Irama al Palazzo dello Sport di Roma — 12 dicembre 2026
Sabato 12 dicembre 2026 Irama si esibisce al Palazzo dello Sport dell’Eur, l’arena rotonda che i romani chiamano Palaeur e che da oltre sessant’anni ospita i concerti grandi della città. È una data da pubblico giovane, con una produzione costruita attorno alle luci e ai video quanto alle canzoni, e con un repertorio che il palasport conosce a memoria: chi arriva con la voce già pronta, quella sera, la userà tutta.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

Che cos’è il concerto del 12 dicembre 2026
La serata è un concerto di Irama al Palazzo dello Sport di Roma, in calendario per sabato 12 dicembre 2026. L’indirizzo è Piazzale dello Sport 1, nel quartiere Eur, all’estremità meridionale della città, dove Roma smette di somigliare a Roma e comincia a somigliare a un’idea di città disegnata a tavolino negli anni Trenta. L’impianto, che sui documenti ufficiali risulta come Palazzo dello Sport, per chiunque sia nato o cresciuto qui si chiama Palaeur, e non c’è annuncio ufficiale che abbia mai scalfito quell’abitudine.
La data romana risulta inserita in un giro nei palasport, che è la misura naturale per un artista di questo tipo. Non un teatro, dove la produzione visiva non troverebbe spazio; non uno stadio, dove il rapporto con il pubblico si allunga fino a diventare astratto. L’arena coperta è il formato in cui una scaletta pop contemporanea funziona come è stata pensata: impianto luci appeso alla struttura, schermi che lavorano insieme al palco, un pubblico abbastanza vicino da far tornare indietro il coro prima ancora che il ritornello finisca.
Una premessa di metodo, che conviene mettere subito e non nascondere in fondo. Al momento in cui si scrive non risultano pubblicati né una scaletta ufficiale della serata romana, né i nomi di eventuali ospiti, né la formazione dei musicisti che saliranno sul palco, né alcun dato attendibile sulla disponibilità dei posti. Sono informazioni che escono tardi, quando escono, e che in molti casi restano riservate fino alla sera stessa. Chi cerca qui la lista delle canzoni o il nome di chi salirà a fare un featuring non la trova, per il motivo semplice che in forma verificabile non esiste. Quello che invece si può raccontare per bene è come è fatto quell’edificio, come funziona una serata musicale al suo interno, come ci si arriva senza arrivare sudati e in ritardo, e che cosa conviene sapere prima di mettersi in fila davanti a un cancello di dicembre.
L’orario che compare abitualmente sugli annunci dei concerti al Palaeur è quello classico dei palasport italiani, intorno alle ventuno, con apertura dei cancelli qualche ora prima e un eventuale supporto in apertura. L’indicazione che fa fede, però, resta soltanto quella riportata sul titolo di accesso e sui canali ufficiali dell’impianto e della produzione: gli orari si spostano, un opening act si aggiunge o sparisce, e mezz’ora di scarto è la differenza fra entrare con calma e sentire il primo brano dal corridoio.
Il 12 dicembre 2026 cade di sabato, e questa non è una nota di colore. Un concerto di sabato sera al Palaeur ha una fisionomia tutta sua: il pubblico arriva prima, si ferma più a lungo sul piazzale, resta dentro fino all’ultimo bis senza guardare l’orologio pensando alla sveglia. Il piazzale davanti all’ingresso, nei sabati di concerto, comincia a riempirsi già nel primo pomeriggio, e chi tiene ai posti in piedi nelle prime file lo sa da sempre. Si aggiunga che il 12 dicembre è a metà dicembre pieno, con la città già in assetto natalizio, le luminarie accese sulle strade dello shopping e un traffico serale che nel fine settimana si concentra altrove rispetto all’Eur. Per una volta la geografia gioca a favore.
C’è poi il fattore stagionale, che a Roma viene sempre sottovalutato da chi arriva da fuori. Una sera di metà dicembre all’Eur è fredda in un modo specifico: il quartiere è aperto, ventoso, disegnato su assi larghi che non riparano da niente, e il piazzale del Palazzo dello Sport è uno dei punti più esposti della zona. La fila all’aperto, se la si fa, la si fa davvero all’aperto. Dentro, invece, con dodicimila persone e un impianto luci acceso, la temperatura sale in fretta e il cappotto diventa un peso da gestire per tre ore. Questa contraddizione fra fuori e dentro è la cosa che più spesso rovina la serata a chi non ci ha pensato, e più avanti ci si torna sopra con qualche indicazione pratica.
Sul piano di quello che si vedrà, senza entrare nel campo delle ipotesi, vale la pena chiarire di che tipo di spettacolo si parla. Irama non appartiene alla categoria degli artisti che salgono sul palco con una chitarra e un microfono e lasciano che sia la canzone a fare tutto. Il suo modo di stare in scena è costruito: cambi di quadro, gestione dei tempi morti, momenti in cui la voce resta quasi sola e altri in cui la produzione occupa tutto lo spazio disponibile. È un linguaggio che il pubblico più giovane legge senza bisogno di traduzione, perché è lo stesso linguaggio dei video che guarda tutti i giorni, e che il pubblico più adulto trova a volte spiazzante proprio per la sua densità visiva.
Un’ultima cosa sulla natura di questa data. Il Palazzo dello Sport, nel corso del 2026, ospita una quantità notevole di concerti italiani, e la stagione autunnale e invernale risulta particolarmente fitta. Fra le date già annunciate nella stessa sala si trovano quelle di Giorgia, di POOH, di Gigi D’Alessio, di Shiva e di ANNA. La serata del 12 dicembre si colloca dentro questo calendario, a una settimana esatta da quella di ANNA, e chi frequenta il Palaeur con una certa regolarità si accorgerà che dicembre, quest’anno, è un mese da due visite.
Una curiosità su Irama al Palazzo dello Sport di Roma — 12 dicembre 2026
La curiosità riguarda il nome dell’edificio, e riguarda un equivoco che a Roma dura da quasi settant’anni. Esistono in città due impianti con un nome quasi identico, progettati a pochi anni di distanza, entrambi legati alla stessa vicenda olimpica, entrambi con la firma di Pier Luigi Nervi sulla struttura, e ancora oggi c’è chi li scambia l’uno per l’altro quando compra un biglietto o quando dà un appuntamento.
