Accumoli (RI)
Accumoli si raggiunge dalla strada statale 4 Salaria, al chilometro 142 circa, a 855 metri di quota, in provincia di Rieti: il municipio è in via Salvator Tommasi 44, centralino 0746 80435, posta certificata comune.accumoli@pec.it. Non si paga alcun biglietto perché non esiste un sito a pagamento da visitare: il capoluogo è un paese, e dal 24 agosto 2016 il suo centro storico è zona rossa interdetta, transennata, non percorribile. Chi arriva oggi vede il borgo da fuori, dalla strada e dai piazzali che lo circondano, e visita invece le frazioni, i sentieri dei Monti della Laga e il cimitero monumentale, riaperto parzialmente nell'agosto 2025 dopo nove anni di chiusura. Da Roma sono circa 150 chilometri: A1 fino a Fiano Romano, poi Salaria per Rieti e Amatrice. Da Rieti sono poco meno di settanta chilometri di Salaria, un'ora abbondante di guida. Non ci sono biglietterie, non ci sono orari da rispettare, non serve prenotare nulla: serve invece sapere che cosa si sta guardando, e questa guida esiste per quello.
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✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
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L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se il viaggio è parte di un giro più largo nel reatino, la pagina di Rieti e quella di Amatrice completano l'itinerario: Accumoli da sola vale mezza giornata, la valle del Tronto ne vale tre.
Accumoli (RI) oggi: che cosa si vede e che cosa non si vede
Comincio dal punto che a molti viene taciuto, e che invece va detto per primo. Accumoli capoluogo non si visita. Il paese, arroccato sul colle che domina la confluenza fra il Tronto e i suoi affluenti, è rimasto dove il terremoto lo ha lasciato: case ancora in piedi ma pericolanti, puntelli, ponteggi, reti, e un perimetro di transenne che chiude l'intero abitato storico. La zona rossa non è una formalità burocratica: è un'area dove i crolli sono possibili, e dove nemmeno i proprietari entrano senza autorizzazione e senza scorta tecnica. Chi arriva sperando di passeggiare fra i palazzi gentilizi del Cinquecento resta a bocca asciutta, e tanto vale saperlo prima di mettere in moto.
Quello che si vede, e che vale il viaggio, è altro. Si vede il profilo del borgo dall'alto della Salaria, con la Torre civica che regge ancora, protetta da una gabbia di acciaio che la tiene insieme da dieci anni. Si vedono le frazioni, diciassette o diciannove a seconda di come si contano le località minori, sparse su ottantasette chilometri quadrati di montagna: alcune parzialmente riabitate, altre ridotte a ruderi, altre ancora, come Grisciano, che hanno ripreso a vivere. Si vede il villaggio delle soluzioni abitative di emergenza, le casette di legno consegnate a partire dal 2017, dove risiede ancora la maggior parte della popolazione. E si vede, soprattutto, un paesaggio montano di prima grandezza: i Monti della Laga a sud, i Sibillini a nord, i pascoli d'alta quota, i pantani, i boschi di faggio.
La mia opinione, dopo aver accompagnato gruppi da queste parti: Accumoli non è una meta da fotografia veloce e ripartenza. O si arriva con la disponibilità di camminare qualche ora sui sentieri e di fermarsi a mangiare in una delle frazioni, oppure si rischia di trasformare la sosta in una visita al dolore altrui, che è la cosa peggiore che un viaggiatore possa fare in un paese terremotato. Il rispetto, qui, si misura in tempo speso e in soldi lasciati sul territorio.
Dove si trova Accumoli (RI): il comune più settentrionale del Lazio
La geografia di Accumoli è una piccola anomalia amministrativa che spiega mezza storia del paese. Il comune occupa l'estremo angolo nord orientale del Lazio, in alta valle del Tronto, e confina con l'Umbria a ovest, con le Marche a nord, con l'Abruzzo a sud est. È l'unico comune del Lazio a toccare le Marche: il suo dirimpettaio marchigiano, Arquata del Tronto, è a sua volta l'unico comune marchigiano a toccare il Lazio. Un confine che si tocca in un punto solo, come due dita che si sfiorano.
Il territorio comunale si stende fra i 650 e i 1800 metri di quota circa, per una superficie che le fonti comunali indicano intorno agli 87 chilometri quadrati, con una densità di popolazione fra le più basse del Lazio: poche unità per chilometro quadrato. Il capoluogo è a 855 metri. Gli abitanti residenti anagrafici oscillavano intorno alle cinquecento unità prima del sisma e i dati successivi restano su quell'ordine di grandezza, ma il numero delle persone effettivamente presenti in inverno è sensibilmente più basso.
Il nome, secondo l'etimologia più accreditata, viene da ad cumulum, al colmo, alla sommità: il paese fu fondato in vetta al colle che domina la valle del Tronto e il tracciato della Salaria, e il toponimo descrive esattamente quello che si vede arrivando dal basso. È una di quelle etimologie trasparenti che raramente ingannano.
Come arrivare ad Accumoli (RI) da Roma, da Rieti e dalle Marche
In automobile verso Accumoli (RI)
L'automobile è di fatto l'unico mezzo ragionevole. Da Roma si prende l'A1 in direzione Firenze, si esce a Fiano Romano e si imbocca la strada statale 4 Salaria: la si segue per Passo Corese, Rieti, Cittaducale, Antrodoco, poi si sale verso il valico e si prosegue in direzione Amatrice fino al bivio di Accumoli. Il conto complessivo è di circa centocinquanta chilometri e di due ore e mezza di guida reale, non di quelle che promette il navigatore: la Salaria oltre Rieti è una statale di montagna, con tratti a una corsia per senso, gallerie e curve, e nei fine settimana estivi si incoda.
Da L'Aquila si sale verso Antrodoco e si prende la Salaria verso nord. Da San Benedetto del Tronto e dalla costa adriatica si imbocca il raccordo autostradale verso Ascoli Piceno e si prosegue sulla Salaria verso l'interno: sono circa settanta chilometri, e questo è l'accesso più rapido per chi arriva dall'Adriatico. Da Perugia si passa per Norcia e si scende sulla Salaria.
Un'avvertenza pratica che vale oro: in inverno le strade comunali che salgono alle frazioni alte, Poggio d'Api, Roccasalli, Illica, sono soggette a neve e ghiaccio, e la dotazione invernale obbligatoria su queste strade non è un consiglio ma una necessità. Chi sale in dicembre con gomme estive rimane fermo, e il carro attrezzi più vicino non è dietro l'angolo.
Con i mezzi pubblici verso Accumoli (RI)
Il collegamento su gomma esiste ed è gestito da autolinee private che servono l'asse Roma Tiburtina, Rieti, Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, Ascoli Piceno e Porto d'Ascoli. Le corse sono poche e concentrate nelle fasce scolastiche e lavorative: orari e biglietti vanno verificati direttamente presso il vettore prima di partire, perché il quadro cambia con il calendario scolastico. La stazione ferroviaria utile più vicina è Ascoli Piceno, a una quarantina di chilometri, e da lì servono comunque un autobus o un taxi.
Domande frequenti su Accumoli (RI)
Si può visitare il centro storico di Accumoli (RI)?
No. Il centro storico di Accumoli (RI) è in zona rossa dal 24 agosto 2016, transennato e interdetto per rischio di crollo dopo il terremoto che ebbe qui il proprio epicentro. Non esistono percorsi guidati autorizzati al suo interno: si osserva dall'esterno, dalla Salaria e dai piazzali circostanti.
Quanto costa visitare Accumoli (RI)?
Nulla. Ad Accumoli (RI) non ci sono biglietti, non ci sono musei aperti nel capoluogo e non ci sono parcheggi a pagamento legati a un'attrazione, dato che il centro storico resta interdetto ai visitatori. L'unica spesa prevedibile è quella per il carburante e per un'eventuale sosta nelle frazioni.
Come si arriva ad Accumoli (RI) da Roma?
Da Roma si arriva ad Accumoli (RI) in automobile prendendo l'A1 in direzione Firenze, uscendo a Fiano Romano e imboccando la strada statale 4 Salaria, che si segue per Passo Corese, Rieti, Cittaducale e Antrodoco fino al bivio di Accumoli. Il conto complessivo è di circa centocinquanta chilometri.
Cosa si mangia ad Accumoli (RI)?
Il piatto identitario di Accumoli (RI) è la pasta alla gricia, la cui ipotesi etimologica più diffusa la fa derivare dal nome di Grisciano, frazione montana del comune. La ricetta è di semplicità assoluta, guanciale e pecorino, pepe e pasta, ingredienti che i pastori portavano con sé durante la transumanza perché si conservano e non pesano.
Accumoli (RI) è adatta a una gita con i bambini?
