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Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito)

In breve. In una traversa interna che stacca da via Tiburtina, dove Roma smette di essere cartolina e diventa periferia storica fatta di capannoni, ferrovie e palazzine popolari, c'è un cancello che non somiglia a nessun altro ingresso della città.

In una traversa interna che stacca da via Tiburtina, dove Roma smette di essere cartolina e diventa periferia storica fatta di capannoni, ferrovie e palazzine popolari, c'è un cancello che non somiglia a nessun altro ingresso della città. Non ha insegna commerciale, non ha orario di apertura scritto su Google, non ha una biglietteria. Ha una scritta dipinta a mano, qualche bandiera scolorita dal sole e, dietro, un cortile che negli anni è diventato uno dei punti di riferimento più solidi e meno turistici di Roma est. Si chiama Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito), e il gioco di parole nella sigla è voluto fin dal primo giorno: dove ci si aspetterebbe una Società per Azioni, si trova invece uno spazio pubblico gestito collettivamente, senza consiglio di amministrazione e senza utili da distribuire.

Logo di Strike SpA dalla pagina Facebook ufficiale
Il logo di Strike SpA, dalla pagina Facebook ufficiale.

Dove si trova Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito) e come ci si arriva davvero

L'indirizzo è via Umberto Partini 21, in una zona di Roma est compresa tra i quartieri Portonaccio, Tiburtino III e Casal Bertone, poco a nord della stazione Tiburtina e a ridosso dei binari che portano verso Pietralata. Le fonti che si occupano dello spazio non concordano su un'unica etichetta di quartiere: alcune lo collocano a Portonaccio, altre a Casal Bertone, segno che via Partini si trova esattamente su quella linea di confine amministrativo dove i toponimi popolari si sovrappongono più della cartografia ufficiale. Per chi arriva da fuori, il punto di riferimento più semplice resta la stazione Tiburtina, raggiungibile con treni regionali, con la linea B della metropolitana e con numerose linee di autobus di superficie: da lì via Partini si trova a una decina di minuti a piedi, superando il sottopasso ferroviario e costeggiando i capannoni industriali che per decenni hanno caratterizzato questa fascia di città.

Chi arriva in automobile deve mettere in conto che la zona non è pensata per il traffico privato: le strade sono strette, spesso a doppio senso irregolare, e i parcheggi liberi nelle ore serali si riducono rapidamente quando ci sono eventi. Chi invece sceglie il trasporto pubblico arriva in un punto della città lontano dai flussi turistici del centro, in una periferia industriale che negli ultimi vent'anni ha cambiato pelle più volte senza mai perdere del tutto il proprio carattere operaio. Non ci sono cartelli turistici che indicano la direzione: bisogna sapere dove si va, oppure affidarsi alla mappa del telefono e a un po' di pazienza tra le vie laterali della Tiburtina.

Vale la pena spendere due parole sul contesto urbano più ampio in cui via Partini si inserisce, perché è parte integrante dell'esperienza. La Tiburtina, in questo tratto, è ancora una strada di attraversamento pensata per il traffico pesante e per le attività produttive, con capannoni, depositi e piccole officine che si alternano a edifici residenziali costruiti nel corso del Novecento per ospitare le famiglie operaie legate alle fabbriche della zona, molte delle quali oggi chiuse o riconvertite. Camminare da Tiburtina verso via Partini significa quindi attraversare un pezzo di storia industriale e ferroviaria romana rimasta in gran parte fuori dalle rotte turistiche più frequentate, dove le tracce del lavoro del secolo scorso convivono con nuovi usi dello spazio pubblico, di cui Strike è probabilmente l'esempio più longevo e riconoscibile. Non è un caso che proprio in questa fascia di città, storicamente legata alla piccola e media industria romana, siano nate nel tempo diverse esperienze di riuso di capannoni e stabili dismessi, alcune a vocazione culturale, altre più strettamente legate al mondo del lavoro e delle cooperative, a testimonianza di un tessuto urbano che, pur restando ai margini delle rotte turistiche, ha continuato a reinventarsi nel corso dei decenni. Il quartiere Tiburtino III, che comprende parte dell'area, prende il nome proprio dal grande piano di edilizia popolare realizzato nel secondo dopoguerra per rispondere alla crescita demografica della capitale, un contesto urbanistico che spiega bene la densità di palazzine popolari, spesso di quattro o cinque piani, che caratterizzano ancora oggi le strade attorno a via Partini. Chi conosce la zona segnala anche che l'illuminazione stradale, in alcuni tratti secondari lontani dagli assi principali, è meno curata rispetto al centro città, un elemento pratico da tenere presente per chi si sposta a piedi in tarda serata.

Per chi arriva in bicicletta, la zona offre percorsi ciclabili discontinui ma praticabili lungo alcuni assi secondari, mentre il servizio di bike sharing cittadino, dove disponibile, può rappresentare un'alternativa comoda per l'ultimo tratto dalla stazione Tiburtina fino a via Partini, evitando i tempi di attesa degli autobus serali. In generale, chi pianifica la visita farebbe bene a considerare l'intero spostamento come parte dell'esperienza: attraversare a piedi o in bici questa porzione meno nota di Roma est, tra ferrovie, capannoni e palazzine popolari, offre già di per sé una prospettiva sulla città molto diversa da quella offerta dal centro storico, ed è parte integrante di ciò che rende la visita a Strike un'esperienza diversa rispetto alle tappe turistiche convenzionali.

Che cosa è davvero Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito): non un locale, uno spazio occupato e autogestito

Strike nasce nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 2002, quando un corteo di circa cinquemila persone, tra studenti, lavoratori precari e migranti, attraversò Roma in una delle tante giornate di mobilitazione sociale dei primi anni Duemila e occupò uno stabile privato abbandonato in via Partini. Quello che dovrebbe essere durato pochi giorni, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche dell'epoca, si è trasformato in un'occupazione stabile che dura tuttora, diventando uno dei laboratori sociali più longevi della città. Il nome stesso, Strike, richiama lo sciopero e la contestazione da cui tutto è partito; la sigla S.p.A, senza il punto finale nell'uso corrente, capovolge ironicamente il linguaggio societario per rivendicare la natura pubblica e collettiva dello spazio.

