AccediIl mio viaggio

Outlaws all’Istituto Svizzero di Roma — dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027

Outlaws, la mostra collettiva annuale dell'Istituto Svizzero, è aperta dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027 a Villa Maraini, in via Ludovisi 48, nel rione Ludovisi, con vernissage giovedì 15 ottobre dalle 18 alle 20. Si visita il mercoledì e il venerdì dalle 14.30 alle 18.30, il giovedì dalle 14.30 alle 20, il sabato e la domenica dalle 11 alle 18.30; lunedì e martedì la mostra è chiusa. La fermata più vicina è Barberini, sulla metro A, da cui si sale a piedi per via Veneto o per via di San Basilio. L'ingresso è gratuito e non serve registrazione; le visite guidate, in italiano e in inglese, sono solo su prenotazione, costano 10 euro a persona e si prenotano scrivendo all'indirizzo visite dell'Istituto Svizzero indicato sul sito ufficiale.

Outlaws all'Istituto Svizzero in breve

Outlaws riunisce sette artisti attorno al concetto di legge: Louisa Gagliardi, Shamiran Istifan, Yoan Mudry, Gina Proenza, Cally Spooner, Jonas Staal e Doris Stauffer. La cura è di Lucrezia Calabrò Visconti, Head Curator dell'Istituto Svizzero. La mostra apre la stagione espositiva dell'Istituto a Roma e, secondo la presentazione ufficiale, interroga la legge come convenzione umana apparentemente immutabile ma spesso soggetta a mutamenti storici e tensioni interne.

Le informazioni essenziali

Sede: Istituto Svizzero, Villa Maraini, via Ludovisi 48, 00187 Roma. Date: dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027. Vernissage: giovedì 15 ottobre 2026, dalle 18 alle 20. Orari: mercoledì e venerdì 14.30-18.30, giovedì 14.30-20, sabato e domenica 11-18.30. Ingresso: gratuito, senza registrazione. Visite guidate: su prenotazione, 10 euro a persona. Animali: non ammessi.

A chi si rivolge

Outlaws è una mostra di arte contemporanea con un tema forte e leggibile. Chi ama l'arte politica e concettuale troverà lavori che dialogano con la storia svizzera e con quella europea; chi viene per la prima volta all'Istituto Svizzero troverà la villa dei Maraini aperta al pubblico, in una delle zone più eleganti di Roma. È una visita che si fa in un'ora, e che vale il viaggio anche solo per la sede.

Il tema di Outlaws: chi è dentro e chi è fuori dalla legge

Il punto di partenza di Outlaws è la legge, guardata da due lati: cosa e chi viene regolato dalla legge, e chi si pone al di sopra o al di fuori di essa. Le opere attraversano epoche diverse e storie che hanno spesso come teatro il territorio svizzero, e si confrontano con le dimensioni poetiche, formali e talvolta umoristiche delle strutture legali. L'ipotesi della curatrice è che regole e diplomazia possano plasmare le realtà sociali e aprire nuove possibilità per immaginare la giustizia sociale e la convivenza.

Una mostra svizzera a Roma

Il tema non è neutrale per un'istituzione svizzera. La Svizzera è il Paese delle regole, della neutralità e della diplomazia, e proprio per questo le figure che si sono spinte oltre le convenzioni, o i gruppi che hanno tentato di imporre nuovi ordini, acquistano un rilievo particolare. Outlaws guarda a questa storia senza retorica, con opere che passano dal Medioevo agli squat degli anni Novanta.

Ironia e serietà

Una delle chiavi della mostra è l'ironia. Caffettiere che cantano, processi contro gli insetti, scatole ottiche sarcastiche: la legge è guardata anche dal lato dell'assurdo. È il registro che preferisco nelle mostre a tema politico, perché evita la predica e lascia al visitatore il tempo di capire da solo.

Le opere in mostra a Outlaws

La presentazione ufficiale descrive un'opera o un progetto per ciascun artista. Ecco cosa si vedrà nelle sale di Villa Maraini.

Gina Proenza, Toi et ta bande

Toi et ta bande di Gina Proenza usa i processi contro gli insetti celebrati nelle campagne di Losanna in epoca medievale come lente sull'arbitrarietà delle procedure legali e sulla costruzione del nemico comune nei momenti di crisi. È forse il lavoro più sorprendente: nel Medioevo europeo si processavano davvero gli animali e gli insetti, con avvocati e sentenze, e l'artista ne fa un modo per parlare di oggi.

