Museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria” – Museo delle Civiltà
Il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari "Lamberto Loria" non sta dove quasi tutti pensano. Non è nel palazzone dove trovate la preistoria, è dall'altra parte della piazza: Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, Piazza Guglielmo Marconi 8, e non al numero 14. Dal 2016 fa parte del Museo delle Civiltà, si entra da martedì a domenica dalle 8.00 alle 19.00 con ultimo ingresso alle 18.30, lunedì chiuso, e il biglietto è lo stesso del complesso. Dentro ci sono circa 150.000 opere e documenti, mezzo milione di negativi fotografici e la più grande raccolta di figure presepiali italiane che io conosca, oltre mille pezzi. Una cosa però ve la dico subito, prima che prenotiate il treno: il museo dichiara che una parte è in riallestimento.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

Il nome giusto, e soprattutto l'indirizzo giusto
Questo è l'errore che vedo fare più spesso, e costa venti minuti di camminata inutile. La piazza ha due palazzi gemelli affacciati uno di fronte all'altro. Al civico 14, nel Palazzo delle Scienze, ci sono le collezioni preistoriche, quelle africane, americane, asiatiche, oceaniane, alto medievali, quelle di provenienza coloniale e le contemporanee: è la parte che tutti chiamano ancora Pigorini. Al civico 8, nel Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, ci sono le collezioni di arti e tradizioni popolari italiane. Se cercate carri, presepi, macchine processionali e strumenti musicali popolari, il vostro palazzo è il numero 8.
Il museo come istituto autonomo non esiste più. Fondato ufficialmente per decreto nel 1923, inaugurato all'EUR nel 1956, nel 2016 è confluito nel Museo delle Civiltà insieme alle collezioni Pigorini, a quelle del Museo d'Arte Orientale "Giuseppe Tucci", alle collezioni ISPRA, a quelle dell'ex Museo Coloniale e al Museo dell'Alto Medioevo. Sono sei nuclei, e sono quelli che il museo elenca ufficialmente oggi. Se leggete altrove elenchi più lunghi, ci torno dopo.
La cosa che va detta prima di prenotare: una parte è in riallestimento
Nella pagina ufficiale della collezione c'è scritto, testuale, che "attualmente una parte del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari è in riallestimento" e che gli aggiornamenti usciranno sul sito e sui canali del museo. Non è una formula di cortesia. Vuol dire che l'elenco sala per sala che gira su internet da quindici anni, con la Sala delle colonne, la Sala dossier e la sequenza rigida di stanze, oggi non vi garantisce niente.
Il mio consiglio, e lo do da romano che ci passa spesso: se venite da fuori Roma apposta per una sala precisa, telefonate prima al numero del palazzo, +39 065926148. Trenta secondi di telefonata contro un viaggio a vuoto.
Che cosa c'è dentro, per davvero
I numeri ufficiali sono questi: circa 150.000 opere e documenti, circa 500.000 negativi fotografici e circa 25.000 materiali librari riferiti agli usi popolari italiani. Non è una raccoltina di folklore, è uno degli archivi antropologici più grandi d'Europa, e la parte esposta è una frazione.
Sul percorso devo essere onesto su una cosa. Il museo lo descrive in due modi diversi in due sue pagine. Una parla di tre grandi aree tematiche nell'ordine "La terra e le risorse", "Vivere e abitare", "Riti, feste e cerimonie". L'altra descrive tre sezioni nell'ordine opposto, partendo dalle cerimonie religiose e chiudendo con i mestieri. Non scelgo io quale delle due è aggiornata: ve le dico tutte e due, anche perché con il riallestimento in corso l'ordine può cambiare davvero. Quello che non cambia è la roba che c'è dentro, ed è quella che conta.
