Museo Palatino – Antiquarium

Il Museo Palatino, che l'insegna ufficiale del Parco archeologico del Colosseo chiama Antiquarium, occupa l'ex convento delle Monache della Visitazione sulla sommità del colle Palatino, e ci si entra dall'ingresso di Via di San Gregorio 30, a Roma. Metropolitana linea B, fermata Colosseo, oppure linea C, fermata Colosseo-Fori Imperiali; autobus 51, 75, 81, 85, 87 e 118, con le linee 175, 204 e 673 indicate anch'esse come utili; tram 3. Non esiste un biglietto per il solo museo: si entra con i titoli del Parco archeologico del Colosseo. Il Forum Pass SUPER costa 18,00 euro intero e 2,00 euro ridotto per i cittadini dell'Unione europea dai diciotto anni fino al giorno del venticinquesimo compleanno, vale una sola giornata e comprende Foro Romano, Palatino, Fori Imperiali e i luoghi SUPER, Museo Palatino incluso, ma non il Colosseo. Il biglietto ordinario da 24 ore Colosseo, Foro Romano e Palatino costa anch'esso 18,00 euro intero e 2,00 euro ridotto, con tariffa 14,00 euro per i residenti dell'area metropolitana e 11,50 euro con Roma Pass. Il museo apre alle 9.30; l'orario indicato è la chiusura alle 18.00 con ultimo ingresso alle 17.30, ma segue comunque il calendario stagionale del Parco, che dal 25 ottobre chiude alle 16.30 con ultimo ingresso alle 15.30. Chiusure annuali: 25 dicembre e 1 gennaio. Ingresso gratuito la prima domenica del mese e nelle giornate del 25 aprile, 2 giugno e 4 novembre. Un avviso in corso pesa sulla visita e va conosciuto prima di salire: per lavori di manutenzione è visitabile il solo piano terreno del museo. La capienza massima è di 75 persone, la durata stimata del percorso è di circa un'ora. Informazioni e biglietteria: telefono 06 21115843 e indirizzo helpdesk@ticketcolosseo.com per l'assistenza sui biglietti, centralino del Parco 06 699841, posta elettronica pa-colosseo@cultura.gov.it. Il sito ufficiale è colosseo.it.

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Colosseo e Foro Romano + audioguida

D'estate conviene entrare la mattina presto o nel tardo pomeriggio: a mezzogiorno l'arena è un forno.

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Se la giornata romana la state costruendo intorno all'archeologia, conviene leggere anche la pagina dedicata al Palatino e quella sul Colosseo: il museo è un capitolo dentro una visita più grande, e trattarlo come una gita autonoma è il modo migliore per rimanere delusi.

Museo Palatino - Antiquarium
Museo Palatino - Antiquarium

Dove si trova il Museo Palatino - Antiquarium e come ci si arriva davvero

Il museo è in cima al colle, e questa frase contiene tutto il problema logistico della visita. Chi arriva da Via di San Gregorio 30 deve salire: la rampa che porta agli Horti Farnesiani e poi al pianoro dei palazzi imperiali guadagna una quarantina di metri di quota, in parte su selciato antico, in parte su ghiaia. Chi entra dal Foro Romano, invece, sale dal Clivo Palatino oppure dalla rampa presso l'Arco di Tito. In tutti i casi si cammina, e si cammina al sole.

Gli ingressi utili al Museo Palatino - Antiquarium

Il Parco archeologico del Colosseo indica per il Palatino l'indirizzo di Via di San Gregorio 30. Gli altri varchi del comprensorio sono Piazza del Colosseo per l'anfiteatro e per l'Arco di Costantino, e per il Foro Romano gli accessi di Largo della Salara Vecchia 5/6, Via del Tulliano, Via Sacra e Vico Jugario. La sede amministrativa del Parco è in Piazza Santa Maria Nova 53. Sono indirizzi che vale la pena annotare, perché la coda a un ingresso non è la coda all'altro: nelle mattine di alta stagione l'accesso di Via di San Gregorio è quasi sempre il più scorrevole, e da lì si raggiunge il museo senza attraversare la calca del Foro.

Metro, bus e tram per il Museo Palatino - Antiquarium

La metropolitana linea B ferma a Colosseo; la linea C, sullo stesso nodo, ferma a Colosseo-Fori Imperiali. Il tram 3 passa in Via di San Gregorio ed è, per chi viene dal Circo Massimo o da Trastevere, il mezzo più comodo in assoluto. Gli autobus indicati dal Parco per l'area sono 51, 75, 81, 85, 87 e 118; la pagina del museo segnala anche 175, 204 e 673. Un consiglio pratico che vale più di qualunque mappa: scendete una fermata prima, all'altezza della Bocca della Verità o di Piazza di Porta Capena, e fate l'ultimo tratto a piedi lungo Via dei Cerchi. Si arriva con il fiato giusto e con l'occhio già allenato alla scala del colle.

Il parcheggio, le borse e le regole d'ingresso

Parcheggiare in zona è un esercizio di ottimismo. L'area è a traffico limitato per larga parte della giornata e i posti liberi lungo Via di San Gregorio sono pochissimi. I biglietti del Parco sono nominativi e vanno esibiti con un documento d'identità valido; la vendita apre trenta giorni prima della data di visita. Zaini ingombranti, treppiedi e ombrelloni non entrano nel museo. Non esiste un guardaroba nel senso alberghiero del termine: l'Antiquarium è un edificio storico con spazi contenuti, e i controlli avvengono all'ingresso del comprensorio, non alla porta della sala I.

Quale biglietto comprende il Museo Palatino - Antiquarium

Qui si concentra la domanda che sento più spesso all'ingresso, e la risposta è più semplice di quanto sembri: il Museo Palatino non ha un biglietto proprio. È compreso nei titoli che danno accesso al Palatino, e la differenza fra i vari titoli riguarda quanto altro ci si porta dentro.

Il Forum Pass SUPER e il Museo Palatino - Antiquarium

Il Forum Pass SUPER costa 18,00 euro intero e 2,00 euro ridotto per i cittadini dell'Unione europea fra i diciotto anni e il compimento del venticinquesimo. Comprende Foro Romano, Palatino e Fori Imperiali in un unico percorso, insieme ai luoghi SUPER: il Museo del Foro Romano, la Domus Tiberiana con il suo allestimento museale e il Museo Palatino, per il quale il Parco specifica l'accesso al solo piano inferiore. Vale un solo ingresso e una sola giornata; acquistato online, si può utilizzare entro trenta giorni dall'acquisto, ma una volta convalidato vale esclusivamente per il giorno d'uso. Non consente l'ingresso al Colosseo e non si può usare nella prima domenica gratuita del mese. L'accesso ai luoghi SUPER è consentito dalle 9.30 fino a un'ora prima della chiusura, e questa è la clausola che frega più visitatori di qualunque altra: chi arriva alle 16.30 in una giornata invernale trova il museo già inaccessibile pur avendo il biglietto in tasca.

Il biglietto 24 ore Colosseo, Foro Romano e Palatino

Il titolo ordinario da 24 ore costa 18,00 euro intero, 2,00 euro ridotto, 14,00 euro con la tariffa per i residenti dell'area metropolitana e 11,50 euro con Roma Pass. Comprende il primo e il secondo ordine del Colosseo con le terrazze panoramiche, il Museo del Colosseo, il Foro Romano con il suo museo e il Palatino. L'ingresso all'anfiteatro è a fascia oraria obbligatoria, con permanenza massima di 75 minuti, mentre Foro Romano e Palatino si possono visitare entro le 24 ore precedenti o successive all'orario prenotato. Chi vuole vedere il museo con calma faccia il Colosseo per primo e salga dopo: il pomeriggio sul colle è più fresco, più vuoto e fotograficamente migliore.

