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Richard Avedon al Palazzo delle Esposizioni — dal 9 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027

Richard Avedon. In the American West. 1979-1984 è aperta dal 9 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 al Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194, 00184 Roma: il palazzo è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20, il lunedì è chiuso e l'ingresso è consentito fino a un'ora prima della chiusura, quindi l'ultimo accesso è alle 19. Si arriva con la metro A (fermata Repubblica) o con la metro B (fermata Cavour); più comodi ancora gli autobus 64, 70, 71, 117, 170 e H, che fermano davanti all'edificio (fermata Nazionale/Palazzo Esposizioni). I prezzi sono pubblicati sul sito ufficiale della sede, dove si comprano anche i biglietti attraverso il circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione. In mostra c'è la serie completa di 110 stampe realizzate da Avedon per il libro del 1985, affiancata dai materiali d'archivio della Richard Avedon Foundation; cura Clément Chéroux, direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson.

Da via Nazionale sono passate mostre di ogni tipo. Questa è una di quelle per cui vale la pena spostare un appuntamento: un corpus fotografico chiuso, compiuto, presentato per intero, con in più le carte di lavoro che ne spiegano la costruzione. Sotto trovate tutto quello che serve per organizzare la visita, dalla storia del progetto all'ingresso giusto, dalle regole di sala al caffè dopo.

Richard Avedon, In the American West: cosa si vede a Palazzo Esposizioni

La mostra romana presenta la serie completa di 110 stampe di In the American West, cioè esattamente le immagini realizzate da Richard Avedon per il volume pubblicato nel 1985. Non una selezione, non un'antologia: il ciclo intero, nella forma in cui il fotografo lo aveva chiuso. È un dato che conta, perché In the American West è stato pensato come un insieme, una galleria di volti che acquista senso nella ripetizione e nel confronto fra un ritratto e l'altro.

Facciata del Palazzo delle Esposizioni su via Nazionale a Roma
La facciata del Palazzo delle Esposizioni su via Nazionale, dove è allestita la mostra. Foto di it:indeciso42, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Le 110 stampe della serie completa

Le fotografie ritraggono persone incontrate da Avedon durante i viaggi estivi nell'Ovest nordamericano fra il 1979 e il 1984. La sede elenca i luoghi in cui il fotografo andò a cercarle: aree di sosta per camionisti, fiere, rodei, luna park, giacimenti petroliferi, accampamenti minerari, mattatoi. E i mestieri dei ritrattati: braccianti di ranch, minatori, cameriere, vagabondi, giostrai, disoccupati. Nessun divo, nessun politico, nessuna modella. Avedon, racconta la presentazione ufficiale, volle allargare il suo ritratto degli Stati Uniti includendo persone non celebri, che descrisse come la forza nascosta del Paese.

I materiali d'archivio della Richard Avedon Foundation

Accanto alle stampe, la mostra espone documenti provenienti dalla Richard Avedon Foundation che raccontano il metodo di lavoro: manoscritti, polaroid di lavoro e altri materiali tratti dai fascicoli che Avedon raccoglieva su ciascun soggetto, compresa la corrispondenza con le persone fotografate. Per chi conosce già le immagini dai libri, è questa la vera novità della visita romana. Il ritratto finito, grande e frontale, sembra nato da un solo scatto; le carte mostrano invece un lavoro di selezione, di rapporti, di ritorni.

Chi promuove e chi organizza

La mostra è promossa dall'Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall'Azienda Speciale Palaexpo, organizzata dalla Fondation Henri Cartier-Bresson con opere in prestito da The Richard Avedon Foundation, in collaborazione con Palaexpo. La cura è di Clément Chéroux. Tutte le informazioni ufficiali, compresi eventuali aggiornamenti di orario nei giorni festivi, sono sulla pagina della mostra sul sito del Palazzo Esposizioni.

Chi era Richard Avedon prima dell'Ovest

Richard Avedon (1923-2004) era, alla fine degli anni Settanta, un fotografo celebre soprattutto per la moda. La presentazione della mostra lo ricorda con precisione: le sue immagini uscivano su riviste come Harper's Bazaar e Vogue, e il suo nome era già entrato nei musei. Nel 1962 lo Smithsonian Institution di Washington gli aveva dedicato una retrospettiva, nel 1978 il Metropolitan Museum of Art di New York una mostra personale.

Dalle riviste di moda ai grandi musei americani

Questo passaggio è la chiave per capire la portata della scelta. L'autore non era un documentarista di provincia, era l'uomo delle copertine patinate, quello che a New York fotografava l'eleganza. Quando partì verso l'Ovest aveva alle spalle due consacrazioni istituzionali e una carriera che non aveva bisogno di altro. Scelse di rischiarla su un soggetto opposto: la gente comune di un'America lontana dalle redazioni.

Perché il ritratto, e non il paesaggio

Il titolo evoca il West, e chiunque si aspetterebbe orizzonti, canyon, strade diritte nel deserto. Nelle 110 stampe il paesaggio non c'è. C'è solo la persona, contro un fondo bianco. È una decisione di metodo e di poetica insieme: il luogo entra nella fotografia attraverso i corpi, i vestiti, le mani, i segni del lavoro, non attraverso la veduta. Lo si capisce bene davanti al key visual scelto dalla sede, di cui parlo più avanti.

