Lungomare di Rio Martino – Latina

Il Lungomare di Rio Martino si trova all’estremità meridionale del litorale del Comune di Latina, nel punto in cui la costa pontina smette di essere periferia balneare di una città e comincia a essere Parco Nazionale del Circeo. La spiaggia qui è larga, la duna dietro la battigia è ancora leggibile, e soprattutto manca quella cosa che altrove decide tutto: la fila ordinata degli stabilimenti uno accanto all’altro, con i corridoi, i cartelli e le file di ombrelloni allineate al centimetro. Al loro posto c’è un arenile che si allarga e si restringe secondo le mareggiate, qualche accesso battuto dai piedi più che costruito, e un canale che arriva dall’entroterra e sfocia in mare. La vecchia definizione che circola fra chi ci viene da anni resta la più esatta: non l’ordine degli stabilimenti, ma il disordine della libertà.

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È anche, va detto subito, un tratto di costa che per molto tempo è rimasto fuori dai radar. Dimenticato al punto da risultare, per paradosso, esclusivo. Chi cerca il lido attrezzato con il bar, il parcheggio segnato e il bagnino a ogni cinquanta metri qui trova poco; chi cerca spazio, orizzonte e la possibilità di camminare mezz’ora senza incontrare nessuno, trova esattamente quello. Il Monte Circeo chiude la vista verso sud come un promontorio che si stacca dal piatto della pianura pontina, e in una giornata limpida quel profilo basta da solo a giustificare il viaggio. Per inquadrare il contesto più ampio conviene leggere anche le pagine dedicate al Parco Nazionale del Circeo, al Lago di Fogliano (LT) e al Lido di Latina, che sono i tre pezzi di mosaico che stanno intorno a questo.

Lungomare di Rio Martino - Latina
Il Lungomare di Rio Martino a Latina: arenile largo, duna bassa alle spalle e il profilo del Monte Circeo a chiudere l’orizzonte verso sud.

Dove si trova il Lungomare di Rio Martino e come ci si arriva davvero

La prima cosa da chiarire è la geografia, perché il nome confonde più di quanto aiuti. Rio Martino non è un paese, non è una frazione con una piazza e una chiesa, non è un comprensorio recintato. È il nome di un canale e, per estensione, del tratto di litorale dove quel canale incontra il mare. L’indirizzo che compare nelle mappe e nei navigatori lo colloca lungo la provinciale che corre parallela alla costa, nella zona di Pantanello, in provincia di Latina, con coordinate che si aggirano intorno ai 41,38 gradi di latitudine nord e ai 12,91 gradi di longitudine est. Tradotto: si trova all’estremo sud della fascia costiera del Comune di Latina, subito prima che cominci il territorio di Sabaudia e la parte più celebrata del Parco Nazionale del Circeo.

In auto, che resta il modo sensato

Da Roma la strada naturale è la Pontina, la Strada statale 148, che scende dal Grande Raccordo Anulare verso sud attraversando Pomezia, Aprilia e Latina Scalo. Dalla Pontina si prende poi la direttrice che porta al mare e si arriva sulla litoranea, la strada che corre dietro la duna e che collega Foce Verde e Capoportiere, verso nord, alla foce del Rio Martino, verso sud. Il conto complessivo, da Roma, oscilla intorno agli ottanta chilometri e all’ora e mezza di guida, con variabilità enorme nei fine settimana estivi: la Pontina è una strada che si ingolfa con una facilità che chi non la frequenta fatica a immaginare, e il tratto fra Pomezia e Aprilia è il collo di bottiglia classico. La regola che do sempre ai gruppi che accompagno è semplice: se si parte dopo le nove del mattino di una domenica di luglio, il tempo di percorrenza non si calcola, si subisce.

Dal centro di Latina la distanza si riduce a una decina di chilometri scarsi, ed è un percorso rettilineo che attraversa la campagna bonificata, fra canali, fossi di scolo e strade di servizio che portano ancora i nomi della bonifica: le migliare, numerate progressivamente, che tagliano la pianura come una griglia. Chi arriva da sud, dalla parte di Terracina e di San Felice, risale la litoranea costeggiando i laghi costieri e si trova il Rio Martino come primo appuntamento del territorio di Latina.

In treno e in autobus

La stazione ferroviaria di riferimento è Latina Scalo, sulla linea che collega Roma a Napoli via Formia. Il nome dice già il problema: lo scalo si trova a diversi chilometri dal centro della città e a una ventina dalla costa, perché quando la ferrovia venne costruita la pianura pontina era ancora terreno di palude e il tracciato passò dove il terreno reggeva. Chi scende a Latina Scalo deve quindi mettere in conto un secondo spostamento, in autobus urbano fino a Latina e poi con la linea che scende al mare, oppure in taxi. Gli orari del servizio costiero cambiano da stagione a stagione e vanno controllati il giorno stesso presso l’azienda di trasporto locale, perché d’estate vengono aggiunte corse verso i lidi e in inverno alcune corse saltano del tutto.

Che cosa è davvero il Rio Martino: un canale, non un fiume

Il punto che va messo in chiaro, perché è la chiave per capire tutto il resto, è la natura del corso d’acqua. Il Rio Martino è un canale, e un canale emissario: mette in comunicazione il lago di Fogliano con il mare. Non nasce da una sorgente, non scende da una montagna, non ha un bacino idrografico nel senso in cui lo hanno i fiumi. È un’opera idraulica, e la sua ragione di esistere è il drenaggio: portare al mare l’acqua che altrimenti ristagnerebbe nella depressione retrodunale.