Definire Strike un semplice centro sociale sarebbe riduttivo, ed è un errore che molte guide turistiche commettono per pigrizia. È più corretto descriverlo come un insieme di realtà autonome che condividono lo stesso perimetro fisico: un pub popolare autogestito, una trattoria interna, un'enoteca, una falegnameria, un laboratorio di serigrafia, uno studio audio e video, una camera oscura per lo sviluppo fotografico, uno sportello di autodifesa legale e corsi di lingua per persone migranti, un laboratorio di cinema, un'associazione di comunicazione, una banda musicale di strada e uno skate park autocostruito nel cortile. Ogni sigla ha una propria autonomia organizzativa, ma tutte condividono gli spazi comuni e l'idea di fondo che un edificio abbandonato possa tornare utile alla collettività senza passare per il mercato immobiliare.

Questo modello, definito in ambito sociologico come autogestione degli spazi urbani, non è un'invenzione esclusiva di Strike: Roma ha una tradizione di centri sociali occupati che risale agli anni Settanta e Ottanta, con esperienze storiche come il Forte Prenestino, occupato nel 1986 in un'ex fortificazione militare della cinta difensiva ottocentesca della città. Strike si inserisce in questa tradizione con una propria specificità: non nasce da un movimento studentesco degli anni Ottanta, ma da una mobilitazione più recente, legata alle lotte contro la precarietà del lavoro e per i diritti delle persone migranti che hanno attraversato l'Italia nei primi anni Duemila, un contesto storico e politico diverso rispetto a quello delle occupazioni più antiche della città, pur condividendone in larga parte i principi organizzativi di fondo: assemblea come organo decisionale, autofinanziamento, rifiuto della logica di profitto.

Le fonti concordano sul fatto che lo stabile occupato fosse, prima del 2002, un immobile privato inutilizzato: sulla destinazione originaria dell'edificio, sul proprietario storico e sui passaggi di mano precedenti all'occupazione la documentazione pubblica è scarsa e frammentaria, e diverse fonti si limitano a definirlo genericamente un capannone o uno stabile abbandonato senza entrare nei dettagli. Non ci sono elementi sufficienti per ricostruire con certezza la storia edilizia precedente al 2002, ed è preferibile non inventare dettagli che nessuna fonte verificabile conferma.

Sul piano giuridico e amministrativo, Strike rientra nella categoria degli immobili occupati a scopo sociale che le istituzioni cittadine e nazionali hanno più volte cercato di censire e regolamentare nel corso degli anni, senza però arrivare, secondo la documentazione disponibile, a una soluzione definitiva applicata allo stabile di via Partini. Roma conta da decenni decine di occupazioni di questo tipo, nate in momenti storici diversi e con storie molto differenti tra loro: alcune legate a movimenti studenteschi, altre a lotte per la casa, altre ancora, come nel caso di Strike, a un mix di rivendicazioni sociali, culturali e politiche che si sono sedimentate nel tempo attorno allo stesso spazio fisico. Capire questa cornice più ampia aiuta a leggere Strike non come un caso isolato, ma come parte di una rete cittadina di spazi autogestiti che comprende, con storie e destini diversi, realtà come Forte Prenestino, Spin Time Labs o Metropoliz, ciascuna con caratteristiche proprie e un rapporto diverso con le istituzioni locali.

Una curiosità su Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito)

Pochi visitatori occasionali si accorgono che il nome dello spazio è un piccolo gioco linguistico costruito con precisione. In italiano, la sigla S.p.A indica normalmente una Società per Azioni, la forma giuridica delle grandi imprese capitalistiche, con azionisti, consiglio di amministrazione e distribuzione di utili. Chi ha fondato Strike ha scelto deliberatamente di mantenere quella sigla ma di riempirla con un significato opposto: Spazio Pubblico Autogestito. Il risultato è un nome che, letto per la prima volta su un'insegna o su un manifesto, può sembrare quello di un'azienda qualunque, e che invece rivendica esattamente il contrario: nessun azionista, nessun profitto privato, gestione collettiva e orizzontale delle attività che si svolgono all'interno.

Questo tipo di rovesciamento ironico del linguaggio economico e istituzionale non è raro nel mondo dei centri sociali romani, ma nel caso di Strike è diventato un vero e proprio marchio identitario, ripreso nei loghi, nelle magliette autoprodotte e nella grafica del sito storico dello spazio. Anche il nome Strike, che in inglese significa sciopero ma anche colpo, richiama direttamente le giornate di mobilitazione da cui è nata l'occupazione, mantenendo viva nella denominazione la memoria delle proteste sociali dei primi anni Duemila contro la precarietà del lavoro e le politiche migratorie.

C'è un'altra curiosità meno visibile, legata al modo in cui lo spazio si è raccontato nel tempo attraverso i propri canali di comunicazione. Fin dai primi anni il collettivo ha tenuto un blog storico che documenta iniziative, comunicati e appuntamenti risalenti fino alla metà degli anni Duemila, un archivio digitale che, pur non essendo aggiornato con la stessa frequenza dei più moderni canali social, resta una testimonianza diretta e non mediata di come lo spazio abbia attraversato quasi un quarto di secolo di vita cittadina, dalle mobilitazioni del movimento No Global fino alle proteste più recenti contro la precarietà abitativa e lavorativa a Roma.

