Marco Masini al Palazzo dello Sport
Marco Masini arriva al Palazzo dello Sport dell’Eur venerdì 13 novembre 2026. È la data romana del suo giro nei palasport, e arriva nell’anno in cui il cantautore fiorentino è tornato al centro della conversazione nazionale: quinto posto al Festival di Sanremo 2026 con Male necessario, cantata in coppia con Fedez, Premio Sergio Bardotti per il miglior testo, un singolo entrato direttamente al primo posto della classifica italiana e un nuovo album, Perfetto imperfetto, pubblicato il 6 marzo. Chi compra il biglietto lo fa per due ragioni diverse e sovrapposte: un repertorio che ha più di trentacinque anni di anzianità, e una canzone nuova che a febbraio hanno sentito tutti.
Il Palazzo dello Sport è la sala coperta più grande di Roma, si trova all’Eur ed è servito dalla metropolitana linea B. Per le serate con il tutto esaurito conviene muoversi molto prima dell’orario indicato sul biglietto, perché i controlli agli ingressi assorbono tempo e la fila comincia a formarsi ben prima dell’apertura dei cancelli. Qui sotto trovi quello che serve per organizzare la serata: chi è Masini e perché il suo pubblico romano è fatto come è fatto, che cosa succede sul palco quando un repertorio nato per radio e teatri viene portato in una cupola di cemento armato da undicimila persone, come ci si arriva e dove conviene lasciare l’automobile, che cosa fare nelle due ore che precedono l’inizio, e che cosa comporta uscire tutti insieme dallo stesso anello di tornelli a mezzanotte meno un quarto.
Che cosa è il concerto del 13 novembre 2026
Si tratta della tappa romana del percorso nei palasport di Marco Masini, fissata per venerdì 13 novembre 2026 al Palazzo dello Sport di Roma. L’indirizzo è Piazzale dello Sport 1, nel quartiere Eur, nella parte meridionale della città. Alcune indicazioni riportano invece Piazzale Pier Luigi Nervi, dal nome dell’ingegnere che ne firmò le strutture: è lo stesso luogo, e in città la parola che vale come indirizzo non è nessuna delle due, è Palaeur.

Il giro nei palasport del 2026 è il primo che Masini affronta con questo formato dopo una stagione lunga di teatri, piazze e spettacoli a due voci. Il decennio appena trascorso lo ha visto soprattutto nei luoghi raccolti: il tour per i trent’anni di carriera in versione pianoforte e voce, la serie di serate elettroacustiche, i due anni di spettacolo teatrale insieme a Giorgio Panariello, la registrazione dal vivo al Teatro della Pergola di Firenze. Il ritorno nelle sale grandi ha un significato preciso, ed è la conseguenza diretta di quello che è successo tra gennaio e marzo del 2026.
La data cade di venerdì, il che per Roma cambia parecchie cose. Il venerdì sera la città lavora fino al pomeriggio e poi si riversa fuori tutta insieme: il traffico della fascia tra le diciotto e le venti, sulla direttrice che porta verso l’Eur, è la peggiore della settimana. In compenso il giorno successivo non è lavorativo per la maggior parte delle persone, e questo toglie l’ansia del rientro a chi arriva da fuori Roma e a chi il mattino dopo dovrebbe alzarsi presto. Vale la pena aggiungere un dettaglio di calendario che chi frequenta il Palaeur conosce bene: il giorno dopo, sabato 14 novembre, nello stesso impianto è annunciato il concerto di Gigi D’Alessio. Due serate consecutive con due pubblici che in parte coincidono e in parte no, e un quartiere che per due sere di fila assorbe decine di migliaia di persone nello stesso raggio di trecento metri.
L’orario di inizio dei concerti al Palazzo dello Sport è di norma fissato per le ventuno, con apertura delle porte circa due ore prima. È il modello che l’impianto applica quasi sempre, ma va letto come un’indicazione di massima e non come un orario ferroviario: nelle serate con tutto esaurito la parte iniziale può slittare di dieci o quindici minuti, e una eventuale apertura affidata a un altro artista sposta ulteriormente in avanti l’inizio della parte principale. Chi vuole sapere con esattezza l’orario della propria serata lo trova indicato sul biglietto e sui canali del promotore nei giorni immediatamente precedenti.
Chi è Marco Masini, in breve e per intero
Marco Masini è nato a Firenze il 18 settembre 1964. Ha cominciato a suonare da ragazzino, ha messo insieme un gruppo alle superiori, ha lasciato la ragioneria al quarto anno per fare musica e ha pagato quella scelta con anni di attrito familiare. La madre morì quando lui aveva diciannove anni, e chi conosce il suo repertorio sa che quella perdita è una delle vene sotterranee che lo attraversano per intero. Prima di essere un cantante è stato un mestierante della musica nel senso più nobile del termine: arrangiatore, tastierista, voce guida nei provini, uomo di studio.
L’incontro che gli cambia la vita è quello con Giancarlo Bigazzi, nel 1986. Bigazzi era uno dei più grandi autori italiani del secondo Novecento, e lo prese nella propria squadra. Masini lavorò a colonne sonore, tra cui quelle di Mediterraneo, Mery per sempre e Ragazzi fuori. Fu la voce guida del provino di Si può dare di più, la canzone che Morandi, Ruggeri e Tozzi avrebbero portato a Sanremo. Andò in tournée con Umberto Tozzi, e nel 1988 salì con lui sul palco della Royal Albert Hall di Londra. Curò arrangiamenti per Tozzi e lavorò alla realizzazione di un album di Raf. Tutto questo prima di pubblicare qualcosa a proprio nome.
L’esordio arriva a Sanremo nel 1990, nella sezione Novità, con Disperato, scritta con Bigazzi e Beppe Dati. Vince la sezione, vince il premio della critica, e il singolo resta nella parte alta della classifica per oltre sette mesi. L’album omonimo, uscito in maggio, supera le ottocentomila copie e resta in classifica fino a febbraio dell’anno successivo. Nel 1991 torna a Sanremo con Perché lo fai e arriva terzo, dietro Cocciante e Renato Zero. Subito dopo esce Malinconoia, parola inventata dalla fusione di malinconia e paranoia: oltre un milione di copie, l’album più venduto dell’intero 1991 in Italia, la vittoria al Festivalbar e, l’anno dopo, il riconoscimento di artista italiano più venduto ai World Music Awards.
Quello che segue è la parte della sua storia che conviene raccontare con esattezza, perché è stata raccontata male per anni. A partire dal secondo album cominciarono a circolare voci sul suo conto, amplificate da una parte della stampa dell’epoca, che gli attribuivano una capacità di portare sfortuna e sostenevano che le sue canzoni facessero male a chi le ascoltava. Non c’era nulla di verificabile in quelle voci, nessun fatto, nessun episodio: c’era un artista giovanissimo che scriveva di depressione, di dipendenze, di rapporti finiti male, in un decennio in cui la canzone italiana su quei temi preferiva la metafora. La diceria fece danni reali. Masini le rispose nel 1993 con una canzone dal titolo apertamente insolente, che finì censurata in radio e in televisione e che è diventata uno dei suoi brani più conosciuti, e continuò a lavorare.