Questa non è una precisazione da manuale. Cambia completamente il modo in cui va letto il paesaggio. Tutto ciò che si vede intorno alla foce, dalla linea dei canali alla geometria dei campi, dalla regolarità dei fossi alla posizione dei ponti, è il risultato di un progetto idraulico. La pianura pontina, prima degli interventi, era una depressione costiera dove l’acqua dolce scendeva dai Monti Lepini, incontrava il cordone dunale e non trovava sbocco. Il risultato era una palude estesa, endemica di malaria, abitata in modo stagionale e marginale per secoli. Ogni tentativo di bonifica, dall’età romana in poi, ha avuto lo stesso identico obiettivo: aprire un varco nella duna per far uscire l’acqua. Il Rio Martino è uno di questi varchi, il più importante del settore settentrionale del sistema lacustre.

Il sistema dei laghi costieri

Il lago di Fogliano è il più settentrionale dei quattro laghi costieri pontini, seguito verso sud dal lago dei Monaci, dal lago di Caprolace e dal lago di Sabaudia, detto anche lago di Paola. Sono laghi salmastri, separati dal mare da un cordone di dune e collegati a esso attraverso canali che ne regolano il livello e lo scambio d’acqua. Il loro valore naturalistico è alto e riconosciuto: fanno parte del Parco Nazionale del Circeo, sono zone umide di interesse internazionale e ospitano una quantità di uccelli acquatici che in certi periodi dell’anno trasforma la zona in uno dei punti migliori del Lazio per il birdwatching.

La foce, il ponte e il piccolo approdo

Alla foce il canale si allarga leggermente e viene attraversato da un ponte che porta la strada costiera da una sponda all’altra. Sulle rive si vedono ormeggi piccoli, barche da pesca di dimensioni modeste, pontili di legno che l’acqua salmastra consuma e che vengono rifatti a pezzi. Non è un porto, non ha le funzioni di un porto e non va confuso con uno: è un ricovero per imbarcazioni locali, usato soprattutto da chi pesca nella zona o da chi tiene un gozzo e lo usa per uscire nelle giornate calme.

La spiaggia: che cosa è pubblico e che cosa non lo è

L’arenile italiano è demanio pubblico. Questa è la base giuridica da cui parte tutto, e vale qui esattamente come a Ostia, a Fregene o a Sperlonga. Quello che cambia da luogo a luogo è quanta parte di quel demanio sia data in concessione a stabilimenti balneari e quanta resti libera. Sul Lungomare di Rio Martino la proporzione pende in modo netto verso il libero: il tratto è caratterizzato da ampie porzioni di spiaggia senza concessione, accessibili direttamente dalla strada costiera attraverso varchi e sentieri battuti nella duna.

Questo comporta vantaggi e svantaggi che è onesto mettere in fila. Il vantaggio è ovvio: si arriva, si stende il telo, non si paga nulla, non si dipende dalla disponibilità di un lettino, non si è incastrati fra due file di ombrelloni. Lo svantaggio è altrettanto ovvio: i servizi non ci sono o sono distanti, l’ombra va portata, l’acqua potabile va portata, il bagno non c’è, e la sorveglianza non è garantita in modo continuo lungo tutto il tratto.

Che cosa portare, in concreto

La lista che do sempre a chi viene qui per la prima volta è corta e non negoziabile. Un ombrellone o una tenda da spiaggia leggera, perché sulla sabbia aperta l’ombra naturale è inesistente e nelle ore centrali di luglio il sole qui picchia senza filtri. Acqua in quantità maggiore di quella che sembra ragionevole, perché non ci sono fontanelle lungo l’arenile libero e il ritorno all’auto per rifornirsi è una seccatura che si evita portandosi avanti. Scarpe chiuse o ciabatte robuste per il tratto di duna, perché la sabbia asciutta a mezzogiorno raggiunge temperature che rendono impraticabile il passaggio a piedi nudi. Un sacchetto per i rifiuti, perché i cestini sono pochi e la differenza fra una spiaggia libera decente e una spiaggia libera indecente la fa esattamente questo gesto. E un cappello, che sembra banale e invece è la cosa che manca più spesso.

La duna, che non è un mucchio di sabbia

Dietro la battigia si alza un cordone dunale basso ma continuo, coperto da vegetazione pioniera: gigli di mare, graminacee, cespugli bassi che si piegano con il vento. Questa formazione non è un ostacolo da superare, è la struttura che tiene insieme la spiaggia. Le radici trattengono la sabbia, il rilievo frena il vento e protegge l’entroterra dagli aerosol salini. Dove la duna viene calpestata in modo disordinato si aprono varchi, il vento entra, la sabbia si sposta e il cordone si smantella.

Il comportamento corretto è elementare e costa zero: si passa dai varchi esistenti, quelli già aperti e battuti, e non si taglia dritti attraverso la vegetazione per risparmiare venti metri. Lo dico senza retorica ambientalista: è il modo per avere ancora questa spiaggia larga fra vent’anni. Il litorale pontino ha già pagato un prezzo alto all’erosione, e i tratti dove la duna è ancora integra sono quelli dove la spiaggia regge meglio alle mareggiate invernali.

Il mare, l’acqua e quello che non si può dire

Qui serve onestà, e la dico senza giri di parole. Il Rio Martino è un canale che raccoglie acqua dall’entroterra bonificato e la scarica in mare, e la qualità dell’acqua alla foce e nei tratti immediatamente adiacenti dipende da fattori che cambiano nel tempo: le piogge, il carico dei terreni agricoli a monte, il funzionamento degli impianti di depurazione, le ordinanze stagionali. Chi vuole sapere com’è la situazione in una data precisa deve consultare i dati ufficiali sulle acque di balneazione pubblicati dall’autorità competente e le eventuali ordinanze del Comune di Latina, che sono l’unica fonte che conta. Chiunque garantisca in astratto che l’acqua è sempre limpida, o al contrario che è sempre inquinata, sta raccontando una cosa che non può sapere.