Jonas Staal, New World Summit

Jonas Staal presenta una panoramica del suo progetto di lungo corso New World Summit, all'interno del quale costruisce parlamenti alternativi per organizzazioni escluse dai quadri giuridico politici esistenti. È un'opera che ragiona sull'architettura del potere: chi ha diritto a un'assemblea, chi viene lasciato fuori.

Cally Spooner, WHAT HAPPENED!? A conversation with my Mother

Il lavoro di Cally Spooner collega la fondazione della Mont Pèlerin Society, nata nel 1947 sul lago di Ginevra, al passato della madre dell'artista, educatrice, attraverso il concetto pedagogico della negligenza benigna. Economia politica e storia familiare si incontrano in un'opera che parla di come le idee si trasmettono.

Yoan Mudry, le caffettiere cantanti

Le caffettiere cantanti di Yoan Mudry riproducono una canzone anarco punk sul lavoro, nata negli squat degli anni Novanta. L'oggetto domestico per eccellenza, la moka, diventa altoparlante di una controcultura. È il lavoro che i ragazzi ricorderanno.

Doris Stauffer, la strega come figura pedagogica

Il lavoro di Doris Stauffer testimonia l'apice della disobbedienza artistica e femminista degli anni Settanta a Zurigo, fra decostruzione dell'ordine patriarcale e riabilitazione della strega come figura pedagogica che opera fuori dalla legalità.

Shamiran Istifan, The lease is almost up

The lease is almost up di Shamiran Istifan si confronta con le forme di separazione fra gruppi di persone, riutilizzando una pala d'altare del Trecento per dare forma alle assenze della memoria istituzionale.

Louisa Gagliardi, Swamped

Il dipinto Swamped di Louisa Gagliardi evoca uno scenario post apocalittico ma anche fiducioso, in cui le leggi umane smettono di avere senso e la natura si riappropria del paesaggio umano. Chiude idealmente il percorso: dopo la legge, il paesaggio.

Gli artisti di Outlaws: biografie

I sette artisti di Outlaws appartengono a generazioni diverse, dalla fondatrice di una scuola sperimentale nata nel 1934 a una giovane artista nata nel 1994. Le biografie qui sotto riprendono quelle diffuse dall'Istituto Svizzero.

Cally Spooner

Nata ad Ascot nel 1983, Cally Spooner è un'artista e scrittrice britannico italiana che vive a Torino. Le sue coreografie si sviluppano attraverso molti media: suono, film, testo, oggetti e disegni. Ha esposto alla Graham Foundation di Chicago, a Cukrarna di Lubiana, al Museum Dhondt-Dhaenens, a Parrhesiades di Londra, all'Art Institute of Chicago, allo Swiss Institute di New York, al Castello di Rivoli e al Centre d'Art Contemporain di Ginevra. Le sue produzioni dal vivo sono state presentate, fra gli altri, al Centre Pompidou, al Museum M di Lovanio, sulla High Line di New York, alla Tate Britain e alla Tate Modern.

Gina Proenza

Gina Proenza è nata a Bogotá nel 1994, è franco colombiana e vive a Losanna. Il suo lavoro usa le parole per interrogare le relazioni di potere legate al linguaggio e alla sua costruzione sociale, intrecciando l'eredità colombiana e francese e le sue due lingue madri, entrambe segnate dalla storia coloniale. Lavora con scultura, installazione, suono e video. Dal 2025 fa parte del team curatoriale di Tunnel Tunnel a Losanna; è stata co-direttrice di Forde a Ginevra dal 2020 al 2023 e ha co-fondato lo spazio Pazioli a Losanna nel 2015. Ha esposto al Palais de Tokyo di Parigi, al Musée Cantonal d'Art di Losanna, al Musée des Beaux-Arts di La Chaux-de-Fonds, alla KunstHalle Sankt Gallen, al Centre d'Art Neuchâtel e al Centre Culturel Suisse di Parigi.

