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Quando anche il lavoro è guerra al Teatro di Villa Lazzaroni — dal 14 settembre al 3 dicembre 2026

Quando anche il lavoro è guerra. Una scena aperta per gli ultimi è la rassegna del Teatro di Villa Lazzaroni dedicata a Bertolt Brecht nel settantesimo anniversario della morte, in programma dal 14 settembre al 3 dicembre 2026 dentro il parco di Villa Lazzaroni, con ingressi da via Appia Nuova 522 e da via Tommaso Fortifiocca 71, dove c'è un parcheggio gratuito. Gli appuntamenti sono quasi tutti di martedì alle 18: si parte il 13 ottobre con la conversazione La classe operaia è andata all'inferno, si prosegue con lo spettacolo dal 17 al 21 ottobre, le mise en espace, i reading, e si chiude il 1° dicembre. Il teatro si raggiunge con la metro A, fermate Furio Camillo o Colli Albani, con gli autobus 85, 87, 590, 628, 664 e 671, e con i treni metropolitani alla stazione Tuscolana. L'ingresso è gratuito, libero o su prenotazione al numero 392 4406597 o all'indirizzo email pubblicato sul sito ufficiale del teatro; gli incontri, tranne il laboratorio, sono trasmessi anche in streaming sulla pagina Facebook del teatro.

Il parco di Villa Lazzaroni, dove si trova il Teatro di Villa Lazzaroni
Il parco di Villa Lazzaroni, dove si trova il Teatro di Villa Lazzaroni Foto: Foto: Patafisik, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Quando anche il lavoro è guerra: le informazioni essenziali

La rassegna intreccia scritture diverse, una residenza artistica, uno spettacolo, conversazioni di scena, reading, laboratori e mise en espace, sul lavoro e il suo sfruttamento, sulla guerra e la sua cattiveria, ispirandosi al mondo e all'opera di Brecht e alle espressioni artistiche, cinema, letteratura, poesia, che hanno raccontato le storie degli ultimi.

Date e orari

Il periodo ufficiale va dal 14 settembre al 3 dicembre 2026. Il calendario pubblico pubblicato dal portale culturale di Roma Capitale comprende dieci appuntamenti fra il 13 ottobre e il 1° dicembre, quasi tutti alle 18: un orario pensato per chi esce dal lavoro, coerente con il tema.

Ingresso

Tutti gli appuntamenti sono gratuiti, con ingresso libero o su prenotazione. Per prenotare si chiama il 392 4406597 o si scrive al teatro. Alla fine di ogni attività, tranne il laboratorio, è previsto un incontro con i protagonisti, per permettere al pubblico di fare domande e proporre approfondimenti.

Chi la sostiene

Il progetto è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura, Direzione Generale Spettacolo, ed è vincitore dell'avviso pubblico Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro, anno 2026, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, in collaborazione con SIAE. È uno dei progetti con cui la città porta lo spettacolo dal vivo nei quartieri esterni al centro storico.

In streaming

Gli incontri, tranne il laboratorio, sono trasmessi anche in streaming sulla pagina Facebook del Teatro di Villa Lazzaroni. Una possibilità utile per chi non riesce ad arrivare, ma la sala resta un'altra cosa.

Il calendario di Quando anche il lavoro è guerra

Il calendario che segue è quello pubblicato dal portale culturale di Roma Capitale; il programma, avverte l'organizzazione, può subire variazioni.

13 ottobre: La classe operaia è andata all'inferno

Martedì 13 ottobre alle 18 la conversazione di scena di Francesco Crispino, critico e docente di cinema, sul lavoro raccontato dal cinema. È l'appuntamento che apre la parte autunnale; la scheda La classe operaia è andata all'inferno lo racconta nel dettaglio.

14-31 ottobre: Di nulla sia detto: è naturale

Un laboratorio di espressione scenica sul parlare chiaro per rendere l'ovvio eccezionale, dal 14 al 31 ottobre, con restituzione pubblica sabato 31 ottobre alle 12. Il sottotitolo ufficiale ne chiarisce l'intento: imparare a parlare chiaro per rendere eccezionale ciò che appare ovvio.