Le attività dentro Strike: dal pub popolare ai laboratori artigianali

Attraversare il cortile di Strike significa passare in pochi metri da un'attività all'altra, ciascuna con una propria porta, una propria insegna dipinta a mano e un proprio gruppo di persone che la porta avanti. Il pub popolare autogestito è tradizionalmente il cuore sociale dello spazio, aperto nelle sere di programmazione con prezzi pensati per essere accessibili, mentre la trattoria interna propone cucina povera e conviviale, spesso vegetariana o vegana, cucinata da collettivi che si alternano ai fornelli. Accanto, un'enoteca autogestita completa l'offerta di ristorazione, mantenendo comunque il carattere non commerciale che contraddistingue l'intero spazio.

Sul fronte artigianale, la falegnameria interna produce arredi, strutture per gli eventi e piccoli oggetti in legno, spesso realizzati recuperando materiali di scarto, mentre il laboratorio di serigrafia permette l'autoproduzione di magliette, manifesti e materiale grafico legato alle mobilitazioni sociali che lo spazio sostiene. Un collettivo dedicato alla gestione audio e video segue la parte tecnica dei concerti e delle proiezioni, e negli anni ha lavorato anche alla creazione di una sala prove interna per band emergenti della scena romana. Una camera oscura permette lo sviluppo fotografico analogico, un'attività sempre più rara in città e per questo particolarmente apprezzata da chi frequenta lo spazio per motivi artistici più che politici.

Non mancano le attività a carattere sociale in senso stretto: uno sportello di autodifesa legale e corsi di lingua italiana rivolti a persone migranti, portati avanti da collettivi che negli anni hanno costruito una rete di supporto concreta per chi arriva a Roma senza documenti in regola o senza una rete di conoscenze. Un laboratorio di cinema pensato per persone migranti ha prodotto negli anni cortometraggi e documentari partecipati, mentre una banda musicale di strada nata all'interno dello spazio si è esibita in numerosi cortei e manifestazioni cittadine. Nel cortile, infine, uno skate park autocostruito con rampe in legno e cemento è diventato un punto di ritrovo per skater di tutta la zona est della città, spesso frequentato anche fuori dagli orari di programmazione serale.

Va sottolineato che la maggior parte di queste attività non funziona come un'offerta di servizi nel senso commerciale del termine, ma come un insieme di progetti autogestiti da collettivi diversi, ciascuno responsabile della propria area e delle proprie regole interne. Questo significa, in pratica, che la falegnameria può lavorare su commissioni legate a eventi specifici dello spazio più che su ordini esterni, che lo sportello legale opera con un calendario di apertura dedicato e non continuativo, e che i corsi di lingua italiana per persone migranti seguono cicli didattici organizzati dai volontari che li tengono, spesso legati all'anno scolastico convenzionale. Chi si avvicina a una di queste attività per la prima volta dovrebbe quindi informarsi direttamente presso il collettivo che la gestisce, più che aspettarsi un funzionamento standardizzato come quello di un servizio pubblico o di un'associazione strutturata in senso tradizionale.

Anche la parte dedicata alla musica dal vivo funziona secondo una logica non commerciale, con la programmazione affidata al collettivo che si occupa di audio e video e con un'attenzione dichiarata verso progetti musicali emergenti e indipendenti, spesso poco visibili nei circuiti dei locali convenzionali della città. Nel corso degli anni questo ha permesso a formazioni musicali agli inizi della propria carriera di suonare davanti a un pubblico reale in un contesto informale, senza i costi e le barriere d'accesso tipiche dei locali commerciali affermati. La sala prove interna, quando attiva, segue lo stesso principio: uno spazio di prova a basso costo pensato per band che non hanno accesso a strutture più costose, coerente con la funzione sociale complessiva che Strike rivendica.

Un capitolo a parte merita lo skate park, che nel corso degli anni si è guadagnato una reputazione autonoma rispetto al resto dello spazio, diventando meta di skater anche non necessariamente interessati alla dimensione politica di Strike. Le rampe, costruite e più volte rimesse a nuovo dagli stessi frequentatori con materiali di recupero e cemento, offrono un terreno di prova informale che manca in molte altre zone della città, dove gli skate park pubblici scarseggiano o sono concentrati in poche aree centrali. Questo ha fatto sì che, nel tempo, lo skate park di Strike sia diventato un piccolo punto di riferimento trasversale, capace di attirare un pubblico più giovane e meno politicizzato rispetto a quello delle serate di programmazione culturale e sociale.

Una cosa che non ti dice nessuno su Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito)

Chi arriva a Strike aspettandosi un locale con programmazione fissa, orari pubblicati e un sistema di prenotazione resta spesso spiazzato. La programmazione dipende dai collettivi che gestiscono le singole attività, cambia di settimana in settimana e viene comunicata soprattutto attraverso i canali social e il sito storico dello spazio, non attraverso i circuiti turistici o le piattaforme di biglietteria convenzionali. Non c'è un ufficio informazioni, non c'è un numero verde, e chi cerca certezze rigide su cosa troverà quella sera farebbe meglio a controllare direttamente i canali dello spazio poco prima di uscire di casa.

C'è poi un aspetto meno raccontato ma documentato dalla cronaca: nel corso degli anni Strike è stato più volte citato nelle relazioni delle autorità dedicate al monitoraggio degli immobili occupati a Roma, inserito tra gli spazi considerati di rilievo nella rete degli spazi sociali e antagonisti della città. Questo tipo di attenzione istituzionale ha significato, in alcune fasi, l'inserimento dello stabile tra quelli segnalati come possibili obiettivi di sgombero nell'ambito di piani più ampi riguardanti diversi immobili occupati romani, senza che questo abbia mai significato, secondo le fonti disponibili, uno sgombero effettivo della sede storica di via Partini. Le fonti divergono sulla frequenza e sull'intensità di queste segnalazioni nel corso degli anni, e non è possibile stabilire con certezza quale sia lo stato dei procedimenti amministrativi più recenti.

Un altro dettaglio poco noto riguarda un'occupazione abitativa satellite, chiamata informalmente la Casetta, nata nella stessa area di Portonaccio e collegata all'esperienza di Strike: quella specifica occupazione abitativa è stata sgomberata nel luglio 2017, un evento distinto dallo sgombero dello spazio sociale principale, che invece a quella data non risulta interessato dal provvedimento.