Il conto arrivò comunque. Il cielo della vergine, del 1995, partì bene ma resse meno dei precedenti. Scimmie, nel 1998, prodotto da una etichetta fondata da lui stesso, fu apprezzato dalla critica e ignorato dal mercato: centomila copie in due mesi, cifra che per chi arrivava da un milione equivale a un fallimento, complice un disco rock che spiazzò chi lo seguiva e un videoclip bloccato dalla pubblicità televisiva. Il ritorno a Sanremo nel 2000 con Raccontami di te si chiuse al quindicesimo posto. Uscita di sicurezza, nel 2001, uscì e sparì in quattro settimane.
Il 17 aprile 2001 Masini annunciò il ritiro dalla carriera di cantautore. Lo motivò parlando apertamente di un accanimento nei suoi confronti da parte della critica, della censura e di una parte dell’ambiente, che secondo lui gli impediva l’accesso ai canali promozionali. Il mese dopo, ospite di Adriano Celentano in televisione, ribadì il concetto e volle rendere omaggio a Mia Martini, che vent’anni prima era stata vittima esattamente dello stesso meccanismo, cantando Gli uomini non cambiano. Nello stesso periodo aprì una causa contro la propria casa discografica, contestandole di non avere promosso gli ultimi tre album e di non averlo tutelato nei rapporti con i mezzi di informazione.
Tornò nell’autunno 2003 con una raccolta riarrangiata e tre inediti, spinto anche dalle pressioni di chi lo seguiva. E nel febbraio 2004 salì per la quarta volta sul palco dell’Ariston, con L’uomo volante, e vinse il Festival di Sanremo. In termini di storia della canzone italiana quella vittoria vale più delle molte che l’hanno preceduta e seguita, perché chiuse con un verdetto pubblico una vicenda che si era costruita per via di voci.
Da lì in avanti la carriera prosegue senza strappi: Il giardino delle api nel 2005, l’album a due voci con Umberto Tozzi nel 2006, lo spettacolo teatrale Il brutto anatroccolo nel 2008 in cui ripercorre la propria vita legandola alle canzoni, il ritorno a Sanremo nel 2009 con L’Italia, Niente d’importante nel 2011, il sesto posto sanremese del 2015 con Che giorno è, il tredicesimo del 2017 con Spostato di un secondo, il quindicesimo del 2020 con Il confronto. In mezzo, il premio Lunezia, la vittoria allo Zecchino d’Oro del 2021 come autore di Superbabbo, il ruolo di coach televisivo, i due anni in giro con Panariello. Nel settembre 2024 esce il singolo Allora ciao e un mese dopo l’album 10 amori, il primo di inediti dopo sette anni. In tutto ha partecipato dieci volte al Festival di Sanremo e ne ha vinte due edizioni, e secondo la scheda biografica di riferimento ha superato i sette milioni di copie vendute nel mondo.
Il 2026, Fedez e il ritorno nei palasport
La coppia con Fedez nasce nel febbraio 2025, alla serata delle cover del Festival di Sanremo di quell’anno: i due portano all’Ariston una riscrittura di Bella stronza, brano del 1995 di Masini, in cui quasi tutte le strofe originali sono sostituite da versi rap scritti e cantati da Fedez. Il duetto arriva terzo nella classifica della serata ed è al tempo stesso il momento più discusso del festival. La canzone, fin dalla pubblicazione, è oggetto di critiche ricorrenti per i contenuti del testo, e alla vigilia della serata una consigliera di parità scrisse alla Rai chiedendo di non consentirne l’esecuzione. Masini, già nel 2020, aveva risposto alle accuse sostenendo che nel brano la violenza è immaginata e non esercitata. La discussione non si è chiusa allora e non si è chiusa dopo: fa parte del modo in cui questo repertorio viene ascoltato oggi, e chi va al concerto è bene che lo sappia.
Un anno più tardi la coppia torna in gara. Nel febbraio 2026 Fedez e Masini partecipano al settantaseiesimo Festival di Sanremo con Male necessario, scritta dai due insieme ad Alessandro La Cava, Antonio Iammarino e Federica Abbate, e prodotta da Nicola Lazzarin, in arte Cripo. Il brano esordisce in vetta alla classifica dei singoli più venduti in Italia. Nella quarta serata, quella delle cover, i due duettano con il violoncellista Stjepan Hauser su Meravigliosa creatura di Gianna Nannini, e il giorno successivo quella versione viene pubblicata come singolo. Nella serata finale il duo si classifica al quinto posto e si aggiudica il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo.
Il 6 marzo 2026 esce Perfetto imperfetto, tredicesimo album in studio di Masini, entrato all’ottavo posto della classifica italiana degli album. Contiene dieci brani nell’edizione digitale e due tracce in più nell’edizione fisica, tra cui proprio Male necessario. Il singolo che aveva anticipato il disco, E poi ti ho visto cadere, era uscito a fine gennaio. È l’album che il tour del 2026 porta in giro, ed è la ragione per cui la scaletta di novembre non potrà essere solo una teoria di successi.
Una curiosità su Marco Masini al Palazzo dello Sport
La curiosità riguarda una coincidenza di date che non credo sia casuale. Marco Masini è nato il 18 settembre. La data romana del suo giro nei palasport cade il 13 novembre, cioè meno di due mesi dopo il compleanno, e quasi esattamente a metà tra l’uscita dell’album di marzo e la fine dell’anno. Non è un anniversario e nessuno lo celebrerà dal palco, ma la posizione nel calendario racconta come funzionano oggi i tour italiani: il disco esce in primavera, l’estate si passa nelle piazze e nei festival, e il conto vero lo si fa in autunno, quando le città al coperto decidono se un artista riempie o no undicimila posti in una sera sola.
La seconda parte della curiosità è più interessante e riguarda Roma. Il primo tour da solista di Masini, quello del 1991 dopo Malinconoia, ebbe un successo tale da costringere a raddoppiare le serate in due città: Firenze, che è casa sua, e Roma. E la prima esibizione romana di quel giro si tenne al Teatro Tendastrisce, che chi ha frequentato la musica dal vivo in questa città negli anni novanta ricorda bene: un tendone sulla Tiburtina, capienza di poche migliaia di persone, acustica discutibile e un pubblico che ci arrivava in motorino. Tra quel tendone e la cupola di cemento dell’Eur passano trentacinque anni e una distanza che vale la pena misurare mentalmente, se sei tra quelli che c’erano.