Quello che si può dire con sicurezza riguarda il fondale e le correnti. Il fondale digrada dolcemente, con sabbia fine e nessun ostacolo roccioso, il che rende il primo tratto d’acqua praticabile anche per chi nuota poco. In compenso, nelle giornate di vento da sud ovest si formano onde e risacca che qui non trovano barriere frangiflutto a smorzarle, e la corrente parallela alla riva può spostare lateralmente di parecchi metri senza che ci si accorga. In prossimità della foce del canale, poi, si aggiunge la componente della corrente di deflusso. Il consiglio pratico è di tenersi a una certa distanza dallo sbocco del canale quando si entra in acqua, e di scegliere un punto di riferimento a terra per accorgersi dello spostamento laterale.

Una curiosità su Lungomare di Rio Martino – Latina

La curiosità che racconto sempre riguarda il nome. Rio Martino suona come un toponimo antico, quasi medievale, e invece indica un manufatto idraulico la cui storia documentata affonda nell’età romana per poi riemergere, con lo stesso nome, nella cartografia della bonifica novecentesca. Nella zona è presente un sito archeologico oggi completamente interrato a causa dei lavori di bonifica del Novecento, dove era situato un canale, il Rio Martino appunto, la cui realizzazione le fonti locali collocano nel corso del secondo secolo avanti Cristo e attribuiscono al console Cetego.

Il dettaglio che rende la cosa interessante è la continuità. Fra il canale romano e il canale attuale ci sono più di duemila anni, decine di abbandoni, riaperture, insabbiamenti e riscavi. Eppure la funzione non è mai cambiata di un millimetro: portare al mare l’acqua della depressione retrodunale. Lo stesso identico problema idraulico, affrontato con gli strumenti del secondo secolo avanti Cristo, con quelli dell’età medievale, con quelli dei papi che ci provarono ripetutamente fra Cinquecento e Settecento, e infine con quelli delle idrovore e delle draghe del Novecento. Poche opere in Italia raccontano così bene che certi problemi geografici non si risolvono una volta per tutte: si gestiscono, generazione dopo generazione.

L’altra curiosità collegata riguarda la toponomastica della pianura circostante. I nomi delle strade che scendono verso il mare, le migliare, non sono nomi di persone o di santi: sono numeri progressivi, il retaggio di una griglia geometrica tracciata a tavolino. Guidare in questa campagna significa attraversare un paesaggio che è stato disegnato, non cresciuto. E questo, per chi arriva dalla campagna romana con i suoi tracciati tortuosi e le sue strade che seguono le curve di livello, è uno choc visivo che vale da solo la deviazione.

Lungomare di Rio Martino - Latina
Lungomare di Rio Martino a Latina: la litoranea corre dietro il cordone dunale e collega Capoportiere alla foce del canale che scende dal lago di Fogliano.

Il sito archeologico interrato e le mura in opera reticolata

La parte antica di questa storia merita uno spazio suo, perché è documentata e allo stesso tempo quasi invisibile. Lungo il corso d’acqua erano visibili numerosi resti di mura in opera reticolata, la tecnica edilizia romana che dispone piccoli blocchi piramidali di tufo, i cubilia, secondo un reticolo obliquo regolare. Le strutture oggi visibili si trovano pochi metri a nord della Torre di Fogliano, e il loro stato di conservazione è molto variabile: alcuni muri raggiungono un’altezza di due metri e settanta, altri sono invece rasati alla quota di spiccato, cioè al livello da cui l’elevato cominciava a salire sopra le fondazioni.

Che cosa si riesce a leggere dell’impianto

Gli ambienti identificabili sono pochi. Verso nord si riconosce un nucleo costituito da cinque stanze disposte intorno a un cortile porticato, e, sempre sul lato settentrionale, una vasta area di difficile interpretazione, con mura conservate per poche decine di centimetri in elevato. Tutto il margine nord dell’edificio risulta interrato, e questo impedisce di valutare i suoi rapporti con il Rio Martino: il dato che servirebbe di più, cioè come il complesso si relazionava al canale, è proprio quello che manca. La parte più meridionale è invece costituita da due ambienti che gravitano attorno a un portico.

Le fasi edilizie

L’edificio mostra più fasi costruttive, e questo è il dato più interessante dal punto di vista storico. La più antica è caratterizzata da mura in opera quasi reticolata, una tecnica di transizione che farebbe pensare a una prima fase tardo repubblicana, al momento poco documentabile per la scarsità di elementi datanti. La maggior parte delle strutture si presenta invece in cubilia estremamente regolari, tipici di una produzione edilizia matura e organizzata, quindi successiva. Si notano infine anche interventi più disordinati, caratterizzati dall’uso del laterizio, senza però che per questi ultimi sia proponibile una cronologia: potrebbero essere rifacimenti tardoantichi, riusi medievali o riparazioni di epoca ancora successiva, e in assenza di scavo stratigrafico la questione resta aperta.

Vale la pena spiegare perché questa incertezza non è un difetto della ricerca ma una conseguenza diretta della bonifica. Quando negli anni Trenta del Novecento la pianura venne prosciugata e riorganizzata, il movimento di terra fu enorme: canali scavati, terreni rialzati, aree livellate per consentire l’agricoltura meccanizzata. Quello che stava sotto venne sepolto ancora più a fondo, e quello che affiorava venne spesso rimosso o inglobato. Il risultato è che la pianura pontina, che in età romana era percorsa da strade, ville rustiche, porti canale e insediamenti, oggi restituisce il proprio passato a frammenti, e quasi sempre di rimbalzo: un muro che spunta, un reperto che emerge durante un lavoro agricolo, una struttura che riaffiora dopo una mareggiata eccezionale.

