La classe operaia è andata all’inferno al Teatro di Villa Lazzaroni — 13 ottobre 2026
Martedì 13 ottobre 2026, alle 18:00, il Teatro di Villa Lazzaroni ospita La classe operaia è andata all'inferno, conversazione di scena sul lavoro nel cinema a cura di Francesco Crispino. Il teatro si trova dentro il parco di Villa Lazzaroni, nel quartiere Appio-Latino (Municipio VII), con due ingressi: via Appia Nuova 522, a pochi passi dalla metro A Furio Camillo, e via Tommaso Fortifiocca 71, dove c'è un parcheggio gratuito interno. La zona è servita anche dagli autobus 85, 87, 590, 628, 664 e 671 e dalla stazione ferroviaria Tuscolana. L'ingresso è gratuito: il portale culturale di Roma Capitale lo indica come libero, e per la rassegna segnala l'ingresso libero o gratuito su prenotazione, al 392 4406597 o scrivendo a info@teatrovillalazzaroni.com. L'incontro è trasmesso anche in streaming sulla pagina Facebook del teatro.
Non è uno spettacolo, è un incontro: un critico e formatore di cinema che ragiona in scena, con il pubblico, su come i film hanno raccontato il lavoro. Il titolo gioca con quello del film di Elio Petri, La classe operaia va in paradiso, e sposta il destino degli operai dal paradiso all'inferno. È una provocazione che dice già molto. Il giudizio è netto: in una città che parla di cinema quasi solo durante i festival, un'ora gratuita di riflessione su De Sica, Petri, Loach e Virzì in un teatro di quartiere vale più di molte anteprime.
La classe operaia è andata all'inferno: di che cosa si parla
La classe operaia è andata all'inferno è una conversazione di scena dedicata al tema del lavoro nel cinema. La presentazione ufficiale parte da un'osservazione semplice: il cinema ha usato spesso il lavoro per raccontare la società, le difficoltà economiche e la vita delle persone.
Dignità e fatica
Nei film, dice la presentazione, il lavoro appare in due modi opposti: come fonte di dignità e realizzazione personale, e come causa di fatica, sfruttamento e alienazione. Registi di epoche diverse hanno mostrato le condizioni dei lavoratori, le lotte sociali, i cambiamenti del mondo moderno. È la tensione intorno a cui gira l'incontro.
I film citati
La presentazione cita esplicitamente sei titoli: Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, Bread and Roses di Ken Loach, La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, Nomadland di Chloé Zhao, Tutta la vita davanti e Il capitale umano di Paolo Virzì. Un arco che va dal neorealismo italiano al cinema americano recente, passando per il cinema politico degli anni Settanta e per la commedia amara di oggi.
Che cos'è una conversazione di scena
La formula è quella della lezione dal vivo, più libera di una conferenza e più strutturata di un dibattito. Chi conduce parla dal palco, con il pubblico in sala, e alla fine c'è spazio per le domande. Nella rassegna di Villa Lazzaroni, alla fine di ogni attività è previsto un talk con i protagonisti per permettere al pubblico di esprimere curiosità e proporre approfondimenti.
Dal titolo al contenuto
Il titolo è la prima tesi dell'incontro. Se nel 1971 Petri poteva ancora immaginare, con amara ironia, una classe operaia che va in paradiso, il presente sembra suggerire un'altra direzione. Non è un giudizio della redazione: è la scelta di chi ha costruito il programma, e la rassegna in cui si inserisce lo dice con chiarezza.
Quando anche il lavoro è guerra: la rassegna di Villa Lazzaroni
La classe operaia è andata all'inferno fa parte di Quando anche il lavoro è guerra. Una scena aperta per gli ultimi, la rassegna del Teatro di Villa Lazzaroni che va dal 14 settembre al 3 dicembre 2026, con direzione artistica di Giancarlo Sammartano.
Brecht, settant'anni dopo
La rassegna è liberamente ispirata al mondo e all'opera di Bertolt Brecht, nel settantesimo anniversario della sua scomparsa, e alle espressioni artistiche, cinema, letteratura e poesia, che hanno raccontato le storie degli ultimi. Il lavoro e il suo sfruttamento, la guerra e la sua cattiveria sono i due fili che la attraversano.
Le forme
Scritture diverse si intrecciano: una residenza artistica per under 35, uno spettacolo, conversazioni di scena, reading, laboratori, mise en espace. La presentazione parla di un teatro che, da Aristofane a Brecht, ha alzato la voce contro i conflitti e lo sfruttamento, con un'arte che non vuole insegnare ma trasmettere il dubbio.