C’è poi un terzo elemento, che riguarda la geografia sentimentale del suo pubblico romano. Masini non è mai stato un artista da centro storico: il suo ascoltatore tipo a Roma abita più facilmente nei quartieri della prima e seconda cintura che dentro le mura, e per lui il Palaeur non è un luogo esotico raggiungibile solo con la metropolitana, è un posto dove ci si arriva in macchina da sempre. Questo si vede, nelle sere dei suoi concerti, nella composizione del parcheggio e nella quantità di persone che arrivano in gruppo anziché in coppia.
Che cosa aspettarsi dallo spettacolo
Nessuna scaletta è stata resa pubblica al momento in cui scrivo, e diffiderei di chiunque ne faccia circolare una in anticipo. Quello che si può dire con ragionevole certezza riguarda la struttura, non i titoli. Un concerto di Masini in palasport si regge su tre materiali diversi, e il modo in cui vengono alternati è il vero mestiere della serata.
Il primo materiale sono le canzoni degli anni novanta, quelle che il pubblico conosce parola per parola e che canterebbe anche senza amplificazione. Sono brani costruiti su melodie ampie, con pianoforte in evidenza e ritornelli scritti per essere ripetuti: in una sala da undicimila persone funzionano da soli, e l’artista in quei momenti fa un passo indietro e lascia cantare. È l’effetto che in gergo si chiama coro, e in un impianto a pianta circolare come il Palaeur ha una resa particolare, perché il suono delle voci torna verso il centro invece di disperdersi verso il fondo.
Il secondo materiale è il repertorio della maturità: i dischi dal 2004 in avanti, meno noti al pubblico generalista, più adatti a una esecuzione raccolta. Qui il rischio, in una sala grande, è il calo di tensione. Chi ha visto i concerti recenti di Masini sa che la soluzione adottata di solito passa da una riduzione della formazione e da una parte centrale più intima, quasi da teatro, che riprende l’impostazione dei suoi spettacoli pianoforte e voce degli anni scorsi.
Il terzo materiale è il presente: le canzoni di Perfetto imperfetto e, inevitabilmente, Male necessario. Su quest’ultima c’è una domanda che si fanno tutti e a cui non è possibile dare una risposta certa: se e come venga eseguita dal vivo senza Fedez sul palco. Le soluzioni possibili sono diverse, dalla riscrittura della parte rap a un arrangiamento che la trasformi in qualcosa di differente, fino a un eventuale ospite. Non esiste al momento nessuna dichiarazione pubblica in merito per la data romana, e chi compra il biglietto contando su una presenza specifica lo fa a proprio rischio.
Sulla durata, la media per una serata di questo tipo si colloca tra le due ore e le due ore e un quarto, bis compresi. Se l’inizio è alle ventuno e c’è una apertura affidata a un altro artista, la conclusione si colloca realisticamente tra le ventitré e le ventitré e trenta. Tienilo presente se devi prendere un treno, e non fidarti del calcolo ottimistico.
Una cosa che non ti dice nessuno su Marco Masini al Palazzo dello Sport
La cosa che non viene quasi mai detta riguarda la composizione della sala e le conseguenze pratiche che ne derivano. Il pubblico di Masini, nel 2026, ha in larga maggioranza superato i quarantacinque anni. Una parte consistente ha comprato il primo album nel 1990 da adolescente e oggi arriva al concerto con figli grandi, a volte con i figli stessi. Questo dato, che sembra sociologia da salotto, determina tre cose molto concrete della serata.
La prima è la gestione del parterre. Nelle serate con pubblico giovane il parterre in piedi si riempie presto e resta compatto fino alla fine. Nelle serate come questa, invece, una quota rilevante di chi ha comprato il parterre scopre verso metà spettacolo che due ore e mezza in piedi su un pavimento rigido sono un esercizio faticoso, e comincia a spostarsi verso i lati, verso i corridoi, verso i punti dove ci si può appoggiare. Il risultato è che la parte centrale del parterre nella seconda ora diventa più praticabile di quanto non fosse all’inizio, e che i passaggi laterali si affollano. Chi prevede di non reggere lo sforzo dovrebbe scegliere direttamente una gradinata numerata, non il parterre con l’idea di cavarsela.
La seconda è la curva dei consumi ai punti di ristoro. Un pubblico adulto beve meno, mangia prima di entrare e fa meno code durante lo spettacolo, ma le concentra tutte in due momenti: subito dopo l’apertura dei cancelli e nei quindici minuti che precedono l’inizio. Se ti serve qualcosa, prendilo appena entri oppure rinuncia, perché in quella finestra la coda al banco più vicino al tuo ingresso può assorbire venti minuti buoni.
La terza riguarda l’uscita, ed è la più utile. Un pubblico adulto esce compatto e subito: non si trattiene nel piazzale, non prolunga la serata davanti all’impianto, punta direttamente all’automobile o alla metropolitana. Questo significa che il picco di deflusso del Palazzo dello Sport, nelle serate di questo tipo, è più violento e più breve rispetto a un concerto di pubblico giovane. Nei primi dieci minuti dopo l’ultima nota il piazzale e la fermata della metropolitana ricevono quasi tutte le persone presenti nella sala. Chi resta seduto ad applaudire cinque minuti in più, o chi si concede una passeggiata di dieci minuti verso il laghetto prima di muoversi, trova una situazione completamente diversa e più civile. È un consiglio che vale per qualunque concerto al Palaeur, ma qui vale il doppio.
Aggiungo un quarto elemento, meno pratico e più onesto. Chi va a sentire Masini oggi, molto spesso, ci va con una storia personale attaccata a due o tre canzoni specifiche. Sono brani che parlano di perdite, di rotture, di periodi difficili, e sono stati ascoltati in periodi difficili. In una sala da undicimila persone questo produce un fenomeno che chi non frequenta questo tipo di concerti trova sorprendente: nei momenti giusti, una quantità sensibile di pubblico adulto piange, tranquillamente e senza vergogna, mentre canta. Non è un dettaglio di colore, è la ragione per cui questo repertorio ha retto trentacinque anni.
Il Palazzo dello Sport come sala da concerto
L’edificio nasce come impianto olimpico e questo, per chi ascolta musica amplificata, è un dato tecnico prima che storico. Fu progettato a partire dal 1956 da Marcello Piacentini per la parte architettonica e da Pier Luigi Nervi per quella strutturale, e costruito tra il 1958 e il 1960 in vista dei Giochi della diciassettesima Olimpiade. La pianta è circolare, con un diametro massimo di poco meno di cento metri. Le gradinate sono su due ordini, per circa dodicimila posti nella configurazione sportiva originale, e sono sostenute da pilastri inclinati che fanno anche da raccordo con la copertura. La copertura è una calotta sferica in cemento armato spessa nove centimetri: un numero che sembra un errore di battitura e invece è esatto, ed è una delle ragioni per cui l’edificio è considerato tra le opere più riuscite della carriera di Nervi.