Accumoli (RI) non è una meta per bambini piccoli se l'idea è la visita del borgo, che semplicemente non esiste come esperienza percorribile. Funziona invece bene come base per la montagna dolce, con i sentieri dei pantani a pendenze gestibili e la caccia ai cippi di confine borbonici come gioco di orientamento.
Quando è il periodo migliore per andare ad Accumoli (RI)?
Il periodo migliore per Accumoli (RI) è la seconda metà di giugno e il mese di settembre, quando le giornate sono lunghe, i pascoli fioriti o dorati e la Salaria scorre senza code. Luglio e agosto funzionano comunque, ma nei fine settimana centrali il traffico sulla statale si appesantisce.
Accumoli (RI) è accessibile a chi ha difficoltà motorie?
Il centro storico di Accumoli (RI) è interdetto a chiunque, quindi la questione dell'accessibilità in sedia a rotelle non si pone per il borgo vero e proprio. Le aree accessibili restano i piazzali, le strade delle frazioni e il villaggio delle casette, con superfici in prevalenza asfaltate o in battuto.
Detto con franchezza: arrivare qui senza automobile è possibile ma scomodo, e una volta arrivati si resta legati alla frazione in cui si è scesi. Per un gruppo organizzato conviene il pullman con autista, e per quello esistono professionisti che conoscono queste strade: la rete di accompagnatori turistici di TourLeaderPro lavora regolarmente sull'Appennino centrale e sa quali mezzi passano e quali no sui tornanti sopra Grisciano.
Dove si parcheggia e dove ci si ferma
Non esistono parcheggi a pagamento. Ci si ferma nelle piazzole lungo la Salaria, nei piazzali delle frazioni e nell'area del villaggio provvisorio, sempre senza ostruire gli accessi ai cantieri e ai mezzi di servizio: qui il traffico pesante di cantiere è quotidiano e un'automobile parcheggiata male blocca lavori veri.
Il terremoto del 24 agosto 2016 ad Accumoli (RI)
Alle 3 e 36 del mattino del 24 agosto 2016 una scossa di magnitudo momento 6,0 ebbe epicentro nel territorio di Accumoli, a profondità di pochi chilometri. Non fu una scossa avvertita ad Accumoli: fu una scossa nata ad Accumoli. La differenza è sostanziale e spiega perché un paese di cinquecento anime abbia pagato un prezzo che raramente si associa a numeri così piccoli.
Le vittime nel comune furono undici: quattro nel capoluogo e sette nelle frazioni. Fra loro una famiglia di quattro persone, con due bambini, rimasta sotto il crollo del campanile della chiesa di San Francesco che si abbatté sull'edificio adiacente. È il fatto che ha reso il nome di Accumoli noto in tutta Italia nelle ore successive, e che ancora oggi è la prima cosa che la gente del posto racconta di sé quando si presenta a uno sconosciuto.
La sequenza sismica non si esaurì quella notte. Il 26 ottobre 2016 due scosse forti colpirono il settore maceratese, e il 30 ottobre una scossa di magnitudo 6,5 con epicentro nella zona di Norcia, la più forte registrata in Italia da quasi quarant anni, completò l'opera su quanto era rimasto in piedi. Gli edifici di Accumoli che avevano retto ad agosto, in molti casi, caddero in ottobre. Il 18 gennaio 2017 quattro scosse superiori a magnitudo 5 si aggiunsero in pieno inverno, con la neve alta, isolando per giorni interi le frazioni montane.
Perché i danni furono così gravi
Tre ragioni concorrono, e vale la pena capirle perché valgono per tutto l'Appennino. La prima è la vicinanza all'epicentro e la scarsa profondità dell'ipocentro, che concentrarono l'energia su un'area ristretta. La seconda è la tipologia edilizia: muratura in pietra arenaria locale, spesso a sacco, con solai in legno e tetti pesanti rifatti in cemento nel dopoguerra, una combinazione che la scienza delle costruzioni conosce come particolarmente sfavorevole. La terza è la stratificazione storica: palazzi cinquecenteschi cresciuti per addizioni successive, aggregati edilizi in cui ogni corpo di fabbrica reagisce in modo diverso alla stessa sollecitazione.
Accumoli aveva già una storia sismica documentata: i terremoti del 1639 e del 1703 avevano danneggiato pesantemente l'abitato, e in entrambi i casi il paese era stato ricostruito sullo stesso sito, con gli stessi materiali e le stesse tecniche. È una costante appenninica: si ricostruisce dove si era, perché lì ci sono l'acqua, i campi, la chiesa e i morti.
La ricostruzione di Accumoli (RI): a che punto siamo davvero
Dieci anni dopo, la situazione va raccontata senza sconti e senza esagerazioni. Gli sfollati furono trasferiti in un villaggio di soluzioni abitative di emergenza, le cosiddette SAE, casette prefabbricate consegnate a scaglioni a partire dal 2017: le prime trenta furono assegnate in quell'anno e il numero complessivo superò le settanta unità. Chi non volle o non poté restare accettò il contributo di autonoma sistemazione, un indennizzo mensile per trovarsi un alloggio altrove. Molti giovani presero quella strada e non tornarono. Nelle casette, oggi, risiedono in prevalenza persone anziane.
Il centro storico resta fermo. Gli interventi finora completati riguardano soprattutto la messa in sicurezza, la rimozione delle macerie, il recupero e la catalogazione dei frammenti architettonici, e la predisposizione dei cantieri. Nel febbraio 2026 l'Ufficio Speciale per la Ricostruzione della Regione Lazio ha disposto l'occupazione temporanea d'urgenza di aree private per la pulizia e i rilievi propedeutici alla riparazione dei muri di sostegno della viabilità urbana e degli spazi pubblici del centro storico: è l'ennesimo passo preliminare, necessario, e insieme la misura di quanto la partita sia ancora lunga. I residenti intervistati in occasione del decennale parlano di almeno altri dieci anni prima che il paese abbia strade, acqua, fognature, illuminazione e gas.
Le opere pubbliche già realizzate ad Accumoli (RI)
Qualcosa, però, si è chiuso. Nell'agosto 2025 ha riaperto parzialmente il cimitero monumentale del capoluogo, dopo nove anni: l'intervento, dal costo complessivo di 2.649.775,40 euro, ha compreso riparazioni strutturali, demolizioni e ricostruzioni, il ripristino degli elementi architettonici, l'adeguamento degli impianti e la realizzazione di una nuova chiesa cimiteriale con camera mortuaria, locale per il custode e servizi igienici. Il sindaco Mauro Tolomei lo ha definito un momento molto importante per la comunità, e non è retorica municipale: in un paese dove nessuno può ancora rientrare in casa propria, poter tornare sulla tomba dei propri morti è il primo pezzo di normalità restituito.
Nella stessa fase sono stati approvati incrementi di finanziamento per il cimitero della frazione di Fonte del Campo, per oltre 672.000 euro, per il rifacimento di serbatoi e sorgenti dell'acquedotto comunale, per oltre 258.000 euro complessivi, e per la strada di Monte Calvario, per circa 187.000 euro. Sono cifre che raccontano meglio di qualunque aggettivo che cosa significhi ricostruire in montagna: prima l'acqua, poi le strade, poi le case.
Il recupero delle opere d'arte
Il patrimonio mobile è stato messo in salvo con operazioni condotte dalle soprintendenze, dai vigili del fuoco e dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale, il cui lavoro in questi anni è raccontato anche nel Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri a Roma. Dalle chiese di Santa Maria della Misericordia e della Madonna delle Coste sono state estratte tele, statue, arredi liturgici e frammenti, trasferiti nei depositi attrezzati allestiti dopo il sisma. Per la chiesa di San Francesco, crollata, un intervento avviato nel 2023 su incarico dell'Ufficio Speciale Ricostruzione Lazio ha individuato, recuperato, catalogato e stoccato ogni frammento architettonico riconoscibile, ripulendo l'area e rendendola cantierabile. È un lavoro da archeologi, condotto su un edificio di pochi anni fa: le pietre numerate aspettano in magazzino di tornare al loro posto.

Il centro storico di Accumoli (RI) e i suoi palazzi
Quello che segue è il paese com'è stato e come tornerà a essere, pietra per pietra. Nessuno di questi edifici è oggi accessibile: li si riconosce dal profilo, dalle fotografie storiche e, per chi arriva con una guida, dalla posizione che occupano nel disegno urbano. Vale la pena conoscerli, perché il valore di Accumoli non è pittoresco ma architettonico, e la storiografia dell'architettura civile appenninica considera questo abitato un caso di studio.
