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Laghetti di Percile

I Laghetti di Percile, che in paese tutti chiamano lagustelli, sono due specchi d'acqua carsici nel territorio comunale di Percile (RM), dentro il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili. Si raggiungono a piedi dalla piazza Giuseppe Garibaldi del borgo, a 575 metri di quota, seguendo il sentiero segnato CAI 307: cinque chilometri e mezzo, 130 metri di dislivello in salita e 140 in discesa, un'ora e cinquanta minuti di cammino, difficoltà T, cioè turistica. Il primo dei due laghi che si incontra è il Marraone, a 674 metri; il secondo, il Fraturno, è a 704 metri ed è quello grande, l'unico con una sponda percorribile. L'accesso è libero e gratuito, non si prenota nulla, non ci sono biglietterie, bar, bagni né tavoli da picnic ai laghi: l'ultima acqua potabile sono le due fontane del paese, il cellulare prende a tratti. In auto si esce dall'A24 a Vicovaro Mandela e si salgono dodici chilometri di strada provinciale; in treno si arriva alla stazione di Mandela sulla Roma Tiburtina-Avezzano, e il collegamento di superficie per Percile è gestito da Cotral, con corse da verificare sul sito del vettore perché sono poche e cambiano con il calendario scolastico. Chi vuole accorciare può proseguire in auto sulla carrareccia oltre il paese e lasciare la macchina nella piazzola panoramica prima del bosco, risparmiando circa quattro chilometri fra andata e ritorno.

Il contesto naturalistico più ampio, con le altre mete del comprensorio, è raccontato nella guida al Parco dei Monti Lucretili.

Laghetti di Percile - Lagustelli di Percile - Parco dei Monti Lucretili
Laghetti di Percile – Lagustelli di Percile – Parco dei Monti Lucretili

Dove sono i Laghetti di Percile e come ci si arriva

La geografia conta più di quanto sembri, qui. I Laghetti di Percile non sono in montagna vera: sono nella fascia preappenninica che separa la valle dell'Aniene dalla conca del Turano, un terreno calcareo che il mare ha modellato per milioni di anni e che l'acqua piovana continua a scavare da sotto. Da Roma si viaggia verso est, si risale la valle dell'Aniene, e in poco meno di un'ora si passa dai settecento autobus di Ponte Mammolo a una strada dove capita di dover frenare per un cavallo.

In auto verso i Laghetti di Percile

L'itinerario più rapido è l'autostrada A24 Roma-L'Aquila con uscita a Vicovaro Mandela. Dal casello si seguono le indicazioni per Licenza e poi per Percile: sono circa dodici chilometri di provinciale con tornanti stretti ma asfalto in condizioni decenti, e il tempo di percorrenza complessivo da Roma est si aggira intorno ai quarantacinque minuti fuori dalle ore di punta. Chi arriva dalla Salaria può invece scendere verso Orvinio e Licenza lungo la strada statale 314 Licinese, che collega la Tiburtina Valeria alla Salaria stessa: è più lunga, ed è molto più bella. Un avvertimento pratico che vale più di tre paragrafi di prosa: nell'ultimo tratto il navigatore satellitare tende a proporre sterrate forestali che non sono strade pubbliche. Si va a Percile paese, e da lì si comincia.

Con i mezzi pubblici ai Laghetti di Percile

Si può fare, con pazienza. La ferrovia regionale Roma Tiburtina-Avezzano ferma a Mandela, ai piedi della valle; il servizio su gomma verso Percile è affidato a Cotral, che collega il borgo sia con il capolinea romano di Ponte Mammolo sia con la stazione di Vicovaro Valle dell'Aniene. Le corse sono poche e concentrate nelle fasce scolastiche, quindi l'orario va letto sul sito del vettore il giorno prima e non un mese prima. Il vantaggio, se si riesce a incastrare gli orari, è che la fermata di piazza Garibaldi è esattamente il chilometro zero del sentiero 307: si scende dall'autobus e si parte, senza dover tornare a recuperare l'auto a fine giro.

Dove si parcheggia per i Laghetti di Percile

Percile ha poche decine di posti auto e in primavera si riempie presto. La regola è di lasciare la macchina lungo la strada subito dopo la svolta per il borgo, dove lo slargo è ampio, e di salire a piedi gli ultimi trecento metri fino alla piazza: si evita di restare incastrati nei vicoli e si passa davanti alla prima delle due fontane. Chi ha poco fiato o poco tempo può proseguire in auto sulla carrareccia che esce dal paese e fermarsi nella piazzola panoramica dell'Aquila oppure nella piccola area di sosta prima del bosco, quella con i tavoli di legno e la panchina: da lì ai laghi restano meno di due chilometri. Il parcheggio al rifugio forestale della Porcareccia esiste ma è minuscolo, quattro o cinque vetture al massimo, e nelle domeniche di maggio è già pieno alle nove del mattino. Non si lascia mai l'auto davanti ai cancelli forestali: sono passaggi di servizio e vanno tenuti liberi.

Il sentiero CAI 307, la via maestra ai Laghetti di Percile

Il 307 è un sentiero del Club Alpino Italiano classificato T, turistico, e la classificazione è onesta: non ci sono passaggi esposti, non serve attrezzatura, non c'è un metro di roccia. Serve però una scarpa chiusa con suola scolpita, perché il fondo alterna asfalto, carrareccia sassosa e terra battuta che dopo la pioggia diventa fango grasso. Cinque chilometri e mezzo, 130 metri di dislivello in salita, 140 in discesa, un'ora e cinquanta di cammino secondo la scheda ufficiale del parco. Per un gruppo misto contate due ore e venti, perché ci si ferma a guardare.

Dalla piazza di Percile al colle Serranile

Si parte da piazza Garibaldi, si esce dal centro storico seguendo i cartelli per i Lagustelli e si risale il vallone dell'Aone fra vegetazione arbustiva: ginestre, rose canine, qualche ginepro. È il tratto meno spettacolare e quello dove si suda di più, perché la salita è tutta concentrata nei primi venti minuti. Poi la traccia diventa strada carrabile e il panorama si apre: a destra la valle del Licenza, sul fondo il Monte Pellecchia, che con i suoi 1.368 metri è la cima più alta del parco. Dal colle Serranile in avanti la pendenza si addolcisce e resta tale fino alla fine.

