Piazza Navona
In breve. Piazza Navona è a Roma, rione Parione, e non ha né biglietto né orario: si attraversa a qualunque ora del giorno e della notte, gratis.
Piazza Navona è a Roma, rione Parione, e non ha né biglietto né orario: si attraversa a qualunque ora del giorno e della notte, gratis. L'indirizzo che serve davvero è quello dei suoi tre ingressi principali: da nord Via di Tor Sanguigna e Via Agonale, da sud Via di Pasquino e Corsia Agonale, da est le due aperture su Corso del Rinascimento. Sotto la pavimentazione, a circa quattro metri e mezzo di profondità, corre l'area archeologica dello Stadio di Domiziano, con ingresso a Via di Tor Sanguigna 3 e affaccio su Piazza Navona 45: il sito ufficiale dello Stadio indica un'apertura dal venerdì al lunedì con orario continuato 10:00-19:00, il sabato fino alle 20:00, biglietteria chiusa quaranta minuti prima; l'accesso all'area risulta però sospeso per lavori, quindi prima di scendere conviene controllare stadiodomiziano.com o telefonare allo 06 68805311. Sulla piazza si apre anche il Museo di Roma a Palazzo Braschi, Piazza San Pantaleo 10 con secondo affaccio a Piazza Navona 2, aperto da martedì a domenica 10:00-19:00, ultimo ingresso un'ora prima, chiuso il lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre; il prezzo del biglietto cambia con la mostra in corso e si legge sul sito del Sistema Musei di Roma Capitale.
Come ci si arriva. Metropolitana no: nessuna linea passa vicino, la fermata utile più prossima è Spagna (linea A) e da lì sono venti minuti buoni di passeggiata. L'autobus sì: le linee 30, 70, 81, 87, 130F, 186, 492 e 628 fermano su Corso del Rinascimento o a Corso Vittorio Emanuele II, a due o tre minuti a piedi; il 46, il 62 e il 64 lasciano a Corso Vittorio Emanuele II all'altezza di Sant'Andrea della Valle. Il tram non serve la zona. In auto è inutile provarci: l'area è dentro la ZTL del Centro Storico e i parcheggi più vicini sono a pagamento e lontani. Chi arriva da Termini fa prima con il 64 fino a Corso Vittorio e poi due minuti a piedi.
Piazza Navona è la piazza barocca più fotografata di Roma e la sola che conservi, intatta nel disegno del suolo, la pianta di un edificio antico: la sua forma allungata con un lato corto rettilineo e uno curvo non è un capriccio urbanistico, è il perimetro dello stadio che Domiziano fece costruire negli anni Ottanta del I secolo. Chi la guarda dall'alto vede uno stadio; chi la attraversa vede tre fontane, una chiesa a facciata concava, il palazzo di una famiglia papale e, dieci mesi l'anno, un tappeto di tavolini. Questa guida racconta la piazza pezzo per pezzo: la fabbrica antica, il cantiere di Innocenzo X, le tre fontane con i loro scultori, Sant'Agnese in Agone sala per sala, i palazzi, il lago d'agosto, il mercato della Befana, i personaggi che ci sono passati e le domande pratiche che si fanno tutti prima di venire.

Che cosa è esattamente Piazza Navona
Una piazza che è anche un monumento archeologico in negativo. Il suolo che si calpesta è il piano della cavea dello Stadio di Domiziano, riempita e rialzata nei secoli; le case che la delimitano poggiano, molte di esse, sui piloni in laterizio delle gradinate antiche, riusati come fondazione e come cantine. Il risultato è una piazza lunga circa 240 metri e larga una sessantina nella parte utile, con l'estremità nord arrotondata e quella sud tagliata dritta, esattamente come nell'edificio romano. Nessun'altra piazza europea di questa importanza conserva così bene il fossile di ciò che c'era prima.
La seconda cosa da sapere è che Piazza Navona non è nata come piazza monumentale: lo è diventata in undici anni, fra il 1644 e il 1655, per volontà di un pontefice e di una famiglia. Prima era un'area di mercato, di giostre, di carnevali e di caserme del popolo; dopo è diventata il salotto scenografico dei Pamphilj. Le due nature convivono ancora: la piazza è insieme un teatro barocco e uno spazio pubblico usatissimo, e chi la visita cercando solo il capolavoro perde metà del racconto.
Come arrivare a Piazza Navona senza perdere tempo
Gli autobus che servono Piazza Navona
Le linee che lasciano più vicino sono quelle di Corso del Rinascimento, la strada che fiancheggia la piazza sul lato lungo orientale: 30, 70, 81, 87, 130F, 186, 492, 628. La fermata Rinascimento è a settanta metri dall'ingresso di Corsia Agonale, quello che passa accanto a Sant'Agnese. Chi arriva da Trastevere o dal Gianicolo può usare le linee di Corso Vittorio Emanuele II e imboccare Via di Pasquino: due minuti, e si sbuca nell'angolo sud della piazza, davanti alla Fontana del Moro. Dal Vaticano si cammina: da Castel Sant'Angelo, passato il ponte, si prende Via dei Coronari e in dieci minuti si è a Piazza Navona.
A piedi: da quale lato conviene entrare a Piazza Navona
Il consiglio: entrare da Via di Tor Sanguigna, cioè dall'angolo nord-ovest. È l'unico ingresso che restituisce la piazza per intero in un colpo d'occhio, con la Fontana del Nettuno in primo piano, l'obelisco al centro e la facciata di Sant'Agnese che chiude la scena a metà del lato lungo. Chi entra da Corsia Agonale si trova invece la chiesa addosso e perde la profondità. Chi entra da Via di Pasquino arriva prima alla Fontana del Moro, che è la meno spettacolare delle tre, e si brucia la sorpresa. La differenza fra i tre ingressi vale trenta secondi di cammino e cambia completamente l'impressione.
Quanto costa Piazza Navona
Stare in piazza non costa niente e non richiede prenotazione. Costano il caffè e il gelato ai tavolini, che qui hanno i prezzi del centro storico: un caffè al tavolo può superare i quattro euro, e la legge impone che il listino sia esposto e leggibile prima di sedersi. Costa il biglietto per l'area archeologica dello Stadio di Domiziano, quando è accessibile, e il biglietto del Museo di Roma a Palazzo Braschi. Tutto il resto, incluse le tre fontane e l'interno di Sant'Agnese in Agone, è gratuito. Le tariffe aggiornate dei due musei si leggono sui rispettivi siti ufficiali.
Lo Stadio di Domiziano sotto Piazza Navona
Nell'85 d.C., o poco dopo, l'imperatore Tito Flavio Domiziano fece costruire nel Campo Marzio settentrionale un edificio che a Roma non esisteva: uno stadio in muratura per le gare atletiche alla greca. Non un circo, non un anfiteatro. Uno stadio, con la pista lunga e stretta, un lato corto curvo e uno rettilineo, destinato alla corsa, al pugilato, alla lotta e al pancrazio. Le fonti e i rilievi concordano su misure imponenti: circa 265 metri di lunghezza per 106 di larghezza, con una capienza stimata intorno ai 30.000 spettatori.
Perché lo Stadio di Domiziano non era un circo
La distinzione conta, e quasi nessuno la fa. In un circo, come il Circo Massimo, esistono i carceres, i cancelli di partenza dei carri, e la spina, il muro centrale ornato di obelischi e metae intorno al quale i carri giravano. Nello stadio di Domiziano non c'era nulla di tutto questo: la pista era libera, perché gli atleti correvano avanti e indietro, non in tondo. È il motivo per cui l'obelisco che oggi campeggia al centro di Piazza Navona non ha niente a che vedere con l'edificio antico: nessuno stadio greco o romano aveva un obelisco in mezzo.
I giochi in agone e il nome di Piazza Navona
Domiziano istituì un ciclo di gare a cadenza quinquennale, il Certamen Capitolino in onore di Giove, modellato sui giochi olimpici e comprensivo di prove atletiche, ippiche, musicali e poetiche. Lo stadio ne era la sede atletica. Il nome greco delle gare, agones, si attaccò al luogo: nel Medioevo l'area è documentata come Campus Agonis, in agone, e la corruzione popolare fece il resto. In agone diventò nagone, poi navone, infine Navona. Chi crede che il nome venga dalle navi, o dai naumachie, sbaglia etimologia per una ragione comprensibile: la piazza si allagava davvero, ma tre secoli dopo che il nome era già in uso.
Che cosa resta dello Stadio di Domiziano
Molto più di quanto si immagini, ed è tutto sotto i piedi. I resti riemersero nel 1936, durante le demolizioni e le ricostruzioni all'angolo nord della piazza, e furono inglobati nell'edificio che oggi ospita l'area visitabile. Quello che si vede è un settore della curva settentrionale: pilastri in blocchi di travertino, muri in laterizio con tracce di intonaco, i vani di sostruzione delle gradinate, il livello di calpestio antico. Il prospetto esterno dello stadio aveva un doppio ordine di arcate, ionico sotto e corinzio sopra: un fronte monumentale che si affacciava sulle strade del Campo Marzio.
Le sculture che decoravano le gallerie superiori si sono disperse, ma una almeno ha avuto una seconda vita clamorosa: il gruppo marmoreo trovato nella zona nel 1501, un frammento ellenistico che gli studiosi riconoscono come Menelao che sorregge il corpo di Patroclo morente, è la statua di Pasquino. Il cardinale Oliviero Carafa la salvò dalla dispersione durante i lavori a Palazzo Orsini, la fece collocare all'angolo dove si trova ancora, e da lì partì la più longeva tradizione satirica di Roma.