17-21 ottobre: Commedia molto nera sul tempo e sul denaro

Lo spettacolo teatrale della rassegna, in scena dal 17 al 21 ottobre, nato dalla residenza artistica di settembre.

27 ottobre: Malaparte

Martedì 27 ottobre alle 18 la mise en espace Quando la povertà diventa miseria, quando non resta che vendere se stessi, da Kaputt e La pelle di Curzio Malaparte.

3 novembre: Poesie dell'esilio

Martedì 3 novembre alle 18 il reading Poesie dell'esilio di Bertolt Brecht. Per chi è esule in patria.

10 novembre: Quando non c'è altra scelta

Martedì 10 novembre alle 18 una conversazione di scena.

17 novembre: Ulderico Pesce

Martedì 17 novembre alle 18 il reading Africa. Il triangolo degli schiavi di Ulderico Pesce.

24 novembre: Padrone e sotto

Martedì 24 novembre alle 18 la mise en espace Padrone e sotto, da L'eccezione e la regola di Bertolt Brecht.

1° dicembre: A che, a chi serve la guerra?

Martedì 1° dicembre alle 18 chiude A che, a chi serve la guerra? Che sanno i bambini di guerra?, da La crociata dei ragazzi, Il libro dei tre soldati e il Libro delle svolte di Brecht.

Bertolt Brecht, settant'anni dopo

Bertolt Brecht nacque ad Augusta il 10 febbraio 1898 e morì a Berlino Est il 14 agosto 1956: la rassegna cade esattamente nel settantesimo anniversario della sua morte. Drammaturgo, poeta, regista, scrittore e saggista, è il fondatore del teatro epico e uno dei drammaturghi più influenti del Novecento.

La guerra vista da vicino

Nel 1917 Brecht fu richiamato ad Augusta come infermiere militare. Fu lì, racconta Wikipedia, che il nazionalismo giovanile perse ogni presa su di lui, davanti alle condizioni dei feriti. Ne nacque La leggenda del soldato morto, la poesia in cui il Kaiser fa resuscitare un soldato caduto per arruolarlo di nuovo. Il tema della rassegna, la guerra e la sua cattiveria, ha dunque radici nella biografia stessa dell'autore.

Da Berlino al mondo

Nel 1928 L'opera da tre soldi, con la musica di Kurt Weill, divenne il maggior successo teatrale della Repubblica di Weimar. Negli anni successivi Brecht scrisse drammi didattici come La linea di condotta e L'eccezione e la regola, il testo da cui nasce la mise en espace del 24 novembre, e Santa Giovanna dei Macelli, dove il tema del lavoro è al centro.

Gli inizi

A Monaco, all'inizio degli anni Venti, Brecht frequentò il gruppo del cabarettista Karl Valentin ed ebbe come grande modello Frank Wedekind. Nel 1922 vinse il premio Kleist con Tamburi nella notte. Nel 1924 si trasferì definitivamente a Berlino, dove lavorò al Deutsches Theater.

La sepoltura

Brecht morì il 14 agosto 1956 e, secondo la sua volontà, fu sepolto senza cerimonie nel cimitero di Dorotheenstadt, a Berlino, sotto una pietra che porta incise soltanto le lettere del suo nome. Accanto a lui riposano Helene Weigel e alcuni dei collaboratori di una vita.

L'esilio

Il giorno dopo l'incendio del Reichstag, nel febbraio 1933, Brecht lasciò Berlino: Praga, Vienna, Zurigo, Parigi, poi la Danimarca, a Svendborg, la Svezia, la Finlandia, Mosca, infine la California. Nel 1935 fu privato della cittadinanza tedesca. L'esilio fu durissimo, ma in quegli anni nacquero le opere più note: Madre Coraggio e i suoi figli, Vita di Galileo, L'anima buona di Sezuan, La resistibile ascesa di Arturo Ui. E le Poesie di Svendborg: le poesie dell'esilio a cui è dedicato il reading del 3 novembre.