Un dettaglio poco noto e rilevantissimo per la musica: già in fase di progetto fu deciso di rendere l’impianto adatto anche a manifestazioni canore e teatrali, e per questo le nervature della calotta interna furono ricoperte di materiale fonoassorbente. Non è un adattamento successivo, è una scelta del 1956. L’intero edificio fu inoltre dotato di condizionamento, e l’impianto audio originale fu realizzato dalla Siemens italiana. Un palasport pensato anche per la voce, nell’Italia del boom, non era affatto scontato.
Gli ingressi sono sedici, distribuiti lungo la circonferenza a circa venti metri l’uno dall’altro. Questa geometria, per chi entra, si traduce in una regola semplice: il tuo biglietto ti assegna un ingresso preciso, e quell’ingresso è il più vicino al tuo posto. Presentarsi all’ingresso sbagliato significa fare a piedi un pezzo di circonferenza di un edificio che di circonferenza ne ha oltre trecento metri, e farlo in mezzo alla fila di tutti gli altri. Guarda la lettera o il numero stampato sul biglietto prima di avvicinarti, non dopo.
Nel 1999 l’impianto è stato ristrutturato, con consolidamento e adeguamento alle norme di sicurezza, costruzione di bar e di un ristorante, interventi sull’acustica e sulla superficie esterna. Sul fronte rivolto verso la città, quello che sovrasta la cascata che alimenta il laghetto, è stata realizzata una terrazza panoramica di circa duemilasettecento metri quadrati. Chi arriva presto e conosce l’edificio la usa: è il posto migliore in cui passare l’ultima mezz’ora prima dell’apertura, molto meglio del piazzale.
Per anni la struttura ha portato il nome di uno sponsor, ragione per cui trovi ancora oggi, nelle conversazioni e su qualche indicazione, denominazioni commerciali diverse. Il nome sui documenti resta Palazzo dello Sport, quello in uso corrente resta Palaeur, e negli ultimi anni il nome commerciale è cambiato più di una volta. Se ti capita di leggere tre nomi diversi riferiti alla stessa serata, si tratta sempre dello stesso edificio.
Sulla capienza vale la pena essere precisi, perché è il dato su cui circolano più cifre diverse. La configurazione originale prevedeva circa dodicimila posti su due ordini di gradinate. Nelle configurazioni per concerto la capienza effettiva dipende dal palco, dalla presenza del parterre in piedi, dalla quantità di settori resi inagibili dalla posizione della struttura scenica e dalle esigenze di sicurezza della serata specifica. Per un concerto con palco di testa, la cifra che circola abitualmente per il Palaeur è intorno agli undicimila spettatori, ma non è una costante e cambia da produzione a produzione.
La geometria della sala e dove conviene sedersi
Il punto che nessuno spiega prima dell’acquisto è che un edificio circolare progettato per la pallacanestro e il pugilato ha il proprio centro visivo al centro geometrico della sala, mentre un concerto con palco di testa sposta il punto di interesse su un lato. Le gradinate, però, restano orientate verso il centro. Da questo discendono conseguenze pratiche che chi compra il biglietto guardando solo il prezzo scopre soltanto la sera stessa.
I settori laterali alti, quelli che sulla mappa sembrano ragionevoli perché non sono né dietro il palco né lontanissimi, hanno un angolo di visuale obliquo e in alcuni casi una porzione di palco coperta dalle strutture. Il suono, in quei punti, arriva più tardi e più riflesso, perché la calotta rimanda l’onda verso il centro della sala. I settori frontali, anche se numericamente più lontani dal palco, offrono di norma una esperienza migliore sia visiva sia sonora.
Il primo anello, nella porzione centrale rispetto al palco, è la scelta che consiglio a chi ha più di quarant’anni, a chi tiene al suono più che alla vicinanza e a chi ha intenzione di ascoltare le canzoni al pianoforte nelle condizioni in cui sono state scritte. Costa in genere meno del parterre, ha il posto assegnato, consente di uscire e rientrare senza perdere la posizione ed è vicino ai servizi. Il parterre ha un senso per chi vuole l’esperienza fisica della prima fila e accetta di arrivare tre ore prima per ottenerla; per tutti gli altri è una scelta che si paga cara in stanchezza.
Chi viene con bambini o con persone anziane non ha alternative ragionevoli alla gradinata numerata. Lo stesso vale per chi soffre la folla: il parterre del Palaeur, quando è pieno, è compatto e uscirne a metà spettacolo richiede pazienza e una certa determinazione.
Come si arriva a Piazzale dello Sport
La metropolitana è la soluzione giusta, e non è un consiglio generico. La linea B serve l’Eur con più fermate, e l’impianto è raggiungibile a piedi in pochi minuti dalla stazione più vicina. Da Termini il viaggio richiede circa venticinque minuti in condizioni normali. Nelle sere di evento le banchine in direzione Laurentina, tra le diciannove e le venti e trenta, sono affollate ma scorrevoli; il problema non è l’andata, è il ritorno.
Per una serata di venerdì il servizio serale della metropolitana copre in modo ragionevole la fine dello spettacolo, ma il margine non è ampio come sembra. Il calcolo va fatto così: ultima nota, dieci minuti per uscire dalla sala, dieci o quindici minuti per raggiungere la banchina e riuscire a salire su un treno che non sia già pieno, venticinque minuti fino a Termini. Sono tra i quaranta e i quarantacinque minuti, non venticinque. Chi ha un treno da prendere lo verifichi prima di comprare il biglietto del concerto, non la sera stessa.
In automobile la situazione è quella tipica dei grandi impianti romani. Il Palazzo dello Sport dispone di aree di sosta nelle immediate vicinanze, ma per un evento da diecimila persone e passa la capienza è largamente insufficiente, e soprattutto il deflusso dai parcheggi vicini al termine dello spettacolo è la parte peggiore della serata: si può restare fermi nel piazzale anche quaranta minuti prima di riuscire a immettersi sulla viabilità principale. La contromisura è una sola e funziona sempre: parcheggia lontano, anche a un chilometro, nelle strade dell’Eur residenziale, e cammina. Dieci minuti a piedi all’andata valgono quaranta minuti risparmiati al ritorno, e l’Eur è uno dei pochi quartieri romani in cui camminare la sera è piacevole invece che penoso.
Chi arriva dal Grande Raccordo Anulare ha uscite dedicate verso l’Eur e trova indicazioni chiare. Il consiglio, per una serata di venerdì, è di arrivare in zona entro le diciannove: dopo quell’ora il traffico in ingresso si somma a quello ordinario del fine settimana e ogni previsione salta. Chi viene dal centro e non vuole usare la metropolitana consideri che la distanza reale è modesta, ma che il tempo di percorrenza in orario di punta può triplicare.
