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Largo Torre Argentina – Area Sacra del Campo Marzio

In breve. Largo di Torre Argentina, area archeologica dei quattro templi repubblicani: l'ingresso dei visitatori è in via di San Nicola de' Cesarini, di fronte al civico 10, con la biglietteria sistemata ai piedi della Torre del Papito.

Largo di Torre Argentina, area archeologica dei quattro templi repubblicani: l'ingresso dei visitatori è in via di San Nicola de' Cesarini, di fronte al civico 10, con la biglietteria sistemata ai piedi della Torre del Papito. Apertura da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 19.00 quando vige l'ora legale (ultimo ingresso alle 18.45) e dalle 9.30 alle 16.00 quando vige l'ora solare (ultimo ingresso alle 15.45); il 24 e il 31 dicembre l'orario si accorcia, dalle 9.30 alle 14.00. Chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1 maggio. Biglietto intero per i non residenti 7 euro, ridotto 4 euro, più 1 euro di prevendita; l'ingresso è gratuito per i residenti di Roma e della Città metropolitana e per le categorie che ne hanno diritto. La prevendita è obbligatoria, con un massimo di cinque biglietti per acquisto, e gli ingressi sono contingentati ogni venti minuti: la visita dura circa quarantacinque minuti. I gruppi fra le cinque e le venticinque persone prenotano gratuitamente al numero 060608, attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00. Dentro l'area non ci sono servizi igienici; i cani di piccola taglia entrano nel trasportino. La piazza è uno dei nodi del trasporto di superficie del centro storico, servita da tram e da numerose linee di autobus, mentre nessuna stazione della metropolitana si apre sul largo: per le linee e le fermate del giorno conviene consultare il sito dell'azienda di trasporto pubblico prima di muoversi.

Se preferite costruire una giornata romana a spesa contenuta, questa area rientra a pieno titolo nel circuito raccontato nella nostra pagina sui musei gratis a Roma, perché per chi risiede in città il biglietto non si paga affatto.

Largo Torre Argentina, Area Sacra del Campo Marzio
Largo Torre Argentina, Area Sacra del Campo Marzio

Che cosa si vede oggi nell'Area Sacra di Largo Torre Argentina

Per quasi un secolo questo recinto è stato il più celebre buco di Roma: lo si guardava dall'alto, appoggiati alla ringhiera, con i gatti che sonnecchiavano sui rocchi di colonna quattro metri più in basso. Dal 20 giugno 2023 la situazione è cambiata. Un percorso su passerella scende dentro l'area e consente per la prima volta di avvicinarsi alle strutture, camminando alla quota dei podi invece che sopra i tetti della città moderna. Cambia tutto, e non per modo di dire: il tempio C visto dal marciapiede è un rettangolo di tufo, il tempio C visto dalla passerella è un edificio con un'altezza, una scalinata e un altare davanti.

Il colpo d'occhio dalla balaustra resta comunque uno dei migliori di Roma, e resta gratuito. Ma chi si ferma lì si perde il mosaico bianco e nero dentro la cella del tempio C, le absidi della chiesa medievale inglobate nel tempio A, la differenza fisica fra i tre livelli di pavimentazione sovrapposti. Il giudizio è secco: il biglietto da sette euro è uno dei meglio spesi del centro storico, e chi lo salta per risparmiare quaranta minuti compie un pessimo affare.

L'area occupa il centro della piazza per una superficie che si legge a colpo d'occhio come un quadrilatero incassato. Dentro ci sono quattro templi di età repubblicana, indicati con le lettere A, B, C e D da nord a sud, i resti della porticus Minucia, il basamento in tufo che gli studi collegano alla Curia di Pompeo, tracce del portico detto Hecatostylum e i muri tardi che collegano i fronti dei templi. Sopra, il traffico e i pini. Sotto, cinque secoli di storia repubblicana e imperiale compressi in poco più di un ettaro.

Il nome di Largo Torre Argentina: Burckardt, Strasburgo e una torre che non esiste più

Il nome della piazza non ha nulla a che vedere con il Sudamerica, e questa è la prima cosa da mettere in chiaro. Deriva da Johannes Burckardt, nato a Strasburgo attorno al 1445 e morto nel 1506, prelato di carriera che dal 1483 fu maestro delle cerimonie pontificie sotto cinque papi: Sisto IV, Innocenzo VIII, Alessandro VI Borgia, Pio III e Giulio II. Un uomo che ha visto da vicino il Rinascimento romano nella sua fase più violenta e più creativa, e che ne ha lasciato un diario latino di straordinaria freddezza.

Burckardt firmava i suoi atti come Argentinus, perché il nome latino di Strasburgo è Argentoratum. Comprò un terreno in questa zona, sopra i resti del complesso del Teatro di Pompeo, demolì le preesistenze medievali e vi costruì il proprio palazzo, che i romani chiamarono subito Casa del Burcardo, in via del Sudario 44. La torretta merlata che lo caratterizzava divenne per tutti la Torre Argentina, e il nome scivolò dall'edificio alla piazza. Nell'Ottocento la torre fu mozzata e poi inghiottita da una sopraelevazione: oggi è irriconoscibile, ma ha lasciato il proprio nome a uno degli indirizzi più pronunciati di Roma.

La torre in mattoni che si vede davvero nel largo, quella con la merlatura sull'angolo verso via Florida, è un'altra cosa: è la Torre del Papito, costruzione medievale che con la Torre Argentina non ha alcun rapporto. Confondere le due è l'errore più diffuso che sento fare dalle guide improvvisate, e capita anche in pubblicazioni serie. Se qualcuno vi indica la Torre del Papito dicendo che dà il nome alla piazza, sappiate che è falso.

Dopo il 1730 parte della proprietà del Burcardo fu impiegata per costruire il Teatro Argentina, e la vocazione teatrale della zona, che risaliva al complesso di Pompeo, si perpetuò per la terza volta in duemila anni. Il palazzetto restaurato divenne poi sede della SIAE, con la biblioteca e il museo teatrale del Burcardo, una delle raccolte di storia dello spettacolo più ricche d'Italia.

Largo Torre Argentina, Area Sacra del Campo Marzio
Largo Torre Argentina, Area Sacra del Campo Marzio

Dal quartiere demolito al Foro Argentina: gli scavi del 1926

La piazza che vediamo è il risultato di una demolizione. Nel 1909 il piano regolatore della capitale del giovane Regno d'Italia previde la ricostruzione di questo settore del Campo Marzio: i progetti includevano la Torre del Papito e i resti di un tempio dentro i nuovi edifici, dopo aver raso al suolo il tessuto edilizio esistente, di origine medievale e cinquecentesca. Fra il 1926 e il 1929 le ruspe fecero il loro lavoro. Cadde anche la chiesa di San Nicola dei Cesarini.