Come nacque In the American West, dal 1979 al 1984

In the American West nacque nel 1979 da una commissione dell'Amon Carter Museum of American Art di Fort Worth, in Texas. Il museo chiese ad Avedon un lavoro sull'Ovest; lui ne fece un'impresa di sei estati. La serie fu esposta per la prima volta proprio a Fort Worth nel 1985 e pubblicata nello stesso anno in volume dall'editore Harry N. Abrams di New York.

La commissione dell'Amon Carter Museum di Fort Worth

È un dettaglio che si dimentica volentieri: un ciclo fotografico di questa ambizione non nacque da un'urgenza personale dell'autore, ma da un incarico museale. La committenza istituzionale, però, non addomesticò il risultato. Anzi, gli diede i mezzi per diventare sistematico: sei anni, mesi interi sul campo, una ricerca condotta con la pazienza di un censimento.

Sei estati sulle strade dell'Ovest

Tra il 1979 e il 1984 Avedon viaggiò durante i mesi estivi attraverso l'Ovest nordamericano. Fotografò oltre mille persone. Di quel migliaio, nel libro e quindi in mostra, ne restano 110 immagini. Il rapporto fra i due numeri dice già molto: la serie è il risultato di una scelta severa, e l'archivio esposto accanto alle stampe permette di intravedere quella scelta.

Il libro del 1985 e la prima mostra

Il 1985 è l'anno doppio del progetto: prima esposizione al museo che l'aveva commissionato e pubblicazione del volume. Le stampe che vediamo a Roma sono quelle realizzate per il libro. Chi possiede o ha sfogliato quel volume ritroverà le stesse immagini, ma nella dimensione e nella presenza fisica che solo la stampa appesa a una parete restituisce.

Il fondale bianco: il metodo di Avedon nell'Ovest

Il metodo di In the American West è descritto dalla sede in una frase che vale un manuale: davanti a un fondale bianco, appeso all'aperto, all'ombra e senza luci artificiali. Tre scelte tecniche che producono un effetto preciso.

All'ombra, senza luci artificiali

Lavorare all'ombra significa rinunciare al sole diretto, alle ombre nette, al dramma della luce radente. La luce diffusa scopre tutto: la grana della pelle, le rughe, le macchie, la polvere sui vestiti. Rinunciare ai flash significa non costruire il volto, ma registrarlo. Chi ha in mente le sue immagini di moda troverà qui un fotografo che sottrae invece di aggiungere.

Il fondo bianco come tavolo operatorio

Il fondale bianco toglie contesto. Non si sa se alle spalle del minatore c'è una miniera, se dietro la cameriera c'è una tavola calda. Resta la persona, isolata, frontale, spesso tagliata ai bordi dell'inquadratura. Può sembrare una scelta spietata. A nostro giudizio il fondo bianco obbliga a guardare. Non ci sono distrazioni, non c'è pittoresco. Si esce da queste sale con dei volti in testa, non con dei paesaggi.

Un'America di mestieri

L'elenco dei soggetti fornito dalla sede, braccianti, minatori, cameriere, vagabondi, giostrai, disoccupati, disegna una geografia sociale. Non il West dei film, ma quello del lavoro manuale, delle fiere e dei luna park, dei pozzi di petrolio e dei mattatoi. È questo, più del fondale, a rendere la serie un documento sull'America di quegli anni.

Clément Chéroux e la Fondation Henri Cartier-Bresson

La mostra è curata da Clément Chéroux, direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson, che la organizza con opere in prestito dalla Richard Avedon Foundation. Il sodalizio fra le due fondazioni è già una garanzia di rigore: da un lato l'istituzione che custodisce l'eredità di un altro gigante del Novecento fotografico, dall'altro quella che conserva l'archivio di Avedon.

Il ruolo di Palaexpo

L'Azienda Speciale Palaexpo, che gestisce il Palazzo delle Esposizioni, collabora all'organizzazione e promuove la mostra insieme all'Assessorato alla Cultura di Roma Capitale. Per il pubblico romano significa una cosa concreta: una grande mostra internazionale di fotografia in pieno centro, in una sede costruita per le esposizioni.

Una curiosità su Richard Avedon al Palazzo delle Esposizioni — dal 9 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027

La curiosità più bella è nell'immagine che la sede ha scelto per presentare la mostra. Il key visual ufficiale mette affiancati due ritratti della serie, e le didascalie stampate sotto ciascuno dicono moltissimo. A sinistra, Sandra Bennett, dodicenne, fotografata a Rocky Ford, in Colorado, il 23 agosto 1980: una ragazzina con le lentiggini, i capelli lunghi e una salopette di jeans, lo sguardo fermo verso l'obiettivo. A destra, Ronald Fischer, apicoltore, fotografato a Davis, in California, il 9 maggio 1981: un uomo a torso nudo, calvo, con il corpo e la testa coperti di api.

Le didascalie sono precise fino al giorno. Avedon non titolava i ritratti con formule poetiche: nome, età o mestiere, luogo, data. È la stessa logica del fondale bianco, ridurre al minimo tutto quello che non è la persona. Il risultato è che ogni fotografia diventa anche un documento, con la precisione di un registro.

Il secondo dettaglio curioso riguarda le date. La sede scrive che Avedon viaggiava durante i mesi estivi; la didascalia della ragazzina di Rocky Ford dice 23 agosto, piena estate, quella dell'apicoltore di Davis dice 9 maggio. È il genere di particolare che vale la pena annotare davanti alle didascalie in sala: messe in fila, le date ricostruiscono il calendario reale di quei viaggi meglio di qualsiasi riassunto, e dicono in quale stagione e in quale Stato il fotografo si trovava.