Il consiglio che ti do per visitare Marco Masini al Palazzo dello Sport
Il consiglio principale è uno solo e riguarda l’orario di arrivo. Punta a essere in zona entro le diciannove e trenta, anche se il concerto comincia alle ventuno. Non per entrare tra i primi, che a posto assegnato non serve a niente, ma perché quell’ora e mezza cambia completamente la qualità della serata. Entro le diciannove e trenta trovi ancora parcheggio ragionevole, i controlli agli ingressi scorrono, hai il tempo di capire quale dei sedici ingressi è il tuo, puoi bere qualcosa senza fila e puoi affacciarti sulla terrazza panoramica che guarda verso la cascata e il laghetto. Dopo le venti e quindici tutte queste cose diventano faticose una per una.
Il secondo consiglio riguarda la scelta del posto, come già anticipato: se hai più di quarant’anni, se ti interessa sentire bene e se le canzoni che ami sono quelle con il pianoforte in evidenza, prendi il primo anello frontale e non il parterre. Ti costa meno, ti risparmia due ore e mezza in piedi e ti dà un suono migliore. Il parterre serve a chi vuole la fisicità della prima fila ed è disposto a organizzare il pomeriggio in funzione di quella.
Il terzo riguarda la cena, che all’Eur è un problema reale. Il quartiere ha pochi locali rispetto al numero di persone che una serata al Palaeur porta in zona, e nelle sere di concerto vanno tutti in saturazione contemporaneamente. Chi vuole cenare prima prenoti con giorni di anticipo, oppure risolva con qualcosa di veloce e sposti la cena vera a dopo, risalendo verso la città. L’alternativa sensata sono Garbatella o Ostiense, due fermate più a nord sulla stessa linea, dove la scelta è incomparabilmente più ampia e i prezzi più ragionevoli. Chi arriva in città nel pomeriggio e vuole mangiare presto può considerare anche il Nuovo Mercato Testaccio, che chiude però nel primo pomeriggio.
Il quarto consiglio riguarda l’abbigliamento e sembra banale finché non ci passi. A novembre a Roma, alle diciannove e trenta, si sta bene con una giacca; dentro il Palaeur pieno, con undicimila persone e l’impianto di climatizzazione tarato per la sala piena, dopo mezz’ora si ha caldo. Il guardaroba, quando disponibile, comporta una coda in uscita che vanifica ogni strategia di deflusso. La soluzione che usano i frequentatori abituali è vestirsi a strati leggeri e tenere il soprabito sulle gambe o sullo schienale.
Il quinto e ultimo è il più importante e riguarda il ritorno. Non muoverti con la massa. Resta seduto dieci minuti dopo la fine, lascia sfollare i corridoi, esci con calma e, se hai parcheggiato lontano come suggerito, cammina. Dieci minuti di ritardo volontario valgono mezz’ora guadagnata, e chiudono la serata con un ricordo migliore dell’ultima immagine di una fila ferma davanti a una sbarra.
Biglietti e accesso
I biglietti per i concerti al Palazzo dello Sport sono nominativi per le serate a maggiore richiesta, e la regola del nome sul titolo di accesso è ormai prassi consolidata per gli eventi italiani di grande richiamo. Questo comporta due conseguenze da tenere a mente. La prima è che il documento di identità va portato, e deve corrispondere al nome stampato: non è un controllo teorico, agli ingressi del Palaeur viene effettuato davvero. La seconda è che il cambio di nominativo, quando previsto, si effettua attraverso le procedure ufficiali del rivenditore ed entro una scadenza precisa. Comprare un biglietto nominativo da un privato all’ultimo momento, a nome di un’altra persona, significa rischiare di restare fuori.
Sul mercato secondario la regola è semplice: la rivendita a prezzo maggiorato di titoli di accesso per spettacoli è vietata dalla normativa italiana, e i biglietti acquistati su piattaforme non autorizzate possono essere annullati. Chi si trova senza biglietto a ridosso della data ha una sola strada sensata, che è la piattaforma ufficiale di scambio quando il promotore la attiva, oppure rinunciare.
Sulle categorie di prezzo, la struttura tipica per una serata come questa prevede il parterre in piedi, eventuali settori numerati nella parte anteriore, il primo anello e il secondo anello, con differenze anche sensibili tra settori frontali e laterali all’interno della stessa categoria. Prima di scegliere, guarda la mappa e individua dove si trova il palco: due posti che appartengono alla stessa categoria e costano uguale possono offrire esperienze molto diverse.
Sugli oggetti ammessi, le regole dei palasport italiani convergono su alcuni punti fissi: niente bottiglie di vetro, niente lattine, niente ombrelli lunghi, niente aste per selfie, borse di dimensioni contenute. Le macchine fotografiche professionali e gli obiettivi intercambiabili sono di norma esclusi, mentre i telefoni sono ovviamente ammessi. Le regole precise le pubblica il promotore per la singola serata, e cambiano da evento a evento: dare un’occhiata la sera prima costa due minuti ed evita di dover tornare all’automobile.
Accessibilità
Il Palazzo dello Sport dispone di posti riservati alle persone con disabilità e agli accompagnatori, con accesso e percorso dedicati. La procedura di prenotazione non passa dalla normale vendita online: va richiesta attraverso i canali indicati dal promotore per la singola data, di norma con un anticipo di alcuni giorni e con la documentazione che attesta il diritto. Il numero di posti disponibili è limitato e si esaurisce presto, quindi la richiesta va fatta appena la data viene messa in vendita, non in prossimità dello spettacolo.
Sul percorso di avvicinamento, la stazione della metropolitana più vicina e l’area antistante l’impianto sono percorribili senza dislivelli significativi, ma il piazzale è ampio e in caso di grande affluenza il tragitto può risultare lento. Chi arriva in automobile accompagnando una persona con disabilità dovrebbe verificare in anticipo con il promotore quale sia l’accesso carrabile consentito per la serata, perché nelle sere di evento la viabilità intorno all’impianto viene modificata e alcune strade abitualmente percorribili risultano chiuse.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto risaputo è che il Palazzo dello Sport fu costruito per le Olimpiadi del 1960 e che durante quei Giochi ospitò il torneo di pallacanestro e quello di pugilato. Lo sanno tutti, compare in qualunque descrizione dell’edificio, viene ripetuto ogni volta che se ne parla. Quello che quasi nessuno cita è la conseguenza che quella origine ha ancora oggi sul modo in cui si ascolta musica là dentro.
