BENU di Eugenio Tibaldi alla Fondazione Pastificio Cerere — dal 23 settembre al 28 novembre 2026
BENU, mostra personale di Eugenio Tibaldi a cura di Marcello Smarrelli, è aperta alla Fondazione Pastificio Cerere dal 23 settembre al 28 novembre 2026, in Via degli Ausoni 7, nel quartiere di San Lorenzo. L'ingresso è gratuito. Fino al 30 settembre vale l'orario estivo della Fondazione, dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 19; dal 1 ottobre alla chiusura si entra dal martedì al sabato dalle 15 alle 19, e il lunedì su appuntamento. La Fondazione indica come mezzi pubblici i tram 3 e 19 e gli autobus 71 e 492; dalla stazione Termini (metro A e B) si arriva a piedi o con il 71, dalla fermata Policlinico della metro B con il tram 3 o 19, da San Giovanni della metro A con il tram 3. Per informazioni e appuntamenti il telefono è +39 06 45422960, il sito ufficiale è pastificiocerere.it.

BENU di Eugenio Tibaldi: che cosa si vede
La mostra BENU racconta, attraverso immagini, documenti e opere, il progetto con cui la Fondazione Pastificio Cerere e la Fondazione Severino hanno portato l'arte contemporanea dentro la Casa Circondariale Femminile di Rebibbia. È la restituzione pubblica di un lavoro che per sua natura il pubblico non poteva vedere: un percorso partecipativo con le donne detenute, concluso con un'opera site specific permanente inaugurata il 10 dicembre 2025, nell'ambito del Giubileo, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il comunicato ufficiale descrive il percorso come una pluralità di materiali che compongono le tessere di un'unica grande mappa visiva. È una definizione esatta: non si entra in una mostra di quadri appesi in fila, ma in un archivio vivo che ricostruisce come un'idea sia nata, si sia trasformata e sia diventata un segno visibile nella città.
Gli elaborati delle detenute e i dipinti dell'artista
Al centro ci sono gli elaborati ideati dalle donne durante i laboratori, accanto ai dipinti che Tibaldi ha eseguito in un lento processo di sintesi e di immedesimazione, fino alle due opere finali. È il cuore del progetto: vedere, uno accanto all'altro, il disegno di partenza e la sua traduzione in un'immagine comune.
Mille fenici di carta
Una grande installazione diffusa occupa gli spazi della Fondazione. L'hanno realizzata l'artista e i partecipanti della Masterclass della RUFA, Rome University of Fine Arts, l'accademia che ha sede nello stesso edificio. Sono oltre mille fenici, tutte diverse, sagome di carta intagliate e applicate su pavimenti, pareti e soffitti. Gli studenti, provenienti da aree geografiche differenti, hanno indagato il significato della fenice nelle rispettive culture.
La bandiera, il tatuaggio, il prototipo
Fra gli sviluppi più recenti figura una bandiera ispirata a BENU, confezionata con tessuti donati e di recupero dall'organizzazione no profit Progetto Abito di Torino. Una sezione presenta la fotografia dell'avambraccio di Barbara Sales, attivista per i levrieri rescue, che si è fatta tatuare l'immagine di BENU dal tatuatore Fabrizio, in arte novemberokbranch; accanto, centinaia di immagini di tatuaggi con la fenice raccolte sul web. Il percorso comprende anche il prototipo della scultura luminosa, in scala ridotta, da cui sono nate le due opere definitive, e un video realizzato da Tibaldi con Lorenzo Morandi, prodotto da TIMO.
A nostro giudizio
È una mostra da vedere con calma, e da vedere per quello che è: il resoconto onesto di un processo, più che una collezione di capolavori. Chi cerca l'oggetto d'arte isolato resterà spiazzato; chi accetta di seguire il filo scoprirà una delle esperienze di arte pubblica più serie degli ultimi anni a Roma.
Il progetto BENU a Rebibbia
BENU è un'opera site specific permanente che Eugenio Tibaldi ha realizzato all'interno della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia «Germana Stefanini», che la Fondazione definisce il più grande istituto penitenziario femminile d'Europa.