Il terzo: le due immagini del key visual sono accompagnate dalla dicitura di credito della Richard Avedon Foundation, segno che ogni riproduzione di queste fotografie passa per l'archivio che oggi le tutela. Lo stesso archivio da cui provengono le polaroid, i manoscritti e le lettere esposte a Roma.

Il Palazzo delle Esposizioni: l'edificio di Pio Piacentini su via Nazionale

Il Palazzo delle Esposizioni fu inaugurato il 21 gennaio 1883 su progetto di Pio Piacentini, vincitore di un concorso nazionale: fu il primo edificio in Italia interamente dedicato alle belle arti, pur non essendo un museo. Per la scheda completa del luogo rimando alla nostra pagina sul Palazzo delle Esposizioni; qui ne riassumo quello che serve a capire perché una mostra come questa trova in via Nazionale la sede adatta.

Due concorsi e un motto latino

Il primo concorso fu bandito nel 1876, senza nemmeno indicare l'area: arrivarono quaranta progetti, esposti al Collegio Romano, e qualcuno propose piazza del Popolo. Poco più di un anno dopo un secondo bando fissò l'area di via Nazionale, e i progetti furono settantaquattro. Vinse, dopo molte polemiche, quello di Pio Piacentini, contrassegnato dal motto "Sit quod vis simplex et unum". I lavori cominciarono solo nel 1880.

Un edificio senza finestre, illuminato dall'alto

La critica più feroce all'epoca fu che si trattava di "un edificio senza finestre". Era voluto: le pareti continue servivano ad appendere opere, la luce doveva scendere dall'alto attraverso coperture in ferro e vetro. Sei grandi sale convergono verso una rotonda centrale, in un impianto simmetrico e speculare. Per una mostra di fotografie da guardare da vicino, una per una, è l'architettura ideale.

Le statue e la facciata

La facciata è dominata dalla profonda apertura ad arco e dalla sequenza di statue collocate alla fine degli anni Ottanta dell'Ottocento, opera di scultori accademici (la sede cita Cencetti, Biggi, Aureli, Trabacchi, Ferrari, Galletti e altri). In alto l'Arte sorretta dalla Pace e dallo Studio; sui quattro pilastri del portico Architettura, Scultura, Pittura, Arte industriale; lungo le balaustre dodici artisti del passato.

Dalla serra abbattuta alla Serra di Desideri

Nel progetto originario la parte posteriore era coperta da un'ampia volta in ferro e vetro, una serra aperta verso i giardini del Quirinale. Negli anni Trenta fu abbattuta, definita all'epoca una "brutta e costosa tettoia da stazione ferroviaria". Con la ristrutturazione avviata nel 2003 l'architetto Paolo Desideri ne ha ricavato una nuova Serra di 2.000 metri quadrati, che oggi ospita il ristorante. Il progetto definitivo della ristrutturazione è di Firouz Galdo; Michele De Lucchi ha firmato la direzione artistica, l'illuminazione, gli arredi e la segnaletica. Il costo complessivo dei lavori di ristrutturazione e consolidamento, secondo la sede, fu di 28 milioni di euro.

Una cosa che non ti dice nessuno su Richard Avedon al Palazzo delle Esposizioni — dal 9 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027

Il Palazzo delle Esposizioni ha due facce e due quote, e quasi nessuno lo spiega a chi arriva. La facciata monumentale con la scalinata è su via Nazionale; ma l'edificio è costruito a mezzacosta, e sul retro e sui fianchi si affaccia su strade a livelli diversi, via Milano e via Piacenza. La sede lo scrive nella sua relazione sull'accessibilità: gli unici due accessi a raso rispetto alla strada sono via Milano 13 e via Piacenza.

Tradotto in pratica: se arrivate con un passeggino, con una persona anziana che fatica sulle scale, con una sedia a ruote, o semplicemente con le gambe stanche dopo una mattina ai Fori, non affrontate la scalinata di via Nazionale. Girate l'angolo e entrate da via Milano 13. Si arriva al livello 0, quello della Libreria, del Caffè e degli spazi educativi; da lì un ascensore vicino all'ingresso porta alla biglietteria, che si trova al livello 1, il piano nobile, in corrispondenza dell'ingresso principale. Il personale di accoglienza presidia l'ingresso durante l'orario di apertura e può mettere a disposizione una sedia a ruote o accompagnare il visitatore.

La seconda cosa che pochi sanno: il Piano zero, secondo la pagina del Caffè, ospita anche mostre gratuite, oltre alla Libreria e ai Laboratori d'arte. Chi aspetta un amico in ritardo o ha un quarto d'ora prima del proprio ingresso può usarlo bene.

La terza: per ragioni di conservazione le sale sono mantenute fra 20 e 21 gradi con umidità relativa al 50 per cento. D'inverno è una temperatura comoda; ma il guardaroba è obbligatorio per borse e zaini ingombranti, caschi e ombrelli, quindi conviene arrivare con un cappotto che si porta volentieri a braccio o lasciarlo insieme allo zaino.

La fotografia a Palazzo Esposizioni: una tradizione che Avedon prosegue

Il Palazzo delle Esposizioni ha una lunga continuità di mostre fotografiche, iniziata con la gestione dell'Azienda Speciale Palaexpo costituita nel 1998. La sede stessa rivendica questa linea come uno degli aspetti più innovativi della sua attività.