La Torre di Fogliano come punto di riferimento

La Torre di Fogliano, citata come riferimento topografico per le strutture antiche, appartiene a un’altra storia ancora: quella delle torri costiere che punteggiano il litorale tirrenico e che avevano funzione di avvistamento contro le incursioni dal mare. Il litorale pontino ne conserva diverse, in stato di conservazione disuguale, e insieme formano una rete che era pensata per comunicare a vista, di torre in torre, e trasmettere l’allarme verso l’interno. Chi si interessa di questo tipo di architettura trova materiale anche più a nord, sulla costa fra Anzio e Nettuno, dove si trova la Torre Astura, e nel settore del Circeo con le Batterie di Punta Rossa, che appartengono a un sistema difensivo molto più recente ma rispondono alla stessa logica di controllo del mare.

Una cosa che non ti dice nessuno su Lungomare di Rio Martino – Latina

La cosa che non viene quasi mai detta riguarda il vento, e più precisamente il fatto che qui il vento non è un dettaglio meteorologico ma il fattore che decide la qualità della giornata. La costa pontina fra Capoportiere e il Circeo è esposta e priva di ripari naturali: non ci sono promontori che creino baie protette, non ci sono scogliere che smorzino il moto ondoso, non c’è vegetazione alta a ridosso della spiaggia. Il risultato è che una giornata di libeccio, cioè di vento da sud ovest, trasforma una spiaggia perfetta in una sabbiatura, con granelli che volano orizzontali a mezzo metro da terra e rendono impossibile stare distesi.

Il rovescio della medaglia è che lo stesso vento rende questo tratto interessante per chi pratica sport velici, dal kitesurf al windsurf, in un contesto dove lo spazio non manca e dove non c’è la densità di bagnanti che altrove rende la convivenza difficile. Ma per il turista che arriva con l’idea del bagno tranquillo, la lezione pratica è una sola: qui si controlla la previsione del vento prima di partire, non solo quella del sole. Una giornata di ponente moderato o di brezza da nord ovest, con mare poco mosso, vale il doppio di una giornata assolata con libeccio teso.

Il secondo non detto: la spiaggia cambia forma

C’è poi un aspetto che chi viene una volta sola non percepisce e chi torna con regolarità conosce bene: l’ampiezza dell’arenile varia in modo sensibile da una stagione all’altra. Le mareggiate invernali asportano sabbia in alcuni punti e la depositano in altri; le opere di ripascimento, quando vengono eseguite, ridisegnano il profilo; la dinamica della foce del canale sposta i depositi. Può capitare di tornare dopo due anni e trovare, nello stesso punto, una spiaggia più stretta di dieci metri, oppure più larga. Non è un’impressione: è la normale mobilità di una costa sabbiosa bassa che non ha strutture rigide a bloccarla.

Il consiglio che ti do per visitare Lungomare di Rio Martino – Latina

Il consiglio principale riguarda il momento della giornata, e va contro l’abitudine di quasi tutti. Qui non conviene arrivare la mattina presto per prendere posto, come si fa nelle spiagge affollate, perché il posto c’è sempre. Conviene arrivare nel primo pomeriggio, verso le quattro, quando il sole ha smesso di essere aggressivo, e restare fino al tramonto. Verso ovest, oltre il mare aperto, non c’è nulla che ostacoli la vista, e il sole scende direttamente in acqua. Verso sud il profilo del Monte Circeo prende la luce radente e passa attraverso una serie di tonalità che vanno dal grigio azzurro al rosa carico. È lo spettacolo migliore che questa costa sappia offrire, ed è gratis.

Il secondo consiglio: settembre

La vecchia osservazione che circola fra chi frequenta questa spiaggia da anni è che a settembre si gusta anche meglio, e la condivido senza riserve. Le ragioni sono tre e si sommano. L’acqua del Tirreno raggiunge la temperatura massima fra la fine di agosto e la prima metà di settembre, per inerzia termica, quindi il bagno è più piacevole di quanto non sia a giugno. L’affluenza crolla verticalmente dopo il quindici agosto, e su una costa già poco frequentata questo significa avere tratti interi a disposizione. E la luce di settembre, con il sole più basso, è quella che rende meglio il paesaggio piatto della pianura pontina, che a mezzogiorno d’estate appare schiacciato e senza rilievo.

Il terzo consiglio: la domenica senza auto

Dal 2020 il Comune di Latina ha avviato un’iniziativa che chiude al traffico delle auto il lato sinistro del lungomare, nel tratto che va da Capoportiere a Rio Martino, per permettere una passeggiata a piedi e in bicicletta in sicurezza. L’iniziativa si chiama Buona Domenica ed è un modo semplice ma efficace per consentire a famiglie, sportivi, amanti della natura e della fotografia, o semplicemente a chi ha voglia di camminare vicino al mare, di farlo senza doversi preoccupare delle auto che sfrecciano lungo la strada, soffermandosi ad ammirare il panorama in tranquillità. È anche il modo più efficace per ammirare le bellezze paesaggistiche di un litorale ancora largamente libero da costruzioni, da traffico selvaggio e da caos.

Va detto con chiarezza che si tratta di un provvedimento stagionale e soggetto a rinnovo: le giornate interessate, gli orari e l’estensione esatta del tratto chiuso cambiano di anno in anno e vengono stabiliti con atti comunali. Chi vuole organizzarsi su questa base deve controllare il calendario aggiornato presso il Comune di Latina prima di partire, perché nessuna informazione di seconda mano è affidabile su questo punto.

Alla stessa iniziativa si è affiancata negli anni la possibilità di contribuire alla pulizia della spiaggia con il supporto di ABC Azienda per i Beni Comuni di Latina, la società che gestisce i servizi ambientali cittadini. Le giornate di raccolta vengono annunciate di volta in volta e sono aperte alla partecipazione: è uno di quei casi in cui un’ora di lavoro collettivo cambia visibilmente l’aspetto di un chilometro di costa.

