RCCB Init
Ci sono posti a Roma che non si raccontano con l'architettura, e RCCB Init appartiene a quella famiglia. Non ha una facciata da fotografare dal marciapiede opposto, non compare negli itinerari dei tre giorni in città, non ha un custode che stacca biglietti davanti a un portale barocco. Eppure, se qualcuno mi chiedesse quali sono i luoghi che hanno tenuto in vita la musica dal vivo romana degli ultimi vent'anni, il nome Init salterebbe fuori entro i primi trenta secondi di conversazione. Poi arriverebbero i discorsi sui centri sociali, sui circoli, sulle sale prova ricavate dentro capannoni, sulle serate che finivano alle tre con qualcuno che smontava la batteria mentre il pubblico era ancora appoggiato al bancone. Init appartiene a quel mondo lì, ed è per quello che vale la pena parlarne bene.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Oggi il nome completo è RCCB Init, e la formula con cui la stampa specializzata ha registrato il passaggio è semplice: rinasce uno storico luogo per la musica romana, l'Init diventa RCCB Init, con una nuova sede e un nome nuovo ma con lo stesso spirito di prima. L'indirizzo che compare nelle schede è Via Domenico Chiucchiari 28, a Roma. Il codice di avviamento postale associato a quell'indirizzo è 00159, e quello è un dato che dice qualcosa a chi conosce la geografia della città: siamo nel quadrante orientale, dalle parti del Tiburtino, lontani dal centro storico e dai suoi flussi, in una zona che di sera cambia completamente registro rispetto al giorno.
Parto da una premessa onesta, perché mi sembra il modo migliore di rispettare chi legge. Un locale di musica dal vivo non è un monumento: non ha orari di apertura garantiti per decreto, non ha una biglietteria che funziona allo stesso modo tutto l'anno, e soprattutto vive di stagioni. Ci sono mesi pieni e mesi vuoti, chiusure estive, riaperture a ottobre, cambi di gestione, traslochi. Init ne ha attraversati parecchi. Quindi tutto quello che leggerete qui riguarda l'identità del posto, la sua storia, il modo giusto di avvicinarsi e le cose da sapere per non arrivare impreparati. Per il calendario concreto, per gli orari e per i prezzi delle singole serate, il canale da consultare resta sempre quello ufficiale del locale e l'annuncio dello specifico concerto.
Che cosa è stato l'Init per la musica romana
Per capire RCCB Init bisogna capire l'Init. Ed è più facile di quanto sembri, perché la traccia che ha lasciato è documentata: non serve fidarsi di leggende da bancone, bastano le biografie delle band che ci sono passate.
L'Init era un club, nel senso più preciso del termine: un posto con un palco, un impianto, un bancone e una capienza che permetteva a un gruppo di suonare davanti a un pubblico vero senza dover riempire un palazzetto. È la taglia più difficile da mantenere in una città come Roma, dove gli affitti mangiano i margini e dove i grandi eventi assorbono l'attenzione. La fascia intermedia, quella dei duecento o trecento paganti, è il vero motore di una scena musicale: è lì che una band si costruisce, è lì che impara a stare sul palco, è lì che si formano i pubblici. Senza club di quella dimensione, una città ha solo due poli, gli stadi e le cantine, e il passaggio tra i due diventa impossibile.
La collocazione storica dell'Init, secondo le fonti enciclopediche che ne registrano l'attività, è al Pigneto. Chi conosce Roma sa che cosa significa: il Pigneto è il quartiere che tra gli anni Duemila e gli anni Dieci ha cambiato pelle più rapidamente di qualunque altro, passando da zona popolare a epicentro della vita notturna alternativa, con una densità di locali, librerie, bar e spazi ibridi che non aveva precedenti in quella parte della città. L'Init non era un accessorio di quel processo: ne era uno dei motori.
Quello che mi colpisce, ripercorrendo le tracce documentate, è la varietà. Non era un club di genere unico, non era la sala del rock duro o quella del cantautorato. Ci passavano cose diverse, e passavano nello stesso arco di anni. È la caratteristica che distingue un club di riferimento da un locale che ospita concerti: il primo ha una linea editoriale abbastanza larga da sorprendere il proprio pubblico, il secondo affitta il palco.
Una curiosità su RCCB Init
La curiosità che preferisco riguarda il nome, e riguarda anche il modo in cui i posti di musica dal vivo sopravvivono a sé stessi.
Init non è un nome parlante. Non dice dove sei, non dice che musica ci si ascolta, non evoca un quartiere né un fondatore. È una parola corta, quattro lettere, che assomiglia a un comando informatico e che si scrive uguale in tutte le lingue. Questa neutralità, che sembra una debolezza in termini di marketing, si è rivelata la sua forza: un nome così si trasferisce. Puoi spostarlo da un indirizzo a un altro senza che perda senso, perché non era mai stato legato a un indirizzo. Il marchio si è staccato dal muro.
Ed è esattamente quello che è successo. Il passaggio a RCCB Init è un trasloco con conservazione del nome: cambia la sede, cambia la sigla che gli si antepone, ma la parola Init resta lì, in coda, come una firma. Chi frequentava il posto prima riconosce la firma e capisce che quella continuità è voluta. Chi arriva adesso, magari senza sapere niente della storia precedente, legge semplicemente un nome breve e non si pone il problema.
Sul significato della sigla RCCB preferisco non improvvisare. Circolano interpretazioni e ricostruzioni, ma non ho una fonte diretta che la sciolga in modo attendibile, e un acronimo inventato è peggio di un acronimo taciuto. Quello che posso dire con sicurezza è che la struttura del nome segue una logica ricorrente nei circoli romani: una sigla identifica l'ente o l'associazione che gestisce lo spazio, il nome proprio identifica il progetto artistico che ci abita dentro. Sono due livelli diversi, e il pubblico di solito conosce solo il secondo.
