Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane, if we could just talk in person, a Basement Roma — dal 6 ottobre al 27 novembre 2026
if we could just talk in person, la mostra a quattro mani di Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane, apre a Basement Roma, in viale Mazzini 128 (00195 Roma), martedì 6 ottobre 2026 con un'inaugurazione dalle 18:30 alle 21:00, e resta aperta dal 7 ottobre al 27 novembre 2026, dal mercoledì al sabato dalle 14:30 alle 19:00 o su appuntamento. L'ingresso è libero. Basement Roma si trova nel quartiere Della Vittoria, nel tratto di viale Mazzini verso piazzale Clodio, dove arrivano diverse linee di autobus; le fermate più vicine della metro A sono Lepanto e Ottaviano. La mostra è curata da CURA. e prodotta da Basement Roma.

if we could just talk in person a Basement Roma in breve
if we could just talk in person è la terza mostra collaborativa di Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane, aperta a Basement Roma per poco meno di due mesi, dal 6 ottobre al 27 novembre 2026, a ingresso libero.
Date
Inaugurazione martedì 6 ottobre 2026, dalle 18:30 alle 21:00. Apertura al pubblico dal 7 ottobre al 27 novembre 2026. Il 27 novembre è un venerdì: chi vuole vederla nell'ultimo fine settimana deve tenerne conto, perché sabato 28 la mostra è già chiusa.
Orari
Dal mercoledì al sabato, dalle 14:30 alle 19:00, oppure su appuntamento scrivendo a hello@basementroma.org. Lunedì, martedì e domenica lo spazio è chiuso, salvo appuntamenti.
Ingresso
L'ingresso è libero. Basement Roma indica anche la possibilità di visite su richiesta, da concordare con lo spazio.
Chi la firma
La mostra è curata da CURA., la piattaforma che gestisce Basement Roma, e prodotta dallo stesso spazio.
if we could just talk in person: che cosa si vedrà
if we could just talk in person è presentata da Basement Roma come una corrispondenza intermittente fra le due artiste, condotta contro le rovine che si accumulano: una mostra sull'amicizia a distanza e sulla voce.
Un incontro a Delfi
Il testo di presentazione della mostra è scritto in prima persona dalle due artiste. Racconta che si sono conosciute a Delfi nel 2019, e che da quell'incontro è nato un legame che non è esattamente amore romantico, ma la sensazione di qualcosa destinato a durare per sempre.
Cartoline, visite, note vocali
Il testo elenca i mezzi di questa relazione: cartoline, visite, lunghe notti in compagnia o al telefono. E soprattutto le note vocali, scambiate per anni attraverso i continenti, nei momenti di rivelazione e in quelli di confusione.
La scatola nera
Il cuore concettuale della mostra è la nota vocale come oggetto. Quando arriva sul telefono, scrivono le artiste, non si sa che cosa contiene: è una scatola nera finché non la si ascolta. Può essere una confessione o una seduzione, un avvertimento o una ferita.
Le domande
Il testo procede per domande. Come si sostiene un amore? Come si fa sentire vicino qualcuno? E, alla fine, una domanda sulla voce: «What does the voice carry that the letter cannot?», che cosa porta la voce che la lettera non riesce a portare.
L'immagine della mostra
L'immagine ufficiale diffusa da Basement Roma riprende l'interfaccia di un'app di registrazione vocale: il titolo in alto, la forma d'onda di un messaggio, un'ora, 11:11. È il manifesto più esplicito del tema.
Due artiste, tre mostre: la collaborazione fra Al-Maria e Ourahmane
if we could just talk in person è il terzo progetto espositivo che Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane firmano insieme, secondo la presentazione di Basement Roma.
Una relazione come materiale
Il testo della mostra si apre con una frase che chiarisce il metodo: se questa mostra parla di amanti a distanza, cominciamo da noi stesse. Il materiale dell'opera è la relazione fra le due artiste, con le sue distanze e i suoi ritorni.
Distanza e vicinanza
Le artiste si chiedono se la distanza non sia un luogo comodo per mantenere un amore, perché non obbliga mai a guardarsi in faccia; e rispondono che quella stessa distanza è anche un abisso in cui ci si perde. È la tensione che il titolo condensa: se solo potessimo parlarci di persona.