Il nome
Il Benu è una creatura mitologica, un volatile dai colori sgargianti sacro agli antichi Egizi e consacrato al dio Ra, simbolo di nascita e rigenerazione; fu poi assimilato alla fenice e assunto dai cristiani come emblema di rinascita e resurrezione. Nell'interpretazione di Tibaldi diventa un messaggio di speranza dedicato alle donne detenute, un invito a superare i confini fisici e simbolici della reclusione.
I laboratori
Il percorso è cominciato nel settembre 2024 con le prime visite dell'artista al carcere e gli incontri con gli operatori. Nei mesi successivi Tibaldi ha condotto laboratori in cui le detenute si sono raccontate con un disegno accompagnato da un breve testo, rappresentando pregi e difetti nell'immagine della fenice. Il disegno è stato scelto come linguaggio universale, capace di annullare distanze linguistiche e sociali.
Due fenici su aste di otto metri
Le immagini dei laboratori sono state sintetizzate in due fenici immaginarie, un autoritratto collettivo delle partecipanti. Sono diventate due sculture luminose, innalzate su aste di oltre otto metri e collocate in modo da essere visibili dalle finestre delle stanze di pernottamento, dagli uffici del personale e dall'esterno del carcere.
L'energia delle cyclette
È il dettaglio che rende BENU un'opera fuori dal comune. Le detenute avevano chiesto attrezzi ginnici; l'artista ha proposto cyclette collegate a generatori. L'energia prodotta pedalando viene accumulata e ogni notte, a un orario preciso, accende le due fenici. La luce, cioè, dipende dal lavoro fisico e dalla volontà delle donne che vivono lì dentro.
BENU: promotori, partner e il libro
Il progetto è promosso dalla Fondazione Severino e dalla Fondazione Pastificio Cerere, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, con il patrocinio del Dicastero per la Cultura e l'Educazione della Santa Sede e del Ministero della Giustizia.
Le parole dei promotori
Paola Severino, presidente dell'omonima Fondazione, ha dichiarato nel comunicato che BENU «non è soltanto un'opera d'arte, ma il risultato di un processo partecipativo». Flavio Misciattelli, presidente della Fondazione Pastificio Cerere, lega il progetto alla missione della Fondazione: un'arte contemporanea capace di dialogare con il territorio e di coinvolgere le comunità. Il curatore Marcello Smarrelli parla delle due fenici come immagini di speranza, trasformazione e riscatto.
Le affissioni in città
Il percorso esce dalle sale. APA, Agenzia Pubblicità Affissioni, promuove una campagna di affissioni cartacee e digitali a LED in tutta Roma: le immagini di Tibaldi dialogano con una poesia scritta da una delle detenute durante i laboratori. Può capitare di incontrarle alla fermata dell'autobus prima ancora di entrare in mostra.
Il volume
Un libro edito da Magonza documenta la genesi del progetto e la mostra, con testi di Marcello Smarrelli, Simone Ciglia e del cardinale José Tolentino de Mendonça, un'introduzione del Presidente della Repubblica e interventi del Ministro della Giustizia, dell'amministrazione penitenziaria, della Fondazione Severino e di Intesa Sanpaolo. È stampato in doppia edizione, italiana e inglese, su carta di pregio a cinque colori.
Chi è Eugenio Tibaldi: la biografia
Eugenio Tibaldi è nato ad Alba nel 1977, vive e lavora a Torino ed è un artista attratto dai confini, geografici e sociologici.
I territori di margine
Una parte consistente della sua ricerca è dedicata a territori liminari e a persone che vivono ai margini della società. Tibaldi lavora in questo spazio incerto attivando una dinamica processuale: l'opera non precede l'incontro, ne è il risultato. Le note biografiche ufficiali sottolineano la sua capacità di leggere i contesti sociali e di condividere il lavoro con le comunità, così che le opere generino identità e coesione nei luoghi in cui nascono.
La formazione
Ha frequentato il CSAV, Artists' Research Laboratory della Fondazione Antonio Ratti di Como, e la Domus Academy a Istanbul; è stato Affiliated Fellow all'American Academy in Rome.