I presepi: oltre mille pezzi, e sono il motivo per venire
Loria raccolse per la Mostra del 1911 una collezione di figure presepiali dalle varie regioni italiane: oltre mille pezzi. Il museo la definisce un contributo fondamentale per capire il presepe come fenomeno storico e antropologico, e usa una formula che mi piace parecchio, "paradiso dei contrasti", perché il presepe tiene insieme meraviglia, spettacolo, storia religiosa, immaginario devozionale e vita quotidiana nello stesso metro quadro.
Il posto d'onore ce l'hanno le figure napoletane. Qui vi segnalo una piccola incoerenza delle fonti ufficiali, perché preferisco dirvela: una pagina del museo le data al XVII e XIX secolo, un'altra pagina dello stesso museo le data al Settecento e Ottocento. Davanti alla vetrina la differenza non la vedrete, ma se scrivete una tesina è meglio saperlo. Se il presepe vi prende sul serio, l'altra tappa romana è il Museo Internazionale del Presepio.
Le macchine processionali, che sono la parte scenografica
Il museo possiede ed espone modelli in scala e versioni monumentali originali delle macchine da festa più famose d'Italia: i Ceri di Gubbio, la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, i Gigli di Nola, la "macchina del grano" di Foglianise e il Carro di Santa Rosalia di Palermo. Sono oggetti che nella vita reale si vedono una notte all'anno, in mezzo a diecimila persone, e qui invece potete guardarli fermi e da vicino. Se poi volete vedere la cosa vera, la Macchina di Santa Rosa a Viterbo si porta in spalla il 3 settembre e sta a un'ora e mezza da Roma.
Trasporti, mestieri, musica, teatro di piazza
Poi c'è tutto il resto, ed è la parte che i bambini guardano meglio degli adulti. Le sale dei trasporti, con i carretti siciliani dipinti che sembrano usciti da un cartone animato. Gli attrezzi del lavoro agricolo, pastorale e marinaro, mestiere per mestiere, insegne di bottega comprese. Gli strumenti della musica popolare, divisi per famiglie, dai campanacci ai mandolini: se il tema vi interessa, a Roma ci sono anche il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali e il MUSA. E i teatri ambulanti di burattini, marionette e pupi, con abiti e ornamenti del Carnevale e le maschere della Commedia dell'arte. La ceramica popolare merita un giro a parte, e se vi piace c'è anche il Museo della Ceramica.

Le tre persone che vi accompagnano dentro
Questa è la cosa che nessuna vecchia guida vi dice, e che oggi è scritta nero su bianco sul sito del museo. Il percorso non è organizzato come un elenco di oggetti: siete accompagnati da tre figure, e le collezioni sono introdotte dalla Psicoenciclopedia possibile dell'artista contemporaneo Gianfranco Baruchello.
Le tre figure sono l'antropologo Lamberto Loria (1855-1913), che è quello che ha messo insieme il nucleo originario e che dà il nome alla scheda che state leggendo; l'antropologa Annabella Rossi (1933-1984), che ha lavorato sul campo nel Sud Italia e le cui carte e registrazioni stanno qui; e il collezionista Gennaro Evangelista Gorga (1865-1957), che è un personaggio da romanzo e su cui torno più avanti.
Dico una cosa impopolare: è un allestimento che divide. C'è chi entra aspettandosi il museo etnografico ottocentesco con le didascalie che spiegano tutto e resta spiazzato dall'arte contemporanea messa in mezzo. A me piace, perché ti obbliga a chiederti chi ha deciso che cosa fosse "tradizione popolare" e perché. Ma se venite con un genitore anziano che vuole rivedere il carretto siciliano e basta, sappiatelo prima.
Da dove viene tutta questa roba, in ordine
1881: Pigorini chiede, il ministero dice no
L'idea di un museo delle tradizioni popolari italiane a Roma è vecchia quanto il museo che sta dall'altra parte della piazza. Nel 1881 Luigi Pigorini scrive al Ministero della Pubblica Istruzione chiedendo di raccogliere materiali per far «comprendere ciò che hanno tuttora di speciale le nostre popolazioni campagnole nelle industrie, negli utensili ed ornamenti, nelle fogge degli abiti». Il ministero non gli dà seguito. Passeranno venticinque anni.