Fu allora che i marmi cominciarono a uscire dalla terra. La scoperta decisiva furono i frammenti di una statua colossale, gigantesca, con una testa che da sola misura un metro e quarantasei. Da lì partirono scavi archeologici sistematici, condotti fino al 1928 e poi ripresi a più riprese almeno fino agli anni Settanta, che riportarono alla luce un'area sacra di età repubblicana intatta nella sua pianta.

La destinazione della zona restò incerta a lungo: c'era chi voleva costruirci sopra come previsto. Il complesso si salvò per una supplica dell'archeologo Giuseppe Marchetti Longhi indirizzata direttamente a Benito Mussolini. L'area venne sistemata come recinto archeologico e inaugurata nell'aprile del 1929 con il nome di Foro Argentina. Vale la pena fermarsi un secondo su questo paradosso: lo stesso regime che a Roma ha distrutto interi quartieri per aprire i suoi viali qui ha salvato quattro templi che nessun piano voleva conservare.

Il Teatro Argentina, fatto costruire nel 1732 dal duca Giuseppe Cesarini Sforza, sopravvisse alla demolizione e oggi appartiene al Comune di Roma: è la sala dove nel 1816 andò in scena la prima del Barbiere di Siviglia di Rossini, accolta da una delle contestazioni più famose della storia dell'opera. Chi ama il repertorio trova gli altri palcoscenici storici della città nella pagina dedicata al Teatro dell'Opera di Roma.

La porticus Minucia e la topografia dell'Area Sacra del Campo Marzio

L'identificazione topografica dell'area si regge su un edificio che non è un tempio: la porticus Minucia vetus, costruita nel 106 a.C. da Marco Minucio Rufo con il bottino del trionfo sugli Scordisci, popolazione celtica dei Balcani. I colonnati che si riconoscono sui lati nord ed est della piazza appartengono a questo portico e non furono mai rifatti in età imperiale, il che li rende un fossile prezioso.

Il pavimento in tufo della porticus è posteriore ai templi A, C e D e anteriore al tempio B. È una sequenza stratigrafica semplice e per questo decisiva: da quella singola quota si è potuta ricostruire la cronologia relativa dell'intero complesso. Chi lavora sull'archeologia romana sa quanto rara sia una situazione così pulita nel centro storico.

I quattro templi si affacciano su una strada lastricata che venne ricostruita in età imperiale dopo l'incendio dell'80 d.C., poco dopo l'ampliamento della porticus Minucia, che nella sua fase tarda, detta Frumentaria, arrivò a inglobare l'intera area. Il nome non è casuale: la Minucia Frumentaria fu il luogo dove si effettuava la distribuzione pubblica del grano alla plebe romana. Sotto i vostri piedi, quando percorrete la passerella, passava una delle code più lunghe e più ordinate dell'antichità.

Largo Torre Argentina, Area Sacra del Campo Marzio
Largo Torre Argentina, Area Sacra del Campo Marzio

I quattro templi di Largo Torre Argentina, uno per uno

Le lettere A, B, C e D furono assegnate dagli archeologi procedendo da nord a sud, e sono rimaste perché nessuna delle quattro dedicazioni è certa. Nessuna iscrizione dedicatoria è stata trovata in posto. Tutto quello che segue va letto con questa avvertenza in testa: la cronologia è solida, l'intitolazione è ipotesi ragionata. In ordine di antichità l'ordine è C, poi A, poi D, poi B.

Il tempio C dell'Area Sacra del Campo Marzio, forse dedicato a Feronia

Il più antico dei quattro, databile fra il IV e il III secolo a.C. Poggia su un podio in tufo altissimo, circa tre metri e ottanta, chiuso in alto da una modanatura semplice di gusto arcaico. La pianta è quella del tempio periptero sine postico, cioè circondato da colonne su tre lati e chiuso sul retro da un muro continuo: una formula italica, non greca. Le pareti della cella sono in mattoni. Quante colonne avesse sulla fronte non si sa con esattezza, probabilmente quattro o sei; restano alcune basi sui fianchi.

La datazione si è costruita su tre indizi convergenti: l'aspetto arcaico dell'edificio, i frammenti di decorazione architettonica in terracotta e alcune iscrizioni. L'attribuzione a Feronia, antica divinità italica della fertilità, protettrice dei boschi e delle messi, resta un'ipotesi fondata sulla notizia dei calendari antichi che collocavano il suo culto in Campo Marzio; se fosse corretta, le fonti confermerebbero la presenza di un tempio a Feronia in questa zona almeno dal 217 a.C. Il legame con il grano distribuito qui accanto ha un suo fascino, ma è una suggestione topografica, non una prova.

Il tempio ebbe una propria platea pavimentale, sostituita in un secondo momento, forse in connessione con la costruzione del tempio D. Su questo secondo livello poggiano i resti dell'altare in peperino che un'iscrizione trovata in loco data al 174 a.C.: lo pose un Aulo Postumio Albino, discendente di Aulo Postumio Albino Lusco, console nel 180 a.C., in occasione di un provvedimento noto come Lex Plaetoria, di cui sappiamo poco. Il secondo pavimento fu poi coperto da una terza pavimentazione, molto più alta, che seppellì l'altare e impose sei gradini sul fronte: è il piano della porticus Minucia dell'80 d.C., comune a tutta l'area dopo l'incendio. In quell'occasione fu steso il mosaico a tessere bianche e nere dentro la cella, che dalla passerella si scorge bene con la luce giusta.

C'è una conseguenza estetica che quasi nessuno racconta: via via che i piani di calpestio salivano, il podio sembrava più basso. Il gusto tardo repubblicano preferiva templi meno sopraelevati, e la natura assecondò la moda. I resti dell'acrolito femminile trovati fra questo tempio e il tempio B sono di solito riferiti al secondo, ma non è impossibile che appartenessero al tempio C.

Il tempio A di Largo Torre Argentina, forse Aedes Iuturnae

Secondo per antichità, III secolo a.C., poi rifatto nel I secolo a.C. All'origine era un piccolo edificio in antis, con una coppia di colonne davanti alla cella, o forse un prostilo di ordine tuscanico, con un podio alto dieci piedi e cornici severe: alti plinti con sagome a cuscino sui bordi. La platea era in tufo e vi poggiava un altare in peperino, conservato solo in parte. Sopra questa fu costruita una seconda platea di tufo con altare in opus caementicium, corrispondente al piano della porticus Minucia che divenne comune a tutta l'area. Per non interrare il podio lo si rifece riproducendo le stesse sagome delle cornici: un dettaglio di rispetto filologico che i costruttori romani non praticavano sempre.

Il rifacimento maggiore avvenne verosimilmente in età sillana. Attorno all'edificio antico fu costruita una peristasi, cioè un colonnato perimetrale, e l'antico tempio divenne la cella del nuovo, alla maniera greca. Le colonne erano nove sul lato lungo e sei su quello posteriore, e forse anche sul fronte, con basi e capitelli in travertino e fusti in tufo rivestiti di stucco; le colonne in travertino che si vedono oggi appartengono a un restauro più tardo. Il nuovo podio ricevette cornici ellenizzanti, simili a quelle del vicino tempio B.

