Arcazzi di Piscina (Anagni)
Gli Arcazzi di Piscina si trovano ad Anagni, in provincia di Frosinone, sul versante settentrionale della collina, nella contrada che il paese chiama da secoli Piscina: indirizzo via delle Fontane 21, 03012 Anagni (FR), coordinate 41,7757 nord e 13,2731 est, sotto il giardino comunale che si affaccia anche su via Piscina. Sono un monumento all'aperto, visibile tutto l'anno, senza biglietto, senza orario e senza personale in servizio: nessuno stacca ticket e nessuno apre un cancello, perché il complesso si osserva dalla strada pubblica e dall'area verde soprastante. In auto si esce al casello Anagni-Fiuggi dell'autostrada A1 Roma-Napoli, si prende la SS 155 Anticolana in direzione Fiuggi per circa tre chilometri e si svolta verso il centro, altri tre chilometri per via Cerere Navicella e viale Regina Margherita. In treno si scende alla stazione di Anagni-Fiuggi, sulla linea Roma-Cassino, che dista otto chilometri dal centro storico ed è collegata da un autobus urbano; dallo stesso piazzale partono i pullman regionali per Colleferro, Fiuggi, Gavignano e Acuto, con corse indicativamente fra le 4.50 e le 21.40. Chi arriva senza automobile faccia i conti con quegli otto chilometri prima di partire, perché sono la vera variabile della giornata.
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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Anagni sorge a 424 metri di quota, conta poco più di ventimila abitanti e occupa 113 chilometri quadrati fra i Monti Ernici e la valle del Sacco: era la capitale degli Ernici, passò sotto Roma nel 306 avanti Cristo e nel Duecento divenne residenza papale. Gli Arcazzi sono il pezzo più antico e più ignorato di questa storia. Il resto della città si visita a pagamento e con guide; loro no, e proprio per questo quasi nessuno li mette in programma. Sbagliano. Per inquadrare il contesto cittadino conviene partire dalla pagina dedicata ad Anagni, e poi scendere qui sotto le mura.

Che cosa sono davvero gli Arcazzi di Piscina (Anagni)
La parola locale dice già molto: arcazzi, cioè archi grossi, archi smisurati. Il monumento è formato da una serie di pilastri alti all'incirca sedici metri, distanti fra loro circa quattro metri, su cui poggiano tre grandi arcate; alle spalle corre un tratto di muro a pianta semicircolare. In pianta il complesso si legge come due emicicli in opera quadrata separati da un segmento rettilineo, e l'emiciclo occidentale conserva la parte tecnicamente più interessante. Il materiale è il travertino locale, squadrato in blocchi e messo in opera a secco, senza malta, secondo la tecnica che i manuali chiamano opus quadratum.
Chi arriva con l'idea di trovare un acquedotto da cartolina, con le arcate in fila per chilometri come al Parco degli Acquedotti di Roma, resta spiazzato. Qui il monumento è compatto, incassato nel fianco della collina, mezzo assorbito dal verde e dalle case novecentesche. La prima impressione è quella di una muraglia curva sormontata da tre bocche d'ombra. La seconda, quella che conta, arriva quando si alza lo sguardo alla pseudovolta.
I pilastri e le tre arcate degli Arcazzi di Piscina (Anagni)
I pilastri sono il vero motivo per cui questo posto vale il viaggio. Sedici metri di blocchi sovrapposti a secco, in un contesto in cui l'edilizia coeva del Lazio meridionale lavorava ancora per lo più con il poligonale a massi informi, sono una dichiarazione di competenza. La distanza regolare fra i sostegni, intorno ai quattro metri, indica un progetto disegnato prima e non un adattamento in corso d'opera. Le arcate sono tre e non hanno la leggerezza dell'arco romano imperiale: sono spalle di pietra che scaricano il peso in verticale, con una logica quasi da diga.
La pseudovolta a blocchi aggettanti
Sopra le arcate corre l'elemento che ha fatto discutere gli archeologi per due secoli: una copertura ottenuta non con conci a cuneo ma con blocchi aggettanti, cioè file di pietre che sporgono progressivamente l'una sull'altra fino a chiudere lo spazio, in quattro ordini digradanti. È il sistema della falsa volta, lo stesso principio dei corridoi micenei e delle gallerie coperte delle acropoli laziali. L'aggetto complessivo misurato è di appena 3,80 metri: una luce modesta, ottenuta senza mai scoprire l'arco a tutto sesto. La letteratura antiquaria locale la descrive come una serie di gradini contrapposti, e l'immagine è esatta.
Il dettaglio non è decorativo: è cronologico. La falsa volta a blocchi aggettanti appartiene a una cultura costruttiva arcaica e la sua presenza, accanto alle arcate vere, è uno degli argomenti su cui si gioca tutta la partita della datazione. Una guida che vi porti qui e non vi faccia alzare la testa su quei quattro ordini di pietra vi sta rubando il tempo.
I semipilastri e la cornice perduta
Sopra le grandi arcate si notano semipilastri addossati alla muratura. Non reggono nulla di quanto è visibile oggi: servivano a sostenere una cornice di coronamento, soluzione che ricorre in altri acquedotti romani e che presuppone quindi un livello superiore, oggi scomparso. Se quel livello ospitava un canale, gli Arcazzi erano un ponte per l'acqua. Se ospitava un camminamento, erano una fortificazione. La pietra, per ora, non lo dice.