Gli anni di Giacomelli, Woodman e Magnum

Nelle sale più piccole del piano superiore, e spesso nello spazio anulare che collega le due parti dell'edificio, la sede ricorda la prima grande antologica di Mario Giacomelli, allestita poco prima della scomparsa del fotografo; e poi Parigi+Klein, Francesca Woodman. Providence, Roma, New York, Gianni Berengo Gardin. Copyright, Herb Ritts, la mostra su Alfred Stieglitz e i fotografi di Camera Work, i grandi reportage di Magnum, testimoni e visionari. 1989-1999.

Le mostre fotografiche degli ultimi anni

L'elenco delle mostre recenti pubblicato dalla sede conferma la linea: Don McCullin a Roma, presentata come la prima grande retrospettiva romana del fotografo britannico; Boris Mikhailov. Ukrainian Diary; Albert Watson. Roma Codex; Sergio Strizzi. Lo sguardo oltre il set, con circa sessanta fotografie; Mario Giacomelli. Il fotografo e l'artista, con circa 300 stampe originali. E nell'estate 2026 Revelation, con le fotografie di Lorenzo Meloni.

Un precedente lontano: Man Ray nel 1975

Andando più indietro, fra le grandi retrospettive promosse dal Comune negli anni Settanta la sede cita quella dedicata a Man Ray nel 1975. E la mostra Linee della ricerca artistica in Italia 1960-1980, curata da Nello Ponente, includeva la fotografia fra i settori documentati. Avedon arriva dunque in un luogo che la fotografia la tratta da decenni come arte a pieno titolo.

Il consiglio che ti do per visitare Richard Avedon al Palazzo delle Esposizioni — dal 9 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027

Il consiglio è netto: andate in un giorno feriale, di mattina all'apertura delle 10 oppure nel tardo pomeriggio, e date alla mostra almeno un'ora e mezza. Non per le stampe in sé, che si guardano bene anche in un'ora, ma per i materiali d'archivio. Polaroid di lavoro, manoscritti, lettere scambiate con le persone ritratte: sono documenti piccoli, da leggere, e davanti a una vetrina si fa presto a creare la coda. Il metodo consigliato: prima un giro veloce delle stampe per prendere le misure della serie, poi le carte d'archivio, poi di nuovo le stampe. Al secondo passaggio i volti sono diversi, perché si sa come sono stati cercati.

Ricordate l'orario reale: il palazzo chiude alle 20, ma l'ultimo ingresso è alle 19, e dopo quell'ora non funziona nemmeno la biglietteria. Chi arriva alle 19.15 resta fuori.

Secondo consiglio: lasciate lo zaino al guardaroba prima di cominciare, tanto è obbligatorio per quelli ingombranti, e portate con voi solo il telefono in modalità silenziosa. Il regolamento della sede consente di usare il cellulare per consultare applicazioni, ma non per telefonare, fotografare o filmare. Non perdete tempo a cercare lo scatto, in queste sale non si può.

Terzo: se venite il giovedì, il venerdì o il sabato, programmate la visita nel tardo pomeriggio e fermatevi dopo al Caffè delle Esposizioni, che in quei giorni resta aperto fino alle 2 di notte. È il modo migliore di chiudere una giornata romana d'inverno: una mostra seria e poi un bicchiere nel palazzo stesso, senza dover attraversare la città.

Quarto, per chi viene con le gambe stanche o con un passeggino: entrate da via Milano 13 e non dalla scalinata.

Orari, biglietti e regole di visita per la mostra di Avedon

La mostra di Avedon segue gli orari generali del Palazzo delle Esposizioni: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20, lunedì chiuso, ultimo ingresso un'ora prima della chiusura.

Dove comprare i biglietti

I biglietti si comprano sul sito ufficiale della sede, attraverso il circuito di prevendita autorizzato dall'organizzazione, e in biglietteria al livello 1. I prezzi e le eventuali riduzioni sono pubblicati sul sito ufficiale: li riporto lì e non qui, perché le tariffe delle mostre possono variare e conviene leggerle alla fonte al momento dell'acquisto.

La membership card del Palazzo

Il Palazzo Esposizioni propone una membership con tre formule: Individual, Dual (pensata per venire con un accompagnatore) e Junior & Senior, riservata a chi ha meno di 27 o più di 65 anni. Per un romano che conta di tornare più volte nel corso della stagione, vale la pena valutarla. Condizioni e prezzi sono sul sito della sede.

Il regolamento: cosa si può e cosa non si può fare

  • Il biglietto va conservato per tutta la visita e non si può riutilizzare una volta usciti.
  • Borse e zaini ingombranti, caschi, ombrelli e oggetti appuntiti vanno lasciati al guardaroba.
  • Gli animali non sono ammessi, di nessuna taglia.
  • Non si fotografa e non si filma senza autorizzazione della Direzione di Palaexpo.
  • Si possono prendere appunti e disegnare, evitando penne stilografiche e pennarelli.
  • Bisogna restare ad almeno un metro dalle opere e non toccare teche e vetrine.
  • Non si mangia e non si beve nelle aree di sosta e di transito.

Informazioni al telefono

Il numero della sede è 06 696271. Il servizio di risposta via mail è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 17.

Come arrivare alla mostra di Avedon in via Nazionale

Il Palazzo delle Esposizioni è in via Nazionale 194, e il modo più semplice di arrivarci è l'autobus: le linee 64, 70, 71, 117, 170 e H fermano alla fermata Nazionale/Palazzo Esposizioni, davanti all'edificio.