Sull'identificazione le proposte in campo sono due, entrambe legate alla gens Lutatia e allo stesso anno, il 241 a.C. La prima è il tempio di Giuturna, la ninfa delle fonti, fatto edificare in Campo Marzio da Gaio Lutazio Catulo, il console vincitore alle isole Egadi; la seconda è il tempio di Iuno Curritis, riferito a Gaio Lutazio Cercone dopo la vittoria su Falerii. L'identificazione più probabile resta la prima, perché un passo dei Fasti di Ovidio ricorda che il tempio di Giuturna sorgeva presso lo sbocco dell'Acqua Vergine, cioè accanto alle Terme di Agrippa, immediatamente a nord di quest'area. Milita nella stessa direzione il fatto che il tempio B, adiacente, sia opera di un altro Lutazio Catulo: una famiglia che segna il proprio territorio sacro.

Sopra il tempio A fu costruita in età medievale la chiesa di San Nicola dei Cesarini, e i suoi resti sono ancora leggibili: due absidi e un altare, incastonati nel podio antico. È la stratigrafia che preferisco di tutta l'area, perché mostra in tre metri quadrati come Roma non abbia mai buttato via niente.

Il tempio D dell'Area Sacra, forse Aedes Larum Permarinum

Il più grande dei quattro e il terzo in ordine cronologico, con inizio nel II secolo a.C. e rifacimento nel I. L'attribuzione corrente è al tempio dei Lari Permarini, i Lari protettori dei naviganti, votato nel 190 a.C. da Lucio Emilio Regillo dopo la vittoria navale su Antioco III e dedicato nel 179 a.C. dal censore Marco Emilio Lepido. L'aggancio è nei Fasti Prenestini, che collocano il tempio dei Lari Permarini presso la porticus Minucia.

Di questo tempio si vede solo una parte: la maggioranza dell'edificio resta sotto il piano stradale di via Florida e sotto gli isolati moderni, e per ora non c'è alcun progetto di scavo. La porzione visibile mostra la struttura più antica in opera cementizia, rifatta nel I secolo a.C. in travertino. La pianta è arcaicizzante, con una grande cella rettangolare preceduta da un pronao esastilo, a sei colonne, profondo quanto tre moduli intercolumni. Oggi si legge soprattutto il podio di travertino del I secolo, con sagome taglienti e poco sporgenti, per un'altezza di circa tre metri.

Davanti al tempio D conviene guardare il bordo dello scavo e immaginare il resto sotto l'asfalto. È il modo migliore per capire che l'area archeologica di Largo Argentina non è un sito completo, ma la fetta di un complesso enorme di cui la città moderna conserva sopra di sé il calco.

Il tempio B, la Fortuna del Giorno Presente

Il più recente dei quattro e l'unico a pianta circolare: una tholos, con la cella rotonda circondata da un colonnato. È anche il più riconoscibile nelle fotografie, perché ne restano sei colonne in piedi. L'identificazione, sostenuta con buoni argomenti, è con l'Aedes Fortunae Huiusce Diei, la Fortuna del Giorno Presente, fatta costruire da Quinto Lutazio Catulo, collega di Gaio Mario nel consolato, per la vittoria sui Cimbri ai Campi Raudii nel 101 a.C.

Il podio è modanato, con sagome rigonfie di gusto ellenizzante, quello che gli storici dell'architettura chiamano con qualche libertà un profilo barocco. La cella è circolare, costruita in opera incerta; le colonne erano in tufo rivestito di stucco, con basi e capitelli in travertino. L'esistenza di un pronao tetrastilo è stata ipotizzata, ma non ne è rimasta traccia archeologica. In un momento imprecisato di età imperiale, forse sotto Domiziano e comunque dopo l'80 d.C., le pareti della cella furono abbattute e ricostruite come esili tramezzi in tufo fra colonna e colonna, secondo la tipologia dello pseudoperiptero; nella stessa occasione il podio fu allargato e poco dopo si chiuse anche la facciata esterna.

Dentro questo tempio, o accanto a esso, sorgeva la statua colossale i cui frammenti hanno cambiato la storia della piazza. Si trattava di un acrolito, tecnica mista in cui le parti nude della figura sono di marmo e il resto è coperto da una veste, qui di bronzo, poi fusa e dispersa. Sono state ritrovate la testa, alta un metro e quarantasei, le braccia e le gambe. Oggi si vedono alla Centrale Montemartini, la vecchia centrale elettrica dell'Ostiense trasformata in museo, e vi consiglio di programmare le due visite nello stesso fine settimana: vedere il tempio senza la dea, e poi la dea senza il tempio, insegna sull'archeologia romana più di dieci pannelli didattici.

La grande sopraelevazione: come i quattro templi diventarono un complesso unico

Alla nascita i templi A e C erano indipendenti, costruiti sul piano di campagna originario, separati da uno spazio abbastanza ampio, ciascuno con la propria area recintata e sopraelevata di qualche gradino rispetto al terreno circostante. Poi sorse il tempio D. La trasformazione totale arrivò quando il piano di calpestio fu innalzato di circa un metro e quaranta, probabilmente in seguito a un incendio, verosimilmente quello del 111 a.C.

In quell'occasione fu steso un pavimento unico in tufo per i tre templi e si procedette forse alla recinzione con un portico colonnato, di cui restano tracce sui lati nord e ovest. I podi finirono tagliati a metà altezza, e ogni tempio reagì a modo suo: al tempio C non si aggiunse nulla, al tempio A si rifece il rivestimento con nuovi blocchi, al tempio D si fece un ampliamento notevole, forse un poco più tardi, rivestendo il tutto in travertino.

Restava un problema di simmetria. Lo spazio vuoto fra i templi A e C, con il nuovo pavimento continuo, appariva sbilanciato: fu allora che vi si inserì il tempio B, la tholos. Un edificio sacro costruito anche, se non soprattutto, per ragioni di composizione urbana. La datazione di quel pavimento poggia sull'iscrizione dell'altare del tempio C, coperto dal tufo e quindi anteriore: il nuovo piano deve risalire a dopo la metà del II secolo a.C.

Largo Torre Argentina, Area Sacra del Campo Marzio
Largo Torre Argentina, Area Sacra del Campo Marzio

Perché l'Area Sacra del Campo Marzio è il metro di misura dell'architettura repubblicana

Questa è la ragione per cui il nome di Largo Argentina compare in ogni manuale di archeologia romana, e non ha nulla a che vedere con Cesare o con i gatti. Lo studio delle architetture di quest'area ha fornito il paradigma cronologico principale per tutti gli edifici sacri di Roma e dell'Italia centrale: quando un archeologo deve datare un podio o una cornice in un santuario del Lazio o dell'Umbria, il confronto lo cerca qui.