Le persone coinvolte
Accanto a Sammartano e a Francesco Crispino, la rassegna coinvolge Andrea Collavino, Ulderico Pesce, Giuseppe Manfridi, Maria Letizia Gorga, Paola Maffioletti, Valentino Orfeo, Alessia Oteri e Alessandro De Feo.
Il sostegno pubblico
Il progetto è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura, Direzione Generale Spettacolo, ed è vincitore dell'Avviso Pubblico Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro, anno 2026, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, in collaborazione con SIAE. È curato da Fondamenta Srl.
Gli altri appuntamenti della rassegna dopo il 13 ottobre
La conversazione di Crispino apre la parte autunnale della rassegna. Il calendario pubblicato sul portale culturale di Roma Capitale prosegue fino a dicembre, tutto a ingresso gratuito, e il programma può subire variazioni.
Ottobre
Dal 14 al 31 ottobre si svolge il laboratorio di espressione scenica Di nulla sia detto: è naturale, con restituzione il 31 ottobre alle 12:00. Dal 17 al 21 ottobre va in scena lo spettacolo Commedia molto nera sul tempo e sul denaro, nato dalla residenza per under 35 di settembre. Il 27 ottobre alle 18:00 c'è la mise en espace Quando la povertà diventa miseria, quando non resta che vendere se stessi, da Kaputt e La pelle di Curzio Malaparte.
Novembre
Il 3 novembre alle 18:00 il reading Poesie dell'esilio di Bertolt Brecht. Per chi è esule in Patria. Il 10 novembre la conversazione di scena Quando non c'è altra scelta. Il 17 novembre il reading Africa. Il triangolo degli schiavi di Ulderico Pesce. Il 24 novembre la mise en espace Padrone e sotto, da L'eccezione e la regola di Brecht.
Dicembre
Il 1 dicembre alle 18:00 chiude A che, a chi serve la guerra? Che sanno i bambini di guerra?, da La crociata dei ragazzi, Il libro dei tre soldati e Me-ti, il libro delle svolte di Brecht.
Perché seguirla tutta
Gli appuntamenti sono quasi tutti di martedì alle 18:00, un orario pensato per chi esce dal lavoro. Chi viene il 13 ottobre e si trova bene ha davanti due mesi di incontri gratuiti nello stesso luogo: è raro, a Roma, un ciclo così coerente fuori dal centro.
Chi è Francesco Crispino, curatore di La classe operaia è andata all'inferno
Francesco Crispino è filmmaker, sceneggiatore, critico cinematografico e formatore di linguaggio audiovisivo. Ha insegnato Storia del cinema alle Università di Firenze e di Cassino ed è docente a contratto del Laboratorio di Filmmaking all'Università Roma Tre.
La didattica dell'audiovisivo
Da anni realizza progetti per la didattica dell'audiovisivo, in particolare nelle scuole, e tiene corsi di formazione per insegnanti sul linguaggio del cinema, dalle regole dell'inquadratura alla costruzione dello spazio filmico. È un profilo che spiega la formula della conversazione di scena: più che una conferenza accademica, una lezione su come si guarda un film.
La critica e la scrittura
Come critico cinematografico collabora con diverse riviste e siti specializzati. È autore di numerosi saggi sul cinema e di un romanzo, La peggio gioventù. Il titolo, che riprende rovesciandolo quello di un film italiano molto amato, rivela lo stesso gusto per il ribaltamento che si ritrova in La classe operaia è andata all'inferno.
Nella rassegna
Crispino è l'unico nome della rassegna legato in modo esplicito al cinema. Gli altri protagonisti vengono dal teatro, dalla drammaturgia, dal reading. La sua presenza allarga il discorso su Brecht e sugli ultimi a un linguaggio che il pubblico conosce meglio di tutti, quello dei film.
Il film da cui nasce il titolo: La classe operaia va in paradiso
La classe operaia va in paradiso è il film del 1971 diretto da Elio Petri e scritto con Ugo Pirro, vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes del 1972. È il riferimento più diretto dell'incontro, a partire dal titolo.
La storia di Lulù Massa
Il protagonista è Ludovico Massa, detto Lulù, interpretato da Gian Maria Volonté: un operaio di trentun anni, con quindici anni di fabbrica alle spalle, stakanovista e sostenitore del cottimo, amato dai capi e odiato dai colleghi. Un incidente sul lavoro, in cui perde un dito, gli apre gli occhi sulla propria alienazione. Il finale è un sogno: la classe operaia che sfonda un muro ed entra in paradiso, avvolta nella nebbia.