Il quarto consiglio: non aspettarsi i servizi

Nella zona è presente un campeggio a poche decine di metri dalla riva del mare, e a distanza maggiore alcune strutture alberghiere; ma l’offerta complessiva resta limitata e stagionale, e chi cerca un’ampia scelta ricettiva deve guardare verso Latina città, verso Sabaudia o verso il versante di San Felice Circeo. Sul litorale immediato non ci sono negozi a ogni angolo, non ci sono catene, non c’è la strada commerciale del lido attrezzato. Questa è la ragione per cui il posto ha conservato il suo carattere, ed è anche la ragione per cui va affrontato con un minimo di organizzazione. Chi arriva a mani vuote sperando di trovare tutto sul posto resta deluso; chi arriva attrezzato passa una giornata che sulla costa romana ormai non si trova più.

Il verde, le dune e il Parco Nazionale del Circeo

Il Lungomare di Rio Martino si trova dentro il perimetro del Parco Nazionale del Circeo, uno dei parchi nazionali italiani più antichi, istituito negli anni Trenta del Novecento proprio mentre la bonifica trasformava la pianura. La contraddizione è solo apparente: il parco nacque per salvare, come campione, una parte di quel paesaggio che la bonifica stava cancellando. La Selva di Circe, i laghi costieri, il cordone dunale e il promontorio del Circeo furono sottratti alla trasformazione agricola e conservati, e il risultato è che oggi il Lazio meridionale ha un ambiente che altrove in Italia è sparito del tutto: la foresta planiziale di pianura, con le sue piscine naturali stagionali, i suoi lecci, le sue farnie e i suoi cerri.

Gli uccelli

Il sistema dei laghi costieri pontini è uno dei punti di sosta più importanti della rotta migratoria tirrenica. In autunno e in inverno gli specchi d’acqua ospitano anatre, folaghe, svassi, aironi, garzette, cormorani; nelle stagioni di passo si osservano limicoli sulle rive fangose e, con fortuna, fenicotteri, che negli ultimi decenni hanno esteso la loro presenza lungo le zone umide tirreniche. Gli osservatori attrezzati e i sentieri con accesso regolamentato sono gestiti dall’ente parco, e le modalità di visita, i permessi e i periodi di chiusura vanno verificati direttamente con il parco, perché in alcune aree l’accesso è limitato per ragioni di tutela.

Parco Nazionale del Circeo
Il Parco Nazionale del Circeo, dentro il cui perimetro si trova il tratto di litorale del Rio Martino: laghi costieri, cordone dunale e foresta planiziale.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che la pianura pontina è stata bonificata negli anni Trenta del Novecento e che su quella bonifica sono nate Littoria, oggi Latina, e le altre città di fondazione. Lo sanno tutti, si studia a scuola, compare in ogni documentario. Quello che viene citato molto meno è il seguito idraulico della vicenda: la bonifica non è un’opera compiuta una volta e archiviata, è un sistema che deve funzionare ogni giorno, per sempre.

La pianura pontina, in ampie porzioni, si trova a quota inferiore o appena superiore al livello del mare. L’acqua non scende al mare per gravità dappertutto: viene sollevata meccanicamente da impianti idrovori che pompano dalle quote basse verso i canali collettori e da questi verso gli emissari come il Rio Martino. Se quelle pompe si fermano a lungo, l’acqua torna. Non in secoli: in settimane. Ogni campo coltivato, ogni strada, ogni casa della pianura dipende da un sistema di sollevamento che deve essere alimentato, manutenuto e sorvegliato senza interruzione.

Questo dato cambia la percezione del paesaggio in modo radicale. Quando si guarda dalla spiaggia verso l’interno e si vede una campagna ordinata, produttiva, apparentemente normale, si sta guardando un ambiente in equilibrio artificiale permanente. Il canale che sfocia accanto alla spiaggia non è un elemento decorativo del panorama: è un pezzo dell’impianto che tiene asciutta una pianura di decine di migliaia di ettari. Trovo che sia una delle cose più interessanti che si possano raccontare su questo tratto di costa, e una delle meno raccontate.

La foto giusta da fare a Lungomare di Rio Martino – Latina

La fotografia che funziona qui non è quella dell’ombrellone. È quella che mette insieme i tre elementi che definiscono il posto: la linea della battigia, il profilo del Monte Circeo e la luce bassa. Il punto di ripresa migliore si trova sulla spiaggia, a qualche centinaio di metri a nord della foce del canale, posizionandosi in modo che la riva bagnata faccia da linea guida diagonale che conduce l’occhio verso il promontorio sullo sfondo.

Orario e luce

L’orario giusto è l’ora che precede il tramonto, con un margine di venti minuti dopo. Il sole tramonta sul mare aperto, quindi si può lavorare sia in controluce, con il disco solare nell’inquadratura e la silhouette del Circeo che diventa nera, sia con la luce alle spalle, girandosi verso l’interno, dove la duna e la vegetazione prendono una tonalità calda che a mezzogiorno è del tutto assente. La seconda opzione è meno ovvia e per questo dà risultati migliori: pochissime persone fotografano la duna invece del mare, e la duna al tramonto, con il vento che muove le graminacee, è molto più interessante del mare piatto.

La foto del canale

Il secondo soggetto è la foce. Dal ponte si riesce a inquadrare il canale che scende verso l’apertura sul mare, con gli ormeggi e le barche piccole sulle sponde. È una foto di geometria: le linee parallele delle rive, il taglio del canale, l’orizzonte marino che chiude in fondo. Funziona meglio con luce laterale, quindi al mattino presto o nel tardo pomeriggio, e funziona molto bene in bianco e nero, perché il soggetto vive di linee e non di colore. Con il cielo coperto, quando la maggior parte dei fotografi rinuncia, questo scatto migliora invece che peggiorare: la luce diffusa appiattisce i contrasti e lascia emergere la struttura.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Mettere in fila gli avvenimenti che hanno interessato questo tratto di costa significa raccontare, in piccolo, la storia del rapporto fra l’uomo e l’acqua nel Lazio meridionale.