Ironia finale
Il testo si chiude rivolgendosi direttamente al visitatore, con una battuta sulla vanità e una domanda. Un modo per ricordare che chi guarda è sempre, almeno un poco, dentro la storia che sta guardando.
Sophia Al-Maria: biografia
Sophia Al-Maria è un'artista, scrittrice e regista qatariota americana, nata nel 1983 a Tacoma, nello stato di Washington, il cui lavoro attraversa immagine in movimento, narrativa, performance e installazione.
Le origini
Figlia di madre americana e padre qatariota, ha trascorso l'infanzia fra i due paesi. Ha studiato letteratura comparata all'Università Americana del Cairo e culture aurali e visive al Goldsmiths di Londra. Tornata in Qatar, ha lavorato all'apertura del museo d'arte contemporanea Mathaf.
Il Gulf Futurism
Alla fine degli anni Duemila Al-Maria ha coniato l'espressione Gulf Futurism, per descrivere la modernizzazione rapidissima delle città del Golfo Persico dopo la scoperta del petrolio: alberghi di lusso, centri commerciali, megaprogetti, e l'assorbimento delle tribù beduine in una cultura del consumo globale. Nel 2016 la sua mostra Black Friday al Whitney Museum di New York ha raccontato i centri commerciali del Qatar come luoghi in cui ci si sente fuori posto, o intrappolati.
La scrittrice
Nel 2012 ha pubblicato il memoir The Girl Who Fell to Earth, presentato come il primo memoir in lingua inglese scritto da un autore del Qatar, che racconta l'infanzia divisa fra la famiglia americana dello stato di Washington e quella beduina del Qatar. Ha scritto anche il romanzo Virgin with a Memory, del 2014; il suo libro Sad Sack è pubblicato da Book Works.
Il cinema e la televisione
Nel 2009 ha ricevuto il premio come regista più promettente al Doha Tribeca Film Festival. Ha scritto film come The Watcher #1, The Magical Slate e Mirror Cookie, e nel 2020 ha prodotto e coscritto la miniserie britannica Little Bird, andata in onda su Sky Atlantic.
Le mostre
Le sue opere sono state esposte alla Tate Britain, alla Biennale di Venezia, al New Museum, alla Biennale di Gwangju, alle Serpentine Galleries e a Frieze London. Secondo Basement Roma, il suo lavoro più recente è visibile in questi mesi al Padiglione del Qatar della Biennale di Venezia e alla Tate Britain.
Lydia Ourahmane: biografia
Lydia Ourahmane è un'artista nata a Saïda, in Algeria, nel 1992, diplomata al Goldsmiths di Londra nel 2014, che vive e lavora a Barcellona e costruisce installazioni, video, sculture e opere sonore sul movimento di oggetti e persone fra i confini.
Il debutto: The Third Choir
Per il diploma del 2014 Ourahmane presentò The Third Choir, un'installazione sonora composta da venti barili di petrolio della compagnia algerina Naftal. Secondo l'enciclopedia, fu la prima opera d'arte a lasciare legalmente l'Algeria dall'indipendenza del 1962, quando una legge aveva vietato l'esportazione di opere per proteggere il patrimonio nazionale: la norma fu modificata proprio nel corso del processo. L'opera, con un archivio di 934 documenti, è stata acquisita dalla Tate nel 2023.
Il dente d'oro
Nel 2018 la sua prima personale istituzionale, alla Chisenhale Gallery di Londra, era composta da un solo dente d'oro esposto nella sala e da un dente gemello impiantato nella bocca dell'artista, fuso da una catenina d'oro. L'opera richiamava la storia del nonno, che si era estratto i denti per sottrarsi al servizio militare sotto l'occupazione francese.
Barzakh e 108 Days
A Kunsthalle Basel ha presentato Barzakh, una mostra pensata come un limbo, con l'intero arredamento del suo appartamento di Algeri. Al MACBA di Barcellona ha realizzato 108 Days, lasciando vuote le sale e invitando 108 partecipanti ad attivarle.