Louisa Gagliardi

Nata a Sion nel 1989, Louisa Gagliardi vive a Zurigo. Le sue composizioni pittoriche sfiorano il realismo e rielaborano scene sociali segnate da alienazione e incomunicabilità. Stampa immagini concepite digitalmente su PVC e interviene sulla superficie con gel, smalto per unghie, glitter e lattice, ottenendo opere luminose e iridescenti al confine fra digitale e fisico. Ha esposto al MASI di Lugano, alla Galerie Eva Presenhuber di Vienna, a Seoul con TAXA e da Dawid Radziszewski a Varsavia.

Shamiran Istifan

Shamiran Istifan è nata a Baden nel 1987 e vive a Zurigo. Combina scultura, installazione, tessile e immagine per esplorare strutture simboliche, relazioni di potere e i processi attraverso cui gli oggetti accumulano significati. Ha esposto a Zurigo, Losanna, Londra, Parigi, Berlino, Basilea, Dubai e Abu Dhabi, e ha ricevuto il Premio d'arte del Cantone di Zurigo nel 2021, lo Swiss Art Award nel 2025 e il Manor Kunstpreis nel 2026.

Yoan Mudry

Nato a Losanna nel 1990, Yoan Mudry vive a Ginevra. Lavora soprattutto con la pittura, affiancata da scultura, installazione e performance, e attinge ad annunci pubblicitari, film, libri e immagini trovate online per capire come le immagini producano e facciano circolare significati. Ha esposto all'Astrup Fearnley Museum di Oslo, al Lentos Museum di Linz, alla Kunsthalle Basel, alla Kunsthalle Bern e al MCBA di Losanna, oltre che agli Swiss Art Awards.

Doris Stauffer

Doris Stauffer, nata ad Amden nel 1934 e morta a Zurigo nel 2017, fu nel 1971 fra i fondatori della F+F School of Experimental Design, insieme a Serge Stauffer, Hansjörg Mattmüller e Peter Jenny. Nel 1969 fondò con altre donne il movimento di liberazione femminile FBB. Nel 1975 presentò la serie Peniswärmer e le scatole ottiche Patriarchales Panoptikum nella mostra Frauen sehen Frauen allo Strauhof di Zurigo. Nel 1977 tenne alla F+F il primo corso delle streghe, riservato alle donne; nel 1978, dopo le tensioni nate nella scuola, fondò il Frauenwerkstatt, che gestì in autonomia continuando a insegnare alla F+F fino al 1981.

Jonas Staal

Jonas Staal è nato a Zwolle nel 1981 e vive fra Berna, Rotterdam e Atene. Il suo lavoro indaga il rapporto fra arte, democrazia e propaganda. Ha fondato l'organizzazione artistica e politica New World Summit nel 2012 e co-dirige con Florian Malzacher il campo di formazione Training for the Future, attivo dal 2018.

Lucrezia Calabrò Visconti, la curatrice

Outlaws è curata da Lucrezia Calabrò Visconti, Head Curator dell'Istituto Svizzero. La scelta di mettere insieme artisti di tre generazioni, dalla pioniera Doris Stauffer ai trentenni di oggi, dice molto dell'impostazione: la mostra non cerca una tendenza, costruisce un discorso. È un modo di lavorare tipico delle istituzioni culturali straniere a Roma, che hanno la libertà di proporre temi che i musei civici e statali affrontano più di rado.

Il programma collaterale

L'Istituto Svizzero affianca spesso alle mostre incontri, conferenze e visite guidate. Per Outlaws le visite guidate sono su prenotazione, in italiano e in inglese; il programma degli eventi collegati si consulta nel calendario del sito ufficiale.

Villa Maraini, la sede dell'Istituto Svizzero

L'Istituto Svizzero ha sede a Villa Maraini dal 1948, una villa sul Pincio, nel rione Ludovisi, a pochi passi da via Veneto. La villa fu donata alla Confederazione Svizzera nel 1946 da Carolina Maraini-Sommaruga, vedova senza figli dell'industriale ticinese Emilio Maraini, con l'impegno che restasse sempre al servizio della cultura e della collaborazione fra Svizzera e Italia.

Emilio e Carolina Maraini

Emilio Maraini, nato nel 1853 e morto nel 1916, veniva da Lugano, come la moglie Carolina Sommaruga, nata nel 1869 e morta nel 1959. In Italia divenne noto per la produzione industriale di zucchero dalla barbabietola. La villa romana fu la loro residenza; dopo la morte del marito, Carolina ne fece un dono che ha segnato la presenza culturale svizzera in Italia.