La Torre civica di Accumoli (RI)
Salendo per via Salvator Tommasi si arriva alla Torre civica, datata al XII secolo. È larga in pianta, quadrata, slanciata, ed è il simbolo delle antiche libertà comunali: un manufatto che in tutta la valle del Tronto non ha eguali per tipologia e proporzioni. Ha resistito al 2016, ferita ma in piedi, e la gabbia metallica che la cinge da anni è diventata suo malgrado l'immagine più riprodotta del paese.
Un dettaglio che dice molto: la torre non era una torre di guardia militare, ma il campanile civico di un comune che rivendicava la propria autonomia contro i vescovi e i signori feudali. In Appennino le torri civiche sono rare, perché rari furono i comuni liberi: qui, in una valle di confine contesa fra Ascoli, Norcia e il Regno di Sicilia, una comunità riuscì a darsi istituzioni proprie e a metterle in pietra.
Il Palazzo del Podestà di Accumoli (RI)
Innestato alla sinistra della Torre civica sorge il Palazzo del Podestà. È un organismo orizzontale, costruito con conci di arenaria squadrati e lisci, scandito al piano terra da due arcate: la soluzione tipica dei palazzi pubblici medioevali dell'Italia centrale, con il portico aperto sulla piazza per il mercato e per i bandi, e le sale di governo al piano superiore. Fino al sisma ospitava uffici comunali.
L'accostamento fra torre e palazzo compone un blocco unitario che è, di fatto, l'acropoli civile di Accumoli. Quando l'ho visto per la prima volta, prima del 2016, la cosa che mi colpì fu la qualità della pietra lavorata: arenaria della Laga, tagliata con precisione, in un paese di montagna che nel Duecento contava poche centinaia di anime. Non è un dettaglio minore, è la prova di maestranze qualificate e di una committenza con soldi veri.
Il Palazzo del Guasto di Accumoli (RI)
Il Palazzo del Guasto è del XV secolo. Qui, fra il 1427 e il 1433, predicò san Bernardino da Siena: la circostanza è ricordata dal monogramma bernardiniano inciso su una delle finestre, il trigramma raggiato con le lettere IHS che il predicatore diffuse in mezza Italia e che si ritrova, identico nella forma, sulla facciata di Palazzo Pubblico a Siena e in decine di edifici umbri e marchigiani.
Bernardino percorse l'Appennino centrale in quegli anni predicando contro l'usura e le fazioni, e morì all'Aquila nel 1444. Che sia passato da Accumoli non è tradizione orale: è attestato dal segno che lasciò, e il monogramma su una finestra privata significa che il proprietario volle marcare la propria casa con il simbolo del predicatore. Un atto di devozione, e insieme una dichiarazione politica.
Il Palazzo Marini di Accumoli (RI)
Palazzo Marini è la grande struttura tardomanierista adattata al pendio della strada. Si riconosce per il portale incorniciato da bugnato a punta di diamante e per le colonne tortili con capitello ionico a zampe di elefante: un repertorio decorativo di derivazione napoletana, che arriva qui perché qui arrivava il Regno. All'interno, prima del sisma, si conservavano affreschi di ispirazione tardomanierista partenopea, soffitti a cassettoni e un camino monumentale.
Il bugnato a punta di diamante e le colonne tortili non sono linguaggio locale: sono linguaggio di corte, importato da chi aveva rapporti con Napoli e voleva farlo sapere ai vicini. In un paese di cinquecento abitanti, due portali concorrenti a cinquanta metri l'uno dall'altro raccontano una rivalità fra famiglie che durò secoli.
Il Palazzo Cappello di Accumoli (RI)
Palazzo Cappello è l'edificio più ambizioso del paese: cinque piani, XVII secolo, al culmine dell'abitato nei pressi dell'antica rocca. La struttura cinquecentesca ingloba una parte costruita o ricostruita in epoca successiva, riconoscibile dalla diversa tecnica costruttiva: la parte originale è interamente in pietra a vista squadrata, con finestre monumentali, mentre l'aggiunta si distingue a colpo d'occhio per apparecchiatura muraria più modesta.
Gli accessi sono tre, due dei quali monumentali. Quello sul lato est si apre al livello delle cantine e raggiunge il primo piano con uno scalone in arenaria; da lì si entra nel palazzo attraverso un'ampia scala elicoidale che permette di scendere alle cantine di secondo livello o di salire al piano nobile. Questa scala, costruita interamente in loco con gradini di arenaria incastrati nel muro e appoggiati al centro seguendo un'elica, è una rarità architettonica, con ogni probabilità un unicum nel comprensorio: una scala a chiocciola autoportante in un palazzo di montagna è un esercizio di stereotomia che presuppone uno scalpellino di altissimo livello.
L'ingresso monumentale a nord ovest era riservato alle carrozze: un ampio passaggio con volta a tutto sesto conduce al cortile interno, caratterizzato da un loggiato su tre ordini, con colonne di arenaria e capitelli corinzi nei primi due, mentre il terzo, costruito successivamente, adotta capitelli dorici più semplici. Dal cortile una scala monumentale, anch'essa di fase successiva, sale al loggiato.
La tradizione locale racconta che l'ultimo piano, i cui interni rimasero grezzi fino al 1996, fosse stato costruito con l'intento preciso di togliere un'ora di sole al tramonto al sottostante Palazzo Marini. È una storia che va presa per quello che è, tradizione orale e non documento d'archivio, ma che descrive con esattezza il clima sociale di un borgo dove due casate si guardavano in cagnesco dalle rispettive finestre.
Il palazzo ebbe anche una seconda vita: dal 1864 fu usato come caserma dei Carabinieri, a tre anni dalla costituzione dello Stato italiano, il che ne fa probabilmente una delle prime caserme dell'Italia unita. Prima del sisma ospitava un museo naturalistico comunale.
Il Palazzo Organtini di Accumoli (RI)
Palazzo Organtini è settecentesco, su tre piani, e si distingue per le sale affrescate. Notevoli i soffitti a cassettoni e l'ampio salone dei ricevimenti, anch'esso decorato con dipinti dell'epoca. È il più tardo della serie e il più domestico: non più la magniloquenza di Palazzo Cappello, ma l'agiatezza borghese di una famiglia che aveva fatto i soldi con la terra e con il bestiame.
Le mura, le quattro porte e la rocca
Accumoli aveva ottenuto il titolo di città durante il regno degli Aragonesi, ed era cinta da mura civiche munite di torri e da quattro porte: Porta San Pietro, Porta Vecchia, Porta del Campo e Porta Pescara. Il circuito seguiva il crinale, e il tracciato è ancora leggibile nel disegno delle strade attuali. La rocca occupava il punto più alto, dove poi si insediò Palazzo Cappello. Quattro porte per un abitato di questa dimensione significano quattro direttrici di traffico: verso Ascoli, verso Norcia, verso Amatrice, verso i pascoli alti. Accumoli non era un paese chiuso, era un nodo.
Il monumento a Salvatore Tommasi
All'ingresso del borgo sorge il monumento a Salvatore Tommasi, opera dell'architetto pitiglianese Enrico Lattes, realizzata nel 1927. Tommasi, nato a Roccaraso nel 1813 e morto a Napoli nel 1888, fu clinico e fisiologo di rango europeo, patriota, senatore del Regno: la via principale del paese porta il suo nome e il municipio ha ancora oggi indirizzo in via Salvator Tommasi. Il monumento del 1927 arriva nell'anno in cui Accumoli passò dalla provincia dell'Aquila a quella di Rieti, e non è un caso: una statua è sempre anche una rivendicazione di identità.
Le chiese di Accumoli (RI)
La chiesa di San Francesco
Era la chiesa più nota del paese, e il 24 agosto 2016 il crollo del suo campanile provocò le vittime del capoluogo. L'edificio è crollato, e per anni i resti sono rimasti sotto i cumuli di detriti. Nel 2023 l'Ufficio Speciale Ricostruzione Lazio ha affidato l'intervento di recupero: ogni frammento architettonico riconoscibile è stato individuato, recuperato, catalogato e stoccato, con il coinvolgimento della Soprintendenza, della Diocesi di Rieti e dell'amministrazione comunale. L'area è stata ripulita e resa cantierabile. I frammenti sono custoditi in depositi sicuri e costituiscono la base materiale della ricostruzione futura: quando si dice ricostruzione com'era e dov'era, si intende letteralmente questo, rimettere al loro posto le pietre numerate.
La chiesa di Santa Maria della Misericordia
Chiesa principale dell'abitato, pesantemente danneggiata. Le opere mobili che conteneva, tele, statue e arredi liturgici, sono state messe in salvo con un'operazione condotta dalle strutture del Ministero della cultura insieme ai vigili del fuoco e ai carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio, e trasferite nei depositi attrezzati allestiti dopo il sisma. È il destino di quasi tutto il patrimonio mobile del cratere: le opere esistono, sono state salvate, ma non sono visibili al pubblico e non lo saranno finché non ci saranno edifici in grado di riceverle.
