Lanuvio (RM)
Lanuvio si trova a 33 chilometri a sud est di Roma, sul versante meridionale dei Colli Albani, dentro il perimetro del Parco regionale dei Castelli Romani. Il municipio è in Via Roma 20, 00075 Lanuvio, centralino 06 937891. Il centro storico si visita a piedi e in un pomeriggio: il Museo Civico e Diffuso Lanuvino ha la sede principale in Piazza della Maddalena 16, la Torre Medievale in Piazza Giuseppe Mazzini 1, la Sala della Stipe dei Pantanacci in Via Roma 1a, il Cantinone nelle segrete di Palazzo Colonna in Piazza Santa Maria Maggiore. Il biglietto integrato dei tre siti museali costa 5 euro, la sola Torre Medievale 2 euro, il ridotto per gli insegnanti muniti di documento 2,50 euro; entrano gratis i residenti, i minori di diciotto anni, le persone con disabilità con un accompagnatore, i giornalisti e gli studenti di archeologia e materie umanistiche. Gli orari museali sono martedì-domenica 10:00-13:00 e 15:00-18:00, con calendario estivo che sposta il pomeriggio alle 16:00-19:00. L'area archeologica del santuario di Giunone Sospita, in Via Roma, si visita gratuitamente e ha percorsi accessibili. Informazioni e prenotazione delle visite guidate all'Ufficio Museo, Cultura e Biblioteca: 06 93789237, cultura@comune.lanuvio.rm.it.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Da Roma ci si arriva in treno con la linea FL4 Roma-Velletri, che ferma alla stazione di Lanuvio, oppure in auto lungo la Via Appia fino ad Albano e poi per la Strada Regionale Nettunense. Le autolinee interurbane sono quelle del Cotral. Il resto della guida entra nel dettaglio di ogni sito, del vino, delle feste e della storia di questo pezzo di Lazio antico.

Dove si trova Lanuvio (RM) e perché il nome cambia due volte
Il paese occupa l'ultima gobba dei Colli Albani prima che il terreno scivoli verso la pianura pontina e il mare di Anzio. Da qui la vista corre in due direzioni opposte: alle spalle il cono del vulcano laziale, davanti la campagna che degrada verso la costa. È una posizione che spiega quasi tutto di Lanuvio, dalla fortuna del suo santuario antico ai bombardamenti del 1944.
Il comune conta circa 12.800 abitanti e comprende la frazione di Campoleone, verso la Nettunense. Il clima è temperato mediterraneo, con inverni miti, estati ventilate e precipitazioni fra i mille e i millecento millimetri all'anno: un dato agronomico prima ancora che meteorologico, perché è la ragione per cui la vite qui rende bene.
Il nome ha una storia curiosa. L'abitato antico si chiamava Lanuvium. Nel Trecento il toponimo mutò in Civita Lavinia, per una confusione erudita con la Lavinium di Enea, e con quel nome il paese arrivò fino al 1914, quando la denominazione romana venne ripristinata. Chi cerca documenti, incisioni o cartoline anteriori alla Grande Guerra deve quindi cercare Civita Lavinia, non Lanuvio: è il primo consiglio che do a chi si mette a studiare questo posto sul serio.
Lo stemma comunale porta l'immagine di Giunone Sospita e la sigla I.S.M.R., Iuno Sospita Mater Regina. Un municipio che nel ventunesimo secolo tiene sul gonfalone una divinità pagana con la pelle di capra in testa non è una cosa che si vede tutti i giorni.
Come arrivare a Lanuvio (RM) da Roma
In treno fino alla stazione di Lanuvio
La stazione di Lanuvio è sulla linea ferroviaria Roma-Velletri, aperta nel 1862 con l'attivazione del tratto Ciampino-Velletri ed elettrificata il 15 dicembre 1948. Oggi è servita dal servizio metropolitano FL4, che percorre l'intera linea; l'impianto è gestito da RFI e classificato di categoria silver, con fabbricato viaggiatori, sala d'attesa, due banchine e due pensiline. Dal 14 gennaio 2000 è tornato a essere impianto pieno, telecomandato dal dirigente centrale di Ciampino.
Un avvertimento che vale più di mille orari: la stazione serve il territorio comunale, non la piazza del borgo. Il centro storico è in cima al colle, la ferrovia scorre in basso. Chi scende dal treno con l'idea di trovarsi davanti alla Torre Medievale sbaglia previsione e si ritrova a fare una salita. Meglio mettere in conto il collegamento su gomma o una corsa breve in taxi, oppure organizzarsi con l'auto.
In auto e dove parcheggiare a Lanuvio
Da Roma la via naturale è il Grande Raccordo Anulare fino all'uscita per la Via Appia, poi Appia fino ad Albano Laziale e da lì la Strada Regionale 207 Nettunense, l'asse che collega Roma ad Aprilia, Anzio e Nettuno e lungo il quale si concentrano le attività produttive del comune. In alternativa si prende la Via Ardeatina e si sale a Lanuvio da ovest. Con traffico ordinario si viaggia intorno all'ora.
Il centro storico è piccolo e in parte pedonale: conviene lasciare l'auto negli slarghi lungo la circonvallazione e salire a piedi. È una passeggiata di pochi minuti e restituisce l'unico modo giusto di entrare in un borgo murato, cioè dalla porta.
Con l'autobus e la memoria del tram
Il comune è servito dalla rete di autolinee interurbane del Cotral, che collega Lanuvio agli altri centri dei Castelli e alle stazioni di scambio con Roma. Vale la pena ricordare che fino alla guerra il collegamento era su ferro: dal 1916 al 1943 una diramazione delle tranvie dei Castelli Romani arrivava fin quassù. Chi passeggia oggi per il paese cammina su un tracciato che un tempo sentiva passare il tram.
Il Museo Civico e Diffuso Lanuvino: biglietti, orari e sedi
Qui non esiste un museo, esistono cinque luoghi che compongono un museo. La formula del museo diffuso, che altrove è un espediente per giustificare collezioni scarse, a Lanuvio funziona perché i reperti sono tanti e i contenitori sono essi stessi monumenti: una torre del Mille, le cantine di un palazzo dei Colonna, un villino Liberty costruito sopra un tempio.
La collezione supera i duemila reperti e copre il preistorico, il pre-romano, il romano e il medievale, tutti provenienti dall'antica Lanuvium e dalla medievale Civita Lavinia. La sede principale, con la sezione epigrafica, è in Piazza della Maddalena 16. Il numero unico per informazioni, prenotazioni e visite guidate è 06 93789237; la posta è cultura@comune.lanuvio.rm.it. Le visite guidate si tengono la domenica mattina e su appuntamento.
Gli orari invernali del museo sono lunedì e martedì 10:00-13:00, da mercoledì a domenica 10:00-13:00 e 15:00-18:00; d'estate il pomeriggio slitta alle 16:00-19:00. Le tre sedi a pagamento del circuito osservano l'orario martedì-domenica 10:00-13:00 e 15:00-18:00. Prima di partire conviene una telefonata: in un comune di dodicimila abitanti gli orari si adattano al personale disponibile.
La sezione epigrafica del Museo Civico Lanuvino
Le iscrizioni esposte coprono un arco che va dal II secolo a.C. al IV secolo d.C. e raccontano, meglio di qualunque pannello, che cosa fosse una città latina inserita nell'orbita romana: magistrature, dediche, liberti, corporazioni. Ma il pezzo che vale il viaggio è più antico e più piccolo di tutti. È un frammento di kylix in bucchero con un alfabetario latino graffito sotto il piede, del VI secolo a.C.: il più antico alfabetario latino conosciuto. Un oggetto che si guarda in venti secondi e che riguarda l'invenzione della scrittura in questa lingua. Se passate a Lanuvio e ne guardate uno solo, guardate quello.