Full Experience, Membership Card e supplementi

Il Parco vende anche i titoli Full Experience, validi due giorni consecutivi, nelle varianti con i sotterranei e l'arena o con l'attico e l'ascensore panoramico, oltre al biglietto Only Arena valido 24 ore e alla Membership Card a ingressi illimitati. Le tariffe di queste formule cambiano con frequenza e vanno lette sul sito ufficiale prima dell'acquisto. Quello che conta per il museo è il principio: la Domus Tiberiana richiede il biglietto ordinario da 24 ore più un supplemento per le sale museali, mentre con Full Experience, Forum Pass SUPER o Membership Card il supplemento non si paga.

Gratuità, riduzioni e prima domenica del mese

L'ingresso è gratuito la prima domenica di ogni mese e nelle giornate del 25 aprile, 2 giugno e 4 novembre. La riduzione a 2,00 euro riguarda i cittadini dell'Unione europea dai diciotto anni fino al giorno del venticinquesimo compleanno, documento alla mano. Il Parco resta chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio. La mia opinione, netta: la prima domenica del mese sul Palatino è una scelta discutibile. Si risparmiano diciotto euro e si perde un'ora e mezza in fila, con il museo pieno di gente che entra perché è gratis e non perché sa che cosa contiene. Se il budget lo permette, pagate e andate un martedì.

Museo Palatino - Antiquarium
Museo Palatino - Antiquarium

Che cosa si visita oggi al Museo Palatino - Antiquarium

Il Parco archeologico del Colosseo segnala che, per lavori di manutenzione in corso, è visitabile il solo piano terreno del museo. Il percorso attualmente accessibile racconta la storia del colle dalle origini fino al I secolo a.C.: le pietre scheggiate, le capanne, i corredi, le terrecotte arcaiche, la fase repubblicana. È la parte che gli storici dell'arte considerano meno spettacolare e che l'archeologia considera decisiva, perché è quella che spiega perché Roma sia nata proprio lì e non trecento metri più in là.

Il piano superiore, quello dei ritratti imperiali e del graffito di Alessameno, resta fuori dal percorso finché i lavori non si chiudono. Chi sale con l'idea precisa di vedere la testa di Nerone o l'intonaco graffito con il crocifisso blasfemo faccia una verifica sul sito ufficiale il giorno prima: un'aspettativa mal riposta rovina una visita che, presa per quello che offre oggi, resta di prim'ordine. Le sale sono distribuite su due piani, con didascalie multilingue, postazioni multimediali interattive e ricostruzioni video dello sviluppo storico del colle.

L'edificio del Museo Palatino - Antiquarium: un convento sopra il palazzo di Domiziano

La casa che ospita il museo è del 1868 ed è nata come convento delle Monache della Visitazione. Le fondamenta poggiano sui resti del palazzo di Domiziano, nel punto in cui la Domus Flavia, il quartiere di rappresentanza, si raccorda alla Domus Augustana, il quartiere privato. Un convento ottocentesco costruito sopra la reggia degli imperatori e diventato poi museo di quella stessa reggia: la stratigrafia del Palatino, prima ancora che nel terreno, si legge nei muri dell'edificio che si sta visitando.

Le monache erano arrivate lassù nel 1856, comprando la proprietà nota come Villa Mills. Quella villa aveva alle spalle una storia da romanzo: una piccola casa di campagna della famiglia Stati costruita sopra la Domus Augustana, passata ai Colonna e ai Mattei, acquistata nel 1818 da Charles Andrew Mills e dall'archeologo inglese William Gell, restaurata nel 1824 nella loggia rinascimentale con gli affreschi attribuiti al Peruzzi, arricchita da Mills di stemmi scozzesi e poi, dopo la sua morte nel 1846, trasformata da Robert Smith, ex funzionario della Compagnia delle Indie, in un ibrido neogotico e indiano con pinnacoli, merli e pagode. Le suore, subentrate, fecero rimuovere gli affreschi mitologici della volta che giudicarono inadatti. La villa fu poi demolita per consentire scavi sistematici sotto la direzione di Alfonso Bartoli, con campagne condotte fra il 1926 e il 1929. Del complesso sopravvivono la Loggia Mattei e l'edificio che oggi è l'Antiquarium.

La storia delle collezioni del Museo Palatino - Antiquarium

Poche collezioni romane hanno viaggiato quanto questa. Il materiale del Palatino ha cambiato sede almeno quattro volte in centosessant'anni, ed è stato oggetto di una contesa istituzionale che oggi si legge come una parabola sulla museologia italiana.

Pietro Rosa, Napoleone III e il primo Antiquarium del Palatino

Il primo Antiquarium nacque nella seconda metà dell'Ottocento per iniziativa di Pietro Rosa, al piano terra di un edificio costruito dai Farnese. Ospitava le sculture messe in luce durante gli scavi condotti per conto di Napoleone III, che in quegli anni aveva acquisito la proprietà degli Horti Farnesiani e finanziò le prime campagne moderne sul colle. Rosa fu l'uomo che diede al Palatino la sua prima lettura archeologica sistematica, e molti dei pezzi che oggi si vedono nelle vetrine portano ancora la sua firma di scavo: la statua della Magna Mater in trono uscì dalle sue campagne del 1872, i pannelli in opus sectile dalla Domus Tiberiana da quelle del 1865-1867.

La demolizione del 1882 e il trasferimento alle Terme

Nel 1882 l'edificio farnesiano fu demolito da Rodolfo Lanciani per consentire il collegamento fra l'area archeologica del Foro Romano e quella del Palatino. Le collezioni, catalogate da Gherardo Ghirardini, presero la strada del Museo delle Terme di Diocleziano. Fu il primo esilio: le sculture del colle finirono a due chilometri e mezzo di distanza, dentro un museo che nel frattempo stava diventando il Museo Nazionale Romano.

Alfonso Bartoli e la nuova sede negli anni Trenta del Novecento

Negli anni Trenta del Novecento l'archeologo Alfonso Bartoli, direttore degli scavi del Palatino e scopritore di numerosi materiali nell'area della Domus Augustana, creò una nuova sede utilizzando le parti superstiti della demolita Villa Mills, cioè l'edificio costruito a partire dal 1868 per le suore della Visitazione sopra le strutture del palazzo imperiale, nel punto di raccordo fra Domus Flavia e Domus Augustana. Bartoli riuscì a riportare sul colle una parte delle sculture che erano finite alle Terme e le espose lì.

La guerra, la contesa con il Museo Nazionale Romano e il ritorno

La seconda guerra mondiale impose un nuovo trasloco per ragioni di sicurezza, e al ritorno della pace si aprì un conflitto di attribuzione fra l'Antiquarium del Palatino e il Museo Nazionale Romano. Quest'ultimo voleva trattenere le opere migliori. Il ministero competente, proprietario di entrambe le istituzioni, diede ragione al Museo Nazionale Romano, e la motivazione merita di essere ricordata per intero, perché è il ritratto di un'epoca: si sostenne che i visitatori del Palatino si interessano prima di tutto ai luoghi e solo in maniera molto secondaria al museo che vi è ospitato. Il graffito di Alessameno, scoperto nel Paedagogium nel 1857 e passato prima al Museo Kircheriano e poi al Museo Nazionale Romano, tornò all'Antiquarium nel 1946.

Dalla legge del 1981 al Parco archeologico del Colosseo

L'Antiquarium espone da allora esclusivamente materiali legati in maniera diretta alla storia del Palatino. La riorganizzazione del Museo Nazionale Romano, dopo la legge del 1981 sul patrimonio archeologico di Roma, riportò all'Antiquarium le sculture ritrovate sul colle. Il museo fu poi interamente riordinato dalla soprintendenza competente per presentare un panorama dei gusti artistici imperiali, da Augusto fino alla tarda antichità. Dal 2016 l'Antiquarium fa parte del Parco archeologico del Colosseo, istituto autonomo del Ministero della cultura, oggi diretto dall'architetto Simone Quilici. La sede legale del Parco è in Piazza Santa Maria Nova, l'indirizzo di posta elettronica pa-colosseo@cultura.gov.it, quello certificato pa-colosseo@pec.cultura.gov.it.