Il cast e la squadra
Accanto a Volonté recitano Mariangela Melato e Salvo Randone. La fotografia è di Luigi Kuveiller, il montaggio di Ruggero Mastroianni, la scenografia di Dante Ferretti, le musiche di Ennio Morricone, che compare in un cameo alla fine del film. Le scene di fabbrica furono girate negli stabilimenti Ascensori Falconi di Novara.
Le polemiche
Il film suscitò alla sua uscita una forte ondata di polemiche. Fu accolto con freddezza da buona parte della sinistra italiana dell'epoca, perché descriveva i sindacalisti come opportunisti e gli studenti dell'estrema sinistra come parolai inconcludenti. In una proiezione il regista Jean-Marie Straub arrivò a chiedere pubblicamente che le copie venissero bruciate.
I premi
Oltre alla Palma d'oro, il film vinse nel 1972 il David di Donatello come miglior film (ex aequo), il Nastro d'argento a Mariangela Melato e a Salvo Randone, una menzione speciale a Cannes e il Globo d'oro a Volonté. Fu anche un buon successo di pubblico, ventisettesimo incasso della stagione 1971-72.
Da De Sica a Virzì: i film al centro dell'incontro
I sei film citati nella presentazione disegnano una piccola storia del lavoro sullo schermo. Chi vuole arrivare preparato può guardarne uno o due nei giorni precedenti.
Ladri di biciclette
Il film di Vittorio De Sica è il punto di partenza obbligato, e il più romano dell'elenco: una bicicletta, un lavoro da difendere, la città come sfondo. È il lavoro come condizione di sopravvivenza, il tema da cui il cinema italiano del dopoguerra ha preso le mosse.
Bread and Roses e Nomadland
Ken Loach con Bread and Roses e Chloé Zhao con Nomadland portano il discorso fuori dall'Italia, fra il cinema britannico di impegno civile e quello americano recente. Sono due modi diversi di mostrare chi resta ai margini del lavoro, ed è interessante vederli accostati a Petri e a De Sica.
Paolo Virzì
Tutta la vita davanti e Il capitale umano chiudono l'elenco con il cinema italiano recente, due film di Paolo Virzì che guardano al lavoro e al denaro con gli strumenti della commedia amara e del dramma. È il segmento che parla di più al pubblico di oggi.
Il filo comune
Messi in fila, questi film coprono buona parte della storia del cinema dal dopoguerra a oggi, e la presentazione li tiene insieme con una sola domanda: il lavoro dà dignità o la toglie? Il titolo dell'incontro, con il suo inferno, sembra suggerire dove sia arrivata la strada.
Giancarlo Sammartano e Fondamenta: chi dirige il Teatro di Villa Lazzaroni
Il direttore artistico del Teatro di Villa Lazzaroni è Giancarlo Sammartano, regista teatrale dal 1973. Si è laureato in Lettere Moderne alla Sapienza nel 1971 con Tullio Tentori, con una tesi sulla figura antropologica dell'attore.
Una lunga carriera
È stato assistente teatrale di Vito Pandolfi, Sergio Tofano, Mario Ferrero, Franco Enriquez, Luigi Squarzina e Giusto Monaco, ed è tra i fondatori del Centro Culturale Il Politecnico di Roma. Ha lavorato con il Teatro Biondo di Palermo, il Teatro Stabile di Catania, il Teatro Carcano di Milano, il Festival dei Due Mondi di Spoleto e l'Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, per cui ha realizzato Nuvole di Aristofane, Ciclope di Euripide, Curculio e Truculento di Plauto.
Siracusa e la scuola
Dal 1984 al 1997 ha diretto la Scuola di Teatro Classico Giusto Monaco dell'INDA, coordinando fra gli altri l'insegnamento di Ferruccio Soleri, Paolo Bonacelli, Mimmo Cuticchio e Antonio Calenda. Dal 1994 al 1996 è stato coordinatore artistico dei cicli di rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa. Dal 1988 al 1990 ha diretto l'Accademia d'Arte Drammatica della Calabria di Palmi.
Brecht, già prima
Dal 1996 al 2003 è stato direttore artistico della compagnia La Bottega del Pane, per cui ha messo in scena testi di Bertolt Brecht, Plauto, Aristofane, Elias Canetti, Achille Campanile e Pier Paolo Pasolini. La rassegna su Brecht di quest'anno non è un'occasione d'anniversario, è la prosecuzione di una lunga fedeltà.
