Sotto una buona stella alla Casina delle Civette — dal 27 marzo al 29 novembre 2026
Sotto una buona stella. L'emblema della Repubblica Italiana nelle carte di Paolo Paschetto è la mostra ospitata dalla Casina delle Civette, nei Musei di Villa Torlonia, in via Nomentana 70, 00161 Roma. Si è aperta il 27 marzo 2026 e, dopo la proroga indicata dal sito ufficiale dei musei, resta visitabile fino al 29 novembre 2026. Gli orari ufficiali sono dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 18.00; la mostra è chiusa il lunedì e il 1° maggio, mentre l'elenco generale dei musei indica come giorni di chiusura anche il 25 dicembre e riduce l'orario al 24 e al 31 dicembre. La mostra è compresa nel biglietto della Casina delle Civette: intero 10,50 euro, ridotto 7 euro, con un supplemento di 1 euro per l'acquisto anticipato online o tramite call center; l'ingresso è gratuito per i residenti a Roma e nella Città metropolitana (con documento d'identità) e per i possessori di MIC card. I biglietti si acquistano sul sito dei Musei di Villa Torlonia, che rimanda alla biglietteria online dei Musei in Comune, oppure al numero 060608. Per arrivare conviene costruire il percorso con il calcolatore di ATAC, indicando come destinazione Villa Torlonia, via Nomentana 70.

Sotto una buona stella in breve
La mostra racconta come nacque il simbolo che oggi compare accanto al nome della Repubblica: una stella, una ruota dentata, un ramo d'ulivo e un ramo di quercia. Lo fa attraverso le carte di chi lo disegnò, il pittore e decoratore valdese Paolo Paschetto, e attraverso quelle dei concorrenti che non vinsero. Non è una mostra di grandi dimensioni, ma di documenti, bozzetti, copie anastatiche e ritagli di giornale, e proprio la scala ridotta ne è il pregio: si guarda da vicino il lavoro di un artista alle prese con una committenza pubblica, con i suoi ripensamenti e con le sue correzioni.
Una ricorrenza che dà il tempo
Il progetto celebra l'ottantesimo anniversario dell'elezione dell'Assemblea Costituente, il periodo 1946-2026. Il disegno dell'emblema viene così collocato nel biennio 1946-1948, quello del concorso e dell'approvazione, e letto come una tappa del lavoro dell'Assemblea.
Che cosa si vede
Il sito ufficiale elenca documenti originali provenienti dall'Archivio Paschetto della Tavola valdese, copie anastatiche conservate presso l'Archivio di Stato di Torino, ritagli di stampa dell'epoca, materiale illustrativo più recente e approfondimenti multimediali. A chiudere il percorso c'è un video con un'intervista allo storico Daniele Jalla, consultabile anche online.
Dove si trova dentro la Casina
Le cronache della mostra collocano l'allestimento nella dipendenza della Casina delle Civette, la parte che nel percorso ufficiale del museo segue il passaggio sopraelevato. Chi entra per vedere la mostra attraversa dunque anche le sale della Casina, con le sue celebri vetrate, e la visita assume un doppio registro: prima l'artista decoratore, poi l'artista civile.
Chi era Paolo Paschetto
Il sito della mostra ricorda che Paschetto nacque a Torre Pellice nel 1885 e morì nel 1963, e lo descrive come un artista poliedrico, uno dei più rappresentativi del patrimonio culturale della Casina. Wikipedia in italiano precisa la data di nascita, il 12 febbraio 1885, e quella di morte, il 9 marzo 1963, a Torre Pellice; la pagina della Chiesa valdese di Roma indica invece come luogo della morte Torino. Le fonti non concordano su questo punto, e il testo si limita ad annotarlo.
Una formazione tra Torre Pellice e Roma
Era il terzo figlio di Enrico, pastore valdese, e di Luigia Oggioni. Il padre si trasferì a Roma nel 1889 per insegnare ebraico ed esegesi biblica nelle facoltà teologiche metodista e poi battista. Paolo frequentò il liceo classico Terenzio Mamiani e poi l'Istituto di Belle Arti di via di Ripetta, seguì i corsi di Giuseppe Cellini e lavorò con Adolfo De Carolis. Dal 1914 al 1949 tenne la cattedra di Ornato presso l'Istituto di Belle Arti di Roma.