Dalla Porcareccia al lago Marraone

Superato un rimboschimento di conifere, di quelli piantati a filari negli anni Cinquanta e oggi un po' fuori posto in un bosco mediterraneo, si arriva al rifugio forestale della Porcareccia. Da qui in poi si cammina su carrareccia fra pascoli e querceti, con recinti bassi e cancelli scuri da richiudere sempre dietro di sé: sono pascoli in uso, non scenografie. Dopo circa un'ora e mezza dalla partenza si arriva al lago Marraone, a 674 metri. Attenzione, perché è facile passargli accanto senza vederlo: resta una ventina di metri più in basso del sentiero, nascosto dalla vegetazione fitta, e l'unico indizio è un cambio di colore fra le fronde.

L'arrivo al lago Fraturno

Ancora pochi minuti di cammino quasi pianeggiante e si apre il Fraturno, a 704 metri: questo sì, ben visibile, con una sponda che si percorre a piedi e un anello di querce, abeti e cipressi che ci si specchia dentro. È il momento in cui i gruppi si zittiscono, e non per retorica: il contrasto fra la macchia mediterranea appena attraversata e questo bacino verde smeraldo di aspetto quasi prealpino è una piccola scossa. Il giro completo della sponda richiede una ventina di minuti e conviene farlo in senso orario, perché la luce del mattino arriva da est e il riflesso degli alberi si legge meglio dalla riva opposta.

La variante breve e l'anello dei Laghetti di Percile

Il percorso funziona ad anello, e questa è la ragione per cui conviene studiarlo prima. Arrivati al bivio davanti al capannone in abbandono, girando a sinistra si scende direttamente al Marraone e in pochi minuti al Fraturno; girando a destra si allunga parecchio, si sale di quota e si arriva prima al lago grande, con vedute più ampie sulla conca. Chi ha gambe e tempo può fare il giro lungo all'andata e il breve al ritorno: è la soluzione che preferisco, perché evita di rivedere lo stesso paesaggio due volte. Chi ha bambini piccoli, invece, fa andata e ritorno sul breve e non perde nulla di essenziale.

Che cosa sono davvero i Laghetti di Percile: due doline piene d'acqua

Qui vale la pena spendere qualche riga di geologia, perché cambia lo sguardo. I Laghetti di Percile non sono laghi di sbarramento, né bacini artificiali, né resti di un fiume. Sono cavità carsiche: doline, cioè imbuti aperti nel calcare dal dilavamento sotterraneo e dal crollo della volta che ne è seguito. Il carsismo che li ha generati è antico e in gran parte coperto, sepolto sotto depositi più recenti, e proprio per questo la loro forma in superficie è così regolare da sembrare disegnata con il compasso.

Il lago Fraturno, numeri alla mano

Il maggiore dei due copre circa novemila metri quadrati, ha una forma quasi circolare con diametri di 96 metri in direzione nord-sud e 118 in direzione est-ovest, e una profondità massima intorno ai quindici o sedici metri. Le oscillazioni stagionali del livello sono sorprendentemente contenute: in un rilievo condotto fra marzo e luglio la differenza misurata fu di sessanta centimetri, il che suggerisce un'alimentazione di falda costante e non solo meteorica. Tradotto per chi cammina: il Fraturno c'è sempre, anche in agosto, anche negli anni secchi. Non è affatto scontato in un ambiente carsico.

Il lago Marraone, l'imbuto che si svuota

Il minore è il più interessante dei due per un geologo e il più deludente per un fotografo. Ha un diametro di circa ottanta metri e il pelo dell'acqua intorno ai 700 metri di quota, ma il suo alveo scende molto più in basso di quello del gemello: circa quaranta metri di profondità complessiva. La conseguenza è che il Marraone funziona come un enorme imbuto e in molte stagioni resta quasi del tutto privo d'acqua, riducendosi a un fondo fangoso con canneti. Le sue rive sono ripide, scivolose e prive di traccia sicura: scendervi non si fa, non tanto per divieto quanto per buon senso e per il rispetto di una conca dove anfibi e insetti hanno un equilibrio fragile.

Un archivio climatico sepolto nei Laghetti di Percile

Il fondo del Fraturno è un libro. Nel marzo 2018 una squadra di ricercatori dell'Institut des Sciences de l'Evolution di Montpellier e dell'Institute of Plant Sciences dell'Università di Berna, affiancata dal servizio naturalistico dell'ente parco, ha prelevato carote di sedimento dal lago per studiarne i microfossili: pollini, resti di insetti, materiale organico depositato strato su strato. L'obiettivo dichiarato del progetto era ricostruire le variazioni climatiche e ambientali degli ultimi ventimila anni, in una selezione di una ventina di laghi italiani scelti per naturalità, profondità adeguata e scarsa interferenza umana. Che il Fraturno rientrasse in quella lista dice due cose: che è profondo abbastanza da conservare una stratigrafia leggibile, e che nessuno lo ha mai davvero manomesso. Camminarci intorno sapendolo è un'altra cosa.

La tenuta demaniale Lago, la foresta che custodisce i Laghetti di Percile

I due specchi d'acqua ricadono interamente nel territorio comunale di Percile e sono inseriti nella tenuta demaniale denominata Lago, un complesso forestale di circa novecento ettari fatto di querceti, rimboschimenti di conifere, radure e pascoli. Non è un bosco vergine e nessuno dovrebbe raccontarlo come tale: è una foresta gestita, con tagli regolati, viabilità di servizio e presidi forestali, e proprio la gestione pubblica ha impedito che le sponde venissero lottizzate come è accaduto altrove nel Lazio. Il tutto ricade nel Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, istituito con legge regionale numero 41 del 26 giugno 1989 e successivamente modificato nel 1994: 18.204 ettari distribuiti su tredici comuni, da Marcellina e Palombara Sabina fino a Licenza, Roccagiovine, Vicovaro, Orvinio e appunto Percile. La sede dell'ente è a Palombara Sabina, in viale Adriano Petrocchi.

Un dato che colpisce chi arriva per la prima volta: le foreste coprono circa il settanta per cento della superficie del parco. Su un massiccio preappenninico a meno di cinquanta chilometri in linea d'aria dal Colosseo, è una percentuale che vale una riflessione sul modo in cui Roma ha usato, e a volte risparmiato, il proprio entroterra.