Il ritorno e il Berliner Ensemble

Nel 1947 fu interrogato dalla Commissione per le attività antiamericane, e il giorno dopo lasciò gli Stati Uniti per Zurigo. Nel 1948 tornò con Helene Weigel a Berlino Est, dove fondò il Berliner Ensemble, una delle compagnie teatrali più importanti d'Europa. Fra le sue opere c'è anche il Libro delle svolte, testimonianza del suo interesse per l'Estremo Oriente e la Cina, da cui è tratto uno dei testi dell'ultimo appuntamento.

Le persone della rassegna

Il portale culturale di Roma Capitale indica fra le personalità coinvolte il direttore artistico del teatro Giancarlo Sammartano, Andrea Collavino, Ulderico Pesce, Giuseppe Manfridi, Maria Letizia Gorga, Francesco Crispino, Paola Maffioletti, Valentino Orfeo, Alessia Oteri e Alessandro De Feo.

Giancarlo Sammartano

Regista teatrale dal 1973, laureato in Lettere Moderne alla Sapienza nel 1971 con una tesi sulla figura antropologica dell'attore, è stato assistente di Vito Pandolfi, Sergio Tofano, Mario Ferrero, Franco Enriquez, Luigi Squarzina e Giusto Monaco. Ha lavorato per l'Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, dove dal 1984 al 1997 ha diretto la Scuola di Teatro Classico Giusto Monaco. Dal 1996 al 2003 ha diretto la compagnia La Bottega del Pane, mettendo in scena, fra gli altri, testi di Brecht. La rassegna di quest'anno è la prosecuzione di una lunga fedeltà.

Il teatro classico

Per l'Istituto Nazionale del Dramma Antico Sammartano ha realizzato Nuvole di Aristofane, Ciclope di Euripide, Curculio e Truculento di Plauto; dal 1994 al 1996 è stato coordinatore artistico dei cicli di rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa, e dal 1988 al 1990 ha diretto l'Accademia d'Arte Drammatica della Calabria di Palmi. Ha lavorato anche con il Teatro Biondo di Palermo, lo Stabile di Catania, il Carcano di Milano e il Festival dei Due Mondi di Spoleto. È tra i fondatori del Centro Culturale Il Politecnico di Roma.

Fondamenta

Il teatro è gestito da Fondamenta, centro di ricerca e produzione riconosciuto dal Ministero come impresa di produzione teatrale, con una Scuola dell'Attore attiva dal 2007. Il progetto è curato da Fondamenta Srl, sostenuto dal Ministero della Cultura, Direzione Generale Spettacolo, e vincitore dell'avviso pubblico Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro 2026 di Roma Capitale, in collaborazione con SIAE.

Il tema: il lavoro come guerra quotidiana

La presentazione ufficiale della rassegna descrive un mondo attraversato da guerre ininterrotte, in cui i padroni sono società anonime e anonimi sono gli uomini che per esse lavorano, e in cui vivere si riduce a combattere per il pane. Anche questa, conclude, è guerra: quotidiana, totale, perenne.

Da Aristofane a Brecht

A questo mondo di conflitti e sfruttamento, scrive l'organizzazione, teatro, letteratura e poesia hanno guardato da Aristofane a Brecht, alzando la voce. Il riferimento ad Aristofane non è casuale: Sammartano ha messo in scena le Nuvole per l'Istituto Nazionale del Dramma Antico, e la rassegna tiene insieme il teatro politico antico e quello del Novecento.

Trasmettere il dubbio

La formula più bella della presentazione riguarda il metodo: un'arte che non vuole insegnare, ma trasmettere il dubbio, la forza della ragione temperata dal ritmo della composizione. E un'utopia, quella di cambiare il mondo con la sola forza della parola, descritta come un orizzonte che si sposta sempre ma che non smette di spingere a camminare. È un programma dichiaratamente civile, senza la retorica dell'impegno.

Una curiosità su Quando anche il lavoro è guerra al Teatro di Villa Lazzaroni — dal 14 settembre al 3 dicembre 2026

La curiosità è nell'edificio. Secondo la Sovrintendenza Capitolina, nel 1960 e 1961, quando la villa apparteneva alle Suore Francescane Missionarie di Maria, nel parco furono costruiti un orfanotrofio, poi diventato asilo, e una chiesa. Quella chiesa oggi è il teatro. Una rassegna su Brecht, che si formò sugli scritti di Hegel e di Marx, dentro un'ex chiesa di suore missionarie: è il genere di cortocircuito che a Roma capita spesso, e che Brecht per primo avrebbe trovato istruttivo.