Il santuario della Madonna delle Coste
Il santuario della Madonna delle Coste, poco fuori l'abitato, è l'altro luogo di culto identitario di Accumoli, meta delle processioni e delle marce che la comunità ha continuato a organizzare anche dopo il sisma. Anche da qui le opere sono state recuperate e messe in sicurezza. Il richiamo mariano, unito alla dedicazione della patrona, la Beata Vergine Maria Addolorata, festeggiata la prima o la seconda domenica di settembre, dà la misura di quanto la devozione mariana strutturi il calendario di questo territorio.
Il cimitero monumentale
Il cimitero monumentale del capoluogo è oggi il solo complesso storico di Accumoli parzialmente accessibile. Ha riaperto nell'agosto 2025 dopo nove anni, al termine di un cantiere da 2.649.775,40 euro che ha compreso riparazioni strutturali, demolizioni e ricostruzioni, il ripristino degli elementi architettonici, l'adeguamento degli impianti e la costruzione di una nuova chiesa cimiteriale con camera mortuaria, alloggio per il custode e servizi. Chi visita Accumoli con rispetto passa di qui, e lo fa in silenzio.
Storia di Accumoli (RI): mille anni di confine
Le origini e il nome
Il nome Acumulo compare forse per la prima volta nel 1037, quando Corrado II confermò la donazione della Terra Summatina, fatta da Maginardo di Siolfo nel X secolo al vescovo di Ascoli. Il comune vero e proprio ha origine nel XII secolo, quando il territorio dell'alta valle del Tronto era sotto il dominio dei Normanni e poi del Regno di Napoli. La spinta fu difensiva: Cascia minacciava l'estremo confine del Regno, e i governatori locali decisero di riunire sotto un'unica città i molti villaggi sparsi per la valle, sostituendo con ogni probabilità il decaduto centro di Summata. È il fenomeno che gli storici chiamano incastellamento per sinecismo, e Accumoli ne è un esempio da manuale.
Fra Ascoli, Norcia e il Regno
Nel XIII secolo Accumoli fu contesa a lungo da Norcia, sotto il cui dominio cadde per qualche tempo, per essere restituita intorno al 1255 al vescovo di Ascoli. Annessa al Regno di Sicilia, con gli Angioini entrò a far parte del vasto comprensorio noto come Capitania della Montagna d'Abruzzo, istituito a custodia del tratto più settentrionale del confine fra Regno di Sicilia e Stato della Chiesa. Il ruolo di sentinella di frontiera spiega tutto: le mura, le quattro porte, la rocca, i privilegi, e il fatto che un paese così piccolo abbia ottenuto il titolo di città.
Dai Medici ai Borbone
Nel XV secolo Accumoli fu oggetto di permute fra i re di Napoli e il papa, per tornare poi nel Regno come universitas demaniale fino all'acquisto effettuato dai Medici nel 1643: entrò così a far parte degli stati mediceo farnesiani, una delle enclave più curiose della geografia politica italiana di antico regime. Subì danni gravissimi dai terremoti del 1639 e del 1703, due date che nell'Appennino centrale segnano spartiacque edilizi: molto di quello che si vedeva prima del 2016 era ricostruzione post 1703.
Dall'Abruzzo al Lazio
Accumoli appartenne storicamente all'Abruzzo, sotto i regni di Sicilia, di Napoli, delle Due Sicilie e d'Italia: fu inclusa di volta in volta nel Giustizierato d'Abruzzo fra il 1265 e il 1273, nell'Abruzzo Ulteriore fra il 1273 e il 1806, nell'Abruzzo Ulteriore Secondo fra il 1806 e il 1860, e nella provincia dell'Aquila fra il 1860 e il 1927. Dal 1806 al 1926 fece parte del distretto e poi del circondario di Cittaducale. Solo nel 1927, con la creazione della provincia di Rieti, Accumoli e Amatrice passarono al Lazio. Per i residenti più anziani questa è ancora materia di conversazione: culturalmente, linguisticamente e gastronomicamente il paese guarda all'Abruzzo e alle Marche molto più che a Roma.
Le frazioni di Accumoli (RI): dove il paese continua a vivere
Il comune conta diciassette frazioni censite dall'amministrazione, che diventano diciannove se si contano separatamente alcune località minori: Cassino, Cesaventre, Colleposta, Collespada, Fonte del Campo, Grisciano, Illica, Libertino, Macchia, Macchiola, Mole, Poggio Casoli, Poggio d'Api, Roccasalli, San Giovanni, San Giovanni Vecchio, Terracino, Tino, Villanova. Sono nuclei minuscoli, distribuiti fra i 650 e i 1200 metri di quota, collegati da strade comunali strette. Chi vuole capire Accumoli deve girarle, perché è lì che il territorio è ancora abitato.
Grisciano, la frazione della gricia
Grisciano è la frazione più vitale e quella che dà al viaggiatore il miglior motivo gastronomico per salire fin qui. Il toponimo rimanda a un tale Grisio, che i documenti farfensi ricordano nel 745 come possessore di vasti latifondi fra Umbria e Abruzzo. Il paese ha cambiato sito tre volte: il primo insediamento, sulla riva sinistra del Chiarino, fu distrutto durante le lotte del XII secolo; il secondo venne spazzato via in gran parte, ventisei case, dall'alluvione del 24 giugno 1858 e dalle piene successive.
La parrocchiale di Sant'Agata fu costruita nel 1930 e conserva una pregevole terracotta policroma quattrocentesca attribuita a un seguace di Silvestro dell'Aquila, uno degli scultori maggiori dell'Abruzzo aragonese. Le campane sono del 1616, opera di Josef de Nursia, e del 1680. Ogni anno, il 18 agosto, a Grisciano si svolge la sagra della pasta alla griscia: è la festa che più di ogni altra ha tenuto insieme questa comunità anche negli anni peggiori.
Poggio d'Api, Illica, Roccasalli e le frazioni alte
Le frazioni alte sono quelle che hanno pagato il prezzo più duro, sia in vite sia in edifici: delle undici vittime del comune, sette caddero nelle frazioni. Per alcune di esse la ricostruzione integrale nel sito originario è stata dichiarata di fatto impraticabile, per ragioni geologiche e di dissesto del versante, e la discussione sulle delocalizzazioni parziali è ancora aperta. Non aspettatevi borghi da cartolina: aspettatevi case puntellate, prefabbricati, cani da pastore e, quasi sempre, qualcuno che vi saluta.
Fonte del Campo, Villanova, Libertino
Fonte del Campo, nella parte bassa del territorio, ha un proprio cimitero il cui cantiere di ricostruzione ha ricevuto nel 2025 un incremento di finanziamento superiore ai 672.000 euro. Libertino dà il nome al primo tratto di sentiero che scende da Accumoli lungo il tracciato del Cammino Naturale dei Parchi, un itinerario a piedi che dai Monti della Laga porta verso l'interno del Lazio. Il transito su quel tratto passa attraverso aree interessate da cantieri e zone interdette: l'accesso va concordato con il Comune di Accumoli, che è l'unico soggetto titolato a rilasciare l'autorizzazione al transito, con richiesta da inoltrare in anticipo agli indirizzi istituzionali del municipio.

La natura intorno ad Accumoli (RI): Laga, pantani e acqua
Se il paese non si visita, la montagna sì, ed è di prima qualità. Il territorio comunale rientra nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e confina con il Parco Nazionale dei Monti Sibillini: Accumoli è uno dei pochissimi comuni italiani incuneati fra due parchi nazionali. Le fonti comunali indicano quattro siti di importanza strategica per la conservazione della biodiversità sul solo territorio del comune, una densità di tutela che si spiega con la varietà di ambienti compressi in pochi chilometri: faggete, praterie d'alta quota, torbiere, corsi d'acqua perenni.
I Monti della Laga e la geologia dell'acqua
La Laga è una montagna diversa da tutto il resto dell'Appennino centrale, e la differenza è geologica. Mentre il Gran Sasso, i Sibillini e la Duchessa sono massicci calcarei, dove l'acqua sparisce nel sottosuolo e riemerge a valle in sorgenti poderose, le rocce della Laga sono arenarie e marne, più o meno dure ma sostanzialmente impermeabili. L'acqua non penetra: scorre in superficie. Da qui la moltiplicazione di ruscelli, torrenti e cascate che rende questo gruppo unico nel panorama appenninico, e da qui anche la vegetazione più ricca, i boschi più fitti, i versanti verdi anche in piena estate.