Aggiungo una piccola nota che vale come curiosità nella curiosità. Se cercate Init sulle mappe o sui motori di ricerca, la parola vi porterà anche altrove: è un termine tecnico, compare in decine di contesti informatici, e questo rende la ricerca più rumorosa di quanto vorreste. Il consiglio pratico è cercare sempre il nome completo insieme alla città, oppure partire direttamente dalla scheda del locale su un magazine di eventi. Vi risparmiate dieci minuti di risultati inutili.
Come arrivarci, e perché la geografia conta più del solito
Il codice postale indicato dalla fonte, 00159, colloca l'indirizzo nel quadrante orientale di Roma, nell'area che gravita intorno alla direttrice Tiburtina. Non è il centro, non è nemmeno la periferia estrema: è quella fascia intermedia di città costruita tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, fatta di palazzine, officine riconvertite, capannoni, cortili interni e strade che di giorno servono il traffico di attraversamento e di sera si svuotano.
Un avvertimento pratico sul nome della via, perché è di quelli che fanno perdere tempo. Domenico Chiucchiari si scrive con la i dopo la ch, ed è una grafia che quasi tutti sbagliano al primo colpo, scrivendo Chucchiari oppure Chiuchiari. Non è un dettaglio da pignoli: i navigatori satellitari, davanti a un cognome raro digitato male, non si fermano ad ammettere il problema, propongono la via foneticamente più simile che conoscono e la piazzano magari in un'altra regione. Il modo sicuro di procedere è copiare l'indirizzo esatto dall'annuncio del concerto, incollarlo nell'applicazione di mappe prima di uscire di casa, e controllare che il punto risultante cada davvero nel quadrante orientale di Roma e non a centinaia di chilometri. Trenta secondi di verifica preventiva, e la serata parte senza incidenti.
Detto questo, i principi di movimento in quel quadrante sono stabili e valgono comunque. La dorsale di trasporto della zona è la linea B della metropolitana con la fermata di Tiburtina, che è anche stazione ferroviaria di scambio: ci arrivano i treni regionali, i collegamenti nazionali e gli autobus a lunga percorrenza. Da lì partono diverse linee di superficie verso l'interno del quartiere. Se il locale si trova a una distanza pedonale ragionevole, la combinazione metropolitana più camminata è di gran lunga la più sensata: evita il problema del parcheggio, evita le zone a traffico limitato e soprattutto evita di dover guidare al ritorno.
Sul ritorno voglio essere esplicito, perché è il punto che i racconti di serate romane dimenticano sempre. La metropolitana romana non lavora tutta la notte: nei giorni feriali l'ultima corsa utile è a metà serata avanzata, il venerdì e il sabato l'orario si allunga ma non copre comunque la fine di un concerto che finisce tardi. Questo significa che il piano per tornare a casa va deciso prima di uscire, non alle due di notte davanti a una fermata spenta. Le opzioni sono tre: le linee notturne di superficie, che esistono e coprono le direttrici principali ma hanno frequenze lunghe; il taxi, per cui conviene avere un'applicazione già installata e un metodo di pagamento configurato; oppure l'accordo preventivo con qualcuno del gruppo che non beve e guida. Qualunque sia la scelta, farla prima trasforma la fine della serata da problema a non evento.
Una cosa che non ti dice nessuno su RCCB Init
La cosa che non vi dice nessuno è che un club di musica dal vivo si giudica dal lunedì, non dal sabato.
Mi spiego. Il sabato sera qualunque posto con un impianto decente e un nome in cartellone fa numeri. La gente esce, cerca qualcosa da fare, si accontenta. È la serata in cui tutti sembrano bravi. La verità di un locale emerge nelle sere di mezzo, quando in cartellone c'è una band di cui non ha sentito parlare quasi nessuno, quando in sala ci sono quaranta persone invece di trecento, quando gli incassi al bancone non coprono neanche il service audio. Che cosa fa il locale in quella serata? Tiene lo stesso impianto acceso? Mette lo stesso fonico? Fa comunque il soundcheck per bene? Paga comunque il gruppo?
I posti che restano nella memoria di una città sono quelli che alla domanda rispondono di sì. E la ragione non è romantica, è strutturale: la band che suona davanti a quaranta persone stasera è la stessa che tra tre anni riempirà una sala da mille, e si ricorderà per sempre di chi l'ha trattata bene quando non era nessuno. L'Init ha costruito la propria reputazione esattamente su quel terreno. Le biografie dei gruppi che lo citano non lo citano come tappa di un tour trionfale: lo citano come il posto dove hanno presentato un disco, dove hanno debuttato con un progetto nuovo, dove hanno registrato. Sono verbi da luogo di lavoro, non da luogo di consumo.
La seconda cosa che non vi dice nessuno riguarda gli orari reali. Su una locandina leggete un orario di inizio, e quasi sempre quell'orario indica l'apertura delle porte, non il momento in cui sale sul palco il gruppo che siete venuti a vedere. Nei club romani la distanza tra le due cose può essere di un'ora e mezza, a volte di più, soprattutto quando c'è un gruppo di apertura. Chi arriva puntuale all'orario della locandina passa quel tempo appoggiato al muro. Chi arriva tardissimo si perde l'apertura, che spesso è la parte più interessante della serata. Il compromesso che funziona è arrivare circa quaranta minuti dopo l'apertura dichiarata: trovate il posto vivo, prendete posizione con calma, e vi godete anche il set iniziale.
Terza cosa, e forse la più utile: il bancone di un circolo non è il bancone di un bar. In molti circoli romani serve la tessera associativa, che si fa all'ingresso, costa poco e vale per la stagione. Non è una fregatura ed è la struttura giuridica con cui questi spazi esistono. Portate un documento, perché per la tessera serve, e portate contanti anche se quasi ovunque ormai si paga con la carta: nelle serate piene, con la connessione satura, il terminale è la prima cosa che smette di funzionare.