Dalle quattro piante si legge in sequenza l'evoluzione del gusto lungo l'età repubblicana: dalle forme più arcaiche in pianta, il tempio C, il tempio D e la prima fase del tempio A, agli impianti ellenizzati importati, la tholos e il periptero. Anche le sagome dei podi raccontano la stessa storia, con i legami evidenti con il mondo etrusco e italico fra IV e III secolo a.C. e la comparsa, dal II secolo, di profili di derivazione greca. E c'è la tendenza costante, con il passare del tempo, a ridurre l'altezza dei podi: il tempio smette di dominare dall'alto e scende verso chi lo guarda.

Quattro edifici, quattro momenti, un solo recinto. Nessun altro luogo di Roma offre una serie così compatta. Se il tema vi interessa, la sequenza si completa bene con una visita alla Crypta Balbi, a due passi da qui, dove lo stesso metodo stratigrafico viene applicato al passaggio fra antichità e medioevo.

Le trasformazioni di età imperiale nell'Area Sacra

A parte le manutenzioni ordinarie, la sostituzione di qualche colonna, la ridecorazione di pareti e pavimenti, l'area sacra conobbe in età imperiale due interventi di peso.

Il primo si data dopo l'incendio dell'80 d.C., quello che sotto Tito devastò il Campo Marzio insieme al Pantheon e alle Terme di Agrippa. Consistette in una ripavimentazione generale in travertino, che accorciò le scalinate d'ingresso, dotate allora di guance in travertino, e comportò la sostituzione degli altari esterni con altari collocati dentro le scalinate, secondo una moda imperiale ben documentata altrove. Chi visita il Pantheon vede l'altra faccia della stessa ricostruzione domizianea e adrianea.

Il secondo intervento risale al III secolo inoltrato. Fu eretto un muro che univa i fronti dei templi, con certezza almeno quelli dei templi A e B, ricavando fra un tempio e l'altro una serie di stanze di servizio. È molto probabile che vi avessero sede gli uffici da cui dipendevano gli acquedotti e la distribuzione del grano, unificati all'epoca di Settimio Severo in un'unica amministrazione retta da un curator aquarum et Minuciae, e trasferiti altrove in età costantiniana. Un santuario che diventa un ministero: il modo più romano possibile di riusare un luogo sacro.

È in corso da tempo il restauro della pavimentazione antica, di epoca domizianea, in blocchi di travertino; alcuni settori possono risultare inaccessibili a seconda dello stato dei lavori, e vale la pena verificarlo sul sito ufficiale della Sovrintendenza Capitolina prima di partire.

Largo Torre Argentina, Area Sacra del Campo Marzio
Largo Torre Argentina, Area Sacra del Campo Marzio

Gli altri resti: Hecatostylum, Curia di Pompeo e Torre del Papito

Non tutto quello che si vede nel recinto appartiene ai quattro templi, e questa è una fonte di equivoci continua.

Il settore orientale è occupato dai resti della porticus Minucia. Il settore settentrionale conserva alcune tracce del grande portico detto Hecatostylum, cioè delle cento colonne, che apparteneva al complesso monumentale del Teatro di Pompeo e si estendeva verso ovest, sotto gli isolati fra via dei Chiavari e Campo de' Fiori. A ovest, dietro i templi B e C, è visibile un grosso basamento in tufo che gli studi collegano ormai con larghissimo consenso alla Curia di Pompeo, l'aula dove il Senato si riuniva quando la Curia del Foro era inagibile.

La Curia di Pompeo e le Idi di marzo del 44 a.C.

Il 15 marzo del 44 a.C. Gaio Giulio Cesare fu ucciso mentre presiedeva una seduta del Senato riunita nella Curia Pompeiana. Non nel Foro, non in Campidoglio: qui, in quest'angolo di Campo Marzio, dietro i templi che oggi guardate dalla passerella. La sede istituzionale che eredita quella funzione oggi è un'altra, e si visita a poche centinaia di metri: Palazzo Madama.

Le indagini condotte nel 2012 da un gruppo di archeologi spagnoli insieme alla Soprintendenza hanno individuato in quel settore una struttura in cementizio interpretata come la chiusura monumentale del luogo del delitto, decisa da Augusto: il punto esatto sarebbe stato murato e reso inaccessibile perché considerato maledetto. Se l'interpretazione regge, siamo davanti al primo caso documentato di damnatio di un luogo per un assassinio politico.

Sempre nel 2012 Andrea Carandini ha proposto che Cesare cadesse sul pulpito posto sotto la nicchia che ospitava la statua di Pompeo, accanto ai seggi dei senatori. L'ipotesi si accorda con il celebre passo di Plutarco: Cesare si accasciò contro il piedistallo su cui era la statua di Pompeo. Fu inondato di sangue, sicché parve che Pompeo stesso guidasse la punizione del rivale disteso ai suoi piedi. Sono le Vite parallele, e sono un testo letterario scritto oltre un secolo dopo i fatti: bellissimo, non un verbale. Lo dico perché in questa piazza la letteratura viene spesso spacciata per archeologia.

Nel largo resta poi la Torre del Papito, isolata dal contesto urbano che la spiegava, e il Teatro Argentina, che dal 1732 tiene aperta la vocazione teatrale della zona.

La colonia felina di Largo Torre Argentina

Dalla riscoperta dell'area sacra i gatti hanno preso possesso delle rovine, e da decenni una colonia felina riconosciuta vive fra i podi, curata da volontarie e volontari che gestiscono un rifugio ricavato in un ambiente sotto il piano stradale, sul lato di via Florida. Sterilizzazioni, cure veterinarie, adozioni a distanza: è un lavoro serio, fatto da persone che non chiedono nulla ai turisti se non un comportamento decente.

Il rifugio ha orari propri, indipendenti da quelli dell'area archeologica, e conviene controllarli sul sito dell'associazione prima di scendere. Abbiamo dedicato una pagina intera al santuario dei gatti di Largo Argentina, con la storia della colonia e il modo corretto di sostenerla.

Un'avvertenza: non si dà da mangiare ai gatti, non si scavalca la balaustra per fotografarli, non si portano cani liberi. E soprattutto non si porta qui un gatto che non si vuole più. La colonia non è un cassonetto, e l'abbandono resta un reato.

Santuario dei gatti di Largo Argentina
Santuario dei gatti di Largo Argentina

Una curiosità su Largo Torre Argentina - Area Sacra del Campo Marzio

La curiosità più bella riguarda il pavimento, non i templi. Sotto la passerella ci sono tre piani di calpestio sovrapposti, e la distanza fra il primo e l'ultimo è di oltre due metri e mezzo. Non è un fenomeno geologico: è Roma che si rialza da sola, incendio dopo incendio, alluvione dopo alluvione. Il Campo Marzio era una piana golenale del Tevere, allagata con regolarità fino alla costruzione dei muraglioni ottocenteschi, e ogni piena depositava limo. I romani non scavavano: rialzavano.

La conseguenza è controintuitiva. I templi che vedete non sono affondati nel terreno perché sono antichi: sono affondati perché la città è cresciuta verso l'alto attorno a loro, e ogni volta che il pavimento saliva il podio sembrava più basso. Al tempio C, che nasce con un podio di quasi quattro metri, alla fine restavano fuori terra pochi gradini. Gli architetti tardo repubblicani, invece di combattere il fenomeno, se ne innamorarono: la moda dei podi bassi nasce anche da qui, da un adattamento a una piana che si autoseppelliva.