Come si visita l'area archeologica dello Stadio di Domiziano
L'ingresso è a Via di Tor Sanguigna 3. Il percorso di visita, quando l'area è aperta, dura fra i quaranta e i sessanta minuti, comprende l'audioguida per tutti compresi i bambini, pannelli illustrativi, fotografie d'archivio e ricostruzioni tridimensionali dello stadio e degli sport dell'antica Roma; sono esposti frammenti scultorei marmorei recuperati nell'area. Esiste anche un percorso esteso che aggiunge il settore orientale dell'emiciclo e i resti sotto la sede dell'Ecole francaise de Rome. Il sito ufficiale indica l'apertura dal venerdì al lunedì, 10:00-19:00 e il sabato fino alle 20:00, con biglietteria chiusa quaranta minuti prima; risulta però una sospensione delle visite per lavori, quindi la verifica preventiva sul sito dello Stadio o al telefono 06 68805311 evita un viaggio a vuoto. La pagina dedicata su questo sito è quella dello Stadio di Domiziano.

Da Campus Agonis a Piazza Navona: il lungo Medioevo
Caduto l'impero, lo stadio smise di funzionare ma non sparì. Le sue arcate divennero botteghe, magazzini, abitazioni; il piano della pista si riempì lentamente di terra e di macerie e salì di quota. Fra il X e l'XI secolo l'intero Campus Agonis con le sue cryptas, cioè i vani voltati delle sostruzioni, risulta proprietà dell'Abbazia di Farfa, uno dei più potenti enti monastici del Lazio. Nel XIII secolo l'area passa sotto il controllo della Camera capitolina, il magistrato civico di Roma, che la destina periodicamente a uso ludico: un uso che durerà fino al pieno Rinascimento, quando l'area compare ancora come campo di addestramento cavalleresco e teatro di ludi carnevaleschi.
Nell'intervallo fra le due proprietà, la superficie del Circus Agonis risulta frazionata fra proprietari privati ed enti ecclesiastici: un mosaico di diritti che spiega perché il perimetro dello stadio si sia conservato mentre l'edificio spariva. Ogni proprietario costruiva sopra il proprio pezzo di arcata, e nessuno poteva invadere la pista, che era pubblica. La forma è sopravvissuta al monumento.
Le giostre e i carnevali di Piazza Navona
Che la piazza in Nagoni fosse tornata a uso ludico è documentato già nella seconda metà del Quattrocento: sotto Paolo II vi si teneva il Carnevale, e nel 1476 la famiglia di Sisto IV vi organizzò una giostra nel giorno di San Marco. Sono le prime attestazioni di una vocazione che non si è mai interrotta: Piazza Navona è il luogo dove Roma, per cinque secoli, ha messo in scena se stessa. Fra il 1810 e il 1839 vi si corsero perfino le corse al fantino, con cavalli montati, da non confondere con le più celebri corse dei barberi che si tenevano su Via del Corso e che avevano cavalli senza cavaliere.
Il mercato trasferito dal Campidoglio
Nel 1477 Sisto IV ordinò il trasferimento di gran parte del mercato che si teneva sul Campidoglio: da quel momento Piazza Navona ebbe un mercato rionale stabile, simile per funzione a quello di Campo de' Fiori ma diverso nella forma, perché i banchi si disponevano seguendo l'ovale della piazza invece di riempire un rettangolo. Chi guarda le vedute settecentesche riconosce subito questa disposizione a fuso, con la fila dei banchi che accompagna la curva e lascia libero il centro davanti alle fontane.
Il mercato aveva una sospensione stagionale che sembra un'eccentricità e invece era una necessità: nei mesi caldi si smontava, perché la piazza veniva allagata per rinfrescare la cittadinanza. Un mercato che chiude perché la piazza diventa un lago è una notizia che vale da sola il viaggio.

Innocenzo X e il cantiere Pamphilj di Piazza Navona
Nel 1644 Giovanni Battista Pamphilj sale al soglio pontificio con il nome di Innocenzo X. La sua famiglia possedeva già case sul lato occidentale della piazza; il papa decide di trasformare quel possesso in un manifesto. L'obiettivo è dichiarato: fare di Piazza Navona il teatro dinastico dei Pamphilj, in aperta competizione con i Barberini di Urbano VIII, il papa precedente, e con la memoria dei Farnese. Per riuscirci servono un palazzo, una chiesa di famiglia, una fontana monumentale e un obelisco. In undici anni ci sono tutti e quattro.
Il riassetto dell'area richiese demolizioni: sparirono alcuni isolati, fra cui i palazzi Cybo e Mellini, per fare posto al nuovo fronte. La gara per l'aggiudicazione delle commesse fu combattuta senza esclusione di espedienti fra i principali architetti del tempo, e il fatto che tre nomi come Girolamo Rainaldi, Francesco Borromini e Gian Lorenzo Bernini si siano avvicendati sullo stesso spazio in pochi anni dice quanto fosse alta la posta.
Donna Olimpia Maidalchini, l'arbitro di Piazza Navona
Nessun racconto di questa piazza è onesto se salta Olimpia Maidalchini. Vedova di Pamphilo Pamphilj, fratello del papa, era la cognata di Innocenzo X e la persona che di fatto regolava l'accesso al pontefice. I romani la chiamavano la Pimpaccia. Il suo peso nelle scelte artistiche del cantiere è documentato dagli effetti più che dagli atti: Bernini, escluso dal favore papale all'inizio del pontificato, si riaprì la porta facendo recapitare a lei un modello in argento della fontana alto circa un metro e mezzo. Il papa lo vide, e la commessa cambiò padrone. Secondo un'altra tradizione fu sempre Donna Olimpia a spingere per la sostituzione di Rainaldi con Borromini nel cantiere della chiesa. La prima notizia è riportata concordemente dalle fonti; la seconda ha il carattere della tradizione e va presa come tale.
La Fontana dei Quattro Fiumi di Piazza Navona
È il capolavoro assoluto della piazza e uno dei vertici della scultura europea. Innocenzo X aveva prima incaricato Borromini di portare in Piazza Navona l'acqua dell'Acqua Vergine, e nel 1647 bandì un concorso per la fontana centrale. Bernini non era fra gli invitati. Vinse comunque, e fra il 1648 e il 1651 costruì una macchina che non somiglia a nulla di precedente: uno scoglio traforato, cavo, sormontato da un obelisco egizio di granito rosso, con quattro colossi marmorei seduti agli angoli.
I quattro fiumi, uno per uno
Le quattro statue rappresentano i fiumi allora considerati i maggiori dei quattro continenti noti, cioè i quattro angoli della Terra. Bernini progettò il tutto e ne affidò l'esecuzione ai suoi collaboratori migliori, ciascuno su una figura.
Il Nilo, per l'Africa, è di Giacomo Antonio Fancelli, 1650. Ha il capo velato da un panno. La spiegazione corretta è che nel Seicento le sorgenti del Nilo erano ignote, e il velo è l'immagine dell'ignoto geografico: non un dispetto architettonico, come vuole la leggenda.
Il Gange, per l'Asia, è di Claude Poussin, 1651. Regge un lungo remo, segno che il fiume è navigabile per un tratto immenso, e ha la posa distesa del corso lento.
Il Danubio, per l'Europa, è di Antonio Raggi, 1650. Tocca lo stemma pontificio: è il fiume più vicino a Roma, e il gesto lo dichiara.
Il Rio della Plata, per le Americhe, è di Francesco Baratta, 1651. Siede su un cumulo di monete, allusione alle ricchezze del Nuovo Mondo, e alza il braccio con la mano aperta. Anche qui la leggenda si è impadronita del gesto; la spiegazione iconografica è il gesto di stupore di fronte alla luce, che nel disegno complessivo indica la diffusione della fede nei continenti.
L'obelisco agonale sopra Piazza Navona
L'obelisco che corona la fontana misura circa 16,54 metri, e supera i trenta considerando basamento e finimento. È di granito rosso di Assuan, ma non è un obelisco faraonico riutilizzato: fu fatto realizzare in età domizianea, imitando i modelli egizi, e i geroglifici furono incisi a Roma. Le facce portano il nome di Domiziano e scene dell'imperatore davanti alle divinità egizie, fra cui Hathor che gli porge il pschent, la doppia corona.
Il suo viaggio è lungo. Innalzato in origine presso i templi di Serapide e Iside nel Campo Marzio, nel 311 fu trasferito da Massenzio nel circo che aveva fatto costruire sull'Appia in memoria del figlio Valerio Romolo, dove oggi si visita la Villa di Massenzio. Lì crollò in età medievale e si spezzò. Innocenzo X lo fece recuperare, in quattro tronconi, e rialzare al centro della sua piazza fra il 1649 e il 1651. In cima non c'è una croce, come su quasi tutti gli obelischi romani, ma una colomba con il ramoscello d'ulivo: l'emblema araldico dei Pamphilj, che è anche simbolo di pace. Il papa ha messo il proprio stemma dove gli altri mettevano il segno della Chiesa.
Lo scoglio, gli animali e le piante
Il basamento non è un piedistallo: è una rupe traforata da grotte, che regge l'obelisco su quattro punti d'appoggio soltanto. Nelle cavità e sui fianchi Bernini distribuì un piccolo bestiario e un erbario simbolici: un leone che si abbevera, un cavallo che esce dalla roccia, un serpente, un coccodrillo, un delfino, e piante che alludono ai continenti, fra cui una palma. La scelta di svuotare la roccia serve a una cosa sola: far vedere il cielo attraverso la fontana, così che l'obelisco sembri sospeso. È l'invenzione che rende questa fontana diversa da tutte le altre.
Il monumento ha subito due grandi campagne di restauro in tempi recenti, la prima condotta dall'Istituto Centrale per il Restauro, la seconda nel 2021 dopo danni puntuali, fra cui la mascella distaccata del leone e la ghirlanda del Gange. Il marmo e il travertino, in una fontana che lavora ventiquattro ore al giorno, non stanno mai fermi.