Biennali e premi
Ha partecipato alla 60ª Biennale di Venezia nel 2024, alla 15ª Biennale di Gwangju, alla 34ª Biennale di San Paolo, a Manifesta 12 a Palermo nel 2018, alla 15ª Biennale di Istanbul nel 2017 e, nel 2026, alla 10ª Biennale Gherdëina. Nel 2024 ha ricevuto il Rosa Schapire Art Prize alla Hamburger Kunsthalle. Fra le personali recenti, 1752 Photos alla galleria Chantal Crousel di Parigi nel 2026 e 5 Works alla Nicoletta Fiorucci Foundation di Venezia.
Le collaborazioni sonore
Nel 2018 ha presentato con Nicolas Jaar Music for Two Seas, un'opera sonora subacquea al largo di Stromboli. Nel 2022, al KW Institute for Contemporary Art di Berlino, ha realizzato con Daniel Blumberg sync, una performance di ventiquattro ore di battiti cardiaci dal vivo, poi esposta alla Biennale di Venezia del 2024. Il suono, e la voce, attraversano il suo lavoro da anni.
Basement Roma, lo spazio della mostra
Basement Roma è un'organizzazione non profit e un centro per l'arte contemporanea fondato nel 2012 e gestito da CURA., con sede in viale Mazzini 128.
I fondatori
Basement Roma è stato fondato da Ilaria Marotta e Andrea Baccin. L'ufficio stampa è curato da Maddalena Bonicelli, le fotografie degli allestimenti sono di Daniele Molajoli.
Le istituzioni partner
Fra i partner istituzionali lo spazio elenca il Comune di Roma, la Casa di Goethe, la Fondazione Nuovi Mecenati, l'Accademia di Francia a Roma a Villa Medici, l'Istituto Svizzero, la Lissabon Kunsthalle, Pro Helvetia e l'American Academy in Rome. Una rete che dice molto della vocazione internazionale dello spazio.
Un luogo sostenuto dai suoi membri
Basement Roma dichiara di essere sostenuto dai propri membri, amici e patroni. Il sito propone un programma di membership e uno shop per chi vuole contribuire all'attività.
La mostra precedente
Prima di if we could just talk in person, lo spazio ha ospitato Spit and Image di Dorota Gawęda ed Eglė Kulbokaitė, dal 28 aprile al 10 luglio 2026, e Clipped Horizon di Alice Bucknell, dal 10 febbraio al 3 aprile 2026.
Come arrivare a Basement Roma
Basement Roma si trova in viale Mazzini 128, nel tratto del viale verso piazzale Clodio, dove fanno capo diverse linee di autobus; la metro A ferma a Lepanto e a Ottaviano.
In metro
La fermata Lepanto della linea A è a meno di un chilometro in linea d'aria da Basement Roma: si cammina verso nord, attraverso Prati, fino a viale Mazzini. In alternativa Ottaviano, comoda per chi arriva dalla zona dei Musei Vaticani.
In autobus
A piazzale Clodio arrivano, fra le altre, le linee 23, 30, 31, 70 e 495. Per il percorso preciso dal proprio punto di partenza lo strumento più affidabile è il calcolatore di percorso di ATAC.
In auto
Nei giorni feriali la zona di piazzale Clodio, sede della città giudiziaria, è molto trafficata. Gli orari di apertura pomeridiani della mostra coincidono in parte con l'uscita dagli uffici: i mezzi pubblici sono la scelta più tranquilla.
Il quartiere Della Vittoria intorno a Basement Roma
Viale Mazzini attraversa il quartiere Della Vittoria, nato nel 1911 sull'area della vecchia Piazza d'Armi, istituito nel 1921 con il nome di Milvio e ribattezzato con quello attuale nel 1935.
Il quartiere degli artisti
Della Vittoria è stato a lungo un quartiere di artisti. Nel 1921 la cooperativa ARS costruì tredici villini con atelier progettati da Enrico Del Debbio. In viale Mazzini abitarono Gino Severini e Tano Festa; in via Oslavia Giacomo Balla, la cui casa è oggi visitabile; sul lungotevere della Vittoria Alberto Moravia, con la Casa Moravia.