Seconda curiosità, minore ma memorabile. L'iscrizione dell'altare del tempio C, quella del 174 a.C., è uno dei documenti epigrafici più antichi rinvenuti in posto nel Campo Marzio, e ha la caratteristica di essere stata trovata sigillata sotto il tufo: il che significa che nessuno l'ha mai spostata, riusata o rilavorata in ventidue secoli. Nell'archeologia urbana romana, dove tutto viene rimesso in circolo, un reperto immobile vale quanto un reperto raro.

Terza, se volete un dettaglio da raccontare a tavola: la piazza deve il proprio nome a Strasburgo. Argentoratum, Argentinus, Argentina. Nessun legame con l'America latina, nessun legame con l'argento.

Una cosa che non ti dice nessuno su Largo Torre Argentina - Area Sacra del Campo Marzio

Il punto che nessuna audioguida affronta è la distribuzione del grano. La porticus Minucia Frumentaria, che nella sua fase tarda inglobò l'intera area sacra, era il luogo dove i cittadini romani iscritti nelle liste ritiravano la propria quota mensile di frumento pubblico. Parliamo di circa duecentomila aventi diritto in età imperiale, ciascuno con una tessera, ciascuno assegnato a uno sportello e a un giorno preciso.

Significa che questa piazza, per almeno tre secoli, è stata un ufficio pubblico affollatissimo. I quattro templi non erano un santuario silenzioso: erano il fondale monumentale di un enorme sistema di code, registri e controlli, la macchina amministrativa che teneva in piedi la pace sociale di una metropoli da un milione di abitanti. E le stanze ricavate nel III secolo fra un tempio e l'altro erano, con ogni probabilità, gli uffici di quel servizio, uniti a quelli degli acquedotti sotto un unico funzionario, il curator aquarum et Minuciae.

C'è di più, e riguarda il modo in cui guardiamo le rovine. Siamo abituati a immaginare i templi antichi come luoghi di raccoglimento. Qui è documentato il contrario: il sacro e il burocratico convivevano nello stesso recinto, con i cittadini in fila davanti ai podi e i sacerdoti che sacrificavano sugli altari a pochi metri di distanza. Nessuno trovava la cosa strana. La separazione fra spazio religioso e spazio amministrativo è un'invenzione moderna che proiettiamo all'indietro senza accorgercene.

Ultimo elemento poco noto: la maggior parte del tempio D resta sotto via Florida e sotto gli edifici moderni. L'area visitabile è una sezione, non un complesso completo. Quando qualcuno dice di aver visto l'area sacra, ha visto forse i due terzi di quello che c'è.

Il consiglio che ti do per visitare Largo Torre Argentina - Area Sacra del Campo Marzio

Prenotate il primo ingresso della giornata, quello delle 9.30, e andateci in un giorno feriale. Gli ingressi sono contingentati ogni venti minuti e la visita dura circa quarantacinque minuti: con lo slot iniziale trovate la passerella quasi vuota e la luce radente che entra da est, la migliore per leggere i profili dei podi. Il pomeriggio tardo in estate funziona altrettanto bene, ma il flusso è più denso.

Secondo consiglio, pratico e poco romantico: portate acqua e sistemate il bagno prima, perché dentro l'area non ci sono servizi igienici. Il percorso è breve ma completamente esposto, senza ombra: fra giugno e agosto, a mezzogiorno, è un forno. Cappello obbligatorio, scarpe chiuse consigliate.

Terzo, e vale il viaggio: fate la visita in due tempi. Prima il giro della balaustra dall'alto, gratuito, partendo dall'angolo di via di Torre Argentina e completando l'anello in senso orario, per capire la pianta d'insieme; poi scendete con il biglietto e ripercorrete gli stessi edifici da vicino. Dieci minuti sopra, quarantacinque sotto. Chi salta la prima parte perde la comprensione della planimetria, chi salta la seconda perde tutto il resto.

Quarto: prendete il biglietto in prevendita, sempre. Un euro in più, e vi risparmia la coda alla biglietteria della Torre del Papito e il rischio, nei fine settimana di primavera, di trovare lo slot esaurito. I residenti a Roma e nella Città metropolitana entrano gratis ma devono comunque avere il titolo di ingresso: gratuito non significa senza biglietto.

Quinto, e più netto di tutti: non venite qui come tappa isolata. Quest'area si capisce in sequenza con la Crypta Balbi e con la Centrale Montemartini. Se avete un giorno solo e volete che qualcuno vi accompagni davvero dentro i testi e le fonti, esistono formule su misura per piccoli gruppi che trovate fra le esperienze personalizzate per piccoli gruppi a Roma.

Largo Torre Argentina, Area Sacra del Campo Marzio
Largo Torre Argentina, Area Sacra del Campo Marzio

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Giulio Cesare fu ucciso alle Idi di marzo. Quasi nessuno collega quel fatto a questo indirizzo. Il delitto non avvenne nella Curia del Foro Romano, che era in ricostruzione, ma nella Curia Pompeiana, l'aula per le sedute senatorie annessa al complesso del Teatro di Pompeo. Il basamento in tufo dietro i templi B e C appartiene a quel corpo di fabbrica.

Il fatto risaputo, dunque, è che Cesare morì a Roma il 15 marzo del 44 a.C. Il dettaglio poco citato è che morì qui, in un edificio dedicato al suo avversario, sotto la statua di Pompeo, in un luogo che Augusto fece poi murare. La coincidenza fu troppo perfetta per non diventare letteratura: Plutarco la sfrutta apertamente, Shakespeare la eredita da Plutarco, il cinema la eredita da Shakespeare. Sono duemila anni di racconto costruiti su una collocazione topografica.

Aggiungo il dato che di solito manca: quella non fu una scelta improvvisata dei congiurati. La seduta del Senato era convocata regolarmente lì, e i congiurati sapevano che nel complesso di Pompeo si svolgevano contemporaneamente giochi gladiatori, il che garantiva la presenza di uomini armati amici a poca distanza. Fu un agguato pianificato in un luogo scelto per la sua logistica, non un impeto di violenza in una piazza qualsiasi.

Vale infine ricordare che la Curia non è visitabile: se ne vede il basamento, non l'aula. Chi arriva sperando di entrare nella stanza dove morì Cesare resta deluso, ed è meglio saperlo prima di comprare il biglietto.

La foto giusta da fare a Largo Torre Argentina - Area Sacra del Campo Marzio

La fotografia che tutti fanno è dall'alto, dalla balaustra sul lato di via di Torre Argentina, con le sei colonne del tempio B in primo piano. Funziona, ed è una buona cartolina. Ma è una foto piatta, perché schiaccia i podi e non racconta le altezze.