Chi conosce solo la roccia bianca e assetata del Gran Sasso resta sorpreso: la Laga è scura, umida, boscosa, e in autunno passa dal verde all'oro con una violenza cromatica che i calcarei non conoscono. Per chi fotografa, è il momento migliore dell'anno.
Le cascate della Laga
Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga censisce una serie di cascate lungo i versanti del gruppo: la Morricana sul versante nord di Cima Lepri, le cascate dei fossi del Molinaro, quelle di Selva Grande, la cascata dell'Ortanza, la cascata delle Barche sul versante amatriciano, la cascata sul fiume Tordino alle pendici settentrionali del Monte Gorzano, la cascata delle Prata, quella del Rio Arno e la Cannavine. Il sentiero più noto in assoluto è quello delle Cento Cascate, detto anche delle Cento Fonti, che sale da Cesacastina sul versante meridionale fino alla vetta del Monte Gorzano fra faggete e pascoli d'altitudine, costeggiando oltre cento ruscelli.
Nessuna di queste cascate è ad Accumoli in senso stretto: sono tutte sui versanti abruzzesi e marchigiani del gruppo, a distanze che vanno dalla mezz'ora alle due ore di guida. Ma sono il motivo per cui la Laga vale un soggiorno e non una sosta, e una base ad Accumoli o ad Amatrice consente di raggiungerle in giornata. La mia scelta personale, se avessi un giorno solo: le cascate della Prata e della Volpara, sul versante di Acquasanta Terme, raggiungibili dal borgo di Umito. Camminata media, castagneti, silenzio e un anfiteatro di arenaria che vale la salita.
I Pantani di Accumoli (RI)
I Pantani di Accumoli sono l'ambiente più caratteristico e meno conosciuto del comune: un sistema di praterie umide e torbiere d'alta quota, riconosciuto come sito di interesse comunitario, sul crinale che separa il bacino del Tronto da quello del Velino. Si raggiungono con una camminata dalle frazioni alte, e il percorso è classico fra gli escursionisti e i ciclisti da montagna della zona.
Quassù, disseminati lungo il crinale, si trovano i cippi di confine di epoca borbonica: pietre squadrate e numerate che segnavano la linea fra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio. Sono manufatti amministrativi, non monumenti, e proprio per questo emozionanti: un confine internazionale, con dogane e contrabbandieri, in mezzo a un pascolo dove oggi ci sono solo vacche e nuvole. Trovarli è un piccolo gioco di orientamento, e per me è la cosa più bella che si possa fare ad Accumoli in una giornata di sole.
L'Oasi WWF di Lago Secco
A breve distanza da Accumoli, nelle aree culminali al di sopra dei boschi, si trova il Lago Secco, uno specchio d'acqua di origine glaciale dove sopravvivono specie animali e vegetali risalenti alle glaciazioni quaternarie. L'area, di circa quindici ettari, è entrata nel sistema delle oasi del WWF Italia nel 1989 ed è oggi inclusa in una Zona Speciale di Conservazione, oltre a ricadere nella tutela del sistema dei parchi nazionali appenninici.
La fauna anfibia è il vero tesoro: tre specie di tritone, l'alpestre, il crestato e il punteggiato, insieme alla raganella, alla rana italica e alla rana temporanea, che qui tocca il suo sito più meridionale d'Europa. Fra i mammiferi sono presenti tasso, capriolo, gatto selvatico e lupo, con presenze occasionali di orso bruno marsicano; fra i rettili, la rara vipera dell'Ursini. La flora comprende faggete, pascoli e specie rare di origine alpina, come i salici odoroso e fetido, considerati a rischio di estinzione; in primavera fioriscono orchidee, genziane, ranuncoli e gigli.
Un consiglio secco: al Lago Secco non si va in ciabatte e non si va a mezzogiorno. Si va presto, con scarponi, e si sta fermi e zitti sul bordo per venti minuti. Solo allora l'oasi si mostra.
I cammini: Terre Mutate e Cammino Naturale dei Parchi
Accumoli è attraversata da due itinerari a lunga percorrenza. Il Cammino nelle Terre Mutate collega Fabriano a L'Aquila attraversando i territori colpiti dal sisma del 2016, e la tappa che tocca Accumoli e Amatrice è fra le più intense dell'intero percorso: si cammina dentro il paesaggio della ricostruzione, non accanto. Il Cammino Naturale dei Parchi, che da Roma raggiunge L'Aquila collegando le aree protette del Lazio e dell'Abruzzo, ha qui uno dei suoi capisaldi settentrionali. Entrambi sono percorsi per camminatori allenati, con tappe lunghe e dislivelli veri, e nessuno dei due è segnalato come una passeggiata domenicale.

Che cosa si mangia ad Accumoli (RI)
La gricia, nata a Grisciano
La pasta alla gricia, o alla griscia, è il piatto identitario di questo territorio, e l'ipotesi etimologica più diffusa la fa derivare proprio dal nome di Grisciano, frazione montana di Accumoli. La ricetta è di una semplicità assoluta: guanciale e pecorino, pepe, pasta. Due ingredienti che i pastori portavano con sé durante la transumanza perché si conservano, non pesano e nutrono. Niente pomodoro, che qui non cresce e che in Italia entra in cucina con larghezza solo fra Settecento e Ottocento.
La parentela con l'amatriciana è evidente e documentata dalla logica prima che dai testi: l'amatriciana è la gricia più il pomodoro, e la distanza fra Grisciano e Amatrice è di pochi chilometri. Va detto con onestà che l'etimologia da Grisciano è l'ipotesi più accreditata ma non l'unica: altri la fanno risalire ai grici, i venditori di pane di origine alpina attivi a Roma in età moderna. Nessuna delle due è dimostrata con un documento inequivocabile.
La mia posizione, dopo vent'anni di tavole appenniniche: la gricia si giudica dal guanciale, non dal pecorino. Se il guanciale è tagliato spesso, reso croccante fuori e morbido dentro, e se il grasso è stato usato per mantecare invece di essere buttato, il piatto funziona anche con un pecorino modesto. Il contrario non è vero.
Dove si mangia oggi ad Accumoli (RI)
Nel capoluogo l'offerta è quella di un paese in ricostruzione, concentrata in strutture provvisorie e a orari che cambiano con la stagione: conviene telefonare prima. Nelle frazioni e lungo la Salaria esistono attività riaperte dopo il sisma, e ad Amatrice, a una decina di chilometri, l'area gastronomica ricostruita dopo il 2016 concentra diversi esercizi. Per la sagra del 18 agosto a Grisciano non serve prenotare: serve arrivare presto.
Gli altri prodotti del territorio
Oltre alla gricia, il territorio dà pecorini di montagna, ricotte, salumi di maiale allevato in quota, legumi, patate d'altura e funghi. La tradizione pastorale è quella della transumanza verso il Tavoliere, che ha plasmato per secoli l'economia di tutta la dorsale: le vie erbose dei tratturi partivano anche da queste montagne. Chi compra formaggio qui compra anche un pezzo di quella storia, ed è il modo più diretto per lasciare soldi a chi è rimasto.
Quando andare ad Accumoli (RI)
Il periodo migliore è la seconda metà di giugno e il mese di settembre: le giornate sono lunghe, i pascoli fioriti o dorati, la Salaria scorre senza code, e le temperature in quota restano ragionevoli. Luglio e agosto funzionano, ma nei fine settimana centrali il traffico sulla statale si appesantisce e i pochi posti a tavola si esauriscono. Il 18 agosto, per la sagra di Grisciano, il paese si riempie.
L'autunno, fra la fine di settembre e la prima metà di novembre, è la stagione che preferisco: le faggete della Laga virano al rame, la luce è bassa e obliqua, i visitatori spariscono. L'inverno è severo, con neve abbondante e strade comunali che possono restare chiuse: è periodo per sci di fondo e ciaspole, non per giri in macchina improvvisati. La primavera arriva tardi, a maggio inoltrato, e porta le fioriture alle quote alte.
Un'avvertenza che nessuno scrive: nelle date degli anniversari del sisma, il 24 agosto e il 30 ottobre, la comunità si raccoglie in cerimonie private e pubbliche. Non sono giornate da turismo, e chi arriva quel giorno lo faccia per partecipare, non per guardare.
Accumoli (RI) con i bambini e in famiglia
Accumoli non è una meta per bambini piccoli se l'idea è la visita del borgo, che semplicemente non esiste come esperienza percorribile. Funziona invece benissimo come base per la montagna dolce: i sentieri dei pantani hanno pendenze gestibili, i prati sono praticabili, e la caccia ai cippi di confine borbonici si trasforma facilmente in un gioco di orientamento che tiene occupato un ragazzino per due ore. La ricerca degli anfibi al Lago Secco, fatta con calma e senza toccare nulla, è una lezione di scienze naturali che nessun libro sostituisce.
