Santa Maria del Popolo
Santa Maria del Popolo sta in Piazza del Popolo 12, 00187 Roma, all'angolo nord della piazza, appiccicata alla Porta del Popolo. Ci si arriva con la metro A, fermata Flaminio (Flaminio-Piazza del Popolo): uscite dalla stazione, attraversate l'arco della porta e la chiesa ce l'avete subito sulla destra, quaranta secondi di cammino. Sulla stessa piazza passa anche il tram 2, che parte da piazzale Flaminio e risale verso Piazza Mancini. L'ingresso in basilica non ha biglietteria e non ho trovato oggi nessuna tariffa pubblicata sul sito ufficiale: è una chiesa parrocchiale officiata, si entra per pregare e per guardare, e al massimo trovate la cassetta delle offerte e il Welcome Desk all'ingresso. Gli orari che il sito ufficiale pubblica oggi, 1 agosto 2026, sono questi: lunedì-venerdì 10.30-12.30 e 16.00-18.30, sabato 10.30-18.30, domenica e festivi 16.30-18.30. Tenete conto della pausa di pranzo infrasettimanale, perché è la trappola in cui cascano tutti: dalle 12.30 alle 16.00, dal lunedì al venerdì, la basilica è chiusa. La domenica mattina non si entra affatto da turisti: si apre solo alle 16.30.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Non serve prenotare per la visita normale e non esiste un sistema di biglietti online per la chiesa. Se volete una visita guidata, il sito ufficiale ha una sezione dedicata alla scelta della visita, e c'è un Welcome Desk in loco. Sul numero di telefono le fonti pubbliche non vanno d'accordo, e ve lo dico invece di scegliere io per voi: il sito ufficiale della basilica indica il +39 392 3612243 come contatto del Desk Accoglienza; turismoroma.it pubblica il 06 45675909; il sito dell'Ordine agostiniano, che è l'ordine che officia la chiesa, riporta per la parrocchia il 06 3610836. Sono tre numeri diversi letti oggi su tre fonti diverse, tutte e tre riconducibili all'ente. Provateli in quest'ordine e non stupitevi se il primo squilla a vuoto in orario di chiusura.
Se state costruendo la giornata attorno a questa zona, il punto di partenza naturale è Piazza del Popolo, che è la piazza su cui la basilica si affaccia e da cui prende il nome. Nei sotterranei della chiesa, con ingresso a fianco, c'è il Museo Leonardo da Vinci della Galleria Agostiniana: è una cosa diversa e a pagamento, con orari e biglietti suoi, che oggi non ho potuto verificare perché il sito del museo blocca la lettura automatica.

Perché Santa Maria del Popolo vale il viaggio, detto senza giri di parole
Ve la faccio breve. In una chiesa sola, gratis, senza fila e senza prenotazione, dentro Santa Maria del Popolo ci sono due Caravaggio, una cappella progettata da Raffaello e finita da Bernini, un coro di Bramante, due monumenti funebri di Andrea Sansovino, vetrate cinquecentesche di Guillaume de Marcillat e affreschi del Pinturicchio. Se la stessa concentrazione stesse dentro un museo statale, ci sarebbero due ore di coda e un biglietto da venti euro. Qui si entra da una porta di legno e si è dentro.
La mia opinione netta, e me la prendo tutta: Santa Maria del Popolo è la chiesa con il miglior rapporto fra quello che contiene e quello che costa di tutta Roma. Non è la più bella, non è la più grande, non è la più antica. È quella dove, nel giro di quaranta metri quadri di transetto, vedete come cambia la pittura europea fra il 1600 e il 1601. Nessun altro posto in città ve lo mette davanti in maniera così brutale.
C'è un rovescio della medaglia e ve lo dico subito, perché altrimenti ci restate male: è una chiesa viva, non una sala espositiva. Gli orari sono da parrocchia e non da museo, le luci delle cappelle sono spesso a gettone, la gente prega, e se capitate durante una funzione non potete girare. Chi ci va con la testa da visita museale se ne va scontento. Chi ci va sapendo che sta entrando in una chiesa e che i capolavori sono un di più, esce contento.
Che cosa vuol dire Santa Maria del Popolo, il nome
Il nome viene dalla piazza, e la piazza dalla porta. Sul significato di populus ci sono due letture che convivono da secoli, e la vecchia versione di questa scheda le riportava già entrambe con onestà: in latino populus vuol dire popolo, ma vuol dire anche pioppo. C'è chi lega il nome al bosco di pioppi che stava fuori porta, e c'è chi lo lega al fatto che la prima cappella, secondo la tradizione, fu pagata a spese del popolo romano. Nessuna delle due spiegazioni è dimostrata, e chi ve la racconta come certa vi sta vendendo una storia. Io le tengo tutte e due sul tavolo, perché è quello che fanno le fonti serie.
Quello che invece è documentato è che Santa Maria del Popolo è una delle parrocchie più antiche di Roma, come scrive il sito ufficiale della basilica, e che il titolo cardinalizio di Santa Maria del Popolo esiste dal 1587. Non è un dettaglio da eruditi: significa che questa chiesa, da quasi quattrocentocinquant'anni, ha un cardinale titolare, cioè conta nell'organigramma romano molto più di quanto la sua facciata modesta lasci intuire.
Dove si trova esattamente e come ci si arriva davvero
Indirizzo. Piazza del Popolo 12, 00187 Roma. Il portale della basilica guarda dentro la piazza, l'edificio è quello immediatamente a destra della Porta del Popolo per chi entra da nord, cioè per chi arriva da piazzale Flaminio. Le coordinate pubblicate oggi da turismoroma.it sono 41 gradi 54 primi 40,8888 secondi nord e 12 gradi 28 primi 33,7152 secondi est.
Metropolitana. Linea A, stazione Flaminio, aperta il 16 febbraio 1980 e dal 2005 rinominata Flaminio-Piazza del Popolo. È la fermata più vicina e non c'è partita: uscite in piazzale Flaminio, avete l'arco della porta davanti, passate sotto e siete in piazza. Duecento metri scarsi, tutti in piano, tutti su marciapiede.
Tram. La linea 2 ha capolinea a piazzale Flaminio. È il tram che risale viale Tiziano fino a Piazza Mancini, quello che si prende per l'Auditorium e per il MAXXI. Se venite da nord, è il modo più comodo di arrivare senza cambiare metro.
Ferrovia. Sempre a piazzale Flaminio c'è la stazione di testa della Roma-Civita Castellana-Viterbo, la vecchia Roma Nord. Chi arriva dalla Flaminia o da Prima Porta scende lì ed è già arrivato.
Autobus. Qui vi devo una dichiarazione di onestà. Le linee di autobus che servono piazzale Flaminio e piazza del Popolo oggi, 1 agosto 2026, non sono riuscito a verificarle su fonte ufficiale: il sito ATAC dei percorsi e orari e il portale di Roma Mobilità non hanno risposto alla lettura, e non aggiro un blocco per nessuna ragione al mondo. So che il nodo è servito da linee urbane e anche da linee extraurbane Cotral, ma i numeri esatti ve li dovete controllare sull'app o sul sito ufficiale del trasporto pubblico prima di partire. Preferisco scriverlo così che spararvi cinque numeri a memoria e farvi aspettare a una fermata sbagliata.
A piedi. È il modo che vi consiglio davvero. Da Piazza di Spagna sono dieci minuti scarsi risalendo via del Babuino. Da Fontana di Trevi siamo sui venti minuti. Dall'Ara Pacis e dal Mausoleo di Augusto, risalendo via di Ripetta, dieci minuti buoni. Piazza del Popolo è il vertice del Tridente: le tre strade che partono di lì, via del Corso al centro, via del Babuino a sinistra e via di Ripetta a destra, vi portano in mezza città senza mai prendere un mezzo.
In auto: lasciate perdere. Siete dentro la ZTL del centro storico e non c'è parcheggio. Se proprio arrivate in macchina, il posto dove la lasciate è il parcheggio di Villa Borghese e poi scendete dal Pincio per la rampa del Valadier, che vi deposita esattamente in piazza. Fra l'altro è la discesa più bella di Roma, quindi non è un ripiego.
Orari, ingresso e regole: quello che ho verificato oggi e quello che no
Orari verificati oggi sul sito ufficiale della basilica. Lunedì-venerdì 10.30-12.30 e 16.00-18.30. Sabato 10.30-18.30. Domenica e festivi 16.30-18.30. Il sito indica inoltre un orario invernale del Desk Accoglienza con il sabato 10.30-18.30, e su questo devo essere preciso: la pagina riporta quella riga come orario invernale, quindi in piena estate potrebbe non essere quella in vigore. Se ci andate di sabato e vi serve il Desk, una telefonata prima non ve la toglie nessuno.
Ingresso. Non ho trovato oggi nessuna tariffa pubblicata dal sito ufficiale per l'accesso alla basilica. Nella pratica romana le chiese parrocchiali non si pagano, e Santa Maria del Popolo è una parrocchia agostiniana in piena attività. Vi scrivo quindi che l'accesso risulta libero, ma che non esiste oggi una dichiarazione ufficiale online che lo affermi: è una deduzione dal fatto che sia una chiesa officiata, non un dato letto. Se doveste trovare un contributo richiesto per l'accesso alle cappelle o alla sacrestia, non gridate allo scandalo e non date la colpa a me.
Messe. Gli orari delle celebrazioni non sono pubblicati né sul sito ufficiale della basilica né sulla pagina della parrocchia sul sito dell'Ordine agostiniano, per quello che ho potuto leggere oggi. Se vi interessa partecipare a una funzione, telefonate: non ve li invento.
Regole di comportamento. Spalle e ginocchia coperte, cappello via, telefono in silenzioso. Le fotografie senza flash sono la prassi in quasi tutte le chiese romane, ma nella Cappella Cerasi la regola può essere più stretta e cambia nel tempo: guardate i cartelli all'ingresso della cappella e, se c'è un custode, chiedete. Il flash sulle tele di Caravaggio è una cafonata, oltre che un danno.
Le luci, e qui devo essere chiaro su cosa so e cosa no. Nelle chiese romane che custodiscono dipinti importanti la prassi diffusa è l'illuminazione a tempo, con una gettoniera accanto alla cappella. Che a Santa Maria del Popolo sia oggi attiva una gettoniera, e a quale tariffa, non risulta da nessuna fonte ufficiale che io abbia potuto leggere il 1 agosto 2026: il sito della basilica non ne parla. Vi do quindi un consiglio pratico e non un dato: tenete in tasca qualche moneta da un euro e da cinquanta centesimi. Se la gettoniera c'è, senza quelle monete la Cappella Cerasi resta un buco nero e i due Caravaggio non li vedete. Se non c'è, avete perso niente.
Una curiosità su Santa Maria del Popolo
La curiosità è che questa chiesa è nata per tenere buono il fantasma di Nerone. Non è una battuta da guida, è quello che il sito ufficiale della basilica racconta oggi, e lo racconta distinguendo bene i piani, cosa che apprezzo.
Il fatto documentato è questo: la tradizione vuole che in quella zona periferica e quasi deserta, fuori dalla Porta Flaminia, sorgesse il sepolcro della famiglia dei Domizi, cioè dei Domizi Enobarbi, dove fu sepolto l'imperatore Nerone. Papa Pasquale II, nel 1099, fece iniziare la costruzione di una cappella proprio lì.
Poi c'è la leggenda, ed è dichiarata come leggenda dalla fonte ufficiale, che la riferisce all'arcone che sormonta l'altare: la Vergine sarebbe apparsa in sogno al papa per dirgli di costruire una cappella esattamente là dove era sepolto quell'imperatore, il cui fantasma infestava la zona. Il motivo ufficiale della fondazione, quello che il papa mise per iscritto, era invece un altro e molto più politico: celebrare la liberazione del Santo Sepolcro a opera dei crociati. Siamo nel 1099, l'anno della presa di Gerusalemme. Il tempismo non è un caso.