La foto che consiglio è un'altra: dalla passerella, in basso, puntando l'obiettivo verso l'alto lungo il fianco del tempio C, in modo da avere il podio in tufo che taglia il fotogramma in diagonale e, sullo sfondo, i palazzi umbertini della piazza. È l'unica inquadratura che restituisce il salto di venti secoli in un solo scatto, e la si può fare soltanto da dentro. Grandangolo moderato, non spinto: le linee verticali degradano in fretta.

Per la luce: la mattina presto illumina i fronti orientali, il tardo pomeriggio taglia di lato le colonne della tholos e ne stacca le scanalature. L'ora d'oro d'inverno, attorno alle quindici e trenta, con l'apertura in orario solare fino alle 16.00, regala la migliore combinazione dell'anno. Dopo il tramonto l'area chiude, ma l'illuminazione notturna del recinto vista dalla balaustra resta uno spettacolo gratuito, con la pietra dorata e i gatti che escono dall'ombra: se passate di sera dopo cena, fermatevi due minuti e guardate in basso.

Un ultimo consiglio tecnico e una regola di buona educazione. Il treppiede sulla passerella è impraticabile, per lo spazio e per il flusso contingentato: portate un obiettivo luminoso e alzate gli ISO. E i gatti si fotografano da dove si è, senza sporgersi e senza richiamarli. Chi cerca inquadrature sui monumenti vicini trova buone indicazioni anche nelle nostre pagine su Piazza Navona e sulla Fontana di Trevi.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

241 a.C. La gens Lutatia comincia a segnare questo settore del Campo Marzio: alla vittoria delle isole Egadi e alla campagna contro Falerii si legano le due proposte di identificazione del tempio A, l'Aedes Iuturnae e il tempio di Iuno Curritis.

217 a.C. Le fonti letterarie attestano un culto di Feronia in Campo Marzio: è l'aggancio, indiretto ma prezioso, per l'ipotesi che il tempio C fosse dedicato a quella divinità.

190 e 179 a.C. Lucio Emilio Regillo vota il tempio dei Lari Permarini dopo la vittoria navale su Antioco III; il censore Marco Emilio Lepido lo dedica undici anni dopo. È la storia che si attribuisce al tempio D.

174 a.C. Viene posto l'altare in peperino davanti al tempio C, con l'iscrizione che ne fissa la data e che sarà poi sigillata sotto il pavimento successivo.

111 a.C. Un incendio, quasi certamente quello ricordato dalle fonti per quell'anno, impone la sopraelevazione del piano di calpestio di circa un metro e quaranta e la creazione del pavimento unico che trasforma tre santuari separati in un complesso unitario.

106 a.C. Marco Minucio Rufo costruisce con il bottino del trionfo sugli Scordisci la porticus Minucia vetus, l'edificio che ha permesso di identificare topograficamente tutta l'area.

101 a.C. Quinto Lutazio Catulo, collega di Gaio Mario, vince i Cimbri ai Campi Raudii: alla vittoria si lega la costruzione della tholos della Fortuna del Giorno Presente, il tempio B.

15 marzo 44 a.C. Gaio Giulio Cesare viene ucciso nella Curia di Pompeo, alle spalle dei templi B e C. È l'avvenimento più celebre mai accaduto in questo perimetro.

80 d.C. L'incendio che sotto Tito devasta il Campo Marzio impone la ricostruzione della strada lastricata e la ripavimentazione in travertino, con le scalinate accorciate e gli altari spostati dentro le rampe.

III secolo d.C. Sotto Settimio Severo gli uffici degli acquedotti e della distribuzione del grano si uniscono in un'unica amministrazione; poco dopo un muro collega i fronti dei templi ricavando le stanze di servizio fra un edificio e l'altro.

Fine XV secolo. Johannes Burckardt acquista il terreno, demolisce le preesistenze e costruisce la Casa del Burcardo con la torre che darà il nome alla piazza.

1732. Il duca Giuseppe Cesarini Sforza fa costruire il Teatro Argentina, che nel 1816 ospiterà la contestatissima prima del Barbiere di Siviglia.

1926-1929. Le demolizioni per il nuovo assetto urbano portano alla luce l'area sacra; la statua colossale emerge dagli sterri; la supplica di Giuseppe Marchetti Longhi a Mussolini salva il complesso, inaugurato come Foro Argentina nell'aprile del 1929.

2012. Le indagini di un gruppo di archeologi spagnoli con la Soprintendenza individuano nel settore occidentale la struttura interpretata come chiusura augustea del luogo dell'assassinio di Cesare.

20 giugno 2023. L'area riapre con il nuovo percorso su passerella e diventa per la prima volta visitabile da vicino, con accesso per le persone con disabilità motoria e pannelli tattili per chi ha disabilità visive.

Santuario dei gatti di Largo Argentina
Santuario dei gatti di Largo Argentina

Chi è passato da Largo Torre Argentina - Area Sacra del Campo Marzio

Gaio Giulio Cesare vi entrò l'ultima volta il 15 marzo del 44 a.C., per presiedere la seduta del Senato nella Curia Pompeiana. Non ne uscì vivo. È il passaggio più celebre e il più documentato dalle fonti antiche, da Svetonio a Plutarco a Cassio Dione.

Marco Minucio Rufo, console nel 110 a.C. e trionfatore sugli Scordisci, fu il committente della porticus Minucia vetus nel 106 a.C.: senza il suo bottino balcanico questa piazza non avrebbe il portico che ne consente l'identificazione.

Quinto Lutazio Catulo, collega di Gaio Mario nel consolato del 102 a.C., legò il proprio nome alla tholos della Fortuna del Giorno Presente dopo la campagna contro i Cimbri conclusa nel 101 a.C.

Marco Emilio Lepido, censore, dedicò nel 179 a.C. il tempio dei Lari Permarini votato da Lucio Emilio Regillo: due membri della stessa famiglia a distanza di undici anni, secondo una pratica normale nella Roma medio repubblicana.

Johannes Burckardt, maestro delle cerimonie di Sisto IV, Innocenzo VIII, Alessandro VI, Pio III e Giulio II, visse qui a cavallo fra Quattrocento e Cinquecento e lasciò alla piazza il proprio soprannome latino. Il suo diario resta una delle fonti di prima mano più fredde e più informate sulla corte dei Borgia.

Gioachino Rossini passò dal Teatro Argentina, sul lato ovest del largo, per la prima assoluta del Barbiere di Siviglia il 20 febbraio 1816: una serata disastrosa, con fischi e incidenti in scena, seguita da uno dei trionfi più duraturi della storia dell'opera.

Giuseppe Marchetti Longhi, archeologo, è l'uomo a cui si deve materialmente l'esistenza di quest'area: la sua supplica a Mussolini convinse il regime a rinunciare all'edificazione e a sistemare il recinto archeologico.

Andrea Carandini ha proposto nel 2012 la ricostruzione della dinamica della morte di Cesare accanto al pulpito sotto la statua di Pompeo: una lettura discussa, che continua ad alimentare il dibattito fra archeologi e storici.