Il fallo scolpito sul pilastro centrale
Alla base del pilastro mediano è scolpito a rilievo un fallo. Non è un graffito moderno e non è uno scherzo: è un segno apotropaico, cioè destinato a stornare il male, la stessa idea che si ritrova sui tre falli scolpiti sopra la porta minore dell'acropoli di Alatri, quella che gli alatrensi chiamano porta dei Falli. Nel mondo antico il simbolo augurava fortuna a chi passava e proteggeva la struttura da assedi, crolli, sciagure. Chi entrava di qui, che fosse un soldato o un cittadino diretto alle terme, riceveva un saluto beneaugurante inciso nella pietra.
La mia opinione da professionista: questo rilievo è l'unico elemento figurato del monumento e il novanta per cento dei visitatori se lo perde, perché guarda in alto verso gli archi e non in basso verso l'imposta del pilastro di mezzo. Cercatelo prima di ogni altra cosa. Poi guardate gli archi.
A che cosa servivano gli Arcazzi di Piscina (Anagni): tre ipotesi in campo
Sulla funzione originaria non esiste consenso, e sarebbe scorretto raccontare il contrario. Tre letture si contendono il monumento da oltre un secolo, e non sono per forza alternative.
L'ipotesi dell'acquedotto
È la lettura oggi più accreditata negli studi locali. Anagni antica prendeva l'acqua dall'alto, dall'acropoli su cui oggi sorge la Cattedrale, e la portava verso il basso con un condotto sotterraneo finché la pendenza e la consistenza del terreno lo consentivano. Al vallone detto Val Fredda, sotto le mura, il condotto doveva passare in aria: gli Arcazzi sarebbero il ponte-canale di quel passaggio, con il piano di scorrimento collocato sopra la quota oggi conservata. Da lì l'acqua proseguiva in canali interrati fino a un bacino di distribuzione, e da questo si diramava con tubature di piombo verso la città e verso le campagne. Un erudito ottocentesco, Terrinoni, scriveva che gli archi colossali erano detti di Piscina probabilmente perché portavano l'acqua a un avanzo di fabbrica semicircolare: una frase asciutta che vale un trattato. Rodolfo Lanciani, il grande topografo degli acquedotti romani, pubblicò dati su fistule plumbee anagnine con il bollo di un Claudius Felix, nome che ricorre anche su condutture della via Nomentana.
L'ipotesi delle sostruzioni
La seconda lettura vede negli Arcazzi una gigantesca opera di sostegno. La collina anagnina, in questo punto, è in parte franosa e in parte riporto artificiale; una struttura curva, spessa e ancorata alla roccia funziona come una diga contro la spinta del terreno e, in più, guadagna superficie edificabile a monte. Su quella superficie, secondo questa ricostruzione, sorgevano gli edifici termali della città romana. La forma semicircolare, in effetti, è la più efficiente per contenere una spinta distribuita: chi la progettò sapeva cosa faceva.
L'ipotesi difensiva
La terza lettura, sostenuta anche dalla scheda del FAI che censisce il luogo come due grandi emicicli con funzione difensiva derivata dai modelli greci, inserisce gli Arcazzi nel circuito delle mura romane. L'altezza e la massa rendevano questo versante, altrimenti il più debole, il più difficile da attaccare; e la sagoma curva rimanda alla poliorcetica ellenistica, cioè alla scienza degli assedi che nel terzo e nel secondo secolo avanti Cristo aveva imposto bastioni arrotondati e più resistenti agli arieti. Ulteriori tratti della stessa fortificazione romana si vedono lungo via Suburbana Sud e via Dante.
Perché le tre ipotesi possono convivere
Le funzioni non si escludono. Un muro di sostegno che regge un terrapieno può benissimo portare in cima un canale e, contemporaneamente, chiudere il fianco debole della città. L'archeologia laziale conosce decine di casi simili, dove il confine fra ingegneria idraulica, ingegneria del terreno e difesa è una linea che tracciamo noi oggi, non gli antichi. Detto da chi accompagna gruppi: quando una guida vi vende una sola spiegazione come certa, davanti agli Arcazzi, diffidate.

Quanti anni hanno gli Arcazzi di Piscina (Anagni)
La datazione corrente, quella che compare nelle schede turistiche e nella letteratura archeologica di riferimento, colloca l'opera fra la fine del terzo e gli inizi del secondo secolo avanti Cristo, con interventi successivi fra la seconda metà del secondo secolo e i primi decenni del primo. Siamo quindi in piena età repubblicana, negli anni in cui Roma esce dalla seconda guerra punica e i municipi del Lazio meridionale si riorganizzano con opere pubbliche imponenti.
Esiste però una proposta più alta. Lo studio più recente pubblicato in ambito locale, firmato da Guglielmo Viti, porta la costruzione al quarto secolo avanti Cristo, contemporanea alla cinta urbana, e argomenta proprio sulla falsa volta a blocchi aggettanti, tecnica che rimanda a una fase in cui Ernici ed Etruschi avevano ancora contatti diretti. Lo stesso studio propone confronti con il santuario della Fortuna Primigenia di Palestrina e con un acquedotto di forma analoga presso Bejaia, in Algeria.
Come tenersi in equilibrio fra le due posizioni senza raccontare frottole: la forbice reale va dal quarto al secondo secolo avanti Cristo, il consenso maggioritario resta sul terzo e sul secondo, e la questione si chiuderà soltanto con uno scavo stratigrafico serio ai piedi dei pilastri. Finché quello scavo non si fa, chiunque vi dia una data secca lo fa per comodità narrativa.
Le terme di Piscina e l'acqua di Anagni romana
Il toponimo Piscina non nasce dal nulla. La contrada deve il nome al ricordo, sopravvissuto per secoli nella parlata locale, di una grande vasca e di un impianto termale. Gli anagnini dell'inizio dell'Ottocento, interrogati dai viaggiatori, indicavano quelle rovine come il teatro oppure come la piscina: due nomi popolari che conservano memoria di funzioni diverse e che gli studiosi hanno poi dovuto smontare.