Il primo è il Palazzetto dello Sport, che si trova al Flaminio, nella zona nord, vicino al Villaggio Olimpico, ed è il più piccolo dei due: una cupola nervata di poco più di sessanta metri di diametro, appoggiata su una corona di sostegni inclinati che sembrano gambe di un insetto, costruita nella seconda metà degli anni Cinquanta. Il secondo è quello di cui si parla qui, il Palazzo dello Sport dell’Eur, che è il fratello maggiore: quasi cento metri di cupola, dodicimila posti, inaugurato il 3 giugno 1960 e messo subito alla prova dai Giochi olimpici di quell’estate.
La distinzione, nel linguaggio comune, si è risolta da sola in modo tipicamente romano: il grande è diventato il Palaeur, il piccolo è rimasto il Palazzetto. Chi dice Palazzetto intende quello del Flaminio e non sbaglia mai; chi dice Palasport intende quello dell’Eur e nemmeno lui sbaglia. Il problema nasce quando arriva qualcuno da fuori Roma, legge Palazzo dello Sport sul titolo di accesso, imposta la navigazione sul telefono e si ritrova a nord del centro con il concerto che comincia a otto chilometri di distanza. Succede più spesso di quanto si creda, e succede soprattutto la sera, quando la fretta rende approssimativi.
C’è poi il capitolo dei nomi commerciali, che ha aggiunto confusione alla confusione. Fra il 2003 e il 2018 l’impianto dell’Eur è stato noto come PalaLottomatica, dopo una ristrutturazione finanziata dallo sponsor, e nel corso degli anni ha cambiato altre volte denominazione seguendo i contratti di naming. I romani, per parte loro, hanno continuato imperterriti a dire Palaeur per tutto il tempo, indipendentemente da cosa fosse scritto sull’insegna, e questo è forse l’unico caso in cui l’abitudine popolare ha vinto in modo così netto contro il marketing. Per orientarsi la regola pratica è una sola: se l’indirizzo è Piazzale dello Sport 1, quartiere Eur, l’edificio è quello giusto, comunque lo chiamino quest’anno.
Chi è Irama
All’anagrafe si chiama Filippo Maria Fanti ed è nato a Carrara il 20 dicembre 1995. I primi otto anni li passa in Toscana, poi la famiglia si trasferisce a Monza, e questa doppia appartenenza, la provincia toscana dell’infanzia e l’hinterland milanese dell’adolescenza, torna spesso nelle interviste come chiave di lettura del personaggio. Il nome d’arte, Irama, è l’anagramma del nome di sua madre, Maria, ed è uno di quei dettagli che vengono ripetuti così tante volte da diventare quasi parte della biografia ufficiale.
Il primo passaggio pubblico avviene nel 2015, quando partecipa a Sanremo Giovani con il brano “Cosa resterà”, e nel 2016 arriva al Festival di Sanremo nella sezione dedicata alle Nuove proposte con lo stesso titolo, senza però raggiungere la finale di categoria. Nello stesso 2016 pubblica il primo album in studio, che porta semplicemente il suo nome d’arte. È l’esordio di un artista che a quel punto ha vent’anni, un contratto con una major e una collocazione ancora tutta da definire nel panorama italiano.
La svolta arriva due anni più tardi. Nel 2018 partecipa alla diciassettesima edizione di “Amici di Maria De Filippi” e la vince. Il talent, per un cantante italiano di quella generazione, funziona come un acceleratore: sposta in pochi mesi un nome dalla categoria delle promesse a quella dei protagonisti delle classifiche. Nello stesso anno esce “Nera”, il brano che più di ogni altro lo consegna al pubblico di massa, e l’album “Giovani”, pubblicato il 19 ottobre 2018 per Warner Music Italy, che ottiene la certificazione di platino. Nel 2020 vince anche “Amici speciali”, l’edizione straordinaria del programma.
Il rapporto con il Festival di Sanremo è, da quel momento in poi, una costante della sua carriera, ed è un rapporto quantitativamente importante. Le partecipazioni come artista in gara nella sezione principale sono cinque: nel 2019 con “La ragazza con il cuore di latta”, settimo posto; nel 2021 con “La genesi del tuo colore”, quinto posto; nel 2022 con “Ovunque sarai”, quarto posto; nel 2024 con “Tu no”, quinto posto; nel 2025 con “Lentamente”, nono posto. Cinque presenze in sette anni, con quattro piazzamenti nei primi dieci e tre nei primi sette, che fanno di lui uno dei nomi più regolari dell’Ariston recente. A queste si aggiunge la partecipazione del 2016 fra le Nuove proposte.
Vale la pena soffermarsi su questo dato, perché spiega una parte della composizione del pubblico che si troverà al Palaeur. Sanremo, in Italia, è l’unico evento che mette nella stessa stanza adolescenti, quarantenni e nonni, e un artista che ci torna con questa frequenza costruisce inevitabilmente un seguito trasversale. Chi immagina una platea di soli sedicenni resterà sorpreso: nei palasport di Irama si vedono gruppi di ragazzine, coppie sui trent’anni, genitori che accompagnano i figli e poi conoscono i ritornelli meglio di loro. È un pubblico giovane nella sua componente più rumorosa, ma non è un pubblico esclusivamente giovane.
La discografia successiva conferma la traiettoria. Nel 2022 esce “Il giorno in cui ho smesso di pensare”, pubblicato il 25 febbraio, che raggiunge il quadruplo platino. Nel 2023 arriva “No Stress”, realizzato insieme a Rkomi, un lavoro a quattro mani che sancisce una collaborazione già sperimentata con il singolo “5 gocce” del 2022. Fra i brani più noti del suo repertorio, oltre a “Nera”, si trovano “La ragazza con il cuore di latta” del 2019, “Arrogante” dello stesso anno, “Milano” del 2020 con Francesco Sarcina, “Ovunque sarai” del 2022 e “Colpiscimi”, certificato platino. Complessivamente le certificazioni accumulate superano le cinquanta fra platini e ori, un volume che colloca l’artista fra i più venduti della sua generazione nel mercato italiano.
Sul piano della scrittura e della produzione, i nomi ricorrenti nel suo lavoro sono quelli di Giulio Nenna e Andrea Debernardi, produttori che hanno contribuito a definire il suono riconoscibile dei suoi dischi. È un suono che si muove fra pop, elementi urban e ballate ad ampio respiro, con una particolare attenzione alla costruzione del ritornello e all’uso della voce come strumento drammatico più che come veicolo tecnico. Chi lo ascolta con orecchio analitico nota l’insistenza su un certo tipo di intervallo melodico e l’abitudine a passare, all’interno dello stesso brano, da una parte cantata quasi sussurrata a una parte spinta in alto. Dal vivo, questa dinamica diventa il motore dello spettacolo.