Flora e fauna dei Laghetti di Percile

Il pregio naturalistico dei Laghetti di Percile non dipende dalla rarità di una singola specie, quanto dalla sovrapposizione di ambienti diversi in poche centinaia di metri: bosco di caducifoglie, conifere di impianto, prato pascolo, sponda umida con canneto. Quattro habitat in venti minuti di cammino sono una ricchezza che nel Lazio si trova raramente.

Gli alberi e i fiori intorno ai Laghetti di Percile

Sulla sponda del Fraturno si riconoscono pioppi, salici e un canneto a cannuccia di palude, con equiseti nelle zone più fangose: sono le piante che la sponda umida seleziona da sola. Salendo di pochi metri comincia il querceto, con roverelle e cerri, e nelle zone di impianto abeti e cipressi che nelle giornate di controluce regalano quell'aspetto quasi alpino di cui parlano tutti. La flora del parco è un mosaico di specie mediterranee, centroeuropee e balcaniche: fra le presenze più citate ci sono lo storace, che l'ente parco ha scelto come simbolo, il giglio martagone e una notevole varietà di orchidee spontanee. Fioriscono fra aprile e giugno, sono piccole e chi non le cerca non le vede: guardate i bordi erbosi del sentiero, non il centro.

Anfibi, rettili e il gambero di fiume

La fauna minore è la vera sorpresa. Nel parco sono documentati la salamandrina dagli occhiali, il tritone crestato e il tritone punteggiato, oltre al rospo appenninico; i rettili censiti sono tredici specie, fra cui la testuggine comune e la natrice dal collare, che nei laghetti si vede nuotare a pelo d'acqua con la testa fuori. Nei corsi d'acqua sopravvive il gambero di fiume, indicatore di qualità ambientale fra i più severi che esistano: dove c'è, l'acqua è buona davvero. Nessuna di queste specie si tocca, si preleva o si sposta, e il secchiello per i girini resta a casa.

L'aquila reale e gli altri rapaci

Sopra il querceto, e con un po' di fortuna sopra il Fraturno, vola il rapace che dà al parco il suo primato meno noto: una coppia nidificante di aquila reale, il nido conosciuto più vicino a Roma. Non è un dettaglio da opuscolo. Vuol dire che a un'ora d'auto da Termini esiste un territorio sufficientemente ampio e tranquillo da mantenere un predatore che pretende decine di chilometri quadrati di caccia. Accanto all'aquila nidificano il falco pellegrino, lo sparviere e il gheppio. Fra i mammiferi il parco registra volpe, tasso, cinghiale, istrice e almeno cinque specie di chirotteri, con presenze occasionali di lupo appenninico: occasionali, non stanziali, e chi promette avvistamenti garantiti vende fumo.

I cavalli allo stato brado dei Laghetti di Percile

Sulla carrareccia che porta ai laghi si incontrano quasi sempre cavalli al pascolo brado, spesso scuri, spesso in piccoli gruppi con i puledri. Sono animali di proprietà, non selvatici, abituati al passaggio delle persone ma non addomesticati: non si accarezzano, non si alimentano, non ci si mette fra una fattrice e il suo puledro. Lo stesso vale per le mandrie bovine che in estate salgono ai pascoli alti. Un cane fuori dal guinzaglio in mezzo a un branco di cavalli è il modo più rapido per trasformare una giornata bella in una giornata pessima.

Laghetti di Percile - Lagustelli di Percile - Parco dei Monti Lucretili
Laghetti di Percile – Lagustelli di Percile – Parco dei Monti Lucretili

Una curiosità su Laghetti di Percile

La curiosità più bella riguarda il lago che quasi non c'è. Due studiosi, Gastone Imbrighi e Neri Scerni, dedicarono ai laghetti di Percile un rilievo sistematico documentato dal Bollettino della Società Geografica Italiana, con misure prese sul campo fra marzo e luglio del 1952. Da quel lavoro viene la fotografia più precisa che possediamo dei due bacini: il maggiore, novemila metri quadrati di superficie e sedici metri di profondità massima, quasi circolare, con i suoi 96 metri di diametro nord-sud e 118 est-ovest; il minore, ottanta metri di diametro, il pelo d'acqua a quota settecento e un alveo che sprofonda per una quarantina di metri. Proprio quel rapporto anomalo fra diametro e profondità dell'alveo rende il Marraone un imbuto: un pozzo carsico più che un lago, e in molte stagioni lo si trova asciutto o quasi.

La conclusione degli autori è la parte che preferisco, perché è formulata con la prudenza che la scienza seria conserva anche quando ha ragione: è probabile che si tratti di cavità carsiche, doline, ma di un carsismo coperto e antico. Nessuna certezza sbandierata, un'ipotesi robusta e la ragione per cui la si sostiene. Settant'anni dopo, i carotaggi di paleoecologia sul fondo del Fraturno hanno confermato che quel fondo conserva sedimenti indisturbati da millenni. Chi arriva ai Laghetti di Percile pensando di trovare una pozza pittoresca si trova invece davanti a una delle poche conche del Lazio in cui il tempo geologico è ancora leggibile riga per riga. Vale la deviazione molto più di certe cascate fotogeniche del centro Italia, sulle quali si è scritto dieci volte di più.

Una cosa che non ti dice nessuno su Laghetti di Percile

Che ai laghi non c'è acqua da bere. Sembra banale, ma è la causa del novanta per cento delle giornate rovinate su questo sentiero. Dopo l'ultima fontana del paese, e sono due, entrambe nell'abitato di Percile a pochi metri l'una dall'altra, lungo i cinque chilometri e mezzo del 307 non si incontra un solo punto di approvvigionamento. Niente sorgenti captate, niente fontanili sicuri, niente rifugio aperto: la Porcareccia è un presidio forestale, non un bar. Due litri a testa d'estate sono il minimo, uno e mezzo in primavera, e chi cammina con bambini ne porta di più perché i bambini bevono male e all'improvviso tutti insieme.