Fondamenta Teatro e Teatri
Il teatro è gestito da Fondamenta, centro di ricerca e produzione riconosciuto dal Ministero come impresa di produzione teatrale. Dal 2007 Fondamenta ha anche una Scuola dell'Attore, che guarda alla tradizione del teatro italiano e all'eredità della maschera greco-latina come base per un teatro civile contemporaneo.
Il Teatro di Villa Lazzaroni: un piccolo teatro in una villa dell'Ottocento
Il Teatro di Villa Lazzaroni si trova all'interno del parco dell'omonima villa storica, nel quartiere Appio-Latino. Ha riaperto dopo molti anni di chiusura e numerosi interventi di restauro, grazie a un affidamento in concessione promosso dal Municipio VII.
Un teatro di comunità
Il teatro si definisce presidio culturale e teatro di comunità: uno spazio aperto a tutte le ore, in dialogo con le associazioni del quartiere. Il motto sulla home page è eloquente: un piccolo teatro, grande come la sua città. La programmazione promette teatro d'autore, di regia e d'attori, spettacoli colti senza essere esclusivi, popolari senza essere grevi.
La Sala Marco Aurelio
Accanto alla sala teatrale c'è la Sala Marco Aurelio, una bottega creativa dedicata all'animazione per bambini e alla formazione di educatori, animatori e insegnanti, curata dall'Associazione Culturale Il Flauto Magico.
Una chiesa diventata teatro
Il dettaglio più interessante riguarda l'edificio. Secondo la Sovrintendenza Capitolina, nel 1960 e 1961, quando la villa apparteneva alle Suore Francescane Missionarie di Maria, furono costruiti un orfanotrofio, poi diventato asilo, e una chiesa, oggi trasformata in teatro. La sala in cui si parla di Brecht e di cinema operaio, insomma, è nata come luogo di culto.
Villa Lazzaroni: la storia del parco
Villa Lazzaroni è un parco di circa 54.000 metri quadrati nel quartiere Appio-Latino, nella zona dell'Alberone, aperto dalle 7:00 al tramonto. La Sovrintendenza Capitolina la cita come esempio della trasformazione, alla fine dell'Ottocento, di un insediamento agricolo del suburbio in residenza padronale.
I Lazzaroni
I Lazzaroni erano una famiglia di nuove fortune, titolata di baronia con motu proprio di Umberto I nell'aprile 1879. Possedevano il Palazzo Grimaldi a largo dei Lucchesi e tenute nell'Agro romano, fra cui Tor di Quinto e Leprignana. Una villa di delizia era indispensabile per completare l'immagine di neoaristocratici in cerca di legami con la grande nobiltà romana.
Il casale e il salone
I lavori nella vigna sulla via Appia Nuova si limitarono all'ampliamento del casale rustico preesistente. Fu decorato il prospetto settentrionale e aggiunto un corpo occidentale con un grande salone per balli e ricevimenti.
Il giardino del barone
Il parco fu invece una creazione originale, un ricco giardino padronale nel gusto eclettico di fine Ottocento. Si riconoscono ancora quattro fontane rustiche a scogliera di tufo. La scelta delle piante viene collegata alle competenze di giardinaggio del barone Michele: vecchi ulivi che ricordano l'origine agricola, allori, un mandorlo di circa 130 anni, pini da pinoli e di Aleppo, abeti, tassi a ombrello, e specie esotiche come la paulownia, l'araucaria, l'albero di Giuda e il ginkgo.
Il Novecento
Dal Novecento alterne vicende hanno cambiato il complesso. Dopo la guerra la villa passò alle Suore Francescane Missionarie di Maria; una permuta cedette al Comune due ettari a nord e un muro divise le due proprietà. Nel 1979 il Comune acquisì tutta l'area, abbatté il muro e trasformò l'edificio padronale in sede della IX Circoscrizione, oggi sede del Municipio VII.
Come arrivare al Teatro di Villa Lazzaroni
Il teatro ha due ingressi: via Appia Nuova 522 e via Tommaso Fortifiocca 71. Il primo è quello comodo per chi arriva con la metro, il secondo per chi arriva in auto.
In metro
La fermata più vicina è Furio Camillo, sulla linea A; anche Colli Albani è indicata fra le stazioni utili. Da via Appia Nuova 522 si entra nel parco, si prosegue sul lato sinistro della villa superando la fontana e la scuola, e si svolta a sinistra fino al teatro.