Un edificio pensato anche per il pugilato ha il proprio fuoco al centro esatto della pianta, perché il quadrato del ring si colloca lì. Le gradinate sono disegnate per guardare al centro, non verso un fondo, e la calotta riflette il suono verso quel punto. Nei concerti con palco di testa, che sono la quasi totalità, una porzione significativa dei posti guarda quindi di sbieco e riceve un suono che ha fatto un viaggio più lungo del dovuto. Non è un difetto costruttivo, è un edificio usato per un mestiere diverso da quello per cui è stato disegnato. Ma spiega perché due biglietti dello stesso prezzo possano regalare due serate diverse, e perché chi ci va spesso abbia imparato a scegliere sempre i settori frontali.
C’è un secondo fatto risaputo che merita lo stesso trattamento, e riguarda l’artista. Tutti sanno che Masini ha vinto Sanremo nel 1990 tra le Novità e nel 2004 tra i Campioni. Quasi nessuno ricorda che prima del 1990 la sua firma era già su alcune delle canzoni italiane più ascoltate del decennio, senza che il suo nome comparisse. La voce guida di Si può dare di più, gli arrangiamenti per Umberto Tozzi, il lavoro sulle colonne sonore, la presenza nelle tournée come musicista. Quando nel 1990 il pubblico lo scoprì come novità, la novità era tale solo per il pubblico: in studio lavorava già da quattro anni con la squadra di Giancarlo Bigazzi, cioè con il più prolifico autore di successi della canzone italiana di quegli anni.
Il terzo fatto poco citato riguarda i numeri, ed è quello che spiega perché una data in palasport a Roma sia sostenibile. Tra il 1990 e il 1995 Masini ha venduto quantità che oggi non esistono più nel mercato italiano: oltre ottocentomila copie il primo album, più di un milione il secondo, che fu il disco più venduto in Italia nel 1991. Quel pubblico non è scomparso, è invecchiato insieme a lui, e nelle sere come questa si ripresenta compatto. È la ragione per cui un artista che non passa dalle piattaforme di ascolto dei ventenni riempie comunque undicimila posti in una serata di novembre.
La foto giusta da fare a Marco Masini al Palazzo dello Sport
La foto giusta non è quella del palco. Dentro la sala, con il telefono, otterrai una macchia luminosa lontana su fondo nero, come tutti, e non la guarderai mai più. La foto che vale la pena fare a questo concerto si fa fuori, e si fa prima.
Il punto è la terrazza panoramica sul lato dell’edificio rivolto verso la città, quella realizzata con la ristrutturazione del 1999, che sovrasta la cascata che alimenta il laghetto dell’Eur. A metà novembre, intorno alle diciassette e trenta, il sole tramonta e per una ventina di minuti la luce taglia bassa sull’acqua e accende il cemento chiaro dell’Eur. Se arrivi presto, come consigliato, hai in mano una delle viste urbane più sottovalutate di Roma: l’acqua sotto, il quartiere razionalista intorno, la cupola di Nervi alle spalle. Metti l’impianto sullo sfondo e una persona in primo piano, e hai una fotografia che racconta la serata meglio di qualunque inquadratura del palco.
La seconda opzione, per chi preferisce l’architettura, è la vista del palazzo da Viale America o da Piazzale Pakistan: da lì la cupola si legge per quello che è, cioè un volume cilindrico chiuso da una calotta, e la scala dell’edificio rispetto alle persone che gli camminano davanti diventa evidente. Con il telefono conviene scendere di un paio di gradini rispetto al livello del piazzale e riprendere dal basso, perché la linea di gronda disegna un cerchio netto contro il cielo.
La terza è la fotografia che al Palaeur riesce sempre e che quasi nessuno pensa di fare: il pubblico che entra. Sedici ingressi lungo la circonferenza, migliaia di persone che convergono da direzioni diverse, e nel caso specifico un pubblico che si riconosce in strada e si saluta. In una serata come questa, dove molti arrivano in gruppo e molti si sono conosciuti trent’anni fa proprio ascoltando queste canzoni, il piazzale prima del concerto è la parte più fotogenica della serata.
Durante il concerto, se proprio vuoi scattare, l’unico momento che rende è quello in cui la sala si illumina con i telefoni. Non inquadrare il palco: girati e fotografa l’anello. Undicimila luci disposte lungo una circonferenza, viste dall’interno di una cupola, sono una immagine che la geometria di questo edificio regala e che una sala rettangolare non può dare.
Una raccomandazione di buon senso, che vale come regola generale e non come disclaimer: le riprese video prolungate sono vietate in quasi tutti i concerti italiani, il personale di sala interviene, e soprattutto lo schermo acceso davanti al viso rovina la serata a chi siede dietro di te. Due scatti e via.
Cosa si trova intorno, all’Eur, prima e dopo
L’Eur è un quartiere che merita l’ora e mezza di anticipo consigliata, e non per riempire il tempo. È il pezzo di Roma costruito a partire dalla fine degli anni trenta per una esposizione universale che non si tenne mai, completato nel dopoguerra e poi cresciuto come quartiere direzionale e residenziale. Camminarci dentro la sera, quando gli uffici si sono svuotati, restituisce una impressione particolare: strade larghissime, volumi geometrici, poca gente, molta luce artificiale sul travertino.
A pochi minuti a piedi dall’impianto si trova il Palazzo della Civiltà Italiana, che tutti chiamano Colosseo Quadrato: sei ordini di nove archi su ciascun lato, una delle immagini più riprodotte dell’architettura italiana del Novecento. Illuminato di sera regge il confronto con qualunque monumento del centro, e non c’è mai la coda che c’è al centro. Poco distante si trova il Palazzo dei Congressi, e più avanti, verso la stazione Tiburtina della linea, la Nuvola di Fuksas, il centro congressi contemporaneo che ha cambiato lo skyline del quartiere.
Il laghetto, che si trova proprio sotto la terrazza del Palazzo dello Sport, è il posto dove passare mezz’ora prima dell’ingresso. Il giro dello specchio d’acqua richiede una ventina di minuti a passo lento, ci sono panchine, e dalla riva opposta la cupola dell’impianto si vede per intero. A novembre fa fresco ma non freddo, e la passeggiata è una delle poche possibili a Roma senza automobili intorno.
Sul mangiare vale la pena ripetere quanto detto sopra, perché è il punto su cui più persone sbagliano: l’Eur ha un’offerta di ristorazione dimensionata sugli uffici, non sui concerti. Nelle sere di evento i locali del quartiere vanno in saturazione entro le diciannove e trenta. Prenotare risolve; non prenotare significa mettersi in fila o accontentarsi. Chi preferisce mangiare dopo lo spettacolo trovi conforto nel fatto che a Roma, il venerdì sera, risalendo verso Ostiense e Testaccio le cucine restano aperte tardi.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è quello per cui l’edificio esiste. Il Palazzo dello Sport fu inaugurato il 3 giugno 1960, poche settimane prima dell’apertura dei Giochi della diciassettesima Olimpiade. Già il giorno seguente ospitò il primo incontro di pugilato professionistico, con l’italiano Giulio Rinaldi che batté il francese Gérminal Ballarin davanti a circa quindicimila spettatori. Durante le Olimpiadi fu sede del torneo di pallacanestro e di quello di pugilato.