Fabio Valente, l'anagnino che comandò le legioni
Alle terme di Piscina la tradizione erudita anagnina lega il nome di Fabio Valente, il concittadino più clamoroso dell'età imperiale. La sua biografia documentata, quella che si ricostruisce sulle Storie di Tacito, è già abbastanza incredibile da non aver bisogno di aggiunte: nato ad Anagni intorno al 35 dopo Cristo in famiglia di rango equestre, fu tra i favoriti di Nerone e comparve perfino come mimo negli spettacoli di corte. Divenne legato della Legio I Germanica, condusse una campagna contro i Catti e contribuì a soffocare la rivolta di Giulio Vindice. Nel turbine dell'anno dei quattro imperatori uccise Fonteio Capitone, fu tra i primi a spingere Vitellio a prendersi il potere, guidò le legioni contro Galba e Otone e vinse la prima battaglia di Bedriaco. Rimase fedele a Vitellio quando il collega Cecina lo tradiva. Fu catturato e giustiziato a Urbinum verso la metà di settembre del 69, e la sua testa venne mostrata alle truppe vitelliane per spezzarne il morale.
Che sia stato lui a finanziare le terme della sua città natale è memoria locale, non dato epigrafico certo: la si racconta ad Anagni da secoli, con il corredo di una lapide onoraria posta dai concittadini all'ingresso dell'impianto. Va presa per quello che è, cioè una tradizione, tenendo fermi i fatti verificabili della sua carriera. Vale la pena ricordarla lo stesso, perché un generale che spostava eserciti e usciva da questa collina dice molto sul peso che Anagni aveva nel primo secolo.
Le iscrizioni dei restauratori
Su terreno più solido si muovono le lapidi conservate nel lapidario della Cattedrale. Due iscrizioni ricordano interventi sugli edifici termali: una attribuita a un Tito Flavio Vitale, che avrebbe fatto restaurare le terme nel 165 dopo Cristo perché quasi del tutto rovinate, e una che nomina Evodio e Marcia Aurelia Cetonia, i quali rimisero in sesto a proprie spese impianti abbandonati da lunga incuria, secondo la formula latina longa incuria neglectas. Sono documenti preziosi per due ragioni: attestano che le terme esistevano davvero e che nel secondo secolo dopo Cristo erano già in crisi, con evergeti privati chiamati a rimediare. Le lapidi si vedono oggi nel percorso del Museo della Cattedrale di Anagni.
L'orologio ad acqua, le vasche, la fontana
La contrada conserva tracce sparse dell'impianto idrico antico. In un palazzo della zona è murato un cosiddetto orologio ad acqua, e in alcuni sotterranei privati sono ancora riconoscibili vasche di età antica. Vari racconti locali collocano ai piedi del monumento una fontana monumentale, ipotesi che solo uno scavo potrebbe confermare. Un bacino di distribuzione a valle, ricordato con il nome popolare di Vasca Magnaporci, chiudeva secondo alcuni il sistema. Nulla di tutto ciò si visita: sono elementi in proprietà private o sepolti, e vanno tenuti come indizi, non come tappe.
Una curiosità su Arcazzi di Piscina (Anagni)
La curiosità non riguarda gli archi ma il nome che gli anagnini davano a questo posto prima che ci arrivassero gli archeologi. Nei primi anni dell'Ottocento, quando la pittrice e archeologa romana Marianna Candidi Dionigi percorse il Lazio meridionale per documentarne le rovine, i cittadini le indicarono le arcate chiamandole il teatro. La forma curva, i due emicicli, la gradonata apparente della falsa volta avevano prodotto nell'immaginazione popolare un edificio da spettacolo che in quel punto non è mai esistito. Contemporaneamente circolava l'altro nome, la piscina, che conservava invece la memoria giusta, quella dell'acqua e delle terme. Due toponimi popolari in concorrenza sullo stesso rudere, uno sbagliato e uno esatto, sopravvissuti per almeno un millennio e mezzo.
La cosa affascinante è che il nome esatto ha vinto: la contrada oggi si chiama Piscina, e il vicolo che ci porta si chiama via Piscina. Il teatro è rimasto solo nei racconti dei vecchi e nei taccuini dei viaggiatori. C'è una lezione di metodo, in questo: la toponomastica popolare è una fonte archeologica di prima grandezza, perché conserva informazioni che nessun documento scritto ha mai registrato. Ad Anagni ha custodito per secoli il ricordo di un impianto termale scomparso, senza che nessuno sapesse più chi lo avesse costruito.
Aggiungo il dettaglio che preferisco. La stessa Candidi Dionigi, nata a Roma nel 1756 e morta a Civita Lavinia nel 1826, non era una dilettante di passaggio: teneva a Roma un salotto frequentato da compositori come Paisiello e Cimarosa, dipingeva paesaggi e pubblicò nel 1809 i Viaggi in alcune città del Lazio che diconsi fondate dal Re Saturno, dove Anagni compare accanto ad Alatri, Ferentino, Arpino e Atina. Fu una donna a rilevare per prima, con misure e incisioni, questa muraglia che i suoi contemporanei chiamavano ancora il teatro.