Un artista della grafica applicata
Il suo campo fu soprattutto la grafica e la decorazione. Lavorò come illustratore per riviste evangeliche, tra cui «Bilychnis», diretta dal fratello Lodovico, e per «Conscientia», realizzò xilografie, ex libris, copertine di guide regionali, bozzetti per banconote e francobolli. Nel 1907, con Umberto Vico, vinse il concorso per la banconota da cinque lire. Per il francobollo disegnò, tra le altre, le emissioni del 1929 con Italia turrita, Lupa romana e Vittorio Emanuele III e la serie «Libertà e rinascita». La stessa mano che disegnava francobolli si ritrova, quindi, nel simbolo della Repubblica.
Il lavoro per le chiese di Roma
Dal 1912 Paschetto lavorò al tempio valdese di piazza Cavour, la sua commessa più importante: disegnò il cartone per il mosaico della lunetta d'ingresso, il tondo della facciata, la decorazione murale dell'interno e i cartoni delle vetrate, eseguite da Cesare Picchiarini. Sulla data delle vetrate le fonti divergono: Wikipedia colloca l'incarico a partire dal 1912, la pagina della Chiesa valdese di Roma introduce le finestre con la data 1924. Realizzò anche le vetrate e il rosone della chiesa battista di via del Teatro Valle. Sono opere che la mostra richiama con una mappa della città, pensata per andarle a cercare.
Il concorso per l'emblema, dal 1946 al 1948
La storia dell'emblema è meno lineare di quanto il simbolo, ormai familiare, lasci immaginare. Passò per due concorsi pubblici, per un primo esito che non convinse e per una serie di correzioni imposte anche dopo la scelta del disegno definitivo.
Il decreto del 19 giugno 1946
Il 19 giugno 1946 un decreto legislativo affidò all'Assemblea Costituente il compito di approvare il nuovo emblema dello Stato. Il 27 ottobre dello stesso anno un decreto firmato da De Gasperi nominò una commissione presieduta da Ivanoe Bonomi, incaricata di studiare il simbolo e di bandire concorsi fra artisti e tecnici.
I criteri della commissione
Secondo l'Archivio Centrale dello Stato, il 5 novembre 1946 la commissione stabilì che l'emblema dovesse essere semplice, adatto a fungere da sigillo, filigrana e stemma dello Stato, che comprendesse la «stella d'Italia» e che escludesse personificazioni allegoriche. I bozzetti in bianco e nero andavano consegnati entro il 25 novembre; ai cinque migliori spettavano 10.000 lire ciascuno. Il sito della mostra riassume i criteri in due parole, semplicità e intelligibilità.
341 candidati e cinque finalisti
Si presentarono 341 candidati con 637 bozzetti. La commissione ne selezionò 25 e poi cinque finalisti: Lalia, Luperini, Morbiducci, Paschetto e Retrosi, cioè gli stessi nomi che il percorso della mostra mette accanto ai disegni di Paschetto. Ai finalisti fu chiesto di elaborare nuovi disegni con una cinta muraria turrita con porta aperta, il mare alla base, una stella a cinque punte raggiante in alto, la flora italiana lungo il bordo e le parole «Unità» e «Libertà».
Il primo disegno e il secondo concorso
Il 13 gennaio 1947 la commissione scelse uno dei tre bozzetti di Paschetto, che venne poi progressivamente modificato; il 3 febbraio 1947 il pittore presentò la versione finale, approvata. I disegni dei finalisti furono esposti all'Associazione Artistica Internazionale di via Margutta, ma né la stampa né la Presidenza del Consiglio trovarono convincente il risultato, e si bandì un secondo concorso: 197 bozzetti di 96 artisti, dodici dei quali selezionati. Il 31 gennaio 1948 l'Assemblea Costituente approvò un nuovo disegno in bianco e nero di Paschetto, che aveva dunque vinto due volte.
Le correzioni di colore e il decreto del 5 maggio
Il 24 marzo 1948 Paschetto presentò all'ufficio di presidenza dell'Assemblea quattro versioni a colori. Fu scelta quella definitiva, con due modifiche: il nastro diventò rosso bandiera e l'iscrizione «Repubblica Italiana» fu composta in lettere bianche. Il 5 maggio 1948 il Presidente Enrico De Nicola firmò il decreto legislativo n. 535, che adottò formalmente l'emblema. Il Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica, ricostruisce lo stesso percorso sulla propria pagina dedicata al simbolo e parla di ventiquattro mesi, due concorsi pubblici e circa ottocento bozzetti inviati da circa cinquecento cittadini.