La Sala delle Colonne a Villa Sforza Cesarini
La sezione ospitata dentro Villa Sforza Cesarini, in Via Sforza Cesarini, è la più scenografica. La sala prende il nome dai marmi antichi che la decorano, databili al II secolo d.C. e provenienti dall'area sacra su cui il villino fu costruito. Nello stesso edificio si trova la Biblioteca comunale, aperta dal martedì al venerdì dalle 9:00 alle 13:00 e nel fine settimana anche di pomeriggio.
La Sala della Stipe dei Pantanacci
In Via Roma 1a è esposto il materiale recuperato in località Pantanacci, dove una grotta naturale funzionava da deposito votivo fra il IV e il II secolo a.C. Il complesso restituito supera i mille pezzi: ex voto in terracotta, statue a grandezza naturale, riproduzioni anatomiche di parti del corpo umano, ceramica a vernice nera, resti alimentari. Gli ex voto anatomici indicano un culto guaritore: chi era malato lasciava alla dea il modellino dell'organo che gli doleva.
La storia recente del deposito è meno devota. Nel 2012 la Guardia di Finanza arrestò quattro persone sorprese a scavare clandestinamente sul sito. Che quel materiale oggi sia in una sala comunale, visibile con due euro, invece che nel salotto di un collezionista, è il risultato di quell'operazione. Vale la pena saperlo mentre si guardano le vetrine.
Il Cantinone, le segrete di Palazzo Colonna
Sotto Palazzo Colonna, con ingresso da Piazza Santa Maria Maggiore, il Comune ha recuperato le cantine e le usa come sede espositiva e per iniziative culturali. Vi sono esposti reperti provenienti dagli scavi condotti da Lord Savile Lumley e un Museo dell'Acconciatura nato in collaborazione con l'Associazione Acconciatori di Roma. L'accostamento fra archeologia ottocentesca e storia del mestiere del barbiere è bizzarro, e proprio per questo il Cantinone è la sede che i visitatori ricordano di più.
La Torre Medievale, sede museale e simbolo di Lanuvio
La quinta sede è la torre, in Piazza Giuseppe Mazzini 1, e merita un capitolo a parte.
Il santuario di Giunone Sospita, il cuore antico di Lanuvio (RM)
Il santuario di Giunone Sospita occupava la pendice sud occidentale del colle San Lorenzo, che dalla fine del VII secolo a.C. divenne l'acropoli di Lanuvium. Cicerone scrive che Lanuvio era ricchissima di templi e di sacelli, e che quello di Giunone era di gran lunga il più celebre di tutti. Non era un modo di dire: per dieci secoli questo tempio fu il motore economico e politico della città.
Le indagini archeologiche cominciarono nel 1884 e hanno riconosciuto una sequenza che parte dall'età del ferro, nel IX secolo a.C., e arriva all'età imperiale. Un piccolo sacello nel VII secolo a.C.; un grande tempio tuscanico alla fine del VI secolo a.C.; le trasformazioni successive alla conquista romana del 338 a.C.; infine i restauri promossi in età adrianea, fra il I e il II secolo d.C.
Il tempio di Giunone Sospita a Lanuvio
L'edificio di culto misurava all'incirca ventidue metri per sedici, con tre celle affiancate e una doppia fila di colonne nel portico frontale. Tre celle significano tre divinità venerate insieme, secondo uno schema che a Roma conosciamo bene dal Campidoglio. Le terrecotte architettoniche del VI e V secolo a.C. recuperate qui, insieme agli ex voto, alle sculture in marmo e al bucchero, sono conservate nel Museo Civico Lanuvino.
Uno dei pezzi più belli usciti da questo tempio non è però rimasto in paese: l'antefissa policroma a testa femminile con nimbo traforato, del tempio tardo arcaico e databile intorno al 500 a.C., è esposta a Roma, a Villa Poniatowski. Chi visita Lanuvio e poi passa per il Museo Etrusco fa bene a cercarla: è la faccia di questo santuario.
Il portico e il ninfeo
Alla metà del I secolo a.C. l'area sacra venne monumentalizzata con un portico su due piani in opera reticolata, lungo centoventi metri. Il numero da solo dice il rango del luogo: un colonnato di quella lunghezza, su un colle di provincia, si costruisce solo se il santuario porta denaro e pellegrini.
Alla struttura appartiene anche un ninfeo in calcestruzzo con una facciata alta otto metri, decorata con mosaici policromi e pomice. È la parte che i visitatori sottovalutano di più e che invece restituisce meglio l'idea del luogo: acqua, luce riflessa, superfici scintillanti addosso al pellegrino che saliva.
L'antro del serpente
In fondo al portico si apriva una porta che immetteva in un sistema di gallerie sotterranee con ambienti laterali. La lettura corrente collega quei cunicoli al rito del serpente sacro. È l'elemento che rende Lanuvio diversa da qualunque altro santuario laziale, e ne parlo per esteso più avanti.
L'area archeologica è ad accesso libero e sono garantiti percorsi accessibili alle persone con disabilità. Non aspettatevi un parco archeologico monumentale con biglietteria e bookshop: qui si cammina fra strutture in opera reticolata e sostruzioni, con la villa Liberty piantata sopra. Portate scarpe chiuse.

Giunone Sospita: chi era la dea di Lanuvio
Giunone Sospita, cioè Giunone Salvatrice, non somiglia alla Giunone matronale delle statue di età imperiale. La si riconosce dagli attributi: una pelle di capra portata sul capo come un elmo, una lancia in pugno, un serpente al fianco. Compare così nella statuaria e sulle monete romane, e chi ha in mente le immagini della dea al Vaticano o ai Musei Capitolini riconoscerà subito la sagoma caprina.
Il tempio, costruito sull'acropoli in stile tuscanico, era chiuso da un portico a due piani con volte rivestite di mosaici preziosi. Le fonti antiche lo trattano come un santuario di rango federale, non municipale.
Il rito del serpente
Ogni primavera si celebrava un rito propiziatorio agricolo che le fonti raccontano così: alcune fanciulle scendevano nell'antro portando focacce a un serpente custodito lì sotto. Se il serpente accettava l'offerta l'annata sarebbe stata buona; se la rifiutava, il rifiuto veniva interpretato come prova dell'impurità della portatrice, con le conseguenze che le fonti descrivono. Il racconto più disteso è in Properzio; ne parlano anche Eliano e Plutarco.
Va detto con onestà storiografica: è un rito che conosciamo attraverso autori di età augustea e successiva, cioè attraverso occhi già lontani dalla pratica che descrivono, e che va letto come tradizione riferita, non come verbale di cerimonia. Resta il fatto che le gallerie sotto il portico ci sono, e che nessun altro santuario del Lazio ne ha di simili.
La statua che pianse
Tito Livio, nel libro XL, registra fra i prodigi dell'anno 189 a.C. che la statua di Giunone Sospita a Lanuvio aveva lacrimato. Per la mentalità religiosa romana un prodigio del genere obbligava il senato a interventi espiatori. È un dettaglio che dice quanto Roma prendesse sul serio questo tempio: non era folklore di provincia, era materia di stato.
Il patto del 338 a.C.
Dopo la disfatta della lega latina, Roma concesse a Lanuvio condizioni di favore a un prezzo preciso: la comproprietà del santuario. I Lanuvini mantennero il culto e ottennero la cittadinanza, i Romani entrarono nell'amministrazione del bosco sacro e nella metà dei proventi. Fu una fusione religiosa usata come strumento diplomatico, e funzionò per sei secoli.
Il borgo medievale di Lanuvio e le sue mura
Chi arriva pensando di trovare un borgo tutto medievale resterà spiazzato: a Lanuvio il Medioevo è incastonato dentro l'edilizia moderna, e va cercato. Le mura, le torri e i resti del castello sono inglobati nelle case; il tessuto stradale del centro ricalca la maglia ortogonale della città romana. È un palinsesto, non una scenografia.