Il secondo elemento che quasi nessuno dice riguarda i servizi: ai Laghetti di Percile non ci sono tavoli, panchine, cestini né bagni. L'unica area attrezzata, con qualche tavolo di legno, si incontra prima, sulla carrareccia, all'altezza della piccola zona di sosta. Se il progetto della giornata è un pranzo lungo sulla sponda del Fraturno, si porta un telo e si riporta a valle ogni singolo rifiuto, bucce e gusci compresi, perché la fauna dei pascoli impara in fretta a cercare cibo umano e smette di comportarsi da fauna. Terza cosa non detta: il segnale telefonico è discontinuo e in alcuni tratti di bosco sparisce del tutto. La traccia va scaricata offline prima di partire, e il numero unico di emergenza 112 funziona anche con campo minimo di un altro operatore, ma la posizione bisogna saperla descrivere a voce. Imparare il nome dei due laghi e del rifugio della Porcareccia serve esattamente a questo.

Il consiglio che ti do per visitare Laghetti di Percile

Andateci il venerdì, o comunque in un giorno feriale, e partite presto. Lo dico con cognizione di causa: nelle domeniche di maggio la piazza di Percile diventa un parcheggio di seconda fila e il sentiero, che è largo e comodo, si trasforma in una processione. Il paradosso dei Laghetti di Percile è che la loro fama di gita facile per famiglie, meritata, è anche ciò che ne compromette la parte migliore, cioè il silenzio. Alle otto del mattino di un giorno qualsiasi il bosco è un'altra cosa: si sentono i picchi, si vedono i cavalli ancora fermi, e la luce radente sul Fraturno dura fino alle dieci.

Il secondo consiglio è tecnico. Non fidatevi della quota: 704 metri sembrano niente, ma la conca del Fraturno è umida, trattiene l'aria fredda e in ottobre al mattino ci si trova otto gradi in meno che a Roma. Uno strato in più nello zaino, sempre. Terzo consiglio, contro corrente: non fate la gita solo per i laghi. Il tratto di carrareccia fra il colle Serranile e la Porcareccia, con la valle del Licenza sotto e il Monte Pellecchia di fronte, dal punto di vista paesaggistico regge il confronto con l'arrivo, e chi corre verso l'acqua senza voltarsi lo perde. Quarto: se camminate con persone poco allenate, usate la variante in auto fino alla piazzola e trasformate la giornata in due ore di passeggiata più un pranzo nel borgo. Meglio una gita riuscita e corta che una lunga finita male. La regola, in montagna come nel Preappennino, non cambia mai.

Percile, il borgo da cui partono i Laghetti di Percile

Sarebbe un errore trattare il paese come un parcheggio con le case intorno. Percile conta poco più di duecento abitanti, siede a 575 metri di quota ed è iscritto al club dei Borghi più belli d'Italia: vicoli in pietra restaurati con misura, scorci improvvisi sulla valle, un silenzio che in Sabina è ancora la regola. Si visita in quaranta minuti e conviene farlo al ritorno, quando le gambe chiedono di rallentare.

Palazzo Borghese

L'edificio che domina il borgo nasce come castello: la documentazione lo lega a un impianto fortificato dei primi decenni dell'XI secolo, trasformato nei secoli successivi in dimora signorile. Nel 1608 il feudo entra nelle mani della famiglia Borghese, la casata che con Paolo V e con il cardinale Scipione stava riscrivendo il volto di Roma, e il castello diventa residenza. Oggi ospita gli uffici comunali, il che significa che dall'esterno si legge benissimo la stratificazione, mentre gli interni non sono un museo e non si visitano liberamente.

Le chiese di Percile

Tre edifici meritano lo sguardo. Santa Lucia, chiesa parrocchiale del XVI secolo dedicata alla patrona, era in origine la cappella privata del palazzo e conserva quell'aria di oratorio gentilizio. Sant'Anatolia, nel centro dell'abitato, custodisce affreschi seicenteschi. Fuori dal paese Santa Maria della Vittoria, con l'eremo annesso, è la più antica delle tre: l'impianto risale al XII secolo e mostra elementi gotici, mentre la tradizione locale ne attribuisce l'edificazione a Carlo d'Angiò come ringraziamento per la vittoria del 1268 su Corradino di Svevia. Vale la pena ripeterlo con precisione: la battaglia è un fatto storico, l'attribuzione della chiesa è tradizione, non documento. Chi ve la racconta come certezza sta semplificando.

La Fonte degli Aliucci

Poco fuori dall'abitato sgorga la Fonte degli Aliucci, acqua oligominerale leggerissima che la memoria locale lega a un uso già romano. Il residuo fisso bassissimo è la ragione per cui i percilesi la portano via a damigiane. Chi arriva dai laghi con le borracce vuote la trova sulla strada, ed è il modo migliore per chiudere il cerchio di una giornata passata a parlare di acqua.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il nome di questo posto è quasi certamente un nome di famiglia romana. Gli studiosi collegano Percile alla gens Porcia, e la forma intermedia è documentata: in un testo che riguarda papa Silvestro I, quindi il primo terzo del IV secolo, compare un fundum Percilianum in territorio Sabinensi. Un fondo agricolo, non un villaggio: la struttura insediativa romana di queste valli era fatta di ville rustiche sparse, e il borgo compatto che vediamo oggi è il risultato dell'incastellamento medievale, cioè della concentrazione della popolazione intorno a un punto difendibile fra X e XI secolo. Dal territorio provengono materiali di età imperiale, fra cui cippi sepolcrali e una stele marmorea dedicata a una bambina di sette anni: un dettaglio minuto che vale, per capire chi abitava questi pendii, più di venti pagine di inquadramento generale.

Il passaggio decisivo è del 1011, quando il conte Ottone di Sabina donò all'abbazia di Farfa circa millecinquecento moggi di terreno coltivabile in questa zona. Farfa era allora una delle potenze fondiarie del centro Italia, e quella donazione inserisce Percile in un sistema economico e politico che va ben oltre il suo campanile. Nei secoli successivi il feudo passa fra i conti di Sabina, i Frangipane, gli Orsini e infine i Borghese, che lo tengono fino all'Unità. La ragione per cui questo fatto risaputo viene citato di rado è semplice: chi scrive dei Laghetti di Percile parla di trekking, e chi scrive di Farfa parla di abbazie. Il filo che unisce le due storie è la stessa acqua, e le stesse terre coltivabili che quell'acqua rendeva produttive. Chi vuole vedere l'altro capo del filo trova a poche decine di chilometri l'Abbazia di Farfa e i borghi sabini di Fara in Sabina e Poggio Mirteto.