Come funziona davvero una serata, dall'ingresso all'ultimo bis
Descrivo il meccanismo generale di un club romano di questa taglia, perché conoscerlo cambia completamente la qualità della serata. Non è un regolamento e non vale parola per parola in ogni posto: è la grammatica condivisa.
Si comincia nel pomeriggio, quando il pubblico non c'è ancora. Il gruppo arriva, scarica, monta. Il fonico di sala prende i segnali uno per uno, sistema i livelli, litiga con un ritorno che fischia. Il soundcheck è il momento in cui si decide se il concerto suonerà bene o male, e nessuno di quelli che pagheranno il biglietto lo vedrà mai. Se una sera entrate presto e sentite ancora qualcuno che prova un rullante, sappiate che siete arrivati dentro la parte segreta della serata.
Poi c'è l'apertura porte. All'ingresso, nei circoli, si fa la tessera se non ce l'avete e si paga il contributo per il concerto. Qui serve pazienza: se arrivano cento persone insieme e ogni tessera richiede la compilazione di un modulo, la fila si allunga in fretta. Chi arriva quindici minuti prima dell'orario dichiarato entra in due minuti, chi arriva nel picco ne aspetta venti.
Dentro, la sala si riempie per zone. Il bancone attira la prima ondata, il palco resta vuoto molto più a lungo di quanto pensiate. Chi vuole stare davanti ha in genere tutto il tempo di prendersi il proprio posto senza spingere: la prima fila nei club romani si forma tardi, spesso solo quando parte il gruppo principale. Se invece siete tipi da ascolto e non da sudata, la posizione migliore non è davanti: è a metà sala, leggermente decentrata rispetto all'asse dei diffusori, dove il suono si ricompone e non vi arriva addosso una sola frequenza.
Il gruppo di apertura, quando c'è, suona dai venticinque ai quaranta minuti. È la parte di serata che la gente sottovaluta ed è la parte che a me interessa di più: è il momento in cui potreste vedere per la prima volta qualcuno di cui tra due anni parleranno tutti. Costa zero in più ed è già compreso nel prezzo.
Poi cambio palco, che dura sempre più del previsto. Venti minuti in cui la sala si svuota verso il bancone e verso l'esterno. È il momento in cui si parla, ci si presenta, si scambiano due parole con chi ha appena suonato, che nove volte su dieci è appoggiato da qualche parte con una bottiglietta d'acqua in mano. Nei club di questa dimensione la distanza tra chi suona e chi ascolta è praticamente nulla, e questa è la cosa che li rende diversi da qualunque arena.
Il set principale dura tra i settanta e i novanta minuti. Bis quasi sempre, uno o due pezzi. Poi le luci si accendono, e qui inizia la fase che consiglio di non saltare: i dieci minuti dopo. La gente esce lentamente, qualcuno compra un disco o una maglietta al banchetto, il gruppo smonta. Se una serata vi è piaciuta, dirlo a chi l'ha suonata vale più di qualunque recensione, e a un gruppo che sta caricando un furgone alle due di notte fa una differenza concreta.
Una nota sul bancone, detta senza prediche. In un posto così si beve, ed è parte della cultura del luogo quanto il palco. Vale però la pena ricordarsi che l'ultimo tratto della serata è quello in cui bisogna tornare a casa, e che la città a quell'ora offre meno appigli. Alternare acqua a quello che state bevendo, mangiare qualcosa prima di uscire e decidere in anticipo con che mezzo si rientra sono tre accorgimenti banali che cambiano il ricordo che vi resterà del concerto. Nessuno ha mai rimpianto di essere tornato a casa lucido.
Il consiglio che ti do per visitare RCCB Init
Il consiglio è uno solo e lo formulo in modo diretto: non andateci per un nome, andateci per una sera a caso.
So che suona controintuitivo. La logica normale è aspettare che passi un gruppo che vi piace, comprare il biglietto, andare. È una logica perfetta per un palazzetto e pessima per un club. In un club, il gruppo che vi piace lo vedrete comunque, magari in una sala più grande e con un suono più curato. Quello che un club vi offre e che nessun altro formato vi può dare è l'incontro non programmato: entrare senza sapere che cosa troverete, restare due ore, uscire con un nome nuovo in testa. È un'esperienza che costa quanto una pizza e che in una città come Roma è diventata rara, perché tutti ormai scelgono in anticipo, filtrano, ottimizzano.
Come si fa in pratica. Si guarda il calendario del locale, si sceglie una data in cui il cartellone contiene un nome che non conoscete, preferibilmente una serata infrasettimanale. Si va senza aspettative. Se la musica non vi prende, avete comunque scoperto uno spazio, avete visto come funziona, e ve ne andate presto senza rimorsi. Se vi prende, avete trovato qualcosa che nessun algoritmo vi avrebbe mai proposto. Il rapporto tra rischio e possibile guadagno è squilibrato a vostro favore.
Aggiungo tre corollari pratici che rendono il consiglio applicabile.
Il primo: andateci in due o in tre, non in dieci. I gruppi grandi in un club si comportano male loro malgrado, perché finiscono per parlare tra loro e per stare in fondo alla sala. Due o tre persone si adattano allo spazio, si mettono dove il suono è migliore e ascoltano davvero.
Il secondo: vestitevi comodi e leggeri, e portate il minimo indispensabile. Le sale di questa dimensione, quando si riempiono, diventano calde molto in fretta, e il guardaroba non sempre esiste. Un giubbotto pesante in mano per tre ore rovina la serata più di qualunque difetto acustico.
