ne è nato un altro, con una continuità che in Sabina è quasi la regola.

In età medievale la chiesa ospitò una comunità monastica dipendente dalla potente Abbazia di Farfa, e questo dettaglio dice molto sull'estensione del dominio farfense, che dalla Sabina arrivava fino a queste quote. L'edificio fu ricostruito nel XV secolo e conserva un trittico datato 1596.

La chiesa di Santa Maria Assunta

La chiesa di Santa Maria Assunta risale al 1396. Subì danni gravi con il terremoto del settembre 1979 e fu oggetto di lunghi lavori di restauro, purtroppo parziali, che non ne permisero la riapertura al culto. La Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Lazio avviò successivamente un ulteriore lotto di lavori. Le vicende conservative di questo edificio sono l'esempio più chiaro di che cosa significhi, in Appennino, la parola ricostruzione: tempi lunghi, lotti successivi, e un rapporto con il sisma che non è mai un episodio isolato ma una storia che si ripete.

Il Santuario della Madonna di Capodacqua

Presso le sorgenti del Velino, alle pendici del Monte Pozzoni, sorge il Santuario della Madonna di Capodacqua, edificato in prossimità del luogo in cui, secondo la tradizione, la Madonna apparve a una contadina della zona. È un santuario rurale di montagna, di quelli legati all'acqua e alla sua sacralità: la coincidenza fra il punto della sorgente e il punto dell'apparizione non è casuale, ed è un tema ricorrente nella devozione appenninica.

Le chiese delle frazioni

Ogni nucleo abitato ha la sua chiesa, spesso minuscola, spesso chiusa, spesso oggi transennata. Sono edifici che il visitatore frettoloso non registra e che invece costituiscono la trama religiosa vera di un comune sparso: una comunità di poche decine di anime che si costruiva il proprio luogo di culto invece di scendere a valle.

centro storico di Cittareale
centro storico di Cittareale

Le sorgenti del Velino sopra Cittareale (RI)

Nel territorio comunale nasce uno dei fiumi decisivi dell'Italia centrale. Il Velino sgorga alle falde del Monte Pozzoni, a 1.667 metri di quota, con una portata iniziale di sette litri al secondo. Sette litri: una vena d'acqua che si scavalca con un passo.

Dal Monte Pozzoni alla Piana Reatina

Quel filo d'acqua diventa un fiume di novanta chilometri con un bacino idrografico di 2.338 chilometri quadrati, quasi il quindici per cento dell'intero bacino del Tevere. Dal comune di Cittareale il Velino scende verso sud attraverso le Gole del Velino, lambisce il Terminillo e il Monte Giano, raggiunge la Piana di San Vittorino, attraversa Rieti dividendone il centro storico, percorre la Piana Reatina da sud-est a nord-ovest.

Lungo il percorso raccoglie il Ratto presso Posta, il torrente Scura dalle pendici del Terminillo, le sorgenti del Peschiera con oltre venti metri cubi al secondo di media, il Salto, il Turano, gli emissari dei laghi Lungo e Ripasottile.

Il Velino e la Cascata delle Marmore

Il finale è quello che tutti conoscono senza sapere da dove venga l'acqua: il Velino precipita nel Nera formando la Cascata delle Marmore, alta 165 metri su tre salti successivi, il primo dei quali di 86 metri. La portata media alla confluenza è di 63,81 metri cubi al secondo. Fra i sette litri al secondo del Monte Pozzoni e i quasi sessantaquattro metri cubi della foce corre tutta la storia idraulica della conca reatina, bonifiche romane comprese.

Il Monte Pozzoni

Il Monte Pozzoni, detto anche Monte Pizzuto, raggiunge 1.903 metri e appartiene ai Monti Reatini. Attenzione a un dettaglio che quasi tutte le pagine turistiche sbagliano: la vetta si trova in territorio umbro, fra i comuni di Cascia e Norcia, mentre le pendici da cui nasce il Velino ricadono nel comune di Cittareale. La montagna sorge sullo spartiacque appenninico principale e separa la Valnerina a ovest, l'alta valle del Tronto a est e l'alta valle del Velino a sud. Dalla sua cima si vedono i Sibillini a nord, la Laga a est, il Terminillo a sud.

Le montagne intorno a Cittareale (RI)

I Monti Reatini

Cittareale appartiene al versante nord-orientale dei Monti Reatini, l'insieme di gruppi montuosi che circondano il massiccio del Terminillo e che chiudono la Sabina a settentrione. La vetta più alta della catena è il Monte Terminillo con 2.217 metri, seguito dalla Cresta Sassetelli con 2.139 e dal Terminilletto con 2.104. Il sistema è delimitato dalla valle del Nera a nord-ovest, dall'altopiano di Leonessa a nord, dal Velino a nord-est e a est, dai Monti Sabini a ovest, dai Monti del Cicolano a est, dalla piana di Rieti a sud.

I Monti della Laga

A oriente si alza un massiccio completamente diverso, e la differenza è geologica prima che paesaggistica. I Monti della Laga sono il quinto massiccio per altezza dell'Appennino continentale e, soprattutto, il più alto rilievo arenaceo della catena. Mentre l'Appennino centrale è dominato dal calcare, qui prevalgono arenarie e marne, depositi di molassa e flysch che i geologi chiamano Formazione della Laga.