La nascita dell'Istituto

Il Consiglio federale svizzero istituì l'Istituto Svizzero di Roma il 27 dicembre 1947. Il 4 agosto 1948 l'Istituto si insediò a Villa Maraini, e nel 1949 fu inaugurato dal giudice federale Plinio Bolla. Dopo la riorganizzazione decisa nel 2004, l'Istituto ha come partner la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione e la fondazione Pro Helvetia; dal 2005 cura la promozione culturale svizzera in Italia, con una seconda sede a Milano.

Una villa aperta

Per chi visita Roma, Villa Maraini è una delle poche ville private del Pincio accessibili senza biglietto durante le mostre. L'Istituto ospita borsisti, artisti e ricercatori in residenza, e una biblioteca. Chi entra per Outlaws vede, oltre alle opere, una casa abitata da chi studia e lavora.

Una curiosità su Outlaws all'Istituto Svizzero di Roma — dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027

La curiosità più gustosa di Outlaws riguarda un'opera e una data. Cally Spooner collega il suo lavoro alla fondazione della Mont Pèlerin Society, nata nel 1947 sul lago di Ginevra. Nello stesso anno, il 27 dicembre 1947, il Consiglio federale svizzero istituiva l'Istituto Svizzero di Roma, che oggi ospita la mostra. Due fondazioni svizzere del 1947, una dedicata al pensiero economico liberale, l'altra alla cultura e alla ricerca, si ritrovano settantanove anni dopo nella stessa sala.

La seconda curiosità viene dal Medioevo. Gina Proenza parte dai processi contro gli insetti celebrati nelle campagne di Losanna: nell'Europa medievale gli animali e gli insetti potevano essere citati in giudizio, con tanto di difensore e sentenza. L'artista usa questa pratica per parlare dell'arbitrarietà delle procedure legali e del bisogno, nei momenti di crisi, di individuare un nemico comune. In una mostra come questa è il dettaglio che fa sorridere e poi pensare: si esce con una storia da raccontare a cena.

Terza curiosità, domestica: le caffettiere di Yoan Mudry cantano. Una moka che intona un pezzo anarco punk degli squat anni Novanta è l'immagine più romana, per così dire, di una mostra svizzera.

Una cosa che non ti dice nessuno su Outlaws all'Istituto Svizzero di Roma — dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027

La cosa che nessuno dice è che all'Istituto Svizzero convivono due orari diversi, e confonderli è l'errore più comune. La portineria della villa lavora dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18; la mostra invece segue il proprio calendario, chiusa il lunedì e il martedì, aperta solo il pomeriggio il mercoledì, il giovedì e il venerdì, e dalle 11 nel fine settimana. Chi arriva un martedì mattina, vedendo il portone aperto, pensa di poter entrare in mostra e resta deluso.

Seconda cosa poco nota: Villa Maraini non è un museo, è una casa di lavoro. L'Istituto ospita artisti, ricercatori e borsisti in residenza, oltre a una biblioteca, e il pubblico entra negli spazi della mostra, non nel resto dell'edificio. Rispettare il percorso indicato è parte della visita.

Terza cosa: l'Istituto Svizzero ha una seconda sede a Milano, in via Vecchio Politecnico 3, con un programma di mostre proprio. Chi si informa online deve fare attenzione a leggere gli orari della sede di Roma, e non quelli di Milano, che sono diversi. È un dettaglio banale, ma va ricordato prima di partire.

Come arrivare all'Istituto Svizzero di via Ludovisi

L'Istituto Svizzero si trova in via Ludovisi 48, vicino alla fermata Barberini della metro A. Il percorso più semplice è a piedi dalla metro.

In metropolitana

Dalla fermata Barberini si sale per via Veneto o per via di San Basilio verso via Ludovisi: sono pochi minuti a piedi, in salita. In alternativa, dalla fermata Spagna, sempre sulla linea A, si sale verso Trinità dei Monti e si prosegue per via Sistina e via Ludovisi.

In autobus

Via Veneto, piazza Barberini e via del Tritone sono servite da numerose linee di superficie. Gli orari e le fermate più vicine si verificano sul servizio di informazione del trasporto pubblico romano prima di partire.

In auto e a piedi

La zona è dentro la fascia a traffico limitato del centro storico, e il parcheggio è difficile. Meglio arrivare con i mezzi o a piedi. Da piazza di Spagna, da Trinità dei Monti o da Villa Borghese la passeggiata è breve e piacevole.