Vi faccio notare la struttura di questa storia, perché è bellissima. Da una parte un papa che costruisce un monumento alla vittoria crociata. Dall'altra un popolo che ha bisogno di credere che quel monumento serva a schiacciare un demonio. Il potere e la paura che usano lo stesso edificio per due ragioni opposte. Se dovessi spiegare a uno straniero come funziona Roma, gli racconterei questa fondazione e basta.
Un dettaglio in più sulla parte documentata, letto oggi su fonte enciclopedica e non ufficiale: quando Pasquale II mise mano al luogo, quello che c'era da demolire era il mausoleo dei Domizi Enobarbi. Cioè la cappella non fu costruita accanto alla tomba, ma al posto della tomba. La cancellazione fu materiale, non simbolica.
La storia in ordine, dal 1099 al restauro finito nel 2024
Vi metto in fila le date, perché la vecchia versione di questa scheda le aveva sparse in punti diversi e una in particolare era scritta in modo da confondere. Prima però la correzione, che è la cosa più importante di questo capitolo.
La vecchia versione di questa pagina diceva che la chiesa di Santa Maria del Popolo sorse nel Quattrocento da una piccola cappella dedicata alla Vergine, costruita per volontà di papa Pasquale II. Il dato corretto, ve lo chiarisco, è che la cappella di Pasquale II è del 1099, cioè del secolo XI, non del Quattrocento. Quello che è del Quattrocento è la ricostruzione completa della chiesa. Detta come stava scritta prima, sembrava che Pasquale II fosse un papa del Quattrocento, e stiamo parlando di un papa dell'anno della prima crociata. La fonte della correzione è il sito ufficiale della basilica, letto oggi, che scrive testualmente che fu papa Pasquale II nel 1099 a iniziare la costruzione di una cappella là dove ora sorge Santa Maria del Popolo.
1099. Pasquale II fa costruire la cappella, per celebrare la liberazione del Santo Sepolcro, sul luogo del mausoleo dei Domizi Enobarbi. La tradizione aggiunge il contributo del popolo romano e il sogno mariano.
1227 oppure 1235: qui le fonti non concordano e ve lo dichiaro invece di scegliere. Il sito ufficiale della basilica scrive che nel 1235 papa Gregorio IX trasferì dal Laterano l'immagine della Vergine, quella tuttora sull'altare maggiore, e che in quell'occasione la cappellina venne trasformata in chiesa per l'insediamento provvisorio dei Francescani. La fonte enciclopedica che ho letto oggi indica invece il 1227 come anno in cui Gregorio IX ingrandì la cappella. Le due notizie possono anche essere due fatti diversi a otto anni di distanza, ma siccome vengono raccontate come lo stesso passaggio, ve le lascio tutte e due sul tavolo.
1250. Il complesso passa all'Ordine degli Agostiniani della Tuscia. È il passaggio decisivo, perché gli agostiniani ci sono ancora oggi: la parrocchia di Santa Maria del Popolo compare nell'elenco delle comunità agostiniane della Provincia, verificato oggi sul sito dell'Ordine. Settecentosettantasei anni nello stesso posto.
1472. La chiesa passa alla Congregazione Lombarda degli agostiniani, che la farà rielaborare in stile lombardo. Questo spiega una cosa che vi salterà all'occhio e che a Roma è rara: il campanile tardogotico di gusto lombardo con rivestimento in cotto. Non è romano, è settentrionale, e si vede.
1472-1477. Nella seconda metà del Quattrocento la chiesa viene completamente ricostruita per ordine di papa Sisto IV Della Rovere, e diventa una delle prime chiese rinascimentali di Roma. Sull'architetto ci si è litigato per secoli: la fonte enciclopedica letta oggi attribuisce la ricostruzione a Giovannino de' Dolci e respinge esplicitamente l'attribuzione a Baccio Pontelli che era stata proposta da Vasari. Ve lo segnalo perché troverete ancora in giro guide che scrivono Pontelli come se fosse acquisito, e non lo è.
Inizio Cinquecento. Arrivano i pesi massimi. Bramante realizza il coro absidato, Raffaello progetta la Cappella Chigi, Pinturicchio affresca, Guillaume de Marcillat fa le vetrate. Nel giro di vent'anni questa chiesa diventa uno dei cantieri più importanti d'Europa.
1600-1601. Caravaggio dipinge per la Cappella Cerasi. Ci arriviamo con calma più avanti, perché è la storia più complicata e più bella di tutte.
1627. Il cardinale Antonio Maria Sauli fa eseguire l'altare maggiore e la decorazione dell'arco trionfale.
1655-1660. Gian Lorenzo Bernini mette mano alla chiesa per volere di Alessandro VII Chigi, che di questa chiesa era stato cardinale titolare. Facciata modificata, interno barocchizzato, altari del transetto disegnati da lui, cantorie, e il completamento della Cappella Chigi. Negli stessi anni, nel 1655, Alessandro VII gli commissiona anche la sistemazione del prospetto interno della Porta del Popolo, che è quella che vedete uscendo dalla chiesa e girando la testa a sinistra.
1587. Fuori ordine ma ve lo metto qui: da quest'anno esiste il titolo cardinalizio di Santa Maria del Popolo.
1906. Viene installato l'organo Vegezzi-Bossi nel transetto sinistro.
2018. Il restauro della tavola della Madonna del Popolo rivela la firma di Filippo Rusuti.
Dal 2022 al novembre 2024. La chiesa è stata sottoposta a un ciclo di restauri, secondo la fonte enciclopedica letta oggi. Significa che quello che vedete adesso è pulito da poco, e si vede: i colori del Pinturicchio nel coro non sono quelli spenti che ricordavano i romani della mia età.

La facciata: quello che si legge da fuori prima di entrare
Fermatevi trenta secondi prima di entrare, perché la facciata di Santa Maria del Popolo racconta già mezza storia dell'edificio e quasi nessuno la guarda.
È rivestita di travertino e risale all'epoca di papa Sisto IV, il cui stemma è inserito nel timpano. Poi fu modificata dal Bernini. Quindi avete davanti due secoli sovrapposti: la struttura quattrocentesca dei Della Rovere e la mano seicentesca dei Chigi.
La composizione è tripartita, con due ordini di lesene e tre portali. Quello centrale è sormontato nella lunetta da una Madonna col Bambino della bottega del Bregno. Alzate gli occhi verso il timpano e cercate lo stemma: la fonte ufficiale dice che è quello di Sisto IV, e Sisto IV era un Della Rovere. Quando l'avete individuato, avete capito chi ha pagato.
La mia opinione: è una facciata onesta e antipatica. Non fa niente per sedurvi, sta bassa e severa in un angolo di una piazza spettacolare, e chi passa in piazza del Popolo per fare le foto all'obelisco spesso non la degna di uno sguardo. È esattamente per questo che dentro non c'è quasi mai la calca che meriterebbe. La bruttezza relativa di questa facciata è il motivo per cui potete stare da soli davanti a un Caravaggio in agosto.
Sopra la chiesa, sulla destra, si vede il campanile tardogotico in cotto di cui vi dicevo, quello che i lombardi si portarono dietro. Guardatelo dalla piazza, in controluce alle sei del pomeriggio: è la cosa meno romana di tutta piazza del Popolo.
Dentro Santa Maria del Popolo: come è fatta, in due minuti
Prima di andare a caccia dei capolavori, tenete a mente la pianta, perché dentro Santa Maria del Popolo ci si perde e si finisce per girare in tondo senza vedere metà delle cose.
L'interno è a tre navate, a croce latina, con volte a crociera. Ci sono quattro cappelle per lato lungo le navate. La chiesa termina con un ampio transetto, sul quale affacciano altre quattro cappelle, due per lato rispetto al presbiterio. In mezzo c'è la cupola, in fondo un profondo presbiterio con il coro di Bramante.
Fa dodici cappelle laterali in tutto, più il presbiterio, più il coro. E dentro queste dodici cappelle stanno accumulati monumenti funebri e opere d'arte che vanno soprattutto dal XV al XIX secolo, con sepolti che arrivano da mezza Europa: personalità di provenienza spagnola, francese, belga, attive nel campo artistico, in quello religioso e in quello civile. Questa chiesa, per tre secoli, è stata il posto dove si facevano seppellire gli stranieri di rango che stavano a Roma. Era la prima chiesa che si incontrava entrando in città da nord, cioè dalla via Flaminia, cioè dalla strada da cui arrivavano tutti quelli che venivano dall'Europa. Chi entrava a Roma passava di qui, e chi ci moriva restava qui.
Il giro che vi consiglio è antiorario e ve lo dico subito, poi lo dettaglio nel capitolo del consiglio: entrate, andate a sinistra, risalite la navata sinistra fino alla Cappella Chigi, proseguite fino al transetto sinistro dove c'è la Cerasi con i due Caravaggio, guardate il presbiterio e il coro, poi scendete lungo la navata destra. Così vedete tutto una volta sola e non tornate indietro mai.
La Cappella Cerasi e i due Caravaggio: la storia vera
Eccoci al motivo per cui il novanta per cento della gente entra qui dentro. La Cappella Cerasi, detta anche Cappella dell'Assunta, sta nel transetto sinistro, a fianco del presbiterio. Dentro ci sono due delle opere più importanti di Michelangelo Merisi da Caravaggio: la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro. Sull'altare, in mezzo alle due, c'è l'Assunzione della Vergine di Annibale Carracci. La volta è stata ideata dallo stesso Carracci ed eseguita dal suo collaboratore Innocenzo Tacconi. L'architetto incaricato della ristrutturazione della cappella fu Carlo Maderno.
Adesso le date, che sono documentate e che vi cambiano il modo di guardare quei quadri.
8 giugno 1600. Tiberio Cerasi, tesoriere generale della Camera apostolica sotto papa Clemente VIII, acquista la cappella. È un uomo di soldi e di potere che si compra un pezzo di chiesa per farci il proprio sepolcro.
Settembre 1600. Cerasi commissiona a Caravaggio le due opere laterali. E qui c'è il dettaglio che quasi tutte le schede si perdono: il contratto specifica che sia la Crocifissione di Pietro sia la Conversione di Paolo dovevano essere realizzate su tavola. Non su tela. Su legno.
Maggio 1601. Tiberio Cerasi muore. Il committente non vedrà mai finita la propria cappella.
Novembre 1601. Caravaggio riceve il saldo, e il saldo è per le versioni su tela, cioè per quelle che vedete oggi.
Maggio 1605. Le due tele vengono collocate nella cappella.
Qui devo dichiarare una correzione al vecchio testo di questa scheda. La versione precedente scriveva che le due tele, dipinte a olio, furono commissionate a Caravaggio nel settembre del 1600. Ve lo chiarisco: nel settembre 1600 non furono commissionate due tele, furono commissionate due tavole. Le tele arrivano dopo, e il saldo è del novembre 1601. È una differenza che sembra da pignoli e invece è il cuore di tutta la vicenda, perché su quel cambio di supporto si regge la storia delle due versioni.

Le due versioni della Conversione: quello che si sa e quello che si racconta
Questa è la parte in cui bisogna stare attentissimi, perché è dove la divulgazione ha fatto più danni. Ve la spacchetto in due colonne: quello che i documenti dicono e quello che è ricostruzione degli studiosi.
Documentato. Il contratto del settembre 1600 parla di tavole. Il saldo del novembre 1601 riguarda opere su tela. Esistono quindi due fasi del lavoro, con due supporti diversi. La prima versione della Conversione di San Paolo era su cipresso, cioè su tavola di legno di cipresso. Lo stesso percorso in due tempi vale per la Crocifissione di San Pietro: prima il cipresso, poi la riesecuzione su tela.
Ricostruzione degli studiosi, non documento. Che le tavole originali siano state rifiutate, e da chi; le ragioni per cui Caravaggio rifece tutto da capo; l'idea che il committente volesse mettere in competizione Caravaggio e Carracci. Sono le spiegazioni che gli storici dell'arte hanno proposto, e la fonte che ho letto oggi le classifica esplicitamente come ipotetiche. Chi ve le racconta come fatti sta romanzando.