Il terzo: mettete i tappi. Non sto scherzando e non è un consiglio da persona anziana. I tappi per concerti, quelli con filtro che abbassano il volume senza alterare troppo le frequenze, costano pochissimo ed entrano in una tasca. In una sala piccola con un impianto potente le pressioni sonore sono elevate, e la differenza tra uscire con le orecchie che fischiano e uscire riposati è un oggetto da pochi euro. Chi va ai concerti spesso lo sa già, chi ci va due volte l'anno lo scopre troppo tardi.
Il quartiere intorno, e come costruirsi la serata prima del concerto
Il quadrante orientale di Roma non ha la bellezza immediata del centro, ma ha una qualità che al centro manca da tempo: è ancora abitato da chi ci vive. Le strade intorno alla direttrice Tiburtina raccontano la storia industriale e ferroviaria della città, con i capannoni, gli scali merci, i palazzi popolari degli anni Cinquanta e le riconversioni recenti. Chi arriva da fuori e si aspetta cupole e fontane resta spiazzato. Chi arriva con l'idea di vedere una città viva trova parecchio da guardare.
La regola che applico sempre in queste zone è arrivare con un'ora di anticipo e usarla. Un concerto che comincia tardi lascia spazio a una cena vera, e cenare prima invece che riempirsi al bancone durante la serata è la scelta che migliora tutto il resto. L'area intorno alla stazione Tiburtina e i quartieri vicini hanno un'offerta gastronomica popolare e onesta, dalle pizzerie al taglio alle trattorie di quartiere, e i prezzi sono lontani da quelli del centro. Non vi servono prenotazioni sofisticate: vi serve entrare in un posto pieno di gente del posto e ordinare quello che ordinano loro.
Se invece arrivate dal centro e volete costruirvi un pomeriggio prima della serata, la linea B della metropolitana vi offre una spina dorsale comoda. Nella stessa direttrice, verso il centro, trovate alcune delle zone dove d'estate si concentra la programmazione all'aperto della città. Per capire che cosa gira nelle settimane in cui andate potete guardare le schede dei grandi contenitori estivi romani: la rassegna di Jazz Image alle Terme di Caracalla, il programma di Villa Ada Roma Incontra il Mondo, oppure la stagione all'aperto di Roma Summer Fest alla Cavea dell'Auditorium. Sono formati diversi da un club, all'aperto e con capienze maggiori, ma nelle settimane centrali dell'estate spesso è lì che passano i nomi internazionali.
Se vi interessa invece il circuito dei club coperti, il riferimento romano più noto per capacità media resta l'Atlantico Live, che lavora su una scala diversa e ospita i tour nazionali. Il confronto tra i due formati è istruttivo: nello stesso mese potete vedere lo stesso genere musicale in due condizioni opposte, e capire quanto la sala cambi la musica.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che a Roma i luoghi della musica dal vivo si spostano di continuo. Tutti lo sanno, nessuno ne trae le conseguenze.
Provate a fare un esercizio mentale: elencate i club romani dove avete visto un concerto negli ultimi quindici anni. Quanti sono ancora aperti allo stesso indirizzo? La risposta, per la maggior parte delle persone, è una minoranza. Alcuni hanno chiuso, altri hanno cambiato nome, altri ancora hanno traslocato mantenendo l'insegna. Il caso di Init, che passa a RCCB Init cambiando sede e conservando il nome, è un esempio manuale di questa dinamica, non un'eccezione.
Le ragioni sono note a chiunque ci abbia lavorato dentro e vale la pena elencarle senza drammi. Primo, il costo degli immobili: uno spazio con altezza, isolamento acustico, uscite di sicurezza e possibilità di fare rumore fino a tardi è un immobile difficile, e quando la zona intorno si riqualifica il canone diventa insostenibile proprio grazie al successo che il locale stesso ha contribuito a creare. Secondo, la questione acustica: appena il quartiere si popola di nuovi residenti, le lamentele per il rumore arrivano, e un club che ha aperto in un'area di capannoni si ritrova dopo dieci anni circondato da appartamenti. Terzo, la burocrazia delle licenze di pubblico spettacolo, che in Italia è complessa e costosa e che pesa in modo sproporzionato sui piccoli. Quarto, l'economia del concerto: i costi dei service e dei cachet sono cresciuti, mentre il prezzo che il pubblico accetta di pagare per un ingresso in un club è rimasto sostanzialmente fermo per anni.
La conseguenza pratica, quella che quasi nessuno tira, è questa: il calendario batte l'indirizzo. Quando pianificate una serata di musica dal vivo a Roma, la domanda giusta non è dove si trova il locale, ma che cosa c'è in programma e se quel programma è confermato. L'indirizzo va verificato ogni volta, anche se ci siete stati sei mesi fa, perché nel frattempo il posto potrebbe essersi spostato di tre chilometri. Chi tratta i club come tratta i musei, cioè come coordinate fisse, prima o poi si presenta davanti a una serranda.
C'è poi una seconda conseguenza, meno pratica e più affettiva. Dato che i muri cambiano, l'identità di questi posti finisce per risiedere altrove: nelle persone che li gestiscono, nella linea artistica, nel pubblico che li segue. È una forma di continuità più fragile e insieme più resistente. Un edificio si perde in un giorno, una comunità di ascoltatori no. Quando leggo che un locale storico rinasce con un nome nuovo in una sede nuova, quello che sto leggendo è che le persone hanno deciso di ricominciare, e nella storia della musica romana quella decisione si è ripetuta decine di volte.
Il suono, il palco, il pubblico
Vale la pena spendere qualche riga su che cosa significhi, in termini di ascolto, una sala di questa taglia, perché chi frequenta soprattutto grandi eventi arriva con aspettative sbagliate in entrambe le direzioni.