La foto giusta da fare a Laghetti di Percile

La fotografia che funziona davvero qui non è il panorama largo del lago. Il Fraturno è piccolo, e un grandangolo lo appiattisce fino a farlo sembrare una pozza: i novemila metri quadrati che nella realtà impressionano, nell'inquadratura da 24 millimetri diventano niente. La foto giusta è il riflesso. Ci si mette sulla sponda percorribile, all'altezza in cui il bosco di querce e cipressi tocca l'acqua, si aspetta che il vento cali per venti secondi, e si scatta con un obiettivo normale o corto tele, 50 o 85 millimetri, tenendo la linea di riva bassissima nell'inquadratura o eliminandola del tutto. Il risultato è un'immagine in cui non si capisce dove finisce l'albero e comincia il suo doppio: è quella, la ragione per cui si parla di Alpi a un'ora da Roma.

L'orario conta più dell'attrezzatura. Dalle otto alle dieci del mattino la luce arriva radente da est, accende il canneto e lascia la sponda opposta in ombra fredda, con un contrasto di temperatura colore che in postproduzione non si inventa. Il pomeriggio tardo funziona bene solo in autunno, quando le querce virano al ruggine e il riflesso diventa monocromatico. Un filtro polarizzatore, qui, va usato con giudizio: ruotandolo al massimo si toglie proprio il riflesso, cioè il soggetto. Si gira a metà corsa e si guarda cosa succede. Quanto al Marraone, mettetevi il cuore in pace: è venti metri sotto il sentiero, coperto dalla vegetazione, e nelle stagioni asciutte è una conca fangosa. Fotografarlo dall'alto fra i rami è un esercizio di frustrazione, e nessuna delle immagini che circolano gli rende giustizia. La sua bellezza è concettuale, non visiva: è un imbuto nel calcare, e va capito più che ripreso. Ultima raccomandazione, seria: non si scende alla riva del Marraone per una foto. Le sponde sono ripide e scivolose, e ogni anno qualcuno se ne convince troppo tardi.

Laghetti di Percile - Lagustelli di Percile - Parco dei Monti Lucretili
Laghetti di Percile – Lagustelli di Percile – Parco dei Monti Lucretili

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di questo angolo di Sabina si misura in secoli di possesso fondiario, con due o tre scosse violente. La prima data certa è il 1011: il conte Ottone di Sabina dona all'abbazia di Farfa circa millecinquecento moggi di terreno coltivabile. Intorno all'anno Mille, e comunque nei decenni immediatamente successivi, sorgono i castelli difensivi della zona, e il nucleo fortificato che diventerà Palazzo Borghese è legato agli anni Trenta dell'XI secolo. Il territorio è conteso a lungo fra i conti di Sabina, i Frangipane e l'abbazia, poi passa agli Orsini.

Il 1268 è l'anno della battaglia di Tagliacozzo, che chiude la vicenda sveva in Italia con la sconfitta di Corradino di Svevia da parte di Carlo d'Angiò: la tradizione locale lega a quella vittoria la fondazione della chiesa di Santa Maria della Vittoria, e il nome dell'edificio conserva la memoria dell'episodio anche se il documento manca.

Nel 1608 il feudo entra nel patrimonio della famiglia Borghese, che lo terrà fino all'Unità d'Italia, trasformando il castello in dimora e la cappella privata in chiesa parrocchiale.

Il 3 novembre 1867, dopo la battaglia di Mentana, gruppi di garibaldini in fuga trovano rifugio a Percile: la toponomastica del paese ne conserva il ricordo. È il passaggio in cui questo borgo di duecento anime entra, per una manciata di giorni, nella storia nazionale.

La Prima guerra mondiale costa alla comunità ventisette caduti, cifra enorme in rapporto agli abitanti. Durante la Seconda guerra mondiale il paese subisce bombardamenti che danneggiano l'abitato e costringono la popolazione a sfollare.

Nel 1989, con la legge regionale numero 41 del 26 giugno, nasce il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, e i Laghetti di Percile entrano in un regime di tutela che ne ha impedito lo sfruttamento. Nel marzo 2018 il fondo del Fraturno viene carotato da un gruppo di ricerca internazionale per ricostruire ventimila anni di clima. Sono due fatti che sembrano minori accanto alle battaglie, e invece hanno deciso il destino di questo paesaggio più di qualunque signoria.

Chi è passato da Laghetti di Percile

Il personaggio che conviene tenere a mente è Enrico Coleman, pittore nato a Roma nel 1846 da Charles Coleman, paesaggista inglese trapiantato in città, e da Fortunata Segatori, modella di Subiaco. Formato nella cerchia di Nino Costa, aderì nel 1886 al movimento In Arte Libertas e fu tra i venticinque della Campagna Romana, il gruppo di artisti che scelse di dipingere l'agro invece dei salotti. Espose alle principali rassegne italiane e internazionali, comprese tutte le Biennali di Venezia fino al 1910. Ma la parte che riguarda queste montagne è un'altra: Coleman fu socio dei primi tempi del Club Alpino di Roma e, nell'aprile del 1881, insieme all'ingegnere Edoardo Martinori percorse e documentò i Simbruini e i rilievi vicini in una delle prime esplorazioni escursionistiche organizzate della zona. Aveva una passione ossessiva per le orchidee spontanee, tanto che gli amici lo soprannominavano il Birmano, e ne lasciò un album con ottantotto riproduzioni analitiche che è rimasto materiale utile agli studi botanici; il botanico Fabrizio Cortesi gli dedicò un ibrido, Orchidea colemanii. Al suo nome è intitolato il sentiero Coleman, un cammino in sette tappe che da Subiaco raggiunge Tivoli attraversando Simbruini, Lucretili e riserva del Monte Catillo, e che passa nell'area dei laghi.

Prima di lui, a queste valli guardò Federico Cesi, il nobile fondatore dell'Accademia dei Lincei, vissuto fra il 1585 e il 1630: la sua indagine sulla flora di questo settore preappenninico appartiene alla stagione in cui la botanica smetteva di essere erboristeria e diventava scienza. Nell'autunno del 1867 furono i garibaldini scampati a Mentana ad attraversare Percile cercando riparo. Nel Novecento arrivarono i geografi: Gastone Imbrighi e Neri Scerni con i loro rilievi del 1952, che hanno dato ai laghi le uniche misure serie di cui disponiamo. Nel marzo 2018 è toccato ai paleoecologi Walter Finsinger, di Montpellier, e Oliver Heiri con Alexander Bolland e Nina Perret Gentil, dell'Università di Berna, affiancati da Anacleto Cerqua e Paolo Ricci del servizio naturalistico dell'ente parco. Se qualcuno cerca un nome celebre da cartolina resterà deluso: qui non sono passati imperatori né papi in villeggiatura. Sono passati un pittore innamorato delle orchidee, due geografi con lo scandaglio e una squadra di ricercatori con un carotiere. A me sembra un elenco migliore.