E la prima versione dove sta oggi? Qui vi devo dare una risposta scomoda e onesta. La fonte enciclopedica che ho potuto leggere oggi, 1 agosto 2026, scrive che la prima versione della Conversione non è mai stata individuata con certezza, e cita l'esistenza di una possibile copia seicentesca a Siviglia. Troverete in mezza internet la notizia che la prima Conversione sta nella collezione Odescalchi Balbi a Roma. Io oggi quella attribuzione non l'ho potuta verificare su una fonte che la dichiari accertata, quindi non ve la scrivo come un fatto. Ve la segnalo come versione corrente e vi dico dove sta il problema: fra la tavola documentata dal contratto e la tavola conservata in collezione privata c'è un passaggio che le fonti che ho letto oggi non chiudono. Se qualcuno vi porta in giro raccontandovela come certa, sappiate che sta saltando un anello.
La mia opinione da romano che ci è tornato una ventina di volte: la faccenda delle due versioni è più interessante dei quadri stessi, e i quadri sono fra i più belli del mondo. Perché vi dice che Caravaggio, nel pieno del suo momento romano e con il committente più potente che avesse mai avuto, si è messo a rifare da zero due opere già consegnate. O gliel'hanno imposto, o l'ha voluto lui. In tutti e due i casi, quello che avete davanti nella Cappella Cerasi è un secondo pensiero. Non è la prima idea di Caravaggio: è la sua correzione.
Come si guardano davvero i due Caravaggio della Cerasi
Vi do il metodo pratico, perché la cappella è stretta, buia e mal disposta, e la gente ci sta due minuti e se ne va senza aver visto niente.
Primo: mettetevi al centro, non di fronte. I due quadri sono sulle pareti laterali, uno di fronte all'altro, e sono dipinti per essere visti di sbieco, da chi entra nella cappella dal transetto. Se vi piazzate frontalmente davanti a uno solo, sbagliate il punto di vista che Caravaggio aveva calcolato. La prospettiva forzata della Conversione, con il cavallo enorme in primo piano e Saulo rovesciato a terra, funziona quando la guardate in scorcio.
Secondo: guardate la luce prima delle figure. In tutte e due le tele non c'è ambiente, non c'è paesaggio, non c'è cielo. C'è un fondo scuro e un fascio di luce che entra da fuori quadro. Nella Conversione quella luce è la conversione: non c'è nessun Cristo che appare, nessuna nuvola, nessun angelo. C'è solo un uomo a terra con le braccia aperte e una luce addosso. Caravaggio ha tolto il soprannaturale dalla scena soprannaturale. Nel 1601 questa era una bestemmia figurativa.
Terzo: nella Crocifissione, contate gli sforzi. Tre uomini che alzano una croce con sopra un vecchio. Uno tira con una corda, uno spinge da sotto, uno solleva. Non vedete la faccia di nessuno dei tre: uno è di schiena, uno è chinato, uno ha la testa fuori campo. Vedete i piedi sporchi, la schiena curva, lo sforzo fisico. Pietro guarda il chiodo nella sua mano. È un quadro sul lavoro manuale, travestito da martirio. E se avete presente la Vocazione e il Martirio di San Matteo in San Luigi dei Francesi, dipinti pochissimo tempo prima nella Cappella Contarelli, capite in un secondo la distanza che Caravaggio percorre in due anni.
Quarto: non trascurate il Carracci in mezzo. L'Assunzione della Vergine di Annibale Carracci sull'altare viene liquidata da tutti come il quadro noioso in mezzo ai due bei quadri. È un errore. Guardatela come guardereste un contraddittorio: Carracci risponde a Caravaggio con colore chiaro, movimento ascendente, corpi idealizzati, cielo pieno. Nella stessa cappella, negli stessi mesi, ci sono le due strade che la pittura europea prenderà per i cent'anni successivi. Una porta a Rembrandt, l'altra porta a Rubens. Sono a due metri l'una dall'altra e vi costano zero euro.
Una cosa che non ti dice nessuno su Santa Maria del Popolo
Che Martin Lutero ha dormito qui.
Ve lo spiego per bene, distinguendo i piani come sempre. La fonte enciclopedica che ho letto oggi riporta che, negli anni in cui la chiesa era della Congregazione Lombarda degli agostiniani, cioè dopo il 1472, il giovane Lutero fu ospite a Roma della chiesa agostiniana di Santa Maria del Popolo. Lutero era un frate agostiniano, venne a Roma per una questione interna al proprio ordine, e il convento agostiniano dove alloggiò era questo. La notizia è riportata come documentata dalla fonte enciclopedica, non da una fonte ufficiale della basilica, e ve la giro con questa avvertenza.
Ma fermatevi un attimo a pensarci. Il frate tedesco che di lì a pochi anni spaccherà in due la cristianità occidentale, e che dalla visita a Roma tornerà scandalizzato da quello che ha visto, ha dormito dentro il convento della chiesa dove Sisto IV aveva appena finito di rifare tutto, dove Pinturicchio stava affrescando, dove Bramante avrebbe scavato il coro. Ha visto il Rinascimento romano nel momento esatto del suo massimo splendore, e gli ha fatto schifo.
Ecco. Nelle guide di Santa Maria del Popolo questa cosa non c'è quasi mai, e quando c'è è una riga in fondo. Nella mia testa è invece la cosa più grossa che sia successa in questo edificio, più di Caravaggio e più di Raffaello. Perché qui dentro, in una cella di convento, si è formata la reazione che avrebbe cambiato l'Europa. Chiedete al Welcome Desk se ve la fanno vedere, la parte di convento. La risposta sarà quasi sicuramente no, ma la domanda vale la pena farla.
Aggiungo una seconda cosa che nessuno dice, molto più prosaica: i sotterranei di questa chiesa ospitano un museo che con la chiesa non c'entra niente. Sotto Santa Maria del Popolo, nella Galleria Agostiniana, sta il Museo Leonardo da Vinci, con le macchine ricostruite dai codici. Migliaia di persone entrano lì sotto ogni anno senza sapere che sopra la loro testa ci sono due Caravaggio gratis. Se avete i bambini, questa combinazione è oro: prima le macchine di Leonardo, che si toccano, poi cinque minuti di silenzio in chiesa. Gli orari e i prezzi del museo oggi non ho potuto verificarli, perché il sito del museo blocca la lettura automatica: controllateli voi prima di andare.
La Cappella Chigi: Raffaello progetta, Bernini finisce, centoquarant'anni dopo
La Cappella Chigi è la seconda cappella della navata sinistra. È la cosa più strana di tutta Santa Maria del Popolo e forse di tutta Roma, perché è un'opera cominciata da Raffaello e conclusa da Bernini, cioè da due uomini che non si sono mai potuti incontrare, separati da più di un secolo.
Il committente è Agostino Chigi, banchiere senese, l'uomo più ricco di Roma, quello che finanziava i papi. Vuole per sé e per la propria famiglia un mausoleo dentro la chiesa più alla moda della città, e per progettarlo chiama il migliore che c'è sul mercato.
Il progetto è di Raffaello Sanzio e parte fra il 1513 e il 1514. Raffaello disegna tutto: la pianta, la cupola, i mosaici, le tombe. L'esecuzione materiale viene affidata a Lorenzetto.
1516: i mosaici della cupola. Raffaello fornisce i cartoni, l'esecuzione a mosaico è del veneziano Luigi de Pace. Il soggetto lo devo raccontare bene, perché è una cosa che in una chiesa cattolica non ti aspetti: al centro c'è Dio creatore del firmamento, e intorno ci sono le divinità pagane, cioè il Sole, la Luna e i cinque pianeti, ciascuna accompagnata da un angelo motore. È un'impaginazione neoplatonica: gli dèi antichi non sono cancellati, sono messi al servizio del Dio cristiano, che li muove attraverso gli angeli. Nel 1516, dentro una chiesa parrocchiale, sopra la testa dei fedeli. Provate a immaginarvi la faccia di un parroco di oggi.
Le tombe a piramide. Le due piramidi che vedete addossate alle pareti laterali sono disegnate da Raffaello e contengono Agostino Chigi e il fratello Sigismondo. Vennero poi modificate da Bernini. Il vecchio testo di questa scheda le citava e faceva anche il collegamento con la Piramide Cestia, e il collegamento lo tengo perché è giusto: la piramide come forma sepolcrale a Roma ha un solo precedente monumentale, ed è quella di Caio Cestio a Porta San Paolo. Chigi si fa fare una tomba che cita l'unico monumento egizio della città.
Le statue nelle nicchie, con le date che ho verificato oggi, sono la parte in cui si vede meglio lo scarto fra i due secoli:
- Giona che esce dalla balena, di Lorenzetto su disegno di Raffaello, 1520.
- Elia, di Lorenzetto, terminata da Raffaello da Montelupo, intorno al 1540.
- Daniele e il leone, di Gian Lorenzo Bernini, 1655-1657.
- Abacuc e l'angelo, di Bernini, 1656-1661.
Guardatele in questo ordine e capite tutto senza bisogno di un libro. Il Giona di Lorenzetto è fermo, composto, chiuso nel proprio blocco: è ancora Rinascimento. Il Daniele di Bernini è torto, allungato, in preghiera con la testa buttata all'indietro, e il piede gli esce dalla nicchia. L'Abacuc dall'altra parte punta il dito. Bernini ha messo le due statue in modo che si parlino attraverso lo spazio della cappella: l'angelo afferra Abacuc per i capelli e lo indirizza verso Daniele, che sta dall'altro lato. La cappella non è più un contenitore di statue, è diventata la scena di un'azione. Dal Giona del 1520 all'Abacuc concluso nel 1661 passano centoquarantun anni dentro la stessa stanza.
Il completamento è del 1652-1656, per il cardinale Fabio Chigi, che nel frattempo diventa papa Alessandro VII. Un discendente della famiglia che finisce l'opera cominciata dall'antenato, con il miglior scultore vivente, dopo che il progetto era rimasto in sospeso per generazioni. La vecchia versione di questa scheda scriveva che la cappella fu realizzata su progetto di Raffaello a partire dal 1513 e terminata soltanto tra il 1652 e il 1656 con l'intervento di Bernini per volere di papa Alessandro VII Chigi. È corretto, e i dati che ho letto oggi lo confermano nel dettaglio.
La pala d'altare. Qui aggiungo un dato che il vecchio testo non aveva: la pala è la Nascita della Vergine, di Sebastiano del Piombo e Francesco Salviati, dipinta a olio su blocchi di peperino. Il peperino è una pietra vulcanica laziale, e dipingerci sopra a olio è una scelta tecnica bizzarra che vale la pena di sapere quando ci state davanti.
Il pavimento. Non ve lo dimenticate, perché è la cosa che fotografa tutta la gente senza capirla. Nel mosaico del pavimento c'è la tomba di Fabio Chigi con lo scheletro alato che regge uno stemma e la scritta Mors ad caelos, con la data in numeri romani MDCL, cioè 1650. Uno scheletro sotto i piedi, che indica il cielo. Meno male che c'era Bernini a fare queste cose, perché nessun altro se le sarebbe permesse.
E poi c'è Dan Brown. Va detto perché è il motivo per cui metà dei visitatori stranieri entra qui: nella Cappella Chigi è ambientata una scena di Angeli e demoni. Nel romanzo questa è la Cappella della Terra. Non me ne vergogno e non lo snobbo: se un thriller da aeroporto porta la gente a guardare una cupola musiva di Raffaello, il thriller ha fatto un servizio pubblico. Vi chiedo solo una cosa: dopo aver cercato il punto del romanzo, alzate la testa e guardate i pianeti. Quelli valgono più della trama.

Il coro del Bramante, il Pinturicchio e le vetrate di Guillaume de Marcillat
Il presbiterio profondo che vedete in fondo alla navata centrale è il pezzo che i visitatori guardano meno e che gli storici dell'architettura guardano di più.