Un ulteriore elemento che raramente compare nei racconti più superficiali riguarda le pressioni speculative legate all'area circostante. Diverse ricostruzioni giornalistiche hanno segnalato nel tempo interessi immobiliari e speculativi su alcuni degli immobili adiacenti o storicamente collegati alle vicende di Strike, con nomi di grandi gruppi economici citati in relazione a possibili riconversioni di aree industriali dismesse nella zona di Portonaccio e Tiburtina. Questo tipo di pressione, comune a molte periferie romane interessate da processi di riqualificazione urbana, rende la posizione di spazi come Strike strutturalmente più esposta rispetto a quella di realtà culturali con una base proprietaria pubblica o regolarizzata, anche quando, come nel caso specifico della sede storica di via Partini, non risultano procedimenti di sgombero effettivamente eseguiti fino ai dati più recenti disponibili.

Su questo tema, diverse testate hanno raccontato negli anni il dibattito più ampio che riguarda il futuro degli spazi occupati a Roma, diviso tra chi propone percorsi di regolarizzazione, con concessioni formali o convenzioni con l'amministrazione comunale, e chi invece rivendica l'autogestione come modello alternativo da difendere anche fuori da una cornice istituzionale. Alcuni spazi sociali romani, in casi documentati dalla cronaca, hanno intrapreso negli anni percorsi di questo tipo, ottenendo forme di riconoscimento parziale da parte delle istituzioni locali; su Strike, in particolare, le fonti disponibili non permettono di stabilire se un percorso di regolarizzazione analogo sia mai stato avviato o concluso, e non è quindi corretto presentare lo stabile di via Partini né come regolarizzato né come oggetto di un procedimento di sgombero imminente sulla sola base delle fonti consultate.

Domande frequenti su Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito)

Dove si trova Strike S.p.A?

Strike S.p.A si trova in via Umberto Partini 21, in una zona di Roma est compresa tra i quartieri Portonaccio, Tiburtino III e Casal Bertone, poco a nord della stazione Tiburtina. Le fonti non concordano su un'unica etichetta di quartiere per lo spazio, segno che via Partini si trova esattamente al confine tra queste zone.

Che cos'è Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito)?

Strike S.p.A è uno spazio pubblico autogestito, non un locale commerciale, nato dall'occupazione di uno stabile privato abbandonato. Al proprio interno ospita un pub popolare autogestito, una trattoria, laboratori artigianali, sportelli sociali, uno skate park e una programmazione culturale gestita dai collettivi che se ne occupano.

Quando è nato Strike?

Strike è nato nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 2002, quando un corteo di circa cinquemila persone, tra studenti, lavoratori precari e migranti, occupò lo stabile abbandonato di via Partini al termine di una giornata di mobilitazione sociale. Quello che doveva durare pochi giorni è diventato uno spazio autogestito attivo da oltre due decenni.

Serve la tessera o si paga per entrare a Strike?

A Strike non esistono listini fissi pubblicati online: chi partecipa a un concerto o a un evento troverà quasi sempre un piccolo contributo richiesto all'ingresso o al bancone, destinato a coprire le spese di gestione dello spazio, che vive di autofinanziamento e partecipazione più che di una logica commerciale.

C'è un murale a Strike?

Sì, nel cortile interno di Strike si trova, dal novembre 2018, un grande murale realizzato a quattro mani dagli artisti Tellas e Imos, due nomi di riferimento della street art romana e italiana. Il lavoro unisce le forme naturali e astratte di Tellas con le composizioni e i colori ispirati alla psichedelia degli anni Settanta di Imos.

Che programmazione ha Strike?

Strike non ha orari pubblicati o un sistema di prenotazione fisso come un locale commerciale: la programmazione dipende dai collettivi che gestiscono le singole attività, cambia di settimana in settimana e viene comunicata soprattutto tramite i canali social e il sito storico dello spazio.

Quando conviene andare a Strike?

Il momento migliore per avvicinarsi a Strike è una serata in cui è già programmato un evento pubblico, un concerto, una presentazione o un'iniziativa culturale aperta, perché in quelle occasioni lo spazio risulta più accogliente per chi lo visita per la prima volta. Conviene controllare i canali social dello spazio nei giorni precedenti.

Il consiglio che ti do per visitare Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito)

Il primo consiglio pratico è arrivare con l'atteggiamento giusto: Strike non è un museo e non è un locale commerciale, è uno spazio politico e sociale che vive di autofinanziamento e di partecipazione. Chi si presenta la sera di un concerto o di un evento troverà quasi sempre un piccolo contributo richiesto all'ingresso o al bancone, destinato a coprire le spese di gestione: non aspettarsi listini fissi pubblicati online, perché cambiano a seconda dell'evento e del periodo, e per questo motivo prezzi e orari raccolti in passato non vanno considerati validi senza una verifica diretta sui canali dello spazio.

Il secondo consiglio riguarda gli orari: la maggior parte delle attività si concentra nelle ore serali e notturne, dal tardo pomeriggio in avanti, con il cortile e lo skate park che invece possono essere frequentati anche in orari diurni da chi conosce lo spazio. Muoversi verso via Partini in tarda serata richiede un minimo di organizzazione per il rientro, dato che la zona non è servita da metropolitana diretta e i collegamenti notturni sono più radi rispetto al centro città: pianificare in anticipo il percorso di ritorno, magari con il treno regionale dalla vicina stazione Tiburtina o con un mezzo condiviso, evita brutte sorprese.