Museo Palatino - Antiquarium
Museo Palatino - Antiquarium

Il piano terra del Museo Palatino - Antiquarium, sala per sala

Il piano terra è dedicato al Palatino dalle origini all'età repubblicana. È la parte del museo aperta oggi ed è anche quella che chiede più attenzione, perché la materia è povera di effetti e ricchissima di significato: pietra scheggiata, impasto, terracotta. Chi la attraversa in dieci minuti non ha visto niente.

Sala I: le pietre e la preistoria del colle

Le prime tre sale raccolgono oggetti litici che attestano una frequentazione umana del Palatino a partire dal Paleolitico medio e proseguita nel Paleolitico superiore. Sono schegge, raschiatoi, strumenti di lavoro. La vetrina non fa scintille, ma il dato che comunica è enorme: il colle era battuto dall'uomo decine di migliaia di anni prima che qualcuno pensasse a fondare una città. La leggenda della fondazione, con la sua data precisa, arriva a coprire un uso del luogo molto più antico e molto meno narrativo.

Sale II e III del Museo Palatino - Antiquarium: il villaggio di capanne

Qui si entra nella parte documentariamente decisiva del museo. Sono esposte le tracce di un villaggio di capanne che risale almeno all'VIII secolo a.C.: vasi e utensili in impasto di fabbricazione locale, insieme ai modelli ricostruttivi delle capanne stesse. Il riferimento è alle strutture individuate sul Germalo, l'altura del Palatino che degrada verso il Tevere e verso il Foro Boario.

La vicenda dello scavo è documentata: nel 1948, durante le indagini di Salvatore Maria Puglisi sul Germalo, vennero alla luce le impronte impresse nella roccia tufacea di tre strutture abitative. La capanna meglio conservata misura 17,64 metri quadrati, ha pianta rettangolare, sette fori perimetrali per i pali della struttura, un focolare centrale e un portico d'ingresso. Sono le abitazioni riferite alla fine dell'età del Bronzo e alla prima età del Ferro, fra XI e X secolo a.C.

La Casa Romuli e il plastico di Alberto Davico

Il modellino di capanna e il plastico del villaggio esposti al museo sono opera dell'architetto Alberto Davico. Il modellino riproduce la cosiddetta Capanna A sulla base delle tracce rinvenute nella roccia e del confronto con le urne cinerarie a forma di capanna, che la ceramica funeraria laziale ci ha consegnato a decine. Il plastico ricostruisce l'intero villaggio con le tre capanne e le strutture accessorie: canalette di scolo, un bacino idrico. La tradizione antica chiamava Casa Romuli la capanna del fondatore, conservata e restaurata per secoli come reliquia civica. Nessun archeologo serio dirà mai che quella capanna è la capanna di Romolo. Tutti diranno che è esattamente il tipo di casa in cui un capo di quel villaggio poteva vivere, ed è una differenza che vale la pena tenere ferma.

La tomba infantile e la stratigrafia della capanna A

Nelle stesse sale si vedono il contenuto di una tomba infantile datata al principio del VII secolo a.C. e un tratto di muro che permette di leggere la stratigrafia della capanna A, cioè la successione dei depositi ordinati dai più recenti ai più antichi, nell'ordine in cui lo scavo li ha incontrati. È il pezzo didatticamente più prezioso del museo: chi non ha mai capito che cosa sia una stratigrafia archeologica, davanti a quel muro lo capisce in trenta secondi. Portateci i ragazzi delle medie e fateglielo guardare.

Sala IV del Museo Palatino - Antiquarium: età arcaica e repubblicana

La quarta sala espone le opere di età arcaica e repubblicana. Il pezzo che racconto sempre è un altare di età sillana dedicato, così recita la formula incisa, a un dio o a una dea. Non è una svista del lapicida: è una precauzione rituale. La formula vaga, attestata anche altrove, serviva a non pronunciare il vero nome della divinità venerata, per non consegnarlo ai nemici della città. Nel mondo antico conoscere il nome di un dio significava poterlo chiamare, e quindi poterlo portare via. L'evocatio, la chiamata fuori della divinità di una città assediata, era una procedura militare a tutti gli effetti.

Le antefisse in terracotta policroma

Sono esposte parecchie antefisse in terracotta policroma di epoche diverse, che rappresentano Giunone Sospita e, secondo una lettura non conclusiva, Giove e Apollo. Fra i pezzi catalogati dal Parco figura un'antefissa arcaica con testa femminile. La terracotta architettonica è l'arte che i Romani ereditarono dagli Etruschi e che praticarono con maestria fino a età piena imperiale: prima del marmo, i templi del Lazio erano di legno, terracotta e colore, e il colore era acceso. Chi immagina l'architettura antica bianca ha in testa il Neoclassicismo, non l'antichità.

La lastra di terracotta dipinta con Apollo ed Ercole

Fra i pezzi più raffinati del museo c'è una lastra di terracotta dipinta che conserva ancora tracce della policromia originale, rinvenuta nel 1968 negli scavi del colle. Proviene dalla decorazione della trabeazione del colonnato di uno dei peristili della casa di Ottaviano. Raffigura Apollo ed Ercole, quest'ultimo riconoscibile per la pelle di leone sulle spalle. Appartiene alla produzione detta Campana, dal nome della famiglia che nell'Ottocento ne raccolse numerosi esemplari. La lettura proposta dagli studiosi è politica: Apollo è Ottaviano, Ercole è Marco Antonio, e la coppia allude al conflitto che decise il destino del mondo romano. È una ipotesi interpretativa, non un dato di scavo, ma regge bene: Augusto costruì il suo tempio di Apollo accanto a casa propria, e il dio della misura contro l'eroe della forza è un'antitesi che il principe usò per tutta la vita. La lastra è una delle tappe del percorso tattile del Parco.

La testa di Atena, il cosiddetto Palladio

Una testa in marmo greco insulare, proveniente con ogni probabilità dall'area del Palatino, apparteneva a una statua di Atena armata di dimensioni inferiori al naturale, alta circa un metro. La datazione la colloca fra il tardo arcaismo e la prima età severa, in un arco compreso fra il 480 e il 450 a.C. L'elmo è liscio, la capigliatura resta visibile, il lobo dell'orecchio conserva un forellino per l'orecchino e lungo l'orlo dell'elmo corrono scanalature che alloggiavano riccioli metallici applicati. La lettura tradizionale la identifica con il Palladio, la statuetta sacra che aveva il potere di proteggere un'intera città e che secondo la tradizione Enea portò a Roma, custodita poi nel tempio di Vesta al Foro Romano. Su questo pezzo sono stati condotti studi mineropetrografici per stabilire la provenienza del marmo e capire se si tratti di un originale greco o di una copia romana. Vale il viaggio da sola.

La statua della Magna Mater in trono

La figura femminile seduta in trono fu identificata con Cibele, divinità delle messi e delle sementi, personificazione della forza creatrice della natura, grazie ai due leoni che affiancavano il seggio. La lettura corrente è più prudente: rappresenta probabilmente un'imperatrice o una sacerdotessa ritratta nelle vesti della dea, secondo una consuetudine ritrattistica ben attestata nel II secolo. La datazione è alla seconda metà del II secolo d.C.; lo scultore potrebbe essersi ispirato a un originale greco del V secolo a.C. attribuito ad Agoracrito o a Fidia, e anche qui siamo nel campo dell'ipotesi. Il pezzo uscì dallo scavo condotto da Pietro Rosa nel 1872 presso il tempio della Magna Mater sul Palatino, un santuario le cui origini risalgono al III secolo a.C. La pietra nera di Cibele arrivò a Roma dalla Frigia nel pieno della seconda guerra punica: il senato importò una dea straniera per vincere una guerra, e le costruì il tempio a pochi passi dalla casa che sarebbe diventata quella di Augusto.