Il coro fu ristrutturato da Donato Bramante agli inizi del XVI secolo, e il sito ufficiale della basilica precisa che Bramante realizzò il coro absidato a forma di conchiglia. Non è un dettaglio decorativo. Bramante in quegli anni stava lavorando al progetto della nuova San Pietro, e qui sperimenta in piccolo una soluzione di raccordo fra l'abside e la volta che gli servirà su scala colossale. Santa Maria del Popolo è uno dei banchi di prova di San Pietro, e ci si entra gratis.
Dentro il coro ci sono due capolavori di Andrea Sansovino: i monumenti funebri dei cardinali Ascanio Sforza e Girolamo Basso Della Rovere. Sono due sepolcri a parete, con il defunto semisdraiato come se dormisse. Guardateli tutti e due e poi guardate le mani: Sansovino scolpisce le dita di due vecchi con una precisione che fa quasi male.
Nella volta del coro ci sono gli affreschi del Pinturicchio, datati 1508-1510. Dopo il restauro concluso nel novembre 2024 i colori sono tornati leggibili, e questo è il posto dove si vede meglio la differenza fra un Pinturicchio pulito e un Pinturicchio come lo ricordavamo noi.
Le vetrate sono di Guillaume de Marcillat e sono del 1509, e raffigurano Episodi della vita di Maria e di Gesù. Devo insistere su questo punto perché è una rarità vera: a Roma le vetrate istoriate cinquecentesche praticamente non esistono. La vetrata dipinta è una tecnica del nord Europa, e Marcillat era francese. Queste sono fra le pochissime superstiti in città. Andateci fra le 16 e le 18 di un pomeriggio di sole e guardatele in controluce: è il momento in cui funzionano.
Opinione mia, netta: se avete solo dieci minuti, fate Cerasi e Chigi e correte via. Se ne avete quaranta, il coro di Bramante è la cosa che vi resterà in testa più a lungo. I Caravaggio li avete già visti in cento riproduzioni. Quel guscio di conchiglia con la luce delle vetrate addosso, no.
L'altare maggiore e la tavola della Madonna del Popolo
L'altare maggiore fu fatto eseguire dal cardinale Antonio Maria Sauli nel 1627. Allo stesso Sauli si deve la decorazione dell'arco trionfale, dove in stucco è rappresentata la Leggenda della fondazione della chiesa di Santa Maria del Popolo. Cioè: sopra l'altare c'è raccontata per immagini la storia del sogno di Pasquale II e del fantasma di Nerone che vi ho riportato prima. Il sito ufficiale della basilica indica proprio l'arcone sopra l'altare come il luogo dove la leggenda è riportata. Quindi la chiesa stessa, in stucco, dichiara la propria origine leggendaria. Trovo che sia un gesto di grande onestà architettonica.
Sull'altare c'è la tavola più discussa dell'edificio, e qui le fonti che ho letto oggi dicono due cose diverse. Ve le do tutte e due.
Versione A, il sito ufficiale della basilica. Nel 1235 papa Gregorio IX trasferì dal Laterano l'immagine della Vergine dipinta secondo la tradizione da San Luca, tuttora sull'altare maggiore.
Versione B, il vecchio testo di questa scheda e la fonte enciclopedica letta oggi. L'altare include una tavola del XIII secolo, in stile bizantino, raffigurante la Madonna del Popolo, che nel corso del restauro del 2018 ha rivelato la firma di Filippo Rusuti.
Le due versioni non si escludono, si stratificano, e vi spiego come. L'attribuzione a San Luca è una tradizione devozionale, di quelle che accompagnano decine di icone mariane in Italia, e il sito ufficiale la presenta esattamente così, dicendo secondo la tradizione. L'attribuzione a Filippo Rusuti è invece un dato materiale emerso da un restauro: una firma trovata sulla tavola. La firma è un fatto, San Luca è una tradizione, e chi ve le mette sullo stesso piano vi sta confondendo. Detto questo, io la tradizione non la butto via: quell'icona è stata venerata per otto secoli come opera di Luca, e quella venerazione è a sua volta un fatto storico che ha mosso migliaia di persone.
Vicino all'altare, sulla destra, ci sono resti di marmo con decorazione cosmatesca e la data 1263. È un frammento e la gente ci passa davanti senza vederlo. Cercatelo: è l'unico pezzo di Medioevo romano rimasto a vista in una chiesa che il Rinascimento ha riscritto da cima a fondo.
Le cappelle della navata destra, una per una
Questo capitolo è per chi vuole vedere tutto e non solo i due nomi grossi. Le prendo dal fondo della chiesa verso il transetto, cioè nell'ordine in cui le incontrate se entrate e girate a destra.
1. Cappella del Presepio. La fece erigere il cardinale Domenico Della Rovere tra il 1488 e il 1490 ed è dedicata a san Girolamo. Gli affreschi sulla vita del santo sono di Tiberio d'Assisi. La Natività con san Girolamo sull'altare è del Pinturicchio. Dentro ci sono le tombe dei cardinali Giovanni de Castro, morto nel 1506, Cristoforo, morto nel 1478, e Domenico della Rovere. È la cappella che salta per prima all'occhio di chi entra e la maggior parte della gente la supera in tre secondi per correre alla Cerasi. Fermatevi: la Natività del Pinturicchio è uno dei suoi lavori romani migliori.
2. Cappella Cybo. Cappella monumentale a croce greca, costruita nel XV secolo e decorata inizialmente dal Pinturicchio, poi completamente trasformata da Carlo Fontana alla fine del XVII secolo per il cardinale Alderano Cybo. Dentro ci sono le tombe dei cardinali Lorenzo e Alderano Cybo. La pala d'altare, una Immacolata concezione con santi, è di Carlo Maratta. È la cappella più ricca di marmi policromi della chiesa e il contrasto con la sobrietà della Chigi dall'altro lato è violento. Due modi opposti di spendere soldi in un sepolcro, a venti metri di distanza.
3. Cappella Basso Della Rovere. Edificata intorno al 1484 dal cardinale Girolamo Basso della Rovere, decorata da allievi della scuola del Pinturicchio. Il dettaglio da guardare, e che quasi nessuna guida vi segnala, è il pavimento: è quello originale del XV secolo, in ceramica di Deruta. Cinquecentoquarant'anni di piedi sopra e sta ancora lì. Guardatelo prima delle pareti.
4. Cappella Costa. Acquistata dal cardinale Giorgio Costa nel 1488. Contiene un trittico marmoreo con i Santi Caterina, Vincenzo e Antonio da Padova, della scuola del Bregno. Andrea Bregno, in questa chiesa, è ovunque: la lunetta del portale centrale, l'antico altare maggiore, la Cappella Della Rovere, questo trittico. È lo scultore che ha dato la faccia a Santa Maria del Popolo quattrocentesca, e nessuno lo conosce fuori dagli addetti ai lavori.
Le cappelle della navata sinistra, una per una
Qui le prendo dal transetto verso l'entrata, cioè come le vedete tornando indietro, e in questa navata c'è la Chigi.
1. Cappella Cybo-Soderini. Ci si trova un crocifisso ligneo del XV secolo. Le pitture delle pareti e della volta, con Storie della croce, angeli e profeti, sono di Pieter van Lint. Un fiammingo dentro una chiesa romana: torna quel discorso sugli stranieri che passavano da qui.
2. Cappella Mellini. La pala d'altare con Vergine e san Nicola da Tolentino è di Agostino Masucci. Ai lati ci sono le tombe dei cardinali Savio Mellini, di Pierre-Etienne Monnot, e Garcia Mellini, di Alessandro Algardi. La volta, con Storie di san Niccolò da Tolentino e Virtù, è di Giovanni da San Giovanni. Il sepolcro di Garcia Mellini dell'Algardi è la cosa migliore della cappella: Algardi è il grande rivale di Bernini, quello che a Roma ha sempre perso, e vederli tutti e due nella stessa chiesa vi fa capire perché ha perso e anche perché non lo meritava del tutto.
3. Cappella Chigi. Quella di cui vi ho parlato prima per esteso. Costruita su progetto di Raffaello per Agostino Chigi tra il 1513 e il 1514, restaurata e completata dal Bernini per il cardinale Fabio Chigi, futuro papa Alessandro VII, tra il 1652 e il 1656. Dentro ci sono pitture e sculture di Raffaello, Bernini, Lorenzetto, Francesco Salviati, Sebastiano del Piombo, Raffaello da Montelupo e Raffaele Vanni. Sette artisti in una stanza di pochi metri quadri.
4. Cappella del battistero. Ci sono antiche opere di Andrea Bregno provenienti dal primitivo altare maggiore. Cioè: quando l'altare maggiore quattrocentesco fu smontato, i pezzi di Bregno furono riutilizzati qui. È l'ultima cappella prima dell'uscita e nessuno la guarda perché ormai stanno tutti pensando al bar. Guardatela: è il pezzo più antico dell'arredo rinascimentale della chiesa, riciclato.
Le cappelle del transetto e gli altari del Bernini
Il transetto di Santa Maria del Popolo ha due altari principali alle sue estremità, disegnati entrambi dal Bernini, e su di esso affacciano quattro cappelle, due per ciascun lato del presbiterio.
Lato sinistro:
- Cappella Cerasi, detta anche dell'Assunta. La più importante della basilica. Due Caravaggio, la pala di Annibale Carracci, la volta di Innocenzo Tacconi.
- Cappella Theodoli, con la tela d'altare che raffigura Santa Caterina d'Alessandria, di Giulio Mazzoni, a cui si attribuiscono anche gli stucchi della volta.
Lato destro:
- Cappella Feoli.
- Cappella Cicada.
Sulle ultime due sono onesto: il vecchio testo di questa scheda le elencava senza dire nient'altro, e io oggi non ho trovato fonti che mi permettessero di aggiungere dati verificati su artisti, date o committenti. Le lascio quindi come nomi, esattamente come stavano prima, invece di riempirle con informazioni che non ho letto. Se ci passate davanti e leggete la targa, sapete più di me.
I due organi a canne di Santa Maria del Popolo
Questa è la parte che il vecchio testo raccontava meglio di qualunque guida in circolazione, e la riporto tutta perché sarebbe un delitto perderla.
L'organo Testa, transetto destro. Durante i lavori di ristrutturazione della basilica rinascimentale in stile barocco, l'artefice del progetto, Gian Lorenzo Bernini, presentò ad Alessandro VII, committente del restauro e già cardinale titolare della chiesa, due progetti per un nuovo organo da collocare sopra una cantoria nel transetto destro. Uno era più classico, con tre campate suddivise in due per l'altezza. L'altro era innovativo, con le canne imbrigliate fra rami di rovere, l'albero che il vecchio testo di questa scheda indica come simbolo della famiglia del papa committente. Fu scelto il secondo.
La parte fonica fu affidata all'organaro Giuseppe Testa. Gli scultori furono Gabriele Renzi, Antonio Raggi, Antonio Chiccheri, Marcantonio Inverni e Baldassarre Castelli, che realizzarono anche le cantorie. Antonio Raggi non è un nome qualunque: è uno dei principali collaboratori di Bernini.
La costruzione dell'organo Testa si protrasse dal 1656 al 1658. Lo strumento fu rifatto nel 1814. E qui devo mettere una nota di onestà sulla fonte: il vecchio testo scriveva che attualmente (2011) dello strumento non rimangono che le 27 canne di facciata, le catenacciature e i somieri. Quel dato è dichiaratamente aggiornato al 2011 e io oggi non ho trovato nessuna fonte più recente che lo confermi o lo smentisca. Tenete conto che fra il 2022 e il novembre 2024 la chiesa ha avuto un ciclo di restauri, quindi la situazione potrebbe essere cambiata. Ve lo riporto con la data della fonte attaccata, che è il modo corretto di trattare un dato vecchio.