La leggenda della rivalità fra Bernini e Borromini a Piazza Navona
La racconta ogni guida improvvisata e la ripetono i social: il Nilo si vela il capo per non vedere l'orrenda facciata di Sant'Agnese, il Rio della Plata alza la mano per pararsi dal crollo imminente della chiesa. È una storia bella e falsa, e si smonta con una data. La Fontana dei Quattro Fiumi fu inaugurata nel 1651; la facciata di Sant'Agnese in Agone fu impostata da Borromini a partire dal 1653. Bernini non poteva prendere in giro una facciata che non esisteva. Il velo del Nilo ha la spiegazione geografica già detta, e il gesto del Rio della Plata appartiene al linguaggio della meraviglia barocca.
Anche la statua di Sant'Agnese sulla facciata è entrata nella leggenda, con la mano sul petto letta come gesto di turbamento davanti alla fontana. La postura si presta a più interpretazioni, e il turbamento è una di quelle tarde. Un episodio di sfottò documentato però esiste, ed è di cantiere: alle critiche della squadra borrominiana sulla tenuta statica di uno scoglio cavo, la squadra di Bernini rispose fissando il gruppo con tiranti di semplice spago, ostentando che non servissero a nulla. Le rivalità del Seicento romano erano vere, ma si esprimevano così, non attraverso le statue.
La Fontana del Moro, l'angolo sud di Piazza Navona
La fontana meridionale è la più antica delle tre nel suo impianto. Gregorio XIII nel 1574 incaricò Giacomo della Porta di dotare la piazza di due fontane alle estremità, alimentate dall'Acqua Vergine; la vasca in marmo a pianta mistilinea, appoggiata su due gradini, risale al 1575-76 ed è opera sua. Per quasi ottant'anni fu una fontana sobria, con tritoni e mascheroni e un semplice getto centrale.
Nel 1651 Innocenzo X, che aveva appena finito la fontana grande, incaricò Bernini di ingrandire quella a sud. Bernini aggiunse una vasca esterna e soprattutto inventò il gruppo centrale: una figura maschile marina, muscolosa, che stringe e piega un delfino, con l'acqua che esce dalla bocca del pesce come effetto della stretta. I tratti somatici della figura le valsero il soprannome popolare del Moro, e il soprannome è diventato il nome ufficiale della fontana. L'esecuzione materiale del gruppo fu affidata a Giovanni Antonio Mari, su modello di Bernini.
Un dettaglio che quasi nessuno nota: quello che si vede oggi non è marmo seicentesco. Nel 1874 i gruppi originali furono rimossi e sostituiti con copie di Luigi Amici; i tritoni originali finirono nel giardino del lago di Villa Borghese. Chi fotografa la Fontana del Moro fotografa una copia ottocentesca fedele, e gli originali sono a mezz'ora di passeggiata. La fontana è stata anche vittima di atti vandalici in tempi recenti, con danni alla figura centrale.
La Fontana del Nettuno, l'angolo nord di Piazza Navona
All'estremità settentrionale, la fontana gemella della precedente rimase incompiuta per tre secoli. Anche questa vasca è di Giacomo della Porta, 1574-76, stessa pianta mistilinea, stessi due gradini. Per secoli fu semplicemente la fontana dei Calderari, dal nome delle botteghe di calderai che affollavano la zona: una vasca d'acqua senza sculture, usata dagli artigiani e dai carrettieri.
Il completamento arrivò con Roma capitale. Nel 1873 il Comune bandì un concorso per dotarla di sculture in armonia con le altre due fontane della piazza. Vinsero due scultori: Antonio Della Bitta realizzò il gruppo centrale con Nettuno che lotta contro una piovra, Gregorio Zappalà eseguì le nereidi con putti e cavalli marini disposte lungo il bordo. Le sculture furono collocate nel 1878, e solo da quella data la fontana ha il nome di Nettuno. È un'opera dell'Ottocento che imita il Seicento, e imitandolo bene ha ingannato generazioni di visitatori.
Un'osservazione da professionista: la Fontana del Nettuno è la più sottovalutata delle tre e la meglio fotografabile all'alba, perché la luce da nord-est la prende di taglio e stacca il gruppo del dio dalla facciata di fondo. La Fontana dei Quattro Fiumi a quell'ora è ancora in ombra.

Sant'Agnese in Agone, la chiesa di Piazza Navona
La chiesa occupa il centro del lato lungo occidentale, attaccata a Palazzo Pamphilj, e per i Pamphilj era di fatto la cappella di famiglia. Sorge dove dal Medioevo esisteva già una chiesetta parrocchiale dedicata alla santa. La tradizione vuole che qui, nei fornici dello stadio adibiti a lupanare, la giovane Agnese sia stata esposta nuda al pubblico ludibrio durante la persecuzione, e che i capelli le siano cresciuti miracolosamente a coprirla. Sul valore storico dell'episodio la critica è prudente: è tradizione agiografica, non documento.
La parola fornice e una etimologia sorprendente
Proprio dai fornici, cioè dai vani voltati delle sostruzioni dello stadio, viene un pezzo di lessico che tutti usano senza saperlo. In latino fornix indica la volta, l'arco; poiché quei vani interrati ospitavano prostituzione, la parola assunse anche il significato di lupanare, e da lì deriva la radice del verbo fornicare. Una piazza che regala un'etimologia del genere merita che le si dedichi un'ora in più.
Rainaldi, Borromini e il cantiere della chiesa
Il cantiere comincia nel 1652 su progetto di Girolamo Rainaldi, affiancato dal figlio Carlo. Il primo impianto non convinse la committenza, e nel 1653 il progetto passò a Francesco Borromini, che lo modificò in profondità: incurvò la facciata rendendola concava, allargò la distanza fra i due campanili, arretrò il corpo centrale così che la cupola, spinta all'indietro, entrasse nel colpo d'occhio. Borromini lasciò il cantiere nel 1657, dopo la morte di Innocenzo X, e i lavori furono portati a termine da Carlo Rainaldi entro il 1672.
Il risultato è la facciata più intelligente di Roma. La concavità non è un vezzo: è la soluzione a un problema pratico, cioè la scarsa distanza fra chiesa e piazza. Un fronte piatto avrebbe schiacciato la cupola dietro il timpano; il fronte incurvato la libera e la mette in scena. Chi si mette davanti alla Fontana dei Quattro Fiumi e guarda la chiesa vede esattamente ciò che Borromini aveva calcolato.
La cupola e i campanili di Sant'Agnese in Agone
Il tamburo della cupola si deve a Giovanni Maria Baratta e la lanterna a Carlo Rainaldi. I due campanili gemelli, con le loro cuspidi, incorniciano la cupola e danno alla facciata un ritmo verticale che nessun'altra chiesa della zona possiede. All'interno, le vele dei pennacchi furono affrescate fra il 1667 e il 1671 da Giovan Battista Gaulli, il Baciccio, con le virtù cardinali; la calotta mostra Sant'Agnese accolta in Paradiso. Il Baciccio è lo stesso pittore che pochi anni dopo avrebbe dipinto la volta del Gesù: qui lo si vede al lavoro in una fase ancora giovanile, e il confronto è istruttivo.
L'interno a croce greca e gli altari
La pianta è a croce greca con angoli smussati, sormontata dalla cupola centrale: uno spazio unitario, luminoso, senza navate laterali, dove tutto converge al centro. Gli altari sono ricavati negli otto vani del perimetro e ospitano grandi rilievi marmorei invece che pale dipinte, scelta rara e molto barocca che unifica il rivestimento in marmo dell'aula. Le sculture sono di alcuni fra i migliori scalpelli romani del secondo Seicento: Ercole Ferrata, Melchiorre Cafa, Domenico Guidi, Antonio Raggi.
Da guardare con calma il rilievo con il martirio di Sant'Emerenziana, cominciato da Melchiorre Cafa e completato da Ercole Ferrata dopo la morte prematura dello scultore maltese, e il gruppo della Sacra Famiglia di Domenico Guidi. L'altare maggiore, realizzato fra il 1720 e il 1724, impiega colonne di marmo antico provenienti dall'arco di Marco Aurelio: un riuso di spolia in pieno Settecento, che dice quanto a Roma il materiale antico continuasse a circolare.
Il sotterraneo e la reliquia di Sant'Agnese
Sotto il pavimento della chiesa si conserva un ambiente medievale, l'oratorio della chiesa precedente, con lacerti di affreschi e il livello archeologico che appartiene alle strutture dello stadio: è il punto in cui il monumento antico e la chiesa barocca si toccano fisicamente. La reliquia del cranio di Sant'Agnese, a lungo custodita in Laterano, è conservata in questa chiesa. La visita al sotterraneo dipende dalle disponibilità della parrocchia e non è sempre garantita.
Il sepolcro di Innocenzo X
Il papa che ha costruito la piazza riposa nella chiesa che ha voluto, sopra l'ingresso interno, in un monumento funebre che lo colloca esattamente dove aveva progettato di stare: al centro della propria scenografia, di fronte alla propria fontana, accanto al proprio palazzo. Pochi committenti hanno ottenuto un risultato tanto letterale.
L'ingresso in chiesa è gratuito. Gli orari di apertura sono quelli di una parrocchia attiva e cambiano con le funzioni: la fascia più sicura è il pomeriggio, e conviene evitare l'ora della messa se si vuole guardare gli altari con calma.
Palazzo Pamphilj a Piazza Navona, oggi ambasciata del Brasile
Il fronte lungo che chiude il lato occidentale della piazza, subito a sinistra della chiesa guardandola, è Palazzo Pamphilj. Il primo nucleo è del 1630, in forme tardo rinascimentali; dopo l'elezione di Innocenzo X nel 1644 la famiglia decise l'ampliamento monumentale e ne affidò l'incarico a Girolamo Rainaldi, che inglobò gli edifici vicini, compresi i palazzi Cybo e Mellini. I lavori si conclusero intorno al 1650. Il palazzo, la chiesa e le strutture connesse formano quella che gli storici dell'arte chiamano insula Pamphilj: un blocco unico, pensato come un solo organismo scenografico.