Il terzo consiglio è di natura più culturale: prima di andarci, vale la pena leggere qualcosa sulla storia dei centri sociali romani e sul contesto politico da cui Strike è nato, perché capire il perché di certe scelte, dai prezzi popolari alla gestione orizzontale, rende l'esperienza molto più comprensibile di quanto non sia limitarsi a considerarlo un locale alternativo dove bere qualcosa di economico. Per chi sta organizzando un soggiorno a Roma più ampio, che comprenda anche altre esperienze fuori dai circuiti più battuti, risorse di pianificazione di viaggio come tourleaderpro.com e italyplanner.com possono aiutare a costruire un itinerario che alterni luoghi come questo a quelli più convenzionali della città, offrendo un quadro più completo di come si vive davvero Roma est.

Un ultimo consiglio riguarda l'abbigliamento e l'atteggiamento generale da tenere: essendo uno spazio esterno con un cortile spesso all'aperto e superfici in cemento o terra battuta, conviene vestirsi in modo comodo, soprattutto nelle serate più fresche dell'autunno e dell'inverno romano, quando le sale interne non sempre garantiscono un riscaldamento paragonabile a quello di un locale commerciale chiuso. Allo stesso modo, è bene ricordare che si tratta di uno spazio autogestito con regole proprie, spesso comunicate all'ingresso o dai volontari presenti: rispettarle, anche quando appaiono meno formalizzate di quelle di un locale tradizionale, è la base per essere accolti bene e per contribuire a mantenere vivo un progetto che dura da oltre vent'anni proprio grazie alla partecipazione di chi lo frequenta.

Il murale di Tellas e Imos e la street art nel cortile

Nel cortile interno di Strike, dal novembre 2018, campeggia un grande murale realizzato a quattro mani dagli artisti Tellas e Imos, due nomi di riferimento della scena della street art romana e italiana. Il lavoro unisce gli stili molto diversi dei due autori: le forme naturali e astratte tipiche del linguaggio visivo di Tellas si intrecciano con le composizioni e i colori ispirati alla psichedelia degli anni Settanta che caratterizzano il lavoro di Imos, quest'ultimo considerato tra i writer più influenti dell'ultimo decennio a Roma e in Europa. Il progetto è stato descritto dagli stessi promotori come un modo per portare l'arte urbana fuori dai contenitori istituzionali e dai muri autorizzati, dentro uno spazio informale e militante come quello di Strike.

Il murale non è l'unico intervento di street art presente nello spazio: nel corso degli anni pareti interne ed esterne sono state utilizzate da diversi collettivi e singoli artisti per lavori di serigrafia su grande formato, manifesti politici dipinti a mano e installazioni temporanee legate a specifiche campagne di mobilitazione. Questo fa del cortile di Strike, per chi si interessa di arte urbana, una tappa meno nota ma significativa rispetto ai circuiti più pubblicizzati della street art romana concentrati a Tor Marancia o al Quadraro, con la differenza che qui l'arte convive quotidianamente con la vita politica e sociale dello spazio, e non è pensata come attrazione turistica a sé stante.

Anche la grafica interna dello spazio, dai manifesti che annunciano gli eventi alle insegne dipinte a mano delle singole attività, segue una coerenza visiva riconoscibile, frutto del lavoro del laboratorio di serigrafia interno più che di un'agenzia esterna. Questo aspetto, apparentemente minore, contribuisce in realtà molto all'identità visiva complessiva di Strike, che negli anni ha mantenuto uno stile grafico artigianale e riconoscibile, distante dalle estetiche più patinate dei locali commerciali e più vicino a un immaginario da autoproduzione politica e culturale, coerente con la natura stessa dello spazio.

Questo tipo di coerenza estetica non è un dettaglio secondario per chi si interessa di cultura visiva urbana: molti dei manifesti storici prodotti dal laboratorio di serigrafia di Strike sono diventati, nel tempo, oggetti di interesse per collezionisti e appassionati di grafica militante italiana, circolando in mostre e archivi dedicati alla storia della comunicazione politica romana. Non esiste, sulla base delle fonti consultate, un catalogo pubblico e completo di questa produzione grafica, ma la sua rilevanza per chi studia la cultura visiva dei movimenti sociali romani degli ultimi due decenni è più volte richiamata da chi si occupa della materia.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Molti sanno che Strike è un centro sociale storico di Roma est, pochi ricordano che la sua nascita è direttamente collegata alle grandi mobilitazioni sociali dei primi anni Duemila contro la precarietà del lavoro. Il corteo che portò all'occupazione dello stabile di via Partini nell'ottobre 2002 faceva parte di un ciclo più ampio di proteste che in quegli anni attraversò l'Italia e l'Europa, con al centro le rivendicazioni di studenti, lavoratori precari e movimenti migranti. Strike nasce quindi non come un progetto isolato, ma come uno dei tanti nodi di una rete di mobilitazione sociale che a Roma ha prodotto anche altre esperienze di occupazione e autogestione, alcune ancora attive, altre sgomberate nel corso degli anni.

Un aspetto meno raccontato riguarda la capacità dello spazio di sopravvivere, a differenza di molte altre occupazioni coeve, per oltre due decenni senza interruzioni della propria sede storica. Nel panorama degli spazi sociali romani, dove gli sgomberi hanno interessato realtà come Snodo Mandrione, esperienze abitative satellite come la Casetta di Portonaccio o altri immobili occupati più volte segnalati nelle relazioni prefettizie, la continuità di Strike in via Partini rappresenta un'eccezione che diverse fonti giornalistiche hanno sottolineato nel tempo, pur senza fornire una spiegazione univoca delle ragioni di questa stabilità.