Primo punto: in un club piccolo il suono che arriva alle orecchie non è solo quello dell'impianto. È la somma tra l'impianto e il suono acustico diretto del palco, cioè la batteria vera, l'amplificatore per chitarra vero, la voce che esce anche dai monitor. Questa somma è esattamente ciò che rende i concerti in sala piccola più fisici e più imprevedibili. Nei grandi spazi tutto passa dall'impianto e il fonico controlla ogni parametro; qui no, qui la stanza partecipa.
Secondo punto: la posizione conta enormemente e cambia l'esperienza più di quanto cambi il prezzo del biglietto. Sotto il palco sentite soprattutto il palco, cioè batteria e amplificatori, e sentite poco la voce. A metà sala sentite il missaggio come lo ha pensato il fonico. In fondo, vicino al banco regia, sentite tecnicamente la versione migliore, perché il banco è posizionato nel punto in cui il fonico deve poter giudicare. Se vi interessa la musica più dell'adrenalina, mettetevi vicino al banco: è il trucco che conoscono tutti i musicisti e quasi nessuno del pubblico.
Terzo punto: il pubblico dei club romani è mediamente competente e mediamente tollerante. Nessuno vi guarda male se ballate, nessuno vi guarda male se restate immobili con le braccia conserte. Le uniche due cose che infastidiscono davvero sono parlare ad alta voce durante i pezzi lenti e riprendere tutto il concerto tenendo il telefono alzato davanti alla faccia di chi è dietro. Sono due comportamenti che a un concerto di stadio si perdono nella massa e che in una sala da duecento persone rovinano l'esperienza a venti.
Quarto punto, che riguarda il portafogli: il merchandising nei club è quasi sempre venduto direttamente dal gruppo, e il margine va quasi interamente a loro. Se una serata vi ha convinto e volete sostenere chi ha suonato, comprare un disco al banchetto vale molto più di mille ascolti in streaming. È il modo più diretto che esiste per far tornare quel gruppo in città.
La foto giusta da fare a RCCB Init
Qui devo essere controcorrente, perché la foto giusta in un club non è quella che tutti fanno.
La foto che tutti fanno è il palco, presa dal centro della sala, con il cantante controluce e le mani del pubblico in basso. Viene male praticamente sempre: le luci da concerto sono forti, colorate e in movimento, e un sensore di telefono in condizioni di luce bassa produce un'immagine impastata, rossa, mossa. Il risultato è una fotografia che non significa niente per chi non era presente e che non aggiunge nulla nemmeno a chi c'era.
La foto giusta, secondo me, è il cambio palco. Il momento tra un gruppo e l'altro, quando le luci di sala sono accese, il palco è illuminato in modo piatto e sopra ci sono tre persone che spostano casse, arrotolano cavi e attaccano nastro adesivo sul pavimento. In quella scena c'è tutto quello che un club è veramente: il lavoro, il disordine ordinato, i custodi degli strumenti, il pubblico sfocato in secondo piano con i bicchieri in mano. È una fotografia che si legge, che racconta un mestiere, e che tecnicamente viene bene perché la luce è stabile e sufficiente.
La seconda foto che consiglio è il dettaglio del pavimento davanti al palco a fine serata, con i pezzetti di nastro adesivo colorato ancora attaccati, i segni dei plettri caduti, il bicchiere rovesciato. È un genere di immagine che funziona benissimo in bianco e nero e che ha il pregio di non richiedere nessuna persona riconoscibile nell'inquadratura.
Terza opzione, la migliore se avete tempo: l'esterno. I locali di musica in zone semi industriali hanno spesso ingressi anonimi, una porta di metallo, un'insegna piccola, un muro. Fotografare quella porta con le persone in fila o con qualcuno che fuma appoggiato allo stipite produce l'immagine più riconoscibile di tutte. È la foto che dice dove eravate meglio di qualunque primo piano del cantante.
Due regole di comportamento, perché la fotografia in un club ha una etichetta precisa. Niente flash, mai, per nessun motivo: acceca chi suona, disturba chi guarda e peggiora comunque la vostra foto. E il telefono va tenuto basso, all'altezza del petto, non sopra la testa: la differenza per la vostra immagine è minima, per chi è dietro di voi è enorme. Se poi sul palco c'è un cartello o una richiesta esplicita di non riprendere, vale la richiesta e basta.
Ultima nota tecnica, per chi vuole provarci sul serio. Se il telefono ve lo permette, bloccate manualmente il tempo di esposizione intorno a un centesimo di secondo e alzate la sensibilità invece di lasciare fare all'automatismo: il rumore digitale si corregge, il mosso no. E scattate durante i pezzi lenti, quando le luci cambiano meno e chi suona si muove di meno.
Accessibilità, accoglienza e piccole accortezze
Un paragrafo che nelle guide manca quasi sempre e che a molte persone serve più di qualunque descrizione del palco.
Gli spazi ricavati da capannoni, magazzini e locali industriali hanno caratteristiche ricorrenti. Spesso l'ingresso è a livello strada, il che è una buona notizia per chi si muove in carrozzina o con difficoltà motorie. Altrettanto spesso, però, i servizi igienici sono stati ricavati dove c'era spazio e non sempre sono accessibili, e i percorsi interni possono essere stretti nelle serate piene. Non esiste una regola valida per tutti i locali, e l'unico modo serio di saperlo è scrivere al locale prima di andare, spiegando la propria esigenza specifica. Nella mia esperienza la risposta dei circoli romani a domande di questo tipo è rapida e sincera, molto più di quanto lo sia quella dei grandi impianti.
Per chi porta bambini o adolescenti: i concerti nei club hanno spesso limiti di età legati alla somministrazione e alla natura associativa dello spazio, e gli orari tardi li rendono comunque poco adatti ai più piccoli. Per un quindicenne accompagnato, invece, un concerto in un club è probabilmente la migliore educazione musicale che esista, molto più formativa di un evento in un palazzetto. Anche qui, la verifica preventiva sul singolo evento è d'obbligo.