La galleria di Pietro da Cortona
Il piano nobile conserva ventitré ambienti affrescati dai maggiori pittori barocchi. Il pezzo forte è la lunga galleria, progettata da Borromini, che collega il palazzo alla chiesa: fra il 1651 e il 1654 Pietro da Cortona vi dipinse le Storie di Enea, un ciclo che lega la dinastia Pamphilj alle origini troiane di Roma. È uno dei grandi cicli affrescati del Seicento romano e uno dei meno visti, perché il palazzo non è un museo.
Dal 1920 una parte dell'edificio ospita l'ambasciata del Brasile in Italia, e il palazzo continua in parte come residenza. Non esiste una visita turistica libera: gli accessi avvengono in occasione di aperture straordinarie o su iniziativa della rappresentanza diplomatica, e vanno cercati caso per caso. Chi vuole vedere pittura Pamphilj senza attese va alla Galleria Doria Pamphilj di Via del Corso, che è della stessa famiglia ed è aperta tutti i giorni.
Gli altri palazzi di Piazza Navona
Palazzo Braschi e il Museo di Roma
All'angolo meridionale, fra la piazza e Corso Vittorio Emanuele II, sorge Palazzo Braschi, della fine del Settecento, costruito per i nipoti di Pio VI sull'area dove si trovava il palazzo fatto edificare da Francesco Orsini, prefetto di Roma nel Quattrocento. È l'ultimo palazzo nobiliare eretto a Roma dal potere papale, e ha uno degli scaloni più teatrali della città. Oggi ospita il Museo di Roma, con le collezioni che raccontano la vita e l'immagine della città dal Medioevo al Novecento: vedute, ritratti, arredi, costumi, apparati di feste. L'indirizzo è Piazza San Pantaleo 10, con secondo ingresso a Piazza Navona 2; apertura da martedì a domenica 10:00-19:00, ultimo ingresso un'ora prima della chiusura, chiuso il lunedì oltre che il 1 maggio e il 25 dicembre. Il biglietto varia in base alla mostra in corso e si acquista in biglietteria oppure online sul canale ufficiale del Sistema Musei di Roma Capitale.
Palazzo De Torres Lancellotti
Sul lato settentrionale, verso la Fontana del Nettuno, si trova Palazzo De Torres, poi Lancellotti, eretto intorno al 1552 su progetto di Pirro Ligorio. È il più antico dei palazzi che affacciano sulla piazza e conserva il carattere cinquecentesco, con il portale bugnato e le finestre timpanate: guardarlo accanto alla facciata di Sant'Agnese fa capire in un attimo che cosa separi il Rinascimento maturo dal barocco maturo.
Palazzo Tuccimei, già de Cupis Ornani
Sempre sul fronte settentrionale, Palazzo Tuccimei, in origine de Cupis Ornani, fu eretto nella seconda metà del Cinquecento inglobando un palazzetto e alcune case del secolo precedente. La tradizione romana lo lega alla figura di Costanza de Cupis, la dama dalla mano bellissima, e alla leggenda della finestra murata: una di quelle storie che i romani si tramandano e che nessun documento conferma.
Fra i palazzi minori si segnala il palazzetto attribuito al Vignola, sul lato est, che oggi passa inosservato fra le insegne dei locali.

Il lago di Piazza Navona
Per due secoli, ogni estate, Piazza Navona diventava una piscina pubblica. Il meccanismo era semplice e ingegnoso insieme: la piazza aveva il piano concavo, e bastava chiudere il chiavicone posto allora presso la Fontana del Moro e turare le fistole del pilo centrale perché la parte concava si riempisse in sole due ore. L'allagamento cominciava il sabato sera d'agosto e si protraeva fino all'una di notte della domenica seguente, e si ripeteva ogni sabato per tutto il mese.
La festa si chiamava il lago di Piazza Navona ed era, nella Roma pontificia, l'evento estivo per eccellenza. Le carrozze entravano in acqua e la attraversavano al passo, i cavalieri seguivano, i popolani sguazzavano; il clero, la nobiltà e la finanza affittavano i balconi e li parava di arazzi. Introdotto sotto Innocenzo X nel 1653, l'uso fu vietato per scrupoli igienici nel 1676, restituito ventisette anni più tardi da Clemente XI su richiesta della città, e soppresso definitivamente da Pio IX nel 1866 per ragioni sanitarie, dopo che il livello del pavimento era già stato rialzato e reso piano.
Giuseppe Baracconi, nei suoi Rioni di Roma del 1904, ne lasciò la descrizione più viva:
«Fra gli spettacoli memorabili di piazza Navona, divenuta, all'epoca del rinascimento, il Circo Massimo dei romani per le feste carnevalesche, i tornei, le corse, le cacce, le rappresentazioni sceniche e i giuochi d'ogni maniera, rimarrà celebre e singolarissimo quello del lago. Il sabato sera, d'agosto, chiudevasi il chiavicone, posto allora presso la fonte del Moro: turavansi le fistole del pilo di mezzo, e la parte concava della vasta piazza rimaneva inondata in sole due ore. L'allagamento protraevasi infino all'una di notte della seguente domenica, e si rinnovava ogni sabato per tutto il mese. In Roma, città delle acque per eccellenza, sopravviveva dunque la memoria e il diletto delle natatorie e delle naumachie; e di questa innocua e borghese di piazza Navona seppe ella farsi una festa delle più pittoresche e sollazzevoli. Introdottone l'uso, regnante Innocenzo X, nel 1653, età aurea di piazza Navona, fu vietato per scrupoli igienici e per l'ipocondria d'un cardinale nel 1676. Clemente XI lo restituì, ventisette anni più tardi, alle istanze di Roma, cui la severità degli ultimi pontefici aveva interdetto quasi tutte le feste tradizionali. Datano da quest'epoca i suoi fasti. Non capita sovrano a Roma, che non desideri godere di quel magico colpo d'occhio. L'alto clero, la nobiltà, la finanza, la bellezza, lasciano pel lago i passeggi galanti di villa Medici e di Piazza di Spagna; dal Sacro Collegio all'infima plebe Roma intera vi accorre. Una siepe variopinta, ondeggiante di popolo, corona i lembi asciutti della piazza; le fenestre, i balconi, adorni d'arazzi e di parati smaglianti, ostentano il fiore della bellezza e della moda, mentre nell'acqua si complica, s'interseca il via vai delle carrozze dorate, dei calessi, delle carrette, dei cavalieri e dei succinti popolani. Quale attraente spettacolo!»
I luoghi che Baracconi cita come alternativa mondana sono ancora tutti visitabili: Villa Medici, sede dell'Accademia di Francia, e Piazza di Spagna.
Il mercato e la Befana di Piazza Navona
Il mercato quotidiano di Piazza Navona è finito nell'Ottocento, assorbito da quello di Campo de' Fiori mano a mano che la piazza assumeva una funzione sempre più turistica e rappresentativa. Ne è rimasta una sola coda, ed è quella che ogni romano conosce: la festa di dicembre e la Befana dell'Epifania. Le bancarelle occupano la piazza da inizio dicembre fino al 6 gennaio, con dolciumi, carbone di zucchero, calze, giocattoli, presepi e artigianato; l'assegnazione dei banchi avviene tramite bando pubblico di Roma Capitale, e le regole cambiano di anno in anno.
Opinione netta, da chi la piazza la frequenta di mestiere: la Befana di Piazza Navona non è più la fiera artigiana che era negli anni Settanta, e nelle ore di punta del weekend prenatalizio è una calca in cui non si vede nulla. Chi ci vuole andare venga in un pomeriggio infrasettimanale di metà dicembre, quando le luci sono già accese e la piazza respira ancora. Chi cerca l'immagine da cartolina venga la mattina del 6 gennaio presto, prima che arrivino le famiglie.
Gli artisti e i ritrattisti di Piazza Navona
Dal dopoguerra Piazza Navona è uno dei tre o quattro luoghi romani colonizzati stabilmente da pittori e disegnatori, insieme alla scalinata di Trinità dei Monti, a Via Margutta e alla Galleria Alberto Sordi, che i romani più anziani chiamano ancora Galleria Colonna. Cavalletti estemporanei, vedute a olio, acquerelli e soprattutto il ritratto rapido, spesso caricaturale, eseguito al passante mentre aspetta. Accanto ai pittori si sono aggiunti nel tempo gli artisti di strada, i musicisti, i mimi, le statue viventi, che riempiono la piazza soprattutto la sera.
Il giudizio di qualità è impietoso e va detto: fra i banchi si trova qualche mestierante serio e molto materiale seriale. Chi cerca una veduta di Roma dipinta bene la troverà più facilmente nelle botteghe di Via dei Coronari o nelle gallerie di Via Giulia. Chi vuole un ritratto per ricordo, invece, faccia pure: fa parte del rito della piazza da settant'anni.
Piazza Navona nell'arte e nella letteratura
Le vedute: Van Wittel, Pannini, Piranesi
Piazza Navona è uno dei soggetti più dipinti della Roma moderna. Gaspar van Wittel, l'olandese che i romani chiamavano Gaspare Vanvitelli, padre della veduta topografica italiana e padre anagrafico dell'architetto Luigi Vanvitelli, la ritrasse intorno al 1700 con il rigore ottico che gli veniva dall'uso della camera ottica: nelle sue tele si contano i banchi del mercato, si riconoscono le insegne, si misura l'ombra. È la fonte iconografica migliore per capire come funzionava la piazza prima dei rifacimenti ottocenteschi.
Dopo di lui la piazza entra nel repertorio fisso del Grand Tour, con le vedute di Giovanni Paolo Pannini e le incisioni di Giovanni Battista Piranesi, che ne esagerano le proporzioni per renderla ancora più teatrale. Buona parte di questo materiale è conservata proprio al Museo di Roma di Palazzo Braschi, a cinquanta metri dalla piazza: guardare le vedute e poi uscire nello spazio reale è l'esercizio più istruttivo che si possa fare qui.