La Torre Medievale di Lanuvio
La Torre Medievale è il nucleo del castello di Civita Lavinia e il monumento più fotografato del paese. L'insediamento fortificato nacque probabilmente come castrum nel IX secolo d.C., per avvistamento e difesa dalle incursioni saracene, riutilizzando materiale romano di spoglio, blocchi di peperino compresi, cavato dalle rovine di Lanuvium. Lo sviluppo maggiore arrivò nell'XI secolo con l'impulso dei monaci benedettini, ai quali si devono quattro delle cinque torri ancora conservate.
La torre principale, detta Torre di Porta Romana, è un massiccio corpo cilindrico con passeggiamento merlato esterno e reca lo stemma del pontefice Vittore III, il cui pontificato cadde fra il 1086 e il 1087. Nel Seicento la struttura fu adibita a carcere. Poi il terremoto del 1892 e i bombardamenti della seconda guerra mondiale, poi i restauri degli anni Ottanta che hanno recuperato anche tratti della cinta. Oggi la torre è una delle sedi del Museo Diffuso: due euro il biglietto della sola torre, apertura martedì-domenica 10:00-13:00 e 15:00-18:00.
Il Comune registra il monumento anche con il nome di carcere di Stendhal, memoria dell'uso settecentesco e ottocentesco dell'edificio e del passaggio dello scrittore francese per queste colline.
Le mura e le torri di Civita Lavinia
La cinta muraria conserva l'impianto a quattro torri del nucleo medievale. Nel IX secolo, durante le incursioni saracene, l'abitato fortificato fu rifondato con il nome di Civita Novia e le mura romane vennero restaurate con blocchi di tufo: si legge ancora la differenza dei materiali, se si guarda con attenzione la base dei paramenti.
Il Quattrocento e il Cinquecento aggiunsero pezzi importanti. Il cardinale Guglielmo d'Estouteville fece erigere nel 1480 il torrione cilindrico all'ingresso del paese. Papa Alessandro VI Borgia, fra il 1501 e il 1503, commissionò le torri rotonde cinquecentesche. Nel 1507 lavorarono qui architetti di primo piano, fra cui Antonio da Sangallo il Giovane. Un paese di dodicimila abitanti con un cantiere firmato Sangallo non è un dettaglio da poco.
Palazzo Colonna a Lanuvio
Palazzo Colonna, in Via Marcantonio Colonna 19, è fra gli edifici più antichi del centro: risale all'ultimo Quattrocento e fu costruito dai Colonna in un linguaggio di ascendenza veneto lombarda, un palazzetto in pietra viva con finestroni a rilievo. Rimase incompiuto, perché i Colonna non lo portarono mai a termine, e l'aspetto modesto che presenta oggi è la conseguenza di quel cantiere interrotto.
Qui nacque Marcantonio Colonna, il comandante che guidò la flotta pontificia a Lepanto. Durante le lotte fra il baronaggio e il papato il palazzo venne sequestrato ai Colonna e affidato ai Carafa; nel 1564 passò ai Cesarini di Genzano.
Il sarcofago romano di Palazzo Colonna
Sulla facciata principale del palazzo è murato un sarcofago marmoreo romano databile fra la fine del III e gli inizi del IV secolo d.C., in marmo greco di Proconneso, donato dal duca Filippo Cesarini nel 1675 e adibito a fontana pubblica. Il riuso è la cifra di questo paese: una cassa funeraria imperiale che per tre secoli e mezzo ha dato da bere ai lanuvini.

La Fontana degli Scogli, il barocco romano a Lanuvio
La Fontana degli Scogli, in Via Sforza Cesarini 4, fu costruita nel 1675 dall'architetto Carlo Fontana su commissione di Filippo Cesarini. Fontana era stato collaboratore di Gian Lorenzo Bernini, e la parentela formale con la Fontana dei Fiumi di Piazza Navona si vede a occhio nudo: la scogliera rustica, il gioco fra masso e acqua, l'idea della natura scolpita.
Il dettaglio che rende questa fontana un unicum non è però berniniano. In origine ai lati della scogliera erano scolpiti due grandi serpenti, e la struttura riproduceva con ogni probabilità l'antro del serpente del culto di Giunone Sospita, la divinità citata da Eliano, da Properzio e dallo Pseudo Prospero d'Aquitania. Un architetto del pieno Seicento che cita un rito pagano locale davanti alla porta di casa dei suoi committenti: è archeologia travestita da fontana.
La fontana si vede gratuitamente, in strada, a qualsiasi ora. L'opinione che mi sono fatto accompagnando gruppi qui è che vada guardata due volte, all'andata e al ritorno: la prima per la forma, la seconda sapendo del serpente. Cambia completamente.
Poco distante, la toponomastica ha reso il debito: una delle piazze del paese porta il nome di Carlo Fontana.
Le chiese di Lanuvio (RM)
La Collegiata di Santa Maria Maggiore
La Chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore, in Piazza Santa Maria Maggiore 1, è la chiesa madre del paese. Sulla facciata un'epigrafe ricorda il restauro del 1675 voluto dal duca Filippo Cesarini, lo stesso anno e lo stesso committente della fontana: il 1675 fu per Lanuvio un anno di rifacimento generale.
L'edificio conserva la memoria della chiesa romanica del 1240, anche se i dettagli marmorei di quella fase andarono perduti nel rimaneggiamento seicentesco. La chiesa medievale sorse sopra una villa romana, e alcuni studiosi hanno ipotizzato che nella fase originaria fosse una domus ecclesiae, cioè una casa adattata alle riunioni dei primi cristiani; è un'ipotesi, non un fatto accertato. Sono invece documentate due fasi altomedievali, una del VI e una dell'VIII-IX secolo, quando la chiesa fu arricchita di transenne marmoree e di un ciborio. Della fase romanica restano elementi scultorei del XIII secolo, fra i quali una sfinge marmorea dalle lunghe trecce oggi non più reperibile.
Durante le riparazioni del dopoguerra vennero alla luce i resti di un'abitazione romana con frammenti di un mosaico policromo del IV secolo d.C., oggi esposti nella chiesa stessa. Fra i dipinti: tre grandi tele anonime del Seicento dietro l'altare, una deposizione dalla croce riferita al Domenichino, un'Assunzione della Vergine a olio su tela indicata come opera di Girolamo Troppa con data 1764, un Calvario di Giovan Battista Gaulli degli anni 1675-76 e, nel campanile, un dipinto attribuito a Giulio Romano. Le attribuzioni al Domenichino e a Giulio Romano vanno prese come tradizione locale, non come attribuzioni critiche consolidate: il Gaulli, invece, è coerente con il cantiere Cesarini di quegli anni.
Orari di apertura 8:00-13:00 e 16:30-18:30, ingresso libero, telefono 06 9375021.
La chiesa di Sant'Andrea e la sua abside
Dell'altra chiesa medievale, quella di Sant'Andrea, si scorge oggi l'abside in opera listata con laterizi romani di spoglio, databile al V-VI secolo d.C. Riemerse in circostanze drammatiche, durante i bombardamenti del 1944, e da allora i lanuvini la chiamano capocroce, che in dialetto locale vale abside. La dedica a Sant'Andrea, santo particolarmente venerato dai Goti nel periodo della guerra greco gotica del VI secolo d.C., lascia intendere un legame con uno stanziamento militare goto.
Il Santuario della Madonna delle Grazie
Fuori dal centro, in Via delle Grazie 73, si trova il santuario più caro ai lanuvini. La chiesa fu costruita nel Trecento, nella parte bassa del paese, con la facciata rivolta a sud; conserva un arco di trionfo in peperino di notevole eleganza e un chiostro cinquecentesco. Il restauro del 1523 ne ampliò l'invaso mantenendo elementi originali, fra cui una finestra ogivale e un portale antico.
Nel 1826 un incendio grave danneggiò l'edificio, che restò chiuso per anni e fu riaperto al culto nel 1844 dopo il restauro. Il dipinto seicentesco della Madonna delle Grazie scampò alle fiamme, ed è per questo che la devozione locale lo considera miracoloso. Il 1° maggio 1986 la chiesa è stata elevata a santuario diocesano minore. Telefono 06 9375023; gli orari delle messe sono pubblicati sui canali della parrocchia.