Anagni prima di Roma: gli Ernici, le mura, il territorio
Per capire gli Arcazzi bisogna sapere chi c'era prima. Anagnia era la città principale degli Ernici, popolo di lingua italica insediato fra la valle del Sacco e i monti che ancora portano il loro nome. Gli Ernici furono a lungo alleati di Roma contro Volsci ed Equi, poi cambiarono fronte e nel 306 avanti Cristo la partita si chiuse: Roma prese la città, le tolse l'autonomia politica e la governò dapprima tramite un prefetto, prima di concederle in seguito lo statuto municipale.
Le mura raccontano questa sequenza meglio di qualunque cronaca. Il circuito più antico di Anagni appartiene alla famiglia delle fortificazioni in opera poligonale, la stessa tecnica delle mura di Ferentino, dell'acropoli di Alatri, di Norba e di Cori: massi calcarei di forma irregolare, incastrati a secco con una precisione che continua a impressionare. Gli Arcazzi appartengono invece a una fase successiva e a una mentalità diversa, quella dell'opera quadrata, dei blocchi squadrati e delle arcate: pietra addomesticata, non pietra domata. Nello stesso circuito, molto più avanti nel tempo, si inseriranno la porta Santa Maria del Cinquecento e la porta Cerere, ricostruita nel 1841 con caratteri cinquecenteschi.
Un giro serio del Lazio meridionale antico mette insieme queste tappe in due giorni: le mura di Alatri e di Ferentino, il teatro romano di Ferentino, il santuario di Palestrina con il suo museo archeologico e, per chi vuole chiudere il cerchio sui reperti della valle, il museo archeologico di Frosinone.
Una cosa che non ti dice nessuno su Arcazzi di Piscina (Anagni)
Che il monumento versa in condizioni difficili e che l'area intorno è stata a lungo oggetto di un braccio di ferro urbanistico. Nell'estate del 2020 una segnalazione fotografica documentò una crepa profonda e frastagliata che attraversa la pseudovolta fra le arcate, cioè l'elemento tecnicamente più delicato e più antico dell'intero complesso, chiedendo un intervento urgente della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio. Nel dicembre 2024 la stampa locale tornava sull'argomento denunciando abbandono, vegetazione infestante e assenza di qualsiasi programma di restauro, con la constatazione che sui fondi europei per il patrimonio culturale il sito non aveva intercettato nulla.
C'è di più, e riguarda il terreno su cui si cammina. Il giardino di Piscina, sopra e accanto agli Arcazzi, è un parco pubblico ottocentesco con una fontana storica, classificato dallo strumento urbanistico comunale come area a verde pubblico. Alla fine del 2019 una delibera comunale propose di ricavarci un parcheggio con pilastri, rampe e scale in cemento e acciaio. Dieci associazioni cittadine, fra cui un circolo di Legambiente, si opposero in modo compatto, argomentando sul rischio per l'area archeologica e sulla perdita dell'unico spazio verde accessibile del centro. Nel frattempo l'area ha continuato a essere usata come sosta informale.
Perché ve lo racconto invece di limitarmi alle arcate: perché chi arriva qui e trova erbacce, auto in sosta e una recinzione precaria pensa di aver sbagliato indirizzo. Non ha sbagliato. Questo è uno dei monumenti repubblicani più importanti del Lazio meridionale e vive così. Il FAI lo ha inserito nel censimento dei Luoghi del Cuore in sei edizioni, dal 2010 al 2022, e lo ha aperto al pubblico in una Giornata di Primavera del 2016 con gli Apprendisti Ciceroni di un liceo classico di Frosinone. Sei candidature in dodici anni sono la misura esatta di quanto il paese ci tenga e di quanto poco sia bastato.
Il consiglio che ti do per visitare Arcazzi di Piscina (Anagni)
Primo consiglio, quello che cambia davvero la visita: andateci con la luce del mattino, fra le nove e le undici, e da ottobre a maggio. Il monumento guarda a settentrione, è incassato in un vallone e in piena estate, con la vegetazione alta, si vede male e si fotografa peggio. In inverno il verde si ritira e la muratura riappare per intero, con i giunti dei blocchi leggibili a occhio nudo.
Secondo consiglio: parcheggiate in alto, nel centro storico, e scendete a piedi. La discesa vi mostra il rapporto fra la città murata e il vallone, che è poi la ragione d'essere degli Arcazzi; la salita di ritorno costa venti minuti di fiato e vale come misura fisica di quel dislivello. Chi arriva in auto fin sotto le arcate perde metà del senso del luogo e trova comunque un'area di sosta disordinata.
Terzo consiglio, il più pratico: non venite qui da soli e basta. Gli Arcazzi da soli sono venti minuti; ma se li mettete in fila con il lapidario della Cattedrale, dove sono le iscrizioni delle terme, e con il Museo Archeologico Ernico, la mattinata acquista una struttura e capite l'intera Anagni romana in tre tappe collegate. Il museo si trova in piazza Guglielmo Marconi 2 e apre venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 17.30 da novembre a marzo, e dalle 9.30 alle 19 da aprile a ottobre, con biglietto intero a 6 euro e ridotto a 3.
Quarto consiglio, da guida che ha visto troppe caviglie storte: scarpe chiuse con suola scolpita. Il terreno ai piedi delle arcate è sconnesso, spesso bagnato e con erba alta, e il fondo nasconde pietrame. Il monumento non ha percorsi attrezzati né parapetti: non arrampicatevi sui blocchi, che oltre a essere vietato è sciocco davanti a una struttura con lesioni segnalate.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Anagni sia la città dei papi lo sanno tutti: qui nacquero Gregorio IX, Alessandro IV e Bonifacio VIII, qui la corte pontificia passava le estati, qui nel 1303 avvenne l'oltraggio passato alla storia come lo schiaffo di Anagni, quando gli uomini del re di Francia e i Colonna irruppero nelle stanze episcopali e presero prigioniero Bonifacio VIII. Il fatto risaputo che quasi nessuno collega agli Arcazzi è un altro: la ragione per cui i papi scelsero Anagni è la stessa per cui i Romani ci costruirono terme e acquedotti.