Giuseppe Gioachino Belli e Piazza Navona
Il ritratto letterario più efficace della piazza è in due sonetti romaneschi di Giuseppe Gioachino Belli. Il primo, del 1 febbraio 1833, è una fotografia sociale, economica e artistica insieme, e rievoca anche la gogna pubblica che vi si teneva in età pontificia, con la facoltà del torturatore, dato che la sentenza di condanna lasciava in genere alla sua discrezione la misura, di aumentare le nerbate a beneficio dello spettacolo:
«Se pò ffregà Ppiazza-Navona mia
E dde San Pietro e dde Piazza-de-Spaggna.
Cuesta nun è una piazza, è una campaggna,
Un treàto, una fiera, un'allegria.
Va' dda la Pulinara a la Corzía,
Curri da la Corzía a la Cuccaggna ;
Pe ttutto trovi robba che sse maggna,
Pe ttutto ggente che la porta via.
Cqua cce sò ttre ffuntane inarberate:
Cqua una gujja che ppare una sentenza:
Cqua se fa er lago cuanno torna istate.
Cqua ss'arza er cavalletto che ddispenza
Sur culo a cchi le vò ttrenta nerbate,
E ccinque poi pe la bbonifiscenza.»
Il secondo sonetto, del 20 marzo 1834, riguarda il mercato del mercoledì e prende di mira la nascente compravendita di libri usati, oppure la diffusione dei lunari, i calendari popolari che ebbero enorme fortuna nella prima metà dell'Ottocento:
«Ch'er mercoledì a mmercato, ggente mie,
sce siino ferravecchi e scatolari,
rigattieri, spazzini, bbicchierari,
stracciaroli e ttant'antre marcanzie,
nun c'è ggnente da dì. Ma ste scanzie
de libbri, e sti libbracci, e sti libbrari,
che cce vienghen' a ffà? ccosa sc'impari
da tanti libbri e ttante libbrarie?
Tu pijja un libbro a ppanza vòta, e ddoppo
che ll'hai tienuto per cquarc'ora in mano,
dimme s'hai fame o ss'hai maggnato troppo.
Che ppredicava a la Missione er prete?
Li libbri non zò rrobba da cristiano:
fijji, per ccarità, nnu li leggete.»
Pietro Della Valle e il confronto con Isfahan
Il viaggiatore romano Pietro Della Valle, arrivato a Isfahan in Persia nel primo Seicento, si trovò davanti la grande piazza reale, il meidan Naqsh-e Jahan, e fece l'unico paragone che gli veniva naturale: quello con la piazza di casa sua. Il verdetto, per un romano, è quasi un tradimento:
«Una di queste è il meidan o piazza maggiore, innanzi al palazzo reale, lunga circa a seicento novanta passi dei miei, e larga intorno a ducento trenta; e tutta attorno attorno di un medesimo ordine di architettura, eguale, giusto e non mai interrotto nè da strade, nè da altro, fatto a portici grandi e piani sotto di botteghe con diverse mercanzie disposte per ordine a luogo a luogo; e sopra, con balconi e finestre, con mille ornamentini molto vaghi. La quale unione di architettura così grande comparisce tanto bene all'occhio, che, quantunque le case di piazza Navona siano fabbriche più alte e più ricche all'usanza nostra, nondimeno, per la discordanza loro e per altri particolari che dirò del meidan d'Ispahan, io ardisco di anteporlo alla stessa piazza Navona.»
Della Valle coglie il punto debole vero di Piazza Navona: le sue quinte edilizie sono ricche ma disomogenee, mille facciate diverse cucite insieme. È anche il motivo per cui la piazza sembra viva e non museale.
Che cosa vedere intorno a Piazza Navona in dieci minuti a piedi
Pasquino, a trenta metri
Uscendo dall'angolo sud-ovest si arriva in Piazza di Pasquino, dove il torso mutilo del gruppo di Menelao e Patroclo, ritrovato nel 1501 e forse proveniente dalla decorazione dello stadio, funziona da bacheca satirica dal Cinquecento. I fogli con i versi anonimi contro papi, cardinali e potenti si chiamavano pasquinate, e ce ne sono ancora oggi. Pasquino dialogava a distanza con le altre statue parlanti di Roma, in particolare con il Marforio, oggi nel cortile del Palazzo Nuovo ai Musei Capitolini in Campidoglio. La consuetudine si spense dopo il 1870, ma il piedistallo continua a raccogliere carta.
San Luigi dei Francesi e il Caravaggio
Duecento metri a est, dietro Corso del Rinascimento, la Chiesa di San Luigi dei Francesi custodisce nella cappella Contarelli i tre teleri di Caravaggio con le storie di San Matteo. Ingresso gratuito. È il pezzo di pittura più importante nel raggio di cinque minuti da Piazza Navona, e in genere si entra in coda solo nei fine settimana.
Sant'Ivo alla Sapienza
Poco più in là, dentro il cortile del palazzo della Sapienza su Corso del Rinascimento, si nasconde la Chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza, costruita da Borromini fra il 1642 e il 1660 e consacrata in quell'anno. La pianta è una stella a sei punte generata dal raddoppio di un triangolo, con aggiunte e sottrazioni di porzioni circolari secondo una logica geometrica rigorosissima; la cupola si chiude in una lanterna a spirale che allude al faro di Alessandria. Il triangolo di base, letto con le sue inversioni, stilizza tre api: virtù e insieme stemma dei Barberini, la famiglia di Urbano VIII che commissionò l'opera. Le aperture al pubblico sono limitate: la chiesa ospita il Centro Culturale Paolo VI e apre la domenica nelle ore che precedono la messa delle 11:00. Chi passa da Piazza Navona e trova il portone aperto entri subito, perché l'occasione non si ripete tutti i giorni.
Palazzo Madama e Palazzo Altemps
A est della piazza, su Corso del Rinascimento, si affaccia Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, con la facciata seicentesca e il cornicione affollato di volute. A nord, oltre la Fontana del Nettuno e Via dei Coronari, si trova Palazzo Altemps, una delle sedi del Museo Nazionale Romano, dove sono esposte le grandi collezioni di scultura antica Ludovisi e Mattei: il Galata suicida, il Trono Ludovisi, il sarcofago Grande Ludovisi. Chi ha due ore e vuole capire la scultura antica da cui deriva tutto il barocco della piazza, entri lì.
Il Pantheon, Trevi e il resto del centro
Dieci minuti a piedi verso est portano al Pantheon; quindici minuti verso nord-est alla Fontana di Trevi; dieci minuti verso ovest, oltre il Tevere, a Castel Sant'Angelo. Verso sud, oltre Campo de' Fiori, si arriva al fronte del Palazzo Farnese e alla zona del Ghetto. È il tratto di Roma con la maggiore densità di monumenti per metro quadro, e Piazza Navona ne è la cerniera: quasi tutti gli itinerari del centro storico ci passano.
Quando andare a Piazza Navona
La piazza cambia carattere quattro volte al giorno. All'alba, fra le sei e le sette e mezza, è quasi vuota: ci sono i netturbini, i fornitori dei bar e i fotografi, e la luce radente da nord-est accende il Nettuno e lascia il resto in ombra fredda. È il momento migliore in assoluto per vedere l'architettura senza persone davanti. A metà mattina arrivano i gruppi e i tavolini si riempiono; fra le 11 e le 15, da aprile a ottobre, la piazza è un imbuto di folla e chi ha fretta farebbe meglio a passare oltre. Nel tardo pomeriggio la luce entra da ovest e colpisce la facciata di Sant'Agnese di taglio: è l'ora della fotografia migliore sulla chiesa. Dopo cena la piazza diventa un teatro all'aperto, con i musicisti e i ritrattisti, e resta animata fino a tarda notte.
Le stagioni. Febbraio e novembre sono i mesi con meno gente e con l'illuminazione più morbida. Luglio e agosto sono i peggiori: caldo, ombra scarsa, tavolini ovunque. Dicembre porta le bancarelle e cambia completamente la percezione dello spazio, in meglio o in peggio secondo i gusti; chi vuole vedere il disegno urbanistico della piazza in dicembre non lo vedrà, perché i banchi lo nascondono. Nei giorni di pioggia leggera, invece, Piazza Navona è magnifica: i sampietrini riflettono le facciate e la folla si dimezza.
Piazza Navona con i bambini
Funziona benissimo, e per ragioni concrete: è chiusa al traffico, è piana, è larga, e ha tre fontane a portata di sguardo. I bambini reggono senza problemi il racconto degli animali della Fontana dei Quattro Fiumi, che è un vero gioco di ricerca: trovare il leone, il cavallo, il coccodrillo, il serpente, il delfino e la palma tiene occupata una famiglia per venti minuti. La visita all'area archeologica dello Stadio di Domiziano, quando è accessibile, comprende l'audioguida anche per i più piccoli e dura meno di un'ora, misura giusta per un bambino di otto o dieci anni. In dicembre la festa della Befana è pensata proprio per loro, con il carbone di zucchero e le calze.
Due avvertenze pratiche. Non ci sono servizi igienici pubblici sulla piazza: i più vicini si trovano nei locali, e vanno chiesti consumando. Le fontane non sono balneabili e il regolamento di polizia urbana vieta di salirci, sedersi sui bordi monumentali e immergersi: le sanzioni esistono e vengono applicate.
Accessibilità di Piazza Navona
La piazza è completamente pedonale e priva di gradini nel percorso principale, quindi è percorribile in sedia a rotelle e con il passeggino. La pavimentazione è in sampietrini, e questo è l'ostacolo reale: le fughe sono larghe e le ruote piccole soffrono. Le fasce di lastricato più regolare corrono lungo i bordi, davanti ai palazzi, e conviene usare quelle. Sant'Agnese in Agone ha alcuni gradini all'ingresso principale. L'area archeologica dello Stadio di Domiziano si sviluppa in sotterraneo e le informazioni sull'accessibilità vanno chieste direttamente alla struttura prima della visita. Il Museo di Roma a Palazzo Braschi dispone di ascensore.