Museo Palatino - Antiquarium
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Il primo piano del Museo Palatino - Antiquarium: l'età imperiale

Il primo piano è dedicato alle opere di età imperiale ed è la parte che i lavori di manutenzione tengono attualmente fuori dal percorso. Vale la pena conoscerla comunque, sia perché le sue opere sono catalogate e pubblicate dal Parco, sia perché la riapertura è il motivo per cui tornerete.

Sala V: l'età di Augusto

La quinta sala espone opere di età augustea. Vi si trovano una statua di Hermes di gusto eclettico, che rielabora modelli riconducibili a Lisippo e a Policleto, e una statua di atleta vittorioso in basalto, verosimilmente commissionata da Ottaviano dopo la battaglia di Azio. Il basalto non è una pietra qualunque: è materiale egiziano, e usarlo dopo Azio significava esibire la conquista dell'Egitto nella scelta stessa del blocco. Alcune antefisse e alcune placche in bassorilievo documentano la persistenza dell'arte della terracotta ereditata dagli Etruschi anche nella Roma che stava passando al marmo.

L'affresco con Apollo citaredo dalle Scalae Caci

Un affresco portato alla luce nel 1950 negli scavi condotti in prossimità delle Scalae Caci, la scala che dal Germalo scendeva verso il Foro Boario, raffigura Apollo riconoscibile dalla testa coronata d'alloro, seminudo, con la faretra a tracolla e la cetra nella mano sinistra. Il dio è seduto in trono, reso di tre quarti su un fondo azzurro cielo, e alla destra del seggio compare l'omphalos di Delfi, la pietra che segnava il centro del mondo. Il collegamento con il tempio di Apollo Palatino fatto edificare da Augusto accanto alla propria abitazione è la chiave di lettura offerta dal Parco: per il principe, Apollo era la divinità protettrice dell'ordine e dell'equilibrio. Il fondo azzurro è ancora vivo. Davanti a un pigmento di duemila anni che ha tenuto il colore, l'aggettivo lo lascio a voi.

Le grandi ali di marmo bianco greco dalla Domus Tiberiana

Sono la scoperta più recente esposta al museo e una delle più impressionanti degli ultimi vent'anni sul colle. Tre frammenti di grandi ali in marmo bianco greco, di età augustea, rinvenuti nel 2008 dentro una fossa di spoliazione rinascimentale nel criptoportico centrale della Domus Tiberiana. Il piumaggio è lavorato con un realismo che distingue i diversi ordini di penne per misura e posizione, ventaglio dopo ventaglio. Appartenevano con ogni probabilità a una coppia di Vittorie alate alte circa due metri, e la qualità della scultura viene definita dal Parco senza confronti nel repertorio dell'arte romana. Un pezzo del genere era finito in una buca, spezzato da chi cercava marmo da riusare: la storia del Palatino è anche questa, un immenso cantiere di riciclo durato mille anni.

Sala VI: l'opus sectile e le pitture della Domus Transitoria

La sesta sala raccoglie pitture e decorazioni in opus sectile provenienti dalla Domus Transitoria, la prima reggia di Nerone, poi sepolta dalle costruzioni successive e in parte dalla Domus Flavia. L'opus sectile è la tecnica del taglio: lastre di marmi colorati sezionate e composte a disegno, senza tessere, con giunzioni invisibili. Chi conosce solo il mosaico rimane sorpreso dalla precisione.

Il pannello catalogato oggi dal Parco presenta un campo centrale inquadrato da tre cornici, con al centro un fiore di loto aperto formato da quattro quadrati dai lati concavi ornati da un motivo a croce; sui lati corrono decorazioni a spina di pesce con stella angolare e motivi a ovuli con foglia trilobata. La composizione è dichiaratamente ispirata a modelli tessili: si copiava in marmo il disegno di un tappeto. Il catalogo ufficiale ne indica la provenienza dagli ambienti della Domus Tiberiana scavati fra il 1865 e il 1867 da Pietro Rosa. Quattro lastrine di marmo antico affiancano il pannello e si possono esplorare al tatto, per tutti i visitatori.

Sale VII e VIII del Museo Palatino - Antiquarium: i ritratti imperiali

Le sale settima e ottava raggruppano opere che vanno dall'età giulio-claudia alla Tetrarchia. Vi sono numerosi ritratti, e i principali sono quelli di Nerone, Agrippina Minore, Antonino Pio, Adriano e Marco Aurelio. Il Parco cataloga inoltre un ritratto di Traiano, un ritratto di Giulia Domna, un ritratto di Marco Aurelio giovane, un torso di Diomede, una statua di Dioniso, una statua di Afrodite e una statua di Afrodite del tipo Charis, oltre alle erme femminili.

Il ritratto di Nerone merita un paragrafo suo. Fu scoperto nel 1869 nel criptoportico sottostante l'area sacra del tempio di Apollo. La testa è caratterizzata da una capigliatura mossa con ciocche pettinate verso la fronte, da occhi piccoli un po' infossati sotto arcate sopraccigliari pronunciate, da rughe ai lati della bocca e da una barba resa con sottili incisioni. I fori sui lati indicano che il ritratto doveva essere completato da un velo, dunque una immagine sacerdotale. Il Parco lo definisce una delle più verosimili immagini di Nerone che possediamo, e ne ha realizzato una riproduzione tridimensionale per il percorso accessibile. Guardarlo dopo aver visitato la Domus Aurea cambia la percezione di entrambi.

Il Graffito di Alessameno

È l'oggetto più famoso del museo e, in proporzione alle sue dimensioni, uno dei più discussi dell'archeologia cristiana. Si tratta di un frammento di intonaco bianco inciso, scoperto nel 1857 nel Paedagogium, l'edificio annesso al palazzo imperiale che le fonti descrivono come una sorta di collegio di età domizianea destinato alla formazione dei paggi di corte.

Il graffito mostra una figura umana crocifissa, vista di spalle, con testa d'asino e tunica corta; accanto, un uomo alza il braccio verso la croce. Un segno a forma di Y compare in alto a destra. L'iscrizione in greco recita Alexamenos sebete theon, cioè Alessameno venera il suo dio. Il Parco archeologico del Colosseo data il pezzo all'età severiana, fra la fine del II e l'inizio del III secolo d.C.; altre letture hanno proposto date anteriori. La lettura corrente è che si tratti di uno scherno rivolto a un cristiano, verosimilmente proprio quell'Alessameno, sulla base dell'accusa di onolatria, l'adorazione di un asino, che il mondo pagano rivolgeva ai cristiani e che la letteratura apologetica ricorda, Tertulliano compreso.

Il valore documentario è enorme: siamo davanti a una delle più antiche raffigurazioni note di una crocifissione, e a fissarla sull'intonaco non fu un credente ma un derisore. La storia della fede cristiana comincia, iconograficamente, da una presa in giro incisa da un ragazzo annoiato sul muro di un collegio imperiale. Chi mi accompagna in visita sa che davanti a questo pezzo mi fermo più a lungo che davanti a qualunque marmo del museo.

Sala IX: la galleria delle copie romane

La nona sala è una galleria che raggruppa copie romane di statue greche provenienti dai palazzi imperiali del Palatino. La parola copia, in questo contesto, non ha il senso svilente che le diamo oggi: la committenza imperiale acquistava repliche di capolavori celebri come oggi si acquista una edizione critica, e la qualità di certe repliche è tale che senza di esse interi capitoli della scultura greca sarebbero perduti. Molti originali di V e IV secolo a.C. li conosciamo soltanto perché un imperatore volle una copia nel suo giardino.