La conseguenza pratica è che l'acqua non sprofonda nel sottosuolo come nei massicci carsici: scorre in superficie. Per questo la Laga è l'unico gruppo dell'Appennino centrale ricchissimo di cascate, d'acqua d'estate e di ghiaccio d'inverno. Le cime principali sono il Monte Gorzano con 2.458 metri, che è la vetta più alta del Lazio e si trova fra i territori di Amatrice e di Crognaleto, la Cima Lepri con 2.445, il Pizzo di Sevo con 2.419, il Pizzo di Moscio con 2.411. Il Lago di Campotosto, bacino artificiale, chiude il versante aquilano.

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

L'area protetta più vasta di questo settore dell'Appennino è il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, istituito con la legge quadro sulle aree protette del 6 dicembre 1991 numero 394 e perimetrato con i decreti successivi fino al decreto del Presidente della Repubblica del 5 giugno 1995. Si estende su circa 141.341 ettari fra Abruzzo, Lazio e Marche, con sede dell'ente ad Assergi, frazione dell'Aquila. Vi si trovano il camoscio appenninico, reintrodotto fra il 1992 e il 1999 e arrivato a circa 1.200 capi nel 2021, il lupo appenninico, comparse sporadiche di orso bruno marsicano.

Una precisazione onesta che riguarda proprio Cittareale: il territorio comunale non rientra nel perimetro del parco, che nel Lazio comprende Amatrice e Accumoli. Cittareale resta appena fuori, sul versante dei Monti Reatini. Dal paese però il parco si raggiunge in pochi chilometri, e per chi organizza escursioni la distinzione è amministrativa più che paesaggistica.

Selvarotonda e la neve a Cittareale (RI)

La frazione di Selvarotonda ospita il polo sciistico comunale, uno dei tre riferimenti dell'Alto Lazio insieme al Terminillo e a Leonessa. È una stazione piccola, familiare, senza le ambizioni e senza i prezzi delle località alpine. Chi cerca chilometri di piste guardi altrove; chi cerca un posto dove insegnare a sciare a un bambino senza fare la fila trova quello che serve.

Selvarotonda e il ciclismo

C'è una data che gli appassionati di ciclismo ricordano: il 15 marzo 2014 la quarta tappa della Tirreno-Adriatico, partita da Indicatore, si concluse proprio a Selvarotonda di Cittareale, con la vittoria di Alberto Contador. Una salita di provincia entrata per un giorno nel calendario internazionale. Se salite in bici, quella è la rampa che avete sotto le ruote.

Lo sci di fondo e le ciaspole

La conformazione dei versanti e l'innevamento tipico di queste quote rendono l'area adatta anche alla progressione con le racchette da neve. Il consiglio, però, è categorico: con il manto invernale, su questi rilievi, non si improvvisa. Informarsi sulle condizioni e, quando serve, muoversi con un accompagnatore di media montagna abilitato non è prudenza eccessiva, è il minimo sindacale.

Il terremoto del 2016 e la ricostruzione a Cittareale (RI)

Questo capitolo va scritto con i numeri, senza aggettivi, perché i numeri bastano.

La sequenza sismica del 2016

La sequenza cominciò il 24 agosto 2016 alle 3:36 con una scossa di magnitudo 6.0, epicentro fra Accumoli e Arquata del Tronto, in provincia di Rieti. Il 26 ottobre seguirono due repliche forti, di magnitudo 5.4 e 5.9. Il 30 ottobre si registrò la scossa più violenta, magnitudo 6.5 con epicentro fra Norcia e Preci: il terremoto più forte avvenuto in Italia dal 1980. Il 18 gennaio 2017 una nuova sequenza di quattro scosse intense raggiunse magnitudo 5.5.

Il bilancio complessivo è di circa trecento vittime, 388 feriti e circa 41.000 persone che persero la casa. I danni superarono i quattro miliardi di euro. I centri più colpiti furono Amatrice, dove morirono 235 persone, Accumoli, dove le vittime furono undici, e Arquata del Tronto. A Norcia crollò gran parte della Basilica di San Benedetto.

Cittareale dentro il cratere

Cittareale è compresa nell'area del cratere sismico e, come tutti i comuni di quel perimetro, rientra nel programma della Struttura commissariale per la ricostruzione, che opera su quattro regioni: Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. L'incarico di Commissario straordinario del Governo è ricoperto da Guido Castelli, nominato con decreto del Presidente della Repubblica del 13 gennaio 2023. La struttura ha una sede operativa proprio a Rieti, in via Giuseppe Pitoni 2, oltre agli uffici romani di Palazzo Wedekind in piazza Colonna e di via del Quirinale.

Che cosa si trova oggi

Chi arriva a Cittareale trova un paese in lavorazione. Alcuni edifici sono stati restituiti, altri sono in cantiere, altri ancora attendono il proprio turno nella sequenza dei lotti. Le strade principali sono aperte, alcune vie del centro possono avere restringimenti o deviazioni pedonali. Non è una zona rossa e non è un set: è un comune che funziona, con la sua amministrazione, le sue attività e i suoi residenti.