Mangiare e bere a Piazza Navona: il consiglio scomodo
I tavolini su Piazza Navona vendono il panorama, e il panorama è caro. Non c'è nulla di illegale finché il listino è esposto, ma il rapporto fra quello che si paga e quello che si mangia, nella maggior parte dei locali della piazza, è sfavorevole. Chi vuole sedersi in piazza lo faccia per un caffè o un aperitivo, consapevole del sovrapprezzo, e chieda il listino prima di accomodarsi. Chi vuole mangiare bene si sposti di due o tre minuti: Via del Governo Vecchio, Via dei Banchi Nuovi, Via della Pace, il tratto verso Sant'Eustachio e la zona di Campo de' Fiori hanno una densità di trattorie serie che la piazza non ha. La regola vale in tutto il centro storico romano e qui vale al quadrato.
Domande frequenti sulla Piazza Navona
Quanto costa entrare a Piazza Navona?
Entrare a Piazza Navona non costa niente: è uno spazio pubblico aperto ventiquattro ore su ventiquattro, senza biglietto, senza tornelli e senza prenotazione. Si paga soltanto per l'area archeologica dello Stadio di Domiziano nel sottosuolo e per il Museo di Roma a Palazzo Braschi, all'angolo della piazza.
Quanto tempo serve per visitare Piazza Navona?
Per il giro di Piazza Navona con le sue tre fontane bastano circa venti minuti, il tempo di percorrerla e osservare la Fontana dei Quattro Fiumi, la Fontana del Moro e la Fontana del Nettuno. Chi vuole approfondire lo Stadio di Domiziano nel sottosuolo o entrare a Palazzo Braschi deve mettere in conto tempi più lunghi.
Come si arriva a Piazza Navona con i mezzi pubblici?
Piazza Navona si raggiunge con gli autobus che percorrono Corso del Rinascimento, la strada che fiancheggia la piazza sul lato orientale: le linee 30, 70, 81, 87, 130F, 186, 492 e 628 fermano a Rinascimento, a circa settanta metri dall'ingresso di Corsia Agonale. Chi arriva da Trastevere può usare le linee di Corso Vittorio Emanuele II.
Piazza Navona è adatta a una visita con i bambini?
Piazza Navona funziona molto bene con i bambini perché è chiusa al traffico, è piana e ha tre fontane a portata di sguardo. I bambini reggono senza problemi il racconto degli animali della Fontana dei Quattro Fiumi, un vero gioco di ricerca fra leone, cavallo, coccodrillo, serpente, delfino e palma che tiene occupata una famiglia per una ventina di minuti.
Piazza Navona è accessibile in sedia a rotelle e con il passeggino?
Sì, Piazza Navona è completamente pedonale e priva di gradini nel percorso principale, quindi è percorribile in sedia a rotelle e con il passeggino. L'ostacolo reale è la pavimentazione in sampietrini, con fughe larghe che affaticano le ruote piccole: conviene usare le fasce di lastricato più regolare che corrono lungo i bordi, davanti ai palazzi.
Conviene mangiare ai tavolini di Piazza Navona?
Mangiare ai tavolini che affacciano su Piazza Navona significa pagare soprattutto il panorama, e il rapporto fra quello che si spende e quello che si mangia nella maggior parte dei locali della piazza risulta sfavorevole. Chi vuole sedersi in piazza lo faccia per un caffè o un aperitivo, controllando il listino prima di accomodarsi, mentre per mangiare bene conviene spostarsi nelle strade vicine.
Qual è il momento migliore della giornata per vedere Piazza Navona?
Il momento migliore per vedere Piazza Navona è l'alba, fra le sei e le sette e mezza, quando la piazza è quasi vuota e la luce radente accende la Fontana del Nettuno lasciando il resto in ombra. Fra le 11 e le 15, soprattutto da aprile in poi, la piazza si riempie invece di gruppi e turisti.
Visite guidate e gruppi a Piazza Navona
Piazza Navona è la classica visita che sembra facile e non lo è: senza qualcuno che spieghi il rapporto fra lo stadio antico e il disegno moderno, fra la fontana e la chiesa, fra i Pamphilj e i Barberini, resta un bel posto dove fare una fotografia. Con un accompagnatore preparato diventa una lezione di urbanistica lunga duemila anni. Per gruppi, aziende e itinerari privati a Roma il riferimento è TourLeaderPro, che lavora con tour operator e gruppi organizzati; chi cerca un accompagnatore per un intero itinerario italiano trova i servizi di accompagnamento turistico nella pagina dedicata. Per i viaggiatori di lingua inglese che stanno costruendo il proprio programma romano, le guide di ItalyPlanner sulle cose da vedere a Roma e l'itinerario di tre giorni inquadrano Piazza Navona dentro un percorso realistico, senza la lista impossibile di ventidue monumenti in un giorno.
Una curiosità sulla Piazza Navona
La curiosità che quasi nessuno conosce riguarda il sottosuolo e la ragione per cui la piazza si allagava tanto facilmente. Il piano di calpestio moderno è circa quattro metri e mezzo sopra la pista dello stadio antico, ma fino all'Ottocento non era piano: la piazza aveva un profilo concavo, un catino leggerissimo che seguiva ancora la sezione dell'arena romana riempita di macerie e assestata nei secoli. Bastava chiudere lo scarico principale, il chiavicone che si trovava presso la Fontana del Moro, e tappare le bocche del pilo centrale perché l'acqua delle fontane, invece di defluire, si accumulasse. In due ore la parte concava era coperta.
La curiosità vera è nel dettaglio successivo: il lago di Piazza Navona non era un capriccio di corte, era una politica. Roma pontificia aveva soppresso quasi tutte le feste tradizionali per severità, e il lago era la concessione popolare che la città si era guadagnata, tanto che Clemente XI lo restituì nel primo Settecento proprio su istanza dei romani, dopo il divieto del 1676. Per quasi due secoli una piazza monumentale ha funzionato come piscina pubblica autorizzata dal pontefice.
Se ne aggiunge una seconda, di ordine linguistico. Il nome Navona non ha niente a che vedere con le navi né con l'acqua: viene dai giochi atletici greci, gli agones, che si tenevano nello stadio. In agone diventò in nagone, poi navone, infine Navona per assimilazione popolare. La sequenza è documentata dalle forme medievali del toponimo, e vale la pena raccontarla perché la spiegazione sbagliata, quella delle finte battaglie navali, circola dappertutto ed è più facile da ricordare. La coincidenza fra un nome che sembra alludere all'acqua e una piazza che effettivamente si allagava è uno dei più bei falsi indizi della toponomastica romana.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Piazza Navona
Che quasi tutto quello che si tocca, nelle due fontane laterali, non è seicentesco. La Fontana del Moro che si fotografa oggi è una copia: nel 1874 i gruppi scultorei originali furono smontati e sostituiti con repliche eseguite da Luigi Amici, e i tritoni antichi finirono nel giardino del lago di Villa Borghese, dove chiunque può vederli gratuitamente. La Fontana del Nettuno, che sembra la gemella barocca del Moro, ha sculture del 1878: il Nettuno che lotta con la piovra è di Antonio Della Bitta, le nereidi con putti e cavalli marini sono di Gregorio Zappalà, e nascono da un concorso bandito dal Comune di Roma nel 1873 per completare una vasca rimasta nuda per tre secoli. Fino ad allora era la fontana dei Calderari, un semplice catino d'acqua per gli artigiani della zona.
Il risultato è che la piazza che tutti considerano un insieme barocco unitario è in realtà un collage di quattro epoche: le fondazioni sono flavie, le vasche sono tardo cinquecentesche di Giacomo della Porta, il centro è berniniano del 1651, e le due estremità scultoree sono ottocentesche, una del 1874 e una del 1878. Sapere che due terzi delle sculture che si guardano hanno meno di centocinquant'anni non toglie nulla al colpo d'occhio, ma cambia il modo di guardarlo.
La seconda cosa che non si dice riguarda l'acqua. Le fontane di Piazza Navona sono alimentate dall'Acqua Vergine, l'acquedotto costruito da Agrippa nel 19 a.C. e mai completamente dismesso, lo stesso che alimenta la Fontana di Trevi e la Barcaccia. Il condotto arriva alla piazza grazie a un ramo studiato all'epoca di Innocenzo X, quando Borromini ricevette l'incarico di portare l'acqua fin qui, prima ancora che si parlasse di fontana monumentale. Senza quel lavoro idraulico preliminare, Bernini non avrebbe avuto nulla da far scorrere sul suo scoglio.
Il consiglio che ti do per visitare la Piazza Navona
Vieni due volte, e non nella stessa ora. La prima visita falla all'alba o poco dopo, fra le sei e le sette e mezza, entrando da Via di Tor Sanguigna: la piazza è vuota, il rumore dell'acqua si sente davvero, e per una decina di minuti hai la Fontana dei Quattro Fiumi tutta per te. In quel silenzio si capisce l'invenzione di Bernini, cioè la roccia traforata che lascia passare il cielo e fa galleggiare l'obelisco. Con la folla, quel vuoto non lo vedi.
La seconda visita falla nel tardo pomeriggio, verso le cinque d'inverno o le sette d'estate, ed entra in Sant'Agnese in Agone. L'ingresso è gratuito e ci vogliono venti minuti per fare il giro degli altari con i grandi rilievi marmorei, alzare gli occhi sui pennacchi del Baciccio e scendere, se la parrocchia lo consente, all'ambiente sotterraneo dove la chiesa poggia sulle strutture dello stadio. Poi esci e guarda la facciata dalla fontana: capirai perché Borromini l'ha incurvata.