In autobus e in treno
Le linee indicate dall'organizzazione sono 85, 87, 590, 628, 664 e 671. Chi arriva in treno può scendere alla stazione Tuscolana, servita dalle linee FL1, FL3, FL5 e dai regionali.
In auto
Dall'ingresso di via Tommaso Fortifiocca 71 si entra nel parcheggio gratuito interno. Si sale al centro del parcheggio e si prosegue fino alla strada d'ingresso del teatro, sulla destra. A Roma un parcheggio gratuito a pochi metri dalla sala è un lusso da non sottovalutare.
A piedi
Il parco chiude al tramonto, e a metà ottobre il sole tramonta prima della fine dell'incontro. Per l'uscita dopo l'incontro conviene seguire le indicazioni del teatro: chiedere all'arrivo quale ingresso resta aperto è una precauzione semplice.
L'Alberone e Furio Camillo: il quartiere intorno a Villa Lazzaroni
Villa Lazzaroni si trova nella zona dell'Alberone, fra l'Appio-Latino e il Tuscolano, lungo il tratto urbano della via Appia Nuova. È un quartiere residenziale e popoloso, con i mercati rionali, i negozi della via Appia Nuova e alcuni polmoni verdi.
Il verde intorno
A breve distanza ci sono Villa Lais e, scendendo verso sud, il Parco della Caffarella e il Parco dell'Appia Antica. Più lontano, lungo la metro A, il Parco degli Acquedotti è una delle passeggiate più belle della periferia romana.
Verso San Giovanni
Poche fermate di metro verso il centro portano a San Giovanni, con la basilica di San Giovanni in Laterano. È la direzione naturale per chi vuole abbinare l'incontro a una visita nel pomeriggio.
Un quartiere di teatri piccoli
Il Municipio VII ha una rete di sale piccole che vale la pena conoscere. Villa Lazzaroni è una di queste, e il fatto che il Comune abbia scelto proprio un teatro di quartiere per una rassegna finanziata dal bando Lo spettacolo dal vivo fuori dal Centro dice molto sulla direzione della politica culturale cittadina.
Come organizzare il pomeriggio
L'incontro comincia alle 18:00 e, secondo il calendario ufficiale, dura circa due ore. È un orario che si presta a un pomeriggio completo.
Prima: il parco
Arrivare un'ora prima permette di fare il giro del parco con la luce del tardo pomeriggio. Le fontane di tufo, il mandorlo, gli ulivi e la facciata della villa padronale, oggi sede del Municipio, si vedono in venti minuti di passeggiata.
Prenotare
L'ingresso è gratuito, ma la prenotazione è consigliata. Basta una telefonata al 392 4406597 o una mail a info@teatrovillalazzaroni.com. In una sala piccola, i posti non sono infiniti.
Chi non può venire
Tutti gli incontri della rassegna, tranne il laboratorio, sono trasmessi in streaming sulla pagina Facebook del Teatro di Villa Lazzaroni. Chi non può raggiungere l'Alberone può seguire la conversazione da casa, anche se il talk finale dal vivo è la parte migliore.
Dove mangiare dopo l'incontro
L'Appio-Latino e il Tuscolano sono quartieri di residenti, con un'offerta pensata per chi ci vive: pizzerie, trattorie di quartiere, bar, forni. Non ci sono i prezzi dei quartieri turistici.
Lungo la via Appia Nuova
Il tratto di via Appia Nuova fra Furio Camillo e Re di Roma è pieno di locali per ogni tasca. All'uscita dall'incontro, verso le 20:00, è l'ora giusta per una pizza o una cena in trattoria.
Verso San Giovanni
Chi preferisce spostarsi può prendere la metro A verso San Giovanni, dove l'offerta si allarga. Il consiglio resta quello di cenare in zona: è il modo migliore di conoscere un quartiere che pochi visitatori attraversano.
Accessibilità, bambini e informazioni pratiche
Le fonti ufficiali non pubblicano informazioni dettagliate sull'accessibilità della sala. Il parcheggio interno di via Tommaso Fortifiocca riduce il percorso a piedi; per esigenze specifiche conviene chiamare il 392 4406597 prima di andare.
Con i ragazzi
La conversazione è pensata per un pubblico adulto, ma i ragazzi delle superiori che studiano storia o cinema possono trarne molto. Ladri di biciclette e La classe operaia va in paradiso sono film che si studiano a scuola, e sentirli raccontare da un critico è un buon complemento.