Il consiglio che ti do per visitare Outlaws all'Istituto Svizzero di Roma — dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027

Meglio andare il giovedì, quando la mostra resta aperta fino alle 20. Si entra verso le 18.30, con la luce del tardo pomeriggio sul giardino, si guarda la mostra con calma, e si esce che via Veneto è accesa per la sera. È la combinazione migliore fra visita e passeggiata, e il giovedì c'è meno gente rispetto al fine settimana.

Secondo consiglio: prenotate la visita guidata. Costa 10 euro a persona, si fa in italiano o in inglese, e per una mostra come Outlaws fa la differenza. Molte opere si basano su storie che non si leggono dall'opera stessa: i processi agli insetti, la Mont Pèlerin Society, il corso delle streghe di Doris Stauffer. Con qualcuno che le racconta, la mostra si apre.

Terzo consiglio: ricordate che la mostra è chiusa il lunedì e il martedì, e che il mercoledì e il venerdì apre solo nel pomeriggio, dalle 14.30. Chi ha una mattina libera deve scegliere il sabato o la domenica, quando si entra dalle 11. E niente animali: l'ingresso non è consentito.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che la Svizzera è neutrale, e che Ginevra è la città della diplomazia internazionale. Meno citato è quanto la storia svizzera sia fatta anche di disobbedienza, e Outlaws lo mostra con precisione. Nel 1969 un gruppo di donne, fra cui Doris Stauffer, fondò a Zurigo il movimento di liberazione femminile FBB. A livello federale, il suffragio femminile in Svizzera arrivò soltanto nel 1971, lo stesso anno in cui Stauffer contribuì a fondare la F+F School of Experimental Design. Il corso delle streghe che tenne nel 1977, riservato alle donne, creò tensioni tali da portarla, l'anno dopo, a fondare un laboratorio autonomo.

Il secondo fatto, noto ai romani ma poco citato, riguarda la presenza straniera a Roma. La città ospita decine di accademie e istituti culturali stranieri, dalla Villa Medici francese alla British School, dall'Accademia di Spagna all'Istituto Svizzero. Molti visitatori ne ignorano l'esistenza, e perdono mostre gratuite di livello internazionale in edifici storici. Outlaws è un buon motivo per scoprire questa rete.

La foto giusta da fare a Outlaws all'Istituto Svizzero di Roma — dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027

La foto giusta si fa fuori, prima di entrare: la facciata di Villa Maraini dal giardino, con la villa che si alza sul Pincio. È un'immagine della Roma delle grandi residenze private del rione Ludovisi, e pochi la conoscono. Il momento migliore è il pomeriggio d'autunno, quando la luce radente scalda la facciata.

Dentro, la foto più riuscita è quella che mette insieme un'opera e la sala che la ospita: una villa privata trasformata in spazio espositivo, con gli ambienti domestici che fanno da cornice ai lavori contemporanei. Le caffettiere cantanti di Yoan Mudry sono il soggetto più fotogenico, e raccontano bene lo spirito ironico della mostra. Prima di fotografare, conviene chiedere al personale di sala quali opere si possono riprendere.

La terza foto è per chi scende verso via Veneto dopo la visita: la curva della strada con i grandi alberghi e i caffè, al tramonto, è una delle inquadrature classiche della Roma della Dolce Vita.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di Villa Maraini come istituzione comincia nel 1946, quando Carolina Maraini-Sommaruga donò la villa alla Confederazione Svizzera. Nell'atto di consegna fu stabilito che la villa restasse sempre al servizio della cultura, nel segno della collaborazione fra Svizzera e Italia. Il 27 dicembre 1947 il Consiglio federale svizzero istituì l'Istituto Svizzero di Roma come fondazione di diritto privato.

Il 4 agosto 1948 l'Istituto prese sede nella villa, e nel 1949 fu inaugurato dal giudice federale Plinio Bolla. Da allora vi hanno abitato generazioni di borsisti svizzeri, artisti e studiosi, in residenze di ricerca che hanno formato una parte importante della cultura elvetica del dopoguerra.