Tre consigli operativi che valgono più di qualunque descrizione. Primo: non sederti ai tavolini pensando di mangiare bene, siediti solo se vuoi pagare il panorama, e chiedi il listino prima. Secondo: dedica quaranta minuti al Museo di Roma a Palazzo Braschi, che è a cinquanta metri e quasi nessuno considera, e guarda le vedute della piazza prima di uscire a rivederla dal vero. Terzo: se sei con un gruppo, dai appuntamento all'obelisco e non alla chiesa, perché l'obelisco si vede da ogni punto della piazza mentre la facciata di Sant'Agnese sparisce dietro i banchi e i tendoni. È il genere di dettaglio che si impara sul posto, non leggendo guide.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che Piazza Navona ha la forma dello Stadio di Domiziano. Quasi nessuno si sofferma su che cosa significhi, materialmente, che quella forma sia sopravvissuta. Non è un caso fortunato: è il risultato di un regime giuridico. Nel Medioevo l'arena era spazio pubblico, mentre le arcate perimetrali erano proprietà privata o ecclesiastica, spesso frazionata fra decine di titolari. Ogni proprietario poteva costruire sopra il proprio pezzo di gradinata, riusando i piloni antichi come fondamenta e cantine, ma nessuno poteva invadere la pista. Le case sono cresciute lungo la circonferenza per secoli senza mai mangiarsi il vuoto centrale.
Da questo derivano due conseguenze che si vedono ancora. La prima: gli edifici del perimetro poggiano su strutture romane e hanno quote di cantina anomale, con vani voltati che appartengono allo stadio. La seconda: le vie che entrano nella piazza corrispondono, in più punti, agli ingressi antichi, perché i passaggi si sono conservati come servitù di transito. Corsia Agonale, Via Agonale e Via di Tor Sanguigna non sono aperture ottocentesche: sono la memoria degli accessi allo stadio.
C'è poi il fatto dell'obelisco, altrettanto noto e altrettanto poco meditato. L'obelisco agonale non appartiene allo stadio: fu fatto realizzare in età domizianea con geroglifici incisi a Roma, eretto nel Campo Marzio presso i templi isiaci, portato nel 311 da Massenzio nel suo circo sull'Appia, e recuperato in quattro pezzi da Innocenzo X. Un monumento che sembra il segno più antico della piazza vi è arrivato per ultimo, nel 1649, e da un altro quartiere. La coincidenza fra la committenza domizianea dello stadio e quella dell'obelisco è vera, ma i due oggetti si sono incontrati solo dopo quindici secoli.
La foto giusta da fare alla Piazza Navona
La fotografia che tutti provano è quella frontale della Fontana dei Quattro Fiumi con Sant'Agnese sullo sfondo, ed è la peggiore che si possa fare a mezzogiorno: il sole allo zenit appiattisce lo scoglio, cancella le ombre nelle cavità e brucia il travertino della facciata. La stessa inquadratura, alle sette del mattino d'estate o alle otto e mezza d'inverno, è tutta un'altra cosa.
La foto giusta, quella che quasi nessuno fa, si scatta dal lato est, cioè dal bordo della piazza davanti ai palazzi che guardano verso la chiesa, mettendosi in ginocchio o comunque abbassandosi di un metro. Da lì, con un obiettivo intorno ai 35 millimetri, si allinea la cavità della roccia berniniana con la porta centrale di Sant'Agnese e si vede il cielo attraverso la fontana: è esattamente l'effetto che Bernini aveva calcolato, e in piedi non si ottiene. Se hai la pazienza di aspettare che il vento sposti il pennacchio d'acqua, l'obelisco resta pulito contro il cielo.
Le altre due inquadrature che valgono. La prima è il dettaglio del Rio della Plata con la mano alzata, ripreso da sotto in modo che il palmo si stagli contro la facciata: è la fotografia che racconta la leggenda anche a chi sa che è falsa. La seconda è la Fontana del Nettuno all'alba da nord, con la luce di taglio che stacca il gruppo del dio e della piovra dal fondo scuro dei palazzi. In dicembre, con le bancarelle, la fotografia migliore si fa dall'alto delle scalinate laterali dei locali o semplicemente stringendo su un banco: la piazza intera, piena di gazebo, non rende in nessuna inquadratura. Un ultimo avvertimento: il treppiede in mezzo alla piazza in orario di punta è una cattiva idea, per rispetto e per praticità.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo evento è la costruzione stessa: intorno all'85 d.C. Domiziano dota Roma del suo primo e unico stadio in muratura, un edificio pensato per le gare atletiche alla greca, dentro un programma che comprendeva anche l'odeon vicino e il Certamen Capitolino in onore di Giove, competizione quinquennale con prove atletiche, musicali e poetiche. Roma importava ufficialmente il modello olimpico, e questo edificio ne era la sede.
Nel III secolo lo stadio viene restaurato da Alessandro Severo, segno che dopo un secolo e mezzo era ancora in funzione. Con la fine dell'antichità l'edificio si spegne e comincia la sua seconda vita: fra X e XI secolo il Campus Agonis è dell'Abbazia di Farfa, nel XIII passa alla Camera capitolina, che lo destina a usi ludici. Nel 1476 la famiglia di Sisto IV vi organizza una giostra per San Marco; l'anno dopo, nel 1477, lo stesso pontefice ordina il trasferimento del mercato dal Campidoglio, e la piazza acquista la funzione commerciale che terrà per quattro secoli.
Nel 1501 il ritrovamento del torso ellenistico poi chiamato Pasquino, all'angolo del palazzo Orsini, dà origine alla più famosa tradizione satirica romana. Nel 1574 Gregorio XIII incarica Giacomo della Porta delle due fontane laterali, realizzate nel 1575-76.
Il decennio decisivo è quello di Innocenzo X. Eletto nel 1644, il papa avvia l'ampliamento di Palazzo Pamphilj con Girolamo Rainaldi, concluso intorno al 1650; nel 1647 bandisce il concorso per la fontana centrale e fa recuperare l'obelisco dal circo di Massenzio; fra il 1648 e il 1651 Bernini realizza la Fontana dei Quattro Fiumi, con l'obelisco rialzato fra 1649 e 1651; nel 1651 Bernini ingrandisce la fontana meridionale creando il gruppo del Moro; nel 1652 si apre il cantiere di Sant'Agnese in Agone; nel 1653 il progetto passa a Borromini, che lo lascia nel 1657; nel 1653 comincia anche la consuetudine del lago d'agosto. In meno di dieci anni la piazza assume l'aspetto che ha oggi.
Il 1655 segna la morte di Innocenzo X. Il lago viene vietato nel 1676 per ragioni igieniche, restituito da Clemente XI ventisette anni dopo, e soppresso definitivamente da Pio IX nel 1866. Fra il 1810 e il 1839 la piazza ospita le corse al fantino. Nel 1672 Carlo Rainaldi completa la chiesa; fra il 1720 e il 1724 vi si erige l'altare maggiore con colonne provenienti dall'arco di Marco Aurelio. Nel 1873 il Comune bandisce il concorso per le sculture della fontana settentrionale, collocate nel 1878. Nel 1874 i gruppi della Fontana del Moro vengono sostituiti da copie. Nel 1936, durante le demolizioni all'angolo nord, riemergono i resti dello stadio, che vengono scavati e inglobati nell'edificio moderno: da lì nasce l'area archeologica visitabile.
Chi è passato dalla Piazza Navona
Domiziano, prima di tutti: l'imperatore che ha costruito lo stadio e che compare, con il proprio nome in geroglifico, sulle facce dell'obelisco che oggi corona la fontana. Alessandro Severo, che ne curò il restauro nel III secolo. Massenzio, che nel 311 spostò l'obelisco nel circo dell'Appia dedicato al figlio Valerio Romolo.
Poi i papi. Sisto IV, che nel 1477 vi portò il mercato del Campidoglio e la cui famiglia vi aveva organizzato una giostra l'anno prima. Gregorio XIII, che nel 1574 le diede le due fontane di Giacomo della Porta. Innocenzo X, che ne ha fatto quello che è, e che vi è sepolto dentro Sant'Agnese in Agone. Clemente XI, che restituì ai romani la festa del lago. Pio VI, i cui nipoti costruirono Palazzo Braschi. Pio IX, che nel 1866 chiuse per sempre le paratie del lago.
Poi gli artisti, che qui hanno lavorato tutti. Gian Lorenzo Bernini con la Fontana dei Quattro Fiumi e il gruppo del Moro; Francesco Borromini, prima come idraulico del papa per portarvi l'Acqua Vergine, poi come architetto della facciata di Sant'Agnese; Girolamo e Carlo Rainaldi; Pietro da Cortona, con le Storie di Enea nella galleria di Palazzo Pamphilj; Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, con gli affreschi dei pennacchi e della cupola; gli scultori Giacomo Antonio Fancelli, Claude Poussin, Antonio Raggi, Francesco Baratta, Giovanni Antonio Mari, Ercole Ferrata, Melchiorre Cafa, Domenico Guidi; Pirro Ligorio per Palazzo De Torres; nell'Ottocento Luigi Amici, Antonio Della Bitta e Gregorio Zappalà.
Poi i viaggiatori e gli scrittori. Pietro Della Valle, che da Isfahan giudicò la piazza persiana superiore alla propria. Gaspar van Wittel, che intorno al 1700 la dipinse con precisione topografica, e dopo di lui Pannini e Piranesi, che la trasformarono nel souvenir del Grand Tour. Giuseppe Gioachino Belli, che nel 1833 e nel 1834 le dedicò due sonetti fra i più celebri del suo corpus romanesco. Giuseppe Baracconi, che nel 1904 ne descrisse il lago con la nostalgia di chi lo aveva sentito raccontare dai vecchi. E i sovrani in visita a Roma, di cui Baracconi dice che nessuno rinunciava allo spettacolo dell'allagamento.
Oggi ci passano ogni giorno migliaia di visitatori, e ci lavorano pittori, ritrattisti, musicisti e le guide che accompagnano i gruppi. La piazza continua a fare quello che ha sempre fatto: raccogliere gente e metterla in scena.

Domande veloci sulla Piazza Navona
Quanto costa entrare a Piazza Navona?
Niente. Piazza Navona è uno spazio pubblico aperto ventiquattro ore su ventiquattro, senza biglietto, senza tornelli e senza prenotazione. Si paga soltanto per l'area archeologica dello Stadio di Domiziano nel sottosuolo e per il Museo di Roma a Palazzo Braschi.