Gli elementi dell'emblema
Il simbolo ha tre componenti: una stella, una ruota dentata d'acciaio e due rami, di ulivo e di quercia. Le spiegazioni dei significati sono quelle date dal Quirinale e riprese dal sito della mostra.
La stella
È uno degli oggetti più antichi del patrimonio iconografico italiano ed è associata alla personificazione dell'Italia. Il Quirinale la collega all'iconografia risorgimentale e allo stemma del Regno d'Italia. È l'elemento che la commissione del novembre 1946 volle fin dall'inizio.
La ruota dentata
Rappresenta il lavoro e rimanda al primo articolo della Costituzione, secondo cui l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Fra gli elementi dell'emblema è quello che parla più direttamente al testo costituzionale.
Il ramo d'ulivo
Simboleggia la pace, sia come concordia interna sia come fratellanza internazionale. Alessandra Trotta, moderatora della Tavola valdese, lo ha indicato all'inaugurazione come un richiamo alla pace, tanto più attuale oggi.
Il ramo di quercia
Esprime la forza e la dignità del popolo italiano. Ulivo e quercia sono anche specie tipiche del patrimonio arboreo italiano, e per questo la scelta unisce al valore simbolico un riferimento al paesaggio.
Il percorso della mostra
Il sito ufficiale descrive quattro sezioni. La disposizione segue un filo cronologico e tematico: dalla campagna per il voto alla scelta del simbolo, dalle immagini minute dei francobolli alla città.
Gli Italiani al voto
La prima sezione presenta i bozzetti di cartoline per il voto. Il materiale mostra che il lavoro grafico di Paschetto, in quei mesi, riguardava anche la chiamata al voto e non soltanto lo stemma.
Concorsi per l'Emblema
La sezione raccoglie i disegni di Paschetto e quelli degli altri finalisti, fino al disegno vincitore, commentato dalla rassegna stampa dell'epoca. È la parte che permette di confrontare le soluzioni: la stessa richiesta, la stessa stella, risolte in modi diversi da cinque autori.
Francobolli
Comprende bozzetti per i francobolli celebrativi dell'Italia democratica e per la rivista «Italia Filatelica», insieme agli strumenti di lavoro dell'artista: colori, compasso, squadrette e materiali per le incisioni. Dopo i documenti ufficiali, gli oggetti di bottega restituiscono il lato artigianale di un disegno che sarebbe poi diventato un'insegna di Stato.
Opere a Roma
L'ultima sezione propone una mappa di Roma con i luoghi in cui si possono vedere le opere realizzate da Paschetto nella capitale. È un invito a proseguire la visita fuori dalle sale, tra templi, chiese e sedi pubbliche, sulle tracce di un artista che in città lavorò a lungo.
Le opere in galleria
Il sito ufficiale presenta alcune opere con schede tecniche. Sono tutte carte di piccolo formato, conservate nell'Archivio Paschetto della Tavola valdese, tranne il disegno definitivo dell'emblema, che è una riproduzione.
Emblema della Repubblica Italiana, 1948
È il disegno definitivo a colori, approvato dall'Assemblea Costituente. Il museo precisa che si tratta di una riproduzione conservata presso l'Archivio di Stato di Torino, tratta dall'originale dell'Archivio Centrale dello Stato e riprodotta su concessione del Ministero della Cultura.
Costituente, 1946
Matita e tempera su carta, 186 x 125 millimetri, segnatura AP.GP.60.1. È un disegno preparatorio con una torcia, un libro alato e il cartiglio «COSTITUENTE». L'immaginario è quello della luce e della parola scritta, prima che si arrivasse alla sobrietà dell'emblema.
Italia filatelica, 1945
Inchiostro e acquerello su carta, 195 x 160 millimetri, segnatura AP.F.1. Il disegno, destinato alla rivista, mostra un petaso alato che porta una busta: un'allusione al messaggero mitologico, adattata alla posta.
Libertà in marcia, 1945
China, tempera e matita su carta, 260 x 210 millimetri, segnatura AP.F.12. È il bozzetto per un francobollo della Serie Democratica. Il titolo e la data sono i dati che il museo pubblica; l'immagine si scopre sul posto.