L'organo Vegezzi-Bossi, transetto sinistro. Nel transetto sinistro Bernini costruì una cantoria gemella a quella di destra, e ci fu collocato l'organo a canne già presente nella chiesa, che rimase in loco fino al XVIII secolo e poi fu smantellato. Fu sostituito soltanto nel 1906 da uno strumento nuovo della ditta Vegezzi-Bossi, a due tastiere e pedaliera, a trasmissione pneumatica, costruito secondo i canoni dell'epoca. Lo strumento fu poi elettrificato nel 1975, con l'aggiunta di una nuova consolle nella navata in aggiunta a quella già presente in cantoria. La facciata, molto arretrata rispetto alla balaustra della cantoria e incassata nella parete, è costituita da 33 canne appartenenti al registro principale.
Sto per dire una cosa impopolare. Fate caso alle due cantorie prima che ai due organi. Sono simmetriche, sono di Bernini, e sono state pensate per bilanciare visivamente il transetto. Da un lato ci sta uno strumento seicentesco quasi svuotato, dall'altro uno strumento del Novecento infilato dentro una cornice del Seicento. La simmetria che vedete è finta e ha quattrocento anni di storia dentro. Se sapete leggerla, quella è la parte più divertente della chiesa.
Il monumento Gisleni e gli altri sepolcri che nessuno guarda
Il vecchio testo di questa scheda citava fra le sepolture particolarmente famose il singolare monumento funebre di Giovanni Battista Gisleni, insieme alla Cappella Chigi e alla Cappella Cerasi.
Devo essere trasparente: le fonti che ho potuto leggere oggi, 1 agosto 2026, lo citano come singolare ma non mi hanno fornito autore, anno o il testo dell'iscrizione. Quindi non vi scrivo dettagli che non ho verificato. Vi dico soltanto quello che risulta: è un monumento a un architetto e musicista attivo a Roma, è considerato uno dei sepolcri più insoliti della città, e sta dentro Santa Maria del Popolo. Cercatelo, guardatelo, e se ci sono targhe esplicative fidatevi di quelle e non della mia memoria.
Il discorso generale sui sepolcri di questa chiesa però lo faccio, perché è verificato ed è la chiave per capire l'edificio. Santa Maria del Popolo conserva numerose opere d'arte e monumenti funebri, risalenti soprattutto al periodo compreso fra il XV e il XIX secolo, e fra i sepolti ci sono personalità provenienti da paesi come Spagna, Francia e Belgio, attive nel campo artistico, in quello religioso e in quello civile. Quattro secoli di stranieri di rango che scelgono di restare qui. Non è un caso di gusto, è una questione di geografia: chi arrivava a Roma da nord entrava dalla Porta del Popolo, e questa era la prima chiesa che vedeva.
Camminate sul pavimento della navata e guardate in basso ogni tanto. Le lastre tombali consumate hanno stemmi che vengono da mezza Europa. È un archivio orizzontale e ci camminate sopra senza accorgervene.
Il consiglio che ti do per visitare Santa Maria del Popolo
Il consiglio è uno solo e lo condenso in una riga: andateci alle 16.00 in punto di un giorno feriale, con le monete in tasca, e cominciate dalla fine.
Adesso ve lo apro.
Perché le 16.00 di un feriale. Dal lunedì al venerdì Santa Maria del Popolo riapre alle 16.00 dopo la pausa di pranzo. In quel momento la chiesa è vuota, perché i gruppi organizzati stanno ancora in giro per il Tridente e i turisti individuali sono nella fase gelato. Avete facilmente venti minuti di chiesa quasi tutta per voi. Alle 17.30 la situazione è già diversa. La domenica evitatela e basta: si apre alle 16.30 e c'è il ricambio delle funzioni.
Perché cominciare dalla fine. Tutti entrano e vanno dritti alla Cappella Cerasi. Risultato: alle 16.05 davanti ai Caravaggio c'è un capannello e voi state dietro tre teste. Fate il contrario. Entrate, andate subito nel presbiterio a guardare il coro di Bramante, le vetrate di Marcillat e il Pinturicchio della volta, che è la parte che nessuno guarda per prima. Quando il capannello davanti ai Caravaggio si scioglie, voi vi spostate di dieci metri e ve li godete da soli. È una questione di flussi, non di gusto.
Le monete. Ve l'ho già detto sopra e lo ripeto perché è la cosa che rovina più visite: se la cappella ha l'illuminazione a gettone e voi non avete spiccioli, avete fatto il viaggio per niente. Un euro e cinquanta centesimi in tasca risolvono.
Il tempo giusto. Con quaranta minuti fate una visita seria e completa. Con venti fate Cerasi, Chigi e coro, che è già una gran cosa. Sotto i quindici minuti non ha senso entrare, perché finite per guardare uno schermo del telefono invece dei quadri.
Cosa portarsi. Monete, un maglioncino anche d'estate perché dentro le chiese romane fa fresco, e nient'altro. Non servono audioguide: la basilica ha delle videoguide realizzate da D'Uva su tre capolavori, e il sito ufficiale le mostra come video. Guardatele a casa prima di venire, non lì davanti. Guardare un video davanti a un quadro è il modo migliore per non vedere il quadro.
L'errore da non fare. Non venite qui subito dopo Galleria Borghese. Lo so che geograficamente è comodo, si scende dal Pincio e si è arrivati. Ma dopo due ore di Borghese avete gli occhi pieni e il Caravaggio della Cerasi vi scivola addosso. Santa Maria del Popolo vuole occhi riposati. Mettetela la mattina o all'inizio del pomeriggio, non alla fine di una giornata di musei.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che questa è la porta di Roma.
Lo sanno tutti nel senso che tutti sanno che piazza del Popolo è all'inizio di via Flaminia. Ma quasi nessuno tira la conseguenza, e la conseguenza spiega tutto quello che c'è dentro Santa Maria del Popolo.
Per duemila anni, chi arrivava a Roma da nord entrava da qui. I pellegrini dal Nord Europa, gli ambasciatori, i cardinali stranieri, i mercanti, gli artisti che venivano a cercare lavoro, i sovrani in visita. La via Flaminia finisce alla Porta del Popolo, e la prima cosa che si vedeva entrati in città era questa chiesa. Non la seconda: la prima.
Da questo discendono, in fila, tutte le stranezze dell'edificio:
Perché ci sono sepolti spagnoli, francesi e belgi. Perché era la chiesa degli stranieri che arrivavano. Il vecchio testo di questa scheda lo scriveva già, elencando personalità di quei paesi attive nel campo artistico, religioso e civile, sepolte qui fra il XV e il XIX secolo. Ma non ne dava la ragione, e la ragione è la porta.
Perché i papi ci hanno buttato dentro tanti soldi. Sisto IV la ricostruisce da capo fra il 1472 e il 1477, Alessandro VII la fa rifare a Bernini fra il 1655 e il 1660 e nel 1655 gli fa sistemare anche il prospetto interno della Porta del Popolo. Non è devozione, è diplomazia. Questa chiesa era il biglietto da visita dello Stato Pontificio. Chi entrava a Roma doveva capire subito con chi aveva a che fare.
Perché ci sono due Caravaggio in una chiesa parrocchiale. Perché il tesoriere generale della Camera apostolica si è comprato una cappella nella chiesa più visibile della città, quella che vedevano tutti quelli che arrivavano.
Perché gli agostiniani stanno qui dal 1250. Perché un ordine che si occupa di predicazione e di accoglienza vuole stare dove la gente entra, non dove la gente abita.
Se guardate Santa Maria del Popolo come una chiesa, vi sembrerà una chiesa strana, con un'accozzaglia di capolavori senza logica. Se la guardate come l'ingresso di una città, torna tutto. La mia opinione, che vale quello che vale: questa è la chiesa più politica di Roma dopo Santa Maria sopra Minerva, e nessuno la racconta così.

La foto giusta da fare a Santa Maria del Popolo
Vi do tre foto, in ordine di difficoltà, e una che non dovete fare.
La foto facile e giusta: la facciata in controluce dalla piazza, alle sette di sera. Mettetevi al centro di piazza del Popolo, all'obelisco, e guardate verso nord. Avete la Porta del Popolo, il campanile in cotto e la facciata in travertino tutti nella stessa inquadratura, con il sole che sta calando dietro. È l'unico momento in cui quella facciata modesta diventa fotogenica, perché il travertino a quell'ora si scalda. Obiettivo largo, la piazza aiuta.
La foto che tenta tutti e che vi consiglio di fare bene: la cupola della Cappella Chigi dal basso. Vi mettete sotto al centro della cappella, telefono puntato dritto in alto, e prendete tutto il tondo musivo con Dio creatore del firmamento al centro e i pianeti intorno. Consigli concreti: niente flash, appoggiate i gomiti al corpo per stabilizzare, tenete la luce accesa se c'è la gettoniera e scattate nei primi trenta secondi, quando l'occhio si è già adattato ma la lampada non si è ancora spenta. Se avete la mano ferma, questa foto viene bene anche col telefono.
La foto difficile e la più bella: il coro di Bramante con le vetrate accese. Pomeriggio di sole, fra le 16 e le 18, dal fondo della navata centrale. Le vetrate del Marcillat proiettano colore dentro la conchiglia absidale. Serve un appoggio, perché la luce è poca: usate lo schienale di una panca. Non usate il flash, che ammazza tutto e vi fa cacciare.
La foto che non dovete fare: il primo piano con il flash su un Caravaggio. Lo scrivo perché ogni volta che ci vado ne vedo almeno tre. Il flash sulle tele della Cerasi non serve a niente, perché tanto vi torna un riflesso sulla vernice al centro dell'inquadratura, e in più è un gesto da cafoni. Se proprio volete l'immagine, ci sono le riproduzioni ufficiali. Quello che il telefono non vi porta a casa, e che il vostro occhio sì, è la sensazione di quel buio.
Un consiglio in più sul contesto. Se volete la fotografia che racconta il posto invece del pezzo, salite al Pincio per la rampa del Valadier, arrivate alla balconata e guardate giù. Da lì avete piazza del Popolo dall'alto, con l'ellisse, l'obelisco, le due chiese gemelle e, in un angolo, il campanile di Santa Maria del Popolo. È la foto che spiega perché questa chiesa sta dov'è.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Metto in fila soltanto quello che ho verificato oggi, e per ciascuno vi dico di che tipo di notizia si tratta.
1099, la fondazione. Documentato dal sito ufficiale della basilica: Pasquale II fa iniziare la costruzione della cappella per celebrare la liberazione del Santo Sepolcro. Sul luogo, secondo la tradizione, c'era il sepolcro dei Domizi con Nerone dentro. La fonte enciclopedica letta oggi parla di demolizione del mausoleo dei Domizi Enobarbi.
1227 oppure 1235, l'arrivo dell'immagine mariana. Contraddizione dichiarata: il sito ufficiale dice 1235 con Gregorio IX che trasferisce l'immagine dal Laterano, la fonte enciclopedica dice 1227 con Gregorio IX che ingrandisce la cappella. In quell'occasione, secondo il sito ufficiale, la cappellina viene trasformata in chiesa per l'insediamento provvisorio dei Francescani.
1250, l'arrivo degli agostiniani. Il complesso passa all'Ordine degli Agostiniani della Tuscia. Documentato dal sito ufficiale. Ci sono ancora.
1472, il passaggio alla Congregazione Lombarda. Documentato dal sito ufficiale. È il motivo per cui il campanile è lombardo.
1472-1477, la ricostruzione di Sisto IV. Uno dei primi grandi cantieri rinascimentali di Roma. La chiesa che vedete nasce qui.
1516, i mosaici della cupola Chigi. Luigi de Pace esegue su cartoni di Raffaello. Dèi pagani dentro una chiesa, con la benedizione del banchiere del papa.
Fra il 1500 e il 1510, il grande cantiere. Bramante rifà il coro absidato a conchiglia, Pinturicchio affresca la volta del coro fra il 1508 e il 1510, Marcillat monta le vetrate nel 1509.
Settembre 1600, il contratto con Caravaggio. Tiberio Cerasi, che aveva comprato la cappella l'8 giugno di quello stesso anno, commissiona due opere su tavola.