La stagione del pugilato, negli anni sessanta e settanta, è il capitolo più denso della storia sportiva dell’impianto. Qui si tennero numerosi incontri validi per titoli mondiali, con protagonisti come Sandro Mazzinghi, Nino Benvenuti e Bruno Arcari. Nel 1964 il Palazzo ospitò il primo incontro mondiale tra due pugili italiani, Mazzinghi contro Fortunato Manca per il titolo dei medi junior. L’anno successivo Mazzinghi incontrò Benvenuti nella stessa categoria. Nel 1969 Benvenuti e Luis Rodríguez disputarono qui il primo incontro romano per il titolo mondiale dei pesi medi, e nel 1970 sempre Benvenuti difese il titolo contro Carlos Monzón. Tra il 1970 e il 1971 Arcari conquistò e difese il titolo dei welter junior. In mezzo, il primo incontro mondiale disputato in Italia tra due stranieri, il messicano Vicente Saldívar contro il francoaustraliano Johnny Famechon.
La musica arriva presto. Tra i primissimi concerti ospitati dall’impianto c’è quello dei Rolling Stones nel 1970. Ma la data che chi si occupa di musica dal vivo in Italia ricorda per primo è un’altra, ed è una data nera: il 14 febbraio 1975, in occasione di un previsto concerto di Lou Reed, il Palazzo dello Sport fu teatro di scontri gravissimi tra forze dell’ordine e gruppi che tentavano di boicottare l’esibizione, contestando all’organizzatore di lucrare sulla musica e di escludere dai concerti chi non poteva permetterseli. I danni all’edificio furono seri, il concerto fu annullato e riuscì a esibirsi soltanto Angelo Branduardi, uno degli artisti previsti in apertura. La conseguenza fu che per anni molti gruppi stranieri evitarono del tutto le città italiane. Chi oggi entra al Palaeur passando tranquillamente un metal detector dovrebbe sapere che la normalità di cui gode è il risultato di una storia che è cominciata molto male.
Sul fronte sportivo, dal campionato 1982 e 1983 fino al 2000 l’impianto ospitò ininterrottamente le gare interne della principale squadra di pallacanestro cittadina, che proprio qui vinse il campionato del 1983 e la successiva Coppa dei Campioni. Ha ospitato la finale del campionato mondiale maschile di pallavolo nel 1978, davanti a diciottomila spettatori, e di nuovo nel 2010. Nel 1991 fu sede di tutte le gare del campionato europeo di pallacanestro. Nel 2004 la World League di pallavolo, nel 2005 la finale dell’europeo di pallavolo vinta dall’Italia, nel 2007 due partite della tournée europea della lega professionistica americana di basket, nel 2014 alcuni incontri del mondiale femminile di pallavolo. Dal 2021 l’impianto è tornato a ospitare regolarmente una squadra di primo livello, nella pallavolo femminile.
Poi ci sono gli eventi che non sono né sport né musica, e che in questo edificio hanno lasciato il segno più duraturo. Nel 1976 il Palazzo dello Sport ospitò un congresso nazionale della Democrazia Cristiana. Nel marzo 1989, sotto la guida del neosegretario Achille Occhetto, vi si tenne il diciottesimo congresso del Partito Comunista Italiano, quello in cui si decise di dare vita a un nuovo soggetto politico della sinistra italiana: da lì nascerà il Partito Democratico della Sinistra. Nel 2005 la struttura rinnovata ospitò il congresso dei Democratici di Sinistra e, pochi mesi dopo, il secondo congresso nazionale dell’Unione di Centro. Per una generazione di italiani, l’interno di questa cupola è legato a immagini televisive di platee politiche più che a un concerto.
Chi è passato da Marco Masini al Palazzo dello Sport
La lista di chi è salito su questo palco è lunga quanto la storia della musica dal vivo in Italia. Tra gli stranieri, oltre ai Rolling Stones del 1970, l’impianto ha ospitato i Cure, Paul McCartney alla fine degli anni ottanta, gli Iron Maiden in più occasioni tra il 1990 e il 1998, i Dire Straits nei primi anni novanta. Tra gli italiani, il frequentatore più assiduo in assoluto è Renato Zero, presente al Palazzo dello Sport fin dal 1978 e tornato molte volte, spesso con più serate nella stessa tournée. I Pooh ci sono passati a partire dal 1990, poi per il tour dei quarant’anni di carriera e ancora nel decennio successivo. Francesco De Gregori ci ha suonato dalla metà degli anni novanta.
Nella stagione in corso, l’impianto ospita una successione di date che fotografa bene la musica italiana di oggi. Nel 2026 sono annunciati al Palazzo dello Sport, tra gli altri, Giorgia in settembre, i Pooh in ottobre per i sessant’anni di carriera, Shiva a fine novembre, Lucio Corsi e Irama in dicembre, Anna prima di Natale, Nayt, e in gennaio la lunga serie di serate di Max Pezzali. La sera successiva alla data di Masini, come già detto, tocca a Gigi D’Alessio.
Quanto a chi è passato accanto a Masini nella sua storia, il nome che conta più di tutti è quello di Giancarlo Bigazzi, l’autore che lo scoprì nel 1986, lo portò dentro la propria squadra e firmò con lui i brani che ne hanno definito il repertorio. Insieme a lui Beppe Dati, coautore fin dagli esordi e per oltre vent’anni, e Mario Manzani, chitarrista e amico della prima ora. Poi Umberto Tozzi, con cui Masini ha suonato da musicista prima di incidere insieme un album a due nomi. E, negli anni recenti, il compositore Antonio Iammarino, coautore di gran parte del materiale dal 2011 in avanti e tra le firme anche della canzone sanremese del 2026.
Sul palco dell’Ariston Masini ha incrociato molte carriere: ha accompagnato Povia nella serata dei duetti del 2010, ha reinterpretato un brano di Red Canzian nel 2018, ha inciso una versione di Ci vorrebbe il mare in duetto con il soprano Montserrat Caballé nel 1997, ha cantato con Enrico Ruggeri, ha scritto per Noemi. Dal 2023 al 2024 ha girato i teatri e le piazze italiane insieme a Giorgio Panariello con uno spettacolo a due, in cui la comicità e le canzoni si alternano. E dal 2025, appunto, c’è Fedez.
Novembre a Roma, intorno a questa data
La metà di novembre a Roma è una delle finestre migliori dell’anno per chi arriva da fuori. Le temperature sono miti, la città ha smaltito l’afflusso autunnale, i musei sono accessibili senza le code di primavera e la luce del pomeriggio è quella bassa e calda che rende il travertino fotogenico. È anche il periodo in cui piove, quindi mettere in valigia qualcosa di impermeabile è più saggio che sperare.