Per chi ha problemi di udito o usa apparecchi acustici: chiedete dove si trova il banco regia e mettetevi in quella zona, e usate protezioni con filtro. Le sale piccole hanno pressioni sonore alte e riverberi importanti, e la protezione non riduce il piacere dell'ascolto, lo preserva.
Per chi arriva da solo: i club sono tra i pochi luoghi notturni in cui andare da soli non è strano. Nessuno vi chiederà niente, e trovare qualcuno con cui commentare il concerto durante il cambio palco è la cosa più naturale del mondo. Se però è la vostra prima volta in una zona che non conoscete, la sera, scegliete un percorso illuminato per raggiungere il mezzo pubblico e tenete il telefono carico. Sono precauzioni banali che valgono in qualunque città del mondo.
Un ultimo dettaglio sul freddo e sul caldo. D'inverno le sale di questo tipo si scaldano con i corpi, e all'uscita si passa da venticinque gradi a cinque in due secondi, sudati. È il modo più efficiente conosciuto per prendersi un malanno. Portate qualcosa da mettere sopra e infilatelo prima di uscire, non dopo. D'estate, al contrario, il problema è l'acqua: bevetene molta, perché tre ore in una sala piena disidratano più di quanto sembri.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Qui mi attengo strettamente a quello che le fonti enciclopediche e le biografie dei gruppi registrano a proposito dell'Init romano. Sono episodi puntuali, datati, verificabili, e messi in fila raccontano meglio di qualunque descrizione che tipo di posto fosse.
Estate 2009, un disco registrato dentro la sala concerto. Il progetto San Cadoco incide su nastro magnetico, nell'estate di quell'anno, dentro la sala concerto dell'Init Club di Roma; il lavoro viene poi completato l'anno successivo altrove. È un episodio che dice più di dieci recensioni: significa che lo spazio non veniva usato soltanto come vetrina serale ma anche come ambiente di registrazione, cioè come strumento. Un club che presta la propria sala a una band per registrare è un club che ha una relazione di fiducia con i musicisti, non un rapporto di locazione oraria.
6 giugno 2009, i venticinque anni dei Fleurs du Mal. Nello stesso anno, l'Init Club ospita il concerto per i venticinque anni di attività dei Fleurs du Mal, con una formazione allargata a nove elementi e con un'intervista di presentazione. Un anniversario così non si celebra in un posto qualunque: si sceglie il luogo che si considera casa propria, o quantomeno il luogo che il proprio pubblico riconosce come tale. Il fatto che una band con un quarto di secolo di storia alle spalle scelga un club per la propria ricorrenza dice esattamente quale fosse il ruolo dell'Init nella scena romana.
Febbraio 2013, il debutto di un progetto audiovisivo. All'Init di Roma debutta Sound and Vision, un progetto che incrocia la musica della band cagliaritana Dorian Gray con il disegno e la narrazione per immagini, coinvolgendo firme del fumetto. È un episodio che segnala una cosa precisa: il locale non ospitava solo concerti in senso stretto, ma accettava formati ibridi, più complicati da montare e più rischiosi da proporre. Chi programma spettacoli sa quanto sia più semplice mettere in cartellone quattro band rock che una sola serata con proiezioni, tempi sincronizzati e due discipline da far dialogare.
14 marzo 2015, la presentazione romana di un disco di Giovanni Truppi. Il terzo album in studio del cantautore napoletano esce il 23 gennaio 2015 e viene presentato a Roma il 14 marzo successivo proprio all'Init. Da quella data e per tutto il tour il cantautore si avvale delle performance musicali di Luciano Turella alla batteria e di Francesco Motta alla chitarra elettrica, al pianoforte e ai cori. Vale la pena soffermarsi: nel marzo del 2015, sul palco di un club romano, la formazione di supporto comprendeva un musicista che negli anni successivi avrebbe avuto una carriera solista di primo piano. È esattamente la ragione per cui dicevo prima di andare ai concerti dei gruppi di cui non si sa niente.
Le cronache dei concerti. Tra le tracce che restano ci sono anche i live report della stampa musicale specializzata: la testata OndaRock, per esempio, ha pubblicato la cronaca di una data del gruppo Lento all'Init di Roma. Le recensioni di concerti in club sono un genere raro e prezioso, perché documentano serate che altrimenti non lascerebbero nessuna traccia scritta. Quando una rivista nazionale manda qualcuno a raccontare una data in un locale da poche centinaia di posti, significa che quel locale è considerato un luogo dove succedono cose che meritano di essere riportate.
Aggiungo la nota più recente, che è poi il motivo per cui il nome compare oggi nelle schede con la sigla davanti: il passaggio da Init a RCCB Init, registrato dalla stampa di settore come la rinascita di uno storico luogo della musica romana, con una sede nuova e un nome nuovo ma con lo stesso spirito di sempre. È l'ultimo capitolo di una storia che va avanti da parecchi anni, ed è anche il capitolo che rende il posto interessante adesso e non soltanto come ricordo.
Mi fermo qui di proposito. Ci sono decine di altre serate che meriterebbero di essere citate e che appartengono alla memoria orale di chi frequentava il posto, ma la memoria orale non è una fonte e non voglio riempire una scheda di aneddoti non confermabili. Preferisco cinque episodi solidi a cinquanta chiacchiere.
Chi è passato da RCCB Init
La domanda che mi fanno più spesso sui locali storici è questa, e di solito chi la fa spera in un elenco lunghissimo di nomi famosi. Preferisco darne uno corto e affidabile, con l'avvertenza che vale la pena ripetere: i nomi che seguono sono quelli documentati in relazione all'Init romano, il locale di cui RCCB Init raccoglie l'eredità.