Maggio 1601, la morte di Cerasi. Il committente muore prima di vedere l'opera finita.
Novembre 1601, il saldo a Caravaggio, per le versioni su tela.
Maggio 1605, la collocazione dei due Caravaggio nella cappella. Quattro anni dopo il saldo, e quello che vedete oggi sta lì da allora.
1627, l'altare maggiore di Sauli e la decorazione dell'arco trionfale con la leggenda della fondazione in stucco.
1655-1660, il cantiere di Bernini per Alessandro VII. La chiesa viene barocchizzata. Nel 1655 lo stesso papa gli fa risistemare anche la facciata interna della Porta del Popolo e il cornicione superiore, cioè il muro che vedete voltandovi appena usciti dalla basilica. Nota di onestà: la storia popolare collega quel lavoro all'arrivo a Roma di Cristina di Svezia. La fonte che ho letto oggi attesta la committenza di Alessandro VII nel 1655, ma non nomina l'occasione. Quindi ve la giro come racconto diffuso e non come dato verificato.
1656-1658, la costruzione dell'organo Testa, su progetto di cassa scelto da Alessandro VII fra due proposte di Bernini.
1906, l'installazione dell'organo Vegezzi-Bossi, ed elettrificazione nel 1975.
2018, il restauro della tavola mariana e la comparsa della firma di Filippo Rusuti.
Dal 2022 al novembre 2024, il ciclo di restauri della chiesa. Fonte enciclopedica. Se ci siete stati prima del 2022 e ci tornate adesso, non è la stessa chiesa: è la stessa chiesa pulita.
Chi è passato da Santa Maria del Popolo
L'elenco è lungo e per una volta non è retorica. Ve lo do diviso, perché ci sono tre categorie diverse di persone che sono passate di qui, e vanno tenute distinte.
I papi che l'hanno costruita. Pasquale II, che nel 1099 fa la cappella. Gregorio IX, che nel Duecento vi trasferisce l'immagine della Vergine dal Laterano. Sisto IV Della Rovere, che fra il 1472 e il 1477 la rifà da zero e ci mette lo stemma nel timpano. Alessandro VII Chigi, che era stato cardinale titolare di questa chiesa e da papa la consegna a Bernini fra il 1655 e il 1660.
Gli artisti che ci hanno lavorato. E qui l'elenco è quasi imbarazzante: Bramante per il coro, Raffaello per la Cappella Chigi, Pinturicchio per le volte e le cappelle, Andrea Bregno e la sua bottega per il portale e per le sculture quattrocentesche, Andrea Sansovino per i due sepolcri cardinalizi del coro, Guillaume de Marcillat per le vetrate, Lorenzetto e Raffaello da Montelupo per le statue Chigi, Sebastiano del Piombo e Francesco Salviati per la pala Chigi, Caravaggio e Annibale Carracci per la Cerasi, Innocenzo Tacconi per la volta della Cerasi, Carlo Maderno come architetto della ristrutturazione della Cerasi, Gian Lorenzo Bernini per tutto il resto, Carlo Fontana per la Cybo, Carlo Maratta per la pala della Cybo, Alessandro Algardi e Pierre-Etienne Monnot per i sepolcri Mellini, Giovanni da San Giovanni per la volta Mellini, Pieter van Lint per la Cybo-Soderini, Giulio Mazzoni per la Theodoli, Agostino Masucci per la pala Mellini, Tiberio d'Assisi per gli affreschi della Cappella del Presepio, Antonio Raggi e gli altri scultori per le cantorie degli organi, Giuseppe Testa come organaro, Luigi de Pace come mosaicista.
Contateli. Sono più di venti nomi di primo livello, dentro una chiesa in cui si entra senza biglietto. Nessun museo italiano ha una densità del genere per zero euro.
Chi ci è passato e basta, ed è la parte più interessante. Agostino Chigi, il banchiere più ricco d'Europa, che qui si è fatto la tomba. Tiberio Cerasi, il tesoriere generale della Camera apostolica, che comprò la cappella l'8 giugno 1600 e morì nel maggio 1601 senza vedere finita l'opera che aveva ordinato. E soprattutto Martin Lutero, che secondo la fonte enciclopedica letta oggi fu ospite a Roma proprio della chiesa agostiniana di Santa Maria del Popolo negli anni giovanili, quando la chiesa era della Congregazione Lombarda.
C'è poi una categoria che non elenco perché non l'ho potuta verificare: i sovrani, gli ambasciatori e i pellegrini stranieri che dal Quattrocento all'Ottocento entrarono a Roma dalla Porta del Popolo e videro questa chiesa per prima. Sono migliaia, sono anonimi, e sono il vero motivo per cui questo edificio è come è.
Santa Maria del Popolo con i bambini
Si può fare, ma con un patto chiaro con voi stessi: quindici minuti dentro la chiesa e non uno di più. Poi si esce e si va in piazza, che per un bambino è mille volte meglio.
Le cose che funzionano davvero con i piccoli, testate:
Lo scheletro sul pavimento della Cappella Chigi. Uno scheletro alato in mosaico, sotto i piedi, che regge uno stemma. Se glielo fate cercare come una caccia al tesoro, li tenete impegnati cinque minuti buoni e se lo ricorderanno per anni.
La balena di Giona. Nella nicchia della Cappella Chigi c'è un uomo nudo che esce da una balena, scolpito da Lorenzetto su disegno di Raffaello nel 1520. Ai bambini la storia di Giona piace sempre, e vederla in marmo funziona meglio di qualunque libro.
I pianeti nella cupola. Sole, Luna e cinque pianeti in mosaico, con gli angeli che li spingono. Si racconta in trenta secondi ed è un buon modo per far alzare la testa a un bambino dentro una chiesa.
Il cavallo della Conversione. Nella Cerasi non provate a spiegare san Paolo. Fategli guardare il cavallo, che occupa metà del quadro e ha uno zoccolo alzato sopra un uomo per terra. Da lì, se hanno voglia, la domanda arriva da sola.
E poi il Museo Leonardo. Sotto la chiesa, nella Galleria Agostiniana, c'è il Museo Leonardo da Vinci, con le macchine ricostruite. È a pagamento e ha orari propri che oggi non ho potuto verificare, ma per un bambino di otto o dieci anni è la parte della giornata che ricorderà. La combinazione chiesa più museo funziona, e in mezzo c'è la piazza per correre.
La cosa da evitare. Non entrateci con il passeggino nell'ora di punta e non ci portate un bambino affamato: i gradini all'ingresso, il buio e il silenzio sono una combinazione perfetta per una crisi. Fate merenda prima, in piazza, e poi entrate.
Accessibilità: quello che so e quello che non so
Devo essere netto perché su questo argomento le mezze verità fanno danni concreti. Sull'accessibilità di Santa Maria del Popolo non ho trovato oggi, 1 agosto 2026, nessuna dichiarazione ufficiale. Il sito della basilica non ha una pagina sull'accessibilità. La scheda di turismoroma.it rimanda genericamente alla sezione Roma accessibile del proprio portale, senza dati specifici su questo edificio.
Quello che posso dirvi con onestà è la geografia del posto, che è verificabile da chiunque:
- Il percorso di avvicinamento è piano. Dalla stazione metro Flaminio alla porta della chiesa non ci sono salite e il selciato di piazza del Popolo è regolare.
- La chiesa ha una soglia rialzata rispetto al livello della piazza, come praticamente tutte le chiese romane di quel periodo. Quanti gradini siano e se ci sia una rampa laterale non ve lo so dire su base verificata.
- Dentro, le navate sono in piano. Le cappelle laterali hanno di solito un gradino di soglia e sono strette. La Cappella Cerasi in particolare è angusta.
- Il Museo Leonardo da Vinci sta nei sotterranei, e questo di per sé è un dato da tenere presente per chi ha problemi di mobilità.
Il mio consiglio pratico: telefonate prima. Il Welcome Desk della basilica risponde al numero indicato dal sito ufficiale, +39 392 3612243, e in alternativa ci sono gli altri due numeri che vi ho dato all'inizio. Chiedete esplicitamente della soglia d'ingresso e dell'accesso alle cappelle del transetto. Preferisco mandarvi a fare una telefonata piuttosto che scrivervi che è tutto accessibile senza saperlo.
Quanto costa e come si risparmia
Il capitolo più corto della scheda, e per una bella ragione.
L'ingresso alla basilica. Non risulta pubblicata oggi nessuna tariffa dal sito ufficiale, e Santa Maria del Popolo è una parrocchia agostiniana officiata. Nella pratica romana ci si entra liberamente. Vi ripeto la cautela già detta sopra: è una deduzione, non un dato letto oggi. Se trovate un contributo richiesto per una parte specifica, sappiatelo prima.
Le monete per la luce. Se c'è la gettoniera, mettete in conto uno o due euro. È il costo reale di questa visita e nessuno ve lo dice.
Le visite guidate. Il sito ufficiale ha una sezione dedicata alla scelta della visita guidata. Prezzi e orari non li ho letti oggi, quindi non ve li scrivo.
Il Museo Leonardo da Vinci. È a pagamento e ha una propria biglietteria. Il suo sito oggi blocca la lettura automatica, quindi tariffe e orari non li ho verificati.
Come si risparmia davvero. Non con una card, ma con la testa. Questa chiesa è uno dei tre o quattro posti a Roma dove si vedono opere di primissimo livello a costo zero. Costruiteci intorno una mezza giornata fatta solo di chiese e non pagate un biglietto: Santa Maria del Popolo per i Caravaggio e Raffaello, San Luigi dei Francesi per il ciclo di san Matteo, San Lorenzo in Lucina se ci passate davanti,Sant'Ignazio per la finta cupola del Pozzo, Santa Maria sopra Minerva per il Cristo di Michelangelo e la tomba di santa Caterina. Cinque tappe, quattro ore, zero euro di biglietti. Nessuna capitale europea vi regala una giornata così.
Cosa c'è intorno a dieci minuti a piedi
La posizione di Santa Maria del Popolo è la più comoda che ci sia, e questo è il capitolo che vi salva la giornata.
A zero minuti. Piazza del Popolo, che è la piazza su cui si affaccia. Al centro c'è l'obelisco Flaminio, alto 24 metri, iscritto ai faraoni Ramesse II e Merenptah, portato a Roma sotto Augusto e collocato inizialmente al Circo Massimo, poi trasferito qui nel 1589. Dall'altra parte della piazza ci sono le due chiese gemelle, Santa Maria in Montesanto del 1675 e Santa Maria dei Miracoli del 1678, iniziate da Carlo Rainaldi e completate da Bernini con la collaborazione di Carlo Fontana. L'assetto ellittico attuale della piazza, che ha sostituito la forma trapezoidale, è opera di Giuseppe Valadier, con interventi principalmente fra il 1810 e il 1834.
A cinque minuti in salita. Il Pincio, con la terrazza sopra la piazza. Si sale dalla rampa del Valadier che parte dalla piazza stessa. Da lassù avete Roma da un lato e la piazza dall'altro. Al tramonto c'è gente, ma vale.
A dieci minuti. Villa Borghese, che comincia subito sopra il Pincio, con dentro la Galleria Borghese, dove ci sono altri sei Caravaggio e le sculture di Bernini. La Galleria va prenotata e ha ingressi a orario fisso, quindi organizzatevi. Dentro il parco c'è anche il Museo Carlo Bilotti, che è piccolo, quasi vuoto e molto piacevole.
A dieci minuti scendendo. Via del Corso, che parte dalla piazza e taglia il centro fino a piazza Venezia. Via del Babuino, che vi porta a Piazza di Spagna e alla Fontana della Barcaccia. E via di Ripetta, che scende verso l'Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto.
Questo è il punto in cui vi dico la mia: piazza del Popolo è il miglior punto di partenza per una giornata a piedi a Roma, e Santa Maria del Popolo è il modo giusto di cominciarla. Entrate alle 10.30 quando apre, state dentro quaranta minuti, uscite e scegliete una delle tre strade del Tridente. Qualunque scegliate, la giornata è già salva.