E poi, senza nome e senza data, le centinaia di migliaia di cittadini romani che per tre secoli sono venuti qui a ritirare il grano. Sono loro i veri frequentatori abituali di questa piazza, e nessuna targa li ricorda.

Largo Torre Argentina con i bambini

Il sito funziona bene con i ragazzini dai sette anni in su, e per una ragione precisa: la passerella li porta alla quota giusta per capire che quelle non sono pietre a caso ma edifici. Sotto i sette anni il rischio noia è alto, perché non ci sono ricostruzioni immersive né apparati multimediali. Il richiamo dei gatti, però, funziona a ogni età e risolve molte situazioni.

La durata contenuta, quarantacinque minuti, gioca a favore. Due giochi che funzionano con le famiglie: contare i tre livelli di pavimento sovrapposti lungo il fianco del tempio C, e cercare le due absidi della chiesa medievale dentro il tempio A. Il secondo funziona benissimo, perché costringe a distinguere il mattone medievale dal tufo antico.

Attenzione ai passeggini: l'area è accessibile grazie alla piattaforma elevatrice e all'eliminazione dei dislivelli, ma il percorso resta stretto e a senso unico negli orari pieni. Con un passeggino ingombrante conviene lo slot delle 9.30. Non ci sono servizi igienici dentro il recinto, e con i bambini piccoli questo è il vincolo che pesa di più: organizzatevi prima.

Accessibilità dell'Area Sacra del Campo Marzio

Il nuovo allestimento del 2023 ha reso l'area accessibile alle persone con disabilità motoria attraverso una piattaforma elevatrice, e ha eliminato dislivelli e salti di quota lungo il percorso, che si può quindi affrontare in sedia a rotelle. Per le persone ipovedenti e non vedenti sono disponibili pannelli tattili e reperti scansionati in tre dimensioni, un apparato ancora raro nelle aree archeologiche romane e che qui è stato progettato insieme al percorso.

Restano due limiti da conoscere in anticipo: l'assenza di servizi igienici e la totale mancanza di ombra. Per chi ha difficoltà di deambulazione o problemi di termoregolazione, i mesi caldi vanno affrontati soltanto nella prima fascia oraria. I cani di piccola taglia entrano nel trasportino; per i cani guida conviene segnalare la propria presenza alla biglietteria della Torre del Papito al momento dell'ingresso.

Chi organizza visite per gruppi con esigenze specifiche può prenotare gratuitamente al numero 060608, che gestisce le prenotazioni per gruppi fra cinque e venticinque persone e per le scolaresche.

Quanto costa e come si risparmia a Largo Torre Argentina

Sette euro l'intero per i non residenti, quattro il ridotto, un euro di prevendita. Per chi risiede a Roma o nella Città metropolitana l'ingresso è gratuito, così come per le categorie che ne hanno diritto secondo le norme dei musei civici. È uno dei biglietti più economici del centro storico e, in rapporto a quello che si vede, il migliore per euro speso fra le aree archeologiche a pagamento della città.

Il vero risparmio, però, è di tempo: prenotando lo slot non si fa coda. E c'è un risparmio di denaro che consiglio a chi ha più giorni: costruire un itinerario che unisca le aree del circuito civico, dai Musei Capitolini alla Centrale Montemartini, dove la stessa formula di gratuità per i residenti si applica in modo omogeneo. Chi vuole un quadro d'insieme delle raccolte cittadine lo trova nella nostra pagina sui musei di Roma.

Un avvertimento sulla biglietteria: non comprate mai da chi vi ferma per strada offrendo ingressi rapidi. Il titolo si acquista in prevendita sul canale indicato dall'ente sul proprio sito ufficiale oppure alla biglietteria ai piedi della Torre del Papito, e non esistono corsie preferenziali a pagamento per quest'area.

Cosa c'è intorno a Largo Torre Argentina in dieci minuti a piedi

Poche piazze di Roma hanno un raggio di dieci minuti così denso. Verso nord, oltre via del Sudario e via dei Barbieri, si arriva al Pantheon in circa otto minuti e a Piazza Navona in dieci, passando accanto ai sotterranei dello Stadio di Domiziano, che restituiscono il livello antico esattamente come fa la passerella di Largo Argentina.

Verso ovest, cinque minuti scarsi e si è a Campo de' Fiori, camminando sopra la cavea del Teatro di Pompeo, la cui forma si legge ancora nella curva di via di Grotta Pinta. Verso sud, il Foro Boario e l'Isola Tiberina si raggiungono in un quarto d'ora abbondante lungo via delle Botteghe Oscure e il Ghetto.

Verso est, a due passi, la Crypta Balbi e poi il Museo Nazionale del Palazzo Venezia; poco oltre i Musei Capitolini. E se vi resta mezz'ora, la Galleria Doria Pamphilj sul Corso è la collezione privata più sorprendente della città.

Quando andare e quando evitare Largo Torre Argentina

I mesi migliori sono aprile, maggio, ottobre e novembre. In quelle settimane l'orario segue in parte l'ora legale, la luce è bassa e calda, e il recinto non è un forno. Gennaio e febbraio funzionano benissimo per chi non teme il freddo: l'apertura è ridotta, ma la passerella è quasi vuota e la luce invernale sui podi in tufo è la migliore dell'anno per fotografare.

Da evitare: le domeniche di primavera fra le 11.00 e le 14.00, quando gli slot si esauriscono in anticipo e il percorso lavora al massimo della capienza; e le ore centrali di luglio e agosto, per assenza totale di ombra. Il lunedì non si discute: è chiuso, e ogni anno vedo persone arrivare senza saperlo.

Un'osservazione che vale la pena fare: quest'area cambia molto con la pioggia. Il tufo bagnato scurisce e i tre livelli di pavimento si distinguono meglio, perché l'acqua ristagna in modo diverso sulle superfici. Una giornata grigia qui non è una giornata persa. È, anzi, il momento in cui la stratigrafia si legge meglio.

Cosa mangiare nella zona di Largo Torre Argentina

Siamo al confine fra tre cucine romane diverse, e conviene saperlo. A sud, verso il Portico d'Ottavia, comincia la cucina giudaico romana: carciofo alla giudia, filetti di baccalà, aliciotti con l'indivia, la pizza ebraica con la frutta secca che di pizza non ha nulla. A ovest, verso Campo de' Fiori, la trattoria romana classica dei primi, cacio e pepe, gricia, amatriciana, carbonara. A nord, verso il Pantheon, il territorio dei bar storici e del caffè.

Il consiglio, senza fare nomi che cambiano di stagione in stagione: allontanatevi di almeno trecento metri dal perimetro della piazza prima di sedervi. Largo Argentina è un capolinea di trasporto pubblico, e la ristorazione intorno ai capolinea in ogni città del mondo lavora sul passaggio, non sul ritorno. Tre isolati bastano per cambiare completamente il rapporto fra qualità e prezzo.