Il secondo secolo avanti Cristo

Il primo avvenimento documentato è lo scavo del canale attribuito al console Cetego, collocato dalle fonti locali nel corso del secondo secolo avanti Cristo. È il momento in cui Roma, consolidato il controllo sul Lazio meridionale e resa funzionale la via Appia, affronta il problema del drenaggio della palude come questione di infrastruttura e non solo di salubrità. Il canale serviva a far defluire l’acqua e, verosimilmente, a rendere navigabile un collegamento fra il sistema lacustre e il mare.

L’età tardo repubblicana e imperiale

Le strutture in opera quasi reticolata e poi in opera reticolata regolare raccontano una frequentazione stabile della zona per un arco di tempo lungo. La presenza di un edificio articolato, con cortili porticati e più fasi edilizie, indica un insediamento che non era un semplice presidio ma un complesso con funzioni residenziali o produttive, collocato in rapporto diretto con il corso d’acqua. La pianura pontina in età romana non era solo palude: lungo i margini e sui rilievi asciutti si sviluppò un’economia agricola e di trasformazione di cui restano tracce sparse su tutto il territorio.

Il lungo abbandono

Con il venire meno della manutenzione centralizzata, fra tarda antichità e medioevo, il sistema idraulico si insabbia e la palude riprende terreno. La costa si spopola, l’insediamento si sposta verso l’alto, sui Lepini, dove l’aria è salubre e la difesa è più facile, e la fascia litoranea diventa territorio di transumanza stagionale, di pesca e di caccia, controllato dalle grandi famiglie romane e dagli enti ecclesiastici. Le torri costiere che si affacciano sul mare appartengono a questa fase: servivano ad avvistare le incursioni provenienti dal Tirreno e a dare l’allarme.

I tentativi moderni

Fra Cinquecento e Settecento si susseguono progetti di bonifica promossi dallo Stato pontificio, con opere di scavo e riapertura di canali che riprendono, spesso senza saperlo, tracciati antichi. Ogni intervento ottiene un miglioramento temporaneo e poi cede all’insabbiamento. In età napoleonica il tema torna sul tavolo con un approccio più tecnico, ma la parentesi è troppo breve per produrre effetti duraturi.

Gli anni Trenta del Novecento

La bonifica integrale è l’evento che cambia la faccia del territorio in modo irreversibile. Vengono scavati canali, installati impianti idrovori, distribuiti poderi, fondate città nuove e trasferite migliaia di famiglie, in gran parte dal Veneto e dal Friuli. È in questa fase che il sito archeologico del Rio Martino viene interrato, e che il paesaggio assume la geometria ortogonale che si vede ancora oggi. Nello stesso decennio nasce il Parco Nazionale del Circeo, con la funzione di salvare un campione dell’ambiente originario.

La seconda guerra mondiale

La pianura pontina è teatro di operazioni militari fra il 1943 e il 1944, con lo sbarco alleato ad Anzio e Nettuno e la successiva risalita verso Roma. Gli impianti di bonifica vengono danneggiati e in alcuni casi deliberatamente messi fuori uso, con conseguente reimpaludamento di ampie aree e ritorno della malaria. Il ripristino del sistema idraulico nel dopoguerra è, di fatto, una seconda bonifica. Chi vuole approfondire questa parte trova un riferimento diretto nel Museo dello Sbarco di Anzio, poco più a nord lungo la stessa costa.

Il 2020 e la pedonalizzazione domenicale

L’avvio dell’iniziativa Buona Domenica segna un cambio di approccio: il lungomare viene pensato, almeno per una parte del tempo, come spazio di passeggiata e non solo come strada di transito. È un provvedimento piccolo se misurato in chilometri, ma significativo perché riconosce al litorale un valore che non dipende dalla quantità di ombrelloni piazzati.

Chi è passato da Lungomare di Rio Martino – Latina

La domanda su chi sia passato di qui va affrontata con una premessa di onestà: questo non è un tratto di costa con una galleria di ospiti illustri documentata scheda per scheda. È un pezzo di litorale che per secoli è stato margine, e i margini non producono elenchi di celebrità. Quello che si può ricostruire, e che vale la pena raccontare, è chi ha attraversato questo territorio e perché.

I tecnici e gli ingegneri

I primi nomi che meritano di essere fatti sono quelli che nessuno ricorda: i tecnici idraulici. Dal console romano cui si attribuisce il canale fino agli ingegneri della bonifica novecentesca, passando per i periti pontifici che nel Seicento e nel Settecento misuravano quote e progettavano collettori, questa pianura è stata attraversata da generazioni di persone il cui mestiere era capire dove l’acqua voleva andare e convincerla ad andare altrove. Il Rio Martino, come manufatto, è la firma collettiva di questo lavoro.

I coloni della bonifica

Il secondo gruppo è quello delle famiglie trasferite qui negli anni Trenta dal nord est, che ricevettero poderi, case coloniche e un’esistenza da ricostruire in un ambiente che non conoscevano. I cognomi veneti e friulani che ancora oggi si leggono sulle insegne dei borghi della campagna pontina raccontano quella migrazione interna meglio di qualunque targa commemorativa. Chi vuole vedere gli oggetti, i documenti e le fotografie di quella stagione trova la ricostruzione più completa al Museo della Terra Pontina, a Latina.