La cosa più utile che può fare un visitatore è banale e concreta: fermarsi a mangiare, comprare i prodotti locali, dormire una notte invece di ripartire subito. In questi comuni la spesa turistica non è un dettaglio dell'economia, è l'economia.

Il 1979, il precedente che quasi nessuno ricorda

Il 2016 non è stato il primo colpo. Il 19 settembre 1979, alle 23:36, un terremoto di magnitudo momento 5.8 con epicentro presso Maltignano di Cascia, circa otto chilometri a sud di Norcia, colpì la Valnerina. Le repliche forti arrivarono alle 23:41, alle 23:46 e alle 23:51. Fra i borghi di montagna più danneggiati la cronaca del tempo elenca Chiavano, San Marco di Norcia e Trimezzo di Cittareale. Il bilancio fu di cinque morti, un centinaio di feriti e circa 1.500 sfollati; oltre cinquemila edifici furono danneggiati in Valnerina e circa seicento dovettero essere demoliti. È il terremoto che mise in ginocchio Santa Maria Assunta.

Una curiosità su Cittareale (RI)

La curiosità vera di Cittareale non è il castello e non è il panorama: è il fatto che un paese di 377 abitanti abbia dato all'impero romano la sua dinastia più solida. Nel vicus Phalacrinae, in questa valle, nacque il 17 novembre del 9 d.C. Tito Flavio Vespasiano. Da lui discesero altri due imperatori, i figli Tito e Domiziano. La famiglia non era aristocratica: il padre, Tito Flavio Sabino, faceva l'esattore e il finanziere, un mestiere che a Roma nessun senatore avrebbe rivendicato. La madre, Vespasia Polla, apparteneva a una famiglia di rango più alto e di area nursina.

Il dettaglio che rende la cosa quasi comica, e che nelle guide non compare mai, riguarda la geografia della sua vita: Vespasiano nacque a Falacrinae e morì il 23 giugno del 79 alle Aquae Cutiliae, le acque termali del reatino. Fra il luogo di nascita e il luogo di morte corrono poche decine di chilometri della stessa provincia. L'uomo che costruì il Colosseo, che riordinò le finanze di un impero devastato dalla guerra civile del 69 e che alla battuta sulla tassa sulle urine rispose con la frase più citata della storia della fiscalità, cominciò e finì la propria esistenza nella medesima valle appenninica.

C'è un corollario che a Cittareale si tocca con mano. Quando nel 2009 il paese festeggiò il bimillenario della nascita dell'imperatore, il modo scelto per celebrarlo non fu una statua ma un museo. Il Museo Civico nacque lì, come contenitore dei reperti che gli scavi stavano restituendo. È una scelta che dice parecchio sul carattere di questa comunità: invece di monumentalizzare un nome, ha deciso di conservare le cose.

Una cosa che non ti dice nessuno su Cittareale (RI)

Pochi lo sanno, ma Cittareale è stata abruzzese molto più a lungo di quanto sia stata laziale. Il paese è passato dalla provincia dell'Aquila a quella di Rieti soltanto nel 1927, con il riordino delle circoscrizioni provinciali voluto dal governo fascista. Prima di allora, per secoli, queste valli guardavano a sud: il Regno, L'Aquila, la transumanza verso il Tavoliere, i tribunali e i mercati abruzzesi. Lo stesso vale per Amatrice e per Accumoli, che fecero il medesimo passaggio nello stesso anno.

Perché la cosa vi riguarda da visitatori? Perché spiega tutto quello che vedete. Spiega la cucina, che è pastorale e appenninica e non ha niente di romano. Spiega l'architettura, con le case a blocco e i portali in pietra tipici dell'aquilano. Spiega perché la Rocca guarda verso lo Stato Pontificio e non verso il Regno: era il Regno a doverla difendere. Spiega perfino la parlata, che a orecchio suona molto più abruzzese che sabina. Chi arriva da Roma pensando di trovarsi in un paese del Lazio si accorge dopo dieci minuti che il Lazio, qui, è un'etichetta amministrativa recente.

Aggiungo un secondo dato poco noto. Nel 1850 Cittareale acquisì il villaggio di Trimezzo, staccandolo dal territorio di Cascia: un ritocco di confine ottocentesco che spostò un pezzo di Umbria dentro quello che sarebbe diventato Lazio. E stemma e gonfalone comunali, che in molti danno per antichissimi, sono stati formalmente concessi soltanto con decreto del Presidente della Repubblica del 10 luglio 2000. L'identità di questo comune, insomma, è stata più volte ridisegnata a tavolino. La continuità vera non è amministrativa: è quella dei pascoli, dell'acqua e dei valichi.

Il consiglio che ti do per visitare Cittareale (RI)

Il consiglio principale è di non trattare Cittareale come una tappa di venti minuti. Funziona come base, non come sosta. Ed ecco come costruire una giornata piena.

Mattina presto alla Rocca, quando la luce è radente e la valle è ancora in ombra: mezz'ora di camminamenti e di lettura delle murature. A seguire, discesa al Museo Civico, dopo aver telefonato al Comune il giorno prima per l'apertura. Metà mattina in macchina verso San Lorenzo, con Svetonio sul telefono, per la villa dei Flavi: trenta o quaranta minuti sul campo bastano se sapete che cosa cercate. Pranzo in paese o in una frazione, senza fretta e senza cercare il ristorante stellato, che qui non c'è e non serve.