Italiani alle urne!, 1946
Matita, tempera, acquerello e china su carta, 112 x 163 millimetri, segnatura AP.GP.22. È un disegno preparatorio per la chiamata al voto per l'Assemblea Costituente. Con questa carta la mostra si collega alla prima sezione, quella dedicata agli Italiani al voto.
Chi ha ideato e organizzato la mostra
La rassegna è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. È ideata dall'Ufficio Archivio Storico e Beni culturali della Tavola valdese, realizzata in collaborazione con il Museo della Casina delle Civette, con organizzazione e servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
I curatori
I curatori indicati sono Sara Rivoira, Federica Tammarazio e Gaia Dammacco. Il materiale di partenza è l'archivio dell'artista, affidato alla Tavola valdese: una scelta che spiega il taglio documentario della mostra.
Le parole della Tavola valdese
All'inaugurazione la moderatora Alessandra Trotta ha definito la mostra, secondo il notiziario evangelico Nev, un piccolo ma prezioso percorso che mette in luce la creatività e l'impegno civile di Paschetto. Ha collegato il suo lavoro alla partecipazione dei protestanti italiani alla ricostruzione del dopoguerra, nel segno della democrazia pluralista, della libertà, dell'uguaglianza e della solidarietà.
Il luogo: la Casina delle Civette
La sede merita una lettura a parte, perché la mostra non nasce in una sala qualsiasi. Il sito ufficiale racconta che la Casina fu la dimora del principe Giovanni Torlonia junior fino al 1938, anno della morte, e che è il risultato di trasformazioni e aggiunte apportate alla ottocentesca Capanna Svizzera, posta ai bordi del parco e nascosta da una collinetta artificiale, in origine un luogo di evasione rispetto all'ufficialità della residenza principale.
La Capanna Svizzera di Jappelli
Fu ideata nel 1840 da Giuseppe Jappelli su commissione del principe Alessandro Torlonia. Si presentava come un manufatto rustico, con paramenti esterni a bugne di tufo e interno dipinto a tempera in imitazione di rocce e tavolati di legno.
Le trasformazioni del Novecento
Dal 1908 Giovanni Torlonia junior fece trasformare la capanna in una residenza raffinata dall'architetto Enrico Gennari; dal 1917 Vincenzo Fasolo aggiunse strutture sul fronte sud. Il motivo delle civette risale a un disegno del 1914 e la denominazione Casina delle Civette compare nei documenti dal 1916.
Un museo dedicato alla vetrata
Il museo è dedicato alla vetrata artistica: secondo l'articolo di Arttrip, la raccolta comprende 54 vetrate originali tornate nei loro luoghi, 18 vetrate acquisite ed esposte su supporti autonomi e 105 disegni e cartoni preparatori. Tutte le vetrate uscirono dalla bottega di Cesare Picchiarini, che tagliava, dipingeva e assemblava il vetro; ogni opera ebbe quindi due autori, l'artista che la disegnò e la bottega che la realizzò.
Paschetto dentro la Casina
La scelta della sede ha una ragione precisa: Paschetto è fra gli artisti che il sito ufficiale elenca per la Casina insieme a Umberto Bottazzi, Duilio Cambellotti, Giulio Cesare Giuliani e Cesare Picchiarini.
Le rose del 1920
Nel 1920 Paschetto disegnò la vetrata del Balcone delle Rose, con rose, nastri e farfalle. Per la Stanza dei Trifogli realizzò inoltre «Ali e fiamme». Sono le due opere da cercare nel percorso ufficiale delle sale, che comprende, tra le altre, la Stanza dei trifogli e il Balcone delle rose.
Trent'anni prima dell'emblema
Le vetrate sono del 1920, l'emblema del 1948. La distanza, circa un trentennio, è l'argomento dell'allestimento: lo stesso artista che disegnava rose e farfalle per il principe Torlonia fu poi chiamato a dare forma al segno della Repubblica. La mostra non pretende di cucire i due momenti; li lascia a pochi passi uno dall'altro.
Informazioni pratiche su Sotto una buona stella
Quanto segue riguarda solo dati pubblicati dalle pagine ufficiali dei Musei di Villa Torlonia e dei Musei in Comune.
Date e orari
La mostra va dal 27 marzo al 29 novembre 2026. Il sito indica l'apertura dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00 e l'ultimo ingresso alle 18.00. La pagina invita a consultare la sezione Avvisi prima di programmare la visita.