In metropolitana

Con la metro A si scende a Repubblica e si percorre via Nazionale in discesa. Con la metro B si scende a Cavour e si sale verso via Nazionale attraverso Monti. La sede indica entrambe le fermate; Repubblica è la scelta più lineare, perché basta seguire il grande asse di via Nazionale fino alla facciata.

Dalla stazione Termini

La sede dà un'indicazione precisa: da piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione, si prende una delle linee 64, 70, 71, 117, 170 o H in direzione piazza Venezia, si contano quattro fermate e si scende a Nazionale/Palazzo Esposizioni. È il percorso che consiglio a chi arriva in treno da fuori Roma con una valigia leggera.

In autobus

Via Nazionale è uno degli assi di trasporto pubblico più serviti del centro, perché collega la zona della stazione e di piazza della Repubblica con piazza Venezia.

In auto

Sconsiglio l'auto. La zona è centralissima, la sosta è difficile e per una visita di un paio d'ore il tempo perso a cercare posto supera quello della mostra. Chi deve per forza venire in macchina verifichi prima le regole di accesso al centro storico e i parcheggi in struttura della zona.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Richard Avedon fosse un fotografo di moda lo sanno tutti. Che In the American West sia nato da una commissione di un museo texano, lo ricordano in pochi. Eppure la sede lo scrive nella prima riga della presentazione: la serie nacque nel 1979 da una commissione dell'Amon Carter Museum of American Art di Fort Worth, e lì fu esposta per la prima volta nel 1985.

Perché conta? Perché smonta un luogo comune. Si immagina spesso che i grandi cicli d'autore nascano da un'ispirazione solitaria, e che le istituzioni arrivino dopo, a consacrare. Qui accade il contrario: un museo di arte americana chiede a un fotografo celebre per l'eleganza di occuparsi dell'Ovest, e ottiene un ritratto collettivo durissimo dell'America del lavoro.

C'è un secondo fatto noto e poco citato: prima dell'Ovest, Avedon era già entrato nei musei. Lo Smithsonian di Washington gli aveva dedicato una retrospettiva nel 1962, il Metropolitan di New York una mostra personale nel 1978. Quindi In the American West non è il lavoro di un fotografo in cerca di riconoscimento, ma quello di un autore già consacrato che decide di cambiare soggetto, e di cambiarlo radicalmente. Le date della carriera, messe in fila, raccontano la scelta meglio di qualsiasi interpretazione: 1962 Washington, 1978 New York, 1979 la partenza verso le aree di sosta dei camionisti e i mattatoi.

Terzo fatto: la mostra romana non è una selezione. Sono tutte le 110 stampe del libro. Capita raramente di vedere un ciclo fotografico così celebre nella sua interezza, e vale la pena ricordarlo quando si decide se andare o no.

Accessibilità della mostra di Avedon a Palazzo Esposizioni

Il Palazzo Esposizioni è accessibile alle persone con ridotta capacità motoria o sensoriale da tre ingressi privi di barriere architettoniche: via Milano 13 per le mostre, via Milano 15 e 19 per Libreria e Caffè, via Piacenza per cinema, auditorium e ristorante.

L'ingresso di via Milano 13

È l'ingresso da usare per la mostra. Si entra al livello 0, allo stesso piano del marciapiede, superando solo una piccola soglia raccordata da una rampa metallica antiscivolo. L'ingresso è presidiato dal personale di accoglienza per tutto l'orario di apertura ed è dotato di citofono collegato con la portineria e con la sala controllo, presidiata giorno e notte.

Ascensori e percorsi interni

Dal livello 0 un elevatore vicino all'ingresso porta al livello 1, dove si trovano la biglietteria, il guardaroba principale e le sale espositive del piano nobile. Dal livello 1 al livello 2 si sale con i due elevatori che si affacciano sulla Rotonda. Ogni livello è interamente a raso, senza gradini interni. Chi è già in mostra può tornare al livello 0, dove sono Caffè e Libreria, con l'elevatore vicino al guardaroba o con quello accanto alla sala 16.

Sedute e didascalie

La sede dichiara di predisporre sedute lungo i percorsi: allo Spazio fontana al livello 0, nella Rotonda e alla base degli scaloni al livello 1, nelle salette laterali alla sala 16 al livello 2, oltre a panche lungo le mostre compatibilmente con l'allestimento. Didascalie e testi di sala sono studiati per la leggibilità: dimensione dei caratteri, contrasto, illuminazione, altezza. Per ogni esigenza particolare il numero da chiamare è 06 696271.

La foto giusta da fare a Richard Avedon al Palazzo delle Esposizioni — dal 9 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027

Partiamo da un dato che evita figuracce: dentro le sale non si fotografa. Il regolamento del Palazzo Esposizioni vieta di usare apparecchi elettronici per fotografare o fare riprese video, e fotografare le opere è possibile solo con un'autorizzazione della Direzione di Palaexpo. Quindi niente selfie accanto all'apicoltore coperto di api. La foto giusta si fa fuori, e ce n'è più d'una.

La prima è la facciata intera, presa dal marciapiede opposto di via Nazionale. L'arco profondo al centro, le colonne, le statue sulle balaustre e in cima il gruppo dell'Arte con la Pace e lo Studio: per averlo tutto nell'inquadratura bisogna allontanarsi, e il marciapiede di fronte è il punto giusto. Se c'è lo stendardo della mostra sulla facciata, avrete Avedon e Piacentini nella stessa immagine.