Va anche detto che il modello organizzativo interno di Strike, basato su una molteplicità di collettivi autonomi che condividono lo stesso spazio fisico, viene spesso indicato come un elemento distintivo rispetto ad altre esperienze romane più centralizzate attorno a un unico collettivo di gestione. Questa struttura a rete interna, in cui ciascun collettivo mantiene una propria identità e una propria autonomia decisionale pur condividendo il perimetro fisico dello spazio, ricorda per certi versi il modello organizzativo adottato da altre grandi occupazioni romane a vocazione multifunzionale, dove sotto lo stesso tetto convivono realtà molto diverse tra loro, dall'arte all'artigianato, dalla musica al sociale, unite più da un principio politico comune che da una gerarchia operativa unica. Questa frammentazione organizzativa, che a prima vista potrebbe sembrare un limite, viene invece descritta da chi frequenta lo spazio come una delle sue forze principali, perché permette a realtà molto diverse tra loro, dalla musica all'artigianato, dal supporto legale allo sport, di convivere sotto lo stesso tetto senza dover rispondere a una gerarchia unica, mantenendo comunque un'identità collettiva riconoscibile all'esterno.

La foto giusta da fare a Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito)

Chi cerca l'immagine più rappresentativa dello spazio dovrebbe puntare l'obiettivo verso l'ingresso principale su via Partini, con le scritte dipinte a mano e le bandiere che segnano il confine tra la strada anonima e il cortile interno: è il contrasto tra l'esterno industriale della zona e l'energia visiva dell'ingresso a raccontare meglio di ogni altra inquadratura cosa sia davvero Strike. In alternativa, il murale di Tellas e Imos nel cortile interno offre una composizione fotografica di grande impatto cromatico, capace di restituire in una sola immagine sia la componente artistica sia quella politica dello spazio.

Per chi frequenta lo spazio durante una serata di programmazione, lo skate park autocostruito nel cortile, ripreso nelle ore del tramonto con le luci artificiali che iniziano ad accendersi, restituisce bene l'atmosfera informale e conviviale che caratterizza Strike rispetto ai locali commerciali della città. Va detto con chiarezza che, trattandosi di uno spazio politico frequentato anche da persone che preferiscono non essere fotografate, è buona norma chiedere il permesso prima di scattare foto a persone riconoscibili, soprattutto durante iniziative legate a temi sensibili come il supporto legale ai migranti o le assemblee politiche interne.

Un'altra inquadratura interessante, meno scontata delle prime due, è quella che si può ottenere dai dettagli artigianali dello spazio: gli attrezzi appesi nella falegnameria, i teli di serigrafia stesi ad asciugare, le stampe fotografiche appena sviluppate nella camera oscura. Questi elementi raccontano la dimensione produttiva e creativa di Strike in modo più intimo rispetto alle immagini più immediate del murale o dell'ingresso, e restituiscono meglio l'idea di uno spazio che non si limita a ospitare eventi, ma produce concretamente oggetti, competenze e relazioni attraverso il lavoro quotidiano dei collettivi che lo animano.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La notte tra il 17 e il 18 ottobre 2002 resta l'evento fondativo dello spazio: l'occupazione dello stabile abbandonato di via Partini da parte di circa cinquemila persone al termine di un corteo cittadino, un episodio che diverse testate hanno ricostruito negli anni successivi in occasione degli anniversari dello spazio, incluso quello celebrato nell'ottobre 2017 per i quindici anni di attività. Da quella notte, Strike ha costruito progressivamente le proprie attività interne, trasformando un capannone vuoto in un insieme articolato di sportelli, laboratori e spazi di socialità.

Nel luglio 2017 è stata sgomberata la Casetta, un'occupazione abitativa satellite nata nella stessa area di Portonaccio e collegata all'esperienza di Strike, un episodio che segna uno dei momenti di tensione più documentati nella storia recente della rete di occupazioni della zona, pur senza coinvolgere direttamente la sede storica di via Partini. Nel novembre 2018 lo spazio ha ospitato la realizzazione del murale di Tellas e Imos, un momento che ha segnato l'ingresso di Strike in un discorso pubblico più legato all'arte urbana che alla sola cronaca politica. Nel corso degli anni, inoltre, diverse relazioni istituzionali dedicate al monitoraggio degli immobili occupati a Roma hanno incluso Strike tra gli spazi segnalati come rilevanti all'interno della rete degli spazi sociali cittadini, un dato che ricorre più volte nella stampa che si è occupata del tema nel tempo, senza che le fonti concordino su una cronologia precisa e univoca di queste segnalazioni.

Un ulteriore momento rilevante nella storia recente dello spazio è legato al clima politico nazionale del 2026, quando diverse testate hanno riportato un rafforzamento delle iniziative governative e prefettizie contro la rete degli spazi occupati in tutta Italia, con articoli che hanno citato Strike tra le realtà romane osservate all'interno di questo quadro più ampio di attenzione istituzionale. Anche in questo caso, le fonti raccontano un contesto generale di pressione crescente sulla rete degli spazi sociali più che un provvedimento specifico e definitivo riguardante la sede storica di via Partini, e non permettono di stabilire con certezza quale sia stato l'esito concreto di queste iniziative alla data più recente consultabile.

Sul piano musicale, lo spazio ha ospitato nel tempo una programmazione ampia e continuativa, spaziando da concerti di formazioni indipendenti a serate a tema elettronico, passando per iniziative legate alla scena hip hop e a quella punk e hardcore romana: la programmazione, riportata da testate e piattaforme musicali che seguono la scena dei concerti indipendenti della capitale, conferma la vocazione dello spazio come punto di riferimento per la musica dal vivo fuori dai circuiti commerciali, pur senza che sia possibile ricostruire un calendario storico completo ed esaustivo di tutti gli eventi susseguitisi negli anni.

Va aggiunto un ulteriore evento significativo, più recente: nel corso degli ultimi anni la rete degli spazi sociali romani, Strike compreso secondo diverse ricostruzioni giornalistiche del 2026, è tornata al centro dell'attenzione a seguito di nuove iniziative istituzionali dedicate al monitoraggio e, in alcuni casi, allo sgombero di immobili occupati in tutta la città, in un contesto politico nazionale più orientato al contrasto delle occupazioni abusive. Le fonti disponibili concordano sul fatto che questo clima abbia interessato la rete degli spazi sociali romani nel suo complesso, ma non permettono di stabilire con certezza se e in che misura provvedimenti specifici abbiano riguardato direttamente la sede storica di Strike in via Partini alla data più recente consultabile: per questo motivo non è possibile affermare con certezza né che lo spazio sia oggi pienamente attivo con la programmazione storica, né che abbia cessato le proprie attività.