Il tema del terremoto va affrontato, non aggirato: i bambini vedono le case puntellate e chiedono. Rispondere con precisione e senza drammatizzare è la cosa giusta, e questo territorio offre l'occasione per spiegare che cosa sia la prevenzione sismica in un Paese che ne ha un bisogno costante.
Accessibilità e limiti pratici ad Accumoli (RI)
Il centro storico è interdetto a chiunque, quindi la questione dell'accessibilità in sedia a rotelle non si pone per il borgo. Le aree accessibili sono i piazzali, le strade delle frazioni e il villaggio delle casette, con superfici in prevalenza asfaltate o in battuto. I sentieri di montagna non sono attrezzati per la mobilità ridotta. Non esistono servizi igienici pubblici diffusi né punti di informazione turistica permanenti: il riferimento istituzionale è il municipio in via Salvator Tommasi 44.
Copertura telefonica: discontinua sulle strade di crinale e nei valloni, buona lungo la Salaria. Chi va a camminare scarichi le mappe offline prima di partire e lasci detto dove va. Non è un consiglio di prudenza generica: in queste valli il soccorso arriva, ma impiega tempo.
Una curiosità su Accumoli (RI)
La curiosità vera di Accumoli non riguarda un monumento: riguarda una linea invisibile disegnata sui suoi pascoli. Fino al 1860 il crinale sopra i Pantani era un confine internazionale, quello fra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato della Chiesa, e lo è stato per secoli, con nomi diversi a seconda delle dinastie. Su quel crinale sono ancora conficcati i cippi di confine borbonici: blocchi di pietra squadrata, numerati progressivamente, incisi con i simboli delle due sovranità, piantati a distanza regolare lungo la linea concordata. Non sono ruderi romantici, sono catasto: la materializzazione fisica di un trattato.
La cosa che rende il dettaglio straordinario è il contesto. Oggi quei cippi emergono dall'erba di un pascolo dove non c'è nient'altro, e bisogna avere in testa la carta storica per capire che ci si trova sull'equivalente ottocentesco di un valico doganale. Attraversarli significava cambiare Stato, moneta, legge, sistema di pesi e misure. Sotto, nella valle, il contrabbando era un'economia: sale, tabacco, bestiame passavano di notte per sentieri che gli anziani delle frazioni sapevano ancora indicare fino a pochi anni fa.
C'è un corollario che completa il quadro. Accumoli è l'unico comune del Lazio che confina con le Marche, e Arquata del Tronto, dall'altra parte, è l'unico comune delle Marche che confina con il Lazio. Un contatto di regione a regione che esiste in un solo punto d'Italia, e quel punto è qui. Aggiungete che il comune tocca anche Umbria e Abruzzo, e avrete un territorio dove in mezz'ora di cammino si attraversano quattro regioni amministrative e due parchi nazionali. È una curiosità da atlante, ma davanti a un cippo di pietra con inciso un numero diventa una cosa concreta che si può toccare con le mani.
Una cosa che non ti dice nessuno su Accumoli (RI)
Nessuna guida lo scrive, e invece è la prima informazione da avere: Accumoli capoluogo non si può visitare, e non si potrà per anni. Le pagine di turismo continuano a elencare Torre civica, Palazzo Cappello e Palazzo Marini come se fossero mete raggiungibili, con orari e itinerari; la realtà sul posto è un perimetro di transenne, ordinanze di inagibilità e un centro storico in zona rossa dove non entrano nemmeno i proprietari senza autorizzazione. Chi parte da Roma convinto di passeggiare fra i portali bugnati compie duecentocinquanta chilometri per guardare il paese da fuori.
La seconda cosa che non si dice è che questa non è una situazione di stallo per inerzia, ma una sequenza tecnica obbligata. Prima si rimuovono le macerie, poi si recuperano e catalogano i frammenti architettonici degli edifici vincolati, poi si consolidano i muri di sostegno che reggono le strade e i terrazzamenti, poi si rifanno i sottoservizi, acqua, fognature, gas, elettricità, illuminazione, e solo alla fine si ricostruiscono le case. Nel febbraio 2026 l'Ufficio Speciale per la Ricostruzione del Lazio era ancora alla fase dei rilievi propedeutici al ripristino dei muri di sostegno della viabilità urbana. Chi lavora nel settore sa leggere quel dato: significa che la fase edilizia vera del centro storico deve ancora cominciare.
La terza, e la più scomoda, è demografica. Il villaggio delle soluzioni abitative di emergenza è abitato in prevalenza da anziani, perché molti giovani hanno accettato il contributo di autonoma sistemazione e si sono trasferiti altrove, fra le quattrocento e le novecento euro al mese di indennizzo e una vita ricominciata in un'altra città. Ricostruire le case è un problema di ingegneria e di denaro pubblico, e si risolve. Far tornare chi se n'è andato dieci anni fa è un problema diverso, e nessuno, ad oggi, ha una risposta. Chi arriva qui dovrebbe saperlo, perché cambia il senso della visita: non si viene a vedere un cantiere, si viene a incontrare una comunità che sta decidendo se esistere ancora.
Il consiglio che ti do per visitare Accumoli (RI)
Il consiglio è uno e va preso alla lettera: non fermatevi ad Accumoli capoluogo. Usatela come punto di osservazione, fermatevi dieci minuti sul piazzale da cui si vede il profilo del borgo con la torre ingabbiata, e poi salite nelle frazioni. È lì che il territorio è vivo, ed è lì che la vostra presenza ha un senso e un effetto. Un caffè preso a Grisciano vale, per questo comune, più di mezz'ora di fotografie alle transenne.
Operativamente, il mio itinerario di una giornata piena è questo. Partenza da Roma alle sette per evitare il traffico sulla Salaria oltre Rieti, arrivo intorno alle nove e mezza. Sosta al punto panoramico sul capoluogo, poi salita verso le frazioni alte e camminata di due o tre ore ai Pantani con la caccia ai cippi di confine, portando acqua perché fontane sicure in quota non se ne trovano. Pranzo tardo in una delle attività riaperte, gricia se la fanno. Pomeriggio al cimitero monumentale e poi discesa verso Amatrice per il tardo pomeriggio, che consente di vedere due paesi del cratere nella stessa giornata e di capire la differenza fra due percorsi di ricostruzione. Rientro a Roma in serata, con la Salaria che dopo Rieti scorre bene.
Due avvertenze che valgono più di qualunque consiglio panoramico. La prima: telefonate prima per mangiare, perché gli esercizi aperti sono pochi e gli orari cambiano con la stagione, e in bassa stagione infrasettimanale si rischia il panino in macchina. La seconda, che dico con durezza perché è importante: non fotografate le persone senza chiederlo, non infilate l'obiettivo nelle casette, non trattate il villaggio provvisorio come uno sfondo. Qui ci vive gente che è stata fotografata per dieci anni senza che nessuno chiedesse permesso. Se andate con un gruppo, questa regola va detta prima di scendere dal pullman, e un accompagnatore serio la dice sempre: se organizzate un viaggio di gruppo in queste zone, i professionisti di TourLeaderPro lavorano proprio su questo tipo di briefing preventivo.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Accumoli sia stata abruzzese fino al 1927 è scritto in tutte le schede anagrafiche del comune, eppure quasi nessuno ne trae le conseguenze. Il paese appartenne al Giustizierato d'Abruzzo fra il 1265 e il 1273, all'Abruzzo Ulteriore fino al 1806, all'Abruzzo Ulteriore Secondo fino al 1860 e alla provincia dell'Aquila fino al 1927, quando il regime fascista creò la provincia di Rieti e vi trasferì Accumoli e Amatrice. Sono seicentosessant'anni di Abruzzo contro un secolo scarso di Lazio.
Le conseguenze sono ovunque, se si sa dove guardare. Nella lingua: la parlata locale appartiene al continuum dei dialetti abruzzesi occidentali e sabini, non al romanesco, e un orecchio allenato lo coglie in tre frasi. Nell'architettura: il bugnato a punta di diamante e le colonne tortili di Palazzo Marini sono repertorio napoletano, arrivato da sud attraverso il Regno, non da Roma. Nel diritto: Accumoli fu universitas demaniale del Regno, poi feudo mediceo, e il suo statuto comunale nulla ha a che vedere con le istituzioni dello Stato Pontificio che governavano il resto dell'attuale provincia di Rieti. Nella cucina: il pecorino, il guanciale, la transumanza verso il Tavoliere sono cultura materiale del Regno di Napoli.