La seconda curiosità riguarda il titolo del laboratorio, Di nulla sia detto: è naturale. Detto così suona come un comandamento, e in effetti lo è: non accettare come naturale ciò che accade, ma guardarlo come qualcosa che si può discutere. Un laboratorio che insegna a parlare chiaro per rendere l'ovvio eccezionale ne è la traduzione pratica, ed è forse l'appuntamento più brechtiano della rassegna.

Terza curiosità: nel 1908 Villa Lazzaroni accolse gli orfani del terremoto di Messina. Una rassegna che si chiude con una domanda su che cosa sappiano i bambini della guerra trova in questo parco una memoria precisa di bambini sradicati da una catastrofe.

Il Teatro di Villa Lazzaroni

Il Teatro di Villa Lazzaroni si trova nel parco dell'omonima villa, nel quartiere Appio-Latino, zona dell'Alberone, Municipio VII. Ha riaperto dopo molti anni di chiusura e diversi restauri, grazie a un affidamento in concessione promosso dal Municipio.

Un piccolo teatro

Il motto del teatro è un piccolo teatro, grande come la sua città. Si definisce presidio culturale e teatro di comunità, con una programmazione di teatro d'autore, di regia e d'attori. Accanto alla sala c'è la Sala Marco Aurelio, dedicata all'animazione per bambini e alla formazione di educatori, curata dall'associazione Il Flauto Magico.

Colto e popolare

La programmazione del teatro promette spettacoli colti senza essere esclusivi e popolari senza essere grevi. È una linea che la rassegna su Brecht rispetta alla lettera: autori del canone, formati leggeri come il reading e la mise en espace, ingresso gratuito e un orario pensato per chi lavora.

Due ingressi

Via Appia Nuova 522 è l'ingresso comodo per chi arriva in metro; via Tommaso Fortifiocca 71 quello per chi arriva in auto, con parcheggio gratuito interno.

Una cosa che non ti dice nessuno su Quando anche il lavoro è guerra al Teatro di Villa Lazzaroni — dal 14 settembre al 3 dicembre 2026

Quello che nessuno dice è che questa è una delle rassegne più coerenti dell'autunno romano, ed è interamente gratuita. Dieci appuntamenti, quasi tutti il martedì alle 18, nello stesso luogo, su un tema preciso, con un incontro con gli artisti alla fine di ciascuno: è un piccolo corso su Brecht e sul teatro civile, aperto a tutti, fuori dal centro.

La seconda cosa è che il parco di Villa Lazzaroni chiude al tramonto, e in autunno il tramonto arriva presto. Gli incontri delle 18 finiscono col buio: all'arrivo conviene chiedere al teatro quale ingresso resta aperto per l'uscita.

Terza cosa: il parcheggio interno di via Fortifiocca è gratuito. A Roma, per un teatro, è quasi un privilegio.

Il consiglio che ti do per visitare Quando anche il lavoro è guerra al Teatro di Villa Lazzaroni — dal 14 settembre al 3 dicembre 2026

Il consiglio è di scegliere due appuntamenti e di vederli entrambi: uno su Brecht, uno sul contesto. Per esempio il reading delle Poesie dell'esilio del 3 novembre e la mise en espace da Malaparte del 27 ottobre. Sono due modi opposti di raccontare la guerra: le poesie di un autore costretto all'esilio, le pagine di Kaputt e La pelle di Malaparte sulla miseria che la guerra lascia dietro di sé. Insieme danno la misura della rassegna.

Se avete tempo per uno solo, andate il 24 novembre a Padrone e sotto, da L'eccezione e la regola: è il testo di Brecht che parla più direttamente del rapporto fra chi comanda e chi lavora, e una mise en espace permette di ascoltarlo senza l'apparato di uno spettacolo completo.

In ogni caso restate per l'incontro finale. È lì che la rassegna mantiene la sua promessa di trasmettere il dubbio, più che una lezione.