Fuori dal centro: l'archeologia dell'ager Lanuvinus
Il territorio di Lanuvio è disseminato di resti antichi, e questa è la parte che i visitatori frettolosi si perdono sistematicamente. Serve un'auto, un paio di ore e la disponibilità ad arrivare davanti a strutture non attrezzate.
Ponte Loreto e la via Astura
Ponte Loreto, in Via Astura 95, è un ponte romano a una sola arcata a tutto sesto, in opera quadrata con conci di dimensioni diverse e parapetto a schiena d'asino. La datazione corrente lo colloca fra il II e il I secolo a.C. La via Astura, che esisteva già nell'VIII secolo a.C., era una delle arterie principali dell'antica Lanuvio e portava alla costa: Cicerone la percorreva nel I secolo a.C. per raggiungere i suoi possedimenti presso Astura.
La curiosità tecnica del ponte è che il suo asse non è ortogonale a quello della strada che lo attraversa. Gli studiosi discutono se si tratti di due fasi costruttive distinte o di una scelta unitaria fatta per garantire stabilità all'arcata. Andateci a vedere: è una di quelle anomalie che si capiscono meglio in piedi sul posto che su una pianta.
Il tempio di Ercole e il teatro romano
Nell'abitato e nelle sue immediate adiacenze si conservano i resti riferiti al tempio di Ercole e quelli del teatro romano, che fanno parte del patrimonio archeologico censito dal Comune. Sono strutture da leggere con la guida del museo: senza una spiegazione, quello che si vede sono murature. Con la spiegazione, si vede una città.
Le ville dell'ager Lanuvinus
Il territorio conserva la memoria delle ville suburbane dell'ager Lanuvinus, delle cosiddette ville ad bivium, della villa in località Crocette e dell'impianto residenziale di età romana rinvenuto in Via Gramsci, dentro il paese. È il paesaggio che le fonti descrivono quando dicono che la nobiltà tardo repubblicana veniva a villeggiare qui: non una villa isolata, un sistema.
La via Ardeatino Lanuvina, il grifone e l'affresco dionisiaco
Si conserva un breve tratto basolato della via che collegava Lanuvio ad Ardea, e fra i pezzi scultorei noti del territorio figura un grifone alato. Al museo è esposto anche un affresco di età augustea con scene di iniziazione dionisiaca, proveniente dagli edifici indagati nel comprensorio: un documento raro, perché le scene dionisiache di questo tipo si contano sulle dita di una mano e la più celebre è a Pompei.
Monte Giove
Il rilievo di Monte Giove chiude a nord il territorio comunale e porta nel nome la memoria di un culto sommitale. Chi cammina nel Parco dei Castelli Romani trova qui uno dei punti panoramici migliori sul versante meridionale del vulcano.

Le origini di Lanuvio fra Diomede e Lanoios
Sulle origini di Lanuvio le fonti antiche si contraddicono, come accade per quasi tutte le città del Lazio vetere. Due filoni, entrambi eroici, entrambi da maneggiare con prudenza.
Il primo è greco argivo e lo tramanda Appiano, autore alessandrino di età imperiale: la fondazione andrebbe riferita a Diomede figlio di Tideo, signore di Argo, l'eroe omerico che secondo una lunga tradizione approdò in Italia dopo Troia.
Il secondo è troiano ed è emerso per via archeologica. Nel 1969, a Taormina, sono stati rinvenuti frammenti di intonaco appartenenti al ginnasio dell'antica Tauromenion, con un testo che cita Fabio Pittore, il primo annalista romano, e gli attribuisce il racconto dell'arrivo in Italia, dopo la guerra di Troia, di un certo Lanoios, fondatore nel Lazio di una città che avrebbe preso da lui il nome.
Gli sviluppi della ricerca archeologica hanno restituito a queste tradizioni un margine di credibilità maggiore di quanto la critica ottocentesca concedesse, ma restano tradizioni. Il dato materiale è un altro e va detto con chiarezza: le fonti collocano la fondazione negli anni immediatamente successivi alla guerra di Troia, intorno al 1180-1170 a.C., mentre i reperti più antichi rinvenuti sul colle San Lorenzo si datano al più presto agli inizi del IX secolo a.C. Fra il mito e la stratigrafia ballano tre secoli. Chi racconta Lanuvio senza dirlo racconta male.
La storia di Lanuvio (RM), dalla lega latina al Novecento
Lanuvio latina e le guerre contro Roma
Le prime notizie attendibili risalgono alla fine del VI secolo a.C., quando Lanuvium figura fra i trenta populi della lega latina, che si riunivano nel lucus di Diana Nemorense, il bosco sacro sul lago di Nemi. Lanuvio combatté contro Roma insieme alle altre città latine: presso Aricia nel 504 a.C., al lago Regillo nel 496 a.C., poi nel 383 e nel 341 a.C., quasi sempre con esiti negativi.
La sconfitta definitiva arrivò nel 338 a.C. e costò a Lanuvio, come a tutto il Latium Vetus, l'indipendenza. Ma già nel 332 a.C. la città ottenne la civitas cum suffragio, cioè la cittadinanza romana piena con diritto di voto, in cambio dell'ammissione del popolo romano all'amministrazione della metà dei proventi del santuario di Giunone Sospita. Fu un trattamento di privilegio pagato con la moneta più preziosa che Lanuvio avesse: la sua dea.
Dalla prosperità repubblicana alla colonia di Mario
Dal 332 a.C. allo scoppio della prima guerra civile, fra l'87 e l'86 a.C., Lanuvio mantenne un benessere elevato. Nel conflitto fra Mario e Silla la città parteggiò per Silla e fu ridotta da Mario a colonia militare. La politica di quegli anni cambiava direzione in fretta: caduto il partito mariano, Lanuvio tornò in poco tempo fra i centri di primo piano del Lazio.
Dalla tarda età repubblicana in avanti divenne meta dei personaggi più in vista della politica romana. Vi ebbero dimora Marco Emilio Lepido, Marco Giunio Bruto, Augusto e Marco Aurelio. Diede i natali a Lucio Licinio Murena, console nel 62 a.C., e a due imperatori, Antonino Pio e Commodo.
La fine del santuario e il Medioevo
L'editto di Teodosio del 391 d.C., che sanciva il cristianesimo come unica religione dell'impero, comportò la chiusura dei templi pagani. Il santuario di Giunone Sospita, in funzione dal VI secolo a.C. ed elemento propulsore della città per dieci secoli, si spense con esso, e con esso cominciò la decadenza dell'antica Lanuvium.
Il sito non fu abbandonato del tutto, ma notizie certe tornano solo a partire dall'XI secolo, quando l'abitato rinacque, secondo la ricostruzione del Galieti, grazie all'opera dei monaci benedettini con il nome di Civita Lanuvina. Nel IX secolo, come detto, l'incastellamento aveva già prodotto Civita Novia contro le incursioni saracene.
Colonna, Cesarini, Sforza Cesarini
Dagli inizi del XV secolo il paese passò ai Colonna, che lo tennero fino al 1564, anno in cui fu venduto insieme ad Ardea a Giuliano Sforza Cesarini per 105.000 scudi. I secoli fra l'XI e la seconda metà del XVI furono concitati: saccheggi, assedi, donazioni, e nel 1347 un attacco dei Frangipane. Con i Cesarini prima e gli Sforza Cesarini poi arrivò un periodo di relativa tranquillità, di cui il 1675 di Carlo Fontana e della Collegiata restaurata è il risultato più visibile.
Il 1798, il 1892 e la guerra
Alla fine del Settecento Lanuvio rischiò di essere rasa al suolo dalle truppe francesi, che volevano vendicare la morte di alcuni compagni uccisi in paese mentre divampava la controrivoluzione sanfedista. Nel 1892 un terremoto danneggiò la Torre Medievale. Nella seconda guerra mondiale la posizione strategica del colle costò carissima: il paese fu bombardato dal mare e sottoposto alle incursioni aeree delle armate alleate sbarcate ad Anzio, nel quadro della battaglia di Campoleone, che prende il nome dalla frazione lanuvina.