Biglietti e gratuità
Il biglietto della Casina delle Civette costa 10,50 euro intero e 7 euro ridotto e include la mostra. Il pagamento anticipato online o tramite call center comporta un euro in più e non è rimborsabile né modificabile. L'ingresso è gratuito per i residenti a Roma e nella Città metropolitana, mostrando il documento alla cassa, e per i possessori di MIC card, che possono ritirare il titolo gratuito allo 060608 o in biglietteria.
Biglietteria e accessi
La biglietteria unica dei Musei di Villa Torlonia si trova presso il Casino Nobile. L'ingresso alla villa non è consentito alle biciclette. Il call center risponde al 060608, tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00.
Come arrivare
La pagina ufficiale dedicata all'arrivo contiene soltanto una mappa. Per i collegamenti pubblici, il consiglio è affidarsi al calcolatore percorsi di ATAC.
Una curiosità sulla Casina delle Civette
Secondo OpenStreetMap, il museo si affaccia su un viale che porta il nome dell'artista: viale Paolo Antonio Paschetto. È una coincidenza che pochi notano, perché nessun cartello della mostra la sottolinea, e che rende la visita ancora più coerente: si entra a vedere le carte di Paschetto camminando su una strada che lo ricorda.
Le civette del 1914
Il nome della Casina viene dalle civette che Duilio Cambellotti disegnò per una vetrata del 1914, collocata nella Stanza delle Civette. Un secondo vetro con lo stesso soggetto è del 1918, nella stessa stanza. Per un edificio nato come capanna rustica, il passaggio al nome di un'immagine decorativa è un piccolo capitolo di storia del gusto.
Un chiodo e un'edera
Nella Stanza del chiodo si conserva un grande chiodo avvolto da tralci di vite e grappoli, opera di Cambellotti del 1914-1915. Un'altra vetrata, con edera e nastri, sempre di Cambellotti (1918), si trova nel Salottino dei satiri. Sono dettagli che incuriosiscono prima ancora di entrare nella mostra.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Casina delle Civette
La mostra non ha un biglietto proprio. È inclusa nel titolo d'ingresso della Casina delle Civette, e questo significa che non c'è nulla da cercare a parte: basta presentarsi con il biglietto giusto. Un secondo dettaglio pratico riguarda la cassa: la biglietteria unica dei Musei di Villa Torlonia è presso il Casino Nobile, non alla Casina, e chi arriva senza biglietto deve fare tappa lì.
Il passaggio sopraelevato
Il percorso ufficiale della Casina comprende un passaggio sopraelevato e una dipendenza, collocati dopo il corridoio. È lì, nella dipendenza, che i resoconti della mostra collocano l'allestimento. Chi si limita alle sale più note rischia di non accorgersene.
Il dato che non c'è
Il regolamento sulla fotografia nelle sale e il costo dell'audioguida abbinata alla mostra non sono pubblicati sulla pagina della rassegna. Il sito ufficiale indica soltanto un'audioguida da 4 euro per la collezione permanente, acquistabile alla biglietteria.
Il consiglio che ti do per visitare la Casina delle Civette
Il mio consiglio è di guardare la mostra con le vetrate ancora negli occhi, oppure di vedere prima la mostra e poi andare a cercare le vetrate di Paschetto. In entrambi i casi il confronto funziona: nelle sale della Casina si vede l'artista che decora, nella dipendenza si vede l'artista che disegna per lo Stato.
Prima di partire
Controlla la pagina Avvisi del sito dei Musei di Villa Torlonia, prepara il biglietto online se vuoi evitare la fila e ricordati che il pagamento anticipato non è rimborsabile. Se risiedi a Roma o nella Città metropolitana, porta il documento d'identità. L'ultimo ingresso è alle 18.00, e conviene arrivare con un buon margine.
Come usare la mappa finale
L'ultima sezione indica i luoghi di Roma dove si trovano opere di Paschetto. Il consiglio è di fotografare o annotare quella mappa se il regolamento lo permette (il dato non è pubblicato) e di decidere subito una meta: il tempio valdese di piazza Cavour è la commessa più importante dell'artista nella capitale.
Il resto della villa
Con lo stesso biglietto non si entra al Casino Nobile, che ha un titolo proprio. Chi vuole completare la giornata trova nel parco il Casino Nobile, che ospita la mostra su Elisa Montessori, e può poi cercare gli obelischi di Villa Torlonia, eretti nel 1842.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti riconoscono l'emblema, ma pochi sanno che il primo concorso non chiedeva niente di simile. Ai finalisti del 1946 fu chiesto un disegno con una cinta turrita, il mare e le parole «Unità» e «Libertà»: nessuno di questi elementi è sopravvissuto. Il simbolo che usiamo è il risultato di un secondo tentativo, voluto perché il primo non convinse né la stampa né la Presidenza del Consiglio.