La RAI di viale Mazzini
Sullo stesso viale si trova la sede della RAI, costruita nel 1965 su progetto di Francesco Berarducci, con il cavallo di Francesco Messina. Per molti italiani viale Mazzini è, semplicemente, la televisione pubblica.
Architettura del Novecento
Il quartiere conserva un catalogo di architettura moderna: l'Ufficio Postale di viale Mazzini del 1935, firmato da Armando Titta; il ninfeo di piazza Mazzini di Raffaele De Vico; le palazzine di Luigi Pellegrin a piazzale Clodio e di Luigi Moretti in via Romeo Romei.
Verso Prati e il Tevere
A sud il quartiere confina con Prati, verso il Palazzaccio e Castel Sant'Angelo; a nord, oltre il Tevere, il Foro Italico, e a est il quartiere Flaminio con il MAXXI.
Come organizzare la visita a if we could just talk in person
if we could just talk in person si visita in un pomeriggio, fra mercoledì e sabato, e si può abbinare ad altre mostre del quadrante nord di Roma.
Quanto tempo
Una mostra in uno spazio indipendente richiede in genere meno tempo di un museo. Basement Roma non indica una durata; conviene comunque arrivare entro le 18:00, per avere margine prima della chiusura delle 19:00.
L'inaugurazione
Il 6 ottobre, dalle 18:30 alle 21:00, la mostra apre con un'inaugurazione. È l'occasione per vedere lo spazio nel giorno di apertura, insieme al pubblico della prima sera.
Un pomeriggio d'arte contemporanea
Basement Roma e il MAXXI sono nello stesso settore della città: chi ha un pomeriggio libero può vedere le due cose, partendo da Basement nelle prime ore di apertura e proseguendo verso il Flaminio.
Dove mangiare intorno a viale Mazzini
Intorno a viale Mazzini e piazza Mazzini c'è un'offerta di quartiere ampia: trattorie, pizzerie, bar con tavola calda, forni e gelaterie.
Prima della visita
Con l'apertura alle 14:30, un pranzo nel quartiere e una passeggiata fino a Basement sono una buona combinazione. I bar di Prati e Della Vittoria servono un pubblico di uffici e tribunali, con orari pensati per il pranzo.
Dopo l'inaugurazione
L'inaugurazione finisce alle 21:00: per la cena il quartiere offre diverse possibilità, e Prati, verso Cola di Rienzo, ne offre ancora di più.
Una curiosità su Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane, if we could just talk in person, a Basement Roma — dal 6 ottobre al 27 novembre 2026
La curiosità più singolare riguarda il passato comune delle due artiste con lo stesso spazio. Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane compaiono entrambe nell'elenco degli artisti esposti da Basement Roma fra il 2012 e il 2026, che il sito pubblica in ordine alfabetico: due nomi lontani nell'alfabeto, Al-Maria quasi in cima e Ourahmane verso la fine, che questa mostra mette uno accanto all'altro. In un elenco che comprende Mark Leckey, Jeremy Deller, Carsten Höller, Anri Sala e Jon Rafman, la loro coppia porta un tema che lo spazio non aveva mai messo al centro: l'amicizia come materiale d'arte.
La seconda curiosità è geografica. Le due artiste raccontano di essersi incontrate a Delfi, in Grecia, nel 2019. Una collaborazione che oggi passa per i telefoni e le note vocali è nata, all'inizio, da un incontro di persona in uno dei siti archeologici più celebri del Mediterraneo: il titolo della mostra, se solo potessimo parlarci di persona, ricorda proprio quel primo momento.
La terza riguarda l'immagine ufficiale. La schermata di registrazione vocale scelta come manifesto segna un'ora, 11:11, e la parola Yesterday. È un'ora che molti guardano due volte, e un ieri che indica un messaggio rimasto lì, forse non ancora ascoltato: la scatola nera di cui parla il testo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane, if we could just talk in person, a Basement Roma — dal 6 ottobre al 27 novembre 2026
Quello che raramente si dice degli spazi indipendenti come Basement Roma è che gli orari sono stretti, e vanno presi sul serio. La mostra è aperta quattro giorni la settimana, dal mercoledì al sabato, e solo nel pomeriggio, dalle 14:30 alle 19:00. Chi passa a Roma la domenica o il lunedì la trova chiusa. L'alternativa esiste: Basement riceve anche su appuntamento, scrivendo all'indirizzo hello@basementroma.org. Per chi ha un solo giorno a disposizione è la soluzione da tenere a mente.