Le escursioni che si allacciano ai Laghetti di Percile

Il 307 non è un vicolo cieco: è il nodo centrale di una rete di sentieri che permette di allungare la giornata o di costruire un fine settimana intero.

Castel del Lago e il colle Morella

Dalle sponde del Fraturno si stacca il sentiero 307B, che in una quindicina di minuti di salita ripida porta alle rovine di Castel del Lago, sul colle Morella. Restano murature, tracce di cinta e una posizione che spiega da sola perché lo avessero costruito lì: il panorama abbraccia la conca dei laghi e la valle. Il fondo è irregolare e la pendenza cambia il registro della gita, che smette di essere una passeggiata: con bambini piccoli si lascia perdere, con ragazzi di dieci anni si fa senza problemi.

Il sentiero Coleman

Chi ha ambizioni più grandi può innestarsi sul sentiero Coleman, il cammino in sette tappe fra Subiaco e Tivoli. È un itinerario a tappe che richiede organizzazione, pernottamenti prenotati e gambe allenate, e che regala l'attraversamento completo dei Monti Simbruini e dei Lucretili fino alle porte di Tivoli, con Subiaco come punto di partenza.

Le cascate di Rioscuro

Il grande anello che unisce i Laghetti di Percile alle cascate di Rioscuro è la variante preferita dagli escursionisti locali: allunga di parecchio, aggiunge dislivello e porta in un ambiente di forra completamente diverso, con acqua corrente e rocce umide. Richiede mezza giornata piena, calzature serie e prudenza dopo le piogge, quando le rocce diventano viscide.

Verso il Turano e la Riserva del Navegna

In auto, dai laghi si arriva in mezz'ora al lago del Turano e ai paesi che vi si affacciano, primo fra tutti Castel di Tora, con la Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia alle spalle. È il modo più semplice per trasformare la giornata in un fine settimana.

I Laghetti di Percile con i bambini

È una delle poche escursioni del Lazio che consiglio senza riserve a famiglie con bambini dai cinque anni in su, a patto di usare la testa. I sentieri che conducono al Fraturno e al Marraone non sono scoscesi, il dislivello complessivo è modesto e il fondo è quasi sempre carrabile: si può portare uno zaino porta bimbo, mentre il passeggino da città è escluso e anche i modelli da trekking faticano negli ultimi tratti. La variante intelligente per i più piccoli è quella con l'auto fino alla piazzola o all'area di sosta: restano meno di due chilometri per parte, con i cavalli al pascolo come attrazione garantita e il lago come premio finale.

Due avvertenze per i genitori. La prima riguarda l'acqua: sulla sponda del Fraturno non ci sono parapetti, il fondale scende presto e in alcuni tratti la riva è fangosa. Un bambino di sei anni va tenuto a portata di braccio, punto. La seconda riguarda il Marraone: non è un posto dove giocare a scendere, e va spiegato prima, non davanti al pendio. Portate un cambio completo, perché i bambini nel fango finiscono sempre. La merenda si consuma sulla sponda e si riporta indietro tutto: è una regola che agli otto anni si impara benissimo, se gliela si spiega.

Quando andare ai Laghetti di Percile

La primavera è la stagione regina, da metà aprile a metà giugno: il bosco è in foglia nuova, le orchidee spontanee fioriscono sui bordi del sentiero, il livello del Fraturno è al massimo e anche il Marraone può avere acqua. È anche il periodo più affollato nei fine settimana, e il compromesso migliore resta il venerdì mattina.

L'autunno è la stagione migliore, fra la seconda metà di ottobre e la prima di novembre: querce e cerri virano, l'aria è tersa, i cavalli sono ancora fuori e i visitatori si contano sulle dita. L'estate funziona solo nelle prime ore: da mezzogiorno in poi la carrareccia esposta a sud diventa una piastra, e l'assenza di acqua lungo il percorso si fa sentire. L'inverno è bellissimo e severo, con giornate corte, fango, tratti gelati all'ombra e la possibilità concreta di neve sopra i seicento metri: chi ci va deve essere attrezzato e deve rientrare presto, perché a dicembre alle sedici e trenta nel bosco è già sera. Dopo piogge intense conviene rimandare di due giorni: non è pericoloso, è solo scivoloso e sporco.

Le feste di Percile: ramiccia, sparaci e castagne

Il calendario delle feste è la ragione per cui conviene scegliere la data della gita ai Laghetti di Percile con un minimo di strategia. La più nota è la Sagra della Ramiccia, che si celebra la prima domenica di dicembre. La ramiccia è una pasta all'uovo tagliata finissima a mano dalle donne del paese e condita con un sugo di ricetta locale: per la sagra si impastano a mano circa millecinquecento uova, numero che in un borgo di duecento abitanti dice tutto sul livello di mobilitazione collettiva. Chi arriva in dicembre trova anche i mercatini di Natale e un paese pieno.

Il primo maggio è il turno della Festa dei Laghi, che apre ufficialmente la stagione escursionistica: passeggiate a piedi, uscite a cavallo e in mountain bike nella foresta demaniale, banchi di prodotti locali. È la giornata in cui i Laghetti di Percile sono più vivi e, prevedibilmente, più frequentati: bellissima se si cerca la festa, sbagliata se si cerca il silenzio. La seconda domenica di maggio si tiene la Sagra degli Sparaci, cioè degli asparagi selvatici, che in queste valli si raccolgono lungo i muretti e i margini del bosco. L'ultima domenica di ottobre tocca alla Sagra della Castagna. Fuori dalle feste, le cose da portare via sono sempre le stesse e sono buone: amaretti, nociata, ciambelletti, miele, salsicce.

Domande frequenti su Laghetti di Percile

Quanto costa visitare i Laghetti di Percile?

La visita ai Laghetti di Percile non costa nulla: l'accesso è libero e gratuito, non esiste biglietteria né controllo all'ingresso. Le uniche spese sono il carburante o il biglietto del mezzo pubblico e, eventualmente, il pranzo nel borgo di Percile.