Le mostre
Il suo percorso espositivo comincia alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nel 2007 e passa per Manifesta 7 a Bolzano nel 2008, l'International Centre of Contemporary Art di Bucarest nel 2009, il Museo Madre di Napoli nel 2010, la Biennale di Salonicco nel 2013 e la XII Biennale dell'Avana nel 2015. Seguono il Museo Ettore Fico di Torino e, nel 2017, il Palazzo del Quirinale, il Museum MCAD di Manila e l'Istituto Italiano di Cultura di New York; nel 2018 il MAXXI di Roma, nel 2019 il Padiglione di Cuba alla Biennale di Venezia e il Museo del Novecento di Milano, nel 2020 la Galleria Nazionale di Roma e lo Zoma Museum di Addis Abeba.
Gli anni recenti
Nel 2021 ha esposto alla Tenuta dello Scompiglio a Lucca e al Parco Arte Vivente di Torino; nel 2022 ha partecipato al XX Premio Ermanno Casoli; nel 2024 era nel Padiglione Italia della Biennale di Malta. Con Shape, cercando la forma è stato vincitore del PAC 2025, e nello stesso anno ha esposto al MAC di Santiago del Cile.
Marcello Smarrelli e la curatela
Marcello Smarrelli firma sia il progetto di Rebibbia sia la mostra al Pastificio Cerere: è la continuità che rende credibile la restituzione.
Un curatore dentro il processo
Nel comunicato Smarrelli descrive la mostra come un percorso immersivo e corale, che intreccia arte contemporanea, co-progettazione, partecipazione attiva e riflessione sociale. Chi ha seguito il progetto dall'inizio può raccontarne anche le difficoltà, e si vede: il materiale documentario ha lo stesso peso delle opere finite.
Il carcere e l'arte
BENU si inserisce, secondo la Fondazione, nel solco delle numerose iniziative promosse dalle due fondazioni per portare l'arte contemporanea negli istituti penitenziari. Non è un episodio isolato, e la mostra lo chiarisce.
Orari e ingresso della mostra BENU
La mostra BENU è a ingresso gratuito e segue l'orario stagionale della Fondazione Pastificio Cerere.
Settembre
Fino al 30 settembre vale l'orario estivo: dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 19. Il sabato e la domenica la Fondazione è chiusa.
Da ottobre al 28 novembre
Dal 1 ottobre scatta l'orario invernale: dal martedì al sabato, dalle 15 alle 19. Il lunedì si visita su appuntamento, da concordare con la Fondazione al +39 06 45422960 o scrivendo a info@pastificiocerere.it. La domenica è chiuso. L'ultimo giorno utile è sabato 28 novembre.
Solo pomeriggio
La Fondazione apre soltanto il pomeriggio. Chi programma una mattinata a San Lorenzo deve spostare la mostra dopo pranzo.
La Fondazione Pastificio Cerere
La Fondazione Pastificio Cerere ha sede nell'ex Pastificio Cerere, la più antica fabbrica di San Lorenzo, fondata nel 1905, che fornì pasta e farina alla capitale fino al 1960 e circa un decennio dopo divenne luogo d'arte.
Dalla fabbrica agli atelier
La riconversione cominciò quando l'imprenditrice Felicina Ceci, proprietaria dell'edificio con la sorella Adriana, accettò di affittare i locali a giovani artisti. Il primo fu Nunzio, arrivato nel 1973; seguirono Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli. Gli artisti smontarono le macchine, costruirono pareti e pavimenti, portarono acqua e luce. I montacarichi, i grandi ambienti aperti e le ampie finestre si rivelarono perfetti per lavorare.
La nascita della Fondazione
Nel 2002 la mostra Interno F.M. fece nascere l'idea di uno spazio espositivo sempre aperto al pubblico. Flavio Misciattelli, che dal 1998 abitava in uno dei locali di proprietà della famiglia, aveva organizzato una mostra in casa con gli artisti dell'edificio: vennero più di cinquecento persone. Nel 2005 nacque la Fondazione, che inaugurò la sede con la mostra RESIDENTI.
Oggi
L'ex stabilimento ospita ancora studi d'artista, atelier di moda, studi di grafica e l'accademia RUFA. Il programma della Fondazione comprende mostre, residenze, attività educative e laboratori; in questi mesi, accanto a BENU, è in corso la personale di Gerardo Iudicone, Deposito morte Gerry, e prosegue Aguante di Giovanni De Cataldo.