C'è anche una conseguenza contemporanea, e riguarda la ricostruzione. Il cratere sismico del 2016 attraversa quattro regioni, e ogni regione ha il proprio ufficio speciale per la ricostruzione, con procedure, tempi e personale diversi. Accumoli e Arquata del Tronto distano pochi chilometri e hanno subito la stessa scossa, ma la prima risponde all'ufficio del Lazio e la seconda a quello delle Marche. Il confine amministrativo che nel Settecento separava due Stati continua, in forme diverse, a separare due burocrazie. È un fatto che tutti conoscono e di cui pochi parlano, e spiega più di molte polemiche perché i cantieri non procedano con lo stesso passo su versanti opposti della stessa valle.
La foto giusta da fare a Accumoli (RI)
La fotografia da portarsi a casa non è quella delle transenne. Le case puntellate viste da vicino sono immagini che questo paese ha già dato al mondo per dieci anni, e rifarle non aggiunge nulla se non un po' di compiacimento. La foto giusta è un'altra, e ne indico due.
La prima è il profilo del borgo sul suo colle, ripreso da lontano lungo la Salaria o da una delle strade che risalgono il versante opposto, preferibilmente con teleobiettivo medio, fra i 70 e i 135 millimetri, che comprime i piani e mette il paese in rapporto con la mole della Laga alle spalle. L'ora giusta è la prima del mattino, quando la luce radente scolpisce il crinale e la nebbia di valle resta bassa, oppure l'ultima del pomeriggio, quando il sole al tramonto colpisce la facciata ovest dell'abitato e la torre proietta la sua ombra sui tetti. In questa inquadratura Accumoli è quello che è sempre stata: un insediamento di crinale, in cima, ad cumulum.
La seconda è ai Pantani, e per me è la migliore. Un cippo di confine borbonico in primo piano, a fuoco, con il numero inciso leggibile, e dietro, sfocata, la catena della Laga o dei Sibillini. Grandangolo moderato, 24 o 35 millimetri, fotocamera bassa, quasi appoggiata all'erba, diaframma intorno a f/8 per tenere abbastanza profondità di campo sul fondo. È una fotografia che racconta contemporaneamente la storia politica e la geografia di questo comune, e nessun altro posto in Italia la consente nello stesso scatto. Chi la fa d'estate al tramonto, con il pascolo dorato e le nuvole alte, si porta a casa il pezzo migliore.
Una regola non negoziabile: non si fotografano le persone e le loro abitazioni provvisorie senza chiedere. Sembra ovvio, e invece è la cosa che qui viene violata più spesso.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è una fondazione, e ha data incerta ma logica precisa. Nel XII secolo, con Cascia che premeva sull'estremo confine del Regno, i governatori locali decisero di riunire sotto un'unica città i villaggi sparsi per l'alta valle del Tronto, sostituendo il decaduto centro di Summata, la Terra Summatina che Corrado II aveva confermato nel 1037 al vescovo di Ascoli. Nasce così Accumoli, non per crescita spontanea ma per atto politico: una città di frontiera costruita apposta, con mura, quattro porte e una rocca.
Il secondo è la contesa duecentesca con Norcia, che ridusse Accumoli sotto il proprio dominio per qualche tempo prima che il paese venisse restituito, intorno al 1255, al vescovo di Ascoli. Tre soggetti, due Stati, un unico paese conteso: è la condizione permanente di questo territorio. Con gli Angioini Accumoli entrò nella Capitania della Montagna d'Abruzzo, l'organismo militare e amministrativo creato per sorvegliare il tratto più settentrionale della linea fra Regno di Sicilia e Stato della Chiesa.
Il terzo è la predicazione di san Bernardino da Siena fra il 1427 e il 1433, testimoniata dal monogramma inciso su una finestra del Palazzo del Guasto. Bernardino batteva l'Appennino predicando contro l'usura e le divisioni di fazione, e il suo passaggio lasciava sempre due cose: pacificazioni fra famiglie rivali e trigrammi sulle facciate. Ad Accumoli restava il secondo, inciso nella pietra.
Il quarto è l'acquisto mediceo del 1643, con cui Accumoli passò dal demanio regio ai Medici ed entrò negli stati mediceo farnesiani: un caso raro di enclave toscana in territorio meridionale, che segnò fiscalità e amministrazione per oltre un secolo. Il quinto e il sesto sono i terremoti del 1639 e del 1703, che devastarono l'abitato e imposero due ricostruzioni successive sullo stesso sito, con le stesse tecniche costruttive. Chi guarda le fotografie di Accumoli prima del 2016 guarda in larga parte il paese uscito dal cantiere settecentesco.
Il settimo è il passaggio amministrativo del 1927, dalla provincia dell'Aquila a quella di Rieti, contemporaneo all'erezione del monumento a Salvatore Tommasi all'ingresso del paese. L'ottavo è la notte del 24 agosto 2016: alle 3 e 36 una scossa di magnitudo 6,0 con epicentro nel territorio comunale rase al suolo gran parte dell'abitato e delle frazioni, uccidendo undici persone, quattro nel capoluogo e sette nelle frazioni. Il nono sono le repliche del 26 e del 30 ottobre 2016, quest'ultima di magnitudo 6,5 con epicentro nella zona di Norcia, la più forte registrata in Italia da decenni, che fece cadere quel poco che aveva retto in agosto. Il decimo, e per ora l'ultimo, è del 2025: la riapertura parziale del cimitero monumentale dopo nove anni, primo complesso storico del capoluogo restituito alla comunità.
Chi è passato da Accumoli (RI)
Il nome più solido è quello di Bernardino degli Albizzeschi, san Bernardino da Siena, il predicatore francescano che fra il 1427 e il 1433 passò da qui lasciando il proprio monogramma sulla finestra del Palazzo del Guasto. Non è tradizione devozionale: è un segno materiale, datato dal contesto architettonico, e colloca Accumoli sulla mappa dei grandi itinerari di predicazione osservante che attraversarono l'Appennino nel primo Quattrocento, gli stessi che toccarono L'Aquila, dove Bernardino morì nel 1444, e i centri umbri legati a Cascia.
Prima di lui, sul piano istituzionale, passarono i funzionari del Regno: i capitani della Montagna d'Abruzzo, i commissari angioini e poi aragonesi incaricati di sorvegliare il confine. Nel 1643 il paese entrò nel patrimonio dei Medici, e con l'acquisto arrivarono amministratori e agenti fiorentini a esercitare i diritti feudali su un borgo che fino a poco prima era stato universitas demaniale. Sono passaggi che non lasciano ritratti ma lasciano carte: per la storia amministrativa di questa valle, gli archivi mediceo farnesiani restano una fonte di prima mano.
Il nome moderno legato al paese è quello di Salvatore Tommasi, medico e fisiologo nato a Roccaraso nel 1813 e morto a Napoli nel 1888, esponente di spicco del positivismo scientifico italiano, docente a Napoli e senatore del Regno. La via principale di Accumoli e l'indirizzo del municipio portano il suo nome, e il monumento all'ingresso del borgo, opera dell'architetto pitiglianese Enrico Lattes, fu eretto nel 1927. Il legame con Accumoli passa per la famiglia e per la memoria locale, e il paese lo ha celebrato come uno dei propri.
Dopo il 2016 sono passate di qui, per ragioni tristi, praticamente tutte le più alte cariche dello Stato, insieme a migliaia di volontari, vigili del fuoco, tecnici, soprintendenti, archeologi. Fra i nomi ricorrenti nelle cronache della ricostruzione ci sono quello del commissario straordinario Guido Castelli e quello del sindaco Mauro Tolomei, che ha accompagnato il paese attraverso l'intera fase post sismica. È una lista diversa da quella dei personaggi del Grand Tour, e per questo paese, oggi, è quella che conta.
Cosa vedere nei dintorni di Accumoli (RI)
Amatrice e la valle del Tronto
A una decina di chilometri, Amatrice è la tappa naturale: anche lì il centro storico non è percorribile, ma l'area gastronomica e i servizi ricostruiti dopo il 2016 funzionano, i monumenti superstiti sono puntellati e visibili dall'esterno, e il confronto fra due percorsi di ricostruzione diversi è istruttivo. Verso nord, oltre il confine regionale, si entra nelle Marche e si raggiunge la valle di Arquata del Tronto e poi Ascoli Piceno.
Verso l'Umbria: Norcia, Cascia, Castelluccio
Salendo verso ovest si passa in Umbria: Norcia, epicentro della scossa del 30 ottobre 2016 e capitale gastronomica dei Sibillini, e Cascia, meta di pellegrinaggio legata a santa Rita. Dal territorio di Norcia si sale al Pian Grande di Castelluccio, dove i fenomeni carsici e la fioritura di fine giugno e inizio luglio attirano ogni anno decine di migliaia di visitatori.