Anagni sorge su uno sperone difendibile a 424 metri, si trova sulla direttrice antica che collega Roma alla valle del Liri e al Meridione, ha acque abbondanti e un clima più asciutto della campagna romana. Sono esattamente i requisiti che nel Duecento fanno di una cittadina di provincia una residenza papale, con una popolazione che secondo le stime toccò cifre altissime per l'epoca. Il legame fra le due Anagni, quella romana e quella dei papi, non è retorico: è idraulico e topografico. L'acquedotto che secondo la ricostruzione più accreditata correva sugli Arcazzi partiva dall'acropoli, cioè dalla collina su cui poi sorse la Cattedrale di Santa Maria, edificata in forme romaniche fra il 1072 e il 1104 e ampliata in forme gotiche a metà Duecento. Sotto quella chiesa, la cripta di San Magno conserva un ciclo di affreschi eseguito fra il 1104 e il 1255 che vale da solo il viaggio in Ciociaria, e la cattedrale custodisce reliquie di Thomas Becket.
Detto senza diplomazia: si visita Anagni per il Medioevo e si esce senza aver capito che il Medioevo si è installato sopra un impianto urbano romano ancora funzionante. Gli Arcazzi sono la prova materiale di quella continuità, e sono l'unico monumento della città che nessuno vi mette in programma.
La foto giusta da fare a Arcazzi di Piscina (Anagni)
La fotografia che rende giustizia a questo posto non è quella frontale. Se vi piantate davanti alle arcate e scattate, ottenete una muraglia piatta che potrebbe essere ovunque. La foto giusta è quella di tre quarti, presa dal basso e da sinistra, con l'obiettivo grandangolare appoggiato quasi a terra: da quell'angolo i pilastri si allineano in prospettiva, i sedici metri di altezza si leggono davvero e l'emiciclo occidentale mostra la curva. Se avete uno smartphone recente, usate la lente ultragrandangolare e tenete la fotocamera bassa, all'altezza del ginocchio.
La seconda immagine da portare a casa è il dettaglio della pseudovolta: puntate verso l'alto, dentro l'arcata, e riprendete i quattro ordini di blocchi che si sovrappongono sporgendo. In quel fotogramma c'è tutta la storia tecnica del monumento e, se avete letto fin qui, sapete anche raccontarla a chi guarderà la foto. Un teleobiettivo moderato aiuta a comprimere i piani e a far capire l'aggetto.
La terza foto è il fallo scolpito alla base del pilastro centrale. Serve luce radente: la mattina presto o il tardo pomeriggio in inverno, quando il sole basso passa da nord ovest e i rilievi consumati riprendono profondità. A mezzogiorno il rilievo scompare nella luce piatta e sembra una macchia sulla pietra.
Un avvertimento che vale più di ogni impostazione: la luce di settentrione qui è sempre fredda, e la vegetazione alta rimanda un dominante verde sulla pietra. Se scattate in automatico, correggete il bilanciamento del bianco verso il caldo, altrimenti il travertino vi verrà grigio azzurro. E lasciate perdere il drone: siamo dentro un centro abitato e sopra un'area archeologica vincolata.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la costruzione stessa, fra il quarto e il secondo secolo avanti Cristo. Non è un dettaglio da manuale: significa che una comunità di poche migliaia di persone decise di spendere una fortuna in travertino squadrato e manodopera specializzata per portare l'acqua o per chiudere un fianco della città. Nella cronologia bassa, quella maggioritaria, l'opera si colloca nei decenni successivi alla seconda guerra punica, quando i municipi del Lazio meridionale ricostruiscono, si arricchiscono e si dotano di infrastrutture di tipo ellenistico.
Il secondo avvenimento è la stagione delle terme. Nel primo secolo dopo Cristo la contrada Piscina ospita un impianto termale che la memoria locale lega a Fabio Valente, il generale anagnino che nel 69 tenne in piedi la causa di Vitellio prima di finire giustiziato a Urbinum. Nel secolo successivo le terme sono già in difficoltà: le iscrizioni conservate nel lapidario della Cattedrale ricordano i restauri di un Tito Flavio Vitale nel 165 e l'intervento di Evodio e Marcia Aurelia Cetonia su edifici abbandonati da lunga incuria. Due generazioni di privati che pagano di tasca propria per tenere in vita un servizio pubblico: la fotografia di come si reggevano, e di come cominciarono a cedere, le città romane di provincia.
Il terzo avvenimento è distruttivo. Una frana, in età imprecisata, si portò via ciò che restava degli edifici termali, e da allora la contrada conserva solo il muro di sostegno e le arcate. È la ragione per cui oggi vediamo l'infrastruttura e non l'edificio che serviva.
Il quarto è la riscoperta erudita: fra la fine del Settecento e il primo Ottocento i viaggiatori e gli studiosi arrivano qui con taccuini e strumenti di rilievo, e le arcate entrano nella letteratura archeologica europea sulle mura antiche del Lazio. Il quinto è recentissimo e riguarda la sopravvivenza: la crepa segnalata nel 2020 sulla pseudovolta, il progetto di parcheggio respinto dalle associazioni cittadine, le sei candidature ai Luoghi del Cuore fra il 2010 e il 2022. La storia di questo monumento, oggi, è la storia di chi prova a non farlo cadere.