Il paese uscì dalla guerra distrutto e fu ricostruito dalla popolazione. Chi passeggia oggi fra le case addossate alle torri guarda un centro storico che è insieme antichissimo e recente: le pietre sono del Mille, molti muri sono degli anni Cinquanta.

Il vino Colli Lanuvini e la campagna di Lanuvio (RM)
L'attività principale del paese è l'agricoltura, e dentro l'agricoltura la viticoltura. Lanuvio rientra nel comprensorio produttivo della denominazione di origine controllata Colli Lanuvini, che prevede anche la tipologia superiore. Accanto alla vite pesano l'olivicoltura, la floricoltura, la frutticoltura e l'orticoltura; le attività industriali e commerciali si sono invece disposte lungo la Nettunense.
Il vino qui non è una scoperta enologica recente: in epoca romana i riti in onore di Dioniso si celebravano con il vino di queste colline, e l'affresco di età augustea con scene di iniziazione dionisiaca conservato al museo ne è il riflesso figurativo. Fra il tralcio e il tempio, a Lanuvio, non c'è soluzione di continuità.
Il consiglio pratico: la denominazione dà bianchi da bere giovani e freschi, e il modo giusto di conoscerli non è comprarne una bottiglia al supermercato di Roma ma sedersi in una cantina del posto in settembre, quando le uve entrano. Per il dettaglio delle rese, dei vitigni ammessi e delle gradazioni minime il riferimento è il disciplinare pubblicato dal Ministero: è l'unico documento che conti, e cambia nel tempo.
Feste e tradizioni a Lanuvio (RM)
La Festa della Madonna delle Grazie
A maggio il quadro seicentesco della Madonna delle Grazie lascia il suo santuario e viene portato in processione per le strade del paese fino alla Collegiata di Santa Maria Maggiore, dove resta per una settimana. Sono giorni di fuochi d'artificio, campane a distesa, concerti, spettacoli, tombole e lotterie. Per i lanuvini è la settimana dell'anno: chi capita qui in quei giorni vede il paese nella sua versione più autentica e trova tutto pieno.
La Festa della Musica a Lanuvio
In giugno il borgo ospita una festa della musica che negli anni è entrata nelle abitudini del paese: artisti di strada e gruppi emergenti, rock, blues, jazz, world music, pop, punk, country, ska. Si suona nel borgo illuminato dalle fiaccole, con il vantaggio, non piccolo, di un centro storico piccolo abbastanza da girarlo tutto a piedi passando da un palco all'altro.
La Festa dell'Uva, del Vino e Medievale
È la festa grande, quella di settembre, dedicata ai due elementi su cui l'economia lanuvina si regge da sempre. Nell'edizione numero quarantaquattro il calendario comunale la colloca il 12 e il 13 settembre 2026. Al programma tradizionale, che comprende la corsa delle botti, si affiancano concerti, rappresentazioni e conferenze, con l'innesto della parte medievale che sfrutta il borgo come scenografia naturale.
Il consiglio da professionista: se venite per la festa, arrivate presto e parcheggiate in basso. La sera il colle si intasa e la discesa a piedi con le gambe stanche è meno divertente della salita a stomaco vuoto.
Le feste di quartiere
Il calendario locale comprende anche appuntamenti minori e molto sentiti: la festa di giugno in località Malcavallo, con attività e stand gastronomici, e la Festa Quartiere Montegiove in località Montegiove Vecchio. Sono occasioni di aggregazione paesana, non eventi costruiti per il turismo, e proprio per questo valgono la deviazione.
Una curiosità su Lanuvio (RM)
La curiosità che porto sempre ai gruppi riguarda un oggetto minuscolo conservato nel Museo Civico Lanuvino: un frammento di kylix in bucchero, cioè di una coppa da vino etrusco italica, con un alfabetario latino graffito sotto il piede e databile al VI secolo a.C. È il più antico alfabetario latino conosciuto. Non un'iscrizione qualsiasi: la sequenza delle lettere, incisa come esercizio o come atto rituale, cioè l'alfabeto in quanto tale.
Il valore della cosa si capisce solo mettendola in prospettiva. Nel VI secolo a.C. il latino era una lingua locale fra le tante del Lazio, e la scrittura arrivava attraverso la mediazione etrusca dal mondo greco. Qualcuno, a Lanuvio, tracciò sotto il piede di una coppa la serie completa dei segni che sarebbero diventati l'alfabeto dell'Occidente. Che quel gesto sia avvenuto in un paese oggi noto per il vino bianco e per la corsa delle botti è una di quelle ironie che la storia distribuisce senza avvisare.
C'è un secondo strato di curiosità, ed è geografico. L'oggetto proviene da un contesto sacro connesso al santuario di Giunone Sospita: la scrittura, in età arcaica, viaggia insieme al culto e al dono votivo, non insieme al commercio o alla burocrazia. Chi guarda il frammento nella vetrina di Piazza della Maddalena guarda quindi due cose insieme, la nascita di una tecnologia e la ragione religiosa per cui quella tecnologia venne usata.
La mia opinione netta, dopo vent'anni di visite ai musei del Lazio: questo pezzo meriterebbe una sala tutta sua e una vetrina illuminata come si deve. Si trova in un museo civico gratuito nel senso migliore del termine, cioè accessibile, e in un allestimento che non gli rende giustizia. Andate a cercarlo e chiedete al personale di indicarvelo: è il tipo di richiesta che a Lanuvio fa piacere.
Una cosa che non ti dice nessuno su Lanuvio (RM)
Che la stazione ferroviaria non è in paese. Sembra un dettaglio logistico e invece è la prima causa di visite andate storte. La linea Roma-Velletri corre in basso, il borgo è in cima al colle, e il nome della fermata non lo lascia intuire. Chi programma la giornata con l'orario dei treni e basta si ritrova a fare una salita che non aveva messo in conto, oppure ad aspettare un collegamento su gomma che nei giorni festivi è rado. Se venite in treno, verificate prima le coincidenze del Cotral o mettete in preventivo un taxi per l'ultimo tratto.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda il museo. A Lanuvio il museo non è un edificio: sono cinque luoghi diversi, e tre di essi si visitano con un unico biglietto da 5 euro. Molti visitatori pagano, entrano nella Torre Medievale, escono e se ne vanno, convinti di avere visto il museo. Hanno visto un quinto. Il biglietto integrato comprende anche il Cantinone sotto Palazzo Colonna e la Sala della Stipe dei Pantanacci, mentre la Sala delle Colonne a Villa Sforza Cesarini e la sezione epigrafica hanno accesso proprio e l'area del santuario è libera. Chiedete alla biglietteria la mappa dei punti prima di cominciare, non dopo.
La terza è di metodo. Gli orari di un museo comunale in un paese di dodicimila abitanti dipendono dal personale in servizio, e nel corso dell'anno si adattano fra calendario invernale ed estivo. Una telefonata al numero 06 93789237 il giorno prima vale più di qualunque pagina web, compresa questa. Non è pigrizia informativa: è il modo in cui funzionano davvero i musei civici del Lazio, e chi accompagna gruppi lo sa e telefona sempre.
Il consiglio che ti do per visitare Lanuvio (RM)
Il consiglio è di rovesciare l'ordine che verrebbe naturale. Quasi tutti arrivano, parcheggiano, entrano nel borgo, girano fra le torri e poi, se avanza tempo, scendono all'area archeologica. Fate il contrario: cominciate dal santuario di Giunone Sospita, che è gratuito e aperto, con la luce del mattino, quando le murature in opera reticolata hanno ancora ombre lunghe e si legge la stratigrafia. Poi salite al museo, dove i reperti che avete appena visto uscire dal terreno acquistano un senso. Poi, solo alla fine, il borgo medievale e la torre.