Il parco per i bambini
Il parco di Villa Lazzaroni ha giochi per bambini e spazi attrezzati: chi viene in famiglia può dividersi fra l'incontro e il giardino, finché c'è luce.
Una curiosità su La classe operaia è andata all'inferno al Teatro di Villa Lazzaroni — 13 ottobre 2026
La curiosità più bella è nella storia dell'edificio. Secondo la Sovrintendenza Capitolina, la sala in cui si svolge l'incontro nacque come chiesa, costruita nel 1960 e 1961 insieme a un orfanotrofio, quando la villa apparteneva alle Suore Francescane Missionarie di Maria. Oggi quella chiesa è un teatro, e in autunno ospita una rassegna ispirata a Bertolt Brecht. Il passaggio dal pulpito al palcoscenico dice molto di come cambiano gli usi dei luoghi a Roma.
La seconda curiosità riguarda gli orfani. Già nel 1908, ricorda la Sovrintendenza, la villa venne usata come ricovero per gli orfani del terremoto di Messina. Mezzo secolo dopo le suore vi costruirono un orfanotrofio. Una villa nata come luogo di ricevimenti per una famiglia di nuovi baroni ha passato buona parte del Novecento ad accogliere bambini senza famiglia: una storia di ultimi, per restare nel tema della rassegna.
La terza è cinematografica. Ennio Morricone, autore della colonna sonora di La classe operaia va in paradiso, compare in un cameo alla fine del film di Petri. Un dettaglio che pochi ricordano e che vale la pena cercare, se si riguarda il film prima dell'incontro.
Una cosa che non ti dice nessuno su La classe operaia è andata all'inferno al Teatro di Villa Lazzaroni — 13 ottobre 2026
Quello che nessuno dice è che il film da cui nasce il titolo, quando uscì, fu detestato proprio da chi avrebbe dovuto amarlo. La classe operaia va in paradiso fu accolto con freddezza da buona parte della sinistra italiana, dai dirigenti come dalla critica vicina, perché mostrava sindacalisti opportunisti e studenti inconcludenti. Petri stesso, nel 1972, disse che tutti avevano polemizzato con il suo film perché ciascuno avrebbe voluto un'opera a sostegno delle proprie ragioni. Oggi è un classico.
La seconda cosa riguarda il parco. Villa Lazzaroni chiude al tramonto, e a metà ottobre il tramonto arriva presto. L'incontro comincia alle 18:00 e finisce verso le 20:00, quando il parco è già buio. Chi arriva dall'ingresso di via Appia Nuova farà bene a chiedere al teatro, entrando, da dove si esce: il parcheggio di via Tommaso Fortifiocca è la via d'uscita pensata per il pubblico serale.
La terza riguarda lo streaming. Tutti gli incontri della rassegna, tranne il laboratorio, sono trasmessi anche sulla pagina Facebook del teatro. È una scelta generosa, ma chi segue da casa perde il talk finale, che è la parte in cui il pubblico prende la parola. Se puoi, vieni di persona.
Il consiglio che ti do per visitare La classe operaia è andata all'inferno al Teatro di Villa Lazzaroni — 13 ottobre 2026
Conviene guardare un film prima. Non serve vederli tutti e sei: basta La classe operaia va in paradiso, che dà il titolo all'incontro e dura meno di due ore. Chi arriva con la faccia di Volonté negli occhi e il finale del muro da sfondare in testa ascolterà la conversazione in un altro modo. Se hai tempo per un secondo film, scegli Ladri di biciclette: è girato a Roma, e il confronto fra i due racconta vent'anni di storia italiana.
Il secondo consiglio è di prenotare, anche se l'ingresso è gratuito. La sala è piccola, e una telefonata al 392 4406597 evita sorprese.
Il terzo è di arrivare dal parcheggio di via Tommaso Fortifiocca se vieni in auto, e dalla metro Furio Camillo se vieni con i mezzi, con mezz'ora di anticipo per fare il giro del parco prima che faccia buio. E resta per il talk finale: una conversazione di scena vale per la metà che si ascolta e per la metà in cui si parla. Chi si alza prima delle domande perde la parte migliore.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Lo sanno tutti quelli che si occupano di cinema, ma si dice poco: il lavoro è uno dei temi fondativi della settima arte. Il neorealismo italiano nasce in buona parte dal racconto di uomini e donne che cercano lavoro, lo perdono, lo difendono. Ladri di biciclette è il caso più noto, ma tutta quella stagione del cinema romano è costruita sulla fatica quotidiana di chi lavora.