San Lorenzo, il quartiere della fenice
San Lorenzo è la zona urbanistica 3B del Municipio II, compresa fra le Mura aureliane all'altezza di Porta Tiburtina e il cimitero del Verano, e prende il nome dalla basilica di San Lorenzo fuori le mura.
Ferrovieri e operai
Il quartiere nacque fuori dalle Mura dopo l'Unità: nel 1865 aprì lo scalo merci, fra il 1884 e il 1888 si costruirono gli alloggi per ferrovieri, operai e artigiani, con le tipiche case a ringhiera. Il Pastificio Cerere, del 1905, appartiene a questa stagione industriale.
I nomi delle strade
Via degli Ausoni, dove si trova la Fondazione, è una delle vie intitolate agli antichi popoli italici, come Via dei Volsci, Via dei Latini, Via dei Sabelli, Largo degli Osci. Una carta dell'Italia preromana disegnata sul reticolo di un quartiere operaio.
Studenti e artisti
Dagli anni Ottanta San Lorenzo ha cambiato pelle: studenti della vicina Sapienza, artisti, artigiani, locali. La storia del Pastificio, con gli atelier aperti già negli anni Settanta, ha anticipato questa trasformazione.
Come arrivare alla Fondazione Pastificio Cerere
La Fondazione Pastificio Cerere, Via degli Ausoni 7, è servita dai tram 3 e 19 e dagli autobus 71 e 492, secondo le indicazioni pubblicate dalla Fondazione stessa.
Dalla stazione Termini
Termini, dove si incrociano la metro A e la metro B, è il punto di partenza più semplice: la Fondazione suggerisce di proseguire a piedi o con l'autobus 71.
In metro e tram
Con la metro B si può scendere a Policlinico e prendere il tram 3 o 19; con la metro A si scende a San Giovanni e si prende il tram 3. Per orari e percorsi in tempo reale conviene usare il calcolatore di percorso di ATAC.
In auto
San Lorenzo ha strade strette e parcheggi scarsi, soprattutto nel tardo pomeriggio e la sera. Il tram è quasi sempre la scelta più sensata.
Cosa vedere intorno alla Fondazione
Intorno a Via degli Ausoni si trovano alcuni dei luoghi più densi della Roma postunitaria, raggiungibili a piedi.
Il Verano
Il cimitero del Verano è il grande cimitero monumentale di Roma, un museo all'aperto di scultura otto e novecentesca. Accanto, la basilica di San Lorenzo sorge sulla tomba del martire.
Le Mura e Porta Maggiore
Porta Tiburtina è inglobata nelle Mura aureliane. Più a sud si arriva a Porta Maggiore e alla basilica sotterranea, visitabile solo in date stabilite.
Altra arte alla Sapienza
Nella Città universitaria si trovano il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea e la Gipsoteca: un pomeriggio d'arte si può costruire senza prendere mezzi.
Dove mangiare a San Lorenzo dopo la mostra
San Lorenzo offre trattorie romane, pizzerie, osterie e bar per l'aperitivo, a prezzi in genere più bassi del centro storico.
Aperitivo
La mostra chiude alle 19: l'ora giusta per un aperitivo nelle vie intorno a Largo degli Osci e Via dei Volsci, dove si concentrano i locali del quartiere.
Cena
Il venerdì e il sabato sera il quartiere si riempie di studenti: se volete una tavola apparecchiata, prenotate. Negli altri giorni si trova posto più facilmente.
Accessibilità, bambini e scuole
La Fondazione Pastificio Cerere non pubblica sul sito indicazioni dettagliate sull'accessibilità per persone con mobilità ridotta: prima della visita conviene telefonare al +39 06 45422960.
Con i ragazzi
BENU è una mostra adatta agli adolescenti: la fenice è un simbolo che conoscono, le mille sagome di carta sono spettacolari, e il tema del carcere apre una conversazione seria senza essere mai crudo. Per i più piccoli le fenici sul soffitto bastano da sole a giustificare la visita.
Scuole e gruppi
La Fondazione ha un programma educativo e laboratori di arte e creatività: per classi e gruppi è opportuno annunciarsi.