Villa Lazzaroni: la storia del parco

Villa Lazzaroni è un parco di circa 54.000 metri quadrati, aperto dalle 7 al tramonto. La Sovrintendenza Capitolina la cita come esempio della trasformazione, a fine Ottocento, di un insediamento agricolo del suburbio in residenza padronale.

I baroni Lazzaroni

I Lazzaroni erano una famiglia di nuove fortune, titolata di baronia con motu proprio di Umberto I nell'aprile 1879, proprietaria di Palazzo Grimaldi a largo dei Lucchesi e di tenute nell'Agro romano fra cui Tor di Quinto e Leprignana. Nella vigna sulla via Appia Nuova ampliarono il casale preesistente e aggiunsero un salone per balli e ricevimenti.

Il giardino

Il parco fu una creazione originale, nel gusto eclettico di fine Ottocento, con quattro fontane rustiche a scogliera di tufo ancora riconoscibili. Le piante sono legate alle competenze di giardinaggio del barone Michele: ulivi, allori, un mandorlo di circa 130 anni, pini, abeti, tassi, e specie esotiche come la paulownia, l'araucaria, l'albero di Giuda e il ginkgo.

Dal Novecento a oggi

Dopo la guerra la villa passò alle Suore Francescane Missionarie di Maria. Nel 1979 il Comune acquisì tutta l'area e trasformò l'edificio padronale in sede della IX Circoscrizione, oggi sede del Municipio VII.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È risaputo che Brecht è l'autore dell'Opera da tre soldi e di Madre Coraggio. È meno citato che scrisse gran parte dei suoi capolavori in esilio, in quindici anni passati fra la Danimarca, la Svezia, la Finlandia e gli Stati Uniti, e che nel 1935 la Germania nazista lo privò della cittadinanza. Il reading del 3 novembre, Poesie dell'esilio, con il sottotitolo Per chi è esule in patria, gioca proprio su questa esperienza e la rovescia: l'esilio non è solo di chi lascia il proprio paese, ma anche di chi ci resta senza riconoscersi.

Poco citato è anche il fatto che Brecht fu interrogato nel 1947 dalla Commissione per le attività antiamericane, e che lasciò gli Stati Uniti il giorno dopo. È un episodio che ricorda quanto il suo teatro sia stato scomodo per tutti i poteri, non per uno solo.

Infine, poco noto è che nel 1953, durante la rivolta operaia nella Germania Est, Brecht scrisse una lettera che nella sostanza criticava la repressione del movimento operaio, anche se ne furono pubblicati soltanto i passaggi di lealtà al partito. Una rassegna intitolata Quando anche il lavoro è guerra non poteva trovare autore più adatto.

La foto giusta da fare a Quando anche il lavoro è guerra al Teatro di Villa Lazzaroni — dal 14 settembre al 3 dicembre 2026

Durante gli incontri non si fotografa: sono letture e conversazioni, e il clic del telefono disturba. La foto giusta si fa prima, arrivando con un po' di anticipo, quando c'è ancora luce.

Il soggetto è il parco: le fontane rustiche a scogliera di tufo, il vecchio mandorlo, l'edificio padronale che oggi ospita il Municipio. È l'immagine di una villa della borghesia romana di fine Ottocento, diventata spazio pubblico.

La seconda foto è quella dell'ingresso del teatro, l'ex chiesa delle suore. Inquadratela con il cartello della rassegna, se c'è: Brecht su una facciata nata per il culto è un'immagine che dice più di molte parole.

Come arrivare al Teatro di Villa Lazzaroni

Il teatro ha due ingressi: via Appia Nuova 522, comodo per chi arriva in metro, e via Tommaso Fortifiocca 71, con parcheggio gratuito interno.

In metro

La fermata più vicina è Furio Camillo, sulla linea A; anche Colli Albani è indicata fra le stazioni utili. Da via Appia Nuova 522 si entra nel parco, si prosegue sul lato sinistro della villa superando la fontana e la scuola, e si svolta a sinistra fino al teatro.

In autobus e in treno

Le linee indicate sono 85, 87, 590, 628, 664 e 671. In treno si scende alla stazione Tuscolana, servita dalle linee FL1, FL3, FL5 e dai regionali.