Il disegno vincitore non fu il primo
Paschetto vinse due volte, e la seconda vittoria fu quella che contò. Il sito ufficiale lo dice senza giri di parole: la prima versione non convinse e si andò a un secondo concorso. È una storia di correzioni, non di ispirazione improvvisa.
Un colore deciso all'ultimo
Il rosso del nastro e il bianco delle lettere furono richiesti il 24 marzo 1948, a disegno già approvato in bianco e nero. Sono modifiche piccole, ma sono quelle che danno al simbolo il suo aspetto ufficiale.
La foto giusta da fare alla Casina delle Civette
Le regole sulla fotografia nelle sale non sono pubblicate nelle pagine consultate: il dato non è pubblicato. Prima di scattare, quindi, conviene chiedere al personale. Fuori dalle sale, invece, la scelta è libera.
L'esterno dalla collinetta
Il sito racconta che la capanna era nascosta da una collinetta artificiale ai margini del parco. Una fotografia dell'edificio con il verde attorno restituisce meglio di ogni testo l'idea originaria di rifugio appartato.
I dettagli di Paschetto
Se le sale lo consentono, la foto giusta è il dettaglio delle rose del 1920 sul Balcone delle Rose, da confrontare con il disegno dell'emblema visto nella dipendenza. Due immagini a poca distanza dicono più di una didascalia sulla maniera di Paschetto.
Il colore dell'emblema
Il disegno definitivo a colori, con il nastro rosso e le lettere bianche, è la foto che riassume la mostra. Si tratta di una riproduzione, come precisa il museo, ma l'effetto di insieme è quello che resta in memoria.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La Casina fa parte di Villa Torlonia, e la storia della villa è la cornice di quasi tutto ciò che accadde qui.
Dalla Vigna Colonna ai Torlonia
Nel 1797 il banchiere Giovanni Raimondo Torlonia acquistò la Vigna Colonna. Dal 1806 Giuseppe Valadier ne ridisegnò il parco con viali simmetrici; nel 1832 Alessandro Torlonia succedette al padre e affidò i lavori a Giovan Battista Caretti, mentre Jappelli ideò la parte meridionale e la Capanna Svizzera. Nel 1842 furono eretti i due obelischi di granito rosa, dedicati ai genitori di Alessandro.
Il Novecento: Mussolini, la guerra, il restauro
Dal 1925 al 1943 la villa fu la residenza di Benito Mussolini, a un canone simbolico di una lira all'anno. La Casina, invece, restò legata al principe Giovanni Torlonia junior: l'edificio che ospita la mostra non fu la residenza di Mussolini, che abitò nel Casino Nobile. Sulla morte del principe le fonti non concordano: il sito ufficiale dei musei indica il 1938, Wikipedia in italiano il 1939. Dal 1944 al 1947 la villa fu sede dei comandi anglo-americani, e ne uscì danneggiata.
Dal Comune al museo
Le fonti non concordano nemmeno sul passaggio al Comune di Roma: Wikipedia in italiano parla dell'acquisizione nel 1977 e dell'apertura del parco al pubblico nel 1978; l'articolo di Arttrip colloca l'acquisto nel 1978. Nel 1991 un incendio, dopo furti e atti vandalici, ridusse la Casina quasi in rovina; il restauro durò dal 1992 al 1997 e la Casina fu il primo edificio riaperto al pubblico. Nel 2013 riaprì il Teatro Torlonia.
Gli anni dell'emblema e i ritorni di Paschetto
Nel 1948, anno dell'emblema, la villa era appena uscita dall'occupazione alleata. Nel 2014 il Casino dei Principi ospitò una mostra su Paschetto, dal 26 febbraio al 28 settembre, come ricorda la pagina della Chiesa valdese di Roma: la presenza dell'artista a Villa Torlonia non è una novità del 2026.
Nel parco si trovano anche le catacombe ebraiche di Villa Torlonia, scoperte nel 1919, e il complesso storico descritto nella scheda su Villa Torlonia.
Chi è passato dalla Casina delle Civette
Il registro delle presenze è lungo e comprende nomi dell'architettura, dell'arte e della politica.