La seconda cosa riguarda la lingua. Il testo della mostra è in inglese, e in inglese è anche il titolo, volutamente in minuscolo. Chi non lo legge con disinvoltura può prepararsi prima, perché il testo fa parte dell'opera: è scritto come una lettera, o come la trascrizione di una nota vocale.
Terza cosa: la data di chiusura. Il 27 novembre è un venerdì. Chi conta di andarci nell'ultimo fine settimana di novembre arriverà a mostra chiusa. Il consiglio è di segnarsi la data e, se possibile, di non lasciare la visita agli ultimi giorni.
Il consiglio che ti do per visitare Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane, if we could just talk in person, a Basement Roma — dal 6 ottobre al 27 novembre 2026
Il consiglio è di arrivare preparati sulle due artiste, ma senza aspettative su che cosa si vedrà. Basement Roma non descrive le opere esposte, e il testo della mostra parla di relazioni, voci, lettere, non di oggetti. Conoscere almeno due episodi, il Gulf Futurism di Al-Maria e i barili di petrolio di The Third Choir di Ourahmane, aiuta a capire da dove arrivano: una scrittrice e regista che racconta il Golfo con gli strumenti della fantascienza, un'artista che fa passare le opere attraverso le frontiere e le loro burocrazie.
Secondo consiglio: andare all'inaugurazione, il 6 ottobre dalle 18:30, oppure in un pomeriggio feriale di metà mese, quando lo spazio è più tranquillo. Sono due esperienze diverse: la prima è sociale, la seconda è d'ascolto. Per una mostra sulla voce, a nostro giudizio, la seconda vale di più.
Terzo consiglio: portare cuffie o auricolari, nel caso la mostra comprenda opere sonore da ascoltare individualmente. Il programma non lo specifica, ma il tema della nota vocale lo rende plausibile, e averle in tasca non costa nulla. Per chi vuole costruire intorno all'arte contemporanea romana un soggiorno privato e su misura, Tour Leader Pro organizza esperienze private, aziendali e V.I.P.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che Roma ha una rete di accademie e istituti stranieri, da Villa Medici all'American Academy, che portano in città artisti da tutto il mondo. Si cita meno spesso che accanto a questa rete storica esistono spazi indipendenti che fanno lo stesso lavoro con mezzi molto più piccoli. Basement Roma è uno di questi: non profit, fondato nel 2012, e partner proprio delle grandi istituzioni straniere, dall'Accademia di Francia all'Istituto Svizzero, dalla Casa di Goethe all'American Academy in Rome.
Un altro fatto noto e poco ricordato riguarda viale Mazzini. Tutti lo associano alla RAI, la cui sede costruita nel 1965 è diventata sinonimo della televisione pubblica. Meno spesso si ricorda che lo stesso viale è stato una strada di artisti: vi abitarono i pittori Gino Severini e Tano Festa. Una galleria di ricerca sul viale della televisione è, in fondo, la continuazione di questa doppia storia.
Infine le due artiste. È risaputo che Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane hanno esposto nelle grandi biennali internazionali, da Venezia a Gwangju. Si ricorda meno che entrambe hanno un legame forte con il suono e con la voce: Al-Maria come regista e scrittrice di film e serie, Ourahmane con opere come The Third Choir, Music for Two Seas e sync. Una mostra sulle note vocali è il punto d'incontro naturale delle due ricerche.
La foto giusta da fare a Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane, if we could just talk in person, a Basement Roma — dal 6 ottobre al 27 novembre 2026
La foto giusta a if we could just talk in person è, a nostro giudizio, quella che non si fa. Una mostra sulla voce e sull'ascolto chiede attenzione, non schermi accesi. Il consiglio è di guardare prima, e di fotografare solo alla fine, se lo spazio lo consente: le regole sulla fotografia vanno chieste all'ingresso, perché ogni allestimento ha le sue.