In auto

Dall'ingresso di via Tommaso Fortifiocca 71 si entra nel parcheggio gratuito interno; si sale al centro del parcheggio e l'ingresso del teatro è sulla destra.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Aprile 1879: i Lazzaroni sono titolati di baronia con motu proprio di Umberto I; negli anni successivi trasformano la vigna sulla via Appia Nuova in villa padronale, con il parco e le fontane di tufo.

1908: la villa accoglie gli orfani del terremoto di Messina.

1930: viene scongiurata una lottizzazione dei terreni che avrebbe cancellato il parco.

Dopoguerra: la proprietà passa alle Suore Francescane Missionarie di Maria; nel 1960 e 1961 vengono costruiti un orfanotrofio e la chiesa che oggi è il teatro.

1979: il Comune di Roma acquisisce tutta l'area e ne fa la sede della IX Circoscrizione, oggi Municipio VII.

Anni recenti: il teatro, rimasto a lungo chiuso, riapre dopo i restauri con un affidamento promosso dal Municipio VII.

14 agosto 1956: muore a Berlino Est Bertolt Brecht. Settant'anni dopo, dal 14 settembre al 3 dicembre 2026, il Teatro di Villa Lazzaroni gli dedica Quando anche il lavoro è guerra.

Chi è passato da Quando anche il lavoro è guerra al Teatro di Villa Lazzaroni — dal 14 settembre al 3 dicembre 2026

Il primo nome legato al luogo è quello del barone Michele Lazzaroni, a cui la Sovrintendenza attribuisce la scelta delle piante del parco. Dopo i baroni, la villa è stata abitata dagli orfani di Messina nel 1908 e dalle Suore Francescane Missionarie di Maria nel dopoguerra, che vi costruirono l'orfanotrofio e la chiesa. Poi, dal 1979, gli uffici della Circoscrizione e oggi del Municipio, e le famiglie del quartiere che usano il parco ogni giorno.

In questa rassegna passano dalla sala Giancarlo Sammartano, regista che ha lavorato al Teatro Greco di Siracusa e diretto la sua scuola di teatro classico, e con lui Andrea Collavino, Ulderico Pesce, Giuseppe Manfridi, Maria Letizia Gorga, Francesco Crispino, Paola Maffioletti, Valentino Orfeo, Alessia Oteri e Alessandro De Feo.

E passano, sulla pagina e in scena, gli autori: Brecht con L'eccezione e la regola, La crociata dei ragazzi, Il libro dei tre soldati, il Libro delle svolte e le poesie dell'esilio; Curzio Malaparte con Kaputt e La pelle. In un'ex chiesa di periferia, per tre mesi, un piccolo pantheon della letteratura civile del Novecento.

L'Alberone e Furio Camillo: intorno al teatro

Villa Lazzaroni si trova nella zona dell'Alberone, fra l'Appio-Latino e il Tuscolano, lungo il tratto urbano della via Appia Nuova: un quartiere residenziale, con i negozi della via Appia Nuova e qualche polmone verde.

Il verde

Scendendo verso sud ci sono il Parco della Caffarella e il Parco dell'Appia Antica. Lungo la metro A, verso Anagnina, il Parco degli Acquedotti.

Verso San Giovanni

Poche fermate di metro verso il centro portano a San Giovanni, con la basilica di San Giovanni in Laterano.

Dove mangiare dopo l'incontro

L'Appio-Latino e il Tuscolano sono quartieri di residenti, con un'offerta pensata per chi ci vive: pizzerie, trattorie di quartiere, bar, forni, senza i prezzi delle zone turistiche. Il tratto di via Appia Nuova intorno a Furio Camillo ha locali per ogni tasca. All'uscita dagli incontri delle 18, l'ora è giusta per una pizza o una cena in trattoria. Chi preferisce spostarsi prende la metro A verso San Giovanni, dove la scelta si allarga.

Accessibilità, bambini e informazioni pratiche

Accessibilità

Le fonti ufficiali non pubblicano informazioni dettagliate sull'accessibilità della sala. Il parcheggio interno di via Fortifiocca riduce il percorso a piedi; per esigenze specifiche conviene chiamare il 392 4406597.