Una curiosità su BENU di Eugenio Tibaldi alla Fondazione Pastificio Cerere — dal 23 settembre al 28 novembre 2026
La curiosità è nel meccanismo della luce. Le due fenici di Rebibbia non si accendono con un interruttore collegato alla rete, ma con l'energia che le detenute producono pedalando sulle cyclette installate nell'istituto. L'idea è nata da una richiesta concreta: le donne volevano attrezzi ginnici. Tibaldi ha trasformato quel desiderio pratico nel motore dell'opera, e il risultato è una scultura che non esiste senza la partecipazione quotidiana di chi la abita. Ogni notte, a un'ora fissata, le fenici si illuminano se qualcuno ha pedalato abbastanza.
C'è poi il nome. Benu non è una fenice qualsiasi: è l'uccello sacro dell'antico Egitto, associato al dio Ra, che solo più tardi fu assimilato alla fenice greca e poi adottato dai cristiani come simbolo di resurrezione. Tibaldi ha scelto la versione più antica del mito, quella che precede le sovrapposizioni successive, e l'ha consegnata a un gruppo di donne che nei laboratori l'hanno riempita dei propri pregi e difetti. In mostra, le oltre mille fenici di carta create con gli studenti della RUFA ripercorrono proprio questa stratificazione: ogni studente ha portato la versione della propria cultura d'origine. Il mito, insomma, continua a cambiare forma sotto i nostri occhi, ed è la cosa più bella da osservare in sala.
Una cosa che non ti dice nessuno su BENU di Eugenio Tibaldi alla Fondazione Pastificio Cerere — dal 23 settembre al 28 novembre 2026
Nessuno ti dice che l'orario cambia a metà mostra. La Fondazione Pastificio Cerere applica due orari: quello estivo, da giugno a settembre, dal lunedì al venerdì, e quello invernale, da ottobre a maggio, dal martedì al sabato. BENU apre il 23 settembre, cioè nell'ultima settimana dell'orario estivo, e dal 1 ottobre il calendario si sposta di un giorno. Chi legge l'orario su un sito di annunci compilato a settembre rischia di presentarsi un lunedì di ottobre davanti a una porta chiusa, o di rinunciare al sabato pensando che sia chiuso. Da ottobre il sabato è aperto, e il lunedì si entra solo su appuntamento.
La seconda cosa che non si dice è che la mostra è anche fuori dalla mostra. La campagna di affissioni cartacee e digitali promossa da APA porta per Roma le immagini di Tibaldi accompagnate dalla poesia di una detenuta. Vale la pena guardarsi intorno, nelle settimane della mostra, sui pannelli della città: è la parte del progetto che raggiunge chi non entrerà mai in una galleria, ed è coerente con il senso di BENU, un'opera nata per essere vista anche dall'esterno di un muro.
Il consiglio che ti do per visitare BENU di Eugenio Tibaldi alla Fondazione Pastificio Cerere — dal 23 settembre al 28 novembre 2026
Il consiglio è di cominciare dagli elaborati delle detenute, prima dei dipinti di Tibaldi. Leggete i testi che accompagnano i disegni, guardate come ogni donna ha tradotto se stessa in un uccello: poi passate alle opere finali e cercate di riconoscere dove sono finiti quei tratti. Solo così si capisce che le due fenici di Rebibbia sono un autoritratto collettivo e non l'invenzione di un singolo artista. Il procedimento inverso, partire dalle opere compiute, trasforma la mostra in una semplice esposizione di quadri.
Secondo consiglio: alzate lo sguardo. Le sagome di carta create con gli studenti della RUFA sono applicate anche ai soffitti, e chi cammina guardando le pareti ne perde metà. Terzo: andate in un pomeriggio di ottobre, verso le 17, quando la luce radente entra dalle grandi finestre dell'ex pastificio e le ombre delle fenici si allungano sul pavimento. Ricordate, uscendo, che è lo stesso edificio in cui, cinquant'anni fa, un gruppo di giovani pittori cominciò a smontare le macchine della fabbrica per farne degli studi. La mostra e il luogo raccontano la stessa storia di rinascita.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il Pastificio Cerere sia stato la casa della cosiddetta Scuola di San Lorenzo è noto a chiunque si occupi di arte contemporanea italiana. Meno citato è il fatto che tutto cominciò da un contratto d'affitto. Fu l'imprenditrice Felicina Ceci, proprietaria dell'edificio con la sorella Adriana, ad accettare di affittare i locali dismessi a giovani artisti. Il primo a entrare fu Nunzio, che ricorda di essere arrivato nel 1973; dopo di lui Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli.