Pomeriggio alle sorgenti del Velino e al Santuario della Madonna di Capodacqua: è il tratto più bello del comune e il più facile da percorrere anche per chi non è allenato. Chiusura a Vetozza, alla chiesa di San Pietro, per chiudere il cerchio sul tempio di Vacuna. Se rimane luce, salita a Selvarotonda per il panorama.

Due avvertenze pratiche che valgono più di qualunque itinerario. Primo: fate benzina a valle, perché quassù i distributori sono pochi e con orari limitati. Secondo: verificate sempre lo stato di accesso agli edifici prima di partire, perché nei comuni del cratere le aperture cambiano con l'avanzamento dei cantieri e una telefonata al Comune vi risparmia un viaggio a vuoto. Aggiungo un terzo punto, meno pratico e più importante: portate contanti. Non tutte le attività di montagna hanno il terminale, e non è una questione di modernità ma di linea.

Domande frequenti su Cittareale (RI)

Dove si trova Cittareale (RI)?

Cittareale (RI) si trova nell'alta valle del Velino, all'estremità nord orientale della provincia di Rieti, con il territorio comunale che confina a nord con l'Umbria e a sud con l'Abruzzo. Il paese occupa la posizione di un valico, un punto in cui il Lazio si assottiglia fino a toccare due regioni in pochi chilometri.

Quanti abitanti ha Cittareale (RI)?

Cittareale (RI) conta 377 abitanti, uno dei numeri più bassi fra i comuni della provincia di Rieti. Il capoluogo è piccolo e in salita, disposto sul pendio sotto la Rocca.

Come si arriva a Cittareale (RI) da Roma?

Da Roma a Cittareale (RI) si arriva in automobile lungo la Salaria, la strada statale 4, fino all'alto reatino, proseguendo poi sulle strade che risalgono verso il confine con l'Umbria e l'Abruzzo.

Perché Cittareale (RI) è famosa nella storia romana?

Cittareale (RI) è famosa perché nel suo territorio, nel vicus Phalacrinae, nacque il 17 novembre del 9 d.C. Tito Flavio Vespasiano, fondatore della dinastia flavia e committente dell'Anfiteatro Flavio, il Colosseo. Dalla stessa famiglia discesero anche i figli imperatori Tito e Domiziano.

Cosa si può visitare a Cittareale (RI)?

A Cittareale (RI) si visitano la Rocca, una fortezza di confine di origine angioina attribuita a Manfredi nel 1261, e il Museo Civico, inaugurato nel 2009 per il bimillenario della nascita di Vespasiano, che conserva i materiali degli scavi del vicino sito archeologico di Falacrinae.

Cittareale (RI) è adatta a una visita con i bambini?

Cittareale (RI) funziona bene con i bambini scegliendo le cose giuste: la Rocca è un castello vero con camminamenti che si spiega da solo, mentre le sorgenti del Velino colpiscono i più piccoli con l'idea che un fiume di novanta chilometri cominci da una vena d'acqua che si scavalca con un passo.

Quando è il periodo migliore per andare a Cittareale (RI)?

Settembre è il periodo migliore per visitare Cittareale (RI): i boschi cominciano a cambiare colore, le temperature sono ancora miti e le strade sono vuote. Agosto è invece il mese delle feste ed è l'unico periodo in cui il paese è pieno di vita.

Cosa vedere vicino a Cittareale (RI)?

Vicino a Cittareale (RI) si raggiungono in pochi chilometri Amatrice e Accumoli, i comuni che hanno pagato il prezzo più alto nel terremoto del 2016, oltre alla frazione di Selvarotonda, sede del polo sciistico comunale, uno dei tre riferimenti dell'Alto Lazio insieme al Terminillo e a Leonessa.

Chi viaggia in gruppo o ha bisogno di un professionista che costruisca l'itinerario su misura fra Rieti, la Laga e la Valnerina può rivolgersi al servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro, che lavora su tutta l'Italia centrale.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che dal territorio di Cittareale nasca il Velino lo sanno in molti. Quello che quasi nessuno cita è la misura del fenomeno, ed è la misura a renderlo straordinario. Alla sorgente, a 1.667 metri sotto il Monte Pozzoni, il Velino ha una portata di sette litri al secondo. Alla foce, dove precipita nel Nera, la portata media è di 63,81 metri cubi al secondo. Il rapporto fra i due valori è di circa novemila a uno.

Il salto si spiega con gli apporti che il fiume raccoglie lungo i novanta chilometri del suo corso e con il suo bacino di 2.338 chilometri quadrati, pari a quasi il quindici per cento del bacino del Tevere. Il contributo decisivo arriva dalle sorgenti del Peschiera, che da sole immettono oltre venti metri cubi al secondo di media: le stesse sorgenti che alimentano una quota importante dell'acqua potabile di Roma. Detto altrimenti, chi apre un rubinetto a Roma beve acqua che scorre nello stesso sistema idrografico che comincia sopra Cittareale.