Se la foto si fa, la scelta migliore è quella che racconta il rapporto fra le opere e lo spazio: un'inquadratura larga, con la sala, le opere e, se c'è, una persona che ascolta. È l'immagine più fedele al titolo: qualcuno che, finalmente, parla di persona.
La seconda foto si fa fuori, in viale Mazzini, con il viale alberato del quartiere Della Vittoria. Per chi ama l'architettura, l'Ufficio Postale del 1935 e la sede della RAI con il cavallo di Messina sono sullo stesso viale: due immagini del Novecento romano a pochi minuti da una mostra del 2026.
Accessibilità e informazioni pratiche
if we could just talk in person è a ingresso libero, dal mercoledì al sabato dalle 14:30 alle 19:00 o su appuntamento.
Accessibilità
Basement Roma non pubblica informazioni sull'accessibilità per persone con disabilità motorie. Basement, in inglese, vuol dire seminterrato: in assenza di indicazioni ufficiali conviene scrivere prima a hello@basementroma.org per sapere com'è l'accesso.
Con i bambini
L'ingresso libero rende la visita facile anche con i bambini, ma i temi della mostra, la distanza, l'amore, la voce, e il testo in inglese la rendono più adatta ad adulti e ragazzi.
Visite su richiesta
Basement Roma indica che le visite su richiesta sono possibili: per chi visita in compagnia di amici o colleghi è il modo migliore di approfondire il progetto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di Basement Roma comincia nel 2012, quando CURA. apre in viale Mazzini un centro non profit per l'arte contemporanea. Il primo progetto elencato nell'archivio dello spazio è Videogiochi, nel marzo 2014, con Anna Franceschini, Diego Marcon e Federico Chiari. Seguono, fra il 2014 e il 2015, le mostre di B. Ingrid Olson, David Douard, Lili Reynaud-Dewar e Michael Manning, e nell'autunno 2015 la collettiva ANAGRAMMA con Anna-Sophie Berger, Paolo Chiasera, Marguerite Humeau, Marlie Mul, Michael E. Smith e Bunny Rogers.
Negli anni successivi passano da qui Ed Fornieles, Athena Papadopoulos, Pedro Barateiro, Claudia Comte, Nico Vascellari con Bisca Vascellari nel 2018, Nicolas Deshayes, Augustas Serapinas, Yves Scherer. Dopo il periodo di Incorporea, fra il 2020 e il 2021, arrivano Nora Turato, David Horvitz e Oliver Laric con The Dreamers: An Echoing, Hana Miletić, Will Benedict, Sara Sadik, Özgür Kar, Slavs and Tatars, Jon Rafman.
Gli ultimi anni portano Caroline Poggi e Jonathan Vinel nel 2024, SAGG Napoli e Ryan Gander fra il 2024 e il 2025, la prima Basement Art Assembly Biennial nell'autunno 2025, Alice Bucknell e Dorota Gawęda con Eglė Kulbokaitė nel 2026. Il 6 ottobre 2026 si aggiunge la terza mostra collaborativa di Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane. Sul piano del quartiere, la data da ricordare è il 1965, anno della sede RAI di viale Mazzini.
Chi è passato da Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane, if we could just talk in person, a Basement Roma — dal 6 ottobre al 27 novembre 2026
Da Basement Roma, fra il 2012 e il 2026, sono passati artisti che oggi si incontrano nei grandi musei del mondo. L'elenco pubblicato dallo spazio comprende Mark Leckey, Jeremy Deller, Carsten Höller, Anri Sala, Cécile B. Evans, DIS, Alex Da Corte, Hannah Black, Jon Rafman, Ryan Gander, Slavs and Tatars, Invernomuto, Trisha Baga, Nora Turato, Marguerite Humeau, Bunny Rogers, Claudia Comte, Jenna Sutela, Dora Budor. Accanto a loro, molti artisti italiani: Diego Marcon, Anna Franceschini, Patrizio Di Massimo, Nico Vascellari, Luca De Leva, Paolo Chiasera, Manfredi Beninati.