Questo ordine ha una ragione precisa. Lanuvio non è un paese medievale con qualche rudere romano: è una città antica sopra la quale è cresciuto un castello. Se si comincia dalle merlature, il santuario sembra un'appendice; se si comincia dal santuario, la torre diventa quello che è davvero, cioè un riuso dei blocchi di peperino cavati dal tempio.
Secondo consiglio, sulla durata. Mezza giornata basta per il centro, la torre e il museo. La giornata intera serve se volete uscire dal paese e vedere Ponte Loreto sulla via Astura, il santuario della Madonna delle Grazie e uno dei punti panoramici verso Monte Giove. Con i gruppi calcolo tre ore per il nucleo e due per il territorio, senza pranzo.
Terzo, e qui do un'opinione che non piacerà a tutti: Lanuvio non è un posto da visitare in agosto a mezzogiorno. Il colle è esposto, l'ombra è poca e il paese in quelle ore è chiuso. I mesi giusti sono aprile, maggio, settembre e ottobre. Settembre, con la vendemmia in corso, è il momento in cui il paesaggio agricolo intorno al borgo racconta la stessa cosa che raccontano le vetrine del museo.
Quarto: prenotate la visita guidata. Il museo le organizza la domenica mattina e su appuntamento, e su un patrimonio così frammentato la differenza fra una visita guidata e una visita libera non è di comodità, è di comprensione.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Lanuvio sia la patria di due imperatori romani si legge in tutte le schede. Che cosa significhi, quasi mai. Antonino Pio e Commodo nacquero entrambi qui, e non è un caso statistico: è la conseguenza diretta di quel sistema di ville suburbane che occupava l'ager Lanuvinus fra la tarda repubblica e l'impero.
Antonino Pio regnò dal 138 al 161 e la storiografia gli attribuisce il periodo più tranquillo dell'intera storia imperiale. Commodo, suo nipote per parte di figlia e figlio di Marco Aurelio, regnò dal 180 al 192 e ne fu, per giudizio quasi unanime delle fonti antiche, l'esatto contrario. Due caratteri opposti, lo stesso colle di nascita, ottant'anni di distanza. Il fatto che Marco Aurelio stesso avesse dimora da queste parti chiude il cerchio: Lanuvio, nel II secolo, era un indirizzo della famiglia imperiale.
Il corollario poco citato è archeologico. Se la corte frequentava questo territorio, i restauri di età adrianea al santuario di Giunone Sospita non sono manutenzione ordinaria: sono un investimento politico. Adriano restaura il tempio della dea in un momento in cui il colle è pieno di proprietà legate all'entourage imperiale. Le murature che si vedono oggi nell'area archeologica portano il segno di quella stagione.
C'è poi un dettaglio che quasi nessuno collega: il nome della frazione Campoleone, che nel 1944 diede il nome a una delle battaglie più dure della campagna d'Italia dopo lo sbarco di Anzio. La stessa fascia di territorio che nel II secolo ospitava le ville dei principi, nel Novecento fu terreno di una battaglia campale. Non è retorica: è la conseguenza della stessa cosa, cioè della posizione fra i colli e il mare.
La foto giusta da fare a Lanuvio (RM)
La fotografia che porta a casa Lanuvio non è il primo piano della Torre Medievale. È lo scatto dal basso, dalla strada che sale al paese sul lato sud, con il fronte delle case che si arrampica e le torri rotonde che spuntano sopra i tetti. È la foto che spiega in un colpo solo la natura di questo posto: un castello che continua a essere un paese abitato, con i panni stesi accanto alle merlature.
Il momento è il tardo pomeriggio. Il colle guarda a sud e a ovest, quindi la luce delle ultime due ore accende il paramento in peperino e lo tira sull'arancio, mentre alle spalle il cielo sopra la pianura pontina fa da fondale. In estate il tramonto è tardi, verso le venti e trenta; d'inverno la stessa luce arriva alle sedici. Chi vuole il panorama largo sui Colli Albani, con il paese in primo piano e il cono vulcanico dietro, deve invece salire verso Monte Giove e scattare al mattino, quando il sole è alle spalle.
La seconda foto, quella che nessuno fa, è dentro l'area del santuario: la facciata del ninfeo, otto metri di calcestruzzo che conservano tracce di mosaico policromo e di pomice. Va fotografata con il grandangolo dal basso, accettando la deformazione, perché è l'unico modo di far capire l'altezza. In una fotografia frontale sembra un muro qualsiasi.
La terza è la Fontana degli Scogli in Via Sforza Cesarini. Fotografatela con un tempo lungo, se avete un appoggio, per rendere il velo d'acqua sulla scogliera. E fotografate anche i fianchi, dove l'apparato scultoreo originario prevedeva i due serpenti: è l'unica immagine che collega visivamente il barocco di Carlo Fontana al culto antico di Giunone.
Un'avvertenza pratica che vale per tutto il borgo: le strade sono strette e le facciate alte, quindi il grandangolo qui non è un vezzo, è una necessità. Con un cinquanta millimetri si torna a casa con dettagli e nessun insieme.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo è il patto del 338 a.C. Sconfitta la lega latina, Roma impose a Lanuvio una condizione che non impose quasi a nessun altro: la comproprietà del santuario di Giunone Sospita. In cambio, dal 332 a.C., arrivò la civitas cum suffragio. Fu un atto di ingegneria politico religiosa: invece di distruggere il culto di una città vinta, Roma vi entrò dentro e ne condivise i proventi. Il modello sarebbe stato replicato altrove per secoli.
Il secondo è il prodigio del 189 a.C. Tito Livio, nel libro XL, registra che la statua di Giunone Sospita a Lanuvio aveva lacrimato. Nel sistema religioso romano un prodigio del genere metteva in moto la macchina dello stato: consultazione, procuratio, riti espiatori. Lanuvio finì così negli atti ufficiali di Roma per una statua che piangeva.
Il terzo è l'editto di Teodosio del 391 d.C., che chiudendo i templi pagani spense un santuario in funzione dal VI secolo a.C. Non fu un episodio, fu la fine di un'economia: dieci secoli di pellegrinaggi, offerte e amministrazione condivisa si interruppero in un anno, e con essi la ragione d'essere della città antica.
Il quarto è il ciclo delle incursioni saracene del IX secolo, che produsse l'incastellamento e la rifondazione dell'abitato con il nome di Civita Novia, con le mura romane riparate a blocchi di tufo. Da lì nasce il paese che si visita oggi.
Il quinto è il 1347, l'anno dell'attacco dei Frangipane al castello, dentro il lungo conflitto fra le grandi famiglie del baronaggio romano che fece dei Castelli un campo di battaglia permanente.
Il sesto è la vendita del 1564: i Colonna cedono Lanuvio e Ardea a Giuliano Sforza Cesarini per 105.000 scudi. Un paese e il suo territorio passano di mano con un atto notarile, e con quel passaggio comincia la stagione che porterà al rifacimento barocco del 1675.
Il settimo è il 1798, quando le truppe francesi minacciarono di radere al suolo il paese per rappresaglia, durante la controrivoluzione sanfedista. Lanuvio se la cavò per poco.
L'ottavo è il terremoto del 1892, che danneggiò la Torre Medievale.
Il nono, e il più duro, è il 1944. Dopo lo sbarco alleato ad Anzio, il fronte si attestò proprio su questa fascia di territorio: la battaglia di Campoleone prende il nome dalla frazione di Lanuvio. Il paese fu bombardato dal mare e dall'aria e uscì dal conflitto quasi interamente distrutto. La ricostruzione fu opera della popolazione, e in quegli anni, scavando per riparare la Collegiata, riemersero il mosaico policromo del IV secolo e l'abside di Sant'Andrea.
Il decimo è recente e vale come monito: nel 2012 la Guardia di Finanza fermò quattro persone che scavavano abusivamente nel deposito votivo dei Pantanacci. Il materiale salvato in quell'occasione è oggi in mostra in Via Roma 1a. La storia di Lanuvio non è finita nell'antichità: continua a giocarsi, oggi, fra chi tutela e chi depreda.