Fra le collaborazioni più citate figurano quelle con Benji e Fede nel 2015, con Noemi in ambito sanremese nel 2019, con Francesco Sarcina nel 2020, con Rkomi fra il 2022 e il 2023, con Riccardo Cocciante durante il Festival del 2024 e con Arisa durante quello del 2025. È un elenco che racconta un artista disposto ad attraversare generazioni e generi diversi, e che non ha costruito la propria identità su una nicchia chiusa.
Una nota che riguarda da vicino la data romana. Il compleanno di Irama cade il 20 dicembre, otto giorni dopo il concerto del 12. Non è un’informazione utile in senso pratico, ma è il genere di coincidenza che il pubblico più affezionato registra e commenta, e che a volte trova una eco sul palco. Nessuno può dire in anticipo se quella sera se ne parlerà: si segnala soltanto come dato di calendario.
Un’ultima considerazione, doverosa. Tutto quello che si trova scritto sopra riguarda fatti accertabili: date di nascita, titoli, anni di pubblicazione, piazzamenti, certificazioni. Non riguarda ciò che accadrà la sera del 12 dicembre 2026. Sulla scaletta, sui brani che verranno eseguiti, sull’ordine, sulla presenza o meno di momenti acustici, sui musicisti, su eventuali ospiti non esiste al momento alcuna fonte ufficiale, e chiunque presenti come certo un elenco di canzoni per quella data lo sta ricavando da altri concerti o dalla propria immaginazione.
Una cosa che non ti dice nessuno su Irama al Palazzo dello Sport di Roma — 12 dicembre 2026
La cosa che non viene quasi mai detta riguarda il rapporto fra il posto che si occupa e il tipo di spettacolo che si è venuti a vedere, ed è una questione che in un concerto con forte componente visiva cambia radicalmente l’esperienza.
Il ragionamento diffuso è semplice e sbagliato: più si è vicini al palco, meglio si vede. Vale per un concerto costruito sulla presenza fisica dell’artista, dove l’obiettivo è distinguere l’espressione del viso e sentire la voce arrivare quasi diretta. Non vale allo stesso modo per uno spettacolo in cui la scenografia, i led, i cambi luce e le proiezioni sono parte del racconto tanto quanto le canzoni. In quel caso, stare incollati alla transenna significa vedere benissimo due metri quadrati di palco e perdere completamente il disegno d’insieme, che è stato progettato per essere guardato da lontano.
Al Palaeur la geometria rende la cosa evidente. La pianta è circolare, i gradoni salgono su due anelli concentrici, e il palco viene montato su un lato della sala tagliando fuori i settori alle sue spalle. Chi si trova nel parterre, nella parte centrale del rettangolo davanti al palco, vede la macchina scenica in modo parziale e dal basso, con le teste davanti e i bracci luce che entrano ed escono dal campo visivo. Chi si trova nelle prime file dell’anello basso, in posizione centrale rispetto al palco, vede l’intera scenografia come è stata disegnata, con le proiezioni leggibili per intero e i movimenti di luce che si compongono in una figura sola.
C’è anche una questione di suono, e anche questa viene raccontata poco. In un’arena rotonda coperta da una calotta continua, il punto peggiore non è quasi mai quello più lontano: è quello dove le riflessioni della cupola arrivano sfasate rispetto al suono diretto dei diffusori. In pratica, il fondo del parterre e i settori più alti in posizione laterale sono le zone in cui il rimbombo si sente di più, mentre la parte centrale della gradinata bassa riceve un suono più pulito. I service audio lavorano da anni su questo, con sistemi a direttività controllata e con delay line che ritardano il segnale per i settori lontani, e il risultato oggi è incomparabilmente migliore rispetto ai concerti degli anni Ottanta. Ma la fisica dell’edificio resta quella, e conoscerla aiuta a scegliere.
Il terzo elemento riguarda i posti a visibilità limitata o ridotta. In un impianto circolare con palco su un lato, esiste sempre una fascia di settori laterali da cui una parte della scenografia risulta nascosta, e a volte anche una porzione del palco. Questi posti vengono normalmente segnalati come tali nei sistemi di vendita, e costano meno proprio per questo. Non c’è niente di scorretto: c’è però la necessità di leggere con attenzione la descrizione del settore prima di scegliere, perché la differenza di prezzo corrisponde a una differenza reale di esperienza, e in uno spettacolo visivo quella differenza pesa più che in un concerto acustico.
Un ultimo dettaglio che nessuno mette nero su bianco. Nel parterre in piedi, la posizione che si conquista arrivando presto non è necessariamente quella che si mantiene. Con dodicimila persone e un pubblico che nei momenti più energici si muove in modo compatto, le prime file si comprimono e si spostano, e chi ha passato quattro ore in fila per stare davanti alla transenna può trovarsi, a metà concerto, tre metri più indietro e di lato. Chi non ha voglia di gestire questa dinamica farà bene a considerare un posto numerato, che al Palaeur non è un ripiego ma spesso la scelta migliore.
Il Palazzo dello Sport all’Eur come spazio
Per capire dove ci si trova conviene partire dal fatto che il Palazzo dello Sport non nasce come sala da concerto, e che tutto quello che funziona bene o male al suo interno discende da questa origine. È un impianto sportivo olimpico, progettato e costruito fra il 1958 e il 1960 per i Giochi della XVII Olimpiade, con l’architettura firmata da Marcello Piacentini e la consulenza strutturale affidata a Pier Luigi Nervi. Venne inaugurato il 3 giugno 1960 e nell’estate successiva ospitò i tornei olimpici di pallacanestro e di pugilato.
La forma è quella di un cilindro basso coperto da una calotta sferica. Il diametro della cupola si aggira intorno ai cento metri, lo spessore del guscio in cemento armato è di nove centimetri, e il rapporto fra queste due misure è la ragione per cui l’edificio compare in tutti i manuali di ingegneria strutturale del Novecento italiano. Nervi lavorava così: copriva luci enormi con quantità minime di materiale, sostituendo la massa con la geometria e con un sistema di nervature che distribuiscono i carichi lungo linee calcolate. Il risultato, visto da dentro, è una volta che sembra appoggiata sull’aria.