Il reatino: Terminillo, Leonessa, Antrodoco
Scendendo verso Rieti si incontrano il Terminillo, la montagna sciistica storica dei romani, Leonessa con il suo lungo portico cinquecentesco, e Antrodoco alle gole del Velino. Più a sud si aprono le Montagne della Duchessa e il Lago del Salto.
La valle santa reatina e la piana di Rieti
Chi torna verso Roma con calma può innestare la valle santa francescana: il santuario di Greccio, dove nel 1223 Francesco d'Assisi allestì la prima rappresentazione della natività, il santuario di Fonte Colombo e la riserva dei laghi Lungo e Ripasottile, ultimo lembo dell'antico Lacus Velinus. Poco oltre il confine umbro la Cascata delle Marmore chiude il giro dell'acqua appenninica nel modo più spettacolare possibile.
Per chi arriva dall'estero e vuole capire come incastrare una giornata di montagna in un viaggio che parte da Roma, le guide in inglese di ItalyPlanner dedicate alle montagne e ai parchi italiani e quelle sulle escursioni in giornata dalle grandi città sono il punto di partenza più ordinato.
Domande veloci su Accumoli (RI)
Si può visitare il centro storico di Accumoli (RI)?
No. Il centro storico è in zona rossa dal 24 agosto 2016, transennato e interdetto per rischio di crollo. Non esistono percorsi guidati autorizzati al suo interno per i visitatori. Si osserva dall'esterno, dalla Salaria e dai piazzali circostanti.
Quanto costa visitare Accumoli (RI)?
Nulla. Non ci sono biglietti, non ci sono musei aperti e non ci sono parcheggi a pagamento. Le spese sono carburante, pedaggio autostradale fino a Fiano Romano e quello che si consuma sul posto.
Quanto dista Accumoli (RI) da Roma?
Circa 150 chilometri per la A1 fino a Fiano Romano e poi la strada statale 4 Salaria. Il tempo reale di percorrenza è di due ore e mezza, che diventano di più nei fine settimana estivi.
Quanto dista Accumoli (RI) da Rieti?
Poco meno di settanta chilometri lungo la Salaria, con un'ora abbondante di guida su una statale di montagna.
Quanto dista Accumoli (RI) da Amatrice?
Una decina di chilometri sulla stessa direttrice. I due paesi si visitano agevolmente nella stessa giornata.
Come si arriva ad Accumoli (RI) senza automobile?
Con le autolinee private che collegano Roma Tiburtina, Rieti, Amatrice, Accumoli e la costa adriatica. Le corse sono poche: orari e biglietti vanno verificati presso il vettore. La stazione ferroviaria più vicina è Ascoli Piceno, a circa quaranta chilometri.
Quante persone vivono oggi ad Accumoli (RI)?
I residenti anagrafici si attestano intorno alle cinquecento unità, ma la popolazione effettivamente presente, soprattutto d'inverno, è inferiore. Molti risiedono nelle soluzioni abitative di emergenza e altri si sono trasferiti fuori comune con il contributo di autonoma sistemazione.
Quante vittime causò il terremoto ad Accumoli (RI)?
Undici nel territorio comunale: quattro nel capoluogo e sette nelle frazioni.
Dove fu l'epicentro del terremoto del 24 agosto 2016?
Nel territorio comunale di Accumoli, a pochi chilometri di profondità, con magnitudo momento 6,0 e orario di origine alle 3 e 36 del mattino.
La Torre civica di Accumoli (RI) è ancora in piedi?
Sì. Ha retto al sisma ed è tenuta insieme da una struttura metallica di contenimento installata dopo il 2016. Si vede dall'esterno, non si visita.
Che fine ha fatto la chiesa di San Francesco?
È crollata nel 2016 e il cedimento del suo campanile provocò le vittime del capoluogo. Dal 2023 un intervento avviato dall'Ufficio Speciale Ricostruzione Lazio ha recuperato, catalogato e stoccato i frammenti architettonici; l'area è stata resa cantierabile in vista della ricostruzione.
Il cimitero di Accumoli (RI) è aperto?
Il cimitero monumentale del capoluogo ha riaperto parzialmente nell'agosto 2025, dopo nove anni, al termine di un cantiere da 2.649.775,40 euro che ha compreso anche una nuova chiesa cimiteriale.
Si possono visitare le casette degli sfollati?
Sono abitazioni private e vanno trattate come tali. Si transita sulle strade pubbliche del villaggio, senza fotografare persone o interni e senza trasformare l'area in un'attrazione.
Quante frazioni ha Accumoli (RI)?
Diciassette secondo il censimento comunale, diciannove contando separatamente alcune località minori, distribuite su circa 87 chilometri quadrati fra i 650 e i 1800 metri di quota.
Dove si mangia la gricia originale?
A Grisciano, frazione di Accumoli da cui secondo l'ipotesi etimologica più accreditata deriva il nome del piatto. La sagra della pasta alla griscia si svolge ogni anno il 18 agosto.
Che differenza c'è fra gricia e amatriciana?
Il pomodoro. La gricia è guanciale, pecorino e pepe; l'amatriciana aggiunge il pomodoro, ingrediente entrato nella cucina italiana secoli dopo. La gricia è considerata la versione più antica.
Accumoli (RI) è dentro un parco nazionale?
Sì, il territorio rientra nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e confina con il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Il comune ospita inoltre siti di conservazione della biodiversità di rilievo europeo.
Che cosa sono i Pantani di Accumoli (RI)?
Praterie umide e torbiere d'alta quota sul crinale, riconosciute come sito di interesse comunitario. Lungo il crinale si trovano i cippi lapidei che segnavano il confine fra Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio.
Che cos'è l'Oasi di Lago Secco?
Un'area protetta di circa quindici ettari attorno a uno specchio d'acqua di origine glaciale, entrata nel sistema delle oasi del WWF Italia nel 1989 e oggi inclusa in una Zona Speciale di Conservazione. Ospita tre specie di tritone e il sito più meridionale d'Europa della rana temporanea.
Ci sono cascate ad Accumoli (RI)?
Le grandi cascate della Laga, dalla Morricana alla Volpara, si trovano sui versanti abruzzese e marchigiano del gruppo, a mezz'ora o più di guida. Accumoli è una buona base per raggiungerle in giornata.
Accumoli (RI) è accessibile in sedia a rotelle?
Il centro storico è interdetto a chiunque. Le aree praticabili sono i piazzali, le strade delle frazioni e il villaggio provvisorio, con superfici in prevalenza asfaltate. I sentieri di montagna non sono attrezzati per la mobilità ridotta.
Qual è il periodo migliore per andare ad Accumoli (RI)?
La seconda metà di giugno, settembre e l'autunno fino a metà novembre. L'inverno è nevoso e le strade comunali verso le frazioni alte possono chiudere.
Serve prenotare qualcosa per visitare Accumoli (RI)?
Non per la visita, che è libera e all'aperto. Conviene telefonare in anticipo per il pranzo, perché gli esercizi aperti sono pochi e gli orari variano con la stagione.
Serve un permesso per i sentieri intorno ad Accumoli (RI)?
Per i sentieri ordinari del parco no. Per il tratto che scende dal capoluogo verso Libertino, interessato da cantieri e aree interdette, l'autorizzazione al transito va richiesta in anticipo al Comune di Accumoli, unico soggetto titolato a rilasciarla.
Qual è la festa patronale di Accumoli (RI)?
La patrona è la Beata Vergine Maria Addolorata, festeggiata la prima o la seconda domenica di settembre.
Accumoli (RI) è adatta ai bambini?
Non per la visita di un borgo, che non è percorribile, ma sì per la montagna: sentieri dei pantani, ricerca dei cippi di confine, osservazione degli anfibi al Lago Secco. Il tema del terremoto va spiegato con precisione, non aggirato.
Quanto tempo serve per visitare Accumoli (RI)?
Mezza giornata se ci si limita al punto panoramico, alle frazioni e al cimitero. Una giornata piena, e meglio due, se si aggiunge una camminata ai Pantani o al Lago Secco e una puntata ad Amatrice.
Chiudo con la cosa che penso davvero. Ad Accumoli non si viene a vedere un borgo, si viene a capire che cosa succede a un paese dell'Appennino quando la terra si muove e poi il tempo passa. Il paesaggio è magnifico e basterebbe da solo a giustificare il viaggio, ma il valore vero di una giornata qui è che restituisce le proporzioni: dieci anni per riaprire un cimitero, altri dieci previsti per avere strade e fognature, una comunità di poche centinaia di persone che decide ogni mattina di restare. Andateci, camminate sui crinali, cercate i cippi, mangiate la gricia dove è nata, comprate il formaggio da chi lo fa, e se incontrate qualcuno fermatevi ad ascoltare invece di fotografare. È il modo giusto, ed è anche l'unico che lascia qualcosa a chi vive qui.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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