Nel 2004 il Consiglio federale decise una riorganizzazione: l'Istituto trovò due nuovi partner istituzionali, la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione e la fondazione Pro Helvetia. Dal 2005 Pro Helvetia gli affidò la promozione culturale svizzera in Italia, compito fino ad allora svolto dal Centro Culturale Svizzero di Milano. Fino al marzo 2012 l'Istituto curò anche il programma dell'istituto culturale svizzero di Venezia. Oggi, con le sedi di Roma e Milano, è il principale strumento della promozione culturale svizzera in Italia.

Chi è passato da Outlaws all'Istituto Svizzero di Roma — dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027

Da Villa Maraini sono passati, prima di tutto, i Maraini: Emilio, l'industriale luganese dello zucchero, e Carolina Sommaruga, che trasformò la casa in un dono alla cultura. Poi Plinio Bolla, il giudice federale che inaugurò l'Istituto nel 1949, e dal dopoguerra generazioni di borsisti, artisti, storici dell'arte, archeologi e ricercatori svizzeri che a Roma hanno vissuto e lavorato.

Con Outlaws passano dalle sale della villa sette artisti che, fra loro, hanno esposto nei luoghi principali dell'arte contemporanea. Cally Spooner ha presentato lavori alla Tate Modern, alla Tate Britain e al Centre Pompidou; Gina Proenza al Palais de Tokyo di Parigi; Louisa Gagliardi al MASI di Lugano; Yoan Mudry alla Kunsthalle Basel e all'Astrup Fearnley Museum di Oslo; Shamiran Istifan ha vinto lo Swiss Art Award nel 2025 e il Manor Kunstpreis nel 2026; Jonas Staal ha costruito i parlamenti del New World Summit in giro per il mondo.

E c'è Doris Stauffer, scomparsa nel 2017, che torna a Roma con i lavori di una stagione, gli anni Settanta di Zurigo, in cui l'arte e il femminismo cambiarono la scuola e la città. Per molti visitatori italiani sarà una scoperta, e credo sia il nome da portarsi a casa.

Cosa vedere intorno all'Istituto Svizzero

Villa Maraini si trova fra via Veneto, piazza Barberini e Trinità dei Monti, in una delle zone con la più alta concentrazione di luoghi da visitare di Roma.

Via Veneto e i Cappuccini

Scendendo per via Veneto si arriva a Santa Maria della Concezione dei Cappuccini, con il Museo dei Frati Cappuccini e la sua celebre cripta decorata con ossa. È una combinazione che sorprende molti visitatori: dall'arte contemporanea alla cripta barocca in dieci minuti a piedi.

Palazzo Barberini

A pochi minuti c'è Palazzo Barberini, con la Galleria Nazionale d'Arte Antica. Per una giornata piena, la mattina si può dedicare a Barberini e il pomeriggio a Outlaws, che apre alle 14.30 nei giorni feriali.

Trinità dei Monti e il Pincio

Da via Ludovisi si raggiungono Trinità dei Monti, la scalinata di piazza di Spagna e la terrazza del Pincio. Al tramonto, la passeggiata dal Pincio a Villa Maraini, o viceversa, è una delle più belle del centro.

Come organizzare la visita a Outlaws

La visita a Outlaws dura circa un'ora, di più con la visita guidata. Si combina facilmente con una passeggiata in centro o con un museo della zona.

Dove mangiare

Intorno a via Veneto e piazza Barberini ci sono caffè storici, bistrot e ristoranti di fascia alta, legati alla vita degli alberghi della zona. Scendendo verso via del Tritone e Fontana di Trevi l'offerta si fa più varia e più economica, con trattorie, pizzerie al taglio e forni. Per un aperitivo dopo la visita del giovedì sera, via Veneto e le vie intorno a piazza di Spagna offrono molte possibilità.

Con i bambini

Outlaws non è una mostra pensata per i bambini, ma alcuni lavori, come le caffettiere cantanti o i processi agli insetti, possono incuriosire i ragazzi. Per i più piccoli, la visita va abbinata a un'uscita a Villa Borghese, raggiungibile a piedi da Porta Pinciana.

Il periodo dell'anno

La mostra copre l'autunno e l'inverno romano, da metà ottobre ai primi di febbraio. Nei pomeriggi di novembre e dicembre la luce cala presto: chi vuole vedere il giardino di Villa Maraini con la luce del giorno deve arrivare entro le 16. Nelle feste di Natale conviene controllare sul sito ufficiale eventuali chiusure straordinarie.