La capienza si attesta intorno ai dodicimila posti, distribuiti su due ordini di gradinate, con sedici ingressi disposti lungo tutto il perimetro. Questo numero, sedici, è una delle scelte progettuali più intelligenti dell’intero impianto: significa che il pubblico non converge verso due o tre bocche di accesso come accade in molti stadi, ma si distribuisce lungo l’intera circonferenza, entrando e uscendo in modo radiale. È il motivo per cui il deflusso, alla fine di un concerto pieno, è molto più rapido di quanto si immagini guardando la massa di persone dall’interno.
Nella configurazione da concerto, la sala viene riorganizzata: il campo centrale diventa parterre, in piedi o con sedie a seconda dell’allestimento, il palco occupa un lato, e una parte dei settori alle spalle del palco viene chiusa o utilizzata per le strutture tecniche. La torre di regia audio e luci si trova in genere al centro del parterre o in fondo a esso, e occupa uno spazio non trascurabile. Chi guarda una mappa dei settori prima di scegliere farà bene a individuare dove è collocata, perché quel blocco toglie visuale ai posti immediatamente dietro.
L’acustica merita un discorso a parte, perché è l’elemento che più divide le opinioni su questa sala. Una calotta sferica di cento metri si comporta come un enorme riflettore concavo: rimanda le onde sonore verso il centro invece di disperderle, e in un impianto nato per il basket questo era irrilevante o addirittura utile. Per la musica amplificata è una complicazione seria, che negli anni è stata affrontata con teli fonoassorbenti sospesi in quota, con sistemi di diffusione a copertura controllata e con una progettazione del palco che tiene conto della curvatura della volta. Oggi un concerto ben allestito al Palaeur suona correttamente; un concerto allestito in fretta, no. La differenza si sente nei primi trenta secondi.
Dal punto di vista estetico, l’edificio ha una qualità che si apprezza soprattutto dall’esterno e nelle ore serali. Una fascia vetrata continua corre tutto intorno sotto l’attacco della copertura, e quando le luci interne sono accese quella fascia disegna un anello luminoso sospeso sul piazzale. Chi arriva a piedi da Viale dell’Umanesimo nel tardo pomeriggio di dicembre, con il buio già calato, vede l’edificio in questa versione, ed è di gran lunga la sua versione migliore. Vale la pena arrivare qualche minuto prima solo per guardarlo da fuori prima di entrare.
Intorno all’impianto si apre un piazzale ampio, pavimentato, senza ostacoli, che nei giorni di concerto ospita i banchetti del merchandising non ufficiale, i gruppi che si ritrovano, le file organizzate per il parterre. È uno spazio che sopporta bene la folla, ma che d’inverno è completamente esposto: non ci sono portici, non ci sono ripari, e quando tira vento da sud l’attesa diventa un esercizio di resistenza. Le strutture del quartiere, con i loro travertini e le loro simmetrie, sono magnifiche da fotografare e pessime da usare come riparo.
Come ci si arriva la sera del concerto
Il modo giusto di raggiungere il Palazzo dello Sport è la metropolitana, e non ci sono alternative che reggano il confronto. La linea B della metro di Roma ha una fermata che si chiama Eur Palasport, e l’uscita della stazione si trova a poche centinaia di metri dall’ingresso dell’impianto, con un percorso in piano, illuminato e facilmente riconoscibile anche per chi non conosce il quartiere. Dal centro, prendendo la B da Termini in direzione Laurentina, il viaggio dura intorno ai venti minuti.
Per chi arriva da nord o dalle zone servite dalla diramazione B1, il punto di attenzione è il bivio di Bologna: la linea si divide e occorre salire su un convoglio diretto a Laurentina e non a Jonio. È un errore che sulla carta sembra impossibile e che nella pratica capita a moltissime persone ogni sera, soprattutto quando la banchina è affollata e si sale sul primo treno che arriva senza leggere il display. Nei giorni di concerto la conseguenza è banale ma fastidiosa: venti minuti persi e una corsa finale.
La fermata precedente lungo la linea, Eur Fermi, e quella successiva, Laurentina, possono diventare utili al ritorno. Alla fine di un concerto pieno, Eur Palasport riceve in pochi minuti diverse migliaia di persone, e l’accesso alla banchina viene contingentato per ragioni di sicurezza. Camminare venti minuti fino a Eur Fermi, o in direzione opposta fino a Laurentina, permette in molti casi di salire su un treno prima e più comodamente di chi resta in coda davanti ai tornelli. È un trucco che i romani usano da sempre e che raramente viene spiegato a chi arriva da fuori.
Sul fronte degli orari serali, la regola da tenere a mente è che la metropolitana di Roma chiude a mezzanotte e trenta nelle notti fra venerdì e sabato e fra sabato e domenica, e alle ventitré e trenta negli altri giorni. Il 12 dicembre 2026 è un sabato, quindi la notte successiva rientra nell’orario prolungato, il che dà un margine più comodo rispetto a un concerto infrasettimanale. Resta il fatto che un concerto che comincia alle ventuno e prevede bis può terminare intorno alle ventitré e trenta, e che fra l’ultima nota e il tornello passa comunque una ventina di minuti abbondante. Chi ha un treno o un volo la mattina dopo tenga conto di questa aritmetica, e verifichi gli orari in vigore quel giorno, perché il servizio notturno viene modificato con una certa frequenza.
Le alternative di superficie esistono ma sono meno affidabili. Diverse linee di autobus servono l’Eur e i suoi viali principali, e la notte, quando la metro chiude, entra in funzione una linea sostitutiva che ricalca il percorso della B. Nei giorni di grande affluenza le fermate più vicine all’impianto possono essere spostate o sospese per ragioni di ordine pubblico, quindi conviene controllare la situazione aggiornata sui canali del servizio di trasporto locale prima di contare su un autobus come piano principale.
Chi arriva in automobile deve mettere in conto due problemi distinti. Il primo è il parcheggio: l’area intorno a Piazzale dello Sport dispone di spazi di sosta, ma nelle sere di concerto pieno si saturano con largo anticipo e la ricerca si estende a un raggio di parecchie centinaia di metri, fra Viale dell’Umanesimo, Viale dell’Oceano Pacifico e le strade laterali. Il secondo è l’uscita: a fine serata, migliaia di automobili si riversano contemporaneamente sulle stesse poche direttrici, e mezz’ora ferma senza muoversi di un metro è uno scenario del tutto normale. Chi non può fare a meno dell’auto faccia una cosa sola: parcheggi lontano dall’impianto, anche a un chilometro, e faccia gli ultimi minuti a piedi. Il tempo guadagnato all’uscita ripaga ampiamente la camminata.