Chi è passato da Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito)

Nel corso di oltre due decenni di attività, il cortile e le sale interne di Strike hanno visto passare centinaia di musicisti, artisti visivi, collettivi teatrali e realtà politiche legate ai movimenti sociali romani e non solo. Sul fronte della street art, il nome più documentato resta quello del duo formato da Tellas e Imos, autori del murale realizzato nel cortile nel 2018, entrambi riconosciuti come figure di rilievo della scena artistica urbana romana e italiana. Sul fronte musicale, lo spazio è stato attraversato da una programmazione fitta di concerti indipendenti, riportata negli anni dalle principali piattaforme dedicate alla scena live della capitale, che collocano Strike tra le sedi storiche della musica dal vivo fuori dai grandi circuiti commerciali romani.

Sul fronte sociale e politico, lo spazio è stato negli anni un punto di riferimento per collettivi di autodifesa legale a supporto delle persone migranti, per realtà legate all'autoproduzione culturale come l'associazione di comunicazione interna e il laboratorio di cinema partecipato, e per la banda musicale di strada nata al suo interno, che si è esibita in numerosi cortei e manifestazioni cittadine nel corso degli anni. Le fonti disponibili non permettono di ricostruire un elenco esaustivo e verificato di tutte le realtà e le singole persone che hanno attraversato lo spazio in oltre vent'anni di attività, ma restituiscono comunque l'immagine di un luogo che ha funzionato, e continua a funzionare secondo la documentazione più recente disponibile, come nodo di aggregazione per generazioni diverse di attivisti, artisti e musicisti della città.

Un capitolo a parte riguarda gli skater che negli anni hanno frequentato le rampe autocostruite nel cortile: pur non esistendo un elenco ufficiale di nomi noti passati da questo specifico skate park, la sua fama informale nella comunità skate romana ne ha fatto un punto di riferimento citato più volte in contesti legati alla cultura skateboard cittadina, in particolare tra chi cerca spazi non regolamentati e alternativi rispetto agli skate park pubblici gestiti dal Comune. Allo stesso modo, il laboratorio di cinema per persone migranti ha coinvolto negli anni gruppi di partecipanti provenienti da paesi diversi, spesso in collaborazione con altre realtà del terzo settore attive sul tema dell'accoglienza a Roma, contribuendo alla produzione di materiali audiovisivi che hanno circolato in rassegne e proiezioni indipendenti, senza però che sia possibile, sulla base delle fonti pubbliche disponibili, ricostruire un catalogo completo di queste produzioni.

Quando andare a Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito) e quando evitarla

Il momento migliore per avvicinarsi a Strike resta una serata in cui è già programmato un evento pubblico, un concerto, una presentazione o un'iniziativa culturale aperta, perché in quelle occasioni lo spazio è più accogliente per chi lo visita per la prima volta e la presenza di un pubblico più ampio rende naturale muoversi tra le diverse aree senza sentirsi fuori posto. Controllare i canali social dello spazio nei giorni precedenti è il modo più affidabile per sapere cosa è effettivamente in programma, dato che, come detto, non esiste un calendario fisso pubblicato con largo anticipo.

È invece sconsigliato presentarsi senza alcuna informazione in orari diurni feriali, quando molte delle attività interne sono chiuse o riservate ai collettivi che le gestiscono e non c'è alcuna programmazione pubblica in corso: in questi momenti lo spazio può apparire semplicemente chiuso o poco accessibile a chi non lo conosce. Allo stesso modo, chi cerca un'esperienza paragonabile a un locale turistico standard, con servizio al tavolo, carte di pagamento sempre accettate e un'atmosfera curata nei dettagli, potrebbe trovarsi spiazzato dalla essenzialità volutamente informale degli arredi e della gestione, che riflette la natura autogestita e non commerciale dello spazio.

Sul piano stagionale, la vita interna di Strike segue in parte i ritmi generali della città: le attività all'aperto del cortile, come lo skate park e alcune iniziative musicali estive, tendono a intensificarsi nei mesi più caldi, da maggio a settembre, quando le temperature permettono di stare fuori fino a tarda notte, mentre nei mesi invernali la programmazione si concentra maggiormente sulle sale interne. Anche in questo caso, però, si tratta di tendenze generali dedotte dalla natura dello spazio più che di un calendario ufficiale verificato, e la programmazione reale di ogni singolo periodo resta legata alle scelte dei collettivi che gestiscono le diverse attività in quel momento.

Cosa c'è intorno a Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito)

La zona che circonda via Partini è una delle porzioni meno raccontate di Roma est, un tessuto urbano fatto di edilizia popolare del Novecento, capannoni industriali riconvertiti e grandi infrastrutture ferroviarie, ma non priva di punti di interesse per chi vuole allargare la visita oltre lo spazio autogestito. Poco più a nord, nel quartiere di Pietralata, si trova il DAF, Dance Arts Faculty, sede negli anni di rassegne dedicate alla danza e alle arti performative contemporanee come Territori Creativi, un'altra realtà culturale della stessa area est della città che vale la pena conoscere per chi si interessa di produzioni artistiche indipendenti fuori dal centro storico.