Serve prenotare per i Laghetti di Percile?

No, non serve prenotare per raggiungere i Laghetti di Percile in autonomia. Si prenota solo se si sceglie un'escursione con guida ambientale o una visita organizzata dall'ente parco.

Quanto è lungo il sentiero per i Laghetti di Percile?

Il sentiero CAI 307, la via maestra ai Laghetti di Percile, è classificato turistico e misura cinque chilometri e mezzo, con centotrenta metri di dislivello in salita e centoquaranta in discesa. Il fondo alterna asfalto, carrareccia sassosa e terra battuta, che dopo la pioggia diventa fango.

C'è acqua da bere lungo il sentiero per i Laghetti di Percile?

No, dopo l'ultima fontana del paese di Percile, lungo i cinque chilometri e mezzo del sentiero 307 non si incontra un solo punto di approvvigionamento: niente sorgenti captate, niente fontanili sicuri, niente rifugio aperto. Conviene portare tutta l'acqua necessaria prima di partire.

I Laghetti di Percile sono adatti ai bambini?

Sì, i Laghetti di Percile sono una delle escursioni del Lazio consigliate senza riserve alle famiglie con bambini dai cinque anni in su. I sentieri non sono scoscesi e il dislivello è modesto, anche se il passeggino da città è escluso: si può usare uno zaino porta bimbo.

Come si arriva ai Laghetti di Percile da Roma?

Per arrivare ai Laghetti di Percile da Roma si viaggia verso est risalendo la valle dell'Aniene, in poco meno di un'ora, fino al borgo di Percile, punto di partenza del sentiero CAI 307. I Laghetti si trovano dentro la tenuta demaniale Lago, nel Parco naturale regionale dei Monti Lucretili.

Quando andare ai Laghetti di Percile?

La primavera, da metà aprile a metà giugno, è la stagione regina per i Laghetti di Percile, con il bosco in foglia nuova e il livello dell'acqua al massimo, anche se è il periodo più affollato nei fine settimana. L'autunno, fra la seconda metà di ottobre e la prima di novembre, è un'alternativa più tranquilla.

Cosa sono davvero i Laghetti di Percile?

I Laghetti di Percile non sono laghi di sbarramento né bacini artificiali: sono cavità carsiche, doline aperte nel calcare dal dilavamento sotterraneo e dal crollo della volta che ne è seguito. Il maggiore, il Fraturno, ha una superficie di circa novemila metri quadrati.

Cosa c'è intorno ai Laghetti di Percile

Il comprensorio regge un fine settimana intero senza ripetersi. A pochi chilometri, dentro lo stesso parco, San Polo dei Cavalieri offre un castello e una terrazza sulla valle dell'Aniene; poco più a valle si apre il sistema di gole e acque della Riserva Naturale Valle dell'Aniene. Verso nord si passa in provincia di Rieti e cominciano la Sabina e i suoi borghi: Orvinio, Collalto Sabino con la sua rocca, Torri in Sabina. Verso est, oltre lo spartiacque, si arriva alle Grotte di Pietrasecca, dove lo stesso carsismo che ha scavato le doline dei laghi si mostra sotto terra: è la visita che consiglio di abbinare, perché spiega i Laghetti di Percile meglio di qualunque pannello illustrativo. Verso sud, Anticoli Corrado aggiunge il capitolo dei pittori e dei modelli che da queste valli scendevano a posare negli studi romani, e chiude il cerchio aperto da Coleman.

Per chi organizza una giornata completa e vuole affidarsi a professionisti abilitati, le guide e gli accompagnatori della rete di accompagnamento turistico certificato lavorano regolarmente su questo comprensorio, e per gruppi aziendali esistono formule dedicate di esperienze corporate a Roma che includono uscite fuori città.

Regole, buon senso e sicurezza ai Laghetti di Percile

I Laghetti di Percile sono dentro un parco naturale regionale e dentro una tenuta forestale demaniale: valgono le regole di entrambi. Non si raccolgono piante, fiori o funghi senza titolo, non si accendono fuochi in nessuna forma e in nessun periodo, non si esce dai sentieri segnati, non si campeggia. I cani si portano al guinzaglio, sempre e non solo quando si incontrano i cavalli. I rifiuti tornano a valle con chi li ha prodotti, perché non esistono cestini e non esiste raccolta.

Sul bagno la risposta è pratica prima che normativa: la balneazione non fa parte degli usi consentiti in un bacino di questo tipo, le rive non sono attrezzate, non c'è sorveglianza di alcun genere e il fondale del Fraturno precipita a sedici metri a pochi passi dalla riva. Chi si tuffa lo fa a proprio rischio e in un ambiente protetto in cui l'acqua è habitat, non piscina: il regolamento in vigore si legge sul sito dell'ente parco. La discesa alle rive del Marraone, per la pendenza e per la fragilità della conca, è da escludere in ogni stagione.

Per la sicurezza, la lista è corta e va rispettata: scarpe con suola scolpita, due litri d'acqua a testa in estate, traccia GPS scaricata offline, un guscio antivento nello zaino anche in giugno, orario di rientro deciso prima di partire. Il numero da chiamare in caso di necessità è il 112. Un ultimo punto che riguarda i cacciatori: nella stagione venatoria alcune aree limitrofe al parco sono battute, e indossare qualcosa di colore acceso non è civetteria.

Domande veloci su Laghetti di Percile

Quanto costa visitare i Laghetti di Percile?

Nulla. L'accesso ai Laghetti di Percile è libero e gratuito, non esiste biglietteria né controllo all'ingresso. Le uniche spese sono il carburante o il biglietto del mezzo pubblico e, eventualmente, il pranzo nel borgo.

Serve prenotare per i Laghetti di Percile?

No. Si prenota solo se si sceglie un'escursione con guida ambientale o una visita organizzata dall'ente parco, che periodicamente propone uscite tematiche.

Quanto dura l'escursione ai Laghetti di Percile?

Il sentiero CAI 307 misura cinque chilometri e mezzo con un'ora e cinquanta minuti di percorrenza indicata. Con le soste e il giro della sponda del Fraturno, una gita completa dalla piazza di Percile e ritorno occupa dalle quattro alle cinque ore.

Qual è il dislivello del sentiero per i Laghetti di Percile?