Le statue di Vestale e la cosiddetta danzatrice

Il Parco cataloga fra le opere del museo due statue di Vestale e una statua femminile detta danzatrice. Quest'ultima è in marmo bianco, priva della testa, in posizione eretta, con il braccio sinistro abbassato sul fianco e il destro sollevato, come indica la posizione della spalla; indossa un chitone senza maniche dalle pieghe finemente lavorate. Proviene dalla Domus Augustana e fu rinvenuta negli scavi degli anni Trenta del Novecento. Le identificazioni proposte divergono: per alcuni una giovane impegnata in una danza rituale, per altri una figura mitologica, forse Artemide o Atalanta. È esposta lungo il percorso accessibile.

Museo Palatino - Antiquarium
Museo Palatino - Antiquarium

Una curiosità su Museo Palatino - Antiquarium

La curiosità che racconto sempre ai gruppi non riguarda un oggetto ma una sentenza amministrativa. Quando, finita la seconda guerra mondiale, si trattò di decidere se le sculture del Palatino dovessero tornare sul colle o restare al Museo Nazionale Romano, il ministero che possedeva entrambe le istituzioni si pronunciò a favore del secondo. La motivazione fu che i visitatori del Palatino si interessano innanzitutto ai luoghi e solo in maniera molto secondaria al museo che vi è ospitato. Tradotto: si stabilì per decreto che chi sale sul colle non guarda le vetrine.

È una frase che oggi farebbe insorgere qualunque consiglio di amministrazione museale, e che allora fu considerata buon senso. Il paradosso è che quella sentenza, nel lungo periodo, ha prodotto l'esatto contrario di quanto prevedeva. Proprio perché fu spogliato dei pezzi più vistosi, l'Antiquarium fu costretto a ripensarsi come museo di contesto: espone solo materiali legati in maniera diretta alla storia del Palatino, e questa disciplina lo ha reso uno dei musei archeologici più coerenti di Roma. Nessuna sala miscellanea, nessun pezzo arrivato per caso, nessuna collezione di prestigio raccattata altrove. Ogni oggetto in vetrina viene dal terreno che si è appena calpestato.

La riorganizzazione seguita alla legge del 1981 sul patrimonio archeologico di Roma riportò poi sul colle le sculture ritrovate lì, e il riordino successivo diede al museo l'impianto attuale, pensato per mostrare l'evoluzione dei gusti artistici della corte da Augusto alla tarda antichità. Il verdetto del dopoguerra, insomma, fu ribaltato dai fatti. Chi oggi sale al museo e trova il piano terra pieno di impasto e terracotta, e non di marmi celebri, sta guardando la conseguenza di una decisione burocratica presa ottant'anni fa e poi corretta dalla cultura archeologica. Poche vetrine romane raccontano una storia istituzionale così leggibile.

Una cosa che non ti dice nessuno su Museo Palatino - Antiquarium

Che l'accesso ai luoghi SUPER, e quindi al Museo Palatino, si chiude un'ora prima della chiusura del Parco. Non è scritto sul biglietto, è scritto sulla pagina del Forum Pass SUPER, e la formula è precisa: l'ingresso ai siti SUPER è consentito dalle 9.30 fino a un'ora prima dell'orario di chiusura, per ragioni di tutela delle opere. Significa che in inverno, con chiusura alle 16.30, il museo smette di accettare visitatori alle 15.30, cioè nello stesso momento in cui si chiude l'ultimo ingresso al comprensorio. Chi entra al Palatino all'ultimo minuto valido non vedrà mai l'Antiquarium.

Il secondo dato poco noto riguarda la capienza. Il museo accetta un massimo di 75 persone contemporaneamente. È un numero basso, imposto dalla dimensione delle sale di un ex convento ottocentesco, e nelle giornate di punta produce un contingentamento all'ingresso che nessuno annuncia con altoparlanti. Se davanti alla porta trovate una decina di persone ferme, non è una fila di biglietteria: è il conteggio.

Il terzo riguarda il supplemento della Domus Tiberiana, che molti scoprono sul posto. Chi ha il biglietto ordinario da 24 ore Colosseo, Foro Romano e Palatino accede al Museo Palatino, ma per le sale museali della Domus Tiberiana deve pagare un supplemento. Con Forum Pass SUPER, Full Experience o Membership Card il supplemento non si paga. È la differenza fra vedere due allestimenti museali sul colle e vederne uno solo, e si decide al momento dell'acquisto, non davanti al tornello.

Aggiungo un quarto punto, che nessuna pagina scrive perché non è una regola ma un fatto: la salita al museo dall'ingresso di Via di San Gregorio richiede una ventina di minuti di cammino in pendenza. Se avete prenotato il Colosseo alle 15.00 e contate di fare il museo prima, il conto non torna. Il Palatino non è un edificio, è una collina.

Il consiglio che ti do per visitare Museo Palatino - Antiquarium

Entrate da Via di San Gregorio 30 alle 9.30 in punto, il primo giorno feriale della vostra settimana romana, e andate al museo prima di guardare qualunque rovina. Suona controintuitivo e invece è l'unico ordine che funziona. Il museo è la legenda della mappa: dopo aver visto i modelli delle capanne, la stratigrafia della capanna A e le terrecotte arcaiche, le pietre che si calpestano fuori smettono di essere un ammasso indistinto di muri e diventano una sequenza leggibile. Chi fa il contrario, cioè gira due ore sotto il sole e poi entra al museo esausto, guarda le vetrine con lo sguardo di chi vuole solo sedersi.

Secondo consiglio: contate un'ora piena per il museo. Il Parco stima la durata in circa un'ora e la stima è corretta a patto di non correre. Il piano terra, che è la parte oggi visitabile, si attraversa in venti minuti e si capisce in sessanta. La differenza è tutta nei pannelli e nelle postazioni multimediali, che sono buoni e che quasi nessuno usa.

Terzo: scegliete il Forum Pass SUPER se il Colosseo lo avete già visto o lo farete in un altro giorno. Diciotto euro per Foro Romano, Palatino, Fori Imperiali, Museo del Foro Romano, Domus Tiberiana e Museo Palatino sono, con i prezzi correnti dei musei romani, un affare vero. Se invece il Colosseo è il motivo del viaggio, prendete il titolo da 24 ore e organizzatevi così: anfiteatro alla fascia oraria prenotata, pranzo lungo, salita al colle nel pomeriggio, museo per ultimo e uscita al tramonto dalla parte degli Horti Farnesiani.

Quarto e ultimo, la stagione. Da giugno ad agosto il Palatino, alle due del pomeriggio, è un forno senza ombra. Il museo è uno dei pochissimi ambienti chiusi del comprensorio, e questo lo rende, nelle ore centrali di luglio, anche un rifugio termico intelligente. In inverno vale il contrario: si visita il colle nelle ore piene di luce e si entra al museo verso le 11, quando i gruppi organizzati sono ancora al Colosseo. La mia opinione secca: il momento migliore in assoluto per il Museo Palatino è un martedì di novembre alle dieci del mattino, e chi può permetterselo non prenda in considerazione altro.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il museo è, letteralmente, un pezzo del palazzo imperiale. Lo sanno tutti e nessuno lo pensa mentre sale le scale. L'edificio del 1868 costruito per le Monache della Visitazione poggia sui resti del palazzo di Domiziano, nel punto in cui la Domus Flavia si raccorda alla Domus Augustana. Le fondazioni del convento sono i muri della reggia. Quando si passa da una sala all'altra si attraversano ambienti che riproducono, in scala e in orientamento, la logica distributiva di un edificio che aveva quasi milleottocento anni al momento della costruzione del convento.