Giovanni Truppi. Il cantautore napoletano, trasferitosi a Roma a ventitré anni, ha scelto l'Init per la presentazione romana del suo terzo album in studio, il 14 marzo 2015. È il tipo di artista che il circuito dei club ha cresciuto per anni prima che il pubblico più largo se ne accorgesse, e la sua presenza in questa lista è significativa proprio per quello.
Francesco Motta e Luciano Turella. Entrambi facevano parte della formazione che accompagnava Truppi a partire da quella data e per tutto il tour: Motta alla chitarra elettrica, al pianoforte e ai cori, Turella alla batteria. Vedere in un cartellone di club i nomi di chi suona e non solo quello di chi canta è un esercizio che consiglio a tutti: le carriere si leggono lì.
Fleurs du Mal. Il gruppo ha festeggiato all'Init Club i propri venticinque anni di attività il 6 giugno 2009, con una formazione portata a nove elementi. È uno di quei nomi che il grande pubblico conosce meno e che invece hanno segnato in profondità la scena italiana di riferimento.
Dorian Gray. La band cagliaritana ha fatto debuttare all'Init, nel febbraio del 2013, il progetto Sound and Vision, che univa musica dal vivo e narrazione disegnata. Un debutto è sempre un atto di fiducia verso lo spazio che lo ospita.
Lento. Il gruppo strumentale ha suonato all'Init in una data di cui resta la cronaca su una testata musicale nazionale. È il genere di nome che non troverete mai su una locandina da stadio e che rappresenta perfettamente il tipo di programmazione che un club di questa taglia può permettersi.
San Cadoco. Il progetto ha usato la sala concerto dell'Init come ambiente di registrazione nell'estate del 2009. Non è un passaggio da palco, è un passaggio da laboratorio, e nella storia di un luogo conta almeno quanto un concerto.
Se la lista vi sembra breve rispetto ai vent'anni di storia del locale, è perché lo è: le fonti scritte su un club coprono sempre una frazione minima di quello che ci è realmente successo. Centinaia di gruppi hanno suonato su quel palco senza lasciare una riga da nessuna parte, e questo è normale e in un certo senso anche giusto. Un concerto è un evento che accade una volta sola davanti alle persone presenti, e gran parte del suo valore resta nella loro testa.
Se conoscete altre serate importanti passate di lì, la cosa più utile che potete fare è scriverne pubblicamente da qualche parte. È così che la memoria di questi posti si costruisce.
Come incastrare una serata a RCCB Init nel resto dell'estate romana
Chi legge queste pagine di solito non organizza una singola sera, organizza qualche giorno in città. Allora ha senso ragionare su come un concerto in un club si incastra con tutto il resto.
La prima considerazione riguarda il ritmo. Roma d'estate ha una programmazione all'aperto molto densa, e la tentazione è di riempire ogni sera. È un errore: tre serate consecutive che finiscono all'una rendono inutilizzabili le mattine successive, e le mattine a Roma sono la parte migliore della giornata, l'unico momento in cui si cammina bene e si entra nei musei senza folla. Il mio schema preferito è alternare: una sera piena, una sera leggera, una sera piena.
La seconda riguarda i formati. Una serata in un club chiuso e una serata all'aperto sotto le stelle non sono intercambiabili, e metterle nella stessa settimana vi fa apprezzare entrambe. Da una parte il suono controllato, la sudata, la vicinanza al palco. Dall'altra l'aria, le rovine, il pubblico che arriva col telo. Se cercate il secondo formato, le schede da guardare sono quelle di Testaccio Estate alla Città dell'Altra Economia, del Ninfeo Village all'Eur, di MoV a Villa Lais e dell'Aniene Festival al Parco Nomentano, quest'ultimo particolarmente comodo per chi si muove nel quadrante orientale.
La terza riguarda la scala. Nella stessa settimana in cui vedete una band sconosciuta in un club potete vedere un nome internazionale all'Auditorium Parco della Musica. Sono due esperienze opposte e nessuna delle due sostituisce l'altra. Anzi, il modo migliore per capire quanto conti la sala è fare esattamente questo esperimento: due concerti a quattro giorni di distanza, in due contenitori agli antipodi.
La quarta, e ultima, riguarda il budget. Un concerto in un club costa in genere una frazione di un biglietto per un grande evento. Chi ha un budget limitato e vuole comunque riempire una settimana di musica dovrebbe costruirla al contrario di come fanno tutti: tre o quattro serate in club e circoli, e un solo evento grande come eccezione. Si spende meno, si vede molto di più, e si torna a casa con dei nomi da cercare invece che con una maglietta.
Le domande che mi fanno sempre
RCCB Init è lo stesso locale dell'Init di una volta?
È la sua continuazione. Il nome Init resta, la sede è cambiata e davanti è comparsa la sigla RCCB. La formula con cui il passaggio è stato registrato parla di rinascita di uno storico luogo per la musica romana, con una nuova sede e un nome nuovo ma con lo stesso spirito. Quindi non è una riapertura identica e non è nemmeno un locale diverso che ha comprato un marchio: è un trasloco con continuità dichiarata.
Che cosa significa la sigla RCCB?
Su questo preferisco non pronunciarmi, perché non esiste una fonte pubblica affidabile che la sciolga in modo univoco e un acronimo sbagliato viaggia in fretta. Nei circoli romani una sigla davanti al nome indica di solito l'ente o l'associazione che gestisce lo spazio, mentre il nome proprio identifica il progetto artistico. Per la risposta certa, il canale giusto è il locale stesso.
Dove si trova esattamente?