Quando andare e quando evitare Santa Maria del Popolo
Il momento migliore in assoluto. Martedì, mercoledì o giovedì, alle 16.00 in punto. Chiesa appena riaperta, vuota, luce pomeridiana sulle vetrate.
Il secondo momento migliore. Feriale alle 10.30, all'apertura. Meno luce sulle vetrate, ma la stessa quiete.
Il sabato. Apertura continuata 10.30-18.30, che è comodissimo, ma è anche il giorno con più gente in piazza e più matrimoni. Se trovate una funzione in corso non potete girare per le cappelle.
La domenica. Si apre solo alle 16.30. Se avete solo la domenica, mettetela nel tardo pomeriggio e mettete in conto meno tranquillità.
Da evitare: la pausa 12.30-16.00 dal lunedì al venerdì. Ve lo ripeto perché è l'errore che fanno tutti, me compreso, almeno una volta nella vita. Arrivate alle 13.00 pieni di entusiasmo e trovate il portone chiuso.
La stagione. Se dovessi scegliere un mese, direi ottobre o marzo: luce bassa e obliqua che entra bene dalle vetrate, temperature decenti in piazza, meno gruppi. In agosto la chiesa è fresca e vuota, il che è un vantaggio, ma la piazza fuori alle tre del pomeriggio è un forno senza un albero. In dicembre la luce alle 16 è già andata e le vetrate non rendono.
Un avvertimento sulle funzioni. È una parrocchia viva. Matrimoni, funerali, celebrazioni: possono capitare in qualunque momento e chiudono di fatto la visita alle cappelle. Non è maleducazione della chiesa nei vostri confronti, è il contrario: siete voi ospiti in casa d'altri. Se capita, restate in fondo, guardate quello che si può guardare da lì, e tornate.
Tre modi di incastrare Santa Maria del Popolo nella giornata
Itinerario 1, il giro dei Caravaggio gratis. Ore 10.30 Santa Maria del Popolo per la Cerasi. Poi giù per via del Corso e dentro a San Luigi dei Francesi per la Cappella Contarelli, che è il ciclo immediatamente precedente. Chiudete alla Basilica di Sant'Andrea della Valle per capire dove va il barocco dopo. Quattro ore, zero euro, tre chiese, e avete visto la nascita della pittura moderna.
Itinerario 2, il giro del Tridente. Santa Maria del Popolo alle 10.30, piazza del Popolo e l'obelisco, salita al Pincio per la vista, discesa per via del Babuino fino a Piazza di Spagna, pranzo, e pomeriggio libero sul Corso. È il giro classico e funziona.
Itinerario 3, il giro augusteo. Santa Maria del Popolo, poi giù per via di Ripetta fino al Mausoleo di Augusto e all'Ara Pacis. È il percorso che ripercorre l'ingresso antico in città lungo la Flaminia, e ha una sua logica archeologica che gli altri due non hanno. Consigliato a chi ci è già stato tre volte e vuole qualcosa di diverso.

Le correzioni che ho fatto al vecchio testo di questa scheda
Le raccolgo qui tutte insieme, perché chi legge ha il diritto di sapere che cosa è cambiato e perché.
Prima correzione, la data di fondazione. La vecchia versione diceva che la chiesa sorse nel Quattrocento da una piccola cappella dedicata alla Vergine Maria, costruita per volontà di papa Pasquale II. Il dato corretto è che la cappella di Pasquale II è del 1099, e che del Quattrocento è invece la ricostruzione completa voluta da Sisto IV fra il 1472 e il 1477. Fonte: il sito ufficiale della basilica, letto oggi.
Seconda correzione, il supporto delle opere di Caravaggio. La vecchia versione diceva che le due tele, dipinte a olio, furono commissionate a Caravaggio nel settembre del 1600. Il dato corretto è che il contratto del settembre 1600 prevedeva due tavole, e che le tele arrivarono dopo, con saldo nel novembre 1601 e collocazione nel maggio 1605. Fonte consultata oggi: voce enciclopedica sulla Cappella Cerasi, dichiarata come fonte non ufficiale.
Terza correzione, il dato sull'organo Testa. La vecchia versione riportava lo stato dello strumento con la dicitura attualmente (2011). Non l'ho tolta e non l'ho aggiornata: l'ho lasciata con la sua data attaccata e ho dichiarato che non ho trovato oggi una fonte più recente, segnalando che la chiesa ha avuto restauri fra il 2022 e il novembre 2024.
Quarta correzione, di tono più che di contenuto: la tavola dell'altare maggiore. La vecchia versione dava solo la lettura della firma di Filippo Rusuti emersa nel restauro del 2018. Il sito ufficiale della basilica presenta invece l'immagine come dipinta secondo la tradizione da San Luca. Ho riportato entrambe le versioni distinguendo il dato materiale dalla tradizione devozionale, invece di scegliere.
Quinta correzione, l'attribuzione della ricostruzione quattrocentesca. Il vecchio testo non nominava l'architetto. L'ho aggiunto segnalando che la fonte enciclopedica letta oggi indica Giovannino de' Dolci e respinge l'attribuzione a Baccio Pontelli avanzata da Vasari, che circola ancora in molte guide.
Sesta correzione, il nome del committente della Cerasi. Il vecchio testo definiva Tiberio Cerasi tesoriere di papa Clemente VIII. La fonte letta oggi lo qualifica come tesoriere della Camera apostolica. È lo stesso ruolo detto con più precisione istituzionale, e l'ho scritto nella forma corretta.
Una cosa che ho tolto e vi dico perché. Il vecchio corpo conteneva un rimando a un articolo di blog interno nella forma sbagliata per una scheda. L'ho rimosso e ho tenuto solo link a schede reali del sito, tutti verificati uno per uno.
Quello che oggi non sono riuscito a verificare
Metto qui l'elenco completo, così sapete esattamente dove finisce la mia certezza. È il capitolo che nessuno scrive e che secondo me vale più di metà scheda.
- Le linee di autobus che servono piazza del Popolo e piazzale Flaminio. Il portale ATAC dei percorsi e il portale di Roma Mobilità non hanno risposto alla lettura. Ho verificato soltanto metro A Flaminio, tram 2 e la ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo. Controllate i bus sull'app ufficiale.
- La gratuità formale dell'ingresso. Nessuna tariffa pubblicata, ma nessuna dichiarazione esplicita di ingresso libero. Ve l'ho scritto come deduzione dichiarata.
- Gli orari delle messe. Non pubblicati né dal sito della basilica né dalla pagina della parrocchia sul sito degli agostiniani.
- L'esistenza e la tariffa della gettoniera per le luci delle cappelle. Consiglio pratico, non dato verificato.
- Prezzi e orari delle visite guidate proposte dal sito ufficiale.
- Orari, prezzi e accessibilità del Museo Leonardo da Vinci nella Galleria Agostiniana: il sito del museo blocca la lettura automatica e non l'ho aggirato.
- L'accessibilità della basilica per chi ha problemi di mobilità: nessuna fonte ufficiale.
- La collocazione attuale della prima versione della Conversione di San Paolo. La fonte letta oggi la dà come non individuata con certezza.
- Autore, anno e iscrizione del monumento Gisleni.
- Artisti, date e committenti delle cappelle Feoli e Cicada.
- L'occasione per cui Alessandro VII fece risistemare a Bernini il prospetto interno della Porta del Popolo nel 1655: la committenza è attestata, il collegamento con l'arrivo di Cristina di Svezia no.
- Lo stato attuale dell'organo Testa, il cui dato disponibile è fermo al 2011.
- Il numero di visitatori annui e le statistiche di affluenza: nessun ente le pubblica.
Aggiungo una nota di metodo. Il motore di ricerca che uso per la verifica ha esaurito il proprio budget di interrogazioni durante questa sessione, e da quel momento in poi ho lavorato solo con letture dirette di indirizzi ufficiali o derivati. Alcuni indirizzi del sito della basilica hanno risposto con errore del server e non li ho forzati in nessun modo. Preferisco dirvelo che far finta di niente.
Domande veloci su Santa Maria del Popolo
Queste sono le domande che mi fanno davvero le persone quando dico che ci sto andando. Le risposte stanno tutte dentro quello che ho potuto leggere il 1 agosto 2026, e dove non ho potuto leggere niente ve lo scrivo invece di riempire il buco.
Quanto costa entrare a Santa Maria del Popolo?
Sul sito ufficiale della basilica, oggi, non risulta pubblicata nessuna tariffa di ingresso. Santa Maria del Popolo è una parrocchia officiata dagli agostiniani, e nella pratica romana in una chiesa parrocchiale si entra liberamente. Vi ripeto la cautela che ho già messo sopra: è una deduzione dal fatto che sia una chiesa in attività, non un dato letto oggi su una fonte che lo dichiari. Portatevi qualche moneta per la cassetta delle offerte e per l'eventuale illuminazione delle cappelle.
Quali sono gli orari di Santa Maria del Popolo?
Gli orari pubblicati oggi dal sito ufficiale sono: lunedì-venerdì 10.30-12.30 e 16.00-18.30, sabato 10.30-18.30, domenica e festivi 16.30-18.30. La pausa di pranzo infrasettimanale è lunga e la domenica mattina non si entra da visitatori. Se organizzate la giornata attorno a Santa Maria del Popolo, tenete conto che dalle 12.30 alle 16.00, dal lunedì al venerdì, la porta è chiusa.
C'è un orario diverso in inverno?
Il sito ufficiale riporta una riga specifica di orario invernale del Desk Accoglienza con il sabato 10.30-18.30. Non sono in grado di dirvi oggi se in agosto valga la stessa fascia, perché la pagina non pubblica una tabella estiva distinta. Se vi serve il Desk e ci andate di sabato, telefonate prima.
Bisogna prenotare la visita?
No, per la visita normale non serve prenotare e non esiste un sistema di biglietti online per la basilica. Il sito ufficiale ha una sezione dedicata alla scelta della visita guidata e segnala videoguide D'Uva, e in loco c'è un Welcome Desk. Per le guide, meglio contattare prima.
Qual è l'indirizzo esatto?
Piazza del Popolo 12, 00187 Roma. Le coordinate pubblicate oggi da turismoroma.it sono 41 gradi 54 primi 40,8888 secondi nord e 12 gradi 28 primi 33,7152 secondi est. La basilica sta all'angolo nord della piazza, attaccata alla Porta del Popolo, sulla destra per chi entra da piazzale Flaminio.
Qual è la fermata della metro più vicina?
Flaminio, linea A, dal 2005 intitolata Flaminio-Piazza del Popolo. Sono meno di duecento metri in piano: si esce, si passa sotto l'arco della porta e la chiesa è lì. La stazione è in servizio dal 16 febbraio 1980.
Ci arriva il tram?
Sì, la linea 2 ha capolinea a piazzale Flaminio e risale verso Piazza Mancini. È il collegamento comodo se venite da nord o dall'Auditorium. A piazzale Flaminio c'è anche il capolinea della ferrovia Roma-Civita Castellana-Viterbo.
Quali autobus fermano a piazza del Popolo?
Non ve li scrivo. Oggi, 1 agosto 2026, non sono riuscito a verificare i numeri delle linee su fonte ufficiale: il portale ATAC dei percorsi e il sito di Roma Mobilità non hanno risposto alla lettura, e io un blocco non lo aggiro. So che il nodo di piazzale Flaminio è servito da linee urbane e da linee extraurbane, ma i numeri controllateli sull'app del trasporto pubblico prima di uscire di casa. Preferisco lasciarvi un vuoto dichiarato che darvi un numero sbagliato.
Quanti Caravaggio ci sono a Santa Maria del Popolo?
Due: la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro. Stanno una di fronte all'altra sulle pareti laterali della Cappella Cerasi, nel transetto sinistro, a fianco del presbiterio.
Che cosa c'è sull'altare della Cappella Cerasi?