Ultima indicazione, per chi soggiorna in centro. L’Eur non è un quartiere in cui si capita per caso: si viene qui apposta. La distanza dal Colosseo è di circa otto chilometri, quella da Termini di poco superiore. Un rientro a piedi non è nemmeno immaginabile. Meglio pianificare il ritorno prima di uscire di casa, decidendo in anticipo se si conta sulla metro, sull’autobus notturno o su un’auto, invece di mettersi a ragionare alle undici e mezza di sera in mezzo a dodicimila persone con lo stesso problema.
Il consiglio che ti do per visitare Irama al Palazzo dello Sport di Roma — 12 dicembre 2026
Il consiglio è uno solo e riguarda il cappotto. Sembra una banalità e invece è la variabile che determina se la serata sarà piacevole o faticosa, e vale in modo specifico per un concerto di metà dicembre in questo impianto.
La situazione è questa. Fuori, sul piazzale, a dicembre, dopo il tramonto, la temperatura scende sotto i dieci gradi e il vento che attraversa i viali dell’Eur la fa percepire più bassa. L’attesa all’aperto, fra fila, controlli e ingresso, può durare parecchio. Dentro, invece, con l’impianto pieno, i corpi di dodicimila persone e i proiettori accesi, in mezz’ora si arriva a una temperatura da primavera inoltrata, e nel parterre in piedi, dove ci si muove, si supera abbondantemente. A quel punto il piumino diventa un problema fisico: non lo si può appoggiare da nessuna parte, occupa le mani, si trasforma in un fagotto sudato legato in vita.
La soluzione è vestirsi a strati sottili, e portare come strato esterno un capo che si possa comprimere fino a diventare piccolo. Un guscio leggero, una giacca imbottita comprimibile, qualsiasi cosa che entri dentro uno zaino piccolo. Evitare il cappotto lungo di lana, che non si comprime, non si appende e non si dimentica. Evitare la borsa grande, perché i regolamenti di accesso ai palasport limitano le dimensioni dei bagagli e un contenitore fuori misura obbliga a tornare indietro.
Il secondo elemento del consiglio riguarda l’orario di arrivo, e qui bisogna distinguere. Chi ha un posto numerato non ha alcun motivo di arrivare tre ore prima: il posto è suo, nessuno glielo prende, e presentarsi quaranta o cinquanta minuti prima dell’orario di inizio è più che sufficiente per passare i controlli con calma, trovare il settore, comprare qualcosa e sedersi. Chi invece punta al parterre in piedi e vuole una posizione avanzata deve fare i conti con una fila che, per gli artisti con un seguito giovane e organizzato, comincia nel primo pomeriggio e a volte la mattina. Sono due strategie diverse e vanno decise prima, non davanti al cancello.
Terzo elemento: mangiare prima. All’interno dell’impianto esistono punti di ristoro, le file sono lunghe e i prezzi sono quelli che sono. L’Eur, intorno all’ora di cena, offre diverse possibilità lungo i viali principali e nella zona di Viale Europa, dove si trovano bar e ristoranti a distanza camminabile. Arrivare con lo stomaco a posto, un’ora prima, e poi dedicarsi solo al concerto è una strategia che funziona molto meglio del contrario.
Quarto e ultimo: scaricare il titolo di accesso sul telefono prima di partire, e controllare che la batteria sia carica. I sistemi di accesso ai palasport italiani sono ormai quasi interamente digitali, il codice va mostrato sullo schermo, e il segnale cellulare davanti a un impianto con dodicimila persone collegate contemporaneamente diventa inaffidabile. Un titolo salvato offline o stampato su carta elimina in un colpo solo la principale fonte di ansia da ingresso.
Come funzionano i concerti al Palaeur
Una serata musicale in questo impianto segue uno schema abbastanza costante, ed è utile conoscerlo per non restare sorpresi dai tempi.
I cancelli aprono in genere un paio d’ore prima dell’orario di inizio indicato sul titolo di accesso, a volte qualcosa di più quando è previsto un opening act. L’apertura riguarda l’ingresso all’impianto, non l’inizio dello spettacolo: fra il momento in cui si entra e il momento in cui si spengono le luci passa quasi sempre più di un’ora. Chi entra fra i primi e sceglie il parterre in piedi si prepari quindi a una lunga attesa in piedi prima ancora che cominci qualcosa.
I controlli all’ingresso comprendono la verifica del titolo di accesso e un controllo di sicurezza sulle persone e sui bagagli. Le regole precise variano da evento a evento e vengono pubblicate dall’organizzazione, ma alcune costanti si ripetono in quasi tutti i palasport: limiti alle dimensioni di zaini e borse, divieto di introdurre bottiglie con il tappo, contenitori di vetro, oggetti appuntiti, ombrelli lunghi, aste per selfie e in molti casi macchine fotografiche con obiettivo intercambiabile. Il telefono, ovviamente, entra senza problemi. Il consiglio pratico è arrivare con il minimo indispensabile addosso: meno cose si portano, più veloce è il passaggio.
Sulla nominatività dei titoli di accesso va detta una cosa chiara. Per i concerti di musica leggera con capienza superiore a una certa soglia, la normativa italiana prevede in molti casi l’emissione nominativa, con il nome dell’intestatario stampato sul titolo e controllato all’ingresso insieme a un documento di identità. Le modalità e le eventuali procedure di cambio nominativo cambiano da evento a evento, ed è una delle informazioni che vanno lette con attenzione al momento dell’acquisto, perché un titolo intestato a un’altra persona può comportare il mancato ingresso. Le condizioni valide per questa data si trovano sui canali ufficiali della produzione e dell’impianto.
L’eventuale artista di apertura, quando c’è, suona per una trentina o una quarantina di minuti e poi lascia il palco per il cambio palco, che dura in genere fra i venti e i quaranta minuti. È in quella finestra che conviene andare al bagno, prendere da bere, comprare il merchandising ufficiale: dopo, con il concerto principale in corso, ogni spostamento costa la perdita della posizione e l’attraversamento di una fila di persone poco disposte a farsi spostare.