Il secondo fatto riguarda Brecht. La rassegna di Villa Lazzaroni cade nel settantesimo anniversario della sua scomparsa, e mette in scena testi come L'eccezione e la regola, La crociata dei ragazzi, Il libro dei tre soldati e Me-ti, il libro delle svolte, oltre alle poesie dell'esilio. Sono opere meno rappresentate delle grandi commedie, e vederle in un teatro di quartiere, gratis, è un'occasione rara.
Il terzo riguarda i Lazzaroni. Il cognome evoca per molti i biscotti di Saronno, ma la Sovrintendenza racconta un'altra storia romana: una famiglia di nuovi baroni che, fra Otto e Novecento, possedeva un palazzo a largo dei Lucchesi e tenute come Tor di Quinto. Il barone Michele, appassionato di giardinaggio, è la persona a cui si deve la scelta delle piante che ancora oggi ombreggiano il parco.
La foto giusta da fare a La classe operaia è andata all'inferno al Teatro di Villa Lazzaroni — 13 ottobre 2026
La foto giusta si fa prima dell'incontro, con l'ultima luce del pomeriggio. Entrando da via Appia Nuova 522, il prospetto della villa padronale, oggi sede del Municipio VII, si vede bene dal viale: è l'edificio che i Lazzaroni ampliarono a fine Ottocento, con il salone per i balli aggiunto sul lato occidentale.
La seconda immagine è quella delle fontane rustiche a scogliera di tufo, quattro in tutto, due circolari negli slarghi dei viali e due davanti al prospetto nobile e al salone. Sono gli elementi più riconoscibili del giardino originario, e con la luce radente di ottobre il tufo prende un colore caldo.
La terza foto è per gli amanti degli alberi. Il mandorlo di circa 130 anni, gli ulivi che ricordano la vigna originaria, il ginkgo e l'araucaria sono i protagonisti del parco. Cercali prima di entrare in teatro. Durante l'incontro, invece, niente foto: in una conversazione di scena conta la parola, e il telefono resta in tasca. Chi vuole un ricordo può rivedere l'incontro sulla pagina Facebook del teatro.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di Villa Lazzaroni, ricostruita dalla Sovrintendenza Capitolina, attraversa più di un secolo di Roma. Negli ultimi decenni dell'Ottocento i Lazzaroni, baroni per motu proprio di Umberto I dal 1879, trasformano una vigna sulla via Appia Nuova in villa padronale, ampliando il casale e creando il parco con le sue fontane di tufo.
Nel 1908 la villa accoglie gli orfani del terremoto di Messina. Nel 1930 viene scongiurato il rischio di una lottizzazione dei terreni, che avrebbe cancellato il parco. Dopo la seconda guerra mondiale la proprietà passa alle Suore Francescane Missionarie di Maria, che ampliano l'edificio principale e, nel 1960 e 1961, costruiscono un orfanotrofio e la chiesa che oggi è il teatro.
Nel 1979 il Comune di Roma acquisisce tutta l'area, abbatte il muro che la divideva e trasforma l'edificio padronale in sede della IX Circoscrizione. Negli anni più recenti il teatro, rimasto a lungo chiuso, è stato restaurato e riaperto con un affidamento promosso dal Municipio VII. Nel 2026 ospita la rassegna Quando anche il lavoro è guerra, sostenuta dal Ministero della Cultura e da Roma Capitale.
Chi è passato da La classe operaia è andata all'inferno al Teatro di Villa Lazzaroni — 13 ottobre 2026
Il primo nome legato al luogo è quello del barone Michele Lazzaroni, a cui la Sovrintendenza attribuisce la scelta delle essenze del parco. Dalla stessa famiglia vengono le tenute di Tor di Quinto: un barone Lazzaroni, Michele Angelo, figura fra i promotori delle corse romane di fine Ottocento, quando i terreni di Tor di Quinto furono ceduti per l'ippodromo aperto nel 1889. Dopo di loro, gli orfani di Messina nel 1908 e le suore francescane nel dopoguerra hanno abitato la villa.
Nella rassegna di quest'anno passano dalla sala Giancarlo Sammartano, regista che ha lavorato al Teatro Greco di Siracusa e al Festival di Spoleto, e con lui Andrea Collavino, Ulderico Pesce, Giuseppe Manfridi, Maria Letizia Gorga, Paola Maffioletti, Valentino Orfeo, Alessia Oteri e Alessandro De Feo.