1905-1906: Loria capisce che il campo è qui
Lamberto Loria arriva a questa idea per sottrazione. Aveva viaggiato e raccolto in Russia, India, Egitto, Nuova Guinea ed Eritrea, e nel 1905 si rende conto che il materiale da salvare ce l'ha sotto casa. Nel settembre 1906 apre a Firenze il primo Museo di Etnografia Italiana, con accanto gente come Aldobrandino Mochi, Alessandro D'Ancona, Francesco Baldasseroni, Giuseppe Pitrè e Raffaele Corso.
La velocità con cui cresce la raccolta è la parte che mi colpisce sempre: 2.000 oggetti nel 1906, 5.000 nel 1908, 30.000 nel 1911. In cinque anni. Nel 1906 Ferdinando Martini propone una mostra di etnografia italiana da tenere a Roma; la proposta viene accolta nel 1908.
1911: fu l'Esposizione Internazionale, non "nazionale"
Qui devo correggere quello che questa stessa pagina scriveva da anni. La mostra di etnografia italiana del 1911 non si tenne durante una "Esposizione nazionale": nel 1911 si inaugurò l'Esposizione Internazionale, che si svolse contemporaneamente a Firenze, Roma e Torino, le tre capitali del Regno d'Italia. È una differenza che cambia la scala della cosa.
La mostra romana stava all'ex Piazza d'Armi e non era una fila di vetrine: quattordici padiglioni regionali e circa quaranta "gruppi etnografici", cioè ricostruzioni a grandezza naturale. Napoli era rifatta con un pezzo di via Santa Lucia, la Sardegna con i nuraghi e le case del Campidano. Nell'ottobre 1911, sempre lì, si tenne il primo Congresso di Etnografia Italiana.
1913-1943: il decreto, le casse, la bomba su Tivoli
Loria muore il 6 aprile 1913, due anni dopo il suo trionfo e senza vedere il museo stabile. Il museo nasce per legge con il Regio Decreto del 10 settembre 1923, n. 2111. Ma una sede vera non ce l'ha: nel 1936 il problema è ancora aperto, e la soluzione trovata è il palazzo che si stava costruendo all'E42 per l'Esposizione del 1942.
Solo che il 1942 non arriva mai come previsto. Le collezioni finiscono imballate in casse, ricoverate a Villa d'Este, a Tivoli, e lì vengono danneggiate dal bombardamento del 1943. Una parte di quello che vedete oggi è sopravvissuta a una bomba dentro una villa rinascimentale, il che è un dettaglio che di solito ometto durante le visite perché poi non si parla d'altro.
In mezzo a questa storia entra Gennaro Evangelista Gorga (che su alcune pagine ufficiali trovate come "Evan G. Gorga"): tenore, primo interprete di Rodolfo nella Bohème, e collezionista ossessivo fino alla rovina economica. Le sue raccolte finiscono in parte qui e in parte al Museo Nazionale degli Strumenti Musicali. Se vi interessa il personaggio, le due visite si tengono insieme bene.
1954, 1956, 2016: le tre date che contano
Nel 1954 lo Stato prende in concessione il palazzo all'EUR. Il museo apre al pubblico il 20 aprile 1956. E nel 2016 perde l'autonomia e diventa una delle collezioni del Museo delle Civiltà, che è il motivo per cui il nome sul biglietto non è quello che cercate su Google.