Chi è passato da Arcazzi di Piscina (Anagni)
Il primo nome è quello di Marianna Candidi Dionigi. Romana, nata nel 1756, pittrice di paesaggi e archeologa per vocazione, percorse il Lazio meridionale a cavallo del 1800 e ne pubblicò nel 1809 il resoconto illustrato, i Viaggi in alcune città del Lazio che diconsi fondate dal Re Saturno. Anagni vi compare accanto ad Alatri, Ferentino, Arpino e Atina. Il suo rilievo degli Arcazzi è la prima documentazione moderna del monumento, e le sue incisioni restano una fonte per quello che allora era ancora visibile. Morì a Civita Lavinia nel 1826.
Il secondo nome è inglese: sir Richard Colt Hoare, baronetto di Stourhead, nato nel 1758 e morto nel 1838, viaggiatore, antiquario e autore di guide che formarono generazioni di britannici in Grand Tour, fra cui gli Hints to travellers in Italy del 1815 e A Classical Tour Through Italy and Sicily del 1819. La tradizione erudita anagnina lo annovera fra i viaggiatori che si occuparono di queste rovine, e il dato è coerente con il suo interesse documentato per le antichità italiane.
Poi vengono gli studiosi ottocenteschi e novecenteschi che hanno litigato su queste pietre senza mai vederle scavare: Giuseppe Marocco, che nei suoi Monumenti dello Stato Pontificio riprese la Candidi Dionigi; Terrinoni, che alla fine degli anni ottanta dell'Ottocento intuì la funzione idraulica; Ambrosi De Magistris, che nel 1889 scriveva che il sottosuolo dell'intera contrada Piscina andava esplorato con cura perché lì sorgevano le terme, invito rimasto sostanzialmente inascoltato; Rodolfo Lanciani, il topografo che censì acquedotti e fistule plumbee; e in età contemporanea Silvana Mazzolani e Giovanni Maria De Rossi, che hanno riportato gli Arcazzi dentro il dibattito scientifico sulle mura e sulle sostruzioni.
Infine, i personaggi che questa collina ha prodotto o ospitato: Fabio Valente, l'anagnino che comandò le legioni di Vitellio; i papi Gregorio IX, Alessandro IV e Bonifacio VIII, che da qui governarono la cristianità; e la delegazione francese che nel settembre del 1303 salì fin quassù per catturare un pontefice, episodio che Dante avrebbe consegnato alla memoria collettiva. Nessuno di loro, con ogni probabilità, guardò gli Arcazzi con gli occhi con cui li guardiamo noi. Passarono tutti accanto a un pezzo di ingegneria repubblicana che già allora nessuno sapeva più spiegare.

Che cosa vedere intorno agli Arcazzi di Piscina (Anagni)
La Cattedrale, la cripta di San Magno e il lapidario
Sono trecento metri in salita dagli Arcazzi e sono il motivo per cui il mondo conosce Anagni. La Cattedrale di Santa Maria fu costruita in forme romaniche fra il 1072 e il 1104 e rimaneggiata in gotico a metà Duecento; la cripta di San Magno conserva un ciclo pittorico realizzato fra il 1104 e il 1255 con scene dell'Antico e del Nuovo Testamento, uno degli insiemi medievali meglio conservati d'Italia. Nel percorso museale si vedono anche le iscrizioni romane provenienti dalle terme di Piscina, cioè i documenti scritti del monumento che avete appena visto. Orari e tariffe si controllano sul sito ufficiale della Cattedrale prima di salire, perché il museo e la cripta hanno regole di accesso proprie e chiudono durante le funzioni.
Il Palazzo di Bonifacio VIII
Si trova in strada Vittorio Emanuele 238 ed è il luogo dello schiaffo del 1303. Lo gestisce una società di servizi culturali; il biglietto intero costa 6 euro con audioguida e 9 euro con visita guidata, il ridotto 3 e 6 euro per i ragazzi fra 12 e 18 anni e per i gruppi, l'ingresso è gratuito sotto i 12 anni, per i residenti e per le persone con invalidità dal 74 per cento. Dal primo aprile al 10 agosto apre dal lunedì al sabato 9.30-13 e 15-19, la domenica e i festivi 9.30-19; dall'11 agosto al 31 ottobre dal lunedì al venerdì 9.30-13 e 15-19, il sabato, la domenica e i festivi 9.30-19; dal primo novembre al 31 marzo tutti i giorni 9.30-13 e 15-18. Ultimo ingresso quarantacinque minuti prima della chiusura.
Il Museo Archeologico Ernico
In piazza Guglielmo Marconi 2, aperto venerdì, sabato e domenica: 9.30-17.30 da novembre a marzo, 9.30-19 da aprile a ottobre. Intero 6 euro, ridotto 3 euro per gruppi da quindici persone, ragazzi fra 12 e 18 anni, scolaresche e pellegrini; ingresso gratuito per i residenti, per i bambini fino a 11 anni, per le persone con invalidità superiore al 74 per cento e per le scuole primarie di Anagni. Un biglietto cumulativo chiamato Anagni Pass unisce il museo e il Palazzo di Bonifacio VIII a 10 euro. Oltre ai materiali ernici e romani, il museo espone una raccolta paleontologica con testimonianze della megafauna pleistocenica della Valle Latina.
Fuori dalle mura, nel raggio di mezz'ora
Da Anagni si arriva in mezz'ora scarsa alle terme di Fiuggi, in poco più alle mura di Alatri e di Ferentino. Verso occidente il paesaggio cambia e si entra nella pianura pontina, con il Giardino di Ninfa e il borgo di Sermoneta, feudi caetani come Anagni stessa. Verso Roma, per chi vuole restare sul tema dell'acqua antica, ci sono i condotti dell'Aqua Virgo e, in direzione dei monti, i monasteri di Subiaco.