Ci sono conseguenze pratiche. La prima è che il museo non è stato progettato come museo: le sale sono piccole, le finestre sono quelle di un convento, e la capienza massima di 75 persone deriva da lì. La seconda è che i lavori di manutenzione che oggi tengono chiuso il primo piano sono la manutenzione di un edificio storico su un sedime archeologico, non l'aggiornamento di un allestimento. La terza, la più interessante, riguarda la vista: le finestre del museo si affacciano sull'area dei palazzi imperiali e sullo Stadio Palatino, e in certe giornate d'inverno la luce che entra dalle aperture racconta più della planimetria di quanto faccia qualunque pannello.

Il rovescio della medaglia è che questa continuità ha un prezzo. Il convento fu costruito nel 1868 dentro un contesto archeologico intatto, sopra strutture antiche mai scavate prima; la Villa Mills accanto fu demolita fra il 1926 e il 1929 proprio per liberare l'area agli scavi di Alfonso Bartoli, e di quel complesso restano oggi soltanto la Loggia Mattei e l'edificio dell'Antiquarium. Vale la pena tenerlo a mente quando si guarda il Palatino: quello che vediamo non è la reggia, è quello che l'archeologia ottocentesca e novecentesca ha deciso di lasciare in piedi. Ogni scavo è anche una distruzione, e sul Palatino se ne vedono le tracce a occhio nudo.

La foto giusta da fare a Museo Palatino - Antiquarium

Non è una vetrina. Le fotografie delle vetrine museali riescono male quasi sempre, per via dei riflessi e delle luci puntiformi, e nel caso dell'Antiquarium riuscirebbero male anche perché i pezzi migliori del piano terra sono piccoli e scuri. La foto giusta è un'altra: l'edificio del museo visto da sud, dal piazzale della Domus Augustana, con lo Stadio Palatino in primo piano e la mole bianca dell'ex convento che chiude la scena in alto. In un solo fotogramma entrano diciotto secoli: il quartiere privato di Domiziano, il giardino a forma di circo, e il palazzo ottocentesco che oggi custodisce quello che di quel mondo è rimasto.

La luce migliore è nel tardo pomeriggio, quando il sole arriva radente da ovest e mette in evidenza i filari di laterizio. Al mattino l'edificio è in controluce e diventa una sagoma piatta. In inverno, con il sole basso, la stessa inquadratura funziona anche verso le tre.

La seconda foto che consiglio si scatta dalle finestre del museo verso l'esterno, dove è consentito e dove l'affaccio lo permette: il davanzale di un convento del 1868 che inquadra le rovine della reggia di Domiziano è esattamente l'immagine di cui si ha bisogno per spiegare a qualcuno, senza dire una parola, che cosa significhi stratificazione a Roma.

La terza, per chi vuole una cartolina e non un documento, si fa fuori dal museo: dal belvedere degli Horti Farnesiani, con il Foro Romano che si apre in basso, la Curia, i Fori Imperiali sul fondo e il Vittoriano che chiude l'orizzonte. Un consiglio tecnico: nelle giornate di foschia estiva quel panorama viene lattiginoso e piatto. Andateci dopo un temporale, quando l'aria si pulisce, e la stessa fotografia diventa un'altra cosa.

Vista dal Palatino
Vista dal Palatino

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è del 1857 e riguarda uno scavo nel Paedagogium: dall'intonaco di una parete emerge un graffito con una figura crocifissa dalla testa d'asino e una iscrizione greca. Nessuno, in quel momento, immagina che quel frammento diventerà uno dei documenti più citati nella storia dell'iconografia cristiana. Il pezzo cambierà sede tre volte prima di tornare al Palatino nel 1946.

Il secondo è del 1869: nel criptoportico sottostante l'area sacra del tempio di Apollo viene alla luce una testa marmorea che il Parco archeologico del Colosseo considera oggi una delle immagini più verosimili di Nerone che possediamo. Tre anni dopo, nel 1872, Pietro Rosa scava presso il tempio della Magna Mater e recupera la statua femminile in trono affiancata dai leoni.

Il terzo avvenimento è una demolizione, ed è del 1882: Rodolfo Lanciani abbatte l'edificio farnesiano che ospitava il primo Antiquarium per aprire il collegamento fra l'area del Foro Romano e quella del Palatino. Le collezioni, catalogate da Gherardo Ghirardini, vengono trasferite al Museo delle Terme di Diocleziano. È il momento in cui il colle perde i suoi materiali.

Il quarto sta fra il 1926 e il 1929, quando Villa Mills viene demolita per consentire gli scavi sistematici diretti da Alfonso Bartoli. Negli anni Trenta lo stesso Bartoli riporta sul Palatino una parte delle sculture emigrate alle Terme e le sistema nell'ex convento delle Visitandine, dando al museo la sede che ha ancora oggi. Dalla Domus Augustana, in quelle stesse campagne, esce la statua femminile detta danzatrice.

Il quinto è la seconda guerra mondiale, che impone l'ennesimo trasloco delle raccolte per ragioni di sicurezza e apre, alla fine del conflitto, il contenzioso con il Museo Nazionale Romano. Il sesto è del 1948: Salvatore Maria Puglisi individua sul Germalo le impronte di tre capanne scavate nella roccia tufacea, la più conservata delle quali misura 17,64 metri quadrati. È la scoperta che dà una base materiale alla tradizione della fondazione. Il settimo è del 1950, con l'affresco di Apollo citaredo rinvenuto presso le Scalae Caci; l'ottavo è del 1968, con la lastra di terracotta dipinta dalla casa di Ottaviano.

Il nono avvenimento è recente e sorprendente: nel 2008, dentro una fossa di spoliazione rinascimentale nel criptoportico centrale della Domus Tiberiana, vengono recuperati tre frammenti di grandi ali in marmo bianco greco di età augustea, riferiti a una coppia di Vittorie alate alte circa due metri, di una qualità che il Parco definisce senza confronti nel repertorio dell'arte romana. Il decimo è amministrativo ma decisivo: nel 2016 nasce il Parco archeologico del Colosseo e l'Antiquarium entra nelle sue pertinenze, insieme al Colosseo, al Foro Romano, al Palatino e alla Domus Aurea.

Chi è passato da Museo Palatino - Antiquarium

Il primo nome è quello di Napoleone III. L'imperatore dei francesi acquisì la proprietà degli Horti Farnesiani sul Palatino e finanziò le campagne di scavo affidate a Pietro Rosa: le sculture messe in luce in quelle campagne furono il nucleo del primo Antiquarium, allestito da Rosa al piano terra di un edificio farnesiano. Un sovrano francese, quindi, è all'origine del museo archeologico della collina dove nacque Roma.

Il secondo è Pietro Rosa, che del Palatino fu il primo lettore archeologico moderno e il primo direttore delle sue raccolte. Il terzo è Rodolfo Lanciani, il topografo che disegnò la Forma Urbis Romae moderna e che nel 1882 abbatté il primo Antiquarium per ragioni di percorso. Il quarto è Gherardo Ghirardini, che catalogò le collezioni prima del trasferimento alle Terme.

Il quinto è Alfonso Bartoli, direttore degli scavi del Palatino, scopritore di numerosi materiali nell'area della Domus Augustana e artefice della sede attuale: senza di lui il museo del colle non esisterebbe. Il sesto è Salvatore Maria Puglisi, che nel 1948 riportò alla luce le impronte del villaggio protostorico sul Germalo. Il settimo è l'architetto Alberto Davico, autore del modellino della capanna e del plastico del villaggio esposti in museo, cioè delle due ricostruzioni che più di ogni altra hanno formato l'immagine mentale della Roma delle origini nella testa di alcune generazioni di visitatori.