L'edificio: chi l'ha fatto, e che cosa c'è sui muri
Il palazzo del civico 8 è del 1938, progetto di Massimo Castellazzi, Pietro Morresi e Annibale Vitellozzi. È speculare al Palazzo delle Scienze di fronte: un portico colonnato attorno a un cortile e due corpi sporgenti, uno dei quali si chiude con una quinta architettonica a colonne che fa da fondale alla piazza. Piazza Guglielmo Marconi si chiamava in origine Piazza Imperiale ed era pensata come uno dei fulcri dell'Esposizione Universale di Roma del 1942, quella che non fu mai inaugurata. Il progetto originale prevedeva musei su tre lati e un cinema-teatro che non è mai stato costruito.
I due mosaici: Prampolini e Depero, uno di fronte all'altro
Questa è la parte che si vede gratis, senza biglietto, e che il 90% dei visitatori si perde perché guarda il telefono mentre attraversa.
Sulla facciata laterale del palazzo delle tradizioni popolari c'è "Le corporazioni" di Enrico Prampolini. Correggo una data che questa pagina ha sbagliato per anni: non è del 1941. L'invito arriva con una lettera di Rodolfo Rustichelli del 22 dicembre 1940, il contratto è firmato nell'ottobre 1941, e i lavori vengono ultimati a maggio 1942. Nella parte centrale ci sono quattro figure antropomorfe che simboleggiano Credito, Commercio, Industria e Agricoltura.
Di fronte, sul Palazzo delle Scienze che guarda Viale della Civiltà Romana, c'è "Le professioni e le arti" di Fortunato Depero (1942), messo lì frontalmente opposto a quello di Prampolini. La committenza è probabilmente di Cipriano Efisio Oppo, vicepresidente dell'Ente Autonomo dell'Esposizione Universale di Roma, e l'opera è finita il 15 giugno 1942. Due futuristi, uno contro l'altro, sui due lati della stessa piazza.
Sono stati restaurati di recente e si vedono liberamente attraversando il propileo colonnato che collega i due palazzi. Il mio consiglio: arrivate venti minuti prima dell'orario di apertura e fateveli con calma, la luce del mattino sui mosaici è migliore.
Il bassorilievo di Amerigo Tot e il pavimento che non c'è
Al salone delle arti e tradizioni popolari si accede attraverso un varco decorato dal bassorilievo in marmo "Elementi caratteristici del folklore", di Amerigo Tot (1909-1984). Quello c'è, ed è bellissimo.
Quello che invece non c'è è il pavimento dell'atrio. Per l'atrio del museo era stata commissionata a Ferruccio Scattola (1873-1950) una decorazione pavimentale in tarsia marmorea con il tema Costumi, maschere ed altri elementi decorativi. Non venne mai eseguita. Lo scrivo perché la vecchia versione di questa pagina lo citava in modo ambiguo e più di una persona è entrata a cercare per terra qualcosa che non è mai stato fatto.
Gli affreschi del Salone d'Onore
Il salone è affrescato tra il 1940 e il 1942. Sulla parete d'ingresso: Sagra degli osei di Mario Varagnolo (1901-71), Battitura del grano di Domenico Colao (1881-1943), Cerimonia nuziale in Sardegna parzialmente eseguito da Nino Bertoletti (1889-1971), Funerali in Puglia di Emanuele Cavalli (1904-81), Il bue di S. Zopito di Tommaso Cascella (1890-1968). Sulla parete di fondo: Trasporto del mosto in Romagna di Garibaldo Guberti (1907-74), Benedizione della barca di Antonio Barrera (1889-1970), Processione parzialmente eseguito da Orazio Amato (1884-1953), Mattanza dei tonni di Pietro Barillà (1890-1953).
Manca un affresco, e la storia è questa. Mario Gambetta (1886-1968) avrebbe dovuto eseguire l'ultimo, Battesimo in Liguria. Al suo posto c'è un cartone attribuito a Filippo Figari (1885-1937) raffigurante un corteo processionale sardo. Qui devo ridimensionare quello che la vecchia scheda dava per certo: la fonte ufficiale dice "attribuito", non dà una data di collocazione, e non identifica il soggetto con una processione precisa. Se leggete in giro che è la processione di sant'Efisio e che fu messa lì nel 1956, sappiate che il museo non lo scrive.