Quanto tempo serve per visitare Piazza Navona?
Per il giro della piazza con le tre fontane bastano venti minuti. Aggiungendo l'interno di Sant'Agnese in Agone si arriva a quaranta. Con l'area archeologica dello Stadio di Domiziano, quando è aperta, si superano le due ore. Con il Museo di Roma a Palazzo Braschi si fa mezza giornata piena.
Come si arriva a Piazza Navona con i mezzi pubblici?
Con gli autobus 30, 70, 81, 87, 130F, 186, 492 e 628, fermata su Corso del Rinascimento, oppure con le linee di Corso Vittorio Emanuele II fra cui 46, 62 e 64. La metropolitana non arriva: la fermata più vicina utile è Spagna sulla linea A, a una ventina di minuti a piedi.
C'è la metro a Piazza Navona?
No. Nessuna linea della metropolitana romana serve direttamente Piazza Navona, ed è uno dei motivi per cui il quartiere ha conservato il proprio impianto. Chi usa la metro scenda a Spagna, oppure a Barberini, e prosegua a piedi o con un autobus di superficie.
Si può visitare lo Stadio di Domiziano sotto Piazza Navona?
L'area archeologica ha ingresso a Via di Tor Sanguigna 3, con affaccio anche a Piazza Navona 45. Il sito ufficiale indica un'apertura dal venerdì al lunedì con orario 10:00-19:00 e il sabato fino alle 20:00, biglietteria chiusa quaranta minuti prima, ma l'accesso risulta sospeso per lavori: prima di andare conviene controllare stadiodomiziano.com o telefonare allo 06 68805311.
Quanto dura la visita ai sotterranei di Piazza Navona?
Il percorso standard dura fra i quaranta e i sessanta minuti, con audioguida inclusa per tutti, bambini compresi. Esiste anche un percorso esteso che aggiunge il settore orientale dell'emiciclo e i resti sotto la sede dell'Ecole francaise de Rome.
Quante fontane ci sono a Piazza Navona?
Tre. Al centro la Fontana dei Quattro Fiumi di Bernini, 1648-1651, con l'obelisco agonale. A sud la Fontana del Moro, vasca di Giacomo della Porta del 1575-76 e gruppo centrale disegnato da Bernini nel 1651. A nord la Fontana del Nettuno, stessa vasca cinquecentesca, sculture del 1878.
Chi ha fatto la Fontana dei Quattro Fiumi di Piazza Navona?
Il progetto è di Gian Lorenzo Bernini, che vinse il concorso bandito da Innocenzo X nel 1647. Le quattro statue furono eseguite dai suoi collaboratori: il Nilo da Giacomo Antonio Fancelli, il Gange da Claude Poussin, il Danubio da Antonio Raggi, il Rio della Plata da Francesco Baratta, fra il 1650 e il 1651.
È vero che il Rio della Plata alza la mano per paura che crolli Sant'Agnese?
No. La fontana fu inaugurata nel 1651 e Borromini cominciò la facciata della chiesa nel 1653: la statua non poteva reagire a un edificio che non esisteva. Il gesto appartiene al linguaggio della meraviglia barocca, e il velo del Nilo indica che nel Seicento le sorgenti del fiume erano sconosciute.
Da dove viene l'obelisco di Piazza Navona?
Fu fatto realizzare in età domizianea con geroglifici incisi a Roma, eretto nel Campo Marzio presso i templi di Serapide e Iside, trasferito nel 311 da Massenzio nel circo sull'Appia dedicato al figlio Valerio Romolo, e recuperato in quattro tronconi da Innocenzo X, che lo rialzò qui fra il 1649 e il 1651. In cima c'è la colomba Pamphilj, non una croce.
Perché si chiama Piazza Navona?
Dal nome dei giochi atletici greci, gli agones, che si tenevano nello stadio di Domiziano. In agone diventò in nagone, poi navone, infine Navona. Non ha origine dalle navi, nonostante la coincidenza con l'antica abitudine di allagare la piazza.
Si entra gratis in Sant'Agnese in Agone a Piazza Navona?
Sì, l'ingresso è libero. Gli orari seguono la vita della parrocchia e cambiano con le celebrazioni; il pomeriggio è la fascia più affidabile. La visita all'ambiente sotterraneo dipende dalle disponibilità della parrocchia.
Si può visitare Palazzo Pamphilj a Piazza Navona?
Non con una visita turistica libera: dal 1920 il palazzo ospita l'ambasciata del Brasile in Italia e resta in parte residenza privata. Gli accessi avvengono in occasione di aperture straordinarie o su iniziativa della rappresentanza diplomatica.
Quanto costa il Museo di Roma a Palazzo Braschi?
Il prezzo cambia in base alla mostra in corso e si legge sul sito ufficiale del Sistema Musei di Roma Capitale, dove si acquista anche online. Gli orari sono da martedì a domenica 10:00-19:00, ultimo ingresso un'ora prima, chiuso il lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre.
Piazza Navona è accessibile in sedia a rotelle?
Sì, la piazza è pedonale, piana e senza gradini nel percorso principale. L'ostacolo reale è la pavimentazione in sampietrini: conviene seguire le fasce di lastricato più regolare lungo i bordi. Sant'Agnese in Agone ha alcuni gradini all'ingresso; per l'area archeologica sotterranea le informazioni vanno chieste alla struttura.
Si possono fare foto a Piazza Navona?
Sì, liberamente e anche con il treppiede, anche se in orario di punta il treppiede in mezzo alla folla è poco pratico. Dentro le chiese e i musei valgono i regolamenti dei singoli luoghi: in genere è consentita la foto senza flash.
Ci si può sedere sul bordo delle fontane di Piazza Navona?
No. Il regolamento di polizia urbana vieta di salire sulle fontane monumentali, sedersi sui bordi e immergersi, e le sanzioni vengono applicate. Le panchine e i gradini dei palazzi sono l'alternativa.
Quando c'è il mercatino di Natale a Piazza Navona?
Da inizio dicembre fino al 6 gennaio, giorno dell'Epifania, con la festa della Befana come culmine. Le bancarelle vendono dolciumi, carbone di zucchero, calze, giocattoli e artigianato; l'assegnazione dei banchi avviene tramite bando pubblico di Roma Capitale.
Piazza Navona è adatta ai bambini?
Molto. È chiusa al traffico, piana e larga, con tre fontane da guardare e un piccolo bestiario scolpito da cercare sulla Fontana dei Quattro Fiumi. Mancano però i servizi igienici pubblici, che si trovano soltanto nei locali.
Quanto costa un caffè a Piazza Navona?
Ai tavolini della piazza il servizio ha i prezzi del centro storico e un caffè al tavolo può superare i quattro euro. Il listino deve essere esposto e leggibile prima di sedersi: chiederlo è un diritto, e conviene farlo.
Qual è il momento migliore per vedere Piazza Navona?
All'alba, fra le sei e le sette e mezza, quando la piazza è vuota e la luce entra di taglio. Il secondo momento buono è il tardo pomeriggio, con il sole che colpisce la facciata di Sant'Agnese. Fra le 11 e le 15, da aprile a ottobre, la folla rende difficile perfino camminare.
Che differenza c'è fra Piazza Navona e Campo de' Fiori?
Piazza Navona è una piazza monumentale barocca nata sopra uno stadio antico, con fontane, chiesa e palazzi di rappresentanza; Campo de' Fiori è una piazza di mercato, più piccola e irregolare, che ha ancora i banchi di frutta e verdura la mattina e la vita notturna la sera. Le due si trovano a cinque minuti l'una dall'altra e raccontano due Rome diverse.
Dove si trova Pasquino rispetto a Piazza Navona?
All'angolo sud-ovest, in Piazza di Pasquino, a meno di cinquanta metri. La statua è un frammento ellenistico riconosciuto come Menelao che sorregge Patroclo, ritrovato nel 1501 e forse proveniente dalla decorazione dello stadio di Domiziano.
Piazza Navona si allaga ancora?
No. La festa del lago fu soppressa da Pio IX nel 1866 e il piano della piazza è stato successivamente regolarizzato: la concavità che rendeva possibile l'allagamento non esiste più. Restano le fontane e i racconti.
Serve prenotare per Piazza Navona?
Per la piazza no, mai. La prenotazione serve solo per l'area archeologica dello Stadio di Domiziano, che ha ingressi contingentati quando è operativa, ed è consigliata per il Museo di Roma nei periodi di mostra molto visitata.
Che cosa vedere vicino a Piazza Navona?
Pasquino a cinquanta metri, San Luigi dei Francesi con i Caravaggio a duecento, Sant'Ivo alla Sapienza dentro il cortile della Sapienza, Palazzo Madama sede del Senato, Palazzo Altemps con la scultura antica del Museo Nazionale Romano, il Pantheon a dieci minuti, Campo de' Fiori a cinque, Castel Sant'Angelo a dieci passando per Via dei Coronari.
Il consiglio finale su Piazza Navona
La cosa più convincente di Piazza Navona non è Bernini: è il fatto che una piazza costruita per celebrare una famiglia sia diventata, senza chiedere permesso, il salotto di una città intera. Il progetto era propagandistico, il risultato è pubblico. Nessun altro spazio barocco romano ha fatto questo salto in modo così completo.
Se hai poco tempo a Roma, meglio non sacrificarla a un passaggio di dieci minuti fra il Pantheon e Castel Sant'Angelo. Dalle un'ora vera, all'ora giusta, e comincia dalla fontana guardando il cielo attraverso lo scoglio. Se invece hai un giorno intero da spendere in questa parte di città, la combinazione che funziona sempre è questa: alba a Piazza Navona, Sant'Agnese quando apre, Palazzo Braschi a metà mattina, San Luigi dei Francesi prima di pranzo, e il pomeriggio a Palazzo Altemps. Torni la sera per il rumore dell'acqua e hai capito il Campo Marzio meglio di chi ci ha passato una settimana.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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