La durata complessiva di un concerto pop italiano in palasport si aggira fra le due ore e le due ore e un quarto, bis compresi. Non è una regola scritta e può variare, ma è la misura consueta. Chi conta di prendere un mezzo pubblico al ritorno faccia il calcolo partendo dall’orario reale di inizio, che quasi mai coincide con quello stampato.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto è questo: il Palazzo dello Sport non fu costruito per le Olimpiadi del 1960, o almeno non soltanto. Fu costruito per un’esposizione universale che non si tenne mai, e l’appuntamento olimpico arrivò dopo, come occasione per portare a termine un disegno rimasto sospeso per vent’anni.
Il quartiere in cui l’impianto si trova nacque negli anni Trenta come sede dell’Esposizione Universale di Roma prevista per il 1942, la manifestazione che avrebbe dovuto celebrare il ventennale del regime e che la guerra cancellò. Restarono i piani, gli assi viari, alcuni edifici completati e altri lasciati a metà, e un’intera zona di città progettata a tavolino e priva di abitanti. Nel dopoguerra si pose il problema di che cosa farne, e la risposta fu di portarla a compimento come quartiere direzionale moderno, cambiandone la funzione senza cambiarne l’impianto urbanistico.
L’assegnazione dei Giochi olimpici a Roma per il 1960 diede a quel completamento un’accelerazione improvvisa e una giustificazione pubblica. Il Palazzo dello Sport fu progettato e costruito in poco più di due anni, fra il 1958 e il 1960, su uno dei lotti previsti dal piano originario, e la sua posizione, al fondo di un asse che scende verso sud, non è casuale ma discende dal disegno degli anni Trenta. Lo stesso vale per il vicino Palazzo dei Congressi, per il Colosseo Quadrato e per l’impianto del laghetto artificiale.
La conseguenza, per chi arriva a un concerto nel 2026, è che si cammina dentro un’operazione urbanistica a doppio strato. Le simmetrie, i travertini, gli archi ripetuti e le prospettive lunghe appartengono a un progetto degli anni Trenta; il palasport, le sedi direzionali del dopoguerra, le torri di vetro degli ultimi decenni e il centro congressi contemporaneo appartengono a stratificazioni successive. Il risultato è un quartiere che non somiglia a nessun’altra parte di Roma e che, di sera, con le luci accese e i viali vuoti, produce un effetto quasi cinematografico. Non è un caso che l’Eur sia una delle zone più usate dal cinema italiano quando serve una città moderna e leggermente irreale.
Questo fatto, che si trova in qualunque testo di storia dell’urbanistica romana, viene quasi sempre lasciato fuori dalle presentazioni dei concerti, dove l’edificio viene ridotto a un nome e a un indirizzo. Eppure spiega perché la sera, uscendo, si ha la sensazione di attraversare uno spazio sproporzionato rispetto al numero di persone che lo abitano: quei viali furono disegnati per una folla da esposizione universale, e per la maggior parte dell’anno quella folla non c’è.
Biglietti e accesso, in generale
Su questo capitolo la posizione è netta: non vengono indicati prezzi, non viene indicata la disponibilità, non viene dichiarato alcun esaurimento dei posti. Sono dati che cambiano di ora in ora e che chiunque li riporti in una pagina statica finisce per raccontare male. Quello che si può fare è spiegare come funziona il meccanismo, così che la scelta sia consapevole.
La vendita dei titoli di accesso per i concerti nei palasport italiani avviene attraverso i circuiti autorizzati dalla produzione, che vengono indicati negli annunci ufficiali dell’artista e dell’impianto. La regola d’oro è una sola e non ammette eccezioni: acquistare soltanto dai canali indicati dall’organizzatore. Il mercato secondario non autorizzato è, per i concerti italiani, un terreno su cui si perdono soldi e si rischia il mancato ingresso, soprattutto quando i titoli sono nominativi e il controllo all’ingresso prevede l’esibizione di un documento.
Le tipologie di posto in un palasport come questo sono sostanzialmente tre. Il parterre in piedi, che occupa il campo centrale davanti al palco ed è la scelta di chi vuole vivere il concerto in mezzo alla folla, con tutto quello che comporta in termini di attesa, spinte e caldo. Il parterre numerato, quando previsto, con sedie disposte sul campo. E i posti numerati sugli anelli, distribuiti fra la gradinata bassa e quella alta, con visuali molto diverse a seconda del settore e della posizione rispetto al palco.
Chi acquista un posto numerato faccia attenzione a tre indicazioni che compaiono nelle mappe di vendita: la presenza della dicitura relativa alla visibilità limitata o ridotta, la posizione del settore rispetto al lato del palco, e la collocazione della torre di regia. Un settore frontale in gradinata bassa e in posizione centrale, anche a metà altezza, offre in genere la migliore combinazione fra visione d’insieme e resa sonora. Un settore laterale molto avanzato, vicinissimo al palco ma di fianco, offre vicinanza e poca scenografia.
Sulle condizioni di rimborso, di cambio nominativo e di modifica della data valgono le condizioni generali pubblicate dal circuito di vendita al momento dell’acquisto. Non esiste una regola unica valida per tutti gli eventi, e le differenze fra un evento e l’altro sono reali. Leggerle prima di completare l’acquisto richiede due minuti e risolve la maggior parte dei problemi che nascono dopo.
Un’ultima annotazione sui minori. Molti concerti con pubblico giovane prevedono regole specifiche sull’accesso dei minori di una certa età, che in alcuni casi devono essere accompagnati da un adulto e in altri devono presentare una liberatoria firmata. Anche questa informazione compare nelle condizioni dell’evento e va letta in anticipo, perché è una delle cause più frequenti di discussione ai tornelli.
Accessibilità
Il Palazzo dello Sport dispone di postazioni riservate alle persone con disabilità e ai loro accompagnatori, collocate in modo da garantire una visuale sul palco e un accesso diretto dall’esterno senza dover affrontare gradinate. L’impianto, essendo stato oggetto di interventi di ristrutturazione, presenta percorsi e servizi adeguati alle normative vigenti.
La procedura corretta, per chi ha bisogno di una postazione dedicata, è di attivarsi con largo anticipo. Questi posti sono in numero limitato, non sempre risultano acquistabili attraverso il normale percorso online, e in molti casi richiedono una richiesta specifica ai canali di assistenza dell’organizzazione o dell’impianto, con l’indicazione delle proprie esigenze. Presentarsi la sera del concerto sperando in una soluzione improvvisata è la strada peggiore.