Circa 130 metri in salita e 140 in discesa, con difficoltà classificata T, turistica. Si parte da 575 metri e si arriva a 704 al lago Fraturno.

Si può arrivare ai Laghetti di Percile in auto?

Non fino alla riva. Si può però accorciare molto proseguendo sulla carrareccia oltre il paese fino alla piazzola panoramica o alla piccola area di sosta prima del bosco, dove lo spazio è limitato a poche vetture.

Quanti sono i Laghetti di Percile e come si chiamano?

Sono due: il Fraturno, il maggiore, a 704 metri di quota, e il Marraone, il minore, a 674 metri. In paese si chiamano lagustelli.

Quanto è profondo il lago Fraturno?

Circa quindici o sedici metri, su una superficie di novemila metri quadrati. Il Marraone ha un alveo che scende molto più in basso, intorno ai quaranta metri, ma è spesso quasi privo d'acqua.

Si può fare il bagno ai Laghetti di Percile?

Le rive non sono attrezzate, non c'è sorveglianza e il fondale scende rapidamente: la balneazione non rientra negli usi previsti per un bacino tutelato come questo, e il regolamento vigente va consultato sul sito dell'ente parco.

I Laghetti di Percile sono adatti ai bambini?

Sì, dai cinque anni in su, meglio se si usa la variante breve con l'auto fino all'area di sosta. Serve sorveglianza continua sulla sponda, che non ha parapetti.

Si possono portare i cani ai Laghetti di Percile?

Sì, al guinzaglio. Lungo il percorso ci sono cavalli e bovini al pascolo brado: un cane libero in mezzo a un branco è un rischio serio per tutti.

Il percorso per i Laghetti di Percile è accessibile in sedia a rotelle?

No. Il fondo alterna carrareccia sassosa e terra battuta, con tratti sconnessi: non esiste un itinerario accessibile fino ai laghi.

C'è acqua potabile lungo il sentiero?

No. Le ultime fontane sono nell'abitato di Percile. Dopo il paese non si incontrano punti di approvvigionamento fino al rientro.

Ci sono bagni o bar ai Laghetti di Percile?

No. I servizi si trovano soltanto in paese, dove c'è un piccolo bar sulla piazza principale, di fronte al punto informativo.

Si può fare picnic ai Laghetti di Percile?

Sulla sponda non ci sono tavoli: si mangia seduti su un telo. L'unica area con tavoli di legno si incontra prima, lungo la carrareccia. I rifiuti si riportano a valle.

Si può andare in mountain bike ai Laghetti di Percile?

Sì, il tracciato è in gran parte carrabile e la mountain bike è fra le attività praticate nella zona, in particolare durante la Festa dei Laghi del primo maggio. Si procede a passo d'uomo vicino ai pascoli e si dà sempre la precedenza a chi cammina.

Come si arriva ai Laghetti di Percile da Roma?

In auto, A24 fino a Vicovaro Mandela e poi dodici chilometri di provinciale per Licenza e Percile: circa quarantacinque minuti dal quadrante est. In treno fino a Mandela sulla Roma Tiburtina-Avezzano, poi collegamento Cotral per Percile, con orari da verificare sul sito del vettore.

Qual è il periodo migliore per i Laghetti di Percile?

Da metà aprile a metà giugno per la fioritura e il livello dell'acqua, e la seconda metà di ottobre per i colori e la quiete. In estate solo la mattina presto.

Che differenza c'è fra il lago Fraturno e il lago Marraone?

Il Fraturno è più grande, ben visibile, con una sponda percorribile a piedi. Il Marraone è più piccolo, incassato una ventina di metri sotto il sentiero, con rive ripide e scivolose e spesso poca o nessuna acqua.

Che cosa sono le rovine che si vedono sopra i Laghetti di Percile?

Sono i resti di Castel del Lago, sul colle Morella, raggiungibili in una quindicina di minuti di salita ripida con il sentiero 307B dalle sponde del Fraturno.

Si possono vedere animali selvatici ai Laghetti di Percile?

Con pazienza e silenzio si osservano rapaci, anfibi e rettili legati all'acqua, oltre ai cavalli al pascolo. Il parco ospita anche una coppia nidificante di aquila reale e presenze occasionali di lupo appenninico, ma nessuno può promettere avvistamenti.

Il sentiero per i Laghetti di Percile è segnato bene?

Sì, il 307 è segnato con i colori del Club Alpino Italiano e la carrareccia principale è evidente. Il punto in cui si sbaglia più spesso è il bivio davanti al capannone in abbandono: a sinistra per il percorso breve, a destra per l'anello lungo.

Quanto dista Percile da Roma?

Circa sessanta chilometri, che diventano tre quarti d'ora di auto dal quadrante orientale della città fuori dalle ore di punta.

Percile è uno dei Borghi più belli d'Italia?

Sì, il borgo è iscritto al club dei Borghi più belli d'Italia e conta poco più di duecento abitanti a 575 metri di quota.

Il giudizio sui Laghetti di Percile

Una cosa va detta: i Laghetti di Percile non si giudicano dalla fotografia. Chi ci arriva aspettandosi lo spettacolo alpino promesso dalle didascalie resta un po' interdetto davanti a due conche d'acqua di novemila metri quadrati e ottanta metri di diametro. Chi invece ci arriva sapendo che sotto quel verde smeraldo c'è un pozzo carsico profondo sedici metri, che il gemello sprofonda per quaranta e resta quasi sempre asciutto, e che il fondo del maggiore conserva ventimila anni di polline stratificato, guarda la stessa scena e vede tutt'altro. La differenza fra le due giornate è la conoscenza, non il paesaggio. Se devo dare un'indicazione secca: andateci in un giorno feriale di fine ottobre, fate l'anello lungo all'andata, girate la sponda del Fraturno in senso orario, salite a Castel del Lago se le gambe tengono e chiudete con un piatto di ramiccia nel borgo. È una delle poche gite laziali che valgono esattamente quello che promettono, a patto di non pretendere che siano le Dolomiti.

Per chi prepara un itinerario più ampio nel Lazio e ragiona in inglese, il quadro regionale è raccontato nella guida al Lazio di ItalyPlanner, mentre le uscite di montagna e natura in Italia sono raccolte nella sezione mountains and nature e le gite in giornata dalle grandi città nella pagina dedicata ai day trips.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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