Chi è passato da Lanuvio (RM)
La lista comincia con i romani e non è una lista di comparse. Marco Emilio Lepido, il triumviro, ebbe dimora qui. Marco Giunio Bruto, il cesaricida, pure. Augusto e Marco Aurelio frequentarono il territorio. Lucio Licinio Murena, console nel 62 a.C. e difeso da Cicerone in un'orazione che si legge ancora nei licei, era lanuvino di nascita. Cicerone stesso percorreva la via Astura per raggiungere i suoi possedimenti sulla costa, e il ponte a schiena d'asino che si vede in Via Astura 95 è, con ogni probabilità, uno dei manufatti che attraversava.
Poi i due imperatori nati qui, Antonino Pio e Commodo, e Adriano, che al santuario di Giunone Sospita fece eseguire lavori di restauro fra il I e il II secolo d.C.
Nel Medioevo passano i benedettini, ai quali si deve l'impulso costruttivo dell'XI secolo e quattro delle cinque torri conservate, e passa il pontefice Vittore III, il cui stemma è sulla Torre di Porta Romana. Nel Quattrocento arriva il cardinale Guglielmo d'Estouteville, che nel 1480 fa erigere il torrione cilindrico all'ingresso; all'inizio del Cinquecento è Alessandro VI Borgia a commissionare le torri rotonde, e nel 1507 fra i tecnici al lavoro compare Antonio da Sangallo il Giovane.
Il personaggio più celebre nato fra queste mura è però Marcantonio Colonna, venuto al mondo in Palazzo Colonna e destinato a comandare la flotta pontificia a Lepanto. Un paese di collina che dà all'Europa il comandante di una delle battaglie navali più note della storia moderna: quando lo racconto ai gruppi davanti alla facciata di Via Marcantonio Colonna, nessuno ci crede al primo colpo.
Nel Seicento passa un architetto di primo rango, Carlo Fontana, allievo e collaboratore di Bernini, che qui lascia la Fontana degli Scogli; e passa, almeno con le sue tele, Giovan Battista Gaulli, il Baciccio della volta del Gesù, autore del Calvario della Collegiata. La committenza è quella dei duchi Cesarini, in particolare di Filippo Cesarini, il nome che ricorre nell'epigrafe della chiesa, nella donazione del sarcofago e nell'incarico per la fontana.
Nell'Ottocento arriva l'archeologia straniera: gli scavi di Lord Savile Lumley, diplomatico britannico, restituirono materiali oggi esposti nel Cantinone di Palazzo Colonna. E arriva la letteratura: il Comune registra la Torre Medievale anche con il nome di carcere di Stendhal, memoria del passaggio dello scrittore francese, che negli anni del suo consolato a Civitavecchia batté a lungo queste colline.
Chiude la lista, senza nomi, la generazione che nel dopoguerra rimise in piedi il paese pietra su pietra. Non ha un monumento, ma ha lasciato la firma su metà delle case del centro.
Lanuvio (RM) con i bambini
Funziona meglio di quanto ci si aspetti, a due condizioni. La prima è di puntare sulla torre e sui sotterranei: la Torre di Porta Romana con il camminamento merlato e il Cantinone nelle segrete di Palazzo Colonna sono ambienti che i bambini leggono immediatamente come castello e come cantina segreta, senza bisogno di spiegazioni. La seconda è di raccontare la storia del serpente prima di entrare all'area archeologica. Le gallerie sotto il portico, con la vicenda delle focacce e del serpente sacro, tengono l'attenzione di un bambino di otto anni molto più di qualunque pannello sulle terrecotte architettoniche.
I minori di diciotto anni entrano gratuitamente nelle sedi del Museo Diffuso, quindi la spesa per una famiglia si riduce ai biglietti degli adulti. La Sala della Stipe dei Pantanacci, con gli ex voto anatomici in terracotta, è il posto dove le domande fioccano: sono modellini di orecchie, occhi, gambe, organi interni, lasciati da chi chiedeva la guarigione. Un bambino lo capisce al volo, e capisce anche perché quella grotta interessava tanto ai tombaroli.
Il centro storico è in salita e con selciato irregolare: con il passeggino si fatica. Con bambini piccoli conviene la formula corta, cioè torre e museo, e poi il Parco della Rimembranza o gli spazi verdi del paese per lo sfogo. Il Comune dispone anche di impianti sportivi, dallo stadio comunale al palazzetto, ma sono strutture per l'attività locale, non attrazioni per visitatori.
Accessibilità, servizi e informazioni pratiche a Lanuvio
L'area archeologica del santuario di Giunone Sospita garantisce percorsi accessibili alle persone con disabilità: è il dato che il Comune dichiara e l'unico sito del circuito per cui l'accessibilità è indicata esplicitamente. Nelle sedi museali storiche, torre in testa, la situazione è quella di tutti gli edifici del Mille adattati a museo: scale, passaggi stretti, dislivelli. Conviene chiamare il 06 93789237 e chiedere prima, indicando l'esigenza specifica.
L'ingresso è gratuito per le persone con disabilità e per un accompagnatore, per i residenti, per i minori di diciotto anni, per i giornalisti e per gli studenti di archeologia e materie umanistiche di istituti dell'Unione Europea. Il ridotto a 2,50 euro riguarda gli insegnanti muniti di documento.
In paese ci sono quattro farmacie, due delle quali comunali, distribuite fra capoluogo, zona Pascolare, stazione e Nettunense, e due uffici postali, uno a Lanuvio e uno a Campoleone. La biblioteca comunale è a Villa Sforza Cesarini; esiste anche una biblioteca di quartiere gestita da un'associazione culturale in collaborazione con il Comune, e uno spazio pubblico di coworking con postazioni e connessione, pensato per lavoratori e associazioni. Sono servizi che a un turista di passaggio dicono poco, ma che a chi si ferma qualche giorno sui Castelli cambiano la giornata.
Cosa vedere intorno a Lanuvio (RM)
Lanuvio è il vertice meridionale del Parco dei Castelli Romani e si presta bene a una giornata combinata. A pochi chilometri, Genzano di Roma con la sua infiorata e la via Sforza Cesarini che scende verso il lago; Nemi con il lago, il santuario di Diana Nemorense, cioè il bosco sacro dove si riuniva la lega latina di cui Lanuvio faceva parte, e il museo delle navi romane. Verso nord Ariccia con Palazzo Chigi e il ponte monumentale, Albano Laziale con i resti dei Castra Albana e Castel Gandolfo sul lago.
Sul versante opposto, verso la costa, la via Astura e la Nettunense portano ad Anzio e a Nettuno, e la Ardeatina ad Ardea, il paese venduto insieme a Lanuvio nel 1564. Verso sud est Velletri chiude i Colli Albani; salendo, Rocca di Papa occupa la posizione più alta del vulcano laziale.
Il mio itinerario preferito su due giorni, quando accompagno visitatori che hanno già visto Roma: Lanuvio e Nemi il primo giorno, con il filo conduttore dei santuari latini di Giunone e di Diana; Ariccia e Albano il secondo, con il barocco e l'archeologia militare. Chi vuole solo una giornata la costruisca su Lanuvio la mattina e Nemi il pomeriggio: sono le due facce dello stesso mondo religioso antico e distano pochi minuti d'auto.
Quando andare a Lanuvio (RM) e quanto tempo serve
Primavera e inizio autunno. Aprile e maggio per la campagna e per la settimana della Madonna delle Grazie; settembre per la vendemmia e la festa dell'uva, del vino e medievale; ottobre per la luce, che qui è la migliore dell'anno. L'estate piena è sopportabile solo la sera; l'inverno è mite ma piovoso, con precipitazioni che sui Colli Albani arrivano ai mille millimetri annui e oltre.