C'è poi la conseguenza più spettacolare, e anche questa viene raccontata di rado partendo da monte. La Cascata delle Marmore, 165 metri su tre salti con il primo di 86, non è una cascata naturale: è il risultato del taglio artificiale che i Romani aprirono nel 271 a.C. per far defluire le acque stagnanti della conca reatina nel Nera. Il Velino che nasce a Cittareale è quindi il protagonista di una delle più antiche opere di ingegneria idraulica d'Europa ancora in funzione. Una vena d'acqua che si scavalca con un passo, duemiladuecento anni dopo, muove ancora una centrale idroelettrica.

La foto giusta da fare a Cittareale (RI)

La fotografia da portare via da Cittareale non è il primo piano della Rocca. È il contrario: è la Rocca dentro il suo paesaggio, ripresa da fuori del paese.

La posizione migliore è lungo la provinciale, sul versante opposto rispetto all'abitato, in uno dei tornanti che salgono verso nord. Da lì si inquadra il borgo in salita con la fortezza in cima e la corona di creste alle spalle: è l'unica immagine che spiega davvero perché una fortezza sia stata costruita proprio lì. Un teleobiettivo moderato, fra gli 85 e i 135 millimetri equivalenti, comprime i piani e fa sembrare le montagne più vicine di quanto siano.

L'ora giusta è la prima del mattino in inverno e l'ultima del pomeriggio in estate, quando la luce radente scava le murature e distingue le fasi costruttive. A mezzogiorno, con il sole a picco, la pietra calcarea si appiattisce e la fotografia diventa illeggibile.

Le altre due inquadrature che consiglio sono più intime. La prima: dall'alto dei camminamenti, con un grandangolo, la valle che si apre verso il fondovalle. La seconda, la più bella, alle sorgenti del Velino, dove il filo d'acqua esce dalla roccia e comincia i suoi novanta chilometri: un tempo di posa lungo, cavalletto, e l'acqua diventa seta.

Un'ultima raccomandazione che non è tecnica. Nei comuni del cratere si fotografa il paesaggio, l'architettura e i cantieri, non le case danneggiate delle persone come se fossero una curiosità. È una distinzione che chi vive lì percepisce subito, e che fa la differenza fra un visitatore e un turista da disastro. Se volete mettere in fila un percorso fotografico sull'Appennino centrale, le guide in inglese sulla regione sono raccolte su ItalyPlanner.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è una nascita, ed è la ragione per cui questo nome compare nei manuali di storia romana: il 17 novembre del 9 d.C., nel vicus Phalacrinae, nacque Vespasiano. Sessant'anni dopo, nel 69, quell'uomo sarebbe uscito vincitore dall'anno dei quattro imperatori e avrebbe fondato la dinastia flavia.

Il secondo è una fondazione, o forse due. Secondo la tradizione storiografica più antica, nel 1261 Manfredi edificò il borgo sulle rovine dell'insediamento di Apolline, distrutto dai Saraceni, e nel 1268 Carlo I d'Angiò gli diede il nome e vi costruì la rocca per controllare le vie commerciali fra il Regno di Sicilia e lo Stato Pontificio. Secondo gli studi più recenti, invece, la Civitas Regalis nacque nel 1329 per volontà di Roberto d'Angiò, che concesse immunità e vantaggi perché il nuovo borgo franco, fondato alle porte del Regno per resistere agli urti nemici, potesse accogliere gli abitanti dei dintorni. Le famiglie arrivarono dalla terra Camponesca e dalle valli di Falacrine e di Radeto.

Il terzo capitolo è quello delle contese quattrocentesche. Nel XV secolo Cittareale fu disputata fra Norcia, Amatrice e L'Aquila per i suoi pascoli e per il controllo dei transiti. Passò per un breve periodo sotto L'Aquila, per entrare poi a far parte degli Stati mediceo-farnesiani. Non si trattava di prestigio: si trattava di erba e di dazi, cioè delle due voci che facevano il bilancio di un comune di montagna.

Il quarto è militare e architettonico: nel 1479 gli aragonesi ricostruirono la Rocca nella forma che si vede ancora, adeguandola all'artiglieria.

Il quinto è amministrativo e recente: nel 1850 l'acquisizione di Trimezzo da Cascia, nel 1927 il passaggio dalla provincia dell'Aquila a quella di Rieti.

Gli ultimi due capitoli sono sismici, e sono quelli che la comunità porta addosso. Il 19 settembre 1979 il terremoto della Valnerina, magnitudo 5.8 con epicentro a Maltignano di Cascia, devastò Trimezzo e mise fuori uso Santa Maria Assunta. Il 24 agosto 2016, alle 3:36, la scossa di magnitudo 6.0 con epicentro fra Accumoli e Arquata aprì la sequenza che avrebbe segnato l'intero Appennino centrale, proseguita con le repliche del 26 ottobre e con la scossa di magnitudo 6.5 del 30 ottobre fra Norcia e Preci, la più forte in Italia dal 1980. È la storia che a Cittareale è ancora in corso.

Chi è passato da Cittareale (RI)

Il primo nome è quello di Vespasiano, che da qui non è passato: qui è nato. Con lui, la famiglia dei Flavi, i cui possedimenti fondiari in questa valle sono il motivo per cui gli archeologi hanno cercato, e trovato, una villa nella zona di San Lorenzo. Ai Flavi si aggiungono, per discendenza, i due figli imperatori: Tito, che inaugurò il Colosseo nell'80, e Domiziano.