Spostandosi verso San Lorenzo, storico quartiere universitario e popolare a pochi minuti di treno dalla stazione Tiburtina, si trovano altre esperienze di autogestione e socialità che compongono, insieme a Strike, una mappa più ampia degli spazi sociali romani: la Palestra Popolare San Lorenzo, che porta avanti corsi di sport e autodifesa con un approccio simile a quello di Strike sul piano della gestione collettiva, e Container San Lorenzo, altro spazio di aggregazione del quartiere con cortile esterno e programmazione musicale. Verso sud est, in direzione della Prenestina, si trova invece il Castagneto Prenestino, un'ampia area verde con alberi monumentali che offre un contrappunto naturalistico rispetto al tessuto urbano industriale in cui si colloca Strike, mentre verso il Mandrione si trova Snodo Mandrione, altro grande spazio sociale della zona est dedicato a musica, teatro e attività di comunità. Poco più a sud, tra la Prenestina e la Casilina, la Casa della Cultura di Villa De Sanctis completa il quadro delle esperienze culturali di prossimità nate in questa fascia della città, offrendo un ulteriore punto di riferimento per chi vuole conoscere l'offerta culturale meno centrale di Roma.

Chi ha più tempo a disposizione può anche spingersi verso il quartiere di San Lorenzo per una passeggiata diurna tra le vie del mercato storico e i murales che negli ultimi anni hanno trasformato molte facciate del quartiere, oppure verso Pietralata per scoprire un'area residenziale del secondo dopoguerra che, come Portonaccio e Casal Bertone, racconta una Roma popolare cresciuta rapidamente attorno alle grandi infrastrutture ferroviarie e industriali del Novecento. Nessuna di queste zone rientra nei percorsi turistici classici della capitale, ma proprio per questo restituiscono un'immagine più autentica e meno filtrata della città contemporanea.

Per chi vuole costruire un itinerario più ampio che comprenda questa parte meno battuta di Roma, insieme alle tappe più note del centro storico, strumenti di pianificazione come tourleaderpro.com e italyplanner.com permettono di organizzare gli spostamenti tra i vari quartieri, tenendo conto dei collegamenti spesso meno frequenti che caratterizzano la periferia est rispetto alle linee turistiche principali della capitale.

Domande veloci su Strike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito)

Dove si trova esattamente Strike?
In via Umberto Partini 21, in una zona di Roma est compresa tra Portonaccio, Tiburtino III e Casal Bertone, a pochi minuti a piedi dalla stazione Tiburtina.

Che cos'è Strike S.p.A?
Uno spazio pubblico autogestito nato nell'ottobre 2002 da un'occupazione, che ospita al proprio interno un pub popolare, una trattoria, laboratori artigianali, sportelli sociali, uno skate park e una programmazione culturale e musicale indipendente.

Si paga l'ingresso?
Nella maggior parte delle serate con eventi è richiesto un piccolo contributo di autofinanziamento, variabile a seconda dell'iniziativa: non esistono listini fissi pubblicati stabilmente, quindi conviene informarsi sui canali dello spazio prima di andare.

È uno spazio ancora attivo?
Le fonti più recenti disponibili descrivono attività continuative legate a musica, laboratori e sportelli sociali, ma non è possibile stabilire con certezza dalle fonti consultate quale sia lo stato puntuale della programmazione nei periodi più recenti: prima di organizzare una visita è opportuno verificare direttamente sui canali social dello spazio.

È adatto a chi visita Roma per la prima volta?
Può esserlo per chi cerca un'esperienza diversa dai circuiti turistici classici e ha un minimo di interesse per la storia sociale e politica della città, meno per chi cerca standard di servizio da locale commerciale convenzionale.

Serve prenotare per entrare?
Per il cortile e le attività aperte non è in genere richiesta una prenotazione, mentre per alcuni eventi specifici, come concerti con capienza limitata o iniziative particolari, i collettivi organizzatori possono comunicare modalità di accesso diverse tramite i propri canali: conviene sempre verificare in anticipo l'evento a cui si vuole partecipare.

Qual è la differenza tra Strike e un centro sociale qualsiasi?
Non c'è una differenza netta in senso giuridico, dato che entrambi nascono da un'occupazione con finalità sociale, ma Strike si distingue per la molteplicità di collettivi autonomi che convivono al proprio interno, dalla musica all'artigianato, dal supporto legale allo sport, un modello organizzativo che diverse fonti indicano come particolarmente articolato rispetto alla media delle occupazioni sociali romane.

Si trovano informazioni aggiornate sui canali ufficiali?
Sì, i canali social e il sito storico dello spazio restano i punti di riferimento più diretti per conoscere la programmazione in corso, molto più affidabili di elenchi generici o guide non aggiornate quando si tratta di verificare orari, eventi e modalità di accesso in un dato periodo.

Come ci si arriva senza auto?
Il modo più semplice è raggiungere la stazione Tiburtina con treno regionale, metropolitana linea B o autobus, e proseguire a piedi per circa dieci minuti fino a via Partini, tenendo conto dei collegamenti serali più radi rispetto al centro.

Da quando esiste Strike?
Lo spazio è nato nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 2002, quando circa cinquemila persone occuparono lo stabile abbandonato di via Partini al termine di un corteo cittadino.

Cosa significa la sigla S.p.A nel nome?
È un gioco di parole voluto fin dall'origine: invece di Società per Azioni, la sigla sta per Spazio Pubblico Autogestito, a rovesciare ironicamente il linguaggio societario tradizionale.

Che tipo di eventi si trovano a Strike?
Concerti indipendenti di generi diversi, dal punk all'elettronica passando per l'hip hop, serate a tema culturale e politico, proiezioni cinematografiche e iniziative legate ai laboratori artigianali interni.

È uno spazio adatto alle famiglie con bambini?
Non è pensato come meta specificamente familiare: la programmazione serale e notturna e il carattere politico dello spazio lo rendono più indicato per un pubblico adulto interessato alla socialità alternativa e alla cultura indipendente.

Ci sono altri spazi simili nelle vicinanze?
Sì, nella stessa area est di Roma si trovano altre esperienze di autogestione e cultura indipendente, come la Palestra Popolare San Lorenzo, Container San Lorenzo e Snodo Mandrione, oltre al Castagneto Prenestino per chi cerca un momento all'aperto tra un'esperienza e l'altra.

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RiassuntoStrike S.p.A (Spazio Pubblico Autogestito) Via U.Partini, 21 Roma
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