Scrittori, registi e il richiamo del Circeo

Pochi chilometri più a sud, sul litorale fra Sabaudia e San Felice, si è costruita nel secondo Novecento una frequentazione intellettuale e cinematografica notevole. Scrittori e registi scelsero quel tratto di dune per l’estate e ne fecero un soggetto ricorrente, attratti da un paesaggio che combinava mare aperto, foresta e un promontorio carico di mitologia. Quella stagione ha lasciato un’immagine della costa pontina che ancora oggi condiziona il modo in cui viene percepita: selvaggia, letteraria, un po’ malinconica. Il Rio Martino appartiene allo stesso sistema paesaggistico, pur restando fuori dal circuito mondano che si concentrò più a sud.

Ulisse e Circe, cioè la mitologia

Non si può parlare di questa costa senza citare il promontorio che la chiude. Il Monte Circeo porta il nome della maga Circe, e la tradizione antica ha collocato qui uno degli episodi più noti del viaggio di Ulisse. Che si tratti di un’identificazione geografica reale o di una sovrapposizione successiva è materia di discussione da secoli e non si risolverà; ma il fatto che quel profilo isolato, visibile da decine di chilometri e circondato per millenni da palude e mare, abbia attirato una storia di isolamento e incantesimo, dice qualcosa di vero sulla forza visiva del posto. Guardandolo dalla spiaggia del Rio Martino al tramonto, l’identificazione risulta meno strana di quanto sembri sulla carta.

Quando andare e quando conviene evitare

La stagione utile su questo tratto di costa è più lunga di quanto si pensi, ma non tutti i periodi servono agli stessi scopi.

Da marzo a maggio

Il periodo migliore in assoluto per chi viene per il paesaggio. La campagna è verde, i laghi sono nel pieno della stagione ornitologica, la temperatura consente camminate lunghe e la spiaggia è completamente vuota. Il mare è freddo e il bagno riguarda solo i temerari. Le giornate ventose sono frequenti, e questo è un bene per chi fotografa, perché il cielo si pulisce e il Circeo si vede con nitidezza.

Giugno

Il mese di equilibrio: acqua che comincia a essere accettabile, giornate lunghissime, affluenza ancora contenuta. Le scuole chiudono verso metà mese e da quel momento l’affluenza sale, ma su una costa così estesa la differenza si nota poco. I tramonti di giugno sono i più tardi dell’anno, il che consente di restare sulla spiaggia fino a orari che in altri mesi non sono possibili.

Luglio e agosto

I mesi dell’affollamento relativo. Relativo perché qui il concetto di folla ha una scala diversa da quella di Ostia o di Sperlonga, ma i fine settimana e la settimana di Ferragosto portano comunque un numero di persone che cambia il carattere del posto. Il caldo nelle ore centrali è intenso e privo di ombra. Se si viene in questo periodo, la regola è arrivare presto o arrivare tardi, mai a mezzogiorno.

Settembre e ottobre

Il periodo che consiglio a chi può scegliere. Acqua ancora calda, spiagge che si svuotano dalla terza settimana di agosto, luce laterale, campagna in piena attività agricola. Ottobre è ancora praticabile per le passeggiate e ottimo per l’osservazione degli uccelli di passo, anche se il bagno diventa questione di abitudine personale.

Da novembre a febbraio

Stagione da escursione, non da mare. Le mareggiate invernali sono spettacolari da vedere dal ponte o dalla strada, con il mare che entra nella foce e la spuma che sale; ma la spiaggia si riduce e camminare sulla battigia in certe giornate diventa impraticabile. I laghi costieri in inverno sono al massimo della loro ricchezza ornitologica, e questo da solo giustifica il viaggio.

Cosa si trova intorno al Lungomare di Rio Martino

Il vero vantaggio di questa spiaggia è che si trova al centro di un’area in cui, nel raggio di mezz’ora di auto, si passa dal mare alla montagna, dall’archeologia al giardino storico.

Verso nord, lungo la costa

Risalendo la litoranea si arriva al Lido di Latina, il settore attrezzato del litorale del capoluogo, con stabilimenti, locali e servizi. Proseguendo si raggiungono Anzio e Nettuno, due centri con porto, storia antica e una vita urbana che sul litorale pontino manca del tutto. Fra i due, a chi cerca un luogo fuori dal comune, consiglio la deviazione verso Torre Astura e il Boschetto di Torre Astura, dove la torre medievale costruita su strutture romane emerge direttamente dall’acqua.

Verso sud, dentro il parco

Superata la foce del canale si entra nel territorio di Sabaudia e nella parte più celebrata del parco. La Spiaggia della Bufalara e la Spiaggia di Torre Paola offrono il tratto di duna più alto e più fotografato del Lazio, con il Circeo che incombe alle spalle. Oltre il promontorio si arriva alla spiaggia di San Felice Circeo e, più a sud ancora, alla spiaggia di Terracina e a Sperlonga, che è il salto di qualità paesaggistico della costa laziale meridionale. Sul promontorio si trovano anche le Batterie di Punta Rossa, testimonianza del sistema difensivo costiero novecentesco.

Verso l’interno

A pochi chilometri dalla costa il paesaggio cambia del tutto. Il Lago di Fogliano (LT) è il capo opposto del canale e merita una visita autonoma, con la sua tenuta storica e i suoi giardini. Salendo verso i Monti Lepini si incontra il Giardino di Ninfa, che resta uno dei giardini più straordinari d’Europa e richiede prenotazione, e il borgo di Sermoneta con il suo castello. Per la parte museale e archeologica del territorio, oltre al già citato Museo della Terra Pontina, si segnalano i Musei di Priverno, che raccontano la città romana di Privernum e il territorio circostante. Chi cerca un altro ambiente umido di grande interesse trova l’Oasi di San Valentino.