Il secondo nome è Svetonio, che da Cittareale non è passato di persona ma che ci ha portato tutti noi. Senza la sua Vita di Vespasiano e senza l'indicazione precisa del vicus Phalacrinae, nessuno avrebbe mai cercato una villa imperiale in un comune di 377 abitanti dell'alto reatino. È il caso raro in cui una fonte letteraria antica ha guidato lo scavo, e lo scavo le ha dato ragione.

Terzo: i sovrani angioini. Manfredi, secondo la tradizione, e Carlo I d'Angiò, cui si attribuisce il nome del borgo nel 1268; e soprattutto Roberto d'Angiò, che nel 1329 concesse il privilegio di borgo franco. Sono passaggi di cancelleria più che visite, ma hanno pesato sulla vita di questo luogo più di qualunque soggiorno.

Quarto: gli aragonesi, che nel 1479 rimisero mano alla fortezza, e le milizie di Norcia, Amatrice e L'Aquila che per tutto il Quattrocento si contesero il territorio.

Quinto: gli archeologi della British School at Rome e dell'Università degli Studi di Perugia, che dal 2005 conducono qui le campagne di scavo. Il loro è il passaggio più recente e in un certo senso il più fruttuoso, perché ha restituito al paese un pezzo di identità che era rimasto solo sulla carta.

Sesto, per gli sportivi: il gruppo della Tirreno-Adriatico. Il 15 marzo 2014 la quarta tappa della corsa si concluse a Selvarotonda di Cittareale e la vittoria andò ad Alberto Contador. Per un pomeriggio la frazione ebbe le transenne, le telecamere e gli elicotteri.

Settimo, e non è un dettaglio folcloristico: i pastori. Per secoli da queste valli sono passate le greggi lungo le vie della transumanza verso il Tavoliere. La ricchezza contesa nel Quattrocento erano loro. Chi è passato davvero da Cittareale, in termini di numeri e di continuità, sono decine di generazioni di uomini con le pecore.

Feste e sagre a Cittareale (RI)

L'estate del paese ruota intorno a una sequenza di appuntamenti che coincidono con la festa della trebbiatura e con il ritorno di chi è emigrato.

La sagra della braciola

Dagli anni Sessanta, la prima domenica di agosto Cittareale ospita la sagra della braciola. Definirla sagra gastronomica è riduttivo: è una festa della montagna, e la promozione del territorio ne è lo scopo dichiarato. Si incontrano gli abitanti del borgo, molti in abiti tradizionali del secolo scorso, e si vedono i mestieri, gli usi e i prodotti locali. Il momento che vale il viaggio è la gara di saltarello al suono dell'organetto diatonico: musica appenninica vera, suonata da chi la suona da sempre.

La rievocazione storica

La seconda settimana di agosto prosegue con la rievocazione storica, durante la quale vengono riaperte le antiche osterie, con danze e canti del luogo. È il periodo di maggiore affluenza dell'anno: se volete dormire in zona, prenotate con largo anticipo.

La sagra della Panonta e il Natale

Più recente e meno nota, la sagra della Panonta si tiene a dicembre. La panonta è pane unto nell'olio fritto, servito con carne e vino rosso: cucina povera di montagna, di quelle che non si trovano nei menu. La sagra coincide con i presepi in piazza allestiti dalle varie contrade e con il mercatino di Natale, e dà la misura di come questo paese viva anche fuori stagione.

Le date esatte di tutte le manifestazioni vanno confermate ogni anno presso il Comune, perché il calendario si adatta alle circostanze.

Che cosa si mangia a Cittareale (RI)

La cucina è appenninica e pastorale, e come già detto guarda all'Abruzzo più che a Roma. La materia prima è quella di montagna: carne ovina e suina, formaggi pecorini, legumi d'altura, funghi e tartufi dei boschi di faggio, erbe spontanee.

I piatti della zona

La braciola della sagra, cioè la carne alla brace, è l'emblema. La panonta di dicembre è l'altro estremo, quello contadino. Intorno ruotano le paste fatte in casa dell'alto reatino, i legumi, le zuppe. A pochi chilometri comincia il territorio di Amatrice, e da lì viene la ricetta che ha fatto il giro del mondo: guanciale, pecorino, pomodoro, nata fra i pastori e diffusa poi dalle trattorie romane aperte dagli emigrati amatriciani. Dall'altra parte del confine, verso Norcia, si entra nel regno della norcineria e del tartufo nero.

Dove mangiare

Le attività di ristorazione in un comune di 377 abitanti sono poche e con aperture stagionali. Fuori dai periodi di festa conviene telefonare prima. Il consiglio generale vale a maggior ragione qui: mangiate dove mangiano i residenti, ordinate il piatto del giorno e non chiedete il menu turistico, che non esiste e non deve esistere.

Cittareale (RI) con i bambini

Il paese funziona bene con i bambini a patto di scegliere le cose giuste. La Rocca è una calamita: un castello vero, con i camminamenti, si spiega da solo e non richiede pazienza. Le sorgenti del Velino sono l'altro asso nella manica, perché l'idea che un fiume da novanta chilometri cominci da una vena d'acqua che si scavalca con un passo è esattamente il tipo di cosa che un bambino ricorda per anni.