I tempi: due o tre ore per il nucleo, cioè torre, Cantinone, sala dei Pantanacci, Collegiata e Fontana degli Scogli; un'ora e mezza per l'area del santuario di Giunone Sospita se la si guarda davvero; un'altra ora e mezza per uscire dal centro verso Ponte Loreto e la Madonna delle Grazie. Il lunedì e il martedì il museo osserva orario ridotto e i tre siti a pagamento sono chiusi il lunedì: pianificate su un giorno fra mercoledì e domenica.
Un'ultima raccomandazione di metodo, valida per tutti i Castelli: non incastrate Lanuvio come tappa di trenta minuti fra due paesi più famosi. È un centro che restituisce in proporzione al tempo che gli si dà, e mezz'ora qui equivale a non esserci passati.
Domande veloci su Lanuvio (RM)
Quanto dista Lanuvio da Roma?
Circa 33 chilometri a sud est della capitale, sui Colli Albani. In auto si viaggia intorno all'ora con traffico ordinario.
Come si arriva a Lanuvio in treno?
Con la linea FL4 Roma-Velletri, che ferma alla stazione di Lanuvio. Attenzione: la stazione non è nel centro storico, che si trova in cima al colle.
Quanto costa visitare i musei di Lanuvio?
Il biglietto integrato di Torre Medievale, Cantinone e Sala della Stipe dei Pantanacci costa 5 euro; la sola Torre Medievale 2 euro; il ridotto per insegnanti 2,50 euro.
Chi entra gratis nei musei di Lanuvio?
Residenti nel comune, minori di diciotto anni, persone con disabilità con un accompagnatore, giornalisti e studenti di archeologia e materie umanistiche.
Quali sono gli orari del Museo Civico e Diffuso Lanuvino?
D'inverno lunedì e martedì 10:00-13:00, da mercoledì a domenica 10:00-13:00 e 15:00-18:00; d'estate il pomeriggio è 16:00-19:00. Le tre sedi a pagamento aprono da martedì a domenica 10:00-13:00 e 15:00-18:00.
Si visita gratuitamente il santuario di Giunone Sospita?
Sì, l'accesso all'area archeologica è libero e sono garantiti percorsi accessibili alle persone con disabilità.
Serve prenotare per visitare Lanuvio?
Per la visita libera no. Le visite guidate si tengono la domenica mattina e su appuntamento, al numero 06 93789237 o scrivendo a cultura@comune.lanuvio.rm.it.
Quanto tempo serve per visitare Lanuvio?
Mezza giornata per il borgo, la torre e il museo; una giornata intera se si aggiungono l'area del santuario, Ponte Loreto e il santuario della Madonna delle Grazie.
Lanuvio è adatta ai bambini?
Sì, soprattutto la torre, le segrete di Palazzo Colonna e la storia del serpente sacro. I minori di diciotto anni non pagano il biglietto. Il selciato in salita rende scomodo il passeggino.
Lanuvio è accessibile in sedia a rotelle?
L'area archeologica del santuario dichiara percorsi accessibili. Le sedi storiche hanno scale e dislivelli: conviene telefonare prima al 06 93789237 e spiegare l'esigenza.
Che vino si produce a Lanuvio?
Il territorio rientra nel comprensorio della denominazione di origine controllata Colli Lanuvini, che prevede anche la tipologia superiore. La viticoltura è la principale attività agricola del comune.
Quando si svolge la Festa dell'Uva e del Vino a Lanuvio?
A settembre. Il calendario comunale colloca la quarantaquattresima edizione, con la parte medievale, il 12 e il 13 settembre 2026.
Che cos'è la corsa delle botti di Lanuvio?
È la gara tradizionale che accompagna la festa dell'uva e del vino, insieme a concerti, rappresentazioni e conferenze.
Perché Lanuvio si chiamava Civita Lavinia?
Il toponimo mutò nel Trecento e restò in uso fino al 1914, quando venne ripristinata la denominazione romana Lanuvio.
Chi è nato a Lanuvio?
Gli imperatori Antonino Pio e Commodo, il console Lucio Licinio Murena e, in età moderna, Marcantonio Colonna, comandante della flotta pontificia a Lepanto.
Che cos'è il rito del serpente di Giunone Sospita?
Un rito propiziatorio primaverile in cui alcune fanciulle offrivano focacce a un serpente custodito in un antro sotto il santuario. Lo raccontano Properzio, Eliano e Plutarco.
Che cosa si vede nella Sala della Stipe dei Pantanacci?
Oltre mille reperti da un deposito votivo in grotta del IV-II secolo a.C.: ex voto in terracotta, statue a grandezza naturale, riproduzioni anatomiche, ceramica a vernice nera e resti alimentari.
Chi ha costruito la Fontana degli Scogli di Lanuvio?
Carlo Fontana, nel 1675, su commissione di Filippo Cesarini. Si trova in Via Sforza Cesarini 4 e si vede liberamente dalla strada.
Che cosa conserva la Collegiata di Santa Maria Maggiore?
Frammenti di un mosaico policromo del IV secolo d.C., tre tele seicentesche dietro l'altare, un Calvario di Giovan Battista Gaulli e altre opere. È aperta 8:00-13:00 e 16:30-18:30.
Si può fare una gita in giornata da Roma a Lanuvio?
Sì, ed è il modo migliore di visitarla. Chi ha l'auto può abbinare Nemi o Genzano di Roma nel pomeriggio.
Dove si mangia e dove si dorme a Lanuvio?
Il paese e la campagna intorno hanno trattorie, aziende agricole e strutture ricettive di piccola dimensione. L'ufficio comunale competente e il portale turistico dei Castelli Romani pubblicano gli elenchi aggiornati.
Che differenza c'è fra Lanuvio e gli altri Castelli Romani?
Lanuvio ha molto meno turismo di Frascati, Ariccia o Castel Gandolfo e molta più archeologia in proporzione agli abitanti. Chi cerca la fraschetta affollata va altrove; chi cerca un santuario latino e un museo civico serio viene qui.
Quali sono i giorni di chiusura dei musei di Lanuvio?
Le tre sedi a pagamento sono chiuse il lunedì; la sede principale il lunedì e il martedì osserva solo l'orario mattutino.
Il mio giudizio finale su Lanuvio (RM)
Accompagno gruppi sui Castelli Romani da vent'anni e Lanuvio resta il paese che consiglio a chi ha già visto tutto il resto. Non ha il lago di Nemi, non ha il barocco urbano di Ariccia, non ha la porchetta di Frascati e non avrà mai i pullman. Ha una cosa che gli altri non hanno: un santuario latino leggibile, gratuito e quasi vuoto, e a duecento metri un museo che conserva il più antico alfabetario latino conosciuto. Chi ama l'antichità qui lavora in pace.
Il difetto è organizzativo e va detto senza girarci intorno: il patrimonio è frammentato in cinque sedi con orari che cambiano fra estate e inverno, e un visitatore non preparato ne vede un pezzo e se ne va convinto di avere visto tutto. Telefonate prima, chiedete la mappa dei punti del museo diffuso, e datevi una giornata invece di mezza. Lanuvio ripaga chi la prende sul serio, e non perdona chi la tratta come una sosta.
Se venite in gruppo o volete la visita guidata, chiedete un accompagnatore che conosca il santuario: la differenza fra vedere murature e capire una città latina si gioca tutta lì. Su questo, e su come costruire un itinerario dei Castelli che non sia il solito giro dei belvedere, il nostro servizio di accompagnamento turistico lavora esattamente in questa direzione, con particolare attenzione ai servizi su Roma e il suo territorio e alle esperienze su misura per piccoli gruppi. Chi organizza il viaggio in inglese trova su ItalyPlanner le guide alle cose migliori da fare a Roma, un itinerario romano di tre giorni e una pagina dedicata alle gite di un giorno dalle grandi città italiane, dove i Castelli Romani trovano naturalmente posto. Per costruire il vostro percorso personale, la pagina Il mio viaggio raccoglie le tappe selezionate.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Contact Information
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
Dove dormire a Roma: confronta gli hotel
Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.
Transfer dall aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.