Come si visitano davvero gli Arcazzi di Piscina (Anagni)
Tempo necessario: dai venti ai quaranta minuti se vi limitate al monumento, senza fretta e con la calma di guardare la pseudovolta e il rilievo. Aggiungete un'ora se salite al lapidario della Cattedrale per collegare le iscrizioni, e mezza giornata piena se fate il giro completo del centro storico. Un itinerario che funziona: arrivo in tarda mattinata, Arcazzi con la luce ancora buona, salita a piedi al centro, pranzo, pomeriggio fra Palazzo di Bonifacio VIII, Cattedrale e museo archeologico.
Guide e visite: gli Arcazzi non hanno un servizio di accoglienza proprio. Le informazioni turistiche generali su Anagni si chiedono alla Pro Loco cittadina, telefono 0775 727852, oppure agli uffici del Comune in via Vittorio Emanuele 187, centralino 0775 7301. Le aperture straordinarie del monumento, quando ci sono, passano dalle giornate di volontariato culturale e vengono annunciate dai canali del Comune e delle associazioni locali.
Gli Arcazzi di Piscina (Anagni) con i bambini
Funzionano meglio di quanto sembri, a patto di raccontarli. Un bambino di otto anni davanti a una muraglia di travertino non vede niente; lo stesso bambino, se gli si chiede di contare i gradoni della falsa volta e di capire come si chiude un tetto senza usare una chiave d'arco, ci passa un quarto d'ora. Il fallo scolpito produce inevitabilmente qualche risata, e va bene così: è l'occasione per spiegare che gli antichi mettevano segni di buon augurio all'ingresso degli edifici, esattamente come le corna di corallo che qualche nonna ancora appende in cucina.
Attenzione però al terreno: è sconnesso, non ci sono parapetti, la vegetazione può nascondere buche e pietrame. Passeggini quasi impraticabili, sandali sconsigliati. In estate manca l'ombra utile nelle ore centrali e non ci sono servizi né fontanelle sul posto: acqua e cappello si portano da casa. Il museo archeologico in centro, con la sua sezione paleontologica e le ossa della megafauna, è il complemento naturale per una famiglia.
Accessibilità, sicurezza e stato di conservazione
Il monumento non è attrezzato per la visita: nessun percorso pavimentato, nessuna rampa, nessuna segnaletica interpretativa in loco degna di questo nome. Chi ha problemi di deambulazione può comunque vedere le arcate dall'area soprastante e dalla strada, senza affrontare il terreno sconnesso ai piedi dei pilastri: il colpo d'occhio dall'alto rende meno bene, ma esiste. Il centro storico di Anagni, dal canto suo, è fatto di salite e pavimentazioni antiche, e va messo in conto.
Sul fronte conservativo la situazione richiede prudenza. Una lesione profonda sulla pseudovolta è stata documentata e segnalata nel 2020, e i richiami pubblici al degrado dell'area si sono ripetuti fino al dicembre 2024 senza che risulti avviato un cantiere di restauro. Tenetevi a distanza dalla verticale delle arcate, non toccate i blocchi in aggetto, non salite sulle strutture. Sono raccomandazioni banali che qui hanno un motivo concreto.
Quando andare agli Arcazzi di Piscina (Anagni)
La stagione ideale va da ottobre a maggio, con il picco fra novembre e marzo, quando la vegetazione è bassa e la muratura si legge per intero. L'ora giusta è la mattina, perché il fronte guarda a nord e nel pomeriggio inoltrato piomba nell'ombra. In estate il monumento resta accessibile ma il verde alto lo nasconde in parte e le zanzare del vallone sono un fattore reale.
Il giorno della settimana conta soprattutto per il resto della giornata: il Museo Archeologico Ernico apre solo venerdì, sabato e domenica, quindi se volete unire Arcazzi, museo e Palazzo di Bonifacio VIII conviene puntare su un fine settimana. Il lunedì Anagni è sonnolenta e diversi locali chiudono. Ad agosto, con quaranta gradi nella valle del Sacco, la salita di ritorno dal vallone al centro storico è una punizione: se proprio ci andate, partite alle otto e mezza.
Domande veloci su Arcazzi di Piscina (Anagni)
Gli Arcazzi di Piscina (Anagni) si possono visitare?
Sì. Sono un monumento all'aperto, visibile liberamente dalla strada pubblica e dall'area verde adiacente, senza biglietto e senza necessità di prenotazione.
Quanto costa il biglietto per gli Arcazzi di Piscina (Anagni)?
Non esiste un biglietto: l'osservazione del monumento è gratuita. Si pagano invece gli altri siti di Anagni, come il Palazzo di Bonifacio VIII e il Museo Archeologico Ernico.
Che orari hanno gli Arcazzi di Piscina (Anagni)?
Non hanno orario di apertura, perché non sono un'area recintata con custodia. Il consiglio pratico è visitarli con la luce del giorno, preferibilmente al mattino.
Dove si trovano esattamente gli Arcazzi di Piscina (Anagni)?
Sul versante settentrionale della collina di Anagni, in contrada Piscina, con indirizzo di riferimento via delle Fontane 21; la stessa area si raggiunge anche da via Piscina, lungo il giardino comunale.
Quanto tempo serve per vedere gli Arcazzi di Piscina (Anagni)?
Da venti a quaranta minuti per il monumento. Con la salita al centro storico e il lapidario della Cattedrale si arriva comodamente a due ore.
Di che epoca sono gli Arcazzi di Piscina (Anagni)?