Il 13 ottobre è la volta di Francesco Crispino, critico e docente di cinema. E con lui passano, per un'ora, i fantasmi dei film di cui parla: il Lulù Massa di Gian Maria Volonté, il padre di famiglia di De Sica senza più la sua bicicletta, i lavoratori di Loach e di Zhao, i precari di Virzì. In un teatro nato come chiesa, per una sera sono loro i santi del giorno.
Cosa vedere prima o dopo l'incontro
Villa Lazzaroni è un buon punto di partenza per un pomeriggio nella Roma sud orientale, lontana dai percorsi turistici e piena di verde e di storia.
La Caffarella e l'Appia Antica
Il Parco della Caffarella e il Parco dell'Appia Antica sono le passeggiate più vicine per chi ha qualche ora libera prima dell'incontro.
Gli Acquedotti
Con la metro A verso Anagnina si arriva al Parco degli Acquedotti, uno dei paesaggi più fotografati della Roma antica.
Il cinema a Roma in ottobre
Chi esce dall'incontro con voglia di cinema trova, nelle settimane successive, la Festa del Cinema di Roma, e tutto l'anno la Casa del Cinema a Villa Borghese, con le sue rassegne.
Domande frequenti su La classe operaia è andata all'inferno
Quando si tiene La classe operaia è andata all'inferno a Villa Lazzaroni?
La classe operaia è andata all'inferno si tiene martedì 13 ottobre 2026 alle 18:00 al Teatro di Villa Lazzaroni. È una conversazione di scena sul lavoro nel cinema, a cura di Francesco Crispino, nella rassegna Quando anche il lavoro è guerra, che prosegue fino al 3 dicembre.
Quanto costa l'ingresso?
L'ingresso a La classe operaia è andata all'inferno è gratuito. Il portale culturale di Roma Capitale lo indica come libero; per la rassegna è consigliata la prenotazione al 392 4406597 o a info@teatrovillalazzaroni.com, perché la sala è piccola.
Dove si trova il Teatro di Villa Lazzaroni?
Il Teatro di Villa Lazzaroni si trova dentro il parco di Villa Lazzaroni, nel quartiere Appio-Latino, Municipio VII. Gli ingressi sono in via Appia Nuova 522, vicino alla metro A Furio Camillo, e in via Tommaso Fortifiocca 71, con parcheggio gratuito interno.
Come si arriva con i mezzi pubblici?
Per il Teatro di Villa Lazzaroni la fermata più comoda è Furio Camillo sulla metro A; è indicata anche Colli Albani. Passano gli autobus 85, 87, 590, 628, 664 e 671, e la stazione ferroviaria Tuscolana è servita da FL1, FL3, FL5 e regionali.
Chi è Francesco Crispino?
Francesco Crispino, curatore dell'incontro, è filmmaker, sceneggiatore, critico cinematografico e formatore di linguaggio audiovisivo. Ha insegnato Storia del cinema alle Università di Firenze e di Cassino ed è docente a contratto di Filmmaking a Roma Tre. Ha scritto saggi sul cinema e il romanzo La peggio gioventù.
Si può seguire l'incontro in streaming?
Gli incontri della rassegna di Villa Lazzaroni, tranne il laboratorio, sono trasmessi anche in streaming sulla pagina Facebook del Teatro di Villa Lazzaroni. Chi segue da casa perde però il talk finale con il pubblico, che è parte essenziale della conversazione di scena.
Quali film vengono citati?
La presentazione di La classe operaia è andata all'inferno cita Ladri di biciclette di De Sica, Bread and Roses di Ken Loach, La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, Nomadland di Chloé Zhao, Tutta la vita davanti e Il capitale umano di Paolo Virzì.
In chiusura
La città vera si trova nelle sale piccole dei quartieri. Villa Lazzaroni ne è un esempio: una chiesa diventata teatro, in una villa di baroni diventata parco pubblico, che in autunno parla di Brecht e di operai. Guarda il film di Petri la sera prima, prenota con una telefonata, arriva con la luce per fare il giro del parco e resta fino all'ultima domanda. È un pomeriggio gratuito che vale più di molti biglietti.
Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti per concerti e spettacoli
Concerti, teatro e sport a Roma, con posto scelto in anticipo.
Dormire a Roma
Hotel e appartamenti vicino a dove vuoi passare le giornate.
Transfer da e per l’aeroporto
Fiumicino e Ciampino con auto prenotata e prezzo fisso.