Con i ragazzi

La rassegna è pensata per un pubblico adulto, ma i ragazzi delle superiori che studiano Brecht o la storia del Novecento possono trarne molto, soprattutto dall'ultimo appuntamento, dedicato a che cosa sanno i bambini della guerra. Il parco ha giochi per bambini, finché c'è luce.

Come organizzare la serata a Villa Lazzaroni

Prenotare

L'ingresso è libero o su prenotazione: per essere sicuri del posto conviene chiamare il 392 4406597 qualche giorno prima, indicando la data.

Arrivare con la luce

Gli incontri cominciano alle 18. In ottobre e novembre conviene arrivare con un po' di anticipo, per trovare l'ingresso del teatro nel parco ancora con la luce e per chiedere quale varco resta aperto all'uscita.

Dopo l'incontro

Ogni appuntamento, tranne il laboratorio, si chiude con un incontro con i protagonisti. Contate un'ora e mezza in tutto, poi una cena in zona.

Roma in autunno: il periodo della rassegna

La rassegna occupa l'autunno pieno, da metà ottobre ai primi di dicembre, il periodo in cui le giornate si accorciano e la vita culturale romana si sposta al chiuso. Un martedì pomeriggio a Villa Lazzaroni è un modo diverso di vivere la città in quelle settimane: lontano dai grandi cartelloni, in un quartiere di residenti, con un tema che parla del presente.

Domande frequenti su Quando anche il lavoro è guerra

Quando si svolge la rassegna Quando anche il lavoro è guerra?

Quando anche il lavoro è guerra si svolge al Teatro di Villa Lazzaroni dal 14 settembre al 3 dicembre 2026. Gli appuntamenti pubblici vanno dal 13 ottobre al 1° dicembre, quasi tutti di martedì alle 18.

Quanto costa partecipare alla rassegna su Brecht a Villa Lazzaroni?

Tutti gli appuntamenti di Quando anche il lavoro è guerra al Teatro di Villa Lazzaroni sono gratuiti, con ingresso libero o su prenotazione al 392 4406597. Gli incontri, tranne il laboratorio, sono trasmessi anche in streaming sulla pagina Facebook del teatro.

Dove si trova il Teatro di Villa Lazzaroni?

Il Teatro di Villa Lazzaroni si trova nel parco di Villa Lazzaroni, con ingressi da via Appia Nuova 522 e da via Tommaso Fortifiocca 71, dove c'è un parcheggio gratuito. La metro più vicina è Furio Camillo, sulla linea A.

Perché la rassegna è dedicata a Bertolt Brecht?

Quando anche il lavoro è guerra è dedicata a Bertolt Brecht nel settantesimo anniversario della sua morte, avvenuta a Berlino Est il 14 agosto 1956. Il direttore artistico Giancarlo Sammartano ha già messo in scena Brecht con la compagnia La Bottega del Pane.

Che spettacoli ci sono a Villa Lazzaroni in autunno 2026?

Al Teatro di Villa Lazzaroni la rassegna propone lo spettacolo Commedia molto nera sul tempo e sul denaro dal 17 al 21 ottobre, mise en espace da Malaparte il 27 ottobre e da Brecht il 24 novembre, reading il 3 e il 17 novembre, e il gran finale del 1° dicembre.

C'è un laboratorio nella rassegna Quando anche il lavoro è guerra?

La rassegna del Teatro di Villa Lazzaroni comprende il laboratorio di espressione scenica Di nulla sia detto: è naturale, dal 14 al 31 ottobre 2026, con restituzione pubblica sabato 31 ottobre alle 12. È gratuito; per partecipare si contatta il teatro.

Il consiglio finale su Quando anche il lavoro è guerra

Il consiglio è di segnare due martedì in agenda e di andarci. Quando anche il lavoro è guerra è il tipo di rassegna che a Roma si trova raramente: gratuita, coerente, lontana dal centro, con artisti che restano a parlare con il pubblico. Brecht voleva un teatro che facesse pensare, non uno che consolasse. In un'ex chiesa dell'Alberone, settant'anni dopo, qualcuno prova ancora a farlo.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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Data Evento14 Settembre 2026 18:00 — 3 Dicembre 2026
IndirizzoTeatro di Villa Lazzaroni, Via Appia Nuova 522, 00179 Roma Roma Città

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