La datazione prevalente li colloca fra la fine del terzo e gli inizi del secondo secolo avanti Cristo, con interventi successivi. Uno studio locale recente propone invece il quarto secolo avanti Cristo.
A che cosa servivano gli Arcazzi?
Le ipotesi sono tre: ponte per un acquedotto diretto alle terme, sostruzione per contenere la spinta della collina, opera difensiva delle mura romane. Molti studiosi ritengono che le funzioni coesistessero.
Perché si chiamano Arcazzi di Piscina?
Arcazzi è la forma popolare per archi grandi. Piscina è il nome della contrada e conserva la memoria dell'impianto termale romano che sorgeva alle spalle della struttura.
C'è davvero un fallo scolpito sugli Arcazzi di Piscina (Anagni)?
Sì, alla base del pilastro centrale. È un simbolo apotropaico di buon augurio, dello stesso tipo dei tre falli scolpiti sopra la porta minore dell'acropoli di Alatri.
Sono adatti ai bambini?
Sì, con sorveglianza. Il terreno è sconnesso, mancano parapetti e percorsi attrezzati, quindi scarpe chiuse e attenzione costante.
Sono accessibili in sedia a rotelle?
L'area ai piedi delle arcate non è accessibile. Una vista d'insieme si ottiene dall'area soprastante e dalla strada, su fondo comunque irregolare.
Si possono fare foto agli Arcazzi di Piscina (Anagni)?
Sì, liberamente. L'uso del drone è da escludere: siamo in un centro abitato e sopra un'area archeologica vincolata.
C'è un parcheggio vicino agli Arcazzi di Piscina (Anagni)?
La sosta nella zona di Piscina è disordinata e oggetto da anni di discussione urbanistica. Conviene lasciare l'auto nel centro storico e scendere a piedi.
Come si arriva ad Anagni da Roma?
In auto con l'A1 fino all'uscita Anagni-Fiuggi, poi SS 155 Anticolana e strade cittadine, per circa sei chilometri complessivi. In treno fino alla stazione di Anagni-Fiuggi sulla linea Roma-Cassino, poi autobus urbano per gli otto chilometri che separano la stazione dal centro.
Quanto dista la stazione dal centro di Anagni?
Otto chilometri. Il collegamento è garantito da un servizio di autobus comunale; dallo stesso piazzale partono corse regionali per Colleferro, Fiuggi, Gavignano e Acuto.
Serve una guida per capire gli Arcazzi di Piscina (Anagni)?
Non è obbligatoria, ma aiuta molto: senza qualcuno che spieghi la falsa volta a blocchi aggettanti e il rapporto con le terme, il monumento rischia di sembrare un semplice muraglione.
Ci sono visite guidate agli Arcazzi di Piscina (Anagni)?
Non con regolarità. Aperture e accompagnamenti avvengono in occasione di giornate del volontariato culturale e di iniziative locali; per informazioni ci si rivolge alla Pro Loco di Anagni al numero 0775 727852.
Dove sono le iscrizioni delle terme di Piscina?
Nel lapidario della Cattedrale di Anagni, all'interno del percorso museale. Ricordano i restauri agli edifici termali promossi da Tito Flavio Vitale e da Evodio e Marcia Aurelia Cetonia.
Il monumento è in sicurezza?
Una lesione profonda sulla pseudovolta è stata segnalata nel 2020 e il degrado dell'area è stato denunciato pubblicamente fino a dicembre 2024. Meglio osservare da distanza ragionevole e non avvicinarsi alla verticale delle arcate.
Che rapporto c'è fra gli Arcazzi e le mura di Anagni?
Gli Arcazzi appartengono al circuito fortificato romano in opera quadrata. Altri tratti della stessa cinta si vedono lungo via Suburbana Sud e via Dante, dove sorge la cinquecentesca porta Santa Maria.
Che differenza c'è fra le mura di Anagni e quelle di Alatri?
Ad Alatri l'acropoli è cinta da mura in opera poligonale con megaliti irregolari incastrati a secco; ad Anagni gli Arcazzi mostrano invece l'opera quadrata, con blocchi squadrati e arcate, tecnica più tarda e più ingegneristica.
Vale la pena andare ad Anagni solo per gli Arcazzi di Piscina (Anagni)?
Da soli no, sinceramente. Inseriti in una giornata che comprenda la Cattedrale, la cripta di San Magno, il Palazzo di Bonifacio VIII e il museo archeologico, diventano il pezzo che tiene insieme tutto il resto.
Qual è il periodo migliore per visitarli?
Da ottobre a maggio, con luce del mattino. In piena estate la vegetazione copre parte della muratura e il vallone è caldo e umido.
Ci sono bagni o punti di ristoro sul posto?
No. Bar, ristoranti e servizi si trovano nel centro storico, a pochi minuti di salita.
Un'ultima cosa, da chi accompagna gruppi in Ciociaria da anni. Gli Arcazzi non sono un monumento facile: non hanno biglietteria, cartelli decenti, illuminazione, un sentiero. Hanno sedici metri di travertino repubblicano messo in opera senza malta, una falsa volta che i costruttori sapevano tirare su quando l'arco era ancora una novità, e un simbolo di buon augurio inciso alla base di un pilastro duemiladuecento anni fa. Se vi interessa vedere l'ingegneria antica dove nessuno l'ha ripulita per voi, questo è uno dei posti giusti del Lazio. Andateci in una mattina di febbraio, con le scarpe buone, e fermatevi il tempo necessario a capire come tengono su quei blocchi. Poi salite in città e guardate la cripta di San Magno con la consapevolezza che sotto quel Medioevo c'è un acquedotto.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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