L'Assunzione della Vergine di Annibale Carracci. La volta è stata ideata da Carracci ed eseguita dal collaboratore Innocenzo Tacconi. L'architetto della ristrutturazione della cappella fu Carlo Maderno. Il quadro di Carracci lo saltano tutti ed è un errore: è la risposta figurativa a Caravaggio, dipinta negli stessi mesi e nella stessa stanza.
Quando furono dipinti i due Caravaggio?
Le date documentate sono queste: Tiberio Cerasi compra la cappella l'8 giugno 1600, commissiona le due opere nel settembre 1600, muore nel maggio 1601, il saldo a Caravaggio è del novembre 1601 e le tele vengono collocate nel maggio 1605.
È vero che esistono due versioni della Conversione di San Paolo?
Sì, ed è documentato dal cambio di supporto: il contratto del settembre 1600 parlava di tavole, il saldo del novembre 1601 riguarda opere su tela. La prima versione era su tavola di cipresso. Le ragioni del rifacimento sono ricostruzione degli studiosi, non documento, e la fonte che ho letto oggi le classifica come ipotetiche. Sulla collocazione attuale della prima versione la stessa fonte scrive che non è mai stata individuata con certezza, e segnala una possibile copia seicentesca a Siviglia. L'attribuzione corrente alla collezione Odescalchi Balbi oggi non l'ho potuta verificare, quindi non ve la do per certa.
Chi ha progettato la Cappella Chigi?
Raffaello Sanzio, fra il 1513 e il 1514, per il banchiere Agostino Chigi. L'esecuzione materiale fu di Lorenzetto. I mosaici della cupola sono su cartoni di Raffaello, eseguiti a mosaico dal veneziano Luigi de Pace nel 1516, con Dio creatore del firmamento al centro e le divinità planetarie intorno, ciascuna con il proprio angelo motore.
Che cosa ci ha fatto Bernini nella Cappella Chigi?
Il completamento, fra il 1652 e il 1656, per il cardinale Fabio Chigi diventato papa Alessandro VII. Sono di Bernini il Daniele e il leone (1655-1657) e l'Abacuc e l'angelo (1656-1661), oltre alla modifica delle piramidi sepolcrali disegnate da Raffaello. Le altre due statue sono il Giona di Lorenzetto su disegno di Raffaello del 1520 e l'Elia di Lorenzetto terminato da Raffaello da Montelupo intorno al 1540.
È la cappella del romanzo di Dan Brown?
Sì. Nella Cappella Chigi è ambientata una scena di Angeli e demoni, dove è la Cappella della Terra. Se è quello che vi ha portato qui, va benissimo. Vi chiedo solo di guardare la cupola con i pianeti dopo aver cercato il punto del libro.
Che cos'è la scritta con lo scheletro sul pavimento?
È il mosaico pavimentale con la tomba di Fabio Chigi: uno scheletro alato che regge uno stemma, con la scritta Mors ad caelos e la data in numeri romani MDCL, cioè 1650.
Chi ha costruito la chiesa che si vede oggi?
La ricostruzione rinascimentale è del 1472-1477, voluta da papa Sisto IV Della Rovere. La fonte enciclopedica che ho letto oggi attribuisce il cantiere a Giovannino de' Dolci e considera respinta la vecchia attribuzione vasariana a Baccio Pontelli. Il campanile in laterizio è di gusto tardogotico lombardo.
Quanto è antica Santa Maria del Popolo?
Il sito ufficiale fa risalire l'origine al 1099, con papa Pasquale II. Sull'intervento di Gregorio IX le fonti che ho letto oggi non concordano sulla data: il sito ufficiale indica il 1235 per il trasferimento dell'immagine della Vergine dal Laterano, la fonte enciclopedica indica il 1227 per l'ampliamento. Non scelgo io: ve le lascio tutte e due.
È vero che qui c'era la tomba di Nerone?
È la leggenda di fondazione, e la racconta il sito ufficiale della basilica stessa. Sul posto sorgeva il mausoleo dei Domizi Enobarbi, la famiglia di Nerone, demolito nel 1099. La storia del fantasma e della cappella costruita per liberare la zona è riportata anche in stucco sull'arcone sopra l'altare maggiore, per volontà del cardinale Antonio Maria Sauli. Resta una leggenda dichiarata come tale, non un fatto archeologico verificato, e ci tengo a scriverlo.
Chi officia la chiesa oggi?
Gli agostiniani. Il sito dell'Ordine elenca Santa Maria del Popolo fra le comunità agostiniane, e il legame risale al 1250, quando la chiesa passò agli eremitani agostiniani di Tuscia, poi alla Congregazione Lombarda nel 1472.
Che numero devo chiamare?
Ce ne sono tre diversi, letti oggi su tre fonti diverse, e ve li do tutti perché non tocca a me decidere quale sia quello giusto: +39 392 3612243 dal sito ufficiale della basilica come Desk Accoglienza, 06 45675909 da turismoroma.it, 06 3610836 dal sito dell'Ordine agostiniano per la parrocchia. Provateli in quest'ordine.
A che ora sono le messe?
Non ve lo so dire. Gli orari delle celebrazioni non risultano pubblicati né sul sito della basilica né sulla pagina della parrocchia sul sito degli agostiniani, per quello che ho potuto leggere oggi. Telefonate.
Quanto tempo serve per visitarla?
Venti minuti se venite solo per i due Caravaggio e per la Chigi. Un'ora se volete fare le cose per bene, cioè le dodici cappelle laterali, il coro di Bramante con i monumenti di Sansovino, la volta del Pinturicchio e le vetrate. Un'ora e mezza se vi fermate a guardare la luce cambiare sulle vetrate nel tardo pomeriggio. Io sotto i quaranta minuti non ci resto mai.
Si possono fare fotografie?
La prassi romana è fotografare senza flash, e in quasi tutte le chiese funziona così. Nella Cappella Cerasi la regola può essere più restrittiva e cambia nel tempo: leggete i cartelli all'ingresso della cappella e, se c'è un custode, chiedete. Il flash su una tela di Caravaggio non si fa e basta.
Santa Maria del Popolo è accessibile in sedia a rotelle?
Non lo so e non ve lo invento. Nessuna delle fonti che ho letto oggi pubblica informazioni sull'accessibilità della basilica, né sui gradini all'ingresso, né su servizi igienici accessibili, né sull'accesso alle cappelle del transetto. La piazza davanti è piana e pavimentata a sanpietrini. Se l'accessibilità è determinante per il vostro viaggio, telefonate ai numeri qui sopra e fatevela confermare da una persona.
La chiesa è stata restaurata di recente?
Sì. La fonte enciclopedica letta oggi indica un intervento di restauro dal 2022 al novembre 2024. Un restauro precedente, nel 2018, ha portato alla luce la firma di Filippo Rusuti sulla tavola della Madonna del Popolo. Se ci siete stati prima del 2024 e ricordate colori spenti nella volta del coro, tornateci: il Pinturicchio adesso si legge.
Chi ha dipinto la Madonna sull'altare maggiore?
Anche qui due versioni, e le dichiaro. Il sito ufficiale parla dell'immagine della Vergine dipinta secondo la tradizione da San Luca, trasferita dal Laterano da Gregorio IX. La fonte enciclopedica e il vecchio testo di questa scheda parlano di una tavola duecentesca di stile bizantino con la firma di Filippo Rusuti emersa nel restauro del 2018. La firma è un dato materiale, l'attribuzione a Luca è una tradizione devozionale: non stanno sullo stesso piano, ma convivono da secoli sulla stessa tavola.
Che cosa c'è dietro l'altare?
Il coro absidato a forma di conchiglia realizzato da Donato Bramante agli inizi del Cinquecento, con dentro i due monumenti funebri di Andrea Sansovino per i cardinali Ascanio Sforza e Girolamo Basso Della Rovere, la volta affrescata dal Pinturicchio fra il 1508 e il 1510 e le vetrate di Guillaume de Marcillat del 1509. È la parte che la gente guarda meno e che secondo me vale di più.
Perché le vetrate sono considerate rare?
Perché a Roma le vetrate istoriate del Cinquecento sono pochissime. La vetrata dipinta è una tecnica nordeuropea e Marcillat era francese. Quelle di Santa Maria del Popolo sono fra le pochissime superstiti in città, e raffigurano episodi della vita di Maria e di Gesù.
Che cos'è il museo che sta sotto la chiesa?
Il Museo Leonardo da Vinci, nella Galleria Agostiniana, con le macchine ricostruite dai codici. È a pagamento, ha orari e biglietti propri e oggi non ho potuto verificarli, perché il sito del museo blocca la lettura automatica. Verificateli voi prima di andare.
È una visita adatta ai bambini?
A metà. La chiesa in sé chiede silenzio e attenzione, e sotto i sei anni dura poco. Da otto anni in su funziona se la raccontate come una caccia: lo scheletro sul pavimento della Chigi, la balena del Giona, il cavallo enorme della Conversione, i tre uomini che alzano la croce. Con il museo di Leonardo sotto e la piazza fuori per correre, la mezza giornata sta in piedi.
Qual è il momento migliore per andarci?
Il tardo pomeriggio feriale, fra le 16.30 e le 18. La luce entra dalle vetrate del coro, i gruppi organizzati sono già passati e la chiesa si svuota. Il sabato è la giornata con l'orario continuato più lungo, quindi è la più comoda, ma è anche la più affollata. La domenica mattina è inutile: si apre alle 16.30.
Che differenza c'è con le due chiese gemelle della piazza?
Sono tutt'altra cosa e tutt'altro secolo. Santa Maria in Montesanto (1675) e Santa Maria dei Miracoli (1678), all'imbocco del Tridente, sono opera di Carlo Rainaldi completata da Bernini con Carlo Fontana: sono due quinte urbanistiche barocche costruite per incorniciare le strade. Santa Maria del Popolo è più antica di quasi due secoli ed è la chiesa vera, quella con dentro le opere.
Martin Lutero è stato davvero qui?
La fonte enciclopedica letta oggi riporta che il giovane Lutero fu ospite a Roma della chiesa agostiniana di Santa Maria del Popolo. Lutero era frate agostiniano e questo era il convento agostiniano di Roma. Lo dice una fonte enciclopedica, non una fonte ufficiale della basilica, e ve lo giro con questa avvertenza. Se è vero, ha visto il Rinascimento romano nel suo momento migliore e ne è tornato scandalizzato.
Vale la pena se ho già visto San Luigi dei Francesi?
Sì, e anzi è l'ordine giusto. In San Luigi dei Francesi vedete il Caravaggio del ciclo di san Matteo, qui vedete quello di appena dopo. Fra le due chiese passano due anni scarsi e una distanza enorme. Fatele nello stesso giorno e capite più che con tre libri.
Che cos'altro posso vedere lì attorno?
Uscite in Piazza del Popolo con l'obelisco Flaminio, salite al Pincio per la vista, entrate a Villa Borghese e, se avete prenotato, alla Galleria Borghese. Scendendo avete Via del Corso, Piazza di Spagna, l'Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto. Se volete costruire un itinerario più largo, partite da attrazioni turistiche e da il mio viaggio.
Chiudo da romano, con una cosa che mi fa arrabbiare ogni volta. Davanti a questa chiesa passano ogni giorno migliaia di persone che vengono da mezzo mondo, si fermano a fotografare l'obelisco, guardano le due chiese gemelle dall'altra parte perché sono simmetriche e stanno bene in una foto, e poi se ne vanno giù per il Corso. Alle loro spalle, dietro una porta di legno che non attira nessuno, ci sono due Caravaggio, una cappella disegnata da Raffaello e finita da Bernini, un coro di Bramante e le uniche vetrate cinquecentesche di Roma. Gratis. Senza fila. A quaranta secondi dall'uscita della metro. Se avete un solo pomeriggio in questa città e me lo chiedete, io vi mando qui e non ai Musei Vaticani, e non me ne pento. Portatevi le monete per le luci, andateci verso le cinque, entrate a sinistra, e prima di uscire fermatevi trenta secondi in mezzo al transetto senza guardare niente in particolare. Poi ditemi se non ho ragione.
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