Altro fatto poco ricordato: questi artisti non formavano un gruppo omogeneo per poetica o per linguaggio. Li univa la generazione e la vicinanza fisica, gli spazi contigui e i luoghi comuni dell'edificio. La Fondazione riporta le parole di Nunzio su una generazione che si è confrontata e ha messo a disposizione dell'altro le proprie esperienze, prima che ognuno prendesse la propria direzione. La definizione di gruppo è venuta dopo, dalla critica. È un buon antidoto alle etichette: anche le «scuole» nascono spesso da un condominio, da una scala in comune e da una bolletta della luce da dividere.
La foto giusta da fare a BENU di Eugenio Tibaldi alla Fondazione Pastificio Cerere — dal 23 settembre al 28 novembre 2026
La foto giusta è quella che mette insieme le fenici di carta e l'architettura industriale. Cercate un punto della sala in cui le sagome intagliate salgono dal pavimento alla parete e continuano sul soffitto: inquadrate in verticale, col telefono appoggiato al petto, in modo da raccogliere l'intero volo. La ripetizione delle forme, tutte diverse fra loro, rende bene in fotografia proprio perché nessuna è uguale all'altra.
Seconda inquadratura: il prototipo della scultura luminosa, la versione in scala ridotta delle fenici di Rebibbia. È l'unico modo per vedere da vicino, e in un contesto libero, la forma delle opere che nel carcere si guardano soltanto da lontano. Sul flash e sull'uso delle immagini decide la Fondazione: chiedete in sala, ed evitate comunque di fotografare in primo piano i testi delle detenute, che meritano di essere letti più che condivisi.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia dell'edificio che ospita BENU si può raccontare per date. Nel 1905 viene fondato il Pastificio Cerere, la più antica fabbrica di San Lorenzo: per oltre mezzo secolo rifornisce Roma di pasta e farina, fino al 1960. Circa un decennio dopo la chiusura, gli spazi vuoti cominciano ad accogliere gli artisti: Nunzio arriva nel 1973, seguito dagli altri pittori e scultori della sua generazione, che trasformano i reparti produttivi in studi e abitazioni.
La data di svolta è l'estate del 1984, quando il critico Achille Bonito Oliva organizza la mostra Ateliers e per la prima volta apre al pubblico gli spazi in cui quegli artisti vivono e lavorano. Il Pastificio diventa un nome noto ben oltre i confini della capitale. Nel 2002 la mostra Interno F.M. fa nascere l'idea di uno spazio espositivo stabile, e nel 2005 viene costituita la Fondazione Pastificio Cerere, che inaugura la sede con la mostra RESIDENTI.
La cronologia più recente riguarda proprio BENU: nel settembre 2024 le prime visite di Tibaldi a Rebibbia, il 10 dicembre 2025 l'inaugurazione dell'opera alla presenza del Presidente Mattarella, il 22 settembre 2026 l'apertura della mostra al Pastificio Cerere. Il quartiere, intanto, porta i segni della sua storia: il bombardamento alleato del 19 luglio 1943 colpì duramente San Lorenzo, e il Parco dei Caduti ne conserva la memoria.
Chi è passato da BENU di Eugenio Tibaldi alla Fondazione Pastificio Cerere — dal 23 settembre al 28 novembre 2026
Dal Pastificio Cerere sono passati per primi i sei artisti che la storia dell'arte chiama Gruppo di San Lorenzo: Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli. Qui hanno avuto casa e studio, qui li ha trovati Achille Bonito Oliva nel 1984. Ceccobelli ha raccontato come, arrivati, smontarono le macchine e allacciarono acqua e luce per trasformare uno spazio industriale in un luogo dove lavorare e vivere. Nunzio e Pizzi Cannella figurano ancora fra gli atelier presenti nell'edificio.