Se volete un criterio pratico: cercate le sale piccole, il menu breve, il cartello dei piatti del giorno scritto a mano e la clientela che parla italiano a pranzo nei giorni feriali. Funziona qui come funziona a Trastevere. Chi prepara un viaggio e vuole leggere in inglese come si mangia davvero a Roma trova un quadro onesto nella guida best things to do in Rome.

Santuario dei gatti di Largo Argentina
Santuario dei gatti di Largo Argentina

Come si organizza una visita guidata a Largo Torre Argentina

Per i gruppi fra cinque e venticinque persone la prenotazione è gratuita e si effettua al numero 060608. Le scolaresche seguono la stessa procedura. Il contingentamento ogni venti minuti significa che un gruppo numeroso viene diviso, e conviene concordare in anticipo il punto di ritrovo all'uscita.

La durata ufficiale della visita, quarantacinque minuti, è realistica per un percorso commentato che tocchi i quattro templi, la porticus e il basamento della Curia. Con un gruppo attento si arriva comodamente a un'ora, ma il flusso degli ingressi successivi impone disciplina: qui non si improvvisano soste lunghe davanti a un singolo podio.

Chi cerca accompagnamento professionale per gruppi organizzati, viaggi aziendali o incentive può rivolgersi alla rete di accompagnatori turistici certificati, mentre le formule di team building e di gruppo su Roma sono raccolte nella pagina Roma di TourLeaderPro. Per chi viaggia in autonomia e vuole incastrare l'area sacra dentro tre giorni ben costruiti, l'itinerario di Roma in tre giorni in inglese è un buon punto di partenza.

Domande veloci su Largo Torre Argentina – Area Sacra del Campo Marzio

Quanto costa il biglietto per l'Area Sacra di Largo Torre Argentina?

Intero 7 euro e ridotto 4 euro per i non residenti, con 1 euro di diritto di prevendita. Gratuito per i residenti a Roma e nella Città metropolitana e per le categorie aventi diritto.

Quali sono gli orari di Largo Torre Argentina?

Da martedì a domenica: 9.30-19.00 con l'ora legale, ultimo ingresso alle 18.45; 9.30-16.00 con l'ora solare, ultimo ingresso alle 15.45. Il 24 e il 31 dicembre l'orario è 9.30-14.00.

Quando è chiusa l'Area Sacra del Campo Marzio?

Tutti i lunedì, il 25 dicembre e il 1 maggio.

Serve prenotare per visitare Largo Torre Argentina?

Sì. La prevendita è obbligatoria, con un massimo di cinque biglietti per acquisto, e gli ingressi sono contingentati ogni venti minuti.

Quanto dura la visita a Largo Torre Argentina?

Circa quarantacinque minuti, secondo l'indicazione dell'ente. Con una guida attenta si arriva a un'ora.

Dove si trova l'ingresso dell'Area Sacra di Largo Argentina?

In via di San Nicola de' Cesarini, di fronte al civico 10. La biglietteria è ai piedi della Torre del Papito.

Si può vedere Largo Torre Argentina gratis?

Sì, dall'alto: il giro della balaustra lungo il perimetro della piazza è libero e permette di leggere l'intera pianta. Per scendere sulla passerella serve il biglietto.

Largo Torre Argentina è accessibile in sedia a rotelle?

Sì. Una piattaforma elevatrice consente l'accesso e il percorso è stato liberato dai dislivelli. Sono disponibili pannelli tattili e reperti in 3D per chi ha disabilità visive.

Ci sono servizi igienici dentro l'area archeologica?

No. Dentro il recinto non sono presenti servizi igienici: organizzatevi prima dell'ingresso.

Si possono portare i cani a Largo Torre Argentina?

I cani di piccola taglia sono ammessi nel trasportino.

Quanti templi ci sono nell'Area Sacra del Campo Marzio?

Quattro, indicati con le lettere A, B, C e D da nord a sud. Nessuna dedicazione è certa, ma le proposte correnti sono Iuturna per il tempio A, la Fortuna del Giorno Presente per il B, Feronia per il C e i Lari Permarini per il D.

Qual è il tempio più antico di Largo Torre Argentina?

Il tempio C, databile fra IV e III secolo a.C. Seguono il tempio A, il tempio D e infine il tempio B.

Giulio Cesare è stato ucciso a Largo Torre Argentina?

Sì, nella Curia di Pompeo, il cui basamento in tufo è visibile a ovest, dietro i templi B e C. La Curia non è visitabile: se ne vede la base, non l'aula.

Perché si chiama Largo di Torre Argentina?

Dalla torre della casa di Johannes Burckardt, che firmava Argentinus perché nato a Strasburgo, in latino Argentoratum. Nessun rapporto con l'Argentina sudamericana.

La Torre del Papito è la Torre Argentina?

No. La Torre del Papito è una costruzione medievale che nulla ha a che vedere con la Torre Argentina, ormai inglobata in un edificio di via del Sudario.

Dove si trova la statua colossale trovata a Largo Argentina?

Alla Centrale Montemartini. Si tratta di un acrolito: restano la testa, alta un metro e quarantasei, le braccia e le gambe.

Si possono vedere i gatti di Largo Argentina?

Sì. La colonia felina vive nell'area e il rifugio dei volontari si trova sul lato di via Florida, con orari propri, diversi da quelli dell'area archeologica.

Largo Torre Argentina si può visitare con i bambini?

Sì, e funziona bene dai sette anni in su. La durata breve e la presenza dei gatti aiutano; mancano però apparati multimediali e servizi igienici.

Qual è il momento migliore per visitare Largo Torre Argentina?

Il primo ingresso delle 9.30 in un giorno feriale, preferibilmente fra aprile e maggio o fra ottobre e novembre. D'estate solo la prima fascia oraria, perché non c'è ombra.

Che differenza c'è fra Largo Torre Argentina e la Crypta Balbi?

Largo Argentina mostra quattro templi repubblicani in un recinto a cielo aperto; la Crypta Balbi, a duecento metri, mostra sotto un unico edificio la trasformazione di un isolato dall'antichità al medioevo. Le due visite si completano a vicenda.

Quanto dista Largo Torre Argentina dal Pantheon?

Circa otto minuti a piedi verso nord. Piazza Navona è a dieci, Campo de' Fiori a cinque.

Santuario dei gatti di Largo Argentina
Santuario dei gatti di Largo Argentina

Vi lascio con un'opinione. Per cent'anni questa piazza è stata guardata dall'alto, come si guarda un acquario, e ha finito per diventare il simbolo di un'archeologia romana da osservare senza toccare. La passerella ha ribaltato la prospettiva, e adesso quattro templi che nei manuali sono lettere dell'alfabeto tornano a essere edifici con una scala, una soglia e un altare. Sette euro e quarantacinque minuti sono un prezzo ridicolo per un cambio di sguardo così netto. Andateci presto la mattina, restate zitti due minuti davanti al tempio C, e vi accorgerete che il rumore del traffico sopra le vostre teste è esattamente lo stesso rumore che c'era qui quando duecentomila romani venivano a mettersi in fila per il grano.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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