I Torlonia e i loro architetti
Alessandro Torlonia commissionò la Capanna a Jappelli; Giovanni Torlonia junior, che visse nella Casina, affidò la trasformazione a Enrico Gennari e a Vincenzo Fasolo. Il banchiere Giovanni Raimondo Torlonia aveva acquistato il terreno, e Valadier ne fu il primo progettista del parco.
Gli artisti del vetro
Per le vetrate lavorarono Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi, Giulio Cesare Giuliani e Paolo Paschetto; la bottega di Cesare Picchiarini le realizzò tutte. Bottazzi firma «I pavoni» del 1912, la più antica vetrata d'autore citata da Arttrip; Grassi «L'idolo» del 1918, nella camera da letto del principe.
I protagonisti della storia dell'emblema
Nella mostra compaiono, come autori o come figure del racconto, Ivanoe Bonomi, presidente della commissione, Alcide De Gasperi, che la nominò, Enrico De Nicola, che firmò il decreto, e i finalisti Lalia, Luperini, Morbiducci e Retrosi. La mostra ospita inoltre l'intervista allo storico Daniele Jalla.
Ospiti involontari
Le truppe anglo-americane occuparono la villa dal 1944 al 1947, e la famiglia di Mussolini, secondo Wikipedia in italiano, lasciò la villa dopo il 25 luglio 1943. Sono presenze che la Casina condivide con il resto del parco.
Domande frequenti su Sotto una buona stella
Fino a quando si può vedere la mostra?
Fino al 29 novembre 2026. Era stata inaugurata il 27 marzo con chiusura prevista al 27 settembre, poi il sito ufficiale dei Musei di Villa Torlonia ha indicato la proroga. Prima di programmare la visita conviene consultare la pagina Avvisi, dove il museo pubblica le variazioni.
Quali sono gli orari?
Dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso alle 18.00. La mostra è chiusa il lunedì e il 1° maggio. Per il 24 e il 31 dicembre il museo indica orari ridotti, ma la rassegna termina prima di queste date.
Quanto costa il biglietto?
La mostra è inclusa nel biglietto della Casina delle Civette: 10,50 euro intero e 7 euro ridotto. L'acquisto online o tramite call center comporta un euro di supplemento e non è rimborsabile né modificabile. Per i residenti a Roma e nella Città metropolitana e per i possessori di MIC card l'ingresso è gratuito.
Dove si compra il biglietto?
Sul sito dei Musei di Villa Torlonia, che rimanda alla biglietteria online dei Musei in Comune, oppure telefonando al 060608, tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00. Chi ha diritto alla gratuità può ritirare il titolo gratuito allo stesso numero o in biglietteria. La biglietteria unica si trova presso il Casino Nobile.
Chi è Paolo Paschetto?
Pittore, decoratore, incisore e illustratore valdese nato a Torre Pellice nel 1885 e morto nel 1963. Vinse due volte il concorso per l'emblema della Repubblica e lavorò anche a francobolli, al concorso per la banconota da cinque lire, al tempio valdese di piazza Cavour e alcune vetrate della Casina delle Civette.
Quando fu adottato l'emblema?
L'Assemblea Costituente approvò il disegno in bianco e nero il 31 gennaio 1948. Dopo la scelta della versione a colori, il Presidente Enrico De Nicola firmò il 5 maggio 1948 il decreto legislativo n. 535, che adottò formalmente l'emblema. Da allora gli elementi costitutivi sono rimasti gli stessi.
Che cosa significano gli elementi dell'emblema?
La stella è il simbolo antico dell'Italia, la ruota dentata il lavoro su cui, secondo il primo articolo, si fonda la Repubblica. Il ramo d'ulivo indica la pace, quello di quercia la forza e la dignità del popolo. Le fonti sono il Quirinale e il sito della mostra.
Il consiglio finale su Sotto una buona stella
Se hai pochi minuti, vai direttamente alla sezione dei concorsi: è lì che si capisce quanto sia costata, in fatica e in correzioni, la semplicità del simbolo. Se ne hai di più, passa dalle sale della Casina, cerca le rose di Paschetto e poi lascia che la mappa finale ti indichi dove proseguire in città. La mostra dura fino al 29 novembre 2026, e l'ottantesimo anniversario della Costituente è un buon pretesto per guardare con occhi nuovi un disegno che hai sotto gli occhi ogni giorno.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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