Dove dormire nella zona

L’offerta ricettiva immediata sul litorale del Rio Martino è limitata: un campeggio a ridosso della riva e qualche struttura sparsa a distanza maggiore. Chi vuole più scelta guarda a Latina città, a una decina di chilometri, dove si trovano alberghi aperti tutto l’anno e con tariffe meno stagionali di quelle costiere; oppure a Sabaudia e San Felice Circeo, che hanno un’offerta più turistica ma anche prezzi estivi decisamente più alti. Chi viaggia in camper trova nella zona alcune strutture attrezzate, mentre la sosta libera notturna sul lungomare è soggetta alle regole comunali e alle ordinanze stagionali, che vanno verificate prima e non date per scontate.

Domande veloci sul Lungomare di Rio Martino

Il Rio Martino è un fiume?

No. È un canale emissario che collega il lago di Fogliano al mare, quindi un’opera idraulica, non un corso d’acqua naturale.

La spiaggia è libera?

In larga parte sì. L’arenile è demanio pubblico e su questo tratto le porzioni senza concessione sono ampie, accessibili dalla strada costiera attraverso varchi nella duna. Alcune concessioni esistono, ma non formano la fila continua tipica di altri litorali.

Ci sono servizi sulla spiaggia?

Pochi e non distribuiti in modo uniforme. Ombra, acqua e attrezzatura vanno portate. Non si conti su bar, docce o servizi igienici lungo i tratti liberi.

L’acqua è balneabile?

La balneabilità di un tratto di costa dipende dai controlli ufficiali e dalle eventuali ordinanze comunali, che cambiano nel tempo e vanno consultate alla fonte prima di partire. Alla foce di un canale emissario è comunque buona norma tenersi a distanza dallo sbocco.

Si trova parcheggio?

Sulla litoranea esistono aree di sosta lungo strada e spiazzi. In alta stagione, nei fine settimana, riempirsi presto è la norma, e la regolamentazione della sosta può variare secondo la stagione e le ordinanze in vigore.

È adatto ai bambini?

Il fondale digrada dolcemente e la sabbia è fine, il che aiuta. Contano però l’assenza di ombra naturale, la sorveglianza non continua su tutto il tratto e la possibile risacca nelle giornate ventose. Con un ombrellone, acqua e attenzione al vento, la giornata funziona bene.

Si può portare il cane?

Le regole sull’accesso degli animali alle spiagge sono stabilite da ordinanze comunali che cambiano di stagione in stagione e, all’interno di un parco nazionale, possono aggiungersi prescrizioni specifiche. Va verificato presso il Comune di Latina e l’ente parco prima di partire.

Quanto dista il Lungomare di Rio Martino da Roma?

Circa ottanta chilometri, con un tempo di percorrenza intorno all’ora e mezza in condizioni normali, via Pontina. Nei fine settimana estivi il tempo può aumentare in modo significativo.

Si può arrivare in treno?

La stazione di riferimento è Latina Scalo, sulla linea Roma Napoli via Formia, ma si trova lontana sia dal centro sia dalla costa: serve un secondo mezzo. Il consiglio è di venire in auto o in bicicletta.

Che cos’è la Buona Domenica?

Un’iniziativa del Comune di Latina avviata nel 2020 che chiude al traffico il lato sinistro del lungomare fra Capoportiere e Rio Martino per consentire passeggiate a piedi e in bicicletta. Giornate, orari ed estensione variano di anno in anno e vanno verificati con il Comune.

Si vedono i fenicotteri?

I laghi costieri pontini ospitano una fauna acquatica ricchissima e negli ultimi decenni la presenza dei fenicotteri lungo le zone umide tirreniche si è estesa. L’avvistamento non è garantito e dipende dalla stagione, dal disturbo e dalla fortuna.

Si possono vedere i resti romani?

Il sito è in gran parte interrato a seguito dei lavori di bonifica del Novecento. Le strutture ancora leggibili si trovano poco a nord della Torre di Fogliano e non costituiscono un’area archeologica attrezzata per la visita: chi è interessato deve informarsi su accessibilità e permessi presso gli enti competenti.

Ci sono zanzare?

Sì, soprattutto nelle sere senza vento e nelle mezze stagioni, per via della vicinanza dei canali e delle zone umide. Sulla battigia il problema è minimo, verso l’interno diventa reale.

Qual è il periodo migliore?

Settembre, per acqua calda e spiagge vuote. In alternativa maggio e giugno, per chi mette il paesaggio davanti al bagno.

Si fa kitesurf o windsurf?

Il tratto è ventoso ed esteso, quindi frequentato da chi pratica sport velici. Le condizioni migliori arrivano con il vento da sud ovest, che è però lo stesso che rende la giornata difficile per chi cerca il relax.

Che differenza c’è fra il Lungomare di Rio Martino e Sabaudia?

Sabaudia ha la duna più alta, il lago di Paola alle spalle, il Circeo in primo piano e una notorietà consolidata, con tutto quello che comporta in termini di affluenza e prezzi. Il Rio Martino ha un paesaggio meno spettacolare ma molto più solitario, e si trova a pochi chilometri di distanza. Sono due modi diversi di stare sullo stesso litorale.

La mia conclusione, dopo molte giornate passate su questa costa in tutte le stagioni, è che il Lungomare di Rio Martino vada scelto per sottrazione. Non offre il servizio, non offre l’intrattenimento, non offre la cartolina immediata. Offre spazio, silenzio, un canale che racconta duemila anni di lavoro idraulico e un promontorio all’orizzonte che ha dato il nome a una maga. Chi arriva cercando quello che si trova ovunque resta deluso; chi arriva sapendo che qui il valore è nell’assenza, ci torna.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P. Per una giornata organizzata sul litorale pontino e nel Parco Nazionale del Circeo, con accompagnatore turistico abilitato, si parte dalla pagina contatti di TourLeaderPro; i tour operator che costruiscono itinerari fra Roma, la costa pontina e i Monti Lepini trovano il servizio di consulenza nella sezione dedicata ai tour operator.

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RiassuntoLungomare di Rio Martino - Latina - SP39, 04100 Pantanello LT, Italia
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