Poi ci sono i proprietari dell'edificio, che sono un capitolo a parte: la famiglia Stati, i Colonna, i Mattei, l'inglese Charles Andrew Mills che comprò la villa nel 1818 insieme all'archeologo William Gell, Robert Smith che dopo il 1846 la trasformò in un ibrido neogotico e orientaleggiante, e infine le Monache della Visitazione, che dal 1856 abitarono il colle e nel 1868 costruirono l'edificio che oggi è il museo. Passarono di qui anche i restauratori che nel 1824 rimisero mano alla loggia rinascimentale con gli affreschi attribuiti a Baldassarre Peruzzi.

Sul versante istituzionale, il Parco archeologico del Colosseo è oggi diretto dall'architetto Simone Quilici. E se si vuole allargare l'elenco agli abitanti antichi del luogo, il museo espone i ritratti di chi ha vissuto e comandato a pochi metri da lì: Nerone, Agrippina Minore, Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio, Giulia Domna. È un museo dove i personaggi celebri non sono passati: ci stavano di casa.

Il Museo Palatino - Antiquarium dentro la visita al colle

Il museo non si visita da solo, e chi ci prova sbaglia il conto del tempo. Sul Palatino si vedono la Casa di Livia, la Casa di Augusto, la Casa dei Grifi, il Criptoportico Neroniano, la Domus Flavia e la Domus Augustana con lo Stadio, la Domus Transitoria, gli Horti Farnesiani, l'Aula Isiaca con la Loggia Mattei e la Domus Tiberiana con il suo allestimento museale.

Il percorso che consiglio sul Palatino

Salita da Via di San Gregorio, Horti Farnesiani e belvedere sul Foro, poi il museo, poi la Domus Flavia e la Domus Augustana con l'affaccio sullo Stadio, quindi il Criptoportico, quindi la discesa verso l'Arco di Tito e il Foro Romano. Chi ha il Forum Pass SUPER aggiunge la Domus Tiberiana, il cui percorso attraversa i sotterranei del palazzo con architetture restaurate, terme imperiali, infrastrutture, stucchi e pitture del quartiere dei servizi, e si sviluppa in sette sale, quattro delle quali comunicanti e affacciate sul Foro Romano, più due sale multimediali con un documentario e la ricostruzione olografica del monumento. Un percorso tattile completa l'allestimento.

Quanto dura la visita al Museo Palatino - Antiquarium

Un'ora per il museo, tre ore per il colle intero se si guarda con attenzione, cinque o sei ore per l'intero comprensorio con Colosseo e Foro Romano. Chi ha solo mezza giornata scelga: il colle con il museo, oppure il Colosseo con il Foro. Provare a fare tutto in tre ore significa non vedere niente e finire in fila per un gelato con i piedi doloranti.

Il Museo Palatino - Antiquarium con i bambini

Funziona bene, e meglio di quanto ci si aspetti. Le capanne ricostruite, il plastico del villaggio e la sezione stratigrafica sono materiale perfetto per bambini dai sette anni in su, perché sono oggetti tridimensionali che si capiscono senza leggere. Il consiglio è di raccontare la storia di Romolo prima di entrare e poi mostrare loro le impronte dei pali nella roccia: la faccia che fanno quando capiscono che la capanna della leggenda ha lasciato dei buchi veri nel tufo vale il prezzo del biglietto. Le postazioni multimediali aiutano. Il passeggino, invece, sul Palatino è una faticaccia, e conviene un marsupio.

Accessibilità del Museo Palatino - Antiquarium

Il Parco indica l'area come accessibile, con ascensore e montacarichi disponibili, servizi igienici, punto informativo e audioguide. Il museo ha inoltre un percorso pensato per tutti: quattro lastrine di marmo antico esplorabili al tatto accanto al pannello in opus sectile, la lastra di terracotta dipinta inserita fra le tappe tattili, la riproduzione tridimensionale del ritratto di Nerone e la statua femminile detta danzatrice lungo lo stesso itinerario. Resta il fatto che il colle è un colle: i percorsi esterni sono in parte su selciato irregolare e in pendenza, e chi si muove in sedia a rotelle faccia una verifica preventiva sul sito ufficiale per l'itinerario accessibile aggiornato ai lavori in corso.

Quando andare e quando evitare il Museo Palatino - Antiquarium

Il momento peggiore è la prima domenica del mese in primavera: ingresso gratuito, sole gradevole, tutta Roma sul colle e settantacinque persone alla volta dentro un museo che ne vorrebbe la metà. Il secondo momento peggiore è il sabato pomeriggio di aprile e maggio, quando le scolaresche escono dal Colosseo e salgono in massa.

Il momento migliore, l'ho già scritto e lo ripeto perché conta: un feriale di novembre o di febbraio alle 9.30, oppure una qualsiasi mattina infrasettimanale d'inverno. In estate, entrate al museo fra le 13 e le 15, quando fuori non si respira e dentro la temperatura è civile. E ricordate sempre la regola dell'ora: l'ingresso ai luoghi SUPER si chiude sessanta minuti prima della chiusura del Parco, che d'inverno arriva prestissimo.

Che cosa c'è intorno al Museo Palatino - Antiquarium

Nel raggio di dieci minuti a piedi dall'uscita di Via di San Gregorio si trovano il Colosseo, l'Arco di Costantino, il Circo Massimo e la chiesa di Santa Maria Antiqua nel Foro Romano, che conserva il ciclo di affreschi altomedievali più importante della città. Poco più in là, sul Colle Oppio, si visita la Domus Aurea, e la sequenza Domus Aurea, Museo Palatino e Colosseo è, per chi vuole capire Nerone, l'itinerario più intelligente che si possa costruire a Roma.

Verso il fiume ci sono la Bocca della Verità e l'area del Foro Boario, con i due templi repubblicani meglio conservati della città. Sul Celio, a quindici minuti, si scende nelle Case Romane del Celio e si passeggia a Villa Celimontana. Sull'Aventino c'è la basilica di Santa Sabina, con la porta lignea del V secolo.

Per chi vuole proseguire con l'archeologia al coperto, i riferimenti sono i Musei Capitolini sul Campidoglio, il Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, Palazzo Massimo alle Terme con gli affreschi della Villa di Livia, la Crypta Balbi, Palazzo Altemps e le Terme di Caracalla. Sotto il livello stradale si scende anche alle Domus Romane di Palazzo Valentini e allo Stadio di Domiziano sotto Piazza Navona, che è dello stesso committente del palazzo su cui poggia il museo.

Domande veloci su Museo Palatino - Antiquarium

Quanto costa entrare al Museo Palatino - Antiquarium

Non esiste un biglietto separato. Si entra con i titoli del Parco archeologico del Colosseo: Forum Pass SUPER a 18,00 euro intero e 2,00 euro ridotto, oppure biglietto 24 ore Colosseo, Foro Romano e Palatino a 18,00 euro intero, 2,00 euro ridotto, 14,00 euro con tariffa per i residenti dell'area metropolitana e 11,50 euro con Roma Pass.

Il Museo Palatino - Antiquarium è aperto tutto?

No. Per lavori di manutenzione in corso è visitabile il solo piano terreno, che copre la storia del colle dalle origini al I secolo a.C. Il primo piano, con i ritratti imperiali e il graffito di Alessameno, resta escluso dal percorso. Conviene una verifica sul sito ufficiale prima di salire.

Quali sono gli orari del Museo Palatino - Antiquarium

L'apertura è alle 9.30. L'orario indicato per il museo è la chiusura alle 18.00 con ultimo ingresso alle 17.30, ma il calendario di riferimento resta quello stagionale del Parco: dal 25 ottobre al 28 febbraio l'ultimo ingresso al comprensorio è alle 15.30 e la chiusura alle 16.30. L'accesso ai luoghi SUPER si chiude comunque un'ora prima della chiusura.