La seconda è un dettaglio: le quattro statue sui pilastri del portico, Architettura, Scultura, Pittura, Arte industriale. Salite qualche gradino della scalinata e fotografate dal basso verso l'alto, con il cielo come fondale. È un omaggio involontario al metodo di Avedon: un soggetto isolato contro un fondo uniforme.

La terza è per chi si ferma al Caffè: il giardino, che la sede descrive incorniciato dalle mura di Piacentini, dalla basilica paleocristiana di San Vitale e da una grande magnolia. È un angolo quieto a pochi metri dal traffico di via Nazionale, e la parete antica della chiesa accanto al muro ottocentesco del palazzo racconta in un'inquadratura sola la stratificazione di Roma.

Un consiglio tecnico: la facciata guarda su via Nazionale, e nelle giornate d'inverno la luce cambia molto fra mattina e pomeriggio. Se volete le statue leggibili, evitate le ore in cui il sole è basso alle spalle dell'edificio e la facciata finisce in controluce. Nelle giornate coperte, invece, la luce morbida uniforma tutto: esattamente la luce all'ombra che Avedon cercava per i suoi ritratti.

Dove mangiare prima o dopo la mostra di Avedon

Il Palazzo delle Esposizioni ha due punti di ristoro interni: il Caffè delle Esposizioni al Piano zero e il ristorante Esposizioni nella Serra. Per una visita alla mostra sono la soluzione più pratica, perché non richiedono di uscire.

Il Caffè delle Esposizioni

Il Caffè è un bistrot al Piano zero, con ingressi da via Nazionale 194A e da via Milano 13. La sede lo descrive con cucina espressa e sempre aperta: colazione classica o americana, formule per la pausa pranzo, cene a tema o su prenotazione, aperitivo con taglieri vegetariani e vegani. Il sabato e la domenica c'è un brunch con due proposte, una all'americana e una all'italiana con pasta fresca e brasati. Gli orari pubblicati: lunedì chiuso, martedì, mercoledì e domenica dalle 10 alle 20, giovedì, venerdì e sabato dalle 10 alle 2.

Il ristorante nella Serra

Il ristorante Esposizioni occupa la Serra progettata da Paolo Desideri, la struttura trasparente che ha ripristinato in chiave contemporanea la grande serra del progetto di Piacentini. I menù sono curati dallo chef Alessandro Circiello, con prodotti biologici e stagionali; aderendo al progetto CLIMAVORE, il ristorante ha tolto il salmone dai menù. Gli orari pubblicati: dal lunedì al venerdì dalle 12.30 alle 15.30, sabato e domenica dalle 12.30 alle 16 per il brunch. Si accede anche da via Piacenza. Conviene prenotare nel fine settimana.

Fuori dal palazzo: Monti e dintorni

Chi preferisce uscire ha l'imbarazzo della scelta. Scendendo verso il rione Monti si trovano trattorie, osterie e piccoli locali di cucina romana e internazionale; salendo verso piazza della Repubblica prevalgono bar, caffetterie e locali più rapidi, adatti a una sosta veloce. La regola è semplice: su via Nazionale si prende un caffè, a Monti si mangia.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 21 gennaio 1883 il Palazzo delle Esposizioni fu inaugurato con una cerimonia solenne alla presenza del re. La prima mostra, dice la sede, doveva essere riservata agli artisti italiani e fu poi aperta a una presenza straniera limitata; il clima era accademico, i soggetti tratti dalla storia romana, dalle battaglie risorgimentali, dalle origini del cristianesimo.

Dall'anno successivo e per oltre tre decenni il palazzo fu sede delle mostre della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti. Fra il 1913 e il 1916 vi si tennero le quattro edizioni dell'Esposizione Internazionale d'Arte della Secessione, tentativo di aggiornare Roma sulle avanguardie europee.

Il 3 gennaio 1931 si inaugurò qui la prima Quadriennale d'arte nazionale, che ebbe oltre 200.000 visitatori; i primi premi andarono ad Arturo Tosi e Arturo Martini. Il 28 ottobre 1932 aprì la Mostra della rivoluzione fascista, con la facciata rivestita da una struttura progettata da De Renzi e Libera e fasci metallici alti 25 metri: la mostra rimase nel palazzo per circa due anni. La terza Quadriennale, nel 1939, si svolse sotto il controllo imposto dalle leggi razziali, con schede sulle origini di ogni artista.

Dopo la guerra l'edificio fu occupato dagli uffici annonari. Restaurato, ospitò il 18 dicembre 1951 la sesta Quadriennale, con una retrospettiva di Modigliani curata da Jean Cassou; poi il Seicento europeo (1956-1957), il Settecento a Roma (1959, 2.600 opere), Arte messicana dall'antichità ai nostri giorni (1962-1963) con opere di Rivera, Siqueiros, Orozco, Tamayo e Frida Kahlo.

Negli anni Settanta arrivarono Vitalità del negativo nell'arte italiana 1960/70, curata da Achille Bonito Oliva, e le cinque sezioni della decima Quadriennale fra il 1972 e il 1977. La caduta di frammenti di stucco durante una mostra scientifica rese inevitabile il restauro affidato a Costantino Dardi; il palazzo riaprì nel 1990 con tre mostre insieme, La grande Roma dei Tarquini, Rubens e Mario Schifano. Nel 1998 nacque l'Azienda Speciale Palaexpo; nel 2003 cominciò la ristrutturazione che ha dato all'edificio l'assetto attuale.

Intorno a via Nazionale: cosa vedere dopo Avedon

Il Palazzo delle Esposizioni si trova nel rione Monti, lungo l'asse che collega piazza della Repubblica a piazza Venezia: un punto perfetto per costruire una giornata intera attorno alla mostra.