Orari, biglietti e la verità sull'acquisto online
Si entra da martedì a domenica, dalle 8.00 alle 19.00, ultimo ingresso alle 18.30. Lunedì chiuso. Il biglietto è unico per tutto il Museo delle Civiltà: intero 10 euro, agevolato 2 euro. Con lo stesso biglietto vedete anche le collezioni che stanno al civico 14, quindi il Pigorini, il Museo d'Arte Orientale "Giuseppe Tucci" e il Museo dell'Alto Medioevo.
E adesso la parte che mi fa risparmiare una mail al giorno: il Museo delle Civiltà non vende biglietti online. Non esiste una prevendita ufficiale, non c'è una piattaforma da cui saltare la fila. Si va in biglietteria e si compra. Se trovate un sito che vi vende un "biglietto salta fila" per questo museo, state pagando un intermediario per una fila che non c'è: un martedì mattina in questo palazzo siete spesso meno di venti persone.
Le visite guidate per gruppi sono a cura di AbIntra s.c. e vanno concordate. Il numero della sede delle arti e tradizioni popolari è +39 065926148; il centralino del Museo delle Civiltà è +39 06 549521, e l'indirizzo di posta è mu-civ@cultura.gov.it. Consiglio pratico: telefonate il giorno prima e chiedete quali sale sono aperte. Con un museo dichiaratamente in riallestimento, è l'unico modo per non prendersi una sorpresa.
Accessibilità: che cosa c'è davvero
C'è un posto auto riservato alle persone con disabilità in adiacenza a ciascuno dei due ingressi, quindi anche a quello del civico 8. Dentro, esistono percorsi in Braille nelle collezioni Africane, Alto Medievali e delle Arti e Tradizioni Popolari, che il museo stesso dichiara in corso di aggiornamento. Non scrivo che sia un museo pienamente accessibile perché non ho un dato ufficiale che lo dica: se avete un'esigenza specifica, quella telefonata prima serve più della mia opinione.
Come ci arrivo
Metro linea B, fermata EUR Fermi, e poi cinque minuti a piedi in salita leggera verso la piazza. In autobus ci passano le linee ATAC 30, 170, 671, 791 e 714. In auto si arriva bene e si parcheggia meglio che in centro, che all'EUR è quasi una regola.
Se arrivate da Termini, la metro B è diretta e ci mettete poco più di venti minuti. Non prendete un taxi: costa dieci volte tanto per arrivare cinque minuti prima.
Come incastrarlo in una giornata vera
Mezza giornata all'EUR dei musei
Arrivate alle 8, che è l'ora in cui apre e in cui non c'è nessuno. Mosaici sotto il colonnato, poi il civico 8 per le tradizioni popolari e i presepi, pausa caffè, e nel pomeriggio attraversate la piazza per il Pigorini con lo stesso biglietto. È tanta roba: se siete stanchi, tenete il civico 14 per un altro giorno, il biglietto costa 10 euro, non è un investimento da ammortizzare.
Con i bambini
Presepi, carretti siciliani e macchine processionali funzionano benissimo sotto i dieci anni, e la visita al civico 8 sta dentro l'ora e mezza. Poi si esce e si va al laghetto dell'EUR, che è a pochi minuti, o all'EUR Social Park. Se invece la giornata è dedicata ai musei per bambini, Explora e il Museo Civico di Zoologia stanno dall'altra parte della città e vanno tenuti separati.
Per chi viene per l'architettura, non per le collezioni
Fate un giro largo: piazza Marconi e i due mosaici, poi il Palazzo della Civiltà Italiana, il Palazzo dei Congressi e il Palazzo dello Sport. In due ore avete capito l'EUR meglio che leggendo tre libri, e non avete speso niente. Il quadro completo del quartiere sta nella scheda dell'EUR.