Nello stesso mese la città offre altre serate di musica dal vivo, in sale molto diverse per dimensione e carattere. Chi si ferma a Roma qualche giorno trova, tra gli altri, Malika Ayane a inizio mese, Michele Bravi al Brancaccio a fine novembre e Belle and Sebastian a Ciampino. La stessa sera del 13 novembre, in un club di dimensioni completamente diverse, suona Aiello: è il tipo di sovrapposizione che in una città come Roma si verifica ogni fine settimana e che vale la pena conoscere prima di decidere.
Se il concerto è la ragione del viaggio e hai un giorno intero da riempire, l’Eur consente una mattinata a sé stante senza spostarsi: il quartiere ha musei, architetture e una passeggiata intorno all’acqua che nessun altro quadrante della città offre. Chi invece vuole il centro, consideri che dalla stessa linea della metropolitana si raggiunge il Colosseo in un quarto d’ora, e che rientrare verso l’Eur nel tardo pomeriggio è più facile che il contrario.
Domande veloci
A che ora comincia. L’orario di riferimento per i concerti al Palazzo dello Sport è le ventuno, con apertura delle porte in genere due ore prima. L’orario esatto della serata è quello indicato sul biglietto.
Quanto dura. Tra le due ore e le due ore e un quarto, bis compresi, con la possibile aggiunta di una parte di apertura affidata a un altro artista.
Come ci arrivo senza automobile. Metropolitana linea B, fermata all’Eur a pochi minuti a piedi dall’impianto. Da Termini sono circa venticinque minuti di viaggio.
Dove parcheggio. Ci sono aree di sosta vicine all’impianto, ma si riempiono presto e il deflusso al termine è lentissimo. La scelta migliore è lasciare l’automobile a otto o dieci minuti a piedi, nelle strade dell’Eur residenziale.
Il biglietto è nominativo. Per gli eventi di grande richiamo sì, e il documento viene controllato. Il cambio di nominativo, quando previsto, passa dalle procedure ufficiali del rivenditore.
Posso portare la macchina fotografica. Le attrezzature professionali e gli obiettivi intercambiabili sono di norma esclusi. I telefoni sono ammessi, le riprese video prolungate no.
Che tempo fa a metà novembre. Mite di giorno, fresco la sera, con possibilità di pioggia. Dentro la sala piena, al contrario, fa caldo.
Fedez sarà sul palco. Non risulta alcun annuncio in questo senso per la data romana. La coppia esiste sui dischi e sul palco di Sanremo, ma il tour nei palasport è di Marco Masini.
È adatto ai bambini. Sì, con due accortezze: gradinata numerata anziché parterre, e protezioni auricolari per i più piccoli.
Domande frequenti su Marco Masini al Palazzo dello Sport
Quando si tiene il concerto di Marco Masini al Palazzo dello Sport?
Il concerto di Marco Masini al Palazzo dello Sport si tiene venerdì 13 novembre 2026, come tappa romana del suo percorso nei palasport italiani.
Dove si trova il Palazzo dello Sport?
Il Palazzo dello Sport si trova in Piazzale dello Sport 1, nel quartiere Eur, nella parte meridionale di Roma. Alcune indicazioni riportano anche Piazzale Pier Luigi Nervi, dal nome dell'ingegnere che ne firmò le strutture, ma è lo stesso luogo.
Come si arriva al Palazzo dello Sport con i mezzi?
Al Palazzo dello Sport si arriva comodamente con la metro B, che serve l'Eur con più fermate, con l'impianto raggiungibile a piedi in pochi minuti dalla stazione più vicina. Da Termini il viaggio richiede circa venticinque minuti in condizioni normali.
A che ora inizia il concerto di Marco Masini al Palazzo dello Sport?
L'orario di riferimento per il concerto di Marco Masini al Palazzo dello Sport è le ventuno, con apertura delle porte in genere due ore prima. Il concerto dura tra le due ore e le due ore e un quarto, bis compresi, con la possibile aggiunta di una parte di apertura affidata a un altro artista.
Il biglietto per Marco Masini al Palazzo dello Sport è nominativo?
Sì, i biglietti per i concerti al Palazzo dello Sport, incluso quello di Marco Masini, sono nominativi per le serate a maggiore richiesta. Il documento di identità va portato e deve corrispondere al nome stampato sul titolo di accesso, perché agli ingressi viene effettuato il controllo.
Ci sono posti riservati per persone con disabilità al concerto di Marco Masini?
Sì, il Palazzo dello Sport dispone di posti riservati alle persone con disabilità e ai loro accompagnatori, con accesso e percorso dedicati. La prenotazione non passa dalla normale vendita online ma va richiesta attraverso i canali indicati dal promotore per la singola data, di norma con alcuni giorni di anticipo.
In conclusione
Una serata come questa vale per due ragioni diverse. La prima è il repertorio: trentacinque anni di canzoni che una parte consistente del pubblico italiano conosce a memoria, eseguite in una sala grande da un artista che nel frattempo ha imparato a stare sul palco meglio di quanto sapesse fare a venticinque anni. La seconda è il momento: il 2026 è l’anno in cui Masini è tornato al centro della scena, con un piazzamento e un premio a Sanremo, un singolo arrivato al primo posto e un album nuovo. Le due cose insieme fanno una data che non somiglia a un concerto celebrativo, ed è una differenza che si sente.
Il suggerimento finale è di trattare il 13 novembre come una serata intera e non come due ore dentro una sala: arriva presto, cammina intorno al laghetto, guarda il tramonto dalla terrazza, entra con calma, scegli un posto frontale, e all’uscita lascia passare il primo quarto d’ora. L’Eur, in una sera di novembre, è uno dei posti più strani e più belli di Roma, e la maggior parte di chi viene al Palaeur non se ne accorge mai perché arriva alle venti e cinquanta e riparte alle ventitré e trentacinque.
Se il concerto è la scusa per qualche giorno in città o in Italia, due indirizzi utili. Chi organizza viaggi per altri, accompagna gruppi o lavora con l’incoming trova su TourLeaderPro strumenti pensati per chi il viaggio lo costruisce di mestiere. Chi invece organizza per sé, e vuole incastrare una data come questa dentro un itinerario italiano che abbia senso, trova su ItalyPlanner il materiale per mettere insieme i giorni prima e i giorni dopo senza sprecarli.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti per concerti e spettacoli
Concerti, teatro e sport a Roma, con posto scelto in anticipo.
Dormire a Roma
Hotel e appartamenti vicino a dove vuoi passare le giornate.
Transfer da e per l’aeroporto
Fiumicino e Ciampino con auto prenotata e prezzo fisso.