Sul percorso di avvicinamento, la notizia buona è che la stazione Eur Palasport della metro B è attrezzata con ascensori e il tragitto dall’uscita fino all’impianto è in piano e su pavimentazione regolare, senza dislivelli significativi. La notizia meno buona è che gli impianti di risalita delle stazioni della metropolitana romana possono risultare fuori servizio, e che il servizio informazioni della rete di trasporto è il riferimento da consultare il giorno stesso per verificare la situazione.
Per chi arriva in automobile, esistono stalli riservati nelle vicinanze dell’impianto, che nei giorni di grande affluenza vengono occupati molto presto. Anche in questo caso l’anticipo è l’unico strumento efficace. Chi viaggia con un accompagnatore può valutare una discesa nei pressi dell’ingresso e un parcheggio successivo più lontano.
Un elemento che riguarda molte persone e viene raramente considerato: il volume. Un concerto in palasport lavora su livelli sonori elevati, e per chi ha una sensibilità particolare al rumore, per chi porta apparecchi acustici o per i bambini, l’uso di protezioni auricolari di buona qualità non peggiora l’ascolto ma lo rende sostenibile. Esistono filtri pensati proprio per la musica dal vivo, che abbassano il livello complessivo senza tagliare le frequenze alte, e in una serata di due ore fanno una differenza notevole.
La foto giusta da fare a Irama al Palazzo dello Sport di Roma — 12 dicembre 2026
La fotografia migliore di questa serata non è quella del palco. È quella dell’edificio dall’esterno, scattata nell’ora che precede l’ingresso, e c’è un motivo tecnico per cui funziona meglio di qualunque scatto fatto da dentro.
A metà dicembre il sole tramonta a Roma poco dopo le sedici e trenta, e la fase di luce blu, quella in cui il cielo è ancora carico di colore ma le luci artificiali sono già accese, dura una ventina di minuti abbondanti fra le diciassette e le diciassette e trenta. In quella finestra il Palazzo dello Sport dà il meglio: la fascia vetrata continua che corre sotto la cupola si accende come un anello, il cemento chiaro prende una tonalità fredda che contrasta con il caldo delle luci interne, e la massa circolare dell’edificio si stacca nettamente dal cielo. Per chi arriva presto per la fila del parterre, quella finestra coincide esattamente con il momento dell’attesa.
La posizione da cercare è frontale rispetto all’ingresso principale, arretrata di una cinquantina di metri sul piazzale, in modo da avere l’intera circonferenza dentro l’inquadratura senza dover inclinare troppo l’obiettivo verso l’alto. Con un telefono conviene usare la focale più larga disponibile, tenere la fotocamera bassa, all’altezza della vita, e lasciare che la pavimentazione occupi il terzo inferiore dell’immagine: l’edificio guadagna monumentalità e le persone in fila diventano una scala di riferimento utile.
Sul concerto vero e proprio, la raccomandazione è diversa e va nella direzione opposta. Il telefono alzato per due ore non produce un ricordo, produce un file che nessuno riguarderà: il suono registrato da un microfono di smartphone in un palasport è una poltiglia satura, l’immagine è una macchia di luce, e nel frattempo si è guardato lo schermo invece del palco. Un paio di scatti nei momenti forti, quando la scenografia si apre e le luci disegnano qualcosa di riconoscibile, valgono più di mezz’ora di video. E c’è una cosa che vale la pena fare almeno una volta: alla fine dello spettacolo, prima di uscire, girarsi verso la gradinata e fotografare il pubblico. Dodicimila persone in piedi sotto una cupola di cemento degli anni Sessanta sono un soggetto che il palco non batte.
Regole pratiche: le attrezzature fotografiche professionali, gli obiettivi intercambiabili e i treppiedi non entrano nella quasi totalità dei concerti, e le condizioni specifiche vengono pubblicate dall’organizzazione. I telefoni, ovviamente, sono ammessi. In alcuni casi l’artista o la produzione possono chiedere di non riprendere determinati momenti dello spettacolo, e la richiesta merita rispetto.
Cosa si trova intorno all’Eur
Chi arriva nel pomeriggio ha davanti diverse ore e un quartiere che merita di essere camminato, soprattutto perché la maggior parte delle persone che vengono qui per un concerto non lo vede mai di giorno.
Il punto di partenza naturale è il Colosseo Quadrato, il Palazzo della Civiltà Italiana, l’edificio a sei piani di archi ripetuti che è diventato il simbolo visivo dell’intero quartiere. Si trova a una ventina di minuti a piedi dal palasport risalendo verso nord, ed è uno di quei luoghi che fotografati sembrano più piccoli di quanto siano. Vale la salita della scalinata anche solo per guardare la città da lì.
A metà strada si incontra il Laghetto dell’Eur, il bacino artificiale attorno al quale si sviluppa il parco centrale del quartiere. D’inverno, con gli alberi spogli e la luce bassa, ha un carattere completamente diverso rispetto all’estate, e il giro completo del perimetro richiede una mezz’ora abbondante di passo tranquillo. Sul lato opposto rispetto al palasport si trova la Nuvola di Fuksas, il centro congressi contemporaneo che dialoga, in modo volutamente stridente, con l’architettura razionalista intorno.
Per chi preferisce stare al chiuso nelle ore fredde, il Museo delle Civiltà raccoglie in un unico complesso collezioni di preistoria, etnografia e arti popolari di grande rilievo, ed è una delle realtà museali meno frequentate di Roma rispetto alla qualità di quello che conserva. Poco distante si trova il Palazzo dei Congressi, altro caposaldo dell’architettura del quartiere, e più in là la Piscina delle Rose, impianto storico legato anch’esso alla stagione olimpica. Per il verde, l’Eur Social Park occupa una porzione del quartiere e ospita nel corso dell’anno iniziative culturali e ricreative.
Per mangiare, la direttrice da tenere presente è Viale Europa, la strada commerciale del quartiere, dove si concentrano bar, pasticcerie e ristoranti in una fascia percorribile a piedi dal palasport in una ventina di minuti. La zona si svuota nel fine settimana, quando gli uffici sono chiusi, e questo significa che di sabato sera si trova posto con più facilità rispetto a una sera infrasettimanale. Chi cerca qualcosa di rapido prima dell’ingresso troverà comunque diverse possibilità anche lungo i viali più vicini all’impianto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo grande appuntamento della sala furono i tornei olimpici del 1960, pochi giorni dopo l’inaugurazione del 3 giugno: qui si giocarono le partite di pallacanestro e si disputarono gli incontri di pugilato dei Giochi della XVII Olimpiade, e l’edificio entrò nella storia dello sport italiano prima ancora di avere un anno di vita.