Il Museo Civico è piccolo e si visita in poco tempo, quindi non stanca. D'inverno Selvarotonda offre la neve senza le code e senza i prezzi delle stazioni più grandi. Quello che sconsiglio con i più piccoli è l'area di scavo di San Lorenzo, che senza una lettura archeologica risulta poco leggibile e, di conseguenza, noiosa.

Attenzione ai cantieri: in un comune del cratere ci sono transenne, ponteggi e mezzi in movimento, e i bambini vanno tenuti d'occhio più del normale.

Quando andare a Cittareale (RI)

Il periodo migliore, se dovessi sceglierne uno solo, è settembre. I boschi cominciano a cambiare colore, le temperature sono ancora miti, le strade sono vuote e i prati d'alta quota hanno ancora luce lunga. Giugno è il mese dei fiori e delle giornate lunghissime, con i versanti ancora verdi.

Agosto è il mese delle feste ed è anche l'unico periodo in cui il paese è pieno: se cercate la vita di comunità, quello è il momento; se cercate il silenzio, evitatelo. L'inverno è severo, con temperature basse e possibilità di neve, e la classificazione climatica del comune, zona F con 3.061 gradi giorno, è il dato più eloquente: siamo nella fascia più fredda della scala nazionale, senza limiti orari all'accensione degli impianti di riscaldamento. Chi viene d'inverno metta in conto strada di montagna, ghiaccio e giornate corte.

Il mese che sconsiglio è novembre: nebbia bassa, poca luce, molte attività chiuse.

Che cosa vedere intorno a Cittareale (RI)

Il comune si presta bene a un itinerario di due o tre giorni nell'alto reatino e nelle valli confinanti.

Verso Amatrice e Accumoli

Amatrice e Accumoli si raggiungono in pochi chilometri. Sono i due comuni che hanno pagato il prezzo più alto nel 2016 e la visita richiede lo stesso rispetto che si deve a Cittareale. Amatrice è anche il centro agroalimentare di riferimento del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, e nel suo territorio si trova il Monte Gorzano, la vetta più alta del Lazio con 2.458 metri.

Verso l'Umbria

A nord si scende su Norcia e Cascia, e in poco più di un'ora si arriva alla Cascata delle Marmore, cioè al punto in cui finisce il fiume che nasce a Cittareale. Fare le due cose nella stessa giornata, sorgente al mattino e cascata al pomeriggio, è uno degli itinerari più intelligenti che si possano costruire in questa parte d'Italia.

Verso Rieti e la valle santa

A sud-ovest si torna verso Rieti passando per Antrodoco, e da lì si apre la valle reatina con i santuari francescani: Greccio, Poggio Bustone, Fonte Colombo. Sul versante montano restano Terminillo e Leonessa, e più a sud i laghi del Salto e del Turano. Scendendo ancora, la Sabina con Paganico Sabino e l'Abbazia di Farfa, da cui dipendeva la chiesa di San Pietro a Vetozza.

Verso l'Abruzzo

A sud si entra nell'aquilano e in un'ora e mezza scarsa si arriva all'Aquila, la città a cui Cittareale apparteneva amministrativamente fino al 1927. Per chi vuole capire la ricostruzione post sismica italiana nel suo insieme, mettere in fila L'Aquila del 2009 e Amatrice del 2016 nello stesso viaggio è un esercizio istruttivo.

Chi preferisce affidare a un professionista la costruzione del giro, specie se viaggia con un gruppo numeroso, può valutare il servizio di organizzazione di viaggi di gruppo; per le formule ristrette e su misura esiste anche la linea delle esperienze personalizzate per piccoli gruppi. Chi viaggia con amici stranieri troverà utili le guide in inglese sulle escursioni in giornata e la panoramica su che cosa fare a Roma.

Domande veloci su Cittareale (RI)

Dove si trova Cittareale (RI)

Nell'alta valle del Velino, all'estremità nord-orientale della provincia di Rieti, con il territorio comunale che confina a nord con l'Umbria e a sud con l'Abruzzo.

Quanti abitanti ha Cittareale (RI)

377 abitanti. È uno dei comuni meno popolosi della provincia di Rieti.

Come si arriva a Cittareale (RI) da Roma

In auto lungo la Salaria, la strada statale 4, fino all'alto reatino, poi sulla strada provinciale 17 Umbra primo tronco. Il tempo di percorrenza è di circa due ore.

Cittareale (RI) ha una stazione ferroviaria

No. Il comune non è servito da alcuna linea ferroviaria. Il progetto della ferrovia Salaria, che avrebbe collegato Roma, Rieti, Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, non fu mai realizzato.

Si può visitare la Rocca di Cittareale (RI)

La fortezza è stata restaurata e resa in parte visitabile. Conviene verificare presso il Comune lo stato di accesso nella data prescelta, perché le aperture seguono l'avanzamento dei lavori.

Quando è stata costruita la Rocca di Cittareale (RI)

L'impianto attuale è la ricostruzione aragonese del 1479. La fondazione della fortezza risale al XIII o al XIV secolo secondo le due diverse ricostruzioni storiografiche.