Dal 6 ottobre passano da qui Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane, e con loro, attraverso le biografie, una geografia molto ampia: il Qatar e lo stato di Washington, il Cairo e Londra, Saïda e Algeri, Barcellona, Basilea, Berlino, Venezia. E passano idealmente i loro compagni di lavoro: Nicolas Jaar, con cui Ourahmane ha portato il suono sotto il mare di Stromboli; Daniel Blumberg, con cui ha registrato ventiquattro ore di battiti cardiaci; il museo Mathaf di Doha, alla cui apertura Al-Maria ha lavorato e che lei stessa considera la sua vera formazione artistica.
A nostro giudizio è questa la qualità di Basement Roma: un piccolo spazio in un viale residenziale che, da quattordici anni, porta a Roma nomi che altrove richiedono grandi istituzioni. Ilaria Marotta e Andrea Baccin, fondatori di Basement Roma, hanno costruito qui un osservatorio sull'arte internazionale che la città ancora non conosce abbastanza.
Ottobre e novembre a Roma: la stagione delle mostre
if we could just talk in person apre nella prima settimana di ottobre, all'inizio della stagione espositiva autunnale romana, e chiude alla fine di novembre.
Il clima
In ottobre i pomeriggi romani sono spesso ancora miti; a novembre arrivano le prime piogge e le giornate si accorciano. Con la chiusura alle 19:00, a fine novembre si esce dalla mostra già col buio.
Le altre mostre
Nello stesso autunno le istituzioni partner di Basement Roma propongono i loro programmi, fra cui le mostre d'autunno di Villa Medici: un percorso di arte contemporanea internazionale che si può costruire in più pomeriggi.
Domande frequenti su if we could just talk in person a Basement Roma
Quando è aperta la mostra di Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane a Roma?
La mostra if we could just talk in person di Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane è aperta a Basement Roma dal 7 ottobre al 27 novembre 2026, dopo l'inaugurazione del 6 ottobre dalle 18:30 alle 21:00. L'orario è dal mercoledì al sabato, dalle 14:30 alle 19:00, o su appuntamento.
Quanto costa visitare Basement Roma?
L'ingresso a Basement Roma è libero, anche per la mostra if we could just talk in person. Lo spazio riceve anche su appuntamento, scrivendo all'indirizzo hello@basementroma.org.
Dove si trova Basement Roma?
Basement Roma si trova in viale Mazzini 128, 00195 Roma, nel quartiere Della Vittoria, nel tratto del viale verso piazzale Clodio. Le fermate più vicine della metro A sono Lepanto e Ottaviano; a piazzale Clodio arrivano diverse linee di autobus.
Chi sono Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane?
Sophia Al-Maria, nata nel 1983, è un'artista, scrittrice e regista qatariota americana, nota per il concetto di Gulf Futurism. Lydia Ourahmane, nata a Saïda in Algeria nel 1992, è un'artista che vive a Barcellona ed espone nelle principali biennali internazionali.
Di che cosa parla if we could just talk in person?
if we could just talk in person è la terza mostra collaborativa di Sophia Al-Maria e Lydia Ourahmane, presentata da Basement Roma come una corrispondenza intermittente fra le due artiste: parla di amicizia a distanza, di note vocali, di che cosa porta la voce che la scrittura non porta.
Che cos'è Basement Roma?
Basement Roma è un'organizzazione non profit e un centro per l'arte contemporanea fondato nel 2012 da Ilaria Marotta e Andrea Baccin e gestito da CURA., con partner come Villa Medici, l'Istituto Svizzero, la Casa di Goethe e l'American Academy in Rome.
Il consiglio finale su if we could just talk in person
if we could just talk in person è una mostra piccola nei numeri e ampia nelle domande: due artiste che hanno esposto nelle maggiori biennali del mondo raccontano la loro amicizia attraverso le note vocali, in uno spazio non profit di viale Mazzini a ingresso libero. A nostro giudizio vale la pena andarci in un pomeriggio feriale, con le biografie delle due artiste in mente e il telefono in tasca. Attenzione agli orari, dal mercoledì al sabato, e alla chiusura di venerdì 27 novembre.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti per concerti e spettacoli
Concerti, teatro e sport a Roma, con posto scelto in anticipo.
Dormire a Roma
Hotel e appartamenti vicino a dove vuoi passare le giornate.
Transfer da e per l’aeroporto
Fiumicino e Ciampino con auto prenotata e prezzo fisso.