La basilica di San Vitale, accanto al palazzo

La basilica di San Vitale è addossata al fianco del palazzo, più in basso rispetto alla strada. Piacentini, racconta la sede, pensò perfino di smontarla e ricostruirla in un giardino, poi di riallinearla alla strada: nessuno dei due progetti fu approvato, e la chiesa è ancora lì, testimone del dislivello creato dall'abbassamento di via Nazionale.

Piazza della Repubblica e le Terme di Diocleziano

Risalendo via Nazionale si arriva a piazza della Repubblica, l'antica piazza delle Terme che nel disegno ottocentesco doveva accogliere chi arrivava dalla stazione. Qui si visitano le Terme di Diocleziano e la basilica di Santa Maria degli Angeli, che la stessa storia ufficiale del Palazzo Esposizioni ricorda come il riferimento all'antico già proposto da Michelangelo sul tracciato delle terme. Poco oltre, Palazzo Massimo alle Terme completa il percorso con le collezioni del Museo Nazionale Romano.

Il Quirinale e le Scuderie

Alle spalle del palazzo c'è il colle del Quirinale. Il Palazzo del Quirinale e le Scuderie del Quirinale sono raggiungibili a piedi in salita; chi ama le grandi mostre può fare un doppio programma nella stessa giornata. Sul colle si trova anche Sant'Andrea al Quirinale.

Monti, i Mercati di Traiano, Santa Maria Maggiore

Scendendo verso via Cavour si entra nel rione Monti, con le sue strade di botteghe e le salite. In direzione dei Fori si arriva ai Mercati di Traiano; nella direzione opposta alla basilica di Santa Maria Maggiore.

Chi è passato da Richard Avedon al Palazzo delle Esposizioni — dal 9 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027

Il Palazzo delle Esposizioni ha visto passare, in quasi un secolo e mezzo, una buona parte della storia dell'arte italiana e molti nomi internazionali. Ne cito alcuni di cui la sede documenta la presenza o il ruolo diretto.

Pio Piacentini, anzitutto: romano, nato nel 1846, formato all'Accademia di San Luca di cui fu poi presidente, progettista del palazzo e autore delle soluzioni mai realizzate per liberarne l'accesso. Il re, all'inaugurazione del 21 gennaio 1883. Cipriano Efisio Oppo, segretario generale delle prime quattro Quadriennali. Gli architetti Del Debbio e Aschieri, che negli anni Trenta abbatterono la serra e ridisegnarono gli allestimenti; lo stesso Aschieri con Montuori curò la seconda Quadriennale, dove Mafai ebbe una sala con 29 opere e un premio per Lezione di piano. Alla Mostra della rivoluzione fascista lavorarono artisti come Sironi, Funi, Maccari, Nizzoli e architetti come Terragni, Libera e Valente. Giorgio Morandi fu presente alla terza Quadriennale nel 1939.

Nel dopoguerra Jean Cassou curò qui la retrospettiva di Modigliani del 1951, e Giorgio de Chirico quella di Savinio alla settima Quadriennale. Negli anni Settanta Achille Bonito Oliva firmò Vitalità del negativo; Tadeusz Kantor, durante la mostra sull'avanguardia polacca, presentò in anteprima un suo spettacolo; Manfredo Tafuri curò la mostra sulla Vienna Rossa. Costantino Dardi restaurò l'edificio riportandolo verso il progetto originario.

Poi i contemporanei: Richard Long, che nel 1994 realizzò otto installazioni pensate per queste sale; Sol LeWitt, che inaugurò le Project rooms rivestendo due sale di grandi superfici di colore; Ugo Rondinone, che coprì di frammenti di specchio la fontana centrale e una parete. E, per la fotografia, Mario Giacomelli, la cui prima grande antologica fu allestita qui poco prima della sua scomparsa. Da ottobre si aggiungono all'elenco le 110 persone dell'Ovest fotografate da Avedon: minatori, cameriere, giostrai. Non celebri, ma ora di casa in via Nazionale.

Avedon con i ragazzi e con i bambini

In the American West è una mostra di ritratti in bianco e nero, silenziosa, senza installazioni interattive: con i bambini piccoli è una visita breve, con i ragazzi può diventare una lezione memorabile.

Con gli adolescenti

Con un quattordicenne funziona benissimo un gioco semplice: prima di leggere la didascalia, indovinare il mestiere della persona ritratta. Il fondo bianco toglie ogni indizio di contesto e lascia solo i vestiti, le mani, lo sguardo. Poi si legge la didascalia e si discute. Il ritratto di Sandra Bennett, dodicenne, è un buon punto di partenza: una coetanea di quarant'anni fa, in un paese del Colorado.

Con i più piccoli

Per i più piccoli il Palazzo Esposizioni ha un'offerta dedicata nel Laboratorio d'arte, con attività per famiglie e scuole pubblicate sul sito della sede; alcune proposte si svolgono nei giorni feriali di mattina. Per l'accesso con il passeggino vale quanto detto: ingresso da via Milano 13, ascensori interni, tutti i livelli a raso.

Una nota per i genitori

Alcuni ritratti sono duri: corpi segnati dal lavoro, persone ai margini, e nei luoghi elencati dalla sede compaiono anche i mattatoi. Con bambini sensibili conviene fare un primo giro da soli, o almeno sapere cosa aspettarsi.