Quanto dura la visita al Museo Palatino - Antiquarium

Il Parco indica circa un'ora. Con il solo piano terra aperto si può fare in quaranta minuti, ma un'ora è il tempo giusto per leggere i pannelli e usare le postazioni multimediali.

Serve prenotare per il Museo Palatino - Antiquarium

Non per il museo in sé, ma per il comprensorio sì: i biglietti sono nominativi, la vendita apre trenta giorni prima della data di visita e l'ingresso al Colosseo richiede una fascia oraria prenotata. Per il solo Palatino con Forum Pass SUPER non c'è fascia oraria, ma nei fine settimana di alta stagione l'acquisto anticipato evita la coda in biglietteria.

Si entra gratis la prima domenica del mese?

Sì, la prima domenica di ogni mese l'ingresso è gratuito, come nelle giornate del 25 aprile, 2 giugno e 4 novembre. Il Forum Pass SUPER, però, non si può utilizzare in quella giornata.

Il Museo Palatino - Antiquarium è accessibile in sedia a rotelle?

Il Parco indica l'area come accessibile e segnala ascensore e montacarichi, servizi igienici e punto informativo. I percorsi esterni del colle sono in pendenza e in parte su fondo irregolare: per un itinerario aggiornato ai lavori in corso conviene una verifica sul sito ufficiale.

Si possono fare foto dentro il Museo Palatino - Antiquarium?

La fotografia amatoriale senza flash e senza treppiede è normalmente consentita nei musei statali. Treppiedi, aste e attrezzature professionali richiedono autorizzazione. Le vetrine, in ogni caso, restituiscono riflessi: la fotografia che vale la pena portare a casa è quella dell'edificio dall'esterno.

Il Museo Palatino - Antiquarium è adatto ai bambini?

Sì, soprattutto dai sette anni in su. Le capanne ricostruite, il plastico del villaggio, la sezione stratigrafica e le postazioni multimediali sono materiale che i bambini capiscono al volo. Il passeggino sul colle, invece, è scomodo.

Dove si trova esattamente il Museo Palatino - Antiquarium?

Sulla sommità del colle Palatino, dentro il Parco archeologico del Colosseo, nell'ex convento delle Monache della Visitazione costruito nel 1868 sui resti del palazzo di Domiziano. L'ingresso al colle è in Via di San Gregorio 30.

Che differenza c'è fra Museo Palatino e Antiquarium del Palatino?

Nessuna: sono due nomi dello stesso museo. La denominazione ufficiale usata dal Ministero della cultura è Parco archeologico del Colosseo - Museo Palatino, mentre Antiquarium è il termine storico, quello con cui l'istituzione nacque nell'Ottocento.

Quante sale ha il Museo Palatino - Antiquarium?

Le sale sono numerate da I a IX e distribuite su due piani, il primo dedicato al Palatino dalle origini all'età repubblicana, il secondo all'età imperiale. Le fonti ufficiali non concordano sul conteggio complessivo degli ambienti espositivi: la cifra da tenere buona è quella delle nove sale numerate.

Dov'è il graffito di Alessameno?

È al Museo Palatino, dove tornò nel 1946 dopo essere passato per il Museo Kircheriano e per il Museo Nazionale Romano. Con il primo piano attualmente chiuso per lavori, la sua visibilità va verificata sul sito ufficiale prima della visita.

Il biglietto del Colosseo comprende il Museo Palatino - Antiquarium?

Sì. Il titolo da 24 ore Colosseo, Foro Romano e Palatino comprende i musei dei siti, quindi anche il Museo Palatino. Per le sale museali della Domus Tiberiana, invece, con quel biglietto serve un supplemento.

Il Forum Pass SUPER comprende il Colosseo?

No. Comprende Foro Romano, Palatino, Fori Imperiali e i luoghi SUPER, fra cui il Museo Palatino, ma l'anfiteatro resta escluso.

Quanto si aspetta in coda per il Museo Palatino - Antiquarium?

Alla porta del museo, di norma pochi minuti, salvo il contingentamento dovuto alla capienza di 75 persone. La coda vera è quella dell'ingresso al comprensorio, che in alta stagione a Piazza del Colosseo può superare l'ora e che a Via di San Gregorio è quasi sempre più corta.

C'è un guardaroba al Museo Palatino - Antiquarium?

L'edificio è un ex convento con spazi contenuti e non offre un servizio di deposito bagagli paragonabile a quello dei grandi musei. Zaini ingombranti e treppiedi vanno lasciati fuori dal comprensorio: conviene salire leggeri.

Ci sono bagni e punto ristoro sul Palatino?

Il Parco indica servizi igienici, punto informativo e audioguide nell'area. Il consiglio pratico è di usare i servizi prima di iniziare il percorso dei palazzi imperiali, perché sul pianoro le distanze si allungano più di quanto sembri.

Il Museo Palatino - Antiquarium è chiuso in qualche giorno della settimana?

Non ha un giorno di chiusura settimanale. Il Parco archeologico del Colosseo chiude il 25 dicembre e il 1 gennaio.

Con quale biglietto si vede anche la Domus Tiberiana?

Con Forum Pass SUPER, con i titoli Full Experience o con la Membership Card, senza supplemento. Con il biglietto ordinario da 24 ore serve invece un supplemento per le sale museali della Domus Tiberiana.

Vale la pena visitare il Museo Palatino - Antiquarium anche con il primo piano chiuso?

Sì, a una condizione: che si salga sapendo che il piano terra è un museo di preistoria e protostoria, non una galleria di marmi imperiali. Chi cerca la testa di Nerone resterà a bocca asciutta; chi vuole capire come e perché Roma sia nata su quel colle trova qui la spiegazione migliore della città.

Qual è il numero di telefono del Museo Palatino - Antiquarium?

Per biglietti e assistenza il riferimento è 06 21115843, con indirizzo helpdesk@ticketcolosseo.com. Il centralino del Parco archeologico del Colosseo è 06 699841 e la posta elettronica istituzionale è pa-colosseo@cultura.gov.it.

Dove si comprano i biglietti per il Museo Palatino - Antiquarium?

Sul canale di vendita ufficiale indicato da colosseo.it e alle biglietterie del Parco, fra cui quelle di Piazza del Colosseo e di Largo della Salara Vecchia. Il museo autorizza esclusivamente i rivenditori indicati sul proprio sito ufficiale: qualunque altro canale va guardato con diffidenza.

Il Museo Palatino - Antiquarium si può visitare con una guida?

Sì. Il Parco propone visite guidate e audioguide, e le guide turistiche abilitate lavorano regolarmente sul colle. Per il museo, in particolare, una guida cambia molto: il piano terra è la parte del percorso che più ha bisogno di essere raccontata.

Un'ultima cosa, e la dico da professionista che accompagna gruppi su quel colle da vent'anni. Il Museo Palatino è il posto dove porto le persone quando voglio che smettano di guardare Roma come una cartolina. Non ha capolavori che finiscono sui manifesti, ha un muro di terra tagliato in sezione, sette buchi nel tufo e un modellino di capanna. Eppure è lì dentro, e non davanti al Colosseo, che si capisce la cosa più difficile da capire di questa città: che è cominciata piccola, in un villaggio di pastori su un'altura sopra un guado, e che tutto il resto, le regge, i marmi, gli imperi, è venuto dopo. Andateci presto, andateci con calma, e uscite dalla parte degli Horti Farnesiani quando il sole comincia a scendere.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

RiassuntoMuseo Palatino - Antiquarium - Parco archeologico del Colosseo, Via di San Gregorio, 30
TagsAntiquariumBIGLIETTO ONLINEMuseoMuseo PalatinoPalatino

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IndirizzoParco archeologico del Colosseo, Via di San Gregorio, 30 186
CategorieMostreMusei
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