L'indirizzo riportato nelle schede è Via Domenico Chiucchiari 28, Roma, con codice di avviamento postale 00159, che corrisponde al quadrante orientale della città, nell'area che gravita sulla direttrice Tiburtina. Copiate la via dall'annuncio dell'evento e controllate il punto sulla mappa prima di partire, perché il cognome è raro e i navigatori tendono a correggerlo in modo creativo.
Come ci arrivo con i mezzi pubblici?
Il riferimento dell'area è la linea B della metropolitana con la fermata Tiburtina, che è anche nodo ferroviario e capolinea di diverse linee di superficie. Da lì si prosegue a piedi o con un autobus verso l'interno del quartiere. Verificate sempre il percorso puntuale per l'indirizzo esatto, perché le fermate utili cambiano di molto anche per poche centinaia di metri.
E per tornare a casa dopo il concerto?
Va deciso prima di uscire. La metropolitana chiude prima della fine di un concerto serale nei giorni feriali, e anche nelle notti in cui l'orario è prolungato il margine è stretto. Restano le linee notturne di superficie, con frequenze lunghe, e il taxi, per cui conviene avere l'applicazione già pronta. Se qualcuno del gruppo guida, che sia la persona che non ha bevuto: è la regola più semplice e più utile di tutte.
Quanto costa entrare?
Dipende interamente dalla serata, e non voglio darvi una cifra inventata. Nei circoli romani il modello più diffuso prevede una tessera associativa annuale di costo contenuto, da fare all'ingresso con un documento, più un contributo per il singolo concerto. Le cifre reali le trovate sull'annuncio dell'evento che vi interessa.
Serve prenotare o comprare prima il biglietto?
Per le serate con nomi conosciuti sì, conviene, perché la capienza di un club si esaurisce molto prima di quanto immaginiate. Per le serate ordinarie di solito si entra alla porta senza problemi. La regola pratica: se il nome in cartellone lo conoscete voi, lo conoscono anche altri mille, e allora meglio muoversi in anticipo.
A che ora comincia veramente il concerto?
Quasi mai all'ora indicata sulla locandina, che di norma è l'orario di apertura delle porte. Tra apertura e primo gruppo passa in genere circa un'ora, tra primo gruppo e gruppo principale un'altra mezza ora abbondante. Arrivare quaranta minuti dopo l'apertura dichiarata è il compromesso che funziona meglio.
Posso portare la macchina fotografica?
Le regole cambiano da serata a serata e dipendono spesso dal gruppo che suona, non dal locale. Con il telefono in genere non ci sono problemi; con attrezzature professionali e obiettivi intercambiabili serve quasi sempre un accredito preventivo. In ogni caso, niente flash e telefono tenuto basso.
È adatto a chi non conosce la musica in programma?
È il pubblico ideale, direi. Un club esiste proprio perché qualcuno entri senza sapere che cosa troverà. Se la serata non vi prende, esce prima e avete comunque visto come funziona uno dei luoghi che tengono viva la scena musicale della città.
Ci si può andare da soli?
Tranquillamente. È uno dei pochi contesti notturni in cui la presenza solitaria non risulta strana a nessuno, e il cambio palco è il momento naturale in cui si scambiano due parole con chi avete accanto.
È adatto ai bambini?
In generale no, per orari e per la natura del luogo. Per un adolescente accompagnato invece può essere un'esperienza formativa notevole, a patto di verificare i limiti di età della singola serata.
Che differenza c'è rispetto a un concerto all'aperto dell'estate romana?
Una differenza enorme, e vale la pena provarle entrambe. All'aperto vincono il contesto, l'aria e la scala; in un club vincono la vicinanza, il suono diretto e la possibilità di scoprire qualcosa che non sapevate di cercare. Nella stessa settimana, sono due serate complementari.
Il locale è attivo adesso?
La programmazione di un club cambia di stagione in stagione e passa per periodi di pausa, tipicamente nei mesi centrali dell'estate. L'unico modo serio di saperlo è guardare il calendario aggiornato del locale nella settimana in cui volete andarci, e controllare che l'evento specifico sia confermato.
Per chiudere
Vi lascio con la cosa che conta davvero, e che vale per RCCB Init come per ogni altro spazio della stessa specie. Una città non si misura dai monumenti che possiede, perché quelli restano in piedi comunque, anche quando nessuno se ne occupa più. Si misura dai posti che devono essere tenuti aperti ogni sera da qualcuno, e che chiudono nel momento esatto in cui la gente smette di andarci. I club di musica dal vivo appartengono a questa seconda categoria: sono la parte fragile del patrimonio, quella che non ha una soprintendenza a proteggerla.
L'Init è durato a lungo, ha cambiato quartiere, ha cambiato nome, ha tenuto il proprio. Nei suoi anni ha ospitato presentazioni di dischi, anniversari, debutti di progetti ibridi, registrazioni, cronache di serate che qualcuno ha ritenuto degne di essere raccontate su una rivista nazionale. Non è poco per uno spazio che, visto da fuori, è probabilmente soltanto una porta di metallo su una strada che di sera non passa nessuno.
Il mio suggerimento finale è quello con cui ho aperto e che ripeto perché è l'unico che conta: scegliete una sera qualunque, guardate chi suona, e se il nome non vi dice niente andateci lo stesso. Mettete i tappi, state a metà sala, restate anche per il gruppo di apertura, comprate il disco se la serata vi è piaciuta, e organizzate il rientro prima di uscire di casa. Poi, tra qualche anno, quando vedrete quello stesso gruppo su un palco grande, avrete la soddisfazione un po' antipatica di poter dire che li avevate visti quando erano in quaranta a guardarli. È la ragione per cui questi posti esistono, ed è la ragione per cui vale la pena tenerli in vita.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Fonte della scheda originale: Zero.
Contact Information
Via Domenico Chucchiari, 28
Roma Roma Città, Roma Città
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
Dove dormire a Roma: confronta gli hotel
Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.
Transfer dall aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.