Roma tra ottobre e gennaio: il periodo della mostra di Avedon

La mostra copre quasi quattro mesi, dal venerdì 9 ottobre 2026 alla domenica 31 gennaio 2027: autunno, feste di Natale, gennaio.

Ottobre e novembre

Sono i mesi migliori per visitare Roma: giornate ancora lunghe a ottobre, meno turisti a novembre, temperature spesso miti. Nei giorni feriali di novembre il Palazzo è tranquillo, e una mostra di fotografia si guarda meglio senza folla.

Le feste di Natale

Il periodo fra l'8 dicembre e l'Epifania porta in centro molti visitatori, romani e non. Via Nazionale e le strade intorno si affollano. Gli orari del Palazzo nei giorni di Natale e Capodanno vanno verificati sul sito ufficiale, perché la sede pubblica eventuali variazioni per le festività. Il 25 dicembre 2026 e il 1° gennaio 2027 cadono di venerdì.

Gennaio, l'ultimo mese

Le ultime settimane di una mostra portano sempre i ritardatari. Se potete, non riducetevi all'ultimo weekend: la chiusura è domenica 31 gennaio 2027, e le domeniche finali sono le giornate più affollate.

Domande frequenti su Richard Avedon al Palazzo delle Esposizioni

Quando si può vedere la mostra di Richard Avedon a Roma?

La mostra Richard Avedon. In the American West. 1979-1984 è aperta al Palazzo delle Esposizioni dal 9 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027. Il palazzo è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20, il lunedì è chiuso e l'ingresso è consentito fino a un'ora prima della chiusura, cioè fino alle 19.

Dove si trova il Palazzo delle Esposizioni?

Il Palazzo delle Esposizioni si trova in via Nazionale 194, 00184 Roma, nel rione Monti. Le fermate della metro più vicine sono Repubblica sulla linea A e Cavour sulla linea B; gli autobus 64, 70, 71, 117, 170 e H fermano davanti all'edificio, alla fermata Nazionale/Palazzo Esposizioni.

Quante fotografie ci sono nella mostra di Avedon?

La mostra di Avedon al Palazzo delle Esposizioni presenta la serie completa di 110 stampe realizzate per il libro In the American West del 1985. Accanto alle stampe sono esposti materiali d'archivio della Richard Avedon Foundation: manoscritti, polaroid di lavoro e la corrispondenza con le persone fotografate.

Quanto costa il biglietto per Avedon al Palazzo Esposizioni?

I prezzi della mostra di Avedon al Palazzo delle Esposizioni sono pubblicati sul sito ufficiale della sede, dove si acquistano i biglietti attraverso il circuito di prevendita autorizzato. Il Palazzo propone anche una membership card nelle formule Individual, Dual e Junior & Senior, quest'ultima per chi ha meno di 27 o più di 65 anni.

Si possono fare fotografie nella mostra di Avedon?

No, il regolamento del Palazzo delle Esposizioni non consente di fotografare o filmare nelle sale: le riprese delle opere sono possibili solo con autorizzazione della Direzione dell'Azienda Speciale Palaexpo. Il cellulare si può usare in silenzioso per consultare applicazioni. La foto ricordo si fa fuori, alla facciata di via Nazionale.

Chi ha curato la mostra In the American West a Roma?

La mostra In the American West al Palazzo delle Esposizioni è curata da Clément Chéroux, direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson, che la organizza con opere in prestito da The Richard Avedon Foundation, in collaborazione con Palaexpo. La promuovono l'Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e l'Azienda Speciale Palaexpo.

Il Palazzo delle Esposizioni è accessibile in sedia a ruote?

Sì, il Palazzo delle Esposizioni è accessibile senza barriere dall'ingresso di via Milano 13, allo stesso livello del marciapiede. Un ascensore porta alla biglietteria del livello 1 e altri elevatori collegano tutti i piani, interamente a raso. Il personale di accoglienza può fornire una sedia a ruote; per informazioni il numero è 06 696271.

C'è un posto dove mangiare dentro il Palazzo delle Esposizioni?

Sì, il Palazzo delle Esposizioni ha il Caffè delle Esposizioni al Piano zero, aperto dal martedì alla domenica e fino alle 2 dal giovedì al sabato, e il ristorante Esposizioni nella Serra, aperto a pranzo nei giorni feriali e per il brunch nel fine settimana. Orari e prenotazioni sono indicati sul sito della sede.

Quanto tempo serve per visitare la mostra di Avedon?

Per la mostra di Avedon al Palazzo delle Esposizioni conviene calcolare almeno un'ora e mezza: le 110 stampe richiedono un'ora, i materiali d'archivio, polaroid, manoscritti e lettere, meritano tempo in più. Considerate anche il guardaroba all'arrivo e l'ultimo ingresso alle 19.

Il parere della guida su Avedon a via Nazionale

Per chiudere, un giudizio: tra le mostre dell'autunno romano, questa è una di quelle da consigliare a chiunque, anche a chi dice di non capire la fotografia. Perché non chiede competenze: chiede di guardare delle facce. Andateci con calma, in un giorno feriale, entrate da via Milano se le scale vi pesano, lasciate lo zaino al guardaroba e dedicate alle carte d'archivio lo stesso tempo che darete alle stampe. E se volete una visita guidata della zona, fra via Nazionale, il Quirinale e Monti, sapete a chi rivolgervi.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento9 Ottobre 2026 — 31 Gennaio 2027
IndirizzoPalazzo delle Esposizioni, Via Nazionale 194, 00184 Roma Centro storico, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

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