Sul fronte sportivo, negli anni successivi la sala ha ospitato manifestazioni internazionali di primo piano: i campionati mondiali di pallavolo del 1978 e quelli del 2010, i campionati europei di pallacanestro del 1991 e competizioni continentali di pallavolo. Per decenni è stata inoltre la casa della pallacanestro romana nelle stagioni di massima serie, con una tradizione di pubblico che ha lasciato un segno nella memoria sportiva della città.
Sul fronte musicale, il passaggio fondativo è il concerto dei Rolling Stones nel 1970, che segna l’ingresso dell’impianto nel circuito dei grandi appuntamenti rock internazionali. Da quel momento la sala diventa, con poche alternative, il punto di approdo romano per gli artisti che non entrano in un teatro e che non riempiono uno stadio, e questa funzione la mantiene ancora oggi.
C’è poi un capitolo meno noto, quello politico e istituzionale: per lungo tempo il Palazzo dello Sport ha ospitato congressi di partito e grandi assemblee, sfruttando la capienza e la disposizione circolare che consente a tutti di vedere il centro della sala. È una destinazione d’uso che oggi si è quasi del tutto spostata altrove, verso i centri congressi del quartiere, ma che per decenni ha reso questo edificio un luogo della vita pubblica italiana e non soltanto dello spettacolo.
La ristrutturazione avviata nei primi anni Duemila, accompagnata dal cambio di denominazione commerciale in PalaLottomatica fra il 2003 e il 2018, ha aggiornato impianti, servizi e sedute, rendendo la sala compatibile con gli standard delle produzioni contemporanee. È il motivo per cui un edificio del 1960 può ancora oggi accogliere allestimenti che pesano diverse tonnellate appese alla struttura e sistemi audio e video di nuova generazione.
Chi è passato da Irama al Palazzo dello Sport di Roma — 12 dicembre 2026
La domanda, letta alla lettera, riguarda chi è passato da questa sala prima di questa serata, e la risposta è un elenco che attraversa più di mezzo secolo di musica dal vivo. Dal concerto dei Rolling Stones del 1970 in poi, il Palazzo dello Sport ha ospitato una quantità di artisti internazionali e italiani che ne fa, insieme a pochi altri impianti, la sala grande della musica romana. Chi entra la sera del 12 dicembre entra in una stanza che ha già sentito praticamente tutto.
Guardando al presente e a un orizzonte più vicino, il 2026 del Palaeur è un calendario particolarmente denso di nomi italiani, e la data di Irama si colloca dentro una sequenza che vale la pena conoscere. Nella stessa sala risultano annunciati i concerti di Giorgia il 24 settembre, dei POOH il 15 ottobre, di Marco Masini il 13 novembre, di Gigi D’Alessio il 14 novembre, di Shiva a fine novembre e di ANNA il 19 dicembre, oltre alle date di Lucio Corsi, di Nayt e, nell’inverno successivo, di Max Pezzali.
Messi in fila, questi nomi raccontano bene che cosa sia diventato oggi il palasport dell’Eur: un luogo che nello stesso trimestre accoglie la canzone d’autore, il pop generazionale, il rap e la musica italiana più popolare, con pubblici che non si somigliano quasi per niente e che condividono soltanto l’indirizzo. La serata di Irama, per collocazione e per composizione del pubblico, rientra nel blocco invernale più giovane di questo calendario, quello che va da fine novembre a metà dicembre.
Domande veloci
Quando si tiene il concerto? Sabato 12 dicembre 2026, al Palazzo dello Sport di Roma, Piazzale dello Sport 1, quartiere Eur. L’orario di inizio va verificato sul titolo di accesso e sui canali ufficiali.
Come ci si arriva? Metro B, fermata Eur Palasport, che si trova a pochi minuti a piedi dall’ingresso. Dal centro il viaggio dura intorno ai venti minuti. Attenzione a prendere un treno diretto a Laurentina e non a Jonio.
Qual è la scaletta? Non risulta pubblicata alcuna scaletta ufficiale per questa data, e non vengono riportati elenchi di canzoni ricavati da altri concerti.
Ci saranno ospiti? Non risultano annunci ufficiali in merito.
Quanto costano i biglietti? I prezzi e la disponibilità cambiano nel tempo e vanno verificati sui canali di vendita autorizzati indicati dall’organizzazione.
Quanto dura il concerto? Un concerto pop in palasport dura di norma fra le due ore e le due ore e un quarto, bis compresi. Non è un dato ufficiale per questa serata.
Meglio il parterre o un posto numerato? Per uno spettacolo con forte componente visiva, un posto numerato frontale in gradinata bassa offre spesso una visione d’insieme migliore rispetto al parterre. Il parterre resta la scelta di chi vuole l’intensità della folla.
Che cosa si può portare dentro? Le regole precise le pubblica l’organizzazione. In generale valgono limiti alle dimensioni di zaini e borse e divieti su bottiglie con tappo, vetro, oggetti appuntiti e attrezzature fotografiche professionali.
Come funziona per le persone con disabilità? Esistono postazioni riservate con accompagnatore, in numero limitato, e vanno richieste con anticipo ai canali di assistenza dell’organizzazione o dell’impianto.
Si fa in tempo a prendere la metro al ritorno? Il 12 dicembre 2026 è un sabato, quindi la notte successiva rientra nell’orario prolungato della metropolitana. Conviene comunque verificare gli orari in vigore quel giorno.
Che cosa si può fare nel pomeriggio prima del concerto? Camminare per l’Eur: il Colosseo Quadrato, il Laghetto, la Nuvola di Fuksas e il Museo delle Civiltà si trovano tutti a distanza percorribile a piedi dall’impianto.
Per chi organizza il viaggio a Roma intorno a questa data e cerca assistenza professionale nella costruzione dell’itinerario, un riferimento utile è Tourleader Pro. Per approfondire come muoversi in città e in Italia, con guide pratiche su trasporti, quartieri e tempi di percorrenza, il punto di partenza è ItalyPlanner.
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