Per chi insegue la cultura materiale
Qui, e poi il Museo di Roma in Trastevere per la Roma popolare in fotografia, e il Museo Etrusco di Villa Giulia se volete vedere che cosa c'era prima. Sono tre musei che parlano della stessa cosa da tre distanze diverse.
Domande veloci
Il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari è aperto?
Sì, da martedì a domenica 8.00-19.00, lunedì chiuso. Ma una parte è dichiarata in riallestimento dal museo stesso, quindi non tutte le sale sono visitabili.
Dove si trova esattamente?
Piazza Guglielmo Marconi 8, all'EUR. Non al 14: quello è il Palazzo delle Scienze, dove stanno il Pigorini, l'Arte Orientale, l'ex Museo Coloniale, le collezioni ISPRA e l'Alto Medioevo.
Si comprano i biglietti online?
No. Il museo non ha vendita online. Si paga alla biglietteria.
Quanto costa?
Intero 10 euro, agevolato 2 euro, ed è valido per tutte le sedi del Museo delle Civiltà. Fascia dichiarata come indicativa: il prezzo definitivo è quello esposto in biglietteria.
Quanto tempo ci vuole?
Un'ora e mezza per il solo civico 8 con calma. Se fate anche il Palazzo delle Scienze con lo stesso biglietto, mettete in conto mezza giornata piena.
È lo stesso museo del Pigorini?
Stesso ente dal 2016, palazzi diversi. Il Museo delle Civiltà riunisce sei nuclei di collezioni; questo è uno, il Pigorini è un altro.
Perché si chiama "Lamberto Loria"?
Perché è l'antropologo che tra il 1905 e il 1911 mise insieme il nucleo originario delle collezioni, prima a Firenze e poi con la mostra romana del 1911. Morì nel 1913, molto prima che il museo avesse una sede.
Ci sono i presepi tutto l'anno?
La collezione presepiale è parte del percorso permanente, non è un allestimento stagionale. Detto questo, con il riallestimento in corso conviene chiamare il museo prima di venire apposta per quelli.
I mosaici di Prampolini e Depero si pagano?
No. Stanno sulle facciate esterne e si vedono liberamente attraversando il propileo colonnato tra i due palazzi. È la cosa gratis più bella dell'EUR.
Il museo è adatto ai bambini?
Molto. Presepi, carretti dipinti, macchine processionali e teatri di burattini reggono benissimo lo sguardo di un bambino. La parte di arte contemporanea invece parla soprattutto agli adulti.
Come ci arrivo con i mezzi?
Metro linea B fino alla fermata di piazzale Enrico Fermi, poi cinque minuti a piedi. Autobus 30, 170, 671, 791, 714.
Si possono fare visite guidate?
Per i gruppi sì, a cura di AbIntra s.c., su accordo preventivo. Il numero è +39 065926148.
Vale la pena se ho poco tempo a Roma?
Se è il vostro primo viaggio a Roma e avete tre giorni, no: fate Colosseo, centro storico e Vaticano. Questo museo è per chi torna, per chi studia, per chi ha bambini o per chi vuole capire l'Italia contadina prima che sparisse.
Vi dico come la penso davvero, dopo esserci stato decine di volte. Questo è il museo più trascurato di Roma e non è un caso: non ha un capolavoro da cartolina, il nome è cambiato, l'indirizzo confonde e una parte è chiusa per lavori. Però è l'unico posto in città dove si vede, tutto insieme, quello che l'Italia era prima del Novecento, raccolto da persone che sapevano di star salvando qualcosa che stava finendo. Andateci un martedì mattina, entrate alle 8, guardatevi i mosaici sotto il colonnato prima di comprare il biglietto, e poi salite dai presepi. Dieci euro. Non trovate niente di simile altrove.
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Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
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Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
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