Negli anni sono passati critici, intellettuali ed esponenti dello spettacolo, attratti da quella che la Fondazione chiama una fucina. Oggi l'elenco degli studi comprende, fra gli altri, Pietro Ruffo, Giovanni De Cataldo, Ileana Florescu, Meletios Meletiou, Leonardo Petrucci, Alessandro Valeri, Myriam B e Ottavio Celestino. E con BENU passano da qui, simbolicamente, le donne di Rebibbia: i loro disegni sono esposti nella stessa fabbrica che mezzo secolo fa ha dato una seconda vita a un gruppo di artisti. Con loro gli studenti della Masterclass RUFA, che hanno intagliato le mille fenici della mostra, e Paola Severino, che con la sua Fondazione ha promosso il progetto.
Arte contemporanea a Roma nell'autunno 2026
BENU si inserisce in un autunno ricco per l'arte contemporanea a Roma, con le istituzioni pubbliche e le fondazioni private attive in parallelo.
Due mostre nella stessa visita
Nello stesso edificio è aperta fino al 14 novembre Deposito morte Gerry, prima personale del giovane Gerardo Iudicone presentata da Gianni Politi. Le due mostre hanno toni opposti, ma si visitano insieme con gli stessi orari.
Un giro più ampio
Chi vuole allargare lo sguardo può proseguire al MACRO o a La Galleria Nazionale, dove Tibaldi ha esposto nel 2020.
Domande frequenti su BENU al Pastificio Cerere
Fino a quando è aperta la mostra BENU di Eugenio Tibaldi?
La mostra BENU è aperta alla Fondazione Pastificio Cerere dal 23 settembre al 28 novembre 2026. L'inaugurazione si è tenuta martedì 22 settembre alle 18. Sabato 28 novembre è l'ultimo giorno di visita.
Quanto costa l'ingresso alla mostra BENU?
La mostra BENU è a ingresso gratuito, come indica la Fondazione Pastificio Cerere nelle informazioni per la visita. Non serve prenotare negli orari di apertura; il lunedì di ottobre e novembre si visita solo su appuntamento.
Quali sono gli orari della Fondazione Pastificio Cerere?
La Fondazione Pastificio Cerere apre dalle 15 alle 19: fino al 30 settembre dal lunedì al venerdì, dal 1 ottobre dal martedì al sabato, con il lunedì su appuntamento. La domenica è chiusa. Per appuntamenti il numero è +39 06 45422960.
Dove si trova la Fondazione Pastificio Cerere?
La Fondazione Pastificio Cerere si trova in Via degli Ausoni 7, nel quartiere di San Lorenzo, a Roma. È servita dai tram 3 e 19 e dagli autobus 71 e 492; dalla stazione Termini si arriva anche a piedi.
Che cos'è il progetto BENU di Rebibbia?
BENU è un'opera site specific permanente di Eugenio Tibaldi nella Casa Circondariale Femminile di Rebibbia: due fenici luminose su aste di oltre otto metri, nate dai laboratori con le detenute e alimentate dall'energia prodotta con le cyclette. È stata inaugurata il 10 dicembre 2025.
Chi è Eugenio Tibaldi?
Eugenio Tibaldi è un artista nato ad Alba nel 1977, che vive e lavora a Torino. La sua ricerca riguarda territori di margine e comunità ai confini della società; ha esposto al MAXXI, al Museo Madre, alla Biennale di Venezia nel Padiglione di Cuba e alla Galleria Nazionale di Roma.
La mostra BENU è adatta ai ragazzi?
La mostra BENU si presta bene alla visita con adolescenti e classi: la fenice è un simbolo universale e l'installazione di mille sagome di carta è di forte impatto. Il tema del carcere è trattato con misura. Per gruppi scolastici conviene contattare prima la Fondazione.
Il consiglio finale su BENU
Il consiglio è di andarci con il tempo di leggere. BENU è una mostra che si capisce parola per parola, disegno per disegno, e che restituisce qualcosa di raro: la prova che l'arte contemporanea può ancora cambiare, anche di poco, la vita concreta delle persone. All'uscita, Via degli Ausoni porta dritti a un aperitivo a San Lorenzo; e davanti a una delle affissioni con la fenice conviene fermarsi a leggere la poesia.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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