Vespasiano è davvero nato a Cittareale (RI)

Secondo Svetonio, Vespasiano nacque il 17 novembre del 9 d.C. nel vicus Phalacrinae, che si trovava nell'attuale territorio comunale di Cittareale.

Che cos'è Falacrinae

Il villaggio romano della valle di Falacrina, nel territorio di Cittareale, dove nacque Vespasiano e dove dal 2005 la British School at Rome e l'Università degli Studi di Perugia conducono campagne di scavo.

Si può visitare la villa di Vespasiano

L'area della villa è nella zona di San Lorenzo. Trattandosi di un'area di ricerca, le modalità di accesso e di visita vanno verificate con il Comune, anche in relazione alle campagne di scavo in corso.

Che cosa si vede al Museo Civico di Cittareale (RI)

I reperti restituiti dagli scavi sul territorio comunale, dall'età delle guerre sociali al medioevo, passando per la Roma imperiale. Il museo è stato inaugurato nel 2009 per il bimillenario della nascita di Vespasiano.

Cittareale (RI) è stata colpita dal terremoto del 2016

Sì. Il comune rientra nell'area del cratere sismico del Centro Italia e nel programma della Struttura commissariale per la ricostruzione.

Si può visitare Cittareale (RI) oggi

Sì. Il paese è visitabile, abitato e attivo. Ci sono cantieri e alcune limitazioni puntuali alla viabilità interna, che non impediscono la visita.

Dove nasce il fiume Velino

Alle falde del Monte Pozzoni, nel comune di Cittareale, a 1.667 metri di quota, con una portata iniziale di sette litri al secondo.

Quanto è lungo il Velino

Novanta chilometri, con un bacino idrografico di 2.338 chilometri quadrati, quasi il quindici per cento del bacino complessivo del Tevere.

Cittareale (RI) è dentro il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

No. Il territorio comunale resta fuori dal perimetro del parco, che nel Lazio comprende Amatrice e Accumoli. Il parco si raggiunge comunque in pochi chilometri.

Qual è la montagna più alta vicino a Cittareale (RI)

Nel territorio comunale la quota maggiore è quella del Monte Pozzoni, 1.903 metri, la cui vetta ricade però in territorio umbro. Nella zona, la cima più alta del Lazio è il Monte Gorzano, 2.458 metri, nei Monti della Laga fra Amatrice e Crognaleto.

Si scia a Cittareale (RI)

Sì, nella frazione di Selvarotonda, che insieme al Terminillo e a Leonessa costituisce uno dei poli sciistici dell'Alto Lazio. È una stazione piccola e adatta alle famiglie.

Quando si svolge la sagra della braciola a Cittareale (RI)

La prima domenica di agosto, tradizione avviata negli anni Sessanta. Le date vanno confermate ogni anno presso il Comune.

Che cos'è la panonta

Pane unto nell'olio fritto, servito con carne e vino rosso. È il piatto della sagra che si tiene a dicembre, in concomitanza con i presepi in piazza delle contrade e con il mercatino di Natale.

Cittareale (RI) è in Lazio o in Abruzzo

In Lazio, provincia di Rieti. Ma fino al 1927 il comune apparteneva alla provincia dell'Aquila, in Abruzzo: il passaggio avvenne con il riordino delle circoscrizioni provinciali.

Quanto tempo serve per visitare Cittareale (RI)

Per il solo capoluogo e la Rocca bastano due ore. Per il comune nel suo insieme, comprese le frazioni, le sorgenti del Velino e l'area archeologica, serve una giornata intera.

Cittareale (RI) è adatta ai bambini

Sì, soprattutto per la Rocca, per le sorgenti del Velino e, d'inverno, per la neve di Selvarotonda. Va posta attenzione ai cantieri e ai mezzi di lavoro in movimento.

Ci sono ristoranti e alloggi a Cittareale (RI)

Le strutture sono poche e con aperture stagionali, come è normale in un comune di questa dimensione. Meglio telefonare prima e, nei periodi di festa, prenotare con anticipo.

Qual è il periodo migliore per andare a Cittareale (RI)

Settembre per il colore e il silenzio, giugno per i fiori e le giornate lunghe, agosto per le feste. L'inverno è rigido: il comune è in zona climatica F con 3.061 gradi giorno.

Che differenza c'è fra Cittareale (RI) e Amatrice

Amatrice è un comune più grande, inserito nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e devastato nel 2016 con 235 vittime. Cittareale è un comune molto più piccolo, fuori dal perimetro del parco, con un patrimonio archeologico legato a Vespasiano che Amatrice non ha. Sono complementari e si visitano nella stessa giornata.

Se dovessi indicare una ragione sola per salire fin qui, sceglierei quella meno turistica: Cittareale è uno dei pochi posti in cui si vede, in un raggio di dieci chilometri, l'intera stratificazione di un Appennino che continua a riscriversi. La sorgente di un fiume che duemila anni fa i Romani decisero di deviare, il villaggio dove nacque l'imperatore che costruì il Colosseo, una fortezza aragonese che presidiava un confine scomparso, e un paese che si sta rimettendo in piedi dopo il 2016. Andateci fuori stagione, restateci più del previsto, spendeteci qualcosa. E telefonate prima: è il consiglio più prosaico di tutti ed è quello che vi eviterà l'unico vero dispiacere, trovare chiuso.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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