Accessibilità all'Istituto Svizzero

Villa Maraini è una villa storica su più livelli, e le condizioni di accesso per le persone con disabilità vanno verificate direttamente con l'Istituto Svizzero prima della visita, telefonando al numero della portineria, attiva dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18. L'ingresso gratuito e senza registrazione rende la visita semplice da organizzare; per i gruppi, la visita guidata su prenotazione è la soluzione migliore.

Informazioni utili

L'Istituto Svizzero indica sul proprio sito il numero di telefono della sede di Roma, l'indirizzo e-mail generale e quello per le visite guidate. Per le richieste della stampa c'è un indirizzo dedicato. Nell'Istituto non sono ammessi animali.

Domande frequenti su Outlaws all'Istituto Svizzero

Quando è aperta la mostra Outlaws all'Istituto Svizzero di Roma?

La mostra Outlaws all'Istituto Svizzero di Roma è aperta dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, con vernissage giovedì 15 ottobre dalle 18 alle 20. Gli orari sono: mercoledì e venerdì 14.30-18.30, giovedì 14.30-20, sabato e domenica 11-18.30. Lunedì e martedì la mostra è chiusa.

Quanto costa l'ingresso a Outlaws?

L'ingresso alla mostra Outlaws all'Istituto Svizzero è gratuito e non richiede registrazione. Le visite guidate, in italiano e in inglese, sono su prenotazione e costano 10 euro a persona; si prenotano scrivendo all'indirizzo per le visite indicato sul sito ufficiale dell'Istituto Svizzero.

Dove si trova l'Istituto Svizzero di Roma?

L'Istituto Svizzero di Roma si trova a Villa Maraini, in via Ludovisi 48, nel rione Ludovisi, fra via Veneto e Trinità dei Monti. La fermata della metropolitana più vicina è Barberini, sulla linea A, da cui si sale a piedi in pochi minuti.

Quali artisti espongono in Outlaws?

Outlaws all'Istituto Svizzero presenta lavori di Louisa Gagliardi, Shamiran Istifan, Yoan Mudry, Gina Proenza, Cally Spooner, Jonas Staal e Doris Stauffer, con opere che vanno dai processi medievali contro gli insetti al femminismo zurighese degli anni Settanta. La curatrice è Lucrezia Calabrò Visconti.

Di cosa parla la mostra Outlaws?

La mostra Outlaws parla della legge come convenzione umana apparentemente immutabile ma soggetta a mutamenti storici. Le opere guardano a chi viene regolato dalla legge e a chi si pone al di sopra o al di fuori di essa, con storie che hanno spesso il territorio svizzero come teatro, e con un registro che alterna serietà e ironia.

Si può visitare Outlaws con un cane?

No: l'Istituto Svizzero di Roma non consente l'ingresso agli animali. Chi viaggia con un cane deve organizzarsi prima della visita a Villa Maraini; i giardini pubblici di Villa Borghese e del Pincio, a pochi minuti a piedi, sono un'alternativa per la passeggiata prima o dopo.

Qual è il giorno migliore per visitare Outlaws?

Il giorno migliore per visitare Outlaws all'Istituto Svizzero è il giovedì, quando la mostra resta aperta fino alle 20: si entra nel tardo pomeriggio e si esce per l'aperitivo su via Veneto. Il sabato e la domenica è l'unica possibilità per chi vuole visitare la mostra di mattina, dalle 11.

Il consiglio finale su Outlaws

Outlaws è una mostra piccola, gratuita e intelligente, in una villa che molti romani non hanno mai visto. La raccomandazione è di non trattarla come un riempitivo: prenotate la visita guidata, andate un giovedì, fermatevi davanti al lavoro di Doris Stauffer e alle caffettiere di Yoan Mudry. Poi scendete verso via Veneto e fermatevi a guardare la città dalla collina. È il modo migliore per ricordarsi che, a Roma, l'arte contemporanea abita anche dietro i cancelli delle ville. Per una visita più ampia, la nostra scheda sull'Istituto Svizzero di Roma raccoglie le informazioni sulla sede.

Articolo scritto dalla redazione di Tour Leader Pro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

Contact Information

Data Evento16 Ottobre 2026 — 7 Febbraio 2027
IndirizzoIstituto Svizzero, Via Ludovisi 48, 00187 Roma Centro storico, Roma, Roma Città
CategorieEventiMostre

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi